Camera dei deputati

Vai al contenuto

Sezione di navigazione

Menu di ausilio alla navigazione

MENU DI NAVIGAZIONE PRINCIPALE

Vai al contenuto

Resoconti delle Giunte e Commissioni

Vai all'elenco delle sedute >>

CAMERA DEI DEPUTATI
Martedì 19 novembre 2024
406.
XIX LEGISLATURA
BOLLETTINO
DELLE GIUNTE E DELLE COMMISSIONI PARLAMENTARI
Affari costituzionali, della Presidenza del Consiglio e Interni (I)
COMUNICATO
Pag. 98

SEDE REFERENTE

  Martedì 19 novembre 2024. — Presidenza del presidente Nazario PAGANO. – Interviene la sottosegretaria di Stato per l'interno, Wanda Ferro.

  La seduta comincia alle 9.40.

DL 145/2024: Disposizioni urgenti in materia di ingresso in Italia di lavoratori stranieri, di tutela e assistenza alle vittime di caporalato, di gestione dei flussi migratori e di protezione internazionale, nonché dei relativi procedimenti giurisdizionali.
C. 2088 Governo.
(Seguito dell'esame e rinvio).

  La Commissione prosegue l'esame del provvedimento, rinviato nella seduta del 18 novembre 2024.

  Nazario PAGANO, presidente, avverte che nella seduta di ieri è stato distribuito e posto in votazione una riformulazione dell'emendamento 2.47 della Relatrice, che, per un mero errore, presentava un periodo, e precisamente il primo, monco in quanto non recava, dopo la parola «numero», le parole «massimo delle istanze previsto dal predetto comma 2». Fa peraltro presente che l'incompletezza del periodo era stata evidenziata dall'onorevole Mauri nel corso del dibattito.

  Matteo MAURI (PD-IDP) segnala l'opportunità di procedere ad una nuova votazione della riformulazione dell'emendamento 2.47 della relatrice nel testo corretto.

  Nazario PAGANO, presidente, al fine di consentire ai membri della Commissione di prendere visione del nuovo testo, sospende brevemente la seduta.

Pag. 99

  La seduta, sospesa alle 9.45, è ripresa alle 9.50.

  Nazario PAGANO, presidente, avverte che, se vi è unanime condivisione, potrà essere disposto l'annullamento della votazione sull'emendamento 2.47 della Relatrice come riformulato e, conseguentemente, procedere ad una nuova votazione del medesimo emendamento nella formulazione corretta.

  Riccardo MAGI (MISTO-+EUROPA) chiede se dal punto di vista regolamentare sia effettivamente possibile procedere ad una nuova votazione dell'emendamento 2.47 della Relatrice nel testo corretto.

  Nazario PAGANO, presidente, ribadisce che, in presenza di un accordo unanime da parte dei gruppi parlamentari, sarà possibile procedere alla votazione del testo corretto dell'emendamento; in caso contrario, occorrerà valutare una diversa soluzione procedurale.

  Riccardo MAGI (MISTO-+EUROPA) fa presente che fino ad ora l'atteggiamento delle opposizioni è stato estremamente collaborativo. Tuttavia, si sono registrate alcune «forzature» nel corso dell'esame del provvedimento e molti degli emendamenti che devono essere ancora esaminati sono stati presentati in modo confuso e probabilmente erano, a suo avviso, da dichiararsi inammissibili. Chiede pertanto la massima osservanza delle norme regolamentari.

  Nazario PAGANO, presidente, ribadisce che in presenza di un accordo unanime da parte dei gruppi parlamentari si potrà procedere alla votazione del testo corretto dell'emendamento della relatrice, al fine di correggere quello che è un mero errore materiale.

  Alfonso COLUCCI (M5S) rileva come, a suo avviso, non si tratti di un mero errore materiale, quanto piuttosto di una correzione di carattere sostanziale e politicamente innovativa.

  Nazario PAGANO, presidente, sospende brevemente la seduta al fine di consentire nuovamente la valutazione del testo come risulterebbe a seguito della correzione.

  La seduta, sospesa alle 9.55, è ripresa alle 10.05.

  Simona BONAFÈ (PD-IDP) fa presente in premessa che non vi è da parte delle forze politiche di opposizione alcun intento ostruzionistico. Pur trattandosi, come sottolinea il Presidente Pagano di una correzione di un errore materiale, evidenzia la necessità di rispettare rigorosamente le procedure parlamentari e di evitare il rischio di creare un precedente con l'annullamento della votazione precedente.

  Alfonso COLUCCI (M5S) ribadisce il carattere non meramente materiale della correzione da apportare, trattandosi invece di parole che potrebbero innovare anche politicamente il testo dell'emendamento.

  Nazario PAGANO, presidente, dà lettura degli stralci di due lettere rispettivamente del Presidente della Camera Napolitano e del Presidente della Camera Casini, nei quali si evidenzia che è sempre possibile per le Commissioni in sede referente tornare su una precedente deliberazione al fine di una migliore definizione del testo.

  Igor IEZZI (LEGA) sintetizza le questioni poste evidenziando come sia stata ipotizzata una duplice soluzione: la cosiddetta «linea Colucci» secondo la quale vi sarebbe un nuovo emendamento dal senso politicamente diverso e la «linea del Presidente Pagano», ovvero della correzione di un mero errore materiale da cui è conseguita l'approvazione di un testo «monco». Ritiene che, secondo quest'ultima impostazione, la votazione effettuata nella seduta di ieri sarebbe tecnicamente nulla.

  Maria Elena BOSCHI (IV-C-RE) ritiene che dal punto di vista regolamentare il presidente Pagano abbia inquadrato correttamente la questione, dal momento che Pag. 100è stato approvato un testo con un evidente errore materiale.
  Fa presente pertanto che tale situazione possa essere risolta in due modi: o attraverso una votazione, con accordo unanime dei gruppi, del testo corretto, ovvero, in assenza di tale accordo, in un momento successivo, eventualmente durante l'esame in Assemblea. Non condivide la posizione espressa dal deputato Iezzi che ritiene la votazione tecnicamente nulla.

  Nazario PAGANO, presidente, condivide le considerazioni del deputato Iezzi, tornando a ribadire la necessità di un accordo unanime tra i gruppi parlamentari al fine di correggere l'errore materiale nel testo dell'emendamento 2.47 della Relatrice approvato nella seduta di ieri.

  Alessandro URZÌ (FDI) sottolinea come sia corretto il richiamo alle lettere dei Presidenti Napolitano e Casini e che queste rappresentino un indirizzo chiaro per le procedure da seguire.
  Ritiene infatti che di fronte ad un testo incomprensibile in ragione di un mero errore materiale, la Commissione abbia il pieno diritto di procedere nel senso di ripetere la votazione, annullando quella precedente.

  Maria Elena BOSCHI (IV-C-RE) ritiene, alla luce delle dichiarazioni rese dal Presidente Pagano, di «ritirare il suo precedente intervento».
  Se infatti non si dovesse registrare l'unanime parere dei gruppi parlamentari ai fini di una nuova votazione, allora non vi sarebbe altra possibilità se non quella di correggere, in un momento successivo dell'iter, l'errore materiale presente nel testo dell'emendamento.

  Riccardo MAGI (MISTO-+EUROPA) ricorda che più in generale il provvedimento all'esame della Commissione presenta molte criticità.

  Simona BONAFÈ (PD-IDP) invita la maggioranza ad evitare ulteriori forzature, a maggior ragione considerato il clima di rispetto e collaborazione in cui si stanno svolgendo i lavori della Commissione. Rammenta che ad avvio di seduta il presidente aveva dichiarato che si sarebbe potuto procedere all'annullamento della votazione e alla sua ripetizione con il consenso unanime della Commissione, aggiungendo che la lettera del Presidente Casini non fa esplicita menzione della richiesta unanimità dandola evidentemente per scontata. Invita il presidente a non procedere con la ripetizione della votazione, evitando di aprire un nuovo fronte.

  Laura BOLDRINI (PD-IDP) fa presente che la maggioranza tende ad adattare alle sue convenienze il Regolamento della Camera, che invece costituisce una bussola per i lavori parlamentari e il cui mancato rispetto va a detrimento di tutti. Aggiunge che già la trasposizione in questo provvedimento, tramite un emendamento del Governo, di un altro decreto-legge all'esame del Senato, peraltro in una fase in cui si era già concluso il programmato ciclo di audizioni, ha costituito una grave forzatura. Fa presente che a detta di molti costituzionalisti tale pratica non sarebbe in linea con la nostra Costituzione, dal momento che priva i deputati e le deputate del tempo necessario all'approfondimento dei nuovi contenuti. Sottolineando che in assenza di unanimità non è possibile procedere all'annullamento della votazione e alla sua ripetizione, ricorda che la collega Boschi ha già indicato le possibili soluzioni alternative cui ricorrere per sanare la questione.

  Alessandro URZÌ (FDI) interviene per precisare la sequenza degli avvenimenti, ricordando che ad avvio dei lavori il presidente ha dato conto del problema insorto, proponendo l'annullamento della votazione e la sua ripetizione per ovviare ad un errore del tutto accidentale e sospendendo la seduta per consentire a tutti una breve verifica dell'accaduto. Rileva come i colleghi dell'opposizione abbiano dimenticato di sottolineare le due lettere degli allora Presidenti della Camera, Giorgio Napolitano e Pierferdinando Casini, in ordine alla possibilità per la Commissione di ritornare Pag. 101sulle decisioni assunte al fine di correggere il testo. Ritiene quindi che il comportamento del presidente – che ha messo a disposizione della Commissione i citati precedenti – sia stato lineare, chiaro e del tutto conseguente.

  Nazario PAGANO, presidente, propone di sospendere la decisione sulla vicenda, in attesa di ulteriori approfondimenti. Dopo aver dato conto delle sostituzioni, avverte che l'esame riprende dagli identici emendamenti Zaratti 12.1, Boschi 12.2, Magi 12.3, Alfonso Colucci 12.4 e Bonafè 12.5.

  Riccardo MAGI (MISTO-+EUROPA) rileva come la disposizione introdotta dall'articolo 12 – e relativa all'ispezione per finalità identificative dei dispositivi o supporti elettronici o digitali in possesso dei migranti – sia di dubbia conformità costituzionale, oltre che non in linea con il diritto dell'Unione europea. Richiamata a tale ultimo proposito la direttiva 2013/32/UE, in base alla quale non è possibile imporre ulteriori obblighi allo straniero che collabori alla propria identificazione, aggiunge che l'articolo 12 appare in contraddizione con la modifica introdotta all'articolo 10 del decreto legislativo n. 286 del 1998. Ritiene quindi utile sull'argomento ascoltare la relatrice e il Governo, preannunciando il voto favorevole agli emendamenti in esame.

  Simona BONAFÈ (PD-IDP), ricordato che anche il Partito democratico ha presentato un emendamento integralmente soppressivo dell'articolo 12, fa presente che la parte più grave del testo è rappresentata dal comma 2-ter dell'articolo 10-ter – introdotto dalla lettera a) del comma 1 – secondo cui il potere ispettivo è attribuito al questore, il quale può disporre nei casi di inosservanza dell'obbligo di cooperazione l'accesso ai dati del migrante. Nel segnalare che già il collega Magi ha sottolineato la mancata conformità della disposizione al diritto dell'Unione europea, aggiunge che il suo gruppo nella pregiudiziale di costituzionalità presentata con riguardo al decreto in esame ha rilevato l'incompatibilità dell'articolo 12 anche con l'articolo 8 della Carta di Nizza. Fa presente che l'emendamento soppressivo è motivato in particolare da due elementi, vale a dire l'invasività del potere ispettivo e l'attribuzione di tale potere al questore, senza che intervenga una valutazione del giudice in ordine alla proporzione e alla necessità dell'accesso. Considera pertanto la disposizione dell'articolo 12 lesiva dei diritti fondamentali della persona.

  Maria Elena BOSCHI (IV-C-RE) evidenzia che anche il suo gruppo ha presentato un emendamento soppressivo dell'articolo 12, ritenendo le sue previsioni contrarie al diritto dell'Unione europea e anche ai principi del nostro ordinamento. Considera impensabile che possa esistere una zona franca di sospensione del nostro diritto nei confronti degli stranieri, sottolineando come la previsione di un'attività altamente invasiva senza alcun vaglio giudiziario violi i diritti fondamentali la cui tutela vale anche per i migranti. Rileva quindi la contraddittorietà della formulazione adottata dal Governo e la sua difficile applicazione ai casi concreti, domandandosi quali informazioni si spera di poter ricavare considerato che la disposizione vieta l'accesso alla corrispondenza e qualunque altra forma di comunicazione. Dichiara quindi l'assoluta contrarietà del suo gruppo all'articolo 12 del decreto, invitando tutti a non sottovalutare il rischio che, una volta inserite nel nostro ordinamento norme così invasive nei confronti dei diritti degli stranieri, ciò possa costituire in futuro un precedente anche nei confronti di soggetti diversi.

  La Commissione respinge gli identici emendamenti Zaratti 12.1, Boschi 12.2, Magi 12.3, Alfonso Colucci 12.4 e Bonafè 12.5.

  Nazario PAGANO, presidente, constata l'assenza del presentatore dell'emendamento Soumahoro 12.7; si intende che vi abbia rinunciato.

