SEDE REFERENTE
Giovedì 14 novembre 2024. — Presidenza del presidente Nazario PAGANO. – Interviene il Viceministro della giustizia, Francesco Paolo Sisto.
La seduta comincia alle 10.10.
Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare.
C. 1917 cost. Governo, C. 23 cost. Costa, C. 434 cost. Giachetti, C. 806 cost. Calderone, C. 824 cost. Morrone.
(Seguito dell'esame e rinvio).
La Commissione prosegue l'esame del provvedimento, rinviato nella seduta del 13 novembre 2024.
Nazario PAGANO, presidente, dà conto delle sostituzioni. Avverte altresì che le votazioni riprendono dall'emendamento Gianassi 3.58 sul quale i relatori e il rappresentante del Governo hanno espresso parere contrario.
La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Gianassi 3.58, 3.59, 3.60, 3.61, 3.62, 3.63, Bonafè 3.64, 3.65, 3.66, 3.67.
Federico FORNARO (PD-IDP) chiede che la pubblicità dei lavori sia assicurata anche attraverso il sistema di ripresa audiovisivo a circuito chiuso.
Nazario PAGANO, presidente, non essendovi obiezioni, dispone l'attivazione del sistema di ripresa audiovisivo a circuito chiuso.
Federico FORNARO (PD-IDP), intervenendo sugli identici emendamenti Auriemma 3.68, Bonafè 3.69 e Zaratti 3.70, coglie l'occasione della presenza del Viceministro della giustizia Sisto per sottolineare che la scelta della maggioranza di blindare totalmente la revisione del testo costituzionale in esame sia una scelta sbagliata. Dà quindi atto degli interventi svolti nella seduta di ieri da parte dei gruppi di maggioranza su alcuni emendamenti cardine al presente provvedimento, contribuendo a sviluppare un confronto nel merito sulle diverse posizioni manifestate dai gruppi di maggioranza e di opposizione. Evidenzia tuttavia la totale indisponibilità da parte dei gruppi di maggioranza a trovare forme di mediazione e condivisione su questi o altri emendamenti, con la conseguenza di non lasciare margini di discussione su eventuali modifiche al testo in esame al fine di migliorarlo. Nel sottolineare la contrarietà del proprio gruppo riguardoPag. 4 al merito del presente provvedimento, evidenzia altresì la necessità e l'opportunità di apportare miglioramenti al testo.
Segnala inoltre che nel corso dell'esame della riforma sul cosiddetto «premierato» in prima lettura al Senato sono stati approvati diversi emendamenti presentati dai gruppi di maggioranza, quindi di origine parlamentare, e altri presentati dai gruppi dell'opposizione, in particolare da parte del gruppo di Italia Viva. Precisa come tale circostanza non serva tuttavia a reclamare il diritto dell'opposizione a vedere accolto gli emendamenti da essa presentati, ma consente in realtà di rilevare l'auspicio che, definita la fase emendativa in sede di esame in Commissione, nel momento del passaggio all'esame in Assemblea ci possa essere la disponibilità da parte della maggioranza ad aprirsi al confronto con le opposizioni. Ricorda inoltre che, secondo alcune fonti, il Ministro della giustizia sarebbe intenzionato a modificare totalmente o parzialmente le disposizioni relative all'applicazione del metodo del sorteggio, esprimendo l'auspicio che tali modifiche non vengano esaminate soltanto in sede di prima lettura al Senato. Avverte che laddove una simile circostanza si verificasse, emergerebbe la tendenza di questa maggioranza parlamentare e del Governo a limitare gli interventi riformatori solo nella Camera alta. Invita pertanto il Governo a rendersi disponibile a discutere eventuali miglioramenti e interventi modificativi in questo ramo del Parlamento, evitando di consegnare al Senato una sorta di privilegio, ossia quello di poter intervenire in misura esclusiva e sostanziale sulla modifica dei provvedimenti di proposta governativa, ciò al fine di difendere il ruolo e la funzione propri della Camera dei deputati.
Nazario PAGANO, presidente, rileva che sarà cura della presidenza di questa Commissione verificare le condizioni relative alle notizie che sono giunte all'onorevole Fornaro in merito agli intendimenti del Ministro della giustizia sulla revisione delle disposizioni concernenti l'applicazione del metodo del sorteggio.
La Commissione respinge, con distinte votazioni, gli identici emendamenti Auriemma 3.68, Bonafè 3.69, Zaratti 3.70, e gli emendamenti Gianassi 3.71, 3.72, 3.73.
