TESTO AGGIORNATO AL 14 NOVEMBRE 2024
UFFICIO DI PRESIDENZA INTEGRATO
DAI RAPPRESENTANTI DEI GRUPPI
Mercoledì 13 novembre 2024.
L'ufficio di presidenza si è riunito dalle 13.55 alle 14.10.
SEDE CONSULTIVA
Mercoledì 13 novembre 2024. — Presidenza del presidente Giulio TREMONTI. – Interviene la sottosegretaria di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale Maria Tripodi.
La seduta comincia alle 14.10.
DL 160/2024: Disposizioni urgenti in materia di lavoro, università, ricerca e istruzione per una migliore attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza.
C. 2119 Governo.
(Parere alle Commissioni VII e XI).
(Esame e conclusione – parere favorevole).
La Commissione inizia l'esame del provvedimento.
Giulio TREMONTI, presidente, dà conto delle sostituzioni. Invita quindi il relatore, onorevole Formentini, ad illustrare i profili di competenza della III Commissione e la proposta di parere.
Pag. 61 Paolo FORMENTINI (LEGA), relatore, in premessa, precisa che si limiterà ad illustrare l'unica disposizione di competenza della III Commissione, rinviando alla documentazione predisposta dagli uffici per ogni ulteriore approfondimento.
Si tratta, del dettaglio, dell'articolo 8, che prevede misure volte a promuovere l'internazionalizzazione degli Istituti tecnologici superiori (ITS Academy), anche nell'ambito del «Piano Mattei».
Ricorda che i percorsi formativi erogati dagli Istituti tecnologici superiori rappresentano l'unica tipologia di percorsi di formazione di livello terziario che ricade nell'ambito delle competenze del Ministero dell'Istruzione e del merito e non del Ministero dell'università e della ricerca. Istituiti nel 2010, sono rivolti ai giovani e gli adulti in possesso di diploma di istruzione secondaria superiore e coloro che siano in possesso di un diploma quadriennale di istruzione e formazione professionale e che abbiano frequentato un corso annuale integrativo di istruzione e formazione tecnica superiore.
Sottolinea che la norma in esame, al comma 1, lettera a), prevede che il Fondo per l'istruzione tecnologica superiore finanzi la realizzazione dei percorsi negli ITS Academy al fine di incrementarne significativamente l'offerta formativa in tutto il territorio nazionale, anche per i percorsi attivati all'estero. A questo fine, il Fondo finanzia anche interventi relativi alle sedi degli ITS Academy e volti a potenziare i laboratori e le infrastrutture tecnologicamente avanzate, comprese quelle per la formazione a distanza, utilizzati, anche in via non esclusiva, dagli Istituti con specifico riferimento all'internazionalizzazione, rileva che, in base alla relazione illustrativa, attraverso protocolli di intesa gli ITS Academy stanno incrementando e sviluppando la propria attività di promozione all'estero. Nell'ambito del «Piano Mattei», infatti, il Ministero dell'istruzione e del merito ha concluso delle intese tecniche con l'Etiopia, l'Egitto e la Tunisia e sta per finalizzarne due con l'Algeria con l'obiettivo di sviluppare una collaborazione nel settore dell'istruzione tecnica e professionale.
Evidenzia che il comma 2 della disposizione in oggetto statuisce che per la promozione dei processi di internazionalizzazione degli ITS Academy, è autorizzata la spesa di 3,1 milioni di euro per l'anno 2024 per il potenziamento delle strutture e dei laboratori anche presso sedi all'estero, nonché la spesa di 1 milione di euro per l'anno 2024 per l'ampliamento della offerta formativa.
La norma dispone che ai relativi oneri si provvede, quanto a 3,1 milioni di euro per l'anno 2024, mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 1, comma 2, lettera p), numero 3), della legge n. 123 del 2007, e, quanto a 1 milione di euro per l'anno 2024 mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 19, comma 1, del decreto legislativo n. 59 del 2017.
Alla luce delle considerazioni svolte, illustra una proposta di parere favorevole (vedi allegato).