  La Commissione respinge l'emendamento Bonafè 12.8.

Pag. 102

  Maria Elena BOSCHI (IV-C-RE) fa presente che, dopo aver tentato di sopprimere l'intero articolo 12, con l'emendamento a sua prima firma 12.9 si intende intervenire in maniera circoscritta allo scopo di salvaguardare il principio della tutela degli elementi sensibili e dei dati riservati dei migranti. Rilevata quindi l'esigenza di un bilanciamento degli interessi in gioco, vale a dire da un lato l'identificazione del soggetto e dall'altro la tutela dei suoi diritti, ad opera di un'autorità giudiziaria, sottolinea come nel caso specifico l'autorizzazione sia disposta dal questore senza alcuna cautela nei confronti della persona, che su richiesta può essere assistito da un mediatore culturale e non da un avvocato. In conclusione, fa presente che la disposizione in esame sacrifica illegittimamente diritti incomprimibili della persona.

  La Commissione respinge l'emendamento Boschi 12.9.

  Nazario PAGANO, presidente, accogliendo la richiesta avanzata nella seduta di ieri dalla relatrice, dispone l'accantonamento dell'emendamento Onori 12.16.

  La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Alfonso Colucci 12.12 e Zaratti 12.14.

  Simona BONAFÈ (PD-IDP) fa presente che l'emendamento a sua prima firma 12.20 tenta di introdurre un correttivo al comma 2-bis dell'articolo 10-ter – introdotto dalla lettera a) del comma 1 – sopprimendo la parte della disposizione che prevede che la cooperazione del migrante alla procedura di identificazione si estenda anche all'esibizione di elementi relativi ai paesi in cui ha soggiornato o è transitato e al consenso all'accesso ai dispositivi di cui è in possesso. Rilevata quindi l'esigenza di eliminare dalla disposizione introdotta dal Governo almeno la parte che lede la sfera della privacy e dei diritti fondamentali della persona, fa presente che siamo di fronte all'ennesimo decreto in materia di immigrazione, in cui viene aggiunto in maniera del tutto sproporzionata un nuovo tassello in termini di violazione del diritto dell'Unione europea e della Carta di Nizza, per di più attribuendo la discrezionalità dell'intervento alla valutazione del questore. In conclusione ritiene che l'emendamento 12.20, che mantiene inalterato l'obbligo alla cooperazione da parte del migrante, possa essere valutato positivamente dalla maggioranza.

  La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli identici emendamenti Zaratti 12.19 e Bonafè 12.20 e l'emendamento Bonafè 12.28.

  Matteo MAURI (PD-IDP) ritiene che l'intervento recato dall'articolo 12, introducendo una norma dello Stato che ha l'obiettivo di ledere i diritti delle persone, non abbia precedenti simili. Considera un errore pensare che si possano applicare le regole solo ai cittadini italiani e non anche agli stranieri, sottolineando come così facendo ne risulterebbero lese la nostra Costituzione e la nostra civiltà, oltre che la nostra coscienza. Rileva quindi come l'articolo 12 preveda l'accesso forzoso ai dispositivi elettronici dei migranti, senza mettere in campo strumenti che normino con precisione l'intervento e senza prevedere un vaglio da parte del giudice. Richiamata inoltre la sentenza n. 170 del 2023 della Corte costituzionale in ordine al significato del concetto di corrispondenza, idoneo a comprendere anche strumenti come WhatsApp, si domanda – nell'eventualità che si intenda applicare rigorosamente il divieto all'accesso alla corrispondenza – quali informazioni si pensa di ricavare attraverso la solo visione di foto e video sul Paese di origine del migrante. Ritiene che anche la disposizione in esame sia frutto dell'ossessione della maggioranza per il Protocollo con l'Albania, che la costringe a dimostrare ad ogni costo la provenienza del migrante da un cosiddetto Paese sicuro al fine di poterlo trasferire nei due centri su territorio albanese. Nel far presente che con la disposizione dell'articolo 12 si ledono i diritti di tutti, e avvertendo che lo scivolamento sul terreno del mancato rispetto delle regole avviene a piccoli passi, Pag. 103dichiara che guarderà con particolare attenzione ai colleghi che fanno della tutela delle libertà personali la loro bandiera.

  Alfonso COLUCCI (M5S) manifesta la netta contrarietà del suo gruppo alle disposizioni contenute nell'articolo 12, facendo presente che alla luce del comma 2-ter dell'articolo 10-ter è previsto l'accesso immediato ai dati identificati dei dispositivi elettronici e delle eventuali schede elettroniche o digitali nonché ai documenti, anche video e fotografici, in essi contenuti, con il solo divieto di accedere alla corrispondenza e a qualunque altra forma di corrispondenza. Rileva che la disposizione appare in contrasto con l'articolo 15 della Costituzione, considerato che il richiamato accesso è disposto dal questore e non da un giudice, e che con la sentenza n. 170 del 2023, la Corte costituzionale ha sancito che un video o una foto se contenuti all'interno di una comunicazione ne costituiscono parte essenziale, essendo quindi a loro estesa la tutela della libertà e della segretezza della corrispondenza. Ricorda sull'argomento l'intervento della Corte di giustizia che con la sentenza n. 548 del 2021, in relazione al regolamento 1348/2024/UE ha sancito il divieto all'ispezione dei dispositivi dei soggetti minori e ha in ogni caso richiamato il necessario requisito dell'adeguatezza delle garanzie e del rispetto dei principi di proporzionalità, stabilito dall'articolo 5 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, e di minimizzazione, di cui all'articolo 5, comma 1, lettera c), del regolamento cosiddetto CDPR sulla protezione dei dati personali. Nel richiamare anche le considerazioni svolte in audizione dal Garante per la protezione dei dati personali, sottolinea la mancata proporzionalità tra l'ampiezza del potere di perquisizione attribuito all'autorità di pubblica sicurezza, che prevede anche l'accesso a video e foto, e le esigenze cui tale perquisizione è funzionale, senza contare l'eventualità che si acceda a contenuti sensibili, oltre che del migrante, anche di soggetti terzi. Quanto alla prevista sanzione di inutilizzabilità dei dati in caso di non convalida o convalida parziale da parte del giudice, rileva l'esigenza che la valutazione dell'autorità giudiziaria intervenga preventivamente o non successivamente, richiamando sull'argomento il principio sancito dalla Corte di giustizia in ordine all'obbligo di applicare anche al processo amministrativo le garanzie del processo penale. Nel condividere le considerazioni dei colleghi in ordine al fatto che sfregiare i diritti dei migranti equivalga a sfregiare i diritti delle persone e anche quelli dei cittadini italiani e a violare la forma democratica del nostro ordinamento, rileva come ancora una volta la maggioranza si volti dall'altra parte rispetto alla violazione del dettato costituzionale e del diritto europeo, senza contare che i giudici dovranno disapplicare le disposizioni introdotte, ingenerando confusione e disdoro con questo protratto conflitto del Governo nei confronti della magistratura.

  Federica ONORI (AZ-PER-RE), nel sottolineare che l'emendamento 1.29 presentato dal suo gruppo e tuttora accantonato affronta la medesima questione, interviene comunque nel dibattito per condividere con i colleghi alcune considerazioni. Nel richiamare la disposizione che consente l'accesso alle foto e ai video, vietando invece l'accesso alla corrispondenza, con riguardo all'applicazione della norma, fa presente in primo luogo l'eventualità che il migrante abbia memorizzato sul dispositivo uno screenshot che potrebbe contenere parti delle sue comunicazioni, oltre che immagini di soggetti terzi, anche a sfondo sessuale. Rileva in secondo luogo che tutto questo avviene alla presenza di un mediatore culturale e non di un avvocato, privando quindi il soggetto degli strumenti per far valere i propri diritti. Aggiunge che si sarebbe potuto ricorrere a mezzi alternativi per raggiungere il medesimo obiettivo, richiamando a tale proposito la legislazione tedesca che – pur prevedendo l'eventuale accesso ai dispositivi dei migranti, con i dovuti vincoli – contiene l'esplicito riferimento al ricorso a metodi più blandi per l'identificazione del soggetto. Si dichiara consapevole dell'importanza della fase di identificazione, che oltretutto costituisce il primo passo per consentire l'integrazione del soggetto, ma ribadisce la necessità che Pag. 104la procedura si volga in maniera ragionevole e nel rispetto dei principi costituzionali. Spera che l'accantonamento dell'emendamento a sua prima firma 12.16 possa costituire l'occasione per un riflessione sull'argomento e si stupisce in particolare che i colleghi di Forza Italia, che fanno della tutela dei diritti della persona il nucleo centrale della loro attività politica, possano votare in favore di una norma illiberale.

  Filiberto ZARATTI (AVS) ricorda in primo luogo che il Governo è intervenuto in materia di immigrazione con ben otto decreti legge, senza contare le norme introdotte in altri provvedimenti, portando a diciassette le volte in cui si è legiferato sull'argomento, dimostrando un certo livello di confusione, considerata la necessità di ritornare su quanto già fatto. Ritiene che, anche alla luce dei risultati elettorali, fare dell'immigrazione l'elemento portante dell'azione politica non serva a mantenere il consenso dell'opinione pubblica. Sollecita quindi maggioranza e Governo ad accettare il fatto che i migranti sono persone e come tali titolari di tutti i diritti, ivi incluso il diritto alla riservatezza. Considera dunque fondamentale per la democrazia che l'accesso da parte dell'autorità di pubblica sicurezza ai dati personali del soggetto sia autorizzato dal giudice e che ai migranti sia data la possibilità di rivendicare i propri diritti, in linea con le garanzie sancite dalla Costituzione. A tale proposito, nel far presente che il disposto dell'articolo 15 della Costituzione si applica a tutti coloro che si trovano sul nostro territorio e non soltanto ai cittadini italiani, domanda a che titolo sia consentito al questore di disporre l'accesso ai dispositivi dei migranti, tanto più che si tratta di persone che non hanno commesso alcun reato e che fuggono da guerre, carestie, fame e gravi violazioni dei diritti umani. Nel rilevare quindi che Governo e maggioranza stanno delineando una nuova fattispecie di criminali, che tali non sono, ribadisce l'esigenza che sia il giudice ad autorizzare l'intervento dell'autorità di pubblica sicurezza e che la procedura avvenga alla presenza di un avvocato. Sollecita pertanto la maggioranza a riflettere sul contenuto dell'articolo 12 e a sopprimere tale disposizione, incompatibile con la Costituzione oltre che con il buon senso e il buon gusto che sempre dovrebbe informare il lavoro parlamentare, invece di fare quadrato su norme che non supereranno il vaglio dei giudici, non perché questi ultimi siano ostili all'attuale Governo, ma per manifesta non conformità con il dettato costituzionale e con il diritto dell'Unione europea. Fa presente che è proprio l'attuale maggioranza ad aumentare il potere dei giudici, costringendoli ad intervenire per correggere gli errori introdotti.

  La Commissione respinge gli identici emendamenti Zaratti 12.24 e Bonafè 12.25.

  Simona BONAFÈ (PD-IDP) continua ad esprimere i propri forti dubbi sul contenuto dell'articolo 12 e sulla sua mancata conformità al dettato costituzionale ed invita la maggioranza a riflettere sulla delicatezza del tema, sottolineando come una simile invasione della sfera personale non possa essere messa in atto con le medesime modalità nei confronti di un cittadino italiano, senza che intervenga un atto motivato del giudice. Aggiungendo che la violazione della sfera personale avviene alla presenza del solo mediatore culturale e non dell'avvocato, sollecita la maggioranza a non stupirsi se in futuro dovesse intervenire la Corte costituzionale a censurare la norma, come già avvenuto recentemente. Richiamando i numeri citati dall'onorevole Zaratti, rileva come i diciassette interventi del Governo tradiscano l'accanimento della maggioranza sulla materia dell'immigrazione oltre che l'assoluta incapacità a governarla. Aggiungendo che con questo decreto si è anche persa l'occasione per incrementare il numero degli ingressi regolari, nel ribadire che l'articolo 12 andrebbe cancellato integralmente, sollecita almeno la soppressione della parte relativa all'invasione della sfera personale.

  La Commissione respinge l'emendamento Bonafè 12.32.

  Filiberto ZARATTI (AVS) si domanda per quale motivo alla maggioranza appaia Pag. 105strana una disposizione volta a garantire la presenza di un avvocato a tutela di persone che non hanno commesso reati e che non sono oggetto di alcuna accusa, ritenendo paradossale che tale disposizione non sia stata inserita dal Governo all'interno dell'articolo 12. Rileva come sia estraneo alla cultura giuridica occidentale, o meglio mondiale, oltre che inconciliabile con lo Stato di diritto, una previsione che contempli l'accesso ai dispositivi personali senza la previa autorizzazione del giudice e senza la presenza di un avvocato. Ritiene che se davvero la volontà fosse quella di introdurre disposizioni tipiche di uno Stato autoritario, allora bisognerebbe dichiararlo esplicitamente, in modo che la logica degli interventi, per quanto orribile, sia chiara a tutti. Facendo presente come al contrario la maggioranza non faccia che rassicurare circa l'intenzione di non stravolgere l'assetto democratico e l'ordinamento giuridico del nostro Paese, si domanda come si possa conciliare il contenuto dell'articolo 12 con gli interessanti e giuridicamente dotti interventi dei colleghi di maggioranza in occasione dell'esame del provvedimento sulla separazione delle carriere. Si appella quindi al senso di responsabilità e alla cultura giuridica dei colleghi, chiedendo di votare a favore dell'emendamento a sua firma 12.29.

