SEDE REFERENTE
Lunedì 18 novembre 2024. — Presidenza del presidente Nazario PAGANO. – Interviene la sottosegretaria di Stato per l'interno, Wanda Ferro.
La seduta comincia alle 12.15.
DL 145/2024: Disposizioni urgenti in materia di ingresso in Italia di lavoratori stranieri, di tutela e assistenza alle vittime di caporalato, di gestione dei flussi migratori e di protezione internazionale, nonché dei relativi procedimenti giurisdizionali.
C. 2088 Governo.
(Seguito dell'esame e rinvio).
La Commissione prosegue l'esame del provvedimento, rinviato nella seduta del 12 novembre 2024.
Nazario PAGANO, presidente, ricorda che nella seduta del 12 novembre si è conclusa la discussione sul complesso delle proposte emendative presentate e che nella medesima giornata sono stati depositati le proposte emendative 2.46, 2.47, 11.32, 15.02, 15.03, 15.04, 15.05, 15.06 e 16.4 della relatrice e 2.04 del Governo, alle quali sono stati poi presentati subemendamenti (vedi allegato 1) nonché il subemendamento 0.12.09.223 della relatrice all'articolo aggiuntivo 12.09 del Governo (vedi allegato 2).
Con riferimento a tali subemendamenti, fa presente che la presidenza ritiene inammissibile il subemendamento Alfonso Colucci 0.15.06.15, in quanto recante un incremento del contingente degli addetti all'ufficio del processo da destinare ai distretti delle Corti di appello. Ritiene altresì irricevibile il subemendamento Alfonso ColucciPag. 4 0.15.06.16, in quanto privo del carattere accessorio tipico dei subemendamenti che possono proporre modifiche unicamente nell'ambito testuale dell'emendamento al quale si riferiscono.
Ricorda altresì che nella giornata di giovedì 14 novembre i gruppi hanno provveduto alle segnalazioni delle proposte emendative e subemendative (vedi allegato 3).
Fa presente che, in considerazione del fatto che i subemendamenti Alfonso Colucci 0.15.06.15 e 0.15.06.16, dichiarati, rispettivamente, inammissibile e irricevibile, il gruppo M5S, il gruppo ha segnalato in sostituzione i subemendamenti Auriemma 0.12.09.167 e Alfonso Colucci 0.12.09.186.
Rileva inoltre che il gruppo AVS ha segnalato l'emendamento Zaratti 1.21, che sostituisce l'emendamento Zaratti 12.27.
Invita quindi la relatrice, onorevole Kelany, a esprimere il parere sulle proposte emendative e subemendative in esame.
Sara KELANY (FDI), relatrice, con riguardo all'articolo 1 del provvedimento, esprime parere contrario su tutte le proposte emendative a esso riferite, con l'eccezione della proposta emendativa Pastorella 1.51, su cui esprime parere favorevole. Propone inoltre l'accantonamento delle proposte emendative Alessandro Colucci 1.10, Zaratti 1.21, Gadda 1.23 e Battilocchio 1.36.
Con riguardo all'articolo 2, esprime parere contrario su tutte le proposte emendative e subemendative a esso riferite, con l'eccezione: delle identiche proposte emendative Gadda 2.27 e Battilocchio 2.28, su cui esprime parere favorevole, purché riformulate nei termini riportati in allegato (vedi allegato 4); della proposta emendativa Cannizzaro 2.44, su cui esprime parere favorevole, purché riformulata nei termini riportati in allegato (vedi allegato 4); della proposta emendativa 2.46 a sua firma, di cui raccomanda l'approvazione; della proposta emendativa 2.47 a sua firma, di cui raccomanda l'approvazione, purché riformulata nei termini riportati in allegato (vedi allegato 4); dell'articolo aggiuntivo 2.04 del Governo, su cui esprime parere favorevole.
Con riguardo all'articolo 3, esprime parere contrario su tutte le proposte emendative a esso riferite.
Relativamente all'articolo 4 del provvedimento, esprime parere contrario su tutte le proposte emendative e subemendative ad esso riferite, con l'eccezione dell'emendamento 4.7 del Governo, su cui esprime parere favorevole.
Esprime altresì parere contrario su tutte le proposte emendative riferite all'articolo 5. Propone invece l'accantonamento della proposta emendativa Bonafè 5.13.
Esprime parere contrario su tutte le proposte emendative riferite agli articoli 6, 9 e 10 del provvedimento.
Relativamente all'articolo 11 del provvedimento, esprime parere contrario su tutte le proposte emendative ad esso riferite. Propone l'accantonamento della proposta emendativa 11.32 a sua firma, e delle relative proposte subemendative, nonché della proposta emendativa Iezzi 11.31.
Esprime parere contrario su tutte le proposte emendative riferite all'articolo 12 del provvedimento, proponendo invece l'accantonamento delle proposte emendative Onori 12.16, Iezzi 12.01 e 12.03, nonché della proposta emendativa 12.09 del Governo e relativi subemendamenti.
Esprime parere contrario su tutte le proposte emendative riferite agli articoli 13 e 14 del provvedimento.
Con riferimento all'articolo 15, esprime parere contrario su tutte le proposte emendative a esso riferite, eccezion fatta per le proposte emendative 15.02 e 15.04 a sua firma, di cui raccomanda l'approvazione. Propone poi l'accantonamento delle proposte emendative 15.03, 15.05 e 15.06 a sua firma e delle relative proposte subemendative.
Esprime parere contrario su tutte le proposte emendative e subemendative riferite all'articolo 16 del provvedimento, con l'eccezione della proposta emendativa 16.4 (nuova formulazione) a sua firma, di cui raccomanda l'approvazione.
Esprime parere contrario su tutte le proposte emendative riferite agli articoli 17, 18 e 19 del provvedimento.
La sottosegretaria Wanda FERRO esprime parere conforme a quello della relatrice, raccomandando l'approvazione dell'articolo aggiuntivo 2.04 e dell'emendamento 4.7 del Governo.
Nazario PAGANO, presidente, dà conto delle sostituzioni.
Matteo MAURI (PD-IDP), intervenendo sull'ordine dei lavori, chiede una breve sospensione della seduta per valutare i pareri espressi dalla relatrice e dal Governo.
Nazario PAGANO, presidente, dispone una sospensione di cinque minuti.
La seduta, sospesa alle 12.45, è ripresa alle 12.55.
Nazario PAGANO, presidente, comunica che, nell'elenco delle proposte emendative segnalate, i due subemendamenti Alfonso Colucci 0.15.06.15 e 0.15.06.16 dichiarati, rispettivamente, inammissibile e irricevibile sono stati sostituiti, ai fini della segnalazione, dai subemendamenti Auriemma 0.12.09.167 e Alfonso Colucci 0.12.09.186.
Sara KELANY (FDI), relatrice, propone l'accantonamento delle proposte subemendative Auriemma 0.12.09.167 e Alfonso Colucci 0.12.09.186, analogamente a quanto proposto per le restanti proposte subemendative all'articolo aggiuntivo 12.09 del Governo.
La sottosegretaria Wanda FERRO esprime parere conforme a quello della relatrice.
Alfonso COLUCCI (M5S) chiede che la pubblicità dei lavori sia assicurata anche attraverso il sistema di ripresa audiovideo a circuito chiuso.
Nazario PAGANO, presidente, non essendovi obiezioni, dispone l'attivazione del sistema di ripresa audiovideo a circuito chiuso.
Alfonso COLUCCI (M5S), intervenendo sull'articolo premissivo a sua prima firma 01.01, rileva che il provvedimento in esame evidenzia l'ulteriore fallimento dell'attuale Esecutivo nella gestione del fenomeno migratorio basata sulla legge Bossi-Fini e del tutto priva di una visione strategica ed innovativa. L'approccio del Governo, infatti, ruota attorno al meccanismo del cosiddetto click day, che ha già dimostrato gravi carenze nel fornire risposte adeguate al fabbisogno di imprese e famiglie. A suo avviso, occorrerebbe partire proprio da un'analisi accurata delle necessità del sistema produttivo, da sottoporre a revisioni periodiche nel corso dell'anno, nonché costruire un sistema che consenta la conoscenza diretta tra lavoratore e datore di lavoro. Al contrario, il provvedimento in esame alimenta il lavoro nero e lo sfruttamento, soprattutto nelle campagne.
Al riguardo, osserva che la proposta emendativa in esame e le successive mirano ad introdurre permessi di soggiorno individuali per le persone che lavorano già in Italia, sia pure in nero, proprio per consentire loro di uscire dalla situazione di sfruttamento. Analogamente, si prevede la concessione di permessi di soggiorno per formazione professionale, finalizzati a promuovere la formazione di manodopera qualificata, indispensabile per il nostro sistema produttivo. Ulteriori proposte emendative prevedono l'introduzione della figura di uno sponsor, il quale, tra le altre cose, possa garantire, alla scadenza del termine del permesso di soggiorno, l'effettività dell'eventuale rimpatrio.
Sottolineando che il Governo sembra non comprendere che la gestione del fenomeno migratorio è funzionale alla crescita economica e culturale del Paese, ribadisce il rammarico per la totale indisponibilità delle forze di maggioranza e dell'Esecutivo a confrontarsi sul merito delle proposte presentate dalle opposizioni, adottando un approccio ideologico e miope.
Paolo CIANI (PD-IDP), associandosi alle considerazioni del collega Alfonso Colucci, stigmatizza la scelta di far confluire nel decreto flussi – unico provvedimento finalizzato a regolare l'ingresso legale dei migranti nel nostro Paese e che dunque dovrebbe rispondere a logiche di supporto Pag. 6all'economia italiana – le norme di un altro provvedimento, che riguardano la protezione internazionale e la definizione della lista dei Paesi sicuri.
Ritiene altresì deplorevole che la maggioranza rifiuti, di fatto, di dialogare con l'opposizione per migliorare il provvedimento in esame, assai deficitario rispetto all'obiettivo di agevolare l'ingresso legale dei migranti: a tale riguardo, evidenza che la norma sul caporalato, sia pur adottata in seguito a gravissimi episodi di cronaca, rischia di disincentivare l'attività di denuncia dei lavoratori sfruttati, senza peraltro contribuire a far emergere le condotte illegali di quelle imprese che impiegano poche unità di lavoratori a fronte di ingenti guadagni.
Altrettanto inaccettabile, a suo avviso, è l'ostilità nei riguardi delle organizzazioni non governative che svolgono attività di ricerca e soccorso in mare, le cui attività di ricognizione aerea vengono ulteriormente penalizzate dal provvedimento in esame.
Richiamando specificatamente l'articolo 12 del decreto-legge, sottolinea che le ispezioni tramite supporti elettronici potrebbero rivelare l'appartenenza etnica, l'orientamento sessuale o le opinioni politiche dei migranti, violando dati sensibili che sono tutelati dalla nostra Costituzione. Più in generale, nell'ambito storico attuale, segnato da numerosi conflitti e dalle drammatiche conseguenze del cambiamento climatico, denuncia il tentativo del Governo di smontare il sistema di protezione internazionale, uno dei principi fondamentali del nostro ordinamento, sancito dall'articolo 11 della Costituzione.
In conclusione, osserva che i provvedimenti in materia migratoria dovrebbero sempre essere discussi con spirito collaborativo, tenendo conto dell'interesse generale e non degli interessi di parte.
Riccardo MAGI (MISTO+EUROPA) osserva che l'esame dell'articolo premissivo Alfonso Colucci 1.01 offre l'opportunità di avviare una riflessione sul provvedimento in discussione, che, a suo avviso, dovrebbe rivestire un'importanza strategica per l'Italia. In particolare, richiama l'attenzione sul fatto che, come evidenziato dalla Banca d'Italia, dal Forum Ambrosetti e dal Documento di economia e finanza dell'anno scorso, il nostro sistema ha un'urgenza concreta di incrementare il numero di ingressi regolari di lavoratori stranieri.
Sottolinea come l'attuale sistema di regolamentazione dell'ingresso nel Paese non sia adeguato, come dimostra il dato che meno di un quarto dei lavoratori che accedono regolarmente in Italia attraverso il decreto flussi e il meccanismo del cosiddetto «click day» vede concretizzarsi tale regolarità in un contratto di lavoro e in un permesso di soggiorno. Segnala come tale inefficienza sia in gran parte causata da difficoltà burocratiche e da ritardi nei tempi, durante i quali i datori di lavoro finiscono per occupare i posti vacanti con altri lavoratori.
Evidenzia inoltre come questo sistema rigido non favorisca l'ingresso di lavoratori stranieri regolari, ma piuttosto conduca alla permanenza in Italia di cittadini stranieri in una condizione di parziale regolarità, non finalizzata a un contratto di lavoro, per poi evolvere in una situazione di irregolarità. Sottolinea altresì come questo scenario richieda una riflessione approfondita su una riforma complessiva del sistema di ingresso dei lavoratori stranieri.
A tal proposito, segnala che l'articolo premissivo in discussione, proponendo l'introduzione di un permesso di soggiorno temporaneo per la ricerca di lavoro – identico all'emendamento Magi 1.03 – contribuisce a superare una delle principali finzioni introdotte dalla legge 30 luglio 2002, n. 189 (la cosiddetta legge Bossi-Fini), la quale prevede che i datori di lavoro possano selezionare lavoratori stranieri dall'estero senza una preesistente conoscenza diretta, una condizione che, nella realtà, raramente si verifica.
