ATTI DELL'UNIONE EUROPEA
Mercoledì 9 aprile 2025. — Presidenza del presidente Alberto Luigi GUSMEROLI. – Interviene la viceministra dell'ambiente e della sicurezza energetica Vannia Gava.
La seduta comincia alle 12.55.
Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle Regioni: piano d'azione industriale per il settore automobilistico europeo.
COM(2025) 95 final.
(Esame, ai sensi dell'articolo 127, comma 1, del Regolamento, e rinvio).
La Commissione inizia l'esame del provvedimento in oggetto.
Alberto Luigi GUSMEROLI, presidente e relatore, avverte che è stato chiesto che la pubblicità dei lavori sia assicurata anche attraverso il sistema di ripresa audiovideo a circuito chiuso. Non essendovi obiezioni, ne dispone l'attivazione.
Avverte quindi che la Commissione avvia oggi l'esame della comunicazione relativa al Piano d'azione industriale per il settore automobilistico, presentata dalla Commissione europea il 5 marzo 2025 in esito a un dialogo strategico tra le istituzioni europee e nazionali, i principali leader del settore, i partner sociali e gli stakeholder.
Fa presente che a questo dialogo ha partecipato attivamente il Governo italiano che ha richiesto con decisione di mettere in campo un'azione forte e trasversale a sostegno della competitività di uno dei comparti industriali più importanti dell'economia europea (e anche italiana).
Ricorda, infatti, che l'industria europea dell'automotive ricopre una posizione di primo piano a livello internazionale ed è tuttora un'esportatrice netta di automobili. Pag. 148Contribuisce, con mille miliardi di euro, per circa il 7 per cento al PIL dell'Unione europea e occupa, direttamente o indirettamente, circa 14 milioni di lavoratori. Alcuni produttori e fornitori europei sono leader mondiali del settore e sono supportati da una moltitudine di piccole e medie imprese e società a media capitalizzazione. La filiera automobilistica europea ha inoltre un impatto significativo anche su altri comparti industriali, tra cui acciaio, prodotti chimici e tessili.
Si tratta ancora oggi di un settore strategico per il nostro continente, cruciale per l'industria e l'occupazione in Europa, nonostante i dati che dimostrano purtroppo una notevole perdita di competitività negli ultimi due decenni. La produzione globale di auto nell'Unione europea è infatti diminuita del 6,2 per cento rispetto al 2023 e l'Italia registra il calo più significativo tra gli Stati membri. Dai dati raccolti dalla X Commissione, l'industria automobilistica italiana rappresentava, nel 2000, la quinta industria europea e la nona al mondo per produzione di auto. Nel 2022, era invece l'ottava in Europa e la ventesima a livello globale.
Eppure, in questo quadro, il piano d'azione della Commissione europea al nostro esame non sembra essere in grado di rispondere alle moderne sfide di competitività e appare non adeguato a sostenere la crescita europea in termini di sviluppo industriale e di tutela dell'occupazione.
Il piano d'azione intende affrontare le sfide relative alle transizioni verde e digitale e ai fattori destabilizzanti che derivano dal contesto geopolitico e dalla concorrenza globale, tra cui la crescita della Cina quale principale esportatore globale di automobili e i rischi legati alle catene di approvvigionamento e agli alti costi dell'energia.
Il piano della Commissione europea si sviluppa sulla strategia a lungo termine basata sull'obiettivo che l'Europa diventi un continente a zero emissioni nel 2050, scelta che nel tempo ha evidenziato di non aver tenuto in adeguata considerazione le caratteristiche del tessuto industriale e sociale del continente e le criticità del commercio ormai non solo interno ma globale.
A suo avviso il piano non è in grado di rispondere, come dovrebbe, alle necessità del settore automotive e alle sfide che esso si trova ad affrontare. È un piano insufficiente e anche incerto riguardo l'approccio da adottare. Vi è il tema fondamentale della neutralità tecnologica, un approccio pragmatico che non punta esclusivamente su una tecnologia unica per la transizione ecologica, ma permette di sviluppare complementarmente e contemporaneamente più soluzioni di mobilità, sia con il sostegno pubblico che attraverso iniziative private. Il mix vincente tra le varie tecnologie è in capo prima alla ricerca, che così viene valorizzata e poi al mercato. Quindi la regolamentazione non dovrebbe favorire o discriminare alcuna tecnologia in particolare, e i decisori politici dovrebbero concentrarsi sull'efficacia dei risultati conseguenti all'applicazione delle diverse tecnologie. Ricorda che la Presidente Von der Leyen aveva creato aspettative importanti, dato che aveva parlato di neutralità tecnologica tra i principi guida da adottare per la transizione. Osserva, invece, che alle parole non sono seguiti i fatti, visto che il piano d'azione presentato non contiene nessuna menzione alla neutralità tecnologica. Si tratta, infatti, di un piano focalizzato soltanto sulla transizione verso la mobilità elettrica, che rischia di reiterare lo stesso approccio sbagliato che ha contribuito a portare il settore automotive nella situazione difficile che sta attualmente vivendo.
Da diversi anni il settore sta attraversando un periodo di trasformazione strutturale e di sfide senza precedenti, come si è avuto modo di constatare anche poche settimane fa in occasione dell'audizione del Presidente di Stellantis, John Elkann, presso la X Commissione. I piani dell'Unione europea per l'automotive consistono nel portare inesorabilmente avanti una transizione verso veicoli a emissioni zero imponendo la fine alla vendita di auto a motore endotermico al 2035. Al fine di perseguire il rigoroso rispetto delle scelte politiche europee sono state addirittura previste pesanti sanzioni alle aziende produttrici che Pag. 149non rispettano il serrato percorso verso una mobilità impostata nei fatti unicamente sulla soluzione elettrica. Tuttavia la Commissione europea, quando ha deciso per il solo elettrico, non ha contestualmente fatto alcuna valutazione sulle conseguenze per il settore automotive, né sul rapporto costi-benefici.
Rimangono inoltre fondamentali l'integrazione delle nuove tecnologie digitali, comprendendo anche l'intelligenza artificiale.
L'obiettivo del Piano d'azione industriale per il settore automobilistico è quello di proporre azioni che consentano di coniugare il rilancio della competitività dell'industria europea nel rispetto degli obiettivi concordati in materia di emissioni. Una delle principali criticità consiste nel fatto che, come confermato anche dal «rapporto Draghi», le aziende europee scontino un cronico svantaggio sulle tecnologie fondamentali: questo a causa di dipendenze strategiche nell'importazione delle materie prime e nell'approvvigionamento di componenti essenziali, a partire dalle batterie, largamente in mano alla Cina e che per una questione di costi eccessivi e di disponibilità di materiali risulta molto difficile, se non impossibile, produrre in Europa.