Simona BONAFÈ (PD-IDP), nell'illustrare l'emendamento a sua prima firma 3.74, afferma la necessità di migliorare e rendere più efficiente il comparto della giustizia, in considerazione dell'impatto significativo che esso ha sulla vita dei cittadini e sulle imprese. Evidenzia come tra i problemi principali inerenti al sistema della giustizia ci sia quello concernente la degenerazione correntizia del Consiglio Superiore della Magistratura, tema che i gruppi di opposizione non hanno mai negato di dover affrontare in maniera adeguata. Sottolinea che il predetto emendamento è volto alla soppressione del quarto comma dell'articolo 3 relativo all'introduzione del sorteggio per l'elezione dei membri del CSM, ritenendo come tale metodo non sia in grado di superare la degenerazione correntizia del predetto organo. Precisa come il sorteggio sia previsto anche per l'individuazione dei membri dell'Alta Corte disciplinare, la quale, per la delicatezza dei compiti che è chiamata ad assolvere, dovrebbe annoverare tra i suoi componenti soggetti selezionati non già sulla base della sorte bensì delle proprie competenze.
Associandosi alle considerazioni e alle informazioni fornite dal collega Fornaro, sottolinea che tale metodo non trova nemmeno il favore del proponente governativo ed evidenzia l'opportunità di esaminare le possibili alternative per affrontare il fenomeno del correntismo. In particolare, ricorda che la riforma Cartabia aveva già trattato il tema della nomina dei componenti del CSM, osservando che la discussione in corso in questa sede costituisce un'occasione per rivedere e, se necessario, modificare le disposizioni previste dalla predetta riforma, qualora si ritenga che essa non affronti adeguatamente il tema dell'individuazione dei membri del CSM.
Infine, rileva come permangano alcune questioni irrisolte, in particolare riguardo alle modalità con cui il Parlamento dovrà definire un elenco di nominativi da cui sorteggiare i membri laici del CSM. A questoPag. 5 proposito, osserva che l'eventuale approvazione della riforma sul premierato, che prevede l'attribuzione di un premio di maggioranza del 55 per cento, potrebbe influire anche sul processo di selezione dei membri laici competenti, ricadenti sotto la competenza parlamentare.
Ricorda infine che il Rapporto annuale sullo Stato di diritto, pubblicato nel luglio scorso dalla Commissione europea, ha messo in evidenza come, in merito al tema della giustizia, il metodo rappresenti uno degli aspetti più problematici e fonte di preoccupazione relativamente al nostro Paese. Ribadisce quindi che questa sede costituisce il luogo più appropriato per riflettere sulle possibili alternative e avviare un confronto costruttivo al fine di individuare soluzioni più adeguate.
La Commissione respinge, con distinte votazioni, gli emendamenti Bonafè 3.74, 3.75 e 3.76.
Federico CAFIERO DE RAHO (M5S) interviene per illustrare l'emendamento 3.77 a sua prima firma.
Stigmatizza in particolare il metodo del sorteggio, che ritiene rappresenti un indebolimento dell'indipendenza della magistratura. Si rischia infatti, a suo avviso, che in tal modo vengano scelti magistrati privi di adeguata preparazione, sia in merito alle norme in materia di ordinamento giudiziario, sia in merito alle circolari interne. Reputa che questo costituisca una lesione grave dell'indipendenza e dell'autonomia della magistratura, in particolare con riferimento alla tutela delle posizioni giuridiche – interessi legittimi e diritti – dei magistrati medesimi, i quali si troverebbero innanzi a membri di un Consiglio Superiore formato da magistrati privi della necessaria preparazione. Rammenta infatti che, se da un lato i magistrati sono tutti uguali in relazione al compimento dell'attività giudiziaria, i membri del Consiglio Superiore di fatto svolgono una rilevante attività di natura amministrativa la quale, per le proprie caratteristiche, deve tenere conto sia delle circolari sia delle decisioni assunte in precedenza.
Sotto un diverso profilo reputa che, nonostante il provvedimento intenda ribadire l'autonomia e l'indipendenza della magistratura, tali principi siano violati nello stesso momento in cui viene sottratta la possibilità di contraddire, di contrastare – anche sul piano normativo – la politica.
Rammenta come già la tradizione filosofica greca non ritenesse il sorteggio un metodo utile per affermare la democrazia; come vale per qualunque attività specialistica, affidare compiti apicali a chi non abbia un'adeguata preparazione rischia di cagionarvi un grande vulnus.
Ritiene dunque che il metodo del sorteggio, a dispetto di quanto affermato dalla maggioranza e dal Governo, non affronti le problematiche relative alle correnti. Rileva inoltre che, dal momento che gran parte dei magistrati appartiene a una corrente, il metodo del sorteggio non scongiurerebbe i meccanismi distorsivi nella scelta degli incarichi.
Rammenta poi come, in seno alla magistratura, le correnti non sia nate per avere il monopolio sugli incarichi direttivi, ma abbiano anzitutto la funzione di laboratori di idee, luoghi in cui si discute di argomenti afferenti alle attività e alla funzione della magistratura, anche per contrastare la politica e discutere sulle ingiustizie portate avanti attraverso leggi dello Stato. Qualificarle in modo del tutto negativo, a suo parere, significa non riconoscerne la funzione; se è vero che le correnti sono laboratori di idee, tali idee si possono condividere o criticare, ma costituiscono espressione di democrazia e contribuiscono così a far crescere il Paese.
