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CAMERA DEI DEPUTATI
Mercoledì 16 aprile 2025
483.
XIX LEGISLATURA
BOLLETTINO
DELLE GIUNTE E DELLE COMMISSIONI PARLAMENTARI
Attività produttive, commercio e turismo (X)
COMUNICATO
Pag. 271

SEDE CONSULTIVA

  Mercoledì 16 aprile 2025. — Presidenza del presidente Alberto Luigi GUSMEROLI.

  La seduta comincia alle 13.20.

Delega al Governo per il recepimento delle direttive europee e l'attuazione di altri atti dell'Unione europea – Legge di delegazione europea 2024.
Emendamenti C. 2280 Governo, approvato dal Senato.
(Parere alla XIV Commissione).
(Esame emendamenti e conclusione – Parere contrario).

Pag. 272

  La Commissione inizia l'esame delle proposte emendative riferite al provvedimento trasmesse dalla XIV Commissione.

  Alberto Luigi GUSMEROLI, presidente, avverte che la Commissione è chiamata ad esprimere il proprio parere sugli emendamenti al disegno di legge C. 2280, approvato dal Senato, recante delega al Governo per il recepimento delle direttive europee e l'attuazione di altri atti dell'Unione europea – Legge di delegazione europea 2024, presentati direttamente presso la XIV Commissione e riferiti alle parti del provvedimento di competenza della X Commissione. Avverte, altresì, che dalla medesima XIV Commissione sono state trasmesse nove proposte emendative (vedi allegato 1).
  Ricorda che, per prassi consolidata, gli emendamenti presentati direttamente alla XIV Commissione sono trasmessi alle Commissioni di settore competenti per materia, ai fini dell'espressione del parere, che assume una peculiare valenza procedurale. A tale parere, infatti, si riconosce efficacia vincolante per la XIV Commissione. L'espressione di un parere favorevole, ancorché con condizioni o osservazioni, equivarrà pertanto ad un'assunzione dell'emendamento da parte della Commissione, assimilabile alla diretta approvazione di cui all'articolo 126-ter, comma 5, del regolamento. Tali emendamenti potranno essere respinti dalla XIV Commissione solo qualora siano considerati contrastanti con la normativa europea o per esigenze di coordinamento generale. Viceversa, un parere contrario della Commissione in sede consultiva su tali emendamenti avrà l'effetto di precludere l'ulteriore esame degli stessi presso la XIV Commissione ma potranno essere in ogni caso ripresentati in Assemblea.
  Dà conto delle sostituzioni e invita quindi il relatore, On. Maerna, ad esprimere la sua proposta di parere.

  Novo Umberto MAERNA (FDI), relatore, formula una proposta di parere contrario su tutte le proposte emendative trasmesse dalla XIV Commissione (vedi allegato 2).

  Emma PAVANELLI (M5S) annuncia il voto contrario del suo Gruppo sulla proposta di parere del relatore. Stigmatizza che Governo e maggioranza reiterino un comportamento pregiudizialmente contrario alle proposte delle opposizioni. Lamenta, in particolare, che lo facciano anche in questo caso considerato che le proposte emendative presentate dal suo Gruppo presso la XIV Commissione sono del tutto in linea con le finalità del provvedimento all'esame e conferenti quanto al loro oggetto.

  La Commissione approva la proposta di parere del relatore (vedi allegato 2).

DL 39/2025: Misure urgenti in materia di assicurazione dei rischi catastrofali.
C. 2333 Governo.
(Parere alla VIII Commissione).
(Esame e conclusione – Parere favorevole).

  La Commissione inizia l'esame del provvedimento.

  Fabrizio COMBA (FDI), relatore, espone in sintesi i contenuti del provvedimento in titolo, composto di due articoli. Nel rinviare per una disamina più approfondita dei contenuti del provvedimento alla documentazione predisposta dagli uffici, segnala che l'articolo 1, al comma 1, provvede al differimento del termine iniziale di efficacia dell'obbligo assicurativo per le imprese di medie, piccole e micro dimensioni, come definite dalla direttiva delegata (UE) 2023/2775, a copertura dei danni a taluni beni direttamente cagionati da calamità naturali ed eventi catastrofali verificatisi sul territorio nazionale.
  Riferisce, nello specifico, che tale termine viene differito dal 31 marzo 2025 al: 1° ottobre 2025 per le imprese di medie dimensioni, come definite ai sensi della direttiva (UE) 2023/2775; 31 dicembre 2025 per le piccole e microimprese, come definite ai sensi della direttiva (UE) 2023/2775. Fa presente, in particolare, che affinché rientrino in tali categorie, è necessario che le imprese, alla data di chiusura del bilancio, non superino i limiti numerici di almeno due dei tre criteri rappresentati dal Pag. 273totale dello stato patrimoniale, dai ricavi netti delle vendite e delle prestazioni e dal numero medio dei dipendenti occupati durante l'esercizio. Quindi evidenzia che i criteri relativi alla microimpresa sono i seguenti: 1) totale dello stato patrimoniale: 450 mila euro; 2) ricavi netti delle vendite e delle prestazioni: 900 mila euro; 3) numero medio dei dipendenti occupati durante l'esercizio. Quelli relativi alla piccola impresa: 1) totale dello stato patrimoniale: 5 milioni di euro; 2) ricavi netti delle vendite e delle prestazioni: 10 milioni di euro; 3) numero medio dei dipendenti occupati durante l'esercizio: 50. Quelli per impresa di medie dimensioni (non rientranti nelle precedenti categorie): 1) totale dello stato patrimoniale: 25 milioni di euro; 2) ricavi netti delle vendite e delle prestazioni: 50 milioni di euro; 3) numero medio dei dipendenti occupati durante l'esercizio: 250.
  Ricorda che il predetto obbligo è stato introdotto dall'articolo 1, comma 101, della legge 30 dicembre 2023, n. 213 (legge di bilancio 2024), e che tale disposizione fa, tra l'altro, specifico riferimento ai danni ai beni di cui all'articolo 2424, primo comma, sezione Attivo, voce B-II, numeri 1), 2) e 3), del codice civile, quali terreni e fabbricati, impianti e macchinari, attrezzature industriali e commerciali, precisando inoltre che per eventi da assicurare si intendono i sismi, le alluvioni, le frane, le inondazioni e le esondazioni. L'inadempimento dell'obbligo di assicurazione viene considerato ai fini dell'assegnazione di contributi, sovvenzioni o agevolazioni di carattere finanziario a valere su risorse pubbliche, anche con riguardo a quelle previste in occasione di eventi calamitosi e catastrofali. In caso di accertamento di violazione o elusione dell'obbligo a contrarre, incluso il rinnovo, IVASS provvede a irrogare la sanzione amministrativa pecuniaria da 100 mila a 500 mila euro.
  Segnala che la relazione illustrativa che accompagna il provvedimento evidenzia che la disposizione è volta a consentire un esame ponderato e comparativo delle offerte assicurative formulate sulla base della nuova normativa, considerato che le medie e piccole imprese riscontrano maggiori difficoltà nel rapido adeguamento (si tratta, stando a quanto riportato dal Governo, della quasi totalità delle imprese iscritte al registro, tra cui oltre 5 milioni di microimprese).
  Il comma 2 stabilisce che, per le imprese sopra menzionate, la disposizione (articolo 1, comma 102, della legge di bilancio 2024) secondo la quale l'inadempimento dell'obbligo di assicurazione viene considerato nell'assegnazione di contributi, sovvenzioni o agevolazioni di carattere finanziario a valere su risorse pubbliche, anche con riferimento a quelle previste in occasione di eventi calamitosi e catastrofali, trova applicazione a decorrere dalla data in cui sorge l'obbligo assicurativo.
  Il comma 3 fa salvo il termine del 31 marzo 2025 per le grandi imprese, come definite ai sensi della direttiva (UE) 2023/2775, secondo la quale sono grandi imprese le imprese che, alla data di chiusura del bilancio, superano i limiti numerici di almeno due dei tre criteri seguenti: 1) totale dello stato patrimoniale: 25 milioni di euro; 2) ricavi netti delle vendite e delle prestazioni: 50 milioni di euro; 3) numero medio dei dipendenti occupati durante l'esercizio: 250. Inoltre, con riferimento alle medesime imprese, la disposizione di cui al sopra citato articolo 1, comma 102, trova applicazione decorsi novanta giorni dalla data di decorrenza dell'obbligo assicurativo (ossia dal 30 giugno 2025). Al riguardo, il Governo, nella relazione illustrativa, evidenzia che tale intervento ha il fine di evitare che l'imminenza dell'indiretta sanzione, costituita dalla perdita delle agevolazioni, possa costringere le imprese in questione a stipulare senza adeguata ponderazione e comparazione o comunque agevolare comportamenti speculativi da parte delle imprese assicurative.
  Conclude riferendo che l'articolo 2 dispone circa l'entrata in vigore del decreto-legge.
  Formula quindi una proposta di parere favorevole (vedi allegato 3).

