SEDE REFERENTE
Martedì 29 luglio 2025. — Presidenza del presidente della XI Commissione Walter RIZZETTO.
La seduta comincia alle 9.
DL 92/2025: Misure urgenti di sostegno ai comparti produttivi e disposizioni nel settore del lavoro e delle politiche sociali.
C. 2527 Governo, approvato dal Senato.
(Seguito dell'esame e rinvio).
Le Commissioni riunite proseguono l'esame del provvedimento, rinviato nella seduta del 24 luglio 2025.
Walter RIZZETTO, presidente, fa presente che alla scadenza del termine, fissato alle ore 11 di venerdì 25 luglio scorso, risultano presentate 151 proposte emendative, il cui fascicolo è in distribuzione (vedi allegato).
Ricorda che, ai sensi del comma 7 dell'articolo 96-bis del Regolamento, non sono ammissibili le proposte emendative non strettamente attinenti alle materie oggetto dei decreti-legge all'esame della Camera. Tale criterio risulta più restrittivo di quello dettato, con riferimento agli ordinari progetti di legge, dall'articolo 89 del medesimo Regolamento, il quale attribuisce al Presidente la facoltà di dichiarare inammissibili gli emendamenti e gli articoli aggiuntivi che siano affatto estranei all'oggetto del provvedimento. Fa presente, inoltre, che la lettera circolare del Presidente della Camera del 10 gennaio 1997 sull'istruttoria legislativa precisa che, ai fini del vaglio di ammissibilità delle proposte emendative riferite ai decreti-legge, la materia deve essere valutata con riferimento ai singoli oggetti e alla specifica problematica affrontata dall'intervento normativo.
Comunica che alla luce del contenuto del decreto, che reca misure per assicurare la continuità produttiva e occupazionale e per l'accelerazione degli investimenti negli stabilimenti di interesse strategico nazionale,Pag. 12 nonché interventi per il potenziamento degli ammortizzatori sociali e degli strumenti per il sostegno al reddito dei lavoratori, le presidenze hanno pertanto ritenuto inammissibili le seguenti proposte emendative: Pandolfo 1-bis.04, volto a istituire le Zone industriali di interesse strategico nazionale (ZIS) – quali aree caratterizzate dalla presenza congiunta di uno o più siti già riconosciuti come siti di interesse strategico nazionale – che rientrerebbero nelle Aree di interesse strategico nazionale di cui all'articolo 32 del decreto-legge n. 115 del 2022; Forattini 7.7, che estende le disposizioni sull'assicurazione per invalidità e vecchiaia riconosciute agli imprenditori agricoli a titolo principale anche ai parenti e affini entro il quarto grado che partecipano all'impresa; Forattini 7.8, che autorizza l'ENPAIA ad istituire forme pensionistiche complementari anche per la categoria degli operai agricoli e per i lavoratori autonomi del settore agricolo; Pandolfo 10.12, che riconosce ai soggetti esercenti attività d'impresa operanti nell'industria tessile e della moda, della produzione calzaturiera e della pelletteria tessile, un contributo a fondo perduto per la gestione di centri di formazione interni all'azienda, denominati «Academy aziendali»; Pandolfo 10.13, che istituisce il Fondo speciale per la transizione verde e digitale nella moda per il finanziamento di programmi e interventi finalizzati alla transizione ecologica e digitale nel settore tessile, della moda e degli accessori; Pandolfo 10.14, che istituisce il Fondo per la diffusione dei valori e dell'immagine della moda e del made in Italy; Pandolfo 10.15, che istituisce il Fondo per la promozione dell'associazione e dell'immagine della moda; Pandolfo 10.16, che riconosce al comune di Prato un contributo di 10 milioni di euro per l'anno 2025, per il sostegno economico alle imprese del settore tessile del distretto industriale pratese; Pavanelli 10.17, che modifica le condizioni alle quali le imprese della filiera del tessile e della moda possono effettuare il riversamento dell'importo del credito d'imposta per investimenti in attività di ricerca e sviluppo utilizzato; Pandolfo 10.18, che incrementa al 150 per cento la maggiorazione dei costi di ricerca e sviluppo per software protetto da copyright, brevetti industriali, disegni e modelli, detraibili ai fini fiscali