Dibattere su alcuni argomenti – come la deportazione dei migranti in Albania – equivale a discutere su tematiche concernenti il rapporto tra il diritto sovranazionale e l'ordinamento interno; il rispetto del diritto sovranazionale discende, infatti, dalla capacità della base di esprimersi liberamente, ciò anche grazie ad un Consiglio Superiore che interviene in tutela, in virtù dell'indipendenza garantita dalla Costituzione.
Qualora il Consiglio Superiore della Magistratura fosse costituito da magistrati privi Pag. 6di tale capacità, esso risulterebbe debole e, pertanto, incapace di portare avanti il proprio ruolo. Si pone il dubbio che non sia addirittura questa la finalità perseguita, poiché altrimenti il provvedimento consentirebbe alla magistratura di scegliere i propri elementi migliori per gli organi rappresentativi.
Ritiene corretto porre rimedio agli errori dei movimenti correntizi, al fine di evitare gli errori del passato, ma con soluzioni che affrontino adeguatamente il tema. Conclude ribadendo che introdurre il metodo del sorteggio indebolirebbe il Consiglio Superiore, che sarebbe così formato da persone non preparate.
Simonetta MATONE (LEGA), ricollegandosi all'intervento dell'onorevole Cafiero de Raho, stigmatizza il fenomeno delle correnti in seno alla magistratura. Ricorda che il collega De Raho ha parlato di contrasto alla politica e di contrasto a una legislazione ingiusta, ma ritiene che tale compito non spetti alle correnti. A suo avviso il vero vulnus risiede, piuttosto, nel fatto che le correnti esercitano di fatto un monopolio sulle scelte del CSM.
Al riguardo, legge un brano estratto dal libro di Luca Palamara e Alessandro Sallusti, nel quale sono riferiti metodi di assegnazione di incarichi direttivi da parte del CSM, che – secondo gli autori – tengono conto esclusivamente dell'appartenenza dei magistrati alle correnti, di fatto ignorando curricula e preparazione dei singoli e, dunque, escludendo dagli incarichi apicali i magistrati preparati ma non iscritti alle correnti.
Evidenzia come, a seguito dell'uscita del libro, nessuno abbia osato contraddire gli autori.
Ritiene dunque che questo brano renda evidente la funzione del sorteggio: esso serve, a suo parere, a evitare tali metodi distorti di assegnazione degli incarichi, che non esita a definire «uno schifo vero». Conclude sottolineando di non essere stata citata nel libro ed esprime solidarietà a Palamara, in quanto a suo parere è l'unico ad avere pagato il prezzo di questo metodo.
Federico FORNARO (PD-IDP), ricollegandosi all'intervento dell'onorevole Matone, ribadisce che il suo gruppo politico non condivide né esprime giudizi positivi sui metodi di spartizione testé stigmatizzati; tuttavia, al contempo, non ritiene che la soluzione del sorteggio risolva questo problema.
Il metodo del sorteggio a suo parere non evita infatti che, per una questione probabilistica, magistrati appartenenti alla medesima corrente siano estratti per sorteggio; l'evento denunciato nel libro di Palamara si potrebbe ugualmente verificare.
Al contempo, ricorda che le correnti di per sé non possono essere demonizzate, nella misura in cui esprimono pensieri, impostazioni, spesso che sono di segno opposto tra loro.
Conclude evidenziando che l'intervento dell'onorevole Matone non fa che aumentare le perplessità sul metodo del sorteggio e accrescere la contrarietà del proprio gruppo, in quanto non fornisce alcuna garanzia sulla possibilità di scongiurare i predetti fenomeni degenerativi.
Alfonso COLUCCI (M5S) rileva che l'intervento della collega Matone sia di grande interesse: a suo avviso desta sconcerto che un ex magistrato esprima solidarietà nei confronti di un ex collega, destituito dalla magistratura con sentenza definitiva, al quale è stata dunque comminata la sanzione disciplinare più grave.
Ritiene che i passaggi richiamati suonino più come slogan che come messaggi aventi effettivo contenuto politico e che tali argomentazioni non dovrebbero trovare posto nella Commissione Affari Costituzionali.
Sotto un profilo più strettamente politico, ritiene che vi sia una insanabile contraddizione nel ragionamento dell'onorevole Matone, la quale afferma che la democrazia sia danneggiata dalle strutture interne e correntizie in seno alla magistratura, ma ritiene che il rimedio a tali storture risieda nell'eliminare la democrazia interna alla magistratura. Non comprende infatti come l'eliminazione delle correnti, che rappresentano le diverse sensibilità all'interno della magistratura – in seno, particolarmente,Pag. 7 a un organo con funzioni non solo disciplinari, ma anche organizzative e relative alla carriera dei magistrati – possa contribuire alla democrazia nel Paese.
Dall'altro lato rileva che, analizzando le decisioni assunte dal CSM negli ultimi anni – con particolare riferimento all'assegnazione degli incarichi direttivi e semi-direttivi – esse sono state prese a maggioranza e non all'unanimità. Tale circostanza logicamente e ontologicamente nega la presenza di una spartizione interna, la quale sussisterebbe, invece, qualora le decisioni fossero state assunte alla unanimità.