Il settore automotive deve inoltre affrontare seri problemi di competitività per gli alti costi dell'energia, in un contesto di crescente concorrenza globale, spesso sleale, che vede il consolidamento della Cina quale principale esportatore globale, anche di automobili e a cui, da ultimo, si sono aggiunti i dazi statunitensi, che colpiscono l'industria automobilistica europea, per la quale il mercato USA rappresenta un mercato chiave.
Ritiene pertanto che nel corso dell'esame del piano d'azione sarà importante valutare approfonditamente i potenziali impatti del reindirizzamento della capacità produttiva di Paesi terzi (in particolare della Cina) verso l'Unione europea e l'effetto dei dazi imposti dagli Stati Uniti.
Di fronte a questa trasformazione strutturale imposta finora dalle scelte della Commissione europea e dalle attuali sfide internazionali senza precedenti, l'industria europea dell'automotive sta perdendo progressivamente quote di mercato.
Se ci si riferisce, ad esempio, alla produzione globale di auto, nel 2024 la Cina ha consolidato la sua posizione di maggiore produttore di automobili al mondo con una quota di mercato del 35,4 per cento, mentre l'Unione europea ha una quota di mercato del 15,1 per cento (11,4 milioni di auto prodotte) e gli USA del 9,8 per cento.
I numeri sono inequivocabili e mettono di fronte alla situazione reale. La responsabilità di questa situazione è anche dell'Unione europea che negli anni passati non ha saputo affrontare le sfide che le si ponevano innanzi, concentrandosi invece sul rispetto formale delle regole, con un approccio ideologico verso gli obiettivi climatici e con una regolamentazione eccessiva. Si può dire che praticamente, negli anni, la Commissione europea abbia fatto quasi tutto il possibile per mettere in crisi l'industria dell'automotive. È dell'avviso che per invertire la tendenza e recuperare competitività e quote di mercato, salvaguardando così i posti di lavoro, l'Unione europea deve ora sposare un approccio diverso, pragmatico e graduale, così come richiesto con insistenza dal Governo italiano, evitando eccessi ideologici peraltro non supportati da un'adeguata analisi costi-benefici. Gli obiettivi della transizione ecologica devono essere declinati secondo un percorso graduale e flessibile, ispirato al principio di neutralità tecnologica e rispettoso delle diversità dei sistemi economici e sociali nazionali, anche alla luce di quei fattori di criticità che richiamati poc'anzi.
Una transizione ecologica mal concepita comporta il rischio – verificatosi nelle attuali evidenze del comparto automotive – di una progressiva deindustrializzazione dell'Unione europea, mentre è necessario contemperare l'esigenza ambientale con quelle della competitività delle imprese ed il mantenimento dei livelli occupazionali.
Il benessere dei cittadini dovrebbe, a suo avviso, essere punto di partenza di ogni politica europea, evitando ogni azione che possa portare al progressivo impoverimento della società: serve dunque un percorso armonico ed integrato che possa conciliarePag. 150 sostenibilità sociale, economica ed ambientale.
Ricorda che anche il «rapporto Draghi» ritiene il settore automobilistico un esempio emblematico di mancata pianificazione da parte dell'Unione europea che ha applicato una politica climatica senza una politica industriale, con la conseguenza che, come già osservato, le aziende europee stanno perdendo quote di mercato. Nel rapporto tuttavia non si evidenzia che la scelta di una transizione ecologica accelerata rispetto al resto del mondo, in un sistema di scambi globali e profondamente interconnessi, diventa fonte di asimmetrie competitive tra Paesi con diversi livelli di tutela ambientale e sociale, e quindi concausa della crisi industriale europea.
Ritiene che, purtroppo, il piano non inverte la tendenza e non rappresenta quella frattura con il passato che ci si aspettava e nemmeno quell'azione coraggiosa che l'industria automobilistica europea attendeva per competere a livello globale, recuperare quote di mercato e salvaguardare la sua forza lavoro e la sua capacità innovativa.
È importante, a suo avviso, che l'Unione europea agisca tempestivamente ma diversamente da come lo sta facendo e da come viene prospettato nel piano all'esame; la forza e la capacità concorrenziale acquisita con riferimento al settore dell'automotive da parte di alcuni competitor internazionali, a cominciare dalla Cina, richiedono una strategia di ampia portata la cui definizione non può essere affidata ai singoli Paesi ma deve essere appunto rimessa all'Unione europea che deve individuare nuovi obiettivi e nuove linee d'azione sostenibili, che partano dall'analisi della realtà e non da posizioni ideologiche.
Evidenzia che ne è convinto il Governo italiano che ha presentato, nel mese di novembre 2024, un non-paper sul futuro del settore automobilistico e che in sede di Parlamento europeo e di Consiglio europeo sta fortemente spingendo per l'adozione di misure comuni volte a migliorare la competitività del comparto a livello globale e il mantenimento di una solida base produttiva europea.
Ciò premesso, nel rinviare alla documentazione predisposta dall'Ufficio per i Rapporti con l'Unione europea per ulteriori approfondimenti, illustra sinteticamente i principali contenuti della comunicazione.
Il Piano proposto intende intervenire in cinque settori chiave.
Il primo concerne l'innovazione e la digitalizzazione. La Commissione europea intende tra l'altro sviluppare un quadro normativo coordinato per i veicoli a guida autonoma, elaborare norme per favorire la sperimentazione di sistemi di guida automatizzati e dei sistemi avanzati di assistenza alla guida e favorire la creazione di spazi di sperimentazione normativa dedicati alla guida automatizzata. La Commissione europea propone altresì la creazione di una Alleanza europea per i veicoli connessi e autonomi, anche con le PMI europee, al fine di sviluppare software e hardware digitali condivisi.
Il secondo settore è relativo alla mobilità pulita, in particolare al conseguimento dell'obiettivo della neutralità climatica entro il 2050, per cui le emissioni dei trasporti devono essere ridotte del 90 per cento. Il piano prevede tra l'altro l'accelerazione dei lavori di preparazione della revisione del regolamento sui veicoli leggeri, inizialmente prevista per la fine del 2026. Probabilmente la revisione del regolamento sui veicoli leggeri sarà anticipata alla seconda metà di quest'anno, come richiesto dal non-paper italiano. Al riguardo, annuncia un attento monitoraggio di ciò che succederà.
