SEDE REFERENTE
Martedì 8 ottobre 2024. — Presidenza del presidente Giuseppe Tommaso Vincenzo MANGIALAVORI. – Interviene la sottosegretaria di Stato per l'economia e le finanze Lucia Albano.
La seduta comincia alle 14.15.
Piano strutturale di bilancio di medio termine 2025-2029.
Doc. CCXXXII, n. 1.
(Esame e rinvio).
La Commissione inizia l'esame del documento.
Ylenja LUCASELLI (FDI), relatrice, avverte che la Commissione avvia oggi l'esame in sede referente del Piano strutturale di bilancio di medio termine 2025-2029, trasmesso dal Governo lo scorso 27 settembre.
Al riguardo, ricorda preliminarmente come il Piano costituisca il documento centrale per la definizione della programmazione delle politiche di bilancio e delle politiche economiche nazionali nel quadro della riforma della governance economica europea approvata nel corso di quest'anno dalle Istituzioni europee e adottata attraversoPag. 34 i regolamenti (UE) 2024/1263 e 2024/1264 e la direttiva (UE) 2024/1265.
Informa che, in base alla normativa dell'Unione europea, il Piano strutturale di bilancio stabilisce il quadro di riferimento programmatico per la gestione della finanza pubblica e la realizzazione di investimenti e riforme, valido per un periodo pari alla durata della legislatura nazionale, rilevando come, pertanto, il quadro di riferimento esposto nel Piano includa un orizzonte temporale che arriva fino all'anno 2029. Segnala che, in base al nuovo quadro normativo europeo in materia e, in particolare, al nuovo regolamento (UE) 2024/1263 sul cosiddetto «braccio preventivo» del Patto di stabilità e crescita, nonché alle linee guida pubblicate dalla Commissione europea il 21 giugno 2024, il Piano è chiamato a individuare la traiettoria della spesa netta, al fine di promuovere l'obiettivo di finanze pubbliche sane e sostenibili, lungo un periodo di aggiustamento di quattro anni.
Ricorda, peraltro, come la normativa europea consenta di prevedere un'estensione della durata di tale periodo sino a sette anni, a fronte di un impegno dello Stato a realizzare una serie pertinente di riforme e investimenti. Nell'anticipare che il nostro Paese ha deciso di avvalersi di tale facoltà, rammenta che, in tal caso, il Piano strutturale di bilancio, oltre a indicare gli interventi volti a dare seguito alle raccomandazioni specifiche per Paese nel contesto del Semestre europeo e ad affrontare le priorità comuni dell'Unione, indica in che modo lo Stato garantirà la realizzazione delle riforme e degli investimenti che giustificano la proroga a sette anni del periodo di aggiustamento.
Tra gli altri contenuti del Piano previsti dalla nuova normativa europea, fa presente, altresì, che esso contiene informazioni riguardanti la coerenza e la complementarità con i fondi per la politica di coesione e il PNRR, le principali ipotesi macroeconomiche e di bilancio, l'impatto previsto delle riforme e degli investimenti che giustificano la proroga del periodo di aggiustamento, il livello previsto e il fabbisogno degli investimenti pubblici, le principali informazioni sull'iter di formazione della proposta di Piano, tenendo conto della discussione e approvazione della stessa da parte del Parlamento, nonché della consultazione della società civile, delle parti sociali, delle autorità regionali e degli altri portatori di interessi.
Osserva che la normativa europea richiede che la traiettoria di spesa netta stabilita nel Piano garantisca che, entro la fine del periodo di aggiustamento, il rapporto tra debito e prodotto interno lordo si collochi su un sentiero di riduzione plausibile o rimanga a livelli prudenti al di sotto del 60 per cento nel medio termine e il disavanzo si ponga al di sotto del parametro del 3 per cento del prodotto interno lordo nel medio termine.
Rammenta che il nuovo regolamento sul «braccio preventivo» prevede, inoltre, il rispetto di una salvaguardia comune sul debito e di una salvaguardia di resilienza relativa al deficit. In particolare, rileva che la salvaguardia comune sul debito prevede una riduzione media minima annua del rapporto tra debito e PIL, calcolata a partire dall'anno precedente l'inizio della traiettoria o, come nel caso dell'Italia, dall'anno in cui si prevede l'uscita dalla procedura per disavanzi eccessivi, e fino alla fine del periodo di aggiustamento, pari a un punto percentuale del prodotto interno lordo per i Paesi, come l'Italia, con un debito superiore al 90 per cento del PIL e a 0,5 punti percentuali per i Paesi con un debito tra il 60 e il 90 per cento.
La salvaguardia di resilienza relativa al deficit prevede, invece, che l'aggiustamento di bilancio continui, se necessario, fino al raggiungimento di un livello di disavanzo strutturale pari all'1,5 per cento del prodotto interno lordo con un miglioramento annuale del saldo primario strutturale pari a 0,4 punti percentuali del PIL, ridotto a 0,25 punti in caso di estensione a sette anni della durata del periodo di aggiustamento. Per gli Stati membri soggetti alla procedura per disavanzi eccessivi è richiesto, invece, un aggiustamento minimo annuo strutturale di 0,5 punti percentuali del PIL, fino al raggiungimento del parametro del 3 per cento.Pag. 35
Segnala, quindi, che le nuove norme del regolamento (UE) 1264/2024 sulla procedura per disavanzi eccessivi nell'ambito del cosiddetto «braccio correttivo» prevedono che lo Stato debba ridurre il rapporto tra deficit e PIL realizzando ogni anno una correzione espressa in termini di saldo strutturale. Per gli anni 2025, 2026 e 2027 si prevede, peraltro, che la Commissione europea, nel valutare l'eventuale apertura di procedure di disavanzo eccessivo, possa adeguare il saldo strutturale richiesto allo scopo di tenere conto dell'aumento dei tassi di interesse, a condizione che lo Stato spieghi come affronterà le raccomandazioni specifiche per Paese e quali investimenti e riforme realizzerà al fine di affrontare le priorità comuni dell'Unione.
Fa presente che il livello di spesa netta programmato nel Piano per il periodo di aggiustamento indica lo spazio di bilancio disponibile per perseguire gli obiettivi di politica fiscale del Governo e che il livello di crescita della spesa netta esposto nel Piano non potrà essere modificato nella fase di attuazione fino al suo termine nell'anno 2029, ad eccezione delle ipotesi previste dal nuovo regolamento europeo sul «braccio preventivo», vale a dire in caso di circostanze oggettive che ne impediscono l'attuazione entro il periodo di vigenza del Piano o in caso di nomina di un nuovo Governo.
Ferma restando la disciplina prevista per l'applicazione delle clausole di salvaguardia nazionali o generali, eventuali scostamenti dei tassi di crescita della spesa netta saranno monitorati a consuntivo e registrati annualmente in un conto di controllo dalla Commissione.
Segnala che la disciplina transitoria stabilita dal nuovo regolamento sul «braccio preventivo» ha previsto, per il primo ciclo di programmazione, la presentazione alle Istituzioni europee dei Piani strutturali di bilancio, da parte degli Stati membri, entro il 20 settembre 2024, salvo proroghe concordate con la Commissione per un periodo ragionevole. Fa presente, al riguardo, che il Governo italiano ha comunicato alla Commissione l'intenzione di posticipare la trasmissione del Piano, al fine di poter disporre della revisione dei dati di contabilità nazionale pubblicati dall'ISTAT lo scorso 23 settembre.
Rileva che, al termine dell'esame parlamentare, al quale – come concordato in entrambi i rami del Parlamento – si applicheranno le procedure attualmente previste per l'esame del Documento di economia e finanza, il Governo trasmetterà la proposta alle Istituzioni europee. La Commissione valuterà quindi la proposta entro sei settimane e, infine, questa dovrà essere approvata dal Consiglio con raccomandazione.
Per quanto riguarda i contenuti del Piano nel primo ciclo di programmazione, evidenzia, altresì, che le disposizioni transitorie del regolamento sul «braccio preventivo» prevedono che, durante il periodo in cui è in vigore il Dispositivo per la ripresa e la resilienza, gli interventi del PNRR possano essere presi in considerazione per l'estensione del periodo di aggiustamento di bilancio da quattro a sette anni. Inoltre, tale disciplina transitoria prevede che i progetti di spesa finanziati con i prestiti del PNRR o con forme di cofinanziamento nazionale di programmi dell'Unione europea negli anni 2025 e 2026 possano valere per modulare in modo più graduale la correzione di bilancio richiesta durante il percorso di aggiustamento.
Osserva che il monitoraggio dello stato di avanzamento del Piano sarà demandato, conformemente a quanto previsto dal nuovo regolamento sul «braccio preventivo» del Patto di stabilità e crescita, a un nuovo documento denominato Relazione annuale sui progressi compiuti, da trasmettere alla Commissione entro il 30 aprile di ogni anno.
