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CAMERA DEI DEPUTATI
Mercoledì 23 aprile 2025
486.
XIX LEGISLATURA
BOLLETTINO
DELLE GIUNTE E DELLE COMMISSIONI PARLAMENTARI
Bilancio, tesoro e programmazione (V)
COMUNICATO
Pag. 52

SEDE REFERENTE

  Mercoledì 23 aprile 2025. — Presidenza del presidente Giuseppe Tommaso Vincenzo MANGIALAVORI. – Interviene la sottosegretaria di Stato per l'economia e le finanze Lucia Albano.

  La seduta comincia alle 10.

Documento di finanza pubblica 2025.
Doc. CCXL, n. 1, e Allegati.
(Esame e rinvio).

  La Commissione inizia l'esame del Documento.

Pag. 53

  Giuseppe Tommaso Vincenzo MANGIALAVORI, presidente, ricorda che nelle giornate del 16, 17 e 22 aprile si è svolta l'attività conoscitiva preliminare all'esame del Documento, ai sensi dell'articolo 118-bis, comma 3, del Regolamento e che nella presente seduta si svolgerà la discussione sul documento, senza procedere a votazioni, mentre la votazione del conferimento del mandato alla relatrice avrà luogo nell'odierna seduta pomeridiana.
  Dà, quindi, la parola alla relatrice per il suo intervento introduttivo.