  Emma PAVANELLI (M5S) annuncia il voto di astensione del suo Gruppo sulla proposta di parere del relatore. Il voto annunciato è motivato dal fatto che l'esame Pag. 274in sede referente del provvedimento in titolo non è ancora concluso e che quindi non ci si trova nelle condizioni di conoscere quale sarà la versione definitiva del testo licenziato dall'VIII Commissione. Si riserva quindi un più approfondito giudizio all'esito dell'esame delle proposte emendative, presentate dal suo Gruppo presso la Commissione competente sul merito, volte a fornire un opportuno sostegno alle imprese che devono affrontare una problematica molto seria e impegnativa, anche in termini di costi economici, e che si pone, di fatto, come una tassa occulta che li colpisce, peraltro, in un momento assai delicato che vede il settore industriale venire da venticinque mesi continuativi di riduzione della produzione.

  Francesca GHIRRA (AVS) annuncia il voto di astensione del suo Gruppo sulla proposta di parere del relatore. Si riserva di maturare una diversa posizione all'esito dell'esame delle proposte emendative presentate presso la Commissione competente sul merito.

  Vinicio Giuseppe Guido PELUFFO (PD-IDP) annuncia il voto di astensione del suo Gruppo sulla proposta di parere del relatore.

  La Commissione approva la proposta di parere del relatore (vedi allegato 3).

Documento di finanza pubblica 2025.
Doc. CCXL, n. 1 e Allegati.
(Parere alla V Commissione).
(Esame e rinvio).

  La Commissione inizia l'esame del provvedimento.