Ribadisce l'urgenza di introdurre una previsione che consenta una trasformazione immediata dell'ingresso in un permesso di soggiorno e in un contratto di lavoro. Pur riconoscendo la presenza di alcune misure positive nel provvedimento in esame, ritiene che esse non siano sufficienti a garantire una riforma strutturale del sistema dei flussi migratori, che dovrebbePag. 7 includere modalità più efficaci di incontro tra domanda e offerta di lavoro e superare il metodo del «click-day», che, a suo avviso, presenta numerose falle. Si chiede inoltre se non sia il caso di prevedere che coloro che si trovano in una situazione di irregolarità in Italia possano regolarizzare la propria situazione nel rispetto di condizioni rigorose, quali ad esempio la possibilità di essere assunto presso un altro datore di lavoro. Fa presente come non vi sia una ragione condivisibile per opporsi a una simile soluzione. Segnala infine come le ultime analisi sul lavoro nero siano state condotte sulla base di paletti eccessivi, riservandole solo al lavoro agricolo o domestico, con la conseguenza che i lavoratori del settore meccanico hanno dovuto fingere di essere assunti come colf e badanti dei propri datori di lavoro, facendo così emergere rigidità difficilmente giustificabili in ordine all'implementazione della normativa vigente.
Osserva inoltre che la seconda parte del decreto riflette una modalità di produzione legislativa sotto la spinta della cronaca quotidiana, unendo alla materia degli ingressi dei lavoratori stranieri la questione dell'esame delle domande d'asilo fino ad arrivare agli emendamenti introdotti dalla relatrice che intervengono sulle competenze.
Nel dichiarare il voto favorevole del proprio gruppo sull'articolo premissivo 01.01, chiede se sia stata esperita l'attività relativa alle dichiarazioni di inammissibilità da parte della Presidenza della Commissione in ordine agli emendamenti presentati dalla relatrice.
Nazario PAGANO, presidente, conferma che la presidenza ha effettuato la valutazione di ammissibilità delle proposte emendative presentate dalla relatrice.
Laura BOLDRINI (PD-IDP) ricorda i numerosi provvedimenti adottati dal Governo che sembrano basarsi su una strategia «anti-immigrazione» utilizzata prevalentemente per fini comunicativi e propagandistici. Evidenzia come tali provvedimenti non abbiano tuttavia finora prodotto risultati auspicabili per il Governo.
In merito al decreto contenente misure contro le Organizzazioni non governative (ONG), rileva come solo il 10 per cento dei salvataggi in mare sia effettuato dalle imbarcazioni delle ONG. Sottolinea sul punto che la previsione secondo la quale tali organizzazioni non possono effettuare salvataggi multipli vada a svantaggio della vita umana, che viene considerata sacra solo in alcune circostanze, ma non quando si tratta di operazioni di salvataggio in mare.
Osserva inoltre che a seguito del naufragio di Cutro, che ha registrato quasi 100 morti, e di Roccella Jonica, che ha causato circa 65 morti, il Governo non ha provveduto ad adeguare e a rendere più efficienti le procedure e le misure di salvataggio in mare, ma ha preferito introdurre un decreto che altera principi fondamentali del diritto internazionale. Ricorda in particolare la procedura accelerata alle frontiere per coloro che arrivano dai cosiddetti Paesi sicuri, o le previsioni adottate contro gli scafisti, che rappresentano l'anello debole della rete dei trafficanti, anziché nei confronti di questi ultimi, che sono ben noti e individuabili, nonché l'introduzione della cauzione da 2500 a 5000 euro per coloro che non possono essere trattenuti perché provenienti da Paesi sicuri.
Segnala come le modifiche legislative che riguardano i minori sono altrettanto preoccupanti: si stabilisce che, una volta compiuti i 16 anni, i giovani migranti possono essere trasferiti in un centro per adulti, alterando la definizione di «maggiore età» fissata a 18 anni. La decisione di prolungare la permanenza nei Centri di permanenza per il rimpatrio (CPR) da 16 a 18 mesi, inoltre, appare come una misura afflittiva che comporta un incremento dei costi per lo Stato, senza che se ne vedano benefici tangibili.
Evidenzia inoltre come l'esperienza dei centri per migranti in Albania, che ha avuto modo di visitare insieme al deputato Colucci, rappresenti un ulteriore fallimento della gestione dell'accoglienza. Questi centri, costruiti per ospitare 3.000 persone, al momento della visita ne ospitavano solo sette, e il personale, tra cui forze di polizia e operatori, si trovava in una condizione di Pag. 8frustrazione per la totale mancanza di attività. Osserva che questo dimostra l'inadeguatezza e la scarsa efficienza di tali strutture, che, anziché essere riqualificate, continuano a rimanere sotto-utilizzate.
Per quanto riguarda il decreto flussi, sebbene vi fosse un'urgenza di intervenire, ritiene che il Governo ha scelto di non affrontare la questione in modo serio e strutturato. La vera necessità sarebbe stata quella di superare la Legge Bossi-Fini, che non fa altro che produrre irregolarità e distorsioni nel sistema, e di riorganizzare l'intero processo. Tuttavia, evidenzia che la realtà è che il Governo non sembra realmente intenzionato a gestire il fenomeno migratorio in maniera razionale e organizzata, poiché tale approccio non sarebbe più funzionale alla narrazione politica che punta a demonizzare i migranti, accusandoli di essere la causa di tutti i mali del Paese. Non superando la Legge Bossi-Fini, segnala che i lavoratori stagionali, una volta concluso il loro periodo di impiego, non hanno alcuna possibilità di cercare un altro lavoro in modo regolare, dal momento che il periodo concesso per farlo (60 giorni) è del tutto insufficiente, mentre sarebbe necessario un lasso di tempo di almeno 180 giorni. In aggiunta, in base a quanto previsto con il permesso di soggiorno per attesa e occupazione, previsto per i lavoratori stagionali, osserva che i datori di lavoro preferiscono ricorrere al lavoro irregolare, trovando un altro lavoratore senza l'onere di dover regolarizzare la situazione del precedente.
Matteo MAURI (PD-IDP) interviene per riprendere le considerazioni della presidente Boldrini, che dichiara di condividere, e per riallacciarsi alle argomentazioni degli altri colleghi che l'hanno preceduta. Rileva in primo luogo che siamo di fronte all'ennesimo intervento in materia di immigrazione, cui il Governo ricorre quando non sa cosa altro fare, anche con l'obiettivo di distogliere l'attenzione da altri provvedimenti, tra i quali per esempio il disegno di legge di bilancio sul quale si sta manifestando un giudizio decisamente negativo. Fa presente quindi che il suo gruppo si opporrà, come ha sempre fatto sull'argomento, trattandosi di una questione di principio. Precisa a tale proposito che, al di là delle singole disposizioni, si ravvisano anche in questo caso gli estremi di una comune idea di fondo, cioè quella di elevare i migranti al principale nemico pubblico al fine di scatenare contro di loro l'opinione pubblica e di trarne vantaggio. Ritiene che – come già avvenuto in passato – ciò si evinca sia dal contenuto del provvedimento sia dal tenore delle proposte emendative presentate e considera tale atteggiamento inaccettabile oltre che in controtendenza rispetto alle stesse dichiarazioni della Presidente del Consiglio, la quale ha rilevato in più occasioni il mancato funzionamento dell'attuale sistema, che sarebbe criminale e criminogeno, e addirittura, con un colpo di teatro si è recata personalmente in procura, come se fosse una privata cittadina. Dichiara quindi che il suo gruppo non è affezionato a tale sistema, al quale riconosce di non aver messo mano quando era al Governo mancando in quell'occasione le condizioni politiche e numeriche per farlo. Fa quindi presente che l'unico modo per cambiare il sistema è quello di modificare la legge Bossi-Fini, introducendo un meccanismo che incroci la domanda e l'offerta di lavoro e corredandolo di elementi di garanzia, quali ad esempio la sponsorship. A suo avviso si otterrebbe in tal modo un risultato migliore rispetto al click day previsto dal decreto flussi che per la gran parte riguarderà persone che si trovano già nel nostro Paese. Nel ricordare che, al di là delle dichiarazioni retoriche, la più grande regolarizzazione è stata portata avanti proprio da un esponente dell'attuale maggioranza, rileva che i pareri espressi da relatrice e Governo dimostrano l'assoluta indisponibilità della maggioranza verso le proposte emendative del Partito democratico e dell'opposizione tutta. Quanto alle proposte emendative della relatrice e del Governo di cui è stato chiesto l'accantonamento si domanda se l'intenzione sia quella di bocciarle, senza avere il coraggio di dirlo, o se invece si voglia ulteriormente modificarle. Considerato che in alcuni casi si tratta di proposte di rilevante contenuto politico, invita la relatrice o il Governo a Pag. 9chiarire questo aspetto, anche per evitare il soliloquio delle opposizioni.
Enrica ALIFANO (M5S), sottolineando come molto sia stato già detto dai colleghi che l'hanno preceduta, rileva come si stia affrontando un tema, che ha carattere non emergenziale ma strutturale, in modo sbagliato con una produzione alluvionale di provvedimenti decisamente non risolutivi. Richiama quindi le argomentazioni di molti dei soggetti auditi, segnalando in particolare le considerazioni di Confindustria in ordine alla carenza di personale in molti settori produttivi e all'esigenza di far entrare nel nostro Paese e regolarizzare un maggior numero di soggetti. Ricordando inoltre la discrasia rilevata dalla CGIL tra nulla osta e visti di soggiorno e tra nulla osta e contratti di lavoro stipulati, a riprova del mancato funzionamento del sistema attuale, sottolinea come gli interventi della maggioranza abbiano fini esclusivamente propagandistici, mentre al contrario il tema andrebbe affrontato con serietà, senza sventolare l'immigrazione come uno stendardo politico. Reitera quindi la proposta già avanzata, in parte con finalità provocatoria, di istituire una Commissione bicamerale che indaghi su un fenomeno come quello migratorio che agita la nostra società e sposta il consenso popolare, al fine di consentire l'individuazione di soluzioni a questioni come il lavoro e la denatalità. Si augura in conclusione che tale proposta venga accolta.
La Commissione respinge l'articolo premissivo Alfonso Colucci 01.01.
Alfonso COLUCCI (M5S) fa presente preliminarmente che l'emendamento a sua prima firma 1.2 fa seguito all'articolo premissivo appena esaminato e si propone di introdurre uno strumento utile a legalizzare l'ingresso di migranti nel nostro Paese, attraverso l'istituzione di un permesso temporaneo di soggiorno per ricerca di lavoro. Rileva il mancato funzionamento dell'attuale sistema del click day, dal momento che esso dovrebbe incrociare domanda ed offerta di lavoro tra soggetti che non si conoscono, impedendo quindi l'instaurarsi di quella relazione personale che caratterizza il rapporto di lavoro, a maggior ragione se si tratta di cura e assistenza alla persona. Nel sottolineare che il permesso di soggiorno per ricerca di lavoro rappresenta uno strumento efficace per contrastare l'immigrazione clandestina, il lavoro nero e il caporalato, fa presente che la seconda parte dell'emendamento introduce la disciplina dell'attività di intermediazione tra datori di lavoro italiani e lavoratori stranieri non comunitari, attraverso la costituzione di una rete di soggetti a tal fine autorizzati. Sottolineando come in tal modo il fabbisogno di risorse umane delle imprese sarà soddisfatto grazie all'individuazione di persone abili al lavoro, aggiunge che il suo emendamento delinea una bozza del cosiddetto cassetto nazionale, richiesto da molti dei soggetti auditi. Nel far presente che tali soggetti detengono già molte informazioni che potrebbero condividere con il Ministero competente per favorire le relative pratiche amministrative. Tiene a precisare che l'obiettivo della proposta del Movimento 5 Stelle non è l'accoglienza indiscriminata né la sanatoria, dal momento che il comma 6 del nuovo articolo 22-bis del testo unico in materia di immigrazione che si propone di introdurre, prevede la revoca del permesso di soggiorno per ricerca di lavoro in caso dovessero venire in luce esigenze securitarie, che stanno a cuore anche all'opposizione. Al contrario l'intento è quello di favorire l'accoglienza, valorizzando il migrante, in quanto persona portatrice di diritti e di prerogative, e promuovendo l'integrazione culturale, rilevando come la disposizione introdotta preveda anche l'eventuale presentazione di documentazione attestante il livello di conoscenza della lingua italiana. Aggiunge che il comma 8 del nuovo articolo 22-bis prevede l'interconnessione dei sistemi tra questure e INPS, in modo da garantire il controllo sul territorio dell'intero fenomeno migratorio, con l'obiettivo di una sua ordinata organizzazione, e da prevenire la commissione di reati o di irregolarità.