  Carmela AURIEMMA (M5S) rileva come le misure in esame siano motivate da asserite esigenze di sicurezza ma come tali esigenze non possano giustificare la violazione dei princìpi costituzionali e del diritto dell'Unione europea. Osserva, con riferimento a questi ultimi, come, ad esempio, sia prevista la possibilità di prevedere limiti, per motivi di sicurezza, alla libertà di circolazione all'interno dell'Unione, ma come tali limiti debbano rispondere a criteri di proporzionalità.
  Esprime dubbi sull'osservanza dei criteri di proporzionalità nel caso delle misure in discussione, che prevedono, ai fini dell'identificazione dei migranti, l'accesso ai dispositivi personali dei migranti senza l'autorizzazione di un giudice né la presenza di un avvocato, in quanto gli stessi fini potrebbero essere perseguiti, da parte di uno Stato democratico, con misure meno invasive e lesive della dignità personale.
  Sottolinea, inoltre, l'eccessiva discrezionalità attribuita al questore, in quanto non sono specificati con sufficiente chiarezza i presupposti per l'adozione del provvedimento di cui all'articolo 12, nonché, associandosi alle considerazioni del deputato Alfonso Colucci, la particolare gravità della previsione dell'applicabilità della norma ai minori.

  Riccardo MAGI (MISTO-+EUROPA) ricorda come nella scorsa estate numerosi parlamentari abbiano visitato le carceri italiane chiedendo condizioni di detenzione dignitose, che non fossero disumane o degradanti per le persone recluse, e si chiede per quale motivo analoga preoccupazione non venga manifestata per le condizioni nelle quali sono private della libertà, nell'ambito delle procedure accelerate di frontiera, senza alcuna garanzia e in condizioni spesso peggiori rispetto a quelle delle carceri italiane, persone che non hanno subìto alcuna condanna né sono sottoposte a indagini penali. Ritiene che tale differente sensibilità non possa essere spiegata se non da un atteggiamento di tipo razzista.

  Enrica ALIFANO (M5S) stigmatizza l'ampliamento eccessivo, previsto dall'articolo 12 del provvedimento in esame, della discrezionalità dell'autorità di pubblica sicurezza, non essendo chiariti con sufficiente precisione i presupposti per l'adozione da parte del questore del provvedimento di ispezione dei dispositivi, al contrario di quanto previsto in via generale dall'ordinamento per il fermo a fini identificativi di chi sia sprovvisto di documento di identità o rifiuti di fornire le proprie generalità. Rileva pertanto come sia evidente una disparità di trattamento a danno dei migranti: Non contesta il fatto che sia necessario procedere all'identificazione dei migranti, ma contesta il ricorso a tal fine a uno strumento sproporzionato quale l'ispezione dei dispositivi prevista dall'articolo 12.

  Alfonso COLUCCI (M5S) ritiene che la scelta, da parte della maggioranza, di attribuirePag. 106 la competenza in materia di convalida dell'ispezione al giudice di pace nel momento in cui, come recentemente peraltro denunciato dall'avvocatura associata, soltanto il 35 per cento dell'organico dei giudici di pace risulta coperto, non sia frutto di ingenuità, bensì di un deliberato disegno volto a impedire di fatto ai giudici di pronunciarsi sui provvedimenti di ispezione. Sottolinea come, a suo avviso, si tratti di una ratio analoga a quella sottesa alla proposta emendativa volta ad attribuire alle corti d'appello, anziché alle sezioni specializzate dei tribunali, della competenza a pronunciarsi in materia di trattenimento. Ritiene che da parte della maggioranza vi sia la volontà di esacerbare il conflitto con la magistratura in modo da poter continuare ad alimentare un atteggiamento di vittimismo da parte della maggioranza stessa.
  Ricorda, quindi, come importanti provvedimenti promossi dalla maggioranza siano stati censurati in sede giurisdizionale, e cita al riguardo la decisione della Corte costituzionale con cui è stata sostanzialmente demolita la legge sull'autonomia differenziata, di cui sono state dichiarate illegittime numerose e importanti definizioni, e la bocciatura in sede giudiziaria del decreto-legge sui Paesi sicuri in quanto contrastante con l'ordinamento sovraordinato dell'Unione europea. Osserva, quindi, come l'articolo 12 in discussione si ponga in contrasto sia con il diritto dell'Unione europea sia con la Costituzione.
  Richiama, infine, il contenuto specifico dell'emendamento Zaratti 12.29, volto a prevedere che l'ispezione dei dispositivi abbia luogo in presenza di un avvocato, e ne raccomanda l'approvazione.

  Maria Elena BOSCHI (IV-C-RE) rileva come l'emendamento Zaratti 12.29, che chiede di sottoscrivere, sia volto a porre rimedio a un evidente elemento di debolezza del provvedimento in esame, laddove non prevede che l'ispezione dei dispositivi sia eseguita in presenza di un avvocato. Dopo aver stigmatizzato la previsione dell'adozione del provvedimento di ispezione da parte del questore anziché dell'autorità giudiziaria, rileva come la maggioranza persegua scientificamente il disegno di privare i migranti delle garanzie previste dal nostro ordinamento e cita anche, al riguardo, la proposta di limitare l'accesso dei migranti al patrocinio a spese dello Stato. Ritiene che tali scelte siano dettate da ragioni essenzialmente propagandistiche.

  Federica ONORI (AZ-PER-RE) chiede di sottoscrivere l'emendamento Zaratti 12.29.

  La Commissione respinge l'emendamento Zaratti 12.29.

  Simona BONAFÈ (PD-IDP), illustrando l'emendamento a sua prima firma 12.36, ribadisce l'incompatibilità di diverse norme del provvedimento in esame con la Costituzione e con il diritto dell'Unione europea, a partire da quella di cui all'articolo 12 che prevede l'adozione del provvedimento di ispezione da parte del questore senza la preventiva autorizzazione dell'autorità giudiziaria. Ricorda che il nuovo patto sulla migrazione e l'asilo prevede la possibilità di procedere a perquisizioni nei confronti dei migranti, ma nel rispetto dei diritti fondamentali e del criterio di proporzionalità e conformemente al diritto nazionale, che nel caso italiano, come è noto, prevede la necessità di un atto motivato dell'autorità giudiziaria.
  Auspica che la maggioranza, a fronte di rilevi che riguardano il rispetto della Costituzione, si ponga in un atteggiamento di maggiore ascolto.

  La Commissione respinge l'emendamento Bonafè 12.36.

  Filiberto ZARATTI (AVS), illustrando l'emendamento 12.38 a sua prima firma, identico all'emendamento Bonafè 12.39, rileva come esso intervenga, proponendone la soppressione, su una disposizione particolarmente odiosa dell'articolo 12, quella che prevede la possibilità di procedere all'ispezione dei dispositivi anche nei confronti dei minori.
  Dopo aver richiamato fin d'ora l'attenzione anche sul successivo emendamento 2.40 a sua prima firma, che prevede quanto Pag. 107meno, nel caso di minori, la preventiva autorizzazione motivata del giudice di pace, esprime il proprio rammarico per la decisione della maggioranza di non partecipare di fatto alla discussione e rileva come in tal modo venga sostanzialmente vanificato l'esame del provvedimento da parte della Commissione, in quanto la finalità di tale esame dovrebbe essere quella di apportare miglioramenti al testo.
  Rileva come la norma su cui incide l'emendamento in esame calpesti i diritti dei minori, esprime perplessità sull'applicabilità concreta della previsione che esige la presenza, alle operazioni di ispezione, dell'esercente i poteri tutelari ove nominato, essendo molto difficile che l'esercente i poteri tutelari sia in quella fase già stato nominato, e stigmatizza il fatto che non si preveda la presenza dell'avvocato.
  Ribadisce come debba essere sempre assicurato il rispetto delle norme della Costituzione.

  Enrica ALIFANO (M5S) ritiene imprescindibile la tutela di taluni diritti fondamentali, fra cui il diritto alla difesa, che il provvedimento in esame non assicura, in quanto non prevede la presenza dell'avvocato alle operazioni di ispezione. Stigmatizza, inoltre, il fatto che i provvedimenti di ispezione siano adottati dall'autorità di pubblica sicurezza anziché dall'autorità giudiziaria.

  Carmela AURIEMMA (M5S) rileva come nel momento in cui ci si preoccupa doverosamente di tutelare i diritti dei detenuti ci si dovrebbe preoccupare anche della tutela dei diritti di persone private della libertà personale in condizioni anche peggiori rispetto a quelle delle carceri. Osserva, al riguardo, come nel caso delle ispezioni di cui all'articolo 12 disposte dall'autorità di pubblica sicurezza non sia prevista alcuna garanzia a tutela di persone che non hanno gli strumenti per far valere i propri diritti.
  Raccomanda, pertanto, l'approvazione degli identici emendamenti Zaratti 12.38 e Bonafè 12.39.

  Laura BOLDRINI (PD-IDP) rileva come ci si dovrebbe sempre attenere al principio del superiore interesse del minore, conformemente al diritto internazionale, ma, come, viceversa, si pretenda di sottoporre i minori allo stesso trattamento degli adulti. Ricorda al riguardo come con il cosiddetto «decreto Cutro» sia stato previsto che i minori che abbiano compiuto i sedici anni siano alloggiati insieme con gli adulti e osserva al riguardo come evidentemente non vi sia da parte della maggioranza consapevolezza delle condizioni in cui vengono a trovarsi tali minori, costretti a dormire su materassi stesi su pavimenti ricoperti di liquami in locali fetidi.
  Rileva come anche la norma di cui gli emendamenti in discussione, di cui raccomanda l'approvazione, propongono la soppressione sia volta a equiparare, ai fini dell'ispezione dei dispositivi, i minori agli adulti.
  Sottolinea come vi sia evidentemente l'intenzione da parte del Governo di creare un diritto parallelo, un doppio standard per i minori stranieri rispetto a quelli italiani.

  Matteo MAURI (PD-IDP) ritiene che da parte della maggioranza vi sia una sottovalutazione dei rischi insiti nella norma in esame, in quanto l'ingresso nell'ordinamento di un istituto caratterizzato da tale livello di invasività senza che sia prevista una preventiva autorizzazione giudiziaria apre un varco molto pericoloso e potrebbe ritorcersi contro coloro che, mossi da intenti discriminatori, hanno promosso una norma che nelle loro intenzioni dovrebbe applicarsi solo agli stranieri.
  Osserva come in linea di principio possa essere condivisibile la previsione dell'accesso ai dispositivi a fini di identificazione, ma con l'introduzione di rigorosi elementi di garanzia che sono assenti nella norma in esame.

  La Commissione respinge gli identici emendamenti Zaratti 12.38 e Bonafè 12.39.

  Filiberto ZARATTI (AVS), illustrando l'emendamento 12.40 a sua prima firma, rileva come esso sia volto ad attenuare e correggere la portata della norma in discussione,Pag. 108 prevedendo che, nel caso di minori, sia quanto meno prevista la preventiva autorizzazione del giudice di pace.
  Rileva, infatti, come qualunque intervento nella sfera personale richieda la preventiva autorizzazione dell'autorità giudiziaria nonché la salvaguardia del diritto di difesa, con la presenza dell'avvocato alle operazioni di ispezione.
  Osserva come l'intento della sua parte politica sia quello di migliorare il testo al fine di renderlo conforme all'ordinamento del nostro Paese e come, a fronte del permanere di un atteggiamento di chiusura da parte della maggioranza, verrà condotta una battaglia molto dura, con l'utilizzazione di tutti gli strumenti previsti dal Regolamento.

  La Commissione respinge l'emendamento Zaratti 12.40.

  Alfonso COLUCCI (M5S), illustrando l'emendamento a sua prima firma 12.43, rileva come esso sia volto a prevedere la preventiva autorizzazione dell'ispezione da parte del tribunale per i minorenni, nel rispetto dell'articolo 13 della Costituzione e attesa la particolare delicatezza del provvedimento qualora disposto nei confronti di minori.
  Rileva, inoltre, come la proposta emendativa in discussione richiami il rispetto dei diritti fondamentali e i princìpi di necessità adeguatezza, proporzionalità e non discriminazione conformemente ai rilievi del Garante per la protezione dei dati personali e al diritto dell'Unione europea, in particolare del regolamento GDPR e della sentenza in materia del 4 ottobre 2024.
  Invita a una riconsiderazione della norma in esame, in considerazione della posizione di particolare fragilità del minore e nel rispetto del principio del superiore interesse del minore.
  Stigmatizza la mancata partecipazione al dibattito del Governo e della maggioranza, che non intervengono per difendere il provvedimento in esame e motivare i pareri contrari sulle proposte emendative, e rileva come ciò impedisca di migliorare il provvedimento anche al fine di evitare nuove censure in sede giurisdizionale.

  La Commissione respinge l'emendamento Alfonso Colucci 12.43.

  Filiberto ZARATTI (AVS), illustrando l'emendamento 12.41 a sua firma, rileva come esso sia volto a rafforzare il diritto di difesa, che non può non essere garantito a chi è sottoposto a misure che incidono sulla libertà personale, prevedendo la presenza di un avvocato alle operazioni di ispezione.
  Stigmatizza anch'egli, associandosi alle considerazioni del deputato Alfonso Colucci, la mancata partecipazione al dibattito da parte della maggioranza.