Vincenzo AMENDOLA (PD-IDP), preannunciando l'astensione del proprio Gruppo sulla proposta di parere del relatore, evidenzia che il provvedimento in esame, per i profili di competenza della III Commissione, conferma l'approccio frammentario del Governo nell'attuazione del «Piano Mattei». A suo avviso, le attività di formazione svolte dagli ITS Academy in diversi Paesi africani rappresentano un chiaro esempio del valore aggiunto che l'Italia potrebbe offrire per lo sviluppo di quel continente, ma non sono stati inquadrati in maniera organica e strutturata nel Piano. Peraltro gli ITS operano anche con profitto in alcuni Paesi africani che non sono nominati nella relazione. A conferma di questa impostazione errata, le risorse economiche destinate a finanziare queste attività di formazione fanno capo al Ministero dell'istruzione e del merito e non alla Cabina di regia del «Piano Mattei».
Ribadendo la disponibilità del Partito Democratico a collaborare per una proficua attuazione del Piano, sottolinea la necessità di elaborare una strategia più strutturata ed ordinata.
Giulio TREMONTI, presidente, sottolinea l'opportunità di valutare, nell'ambito dei programmi di formazione, anche l'avvio di corsi universitari per via telematica, già sperimentati da altri Paesi.
La Commissione approva la proposta di parere del relatore.
La seduta termina alle 14.20.
RISOLUZIONI
Mercoledì 13 novembre 2024. — Presidenza del presidente Giulio TREMONTI indi del vicepresidente Paolo FORMENTINI. – Interviene la sottosegretaria di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale Maria Tripodi.
La seduta comincia alle 14.20.
7-00256 Provenzano: Sulla correttezza del processo elettorale e sul rispetto dello Stato di diritto e dei diritti umani in Tunisia.
(Seguito della discussione e reiezione).
La Commissione prosegue la discussione della risoluzione in titolo, rinviata, da ultimo, nella seduta del 23 ottobre scorso.
Giulio TREMONTI, presidente, dà conto delle sostituzioni. Ricorda che nella scorsa seduta i presentatori avevano presentato un nuovo testo della risoluzione.
Giuseppe PROVENZANO (PD-IDP) ribadisce che le elezioni presidenziali del 6 ottobre 2024 in Tunisia si sono svolte in un clima di intimidazione e violenza, con una partecipazione al voto particolarmente bassa, pari al 27,7 per cento degli aventi diritto, e sono state precedute dagli arresti di numerosi esponenti dell'opposizione politica e della società civile. Pur condividendo il valore strategico delle relazioni con la Tunisia, ritiene profondamente sbagliato l'investimento fatto dal Governo italiano sulla figura del Presidente Saied, che con i suoi metodi autoritari sta alimentando la destabilizzazione politica del Paese.
Sulla scorta di queste considerazioni, ribadisce che l'atto di indirizzo in esame mira ad impegnare l'esecutivo a: procedere all'immediata liberazione di tutti i prigionieri politici, sindacalisti e attivisti della società civile e garantire per loro le prerogative del giusto processo; sollecitare in sede europea una immediata verifica della condizione dei migranti in Tunisia e dell'operato delle autorità tunisine della gestione degli stessi, anche in vista di una sospensione del memorandum UE-Tunisia sottoscritto nel luglio 2023; sostenere, in sede europea ed internazionale la necessità del ripristino dello Stato di diritto, dell'indipendenza della magistratura della normale dialettica democratica in Tunisia.
A suo avviso, l'approvazione della risoluzione consentirebbe all'Italia di prendere una posizione chiara e netta contro le torsioni autoritarie del regime di Saied, che non solo colpiscono duramente la società civile tunisina e promuovono una gestione dei fenomeni migratori non rispettosa dei diritti umani, ma rischiano, nel lungo termine, anche di ledere i nostri interessi geopolitici.
La Sottosegretaria Maria TRIPODI, pur ringraziando l'onorevole Provenzano per gli spunti di riflessione forniti, ribadisce il parere contrario sull'atto di indirizzo in esame.
Richiamando quanto già espresso dallo stesso Presidente del consiglio Meloni in occasione delle sue comunicazioni al Parlamento sul Consiglio europeo di ottobre, evidenzia la necessità di promuovere le relazioni con la Tunisia, Paese strategico non solo per l'Italia, ma per l'intera Unione europea, come dimostra la sottoscrizione del citato memorandum. In merito alle questioni dei diritti umani e della correttezza del processo elettorale, sottolinea che la Farnesina ha monitorato costantemente l'evoluzione della situazione, sensibilizzando la controparte, ma evitando, nel contempo, indebite ingerenze.