Ritiene altresì necessario dedicare una riflessione al tema – importantissimo – delle multe. La Commissione europea ha deciso il rinvio delle sanzioni previste per il 2025 presentando, il 1° aprile 2025, una modifica mirata degli standard di emissione di CO2 per i veicoli leggeri volta a consentire che gli obiettivi di conformità siano calcolati in media nel periodo 2025-2027, permettendo quindi alle case automobilistiche di compensare un eventuale superamento dell'obiettivo nel singolo anno pur mantenendo l'ambizione complessiva sugli obiettivi.Pag. 151
È dell'avviso che l'iniziativa della Commissione europea non sia, tuttavia, assolutamente sufficiente. Rimarca, infatti, che non propone di abolire le multe, che sarebbe stata la scelta più giusta e necessaria per dare respiro immediato al settore ma, appunto, soltanto un loro rinvio. Anche in questo caso la Commissione europea non ha dato pienamente ascolto alle richieste legittime dei rappresentanti del settore.
Resta inoltre – considera necessario ribadirlo – l'esigenza di fare maggiore chiarezza da parte della Commissione europea sull'applicazione del principio di neutralità tecnologica, includendo l'idrogeno, i biocarburanti, i carburanti sintetici, il GNL e GPL, per permettere la produzione di veicoli puliti con motori a combustione interna alimentati in modo sostenibile. Si tratta di un punto fondamentale, sul quale non si può transigere e sul quale ritiene che si debba continuare a fare pressione.
Fa poi presente che il terzo settore di intervento riguarda la competitività e la resilienza delle catene di approvvigionamento. L'Unione europea necessita di una produzione di celle e di catene di approvvigionamento nazionali competitive dal punto di vista dei costi, anche per fronteggiare eventuali crisi di approvvigionamento e proteggere la sovranità economica. Pertanto, la Commissione europea annuncia che sosterrà l'industria delle batterie e che sta lavorando a un nuovo quadro normativo per semplificare le norme sugli aiuti di Stato, consentendo agli Stati membri di offrire incentivi agli investitori privati in ordine a progetti relativi alla produzione di batterie e altre componenti chiave.
Il quarto settore è relativo all'impatto sull'occupazione delle recenti trasformazioni che hanno interessato il settore automobilistico. A tal riguardo, la Commissione europea prevede di estendere l'ambito di applicazione del «Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione per i lavoratori in esubero» per proteggere i lavoratori minacciati da licenziamenti immediati e potenziare il «Fondo sociale europeo Plus» per sostenere i lavoratori che desiderano riqualificarsi e cercare nuove opportunità di lavoro.
Infine, il quinto settore di intervento è relativo al potenziamento dell'accesso ai mercati, garantendo parità di condizioni e la sicurezza economica, quali elementi fondamentali per il successo dell'industria automobilistica. Per questo motivo la Commissione europea intende esaminare la possibilità di adottare misure di difesa commerciale per scoraggiare gli operatori impegnati in pratiche sleali. Allo stesso tempo, intende proseguire i negoziati con i Paesi partner per migliorare le opportunità di approvvigionamento per l'industria automobilistica.
Prima di concludere ritiene utile un'ultima considerazione sulle risorse finanziarie europee, ma anche nazionali, da poter mettere in campo per la politica industriale in generale e per l'automotive in particolare.
L'Unione europea dovrebbe sostenere l'istituzione di un «Fondo europeo per la competitività» che miri a rinforzare gli investimenti strategici in tutta l'Unione europea e che, tramite un approccio di neutralità tecnologica e risorse adeguate, stimoli la domanda interna e permetta alle industrie ad alta intensità energetica e più tradizionali, come quella dell'automotive, di implementare standard ambientali senza perdere competitività. Tuttavia, anche su questo aspetto, il piano d'azione all'esame odierno non rassicura, non è chiaro sulla volontà o meno di creare un vero e proprio strumento di politica industriale europea con risorse europee.
Riguardo invece alle risorse nazionali osserva che la Presidente Von der Leyen, mentre ha parlato della possibilità di derogare alle regole del Patto di stabilità e crescita per sovvenzionare la difesa e il riarmo, nulla ha detto di analogo con riferimento agli incentivi e agli investimenti degli Stati membri per la tutela dell'occupazione e per lo sviluppo industriale, in questo caso l'automotive. Ritiene che sarebbe invece un segnale importante sospendere le regole del Patto di stabilità e crescita per aumentare la spesa per l'industria automobilistica.
Tenuto conto dei complessi elementi appena illustrati, nonché dell'importanza del Pag. 152tema all'esame e dei tanti elementi da valutare e approfondire, propone, al fine di effettuare un esame molto attento e accurato, di avviare un ampio ciclo di audizioni che coinvolga, in primo luogo, il Governo, gli enti interessati, gli istituti di ricerca e le organizzazioni sindacali ed industriali rappresentative del settore automobilistico.
Enrico CAPPELLETTI (M5S), pur concordando con le conclusioni della relazione poc'anzi illustrata, limitatamente alla parte in cui si manifesta la necessità di svolgere un ciclo di audizioni sul tema, non ritiene tuttavia condivisibili il complesso delle premesse, e più in generale, l'atteggiamento di maggioranza e Governo che, da un lato, dichiarano di voler sostenere il comparto automotive, ma dall'altro sono propensi a destinare ingenti somme del denaro pubblico alla fabbricazione di carrarmati. Stigmatizza la retorica del centrodestra secondo cui la crisi dell'automotive sia una conseguenza del progetto di transizione green che non tiene in considerazione il principio di neutralità tecnologica. Fa presente che il reale motivo della crisi di tale comparto risiede nel crollo del potere di acquisto nel nostro Paese dall'insediamento dell'attuale Governo. Osserva poi come tanti punti della relazione presentino delle problematiche, motivo per cui il suo gruppo valuterà la presentazione di una relazione di minoranza.
Conclude ribadendo come l'organizzazione di un ciclo di audizioni sull'atto in esame sia necessario per comprendere come fronteggiare la crisi del settore automotive e per superare la campagna di strumentalizzazione in atto.
Vinicio Giuseppe Guido PELUFFO (PD-IDP), interviene per chiedere chiarimenti circa l'andamento dei lavori e le modalità con cui la Commissione si esprimerà sull'atto in esame.