Sarebbe a suo avviso opportuno deliberare una indagine conoscitiva, verificando se negli ultimi anni le decisioni del Consiglio Superiore della Magistratura in tema di assegnazione degli incarichi siano state assunte all'unanimità, in modo da fornire il contributo istruttorio necessario per proseguire nei lavori sul provvedimento in esame.
Avanza una formale istanza in tal senso: chiede di sospendere di lavori relativi al disegno di legge in esame, allo scopo di approfondire le decisioni assunte dal Consiglio Superiore della Magistratura in questi anni e verificare se, al di là degli slogan citati propagandisticamente, si possa ravvisare una qualsiasi forma di spartizione di incarichi, circostanza che il suo gruppo parlamentare non ritiene sia avvenuta.
Carmela AURIEMMA (M5S) condivide l'opinione dei colleghi sul fatto che il sorteggio non è un metodo che assicura l'eliminazione del correntismo esasperato, fenomeno che comunque stigmatizza. Ritiene infatti possibile che i soggetti eventualmente sorteggiati potrebbero, una volta assunto l'incarico, formare una corrente o utilizzare la posizione per esercitare potere.
Sotto un diverso profilo, rammenta che il CSM è un organo rappresentativo di categoria. A suo avviso, utilizzare il metodo del sorteggio per la scelta di un organo rappresentativo di fatto tolga la possibilità, ai soggetti che fanno parte di una determinata categoria, di esprimere attraverso un voto i propri rappresentanti; rileva come il diritto di eleggere i propri rappresentanti sia strettamente connesso alla libertà.
Conclude quindi ribadendo che la contrarietà al metodo del sorteggio discende anzitutto dal fatto che esso sottrae ai membri di una categoria la possibilità di scegliere liberamente i propri rappresentanti.
Simona BONAFÈ (PD-IDP) dopo l'intervento della collega Matone ritiene di aggiungere alcuni elementi alle riflessioni già svolte in precedenza in ordine al ricorso al sorteggio per la individuazione dei componenti dei due Consigli superiori della magistratura. Evidenzia che la collega abbia fatto bene a dare lettura di passi del libro scritto da Palamara e Sallusti relativi alle degenerazioni delle correnti nell'ambito della magistratura e precisa che, come già ben detto dall'onorevole Fornaro, il Partito democratico censura tali degenerazioni e considera necessario intervenire. Non reputa tuttavia il sorteggio lo strumento più idoneo a superare il problema dal momento che, nella casualità del metodo, vi è il rischio di una sovra rappresentazione di una corrente rispetto ad un'altra, peraltro raddoppiando tale eventualità in presenza di due distinti Consigli superiori della magistratura. Sollecita una riflessione sull'argomento, volta ad individuare soluzioni alternative che pure sono state oggetto di dibattito nel corso della precedente legislatura. Nel ricordare che già con la riforma Cartabia si è tentato di intervenire sul sistema elettorale, sottolinea la possibilità di proseguire su quella strada o di introdurre per legge alcune incompatibilità per la candidatura a componente del CSM, come proposto da alcuni costituzionalisti, senza contare l'assenza da parte di questo Governo di qualsiasi iniziativa in materia di formazione dei magistrati. Rileva come premiare il più fortunato e non il più meritevole e il più preparato non garantisca in alcun modo la bontà delle decisioni che dovranno essere assunte dall'organo di autogoverno della magistratura e si stupisce che la scelta del sorteggio venga operata in controtendenza rispetto ai proclami sul merito di questo Governo.
Pag. 8Enrica ALIFANO (M5S) interviene ad adiuvandum con riguardo alle considerazioni svolte dalla collega Auriemma, la quale ha individuato nel metodo del sorteggio un vulnus alla democraticità interna della magistratura. Richiama quindi il contenuto del sesto comma del nuovo articolo 104 della Costituzione sulla base del quale «i componenti designati mediante sorteggio durano in carica quattro anni e non possono partecipare alla procedura di sorteggio successiva». Rileva come alla luce di tale disposizione i componenti del CSM siano completamente sganciati da qualsiasi valutazione sul loro operato da parte del corpus e impossibilitati ad essere riconfermati. Fa presente che la sostanziale irrilevanza dell'aver operato bene o meno nei confronti dei colleghi determina ancor di più un vulnus alla democraticità interna della magistratura.
La Commissione respinge gli identici emendamenti Cafiero De Raho 3.77 e Bonafè 3.78.