Laura BOLDRINI (PD-IDP) stigmatizza l'acquiescenza del Governo rispetto alle palesi violazioni dei diritti umani perpetrate Pag. 63in Tunisia, che denota la perdita di un orizzonte etico da parte dell'attuale maggioranza. Il regime di Saied, infatti, ha distrutto le fondamenta dello Stato di diritto, mettendo a tacere la magistratura, sottoponendo ad arresti arbitrari tutte le voci critiche ed alimentando una campagna di odio nei confronti dei migranti africani.
Di fronte a questa realtà incontrovertibile sarebbe opportuno che il Parlamento assumesse una ferma ed unanime posizione di condanna.
Vincenzo AMENDOLA (PD-IDP), esprimendo sincero imbarazzo per le motivazioni addotte dall'Esecutivo per giustificare il parere contrario, evidenzia che proprio in ragione delle relazioni tradizionalmente buone con la Tunisia occorrerebbe richiamare il Presidente Saied al pieno ripristino dello Stato di diritto e delle libertà fondamentali. Peraltro, ricorda che all'epoca delle cosiddette «primavere arabe» anche le forze politiche dell'attuale maggioranza auspicavano l'avvio di un processo di transizione democratica, a partire proprio dalla Tunisia, che oggi invece si è trasformata a tutti gli effetti in un'autocrazia.
Ricordando che Partito Democratico ha pienamente sostenuto il Ministro degli esteri Tajani nella sua azione in sede di Fondo monetario internazionale per sbloccare il prestito a Tunisi, si rammarica del fatto che Governo e maggioranza non vogliano ora sostenere un'iniziativa che mira a ripristinare l'ordine democratico in Tunisia.
La Commissione respinge la risoluzione in titolo.
7-00254 Boldrini: sul riconoscimento dell'apartheid di genere come crimine contro l'umanità.
(Seguito della discussione e rinvio).
La Commissione prosegue la discussione della risoluzione in titolo, rinviata, da ultimo, nella seduta del 6 novembre scorso.
La Sottosegretaria Maria TRIPODI, in premessa, sottolinea che per l'Italia rimane fondamentale continuare a discutere di Afghanistan nell'agenda politica internazionale, con il principale obiettivo di migliorare le condizioni di vita della popolazione afgana, e delle donne in particolare.
Fa presente che il Governo italiano guarda con forte preoccupazione al deterioramento della situazione umanitaria e di quella dei diritti umani, soprattutto in relazione alle restrizioni imposte alla componente femminile, che l'Italia ha condannato fermamente.
Ricorda che il 26 agosto scorso l'Italia si è associata alla dichiarazione dell'Alto Rappresentante Borrell, a nome dei ventisette Stati membri dell'Unione europea, per ribadire lo sgomento di fronte all'adozione della cosiddetta «Legge sulla promozione della virtù e della prevenzione del vizio». Da ultimo, l'Italia ha ribadito la più assoluta condanna di tale provvedimento nel contesto del Consiglio diritti umani a Ginevra, con un intervento nazionale nel dialogo interattivo sull'Afghanistan e co-sponsorizzando la risoluzione sulla situazione dei diritti umani nel Paese presentata dall'Unione europea e adottata il 9 ottobre.
Sottolinea che si tratta di una decisione che va in senso contrario a quanto richiesto dalla Comunità internazionale ai talebani e che ostacola il processo di ingaggio portato avanti dalle Nazioni unite con il Governo de facto.
Evidenzia che per l'Italia rimane essenziale proseguire gli sforzi nel contesto del Processo di Doha, per mantenere aperto quel canale di dialogo che rappresenta uno strumento per trasmettere alla leadership talebana le nostre preoccupazioni e le nostre aspettative riguardo alla situazione nel Paese. Sottolinea che questo, tuttavia, non rappresenta una legittimazione del regime.
Ribadisce la convinzione che tale sforzo di ingaggio debba proseguire nel percorso olistico e di lungo termine delineato dal rapporto del Coordinatore speciale delle Nazioni Unite per l'Afghanistan. A suo avviso, solo tenendo in conto tutti gli aspetti che sono delineati nel rapporto è lecito aspettarsi che l'Afghanistan ritrovi stabilità e possa avviarsi sulla strada dello sviluppo economico sostenibile. Rileva, tuttavia, che questo processo può solo basarsi sul pieno Pag. 64rispetto dei diritti umani, in particolare quelli delle donne, e degli obblighi internazionali cui l'Afghanistan è vincolato.