  La Commissione respinge l'emendamento Zaratti 12.41.

  Sara KELANY (FDI), relatrice, propone l'accantonamento degli articoli aggiuntivi Iezzi 12.02, 12.04 e 12.06.

  Nazario PAGANO, presidente, dispone quindi l'accantonamento degli articoli aggiuntivi Iezzi 12.02, 12.04 e 12.06.

  Matteo MAURI (PD-IDP) chiede alla relatrice di fornire chiarimenti in ordine alle proposte emendative accantonate, siano esse di maggioranza che, ovviamente, di opposizione, al fine di comprendere quale potrà essere l'andamento futuro dei lavori.

  Alfonso COLUCCI (M5S) chiede alla relatrice di conoscere le ragioni per le quali le proposte emendative Iezzi 12.02, 12.04 e 12.06, sulle quali la relatrice e il Governo avevano precedentemente espresso parere contrario, siano state ora accantonate.

  Nazario PAGANO, presidente, ricorda che l'accantonamento di una proposta emendativa non deve essere necessariamente motivato.

  Alfonso COLUCCI (M5S) ricorda che la richiesta di motivazioni sull'accantonamento delle proposte emendative da parte delle opposizioni è da ritenersi perfettamente legittima.

Pag. 109

  Nazario PAGANO, presidente, dopo aver fornito ulteriori precisazioni all'onorevole Alfonso Colucci, sospende brevemente la seduta.

  La seduta, sospesa alle 12.30, è ripresa alle 12.35.

  Alessandro URZÌ (FDI), intervenendo sull'ordine dei lavori, chiede alla Presidenza di sospendere, leggermente in anticipo rispetto a quanto precedentemente concordato, i lavori sul provvedimento in esame.
  Nazario PAGANO, presidente, in assenza di obiezioni, rinvia il seguito della seduta al termine della conclusione dei lavori della sessione pomeridiana dell'Assemblea.

  La seduta termina alle 12.40.

UFFICIO DI PRESIDENZA INTEGRATO
DAI RAPPRESENTANTI DEI GRUPPI

  Martedì 19 novembre 2024.

  L'ufficio di presidenza si è riunito dalle 18.25 alle 19.15.

SEDE REFERENTE

  Martedì 19 novembre 2024. — Presidenza del presidente Nazario PAGANO. – Interviene la sottosegretaria di Stato per l'interno, Wanda Ferro.

  La seduta comincia alle 19.45.

DL 145/2024: Disposizioni urgenti in materia di ingresso in Italia di lavoratori stranieri, di tutela e assistenza alle vittime di caporalato, di gestione dei flussi migratori e di protezione internazionale, nonché dei relativi procedimenti giurisdizionali.
C. 2088 Governo.
(Seguito dell'esame e rinvio).

  La Commissione prosegue l'esame del provvedimento, rinviato nella seduta del 18 novembre 2024.

  Nazario PAGANO, presidente, dopo aver dato conto delle sostituzioni e disposto l'attivazione del sistema di ripresa audiovideo a circuito chiuso, essendone stata fatta richiesta, dà la parola alla relatrice, onorevole Kelany, per l'espressione dei pareri sull'articolo aggiuntivo 12.09 del Governo e sui relativi subemendamenti.

  Sara KELANY (FDI), relatrice, esprime parere contrario su tutti i subemendamenti riferiti all'articolo 12.09 del Governo, con l'eccezione del subemendamento a sua firma 0.12.09.223 del quale raccomanda l'approvazione. Esprime quindi parere favorevole sull'articolo aggiuntivo 12.09 del Governo.

  La Sottosegretaria Wanda FERRO esprime parere conforme a quello della relatrice, esprimendo parere favorevole sul subemendamento 0.12.09.223 della relatrice e raccomandando l'approvazione dell'articolo aggiuntivo 12.09 del Governo.

  Nazario PAGANO, presidente, dà quindi la parola all'onorevole Zaratti, ricordando che, come stabilito nella riunione dell'Ufficio di presidenza integrato dai rappresentati dei Gruppi appena conclusosi, ciascun deputato potrà intervenire per cinque minuti.

  Filiberto ZARATTI (AVS) fa presente che il subemendamento a sua prima firma 0.12.09.1 coglie una questione fondamentale posta dall'articolo aggiuntivo del Governo, di cui propone di sopprimere la lettera a) contenente l'elencazione dei cosiddetti Paesi di origine sicuri.
  Evidenzia, difatti, che, come dimostrato dalle recenti decisioni dei magistrati in merito, non è sufficiente che un Paese sia collocato nell'elenco per considerarlo sicuro, essendo necessaria una valutazione caso per caso da parte del giudice, che può addivenire ad un giudizio diverso.
  Nel ricordare come la questione sia stata rimessa alla Corte di giustizia europea, di cui si attendono le determinazioni, esprime dubbi anche con riguardo alle modalità con cui si è pervenuti alla definizione di alcuni Paesi come sicuri, domandando come debbano essere considerati gli Stati che non siano presenti nell'elenco.Pag. 110
  Rilevando come su una materia così delicata il Governo debba dare certezze, invece di procedere a colpi di decreto, tentando ogni volta di porre rimedio agli errori precedenti, con risultati sempre peggiori, fa presente che nel caso specifico si sta tentando di giustificare l'operazione fallimentare del protocollo concluso con l'Albania. Ritenendo che l'azione del Governo debba necessariamente essere in linea con il diritto internazionale e con la Costituzione, fa presente come la volontà di insistere a tutti i costi nell'attuazione di tali provvedimenti scellerati, a prescindere dalla realtà dei fatti, faccia poco onore al nostro Paese e impedisca di affrontare con serietà il fenomeno dell'immigrazione.

  Vincenzo AMENDOLA (PD-IDP), nel richiamare la direttiva 2013/32/UE da cui origina la designazione dei paesi di origine sicuri, fa presente che prima dell'intervento del Governo a mezzo di decretazione d'urgenza, l'elenco era contenuto nel decreto ministeriale di poco tempo fa, a firma del Viceministro Tajani.
  Richiama in particolare il comma 2 dell'articolo 1 di tale decreto – ignorato dal Governo – in cui si specifica che «nell'ambito dell'esame delle domande di protezione internazionale, la situazione particolare del richiedente è valutata alla luce delle informazioni contenute nelle schede sul Paese di origine». Rileva l'opportunità di tale precisazione dal momento che la citata direttiva dell'Unione europea negli articoli 37 e seguenti non prevede una elencazione dei Paesi sicuri, la cui designazione è demandata ai singoli Stati, ma stabilisce una serie di criteri, in base ai quali occorre tenere in considerazione anche la condizione soggettiva del singolo.
  Nell'evidenziare come sia irrilevante se l'elenco dei Paesi di origine sicura è contenuto in un atto di rango secondario, come un decreto ministeriale, o in un atto con forza di legge, aggiunge che, in ogni caso, anche il nuovo regolamento dell'Unione europea in vigore dal 2026, citato dal Sottosegretario Mantovano nella sua conferenza stampa al fine di suffragare le scelte normative del Governo, continui a prevedere la valutazione del singolo caso, indipendentemente dal Paese di provenienza del soggetto.
  Precisa quindi che, nonostante gli sforzi del Governo nel difendere a tutti i costi il protocollo con l'Albania, qualsiasi magistrato che si troverà ad applicare le disposizioni volute dal Governo sarà tenuto sempre a rispettare e a far prevalere il diritto dell'Unione europea, come chiarito dalla sentenza della Corte di giustizia.

  Laura BOLDRINI (PD-IDP), nel richiamarsi all'intervento del collega Amendola, esprime la convinzione che il testo di legge si debba necessariamente conformare ai contenuti della già richiamata direttiva 2013/32/UE, che regola la procedura accelerata alla frontiera per le persone che provengano da un Paese di origine sicuro ma non prevede tuttavia la loro automatica destinazione in un centro detentivo.
  Fa infatti presente che il testo della direttiva contempla alcune soluzioni alternative, considerando la detenzione come un'ultima istanza nel caso in cui non sia stato possibile procedere diversamente.
  Ricorda che il diritto di asilo è un diritto soggettivo e che pertanto la valutazione deve essere fatta caso per caso, anche quando la richiesta di protezione sia avanzata da un soggetto che proviene da un paese considerato in astratto sicuro. Nel sottolineare che, come ha potuto verificare personalmente in una sua recente visita a Pozzallo, la non convalida dei provvedimenti di trattenimento, non riguarda solo i migranti destinati ai centri albanesi, ma anche quelli destinati a centri sul territorio italiano, ritiene che gli attacchi da parte del potere esecutivo contro il potere giudiziario sia sintomo di una deriva della democrazia verso la democratura, caratterizzata dalla sottomissione del secondo al primo. Precisa quindi che quei giudici – definiti comunisti da esponenti del Governo – si sono limitati a rispettare il diritto dell'Unione europea e la sentenza della Corte di giustizia, in linea con la gerarchia delle fonti e con l'articolo 117 della Costituzione. Conclude dicendo che se il Governo non intende accettare tale gerarchia, l'unica soluzione possibile è quella di uscire dall'Unione europea.

Pag. 111

  Alfonso COLUCCI (M5S), ricostruendo la genesi dell'articolo aggiuntivo 12.09 del Governo, ricorda come esso tragga origine dalla mancata convalida, da parte di dodici diversi giudici, del trattenimento di altrettanti migranti, i quali pertanto, dopo essere stati condotti in Albania, sono stati trasportati in Italia, con conseguente enorme spreco di risorse pubbliche, e come a seguito di tale decisione vi sia stata una levata di scudi da parte del Governo nei confronti dei giudici.
  Sottolinea come i giudici abbiano adottato le predette decisioni anche sulla base di una sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea dello scorso 4 ottobre relativa alla Repubblica ceca e, in particolare, a un cittadino proveniente dalla Moldavia, la quale non è stata considerata Paese sicuro nel suo complesso, in quanto parte del suo territorio costituito dalla Transnistria, non è tale. Sottolinea come le decisioni della Corte di giustizia non abbiano efficacia limitata al caso concreto ma partano dal caso concreto per affermare princìpi che devono essere applicati in tutti gli Stati membri.
  Osserva come a seguito della decisione sopra ricordata si sia scavato nella vita privata dei giudici di Roma, come precedentemente accaduto per la giudice di Catania Apostolico, e siano state richiamate loro dichiarazioni estrapolandole dal contesto in cui sono state pronunciate.
  Rinviando agli interventi che farà sulle altre proposte emendative in discussione ulteriori considerazioni sulle travagliate e inaccettabili politiche del Governo in materia di immigrazione, stigmatizza anche il fatto che il Governo sia intervenuto nella materia con un decreto-legge, pur essendo evidente l'insussistenza dei requisiti di straordinaria necessità e urgenza.

  Riccardo MAGI (MISTO-+EUROPA) rileva come il provvedimento sui Paesi sicuri sia inutile per il raggiungimento delle finalità che il Governo dichiara di perseguire, ma risponda in realtà alla finalità di continuare ad alimentare lo scontro politico con la magistratura per coprire il fallimento delle politiche migratorie e, in particolare, del Protocollo con l'Albania.
  Richiamando le considerazioni del deputato Amendola, ricorda come l'adozione della lista dei Paesi sicuri con una norma di rango primario non solleverà i giudici dall'obbligo di una valutazione caso per caso sulla base dei requisiti indicati dal diritto dell'Unione europea.
  Sottolinea come la provenienza o meno da un Paese sicuro non incida sull'accoglimento o meno della domanda d'asilo, ma comporti esclusivamente il ricorso alla procedura accelerata con il trattenimento, e come pertanto siano false le dichiarazioni del Presidente del Consiglio dei ministri Meloni, la quale ha affermato che tutti i migranti provenienti dall'Egitto e dal Bangladesh saranno rimpatriati. Rileva che l'intento del Governo è quello di evitare la mancata convalida dei trattenimenti per non vanificare il meccanismo di deportazione in Albania, sottolineando come tecnicamente il trasporto contro la sua volontà in un altro Paese di una persona raccolta in mare costituisca deportazione.
  Rivolge un appello agli esponenti garantisti di Forza Italia, che doverosamente si preoccupano delle condizioni dei detenuti italiani ma sono indifferenti alle condizioni di privazione della libertà personale in cui versano persone che non hanno commesso alcun reato.

  Maria Elena BOSCHI (IV-C-RE), associandosi alle considerazioni dei deputati che l'hanno preceduta, dichiara di non credere che il Governo non sia consapevole del contrasto delle misure adottate con il diritto dell'Unione europea e di ritenere pertanto che si tratti di un'operazione di mera propaganda, iniziata in vista delle elezioni europee con la costruzione dei centri in Albania, pur nella consapevolezza che tali centri sarebbero rimasti vuoti.
  Richiama l'attenzione sul dispendio di risorse pubbliche derivante dal mantenimento di tali centri e dal continuo impiego di navi della Marina militare per trasportare in Albania un numero davvero esiguo di migranti, e per trasportarli, nuovamente, in Italia subito dopo. Rileva al riguardo come potrebbe configurarsi una responsabilità per danno erariale e ricorda come sia Pag. 112già stata avviata un'indagine da parte della Corte dei conti.