Maria Elena BOSCHI (IV-C-RE) interviene sull'emendamento a sua prima firma 3.79 allo scopo di condividere con i colleghi le motivazioni per cui intende ritirarlo. Nel far presente che il suo gruppo non è culturalmente contrario all'adozione del sorteggio per la individuazione dei componenti del CSM, dichiara che il senso dell'emendamento era quello di offrire l'occasione di una discussione su un'ipotesi di modifica del testo, anche alla luce delle considerazioni di alcuni auditi, che si sono espressi rispetto a tale metodo quasi in termini di «umiliazione» della magistratura. Aggiunge che – attraverso la proposizione di un'ipotesi alternativa che non corrisponde completamente alla posizione di Italia viva – ci si prefiggeva di consentire grazie al confronto con tutte le forze politiche l'individuazione di una soluzione quanto più possibile condivisa, fuori da una logica di contrapposizione, considerata soprattutto l'importanza della riforma. A fronte tuttavia della totale indisponibilità della maggioranza, ritira l'emendamento a sua prima firma 3.79, riservandosi ulteriori valutazioni in vista dell'esame da parte dell'Assemblea, auspicando che almeno in quell'occasione vi sia la possibilità di migliorare il testo, anche alla luce degli interventi dei colleghi delle altre forze di opposizione. Con riferimento ad alcuni di essi, e in particolare a quelli svolti da colleghi che hanno maturato una esperienza diretta, oltretutto in organismi di vertice, precisa che il suo gruppo, non pregiudizialmente contrario alla presenza all'interno della magistratura di aree di diversa ispirazione, non tollera tuttavia che tali aree esprimano spesso su proprie riviste e durante i congressi una contrapposizione aperta nei confronti degli altri poteri dello Stato. Si dichiara convinta che si tratti di una minoranza all'interno della magistratura, che si considera depositaria di una superiorità morale adeguata a svolgere funzioni suppletive anche rispetto ai rappresentanti eletti dai cittadini. Ritiene che ciò abbia portato i magistrati a perdere la stima e la fiducia che i cittadini in passato hanno riconosciuto loro e considera tale questione meritevole di riflessione anche da parte della stessa magistratura, dal momento che è indispensabile che le persone possano confidare sull'indipendenza e sull'imparzialità della categoria. Ignora se il sorteggio sia l'unica soluzione possibile, richiamando il dibattito della scorsa legislatura in ordine ad eventuali soluzioni alternative, ma ribadisce che la presenza di aree culturali diverse dentro la magistratura non deve sfociare nel fenomeno degenerativo per cui le adesioni a tali aree sono determinate in realtà dalla minore o maggiore possibilità di avere incarichi direttivi o di ottenere la sede desiderata. Esprime la convinzione che la mancata possibilità di eleggere i propri rappresentanti nel CSM non significa sottrarre alle diverse aree della magistratura gli spazi per contribuire con le loro idee al processo democratico. Si augura che questa riforma sia l'occasione per superare contrapposizioni che fanno male a tutti e soprattutto al Paese e per individuare soluzioni il più possibile condivise, con l'obiettivo di ripristinare la fiducia piena nei confronti dei Pag. 9magistrati, soprattutto quando fanno il loro lavoro in un clima ostile.
La Commissione respinge l'emendamento Bonafè 3.80.
Filiberto ZARATTI (AVS) fa presente che l'emendamento a sua firma 3.81, analogamente a quelli successivi, intende introdurre la questione della parità di genere nella composizione del CSM. Invita quindi i colleghi a considerare tale aspetto che reputa particolarmente importante, dal momento che la maggioranza dei magistrati è di sesso femminile e analoga proporzione non si manifesta negli organi direttivi. Da tempo si dichiara contrario al ricorso al metodo del sorteggio, rispetto al quale un ulteriore ostacolo è rappresentato dalla formulazione incerta del quarto comma del nuovo articolo 104, in cui non si fa menzione dell'ampiezza dell'elenco di professori ordinari e avvocati che sarebbe compilato dal Parlamento mediante elezione. Ipotizzando che il numero dei nomi contenuti nell'elenco possa corrispondere integralmente o quasi al numero dei componenti da sorteggiare, ritiene che la possibilità da parte del Parlamento di scegliere sulla base di criteri di qualità e professionalità dei soggetti costituisca un elemento determinante della democrazia. Si domanda quindi perché una soluzione come quella del sorteggio, che apparirebbe assolutamente sconclusionata se applicata all'individuazione dei rappresentanti nazionali dei cittadini, possa essere considerata praticabile se di tratta dei magistrati. Quanto alle diverse correnti, ritiene che non si debba avere paura della dialettica all'interno della magistratura o tra quest'ultima e gli altri poteri dello Stato, sottolineando come in questa occasione si tratti piuttosto di vigilare che autonomia e indipendenza dei magistrati siano salvaguardate. Fa presente che negli ultimi trent'anni i magistrati si sono trovati a svolgere un ruolo importante nel Paese sopperendo, in modo anche improprio, al vuoto di potere della politica e dello Stato. Richiama a tale proposito tutti i dossier che il Parlamento non è stato in grado di affrontare, risolti dal magistrato in fase di applicazione della legge o dalla Corte costituzionale, che ha in più occasione dettato anche tempi e modalità per l'intervento del legislatore. Sottolinea dunque che il problema non va individuato nella presenza di aree di ispirazione diversa nella magistratura, dal momento che la democrazia vive di idee diverse e che i magistrati non sono estranei alla possibilità di nutrire opinioni sulla giustizia o su altri argomenti. Nel ribadire che la dialettica deve essere rispettata, ritiene che la paura nei confronti del ruolo dei magistrati derivi dalla consapevolezza che esso funge da copertura della poca capacità degli altri poteri dello Stato ad affrontare i problemi dei cittadini. Ritiene quindi in conclusione che il mondo politico non possa scaricare le proprie responsabilità puntando sul sorteggio, che non rappresenta la soluzione.