Ricorda che, alla luce delle innovazioni introdotte nella disciplina della governance economica europea, si renderà necessario un intervento sulla normativa nazionale di attuazione dell'articolo 81 della Costituzione e sulla legge di contabilità e finanza pubblica e che su questi temi si è recentemente concluso lo svolgimento, da parte delle Commissioni Bilancio dei due rami del Parlamento, di un'indagine conoscitiva, le cui conclusioni potranno costituire una Pag. 36prima base per sviluppare la discussione sui contenuti delle proposte normative da elaborare.
Passando all'illustrazione dei contenuti del primo Piano strutturale di bilancio dell'Italia, fa presente, anzitutto, come la sua presentazione si collochi, sul piano temporale, in una fase dell'economia globale caratterizzata da numerosi fattori di incertezza geopolitica, già evidenziati dalla Commissione europea e dalle principali istituzioni economiche internazionali, suscettibili di influenzare in modo sempre più rilevante le scelte e l'efficacia delle misure di politica economica. L'elevato livello di incertezza dell'economia globale è prevalentemente legato alle conseguenze dei cambiamenti climatici, allo sviluppo e la diffusione di innovazioni tecnologiche che avranno notevoli ricadute sulla competitività e le condizioni del lavoro, all'emergere di tensioni geoeconomiche avverse alle regole multilaterali del commercio mondiale e allo sviluppo di nuove forme di competizione destinate ad accrescere i momenti di crisi nei rapporti di forza tra le potenze globali.
Come in precedenza accennato, osserva che, nonostante il Piano rappresenti un documento di programmazione valido fino al 2029, il Governo italiano richiede, al suo interno, l'estensione del periodo di aggiustamento di bilancio da quattro a sette anni. Di conseguenza, la proposta di Piano espone la programmazione della traiettoria obiettivo per la spesa netta richiesta dalla nuova governance economica europea in un orizzonte temporale che arriva all'anno 2031.
Fa presente che l'andamento della spesa netta delineato dal Governo tiene conto della necessità di ricondurre il rapporto tra indebitamento netto e PIL al di sotto della soglia del 3 per cento nel 2026, in linea con le previsioni della Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2023 e del Documento programmatico di bilancio del 2024. In tale quadro, il tasso di crescita della spesa netta indicato dal Governo nel Piano risulta in linea con la correzione strutturale minima richiesta dalla procedura per disavanzi eccessivi. In considerazione di tali condizioni, il percorso di aggiustamento del bilancio fino al 2031 prevede una correzione media del saldo primario strutturale pari allo 0,53 per cento del prodotto interno lordo, inferiore a quella sottostante la traiettoria di riferimento trasmessa il 21 giugno scorso dalla Commissione europea, pari in media allo 0,62 per cento del prodotto interno lordo.
Evidenzia che il percorso di aggiustamento programmato esposto nel Piano si caratterizza, a tal riguardo, per un'anticipazione della correzione di bilancio nei primi due anni del ciclo di programmazione, con obiettivi di correzione annuale del saldo primario strutturale pari a circa lo 0,55 per cento del PIL negli anni 2025 e 2026 e a circa lo 0,52 per cento del PIL per gli anni dal 2027 al 2031. Secondo quanto esposto nella proposta di Piano elaborata dal Governo, i citati obiettivi di correzione annuale del saldo primario strutturale corrispondono a un tasso medio di crescita annuale della spesa netta, espresso a prezzi correnti, pari all'1,5 per cento fino all'anno 2031, in linea con quello desumibile dalla traiettoria di riferimento che la Commissione europea ha trasmesso lo scorso giugno.
In particolare, sottolinea che il Piano individua un obiettivo programmatico riferito alla traiettoria di spesa netta, che prospetta un tasso di crescita annuo pari all'1,3 per cento nell'anno 2025, all'1,6 per cento nell'anno 2026, all'1,9 per cento nell'anno 2027, all'1,7 per cento nell'anno 2028 e all'1,5 per cento nell'anno 2029, all'1,1 per cento nel 2030 e all'1,2 per cento nel 2031.
In questo quadro, l'indebitamento netto si ridurrebbe al 3,8 per cento del PIL nell'anno in corso, per poi scendere al 3,3 per cento nell'anno 2025, al 2,8 per cento nell'anno 2026, al 2,6 per cento nell'anno 2027, al 2,3 per cento nell'anno 2028 e all'1,8 per cento nell'anno 2029, a fronte di un dato tendenziale che, nel triennio 2025-2027, vede l'indebitamento netto in rapporto al PIL ridursi al 2,9 per cento nell'anno 2025, al 2,1 per cento nell'anno 2026 e all'1,5 per cento nell'anno 2027.
Quanto, invece, al rapporto tra debito e PIL, osserva che questo raggiungerebbe, Pag. 37nelle previsioni programmatiche contenute nel Piano, il 135,8 per cento nell'anno in corso, incrementandosi al 136,9 per cento nell'anno 2025 e al 137,8 per cento nell'anno 2026, per poi avviarsi lungo un percorso di discesa negli anni successivi, per effetto della riduzione dell'impatto dei crediti di imposta relativi ai bonus edilizi utilizzati in compensazione delle imposte, raggiungendo il 137,5 per cento nell'anno 2027, il 136,4 per cento nell'anno 2028 e il 134,9 per cento nell'anno 2029.
Osserva, altresì, come, nella stima dell'andamento dei principali indicatori di bilancio per il quinquennio di durata del Piano, il Governo affermi di aver adottato una metodologia differente da quella della Commissione europea. Nella proposta di Piano si fa presente, infatti, come, nel corso del periodo di aggiustamento, il deficit possa migliorare più rapidamente di quanto previsto dalle stime della Commissione europea pur considerando le previsioni di crescita prudenziali. Ciò deriverebbe dal fatto che l'analisi della sostenibilità del debito, DSA, della Commissione si fonda su una metodologia che considera parametri comuni per tutti gli Stati membri e dati di partenza differenti rispetto a quelli usati dal Governo, per quanto riguarda sia il profilo annuale dell'aggiustamento, sia il valore dei dati di finanza pubblica considerato. Rileva che le proiezioni provenienti dalla analisi della sostenibilità del debito sono state sostituite, nelle previsioni di finanza pubblica sottese alla proposta di Piano, da esercizi di previsione macroeconomica che seguono le metodologie tradizionali, in considerazione del fatto che – si sottolinea nel Piano – tali previsioni sono ritenute dal Governo più accurate e realistiche e consentono un più elevato grado di titolarità nazionale delle scelte di programmazione economica.
Rammenta che la proposta di Piano espone anche le variabili rilevanti per la sostenibilità delle finanze pubbliche: i saldi di bilancio nominali e strutturali, gli investimenti pubblici, con particolare attenzione per la componente finanziata da risorse nazionali, gli interessi passivi e il rapporto tra debito e PIL.
Rileva quindi che, dopo aver evidenziato la coerenza del percorso programmatico con il perseguimento di un obiettivo di saldo primario strutturale sostanzialmente in linea con quello scaturito dalla analisi di sostenibilità del debito condotta dalla Commissione, il Piano dimostra la conformità del medesimo percorso anche ai vincoli imposti sia dalla procedura per disavanzi eccessivi, sia dalle clausole di salvaguardia quantitative sul deficit e sul debito individuate nel quadro della nuova governance economica europea.
In particolare, per quanto attiene alla procedura per disavanzi eccessivi, ricorda che nel giugno scorso la Commissione ha pubblicato un rapporto, ai sensi dell'articolo 126 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, con il quale ha proposto l'apertura di una procedura per disavanzo eccessivo per sette Paesi, tra cui l'Italia, il cui deficit risultava superiore alla soglia del 3 per cento in ragione del PIL in tutti gli anni dell'orizzonte di previsione. Rammenta che l'adozione delle conseguenti decisioni del Consiglio sull'avvio della procedura per i predetti Stati è stata poi rinviata in attesa della presentazione dei Piani strutturali di bilancio.
Al riguardo, ricorda che la normativa in vigore, non modificata sul punto rispetto alla precedente versione del Patto di stabilità e crescita, prevede, per i Paesi nei confronti dei quali sia aperta una procedura per disavanzi eccessivi, una correzione annua del saldo di bilancio non inferiore a 0,5 punti percentuali del PIL in termini strutturali. Peraltro, in base ad un «considerando» riportato nella premessa del regolamento che ha riformato il «braccio correttivo» del Patto di stabilità e crescita, nel periodo 2025-2027 lo sforzo di correzione richiesto dovrà tener conto dell'incremento della spesa per interessi.