Alberto Luigi GUSMEROLI, presidente e relatore, fa presente che i lavori della Commissione sull'atto in esame proseguiranno durante la prossima settimana con una seduta dedicata al seguito del dibattito. Evidenzia poi che la Commissione, al termine del ciclo di audizioni informali, sarà chiamata ad approvare un documento finale.
Nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.
La seduta termina alle 13.10.
SEDE REFERENTE
Mercoledì 9 aprile 2025. — Presidenza del presidente Alberto Luigi GUSMEROLI. – Interviene la viceministra dell'ambiente e della sicurezza energetica Vannia Gava.
La seduta comincia alle 13.10.
DL 19/2025: Misure urgenti in favore delle famiglie e delle imprese di agevolazione tariffaria per la fornitura di energia elettrica e gas naturale nonché per la trasparenza delle offerte al dettaglio e il rafforzamento delle sanzioni delle Autorità di vigilanza.
C. 2281 Governo.
(Seguito dell'esame e rinvio).
La Commissione prosegue l'esame del provvedimento, rinviato, da ultimo, nella seduta serale dell'8 aprile 2025.
Alberto Luigi GUSMEROLI, presidente, avverte che è stato chiesto che la pubblicità dei lavori sia assicurata anche attraverso il sistema di ripresa audiovideo a circuito chiuso. Non essendovi obiezioni, ne dispone l'attivazione.
Avverte che la Commissione prosegue l'esame delle proposte emendative presentate al provvedimento all'esame e riferite all'articolo 3 riprendendo dall'emendamento Grippo 3.40.
Fabrizio BENZONI (AZ-PER-RE), dichiara di voler sottoscrivere l'emendamento Grippo 3.40.
La Commissione respinge, con distinte votazioni, gli emendamenti Grippo 3.40 e Pavanelli 3.42.
Pag. 153Fabrizio BENZONI (AZ-PER-RE), dichiara di voler sottoscrivere l'emendamento Del Barba 3.48.
La Commissione respinge l'emendamento Del Barba 3.48.
Enrico CAPPELLETTI (M5S), intervenendo sull'emendamento Pavanelli 3.51, di cui è cofirmatario, fa presente come lo stesso preveda che, fatti salvi i vincoli derivanti dai trattati internazionali, le imprese italiane ed estere, operanti nel territorio nazionale, che abbiano beneficiato delle misure di cui all'articolo in esame, decadono dal beneficio medesimo qualora l'attività economica interessata dallo stesso o una sua parte venga delocalizzata in Stati non appartenenti all'Unione europea, ad eccezione degli Stati aderenti allo Spazio economico europeo, entro cinque anni dalla data di erogazione del beneficio. Manifesta perplessità sulla scelta del Governo di esprimere parere contrario, dal momento che la stessa presidente del Consiglio in una recente intervista aveva rilasciato dichiarazioni sul tema di contenuto analogo a quello dell'emendamento in esame. Invita dunque i relatori e il Governo a riflettere su un accantonamento.
Emma PAVANELLI (M5S), intervenendo sull'emendamento a sua prima firma 3.51, si associa alle parole del collega Cappelletti, non comprendendo il motivo per cui il Governo abbia deciso di esprimere parere contrario su un emendamento che ripropone un tema fatto proprio dalla maggioranza durante la propaganda in campagna elettorale. Chiede pertanto che l'emendamento in esame venga accantonato.
La viceministra Vannia GAVA, motiva il parere contrario espresso sull'emendamento in esame sulla scorta dei criteri di decadimento delle misure del fondo TESI, oggetto tra l'altro di una comunicazione della Commissione europea.
La Commissione respinge, con distinte votazioni, l'emendamento Pavanelli 3.51 e gli identici emendamenti Peluffo 3.54 e L'Abbate 3.56.
Vinicio Giuseppe Guido PELUFFO (PD-IDP) nel dichiarare di voler sottoscrivere l'emendamento Vaccari 3.61, rileva come quest'ultimo preveda misure a favore della diffusione dell'energia da fonti rinnovabili e dell'autoconsumo da parte delle imprese prevedendo che ai nuovi impianti, che entrino in esercizio entro il 30 giugno 2026, venga garantito, in deroga, l'accesso allo scambio sul posto.
La Commissione respinge gli identici emendamenti Vaccari 3.61 e Gadda 3.63.
Christian Diego DI SANZO (PD-IDP) dichiara di voler sottoscrivere l'emendamento Simiani 3.65.
La Commissione respinge l'emendamento Simiani 3.65.
Christian Diego DI SANZO (PD-IDP), nel dichiarare di voler sottoscrive l'emendamento Bonafè 3.66, fa presente come lo stesso preveda che nello stato di previsione del Ministero delle imprese e del made in Italy venga istituito in via sperimentale un Fondo con la dotazione di 100 milioni di euro per l'anno 2025, volto ad erogare contributi finalizzati ad interventi di efficientamento o riduzione dei costi di approvvigionamento energetico, a seguito della crisi economica del settore tessile, della moda. Rileva come il settore della moda, che soffre maggiormente il fenomeno del caro bollette, vada tutelato e messo al riparo dalle condizioni sfavorevoli che attualmente si trova ad affrontare. Invita quindi il Governo ad un ripensamento.
La Commissione respinge l'emendamento Bonafè 3.66.
Christian Diego DI SANZO (PD-IDP) nel dichiarare di voler sottoscrive l'emendamento Simiani 3.67, rileva come lo stesso preveda l'introduzione di contributi per le imprese di vicinato ricadenti nei centri commerciali naturali. Fa presente come la Pag. 154misura proposta consista in un credito di imposta senza troppi aggravi per la finanza pubblica che mira ad andare incontro a tante PMI, che il Governo dichiara di avere tanto a cuore, ma poi nei fatti decide, attraverso il parere contrario su tale emendamento, di non tutelare.
La Commissione respinge, con distinte votazioni, gli emendamenti Simiani 3.67, L'Abbate 3.73 e Peluffo 3.81.
Vinicio Giuseppe Guido PELUFFO (PD-IDP), intervenendo sull'emendamento a sua prima firma 3.82, osserva come lo stesso miri a risolvere la indicata criticità, chiarendo che in caso di aggregazione di imprese in forma cooperativa o consortile, cliente finale va considerato il consorzio o la cooperativa anche nel caso in cui non abbia la titolarità di un punto di connessione.
La Commissione respinge l'emendamento Peluffo 3.82.