La Commissione respinge l'emendamento Zaratti 3.81.
Federico FORNARO (PD-IDP) riprende le considerazioni del collega Zaratti, rilevando che il suo è un emendamento migliorativo del testo e chiedendo di poterlo sottoscrivere. Considerato che la maggioranza non intende rinunciare al metodo del sorteggio, se si conviene dell'esigenza di garantire la parità del genere in generale e anche all'interno del Consiglio superiore della magistratura, allora la soluzione proposta dal collega potrebbe garantire la soluzione. Fa infatti presente che è sufficiente dividere i magistrati tra i quali effettuare il sorteggio in due elenchi relativi rispettivamente al sesso maschile e al sesso femminile, in modo da garantire la parità di genere in entrambi i Consigli superiori della magistratura. Sollecita una riflessione da parte del Governo su una innovazione importante, sottolineando come le cosiddette liste bloccate per le elezioni politiche, pur con l'effetto negativo di allontanare gli eletti dagli elettori, hanno comunque avuto il pregio oggettivo di aumentare la presenza di genere in Parlamento. Si augura che una riflessione sull'innovazione migliorativa proposta dal collega Zaratti, anche allo scopo Pag. 10di dare all'esterno un segnale importante, possa intervenire prima della conclusione dell'esame del provvedimento da parte dell'Assemblea.
Maria Elena BOSCHI (IV-C-RE) richiama l'attenzione sull'emendamento Zaratti 3.82, che chiede di sottoscrivere, rilevando come esso sia volto a prevedere che l'individuazione dei componenti non di diritto dei Consigli superiori, anche laddove si ritenga di ricorrere al sorteggio, avvenga comunque nel rispetto della parità di genere.
Ritiene si tratti di un'esigenza meritevole di attenzione, anche in considerazione della prevalenza numerica delle donne nei ruoli della magistratura.
Simona BONAFÈ (PD-IDP) ritiene che l'emendamento Zaratti 3.82 ponga un tema meritevole di approfondimento e ne chiede pertanto l'accantonamento.
Francesco MICHELOTTI (FDI) rileva come il tema posto sia certamente meritevole di attenzione ma osserva come esso potrà essere affrontato nella legge ordinaria di attuazione della riforma costituzionale.
Carmela AURIEMMA (M5S) richiama l'attenzione sulla rilevanza del tema posto dall'emendamento in discussione e sottolinea la prevalenza numerica delle donne nei ruoli della magistratura.
Nazario PAGANO, presidente e relatore, rileva, in qualità di relatore e d'intesa con i relatori Michelotti e Bordonali, come sia opportuno un ulteriore approfondimento sulla proposta emendativa in esame. Dispone, pertanto, l'accantonamento dell'emendamento Zaratti 3.82.
La Commissione respinge l'emendamento Gianassi 3.83.
Nazario PAGANO, presidente e relatore, dispone l'accantonamento dell'emendamento Zaratti 3.84, in quanto verte sulla stessa materia dell'emendamento Zaratti 3.82 precedentemente accantonato.
La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Zaratti 3.85, 3.86, 3.87, 3.88 e 3.89.
Nazario PAGANO, presidente e relatore, dispone l'accantonamento dell'emendamento Zaratti 3.90, in quanto verte sulla stessa materia degli emendamenti Zaratti 3.82 e 3.84 precedentemente accantonati.
La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Zaratti 3.91, Gianassi 3.92, Bonafè 3.93 e 3.94 e gli identici emendamenti Alfonso Colucci 3.95, Bonafè 3.96 e Zaratti 3.97.
Federico GIANASSI (PD-IDP), intervenendo sull'emendamento Cuperlo 3.98, rileva come nel corso del dibattito sia emerso chiaramente che il meccanismo del sorteggio previsto dall'articolo 104 della Costituzione come sostituito dall'articolo 3 del provvedimento in esame costituirebbe un unicum nel nostro ordinamento, in quanto anche i casi eccezionali di ricorso al sorteggio previsti da norme vigenti non riguardano la formazione di organi di rappresentanza, per i quali il principio generale è quello del ricorso a meccanismi elettivi.
Ricorda, peraltro, come la Corte costituzionale abbia ritenuto illegittimo, per la composizione della sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura, il ricorso al sorteggio, seppure nell'ambito dei membri elettivi del Consiglio.
Evidenzia, inoltre, come lo stesso Ministro Nordio in prese di posizione pubbliche abbia espresso perplessità sul meccanismo previsto dalla proposta in esame, sottolineando la necessità di correttivi.