  Ylenja LUCASELLI (FDI), relatrice, intervenendo in videoconferenza, avverte che la Commissione avvia oggi l'esame del Documento di finanza pubblica 2025, trasmesso alle Camere il 10 aprile scorso, che si articola in due sezioni, contenenti, rispettivamente, la Relazione annuale sui progressi compiuti nel 2024 e analisi e tendenze della finanza pubblica. Fa preliminarmente presente che tale articolazione differisce da quella dei precedenti Documenti di economia e finanza, in considerazione del fatto che, come evidenziato nella stessa premessa del documento all'esame della Commissione, il Documento di finanza pubblica, come il Piano strutturale di bilancio di medio termine 2025-2029, presentato nello scorso mese di settembre, giunge all'esame del Parlamento in un contesto transitorio, nel quale la normativa nazionale in materia di contabilità e finanza pubblica non è ancora stata modificata al fine di tenere conto delle novità introdotte dalla riforma della governance economica europea che, a decorrere dal 30 aprile 2024, ha profondamente innovato la disciplina del Patto di stabilità e crescita.
  Ricorda infatti che, con l'entrata in vigore del regolamento (UE) 2024/1263, del regolamento (UE) 2024/1264 e della direttiva (UE) 2024/1265, si rende necessario un complessivo ripensamento dell'impostazione della programmazione economica degli Stati membri dell'Unione europea e degli strumenti utilizzati a tal fine. Rammenta che, nell'ambito del Documento di economia e finanza, la prima e la terza sezione contenevano, rispettivamente, lo schema del Programma di stabilità, per la definizione degli obiettivi programmatici per l'anno di riferimento e il triennio successivo, e lo schema del Programma nazionale di riforma, per l'indicazione delle riforme da realizzare per il raggiungimento degli obiettivi di crescita, occupazione e competitività.
  Osserva quindi che entrambi questi programmi, che dovevano essere presentati entro il 30 aprile di ciascun anno alle Istituzioni europee, sono ora superati dalla riforma delle regole della governance economica europea.
  In particolare, in sostituzione di tali documenti, l'articolo 21 del citato regolamento (UE) 2024/1263 prevede che ciascuno Stato membro presenti alla Commissione europea, entro il 30 aprile di ogni anno, una relazione annuale sui progressi compiuti, contenente informazioni riguardanti l'avanzamento dell'attuazione del percorso della spesa netta previsto dal Piano strutturale di bilancio, nonché i progressi nell'attuazione delle riforme e degli investimenti di più ampia portata nel contesto del semestre europeo e, eventualmente, nell'attuazione dell'insieme di riforme e investimenti che giustificano una proroga del periodo di aggiustamento di bilancio.
  Evidenzia come l'individuazione degli specifici contenuti del Documento di finanza pubblica 2025 sia stata puntualmente definita nell'ambito degli impegni al Governo previsti dalla risoluzione n. 7-00289, approvata da questa Commissione il 1° aprile 2025, e dalla risoluzione n. 7-00020, approvata dalla 5ª Commissione del Senato della Repubblica il 2 aprile 2025, la cui formulazione finale è giunta all'esito di un articolato dibattito sviluppatosi tra i rappresentanti dei gruppi parlamentari di Camera e Senato che compongono il Gruppo di lavoro per la riforma della normativa di contabilità e finanza pubblica.
  In questa ottica, nell'attuale fase transitoria di prima applicazione della nuova normativa europea e nelle more della revisione della normativa nazionale in materia di contabilità e finanza pubblica, le due sezioni nelle quali il Documento si articola espongono, rispettivamente, le informazioni previste dall'articolo 21 del regolamentoPag. 54 (UE) 2024/1263 con riferimento alla Relazione annuale sui progressi compiuti e quelle prescritte, con riguardo al Documento di economia e finanza, dall'articolo 10, comma 3, della legge di contabilità e finanza pubblica, non incluse nello schema della relazione annuale sui progressi compiuti e puntualmente declinate, tenendo conto anche dell'evoluzione del contesto normativo europeo.
  Sempre con riguardo ai contenuti del Documento di finanza pubblica 2025, segnala che alla Relazione annuale sui progressi compiuti sono allegate le tavole richieste dalla Comunicazione della Commissione europea C/2024/3975, recante gli orientamenti per gli Stati membri sugli obblighi di informazione per i piani strutturali di bilancio di medio termine e per le relazioni annuali sui progressi compiuti.
  Fa presente che al Documento sono, altresì, allegati il documento relativo alle strategie per le infrastrutture, la mobilità e la logistica, il cosiddetto «Allegato infrastrutture», e la relazione circa l'attuazione della razionalizzazione del sistema degli acquisti di beni e servizi. Rammenta, inoltre, che ad integrazione della documentazione già trasmessa, a seguito dell'audizione del Ministro dell'economia e delle finanze dello scorso 17 aprile, è stata trasmessa la Nota metodologica sui criteri di formulazione delle previsioni tendenziali, allegata alla seconda sezione del Documento di finanza pubblica.
  Nel Documento è presente, inoltre, l'elenco dei disegni di legge collegati riferiti alla prossima manovra di bilancio, aggiornato rispetto a quello contenuto nel Piano strutturale di bilancio di medio termine.
  Venendo a un'analisi dei contenuti del Documento, articolati nelle due sezioni, che devono essere lette in modo integrato, richiama in primo luogo la necessità di soffermarsi sugli andamenti macroeconomici, in un contesto internazionale caratterizzato da rilevanti fattori di criticità, legati alle pressioni sui prezzi delle materie prime energetiche, all'emergere di tensioni nei rapporti commerciali a livello internazionale e a un contesto di crescente conflittualità, che anche a livello europeo ha posto al centro del dibattito l'esigenza di incrementare nei prossimi anni le spese per la difesa e la sicurezza.
  In tale contesto, rileva che nel 2024 la crescita del PIL reale è stata pari allo 0,7 per cento, un dato inferiore dello 0,3 per cento rispetto alle stime contenute nel Piano strutturale di bilancio, dovuto a un rallentamento dell'attività economica determinatosi nella seconda parte dell'anno e all'effetto di trascinamento derivante dalla revisione al ribasso delle prospettive di crescita, operata dall'ISTAT con riferimento agli ultimi trimestri del 2023. Nel complesso, la crescita nel 2024 è stata sostenuta dalla domanda interna: i consumi finali nazionali, cresciuti dello 0,6 per cento, hanno registrato un risultato migliore di quanto previsto nel Piano, evidenziando come i consumi delle famiglie abbiano beneficiato dell'ulteriore crescita dei livelli occupazionali, nonché di una moderata espansione dei redditi reali dei lavoratori.
  Osserva che l'andamento degli investimenti nel 2024 ha registrato dati differenziati tra le diverse tipologie. La flessione degli investimenti in macchinari, attrezzature e beni immateriali è stata più contenuta e non ha ecceduto di molto le attese. Diversamente, la contrazione relativa agli investimenti in mezzi di trasporto è stata particolarmente intensa e legata all'approfondirsi della crisi del settore dell'auto, mentre gli investimenti in costruzioni hanno continuato a crescere a un ritmo elevato, seppur inferiore rispetto al 2023, anche grazie agli investimenti su immobili non residenziali, strettamente legati ai progetti del PNRR.
  Nel 2024, il saldo della bilancia commerciale è stato pari a quasi 55 miliardi di euro, in aumento di circa 21 miliardi rispetto all'anno precedente e, al netto dei prodotti energetici, l'avanzo ha raggiunto la cifra record di 104,3 miliardi di euro. Per quanto riguarda il saldo delle partite correnti, dopo il deficit registrato nei due anni precedenti a causa della crisi energetica, nel 2024 si è nuovamente registrato un attivo, pari a 30,1 miliardi di euro. Al netto della componente energetica, fa presente che il saldo del conto corrente è stato di Pag. 55circa 79,1 miliardi, in aumento di 14 miliardi rispetto al 2023, il valore più elevato dal 2021.
  Dal lato dell'offerta, nonostante le difficoltà di alcuni settori rilevanti, come l'automotive e il sistema della moda, rileva che si riscontrano segnali positivi. In particolare, i comparti dell'high-tech hanno registrato un tasso di crescita quasi cinque volte superiore alla media dell'Unione europea, registrando positivi risultati nel settore dell'elettronica e mantenendo una dinamica positiva nel settore farmaceutico e in quello aerospaziale.
  Fa inoltre presente che dati positivi si registrano, nel corso del 2024, anche nel mercato del lavoro, che ha fatto registrare un nuovo incremento dell'occupazione e la graduale riduzione del tasso di disoccupazione, che si attesta al 6,5 per cento, in riduzione dell'1,2 per cento rispetto all'anno precedente. In base alla rilevazione sulle forze di lavoro, nella media del 2024, il numero di occupati è infatti cresciuto dell'1,4 per cento, portando il tasso di occupazione al 62,2 per cento, in aumento dello 0,7 per cento rispetto al 2023. La dinamica positiva dell'occupazione è stata frutto di un aumento dei lavoratori dipendenti più marcato di quello degli autonomi, sospinto in prevalenza dall'occupazione a tempo indeterminato.
  Come anticipato, ribadisce che lo scenario esposto nel Documento per l'anno in corso e per i due anni successivi riflette un quadro economico condizionato dall'incertezza dovuta alle tensioni geopolitiche ancora in atto, che restano elevate, e dall'emergere di tensioni nei rapporti commerciali a livello internazionale, legate agli annunci in materia di dazi da parte degli Stati Uniti e alla conseguente evoluzione delle politiche tariffarie a livello globale.
  In particolare, avverte che lo scenario macroeconomico esposto nel Documento, validato dall'Ufficio parlamentare di bilancio con nota del 7 aprile 2025, è stato formulato sulla base delle informazioni disponibili alla data del 4 aprile scorso. Come evidenziato anche dall'Ufficio parlamentare di bilancio in sede di validazione del quadro tendenziale, l'incertezza che caratterizza le previsioni è straordinariamente elevata, a causa dell'evoluzione del contesto internazionale, il cui impatto sull'economia italiana non è al momento ragionevolmente quantificabile, fermo restando che il rinnovarsi delle pressioni sui prezzi delle materie prime energetiche, legate ai cambiamenti del quadro geopolitico, e la prospettiva di una crescente incertezza riguardo all'evoluzione delle politiche tariffarie a livello globale prefigurano un contesto internazionale molto più complesso di quanto ipotizzato nel Piano strutturale di bilancio di medio termine.
  Alla luce dei fattori di incertezza che caratterizzano l'attuale contesto internazionale, osserva che le stime del Documento sono estremamente prudenti e indicano una crescita del PIL nel 2025 dello 0,6 per cento, a fronte dell'1,2 per cento previsto dal Piano strutturale di bilancio. Anche per il 2026 si stima una contrazione del tasso di crescita del PIL rispetto ai dati esposti nel Piano, ipotizzandosi una crescita dello 0,8 per cento, mentre per il 2027 sarebbe confermata una crescita dello 0,8 per cento, dato che sarebbe registrato anche nell'anno 2028.
  La crescita dei consumi delle famiglie resterebbe positiva e sarebbe pari all'1 per cento. Dal lato dell'offerta, rileva che nel corso del 2025 dovrebbe rafforzarsi il contributo positivo proveniente dal settore industriale. In particolare, si prefigura una ripresa della manifattura, legata al migliore andamento complessivo della domanda interna, mentre la componente di produzione legata all'export dovrebbe scontare, per i motivi già richiamati, dinamiche meno favorevoli.
  Per quanto attiene alle tendenze del mercato dal lavoro, si dovrebbe invece registrare un'ulteriore riduzione del tasso di disoccupazione, che dovrebbe raggiungere il 6,1 per cento, mentre il numero di occupati dovrebbe continuare ad aumentare, con una crescita dello 0,6 per cento.
  Per quanto riguarda il 2026, osserva che l'espansione dell'attività economica resterebbe ancora ancora condizionata dall'attesa contrazione della crescita della domanda mondiale, sottolineando come a trainarePag. 56 la crescita sarebbe ancora la domanda nazionale al netto delle scorte, che crescerebbe di 1 punto percentuale. Per gli investimenti, avverte che il tasso di crescita è previsto in rafforzamento rispetto al 2025, all'1,5 per cento, mentre nel 2027 si registrerebbe una crescita dello 0,7 per cento. Segnala, altresì, che la dinamica positiva del mercato del lavoro dovrebbe rimanere sostanzialmente invariata, con il tasso di disoccupazione che si ridurrebbe ulteriormente, passando al 5,9 per cento nel 2026 e al 5,8 per cento nel 2027, ed anche la dinamica dell'occupazione si manterrebbe positiva nell'intero periodo di previsione, con una crescita dello 0,7 per cento tanto nel 2026 quanto nel 2027. Osserva, peraltro, che anche nel 2028 la disoccupazione si manterrebbe al 5,8 per cento, confermando la positiva dinamica dell'occupazione.
  Venendo, quindi, agli andamenti della finanza pubblica registrati nell'anno 2024 e alle prospettive per il periodo successivo, fa presente che occorre in primo luogo considerare i dati sull'andamento della spesa netta rispetto agli obiettivi stabiliti nel Piano e l'evoluzione delle sue componenti a partire dalla spesa primaria. Ricorda, a questo proposito, che in base al nuovo quadro della governance economica europea, l'obiettivo della sostenibilità del debito è assicurato attraverso la definizione di un limite massimo al tasso di crescita dell'aggregato di spesa primaria netta finanziata a livello nazionale, che costituisce l'indicatore di riferimento ai fini del monitoraggio da effettuare nell'ambito della Relazione annuale sui progressi compiuti.
  Muovendo dalla valutazione della Commissione europea, rammenta che il Consiglio dell'Unione europea a gennaio 2025 ha approvato il Piano strutturale di bilancio dell'Italia. In particolare, è stata approvata la richiesta di estensione del periodo di aggiustamento di bilancio da quattro a sette anni, ritenendosi che la piena attuazione del pacchetto di riforme e investimenti previsti dal Piano strutturale di bilancio contribuirà a favorire la sostenibilità del debito pubblico nel medio termine. Rammenta, inoltre, che il Consiglio ha pertanto raccomandato di programmare la spesa netta entro i livelli massimi del tasso di crescita, annuale e cumulato, riportati nel Piano per gli anni 2025-2029, e di realizzare, nei termini previsti, l'insieme delle riforme e degli investimenti.
  Ricorda, a questo riguardo, come le proiezioni di bilancio contenute nel Piano indichino i limiti percentuali annui alla crescita dell'aggregato di spesa netta per il periodo 2025-2029, prevedendo in particolare una riduzione in misura pari all'1,9 per cento nel 2024 e una crescita pari all'1,3 per cento nel 2025, all'1,6 per cento nel 2026, all'1,9 per cento nel 2027, all'1,7 per cento nel 2028 e all'1,5 per cento nel 2029.
  In questo contesto, fa presente che i dati di consuntivo sul tasso di crescita annuo della spesa netta mostrano come, nel 2024, la spesa netta sia diminuita del 2,1 per cento, conseguendo quindi una riduzione maggiore rispetto quella prevista nel Piano strutturale di bilancio e pari all'1,9 per cento. In relazione, invece, agli obiettivi dell'andamento della spesa netta a partire dal 2025, il Piano strutturale prevede un tasso di crescita annuo pari all'1,3 per cento e un tasso di crescita cumulato di segno negativo, pari a -0,7 per cento. Osserva che, secondo le stime della Relazione annuale, elaborate considerando la previsione della crescita tendenziale aggiornata al 2025, nell'anno in corso il tasso di crescita annuo della spesa netta dovrebbe attestarsi in linea con l'obiettivo del Piano, all'1,3 per cento, mentre il tasso di crescita cumulato dovrebbe essere pari a -0,9 per cento.
  Rileva quindi che, in base alle previsioni a legislazione vigente, anche nel 2026 e nel 2027 il tasso di crescita dell'indicatore di spesa netta si manterrebbe entro i limiti massimi previsti, tanto in termini annui quanto in termini cumulati. In particolare, nel 2026 la crescita sarebbe dell'1,6 per cento, in linea con l'obiettivo previsto dal Piano, mentre per l'anno 2027 la crescita sarebbe dell'1,8 per cento, a fronte dell'1,9 per entro previsto dal Piano. Per il 2028, la previsione di crescita della spesa netta è al Pag. 57di sotto del limite fissato, pari all'1,7 per cento.
  Con riferimento all'obiettivo di una gestione responsabile e sostenibile delle finanze pubbliche, evidenzia come il Documento confermi sostanzialmente gli obiettivi previsti dal Piano strutturale di bilancio.
  In primo luogo, rileva che i dati di consuntivo riferiti all'anno 2024 indicano che il rapporto tra deficit e PIL è stato pari al 3,4 per cento, con un miglioramento tanto rispetto ai dati esposti nel quadro programmatico del Piano dello scorso ottobre, che prevedeva un rapporto del 3,8 per cento, quanto rispetto al quadro tendenziale del Documento di economia e finanza 2024, la cui previsione era pari al 4,3 per cento. Si tratta di un dato significativamente inferiore a quelli riscontrati nel 2022 e 2023, quando il rapporto tra indebitamento e PIL fu pari, rispettivamente, all'8,1 per cento e al 7,2 per cento.
  Segnala, quindi, che gli investimenti fissi lordi sono cresciuti dal 3,2 al 3,5 per cento del PIL, sostenuti dall'accelerazione dei progetti legati al PNRR, e che nel complesso l'incidenza della spesa primaria corrente sul PIL si è mantenuta stabile, passando dal 41,1 al 41,3 per cento nel 2024.
  Precisa, inoltre, che un contributo rilevante al miglioramento del saldo primario è arrivato dalle entrate tributarie e contributive, per effetto della vivace dinamica del comparto finanziario e dell'ampliamento della base imponibile conseguente al positivo andamento del mercato del lavoro.
  Osserva, poi, che gli aggiornamenti del quadro di previsione di finanza pubblica per il triennio 2025-2027 confermano l'impianto complessivo del Piano strutturale di bilancio: il deficit è stimato, infatti, al 3,3 per cento nel 2025 e al 2,8 per cento per il 2026, in coerenza con l'obiettivo di uscire dalla procedura per disavanzi eccessivi, per poi scendere al 2,6 per cento nel 2027, evidenziando come la riduzione dell'indebitamento netto sarà trainata dal progressivo e sostenuto miglioramento dell'avanzo primario, previsto in aumento dallo 0,7 per cento del PIL nel 2025 all'1,2 per cento nel 2026 e all'1,5 per cento nel 2027.
  In relazione alla coerenza del quadro di finanza pubblica con la procedura per disavanzi eccessivi attualmente in corso, fa presente che il Piano strutturale di bilancio mira ad assicurare che il tasso di crescita nominale della spesa netta non superi l'1,3 per cento nel 2025 e l'1,6 per cento nel 2026, al fine di poter determinare la conclusione della procedura di disavanzo eccessivo entro il 2026. I tassi di crescita della spesa netta fissati nel Piano italiano sono coerenti, inoltre, con un percorso di aggiustamento di bilancio che rispetta ex ante la correzione minima del saldo di bilancio strutturale richiesta dalla procedura per disavanzo eccessivo, in base alla quale, negli anni in cui il deficit è superiore al 3 per cento del PIL, deve essere assicurato un aggiustamento strutturale minimo annuo dello 0,5 per cento del PIL.
  Guardando al debito pubblico, segnala che i dati riportati dal Governo nel Documento di finanza pubblica mostrano come il rapporto debito/PIL dovrebbe attestarsi al 136,6 per cento nel 2025, livello lievemente inferiore rispetto alle previsioni del Piano strutturale di bilancio. Il rapporto tra debito e PIL dovrebbe poi continuare ad aumentare fino al 2026, iniziando a ridursi a partire dal 2027 con l'esaurirsi dell'impatto dei crediti di imposta, unitamente al consolidamento dell'avanzo primario.
  Rileva, inoltre, che il Documento di finanza pubblica indica che nel 2024 il rapporto tra debito e prodotto interno lordo è passato al 135,3 per cento, in aumento rispetto al 134,6 per cento dell'anno precedente, in parte a causa dell'incremento del fabbisogno. Ciononostante, il dato relativo a tale rapporto risulta di oltre 2,5 punti percentuali inferiore alla previsione contenuta nel quadro tendenziale del DEF 2024 e di circa 0,5 punti percentuali al di sotto di quanto previsto nel quadro programmatico del Piano strutturale di bilancio.
  Sottolinea come nell'ambito del Documento sia illustrato in modo dettagliato lo stato di avanzamento delle riforme e degli investimenti volti, tra l'altro, ad aumentare il potenziale di crescita e resilienza del Pag. 58Paese, che l'Italia si è impegnata a realizzare al fine di giustificare una proroga del periodo di aggiustamento di bilancio da quattro a sette anni. Osserva che, rispetto a ciascuna delle misure considerate, la Relazione dà conto puntualmente dello stato di avanzamento, distinguendo tra gli interventi che possono considerarsi già completati e quelli che, viceversa, sono sulla buona strada.
  A tale proposito, ricorda che le aree interessate da tali riforme e investimenti riguardano la giustizia, la tassazione, l'ambiente imprenditoriale, la pubblica amministrazione, i servizi di cura per la prima infanzia, la gestione della spesa pubblica e la razionalizzazione delle imprese a partecipazione pubblica.
  Segnala, altresì, che il Documento di finanza pubblica fa il punto sullo stato di attuazione di tali riforme e investimenti, senza limitarsi a descrivere le misure adottate, ma analizzando dettagliatamente il contesto di riferimento e le sfide da affrontare in ciascuna area di riforma. Analogamente, sono presenti informazioni e dati relativi alle ulteriori riforme e investimenti, non abilitanti all'estensione del periodo di consolidamento di bilancio, ma finalizzate a rispondere alle Raccomandazioni specifiche del Consiglio dell'Unione europea e volte a contribuire al raggiungimento degli obiettivi comuni dell'Unione.
  Nel complesso, quindi, ritiene che il quadro che emerge dal Documento di finanza pubblica consenta di guardare con fiducia alle prospettive future, pur in un contesto internazionale che presenta grandi margini di incertezza e sfide assai complesse. Rileva, in particolare, che, come testimoniato anche dagli andamenti dei mercati finanziari, con la riduzione dello spread tra i rendimenti del Bund tedesco e quelli del BTP italiano e il recente upgrade della valutazione sul debito italiano da parte dell'agenzia di rating Standard & Poor's, la gestione cauta e prudente della finanza pubblica intrapresa dal Governo sta consentendo il conseguimento di risultati positivi e di rispettare l'obiettivo di assicurare la sostenibilità del debito pubblico, in linea con le previsioni della nuova governance economica europea, garantendo al contempo l'occupazione, il potere di acquisto delle famiglie e la competitività del sistema economico.
  Osserva, in conclusione, che l'avvenuto upgrade del nostro debito pubblico da parte della citata agenzia di rating, il cui giudizio è stato costantemente improntato ad atteggiamenti di grande prudenza nei confronti del nostro Paese, costituisca un elemento tutt'altro che trascurabile, tanto più considerando che esso è intervenuto in un momento di estrema incertezza rispetto al futuro delle relazioni commerciali a livello mondiale. Ritiene, altresì, che tale valutazione positiva rappresenti il riconoscimento della bontà delle scelte sinora adottate dal Governo nei diversi ambiti delle politiche pubbliche e costituisca un segnale decisamente incoraggiante, a dimostrazione di come la stabilità dell'Esecutivo concorra anche alla stabilità dei mercati finanziari, al sostegno degli investimenti e, più in generale, alla fiducia dei cittadini nelle Istituzioni.