  Alberto Luigi GUSMEROLI, presidente e relatore, espone in sintesi i contenuti del provvedimento in titolo.
  Ricorda, in primo luogo, che il Documento di finanza pubblica 2025, trasmesso alle Camere il 10 aprile 2025, si compone di due sezioni; la prima sezione include la «Relazione annuale sui progressi compiuti nel 2024», mentre la seconda sezione reca «Analisi e tendenze della finanza pubblica».
  Secondo quanto riportato dal Governo, in considerazione delle novità introdotte dalla riforma della governance economica europea (regolamento (UE) 2024/1263, regolamento (UE) 2024/1264, direttiva (UE) 2024/1265) entrata in vigore il 30 aprile 2024, il Documento di finanza pubblica presenta dunque un'articolazione differente rispetto a quella dei precedenti Documenti di economia e finanza (DEF). In questa fase di prima applicazione della nuova normativa europea e nelle more delle modifiche della disciplina nazionale in materia di contabilità pubblica, nelle due sezioni del Documento sono esposte le informazioni previste dall'articolo 21 del regolamento (UE) 2024/1263 e quelle indicate dall'articolo 10, comma 3, della legge di contabilità e finanza pubblica n. 196 del 31 dicembre 2009. L'organizzazione del Documento di finanza pubblica 2025 è stata ulteriormente definita dagli impegni al Governo previsti dai seguenti atti di indirizzo parlamentare: la risoluzione n. 7/00289, approvata dalla V Commissione della Camera dei deputati il 1° aprile 2025, e la risoluzione n. 7/00020, approvata dalla 5ª Commissione del Senato della Repubblica il 2 aprile 2025.
  Alla Relazione annuale è allegato un documento contenente le tavole richieste dalla Comunicazione della Commissione europea C/2024/3975. Gli altri allegati sono quello sulle «Strategie per le infrastrutture, la mobilità e la logistica» (cosiddetto «Allegato infrastrutture») di cui all'articolo 10-bis della legge n. 196 del 2009, come modificato dal decreto legislativo n. 116 del 2018, e la Relazione circa l'attuazione della razionalizzazione del sistema degli acquisti di beni e servizi di cui all'articolo 2, comma 576, della legge n. 244 del 2007. Infine, nel Documento è presente anche l'elenco dei disegni di legge collegati riferiti alla prossima manovra di bilancio, aggiornato rispetto a quello del Piano strutturale di bilancio di medio termine (PSBMT).
  Ricorda che la relazione annuale sui progressi compiuti è prevista dal regolamentoPag. 275 (UE) 2024/1263 che ha abrogato il regolamento (CE) n. 1466 del 1997, modificando la precedente disciplina del Patto di stabilità e crescita sul cosiddetto «braccio preventivo». In tale contesto, ritiene opportuno ricordare altresì che a seguito dell'entrata in vigore della nuova normativa europea, la Commissione europea ha pubblicato la Comunicazione C/2024/3975 del 21 giugno 2024, recante gli «Orientamenti per gli Stati membri sugli obblighi di informazione per i piani strutturali di bilancio di medio termine e per le relazioni annuali sui progressi compiuti». La Comunicazione della Commissione europea è stata adottata per fornire assistenza agli Stati membri nell'applicazione del regolamento (UE) 2024/1263 e individua gli obblighi di informazione connessi al Piano strutturale di bilancio e alle Relazioni annuali. Nella Comunicazione si precisa, inoltre, che nello spirito della titolarità nazionale, ciascuno Stato membro può prevedere che nei nuovi documenti di finanza pubblica siano esposti ulteriori informazioni e che tali contenuti siano organizzati secondo un differente livello di dettaglio, tenendo conto quindi delle diverse esigenze nazionali.
  In particolare, a seguito dell'approvazione del primo Piano strutturale di bilancio dell'Italia da parte del Consiglio dell'Unione europea, entro il 30 aprile di ogni anno l'Italia è tenuta a presentare alla Commissione europea una Relazione volta a consentire il monitoraggio dello stato di attuazione degli obiettivi programmatici stabiliti nel Piano. In ragione di tale funzione di rendicontazione stabilita dalle nuove regole europee, le tabelle contenute nella Relazione annuale sono allineate il più possibile a quelle del Piano strutturale di bilancio. In tal senso, secondo la disciplina europea, in occasione delle Relazioni annuali, gli Stati membri si limitano a dare conto dei progressi relativi agli impegni programmatici collegati al percorso di aggiustamento di bilancio, che non possono essere rinegoziati a meno del verificarsi delle condizioni previste dal regolamento (UE) 2024/1263.
  In considerazione della citata funzione di monitoraggio alla quale assolve il corredo informativo, nell'esporre le principali variabili macroeconomiche e di finanza pubblica, la prima sezione presenta i dati di consuntivo sul 2024 e le stime per l'anno in corso, alle quali si aggiungono delle informazioni di previsione sugli anni successivi, con particolare riferimento all'andamento della spesa netta finanziata a livello nazionale rispetto al percorso di aggiustamento di bilancio prestabilito. La Relazione dà riscontro anche dello stato di avanzamento delle riforme e degli investimenti del Piano strutturale di bilancio. La Relazione dedica, inoltre, alcune parti anche ai temi del contrasto all'evasione fiscale, delle politiche per la natalità e del rafforzamento della capacità di difesa.
  La Relazione annuale espone quindi i dati e le principali informazioni, con particolare riferimento all'anno in corso e nell'orizzonte temporale considerato, sulle variabili rilevanti per valutare la sostenibilità di bilancio, sull'andamento delle spese e delle entrate pubbliche, sulle misure discrezionali sul lato delle entrate e sul loro impatto stimato, oltre alle principali previsioni macroeconomiche.
  Sono inoltre presenti le informazioni sullo stato di attuazione delle riforme e degli investimenti volti a dare seguito alle raccomandazioni specifiche per Paese e sugli sviluppi relativi a eventuali ulteriori riforme ed investimenti finalizzati – come nel caso del Piano strutturale di bilancio dell'Italia – all'estensione del periodo di aggiustamento a sette anni.
  Per i soli anni in cui è attiva la procedura per disavanzi eccessivi, la Relazione spiega in che modo gli sviluppi di bilancio sono correlati al percorso di aggiustamento. In caso di procedura per squilibri macroeconomici, si dà conto delle informazioni sui progressi nella correzione degli squilibri macroeconomici. Inoltre, fino alla conclusione del PNRR, la Relazione mostra i dati sulla coerenza e, se del caso, sulla complementarità della programmazione del Piano strutturale di bilancio con i fondi della politica di coesione e quelli del dispositivo di ripresa e resilienza.
  Infine, la Relazione annuale dovrebbe contemplare informazioni in merito all'attuazionePag. 276 delle misure d'intervento volte a dare risposta alle priorità comuni dell'Unione europea: i) una transizione equa, verde e digitale, compresa la coerenza rispetto alla normativa europea sul clima; ii) la resilienza sociale ed economica, compreso il pilastro europeo dei diritti sociali; iii) la sicurezza energetica; iv) se necessario, lo sviluppo di capacità di difesa.