Venendo al merito dell'atto di indirizzo in esame, ricorda che il Parlamento europeo ha recentemente approvato una risoluzione con la quale invita l'Unione europea a riconoscere l'apartheid di genere come crimine contro l'umanità. Tale concetto non risulta tuttavia ancora codificato in alcun trattato internazionale, né è contemplato dal diritto internazionale consuetudinario.
Precisa, altresì, che lo Statuto della Corte penale internazionale prevede già il crimine contro l'umanità di «persecuzione basata sul genere». Lo stesso Statuto codifica il crimine di apartheid, riferendolo esclusivamente all'oppressione sistematica e dominio di «un gruppo razziale contro un altro o altri gruppi razziali».
Osserva, inoltre, che il crimine di «apartheid di genere» non figura al momento nemmeno nella bozza di articoli sulla prevenzione e repressione dei crimini contro l'umanità al momento all'attenzione della Sesta Commissione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite. La bozza infatti – nell'attuale versione predisposta dalla Commissione del diritto internazionale – riprende la già citata impostazione utilizzata dallo Statuto di Roma, che ricomprende nel novero di crimini contro l'umanità sia la «persecuzione basata sul genere» sia il crimine di apartheid come due fattispecie distinte.
Fa presente che la Sesta Commissione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite sta valutando una bozza di risoluzione relativa all'iter di convocazione di una conferenza intergovernativa per negoziare una Convenzione sulla prevenzione e repressione dei crimini contro l'umanità a partire dalla bozza di articoli in questione. Al riguardo, segnala che circa novantadue Stati membri – inclusa l'Italia insieme a tutti i Paesi UE e G7 – hanno co-sponsorizzato tale bozza di risoluzione.
Segnala che anche in questo contesto, non è rilevabile, al momento, un consenso nella Comunità internazionale sulla previsione dell'apartheid di genere come autonoma fattispecie di crimine contro l'umanità. Dal punto di vista storico e linguistico, infatti, il crimine di apartheid e il termine «apartheid» risultano strettamente legati all'esperienza della segregazione e separazione razziale in Sudafrica.
Pur condividendo le forti preoccupazioni per le gravi e sistematiche forme di discriminazione, persecuzione e segregazione perpetrate a danno delle donne in alcuni Paesi, in particolare in Afghanistan, ritiene preferibile, in questa fase, riformulare il dispositivo prevedendo un impegno per il Governo più ampio e flessibile, con un obiettivo che resta comunque chiaro: condannare fermamente il deterioramento della situazione dei diritti umani nel Paese, soprattutto le restrizioni imposte alle donne, e fare il possibile per prevenire ulteriori attacchi ai loro diritti.
Laura BOLDRINI (PD-IDP) dichiara di considerare «indecente» la proposta di riformulazione avanzata dal Governo, che si limita a prevedere un generico impegno a tutela dei diritti delle donne, ma non tiene conto della posizione di vera e propria segregazione cui sono sottoposte non solo in Afghanistan, ma anche in Arabia Saudita, Yemen ed Iran. A suo avviso, la politica dovrebbe promuovere l'elaborazione di norme internazionali che includano l'apartheid di genere tra i crimini contro l'umanità, assecondando la richiesta che viene dalle stesse donne afgane che vivono sulla propria pelle quella condizione di sottomissione, dalle organizzazioni della società civile che operano in loco e anche dall'attivista iraniana Narges Mohammadi, insignita del premio Nobel per la pace. Compito della politica dovrebbe essere anche quello di promuovere una elaborazione evolutiva del diritto internazionale, che tenga conto dell'esigenza di una tutela sostanziale dei diritti umani.
A suo avviso, è assai grave che una compagine governativa guidata da una donna non voglia assumere una posizione chiara ed incisiva su tale materia.
Vincenzo AMENDOLA (PD-IDP) chiedendo che la risoluzione venga posta in votazione nella prima seduta utile, preannunciaPag. 65 l'intenzione di rivolgersi direttamente al Presidente Meloni, che forse sul tema dimostrerà un approccio più coraggioso di quello della Farnesina.