dalle imprese; Pandolfo 10.19, che estende il credito di imposta per ricerca e sviluppo anche alle attività di design e ideazione estetica per le aziende del settore tessile e moda; Pandolfo 10.20, che sospende sino al 31 dicembre 2026 i termini dei versamenti in autoliquidazione alle imprese operanti nei settori della fabbricazione di prodotti tessili e di articoli di abbigliamento, che hanno subito una determinata diminuzione del fatturato o dei corrispettivi; Pandolfo 10.21, che istituisce un Fondo volto ad erogare contributi finalizzati ad interventi di efficientamento o riduzione dei costi di approvvigionamento energetico a favore delle imprese del settore tessile e della moda, che hanno subito una determinata diminuzione del fatturato o dei corrispettivi; Pandolfo 10.22, che istituisce un fondo volto ad erogare contributi a fondo perduto a favore delle imprese del settore tessile e della moda, che hanno subito una determinata diminuzione del fatturato o dei corrispettivi; Pandolfo 10.23, che istituisce un fondo volto a promuovere le aggregazioni delle piccole e medie imprese operanti nei settori della fabbricazione di articoli tessili, della confezione di articoli di abbigliamento e fabbricazione di articoli in pelle; Pandolfo 10.24, che aumenta il credito di imposta per le attività di design e ideazione estetica svolte dalle imprese operanti nei settori tessile e della moda, calzaturiero, dell'occhialeria, orafo, del mobile e dell'arredo e della ceramica, per la concezione e realizzazione dei nuovi prodotti e campionari; Pandolfo 10.25, che consente alle imprese operanti nei settori della fabbricazione di prodotti tessili e di articoli di abbigliamento di beneficiare della sospensione del pagamento delle rate sui finanziamenti in essere; Pandolfo 10.26, che reca una interpretazione autentica secondo cui spetta il credito di imposta per attività di ricerca e sviluppo anche per le attività di ricerca e ideazione estetica svolte dalle imprese dei settori tessile e moda.
Avverte che, come convenuto nella riunione degli Uffici di Presidenza della scorsa Pag. 13settimana, il termine per la presentazione delle richieste di riesame della pronuncia di inammissibilità è fissato alle ore 10 della giornata odierna.
Nessuno chiedendo di intervenire, rinvia quindi il seguito dell'esame alla seduta odierna delle ore 10.30.
La seduta termina alle 9.10.
SEDE REFERENTE
Martedì 29 luglio 2025. — Presidenza del presidente della X Commissione Alberto Luigi GUSMEROLI, indi del presidente della XI Commissione Walter RIZZETTO. – Interviene la sottosegretaria di Stato per le imprese e il made in Italy, Fausta Bergamotto.
La seduta comincia alle 10.30.
DL 92/2025: Misure urgenti di sostegno ai comparti produttivi e disposizioni nel settore del lavoro e delle politiche sociali.
C. 2527 Governo, approvato dal Senato.
(Seguito dell'esame e conclusione).
Le Commissioni proseguono l'esame del provvedimento, rinviato, da ultimo, nella precedente seduta del 29 luglio 2025.
Alberto Luigi GUSMEROLI, presidente, avverte che la pubblicità dei lavori sarà assicurata anche attraverso il sistema di ripresa audiovideo a circuito chiuso. Non essendovi obiezioni, ne dispone l'attivazione.
Dà conto delle sostituzioni e ricorda che il termine per la presentazione di eventuali richieste di riesame delle proposte emendative dichiarate inammissibili era fissato alle ore 10 della giornata odierna.
Comunica che è stato presentato un ricorso avverso la pronuncia di inammissibilità sull'emendamento Pavanelli 10.17. Avverte che le Presidenze, alla luce dei criteri di ammissibilità già ricordati nella precedente seduta, ritengono di confermare la valutazione di inammissibilità della predetta proposta emendativa.
Invita quindi i relatori e la rappresentante del Governo a formulare i pareri relativi alle proposte emendative presentate.
Novo Umberto MAERNA (FDI), relatore per la X Commissione, anche a nome del relatore per la XI Commissione, onorevole Malagola, esprime parere contrario su tutte le proposte emendative presentate.
La sottosegretaria Fausta BERGAMOTTO esprime parere conforme a quello dei relatori.