  Simona BONAFÈ (PD-IDP) rileva come il subemendamento in discussione miri a sopprimere la parte politicamente più rilevante dell'emendamento del Governo. Come già rilevato, osserva come la trasposizione in un decreto-legge dell'elenco dei Paesi sicuri già contenuto in un decreto interministeriale non modificherà la situazione, in quanto i giudici dovranno comunque compiere una valutazione caso per caso sulla base del diritto dell'Unione europea, che, com'è noto, è sovraordinato alle norme interne.
  Osserva come non ci si possa sottrarre al rispetto del diritto dell'Unione europea, a meno che non si decida di uscirne, e richiama con preoccupazione talune iniziative del senatore Borghi che sembrano andare nella stessa direzione intrapresa dal premier polacco Morawiecki il quale, prima di essere sostituito da Tusk, intendeva affermare la supremazia del diritto interno su quello dell'Unione europea.
  Ribadisce conclusivamente come il provvedimento del Governo sui Paesi sicuri abbia finalità essenzialmente propagandistiche e non sortirà effetti concreti.

  Enrica ALIFANO (M5S) rileva come l'inserimento delle norme sui Paesi sicuri in una fonte primaria non faccia venir meno l'obbligo del giudice di disapplicarle qualora in contrasto con il diritto dell'Unione europea. Ricorda come quest'ultimo preveda che un Paese possa essere considerato sicuro solo se assicura il rispetto dei diritti e delle libertà garantiti dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali e come il giudice nazionale debba necessariamente conformarsi a tali criteri.

  La Commissione respinge gli identici subemendamenti Zaratti 0.12.09.1 e Bonafè 0.12.09.2.

  Alfonso COLUCCI (M5S), mantenendo fede al suo intento di ripercorrere le politiche fallimentari del Governo sull'immigrazione, ricorda gli attacchi di cui fu oggetto la giudice Apostolico di Catania per aver adottato una decisione che era evidentemente fondata, in quanto neppure l'Avvocatura dello Stato ha ritenuto di proporre impugnazione. Ricorda come i giudici debbono essere valutati esclusivamente sulla base delle loro decisioni, e non di dichiarazioni estrapolate dal contesto, e come le decisioni giudiziarie che non si condividono vadano contrastate esclusivamente con gli strumenti di impugnazione previsti dall'ordinamento.
  Stigmatizza il continuo attacco alla magistratura, che travalica il corretto rapporto tra le istituzioni e i poteri dello Stato e contrasta in maniera violenta con il principio di legalità.
  Ribadisce come il provvedimento sui Paesi sicuri sia di natura esclusivamente propagandistica e ricorda il recente utilizzo della nave militare Libra per il trasporto in Albania di soli otto migranti, dei quali uno immediatamente riportato in Italia in quanto in condizioni di fragilità per motivi psichiatrici e gli altri sette poco dopo a seguito delle decisioni della magistratura.

  Vincenzo AMENDOLA (PD-IDP), intervenendo in dichiarazione di voto sugli identici subemendamenti Bonafè 0.12.09.3 e Magi 0.12.09.4, afferma che, a suo parere, le questioni di compatibilità con il diritto dell'Unione europea evidenziate dai giudici, derivino dall'articolo 4 del Protocollo Italia Albania e che, in realtà, i migranti possono essere rimpatriati se si seguono correttamente le regole che lo Stato italiano si è dato, in conformità con il diritto dell'Unione europea.
  Sostiene che la reale motivazione per la quale il Governo ha presentato l'articolo aggiuntivo 12.09, volto a devolvere la competenza alle Corti d'appello, dipende dall'esigenza di evitare che i centri per i migranti costruiti in Albania rimangano vuoti, dal momento che i ricorsi dei giudici ordinari alla Corte di giustizia dell'Unione europea non saranno decisi prima di diversi mesi, anche se si adottassero dei procedimenti d'urgenza.
  Ribadisce, pertanto, che all'origine di tutte queste problematiche applicative vi Pag. 113sia l'impianto totalmente sbagliato dell'articolo 4 del Protocollo Italia Albania, che prevede l'immediato trasferimento in Italia dei migranti, nel caso di cessazione per qualsiasi ragione del titolo di permanenza nelle strutture albanesi, ritenendo che tale formulazione sia stata voluta dall'Albania al fine di scongiurare il rischio che i migranti potessero circolare per il proprio territorio.
  Ricorda, quindi, che oltre alla questione della provenienza o meno da un cosiddetto paese sicuro, vi è, inoltre, quella della condizione soggettiva del richiedente asilo, come previsto dalla Direttiva UE 32/2013. Al riguardo, evidenzia che il decreto ministeriale predisposto dal Ministero degli affari esteri aveva dato corretta attuazione alle disposizioni della citata direttiva.
  In conclusione, reputa del tutto evidente che lo scontro innescato dalla maggioranza e dal Governo con la magistratura deriva dalla necessità di difendere ad ogni costo il citato Protocollo con l'Albania e, in proposito, rileva come le elezioni politiche che si svolgeranno nel mese di marzo 2025 in Albania potrebbero auspicabilmente portare alla richiesta di una modifica del medesimo.

  Maria Elena BOSCHI (IV-C-RE), intervenendo sugli identici subemendamenti Bonafè 0.12.09.3 e Magi 0.12.09.4, ricorda come anche nel corso del seppur breve ciclo di audizioni svolto dalla Commissione sull'emendamento del Governo fosse emersa l'inopportunità dell'impiego di un decreto-legge e, più in generale, dello strumento legislativo per l'individuazione dei paesi sicuri, in luogo del preferibile impiego di atti aventi valore non legislativo, come i decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, in quanto maggiormente flessibili e perciò più adatti allo scopo di un futuro eventuale aggiornamento della lista.
  Ritiene, pertanto, che gli identici subemendamenti in esame siano positivamente apprezzabili nel loro contenuto, dal momento che vanno proprio in questa direzione, rimettendo ad un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri l'individuazione dei paesi sicuri.
  Osserva, inoltre, che sul piano strettamente giuridico sarà necessaria l'adozione di un nuovo decreto-legge o di un'altra fonte di rango primario per ogni futuro aggiornamento della lista dei paesi sicuri. Sul piano sostanziale, invece, rileva come occorrerà comunque valutare caso per caso la condizione di ogni richiedente asilo dal momento che l'accertamento compiuto dai giudici non potrà fermarsi al dato meramente formale, ma dovendo affrontare sostanzialmente se quei Paesi possano definirsi effettivamente sicuri nella loro interezza.
  Sostiene, quindi, che l'articolo aggiuntivo 12.09 presentato dal Governo serva esclusivamente per propaganda politica a discapito della magistratura, non ponendo in essere soluzioni efficaci per la questione migratoria.

  La Commissione respinge gli identici subemendamenti Bonafè 0.12.09.3 e Magi 0.12.09.4

  Filiberto ZARATTI (AVS), intervenendo sul subemendamento 0.12.09.47 a sua prima firma, elenca i dati sull'afflusso di migranti in Italia, ricordando che una parte consistente dei medesimi transita soltanto per il paese e che circa quattromila sono quelli rimpatriati ogni anno nei paesi di provenienza. Alla luce di tali dati, chiede di spiegare le ragioni per le quali il Governo abbia ritenuto di procedere come ha fatto, spendendo un miliardo di euro all'anno per poi lasciare vuoti i centri costruiti in Albania.
  Sostiene che il Governo non faccia altro che raccontare falsità al fine di aumentare i propri consensi, senza peraltro riscuotere molto successo visti i recenti risultati elettorali. Domanda altresì, in maniera sarcastica, da chi il Governo intenda difendere i confini italiani, dal momento che sono molti di più gli italiani che ogni anno emigrano dei migranti che fanno ingresso nel territorio italiano e che quindi il Governo dovrebbe preoccuparsi prima di tutto del problema dell'emigrazione dei cittadini italiani.
  Lamenta che la legge di bilancio attualmente in discussione alla Camera ha stanziatoPag. 114 somme in materia d'immigrazione ed asilo, pari ad un miliardo e duecento milioni di euro circa, che complessivamente sono assai inferiori a quelle stanziate per l'attuazione del Protocollo Italia-Albania, affermando che la maggioranza opera contro gli interessi della Nazione e chiedendo come i suoi esponenti possano definirsi patrioti.
  In conclusione, ritiene che non vi siano giustificazioni accettabili per l'operato del Governo dal quale conseguono a carico della collettività solo svantaggi.

  Alfonso COLUCCI (M5S), intervenendo sul subemendamento Zaratti 0.12.09.47, lamenta la levata di scudi della maggioranza contro i provvedimenti giurisdizionali assunti dal Tribunale di Roma e richiama con favore la scelta del giudice di Bologna di sollevare alla Corte di giustizia dell'Unione europea una questione pregiudiziale al fine di ottenere un'interpretazione ancora più precisa della normativa applicabile. Ritenendo, in ogni caso, che a suo avviso la sentenza della Corte di giustizia del 4 ottobre 2024 è già molto chiara sul punto.
  Stigmatizza i forti attacchi portati avanti dalla maggioranza nei confronti di esponenti della magistratura, che hanno portato il Consiglio Superiore della Magistratura ad aprire una pratica a tutela della magistratura stessa, e ricorda come il Ministro Nordio abbia incredibilmente definito abnormi i provvedimenti giurisdizionali adottati dal Tribunale di Roma.
  A tale riguardo, lamenta che l'abnormità non può dipendere dalla circostanza che diverse autorità giurisdizionali abbiano emanato provvedimenti identici nel loro contenuto e, soprattutto, osserva che se si ritengono tali dei provvedimenti giudiziari l'ordinamento giuridico già prevede ordinari mezzi di impugnazione, per la loro revisione. Ritiene pertanto doveroso stigmatizzare le parole del Ministro della giustizia, qualificandole come un'indebita e violenta interferenza nel lavoro della magistratura.
  Prosegue rilevando l'assenza dei presupposti di necessità ed urgenza previsti dalla Costituzione in ordine alle disposizioni del cosiddetto decreto Paesi sicuri, contenute nell'articolo aggiuntivo 12.09 presentato dal Governo. Inoltre, esprime la propria contrarietà in riferimento all'articolo 4-bis introdotto dall'articolo aggiuntivo 12.09, il quale prevede che l'aggiornamento periodico della lista dei paesi sicuri avvenga con atto avente forza di legge e non mediante legge. Ricorda, a tal proposito, che il potere legislativo spetta al Parlamento e solo nei casi eccezionali e tassativi di cui agli articoli 76 e 77 della Costituzione al Governo.

  Laura BOLDRINI (PD-IDP), intervenendo sul subemendamento Zaratti 0.12.09.47, se ci si dovesse chiedere quali siano i criteri secondo i quali un paese possa essere considerato sicuro e chi sia effettivamente titolato a stabilirlo, si troverebbero risposte a queste domande nella direttiva UE 32/2013, secondo la quale un paese può essere definito sicuro quando esso rispetta le libertà democratiche, i diritti umani, rispetta il divieto di tortura e di pratiche degradanti, è privo di violenza generalizzata senza attribuire alcun rilievo al numero di migranti che provengono da un determinato paese.
  Sottolinea quindi che non si può definire sicuro un paese solo perché questo conviene al Governo ed osserva che molti paesi dell'elenco non possono essere certamente qualificati come sicuri alla luce della normativa europea. Ricorda, infatti, che un paese può essere considerato tale quando lo è in tutto il proprio territorio e lo sono tutti i propri cittadini.
  Ritiene altresì doveroso ed opportuno evidenziare l'illegalità delle azioni del Governo, che ha intercettato migranti in acque internazionali, li ha costretti ad imbarcarsi su una nave della Marina Militare e li ha effettivamente deportati in un paese terzo come l'Albania. A tal proposito, si domanda se tali condotte non possano integrare il reato di sequestro di persona e ricorda che in ogni caso tali soggetti non potranno nemmeno essere accusata del reato di ingresso illegale nel territorio dello Stato, in quanto tali soggetti non sono mai entrati nelle acque territoriali italiane.
  Ritiene infine che tale diversificazione di trattamento per migranti provenienti da stati diversi costituisca una vera e propria Pag. 115legislazione razziale che rievoca le leggi razziali.

  Vincenzo AMENDOLA (PD-IDP), intervenendo sul subemendamento Zaratti 0.12.09.47, osserva che saggiamente nella direttiva europea non vi è un elenco tassativo di paesi sicuri, sia perché quelli che lo sono oggi potrebbero non esserlo più in futuro sia perché la richiesta di asilo deve essere valutata sulla base della condizione soggettiva del richiedente e non sull'astratta indicazione della provenienza geografica.
  Rileva che, a differenza di quanto affermato dal Ministro Nordio, le leggi ordinarie possono essere sottoposte ad uno scrutinio di costituzionalità e di compatibilità al diritto dell'Unione europea con strumenti anche più agevoli rispetto alla verifica riguardante atti di rango secondario.
  Afferma altresì che la direttiva UE 32 del 2013 non è carente perché dà un'architettura generale che risponde al fenomeno delle migrazioni. Osserva, infine, che anche nel Regolamento UE avente ad oggetto il Patto sull'immigrazione e sull'asilo, che entrerà in vigore nel 2026, manca una lista di paesi sicuri e si prevede che si debba fare riferimento alla condizione soggettiva del richiedente asilo, ribadendo quindi come i centri costruiti in Albania dal Governo non siano conformi né alla direttiva UE 32 del 2013 né al Regolamento UE applicabile dal 2026.