Christian Diego DI SANZO (PD-IDP) sottoscrive l'emendamento Simiani 3.84.
La Commissione respinge l'emendamento Simiani 3.84.
Christian Diego DI SANZO (PD-IDP) sottoscrive gli articoli aggiuntivi Simiani 3.011 e 3.015.
Fabrizio BENZONI (AZ-PER-RE) sottoscrive gli articoli aggiuntivi Grippo 3.012 e 3.016.
La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli identici articoli aggiuntivi Simiani 3.011 e Grippo 3.012 nonché gli identici articoli aggiuntivi Simiani 3.015 e Grippo 3.016.
Alberto PANDOLFO (PD-IDP), intervenendo sull'articolo aggiuntivo Peluffo 3.025, di cui è cofirmatario, evidenzia che in esso si prevede che gli impianti da fonti rinnovabili elettriche giunti al termine del periodo di incentivazione anche in caso di un eventuale investimento per il repowering, essendo stati completamente ammortizzati grazie agli incentivi pubblici ricevuti nelle annualità precedenti, possano vendere l'energia elettrica sul mercato del giorno prima (MGP) solo in caso abbiano stipulato contratti con clienti finali nell'ambito della piattaforma PPA del GME. La proposta prevede inoltre che i suddetti impianti possano operare attività di revamping o repowering attraverso la disciplina dell'edilizia libera. Rileva inoltre che dall'approvazione dell'articolo aggiuntivo non derivano nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
Luigi MARATTIN (MISTO) intervenendo sull'articolo aggiuntivo a sua firma 3.023 non riesce a comprendere i pareri contrari espressi dai relatori e dal Governo. Sottolinea che in esso si affronta la tematica del cosiddetto disaccoppiamento al fine di svincolare i prezzi dell'energia elettrica da un meccanismo che li mantiene a livelli elevatissimi. Evidenzia poi che il comma quattro dell'articolo aggiuntivo dispone che in caso di potenziamento o ricostruzione totale, ma anche parziale, degli impianti che generano energia elettrica da fonti rinnovabili possa essere effettuato secondo lo schema della edilizia pubblica, segnalando quindi che si tratta di impianti a fine vita già esistenti per i quali sarebbe irragionevole prevedere ulteriori rallentamenti e oneri burocratici. Resta quindi perplesso sui pareri espressi chiedendone un mutamento.
La viceministra Vannia GAVA conferma il parere contrario già espresso e segnala che tali tipologie di impianti possono già accedere al decreto ministeriale «FERX» o in alternativa stipulare PPA in assenza dei vincoli proposti. Ricorda poi che la disposizione è inoltre in contrasto con i principi di libera contrattazione sul mercato previsti dalle norme UE riguardanti il funzionamento e l'integrazione dei mercati dell'energia elettrica. Con riferimento al comma 4, precisa che il solo fatto che si tratta di interventi di potenziamento o ricostruzione di impianti esistenti non basta a ritenere che il regime amministrativo più idoneo sia Pag. 155quello dell'edilizia libera. In ogni caso, l'eventuale revisione della disciplina dei regimi amministrativi per la produzione di energia da FER potrà essere valutata in sede di decreto legislativo correttivo al decreto legislativo n. 190 del 2024.
La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli identici articoli aggiuntivi Marattin 3.023, Peluffo 3.025 e Benzoni 3.028 nonché l'articolo aggiuntivo Peluffo 3.048.
Alberto Luigi GUSMEROLI, presidente, dispone l'accantonamento dell'articolo aggiuntivo Tenerini 3.055 per il quale è stata proposta dai relatori una riformulazione che i presentatori hanno chiesto di poter approfondire.
La Commissione respinge gli identici articoli aggiuntivi Gadda 3.060 e Pavanelli 3.061.
Fabrizio BENZONI (AZ-PER-RE) sottoscrive l'articolo aggiuntivo Manes 3.062.
La Commissione respinge gli identici articoli aggiuntivi Manes 3.062 e Gnassi 3.063.
Mauro DEL BARBA (IV-C-RE) si dichiara stupito dei pareri espressi sull'articolo aggiuntivo sua firma 3.064. Ricorda che la proposta emendativa modifica la norma della legge di bilancio 2025 sui piani straordinari di investimento pluriennale elaborati da parte dei concessionari dell'attività di distribuzione elettrica, eliminando la previsione sugli oneri che i concessionari sono tenuti a versare in ragione della rimodulazione della durata della concessione oltre a quelli già esistenti, evitando pertanto nuovi costi che sarebbero traslati ai consumatori in bolletta. A suo avviso l'accoglimento della proposta emendativa eviterebbe il rischio di fare un pasticcio considerato che il decreto-legge è volto a recare misure in favore delle famiglie delle imprese e non quello di aumentare le bollette attraverso una tassa che può definirsi camuffata. Invita quindi il Governo ad uscire da questa contraddizione e ad evitare che le famiglie debbano sopportare aumenti in bolletta che derivano da una maggiorazione degli oneri stabilita dal Governo medesimo, formalmente a carico dei concessionari, per fare cassa.
Luigi MARATTIN (MISTO) sottoscrive l'articolo aggiuntivo Del Barba 3.064 il cui oggetto è stato anche materia per interrogazioni e interpellanze da lui presentate e sulle quali il Governo, invece di rispondere, si è limitato «ad allargare le braccia». Osserva che quella italiana è l'unica destra politica del mondo contraria al mercato e stigmatizza che per fare un favore ai concessionari alla fine si produca un aumento dei costi in bolletta.
La viceministra Vannia GAVA osserva che la proposta in esame è suscettibile di recare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica in termini di minori entrate. Inoltre, si segnala che si nutrono forti dubbi in ordine alla compatibilità della proposta in esame con la normativa europea di settore. Conferma quindi il parere già espresso.
Vinicio Giuseppe Guido PELUFFO (PD-IDP), nel dichiarare di voler sottoscrive l'articolo aggiuntivo Del Barba 3.064, fa presente di non essere persuaso dalla risposta della viceministra Gava e ritiene l'articolo aggiuntivo in oggetto ragionevole alla luce degli obiettivi di tale decreto: contrastare il fenomeno del caro bollette. Conclude sottolineando come l'atteggiamento di Governo e maggioranza vada esattamente nella direzione opposta.
Mauro DEL BARBA (IV-C-RE), riprendendo le parole della viceministra Gava, rileva che, da un lato, apprezza la non contrarietà nel merito dell'articolo aggiuntivo da parte del Governo, dall'altro, attribuisce la mancata copertura ad una mancata quantificazione della stessa nella legge di bilancio.
