SEDE LEGISLATIVA
Giovedì 17 ottobre 2024. — Presidenza del presidente Federico MOLLICONE. – Interviene il sottosegretario di Stato per la cultura Gianmarco Mazzi.
La seduta comincia alle 13.10.
Sulla pubblicità dei lavori.
Federico MOLLICONE, presidente, avverte che, ai sensi dell'articolo 65, comma 2, del Regolamento, la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata anche mediante la resocontazione stenografica e il sistema di ripresa audiovideo a circuito chiuso.
Istituzione del Museo del Ricordo in Roma.
C. 1980 Governo, approvato dalla 7a Commissione permanente del Senato.
(Discussione e conclusione – Approvazione).
La Commissione inizia la discussione.
Federico MOLLICONE, presidente, avverte che la Commissione avvia la discussione, in sede legislativa, del disegno di legge C. 1980 recante l'istituzione del Museo del Ricordo in Roma, già approvata dalla 7a Commissione permanente del Senato.
Ricorda che la Commissione ha già avviato l'esame in sede referente del disegno di legge, sul quale son stati acquisiti i pareri favorevoli delle Commissioni I Affari Costituzionali e V Bilancio.
Essendone maturati i presupposti, è stato chiesto il trasferimento dell'esame alla sede legislativa, cui l'Assemblea ha acconsentito nella seduta del 15 ottobre 2024.
Dichiara quindi aperta la discussione sulle linee generali, chiedendo alla relatrice se intenda rinviare all'illustrazione del provvedimento già svolta in sede referente.
Nicole MATTEONI (FDI), relatrice, rinvia alla relazione introduttiva svolta nell'ambito dell'esame in sede referente e ringrazia tutti i gruppi parlamentari per aver accettato il trasferimento alla sede legislativa del disegno di legge in esame, come avvenuto anche al Senato, auspicato anche dal Presidente del Consiglio dei ministri, Pag. 36Giorgia Meloni, e dall'ex Ministro della cultura, Gennaro Sangiuliano, al fine di poter dare il giusto spazio ad un periodo così importante per la storia d'Italia.
Il sottosegretario Gianmarco MAZZI esprime un orientamento favorevole sul provvedimento in discussione.
Federico MOLLICONE, presidente, nessuno chiedendo di intervenire, dichiara chiusa la discussione sulle linee generali.
Avverte quindi che il relatore ed il rappresentante del Governo rinunciano ad intervenire in sede di replica.
Ricorda che nella riunione dell'Ufficio di presidenza integrato dai rappresentanti dei gruppi che si è svolta il 26 settembre 2024 i gruppi hanno concordato nel rinunciare alla fissazione del termine per la presentazione degli emendamenti. Avverte che la Commissione passerà quindi all'esame degli articoli.
Dà quindi lettura delle missioni e delle sostituzioni comunicate alla Presidenza.
La Commissione, con distinte votazioni, approva all'unanimità gli articoli 1 e 2 del provvedimento in discussione.
Federico MOLLICONE, presidente, avverte di aver presentato l'ordine del giorno 0/1980/1, sottoscritto anche dai deputati Amorese e Matteoni che illustra (vedi allegato).
Invita, quindi, il rappresentante del Governo ad esprimere il parere sull'ordine del giorno n. 1, Mollicone.
Il Sottosegretario Gianmarco MAZZI esprime un parere favorevole sull'ordine del giorno 0/1980/1 Mollicone.
Giorgio MULÈ (FI-PPE) dichiara che tutti i componenti della Commissione appartenenti al gruppo di Forza Italia chiedono di sottoscrivere l'ordine del giorno 0/1980/1 Mollicone.
Alessandro AMORESE (FDI) dichiara che tutti i componenti della Commissione appartenenti al gruppo di Fratelli d'Italia chiedono di sottoscrivere l'ordine del giorno 0/1980/1 Mollicone.
La Commissione approva l'ordine del giorno 0/1980/1 Mollicone.