  Matteo MAURI (PD-IDP), nel condividere le riflessioni del collega Amendola, evidenzia come l'emendamento del Governo 12.09 che prevede la rifusione del decreto-legge 23 ottobre 2024, n. 158 nasce, a suo avviso, da due ossessioni del Governo e della maggioranza. La prima ossessione riguarda l'immigrazione, con particolare riferimento all'accordo fatto in tal senso con l'Albania. La seconda ossessione riguarda la magistratura. In proposito sottolinea come questo atteggiamento, in particolar modo il conflitto tra i poteri dello Stato che ne deriva, produca un grandissimo danno al Paese nella sua interezza.

  Federica ONORI (AZ-PER-RE) chiede di sottoscrivere il subemendamento Zaratti 0.12.09.47, evidenziando come, a suo avviso, sia necessario andare verso una lista comune di Paesi sicuri. Sottolinea in proposito come ci sia una proposta della Commissione europea in questa direzione, la quale necessariamente considera una lista piuttosto limitata di Paesi sicuri, ma che potrà essere ulteriormente alimentata.
  Al riguardo, segnala come tra i 10 Paesi europei che hanno adottato una lista di Paesi sicuri, nessuno abbia ricompreso in tali liste l'Egitto. Ritiene, infatti, che l'Egitto non possa in alcun modo ritenersi un Paese sicuro e che l'inserimento nella lista italiana sia dovuto ad altre motivazioni.
  Rileva, altresì come, ad esempio il Regno Unito specifichi, nella propria lista se il Paese possa ritenersi sicuro solo per alcune categorie di soggetti. Evidenzia in tal senso la necessità di tener conto anche di questa problematica relativa alla sicurezza del Paese limitata ad alcune categorie di soggetti.

  La Commissione respinge il subemendamento Zaratti 0.12.09.47.

  Alfonso COLUCCI (M5S), intervenendo sul subemendamento Zaratti 0.12.09.55, evidenzia come quanto sostenuto dalla premier Meloni in ordine all'impossibilità, in seguito all'ordinanza del Tribunale di Bologna, di rimpatriare gli immigrati clandestini, sia del tutto infondata. Rileva infatti come la pronuncia del Tribunale riguardi il tema delle procedure cd. accelerate per l'accertamento del diritto d'asilo. Segnala, quindi, come a suo avviso il problema del Governo e della premier Meloni sia esclusivamente quello di far funzionare l'accordo con l'Albania, nei confronti del quale il Governo ha assunto degli obblighi precisi, fra i quali quello di non far uscire i migranti dai centri di accoglienza. Ciò ha determinato a suo avviso che tali centri siano diventati di fatto dei centri di reclusione.

  Filiberto ZARATTI (AVS), nel dichiararsi favorevolmente colpito dall'intervento della collega Boldrini, ribadisce quanto dalla Pag. 116stessa sostenuto in ordine al fatto che la Marina italiana non abbia alcuna autorità per fermare dei migranti in acque internazionali e destinarli a dei centri di accoglienza in Albania. Ritiene, in tal senso, come questo debba considerarsi un vero e proprio abuso di potere. Segnala altresì, in accordo con quanto poc'anzi evidenziato dal collega Colucci, come dai racconti dei colleghi che si sono recati in Albania si possa dedurre che quei centri di accoglienza sono delle vere e proprie carceri di massima sicurezza dotati di sistemi di sicurezza volti esclusivamente ad impedire ai migranti di uscire sul territorio albanese.

  La Commissione respinge il subemendamento Zaratti 0.12.09.55.

  Laura BOLDRINI (PD-IDP), intervenendo sul subemendamento Magi 0.12.09.56, reputa necessario fare una riflessione sulla Tunisia che risulta inserita nella lista dei Pesi sicuri. In proposito evidenzia come nelle elezioni che si sono da poco svolte abbia votato solo il 28 per cento degli aventi diritto e il presidente Saied sia stato eletto con più del 90 per cento delle preferenze. Evidenzia, altresì, come dei 17 candidati che si erano presentati alle elezioni, solamente tre siano stati ammessi. Rileva, inoltre come nel corso della campagna elettorale siano stati arrestati numerosi oppositori politici, in particolar modo donne accusate di tradimento perché impegnate sul tema dell'immigrazione. Chiede quindi al presidente e ai colleghi della maggioranza se questo possa essere considerato un Paese sicuro.

  Riccardo MAGI (MISTO-+EUROPA), intervenendo sul subemendamento 0.12.09.56 di cui è primo firmatario, evidenzia come la proposta sia volta ad incidere sulla lista dei Paesi sicuri, modificandola, al fine di eliminare alcuni Paesi che, a suo avviso, non possono ritenersi in alcun modo sicuri. A sostegno di tale tesi legge quanto riportato dal sito del Ministero degli affari esteri in relazione all'Egitto, segnalando come sia messa in evidenza la pericolosità del Paese, anche richiamando l'omicidio del connazionale Giulio Regeni. Ritiene quindi che l'Egitto non possa in alcun modo considerarsi un Paese sicuro e vada espunto dalla lista, ma segnala come ciò non comporti che gli immigrati clandestini provenienti da quel Paese non potranno essere rimpatriati perché ciò attiene ad altri accordi e non ha nulla a che fare, a suo avviso, con la lista predisposta dal Governo. Elenca, quindi, le motivazioni per le quali la proposta emendativa esclude specifici Paesi dalla lista dei Paesi sicuri.

  Vincenzo AMENDOLA (PD-IDP), convenendo con quanto appena detto dai colleghi Magi e Boldrini, vuole portare all'attenzione dei colleghi il caso del Gambia, paese di soli due milioni di abitanti, devastato da una delle peggiori dittature africane, e sicuramente all'ultimo posto della considerazione politica da parte degli italiani ma sempre tra i primi posti nella classifica della immigrazione irregolare. Ritenendo quindi che il suo inserimento nell'elenco dei Paesi di origine sicuri dipenda non da considerazioni di natura geopolitica ma piuttosto dal criterio dell'ordine degli arrivi da esso provenienti, fa presente che la lista dei Paesi è stata sostanzialmente copiata dal cruscotto immigrazione del Viminale. Nel sottolineare come a riprova di quanto sostenuto dalla citata lista sia scomparsa l'Eritrea per il semplice fatto che da lì non arriva praticamente più nessuno, evidenzia che quello del Governo non è un modo serio di procedere e che l'elenco dei Paesi sicuri non reggerà alla valutazione dei giudici.

  Filiberto ZARATTI (AVS), nel far presente che uno Stato serio dovrebbe avere una visione univoca rispetto alla sicurezza dei Paesi di origine, che dovrebbero essere tali sotto tutti gli aspetti, segnala che nella giornata di oggi presso il tribunale di Roma, durante lo svolgimento del processo per la morte di Giulio Regeni, è stato proiettato un video in cui un testimone raccontava delle condizioni in cui versava il giovane, ammanettato, bendato, sfinito dalle torture, riportato a spalla in prigione da due carcerieri. Comprendendo che si possa ignorarePag. 117 la situazione del Gambia, si domanda tuttavia come si possa ignorare quanto sta accertando il tribunale di Roma in questi stessi giorni e ciononostante inserire l'Egitto nella lista dei Paesi di origine sicuri. Nell'apprezzare il fatto che il collega Magi abbia dato conto delle raccomandazioni del nostro Ministero degli affari esteri in caso di viaggio in Egitto, ritiene tuttavia che per dimostrare il livello di insicurezza del Paese sia sufficiente il fatto che il processo Regeni si svolge in Italia, senza alcuna forma di collaborazione da parte degli egiziani. Si stupisce pertanto che il Governo ritenga tranquillamente di inserire l'Egitto tra i Paesi sicuri, nonostante l'emblematico caso Regeni e al di là del rispetto del diritto dell'Unione europea e di ogni ragionevolezza. Fa presente che in qualunque momento un giudice potrà acquisire notizie ed informazioni sull'Egitto, anche eventualmente attraverso la lettura degli atti del processo, dichiarando che non si tratta di un Paese sicuro, con buona pace di tutti gli elenchi. Ravvisa in conclusione nella maggioranza e nel Governo l'arroganza di chi pensa di avere il potere, tradendo tuttavia una inconsapevolezza da «dilettanti allo sbaraglio».

  Alfonso COLUCCI (M5S) rileva come l'intera questione ruoti intorno ai due centri realizzati in Albania, sottolineando come si tratti di strutture imponenti, recintate e impenetrabili, dove sono stati eseguiti lavori importanti di montaggio di un gran numero di prefabbricati destinati ad accogliere non soltanto migranti ma anche operatori ed uffici preposti. Dichiara di aver visto personalmente centinaia di persone, tra forze dell'ordine, mediatori culturali, sanitari, addetti alle pulizie, in un centro che accoglieva soltanto sette persone, con un'evidente sproporzione tra le risorse impiegate e lo sparuto numero di migranti inoffensivi, che peraltro non hanno commesso alcun crimine. Fa presente di aver pensato in quell'occasione che gli sarebbe piaciuto vedere tutto quel personale impiegato nelle strade delle periferie di molte città italiane dove si è registrato durante il Governo Meloni un consistente aumento dei reati predatori. Nel rilevare quindi come le esigenze securitarie del Governo cedano il passo alla propaganda, fa presente che dal protocollo scritto male discende la necessità di una difesa ad oltranza, alzando il livello della contesa con i giudici.

  La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli identici subemendamenti Magi 0.12.09.56 e Bonafè 0.12.09.57 e gli identici subemendamenti Zaratti 0.12.09.58, Alfonso Colucci 0.12.09.59 e Boschi 0.12.09.60.

  Alfonso COLUCCI (M5S), nel far presente che il subemendamento 0.12.09.66 di cui è cofirmatario propone di espungere il Bangladesh dalla lista dei Paesi di origine sicuri, condivide con i colleghi la propria personale esperienza di incontro con alcuni migranti provenienti proprio da quel Paese. Riporta quindi il racconto di una di queste persone, la quale gli ha riferito dell'impossibilità di restare in Bangladesh a causa del pericolo per la propria vita determinato dal fatto di essere di religione induista in un Paese a larghissima maggioranza musulmana. Ricorda che si tratta di abbandonare terra, famiglia e figli per affrontare viaggi pericolosi e molto lunghi, destinati a durare anche anni, durante i quali i migranti sono costretti a lavorare gratuitamente in Libia per pagare gli scafisti. Aggiunge che ad una domanda diretta gli è stato risposto che non c'è alla base di un simile viaggio un progetto di vita ma soltanto la pressante necessità di sfuggire alla morte. Pertanto, nel ribadire che non si sta chiedendo di accogliere tutti indiscriminatamente, ritiene che da tali racconti si evinca l'esigenza di valutare caso per caso la singola situazione e la sussistenza del diritto di asilo, attraverso un'anamnesi attenta che non è possibile realizzare nei ventotto giorni previsti dalla procedura accelerata.

  Laura BOLDRINI (PD-IDP) aggiunge alle considerazioni del collega Alfonso Colucci la propria personale esperienza, facendo presente di aver incontrato un giovane poco più che ventenne proveniente dal Bangladesh, dove il novanta per cento della popolazione è musulmana e soltanto il 10 per Pag. 118cento è di religione induista. Segnala che sulla base del racconto del giovane, che il padre ha ritenuto di mettere in sicurezza fuori dal Paese dopo che la loro abitazione ed il loro tempio induista era stato fatto oggetto di devastazione e violenza, i migranti sono stati soccorsi non da una nave grande ma da un'imbarcazione più piccola, presumibilmente una motovedetta della guardia costiera. Riferisce che l'identificazione dei soggetti sarebbe stata realizzata sulla motovedetta con procedure molto vaghe e senza criteri oggettivi e non sulla nave Libra, con il monitoraggio dell'UNHCR, nave che avrebbe atteso nelle acque internazionali per caricare a bordo i soggetti ritenuti rispondenti ai requisiti richiesti sulla base della valutazione sommaria della guardia costiera. Nel domandarsi come in circostanze simili e in assenza di alcuna privacy si possa appurare la vulnerabilità delle persone, considera un disonore per il Paese che i migranti vengano trattati come bestie, incuranti tra l'altro del principio di uguaglianza, considerato che le persone condotte in Albania avranno una sorte molto diversa rispetto a chi invece si trova a Lampedusa.

  Vincenzo AMENDOLA (PD-IDP) aggiunge alle esperienze riferite dai colleghi Alfonso Colucci e Boldrini una considerazione di natura politica, ricordando che nel 2023 la Presidente Meloni ha incontrato la dittatrice del Bangladesh, senza che in quell'occasione venisse detto alcunché sulla condizione del Paese né si approfittasse dell'incontro per mettere le basi di un futuro accordo di reimpatrio. Nel far presente che il 4 agosto scorso la dittatrice ha abbandonato il Bangladesh in seguito ad una rivolta, lasciando il Paese nel caos e che l'attuale premier ad interim – del quale abbiamo ignorato gli appelli passati – sta tentando di ricondurre la situazione a normalità, ribadisce come alla base della compilazione dell'elenco dei Paesi di origine sicura non vi sia alcuna lettura politica, limitandosi a riprodurre il cruscotto del Viminale. Si dichiara quindi convinto che il maquillage realizzato dal Governo non reggerà alle valutazioni dei giudici e alle sentenze europee e nazionali, facendo presente che il Ministro Piantedosi avrebbe dovuto battersi in sede di Unione europea per la realizzazione di accordi di reimpatrio invece di vantare un modello albanese che gli altri Stati compatiscono ma del quale si disinteressano dal momento che i soldi ce li mette l'Italia.