Segnala che il Piano evidenzia, in proposito, che la previsione in questione si interpreta nel senso di escludere del tutto la spesa per interessi dall'aggiustamento richiesto: pertanto, la correzione dello 0,5 per cento annuo imposta dalla procedura per disavanzi eccessivi deve intendersi riferitaPag. 38 esclusivamente al saldo primario strutturale.
Rileva, quindi, che nel quadro programmatico delineato nel Piano, il deficit ritorna su valori inferiori al 3 per cento già nel 2026 e la correzione annua del saldo primario strutturale risulta pari a 0,55 punti percentuali del PIL nel 2025 e 2026, mentre dal 2027 al 2031 assume carattere «lineare», attestandosi su un valore pari allo 0,52 per cento del PIL annuo. Evidenzia che risulta, perciò, implicitamente soddisfatta la correzione richiesta dalla procedura sui disavanzi eccessivi.
Per quanto riguarda, invece, l'aggiustamento minimo annuo richiesto dalla nuova governance economica europea con riguardo al debito, osserva che la relativa clausola di salvaguardia prevista dal regolamento sul «braccio preventivo» prescrive, per i Paesi, come l'Italia, il cui debito sia superiore al 90 per cento del PIL, che la traiettoria di spesa netta posta alla base del percorso di aggiustamento garantisca la diminuzione di tale rapporto di un importo medio annuo pari ad almeno un punto percentuale rispetto al valore registrato nell'anno che precede l'inizio della traiettoria stessa, oppure, per i Paesi soggetti, come l'Italia, a procedura per disavanzi eccessivi, rispetto all'anno in cui si prevede l'uscita dalla medesima procedura.
In base a tale previsione, la proposta di Piano strutturale di bilancio dell'Italia specifica che, essendo l'uscita dalla procedura per disavanzi eccessivi prevista nel 2027, in ragione del percorso di rientro del deficit sotto il 3 per cento nel 2026, per verificare il rispetto della clausola di salvaguardia sul debito occorre considerare il valore medio della riduzione del rapporto tra debito e PIL prevista per gli esercizi 2027-2029, compresi nel quinquennio di riferimento del Piano. Rileva che, in base a tale valutazione, anche in relazione alla clausola di salvaguardia sul debito risulterebbe, quindi, soddisfatto il vincolo cui soggiace il percorso di aggiustamento.
Fa presente che il Piano evidenzia, infine, che il profilo di correzione delineato anticipa nei primi anni parte della correzione di bilancio richiesta, attuando un frontloading della stessa e rispettando, pertanto, la clausola di no backloading dettata dal regolamento sul «braccio preventivo», la quale è volta a evitare che la maggior parte dello sforzo sia differita agli anni finali. Nel documento si evidenzia, altresì, che l'avanzo primario strutturale conseguito alla fine del periodo settennale di aggiustamento, pari al 3,2 per cento del PIL, sarà sufficiente a garantire che, nei dieci anni successivi alla fine di tale periodo e in assenza di ulteriori misure di correzione fiscale, il rapporto tra debito e PIL sia posto su una traiettoria plausibilmente discendente e l'indebitamento netto continui a essere mantenuto al di sotto del 3 per cento del PIL.
Ricorda che, in linea con la nuova governance economica europea, secondo la quale la durata del nuovo Piano strutturale di bilancio di medio termine è allineata a quella della legislatura, l'arco temporale di previsione del quadro macroeconomico è di due anni più ampio rispetto a quello pubblicato nel Documento di economia e finanza, con un orizzonte che va dall'anno in corso fino ai cinque successivi.
Osserva inoltre che, nell'illustrare i recenti andamenti dell'economia nazionale, il Piano strutturale di bilancio mette in rilievo come nel primo semestre dell'anno in corso la dinamica del PIL si sia mantenuta sostanzialmente in linea con le previsioni formulate nel Documento di economia e finanza dello scorso aprile, nonostante il permanere di un contesto geopolitico mondiale incerto e di un orientamento di politica monetaria, a livello dell'area euro, ancora restrittivo. A seguito dell'incremento congiunturale del primo trimestre, pari allo 0,3 per cento, il PIL ha segnato un lieve aumento su base congiunturale anche nel secondo trimestre 2024, pari allo 0,2 per cento, registrando il quarto tasso di crescita positivo consecutivo.
Segnala che il Piano in esame reca, altresì, uno scenario tendenziale aggiornato rispetto a quello presentato nel Documento di economia e finanza dello scorso aprile, alla luce delle recenti tendenze dell'economia italiana, dell'aggiornamento dei dati di contabilità nazionale forniti dall'ISTAT il Pag. 3923 settembre scorso, dei valori aggiornati delle variabili esogene, principalmente quelle internazionali, e della nuova valutazione del relativo impatto sul quadro macroeconomico. In particolare, la revisione al rialzo del PIL nominale operata dall'ISTAT il 23 settembre scorso sui dati di contabilità nazionale per gli anni 2021-2023 trascina verso l'alto anche i livelli di PIL nominale previsti per gli anni 2024-2029. Rileva che, nel nuovo quadro tendenziale aggiornato, la previsione di crescita a legislazione vigente risulta inferiore di 0,3 punti percentuali nel 2025 rispetto al Documento di economia e finanza 2024. Per il 2026, la previsione resta invariata, mentre viene rivista al ribasso di 0,2 punti percentuali nel 2027. Il Piano considera le previsioni anche per gli anni 2028 e 2029, formulate seguendo il consueto approccio che mira a far convergere la crescita prevista dell'economia verso quella potenziale, in linea con il profilo del PIL potenziale risultante della metodologia adottata dalla Commissione europea.
In relazione al quadro macroeconomico tendenziale delineato nel Piano, sottolinea, in via generale, che il profilo di crescita ivi prefigurato è stato improntato, soprattutto per l'orizzonte di previsione 2024-2027 già contemplato nelle stime del Documento di economia e finanza 2024, ad un approccio estremamente prudenziale. Ciò in quanto non sono stati tenuti pienamente in conto gli impatti derivanti dall'aggiornamento delle variabili esogene, che avrebbero potuto portare a revisioni più favorevoli del quadro macroeconomico.
Con riferimento all'anno in corso, nel Piano si riporta che, sulla base dei dati diffusi dall'ISTAT il 2 settembre scorso, la crescita acquisita per il primo semestre del 2024 è pari allo 0,6 per cento. Tale dato, sostanzialmente in linea con quanto previsto nel Documento di economia e finanza dello scorso aprile, è stato peraltro recentemente aggiornato dall'ISTAT, che – con una nota del 4 ottobre scorso – ha indicato che la variazione del PIL acquisita nel predetto periodo, è pari allo 0,4 per cento.
Fa presente che, secondo quanto riportato nel Piano, nel primo trimestre 2024 la crescita è stata sostenuta principalmente tanto dalla domanda interna, nelle componenti dei consumi e degli investimenti, che hanno contribuito rispettivamente per 0,2 e 0,1 punti percentuali, quanto dalla domanda estera netta, per 0,7 punti percentuali. Nel secondo trimestre, invece, il contributo positivo alla crescita è stato fornito principalmente dalla variazione delle scorte, in misura pari a 0,4 punti percentuali, che ha contrastato l'apporto negativo della domanda estera netta, che ha sottratto 0,3 punti alla crescita del PIL per via di una contrazione congiunturale delle esportazioni superiore a quella delle importazioni.
Osserva che le componenti della domanda interna hanno fornito, dunque, un contributo complessivo sostanzialmente nullo. Nonostante il deterioramento, rispetto alle stime dello scorso aprile delle esportazioni e delle importazioni, diminuite, rispettivamente, dell'1,5 per cento e dello 0,6 per cento nel secondo trimestre dell'anno, il Piano ipotizza una migliore performance relativa delle esportazioni, che porterà a un contributo positivo della domanda estera netta nell'anno in corso. Per il 2024 si attende, invece, un contributo negativo delle scorte, che sarebbe controbilanciato, in parte, dalla domanda nazionale, in particolare della componente investimenti, con i consumi in rallentamento rispetto all'anno precedente. Nel Piano si sottolinea, inoltre, il maggiore numero di giornate lavorative del 2024, che porterà il dato annuale a superare la media di quelli trimestrali.