La Commissione respinge l'articolo aggiuntivo Del Barba 3.064.
Pag. 156Mauro DEL BARBA (IV-C-RE), intervenendo sull'articolo aggiuntivo a sua prima firma 3.065, rileva come dal momento che l'emendamento a sua prima firma 3.064 è stato poc'anzi respinto, di conseguenza con l'articolo aggiuntivo in oggetto si tenta di modificare la norma della legge di bilancio 2025 sui piani straordinari di investimento pluriennale elaborati da parte dei concessionari dell'attività di distribuzione elettrica, rendendo meramente simbolico il valore economico degli oneri che i concessionari sono tenuti a versare in ragione della rimodulazione della durata della concessione, impedendo che nuovi oneri finanziari siano traslati ai consumatori finali, in particolare alle famiglie.
Vinicio Giuseppe Guido PELUFFO (PD-IDP) sottoscrive l'articolo aggiuntivo Del Barba 3.065.
Luigi MARATTIN (MISTO) sottoscrive l'articolo aggiuntivo Del Barba 3.065.
La Commissione respinge l'articolo aggiuntivo Del Barba 3.065.
Mauro DEL BARBA (IV-C-RE), illustra l'articolo aggiuntivo a sua prima firma 3.066, che insiste sul medesimo argomento degli articoli aggiuntivi a sua prima 3.064 e 3.065. Fa presente come l'articolo aggiuntivo in esame limiti l'impatto degli oneri concessori per i piani straordinari di investimento, disponendo che l'incremento in bolletta per le utenze domestiche non potrà essere superiore ad un valore simbolico di 1 euro l'anno.
Vinicio Giuseppe Guido PELUFFO (PD-IDP) sottoscrive l'articolo aggiuntivo Del Barba 3.066.
Luigi MARATTIN (MISTO) sottoscrive l'articolo aggiuntivo Del Barba 3.066.
La Commissione respinge l'articolo aggiuntivo Del Barba 3.066.
Enrico CAPPELLETTI (M5S), intervenendo sull'articolo aggiuntivo Appendino 3.068, di cui è cofirmatario, specifica come lo stesso preveda che, al fine di contenere le conseguenze derivanti dall'aumento dei prezzi del gas e dell'energia elettrica, alle piccole e medie imprese spetti una detrazione dall'imposta lorda pari al 90 per cento, fino ad un ammontare complessivo delle stesse non superiore a 96.000 euro per ciascuna impresa.
La Commissione respinge l'articolo aggiuntivo Appendino 3.068.
Francesca GHIRRA (AVS) illustra l'articolo aggiuntivo a sua firma 3.069 che prevede l'introduzione di un contributo straordinario agli enti del terzo settore per il caro energia attraverso la costituzione di un fondo con dotazioni di 50 milioni di euro, cosa che rappresenterebbe una boccata di ossigeno per quelle realtà che svolgono un ruolo apprezzabile nel Paese.
La Commissione respinge l'articolo aggiuntivo Ghirra 3.069.
Francesca GHIRRA (AVS) illustra l'articolo aggiuntivo a sua firma 3.070 che prevede la predisposizione di una rateizzazione degli importi dovuti per i consumi energetici, misura che, evidenzia, sarebbe priva di impatti sulla finanza pubblica.
La Commissione respinge l'articolo aggiuntivo Ghirra 3.070.
Francesca GHIRRA (AVS) illustra l'articolo aggiuntivo Bonelli 3.071 che prevede un contributo di solidarietà per il comparto energetico, estendendo la disciplina di cui alla legge di bilancio per il 2023, in materia di extraprofitti, anche con riferimento al periodo d'imposta in corso al 1° gennaio 2025.
La Commissione respinge l'articolo aggiuntivo Bonelli 3.071.
Francesca GHIRRA (AVS) illustra l'articolo aggiuntivo a sua firma 3.072 che prevede l'annullamento degli oneri di sistema per le infrastrutture di ricarica elettrica,Pag. 157 favorendo così chi sceglie di utilizzare energia pulita e non penalizzare tali soggetti per le scelte fatte.
La Commissione respinge l'articolo aggiuntivo Ghirra 3.072.
Alberto Luigi GUSMEROLI, presidente, avverte che i presentatori hanno accettato la proposta di riformulazione dell'articolo aggiuntivo Tenerini 3.055, precedentemente accantonato.
La Commissione approva l'articolo aggiuntivo Tenerini 3.055 come riformulato nei termini riportati in allegato (vedi allegato).
Alberto Luigi GUSMEROLI, presidente, avverte che la Commissione passa ora all'esame delle proposte emendative riferite all'articolo 4.
Avverte altresì che l'on. Peluffo ha sottoscritto l'emendamento Vaccari 4.1, l'on. Marattin ha sottoscritto l'emendamento Schullian 4.2 e l'on. Benzoni ha sottoscritto l'emendamento Gadda 4.3.
Emma PAVANELLI (M5S) intervenendo sugli identici emendamenti Vaccari 4.1, Schullian 4.2, Gadda 4.3 e Caramiello 4.4, crede che sia preliminarmente necessario fare chiarezza sull'articolo 4 del provvedimento in esame. Osserva infatti che dalla sua lettura sembra emergere che le risorse che il decreto-legge vorrebbe destinare ai fini ivi previsti non ci siano. Rileva infatti che l'articolo 4 del testo all'esame prevede che le misure a favore di famiglie e imprese vulnerabili saranno coperte con l'extra-gettito Iva la cui entità verrà di fatto accertata con successivo decreto ministeriale. Evidenzia, tuttavia, che il Governo non ha tenuto conto che il gettito Iva può essere usato solo su saldi di finanza pubblica già avviati e non per nuovi capitoli di spesa. Sottolinea che ciò viene altresì evidenziato nella documentazione degli uffici che segnavano la necessità di verificare se il meccanismo delineato risulti coerente con le previsioni di legge che dispongono che le maggiori entrate rispetto a quelle iscritte nel bilancio di previsione derivanti da variazioni degli andamenti a legislazione vigente non possono essere utilizzate per la copertura finanziaria di nuove o maggiori spese o riduzioni di entrate e sono finalizzate, appunto, al miglioramento dei saldi di finanza pubblica. Da tutto ciò ritiene che si possa ricavare che le risorse necessarie sono al momento non disponibili e che quindi sia legittimo porsi l'interrogativo circa l'esistenza dei fondi necessari e anche da dove essi possano provenire.