Paolo FORMENTINI, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia il seguito della discussione ad altra seduta.
La seduta termina alle 14.45.
SEDE REFERENTE
Mercoledì 13 novembre 2024. — Presidenza del vicepresidente Paolo FORMENTINI. – Interviene la sottosegretaria di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale Maria Tripodi.
La seduta comincia alle 14.45.
Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica Araba d'Egitto sul trasporto internazionale di merci per mezzo di veicoli trainati (rimorchi e semirimorchi) con l'uso di servizi di traghettamento marittimo, fatto a Il Cairo il 22 gennaio 2024.
C. 2101 Governo, approvato dal Senato.
(Esame e rinvio).
La Commissione inizia l'esame del provvedimento.
Giangiacomo CALOVINI (FDI), relatore, in premessa, rileva che l'Intesa è finalizzata a regolare i trasporti su strada da parte di operatori del settore dei due Paesi, tenendo conto dell'attivazione di servizi di traghetto fra i porti italiani ed egiziani e nel rispetto del principio della reciprocità di trattamento; il testo, dunque, una volta entrato in vigore contribuirà a rafforzare l'interscambio commerciale.
Come evidenziato dalla relazione illustrativa, l'Intesa è ispirata al rispetto di princìpi di sostenibilità ambientale con il ricorso al trasporto su nave dei soli veicoli rimorchiati, secondo la logica dell'intermodalità e del trasporto combinato. Una volta trasportati via mare, infatti, i rimorchi e i semirimorchi potranno circolare nei viaggi di destinazione trainati da motrici con targa italiana sul territorio italiano e da operatori egiziani (con motrici aventi targa egiziana) nel Paese africano. Il numero delle autorizzazioni annuali, di destinazione finale o di transito, sarà concordato dalla Commissione mista.
Evidenzia che l'Accordo – composto da un Preambolo e da dodici articoli – identifica, in primo luogo, le autorità competenti per la sua applicazione (per l'Italia il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti) e descrive le modalità di concessione delle varie tipologie di permesso per il trasporto di merci, in linea con la legislazione della Parte nella quale i rimorchi e i semirimorchi circolano.
Vengono poi fissati i requisiti assicurativi e definito lo scambio di dati statistici. Ulteriori disposizioni riguardano le condizioni per l'entrata nel territorio di ciascuna delle Parti dei veicoli trainati, senza restrizioni o diritti doganali per i veicoli e i pezzi di ricambio, nonché l'applicazione della legislazione fiscale, doganale e valutaria dello Stato di circolazione dei veicoli, anche in relazione agli eventuali pedaggi.
Ad una Commissione mista è affidato il compito di attuare ed implementare l'Accordo, nonché di decidere sul numero e la tipologia dei permessi da rilasciare.
Osserva che l'Intesa definisce, infine, le modalità di risoluzione delle eventuali controversie interpretative o applicative fra le Parti, i casi di sospensione temporanea dell'intesa per motivi di ordine e sicurezza pubblica e i termini per la sua entrata in vigore, per la sua durata e per la sua emendabilità.
Quanto al disegno di legge di ratifica, rileva che esso si compone di quattro articoli; in particolare, l'articolo 3 contiene una clausola di invarianza finanziaria, in base alla quale dall'attuazione della presente legge non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica: pertanto, le amministrazioni interessate devono provvedere all'attuazione dell'Accordo con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.
Paolo FORMENTINI, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, essendo concluso l'esame preliminare, avverte che si intende si sia rinunciato al termine per la presentazione degli emendamenti e che il provvedimento verrà trasmesso alle Commissioni competenti per l'espressione dei pareri. Rinvia quindi il seguito dell'esame ad altra seduta.
Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di partenariato economico interinale tra il Ghana, da una parte, e la Comunità europea e i suoi Stati membri, dall'altra, fatto a Bruxelles il 28 luglio 2016.
C. 2102 Governo, approvato dal Senato.
(Esame e rinvio).
La Commissione inizia l'esame del provvedimento.