Laura BOLDRINI (PD-IDP) ritiene che il parere contrario espresso sull'emendamentoPag. 10 in esame dimostri che il Governo non vuole una gestione ordinata di flussi migratori e neppure la presenza trasparente dei migranti che si trovano nel nostro Paese. Nel segnalare che, come ricordato anche dal collega Alfonso Colucci, la prima parte dell'emendamento riguarda l'istituzione di un permesso di soggiorno temporaneo per la ricerca di lavoro e la seconda parte introduce una disciplina dell'intermediazione, fa presente come tutti i soggetti auditi abbiano evidenziato l'esigenza di ingressi regolari di lavoratori stranieri. Nel far presente che entrare in Italia per cercare un lavoro non costituisce un crimine, rileva come la previsione di ingressi legali consenta tra l'altro di sottrarre persone al mercato dei trafficanti. Aggiunge che diverse possono essere le declinazioni del permesso di soggiorno temporaneo, da quello per ricerca di lavoro a quello per nuova occupazione, nel caso in cui la formalizzazione del contratto non sia intervenuta per ragioni indipendenti dalla responsabilità del migrante, a quello per ricerca di lavoro attraverso la sponsorship. Fa quindi presente che il meccanismo di emersione si inceppa, di fronte al caso di tante persone che lavorano continuativamente da anni nel nostro Paese e che tuttavia – essendo entrate irregolarmente – non possono essere regolarizzate, nonostante che i datori di lavoro vogliano farlo. Si domanda perché il Governo abbia espresso contrario sull'emendamento del collega Alfonso Colucci, perché non voglia ridurre le irregolarità e perché voglia complicare la vita di chi ha già un lavoro in Italia. Ipotizza che tale situazione faccia comodo al Governo e alla maggioranza perché in caso contrario si renderebbero conto della necessità di mettere in campo tutti gli strumenti utili a favorire la regolarizzazione. A suo avviso l'obiettivo reale è quello di non governare il fenomeno migratorio ma di favorire la presenza di migranti irregolari e delinquenti, essendo ciò funzionale alla narrazione della maggioranza. Considera tale atteggiamento gravissimo, dal momento che in tal modo si finisce per rendere scientemente l'Italia più insicura, dal momento che i migranti saranno sempre più precari e pertanto indotti più facilmente a commettere azioni illegali.
Paolo CIANI (PD-IDP) ritiene che l'emendamento in discussione apra un capitolo importante sulla necessità di regolare nel modo migliore possibile i permessi di soggiorno per motivi di lavoro, evitando ogni strumentalizzazione.
Rileva che al giorno d'oggi il sogno del posto fisso abbia lasciato il posto a una situazione di notevole mobilità lavorativa, che vale sia per i cittadini italiani, sia per gli stranieri che entrano nel Paese. Appare dunque di notevole importanza regolarizzare la presenza degli stranieri anche in tale nuovo contesto.
Evidenzia inoltre come la presenza degli stranieri sul territorio nazionale subisca le conseguenze di una narrazione che non rispetta la realtà dei fatti: spesso, infatti, i soggetti definiti «irregolari» non sono clandestini, bensì persone alla ricerca di un lavoro che non vogliono permanere in situazioni ambigue o irregolari. La perdita del lavoro, per il cittadino straniero, implica l'ingresso in una condizione di irregolarità che talvolta viene addirittura strumentalizzata dai datori di lavoro, i quali ne agitano lo spettro per minacciare i lavoratori.
Tale situazione appare ancora più grave alla luce dell'attuale quadro normativo, che richiede al datore di assumere un lavoratore straniero ancora prima di conoscerlo; tale circostanza risulta problematica, specialmente in settori delicati quali i servizi alla persona e il lavoro domestico.
Ricorda che il Governo ha acconsentito, in via sperimentale, all'avvio del sistema dei cosiddetti corridoi lavorativi, tramite i quali il lavoratore straniero avvia un percorso di formazione già all'interno del proprio Paese di origine, quindi ancor prima di essere assunto in Italia: ritiene che si tratti di un modello da far crescere nel tempo.
Sotto un diverso profilo, rammenta come tuttora vi sia un numero alto di pratiche di emersione sospese o inevase, anche risalenti nel tempo, in particolare nel settore agricolo e nel settore del lavoro domestico. La mancata evasione di tali pratiche implica,Pag. 11 di fatto, che una vasta platea di lavoratori si trovino in un vero e proprio limbo. Ricorda peraltro che la maggior parte degli stranieri che entrano in Italia lo fanno con l'intento di trovare un impiego, e non certo per permanere in condizioni irregolari.
Conclude affermando, quindi, che la regolamentazione dei permessi di soggiorno per lavoro, come delineata dalla proposta emendativa in esame, risponde a esigenze di stretta attualità e, come tale, non ha connotazioni ideologiche.
La Commissione respinge l'emendamento Alfonso Colucci 1.2.
Nazario PAGANO, presidente, come concordato per le vie brevi, rinvia il seguito della seduta alla fase pomeridiana della giornata.
La seduta termine alle 14.05.
SEDE REFERENTE
Lunedì 18 novembre 2024. — Presidenza del presidente Nazario PAGANO. – Interviene la sottosegretaria di Stato per l'interno, Wanda Ferro.
La seduta comincia alle 14.50.
DL 145/2024: Disposizioni urgenti in materia di ingresso in Italia di lavoratori stranieri, di tutela e assistenza alle vittime di caporalato, di gestione dei flussi migratori e di protezione internazionale, nonché dei relativi procedimenti giurisdizionali.
C. 2088 Governo.
(Seguito dell'esame e rinvio).
La Commissione prosegue l'esame del provvedimento, rinviato nella seduta antimeridiana.
Nazario PAGANO, presidente, avverte che è stato chiesto che la pubblicità dei lavori sia assicurata anche attraverso il sistema di ripresa audiovideo a circuito chiuso. Non essendovi obiezioni, ne dispone l'attivazione. Comunica altresì che l'esame del provvedimento riprenderà dall'emendamento Alfonso Colucci 1.3. Dà quindi conto delle sostituzioni.
Alfonso COLUCCI (M5S), intervenendo sull'emendamento a sua prima firma 1.3, sottolinea che esso mira a sovvertire la logica attuale del provvedimento in esame, prevedendo, in primo luogo, la determinazione del fabbisogno di manodopera e, in secondo luogo, la presentazione delle domande. Osserva, peraltro, che in base alla proposta emendativa il fabbisogno viene determinato dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali in collaborazione con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome, la Conferenza Stato-città e autonomie locali, gli enti e le associazioni nazionali maggiormente attivi nell'assistenza e nell'integrazione degli immigrati e le organizzazioni dei lavoratori e dei datori di lavoro maggiormente rappresentative sul piano nazionale, ivi comprese le associazioni datoriali firmatarie del vigente contratto collettivo nazionale di lavoro del settore domestico; in altri termini, vengono coinvolti tutti i soggetti necessari a garantire la corrispondenza tra le effettive esigenze del mondo del lavoro e le quote previste dal decreto flussi.
Tra l'altro, rileva che l'emendamento consente anche una revisione periodica delle quote nel corso dell'anno, anche al fine di soddisfare le esigenze di lavoro stagionale. A suo avviso, si tratta di una impostazione virtuosa, in grado di promuovere la migrazione legale, che contribuisce a sostenere la competitività del Paese e favorire l'integrazione degli stessi migranti.
Sulla scorta di queste considerazioni, sollecita la relatrice ed il Governo a rivedere il parere contrario sull'emendamento in questione, che ha il preciso scopo di migliorare l'efficienza del decreto flussi.
Toni RICCIARDI (PD-IDP), intervenendo sull'emendamento Alfonso Colucci 1.3, rileva che, sul piano storico, il sistema delle quote è stato utilizzato per la prima volta negli Stati Uniti nel 1921, allo scopo di limitare l'emigrazione italiana, nel quadro Pag. 12dell'obiettivo più ampio di contingentare gli ingressi dai Paesi del Mediterraneo. A seguire, nel secondo dopoguerra tale sistema è stato utilizzato anche da alcuni Paesi europei. Venendo all'epoca attuale, osserva che in base ad accurate analisi scientifiche il sistema delle quote ha dimostrato gravi inefficienze, in quanto opera solo sulla base delle nazionalità, senza tener conto delle effettive esigenze del mondo datoriale.
Preannunciando il voto favorevole del proprio Gruppo sull'emendamento in questione, evidenzia che esso contribuisce a ridurre le criticità della disciplina proposta dalla maggioranza che, basandosi sul meccanismo del cosiddetto click day, ha determinato solo una parziale stabilizzazione del lavoro nero, senza incidere sull'effettivo fabbisogno di manodopera del sistema produttivo.
La Commissione, con distinte votazioni, respinge l'emendamento Alfonso Colucci 1.3 e gli identici emendamenti Soumahoro 1.5, Magi 1.6, Alfonso Colucci 1.7 e Bonafè 1.8.
Nazario PAGANO, presidente, dispone l'accantonamento dell'emendamento Alessandro Colucci 1.10, come richiesto dalla relatrice.
Matteo MAURI (PD-IDP), intervenendo sull'emendamento Gadda 1.12, rileva che esso mira a consentire la convertibilità dei permessi di soggiorno in permessi di lavoro, sulla base di una disciplina introdotta nella scorsa legislatura e poi soppressa con il decreto-legge numero 20 del 2023 (cd. «decreto Cutro»). A suo avviso, consentire ai migranti di stabilizzare la propria posizione costituisce un vantaggio per l'intera collettività, favorendo l'inclusione e circoscrivendo i rischi di devianza.
Pertanto, il parere contrario espresso dalla relatrice e dal Governo su tale proposta emendativa dimostra per l'ennesima volta l'approccio ideologico della maggioranza rispetto a questa materia e rappresenta un atto di autolesionismo collettivo.
La Commissione respinge l'emendamento Gadda 1.12.
Nazario PAGANO, presidente, constata l'assenza del presentatore dell'emendamento Steger 1.13: s'intende che vi abbia rinunciato.
Alfonso COLUCCI (M5S) sottoscrive l'emendamento Zaratti 1.16.
La Commissione respinge, con distinte votazioni, gli emendamenti Zaratti 1.16 e Gadda 1.20
Nazario PAGANO, presidente, dispone l'accantonamento dell'emendamento Zaratti 1.21, come richiesto dalla relatrice.
Federica ONORI (AZ-PER-RE), nell'illustrare l'emendamento 1.22 a sua prima firma, segnala che esso introduce il principio di irricevibilità della domanda presentata dal datore di lavoro nel caso in cui, nel triennio precedente, lo stesso non abbia instaurato rapporti di lavoro con cittadini stranieri autorizzati all'ingresso. Fa presente che questa modifica si rende necessaria affinché i datori di lavoro che non dimostrano un comportamento coerente con gli impegni assunti nei confronti di questi lavoratori, o che non riescono ad assumerli per ragioni non adeguatamente giustificate, non vedano accolta la loro domanda.
Osserva inoltre come, dalle audizioni svolte dalla Commissione, emerga che la disposizione contenuta nel disegno di legge, cui l'emendamento si riferisce, non tenga sufficientemente conto delle specificità del settore agricolo. Infatti, segnala che un datore di lavoro potrebbe non aver concluso il rapporto di lavoro con il lavoratore straniero perché la procedura di domanda ha richiesto tempi troppo lunghi, e nel frattempo il tipo di mansione, legato al ciclo stagionale, non sia più praticabile. Pertanto, fa presente che l'emendamento propone di chiarire meglio le cause di non imputabilità della mancata assunzione in capo al datore di lavoro, prevedendo anche un contraddittorio tra datore di lavoro e lavoratore, per valutare la fondatezza della motivazione e stabilire se si tratti di un caso di irricevibilità della domanda o se i tempi della domanda non siano compatibili Pag. 13con le esigenze stagionali del lavoro agricolo.
Osserva infine che l'emendamento appare una proposta di buon senso, nata a seguito delle audizioni del settore agricolo, non comprendendo i motivi per i quali non possa essere valutato positivamente.
La Commissione respinge l'emendamento Onori 1.22.
Nazario PAGANO, presidente, dispone l'accantonamento dell'emendamento Gadda 1.23, come richiesto dalla relatrice.
La Commissione respinge l'emendamento Onori 1.24.
Matteo MAURI (PD-IDP), nell'illustrare l'emendamento Bonafè 1.25, fa presente che esso prevede che, nel caso di mancato perfezionamento del contratto di lavoro a causa della non conferma del nulla osta da parte del datore di lavoro per varie ragioni — come il cambio di decisione del datore di lavoro o la perdita di interesse dello stesso, e i ritardi nel procedimento — al lavoratore venga attribuita la titolarità di un permesso di ricerca di lavoro valido per un anno. Ricorda come tale tipologia di permesso sia già prevista dal nostro ordinamento nel caso di licenziamento, e quindi si applica anche in altre situazioni simili. L'obiettivo, come rileva, è offrire una seconda opportunità al lavoratore qualora venga meno la disponibilità del datore di lavoro.
Federica ONORI (AZ-PER-RE) chiede di sottoscrivere l'emendamento Bonafè 1.25.
Riccardo MAGI (MISTO+EUROPA) chiede ai colleghi del gruppo PD-IDP di sottoscrivere l'emendamento Bonafè 1.25, evidenziando che si tratta di un intervento migliorativo del testo e ritenendo pertanto incomprensibile che il Governo non ne valuti la finalità positiva, visto che la modifica proposta mira a facilitare la possibilità per il lavoratore straniero di cercare un'altra occupazione, evitando che rimanga intrappolato in una situazione di irregolarità.
