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CAMERA DEI DEPUTATI
Giovedì 23 gennaio 2025
439.
XIX LEGISLATURA
BOLLETTINO
DELLE GIUNTE E DELLE COMMISSIONI PARLAMENTARI
Commissioni Riunite (VI e XI)
COMUNICATO
Pag. 16

SEDE REFERENTE

  Giovedì 23 gennaio 2025.2. — Presidenza del presidente della XI Commissione Walter RIZZETTO. – Intervengono il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, Maria Elvira Calderone, e la sottosegretaria di Stato per l'economia e le finanze, Lucia Albano.

  La seduta comincia alle 13.10.

Disposizioni in materia di partecipazione dei lavoratori al capitale, alla gestione e ai risultati dell'impresa.
C. 1573 d'iniziativa popolare, C. 300 Cirielli, C. 1184 Molinari, C. 1299 Faraone, C. 1310 Mollicone e C. 1617 Foti.
(Seguito dell'esame e conclusione).

  Le Commissioni proseguono l'esame del provvedimento rinviato, da ultimo, nella seduta pomeridiana del 22 gennaio 2025.

  Walter RIZZETTO, presidente, avverte che le Commissioni I (Affari costituzionali), II (Giustizia), VII (Cultura), X (Attività produttive) e XII (Affari sociali) hanno espresso parere favorevole. La V Commissione (Bilancio) ha comunicato per le vie brevi che esprimerà il parere direttamente all'Assemblea.
  Avverte che il gruppo Partito Democratico ha chiesto che la pubblicità dei lavori sia assicurata anche attraverso il sistema di ripresa audiovideo a circuito chiuso. Non essendovi obiezioni, ne dispone l'attivazione.
  Chiede se vi siano interventi in dichiarazione di voto sulla proposta di conferire ai relatori, deputati Malagola e Cavandoli, il mandato a riferire in senso favorevole all'Assemblea sul provvedimento in esame.

  Arturo SCOTTO (PD-IDP), ringraziando la presidenza, i relatori e i membri della Commissione per il lavoro svolto, sottolinea che la presenza odierna della Ministra Calderone è un fatto significativo dal punto di vista strettamente politico.
  Fa presente che il Partito Democratico crede negli istituti di democrazia partecipativa, ed è per questo che ha proposto che venisse adottato come testo base per l'esame del provvedimento la proposta di legge di iniziativa popolare, predisposta da uno dei maggiori sindacati italiani, che rappresenta un punto di partenza per l'attuazione dell'articolo 46 della Costituzione. Auspica, e anzi è fiducioso, che la disponibilità e la sensibilità delle forze di maggioranza permarrà anche nei confronti di proposte di legge di iniziativa popolare promosse da altri sindacati e dalle opposizioni, come quella sul salario minimo.Pag. 17
  Ritiene, tuttavia, che la presenza della Ministra Calderone muti il senso della discussione e dimostri la particolare attenzione del Governo sul provvedimento in esame, tenuto conto invece della sua assenza in altri passaggi, pur significativi, dei lavori della Commissione Lavoro; fa l'esempio dei cosiddetti «decreto Primo maggio» e «collegato lavoro». Considera opportuno, pertanto, aprire un confronto con la Ministra prima del voto sul conferimento del mandato ai relatori.
  In primo luogo, afferma che le Commissioni si sono limitate a ratificare scelte pervenute dall'Esecutivo e cadute dall'alto, con tagli lineari e indiscriminati del provvedimento, il quale è stato più che dimezzato senza che siano, peraltro, riscontrabili le virtù che si è soliti attribuire alla sintesi. Sottolinea come il contegno della maggioranza sia stato analogo in occasione dell'esame in Commissione dell'ultima legge di bilancio. Si dice d'accordo col Presidente Rizzetto quando egli dichiara alla stampa che anche un progetto di legge di iniziativa popolare possa senza dubbio essere emendato, eppure si chiede cosa resti dell'originaria proposta dopo la scomparsa, tra l'altro, della partecipazione dei lavoratori nelle società partecipate e nelle banche; ribadisce, come già sottolineato nelle precedenti sedute, che si tratta di scelte imposte dal Governo per facilitare i processi di privatizzazione attualmente in corso.
  Segnala quindi che la scomparsa di ogni riferimento alla contrattazione collettiva è in netto contrasto con le posizioni degli ispiratori della proposta di legge, dal cui punto di vista questo tema è sempre stato centrale e, anzi, talvolta motivo di polemica addirittura con le stesse opposizioni parlamentari, come avvenuto sulla questione del salario minimo.
  Rammenta che analoghe posizioni sono state all'epoca sostenute dall'Esecutivo, e chiede conto alla Ministra Calderone delle sorti della delega legislativa risultante dallo stravolgimento della proposta di legge delle opposizioni sul salario minimo per fare fronte all'emergenza salariale, che è ancora bloccata al Senato, mentre i numeri per cancellare la proposta di legge delle opposizioni sono stati immediatamente trovati. Ritiene di doverne trarre la conclusione che, per il Governo, non vi è alcuna emergenza salariale.
  Stigmatizza, riguardo alla formulazione testuale del provvedimento in esame, l'arretramento evidente rispetto alla legislazione in vigore in tema di diritto all'informazione dei lavoratori. Aggiunge che la partecipazione dei lavoratori alla distribuzione degli utili rischia di trasformarsi in un'arma a doppio taglio, poiché agli utili corrispondono, purtroppo, le perdite, che saranno anch'esse sopportate dai lavoratori. Infine, segnala come sia ricomparso, peraltro con una stentata formulazione del testo, l'oggetto dell'oramai sempiterno desiderio del Governo: l'equiparazione dei sindacati «comparativamente» a quelli «maggiormente» rappresentativi, vero e proprio instrumentum regni voluto dal Ministero del lavoro.
  Conclude facendo notare come, alla fine, la proposta di legge di iniziativa popolare sia diventata poco più di un ordine del giorno il quale, come tutti gli ordini del giorno, sarà innocuo nella migliore delle ipotesi, dannoso nella peggiore. Pertanto, preannuncia il voto contrario del Partito Democratico sul conferimento del mandato ai relatori a riferire in senso favorevole, riservandosi tuttavia di valutare ulteriormente il merito del provvedimento nel corso della discussione in Assemblea, qualora vi saranno margini per introdurre elementi di obbligatorietà e strumenti esigibili per i lavoratori affinché la loro partecipazione sia reale ed effettiva, rispettando l'autonomia dei sindacati ma anche della politica.