Rileva che, sulla base degli indicatori attualmente disponibili, il Piano ritiene che le prospettive a breve termine siano positive. In particolare, il settore manifatturiero, nonostante il calo della produzione industriale registrato in luglio, è atteso in graduale stabilizzazione. Riguardo ai servizi, l'indice PMI del comparto manifatturiero ha continuato a fornire segnali positivi, mantenendosi stabilmente al di sopra della soglia di espansione, anche se su livelli inferiori rispetto alla prima parte del 2024. Ad agosto, l'indice PMI sul settore manifatturiero italiano ha registrato 49,4 punti contro i 47,4 di luglio.Pag. 40
Inoltre, l'indice del clima di fiducia dei consumatori si è mantenuto su valori superiori a quelli dell'anno precedente, facendo ipotizzare, secondo il Piano, una maggiore propensione all'acquisto di beni durevoli e restituendo la percezione di un clima economico in miglioramento.
Per quanto riguarda il settore delle costruzioni, il Piano rileva che, nonostante il rallentamento dovuto alla normalizzazione del regime di agevolazioni fiscali per gli edifici residenziali, le più recenti indagini sul clima di fiducia del comparto suggeriscono una tenuta del settore, confidando sul fatto che la sua dinamica meno vivace potrà essere controbilanciata dalla buona performance del comparto dell'ingegneria civile, anche per effetto dell'impulso fornito dai progetti del PNRR. Evidenzia che a luglio 2024, l'indice destagionalizzato della produzione nelle costruzioni è tornato a crescere, dopo il calo di giugno, in misura pari a 0,9 punti percentuali e che anche la media del trimestre mostra una tendenza positiva.
Rileva che, per l'anno 2025, la previsione tendenziale di crescita del PIL scende allo 0,9 per cento rispetto all'1,2 per cento ipotizzato nel Documento di economia e finanza, essenzialmente in relazione alla previsione di un rallentamento nella crescita degli investimenti. La crescita sarà trainata, pertanto, dai consumi delle famiglie, che sono previsti crescere a un tasso leggermente superiore a quello del PIL, anche grazie al più elevato potere d'acquisto delle retribuzioni.
Osserva che nel successivo quadriennio 2026-2029 la previsione tendenziale stima un tasso di crescita del prodotto interno lordo in termini reali pari all'1,1 per cento nell'anno 2026, allo 0,7 per cento nell'anno 2027, allo 0,8 per cento nell'anno 2028 e allo 0,7 per cento nell'anno 2029. In tale ambito, sarebbero gli investimenti a fornire un impulso decisivo alla crescita, con un tasso di crescita annuale superiore a quello del PIL, ad eccezione del 2027, anche grazie alla spinta dei progetti del PNRR, che dovranno essere conclusi in quegli anni, inclusi gli incentivi legati alla misura «Transizione 5.0».
Fa presente che, a partire dall'anno 2027, il contributo della domanda estera netta tornerà a essere lievemente positivo, mentre dal lato dell'offerta, nel 2026 la crescita del valore aggiunto nell'industria raggiungerebbe un picco, per poi proseguire a ritmi più contenuti negli ultimi tre anni dell'arco temporale di previsione. L'andamento del settore delle costruzioni dovrebbe stabilizzarsi nel 2025, per poi crescere complessivamente in linea con il resto del comparto industriale, laddove il settore dei servizi registrerebbe la crescita maggiore nel 2025, moderandosi successivamente.
Riguardo all'andamento dell'inflazione, nel nuovo quadro tendenziale si evidenzia un andamento in crescita del deflatore dei consumi, che dall'1,1 per cento del 2024 è previsto risalire all'1,8 per cento nel 2025, per poi convergere gradualmente verso il 2 per cento nel 2029. Analogamente, il deflatore del PIL, stimato all'1,9 per cento nell'anno 2024, è previsto risalire al 2,1 per cento nell'anno 2025, per poi ridursi all'1,9 per cento nell'anno 2026, all'1,8 per cento nell'anno 2027 e, infine, convergere verso il 2 per cento negli ultimi due anni di previsione.
Sottolinea, quindi, che il quadro macroeconomico programmatico per gli anni 2025 e successivi presentato all'interno del Piano, anch'esso validato dall'Ufficio parlamentare di bilancio, include l'impatto sull'economia delle misure che saranno adottate con la prossima manovra di bilancio.
In tale quadro, il Piano evidenzia che lo spazio di bilancio disponibile per perseguire gli obiettivi di politica economica e fiscale del Governo è definito in rapporto al sentiero di crescita della spesa netta concordato con la Commissione europea e richiederà l'adozione di ulteriori misure in termini di minori spese o maggiori entrate.
Segnala che, all'interno di questo perimetro, nel Piano si ribadisce la volontà del Governo di rendere strutturali gli effetti del cuneo fiscale, attualmente in vigore fino alla fine del 2024, sul lavoro per i lavoratori dipendenti fino a determinati livelli retributivi, nonché gli interventi a sostegno delle famiglie più numerose, al fine di sostenerePag. 41 la domanda interna e i redditi medio bassi.
Evidenzia che tali interventi dispiegheranno il maggior effetto espansivo nel 2025, quando il tasso di crescita del PIL reale è atteso salire all'1,2 per cento, rispetto allo 0,9 previsto nel quadro tendenziale, rilevando al contempo come dalle misure che saranno introdotte con la prossima manovra di bilancio ci si attende, rispetto allo scenario tendenziale a legislazione vigente, un impulso favorevole sui consumi e, indirettamente, attraverso la maggiore domanda, un impatto favorevole sugli investimenti delle imprese.
Osserva che gli effetti positivi si protrarranno anche nell'anno 2026 e andranno a compensare il minor tasso di crescita previsto della spesa della pubblica amministrazione, che nel quadro programmatico è prevista scendere allo 0,9 per cento, rispetto all'1,8 del 2025. Il tasso di crescita dell'economia per il 2026 resta pari all'1,1 per cento, come nel quadro tendenziale.
Il protrarsi degli effetti espansivi della manovra consentirà invece, nel 2027, una crescita leggermente superiore al tendenziale, pari allo 0,8 per cento, grazie alla maggiore spesa primaria, in particolare per investimenti, della Pubblica amministrazione, resa possibile dallo spazio di bilancio rispetto alla legislazione vigente assicurato dagli obiettivi di crescita della spesa netta.
Avverte che, per l'anno 2028, la crescita programmatica del PIL sarà pari a quella tendenziale, collocandosi allo 0,8 per cento, mentre per l'anno 2029, la crescita sarebbe pari a 0,6 punti percentuali. In sintesi, rispetto allo scenario tendenziale, si determinerebbe un incremento del tasso di crescita del PIL di 0,3 punti percentuali nel 2025 e di 0,1 punti percentuali nel 2027. L'attività economica rallenterebbe lievemente, poi, nel 2029, in misura pari a 0,1 punti percentuali, per la diversa intonazione della manovra a fine periodo.
Segnala poi che, nell'ambito del quadro programmatico, il tasso di disoccupazione si collocherebbe su un sentiero inferiore a quello tendenziale e registrerebbe un costante calo, passando dal 7,7 per cento dello scorso anno al 7 per cento nell'anno in corso, al 6,6 per cento nell'anno 2025, al 6,5 per cento nell'anno 2026, al 6,3 per cento nell'anno 2027 e al 6,2 per cento nell'anno 2028, per poi registrare un lieve incremento al 6,3 per cento nell'anno 2029.
Nel Piano si sottolinea che le previsioni dello scenario programmatico sono state formulate secondo principi di cautela e prudenza, nel senso che nel quadro macroeconomico programmatico è stata recepita solo una parte degli effetti espansivi della manovra, i quali, stimati con il modello econometrico ITEM del Dipartimento del Tesoro, porterebbero a prevedere una crescita programmatica più dinamica di quanto prospettato nel Piano.
Rileva, quindi, che il Piano presenta un inquadramento di sette fattori strutturali dell'economia italiana che ne influenzeranno le prospettive di crescita di medio e lungo periodo: le tendenze demografiche; l'andamento dell'occupazione, disoccupazione e partecipazione al mercato del lavoro; il disallineamento tra domanda e offerta di lavoro; gli investimenti in capitale; il sistema finanziario; la produttività e i contributi dei settori; le esportazioni e il commercio estero. I dati riferiti ai citati fattori rilevano anche ai fini dell'analisi di due dei dodici indicatori di Benessere equo e sostenibile, il primo dei quali considera il tasso di partecipazione al mercato del lavoro e il secondo l'effettivo reddito disponibile per le famiglie.
Osserva, inoltre, che il Piano riporta alcune considerazioni sulla stima del PIL potenziale e sui contributi dei diversi fattori di produzione.
Fa presente, altresì, che a completamento della manovra di bilancio 2025-2027, il Governo conferma, quale collegato alla decisione di bilancio, il disegno di legge recante norme di principio in materia di intelligenza artificiale già indicato nel Documento di economia e finanza 2024 ed elenca, all'interno del Piano, una serie di ulteriori disegni di legge collegati alla manovra di finanza pubblica.