Federico MOLLICONE, presidente, invita i membri della Commissione ad intervenire per le dichiarazioni di voto finale.
Gianni CUPERLO (PD-IDP) ringrazia il Presidente anche per l'ospitalità presso la VII Commissione. Preannuncia quindi, a nome del gruppo del Partito democratico il voto favorevole all'istituzione del Museo del ricordo nella città di Roma, consapevole dell'importanza che ha la memoria quando viene custodita e coltivata al di fuori da ogni logica di tipo parziale, fazioso o strumentale.
Osserva che questo vale tanto più quando ci si addentra, come in questo caso, in una terra, il confine orientale dell'Italia che ha conosciuto troppe pagine terribili di un passato assai doloroso Ricorda che c'è chi ha detto che gli oceani sono il mare della distanza, che il Mediterraneo è il mare dell'amicizia e che l'Adriatico è il mare dell'intimità, una bella definizione che però porta a chiedersi se ci si può odiare nell'intimità e purtroppo la risposta è sì, può accadere ed è accaduto e comprendere le ragioni che hanno reso possibile questo fenomeno è la vera premessa se si intende ricucire le ferite che hanno sanguinato a lungo, per decenni.
Ritiene che capire le ragioni significa risalire un po' il sentiero e la storia di quella terra martoriata: il 10 febbraio del 1947 si firmano i Trattati di pace di Parigi che sancivano il passaggio alla Jugoslavia delle terre istriane del Quarnero, di Zara e dunque un'area contesa e fino a prima della seconda guerra mondiale in larga misura italiana.
Si trattava di 300.000 persone, donne e uomini la quasi totalità della presenza italiana e tra quelli 50.000 sloveni e croati che furono spinti ad abbandonare le loro case, i campi cioè i luoghi della vita delle famiglie e lo fecero valendosi del diritto di opzione previsto dai Trattati. Al riguardo Pag. 37ricorda che molti fecero questa scelta anche a fronte delle intimidazioni e delle violenze subite. Ritiene infatti che con onestà occorre riconoscere che l'accoglienza da parte italiana, da parte dello Stato italiano fu tutt'altro che calorosa e in quel passaggio delicato si aprì una ferita della memoria che fece calare su quella pagina di storia sanguinosa e dolorosa un silenzio angosciante.
Evidenzia quindi che le ragioni di tale trattamento, come affermano anche gli analisti e gli storici, furono gli interessi geopolitici dal momento che all'epoca la Jugoslavia era un paese non allineato e rappresentava una terra di confine, un cuscinetto tra l'Italia e l'Occidente e il blocco sovietico; ritiene che abbiano pesato anche gli scambi commerciali che l'Italia intratteneva a quel tempo con il regime di Tito.
A tale proposito rileva, con onestà, provenendo da una storia politica ben definita, che quel silenzio accomunava i partiti di governo a Roma e anche l'opposizione comunista a livello nazionale e in quelle terre che, sulle scelte compiute a suo tempo nell'Alto Adriatico, aveva cumulato delle evidenti responsabilità.
Si chiede quindi come sia stato possibile arrivare a quella condizione, cioè che cosa era stata la storia di quelle terre prima di quella data del 10 febbraio che ha ricordato, si chiede perché proprio in quel confine orientale si sia consumata così tanta violenza, così tanto odio che oggi porta giustamente a ripercorrere le ragioni di quella parabola.
Ritiene quindi che la risposta si possa trovare in una formula molto sintetica, come sono obbligatoriamente le formule, però a modo suo profonda e la formula è che nella lotta politica può sempre esserci spazio per i compromessi ma in quella nazionale no: il nazionalismo finisce sempre con l'essere il concime per odi e contese che prima o poi sono destinati a deflagrare e così è accaduto anche in quella pagina di storia a ridosso della Prima guerra mondiale e prima dell'avvento del fascismo.