  Per quanto riguarda l'orizzonte temporale considerato nella Relazione, in base alle indicazioni presenti nella Comunicazione della Commissione europea, i dati dovrebbero essere esposti a partire dal 2023 (anno «T-X», si veda la Comunicazione della Commissione C/2024/3975, parte B, punto 4), ossia l'anno di riferimento utilizzato nella raccomandazione del Consiglio dell'Unione europea che approva il Piano strutturale di bilancio, fino all'anno di presentazione della Relazione annuale, aggiornando dunque i dati a consuntivo e quelli di previsione. Tuttavia, in linea con gli impegni stabiliti nelle citate risoluzioni parlamentari approvate dalle Commissioni bilancio della Camera e del Senato, i dati includono le previsioni fino al 2027, quale ultimo anno interessato dalle politiche adottate nell'ambito della legge di bilancio per il 2025. Sono inoltre presenti analoghe informazioni sugli andamenti macroeconomici e la finanza pubblica relative al 2028.
  La seconda sezione riprende sostanzialmente le informazioni sugli andamenti di finanza pubblica già previste dall'articolo 10, comma 3, della legge n. 196 del 2009. Nella seconda sezione sono quindi esposti i dati relativi al conto economico delle Amministrazioni pubbliche per sottosettori, le informazioni riguardanti i principali comparti di spesa (pubblico impiego, prestazioni sociali e sanità) e i risultati e le previsioni tendenziali del conto di cassa del settore pubblico. Sono inoltre aggiornate le previsioni di finanza pubblica per il periodo 2025-2027 e forniti, inoltre, i dati relativi all'anno 2028.
  Nella seconda sezione si analizzano i profili finanziari concernenti le politiche in essere che il Governo intende confermare, confrontando i dati con le previsioni a legislazione vigente. In linea con le citate risoluzioni parlamentari il Governo ha preferito quindi esporre i dati secondo un approccio coerente con la metodologia della Commissione europea basata su una «no-fiscal policy change» assumption, in luogo del criterio delle politiche invariate. Il Documento include anche i dati sulle risorse destinate allo sviluppo delle aree sottoutilizzate, con evidenziazione dei fondi nazionali addizionali, e si dà conto del risultato raggiunto nel 2024 dall'attività di contrasto all'evasione fiscale in termini di recupero di gettito.
  Ricorda che secondo quanto previsto dai citati atti di indirizzo parlamentare (risoluzione Camera n. 7/00289 del 1° aprile 2025, risoluzione Senato n. 7/00020 del 2 aprile 2025), il Governo si è impegnato a aggiornare i dati del quadro macroeconomico e quelli sulla finanza pubblica relativi al 2028 nel documento di programmazione economica che sarà presentato alle Camere nella fase autunnale del ciclo di bilancio.
  Alla luce di tali premesse, nella Relazione sono illustrati i dati sull'andamento della spesa netta rispetto agli obiettivi stabiliti nel Piano e l'evoluzione delle sue componenti a partire dalla spesa primaria. I dati di consuntivo sul tasso di crescita annuo della spesa netta mostrano come nel 2024 la spesa netta sia diminuita del 2,1 per cento, conseguendo quindi una riduzione maggiore rispetto quella prevista nel Piano strutturale di bilancio e pari all'1,9 per cento. In relazione, invece, agli obiettivi dell'andamento della spesa netta a partire dal 2025, cioè l'anno dal quale decorre l'aggiustamento di bilancio, il Piano strutturale prevede un tasso di crescita annuo pari a 1,3 per cento e un tasso di crescita cumulato pari a –0,7 per cento. Secondo le stime della Relazione annuale, elaborate considerando la previsione della crescita tendenziale aggiornata al 2025, nell'anno in corso il tasso di crescita annuo della spesa netta dovrebbe attestarsi in linea con l'obiettivo del Piano, mentre il tasso di crescita cumulato dovrebbe essere pari a –0,9 per cento. Nella Relazione il Governo precisa che sarebbe prematuro allo stato attuale ritenere che tale quantificazione possa rappresentare il dato di partenza del monitoraggioPag. 277 contabile che sarà attivato dalla Commissione europea con il conto di controllo a partire dal 2026, sulla base dei dati di consuntivo relativi al 2025.
  Per quanto riguarda le altre variabili macroeconomiche e di finanza pubblica monitorate nel Documento, si rileva, in primo luogo, come nel 2024 la crescita del PIL reale, sia stata pari allo 0,7 per cento, ossia minore dello 0,3 per cento rispetto all'1 per cento stimato nel Piano.
  Dati i fattori di incertezza che caratterizzano l'attuale contesto internazionale, secondo le stime riportate nel Documento di finanza pubblica, il PIL dovrebbe crescere nel 2025 dello 0,6 per cento. Sulla base di previsioni fondate su un approccio prudenziale, si stima quindi un netto ribasso della crescita economica rispetto allo scenario programmatico riportato nel Piano, che prevedeva una crescita dell'1,2 per cento del PIL. Si stima una contrazione del tasso di crescita del PIL rispetto ai dati esposti nel Piano anche per il 2026, mentre il dato sarebbe confermato per il 2027. Segnala che la previsione macroeconomica tendenziale è stata validata dall'Ufficio Parlamentare di Bilancio (UPB) con nota del 7 aprile 2025.
  Con riferimento all'obiettivo di una gestione responsabile e sostenibile delle finanze pubbliche, la Relazione dà conto degli andamenti dello scenario programmatico esposto nel Piano strutturale di bilancio e dello scenario tendenziale del nuovo Documento di finanza pubblica. In particolare, secondo i dati di consuntivo, nel 2024 il rapporto deficit/PIL è stato pari a 3,4 per cento, in miglioramento rispetto ai dati esposti nel Piano (3,8 per cento) e nel DEF dello scorso anno (4,3 per cento). Nella Relazione il Governo conferma gli obiettivi dell'indebitamento già previsti nel Piano per consentire all'Italia di uscire dalla Procedura per disavanzi eccessivi nel 2027, prevedendo che il rapporto deficit/PIL nel 2025 sia pari al 3,3 per cento e che si riduca ulteriormente negli anni successivi, scendendo al di sotto della soglia del 3 per cento del PIL dal 2026. Guardando al debito pubblico, i dati trasmessi dal Governo mostrano che il rapporto debito/PIL dovrebbe attestarsi al 136,6 per cento nel 2025, ad un livello lievemente inferiore rispetto alle previsioni del Piano. Il rapporto debito/PIL dovrebbe continuare ad aumentare fino al 2026, iniziando a ridursi a partire dal 2027 con l'esaurirsi dell'impatto dei crediti di imposta, unitamente al consolidamento dell'avanzo primario.
  Passando all'esame delle parti della sezione prima del Documento, di competenza della Commissione, ricorda che tale sezione dà conto dell'attuazione delle riforme e degli investimenti previsti nel Piano strutturale di bilancio.
  Ai fini dell'estensione del periodo di aggiustamento del Piano strutturale di bilancio di medio termine, e con particolare riferimento alle riforme relative all'ambiente imprenditoriale, dal Documento emerge che tra le iniziative intraprese dal Governo si annoverano, tra le altre:

   l'approvazione della legge annuale sulla concorrenza per il 2023, la terza consecutiva, e la preparazione della legge annuale per il 2024, che dovrebbe contenere misure relative a servizi infrastrutturali (energetici e portuali) e non infrastrutturali, tra cui il trasporto pubblico non di linea, i servizi pubblici locali e regionali e la distribuzione commerciale nel comparto farmaceutico;

   l'avvio della revisione organica del sistema degli incentivi alle imprese, con la prossima presentazione dello schema di decreto legislativo recante il cosiddetto Codice degli incentivi (in attuazione della legge n. 160 del 2023): il decreto dovrebbe definire un approccio sistemico al processo di erogazione degli incentivi, che va dalla programmazione fino alla valutazione dei risultati, promuovendo l'uso di strumenti digitali, procedure standardizzate e una logica orientata ai risultati;

   il consolidamento e rafforzamento del sostegno alla spesa in ricerca e sviluppo, con un sistema di cofinanziamento (disposto dalla legge di bilancio per il 2025) per garantire, nella fase successiva al completamento del PNRR, la continuità e la sostenibilità delle attività progettuali relative a: a) programmi di ricerca per tecnologie e Pag. 278percorsi innovativi in ambito sanitario e assistenziale finanziati con il Piano Nazionale Complementare; b) investimenti PNRR «Partenariati estesi a università, centri di ricerca, imprese e finanziamento progetti di ricerca» e «Potenziamento strutture di ricerca e creazione di campioni nazionali di R&S su alcune Key enabling technologies»;

   l'incentivo alla cooperazione tra università, centri di ricerca e imprese: il Governo cita una serie di misure – investimenti del PNRR – nelle quali si sarebbero registrati progressi nel corso degli ultimi mesi;

   il consolidamento e rafforzamento del sostegno all'innovazione, all'abilitazione industriale delle tecnologie emergenti, al trasferimento tecnologico e alle filiere strategiche: a) gli accordi di innovazione, volti a sostenere i progetti che si inquadrano nel secondo Pilastro del Programma quadro di ricerca e innovazione «Orizzonte Europa», sono stati recentemente rifinanziati; b) è stato introdotto il Fondo crescita sostenibile – Scoperta imprenditoriale, per sostenere progetti di ricerca e sviluppo, da realizzare nei territori delle regioni meno sviluppate; c) Il Fondo crescita sostenibile – STEP prevede lo stanziamento di circa 400 milioni per sostenere progetti di ricerca e sviluppo delle tecnologie critiche nelle Regioni meno sviluppate; d) per quanto riguarda il Fondo IPCEI, su microelettronica, batterie, idrogeno e infrastrutture digitali, il Governo riferisce che sono stati attivati progetti per oltre 6 miliardi; e) si prevede una maggiore flessibilità nell'accesso al fondo per favorire lo sviluppo delle tecnologie e delle applicazioni di intelligenza artificiale, blockchain e internet of things; f) il piano Transizione 5.0 ha introdotto un credito d'imposta per le imprese che effettuano nuovi investimenti, a decorrere dal 1° gennaio 2024 e fino al 31 dicembre 2025; g) altre misure fiscali, quali il credito di imposta per gli investimenti in ricerca e sviluppo e l'IRES premiale, sono state ulteriormente implementate; h) per quanto riguarda le materie prime critiche, il Governo ha adottato il decreto-legge n. 84 del 2024, convertito con modificazioni dalla legge 8 agosto 2024, n. 115, per l'approvvigionamento sicuro e sostenibile delle materie prime critiche (che la X Commissione ha esaminato in sede referente), in linea con il regolamento (UE) 2024/1252; i) relativamente allo sviluppo dell'intelligenza artificiale, il Documento riporta che è all'esame del Parlamento, in seconda lettura alla Camera dei deputati, il disegno di legge governativo sull'intelligenza artificiale, il cui inizio dell'esame in sede referente, ricorda, è previsto nella seduta delle Commissioni riunite IX e X convocata per oggi pomeriggio;

   il consolidamento e rafforzamento del sostegno all'internazionalizzazione: il Governo ricorda l'investimento 5.1 della M1C2 del PNRR, che ha portato alla conclusione di 6.884 contratti di finanziamento con altrettante imprese beneficiarie, le quali hanno percepito 557 milioni di euro a titolo di acconto e ulteriori 146 milioni di euro a titolo di saldo; successivamente, la legge di bilancio per il 2025 è intervenuta ulteriormente per: a) favorire e sostenere gli investimenti nell'America centrale o meridionale; b) rafforzare i finanziamenti agevolati di SIMEST dello strumento «Potenziamento mercati africani» a sostegno delle imprese italiane con interessi strategici nel continente africani; c) semplificare le modalità di sostegno delle iniziative per la transizione digitale o ecologica a beneficio delle imprese cosiddette «energivore»; d) introdurre tre nuove sezioni all'interno del fondo rotativo destinato alla concessione di finanziamenti a tasso agevolato alle imprese esportatrici;

   la prossima presentazione del primo disegno di legge per le PMI: quest'ultimo dovrebbe prevedere la semplificazione degli oneri amministrativi, la promozione dell'accesso al finanziamento e della competitività, nonché i programmi a sostegno dell'investimento e incentivi per il coordinamento tra le imprese e l'occupazione giovanile; è prevista la redazione di un testo unico per il riordino della normativa in materia di start-up innovative, spin-off, Pag. 279PMI innovative e incubatori e acceleratori di start-up;