  Marco GRIMALDI (AVS) evidenzia preliminarmente come il Documento di finanza pubblica 2025, che dovrebbe contenere, tra l'altro, la programmazione delle politiche volte a conseguire il risanamento dei conti pubblici e recare, al tempo stesso, una chiara indicazione sulle prospettive economiche dell'Italia, presenti un contenuto che non esita a definire minimalista e che restituisce una fotografia statica, peraltro già superata, delle reali condizioni del Paese.
  Osserva, in particolare, come il Documento in esame risulti privo di una visione precisa e dettagliata in ordine al collocamento dell'Italia nell'attuale contesto geopolitico internazionale, caratterizzato non solo dal permanere di conflitti bellici anche in aree geograficamente vicine, ma anche da un allarmante deterioramento delle relazioni commerciali a livello mondiale.
  Ritiene, pertanto, grave il fatto che l'impostazione complessivamente data dal Governo al predetto Documento, alla luce della disciplina dell'Unione europea, e le argomentazioni contenute nella relazione svolta dalla deputata Lucaselli releghino, di Pag. 59fatto, il Parlamento italiano a un ruolo più che marginale, precludendo alle Camere l'esercizio delle fondamentali funzioni di controllo democratico e di indirizzo politico sulle scelte operate dall'Esecutivo.
  Segnala, peraltro, come ogniqualvolta si adotti un approccio minimalista, a fronte delle numerose e importanti sfide che attendono il nostro Paese, si corra il rischio di affidare il potere decisionale su quelle questioni ad altri attori internazionali.
  Evidenzia, quindi, che l'orizzonte temporale di riferimento del Documento di finanza pubblica in esame lo connota inevitabilmente alla stregua di una mera rendicontazione dei progressi sinora compiuti nell'attuazione del Piano strutturale di bilancio di medio termine, segnalando, peraltro, come i dati contenuti nel Documento risultino improntati a una eccessiva dose di ottimismo, laddove, come già emerso nel corso del ciclo di audizioni svolte congiuntamente dalle Commissioni Bilancio di Camera e Senato, in diversi settori economici si registrano condizioni lavorative spesso caratterizzate da estrema precarietà e da salari orari ben inferiori alla soglia di nove euro.
  Esprime, altresì, profonda preoccupazione per l'atteggiamento irresponsabile sin qui tenuto dal Governo, che non sembra minimamente considerare il catastrofico scenario internazionale che viene prefigurandosi a seguito del preannunziato inasprimento delle tariffe commerciali a livello globale. Ritiene, infatti, che, come sottolineato anche da autorevoli analisti indipendenti, l'imposizione di pesanti dazi indica chiaramente la prospettiva di una crescita economica fortemente ridotta e di un'ulteriore contrazione del PIL nazionale, cui si aggiunge un quadro desolante degli investimenti.
  Ne consegue, a suo giudizio, una situazione economica generale che non esita a definire nei termini di una vera e propria recessione, circostanza peraltro non apertamente esclusa dallo stesso Ministro Giorgetti durante l'audizione svolta lo scorso 17 aprile.
  Riservandosi di intervenire nel prosieguo dell'esame del Documento, ricorda conclusivamente come, nel corso delle audizioni svolte unitamente alla Commissione Bilancio del Senato della Repubblica, non solo l'Ufficio parlamentare di bilancio, ma anche i rappresentanti della Banca d'Italia e delle forze sociali abbiano chiaramente evidenziato i rischi legati a un ritorno a politiche economiche di austerità, nonché all'adozione di specifiche iniziative volte a un significativo riarmo nazionale, esprimendo rispetto a tale ipotesi di programmazione delle risorse pubbliche la più profonda contrarietà da parte del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra.