Giangiacomo CALOVINI (FDI), relatore, in premessa, ricorda che il Ghana è una delle economie più solide della regione occidentale del continente africano, forte soprattutto dell'industria estrattiva e della produzione di cacao, di cui è il secondo esportatore al mondo. Membro attivo dell'Unione Africana e della Comunità economica degli Stati dell'Africa occidentale (ECOWAS), il Ghana risulta essere tra i principali fornitori africani di truppe per le operazioni di peace-keeping delle Nazioni Unite. Con l'Italia, che è il suo dodicesimo fornitore commerciale, il Paese africano vanta ottime relazioni bilaterali e un positivo interscambio commerciale.
Sottolinea che l'Accordo in esame, frutto di un iter negoziale complesso e piuttosto lungo, è finalizzato al rafforzamento della cooperazione economica tra Unione europea e Ghana, attraverso la progressiva rimozione delle barriere commerciali e la conseguente facilitazione dell'accesso al mercato europeo, anche in vista di un consolidamento della relazione economica e commerciale complessiva dell'Europa con l'intera regione dell'Africa occidentale.
Precisa che l'Intesa in esame – che è stato fin qui ratificato da otto Stati membri dell'UE – si compone di ottantadue articoli (suddivisi in sette Titoli), di due Appendici, di quattro Allegati e di un Protocollo.
Il Titolo I precisa l'obiettivo di consentire al Ghana un miglior accesso al mercato dell'UE, anche nell'ottica di un più ampio Accordo di partenariato economico, promuovendo una graduale integrazione del Paese africano nell'economia mondiale e rafforzare le relazioni fra le Parti.
Il Titolo II definisce quindi i termini del partenariato per lo sviluppo, da attuarsi non solo da parte dell'UE ma tramite il sostegno delle politiche di cooperazione dei singoli Stati membri, nel rispetto dei principi di complementarietà degli aiuti e di efficacia.
Il Titolo III disciplina gli aspetti tecnici relativi al regime commerciale per le merci, con riferimento ai dazi doganali e alle misure non tariffarie, agli strumenti di difesa commerciale, al regime doganale e all'agevolazione degli scambi commerciali, agli ostacoli tecnici al commercio e alle misure sanitarie e fitosanitarie.
Il Titolo IV richiama gli aspetti relativi ai servizi, agli investimenti e alle regole connesse al commercio, impegnando le Parti a concludere al più presto un completo Accordo di partenariato economico, mentre il Titolo V disciplina le modalità di prevenzione e risoluzione di eventuali controversie.
Al Titolo VI vengono fissate le clausole di eccezioni generali, fra cui quelle relative alla tutela della pubblica sicurezza, della vita e del patrimonio nazionale, e specifiche in tema di sicurezza e fiscalità.
Infine, il Titolo VII reca disposizioni istituzionali, generali e finali, impegnando le Parti – fra l'altro – all'esecuzione dell'Accordo anche tramite la creazione di un apposito Comitato responsabile dell'amministrazione dei settori coperti dall'intesa, nonché a facilitare la cooperazione in tutti i settori previsti dalle intese fra le regioni ultra-periferiche dell'Unione europea e il Ghana.
Evidenzia che le due Appendici riguardano rispettivamente i prodotti prioritari per l'esportazione dal Ghana e le autorità competenti delle Parti per l'applicazione dell'Accordo.Pag. 67
Fa presente che i quattro Allegati trattano dei dazi sui prodotti originari del Ghana e della parte europea, recano l'elenco dei diritti e degli altri oneri della parte ghaneana e quello delle regioni ultra-periferiche dell'Unione europea interessate dall'articolo 74, ovvero i Dipartimenti francesi d'oltremare (Guadalupa, Martinica, Guyana francese, Riunione), le Azzorre, Madeira e le Isole Canarie.
Il Protocollo, infine, disciplina gli aspetti correlati all'assistenza amministrativa reciproca in materia doganale.
Quanto al disegno di legge di ratifica, osserva che esso si compone di quattro articoli; in particolare, l'articolo 3 reca gli oneri finanziari, valutati in poco meno di 14 mila euro annui a decorrere dall'anno 2025, essenzialmente ascrivibili a spese di missione, a cui si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto nello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale.
Paolo FORMENTINI, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, essendo concluso l'esame preliminare, avverte che si intende si sia rinunciato al termine per la presentazione degli emendamenti e che il provvedimento verrà trasmesso alle Commissioni competenti per l'espressione dei pareri. Rinvia quindi il seguito dell'esame ad altra seduta.
La seduta termina alle 15.