   l'approvazione della legge n. 21 del 2024 (cosiddetta legge Capitali) che – con l'obiettivo di stimolare la crescita del mercato dei capitali italiano favorendo l'accesso e la permanenza delle imprese nell'ambito dei mercati finanziari – delega al Governo la riforma organica del TUF e delle disposizioni in materia di società di capitali contenute nel codice civile applicabili anche agli emittenti di strumenti finanziari.
   Con riguardo alle altre riforme, il Documento sottolinea le misure a potenziamento della rete di protezione e inclusione sociale a contrasto della povertà, annoverando tra queste il decreto-legge n. 19 del 2025 (cosiddetto decreto bollette) da poco esaminato dalla Commissione e approvato dall'Assemblea della Camera dei deputati in data odierna.
   Il Documento si sofferma poi sulle misure legate a transizione verde, sicurezza energetica e protezione ambientale. A questo proposito, per quel che riguarda le materie di competenza della Commissione, il Governo dà atto del fatto che l'Italia sta proseguendo con l'attuazione del Piano nazionale integrato energia e clima (PNIEC): il suo aggiornamento è stato trasmesso alla Commissione europea a giugno 2024 e, per garantirne un efficace monitoraggio, nel mese di dicembre 2024 è stata lanciata una piattaforma dedicata all'analisi dello stato di avanzamento delle misure previste.
   Il Governo riferisce che, nel corso dell'ultimo anno, si è conclusa la consultazione pubblica sull'aggiornamento del decreto relativo alla disciplina dei cosiddetti certificati bianchi, al fine di semplificare le procedure ed ampliare le categorie di progetti ammissibili. Anche il cosiddetto conto termico è stato modificato, prevedendo una platea più ampia di beneficiari ed interventi. Inoltre, il Governo riferisce che si sta lavorando all'introduzione del cosiddetto DM FER-T, dedicato alla promozione dell'energia termica da fonti rinnovabili su larga scala.
   Altri interventi riguardano l'efficienza energetica, come l'aggiornamento del Fondo nazionale per l'efficienza energetica, e il cosiddetto DM OIERT, in corso emanazione, che obbliga gli operatori del settore termico ad incrementare l'uso di rinnovabili. Il Governo inoltre riferisce che sta finalizzando il nuovo decreto sui requisiti minimi degli edifici e il cosiddetto decreto FER2, volto a sostenere tecnologie rinnovabili ancora costose o immature, che potrà assegnare 4,59 GW di capacità attraverso aste.
   Sul fronte della produzione elettrica da fonti mature e con costi fissi bassi, è stato introdotto un regime transitorio (cosiddetto FERX-transitorio), per facilitare una maggiore integrazione con il sistema elettrico. Inoltre, il Governo riferisce di voler sviluppare un nuovo meccanismo di supporto (cosiddetto decreto FERZ) che consenta agli operatori di scegliere liberamente le tecnologie da implementare, separando il contratto di incentivazione dagli impianti sottostanti.
   Riferisce che nel Documento è poi ricordata la promulgazione del decreto attuativo che definisce criteri omogenei per individuare le aree idonee allo sviluppo delle rinnovabili, accompagnato da una ripartizione regionale degli obiettivi al 2030. Parallelamente, è stato approvato il decreto legislativo (decreto legislativo n. 190 del 2024) che armonizza le procedure autorizzative per gli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili (cosiddetto TU FER).
   Il Governo ricorda anche lo strumento del cosiddetto Energy Release, volto a supportare la creazione di nuova capacità rinnovabile destinata, in particolare, alle imprese energivore. Per favorire ulteriormente l'integrazione delle rinnovabili nel mercato elettrico, inoltre, è stata introdotta una nuova disciplina sulla contrattualizzazione a termine per lo stoccaggio elettrico, con le prime aste previste per il 2025.
   Dal Documento emerge poi che, a sostegno della diffusione dei contratti di compravendita di energia elettrica da fonti rinnovabili a lungo termine (cosiddetto Power Purchase Agreements – PPAs), sono stati previsti strumenti per lo sviluppo di una piattaforma di mercato dedicata, assistitaPag. 280 da un sistema di garanzie, in cui il GSE agirà come garante di ultima istanza. Questo intervento mira a superare gli ostacoli che ancora limitano l'uso diffuso di questi accordi di lungo termine.
   In parallelo, il Governo riferisce di voler incentivare lo sviluppo delle tecnologie per la cattura, l'uso e lo stoccaggio della CO2 (CCS), indispensabili per la decarbonizzazione di settori industriali particolarmente complessi come cemento, siderurgia e chimica. A tal fine, è stato creato un comitato ad hoc per garantire lo sviluppo e la sicurezza del comparto, accompagnato da una revisione della relativa normativa per snellire i procedimenti autorizzativi.
   Infine, il Governo ricorda che l'Italia ha avviato un percorso strutturato per il rilancio dell'energia nucleare sostenibile. Il Consiglio dei Ministri ha approvato, in via preliminare, un disegno di legge delega che disciplina vari aspetti, dalla produzione alla disattivazione degli impianti, fino alla gestione dei rifiuti e allo sviluppo della fusione nucleare. Le scelte sono state supportate dalle valutazioni della Piattaforma nazionale per un nucleare sostenibile (PNNS), i cui dati hanno contribuito all'aggiornamento del PNIEC, delineando uno scenario in cui il nucleare potrebbe soddisfare tra l'11 per cento e il 22 per cento del fabbisogno energetico nazionale al 2050.
   Nessuno chiedendo di intervenire, rinvia quindi il seguito dell'esame ad altra seduta.

  La seduta termina alle 13.35.

ATTI DELL'UNIONE EUROPEA

  Mercoledì 16 aprile 2025. — Presidenza del presidente Alberto Luigi GUSMEROLI.

  La seduta comincia alle 13.35.

Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle Regioni: piano d'azione industriale per il settore automobilistico europeo.
COM(2025) 95 final.
(Seguito dell'esame, ai sensi dell'articolo 127, comma 1, del Regolamento, e rinvio).

  La Commissione prosegue l'esame del provvedimento in oggetto, rinviato nella seduta del 9 aprile 2025.

  Alberto Luigi GUSMEROLI, presidente e relatore, ricorda che nella precedente seduta del 9 aprile è intervenuto, in sede di dibattito, l'On. Cappelletti. Ricorda che, in quella sede, aveva chiesto di intervenire l'On. Ghirra alla quale cede la parola.

  Francesca GHIRRA (AVS), con riferimento alla relazione svolta nella precedente seduta dal presidente e relatore Gusmeroli, fa presente di essere in totale disaccordo sull'analisi ivi proposta e sulle valutazioni in essa contenute, salvo, sottolinea, che per quanto riguarda la richiesta di un opportuno approfondimento istruttorio e quindi di svolgere un ciclo di audizioni. In particolare non condivide la lettura delle problematiche connesse alla crisi del settore automotive e alla questione della decarbonizzazione. Quanto alla prima non è affatto convinta che la crisi di vendita delle automobili, in particolare quelle del gruppo Stellantis, sia il portato delle politiche dell'Unione europea in materia di clima e energia. Al proposito ritiene che la crisi di vendita abbia a che fare, piuttosto, con l'offerta di modelli automobilistici che non sono appetibili per il mercato e non intercettano le esigenze dei consumatori. In tal senso ricorda le perfomance del tutto opposte dei costruttori cinesi che hanno profondamente innovato i loro modelli e ottenuto crescente successo ed evidenzia che la differenza dei risultati dell'industria dell'auto della Cina rispetto a quella europea risiede proprio nell'aver accettato la sfida dell'innovazione e nell'aver investito con decisione in essa.
  Osservato che la maggioranza sembra aver cambiato atteggiamento nel lasso di tempo intercorso tra le audizioni dell'allora amministratore delegato di Stellantis, Tavares, e del presidente del medesimo gruppo, Elkann, ritiene che il Governo farebbe meglio ad accompagnare un cambio di passo dei costruttori automobilistici italiani mentre, rileva, sembra fare tutto il contrario. Evidenzia, in tal senso, che l'Esecutivo riducePag. 281 il fondo di bilancio destinato al settore automotive e non interviene sul rinvio della costruzione della «gigafactory» a Termoli promessa da Stellantis. Il Governo inoltre non prevede misure strutturali per affrontare il costo dell'energia per le imprese – anche nel cosiddetto «decreto bollette», il cui disegno di legge di conversione è stato approvato oggi in prima lettura alla Camera. Infine, lo stesso Governo mantiene una posizione ambigua sulla questione dei dazi annunciati dall'amministrazione statunitense. Stigmatizza, in ultimo, che si dirottino le risorse stanziate per l'automotive verso l'industria delle armi.