  Silvia ROGGIANI (PD-IDP), condividendo le considerazioni svolte dal deputato Grimaldi, esprime in primo luogo rammarico per il fatto che le forze politiche di maggioranza abbiano dedicato scarsissima attenzione al ciclo di audizioni svolte sul Documento in esame, che pure avrebbero dovuto costituire un momento importante di confronto e di approfondimento per lo stesso Governo.
  Evidenzia, infatti, come i numerosi spunti di riflessione e le analisi messi a disposizione dai diversi soggetti intervenuti, dall'Ufficio parlamentare di bilancio ai rappresentanti della Banca d'Italia, della Corte dei conti e delle forze sociali, inclusa Confindustria, non siano stati minimamente tenuti in considerazione non solo dal Governo, in sede di predisposizione del Documento all'esame della Commissione, ma anche dalla relatrice Lucaselli nell'ambito della propria relazione introduttiva.
  Ciò posto, ritiene che le informazioni, spesso frammentarie e comunque insufficienti, contenute nel Documento di finanza pubblica 2025, che risulta del resto privo di un quadro programmatico di previsioni, forniscano una fotografia oramai superata delle condizioni economico-finanziarie del Paese, precludendo di fatto al Parlamento l'esercizio della propria funzione di indirizzo e controllo sull'operato del Governo.
  In particolare, rileva come nel Documento in esame manchino indicazioni chiare e univoche in ordine all'effettivo rispetto della traiettoria della spesa primaria netta raccomandata all'Italia dal Consiglio dell'Unione europea, giacché, tra l'altro, non Pag. 60viene fornito alcun ragguaglio sulle entrate discrezionali. Evidenzia, peraltro, che, in contrasto non solo con la normativa contabile, ma anche con le risoluzioni approvate dalle Commissioni Bilancio dei due rami del Parlamento, il Documento reca, con specifico riferimento all'anno 2028, indicazioni e di ordine meramente qualitativo e non quantitativo.
  Osserva come l'inadeguatezza complessiva dei contenuti del Documento in discussione sia confermata dal fatto che il tema dei dazi, preannunziati dal Presidente statunitense Trump sin dal 2 aprile scorso, sebbene non ancora pienamente attuati, risulta totalmente trascurato nell'impostazione complessiva del Documento. Evidenzia, viceversa, che altri Stati membri dell'Unione europea, come la Spagna, già si sono prontamente attrezzati predisponendo appositi piani di sostegno a favore dei settori economici maggiormente penalizzati e a tutela dei livelli occupazionali. Rileva, del resto, che la questione sia stata al centro delle riflessioni svolte nell'ambito del ciclo di audizioni condotte congiuntamente all'omologa Commissione Bilancio del Senato della Repubblica, sottolineando come Confindustria abbia offerto un'analisi molto precisa e dettagliata degli effetti delle politiche commerciali in corso di definizione. Sottolinea come numerosi tra i soggetti intervenuti abbiano chiaramente indicato nei comparti manifatturiero e agroalimentare alcuni tra i settori produttivi italiani maggiormente colpiti dalla prospettiva di un drastico deterioramento del commercio mondiale, con pesanti ricadute anche in termini occupazionali. In tale contesto, dichiara di non comprendere affatto da quali fonti la Presidente del Consiglio Meloni intenderebbe attingere i 25 miliardi di euro, derivanti dalla revisione di risorse europee, che ha pubblicamente preannunziato quale possibile misura di sostegno ai settori dell'economia italiana interessati dall'attuale crisi del commercio internazionale.
  Rileva, altresì, come un altro grande assente, nell'ambito del Documento di finanza pubblica 2025, sia il tema dell'attuazione del PNRR. Ricorda, infatti, che nell'ambito dell'esecuzione del Piano si registrano preoccupanti ritardi nella spesa, considerando che sinora sono stati spesi solo circa 64 miliardi di euro sul totale dei prestiti e delle sovvenzioni sinora erogati all'Italia, mentre i restanti circa 130 miliardi di euro dovranno essere utilizzati nel breve lasso di tempo che rimane da qui al 2026.
  Osserva come l'assenza di una chiara strategia di politica economica del Governo non riguardi, peraltro, solo l'attuazione del PNRR, ma anche quella del piano «Transizione 5.0», che pure potrebbe costituire un fondamentale volano per lo sviluppo economico nazionale. Sottolinea, infatti, che, a fronte di una dotazione complessiva di circa 6,5 miliardi di euro, al momento risulta effettivamente utilizzato solo un miliardo e, pertanto, occorrerebbe interrogarsi sui correttivi da apportare alla misura.
  Rileva, ancora, come il Documento in esame non presti attenzione ad altri temi di particolare importanza, quali le misure da adottare a difesa del potere d'acquisto dei cittadini. A tale proposito, sottolinea come il cosiddetto fiscal drag abbia sostanzialmente sottratto alle tasche dei contribuenti onesti circa 25 miliardi di euro, che probabilmente il Governo non sarà in alcun modo in grado di restituire, con ciò vanificando sostanzialmente gli interventi adottati con riferimento alla riduzione del cuneo fiscale e all'accorpamento delle aliquote IRPEF.
  Si sofferma, infine, su altre due tematiche che ritiene di notevole rilevanza. Fa riferimento, in primo luogo, alla questione della sanità pubblica, evidenziando come l'Italia, a dispetto di quanto affermato dal Governo, registri in tale ambito una percentuale di spesa in rapporto al PIL decisamente inferiore rispetto a quella di altri Stati membri dell'Unione europea, quali la Germania, la Francia o la Spagna, come, peraltro, evidenziato anche dai rappresentanti della Banca d'Italia nel corso della loro audizione, senza tener conto dell'annosa problematica delle lunghe tempistiche che caratterizzano le liste d'attesa per l'erogazione delle prestazioni sanitarie.Pag. 61
  In secondo luogo, richiama l'attenzione sulle spese destinate alla difesa, rispetto alle quali il Ministro Giorgetti nel corso della sua audizione non ha fornito indicazioni chiare in merito alle modalità di calcolo, ovvero se esse comprendano, oltre alle spese di investimento, anche spese di natura corrente, mentre i rappresentanti della Banca d'Italia hanno chiaramente evidenziato come le spese destinate alla difesa costituiscano un bene pubblico europeo e, pertanto, il riarmo non possa essere attuato tramite distinte politiche nazionali di riarmo, bensì richieda il coinvolgimento dell'intera Unione europea.
  Nell'esprimere la più ferma contrarietà del gruppo del Partito Democratico rispetto alle ipotesi di riarmo nazionale sinora prospettate, manifesta nuovamente, in conclusione, il proprio rammarico per il fatto che un momento così importante, come quello dedicato all'esame del Documento di finanza pubblica 2025, sia stato sostanzialmente disertato dai gruppi di maggioranza.