Rileva come l'obiettivo perseguito dal provvedimento in esame sia quello di colpire il meccanismo della rappresentanza in quanto si ritiene che tale meccanismo sia irreversibilmente degenerato, ma ribadisce come a suo avviso lo strumento prescelto sia non condivisibile.
Simonetta MATONE (LEGA) rileva come sulla base di un principio generale dell'ordinamento a situazioni uguali debbano essere date risposte uguali mentre a situazioniPag. 11 specifiche debbono essere date risposte specifiche e come l'obiettivo dell'introduzione del sorteggio non sia quello di colpire il principio di rappresentanza o di penalizzare il pluralismo delle idee all'interno della magistratura bensì di correggere un sistema degenerato. Fa, quindi, riferimento al libro del magistrato Palamara, che testimonia la degenerazione del sistema che ha portato la lottizzazione alle sue estreme conseguenze, penalizzando il merito.
Rileva come il sorteggio costituisca una garanzia di democraticità, consentendo di accedere al CSM anche a coloro che sono estranei al sistema correntizio e che, anche se meritevoli, sono attualmente penalizzati nell'accesso all'organo di rappresentanza.
Gianni CUPERLO (PD-IDP), con riferimento alle considerazioni della deputata Matone, che ha ascoltato con attenzione, rileva come il meccanismo del sorteggio, essendo fondato sulla casualità, non offrirebbe alcuna garanzia di prevalenza dei candidati meritevoli, e apparirebbe quindi, anche al di là delle intenzioni dei proponenti, come un attacco al pluralismo delle componenti della magistratura.
Ricorda come l'Associazione nazionale magistrati sia stata fondata nel 1909 e sia stata sciolta nella sua storia una sola volta, nel 1925 dal regime fascista, e come lo scopo dell'Associazione sia quello di sviluppare, attraverso il pluralismo delle sue componenti, la cultura della giurisdizione, che non è neutra.
Sottolinea, inoltre, come il ricorso al sorteggio determinerebbe la formazione di un organo non qualificato e rischierebbe di produrre un senso di impoverimento e di frustrazione tra i magistrati.
La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Cuperlo 3.98 e Zaratti 3.99.
Federico GIANASSI (PD-IDP), intervenendo sull'emendamento Bonafè 3.100, si associa alle considerazioni del deputato Cuperlo e rileva come l'intervento della deputata Matone confermi che l'intento perseguito con l'introduzione del sorteggio è quello di colpire il meccanismo della rappresentanza, che si ritiene essere irreversibilmente degenerato.
Ritiene si tratti di un grave errore e sottolinea come si proponga di ricorrere al sorteggio solo in questa occasione e non anche in altre situazioni di degenerazione del meccanismo della rappresentanza. Sottolinea, infatti, come non si ipotizzi certo il ricorso al sorteggio per la formazione degli organi di rappresentanza politica.
Rileva come il sorteggio si fondi sulla casualità e non certo sul merito e come la sua introduzione, che giudica molto grave, manifesti la volontà di colpire la rappresentanza della magistratura.
Filiberto ZARATTI (AVS) si associa alle considerazioni del deputato Gianassi, rilevando anch'egli come il sorteggio non promuoverebbe certamente il merito e determinerebbe un Consiglio peggiore rispetto a quello elettivo. Rileva, inoltre, come i componenti dell'organo, non dovendo rispondere a un elettorato, non avrebbero alcuno stimolo a svolgere le proprie funzioni in modo corretto e accurato e come gli esiti sarebbero controproducenti rispetto alle finalità che dichiarano di perseguire i sostenitori del provvedimento in esame.
Ritiene incomprensibile che il ricorso al sorteggio sia ritenuto inaccettabile per la formazione degli organi di rappresentanza politica e venga nel contempo proposto per il Consiglio superiore della magistratura.
Evidenzia, pertanto, come l'introduzione del sorteggio avrebbe conseguente negative sia sotto il profilo della qualificazione degli organi sia sotto il profilo del pluralismo e del confronto.
Federico CAFIERO DE RAHO (M5S) ricorda le finalità per cui il Costituente istituì il Consiglio Superiore della Magistratura, la cui funzione consiste nel sottrarre il percorso professionale dei magistrati al controllo politico del Governo e del Ministro della giustizia. Precisa che se questa fu l'idea del Costituente è evidente che non possono far parte di tale organo coloro che non abbiano tutte le doti necessarie per Pag. 12svolgere attività di altissima delicatezza e complessità quali sono quelle che è chiamato a svolgere il CSM. Sottolinea che, in virtù della finalità del Consiglio, come organo di tutela rispetto alla politica, appare evidente che solo i magistrati devono scegliere i propri rappresentanti. Ritiene pertanto che il sorteggio non costituisce un metodo valido per l'individuazione dei soggetti più capaci e dotati, ritenendolo una forma di indebolimento del CSM.