Segnala, al riguardo, che risultano attualmente all'esame dei due rami del Parlamento quattro ulteriori disegni di legge, dichiarati collegati sulla base di precedenti Pag. 42documenti programmatici, che occorrerà includere nell'elenco dei disegni di legge collegati alla manovra di bilancio 2025-2027 contenuto nel Piano. Si tratta, nello specifico, del disegno di legge C. 2049, in materia di partecipazione dell'Italia alle missioni internazionali, del disegno di legge C. 1950, in materia di magistratura onoraria e del disegno di legge C. 2026, in materia di economia dello spazio, nonché del disegno di legge S. 1192, in materia di semplificazione e digitalizzazione dei procedimenti in materia di attività economiche e di servizi a favore dei cittadini e delle imprese.
Come già segnalato, nella proposta del Piano strutturale di bilancio è espresso l'impegno a completare l'attuazione del PNRR ed a estenderne la portata negli anni futuri. Fa presente che nel Piano si afferma, in particolare, che negli anni 2025 e 2026 l'Italia concentrerà i propri sforzi per conseguire la piena attuazione del PNRR, mentre, negli anni successivi, l'azione riformatrice sarà dedicata a consolidare e sviluppare ulteriormente i risultati raggiunti.
Ricorda, in proposito, che la Commissione europea ha finora erogato all'Italia 113,5 miliardi di euro nell'ambito del finanziamento del PNRR. La quinta rata, di importo pari a 11 miliardi di euro, connessa al conseguimento dei traguardi e degli obiettivi da realizzare entro il 31 dicembre 2023, è stata erogata all'Italia il 5 agosto 2024. Il Governo, il 28 giugno 2024, ha inoltre trasmesso alla Commissione europea la richiesta di pagamento della sesta rata di 8,5 miliardi di euro, in relazione agli obiettivi da conseguire entro il 30 giugno 2024. Per quanto concerne l'avanzamento del Piano, rammenta che la quinta Relazione del Governo sullo stato di attuazione del PNRR, al 30 giugno 2024 evidenzia come risultano attivati – vale a dire, finanziati e in corso di esecuzione – interventi PNRR per un valore complessivo di circa 165 miliardi di euro, pari all'85 per cento della dotazione complessiva del Piano. Osserva che la spesa sostenuta si attesta, secondo i dati disponibili sulla piattaforma ReGiS al 24 settembre 2024, a 53,4 miliardi di euro e che gli interventi non ancora attivati, per un valore complessivo pari a 29,6 miliardi di euro, si riferiscono a misure introdotte con la revisione del PNRR approvata l'8 dicembre 2023 e ad altre misure per le quali la fase di selezione dei progetti da finanziare è in via di conclusione.
Rileva che, dopo il 2026, il Piano prevede ulteriori interventi strutturali volti a migliorare la qualità delle istituzioni e quella dell'ambiente imprenditoriale con interventi che coinvolgeranno cinque ambiti principali: giustizia; amministrazione fiscale; gestione responsabile della spesa pubblica; supporto alle imprese e promozione della concorrenza; pubblica amministrazione. La previsione di queste misure, che tiene in considerazione anche gli altri programmi di intervento già avviati dall'Italia, tra cui, in particolare, il Piano nazionale integrato per l'energia e il clima, il Programma strategico per il decennio digitale 2030 e il cosiddetto «Piano Mattei per l'Africa», è finalizzata all'estensione del periodo di aggiustamento di bilancio a sette anni.
Rileva che, con particolare riguardo all'area giustizia, si fa riferimento al potenziamento dei risultati raggiunti con il PNRR in merito alla riduzione della durata dei procedimenti giudiziari, all'abbattimento dell'arretrato della giustizia e al completamento del processo di digitalizzazione e di transizione verde. Per quanto riguarda l'amministrazione fiscale, si prevede invece l'attuazione della riforma fiscale del concordato preventivo e l'adempimento collaborativo, la rimodulazione delle aliquote IRPEF e la stabilizzazione degli effetti del cuneo fiscale, il riordino delle spese fiscali, l'efficientamento del sistema della riscossione. Si intende, inoltre, confermare e rafforzare l'impegno nel contrasto all'evasione fiscale.
Osserva, inoltre, che nel caso dell'area di riforma della pubblica amministrazione, si intende procedere al potenziamento del capitale umano della pubblica amministrazione, attraverso un processo di reclutamento mirato e la formazione continua dei dipendenti pubblici, con l'obiettivo di aumentarePag. 43 la produttività e la qualità e quantità dei servizi pubblici.
Segnala che un'altra area di riforma è quella che riguarda l'ambiente imprenditoriale. In proposito, l'obiettivo del Governo è l'aumento della concorrenza e dell'efficienza della pubblica amministrazione, nonché la riduzione degli oneri amministrativi e degli ostacoli che minano l'accesso al credito. In particolare, l'intendimento è quello di adottare una legge quadro sulle PMI, proseguire nell'impegno dell'adozione di una legge annuale per la concorrenza, nonché accelerare l'attuazione della riforma del mercato dei capitali.
Fa presente che a tali riforme si accompagneranno investimenti a sostegno all'internazionalizzazione delle imprese e della trasformazione tecnologica e digitale delle PMI e delle reti di impresa. Infine, per quanto concerne l'area della spesa pubblica, osserva che si propone una migliore programmazione della spesa attraverso il potenziamento degli strumenti di previsione delle dinamiche tendenziali e degli effetti della spesa pubblica, l'utilizzo di processi integrati e sistematici di controllo, l'estensione delle attività ispettive e delle indagini conoscitive svolte dal Ministero dell'economia e delle finanze e del ruolo svolto dagli organi di revisione e sindacali.
Rileva, altresì, che il Piano evidenzia che in questi ambiti si sono riscontrate le principali barriere che hanno reso più impervia l'attuazione degli investimenti e la crescita economica e sociale. Per ciascun'area, si intende pertanto confermare l'ambiziosità e l'approccio del PNRR, fissando obiettivi concreti da realizzare a partire dal 2027, andando non solo a consolidare le misure intraprese, ma anche a introdurre nuovi strumenti che permettano di ridurre divari territoriali. Osserva che le misure saranno realizzate mediante l'impiego delle risorse previste a legislazione vigente e ulteriormente potenziate dagli stanziamenti autorizzati dalla prossima legge di bilancio, nel rispetto delle regole di finanza pubblica dettate dalla nuova governance europea e che alcune di tali politiche potranno essere implementate nell'ambito degli spazi risultanti dall'aggiornamento relativo all'attuazione del Piano e, più in generale, dagli andamenti delle grandezze di finanza pubblica. Rammenta che tali interventi permetteranno, come in precedenza già rilevato, di estendere a sette anni il periodo di aggiustamento di bilancio del Piano.
Segnala, inoltre, che il Piano descrive, al suo interno, anche altre politiche di carattere settoriale finalizzate al perseguimento delle priorità strategiche nazionali ed europee, che necessiteranno di forme di coordinamento con gli altri Stati membri. Tra queste politiche, ricorda, in particolare: la resilienza sociale ed economica; l'attuazione del pilastro europeo dei diritti sociali, inclusi i relativi obiettivi in materia di natalità, occupazione, competenze e riduzione della povertà; la transizione verde e quella digitale; uno sviluppo delle filiere produttive compatibile con il contrasto ai cambiamenti climatici; la sicurezza energetica; il contrasto al degrado e all'illegalità.
Osserva che il Piano include anche misure per il rafforzamento della capacità di difesa e che gli interventi delineati nella proposta di Piano offrono, altresì, una risposta ai rilievi emersi nell'ambito delle Raccomandazioni specifiche del Consiglio indirizzate all'Italia dal 2019 ad oggi.
Rammenta, infine, che il Piano mira a sviluppare ulteriormente quanto intrapreso con il PNRR in particolare con riguardo agli investimenti per migliorare le prospettive demografiche, l'istruzione e la ricerca, nonché all'allineamento delle competenze dei lavoratori a quelle richieste dal mercato del lavoro, oltre ad assicurare maggiori servizi di cura per la prima infanzia, il potenziamento delle politiche attive per il mercato del lavoro e la coesione economica e sociale, nonché ad accelerare le transizioni verde e digitale.
Per maggiori dettagli sul contenuto del documento in esame, rinvia comunque al dossier predisposto dai servizi di documentazione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica.
Marco GRIMALDI (AVS), pur esprimendo, in linea con quanto già anticipato nel corso delle audizioni sinora svolte, un Pag. 44giudizio estremamente critico sui contenuti del Piano strutturale di bilancio di medio termine 2025-2029 presentato dal Governo, ritiene opportuno, qualora anche gli altri componenti della Commissione concordassero sul punto, rinviare gli interventi sul documento in discussione alla seduta già programmata al termine dell'odierna audizione del Ministro dell'economia e delle finanze, Giancarlo Giorgetti, prevista alle ore 18, al fine di disporre di un più esaustivo quadro informativo sui contenuti del medesimo documento.