Maria Elena BOSCHI (IV-C-RE) chiede se l'accantonamento dell'emendamento Gadda 1.23 implichi anche un accantonamento dell'emendamento a sua prima firma 1.25, per la coincidenza parziale tra i due testi.
Nazario PAGANO, presidente, dispone quindi l'accantonamento dell'emendamento Bonafè 1.25.
Sara KELANY (FDI), relatrice, modificando il parere precedentemente espresso, chiede l'accantonamento dell'emendamento Colucci 1.26.
La sottosegretaria Wanda FERRO concorda con l'orientamento testé espresso dalla relatrice.
La Commissione respinge l'emendamento Onori 1.27.
Enrica ALIFANO (M5S) illustra l'emendamento a sua prima firma 1.30, identico agli emendamenti 1.28 e 1.29, facendo presente che si propone di ampliare il termine per la comunicazione della conferma della domanda di nulla osta, che attualmente grava sul datore di lavoro. Osserva che questa modifica ha l'obiettivo di alleggerire l'aggravio degli adempimenti a carico della pubblica amministrazione, che è anche responsabile dello spoglio preventivo delle domande per il rilascio del nulla osta. Ritiene che riconoscere un termine più ampio ai datori di lavoro è una misura di buon senso, in quanto contribuisce a evitare che il lavoratore si trovi nell'impossibilità di perfezionare il contratto di lavoro, con evidente beneficio per tutte le parti coinvolte.
Matteo MAURI (PD-IDP) chiede di sottoscrivere l'emendamento Alifano 1.30, evidenziandone la rilevanza, in quanto si colloca nell'interesse sia del datore di lavoro che del buon esito dell'intera operazione prevista dal provvedimento. Fa presente che l'emendamento propone di estendere il termine per la conferma del nulla osta da una settimana a 15 giorni, osservando come Pag. 14il termine di una settimana risulti troppo breve e non garantisca un adeguato incrocio tra domanda e offerta. Ritiene che una scadenza così breve possa produrre danni anche per lo Stato, impedendo una gestione ottimale delle opportunità lavorative.
La Commissione respinge, con distinte votazioni, gli identici emendamenti Zaratti 1.28, Gadda 1.29 e Alifano 1.30 e l'emendamento Bonafè 1.25 che era stato in precedenza accantonato per valutare l'eventuale connessione con l'emendamento Gadda 1.23.
Riccardo MAGI (MISTO-+EUROPA) fa presente che l'emendamento a sua firma 1.31 in analogia con altre proposte emendative è volto ad estendere a dieci giorni il termine imposto al datore di lavoro per la conferma del nulla osta, pena il rigetto dell'istanza. Si domanda per quale motivo il Governo non voglia accettare di dare più tempo ai datori di lavoro, considerato che la stessa Presidente del Consiglio ha più volte evidenziato l'esigenza di incrementare il numero di ingressi regolari di lavoratori stranieri nel nostro Paese, anche come misura di contrasto all'immigrazione irregolare. Se questo è dunque l'obiettivo del Governo, peraltro condiviso dall'opposizione oltre che da diversi altri soggetti, non si capisce la ragione per cui si introducano sempre nuovi ostacoli nei confronti di datori di lavoro e lavoratori. Nel riconoscere con riguardo alla prima parte del provvedimento l'introduzione di alcune migliorie al meccanismo attuale, anticipa che quanto alla seconda parte – sulla quale non si trova d'accordo – vi sarà invece molto da discutere.
La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Magi 1.31 e Onori 1.32.
Alfonso COLUCCI (M5S), in linea con quanto già detto in precedenza, fa presente che l'emendamento Auriemma 1.34 è volto a consentire il rilascio di un permesso di soggiorno per attesa occupazione nei confronti del soggetto che non abbia ottenuto la formalizzazione del contratto per responsabilità del datore di lavoro. Si domanda per quale motivo si voglia pregiudicare il soggetto per colpe a lui non addebitabili, inducendolo in una condizione di irregolarità. Ritiene che ciò costituisce un ennesimo esempio della politica criminogena del Governo, destinata a incrementare il lavoro nero e il caporalato e a fornire alla criminalità organizzata ulteriore manodopera. Ritiene che la politica della maggioranza sia criminogena anche nei confronti della popolazione italiana, dal momento che finisce per indebolire la sicurezza del Paese, come dimostrato dall'incremento di reati predatori da strada verificatosi con il Governo Meloni. Rilevando l'incapacità del Governo di attuare una politica migratoria che faccia dei migranti un fattore di crescita del Paese, chiede di conoscere le ragioni del parere contrario sull'emendamento 1.34, di cui auspica l'accoglimento.
La Commissione respinge l'emendamento Auriemma 1.34.
Toni RICCIARDI (PD-IDP) fa presente che intende affrontare l'emendamento Bonafè 1.35, di contenuto analogo alla proposta emendativa appena respinta, sotto un punto di vista speculare rispetto a quanto evidenziato dal collega Alfonso Colucci. Sottolinea quindi che l'emendamento, analogamente a quanto avviene in molti Paesi, è volto ad introdurre una clausola di flessibilità in favore di coloro che lavorano, per evitare di far perdere tempo ai datori di lavoro con beghe di natura burocratica, favorendo nel frattempo i migranti in buona fede. Chiede che l'emendamento venga accantonato, al fine di comprendere se vi sia l'esigenza di flessibilità sopra richiamata.
Maria Elena BOSCHI (IV-C-RE), nel far presente che il tema è oggetto anche dell'emendamento Gadda 1.23 precedentemente accantonato, sottolinea l'esigenza di introdurre clausole di buon senso, volte a consentire margini di flessibilità nei confronti dei datori di lavoro e dei lavoratori incolpevoli, alla luce di una ragionevolezza Pag. 15che appare mancante nel provvedimento in esame. Nel rilevare che la ristrettezza dei termini previsti finirà per rendere inapplicabili le disposizioni, costringendo la maggioranza ad un ulteriore intervento, rinviene un intento punitivo verso lavoratori che non hanno potuto formalizzare il contratto per responsabilità del datore di lavoro. Fa quindi presente che impedire a tali lavoratori di accedere ad un permesso temporaneo per attesa occupazione significa fare di loro una più facile manodopera per la criminalità e dunque sottrarli al controllo dello Stato. Nel manifestare il dubbio che la maggioranza preferisca non avere cognizione delle persone migranti, rileva l'esigenza di affrontare la questione con pragmaticità, facendo attenzione all'applicazione concreta delle norme.
La Commissione respinge l'emendamento Bonafè 1.35.
Nazario PAGANO, presidente, accogliendo la richiesta della relatrice, dispone l'accantonamento dell'emendamento Battilocchio 1.36.
Toni RICCIARDI (PD-IDP) dichiara candidamente che si sarebbe aspettato l'accoglimento dell'emendamento Bonafè 1.40, soprattutto in relazione alla seconda parte relativa al ricongiungimento familiare. Sollecita sull'argomento un atteggiamento di buon senso e di decenza legislativa ed umana, domandandosi come si possa essere contrari al ricongiungimento familiare, che – oltre ad essere in linea con altri strumenti normativi – costituisce la garanzia di una migliore integrazione. Ritiene che la questione specifica va al di là delle diverse visioni del fenomeno migratorio e si appella alla relatrice ed al Governo per un accantonamento dell'emendamento, invitandoli a farsi pervadere dal dubbio.
Matteo MAURI (PD-IDP), riallacciandosi alle considerazioni del collega Toni Ricciardi, chiede al Governo a quale delle due parti di cui si compone l'emendamento Bonafè 1.40 sia contrario, se a quella relativa alla stipula di accordi con l'ingresso di apolidi e rifugiati oppure a quella in materia di ricongiungimento familiare. Sollecita pertanto l'accantonamento della proposta emendativa, al fine di decidere se almeno uno dei due interventi da essa recato possa essere considerato degno di riflessione. Chiede in particolare quale sia la ragione della contrarietà con riguardo all'ingresso di apolidi e rifugiati riconosciuti dall'UNHCR, non ravvisandone alcuna, a meno di non ipotizzare che il Governo non si fidi dell'organizzazione internazionale.
Sara KELANY (FDI), relatrice, dichiara l'indisponibilità ad un accantonamento dell'emendamento Bonafè 1.40.
La Commissione respinge l'emendamento Bonafè 1.40.
Federica ONORI (AZ-PER-RE) fa presente che l'emendamento a sua prima firma 1.39 è volto a individuare una procedura per l'ingresso di lavoratori provenienti da Paesi terzi, attraverso la realizzazione di programmi di formazione organizzati dai nostri Ministeri e con un importante ruolo affidato alle regioni, in un'ottica quindi che dovrebbe essere ben vista dall'attuale maggioranza. Fa quindi presente che in questa logica l'emendamento è volto a ridurre da sessanta a trenta giorni il termine massimo per il rilascio del nulla osta nei confronti di tali lavoratori. Ritiene che si tratti di una proposta di buon senso, se si vogliono ridisegnare le prospettive del fenomeno migratorio in una dimensione di sfida e non di emergenza, sottolineando come puntare sulla formazione significhi rispondere al fabbisogno del mondo imprenditoriale, su cui si è tutti d'accordo, e insieme incrementare le possibilità di integrazione degli stranieri. Dichiara in conclusione che sarà grata al Governo e alla relatrice se riterranno di modificare il loro parere.
Sara KELANY (FDI), relatrice, si dichiara indisponibile a rivedere il parere sull'emendamento Onori 1.39.
La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Onori 1.39 e 1.41 Pag. 16e gli identici emendamenti Onori 1.42 e Alessandro Colucci 1.43.
Matteo MAURI (PD-IDP) fa presente che l'emendamento Bonafè 1.45 rientra in una tipologia di proposte emendative già illustrata, essendo volto ad estendere a centottanta giorni la durata prevista tra la fine del contratto di lavoro e l'ottenimento di una nuova occupazione. Nel rilevare come la maggioranza stia riducendo i termini che sarebbe preferibile allungare e stia al contrario estendendo quelli che sarebbe meglio restringere, ritiene necessario avere senso della realtà. Rilevando quindi quanto sia difficile trovare un nuovo lavoro per un italiano, e dunque a maggior ragione per un soggetto straniero, fa presente che il migrante che avrà visto concluso il precedente contratto e che non abbia trovato nei sessanta giorni previsti dal provvedimento una nuova occupazione, non tornerà nel proprio Paese ma finirà per ingrossare le fila degli irregolari. Nel ritenere che sia interesse di tutti dare più tempo ai lavoratori stranieri per trovare lavoro, si dichiara convinto in conclusione che l'intento della maggioranza sia quello di avere più irregolari.
La Commissione respinge l'emendamento Bonafè 1.45.
Enrica ALIFANO (M5S) fa presente che l'emendamento Auriemma 1.46 di contenuto analogo al precedente, rappresenta una proposta di buon senso, ritenendo che il primo obiettivo della legislazione nazionale in materia di immigrazione debba essere quello di integrare le persone che vengono in Italia alla ricerca di un lavoro e che, una volta trovata un'occupazione, contribuiscono alla crescita e al benessere del nostro Paese. Sottolineando che, come già evidenziato dal collega Mauri, la ricerca di un lavoro è difficile per un italiano e a maggior ragione per uno straniero, considera inopportuno introdurre termini stringenti sia per i lavoratori sia per i datori di lavoro che sono alla ricerca di manodopera e che hanno più volte manifestato il loro disagio.
La Commissione respinge l'emendamento Auriemma 1.46.
Maria Elena BOSCHI (IV-C-RE) rileva come anche l'emendamento Gadda 1.47 tenti di intervenire nella questione, al fine di risolvere le problematiche poste al sistema nel suo complesso, attraverso l'introduzione di una previsione che almeno scomputi il periodo di tempo intercorso tra il termine del contratto e la nuova opportunità di lavoro dal calcolo complessivo del periodo di validità del nulla osta. Ritiene che tale misura vada a vantaggio non soltanto del lavoratore, il quale arriva in Italia sulla base del decreto flussi perché nel nostro Paese vi è necessità di manodopera, ma anche del sistema imprenditoriale. A suo parere non è un caso che sia proprio il Governo Meloni, che fa la voce più dura contro l'immigrazione, ad aumentare le maglie numeriche del decreto flussi. Nel dichiararsi convinta che la competenza su queste disposizioni dovrebbe essere del Ministero del lavoro, in modo da favorire l'applicazione di misure di natura pragmatica, si domanda se il retropensiero della maggioranza non sia piuttosto quello di evitare di governare l'immigrazione. Richiama a tale proposito le affermazioni del Ministro Valditara, il quale, durante l'odierna presentazione della fondazione Giulia Cecchettin, ha dichiarato che la violenza nei confronti delle donne sarebbe amplificata dalla presenza degli immigrati. Ritenendo tali dichiarazioni inaccettabili e inopportune considerata la sede oltre che smentite dai fatti, nel contestare l'approccio politico della maggioranza, ribadisce che in questo caso si tratta di individuare una soluzione concreta.
La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Gadda 1.47, Caramiello 1.49 e Pastorella 1.50; approva quindi l'emendamento Pastorella 1.51 (vedi allegato 4). Respinge quindi, con distinte votazioni, gli emendamenti Alfonso Colucci 1.52 e Gadda 1.54 .