Enrico CAPPELLETTI (M5S) associandosi a quanto rilevato dalla collega Pavanelli, dichiara che la votazione delle proposte emendative relative all'articolo 4 è possibile solo qualora quest'ultimo abbia un'effettiva copertura finanziaria. Ricorda, altresì, che le norme dell'Unione europea impediscono di utilizzare le somme provenienti da aumenti dell'IVA.
La Commissione respinge gli identici emendamenti Vaccari 4.1, Schullian 4.2, Gadda 4.3 e Caramiello 4.4.
La Commissione approva l'emendamento Pavanelli 4.6 (vedi allegato).
Novo Umberto MAERNA (FDI), sottoscrive l'emendamento Pietrella 4.7.
Alberto Luigi GUSMEROLI, presidente, prende atto che i presentatori delle proposte emendative Pietrella 4.7 e Zucconi 4.8 hanno accettato la proposta di riformulazione dei relatori, in identico testo.
La Commissione approva gli emendamenti Pietrella 4.7 (Nuova formulazione) e Zucconi 4.8 (Nuova formulazione) come riformulati in identico testo (vedi allegato).
La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Pavanelli 4.9 e 4.13.
Fabrizio BENZONI (AZ-PER-RE), dichiara di voler sottoscrivere l'emendamento Grippo 4.16.
Pag. 158La Commissione respinge l'emendamento Grippo 4.16.
Francesca GHIRRA (AVS), intervenendo sull'emendamento a sua prima firma 4.22, fa presente come lo stesso intenda ridurre l'IVA al 5 per cento per i servizi di teleriscaldamento come misure volta a contenere gli aumenti del costo dell'energia elettrica.
La Commissione, con distinte votazioni, respinge l'emendamento Ghirra 4.22, nonché gli articoli aggiuntivi Marattin 4.018, Sergio Costa 4.019 e Benzoni 4.021.
Christian Diego DI SANZO (PD-IDP), nel sottoscrivere l'articolo aggiuntivo Curti 4.032, sottolinea come lo stesso preveda l'istituzione di un tavolo presso il Ministero dell'economia e delle finanze, con la partecipazione dei rappresentanti dei comuni e dei rappresentanti delle imprese che erogano i servizi di energia elettrica, gas e acqua, finalizzata a definire le modalità di riduzione delle tariffe per l'erogazione di energia elettrica, gas e acqua, commisurate al nucleo e al reddito delle famiglie residenti nelle aree interne anche per contrastare il fenomeno dello spopolamento.
La Commissione respinge l'articolo aggiuntivo Curti 4.032.
Enrico CAPPELLETTI (M5S), intervenendo sull'articolo aggiuntivo a sua prima firma 4.035, sottolinea come lo stesso aggiunga all'articolo 20, del decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 199, un comma che prevede che l'installazione degli impianti fotovoltaici con moduli collocati a terra in zone classificate agricole dai piani urbanistici vigenti è consentita se l'area agricola è incolta da oltre 5 anni. Rileva come si cerca di introdurre un'eccezione all'impossibilità di realizzare impianti da fonti rinnovabili nelle aree agricole, tentando di sfruttare i terreni abbandonati.
La Commissione respinge, con distinte votazioni, gli articoli aggiuntivi Cappelletti 4.035 e Ghirra 4.036.
Francesca GHIRRA (AVS), intervenendo sull'articolo aggiuntivo a sua prima firma 4.037, rileva come lo stesso introduca ulteriori misure di semplificazione e criteri per accelerare il rilascio di permessi per la realizzazione sul territorio nazionale di nuovi impianti di energia rinnovabile e per il rinnovamento e integrale ricostruzione di impianti rinnovabili, volti a contribuire al raggiungimento di almeno il 42,5 per cento di quota di rinnovabili nel consumo finale di energia entro il 2030.
La Commissione respinge l'articolo aggiuntivo Ghirra 4.037.
Francesca GHIRRA (AVS), ritira l'articolo aggiuntivo 4.038 a propria firma.
La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli articoli aggiuntivi Ghirra 4.039, Pavanelli 4.049.
La Commissione approva gli identici emendamenti Peluffo 5.1 e Cappelletti 5.2 (vedi allegato), indi respinge gli identici emendamenti Peluffo 5.3 e Cappelletti 5.4.
Francesca GHIRRA (AVS), intervenendo sull'emendamento a sua prima firma 5.7, fa presente come si tratti di un emendamento a costo zero volto a rafforzare la trasparenza sul portale ARERA estendendo la pubblicazione sullo stesso anche delle offerte non più attivabili.
La Commissione respinge, con distinte votazioni, gli emendamenti Ghirra 5.7, Peluffo 5.8, nonché gli identici emendamenti Peluffo 5.9 e Cappelletti 5.10.
Andrea BARABOTTI (LEGA), relatore, anche a nome dell'atro relatore, on. Caramanna, esprime parere favorevole sugli emendamenti già accantonati Peluffo 5.13, Ghirra 5.15, Gusmeroli 5.16 e Giorgianni 5.18, a condizione che siano riformulati in identico testo nei termini riportati in allegato (vedi allegato).
La viceministra Vannia GAVA esprime parere conforme ai relatori.
Pag. 159Alberto Luigi GUSMEROLI, presidente, avverte che gli onorevoli Maerna e Colombo hanno sottoscritto l'emendamento Giorgianni 5.18.
Vinicio Giuseppe Guido PELUFFO (PD-IDP), dichiara di non volere accettare la proposta di riformulazione dell'emendamento a sua prima firma 5.13.
Francesca GHIRRA (AVS), dichiara di non volere accettare la proposta di riformulazione dell'emendamento a sua prima firma 5.15.
Alberto Luigi GUSMEROLI, presidente, avverte che i rispettivi presentatori hanno accettato la proposta di riformulazione degli emendamenti Gusmeroli 5.16 e Giorgianni 5.18.
La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Peluffo 5.13 e 5.14, l'emendamento Ghirra 5.15.
La Commissione approva gli emendamenti Gusmeroli 5.16 (Nuova formulazione) e Giorgianni 5.18 (Nuova formulazione) come riformulati in identico testo nei termini riportati in allegato (vedi allegato).
La Commissione, con distinte votazioni, respinge l'emendamento Peluffo 5.20 nonché gli articoli aggiuntivi Sergio Costa 5.05, Iaria 5.010 e Cappelletti 5.08.