  La Commissione respinge gli identici subemendamenti Zaratti 0.12.09.65, Penza 0.12.09.66, Boschi 0.12.09.67, Magi 0.12.09.68 e Bonafè 0.12.09.69.

  Gianni CUPERLO (PD-IDP), intervenendo sugli identici subemendamenti Zaratti 0.12.09.78, Bonafè 0.12.09.79, Alfonso Colucci 0.12.09.80, Magi 0.12.09.81 e Boschi 0.12.09.82, volti a espungere l'Egitto dall'elenco dei Paesi sicuri, riferisce di essersi recato, come è solito fare, ad assistere all'udienza odierna del processo in corso per l'omicidio di Giulio Regeni, nel corso della quale è stata acquisita la dichiarazione di un testimone oculare, detenuto nello stesso carcere di Regeni, che ha riferito di aver visto quest'ultimo condotto nella stanza degli interrogatori con le mani ammanettate dietro la schiena e con gli occhi bendati e di averlo visto rientrare nella cella portato a spalla e sfinito dalle torture, nonché di aver visto altri detenuti rientrare dagli interrogatori con i segni visibili delle torture subìte.
  Ricorda con commozione il suo rapporto con i familiari di Giulio Regeni, di provenire dalla stessa città, Trieste, e di aver frequentato, seppure in epoche diverse, lo stesso liceo, e dichiara di non comprendere, alla luce del trattamento subìto dal nostro connazionale, come l'Egitto possa essere considerato un Paese sicuro. Cita, al riguardo, il rapporto di Freedom House, che considera l'Egitto un Paese non libero, richiamando i sistematici abusi compiuti dalle forze di sicurezza, le condizioni delle carceri, il ricorso massiccio alla pena di morte, con un aumento considerevole delle condanne e delle esecuzioni a partire dall'avvento al potere di al-Sisi.

  Laura BOLDRINI (PD-IDP), associandosi alle considerazioni del deputato Cuperlo,Pag. 119 ricorda come in Egitto vi siano 100 mila detenuti politici, vi sia una situazione di pericolo per gli attivisti Lgbtq+ e gli esponenti delle minoranze, la repressione non abbia limiti, con sistematici abusi da parte delle forze di sicurezza, vengano operati respingimenti in violazione della Convenzione di Ginevra del 1951 nei confronti dei rifugiati provenienti dal Sud Sudan. Alla luce di tali considerazioni ritiene inaccettabile che l'Egitto possa essere considerato un Paese sicuro e ricorda come un Paese, per poter essere considerato sicuro, debba esserlo per tutti i cittadini.

  Riccardo MAGI (MISTO-+EUROPA), associandosi alle considerazioni dei deputati Cuperlo e Boldrini, invita alla lettura della relazione conclusiva della Commissione parlamentare di inchiesta sulla morte di Giulio Regeni, di cui ha fatto parte, dalla quale emerge, per quanto riguarda la situazione dell'Egitto, un quadro del tutto incompatibile con la definizione di Paese sicuro, a partire dal ricorso alle sparizioni forzate e agli arresti arbitrari.
  Segnala come nessun Paese dell'Unione europea includa l'Egitto tra i Paesi sicuri e come lo scopo, indecente oltre che illegittimo, dell'inclusione dell'Egitto nell'elenco sia quello di consentire le espulsioni indiscriminate di coloro che provengono da tale Paese. Ricorda, peraltro, come la provenienza da un Paese che non sia considerato sicuro non precluda il rimpatrio del migrante, ma offra quanto meno la garanzia di una valutazione approfondita, anziché con la procedura accelerata, della sua domanda d'asilo.

  Alfonso COLUCCI (M5S) sottolinea come il decreto interministeriale del 7 maggio 2024, che conteneva l'elenco dei Paesi sicuri antecedente all'entrata in vigore del decreto-legge n. 158 del 2024, non includeva l'Egitto, sulla base della scheda del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale relativa a tale Paese, nella quale si faceva riferimento al ricorso alla tortura, agli abusi da parte delle forze dell'ordine, alla repressione del dissenso, alla pena di morte, con un numero di esecuzioni tra i più alti, alle detenzioni arbitrarie e agli arresti senza mandato, alla discriminazione nei confronti delle minoranze religiose, alla discriminazione di genere, alla mancanza di adeguate norme penali per contrastare la violenza domestica, alla discriminazione nei confronti delle persone Lgbtq+, alle condizioni delle carceri.
  Rileva pertanto come l'inclusione dell'Egitto fra i Paesi sicuri, oltre a essere inaccettabile, contrasti con le valutazioni del Ministero degli affari esteri risalenti ad appena pochi mesi fa.

  La Commissione respinge gli identici subemendamenti Zaratti 0.12.09.78, Bonafè 0.12.09.79, Alfonso Colucci 0.12.09.80, Magi 0.12.09.81 e Boschi 0.12.09.82.

  Nazario PAGANO, presidente, sospende brevemente la seduta.

  La seduta, sospesa alle 22.20, è ripresa alle 22.30.

  La Commissione respinge gli identici subemendamenti Zaratti 0.12.09.89, Auriemma 0.12.09.90, Boschi 0.12.09.91, Magi 0.12.09.92, Bonafè 0.12.09.93.

  Ida CARMINA (M5S), intervenendo in dichiarazione di voto sugli identici subemendamenti Zaratti 0.12.09.121, Alfonso Colucci 0.12.09.122, Boschi 0.12.09.123, Magi 0.12.09.124, Bonafè 0.12.09.125, ne illustra la finalità volta a escludere la Tunisia dal novero dei paesi di origine sicuri. Sottolinea, infatti, come in quel paese non esistano attualmente le condizioni per ritenerlo un paese sicuro alla luce della normativa sovranazionale vigente come ben descritto anche da un articolo del quotidiano «L'Osservatore Romano», certamente non vicino all'opposizione, avente ad oggetto la storia dell'abbandono nel deserto tunisino senza cibo ed acqua di un gruppo di persone provenienti dall'Africa sub-sahariana, tra cui figuravano anche donne e bambini.
  Sostiene che, al di là del vaglio delle condizioni soggettive di sicurezza con riferimentoPag. 120 ad ogni persona migrante, eventi come quello riportato dovrebbero indurre l'Italia ad interrompere le relazioni diplomatiche con la Tunisia invece che continuare a fornire aiuti.

  Vincenzo AMENDOLA (PD-IDP), intervenendo in dichiarazione di voto sugli identici subemendamenti Zaratti 0.12.09.121, Alfonso Colucci 0.12.09.122, Boschi 0.12.09.123, Magi 0.12.09.124, Bonafè 0.12.09.125, ripercorre gli avvenimenti storici del 2011 che portarono alla deposizione dell'ex dittatore tunisino Zine El-Abidine Ben Ali, il successivo sbarco di circa ventitremila migranti in territorio italiano e lo scontro tra l'allora Ministro dell'interno Roberto Maroni e l'Unione Europea che non intendeva fornire alcun aiuto all'Italia nella gestione di tale flusso migratorio. Sostiene che oggi sussistano le medesime condizioni perché si verifichi nuovamente quanto avvenuto allora, dal momento che la Tunisia è caduta sotto il giogo di una nuova dittatura.
  Pertanto, pur non auspicando la rottura delle relazioni diplomatiche visti gli stretti legami storici, culturali, economici tra l'Italia e la Tunisia, ritiene che oggi sarebbe un rischio per l'Italia stringere accordi con quel paese.
  Lamenta, infine, che la predominanza del Ministero dell'interno sul Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale nell'interpretare i fenomeni politici e migratori è miope e pertanto errata, suggerendo al Governo di utilizzare il buon senso in politica estera e di ricordare l'operato dell'ex Ministro dell'interno Roberto Maroni nel 2011.

  Laura BOLDRINI (PD-IDP), intervenendo in dichiarazione di voto sugli identici subemendamenti Zaratti 0.12.09.121, Alfonso Colucci 0.12.09.122, Boschi 0.12.09.123, Magi 0.12.09.124, Bonafè 0.12.09.125, nel ripercorrere gli eventi successivi alle primavere arabe del 2011, ricorda che la Tunisia per alcuni anni dopo la rivoluzione dei gelsomini intraprese un percorso democratico e pluralista, tanto che il quartetto per il dialogo nazionale tunisino vinse il premio Nobel per la pace nel 2015.
  Rammenta, altresì, che la Tunisia è stato l'unico paese tra quelli interessati dalle cosiddette primavere arabe a coinvolgere tutte le componenti della propria società nella promozione di cambiamenti in chiave democratica, richiamando in tal senso il memorandum d'intesa tra la Camera dei deputati italiana e l'Assemblea dei rappresentanti del popolo tunisina che prevedeva lo scambio periodico di buone pratiche nonché lo scambio di visite di funzionari al fine di mostrare alla Tunisia ed ai dipendenti della sua assemblea elettiva come funziona la democrazia parlamentare.
  Nell'osservare che il processo democratico tunisino ha iniziato a declinare dopo l'attentato terroristico al Museo del Bardo del 18 marzo 2015, afferma che esso si è definitivamente interrotto, anche a causa degli scarsi risultati conseguiti dal partito Ennahda guidato da Rached Ghannouchi, con l'ascesa alla presidenza del paese di Kaïs Saïed, professore universitario di diritto costituzionale, stigmatizzandone la deriva dittatoriale.

  Riccardo MAGI (MISTO-+EUROPA), intervenendo in dichiarazione di voto sugli identici subemendamenti Zaratti 0.12.09.121, Alfonso Colucci 0.12.09.122, Boschi 0.12.09.123, Magi 0.12.09.124, Bonafè 0.12.09.125, riferisce che l'articolo 230 del codice penale tunisino punisce le relazioni sessuali consensuali tra persone dello stesso sesso con una pena che può arrivare fino a tre anni di reclusione.

  La Commissione respinge, con distinte votazioni, gli identici subemendamenti Zaratti 0.12.09.121, Alfonso Colucci 0.12.09.122, Boschi 0.12.09.123, Magi 0.12.09.124, Bonafè 0.12.09.125, nonché i subemendamenti Bonafè 0.12.09.126 e 0.12.09.127.

  Laura BOLDRINI (PD-IDP), intervenendo in dichiarazione di voto sul subemendamento Bonafè 0.12.09.128, ne illustra la finalità volta ad evitare che possa essere allontanato dal territorio dello Stato la persona che possa rischiare di subire nel Pag. 121proprio paese di origine azioni giudiziarie ovvero sanzioni penali in conseguenza al rifiuto di prestare servizio militare in un conflitto.
  Ricorda che il giudice non interviene soltanto nella fase della convalida del trattenimento del richiedente asilo, ma anche nella fase successiva dell'allontanamento dal territorio italiano dovendo verificare se il migrante corra il rischio di subire trattamenti inumani o degradanti nel proprio paese d'origine ovvero di essere torturato. Al riguardo, riferisce di aver conosciuto a causa delle attività connesse al mandato parlamentare alcuni obiettori di coscienza israeliani che sono stati incarcerati a causa del proprio rifiuto di servire nell'esercito di quel paese.
  Rammenta quindi ai componenti la commissione che l'Italia è un paese nel quale vige lo stato di diritto e chiede se il garantismo della maggioranza di centrodestra vale soltanto per alcune persone e non per altre, tra cui i migranti.
  Infine, auspica che il subemendamento sia approvato ricordando come molte delle persone il cui allontanamento dal territorio nazionale esso mira ad evitare, provengano da regimi illiberali come, ad esempio, quello russo.

  La Commissione, con distinte votazioni, respinge i subemendamenti Bonafè 0.12.09.128, 0.12.09.129 e 0.12.09.130.

  Laura BOLDRINI (PD-IDP), intervenendo in dichiarazione di voto sul subemendamento Bonafè 0.12.09.131, ne illustra le finalità rilevando come esso sia volto a dare applicazione alla Convenzione di Ginevra del 1951 sullo stato dei rifugiati e ad evitare che il giudice nazionale nel dover verificare caso per caso la sicurezza dei paesi di origine individuati come sicuri possa prescindere nell'adozione dei propri provvedimenti dal considerare il livello di persecuzione in corso nei paesi di origine al quale una persona migrante può essere sottoposta per la sua razza, la sua religione, la sua cittadinanza, la sua appartenenza a un determinato gruppo sociale o le sue opinioni politiche.
  Ribadisce la necessità di approvare il subemendamento in esame, ricordando come la direttiva 2013/32/UE del Parlamento Europeo e del Consiglio individui anche la violenza generalizzata come condizione per escludere la natura sicura di un paese di origine; al riguardo sottolinea che la violenza generalizzata determina una forma di protezione alternativa e non piena per la persona migrante a differenza di quanto accade per la persona perseguitata, la quale può vedersi riconosciuto lo status di rifugiato.