Giuseppe Tommaso Vincenzo MANGIALAVORI, presidente, preso atto che nessun altro intende intervenire, rinvia il seguito dell'esame del documento all'odierna seduta già convocata al termine della prevista audizione del Ministro Giorgetti riferita al medesimo documento.
La seduta termina alle 14.25.
SEDE CONSULTIVA
Martedì 8 ottobre 2024. — Presidenza del presidente Giuseppe Tommaso Vincenzo MANGIALAVORI. – Interviene la sottosegretaria di Stato per l'economia e le finanze Lucia Albano.
La seduta comincia alle 14.25.
Abrogazione di atti normativi prerepubblicani relativi al periodo 1861-1946.
C. 1168 Governo e abb.-A.
(Parere all'Assemblea).
(Parere su emendamenti)..
La Commissione inizia l'esame delle proposte emendative contenute nel fascicolo n. 1 degli emendamenti, trasmesso dall'Assemblea.
Carmen Letizia GIORGIANNI (FDI), relatrice, avverte che l'Assemblea, in data odierna, ha trasmesso il fascicolo n. 1 degli emendamenti, contenente il solo emendamento Alifano 1.7, volto a prevedere la trasmissione da parte del Governo alle Camere di una relazione motivata concernente l'impatto delle abrogazioni di atti normativi prerepubblicani relativi al periodo 1861-1946, previste dai commi 1 e 2 dell'articolo 1 del presente provvedimento, sull'ordinamento vigente, con riferimento ai diversi settori di competenza dei singoli ministeri.
Nel rilevare che la citata proposta emendativa ha carattere ordinamentale e non presenta, pertanto, profili problematici dal punto di vista finanziario, propone di esprimere sulla stessa nulla osta.
La sottosegretaria Lucia ALBANO concorda con la proposta di parere della relatrice.
La Commissione approva la proposta di parere della relatrice.
Istituzione del Museo del Ricordo in Roma.
C. 1980 Governo, approvato dalla 7a Commissione del Senato.
(Parere alla VII Commissione).
(Esame e conclusione – Parere favorevole).
La Commissione inizia l'esame del provvedimento.
Andrea MASCARETTI (FDI), relatore, avverte che il disegno di legge, approvato in sede deliberante dalla 7ª Commissione permanente del Senato della Repubblica, ha ad oggetto l'istituzione del Museo del Ricordo, con sede in Roma. Segnala che il testo originario del disegno di legge è corredato di una relazione tecnica, che risulta tuttora utilizzabile e che il Governo, nel corso dell'esame al Senato, ha depositato presso la Commissione Bilancio una nota tecnica, in risposta a richieste di chiarimento formulate dalla relatrice, con riferimento al testo iniziale del disegno di legge.
In particolare, osserva che l'articolo 1 dispone l'istituzione del Museo del Ricordo, alla cui gestione provvede la Fondazione Museo del Ricordo, alla quale possono partecipare, oltre al Ministero della cultura, soggetto a cui la norma stessa ne affida la Pag. 45costituzione e la vigilanza nell'ambito delle risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente, la regione Lazio, la regione Friuli-Venezia Giulia, Roma Capitale e altri soggetti pubblici e privati. Il successivo articolo 2 dispone che per la realizzazione del Museo è autorizzata la spesa di 3 milioni di euro per l'anno 2024, di cui 200.000 euro da destinare alla dotazione iniziale della Fondazione, di 3 milioni di euro per l'anno 2025 e di 2 milioni di euro per l'anno 2026, nonché di 50.000 euro annui a decorrere dall'anno 2026 per il funzionamento della Fondazione stessa.
In merito alla spesa autorizzata per la realizzazione del Museo del Ricordo non ha osservazioni da formulare, alla luce degli elementi di informazione forniti dalla relazione tecnica riferita al testo originario del provvedimento e dal Governo, nel corso dell'esame in sede consultiva presso la Commissione Bilancio del Senato, volti ad assicurare la congruità dello stanziamento previsto. Analogamente, alla luce delle informazioni fornite dalla citata relazione tecnica non ha osservazioni da formulare per quanto riguarda le risorse previste per il funzionamento del Museo e l'attività di vigilanza esercitata dal Ministero della cultura nei confronti della Fondazione.
In merito ai profili di copertura finanziaria, fa presente che il comma 1 dell'articolo 2 provvede agli oneri derivanti dalla sua attuazione, pari a 3 milioni di euro annui per gli anni 2024 e 2025, 2 milioni di euro per l'anno 2026 e a 50.000 euro annui a decorrere dall'anno 2026, quanto a 3 milioni di euro per l'anno 2024, 3 milioni di euro per l'anno 2025 e 2 milioni di euro per l'anno 2026, mediante corrispondente riduzione dell'accantonamento del fondo speciale di conto capitale, relativo al bilancio triennale 2024-2026, di competenza del Ministero della cultura, e, quanto a 50.000 euro annui a decorrere dall'anno 2026, mediante corrispondente riduzione dell'accantonamento del fondo speciale di parte corrente, relativo al bilancio triennale 2024-2026, di competenza del Ministero della cultura.
Al riguardo, non ha osservazioni da formulare, giacché entrambi gli accantonamenti oggetto di riduzione recano le occorrenti disponibilità.
Tutto ciò considerato, propone di esprimere parere favorevole sul provvedimento in esame.
La sottosegretaria Lucia ALBANO concorda con la proposta di parere del relatore.
La Commissione approva la proposta di parere del relatore.
La seduta termina alle 14.30.
DELIBERAZIONE DI RILIEVI SU ATTI DEL GOVERNO
Martedì 8 ottobre 2024. — Presidenza del presidente Giuseppe Tommaso Vincenzo MANGIALAVORI. – Interviene la sottosegretaria di Stato per l'economia e le finanze Lucia Albano.
La seduta comincia alle 14.30.
Schema di decreto legislativo recante adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del regolamento (UE) 2022/2036, che modifica il regolamento (UE) n. 575/2013 e la direttiva 2014/59/UE per quanto riguarda il trattamento prudenziale degli enti di importanza sistemica a livello mondiale con strategia di risoluzione a punto di avvio multiplo e metodi di sottoscrizione indiretta degli strumenti ammissibili per il soddisfacimento del requisito minimo di fondi propri e passività ammissibili.
Atto n. 195.
(Rilievi alla VI Commissione).
(Esame ai sensi dell'articolo 96-ter, comma 2, del Regolamento, e conclusione – Valutazione favorevole).
La Commissione inizia l'esame dello schema di decreto.
Nicola OTTAVIANI (LEGA), relatore, segnala in via preliminare che lo schema di decreto legislativo in esame, in attuazione della delega disposta dagli articoli 1 e 14 della legge di delegazione europea 2022-2023, di cui alla legge n. 15 del 2024, Pag. 46disciplina il trattamento prudenziale degli enti di importanza sistemica a livello mondiale con strategia di risoluzione a punto di avvio multiplo e metodi di sottoscrizione indiretta degli strumenti ammissibili per il soddisfacimento del requisito minimo di fondi propri e passività ammissibili.
Per quanto attiene ai profili di competenza della Commissione, osserva che l'Autorità che, a livello nazionale svolgerà le funzioni previste dal provvedimento è la Banca d'Italia, che, secondo quanto indicato nella relazione tecnica, vi provvederà tramite le dotazioni di cui dispone per l'assolvimento dei propri compiti istituzionali.
In proposito, nel rilevare che la Banca d'Italia provvederà alle attività previste con le proprie risorse e che il medesimo Istituto, pur essendo organismo di diritto pubblico, non è soggetto contemplato nel perimetro delle pubbliche amministrazioni a fini di contabilità nazionale, non ha osservazioni da formulare.
Ciò posto, ritiene comunque opportuno acquisire una conferma dal Governo in ordine al fatto che la Banca d'Italia rappresenti l'unica Autorità coinvolta nei meccanismi di risoluzione previsti dalla disciplina dell'Unione europea vigente ed inerenti al trattamento prudenziale degli enti di importanza sistemica a livello mondiale con strategia di risoluzione a punto di avvio multiplo.
La sottosegretaria Lucia ALBANO conferma che l'autorità nazionale preposta allo svolgimento delle attività previste dal provvedimento in esame è la Banca d'Italia, che non rientra nel perimetro delle pubbliche amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2, della legge n. 196 del 2009.