  Gianmauro DELL'OLIO (M5S) sottolinea, in primo luogo, come il Documento all'esame della Commissione certifichi come la situazione economica del Paese sia caratterizzata da una condizione generale di debolezza, essendo prevista una crescita del PIL pari allo 0,6 per cento per l'anno in corso. Al riguardo, evidenzia, peraltro, come, per lo stesso anno 2025, la stima della crescita effettuata dall'agenzia Fitch Ratings sia pari allo 0,3 per cento. Sottolinea, quindi, come i dati relativi alla crescita economica indicati nel Documento di finanza pubblica dovranno essere necessariamente rivisti al ribasso, anche in considerazione delle misure in materia di dazi recentemente annunciate dall'amministrazione statunitense.
  Evidenzia, altresì, che il Documento, a suo avviso, non tiene nella dovuta considerazione la circostanza che il PNRR incide in misura notevole sulla crescita economica del Paese, contribuendo in misura rilevante al raggiungimento degli andamenti macroeconomici e di finanza pubblica riportati nel Documento, mentre si accrescono le preoccupazioni rispetto all'effettiva capacità del nostro Paese di assicurare l'integrale utilizzo delle risorse rese disponibili attraverso i prestiti e le sovvenzioni.
  Sul tema delle spese per la difesa, rileva come esse non siano affatto idonee a determinare una crescita della domanda interna, atteso che gli acquisti degli armamenti militari vedono, come principale controparte commerciale, gli Stati Uniti d'America o, al più, la società Leonardo. Per queste ragioni, l'Italia non beneficerebbe di alcun vantaggio in termini di crescita economica da un incremento delle spese militari. Ricorda, sul punto, come l'Ufficio parlamentare di bilancio, nel corso dell'audizione sul Documento di finanza pubblica resa la scorsa settimana innanzi alle Commissioni Bilancio riunite di Camera e Senato, abbia rilevato, sulla base delle proprie stime, come il moltiplicatore fiscale della spesa militare sarebbe pari soltanto a 0,5.
  Quanto al tema della sanità, sottolinea che, nel corso delle predette audizioni, i diversi soggetti auditi hanno chiarito come la stima dell'evoluzione della spesa sanitaria nei prossimi anni andrebbe, più correttamente, effettuata in rapporto al PIL e non facendo riferimento, come di regola fanno il Governo e la maggioranza, ai valori in termini assoluti. Ribadisce, comunque, che, alla luce dei dati contenuti nel Documento, che indicano come la spesa sanitaria rimanga attestata al 6,4 per cento del prodotto interno lordo, occorra incrementare in modo significativo le risorse destinate al settore.
  Stigmatizza, altresì, la circostanza che, a suo avviso, il Documento di finanza pubblica non recherebbe alcuna indicazione specifica per l'anno 2028, non consentendo una seria valutazione dell'evoluzione del quadro macroeconomico e di finanza pubblica, benché il Governo avesse fornito, in occasione della discussione della risoluzione n. 7-00289, approvata dalla Commissione il 1° aprile 2025, rassicurazioni in ordine al fatto che il Documento avrebbe contenuto, per l'anno 2028, le medesime informazioni fornite con riferimento al triennio 2025-2027.
  Si duole, inoltre, della circostanza che, a suo parere, il nuovo Documento di finanza Pag. 62pubblica, così come delineato a seguito della riforma della governance economica europea, contenga minori dati e proiezioni rispetto al precedente Documento di economia e finanza, benché la predetta normativa unionale non neghi affatto la possibilità di fornire al Parlamento nazionale ulteriori dati economico-finanziari.
  Nel temere, per le ragioni suesposte, una eccessiva semplificazione dei contenuti del Documento di finanza pubblica, anche nella prospettiva della prossima stesura della nuova normativa nazionale in materia di contabilità e finanza pubblica, auspica che non si dia luogo a una riduzione delle informazioni e dei dati necessari per una corretta valutazione della situazione economica del Paese e, in prospettiva, per la puntuale definizione degli indirizzi di politica economica.
  Rileva, altresì, la circostanza che, per evidenti motivi temporali, l'attuale Documento di finanza pubblica non ha potuto tenere conto degli esiti dei colloqui tra la Presidente del Consiglio Meloni ed il Presidente degli Stati Uniti Trump, evidenziando come ciò costituisca un ulteriore fattore di incertezza in un quadro già di per sé non sufficientemente stabile, anche alla luce dell'attuale situazione geopolitica.
  Da ultimo, con riferimento al Piano «Transizione 5.0», evidenzia come, a fronte del calo della produzione industriale italiana, si sarebbe dovuto fare di più per far ripartire i consumi e, conseguentemente, la produzione industriale, sottolineando come la mancata crescita costituisca un notevole danno arrecato al Paese.

  Maria Cecilia GUERRA (PD-IDP), intervenendo in videoconferenza, stigmatizza l'assenza dei colleghi della maggioranza, sia nella seduta odierna, sia nel corso del ciclo delle audizioni sul Documento di finanza pubblica svolto dalle Commissioni Bilancio dei due rami del Parlamento, evidenziando come la circostanza che nessun parlamentare appartenente ai gruppi di maggioranza sia intervenuto nel corso delle medesime audizioni contribuisca, di fatto, allo svilimento del ruolo delle Camere nell'ambito delle procedure di programmazione economica e finanziaria.

  Ylenja LUCASELLI (FDI), relatrice, intervenendo in videoconferenza, in risposta alle considerazioni testé svolte dalla deputata Guerra, rimarca la funzione centrale svolta dal Parlamento rispetto alle decisioni in materia di finanza pubblica e, in ordine all'assenza di interventi da parte dei parlamentari di maggioranza nel corso delle audizioni svolte dalle Commissioni Bilancio delle due Camere, evidenzia come le relazioni svolte e le memorie depositate dai diversi soggetti auditi hanno consentito ai parlamentari di esaminare i dati e le osservazioni messi a disposizione sia nelle fasi antecedenti, sia in quelle successive alle audizioni medesime. Osserva, pertanto, come il fatto che il singolo parlamentare non abbia ritenuto di dover rivolgere domande o richieste di chiarimento ai soggetti intervenuti o non abbia preso parte a una o più audizioni non possa essere stigmatizzato come un comportamento che contribuisce a svilire il ruolo delle Camere, rappresentando, al contrario, una legittima declinazione del libero esercizio del mandato parlamentare.
  Ricorda, peraltro, come, nel corso delle predette audizioni, i rappresentanti di alcune delle istituzioni ascoltate abbiano segnalato l'impossibilità di fornire risposte a richieste formulate da parlamentari dei gruppi di opposizione.
  Conclude respingendo, pertanto, le critiche sollevate dalla deputata Guerra circa il mancato rispetto del ruolo e delle funzioni del Parlamento da parte dei deputati della maggioranza e dello stesso Governo.

  Giuseppe Tommaso Vincenzo MANGIALAVORI, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell'esame del documento all'odierna seduta pomeridiana.

  La seduta termina alle 10.50.

SEDE CONSULTIVA

  Mercoledì 23 aprile 2025. — Presidenza del presidente Giuseppe Tommaso Vincenzo MANGIALAVORI. – Interviene la sottosegretariaPag. 63 di Stato per l'economia e le finanze Lucia Albano.

  La seduta comincia alle 14.30.

Ratifica ed esecuzione dello Scambio di lettere tra la Repubblica italiana e la Santa Sede, fatto a Roma il 12 novembre 2024 e nella Città del Vaticano il 23 dicembre 2024, costituente un Accordo emendativo dell'Accordo mediante Scambio di Lettere tra la Repubblica italiana e la Santa Sede sull'assistenza spirituale alle Forze armate, fatto a Roma e nella Città del Vaticano il 13 febbraio 2018, nonché norme di adeguamento dell'ordinamento interno.
C. 2307 Governo.
(Parere alle Commissioni III e IV).
(Seguito dell'esame e conclusione – Parere favorevole).

  La Commissione prosegue l'esame del provvedimento, rinviato nella seduta del 16 aprile 2025.