Vinicio Giuseppe Guido PELUFFO (PD-IDP), intervenendo sull'emendamento Simiani 6.1, di cui è cofirmatario, sottolinea come lo stesso ricopra un ruolo importante all'interno del dibattito della Commissione in quanto insistente sul tema del telemarketing aggressivo. Fa presente come la proposta emendativa intenda arginare il fenomeno dello spoofing telefonico, tema che interessa tutte le forze politiche alla luce dell'esame abbinato presso le Commissioni riunite IX e X di diversi progetti di legge, di cui uno presentato dal Partito democratico. Ritiene che si debba introdurre, attraverso l'emendamento in esame, una norma specifica in questa sede in quanto nel corso dell'esame abbinato dei menzionati progetti di legge, le Commissioni riunite hanno deciso di adottare un testo base che, pur intervenendo in molti settori relativi alle problematiche dei call center, non reca disposizioni in materia di spoofing telefonico, aspetto che invece andrebbe trattato con attenzione.
Alberto PANDOLFO (PD-IDP) intervenendo sull'emendamento Simiani 6.1, che introduce misure volte a contrastare lo spoofing telefonico, evidenzia che quest'ultima tematica è al centro dell'attività del Partito Democratico sotto tutti gli aspetti. Ricorda che sulla tematica in oggetto la proposta di legge De Luca C. 579, il cui esame abbinato è in corso nelle Commissioni riunite IX e X, non è l'unica iniziativa del Partito Democratico che ha, infatti, proposto interventi anche in altre sedi. Rammenta che la tutela dei consumatori contro le quotidiane invasioni telefoniche parte innanzitutto dalla riforma del registro delle opposizioni che si è dimostrato, finora, poco efficace.
Enrico CAPPELLETTI (M5S) conferma l'intenzione della sua forza politica di realizzare interventi legislativi per contrastare queste pratiche che danneggiano i consumatori. Rileva che il Governo, dal momento che ha espresso parere contrario su proposte emendative volte a tutelare i consumatori dalle predette pratiche, sembra invece non avere a cuore il problema. Ricorda peraltro che la maggioranza ha avuto modo di esprimersi contro il cosiddetto sistema opt-in, quello cioè che vede contattabili i soli consumatori che si inscrivano in un apposito registro, mentre il MoVimento 5 stelle è favorevole proprio a tale sistema. Ricorda, peraltro, che anche per quanto riguarda la riforma del registro delle opposizioni la maggioranza non ha fatto nulla.
Emma PAVANELLI (M5S) riallacciandosi agli interventi precedenti stigmatizza che nel corso dell'esame abbinato delle proposte di legge sulla tematica presso le Commissioni riunite IX e X al momento della scelta del testo base non si sia optato per redigere un testo unificato. Fa presente che tutti cittadini sono continuamente molestati da telefonatePag. 160 di telemarketing indesiderate e che il problema, sostanzialmente, riguarda tutti i settori dell'economia e del commercio. Sottolinea, però, che una particolare attenzione deve essere posta per quanto riguarda il settore dell'energia ove il marketing aggressivo può creare seri danni ai cittadini che appartengono ai settori fragili e meno consapevoli che si ritrovano a cambiare gestore e a vedersi recapitare bollette salatissime. Ritiene quindi che il decreto-legge all'esame sarebbe il luogo opportuno per accogliere tali istanze e crede che verrebbe dato un messaggio importante essendo questa, ritiene, l'occasione per il Governo di accogliere dei giusti suggerimenti, anche se di opposizione.
La Commissione respinge l'emendamento Simiani 6.1.
La Commissione approva l'emendamento 6.10 dei Relatori.
Alberto Luigi GUSMEROLI, presidente, avverte che la votazione sull'emendamento 6.10 dei Relatori è stata indetta per errore materiale avendo espresso i relatori, in concomitanza dell'indizione della medesima votazione, l'intenzione di chiedere l'accantonamento della proposta emendativa per approfondimenti istruttori, richiesta condivisa anche dalla rappresentante del Governo.
Quindi, concorde la Commissione, revoca l'esito della predetta votazione e dispone l'accantonamento dell'emendamento 6.10 dei Relatori.
Vinicio Giuseppe Guido PELUFFO (PD-IDP), nell'illustrare l'emendamento Simiani 6.9, si riallaccia, in via preliminare, a quanto osservato dal collega Cappelletti, evidenziando che il cosiddetto sistema opt-in rappresenta un punto centrale della citata proposta di legge De Luca mentre non lo è della proposta di legge che la maggioranza ha scelto come testo base per il prosieguo dei lavori in Commissioni riunite IX e X.
La proposta emendativa in esame è finalizzata ad ottenere la comparizione nel display del dispositivo telefonico dell'utente selezionato della finalità della chiamata qualora si tratti di divulgazione pubblicitaria o di vendita diretta, ovvero per il compimento di ricerche di mercato o di comunicazione commerciale. Evidenzia che questo, come altri emendamenti presentati non sono in contrasto con i contenuti dei testi delle proposte di legge in discussione a Commissioni riunite e nemmeno alle considerazioni dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. Ricorda peraltro che la soluzione proposta è già applicata in Francia ed è idonea a dare una risposta alle esigenze degli utenti. Sottolinea, infine, che il tema è di grande evidenza.
Andrea BARABOTTI (LEGA), relatore, in risposta ai colleghi precedentemente intervenuti in relazione agli emendamenti Simiani 6.1 e 6.9, fa presente come il contrasto al telemarketing aggressivo rientri tra le priorità del Governo. Rileva poi che la sede maggiormente opportuna per trattare tale tematica è quella dell'esame abbinato in sede referente delle menzionate proposte di legge presso le Commissioni riunite IX e X, nel corso del quale, seppur è stato deciso di adottare un testo base della maggioranza, quest'ultima si è dichiarata disponibile a modificarlo in sede emendativa in un'ottica di collaborazione e confronto con le opposizioni.
La Commissione respinge l'emendamento Simiani 6.9.
Alberto Luigi GUSMEROLI, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia quindi il seguito dell'esame ad altra seduta.
La seduta termina alle 14.40.
ERRATA CORRIGE
Nel Bollettino delle Giunte e delle Commissioni parlamentari n. 478 dell'8 aprile 2025, a pagina 47, seconda colonna, nona riga, le parole da: «e 6.07» fino a «di ieri» sono sostituite dalle seguenti «(vedi allegato 1)».