Nazario PAGANO, presidente, constata l'assenza del presentatore dell'articolo aggiuntivoPag. 17 Soumahoro 1.02; si intende che vi abbia rinunciato.
La Commissione respinge l'articolo aggiuntivo Alfonso Colucci 1.06.
Riccardo MAGI (MISTO) interviene per illustrare l'emendamento 1.04 a sua firma, evidenziando che la proposta emendativa intende reintrodurre il meccanismo di sponsorship, il quale prevede un'adeguata garanzia economica e sociale – tra cui la disponibilità di un alloggio sul territorio nazionale – per l'ingresso regolare di stranieri nel territorio. Ricorda che l'emendamento sostanzialmente riproduce il contenuto di una proposta di legge a sua prima firma, l'A.C. 69, assegnato alla Commissione Affari Costituzionali, ma di cui non è stata ancora avviato l'esame.
Evidenzia inoltre che la sua proposta emendativa intende apportare una revisione più profonda e complessa del Testo unico immigrazione; ritiene infatti che il provvedimento in esame apporti modifiche limitate e circoscritte al predetto Testo unico, così lasciandone immutato l'impianto fondamentale e, di fatto, non risolvendo il problema relativo agli ingressi.
Matteo MAURI (PD-IDP), ricollegandosi all'intervento del collega Magi, evidenzia che il provvedimento in esame non risponde alla fondamentale esigenza di individuare un sistema, alternativo al meccanismo dei flussi, per consentire l'incontro tra la domanda e l'offerta di lavoro. A suo parere, nonostante la Presidente del Consiglio abbia criticato l'attuale sistema, il Governo non sembra adottare soluzioni alternative.
Ritiene che il meccanismo di sponsorship, che si propone di reintrodurre con l'emendamento in esame, sia una delle possibili soluzioni alle criticità evidenziate dallo stesso Esecutivo, dunque non comprende la contrarietà espressa dalla relatrice e dal Governo.
Chiede che la sponsorship sia quantomeno affiancata al vigente sistema, accanto ai DPCM «flussi», anche in via sperimentale e per una quota limitata degli ingressi. Rileva infatti come tale meccanismo, in passato, abbia sortito effetti positivi.
Chiede dunque che la proposta emendativa sia perlomeno accantonata e che si avvii un'ulteriore riflessione sul tema.
Sara KELANY (FDI), relatrice, conferma il parere contrario sull'emendamento Magi 1.04.
La Commissione respinge l'emendamento Magi 1.04.
Riccardo MAGI (MISTO) interviene per illustrare l'emendamento 1.03 a sua firma, il quale istituisce il permesso di soggiorno temporaneo per la ricerca di lavoro, prevedendo che l'attività di intermediazione possa essere esercitata – allo scopo di favorire l'incontro fra domanda e offerta di lavoro – da soggetti pubblici e privati già indicati dalla legge Biagi e nel Jobs Act, in presenza di specifiche condizioni. Evidenzia che anche la proposta emendativa in parola è mutuata da una precedente proposta di legge di iniziativa popolare, sostenuta tra l'altro da sindacati e da enti del Terzo settore.
Sottolinea che si tratta di un tema che intende avanzare senza che ciò denoti un atteggiamento ostruzionistico, bensì nell'ottica del dialogo con l'Esecutivo, di cui non comprende l'atteggiamento ostile.
Ricorda in proposito che la Presidente del Consiglio Meloni si è rivolta alla Direzione Nazionale Antimafia con un esposto, lamentando gravi violazioni di legge nello svolgimento delle procedure disciplinate dal decreto flussi; tuttavia, si chiede come mai il Governo non intenda o non abbia la capacità di revisionare tale meccanismo.
Rileva come le malversazioni abbiano in realtà riguardato una percentuale minima di casi e ritiene, dunque, che il problema non risieda nell'infiltrazione della criminalità organizzata nel meccanismo del decreto flussi, bensì nei notevoli ritardi che hanno riguardato tali procedure. Rammenta infatti che meno di un quarto di coloro che hanno fatto ingresso nel Paese attraverso il «decreto flussi» ha ottenuto un permesso di soggiorno e la firma del Pag. 18contratto di lavoro; ritiene che a tali problematiche l'Esecutivo debba fornire una soluzione, e che l'emendamento in esame provi a fornire una prima risposta.
La Commissione respinge l'emendamento Magi 1.03.
Enrica ALIFANO (M5S) interviene per illustrare l'emendamento Colucci 1.05, in qualità di cofirmataria. Ritiene che esso risponda a tre esigenze fondamentali: anzitutto, quella dell'integrazione, in quanto consente allo straniero presente sul territorio dello Stato italiano a qualsiasi titolo – anche ove non gli sia riconosciuto il diritto di asilo o altre forme di protezione – di ottenere il permesso di soggiorno ove dimostri di essersi pienamente integrato nel tessuto sociale italiano. Al contempo, la proposta emendativa risponde alle richieste di manodopera avanzate dal settore produttivo, in quanto prevede che lo straniero si dichiari disponibile immediatamente al lavoro. Infine, per soddisfare le istanze legate alla sicurezza pubblica, si disciplinano ipotesi che impediscono il rilascio del permesso di soggiorno, addirittura prevedendone la revoca, nel caso in cui lo straniero rappresenti una minaccia. Ritiene che sia necessario svolgere ulteriori approfondimenti sull'emendamento in questione, dunque, ne richiede l'accantonamento.
Sara KELANY (FDI), relatrice, conferma il parere contrario sull'emendamento Alfonso Colucci 1.05.
La Commissione respinge, con distinte votazioni, le proposte emendative Alfonso Colucci 1.05 e 2.1.
La Commissione respinge gli identici emendamenti Onori 2.2, Gadda 2.3, Zaratti 2.4, Serracchiani 2.5 e Alfonso Colucci 2.6.
Nazario PAGANO, presidente, constata l'assenza del presentatore dell'emendamento Soumahoro 2.7; si intende vi abbia rinunciato.
Comunica che l'emendamento Zaratti 2.10 è sottoscritto dall'onorevole Alfonso Colucci.
La Commissione respinge l'emendamento Zaratti 2.10.
Alfonso COLUCCI (M5S) interviene per illustrare l'emendamento 2.9 a sua prima firma, che intende elevare da 10.000 a 25.000 il numero di nulla osta, visti di ingresso e permessi di soggiorno per lavoro subordinato nel settore dell'assistenza alla persona e nel settore sociosanitario. Ritiene che tale innalzamento sia doveroso, alla luce delle risultanze emerse nel corso delle audizioni svolte sul provvedimento.
Matteo MAURI (PD-IDP), ricollegandosi all'intervento dell'onorevole Colucci, ne condivide le osservazioni. Inoltre, chiede delucidazioni sull'eventuale presenza di un nesso tra l'emendamento in esame e l'emendamento 2.47 della relatrice come riformulato. Osserva che anche la nuova formulazione dell'emendamento della relatrice fa riferimento a una percentuale di ingressi e che, rispetto al testo originario dell'emendamento presentato, è stato espunto il riferimento al numero di 10.000 istanze.
Alfonso COLUCCI (M5S) interviene per chiarire che il proprio emendamento amplia il numero assoluto delle istanze. L'emendamento della relatrice sembra invece riguardare le quote riservate alle lavoratrici donne in specifici settori.
La Commissione respinge l'emendamento Alfonso Colucci 2.9.
Fabio PORTA (PD-IDP) interviene per illustrare l'emendamento Bonafè 2.16, manifestando stupore per l'atteggiamento dell'Esecutivo che, a suo avviso, sta disattendendo le esigenze del settore produttivo, che si trova alla ricerca urgente di manodopera sul mercato.
L'emendamento in parola intende dare efficienza, velocità e fornire coordinamento funzionale al provvedimento, attraverso l'ampliamento del ruolo dei patronati, organizzazioniPag. 19 da molto tempo impiegate nella gestione dei flussi migratori. Evidenzia come tali enti abbiano da tempo avviato fruttuose collaborazioni con le Amministrazioni dello Stato e che, in alcune zone del Paese, svolgano attività indispensabili.
Matteo MAURI (PD-IDP) si ricollega all'intervento dell'onorevole Porta, ricordando l'importanza e la professionalità dei patronati, che di fatto coadiuvano le istituzioni pubbliche nello svolgimento di importanti compiti nel settore fiscale e lavoristico. Si tratta di soggetti aventi un forte radicamento sociale, con competenze che talvolta superano quelle dei funzionari pubblici.
A sostegno della proposta emendativa in esame, evidenzia come la presentazione di un emendamento della relatrice, volto ad allargare il novero dei soggetti legittimati a presentare la richiesta di nulla osta al lavoro, già dimostri come il perimetro delineato dal provvedimento non sia sufficiente e richieda, pertanto, ulteriori ampliamenti.
Conclude ribadendo la funzione e l'importanza dei patronati, enti che hanno funzioni para-statali e le cui competenze sono vaste, dalle dichiarazioni dei redditi alle pratiche in materia di lavoro.
Sara KELANY (FDI), relatrice, modificando il parere precedentemente espresso, propone l'accantonamento degli identici emendamenti Zaratti 2.15 e Bonafè 2.16.
La sottosegretaria Wanda FERRO esprime parere conforme a quello della relatrice in merito all'accantonamento degli identici emendamenti Zaratti 2.15 e Bonafè 2.16.
Nazario PAGANO, presidente, avverte che si passa ora all'esame delle proposte subemendative all'emendamento 2.46 della relatrice che per un errore materiale compaiono in una parte successiva del fascicolo.
La Commissione respinge il subemendamento Alfonso Colucci 0.2.46.1.
Maria Elena BOSCHI (IV-C-RE), intervenendo sul subemendamento a sua prima firma 0.2.46.3, ne chiede l'accantonamento, vertendo su una materia – i patronati – analoga a quella degli identici emendamenti Zaratti 2.15 e Bonafè 2.16, appena accantonati.
Sara KELANY (FDI), relatrice, accoglie la richiesta di accantonare gli identici subemendamenti Guerra 0.2.46.2 e Boschi 0.2.46.3.
Nazario PAGANO, presidente, dispone l'accantonamento degli identici subemendamenti Guerra 0.2.46.2 e Boschi 0.2.46.3, nonché dell'emendamento della relatrice 2.46.
Alfonso COLUCCI (M5S), illustrando l'emendamento a sua prima firma 2.17, evidenzia che nel corso delle audizioni la quasi totalità delle associazioni datoriali si sono dichiarate disponibili a collaborare con le autorità competenti per la comunicazione di tutti i dati relativi alle sottoscrizioni o mancate sottoscrizioni dei contratti di soggiorno, al fine di fornire alla pubblica amministrazione un supporto informativo indispensabile per una gestione più oculata del fenomeno migratorio. Trattandosi, peraltro, di una misura che non comporta oneri aggiuntivi per la finanza pubblica, sollecita la relatrice ed il Governo a rivedere il parere contrario sulla proposta emendativa in esame.
La Commissione respinge l'emendamento Alfonso Colucci 2.17.
Alfonso COLUCCI (M5S), illustrando la proposta emendativa a sua prima firma 2.19, evidenzia che essa mira a sopprimere la norma che impone al lavoratore migrante di richiedere un nuovo nulla osta alla scadenza dei primi dodici mesi di lavoro, in caso di offerta di altro contratto di lavoro subordinato a tempo determinato o indeterminato.
La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli identici emendamenti Zaratti Pag. 202.18 e Alfonso Colucci 2.19, nonché l'emendamento Bonafè 2.20, gli identici emendamenti Bonafè 2.21 e Magi 2.22, e gli emendamenti Onori 2.23, Gadda 2.25 e Alfonso Colucci 2.26.
Maria Elena BOSCHI (IV-C-RE), in qualità di cofirmataria, accetta la riformulazione dell'emendamento Gadda 2.27 proposta dalla relatrice.
Paolo Emilio RUSSO (FI-PPE), in qualità di cofirmatario, accetta la riformulazione dell'identico emendamento Battilocchio 2.28 proposta dalla relatrice.
Le Commissione approva gli identici emendamenti Gadda 2.27 (nuova formulazione) e Battilocchio 2.28 (nuova formulazione) (vedi allegato 4).
Enrica ALIFANO (M5S) illustra l'emendamento a sua prima firma 2.29, sottolineando che un'azione efficace di contrasto al caporalato e al lavoro nero richiede un incremento dei controlli, che devono essere capillari, ed un inasprimento delle sanzioni a carico dei datori di lavoro che violano le prescrizioni.
La Commissione, con distinte votazioni, respinge l'emendamento Alifano 2.29, nonché gli identici emendamenti Onori 2.31 e Zaratti 2.32 e le identiche proposte emendative Gadda 2.34 e Serracchiani 2.35.
Nazario PAGANO, presidente, fa presente che si passa ora all'esame delle proposte subemendative relative all'emendamento della relatrice 2.47 che per un errore materiale compaiono in una parte successiva del fascicolo.
La Commissione respinge il subemendamento Zaratti 0.2.47.1.
Nazario PAGANO, presidente, avverte che il subemendamento Zaratti 0.2.47.3 non verrà posto in votazione in quanto non più riferibile alla nuova formulazione dell'emendamento 2.47 della relatrice.
Sara KELANY (FDI), relatrice, illustra la proposta emendativa a sua firma 2.47, come riformulata.