  Francesco MARI (AVS) preannuncia il voto contrario del suo gruppo parlamentare, motivandolo con un profondo dissenso sul provvedimento in esame. Evidenzia che la proposta di legge reca misure sistemiche, non destinate ad avere un impatto immediato sul mercato del lavoro, analogamente alle proposte in tema di salario minimo e riduzione dell'orario di lavoro.
  Rammenta, al riguardo, che il mercato del lavoro è un vero e proprio sistema, su cui si innesta il ruolo del legislatore, che in Pag. 18Italia assume i connotati di un sistema «lungo» e sfrangiato, nel quale sussistono ampie distanze tra le diverse tipologie di lavoratori: da un lato, esso è caratterizzato da lavoratori con reddito alto e che godono di pieni diritti mentre, all'estremo opposto, vi sono fenomeni patologici quali il caporalato, con in mezzo ampie sacche di lavoro «povero».
  Ricorda inoltre che numerosi studi hanno evidenziato come una minore lunghezza del sistema del mercato del lavoro consenta di intervenire più efficacemente, apportandovi correzioni, e che il compito del legislatore è di accorciare le distanze tra gli estremi, procedendo a un avvicinamento, dal basso verso l'alto. In tale quadro, ritiene che le relazioni sindacali rivestano un ruolo significativo, in quanto costituiscono un elemento di unificazione del mercato del lavoro, attraverso la concertazione e la contrattazione.
  Nel sottolineare tale ruolo dei sindacati, ricorda altresì che la loro azione è anzitutto una azione politica, sia nel manifestare dissenso rispetto alle scelte governative, sia nel momento in cui appoggiano le decisioni degli esecutivi, poiché in entrambi i casi le sigle sindacali agiscono a tutela degli interessi dei lavoratori.
  Al contrario, reputa patologico che il Governo manifesti ingerenze sostanziali nelle funzioni e nel ruolo dei sindacati, decidendo unilateralmente come debba essere condotta l'azione e relazione sindacale, legittimando di fatto le sole sigle che appoggiano le decisioni della politica. A suo parere, tali condotte sono proprie dei regimi autoritari, trattandosi di ingerenze illegittime dei governi.
  Evidenzia poi che, anche a seguito di quanto emerso nel corso delle audizioni sul provvedimento, il Governo avrebbe dovuto maggiormente ponderare le posizioni di dissenso espresse delle sigle sindacali e dalle associazioni di categoria più rappresentative, quali la CGIL, la UIL e Confindustria.
  Rileva poi che, alla luce dell'esito dell'esame in sede referente, l'intento di attuare l'articolo 46 della Carta fondamentale appare semplicemente una bandiera ideologica, quasi una lettura manipolativa del dettato costituzionale. In tale sede, a suo parere, il provvedimento ha compiuto un significativo arretramento, rispetto a un testo base sul quale il giudizio del suo gruppo era già fortemente negativo in partenza. Non esita dunque a definire la proposta di legge, quale risultante dall'esame delle proposte emendative, una «leggicchia» in cui la partecipazione dei lavoratori nient'altro appare che una concessione da parte dell'impresa.
  Approfondendo il contenuto della proposta, evidenzia che la disciplina della distribuzione degli utili appare come una distorta forma di correzione dei salari, che rischia di incrementare la richiamata diseguaglianza tra lavoratori. Rileva infatti come, per effetto delle norme approvate, i lavoratori dei settori più ricchi cui sono distribuiti gli utili d'impresa sono in condizioni di ricevere non il salario, ma una regalìa da parte del datore di lavoro, analogamente a quanto il Governo ha fatto in passato con i numerosi bonus concessi una tantum; tale forma di remunerazione, inoltre, presenta tutti i rischi insiti nel legare a doppio filo la retribuzione dei lavoratori con le sorti dell'impresa.