In tale contesto ricorda, altresì, che Trieste faceva convivere una media borghesia dalle tendenze irredentiste filo italiane, un proletariato internazionalista e un terzo ceppo di popolazione fedele al mito dell'Austria felix al mito asburgico all'indomani della Prima guerra mondiale: sarebbe stato il Trattato di Rapallo nel novembre del 1920 a disegnare i confini tra Italia e Jugoslavia anche se quattro anni più tardi avrebbe provveduto quello di Roma ad annettere lo Stato libero di Fiume previsto sulla carta e impedito dal nascere dell'avvento di Mussolini.
Evidenzia come quegli anni siano stati molto tormentati perché il regime fascista individuò, da subito, nel Partito Socialista l'avversario da stroncare per il sospetto di essere il collante con il mondo slavo e con i nostalgici del patronato austriaco viennese.
Ritiene che però su una data da segnare in questa vicenda, che non può essere mai rimossa è quella del 13 luglio del 1920 quando delle squadre fasciste assaltano l'Hotel Balkan, il Narodni dom la sede delle organizzazioni e associazioni slave della città di Trieste, intendendosi per slave quelle slovene, croate e serbe dando l'avvio ad una lunga e più che ventennale persecuzione della minoranza slovena con spedizioni punitive contro giornali, associazioni, sedi di cooperative, sindacati, case del popolo, parrocchie, 134 edifici incendiati, un centinaio di circoli di cultura, oltre 20 le camere del lavoro.
Rammenta inoltre che nell'aprile del 1927 il regime fascista estendeva all'Alto Adriatico le disposizioni già previste per il Tirolo meridionale: si tratta della restituzione in forma italiana dei cognomi deformati in passato dalle autorità austriache e l'avvio di una massiccia italianizzazione forzata, un'espropriazione dell'identità nazionale della minoranza slovena. Poteva capitare che un cittadino sloveno andasse la sera con il cognome Vodopivec sul campanello di casa e la mattina dopo si risvegliasse con il cognome Bevilacqua: il tentativo era quello di sradicare l'identità di un popolo, di una parte di un popolo, attraverso il doppio binario di un'assimilazione delle anime mai scissa da una violenza sui corpi.Pag. 38
Evidenzia che il fascismo è stato questo nel confine orientale con vittime di quella stagione repressiva annoverate tra moltissimi cattolici, preti, parroci, vescovi e con l'esplosione dell'antisemitismo in una città, la sua Trieste che era ricca di una comunità ebraica tra le più radicate ed importanti.
Ricorda quindi che nel 1930, il 10 febbraio in un attentato al quotidiano fascista il Popolo di Trieste viene ucciso un redattore cui seguono centinaia di arresti e una condanna a morte per quattro esponenti della minoranza slovena. Ritiene utile ricordare tale episodio per due ragioni uno perché uno di questi attentatori presunti si chiamava Ferdo Bidovec ed era di madre italiana come peraltro slovena era la madre dell'irredentista Guglielmo Oberdan a conferma che nelle terre di confine l'esame del sangue e nazionalista non vale un granché. Successivamente i quattro condannati sono fucilati la mattina del 6 settembre del 1930: a tale riguardo ricorda che quattro anni fa il Presidente Mattarella si è stretto con il Presidente sloveno Borut Paco davanti al cippo che ricorda quella tragedia.
Rammenta poi i fatti della seconda guerra mondiale con l'offensiva tedesca e le azioni repressive che si contrappongono da una parte e dall'altra e anche sull'altro lato la repressione non fu meno violenta e spesso sfuggì al controllo delle stesse autorità partigiane: l'uccisione di Norma Cossetto studentessa istriana violentata e infoibata nell'autunno del 1943 resta una delle pagine più orribili di quella stagione.