La Commissione respinge, con distinte votazioni, l'emendamento Bonafè 3.100, Lacarra 3.101, Bonafè 3.102 e 3.103.
Enrica ALIFANO (M5S), intervenendo sull'emendamento a sua prima firma 3.104 identico agli emendamenti Bonafè 3.105 e Zaratti 3.106, rileva che i componenti eletti del CSM non possono ricandidarsi dopo il compimento del proprio mandato. Evidenzia pertanto come la previsione relativamente al sorteggio avrebbe effetti dirompenti sul CSM, comportando l'isolamento della componente elettiva all'interno del suddetto organo.
Osserva altresì come il sistema del sorteggio fosse utilizzato per l'elezione dei Dogi della Repubblica di Genova, sottolineando come quella esperienza non possa definirsi democratica proprio alla luce del sistema di elezione adottato. Sottolinea quindi l'importanza di evitare di orientarsi verso una simile soluzione, in quanto non conforme ai principi democratici.
La Commissione respinge, con distinte votazioni, gli identici emendamenti Alifano 3.104, Bonafè 3.105, Zaratti 3.106 e l'emendamento Zaratti 3.107.
Federico GIANASSI (PD-IDP) introduce un ulteriore argomento a sostegno della tesi secondo la quale il sorteggio non può considerarsi come metodo adeguato a individuare i membri dell'organo di autogoverno della magistratura. Ricorda in particolare le critiche rivolte da esponenti della Lega al meccanismo elettoralistico delle province e delle città metropolitane, ritenendolo limitativo della platea degli eleggibili e degli eletti, in quanto in essa sono compresi soltanto i consiglieri e i sindaci eletti nel territorio di riferimento, con l'eccezione del sindaco della città metropolitana che per legge corrisponde al sindaco del capoluogo di regione. Ribadisce come tale meccanismo sia stato più volte attaccato e criticato in quanto, non coinvolgendo i cittadini, avrebbe l'effetto di limitare la rappresentanza e l'autorevolezza dei soggetti eletti nelle città metropolitane e nelle province. Osserva pertanto che se i suddetti esponenti della Lega ritengono che tali amministratori locali non hanno adeguata capacità di rappresentanza degli interessi del territorio per il solo fatto che il meccanismo di elezione riduce la platea dell'elettorato attivo e passivo, allo stesso modo dovrebbero ritenere il sorteggio come meccanismo non adeguato all'elezione dei soggetti dell'organo di autogoverno della magistratura. Evidenzia pertanto come l'applicazione di un simile metodo al CSM possa produrre un indebolimento del predetto organo oltre che la privazione della capacità di rappresentanza dell'eletto rispetto al corpo che deve rappresentare.
Facendo riferimento a quanto emerso nella seduta di ieri, in particolare a seguito del confronto con il collega Michelotti, rispetto all'idoneità potenziale di tutti i magistrati, in quanto vincitori di concorso, ad essere selezionati quali componenti del CSM, fa presente come l'attività di rappresentanza richieda attitudini non comprovabili tramite un concorso pubblico, rilevando come tale aspetto valga per tutte le categorie professionali, quali gli avvocati e notai. Ritiene pertanto che l'applicazione della casualità determinata dal sorteggio produrrebbe una condizione di peggioramento della qualità della rappresentanza.
La Commissione respinge, con distinte votazioni, gli emendamenti Bonafè 3.108, Zaratti 3.109, 3.110 e gli identici emendamenti Auriemma 3.111 e Bonafè 3.112.
Filiberto ZARATTI (AVS), intervenendo sull'emendamento a sua prima firma 3.113, invita i relatori a prendere in esame il predetto emendamento, essendo rivolto ad Pag. 13apportare un miglioramento al testo del provvedimento, prevedendo, per esigenze di completezza, che i componenti non possano, finché sono in carica, far parte, oltre che del Parlamento o di un Consiglio regionale come già previsto dal disegno di legge in esame, anche del Parlamento europeo e del Governo. Segnala l'opportunità di tale intervento modificativo, che tiene conto della platea dei componenti del Governo e del Parlamento europeo.
Carmela AURIEMMA (M5S), a nome del proprio gruppo, sottoscrive l'emendamento Zaratti 3.113, sostenendo il principio ad esso sotteso di estendere i casi di incompatibilità anche alla platea dei componenti del Parlamento europeo.
La Commissione respinge, con distinte votazioni, gli emendamenti Zaratti 3.113 e 3.114.
Nazario PAGANO, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, così come stabilito nella riunione dell'Ufficio di presidenza, rinvia il seguito dell'esame alla seduta del 27 novembre prossimo. Ricorda inoltre che la seduta di lunedì 18 novembre sarà dedicata all'esame del disegno di legge di conversione in legge del decreto-legge 11 ottobre 2024, n. 145, recante disposizioni urgenti in materia di ingresso in Italia di lavoratori stranieri, di tutela e assistenza alle vittime di caporalato, di gestione dei flussi migratori e di protezione internazionale, nonché dei relativi procedimenti giurisdizionali.
La seduta termina alle 12.10.