  Emiliano FENU (M5S), nel ricollegarsi a quanto detto dal collega Scotto sul notevole impoverimento del testo licenziato dalle Commissioni all'esito dell'esame in sede referente, afferma che in alcuni casi, come, ad esempio per quello che nel testo originario era l'articolo 12 – attualmente articolo 9 – sarebbe stata auspicabile una ulteriore riduzione della lunghezza del testo, dovendosi infatti preferire l'integrale soppressione di quegli istituti che hanno subito modifiche in senso fortemente peggiorativo. La consultazione preventiva è infatti ridotta ad una mera facoltà delle aziende, con un conseguente notevole arretramento rispetto all'istituto della consultazione obbligatoria originariamente previsto; ancora, l'articolo 5, ex articolo 6, si limita a rimodulare l'imposta sostitutiva prevista sulle somme derivanti dalla distribuzione ai lavoratori dipendenti di una quota degli utili di impresa, senza apportare alcuna modifica sostanziale al regime Pag. 19attualmente previsto, ma, anzi, comportando una maggiore complessità della disciplina.
  Ritiene, inoltre, che la distribuzione dei dividendi, in sostituzione dei premi di risultato, regolata dall'articolo 6 del progetto di legge, ex articolo 7, potrebbe essere utilizzata dalle imprese quale strumento di elusione del meccanismo di attribuzione del salario. Infatti, l'attribuzione ai lavoratori di una quota di capitale – il cui valore risulta, tra l'altro, variabile – non prevede il contestuale versamento di contributi previdenziali ed esclude le altre garanzie naturalmente connesse all'ordinario trattamento retributivo. A tal proposito, osserva che, in seguito all'approvazione delle modifiche volute dai relatori, la compressione di dette garanzie non è più compensata dal ruolo centrale che era assegnato alla contrattazione collettiva dall'originaria formulazione. Alla luce delle considerazioni svolte, preannuncia infine il voto contrario del proprio gruppo sul conferimento del mandato al relatore a riferire favorevolmente in Assemblea.

  Arturo SCOTTO (PD-IDP) interviene per sollecitare un intervento della Ministra del Lavoro, presente in aula, sulle questioni testé sollevate.

  Maria Cecilia GUERRA (PD-IDP), associandosi all'intervento del collega Scotto, auspica che la Ministra Calderone possa esprimersi entrando nel merito del provvedimento.

  Arturo SCOTTO (PD-IDP) ribadisce lo spirito costruttivo con cui le forze di opposizione hanno esposto, nel corso della seduta odierna, alcune delle questioni politiche relative al testo del provvedimento, come risultante dall'esame in sede referente. Spera pertanto che la presenza della Ministra, nel giorno in cui è prevista la votazione del mandato ai relatori, che, a suo avviso, è connotata da un indubbio valore politico, possa essere l'occasione per aprire un confronto tra il Governo e le opposizioni. Nel ribadire, quindi, l'appello alla Ministra ad intervenire sulle questioni poste, chiarisce che l'assenza dell'invocato confronto può costituire un precedente pericoloso.

  Walter RIZZETTO, presidente, nel rispondere alle sollecitazioni dell'onorevole Scotto, precisa che la presenza odierna del Ministro, nella seduta in cui le Commissioni concludono, votando il mandato al relatore, l'esame del provvedimento – che ha peraltro lungamente impegnato le Commissioni – non implica necessariamente l'apertura di un dibattito. Ritiene che debba essere rimessa al Ministro la decisione di intervenire, eventualmente, nel prosieguo dell'esame del provvedimento in Assemblea.

  Nessun altro chiedendo di intervenire, le Commissioni deliberano di conferire il mandato ai relatori, onorevole Cavandoli per la VI Commissione e onorevole Malagola per la XI Commissione, a riferire favorevolmente all'Assemblea sul provvedimento in esame. Deliberano altresì di chiedere l'autorizzazione a riferire oralmente.

  Walter RIZZETTO, presidente, avverte che le presidenze si riservano di designare i componenti del Comitato dei nove sulla base delle indicazioni dei gruppi.

  La seduta termina alle 13.50.

ERRATA CORRIGE

  Nel Bollettino delle Giunte e delle Commissioni parlamentari n. 438 del 22 gennaio 2025, a pagina 28, seconda colonna, dopo la settima riga, inserire le seguenti parole:

   «Laura CAVANDOLI (LEGA), relatrice per la VI Commissione, formula, anche a nome del relatore per la XI Commissione, onorevole Malagola, un invito al ritiro sull'emendamento Scotto 4.5, precedentemente accantonato.

   Arturo SCOTTO (PD), accedendo all'invito della relatrice Cavandoli, ritira il suo emendamento 4.5».