Dall'ottobre del 1942 ad aprile del 1945 opera a Trieste la Risiera di San Sabba, l'unico campo di sterminio nazista sul territorio italiano: nel maggio del 1945 arriva l'occupazione jugoslava della città di Trieste e le forze partigiane jugoslave arrestano tra le 10.000 e le 12.000 persone. L'indicazione è quella di arrestare repubblichini, fascisti, squadristi delle spie e collaborazionisti, agenti dell'Ovra, membri della Decima Mas relatori di partigiani ma basta una parola un cenno per un arresto e per una condanna ed è la ragione per cui anche esponenti della Resistenza triestina vengono arrestati e finiscono nelle foibe e poi l'esodo da Istria e Dalmazia Ritiene quindi che l'istituzione del Museo del ricordo sia l'ultima pagina di questa storia dolorosa e tormentata e alla fine di questa terribile parabola in quella terra di confine non c'era praticamente una sola famiglia che non avesse conosciuto la sofferenza, la tragedia ed il dolore di una perdita, di una scomparsa o di una tragedia vissuta in prima persona.
In conclusione ringrazia ancora il presidente e i commissari della VII Commissione per l'ospitalità e nell'esprimere il voto favorevole all'istituzione del Museo del ricordo nella Capitale d'Italia, auspica che questo museo aiuti a ricostruire la trama completa e complessa di quella storia per molte ragioni che bisognerebbe argomentare meglio di come ha fatto egli stesso in questi minuti.
Volendo sintetizzare in una ragione parafrasa Alessandro Manzoni con una frase che l'autore mette in bocca a Don Ferrante e cioè che la memoria senza politica non ha nessuno dietro di sé che la segua e così facendo getta via i suoi passi ma una politica senza memoria semplicemente cammina senza una guida e senza una meta; il peggio è quando la memoria viene piegata alla convenienza della politica e della contingenza politica «sbianchettando» pagine della storia e della memoria stessa perché in questo modo si calpestano pezzi di storia e biografie delle persone, si calpesta la verità e soprattutto non si ricuciono le ferite.
Ritiene che farlo è sempre qualcosa di sbagliato e che farlo lassù, al confine orientale dell'Italia, sia peggio di un crimine, sia un errore.
Anna Laura ORRICO (M5S) nel ringraziare il Presidente annuncia il voto favorevole del MoVimento 5 Stelle e si associa all'auspicio che del collega Cuperlo affinché il Museo del ricordo abbia un rigore storico e scientifico e affinché anche il Ministro della cultura, nel fare le nomine di chi poi andrà non solo a gestire la Fondazione ma anche a organizzare il Museo del Ricordo, non agisca con faziosità. Auspica altresì che con il medesimo rigore vengano scelte le persone che dovranno prendersi cura del museo e che dovranno Pag. 39anche accompagnare tutti coloro che lo visiteranno, soprattutto le giovani generazioni verso una consapevolezza storica e scientifica di quello che è accaduto in quella parte del nostro del nostro Paese.
Al riguardo ritiene che una cosa che la politica deve sicuramente imparare a fare con maggiore rigore è pensare che ogni azione, soprattutto quelle che vengono messe in campo nel mondo della cultura, ha grandissime ripercussioni perché il messaggio che può dare un museo con la sua organizzazione, con il suo racconto storico e scientifico di ciò che custodisce al proprio interno può determinare una maggiore o minore capacità dei cittadini e delle cittadine di valutare con consapevolezza ciò che la storia ci lascia.
Osserva quindi che poiché l'attuale momento storico, come altri d'altronde, si accompagna a numerosi conflitti sparsi in tutto il mondo e la natura di questo Museo del Ricordo può diventare strumento per aiutare i cittadini e le cittadine, in particolare le giovani generazioni, a meglio comprendere i conflitti attuali in tutto il mondo e a capire dove si annida il male sebbene spesso si celi sotto mentite spoglie. Si tratta, inoltre, di comprendere che esiste una sola verità che è quella raccontata con rigore storico e scientifico e che la storia non la scrivono i vincitori ma la scrivono soprattutto le generazioni future nel comprendere, nel saper utilizzare sapientemente quello che è accaduto che è custodito nella propria memoria.