  La sottosegretaria Lucia ALBANO, con riferimento alle richieste di chiarimento in ordine ai profili finanziari del provvedimento formulate dalla relatrice nella seduta del 16 aprile scorso, deposita agli atti della Commissione una nota, predisposta dalla competente amministrazione, recante elementi informativi volti a confermare la neutralità finanziaria del provvedimento (vedi allegato).
  Sulla base di quanto rappresentato nella predetta documentazione, precisa, in primo luogo, che, come già indicato nella relazione tecnica allegata al disegno di legge in esame, le modifiche da quest'ultimo introdotte al Codice dell'ordinamento militare di cui al decreto legislativo n. 66 del 2010 non incrementano l'organico complessivo dei cappellani militari, determinato in 162 unità, comprensive dell'Ordinario militare e del Vicario generale, e non incidono sui correlati costi medi e sulle progressioni di carriera previste a legislazione vigente.
  Evidenzia che, in tale quadro, la novella all'articolo 1549 del citato Codice dell'ordinamento militare, introdotta dall'articolo 3, comma 1, lettera a), del disegno di legge in esame, che prescrive, ai fini della nomina a cappellano militare di complemento, il requisito di un'età minima di venticinque anni, in luogo del precedente requisito di un'età non inferiore a ventotto anni e non superiore a quaranta anni, non determina effetti finanziari negativi rispetto a quelli già scontati a legislazione vigente.
  Rileva, altresì, che, analogamente, la novella apportata all'articolo 1559 del medesimo Codice dell'ordinamento militare dall'articolo 3, comma 1, lettera b), numero 1), del provvedimento in esame, ai sensi della quale gli anni di servizio continuativo prestato dai cappellani militari di complemento ai fini della nomina a cappellano militare addetto in servizio permanente sono ridotti da cinque a due, non è suscettibile di determinare un'accelerazione nel riconoscimento dei gradi del servizio permanente, dal momento che, ai sensi dell'articolo 1559 del predetto Codice, la nomina a cappellano militare addetto in servizio permanente è comunque conferita nei limiti dell'organico.
  Rappresenta che, viceversa, l'abolizione del limite anagrafico di quarantacinque anni di età per il transito in servizio permanente, disposta dalla novella di cui al successivo numero 2) della citata lettera b) del comma 1 dell'articolo 3, comporterà l'innalzamento dell'età media di ingresso del personale, implicando la cessazione per limiti di età di un maggior numero di cappellani militari prima del raggiungimento dei gradi più elevati.
  Evidenzia, infine, che nella qualifica del primo cappellano capo si verificherà una minore aspettativa di conseguimento del trattamento economico massimo previsto per tale grado al compimento di un'anzianità minima di ventitré anni, determinando potenziali risparmi di spesa rispetto agli oneri quantificati a legislazione vigente, quali risultanti dalla relazione tecnica riferita alla legge n. 70 del 2021, recante il precedente Accordo nella medesima materia tra le Repubblica italiana e la Santa Sede, emendato ad opera dell'Accordo oggetto di ratifica.

  Carmen Letizia GIORGIANNI (FDI), relatrice, alla luce dei chiarimenti forniti dalla Pag. 64rappresentante del Governo, formula la seguente proposta di parere:

  «La V Commissione,

   esaminato il disegno di legge C. 2307, recante ratifica ed esecuzione dello Scambio di lettere tra la Repubblica italiana e la Santa Sede, fatto a Roma il 12 novembre 2024 e nella Città del Vaticano il 23 dicembre 2024, costituente un Accordo emendativo dell'Accordo mediante Scambio di Lettere tra la Repubblica italiana e la Santa Sede sull'assistenza spirituale alle Forze armate, fatto a Roma e nella Città del Vaticano il 13 febbraio 2018, nonché norme di adeguamento dell'ordinamento interno;

   preso atto dei chiarimenti forniti dal Governo, da cui si evince che:

    come già indicato nella relazione tecnica allegata al disegno di legge, le modifiche introdotte dal medesimo disegno di legge al Codice dell'ordinamento militare di cui al decreto legislativo n. 66 del 2010 non incrementano l'organico complessivo dei cappellani militari, determinato in 162 unità, comprensive dell'Ordinario militare e del Vicario generale, e non incidono sui correlati costi medi e sulle progressioni di carriera previste a legislazione vigente;

    in tale quadro, la novella all'articolo 1549 del citato Codice dell'ordinamento militare, introdotta dall'articolo 3, comma 1, lettera a), del disegno di legge in esame, che prescrive, ai fini della nomina a cappellano militare di complemento, il requisito di un'età minima di venticinque anni, in luogo del precedente requisito di un'età non inferiore a ventotto anni e non superiore a quaranta anni, non determina effetti finanziari negativi rispetto a quelli già scontati a legislazione vigente;

    analogamente, la novella apportata all'articolo 1559 del medesimo Codice dell'ordinamento militare dall'articolo 3, comma 1, lettera b), numero 1), del provvedimento in esame, ai sensi della quale gli anni di servizio continuativo prestato dai cappellani militari di complemento ai fini della nomina a cappellano militare addetto in servizio permanente sono ridotti da cinque a due, non è suscettibile di determinare un'accelerazione nel riconoscimento dei gradi del servizio permanente, dal momento che, ai sensi dell'articolo 1559 del predetto Codice, la nomina a cappellano militare addetto in servizio permanente è comunque conferita nei limiti dell'organico;

    viceversa, l'abolizione del limite anagrafico di quarantacinque anni di età per il transito in servizio permanente, disposta dalla novella di cui al successivo numero 2) della citata lettera b) del comma 1 dell'articolo 3, comporterà l'innalzamento dell'età media di ingresso del personale, implicando la cessazione per limiti di età di un maggior numero di cappellani militari prima del raggiungimento dei gradi più elevati;

    in particolare, nella qualifica del primo cappellano capo si verificherà una minore aspettativa di conseguire il trattamento economico massimo previsto per tale grado al compimento di un'anzianità minima di ventitré anni, determinando potenziali risparmi di spesa rispetto agli oneri quantificati a legislazione vigente, quali risultanti dalla relazione tecnica riferita alla legge n. 70 del 2021, recante il precedente Accordo nella medesima materia tra le Repubblica italiana e la Santa Sede, emendato ad opera dell'Accordo oggetto di ratifica,

  esprime

PARERE FAVOREVOLE».

  Marco GRIMALDI (AVS), nel dichiararsi non soddisfatto dei chiarimenti forniti dalla rappresentante del Governo, afferma di non comprendere le ragioni per le quali dal provvedimento in esame derivi un potenziale risparmio di spesa, anche alla luce della circostanza che, a suo avviso, la relazione tecnica non contiene sufficienti dati al riguardo.Pag. 65
  In particolare, dichiara di non comprendere come la riduzione di tre anni del periodo di permanenza minima nel complemento ai fini della nomina a cappellano militare addetto in servizio permanente possa comportare un effettivo risparmio di spesa, anche in considerazione delle successive progressioni di carriera dei cappellani.

  La sottosegretaria Lucia ALBANO rappresenta che la riduzione di tre anni della durata del servizio continuativo prestato di cappellani militari di complemento ai fini della nomina a cappellano militare addetto in servizio permanente non determina una sovralimentazione dei gradi del servizio permanente, ribadendo, in proposito, come l'articolo 1559 del Codice dell'ordinamento militare preveda che la nomina a cappellano militare addetto in servizio permanente sia conferita nei limiti dell'organico. Evidenzia, inoltre, che dalla documentazione depositata si evince che non si determineranno nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, ma, al contrario, con riferimento alla qualifica di primo cappellano militare, vi sarà una minore aspettativa di conseguire un trattamento massimo e ciò, a suo avviso, potrebbe essere potenzialmente suscettibile di determinare risparmi di spesa rispetto alle previsioni a legislazione vigente.

  Marco GRIMALDI (AVS) ribadisce di non ritenersi soddisfatto dagli ulteriori chiarimenti da ultimo forniti dalla rappresentante del Governo, dal momento che, per effetto delle disposizioni di cui all'articolo 3 del disegno di legge in esame, i cappellani militari avanzeranno anticipatamente nel grado e tale anticipo, a suo avviso, è suscettibile di determinare un aumento degli oneri a carico della finanza pubblica. Preannuncia, pertanto, il proprio voto contrario sulla proposta di parere formulata dalla relatrice.

  Gianmauro DELL'OLIO (M5S), nel concordare con quanto rappresentato dal deputato Grimaldi, dichiara che, sulla base delle informazioni fornite, non è possibile verificare in modo univoco se il provvedimento determini oneri a carico della finanza pubblica che richiederebbero, evidentemente, la previsione di un'adeguata copertura finanziaria.

  La sottosegretaria Lucia ALBANO dichiara di concordare con la proposta di parere formulata dalla relatrice.

  La Commissione approva la proposta di parere della relatrice.