  Alberto Luigi GUSMEROLI, presidente e relatore, nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia quindi il seguito dell'esame ad altra seduta.

Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle Regioni: decarbonizzazione delle flotte aziendali.
COM(2025) 96 final.
(Esame, ai sensi dell'articolo 127, comma 1, del Regolamento, e rinvio).

  La Commissione inizia l'esame del provvedimento in oggetto.

  Alberto Luigi GUSMEROLI, presidente, in sostituzione del relatore on. Squeri, impossibilitato a partecipare alla seduta, espone in sintesi i contenuti della comunicazione relativa alla decarbonizzazione delle flotte aziendali, presentata dalla Commissione europea il 5 marzo 2025 segnalando, in primo luogo, che essa è stata presentata contestualmente alla comunicazione relativa al Piano d'azione industriale per il settore automobilistico, sulla quale la Commissione ha avviato l'esame la scorsa settimana.
  Fa presente che la strategia sulla decarbonizzazione delle flotte aziendali costituisce parte integrante del piano d'azione sull'automotive. Non si sofferma, data l'evidenza del caso, sulla centralità che il settore automobilistico riveste per l'industria europea, anche dal punto di vista occupazionale, e nemmeno sulle grandi sfide che esso si trova ad affrontare, a partire dalla duplice transizione verde e digitale, in un contesto internazionale complicato e in costante evoluzione, contrassegnato da pericolose guerre commerciali e da crescenti rischi derivanti dalle catene di approvvigionamento, dalle dipendenze di importazioni di materie prime e dagli alti costi dell'energia. Ricorda, infatti, che la sua relazione presentata la scorsa settimana sul piano industriale per l'automotive contiene già una disamina del periodo di trasformazione strutturale e di sfide senza precedenti che il settore automobilistico europeo si trova ad affrontare e già riporta dati, purtroppo molto preoccupanti, sul declino dell'industria automobilistica europea, che sta progressivamente perdendo quote di mercato, mentre la Cina è ormai il maggiore produttore di automobili al mondo nonché il principale esportatore globale di automobili. Sottolinea, in particolare, che è preoccupante anche la situazione dell'industria italiana che negli ultimi anni sta registrando cali di produzione molto significativi.
  Rinviando, pertanto, per approfondimenti sui dati riguardanti l'industria automobilistica europea alla citata relazione svolta sul piano d'azione per l'automotive la scorsa settimana e alla documentazione predisposta dagli uffici, passa ad illustrare i principali contenuti della comunicazione sulla decarbonizzazione delle flotte aziendali.
  Precisa, in primo luogo, cosa si intende per flotte aziendali e da cosa sono contrassegnati i mercati delle flotte aziendali e perché la Commissione europea ritiene necessario intervenire.
  Rileva, quindi, che attualmente la legislazione dell'Unione europea non contiene una definizione di «flotta aziendale». Ai fini della comunicazione all'esame, tutti i veicoli immatricolati da una persona giuridica (e non da una persona fisica) sono considerati veicoli aziendali (fatta eccezione, tra l'altro, per ambulanze, autopompe, eccetera). Di conseguenza le flotte aziendali possono essere suddivise in 5 Pag. 282grandi categorie, comprendenti autovetture, furgoni e veicoli pesanti (autocarri, autobus e pullman), che coprono sia i veicoli passeggeri che quelli commerciali.
  I mercati delle flotte aziendali, i soggetti che vi operano e i loro modelli imprenditoriali sono contraddistinti da notevole eterogeneità in Europa. A seconda del segmento di mercato, gli operatori del mercato possono avere dimensioni molto grandi e gestire migliaia di veicoli, oppure avere dimensioni molto piccole e gestire soltanto pochi veicoli.
  In tale contesto, la Commissione europea segnala che le immatricolazioni di veicoli aziendali svolgono un ruolo importante, essendo responsabili di circa il 60 per cento di tutte le immatricolazioni di autovetture nuove nell'Unione. I gestori delle flotte, e in particolare quelle di dimensioni maggiori, si trovano spesso in una posizione migliore per negoziare i prezzi per l'acquisto di veicoli e possono altresì beneficiare di vari incentivi fiscali, quali norme favorevoli in materia di ammortamento fiscale, detrazione dell'IVA o un trattamento favorevole in termini di prestazioni in natura. Questo è il caso, ad esempio, del leasing delle autovetture: si tratta di un mercato consolidato, dominato da un numero relativamente esiguo di grandi operatori responsabile di circa 3 milioni di immatricolazioni di veicoli nuovi ogni anno (circa il 30 per cento delle vendite di autovetture nuove).
  I dati a disposizione della Commissione europea suggeriscono, tuttavia, che tale potenziale non è pienamente attivato a livello medio nell'Unione europea: negli ultimi anni, infatti, la quota di veicoli a zero emissioni nelle flotte aziendali ha perso terreno rispetto a quella rilevata nelle vendite ai privati. Le rispettive quote per il 2023 erano pari al 12,3 per cento per le imprese, rispetto al 14,1 per cento nel settore privato; tale divario si è leggermente ridotto nel 2024, passando al 12,4 per cento rispetto al 13,8 per cento.
  Al fine di rispettare gli obblighi relativi alle zero emissioni per i nuovi autoveicoli previsti a partire dal 2035, la Commissione europea ritiene pertanto necessario accelerare la diffusione dei veicoli a emissioni zero nelle flotte aziendali e, per questo motivo, elenca una serie di azioni che possono essere immediatamente intraprese a livello nazionale, regionale e locale per produrre benefici immediati in vista della proposta legislativa su cui la Commissione europea sta lavorando e che dovrebbe essere adottata entro la fine dell'anno.
  Le azioni illustrate dalla Commissione europea si riferiscono in particolare a 3 ambiti.
  Il primo ambito è rendere i veicoli a zero emissioni più attraenti attraverso la politica di bilancio. La Commissione europea sottolinea come gli Stati membri sostengano il mercato delle vetture aziendali con oltre 40 miliardi di euro l'anno complessivamente (l'Italia con 16 miliardi l'anno). La modifica dei regimi fiscali può rappresentare un utile strumento per la transizione verso veicoli a zero emissioni, comportando inoltre minori incidenze sul bilancio pubblico rispetto alle sovvenzioni dirette all'acquisto. La Commissione europea ricorda che le norme in materia di aiuti di Stato offrono agli Stati membri opportunità per sostenere la diffusione di veicoli a zero emissioni. La Commissione europea ricorda inoltre che nell'ambito della propria iniziativa sull'IVA verde prevista per il 2026 valuterà la possibilità di eliminare progressivamente la detrazione dell'IVA relativa ai veicoli convenzionali.
  Il secondo ambito è la possibilità a livello locale, attraverso le flotte per i servizi di mobilità urbana. La Commissione europea sostiene che numerosi gestori di flotte per i servizi di mobilità urbana (taxi e car sharing) hanno espresso l'intenzione di contribuire positivamente al processo di decarbonizzazione del trasporto su strada, ma hanno affermato come tale possibilità dipenda fortemente dalle condizioni stabilite dalle autorità locali. In particolare, misure mirate ad aumentare i punti di ricarica lenta e veloce e la messa a disposizione di incentivi operativi quali corsie specifiche o un accesso più agevole ai parcheggi, potrebbero creare indirettamente condizioni più favorevoli per i veicoli a zero emissioni. Un'altra ipotesi potrebbe Pag. 283consistere in una previsione diretta ad accelerare la transizione fissando obblighi per la quota di veicoli a zero emissioni. Pertanto, la Commissione europea invita le autorità locali e regionali ad includere obblighi relativi alla quota di veicoli a zero emissioni nel processo di rilascio delle licenze per le flotte private locali e a prevedere condizioni abilitanti, in linea con il piano d'azione per il settore automobilistico, destinate a garantire un'offerta adeguata di infrastrutture di ricarica.
  Il terzo ambito riguarda le società di noleggio presso gli aeroporti. La Commissione europea ritiene che i veicoli utilizzati per noleggi a breve termine possano essere efficaci per raggiungere un numero elevato di privati e aumentare la visibilità delle soluzioni a zero emissioni. Per questo motivi, è necessario aumentare la flotta di veicoli elettrici a noleggio presso gli aeroporti e prevedere un adeguato numero di infrastrutture di ricarica presso le strutture aeroportuali. La Commissione europea si impegna, entro il terzo trimestre del 2025, ad avviare un'iniziativa volta ad accelerare la diffusione di veicoli a zero emissioni nelle flotte per il noleggio presso aeroporti selezionati. In una seconda fase, si prenderanno in considerazione altri nodi di mobilità quali le stazioni ferroviarie.
  La Commissione europea annuncia anche che avvierà un dialogo ad alto livello con i portatori di interessi pertinenti, a partire dal secondo trimestre del 2025, al fine di discutere le misure e le opzioni di intervento in materia di flotte aziendali, come pure le dinamiche e le esigenze del mercato. Nel preparare la citata iniziativa legislativa, la Commissione europea sostiene che esaminerà aspetti diversi, tra i quali il tipo di soggetti, veicoli e flotte da considerare prioritari, il livello di ambizione, l'impatto sull'inquinamento atmosferico, la dimensione territoriale, la valutazione delle tecnologie e dell'impatto della massa e dei volumi sulle emissioni, nonché la necessità di garantire la competitività riducendo nel contempo gli oneri di comunicazione e amministrativi per le imprese e in particolare per le PMI.
  Prima di concludere, ritiene opportuno porre in luce, brevemente, due aspetti chiave.
  Il primo riguarda l'approccio della Commissione europea, che sembra eccessivamente sbilanciato sull'elettrico, senza prendere nella giusta considerazione una strategia basata sulla neutralità tecnologica che permetta l'utilizzo di combustibili alternativi accanto ai veicoli elettrici. Se la preannunciata proposta legislativa sulle flotte aziendali dovesse prevedere l'introduzione obbligatoria di veicoli elettrici, il mercato potrebbe risentirne ulteriormente: potrebbero aumenterebbe i costi per le imprese, potrebbe rallentare il rinnovo delle flotte e potrebbe acutizzarsi la carenza di manodopera.
  È dell'avviso che, come anche sta chiedendo con insistenza il Governo italiano, la soluzione giusta è un approccio basato sulla neutralità tecnologica, che potrebbe assicurare una transizione sostenibile senza interferire troppo con le dinamiche di mercato. Ritiene, infatti, che le esigenze della transizione ambientale devono essere contemperate con le esigenze, altrettanto importanti, della competitività delle imprese.
  Osserva, in tal senso, che la comunicazione all'esame non è chiara su questo aspetto: non è chiaro, cioè, se sarà preso in considerazione un approccio tecnologicamente neutrale. Si tratta invece di un aspetto basilare, sul quale non si può transigere e sul quale si deve continuare a fare pressione prima della presentazione della proposta legislativa della Commissione europea.
  Il secondo aspetto che intende sottolineare in conclusione si riferisce al tema delle risorse. Servono risorse europee per aiutare le imprese a rinnovare il parco delle flotte aziendali, decarbonizzandolo. Non bastano le risorse nazionali, non bastano norme più favorevoli in materia di aiuti di Stato, sebbene siano auspicabili. Servono maggiori risorse europee, anche attraverso debito comune. Altrimenti le imprese non riusciranno a implementare standard ambientali senza perdere competitività.
  È quindi dell'avviso che l'esame della comunicazione dovrà necessariamente approfondirePag. 284 e valutare con attenzione questi aspetti.
  Nessuno chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.