Giorgio MULÈ (FI-PPE), intervenendo in dichiarazione di voto, nel ringraziare il presidente Mollicone, preannuncia il voto favorevole del gruppo di Forza Italia dichiarando di voler svolgere soltanto alcune rapide osservazioni.
Osserva anzitutto che, riguardo alle foibe, la storia ha dimostrato in maniera assai chiara che nel confine nord orientale d'Italia si sono concentrati gli orrori, la tragedia dei totalitarismi del ventesimo secolo. Invero, come ricordato poc'anzi anche dall'onorevole Cuperlo, sottolinea come questa geografia dell'orrore lugubre veda insistere a poca distanza la Risiera di San Sabba, l'unico campo di concentramento e peraltro di sterminio nazista in Italia, dalla foiba di Basovizza.
Ribadisce ulteriormente come la storia delle foibe abbia proferito parole chiare, e richiama le parole del Presidente Mattarella in occasione del Giorno del Ricordo nel febbraio di quest'anno, il quale ha rammentato che quel territorio intriso di storia, di civiltà condivise lo stesso tragico destino di molti Paesi d'Europa che, dopo la sconfitta del nazifascismo, si videro negata l'aspirazione alla libertà, alla democrazia, all'autodeterminazione, a causa dell'instaurazione della dittatura comunista imposta dall'Unione Sovietica.
Sostiene, pertanto, che la ferocia che si scatenò contro gli italiani in quelle zone non può essere derubricata a meri atti, comunque ignobili, di vendetta, di giustizia sommaria contro i fascisti occupanti perché la memoria condivisa impone che non ci siano davvero dubbi su ciò che è accaduto.
Ritiene, quindi, doveroso ricordare che si trattò di un dominio intollerante, crudele, senza alcuna umanità, delle popolazioni slave contro le popolazioni italiane e che la sparizione nelle foibe o l'internamento nei campi di prigionia colpirono funzionari pubblici, sacerdoti, intellettuali, impiegati, semplici cittadini che non avevano nulla a che spartire con la dittatura di Mussolini. Invero, rammenta che persino partigiani antifascisti finirono nelle foibe unicamente perché colpevoli di essere italiani e di battersi – o anche soltanto di aspirare – a un futuro di democrazia, di libertà per i loro figli, ostacolando quello che era il disegno di Tito ovvero l'annessione di quei territori sotto la dittatura comunista jugoslava.
Conferma, dunque, che la storia ha parlato, ha detto parole chiare, che gli italiani sono stati uccisi perché se l'erano meritato, in questa sorta di pogrom contro la popolazione italiana che prescinde da ogni responsabilità individuale.
Afferma che se la memoria condivisa deve essere tale allora deve essere libera da qualsiasi forma di rilettura, rilevando come l'istituzione del Museo del ricordo risponda esattamente a questo obiettivo e sottolineandoPag. 40 l'importanza che un tale museo sia istituito nella capitale d'Italia. Invero, sostiene che non solo non potrà essere negato quanto è avvenuto, ma nemmeno potranno mai ammettersi tesi volte a giustificare o a rileggere ciò che accadde.
Ricorda che la proposta di legge in esame si inscrive nel solco dell'attività di memoria storica che il Parlamento sta svolgendo in questa legislatura, menzionando l'approvazione in prima lettura da parte della Camera dei deputati della proposta di legge istitutiva della giornata nazionale del ricordo degli internati militari italiani nella seconda guerra mondiale, quei 650.000 soldati che dopo l'8 settembre 1943 rifiutarono di combattere da parte della Germania nazista e di aderire alla Repubblica di Salò, e della proposta di legge volta al riconoscimento del relitto del regio sommergibile «Scirè» quale sacrario militare subacqueo, nell'auspicio del raggiungimento di una memoria condivisa.