DL 39/2025: Misure urgenti in materia di assicurazione dei rischi catastrofali.
C. 2333 Governo.
(Parere alla VIII Commissione).
(Esame e conclusione – Parere favorevole).

  La Commissione inizia l'esame del provvedimento.

  Rebecca FRASSINI (LEGA), relatrice, fa presente preliminarmente che il disegno di legge in esame dispone la conversione in legge del decreto-legge n. 39 del 2025, recante misure urgenti in materia di assicurazione dei rischi catastrofali.
  Nel segnalare che il testo del provvedimento è corredato di relazione tecnica, evidenzia che l'articolo 1, al comma 1, proroga dal 31 marzo 2025 al 1° ottobre 2025 per le imprese di medie dimensioni e al 31 dicembre 2025 per le piccole e microimprese, il termine, già prorogato una volta ad opera dell'articolo 13, comma 1, del decreto-legge n. 202 del 2024, entro il quale decorre l'obbligo, stabilito dall'articolo 1, comma 101, della legge di bilancio per il 2024, per la generalità delle imprese, eccetto quelle agricole, di stipulare contratti assicurativi per rischi catastrofali.
  Rileva che il successivo comma 2 prevede che, per le imprese di medie e minori dimensioni, la disposizione di cui all'articolo 1, comma 102, della legge n. 213 del 2023, relativa all'inadempimento dell'obbligo assicurativo, trova applicazione dalla decorrenza dell'obbligo assicurativo.
  Segnala, inoltre, che, con riguardo alle grandi imprese, invece, resta confermato il Pag. 66termine del 31 marzo 2025 entro il quale decorre l'obbligo di stipulare contratti assicurativi per rischi catastrofali, mentre si prevede che la disposizione di cui al citato comma 102 dell'articolo 1 della legge n. 213 del 2023 si applichi decorsi novanta giorni dalla data di decorrenza dell'obbligo assicurativo.
  Nel rilevare che la relazione tecnica afferma che la disposizione in esame non comporta nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, né minori entrate, fa presente di non avere osservazioni da formulare, anche in considerazione del fatto che alla norma originaria e alla prima proroga del termine ivi previsto non sono stati ascritti effetti finanziari.
  Propone, pertanto, di esprimere parere favorevole sul testo del provvedimento in esame.

  La sottosegretaria Lucia ALBANO concorda con la proposta di parere formulata dalla relatrice.

  La Commissione approva la proposta di parere della relatrice.

  La seduta termina alle 14.45.

ATTI DEL GOVERNO

  Mercoledì 23 aprile 2025. — Presidenza del presidente Giuseppe Tommaso Vincenzo MANGIALAVORI. – Interviene la sottosegretaria di Stato per l'economia e le finanze Lucia Albano.

  La seduta comincia alle 14.45.

Schema di decreto legislativo recante disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 15 marzo 2024, n. 29, recante disposizioni in materia di politiche in favore delle persone anziane.
Atto n. 254.
(Seguito dell'esame, ai sensi dell'articolo 143, comma 4, del Regolamento, e conclusione – Parere favorevole).

  La Commissione prosegue l'esame dello schema di decreto, rinviato, da ultimo, nella seduta del 16 aprile 2025.

  Giuseppe Tommaso Vincenzo MANGIALAVORI, presidente, avverte che lo scorso 18 aprile il Presidente della Camera ha trasmesso l'intesa sancita in sede di Conferenza unificata sullo schema di decreto in esame.
  Segnala, in proposito, che, in considerazione di tale circostanza, è ora possibile procedere all'espressione del parere sul predetto provvedimento.

  La sottosegretaria Lucia ALBANO, con riferimento alle richieste di chiarimento formulate dalla relatrice nella seduta del 2 aprile 2025, rappresenta che alle attività connesse alla valutazione multidimensionale unificata di cui all'articolo 27 del decreto legislativo 15 marzo 2024, n. 29, al termine della fase di sperimentazione introdotta dalla novella di cui all'articolo 3 del provvedimento in esame, si provvederà nell'ambito della cornice finanziaria prevista dal citato decreto legislativo.

  Gianmauro DELL'OLIO (M5S) auspica che, per l'esame dei futuri provvedimenti sottoposti all'esame della Commissione, sia possibile, per i componenti della medesima Commissione, ricevere le risposte del Governo alle richieste di chiarimento formulate dal relatore in anticipo rispetto alla seduta nella quale è previsto l'esame del provvedimento cui essi si riferiscono, anziché in corso di seduta, al fine di disporre del tempo necessario per un'adeguata valutazione dei medesimi chiarimenti.

  Maria Cecilia GUERRA (PD-IDP), nell'associarsi alla richiesta testé formulata dal deputato Dell'Olio, rileva che il provvedimento in esame rinvia di ulteriori sei mesi l'attuazione completa delle disposizioni previste dall'articolo 27 del decreto legislativo n. 29 del 2024, al fine di introdurre gradualmente la valutazione multidimensionale unificata prevista dalla medesima disposizione. Ritiene, quindi, che ci si debba interrogare su cosa accadrà una Pag. 67volta che la riforma sarà entrata a pieno regime e con quali risorse si provvederà agli adempimenti previsti dal citato decreto legislativo n. 29 del 2024. Ricorda, infatti, come già in occasione dell'esame del disegno di legge recante la delega in materia ebbe modo di rivolgere alcune richieste di chiarimento al Governo in ordine ai profili di copertura finanziaria relativi all'attuazione della medesima delega, rilevando, tuttavia, come tali chiarimenti non siano mai stati forniti.

  Vanessa CATTOI (LEGA), relatrice, alla luce dei chiarimenti forniti dalla rappresentante del Governo, formula la seguente proposta di parere:

  «La V Commissione (Bilancio, tesoro e programmazione),

   esaminato lo schema di decreto legislativo recante disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 15 marzo 2024, n. 29, recante disposizioni in materia di politiche in favore delle persone anziane (Atto n. 254);

   preso atto dei chiarimenti forniti dal Governo, da cui si evince che alle attività connesse alla valutazione multidimensionale unificata di cui all'articolo 27 del decreto legislativo 15 marzo 2024, n. 29, al termine della fase di sperimentazione introdotta dalla novella di cui all'articolo 3 del provvedimento in esame, si provvederà nell'ambito della cornice finanziaria prevista dal citato decreto legislativo,

  esprime

PARERE FAVOREVOLE».

  La sottosegretaria Lucia ALBANO concorda con la proposta di parere formulata dalla relatrice.

  La Commissione approva la proposta di parere della relatrice.

Schema di decreto legislativo recante disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 23 febbraio 2023, n. 18, recante attuazione della direttiva (UE) 2020/2184 concernente la qualità delle acque destinate al consumo umano.
Atto n. 260.
(Seguito dell'esame, ai sensi dell'articolo 143, comma 4, del Regolamento, e rinvio).

  La Commissione prosegue l'esame dello schema di decreto, rinviato nella seduta del 16 aprile 2025.

  Giuseppe Tommaso Vincenzo MANGIALAVORI, presidente, ricorda preliminarmente che lo schema di decreto è stato assegnato alle Commissioni competenti, ancorché non fosse corredato del prescritto parere della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano e che, in considerazione di tale circostanza, il Presidente della Camera ha evidenziato l'esigenza che la Commissione non si pronunci definitivamente su tale schema prima che il Governo abbia provveduto alla trasmissione del predetto parere.
  Avverte, quindi, che, non avendo il Governo provveduto ad integrare la propria richiesta di parere con la trasmissione del prescritto parere, non è possibile procedere all'espressione del parere di competenza.
  Preso atto che nessuno chiede di intervenire, rinvia il seguito dell'esame del provvedimento ad altra seduta.

  La seduta termina alle 14.55.

SEDE REFERENTE

  Mercoledì 23 aprile 2025. — Presidenza del presidente Giuseppe Tommaso Vincenzo MANGIALAVORI. – Interviene la sottosegretaria di Stato per l'economia e le finanze Lucia Albano.

  La seduta comincia alle 14.55.

Documento di finanza pubblica 2025.
Doc. CCXL, n. 1, e Allegati.
(Seguito dell'esame e conclusione).

Pag. 68

  La Commissione prosegue l'esame del Documento, rinviato nell'odierna seduta antimeridiana.

  Giuseppe Tommaso Vincenzo MANGIALAVORI, presidente, ricorda che nell'odierna seduta antimeridiana si è svolta la discussione sul documento e che, nella presente seduta, si procederà alla votazione del conferimento del mandato alla relatrice a riferire favorevolmente in Assemblea.
  Chiede, quindi, se vi siano deputati che intendano intervenire in sede di dichiarazione di voto.