Matteo MAURI (PD-IDP) chiede chiarimenti sul testo della riformulazione, in particolare sulle quote riservate alle lavoratrici straniere.
Sara KELANY (FDI), relatrice, fornisce i chiarimenti richiesti.
Matteo MAURI (PD-IDP), dichiarandosi non soddisfatto delle delucidazioni ricevute, preannuncia il voto contrario del proprio Gruppo sull'emendamento della relatrice 2.47.
La Commissione approva l'emendamento 2.47 (nuova formulazione) della relatrice.
Matteo MAURI (PD-IDP), intervenendo sull'emendamento Zaratti 2.36, evidenzia che esso mira ad incrementare la quota dei migranti che possono entrare nel nostro Paese, venendo incontro alle esigenze del sistema produttivo.
La Commissione respinge l'emendamento Zaratti 2.36.
Matteo MAURI (PD-IDP), illustrando l'emendamento Bonafè 2.37, di cui è cofirmatario, sottolinea che esso ha lo scopo, tra le altre cose, di favorire la regolarizzazione dei migranti che già lavorano nel nostro Paese, riducendo nel contempo gli oneri a carico della pubblica amministrazione.
La Commissione, con distinte votazioni, respinge l'emendamento Bonafè 2.37, nonché gli identici emendamenti Zaratti 2.38 e Bonafè 2.39, le identiche proposte emendative Zaratti 2.40 e Bonafè 2.41 e gli identici emendamenti Zaratti 2.42 e Bonafè 2.43.
Paolo Emilio RUSSO (FI-PPE), in qualità di cofirmatario, accetta la riformulazione dell'emendamento Cannizzaro 2.44 proposta dalla relatrice.
Pag. 21 La Commissione approva l'emendamento Cannizzaro 2.44 (nuova formulazione) (vedi allegato 4).
La Commissione respinge l'emendamento Alfonso Colucci 2.45.
Toni RICCIARDI (PD-IDP), intervenendo sull'articolo aggiuntivo Bonafè 2.02, osserva che esso mira a stabilire una quantificazione massima – determinata in 50 mila unità lavorative su base annuale – delle istanze di regolarizzazione degli stranieri presenti nel territorio dello Stato. Chiede, quindi, alla relatrice di valutare l'opportunità di accantonare la proposta emendativa in esame.
Sara KELANY (FDI), relatrice, si dichiara indisponibile ad accettare la richiesta di accantonamento.
La Commissione respinge gli identici articoli aggiuntivi Magi 2.01 e Bonafè 2.02.
Nazario PAGANO, presidente, fa presente che si passa ora all'esame della proposta subemendativa relativa all'articolo aggiuntivo del Governo 2.04.
Enrica ALIFANO (M5S), intervenendo sul subemendamento a sua prima firma 0.2.04.2, evidenza che esso mira a sanare, almeno in parte, l'assenza dei requisiti di necessità e urgenza che caratterizza il decreto-legge in esame.
La Commissione respinge il subemendamento Alifano 0.2.04.2.
La Commissione approva l'articolo aggiuntivo 2.04 del Governo (vedi allegato 4).
Matteo MAURI (PD-IDP) illustra l'emendamento 3.2, identico all'emendamento Soumahoro 3.1, entrambi miranti alla soppressione dell'intero articolo 3. Sottolinea che, così come è redatto, l'articolo in questione suggerisce che gli uffici consolari all'estero non siano in grado di verificare tempestivamente l'autenticità della documentazione presentata a supporto della domanda di visto, ritenendo le disposizioni in esso contenute come una sorta di accusa nei confronti dell'operato svolto dalle strutture periferiche italiane all'estero.
La Commissione respinge gli identici emendamenti Soumahoro 3.1 e Bonafè 3.2.
Federica ONORI (AZ-PER-RE), intervenendo sull'emendamento a sua prima firma 3.3, sottolinea come il provvedimento rischi di avere un effetto discriminatorio nei confronti dei lavoratori provenienti da Pakistan, Bangladesh e Sri Lanka, che sarebbero considerati più vulnerabili a pratiche illegali relative alla richiesta dei visti d'ingresso. Evidenzia che le problematiche sollevate sotto questo aspetto possono essere affrontate in modo più efficace attraverso il dialogo e l'interlocuzione diplomatica. Ribadisce quindi l'importanza di mantenere elevati standard nelle relazioni internazionali dell'Italia. Ritiene che, sebbene i Paesi con una maggiore incidenza di documenti contraffatti meritino un'attenzione particolare, non si debba tuttavia bloccare o ostacolare le richieste di visto provenienti dai cittadini di tali Paesi.
Alfonso COLUCCI (M5S) evidenzia come le misure cui l'emendamento Onori 3.3 si riferisce finiscano per descrivere il Pakistan, il Bangladesh e lo Sri Lanka come Paesi «insicuri», non applicando il silenzio assenso sulle domande di nulla osta provenienti da questi Stati. Fa notare che tale deroga si applicherebbe solo nel caso in cui la domanda di lavoro venga presentata da cittadini di Paesi che il Governo italiano considera ad alto rischio di documentazione contraffatta, e qualora venga riscontrata l'assenza dei presupposti di legge. Sottolinea che questa presunzione, che riguarda la provenienza delle domande da Paesi considerati insicuri, evidenzia una presunta incapacità degli organismi preposti di verificare la veridicità della documentazione, creando inoltre un clima di sospetto verso i citati Paesi, che sono di grande rilevanza per le relazioni internazionali dell'Italia nello scenario dell'Indo-pacifico. Concludendo, ritiene che tale disposizione debba essere abrogata e annunciaPag. 22 il voto favorevole del suo gruppo sull'emendamento in questione.
Federica ONORI (AZ-PER-RE), ad integrazione del proprio intervento, ricorda che la III Commissione sta conducendo un'indagine conoscitiva sull'area dell'Indo-Pacifico, durante la quale sono state svolte una serie di audizioni che hanno evidenziato l'esigenza di rafforzare il ruolo dell'Italia in quel contesto geopolitico. Sostiene quindi che ridurre il livello delle relazioni internazionali con i Paesi citati richiede una valutazione attenta e approfondita, e chiede pertanto l'accantonamento del proprio emendamento.
Sara KELANY (FDI), relatrice, ribadisce il parere contrario sull'emendamento Onori 3.3.
Enrica ALIFANO (M5S) sottolinea che la norma oggetto dell'emendamento viola il principio di uguaglianza, come emerso durante un'audizione presso la Commissione, alla quale ha partecipato un'importante associazione di giuristi, e rischia di discriminare alcune popolazioni rispetto ad altre. Evidenzia inoltre che tale discriminazione potrebbe compromettere le relazioni internazionali dell'Italia con i Paesi dell'Indo-Pacifico. Per questi motivi, chiede una maggiore riflessione sull'emendamento e ribadisce la richiesta di accantonamento.
Matteo MAURI (PD-IDP) avverte che la norma in esame rischia di etichettare alcuni Paesi come «insicuri», mettendo in evidenza le possibili conseguenze di tale scelta e l'impatto che essa potrebbe avere sulle relazioni internazionali dell'Italia. Sottolinea inoltre il rischio di discriminazione nei confronti di alcuni cittadini, derivante da questa impostazione.
La Commissione respinge l'emendamento Onori 3.3.
La seduta, sospesa alle 17.10, è ripresa alle 17.20.
Toni RICCIARDI (PD-IDP), intervenendo sull'emendamento Zaratti 3.4, chiede chiarimenti circa i motivi che hanno portato il Governo e il relatore a esprimere parere contrario sul predetto emendamento, il cui obiettivo è inserire una precisazione riguardo alla conformità al diritto europeo e agli obblighi internazionali, anche in considerazione del principio di gerarchia delle fonti.
La sottosegretaria Wanda FERRO spiega che il parere contrario riguarda un emendamento che introduce una previsione priva di significato pratico, poiché il diritto dell'Unione europea e il diritto internazionale devono essere comunque rispettati in ogni caso, in conformità agli articoli 11 e 117 della Costituzione. Ribadisce inoltre che non esistono particolari limitazioni all'ingresso di lavoratori provenienti da determinati Paesi.
La Commissione respinge l'emendamento Zaratti 3.4.
Toni RICCIARDI (PD-IDP) chiede di sottoscrivere l'emendamento De Monte 3.01.
Paolo Emilio RUSSO (FI-PPE) dichiara di ritirare l'emendamento De Monte 3.01.
Toni RICCIARDI (PD-IDP) dichiara di non comprendere le ragioni per cui il collega Paolo Emilio Russo ha ritirato l'articolo aggiuntivo De Monte 3.01, che fa quindi proprio, trattandosi di una proposta di buon senso che intende consentire al lavoratore straniero di utilizzare la patente di guida rilasciata dal Paese terzo di origine nelle more della conversione di tale patente conformemente alle regole dell'Unione europea. Sollecita pertanto un supplemento di riflessione, ai fini del cambiamento del parere espresso, su una proposta emendativa di carattere concreto.
La Commissione, con distinte votazioni, respinge l'articolo aggiuntivo Toni Ricciardi 3.01 e l'emendamento Alfonso Colucci 4.2.
Pag. 23Alfonso COLUCCI (M5S) illustra l'emendamento a sua prima firma 4.3, volto a favorire la creazione di canali regolari di ingresso per la ricerca di lavoro e la realizzazione di corsi di formazione professionale e civico-linguistica a essa propedeutici. Si tratta a suo avviso di una proposta di buon senso, volta a favorire flussi regolari di lavoratori stranieri attraverso pratiche virtuose che consentano di attingere a manodopera professionalmente formata in grado di contribuire alla crescita e al benessere del Paese. Rilevando che l'emendamento interviene sul comma 3 dell'articolo 4 del provvedimento inteso a realizzare programmi di cooperazione con i Paesi terzi, fa presente che si tratta dell'ennesima proposta migliorativa del testo presentata dal Movimento 5 Stelle, volta a perseguire l'immigrazione regolare, così come le precedenti proposte in materia di permesso di soggiorno temporaneo o di conversione del nulla osta in permesso di soggiorno. Considera inspiegabile il parere contrario sull'emendamento 4.3 di cui auspica l'approvazione.
Toni RICCIARDI (PD-IDP) interviene per sostenere l'emendamento 4.3 del collega Alfonso Colucci, con particolare riguardo per la parte finale in cui si fa riferimento all'organizzazione di corsi di formazione professionale e civico-linguistica. A suo avviso si tratta di una proposta utile ad affrontare la questione dell'integrazione del soggetto straniero e della sua conoscenza della realtà territoriale nella quale si trasferisce, sottolineando come Governo e maggioranza si attardino su questioni legate alla sicurezza e alla burocrazia invece di porre attenzione alla formazione di chi arriva e lavora in Italia. Rileva l'esigenza di mettere mano a strumenti che aprano possibilità professionali e che potrebbero essere adeguati ad affrontare la vera questione della migrazione in uscita dal nostro Paese.
Matteo MAURI (PD-IDP) aggiunge la sua voce a quella dei colleghi per porre in evidenza un aspetto molto delicato, legato alla formulazione del comma 3 dell'articolo 4 del decreto in cui si fa riferimento alla «realizzazione di un programma di interventi straordinari di cooperazione di polizia con i Paesi terzi d'importanza prioritaria per le rotte migratorie». Ritiene indispensabile che il perimetro della disposizione venga circoscritto, limitando la cooperazione di polizia – che considera positiva se messa in atto con Stati affidabili – a quei Paesi che forniscano garanzia in termini di rispetto dei diritti umani, per evitare il rischio che un miliardo di euro venga destinato alla cooperazione con la Libia o addirittura direttamente con i servizi segreti egiziani. Pertanto, nel ribadire di non essere contrario pregiudizialmente alla cooperazione di polizia, considera necessario accogliere l'emendamento del collega Alfonso Colucci, che chiede di sottoscrivere, eventualmente anche riformulandone il testo. Sollecita comunque una riflessione da parte della relatrice e del Governo al fine di provare a circoscrivere il perimetro della disposizione, eventualmente facendo riferimento in ultima analisi all'elenco dei cosiddetti Paesi sicuri.
Sara KELANY (FDI), relatrice, dichiara la propria indisponibilità ad un supplemento di riflessione sull'emendamento Alfonso Colucci 4.3.
La Commissione respinge l'emendamento Alfonso Colucci 4.3.