  La Commissione, con distinte votazioni, respinge i subemendamenti Bonafè 0.12.09.131, 0.12.09.132, 0.12.09.133, 0.12.09.134, 0.12.09.135, 0.12.09.136, 0.12.09.139, gli identici subemendamenti Magi 0.12.09.152, Bonafè 0.12.09.153 ed il subemendamento Alfonso Colucci 0.12.09.154.

  Maria Elena BOSCHI (IV-C-RE), intervenendo in dichiarazione di voto sul subemendamento Bonafè 0.12.09.155, dichiara di condividerne la finalità in quanto volto a limitare la portata negativa della volontà del Governo di aggiornare l'elenco dei paesi di origine sicuri mediante atti aventi forza di legge, modificando la metodologia d'individuazione dei paesi che possono essere considerati sicuri sia attraverso la previsione di un aggiornamento annuale sia mediante la presentazione da parte del Consiglio dei ministri di un'apposita relazione nella quale deve essere dato conto del perdurante soddisfacimento dei requisiti per la classificazione degli Stati come paesi di origine sicuri.
  Sostiene che il subemendamento in esame possa aiutare il Governo nell'individuazione dei paesi di origine sicuri e consentire una maggiore assunzione di responsabilità da parte del Governo chiamato ad adottare provvedimenti che diano conto dettagliatamente della natura sicura di uno Stato. Invero, ritiene che i precedenti interventi abbiano mostrato la concreta esigenza di bilanciare adeguatamente i diritti fondamentali delle persone migranti con l'esigenza dell'Italia di coltivare le relazioni internazionali con gli altri Stati.Pag. 122
  Osserva, infine, che poiché il Governo gode di una certa discrezionalità nello stabilire se un paese possa essere considerato un paese di origine sicuro allora è necessario aumentare la trasparenza del processo decisionale mediante la presentazione da parte del Consiglio dei ministri della relazione sopra indicata.

  Laura BOLDRINI (PD-IDP), intervenendo sul subemendamento Bonafè 0.12.09.155, riprende quanto evidenziato dalla collega Boschi in ordine all'utilizzo di una norma di rango primario per l'indicazione di una lista di paesi sicuri. In proposito, sottolinea come le condizioni di sicurezza interna di un paese possano cambiare improvvisamente e la scelta operata dal Governo comporterebbe di potere espungere il paese dalla lista solo con un'altra norma di rango primario.
  Contesta, inoltre, quanto sostenuto in ordine al fatto che alcuni Paesi siano inseriti nella lista e, quindi, considerati sicuri solo al fine di salvaguardare le relazioni con quegli stessi paesi. Ritiene in tal senso che per tutelare sia tale finalità sia la finalità ben più importante di tutela dei diritti umani, si potrebbe pensare di secretare la lista dei paesi sicuri.

  La Commissione respinge, con distinte votazioni, i subemendamenti Bonafè 0.12.09.155, Auriemma 0.12.09.156 e 0.12.09.157, Penza 0.12.09.166, Auriemma 0.12.09.167, gli identici Zaratti 0.12.09.168 e Alfonso Colucci 0.12.09.169, nonché i subemendamenti Penza 0.12.09.172 e Bonafè 0.12.09.173.

  Enrica ALIFANO (M5S) interviene sul subemendamento 0.12.09.179 a sua prima firma, evidenziando come la proposta cerchi di rendere costituzionalmente orientato l'emendamento 12.09 del Governo. Ritiene, infatti, che il suddetto emendamento si ponga in totale contrasto con l'articolo 10 della Costituzione che prevede che lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica nonché con gli articoli 24 e 113 della Costituzione. Afferma, quindi, che il subemendamento ha l'obiettivo di aggiungere un periodo all'emendamento del Governo finalizzato a riportare la proposta nel rispetto della Costituzione e della normativa europea.

  La Commissione respinge, con distinte votazioni, i subemendamenti Alifano 0.12.09.179, Alfonso Colucci 0.12.09.180 e 0.12.09.183, Bonafè 0.12.09.184, Alifano 0.12.09.185, Alfonso Colucci 0.12.09.186 e Bonafè 0.12.09.187.

  Laura BOLDRINI (PD-IDP), intervenendo sul subemendamento Bonafè 0.12.09.208, ne sottolinea la rilevanza dal momento che la proposta è finalizzata a modificare quanto previsto dal Governo in ordine alle competenze in materia di immigrazione delle corti d'appello. Ritiene infatti che la decisione del Governo di affidare alle corti d'appello la competenza in materia di immigrazione sia una scelta totalmente errata, la cui pericolosità, anche con riferimento all'aggravio per gli stessi uffici, è stata denunciata anche dai presidenti stessi delle corti d'appello. Segnala, altresì, come l'immigrazione sia una materia con delle peculiarità che necessita di essere affidata a giudici specializzati. Ritiene, quindi, come il testo proposto dal Governo non possa che creare un ingolfamento delle corti d'appello con conseguenti ritardi della giustizia.

  La Commissione respinge, con distinte votazioni, i subemendamenti Bonafè 0.12.09.208, Zaratti 0.12.09.213, gli identici Boschi 0.12.09.211 e Alfonso Colucci 0.12.09.212, nonché il subemendamento Bonafè 0.12.09.214. La Commissione, quindi, approva il subemendamento 0.12.09.223 della relatrice (vedi allegato) e respinge il subemendamento Bonafè 0.12.09.215.

  Nazario PAGANO, presidente, avverte che, a seguito dell'approvazione del subemendamento 0.12.09.223 della relatrice risultano preclusi i subemendamenti Alfonso Pag. 123Colucci 0.12.09.218 e 0.12.09.219 e Bonafè 0.12.09.220.

  Matteo MAURI (PD-IDP), intervenendo sull'emendamento del Governo 12.09, evidenzia come la scelta di inserire in una norma di rango primario una lista di paesi sicuri, sia una scelta esclusivamente politica. Osserva, in tal senso, che se ci fosse da parte dei colleghi della maggioranza un atteggiamento libero, ciò dovrebbe necessariamente portare a esprimere un voto contrario su tale proposta.
  Contesta quanto sostenuto in ordine al fatto che l'inserimento di alcuni paesi nella lista prevista da Governo risponda all'esigenza di mantenere dei rapporti cordiali con tali paesi. Ritiene che tale atteggiamento sia suscettibile di aprire la strada a qualunque nefandezza, preferendo un interesse particolare ai diritti delle persone.
  Nel soffermarsi poi su quanto previsto in ordine alle competenze della corti d'appello ritiene che l'emendamento in esame apra ad uno scontro con la magistratura come peraltro l'emendamento del Governo 16.4 che verrà trattato successivamente.
  Invita, quindi i colleghi di maggioranza a porre molta attenzione a tali proposte dal momento che incidono su due temi fondamentali, da un lato, l'equilibrio fra i poteri dello Stato e, dall'altro, i diritti delle persone.

  Maria Elena BOSCHI (IV-C-RE), intervenendo sull'emendamento del Governo 12.09, critica fortemente la scelta del Governo, esprimendo contrarietà anche in merito all'aspetto processuale. Ritiene, infatti che il Governo abbia consapevolmente deciso di non rispettare i diritti fondamentali delle persone, compreso il diritto alla difesa. Segnala, in tal senso, come i termini processuali previsti dall'emendamento non permettano in alcun modo di approntare una difesa. Invita, quindi, a riflettere sul fatto che per il Governo e la maggioranza esistono due categorie di soggetti, quelli di serie A che sono i cittadini italiani e quelli di serie B che sono i cittadini stranieri. Contesta fortemente tale scelta ritenendola profondamente sbagliata oltre che illegittima.

  Vincenzo AMENDOLA (PD-IDP), intervenendo sull'emendamento del Governo 12.09, dichiara convintamente la propria lontananza da queste norme e dalla cultura italiana sottesa a queste norme. Ritiene, infatti, che alla base dell'Accordo con l'Albania ci sia la convinzione delle forze di maggioranza che ciò possa avere un effetto dissuasivo rispetto agli arrivi nel nostro Paese. In proposito dissente totalmente da tale impostazione, ritenendo che per chi fugge da guerre o carestie niente possa avere un effetto dissuasivo. Afferma quindi che l'Accordo non porterà alcun vantaggio all'Italia, ma costituirà esclusivamente un inutile spreco di risorse in un momento già estremamente difficile dal punto di vista economico.

  Simona BONAFÈ (PD-IDP) interviene per lasciare agli atti della Commissione la sua dichiarazione di voto sull'articolo aggiuntivo del Governo, che il suo gruppo ha provato a contrastare e a contestare in tutti i modi possibili. Richiama in primo luogo il metodo scelto dal Governo, vale a dire quello di trasfondere nel provvedimento in esame il contenuto di un decreto-legge incardinato al Senato che avrebbe dovuto aver un diverso iter, ricordando come esso sia stato fortemente criticato da molti costituzionalisti. Dichiara che ciò che non convince è soprattutto il merito, sottolineando come il numero dei subemendamenti presentati siano la testimonianza del tentativo di convincere il Governo e la maggioranza a mettere in discussione questa nuova formulazione della lista dei Paesi di origine sicuri. A tale proposito evidenzia come non sia tuttora chiaro sulla base di quali criteri sia stata compilata la lista. Rileva che, se davvero sono stati presi a riferimento i dati del Ministero dell'interno relativi alle maggiori provenienze dei migranti, allora viene meno qualsiasi considerazione sul rispetto dei diritti umani che come Paese civile dovremmo garantire a chi arriva in Italia. Ritiene che, come già detto in precedenza, la lista non cambierà gli esiti del progetto Albania, i cui numeri non giustificano i costi neanche nel caso in cui andasse a regime e aggiunge che l'elenco dei Paesi di origine sicura sarà comunquePag. 124 subordinato alla valutazione del singolo caso da parte del giudice, alla luce tanto del vecchio quanto del nuovo regolamento dell'Unione europea, e all'interpretazione della sentenza della Corte di giustizia europea. Nel rilevare che si tratta di un modello sbagliato e costoso, non ancorato alla realtà dei fatti, ritiene che la sede più adeguata ad affrontare in maniera seria la questione migratoria sia l'Unione europea sottolineando come non vi siano stati tentativi in tal senso, nonostante la persistenza del regolamento di Dublino che penalizza in particolare l'Italia in quanto Paese di primo approdo.

  Alfonso COLUCCI (M5S) esprime la netta contrarietà del Movimento 5 Stelle all'articolo aggiuntivo 12.09 del Governo, per una molteplicità di ragioni già espresse nel corso del dibattito sui subemendamenti che qui si limita a sintetizzare. Quanto al merito, fa presente che l'intervento del Governo fa seguito alla mancata convalida da parte dei giudici dei provvedimenti di trattenimento, sulla base della incompatibilità del decreto ministeriale riportante la lista dei Paesi di origine sicuri con la direttiva 2013/32/UE. Rileva come il Governo, volendo dare la dimostrazione che è la politica e non sono i giudici a decidere in materia di Paesi sicuri, abbia sostituito il decreto ministeriale con un atto con forza di legge, con un intervento inappropriato dal momento che anche la legge ordinaria è soggetta alla disciplina europea e all'obbligo di disapplicazione. Nel domandarsi se si sia di fronte ad una dimostrazione di incompetenza o ad una strumentalità comunicativa, ritiene che l'atteggiamento del Governo abbia un vizio di fondo, vale a dire quello di pensare che l'essere stati eletti dal popolo consenta di non sottostare alla legge, alla Costituzione e al diritto internazionale. Ricorda a tale proposito quanto appena verificatosi con l'autonomia differenziata che la Corte costituzionale ha bocciato nei suoi sette elementi fondanti, oltretutto intervenendo con una norma interpretativa secondo cui l'autonomia differenziata va interpretata in coerenza con la forma dello Stato e richiamando al rispetto dei principi di solidarietà, non competitività, perequazione e uguaglianza. Pertanto rileva come la medesima incompetenza della quale bisognerebbe scusarsi verso i cittadini si manifesti anche in quest'occasione, con l'utilizzo di uno strumento incongruo anche con riguardo alle esigenze periodiche di aggiornamento della lista. Nel ribadire che il decreto sarà comunque oggetto della disapplicazione dei giudici, quanto al metodo considera una violazione della Costituzione la confluenza di un decreto-legge incardinato al Senato all'interno del provvedimento in esame, evitando di citare la cospicua giurisprudenza costituzionale in ordine alla compressione dei tempi e delle prerogative parlamentari connesse a tale anomala procedura. Aggiungendo che la netta contrarietà del suo gruppo è determinata anche dalla previsione di un impianto processuale che comprime gravemente i diritti dei migranti, sollecita un ripensamento da parte di Governo e maggioranza.

  La Commissione approva l'articolo aggiuntivo 12.09 del Governo (vedi allegato).

  Nazario PAGANO, presidente, considerato il buon andamento dei lavori della Commissione, rinvia il seguito dell'esame alla seduta di domani, prevista per le ore 13.40.

  La seduta termina alle 23.35.

ERRATA CORRIGE

  Nel Bollettino delle Giunte e delle Commissioni parlamentari n. 405 del 18 novembre 2024, a pagina 108, seconda colonna, diciottesima riga, le parole: «massimo delle istanze previsto dal predetto comma 2» sono soppresse.