Conclude, dichiarando che l'approvazione del disegno di legge in discussione, che auspica avvenga all'unanimità, costituisce un'altra pagina alta, nobile scritta dal Parlamento, che porta esattamente in quella direzione in cui l'attuale maggioranza parlamentare ha avuto la capacità, nel 2024, di spogliarsi di ciò che non ha fatto guardare con gli occhi della verità quello che invece era chiaro purtroppo oramai tanti anni fa.
Federico MOLLICONE (FDI), presidente, intervenendo in dichiarazione di voto, rileva come l'approvazione in sede legislativa di questo provvedimento da parte della VII Commissione costituisca un primo importante passo verso l'istituzione del Museo del ricordo che nascerà a Roma e che sarà dedicato appunto alla memoria dei martiri italiani delle foibe, massacrati dalla cieca violenza di Tito, una tragedia alla quale è seguito l'esodo dalle loro terre di istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra.
Ringrazia, pertanto, il Governo, la Conferenza dei Presidenti di gruppo, il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, l'ex Ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, per la scelta di avviare l'iter legislativo, nonché l'attuale Ministro della Cultura Alessandro Giuli, che lo ha portato a compimento, e il sottosegretario di Stato per la cultura, Gianmarco Mazzi, presente in aula a rappresentare il Governo oltre, ovviamente, tutte le associazioni che hanno contribuito al raggiungimento di questo risultato.
Ricorda che questa rappresenta la sesta deliberazione in sede legislativa della VII Commissione, ciò che costituisce anche un riconoscimento alla Commissione tutta ed al valore dell'attività parlamentare che la Commissione ha dimostrato di saper svolgere.
Ritiene che il Museo del Ricordo costituisca una fondamentale tessera di quel mosaico della memoria al quale facevano riferimento gli onorevoli Cuperlo e Mulè, che sicuramente va visto nella sua interezza, nella sua drammaticità, nel suo chiaroscuro, ma che tuttavia non può essere affrontato in maniera avversativa. Afferma, quindi, come non si possa sostenere di essere d'accordo con l'istituzione del Museo del ricordo e poi dire che, però, quello che è avvenuto prima è stato più grave del massacro delle foibe e del conseguente esodo giuliano dalmata.
Si associa alla considerazione svolta in precedenza dall'onorevole Orrico su come tutta la storia vada conosciuta per poter essere trasmessa ai più giovani al fine di evitare che si ripetano le pagine più buie della storia del Novecento. Afferma, quindi, che è davvero con grande onore ed anche con orgoglio che si accinge a indire la votazione finale, ricordando l'istituzione con la legge 30 marzo 2004, n. 92 del Giorno del ricordo in memoria delle vittime delle foibe, dell'esodo giuliano-dalmata, delle vicende del confine orientale e la concessione di un riconoscimento ai congiunti degli infoibati nonché la votazione unanime della risoluzione n. 7/00037, approvata il 31 gennaio 2023, mediante la quale la VII Commissione ha impegnato il Governo a sostenere la realizzazione del «Treno del Ricordo», dimostrando così l'intento del Parlamento di colmare questo vuoto di memoria storica in attesa dell'approvazione della legge istitutiva e della successiva realizzazione del Museo del Ricordo.Pag. 41
A tale proposito, rammenta come 25.000 italiani si siano messi in fila per partecipare all'iniziativa del Treno del ricordo e di aver molto spesso visto con commozione, a partire da Trieste e nelle molte tappe successive, la trasversalità generazionale di quelle file di persone. Riferisce di aver conosciuto uomini e donne di età molto avanzata, quasi centenari, in lacrime per il ricordare il proprio viaggio da bambini su quel treno, riconoscendo e integrando i video, i racconti che venivano fatti su quel treno, ove erano state allestite le suppellettili del Magazzino 18 degli esuli che dovettero affrettarsi ad abbandonare tutte le proprie suppellettili, i propri arredi, le proprie piccole proprietà.