Alfonso COLUCCI (M5S), intervenendo sul subemendamento a sua prima firma 0.4.7.1 e sul successivo Auriemma 0.4.7.3, fa presente che si tratta di proposte volte a rifinanziare il provvedimento dal momento che mancano le risorse in favore delle prefetture, delle ambasciate e degli uffici consolari che necessitano di essere dotate del necessario personale. Segnala a tale proposito che la dotazione prevista dalla legge n. 197 del 2022 per i contratti a termine stipulati dal Ministero dell'interno è stata significativamente ridotta con riguardo all'anno 2024, in favore di un minimo finanziamento per l'anno 2025. Rileva come la medesima operazione venga fatta anche con riguardo agli uffici delle Pag. 24Corti d'appello che con il provvedimento in esame vengono gravati di nuove competenze sia con riguardo al ricorso verso il provvedimento di trattenimento delle Commissioni territoriali sia relativamente alle domande di convalida dei fermi amministrativi. Fa presente che è di questi minuti la notizia dell'appello rivolto da 26 presidenti delle corti di appello di Milano al Presidente della Repubblica – e indirizzato anche al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro della giustizia e ai Presidenti di Camera e Senato – per arginare il disastro che si preannuncia per i loro uffici in conseguenza delle norme contenute nel decreto-legge all'esame del Parlamento. Nel rilevare che si tolgono competenze alle sezioni specializzate dei tribunali ordinari senza dotare le Corti d'appello delle necessarie risorse per incrementare il personale, ritiene che queste vengano volontariamente ingolfate per non farle lavorare e per smontare il sistema dei controlli giudiziari in materia di immigrazione. Sottolinea come sia a rischio anche la realizzazione degli obiettivi strategici del Piano nazionale di ripresa e resilienza con riguardo all'efficientamento della giustizia e alla riduzione della durata dei processi. Sollecita quindi una riflessione in merito alle disposizioni che riguardano la Corte d'appello, ribadendo l'esigenza di disporre adeguati stanziamenti al fine di consentire agli uffici di lavorare serenamente e di fornire la necessaria risposta di giustizia, a meno che non si voglia mettere il bastone tra le ruote ai magistrati così come agli uffici delle prefetture e delle ambasciate.
La Commissione respinge il subemendamento Alfonso Colucci 0.4.7.1.
Matteo MAURI (PD-IDP) interviene per svolgere una dissertazione meno dotta di quella del collega Alfonso Colucci di cui apprezza il tocco ironico nel momento in cui preleva le necessarie risorse dagli stanziamenti previsti nel Protocollo tra Italia e Albania. Nel rilevare che con le somme che si stanno sprecando per l'attuazione del Protocollo si potrebbe intervenire in molti ambiti, invita ad usare meglio le risorse finanziarie, sottolineando come maggioranza e Governo non vogliano finanziare le disposizioni che introducono.
La Commissione respinge il subemendamento Auriemma 0.4.7.3 ed approva l'emendamento 4.7 del Governo (vedi allegato 4).
Alfonso COLUCCI (M5S) rileva che l'emendamento a sua prima firma 4.5 prevede uno stanziamento di poco più di 10 milioni di euro, vale a dire di una somma assai esigua rispetto alle risorse finanziarie destinate all'attuazione del Protocollo con l'Albania e alla costruzione di due centri imponenti, due veri e propri penitenziari a cielo aperto nel quale ha potuto constatare di persona la presenza di un gran numero di operatori e di personale delle forze di polizia, a fronte di soli sette migranti. Fa quindi presente le spese connesse al trasferimento, alla permanenza e al trattamento di indennità di tale personale, tanto più che successivamente i sette migranti sono stati riportati in Italia in ragione della mancata convalida del trattenimento da parte dei tribunali nazionali. Ribadisce pertanto l'enorme spreco di risorse dei cittadini italiani, che avrebbero potuto essere destinate alla sicurezza del Paese, anche considerato l'incremento dei reati predatori, sottolineando che i migranti dovrebbero comunque essere riportati indietro dall'Albania sia in quanto riconosciuti titolari del diritto di asilo sia in caso contrario per il loro rimpatrio, sempre a condizione che l'attuale Governo sia in grado di garantirlo. Si dichiara stupito del parere contrario espresso su un emendamento che stanzia soltanto 10 milioni di euro e ne ravvisa le ragioni nel fatto che esso non assolve alle esigenze di propaganda elettorale come invece il Protocollo Italia Albania.
La Commissione respinge l'emendamento Alfonso Colucci 4.5.
Toni RICCIARDI (PD-IDP) interviene sull'emendamento Ascari 4.6, evidenziando che Pag. 25il «modello Albania» ha ingenerato, a fronte di una spesa molto ingente il cui ammontare è stimato tra i 650 milioni e il miliardo, solo 180 nuove assunzioni.
A suo avviso, invece, investimenti effettuati nella gestione regolare dei flussi sul territorio nazionale potrebbero ingenerare un numero di gran lunga superiore di nuove assunzioni. Rileva come l'emendamento in esame, in particolare, intenda evitare il blocco dello scorrimento delle graduatorie, allo scopo di recuperare professionalità; il governo sul territorio dei processi migratori, a suo parere, genera occupazione e consente l'arricchimento professionale.
Chiede dunque all'Esecutivo e alla relatrice di svolgere ulteriori approfondimenti e modificare il parere espresso.
La Commissione respinge l'emendamento Ascari 4.6.
Paolo Emilio RUSSO (FI-PPE) annuncia il ritiro di tutte le proposte emendative del proprio gruppo parlamentare su cui vi è parere contrario della relatrice e del Governo.
Nazario PAGANO, presidente, comunica la sottoscrizione dell'emendamento Gadda 4.02 da parte dell'onorevole Toni Ricciardi.
Fabio PORTA (PD-IDP) interviene sull'emendamento Gadda 4.02, manifestando stupore per il parere espresso dal Governo e dalla relatrice. Ritiene infatti la proposta emendativa in linea con l'intento dell'Esecutivo di regolarizzare i flussi, in quanto si propone di svolgere un'attività di inclusione degli immigrati nel tessuto sociale del Paese attraverso percorsi di formazione sociale e civico-linguistica.
Rileva che lo stanziamento previsto nell'emendamento, pari a cinque milioni, sia una somma irrisoria rispetto a quella originariamente stanziata, e poi effettivamente spesa, dal Governo per la gestione dei migranti al di fuori dei confini dello Stato. Reputa infatti più utile, e più realistico, gestire adeguatamente la presenza di stranieri nel territorio dello Stato attraverso percorsi di integrazione.
Riccardo MAGI (MISTO) interviene per dichiarare il proprio voto favorevole sull'emendamento Gadda 4.02, concordando con l'onorevole Porta sull'esiguità dello stanziamento richiesto, a fronte di un investimento che ritiene strategico per un'accoglienza di qualità; concorda altresì sulla sproporzione tra quanto previsto dalla proposta emendativa, che stanzia una somma irrisoria, e le ingenti risorse disposte per la gestione dei migranti al di fuori del territorio dello Stato.
Evidenzia poi che il provvedimento in esame appare addirittura schizofrenico: da un lato, evidenzia la difficoltà del Governo nel portare avanti politiche efficaci per gli ingressi regolari nel Paese, dall'altro rileva gli sforzi notevoli che si concretizzano nella permanenza temporanea di poche persone in Albania.
Enrica ALIFANO (M5S) interviene per dichiarare il proprio voto favorevole all'emendamento Gadda 4.02, in quanto non solo esso va nel senso dell'integrazione, ma va anche nella direzione di ottimizzare le risorse, specialmente a paragone dell'investimento ingente per smistare i migranti in territorio straniero. Chiede dunque che l'Esecutivo svolga ulteriori approfondimenti sull'emendamento in parola.
La Commissione respinge l'emendamento Gadda 4.02.
Alfonso COLUCCI (M5S) interviene per illustrare l'emendamento 4.03 a sua prima firma, col quale si intende operare una semplificazione documentale per l'apertura di conti di pagamento da parte di lavoratori stranieri, nelle more della sottoscrizione di un contratto di soggiorno. Ritiene infatti che tale semplificazione consenta di evitare che le retribuzioni siano versate in contanti, in tal modo scoraggiando il fenomeno del lavoro nero e dello sfruttamento. La tracciabilità dei flussi finanziari a suo parere va incontro a esigenze di legalità e di trasparenza, anche nei rapporti economici. Dal momento che l'emendamento non presenta oneri si chiede Pag. 26il motivo del parere contrario del Governo e della relatrice.
Matteo MAURI (PD-IDP), ricollegandosi all'intervento dell'onorevole Colucci, non vede motivi di natura politica che impediscano di accogliere la proposta in parola, che soddisfa l'interesse generale all'accesso ai conti correnti. Chiede dunque all'Esecutivo se vi siano ostacoli di fattibilità tecnica che motivano il parere contrario.
Sara KELANY (FDI), relatrice, modificando il parere precedentemente espresso, chiede che l'emendamento Alfonso Colucci 4.03 sia accantonato.
La sottosegretaria Wanda FERRO concorda con il parere testé espresso dalla relatrice.
Nazario PAGANO, presidente, dispone pertanto l'accantonamento dell'emendamento Alfonso Colucci 4.03. Constata l'assenza del presentatore dell'emendamento 5.1 Soumahoro; si intende vi abbia rinunciato.
Alfonso COLUCCI (M5S) interviene per illustrare l'emendamento 5.2 a sua prima firma, evidenziando come l'intero articolo 5 del provvedimento presenti profili di criticità. Esso anzitutto sovverte l'impianto previgente, di fatto chiedendo al soggetto sfruttato un atteggiamento attivo in precedenza non contemplato.
Evidenzia come, nei casi di sfruttamento lavorativo, siano in gioco due tipi di interessi: da un lato la tutela della vittima, e dall'altro, la protezione delle indagini sui fenomeni illeciti. A suo parere, tuttavia, il provvedimento propende nettamente per la protezione delle indagini.
L'articolo 5, infatti, dispone che la vittima di sfruttamento lavorativo «contribuisca utilmente» all'emersione dei fatti e all'individuazione dei responsabili, al fine di ottenere un permesso di soggiorno, dunque richiede un atteggiamento attivo, ben diverso dalla «cooperazione» richiesta dalle disposizioni previgenti. Le esigenze di ordine pubblico sono dunque anteposte alla tutela della persona, elemento che rende letteralmente «indigeribile» l'articolo 5 al suo gruppo parlamentare.
Ricorda inoltre che nel corso delle audizioni è stata segnalata l'indeterminatezza della locuzione «contributo utile», la quale non definisce correttamente in cosa si debba concretizzare il comportamento del lavoratore sfruttato. La formulazione della norma espone dunque il lavoratore e la sua famiglia a possibili ritorsioni da parte dei datori di lavoro, come dimostrato anche dai recenti fatti verificatisi in provincia di Latina. Ribadisce la necessità di approvare la proposta emendativa in parola, che sopprime la lettera a) del comma 1 e il numero 2) della lettera d).
La Commissione respinge l'emendamento Alfonso Colucci 5.2.
Riccardo MAGI (MISTO) interviene per illustrare l'emendamento 5.3 di cui è firmatario. Concorda con le considerazioni svolte dall'onorevole Colucci, aggiungendo una considerazione ulteriore sulla locuzione «contribuisca utilmente», presente nell'articolo 5; a suo parere, l'utilità del contributo richiesto al lavoratore non dipende dalla volontà di quest'ultimo, potendo ben concretizzarsi per l'intervento di elementi esterni, quali la fruttuosità delle indagini svolte dalle forze dell'ordine o dall'autorità giudiziaria. Tale circostanza, paradossalmente, potrebbe condurre a discriminare i lavoratori sfruttati, che si vedrebbero concedere o negare il permesso di soggiorno secondo l'utilità del contributo dagli stessi forniti, contributo che – come testé sottolineato – potrebbe essere indipendente dalla volontà collaborativa dei lavoratori.
Rileva inoltre che il permesso di soggiorno così rilasciato abbia una durata troppo breve; la proposta emendativa intende dunque prolungarne la durata a un anno, anche allo scopo di tutelare l'interesse all'inserimento nel mondo del lavoro e per tenere conto dei tempi di svolgimento delle indagini.
La Commissione respinge l'emendamento Magi 5.3.
Pag. 27 Matteo MAURI (PD-IDP), interviene sull'emendamento Alfonso Colucci 5.4, rilevando come l'assetto normativo delineato dal provvedimento in esame sia nettamente peggiorativo rispetto alla situazione previgente e che il Governo, con una mera operazione cosmetica, abbia inteso mettere in difficoltà i lavoratori sfruttati.
Il previgente articolo 22, comma 12-quater, del Testo unico prevedeva infatti che, nelle ipotesi di «particolare sfruttamento lavorativo», allo straniero che avesse presentato denuncia e cooperasse nel procedimento penale instaurato nei confronti del datore di lavoro fosse rilasciato dal questore un permesso di soggiorno. Si richiedeva dunque un atteggiamento di cooperazione e la presentazione di una denuncia.
A suo avviso il Governo, introducendo il nuovo articolo 18-ter, a parole ha inteso disciplinare uno speciale permesso di soggiorno per gli stranieri vittime di intermediazione illecita e sfruttamento, ma nei fatti ha reso molto più difficile l'attribuzione di siffatto permesso di soggiorno: esso è ancorato a un «contributo utile» sia all'emersione dei fatti, sia all'individuazione dei responsabili; si tratta dunque di due circostanze congiuntamente richieste, non alternative.
Tale peggioramento, oltre a porre in difficoltà i lavoratori sfruttati, rischia addirittura di disincentivare la denuncia e gli eventuali comportamenti collaborativi dei lavoratori.
Conclude chiedendo che la norma sia perlomeno modificata, allo scopo di richiedere congiuntamente le due circostanze dell'emersione dei fatti e dell'individuazione dei responsabili, stigmatizzando che la formulazione attuale del provvedimento prevede un netto peggioramento delle condizioni dei lavoratori.
La Commissione respinge, con distinte votazioni, l'emendamento Alfonso Colucci 5.4. e gli identici emendamenti Zaratti 5.5 e Bonafè 5.6.