Nicola OTTAVIANI (LEGA), relatore, formula la seguente proposta di deliberazione:
«La V Commissione (Bilancio, tesoro e programmazione),
esaminato, per quanto di competenza, ai sensi dell'articolo 96-ter, comma 2, del Regolamento, lo schema di decreto legislativo recante adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del regolamento (UE) 2022/2036, che modifica il regolamento (UE) n. 575/2013 e la direttiva 2014/59/UE per quanto riguarda il trattamento prudenziale degli enti di importanza sistemica a livello mondiale con strategia di risoluzione a punto di avvio multiplo e metodi di sottoscrizione indiretta degli strumenti ammissibili per il soddisfacimento del requisito minimo di fondi propri e passività ammissibili (Atto n. 195);
preso atto dei chiarimenti forniti dal Governo, che ha confermato che l'autorità nazionale preposta allo svolgimento delle attività previste dal provvedimento in esame è la Banca d'Italia, che non rientra nel perimetro delle pubbliche amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2, della legge n. 196 del 2009,
VALUTA FAVOREVOLMENTE
lo schema di decreto in oggetto».
La sottosegretaria Lucia ALBANO concorda con la proposta di deliberazione del relatore.
Gianmauro DELL'OLIO (M5S) chiede di poter comunque acquisire ulteriori rassicurazioni in ordine all'effettiva possibilità per la Banca d'Italia di assolvere agli adempimenti posti a suo carico nell'ambito delle proprie risorse.
La sottosegretaria Lucia ALBANO, nel ribadire che la Banca d'Italia non è inclusa nell'elenco delle amministrazioni pubbliche inserite nel conto economico consolidato e che, pertanto, il provvedimento in esame non è in alcun modo suscettibile di determinare effetti a carico della finanza pubblica, conferma che la relazione tecnica allegata al provvedimento assicura che il predetto istituto provvederà alle attività ivi previste con le proprie risorse, nell'ambito dell'autonomia di cui il medesimo ente dispone.
Pag. 47La Commissione approva la proposta di deliberazione del relatore.
La seduta termina alle 14.35.
SEDE REFERENTE
Martedì 8 ottobre 2024. — Presidenza del presidente Giuseppe Tommaso Vincenzo MANGIALAVORI. – Interviene il sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze Federico Freni.
La seduta comincia alle 20.10.
Piano strutturale di bilancio di medio termine 2025-2029.
Doc. CCXXXII, n. 1.
(Seguito dell'esame e conclusione).
La Commissione prosegue l'esame del documento, rinviato nell'odierna seduta antimeridiana.
Giuseppe Tommaso Vincenzo MANGIALAVORI, presidente, ricorda che nella seduta antimeridiana di oggi, la relatrice ha svolto il proprio intervento introduttivo e che il Governo ha trasmesso un'errata corrige riferita al documento, pubblicata in allegato al resoconto dell'audizione del Ministro Giorgetti. Comunica, altresì, che sono pervenuti i pareri delle Commissioni permanenti e della Commissione parlamentare per le questioni regionali, alle quali il documento era assegnato in sede consultiva.
Avverte, quindi, che, se non vi sono richieste di intervento, si passerà alla votazione sul conferimento del mandato alla relatrice a riferire favorevolmente in Assemblea sul documento in esame.
Ubaldo PAGANO (PD-IDP) fa presente come l'audizione del Ministro dell'economia e delle finanze appena conclusa abbia messo in luce le evidenti lacune che, a suo dire, caratterizzano il Piano strutturale di bilancio presentato dal Governo. Al riguardo, ricorda, anzitutto, come sia la Banca d'Italia sia l'Ufficio parlamentare di bilancio abbiano evidenziato le carenze informative del documento, espressione, a suo avviso, del fatto che maggioranza e Governo non hanno ancora raggiunto l'accordo politico per la definizione dei contenuti del prossimo disegno di legge di bilancio.
Nel rammentare come, nel corso della sua audizione odierna, il Ministro Giorgetti abbia individuato, quale possibile misura volta ad incrementare le entrate dello Stato, la ridefinizione degli estimi catastali riferiti agli immobili che hanno usufruito di contributi pubblici per ristrutturazioni, ritiene che una siffatta opzione si tradurrebbe, di fatto, nell'introduzione di nuove misure di prelievo fiscale non solo per i soggetti che hanno usufruito delle agevolazioni fiscali legate al superbonus, ma anche per una platea ben più ampia di soggetti che hanno in passato beneficiato di altre tipologie di agevolazioni edilizie. Osserva, al riguardo, come il Governo finirebbe per entrare in contraddizione sia con la linea politica sostenuta finora in materia di tassazione degli immobili, sia con l'ipotesi, avanzata in sede di approvazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza dal Governo Draghi, di una generalizzata revisione degli estimi catastali per finalità di equità fiscale. Lo schema che sarebbe messo in campo in tale sede avrebbe la finalità di aumentare le entrate del bilancio dello Stato, senza, peraltro, che sia possibile, allo stato attuale, avere contezza delle finalità cui sarebbero destinate le relative risorse.
Fa presente, altresì, come dall'audizione odierna del Ministro Giorgetti sia emerso in modo evidente il tema della sostenibilità del sistema previdenziale. Al riguardo, si rivolge al Governo, sottolineando come gli interventi che necessariamente dovranno essere messi in campo al fine di porre rimedio alle criticità che caratterizzano il sistema previdenziale avranno una significativa incidenza sul conto della spesa pubblica.
Con riferimento alle prospettive di revisione del taglio del cuneo fiscale, sottolinea come dal Piano strutturale di bilancio presentato dal Governo non sia possibile evincere se gli interventi prospettati si limiterannoPag. 48 a rendere strutturale la suddetta agevolazione o, piuttosto, determineranno una ridefinizione di tale misura nell'ottica di una riduzione del suo ambito di applicazione, a svantaggio di diverse categorie di lavoratori dipendenti. Evidenzia, al riguardo, come tale riduzione sembrerebbe, allo stato, imprescindibile al fine di assicurarne la coerenza con gli obiettivi di finanza pubblica enunciati nel Piano strutturale di bilancio.
Rileva, altresì, come si prospetti un'assoluta carenza di risposte anche rispetto alle numerose istanze avanzate dagli enti territoriali. In particolare, rammenta come sia stata rappresentata l'esigenza che, a fronte degli investimenti legati al Piano nazionale di ripresa e resilienza e al Piano nazionale complementare che i diversi soggetti attuatori stanno realizzando, il Governo assicuri l'adozione delle misure volte ad assicurare una prospettiva di attuazione concreta e di lungo periodo agli interventi che tali enti stanno mettendo in campo, garantendo, in tale ambito, le risorse finanziarie necessarie all'assunzione del corrispondente fabbisogno di personale.
Ricorda, peraltro, che, per quanto attiene al piano triennale per le privatizzazioni, dal quale il Governo puntava a ricavare un ammontare di risorse stimato in 21 miliardi di euro, allo stato risultano effettivamente incassati circa 3 miliardi di euro. Chiede, quindi, che il Governo chiarisca quali siano gli asset che consentiranno di ottenere l'intero ammontare di risorse attese.
Conclusivamente, evidenzia come gli elementi emersi in questa fase portino univocamente a concludere che la maggioranza e il Governo si accingono a realizzare un complessivo incremento della pressione fiscale.
Annuncia, pertanto, il voto contrario del proprio gruppo sul conferimento del mandato alla relatrice a riferire favorevolmente in Assemblea.
Gianmauro DELL'OLIO (M5S) giudica positivamente, in via preliminare, quanto affermato dal Ministro Giorgetti nel corso della sua audizione circa il fatto che la spesa sanitaria non formerà oggetto dei tagli alla spesa pubblica da lui stesso annunciati nell'audizione poc'anzi svolta. Rileva, tuttavia, come, nel corso del suo intervento il Ministro abbia enunziato diversi obiettivi di politica economica, ma non abbia spiegato, nel dettaglio, in che modo sarà effettivamente orientata l'azione del Governo al fine di perseguire i predetti obiettivi. In tal senso, evidenzia, ad esempio, come anche dall'annunciata riforma del catasto non deriveranno, a suo avviso, risorse aggiuntive per lo Stato.
In tema di privatizzazioni, contesta quanto affermato dal Ministro Giorgetti in merito al dichiarato obiettivo di operare una razionalizzazione della presenza dello Stato in alcuni settori. In proposito, ritiene infatti che la vendita di determinate partecipazioni statali rappresenti per l'Esecutivo esclusivamente una modalità di reperimento di risorse finanziarie da destinare alla riduzione del debito pubblico, ma non sia sorretta da una reale visione strategica. Rileva, a titolo esemplificativo, come Poste italiane Spa sia da considerarsi un asset strategico dello Stato e, quindi, la sua privatizzazione risponda solo ad un'esigenza di liquidità e di reperimento di risorse e non, invece, a un criterio di razionalizzazione ponderata ed equilibrata della presenza dello Stato nell'economia.