  La seduta termina alle 13.40.

SEDE REFERENTE

  Mercoledì 16 aprile 2025. — Presidenza del presidente Alberto Luigi GUSMEROLI.

  La seduta comincia alle 13.40.

Disposizioni in materia di destinazione di proventi derivanti dalla vendita di prodotti.
C. 1704 Governo.
(Seguito dell'esame e rinvio).

  La Commissione prosegue l'esame del provvedimento, rinviato nella seduta del 5 marzo 2025.

  Gianluca CARAMANNA (FDI), relatore, ritiene che per il prosieguo dell'esame del disegno di legge in titolo possa essere utile un approfondimento istruttorio attraverso un ciclo di audizioni. Chiede quindi che possa essere fissato un termine per l'indicazione dei soggetti da audire.

  Alberto Luigi GUSMEROLI, presidente, avverte che la richiesta del relatore potrà essere avanzata e discussa nella riunione dell'ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei Gruppi, già convocata al termine della seduta in corso di svolgimento.
  Nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia quindi il seguito dell'esame ad altra seduta.

  La seduta termina alle 13.45.

UFFICIO DI PRESIDENZA INTEGRATO
DAI RAPPRESENTANTI DEI GRUPPI

  Mercoledì 16 aprile 2025.

  L'ufficio di presidenza si è riunito dalle 13.45 alle 13.50.