Alfonso COLUCCI (M5S) sottoscrive l'emendamento Bonafè 5.7, condividendone le finalità.
Riccardo MAGI (MISTO-+EUROPA), a sua volta, sottoscrive l'emendamento Bonafè 5.7.
La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Bonafè 5.7 e Zaratti 5.8.
Matteo MAURI (PD-IDP), intervenendo sulla proposta emendativa Bonafè 5.10, di cui è cofirmatario, evidenzia l'opportunità di estendere da sei a dodici mesi la tempistica per ottenere il permesso di soggiorno.
La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli identici emendamenti Zaratti 5.9 e Bonafè 5.10, nonché l'emendamento Zaratti 5.12.
Nazario PAGANO, presidente, dispone l'accantonamento dell'emendamento Bonafè 5.13 come richiesto dalla relatrice.
La Commissione respinge l'emendamento Alfonso Colucci 5.14.
Federica ONORI (AZ-PER-RE) sottoscrive l'articolo aggiuntivo Pastorella 5.01. Sottolinea, in particolare, che esso mira a favorire l'emersione dei migranti dal lavoro irregolare, a partire da tre settori, ovvero l'agricoltura, il lavoro domestico e l'assistenza alla persona.
La Commissione, con distinte votazioni, respinge l'articolo aggiuntivo Pastorella 5.01, nonché gli emendamenti Penza 6.1 e Alfonso Colucci 9.1, l'articolo aggiuntivo Alfonso Colucci 10.01 e l'articolo premissivo Alfonso Colucci 011.01.
Matteo MAURI (PD-IDP), intervenendo sull'emendamento Bonafè 11.7, di cui è cofirmatario, fa presente che esso mira a sopprimere l'articolo 11 del provvedimento in esame, il quale conferma, per l'ennesima volta, l'atteggiamento vessatorio dell'attuale maggioranza e del Governo nei riguardi delle organizzazioni non governative che operano nelle attività di ricerca e soccorso in mare. A suo avviso, infatti, limitare le Pag. 28attività di tali organizzazioni implica inevitabilmente un aumento dei naufragi e, dunque, delle morti in mare. Peraltro, l'accanimento nei riguardi delle ONG viene giustificato con l'esistenza di un fantomatico pull factor, che non ha alcun fondamento scientifico, dal momento che gran parte delle operazioni di salvataggio vengono effettuate da unità della Guardia costiera.
Alfonso COLUCCI (M5S), associandosi alle considerazioni del collega Mauri, rileva che gli obblighi informativi a carico degli aeromobili delle organizzazioni non governative previste dal decreto-legge sono in larga parte già presenti nell'ordinamento a seguito della ratifica della Convenzione sull'aviazione civile internazionale, nota anche come Convenzione di Chicago: tuttavia, l'Esecutivo ha deciso di aggiungere anche l'obbligo di comunicazione degli avvistamenti agli Stati costieri extra Unione Europea responsabili delle aree contigue di ricerca, includendo dunque anche le autorità libiche; l'obiettivo sotteso a questa norma è quello di agevolare il rientro degli emigranti avvistati in mare in Libia, dove sono oggetto di gravissime violazioni dei diritti umani.
Sulla scorta di queste considerazioni preannuncia il voto favorevole sulla proposta emendativa in esame.
Riccardo MAGI (MISTO-+EUROPA) stigmatizza l'approccio chiaramente ostativo del Governo nei riguardi delle ONG che, tra l'altro, sono responsabili del salvataggio di una minima percentuale dei migranti in mare. Ribadisce che l'obbligo di comunicazione degli avvistamenti alle autorità libiche consente ad esse di continuare a perpetrare violenze inaudite nei riguardi dei migranti, tenuto conto che diversi rappresentanti della Guardia costiera libica sono stati – o sono tuttora – tra i principali responsabili della tratta di esseri umani.
Toni RICCIARDI (PD-IDP), in aggiunta alle considerazioni già svolte dai colleghi, rileva che la riduzione da sessanta a dieci giorni del termine per impugnare il provvedimento di fermo amministrativo delle navi delle ONG è la chiara dimostrazione dell'atteggiamento ostile della maggioranza nei riguardi degli attori del terzo settore. Ricorda che, come rilevato in un saggio di Salvatore Bono dal titolo Mare nostrum, anche nei secoli scorsi diverse realtà dell'associazionismo, costituite in società di mutuo soccorso, esercitavano l'attività di salvataggio in mare dei migranti diretti sulle nostre coste: a differenze di oggi, tali enti ricevevano il plauso delle autorità, ben consapevoli che essi adempivano a funzioni che le strutture statali non erano in grado di garantire. L'attuale Esecutivo, invece, mira a destrutturare l'attività delle organizzazioni non governative senza offrire una soluzione alternativa convincente per impedire il tragico fenomeno delle morti in mare.
La Commissione respinge gli identici emendamenti Zaratti 11.4, Soumahoro 11.5, Alfonso Colucci 11.6 e Bonafè 11.7.
Nazario PAGANO, presidente, constata l'assenza del presentatore dell'emendamento Soumahoro 11.8: s'intende che vi abbia rinunciato.
La Commissione respinge gli identici emendamenti Colucci 11.10, Bonafè 11.11, Zaratti 11.12.
Matteo MAURI (PD-IDP), intervenendo sugli identici emendamenti 11.13 e 11.14, rileva come la riduzione dei tempi, da 60 a 10 giorni, per proporre ricorso si traduca in una impossibilità di fatto di sollevare una contestazione nelle sedi competenti. Sottolinea come tale previsione abbia soltanto una finalità punitiva, volta a rendere un diritto sostanzialmente indisponibile. Ritiene che regole come questa hanno l'obiettivo di impedire di fatto alle ONG di svolgere le operazioni di salvataggio in mare. Stigmatizza l'operato del Governo di predisporre norme che vanno a detrimento della salvaguardia della vita della gente in mare.
Maria Elena BOSCHI (PD-IDP) ribadisce l'impatto negativo della norma relativa Pag. 29alla riduzione dei tempi per la proposizione del ricorso giurisdizionale avverso il fermo amministrativo, evidenziando come la riduzione da 60 a 10 giorni si ponga in contrasto con i principi generali del diritto. Sottolinea altresì che i plurimi interventi normativi nei confronti delle ONG dimostrano come il Governo non sia stato in grado di affrontare efficacemente tutte le problematiche emerse sotto questo profilo, introducendo piuttosto norme demagogiche che nulla hanno a che vedere con i principi di diritto. Invita pertanto il Governo e il relatore a valutare ragionevolmente i suddetti emendamenti.
La Commissione respinge gli identici emendamenti Alfonso Colucci 11.13 e Zaratti 11.14.
Nazario PAGANO, presidente, dispone l'accantonamento dell'emendamento 11.32 della relatrice e dei relativi subemendamenti, come richiesto dalla relatrice medesima, nonché degli identici emendamenti Zaratti 11.15 e Pastorella 11.16 che incidono sulla medesima disposizione del decreto-legge presa in considerazione dall'emendamento 11.32.
Alfonso COLUCCI (M5S) illustra l'emendamento a sua prima firma 11.22, rilevando che l'obbligo di informazione previsto dalla Convenzione di Chicago del 1947 viene con questo articolo strumentalmente esteso a tutti gli Stati costieri, senza distinguere quelli che rispettano i diritti umani da quelli che presentano situazioni di criticità sotto questo profilo. Evidenzia come la possibilità di informare, tramite questa norma, immediatamente lo Stato costiero extra-europeo, come la Libia, le cui autorità costiere si sono rese protagoniste di atti di violenza nei confronti dei migranti, può comportare una grave violazione dei diritti umani. Rileva come una norma del genere contraddica la civiltà giuridica fondata sul rispetto dei diritti umani e i principi dell'ordinamento italiano. Sottolinea altresì come anche le norme sulla riduzione dei tempi di impugnazione appaiano lesive dei diritti umani e della dignità della persona umana, rendendo impossibile di fatto l'esercizio del diritto di difesa giurisdizionale. Invita a una maggiore serietà quando si tratta di diritti fondamentali. Segnala che questo approccio lesivo dei diritti fondamentali si riflette nelle norme che stabiliscono un pesante regime sanzionatorio per i gestori di aeromobili che non ottemperano agli obblighi previsti dall'articolo 2-octies. In particolare, viene previsto il fermo amministrativo per 20 giorni degli aeromobili utilizzati per commettere la violazione, un provvedimento che comporta un grave danno per i gestori, i quali dispongono di un termine ridotto, soltanto 10 giorni dalla notificazione del verbale di contestazione, per opporsi a tale fermo. Inoltre, stigmatizza la norma che, in caso di reiterazione della violazione, prevede la sanzione accessoria del fermo amministrativo per due mesi e la confisca del veicolo. Ritiene che queste misure siano sproporzionate e in contrasto con i principi fondamentali del diritto.
La Commissione respinge l'emendamento Alfonso Colucci 11.22.
Enrica ALIFANO (M5S) chiede di sottoscrivere l'emendamento Magi 11.23. Ribadisce come la priorità di questo provvedimento sia quella di contrastare le organizzazioni che si adoperano per il salvataggio in mare. Sottolinea l'importanza del principio di salvataggio delle vite in mare, segnalando come la riduzione dei termini avverso le misure amministrative volte al sequestro dei mezzi utilizzati per condurre tali operazioni si ponga in contrasto con tale principio. Ricorda i contenuti della Relazione del Comando Generale delle Capitanerie di Porto della Guardia Costiera ove sono riportati i capisaldi in materia di soccorso in mare e affermati: dalla Convenzione sul diritto del mare del 1982, che prevede che ogni Stato può esigere che il comandante delle navi battenti la propria bandiera presti soccorso a chiunque sia trovato in mare e sia in pericolo di vita; dalla Convenzione internazionale per la sicurezza della vita in mare del 1974, che obbliga il comandante della nave a prestare Pag. 30immediatamente soccorso a coloro che si trovano in situazione di disagio in mare; dalla Convenzione internazionale sulla ricerca del soccorso in mare del 1979, che obbliga gli Stati parte a garantire che sia prestata assistenza ad ogni persona in pericolo in mare, senza distinzioni relative allo status o alle circostanze in cui tale persona viene trovata. Ribadisce come la vita umana costituisca un valore fondamentale posto alla base della civiltà giuridica occidentale.
Maria Elena BOSCHI (IV-C-RE), nel dichiararsi convinta che l'intervento recato dalla lettera a) dell'emendamento del collega Magi non possa che ritenersi condivisibile, immagina che la contrarietà del Governo risieda invece nella restante parte dell'emendamento che riduce le sanzioni. Propone pertanto, se la collega Alifano che ha sottoscritto l'emendamento è d'accordo, che la relatrice ed il Governo riformulino il testo salvaguardando la lettera a) e sopprimendo il resto. Dando per scontato che non si intenda in alcun modo aggirare la Convenzione sullo statuto dei rifugiati, considera comunque importante ribadire esplicitamente il suo pieno rispetto per fugare qualsiasi dubbio al proposito. Chiede quindi di riformulare l'emendamento 11.23 del collega Magi sopprimendone la seconda parte.
La Commissione respinge l'emendamento Magi 11.23.
Matteo MAURI (PD-IDP) interviene sull'ordine dei lavori per chiedere al presidente come intenda proseguire con i lavori della Commissione, anche alla luce della preannunciata volontà di tenere a conclusione della seduta odierna una riunione dell'Ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi.
Nazario PAGANO, presidente, nel far presente di aver apprezzato le modalità con cui si sono svolti i lavori odierni, sottolineando inoltre la sua preferenza per una collaborazione tra maggioranza e opposizione, ricorda che nella scorsa riunione dell'Ufficio di presidenza integrato dai rappresentanti dei gruppi si era convenuto di interrompere i lavori alle ore 20, per fare successivamente il punto sulle modalità di prosecuzione dell'esame del provvedimento nei giorni successivi. Preannuncia pertanto l'intenzione di concludere i lavori alle ore 20, per consentire lo svolgimento di una riunione dell'Ufficio di presidenza integrato dai rappresentanti dei gruppi, allo scopo di concordare la successiva organizzazione dei lavori.
Matteo MAURI (PD-IDP), nel dichiararsi comunque disponibile a proseguire per un'ulteriore mezz'ora, ritiene che sia sempre possibile modificare il programma convenuto.
Nazario PAGANO, presidente, cogliendo il suggerimento non esplicito sotteso all'intervento del collega Mauri, in assenza di obiezioni propone di concludere i lavori odierni una volta che sia stato completato l'esame delle proposte emendative riferite all'articolo 11, per riprenderli nella giornata di domani.
La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Bonafè 11.24 e 11.25, Alfonso Colucci 11.26, Bonafè 11.27 e gli identici emendamenti Bonafè 11.28 e Zaratti 11.29.
Nazario PAGANO, presidente, accogliendo la proposta della relatrice, dispone l'accantonamento dell'emendamento Iezzi 11.31. Come convenuto, rinvia quindi il seguito dell'esame ad altra seduta.
La seduta termina alle 19.35.
UFFICIO DI PRESIDENZA INTEGRATO
DAI RAPPRESENTANTI DEI GRUPPI
Lunedì 18 novembre 2024.
L'ufficio di presidenza si è riunito dalle 19.45 alle 19.50.