Osserva, inoltre, come la riduzione della spesa per interessi non possa considerarsi, a suo avviso, un obiettivo strategico, ma semplicemente un obiettivo tattico.
Ritiene, quindi, che pur essendo indicati, all'interno del Piano strutturale di bilancio, numerosi interventi che il Governo si propone di realizzare, nessuno di essi rientri tra quelli a suo avviso davvero necessari a stimolare la crescita del Paese.
In conclusione, sottolinea come il Piano risulti privo di informazioni necessarie a una sua valutazione, come evidenziato dalle Istituzioni audite nella giornata di ieri, e non risponda a quel criterio di prudenza, in sede di programmazione pluriennale della politica economica, che pure è stato evocato a più riprese dal Ministro Giorgetti nel corso della sua audizione odierna.
Annuncia, pertanto, il voto contrario del proprio gruppo sul conferimento del mandatoPag. 49 alla relatrice a riferire favorevolmente in Assemblea.
Marco GRIMALDI (AVS) saluta in primo luogo positivamente la decisione del Ministro Giorgetti di svolgere in presenza la propria audizione sul Piano strutturale di bilancio di medio termine 2025-2029 dinanzi le Commissioni Bilancio dei due rami del Parlamento, in accoglimento di una espressa richiesta dei gruppi parlamentari di opposizione, osservando come tale circostanza abbia senz'altro favorito un confronto più diretto su temi di indubbia rilevanza.
Ciò premesso, rileva che il Piano presentato dal Governo, stante l'obiettivo di una graduale riduzione del debito pubblico e del contenimento della spesa primaria netta, secondo quanto stabilito dalle nuove regole della governance europea, è suscettibile, a suo avviso, di inibire in misura assai significativa la crescita economica del Paese, sottraendo al contempo le necessarie risorse da destinare alle politiche sociali, in primis la sanità e l'istruzione.
In un simile contesto, evidenzia come il Piano presentato dal Governo rappresenti, dunque, il ritorno a politiche di austerità, considerando che la correzione media annua del saldo primario strutturale, prevista in misura pari allo 0,53 del prodotto interno lordo nell'ambito del percorso di aggiustamento di bilancio, corrisponda ad un importo pari a circa 13 miliardi di euro l'anno in meno di risorse disponibili.
Rileva, altresì, che le rassicurazioni fornite dal Ministro Giorgetti nel corso della sua audizione circa il fatto che il settore sanitario non sarebbe interessato da interventi di riduzione della spesa non rappresentano, di per sé, una notizia tranquillizzante, dal momento che si prospetta comunque una stagione di pesanti tagli alla spesa pubblica che investirà complessivamente gli altri comparti della pubblica amministrazione, ivi incluso quello degli enti territoriali, non solo per quanto riguarda i comuni e le province, ma anche le stesse regioni, cui pure solo di recente il Governo ha inteso riconoscere, attraverso l'adozione della legge n. 86 del 2024 in materia di attuazione dell'autonomia differenziata delle Regioni a statuto ordinario, la possibilità di chiedere l'attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia ai sensi dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione.
Ritiene, sotto altro profilo, che il riferimento, cui ha più volte fatto cenno il Ministro Giorgetti durante la sua audizione odierna, alla prudenza quale principale criterio che avrebbe orientato il Governo nella predisposizione del Piano strutturale di bilancio di medio termine, lascia trasparire, a ben vedere, la totale incapacità dell'Esecutivo di comprendere le ragioni profonde delle tante crisi che attraversano attualmente il mondo, a cominciare dagli allarmanti conflitti bellici in corso, rispetto ai quali ricorda come, nel suo recente intervento presso le Nazioni Unite a New York, il Presidente del Consiglio dei ministri, Giorgia Meloni, non abbia nascosto la necessità di un incremento delle spese militari.
In particolare, appare chiaro, a suo avviso, come il Governo non sia in grado di comprendere la reale portata della grave crisi che sta interessando sempre più il settore manifatturiero italiano e, in particolare, il settore della produzione automobilistica, che rappresenta una parte considerevole del prodotto interno lordo. Rispetto a tale crisi, ritiene che l'Esecutivo stia dimostrando la propria incapacità sia nel promuovere la necessaria transizione ecologica, sia nel fronteggiare gli effetti derivanti dalla fine di precedenti modelli di produzione industriale.
Osserva, inoltre, che il Ministro Giorgetti, pur avendo affermato, nel corso della sua audizione, che, in attuazione del principio di progressività del sistema tributario di cui all'articolo 53 della Costituzione, coloro che posseggono una più elevata capacità contributiva saranno chiamati a contribuire maggiormente al risanamento dei conti pubblici, non ha tuttavia fornito alcuna indicazione, sebbene espressamente richiesto sul punto dai gruppi di opposizione, in merito alle misure tramite cui concretamente si propone di attuare il predetto principio costituzionale.
Segnala, viceversa, come il Ministro Giorgetti abbia affermato che il Governo, in Pag. 50nome del succitato criterio prudenziale, non abbia in realtà scontato nelle previsioni di bilancio alcun effetto di maggior gettito né in relazione all'imposta sui cosiddetti extraprofitti né, successivamente, in relazione alle entrate attese dal concordato preventivo biennale, denotando in tal modo una totale assenza di visione strategica e di seria programmazione economico-finanziaria.
Fa, inoltre, presente che il Ministro Giorgetti non ha minimamente chiarito con quali risorse finanziarie il Governo intenda rendere strutturale il taglio del cuneo fiscale, misura che pure il gruppo Alleanza Verdi e Sinistra condivide in linea di principio, ma il cui costo complessivo ammonta a circa 10 miliardi di euro l'anno.
Nel rinviare alle considerazioni dinanzi sommariamente esposte, ritiene in conclusione che il disegno di legge di bilancio di previsione di prossima presentazione alla Camera dei deputati si incaricherà di svelare le tante false aspettative che il Governo ha sinora alimentato.
Annuncia, pertanto, il voto contrario del proprio gruppo sul conferimento del mandato alla relatrice a riferire favorevolmente in Assemblea.
Mauro DEL BARBA (IV-C-RE) si rivolge alla maggioranza e al Governo al fine di evidenziare come l'atteggiamento di prudenza cui il Ministro dell'economia e delle finanze ha fatto più volte riferimento nel corso del suo intervento sia, in realtà, smentito dalla scelta dell'Esecutivo di collocarsi, tra i diversi possibili scenari di previsione del quadro macroeconomico, sempre in prossimità del margine più alto. Ritiene, peraltro, che siano rimasti sostanzialmente inevasi i quesiti posti nel corso dell'audizione appena conclusa, sia con riferimento alle riforme da porre in essere al fine di giustificare l'estensione del periodo di aggiustamento, sia con riguardo agli effetti di tale estensione, che sembrano tenere conto della durata prevista della legislatura.
Reputa, inoltre, doverosa una raccomandazione, con particolare riguardo alle scelte che sono state ipotizzate nei confronti dei soggetti che hanno usufruito delle detrazioni fiscali per la realizzazione di interventi di ristrutturazione sugli immobili. Nel ricordare di essere stato tra i sostenitori della necessità di porre fine al sistema delle agevolazioni previste dalla normativa sul superbonus, ben prima che il Governo adottasse i provvedimenti volti a porre termine a tali agevolazioni, stigmatizza tuttavia l'atteggiamento con cui la maggioranza e del Governo stanno affrontando tale problematica. Le scelte che l'Esecutivo sta prospettando, sia in relazione alla possibile modifica delle rendite catastali per i beneficiari di agevolazioni, nonché all'incremento della tassazione sui redditi derivanti da canoni di locazione, sia con riferimento alla possibilità di considerare, quale plusvalenza sottoposta a prelievo fiscale, gli interventi realizzati per il tramite delle suddette agevolazioni, sembrano infatti disvelare un intento di carattere punitivo nei confronti dei molti cittadini che hanno scelto lecitamente di fare ricorso a interventi agevolativi previsti dalla legislazione nazionale.
Sul punto, ammonisce, in conclusione, che la scelta pur legittima di una parte politica di tradurre la propria visione del Paese in una serie di concrete misure di politica pubblica non deve, tuttavia, determinare lacerazioni nel suo tessuto socioeconomico.
La Commissione delibera di conferire alla relatrice il mandato a riferire favorevolmente all'Assemblea sul documento in esame, comprensivo dell'errata corrige depositata dal Governo. Delibera altresì di chiedere l'autorizzazione a riferire oralmente.
La seduta termina alle 20.30.