Riferisce, altresì, di aver visto in quell'occasione persone molto giovani, anche alunni delle scuole elementari, emozionarsi e capire, conoscere e scoprire una pagina di storia strappata. Invero, fermo restando l'apprezzamento per l'intervento dell'onorevole Cuperlo oltre alla dichiarazione di voto favorevole, afferma che in Italia le pagine di storia strappate sono state molte, ricordando che quando in gioventù svolgeva attività politica studentesca uno degli impegni assunti dalla propria parte era quello di individuare quelle pagine strappate nei libri di storia. A tale proposito, osserva che tra queste c'erano proprio quelle sulle foibe e sull'esodo giuliano dalmata, dei quali non v'era menzione sui libri di storia dove le foibe erano descritte solo come formazioni geologiche, come cavità carsiche.
Concorda quindi sulla necessità di costruire una memoria comunitaria e condivisa, di concludere questo eterno secondo dopoguerra rilevando, come diceva il collega Mulè, che questa maggioranza parlamentare sta sinceramente, ma anche in maniera un po'estenuata, cercando di farlo ad ogni ricorrenza, ad ogni anniversario, ribadendo la banalità del bene. Sostiene, pertanto, che quindi è ovvio che maggioranza e opposizione siano dalla stessa parte sulla Shoah, sulle persecuzioni, contro la violenza e ogni forma di dittatura, ma crede che almeno questo momento, nel quale ci si appresta a votare per l'istituzione del Museo del Ricordo, dovrebbe essere vissuto anche dall'opposizione come un momento di sincera riconciliazione con la storia. Ritiene, infatti, che il Parlamento trovi la sua espressione più alta non nella divisione ma nella sintesi di una cultura nazionale che prevede, appunto, momenti di riconciliazione come questo dell'istituzione del Museo del Ricordo senza sicuramente nessuna omissione, ma al contempo senza più «rinfacci», perché la maggioranza di governo che ha proposto questa proposta di legge è matura e lo dimostra ogni giorno per arrivare finalmente a una lettura del dopoguerra italiano che possa essere condivisa e senza omissioni.
Nessun altro chiedendo di intervenire indìce quindi la votazione finale sul disegno di legge C. 1980 approvato dalla 7a Commissione permanente del Senato, recante Istituzione del Museo del Ricordo in Roma.
La Commissione, con votazione nominale finale, approva all'unanimità il disegno di legge C. 1980 di iniziativa del Governo, approvato dalla 7a Commissione permanente del Senato recante Istituzione del Museo del Ricordo in Roma.
Federico MOLLICONE, presidente, nel ringraziare i membri della Commissione e nel concluderne i lavori, rispetto alla missione effettuata presso la fiera del libro di Francoforte, riferisce la notizia che grazie alla collaborazione con l'Associazione Italiana Editori (AIE) ed alla Direzione Generale del Ministero della Cultura è stato stipulato un accordo con la Biblioteca nazionale della Repubblica Moldova che prevede la donazione di trecento libri di narrativa per ragazzi nell'ambito della settimana della lingua italiana nel mondo. Sottolinea come la stipula di questo accordo avvenga anche a sostegno dell'importante appuntamento elettorale che la Moldova affronterà il 20 ottobre, decisivo per un ulteriore avvicinamento all'Unione europea.
Evidenzia, quindi, come la diplomazia culturale porti buoni frutti, costituendo uno Pag. 42strumento fondamentale per riscoprire radici comuni e nuove alleanze.
La seduta termina alle 13.45.
N.B.: Il resoconto stenografico della seduta è pubblicato in un fascicolo a parte.
UFFICIO DI PRESIDENZA INTEGRATO
DAI RAPPRESENTANTI DEI GRUPPI
Giovedì 17 ottobre 2024.
L'ufficio di presidenza si è riunito dalle 13.45 alle 13.55.
ERRATA CORRIGE
Nel Bollettino delle Giunte e delle Commissioni parlamentari n. 385 del 16 ottobre 2024, apportare la seguente modificazione: a pagina 106, seconda colonna, dodicesima riga, sostituire il numero 1.12 con il seguente: 1.13.