  Silvia ROGGIANI (PD-IDP), intervenendo in sede di dichiarazione di voto, rileva che la formulazione del Documento di finanza pubblica sul quale la Commissione si appresta a pronunciarsi impedisce al Parlamento di svolgere in modo pieno ed efficace le proprie funzioni di indirizzo e controllo sull'operato del Governo. Evidenziando, a tal proposito, che il documento trasmesso dall'Esecutivo fornisce soltanto una fotografia, peraltro superata, della situazione economico-finanziaria del Paese, recando informazioni e dati obsoleti, che non solo non rispettano gli obblighi informativi prescritti dalla vigente normativa in materia di contabilità e finanza pubblica, ma neppure sono conformi alle indicazioni fornite dalle risoluzioni approvate dalle Commissioni Bilancio dei due rami del Parlamento. In particolare, sottolinea che, con riferimento all'anno 2028, il citato Documento non fornisce alcun dato quantitativo dal punto di vista economico-finanziario.
  Stigmatizza, dunque, la circostanza che il Documento non fornisca alcuna valutazione in ordine agli effetti macroeconomici della politica protezionistica intrapresa recentemente dagli Stati Uniti d'America, specialmente con riferimento alla ripercussione della stessa sulla situazione economica italiana.
  A tal proposito, rileva come, nell'ambito del ciclo di audizioni svolto dalle Commissioni Bilancio dei due rami del Parlamento, i rappresentanti di Confindustria abbiano avuto modo di esplicitare le proprie preoccupazioni sulle ripercussioni della politica protezionistica americana sulla produzione industriale italiana, fornendo valutazioni approfondite e dettagliate.
  Rileva, altresì, come nel citato Documento non sia fatta alcuna menzione delle tematiche attinenti all'attuazione del PNRR e, in particolare, delle modalità con cui il Governo intende spendere entro l'anno 2026 le ingenti risorse assegnate all'Italia e ancora non utilizzate.
  Stigmatizza, inoltre, l'inefficacia del Piano «Transizione 5.0», sottolineando come allo stato, a fronte di uno stanziamento di circa 6,5 miliardi, risulti utilizzato meno di un miliardo di euro. In questo contesto, giudica grave che il Governo non abbia inteso chiarire in che modo intenda garantire che i predetti fondi siano spesi correttamente e in modo efficace.
  Rimarca, inoltre, come nel corso del predetto ciclo di audizioni sia stato da più parti evidenziato come il drenaggio fiscale, quantificabile in una cifra pari a circa 25 miliardi di euro, si sia tradotto in una notevole riduzione del potere d'acquisto delle famiglie italiane, annullando gli effetti degli interventi volti alla riduzione del cuneo fiscale e alla rimodulazione degli scaglioni dell'IRPEF.
  Sul tema della sanità, rileva come, benché il Governo abbia, a più riprese, affermato di aver incrementato le risorse destinate al finanziamento del Servizio sanitario nazionale, nel corso delle menzionate audizioni i rappresentanti della Banca d'Italia abbiano evidenziato che, in rapporto al PIL, l'Italia spende nel settore assai meno degli altri Stati membri dell'Unione europea.
  Rimarcando la lacunosità e l'insufficienza dei dati contenuti nel Documento di finanza pubblica, preannuncia, dunque, a nome del proprio gruppo, il voto contrario sulla proposta di conferire il mandato alla relatrice a riferire favorevolmente all'Assemblea sul medesimo Documento.

  Marco GRIMALDI (AVS) nel rilevare che il contesto internazionale è attualmente caratterizzato dalla particolare incertezza di alcune variabili esogene, riferibili, segnatamente, alla politica protezionisticaPag. 69 americana, nonché ai conflitti internazionali e all'annunzio, da parte della Germania, di nuovi piani infrastrutturali e di riarmo, che potrebbero avere un impatto significativo anche sull'economia italiana, al momento non quantificabile, osserva come le previsioni economiche di crescita del Paese per i prossimi anni dovrebbero essere riviste al ribasso, prefigurandosi un effetto domino riguardante quasi tutti i settori industriali del Paese.
  Evidenzia, a tal proposito, come il Presidente del Consiglio stia seriamente sottovalutando la svolta protezionistica americana, ritenendo altresì un errore pensare di poter rimediare ai potenziali effetti economici negativi di tali politiche attraverso la ricerca di trattative bilaterali con l'amministrazione Trump, contando sui rapporti personali con il Presidente degli Stati Uniti quale atout per il successo delle suddette trattative commerciali.
  Ricorda, altresì, che, nel corso delle audizioni svolte dalle Commissioni Bilancio delle due Camere sul documento in esame, l'Ufficio parlamentare di bilancio ha evidenziato, tra le numerose variabili esogene degne di attenzione per le possibili ricadute sull'economia, il rischio climatico, in quanto la tendenza al riscaldamento globale, incrementando la frequenza degli eventi meteorologici estremi, determinerebbe un aumento dei prezzi, in particolare dei beni alimentari e dell'energia, comportando, conseguentemente, danni al tessuto produttivo. Rileva, in proposito, come nel Documento di finanza pubblica non sia prevista alcuna misura di prevenzione rispetto a tali rischi.
  Nell'osservare come si stia assistendo, a suo avviso, alla fine della spinta espansionistica dell'economia italiana verificatasi nel periodo post-pandemico, con un graduale indebolimento della crescita economica del Paese, ricorda che, secondo i più recenti dati forniti dall'ISTAT, nel mese di febbraio del 2025 si sarebbe registrato il venticinquesimo calo consecutivo della produzione industriale. In particolare, evidenzia come i dati siano negativi per quasi tutti i settori e, in special modo per il settore automobilistico e per quello legato ai prodotti derivati dalla raffinazione del petrolio.
  Nel segnalare come, a fronte di tale grave situazione, il Governo abbia inopinatamente deciso di ridurre i fondi destinati al sostegno del settore automobilistico, sottolinea il preoccupante rallentamento della crescita economica nel settore manifatturiero, che, da sempre, rappresenta un fiore all'occhiello della vocazione industriale del Paese.
  Evidenzia, ancora, che i settori che continuano a contrastare la revisione al ribasso delle prospettive di crescita economica sono prevalentemente quelli legati ai servizi stagionali e turistici, che offrono lavori spesso saltuari e poco remunerati.
  Nel rimarcare che, a suo parere, senza le previsioni di crescita legate all'utilizzo delle risorse previste dal PNRR, il Paese si troverebbe già in una situazione di piena recessione, stigmatizza la mancanza di un confronto costruttivo sul tema della difesa e, in particolare, su come declinarlo in termini di rafforzamento degli investimenti per l'innovazione e la ricerca scientifica.
  Nel preannunciare la presentazione di una risoluzione in Assemblea sul Documento in esame, a nome del proprio gruppo dichiara il voto contrario sulla proposta di conferire il mandato alla relatrice a riferire favorevolmente all'Assemblea sul medesimo Documento.

  Gianmauro DELL'OLIO (M5S), nel preannunziare il voto contrario del gruppo M5S sulla proposta di conferimento alla relatrice del mandato a riferire favorevolmente all'Assemblea sul Documento in discussione, segnala, a integrazione di quanto evidenziato nell'intervento svolto nell'odierna seduta antimeridiana, che anche il Fondo monetario internazionale, in linea con quanto già dichiarato dall'agenzia di rating Fitch, ha ufficialmente abbassato allo 0,4 per cento le stime di crescita del PIL italiano nell'anno 2025, rispetto alla previsione di una crescita dello 0,7 per cento per il medesimo anno elaborata dal Fondo stesso nel mese di gennaio scorso. Ritiene, quindi, che anche quest'ulteriore dato testimoni come il quadro macroeconomico delineato dal Documento sia ormai superato dai fatti Pag. 70e dovrà pertanto necessariamente essere aggiornato.

  Giuseppe Tommaso Vincenzo MANGIALAVORI, presidente, informa che sono pervenuti i pareri di tutte le Commissioni permanenti alle quali il documento è assegnato in sede consultiva, segnalando altresì che la Commissione parlamentare per le questioni regionali ha comunicato per le vie brevi che non esprimerà il parere di propria competenza.

  La Commissione delibera, quindi, di conferire alla relatrice, onorevole Lucaselli, il mandato a riferire favorevolmente all'Assemblea sul Documento in esame. Delibera, altresì, di chiedere l'autorizzazione a riferire oralmente.

  La seduta termina alle 15.15.

UFFICIO DI PRESIDENZA INTEGRATO
DAI RAPPRESENTANTI DEI GRUPPI

  Mercoledì 23 aprile 2025.

  L'ufficio di presidenza si è riunito dalle 15.15 alle 15.20.

ERRATA CORRIGE

  Nel Bollettino delle Giunte e delle Commissioni parlamentari n. 485 del 22 aprile 2025, a pagina 3, prima colonna, premettere la seguente riga: «AUDIZIONI».