Enrico CAPPELLETTI (M5S), intervenendo sull'articolo premissivo a sua prima firma 01.01, fa presente come lo stesso miri ad introdurre un accordo di programma finalizzato a riempire di contenuti il provvedimento in esame, la cui approvazione – rileva – condannerebbe Taranto ad altri 12 anni di inquinamento costringendo la cittadinanza ad un ricatto occupazionale ormai senza fine. Osserva come le parole del Ministro Urso relative ad una decarbonizzazione del territorio tarantino siano state sconfessate dalla drammatica realtà che vede, da un lato, l'azienda subire perdite di circa 100 milioni al mese e, dall'altro, circa quattromila dipendenti in cassa integrazione. Chiede, dunque, spiegazioni al Governo circa la procedura di vendita naufragata e l'assenza di un piano industriale. Paragona l'Esecutivo ad un giocatore di azzardo che punta 200 milioni – quelli stanziati da questo provvedimento – sul futuro di una città intera senza però avere alcuna programmazione. Evidenzia come il M5S abbia nel corso degli anni avanzato numerose proposte per affrontare la questione dell'ex ILVA senza però ricevere mai una risposta di apertura da parte del Governo. Rileva sul punto che per realizzare un progetto serio servirebbero fondi importanti che l'Esecutivo ha deciso di destinare al piano di riarmo piuttosto che a tematiche cruciali come quella in esame. Conclude sottolineando i punti specifici su cui si basa l'accordo di programma avanzato attraverso la proposta emendativa in esame, tra cui specifica in particolare: la Pag. 14definitiva chiusura delle fonti inquinanti entro il 31 dicembre 2026 e la messa in sicurezza degli impianti; la tempestiva conclusione degli interventi di bonifica; la realizzazione di tre forni elettrici alimentati con idrogeno verde; la previsione di incentivi all'esodo in favore dei lavoratori degli impianti ex ILVA e l'istituzione di un Fondo sviluppo per finanziare nuovi investimenti nel settore green.
Le Commissioni respingono l'articolo premissivo Cappelletti 01.01.
Emma PAVANELLI (M5S), intervenendo sull'articolo premissivo a sua prima firma 01.02, rileva come lo stesso miri a predisporre un piano di salvaguardia per l'ex ILVA finalizzato a tutelare gli aspetti tanto ambientali quanto occupazionali dell'azienda. Fa presente come il menzionato piano di salvaguardia comprenda l'istituzione di una società pubblica o mista pubblico/privata volta a salvare un'azienda strategica per l'Italia e un settore strategico per il mercato interno come quello dell'acciaio. Evidenzia come questa sia la direzione giusta da intraprendere per risollevare una situazione caratterizzata dai dati drammatici forniti poc'anzi dal collega Cappelletti relativi alle perdite dell'azienda e ai numeri dei lavoratori in cassa integrazione.
Le Commissioni respingono l'articolo premissivo Pavanelli 01.02.
Alberto Luigi GUSMEROLI, presidente, constata l'assenza del presentatore dell'articolo premissivo Benzoni 01.03: si intende vi abbia rinunciato.
Le Commissioni respingono l'emendamento Donno 1.2.
Patty L'ABBATE (M5S), intervenendo sull'emendamento a sua prima firma 1.3, evidenzia come lo stesso miri a vincolare i 200 milioni stanziati dal provvedimento alle necessarie operazioni di bonifica e di ripristino ambientale al fine di tutelare la salute dei cittadini di Taranto da anni costretti a combattere con l'enorme incidenza del tasso tumorale causato dalle emissioni cancerogene presenti nel territorio. Fa presente come, alla luce dei dati forniti dall'ISS che confermano l'esistenza del menzionato fenomeno, sia necessario intervenire al più presto.
Le Commissioni respingono l'emendamento L'Abbate 1.3.
Alberto PANDOLFO (PD-IDP), intervenendo sull'emendamento a sua prima firma 1.4, rileva come quest'ultimo intenda superare l'incertezza e la preoccupazione ormai diffusa tra i cittadini tarantini circa le sorti dell'ex ILVA, alla luce della nebulosa che avvolge le notizie di una possibile trattativa per un nuovo acquirente, e, più in generale, le varie promesse del Ministro Urso, puntualmente disattese. Fa presente che l'emendamento in oggetto mira ad elevare la cifra stanziata dal provvedimento a 400 milioni al fine di rilanciare la produzione industriale dell'azienda e intervenire sui livelli occupazionali.
Le Commissioni, con distinte votazioni, respingono gli emendamenti Pandolfo 1.4 e 1.5, Ghirra 1.8, Ubaldo Pagano 1.9 e Pandolfo 1.10.
Patty L'ABBATE (M5S) chiede ai presentatori di poter sottoscrivere l'emendamento Ubaldo Pagano 1.11, di cui condivide i contenuti. Evidenzia come l'emendamento in esame miri a recuperare fondi, attraverso la rimodulazione dei sussidi ambientali dannosi (SAD), e ad utilizzarli per migliorare le condizioni dell'ex ILVA per il bene di cittadini, lavoratori e impresa.
Le Commissioni respingono l'emendamento Ubaldo Pagano 1.11.
Francesca GHIRRA (AVS), intervenendo sull'emendamento Mari 1.12, di cui è cofirmataria, rileva come lo stesso intenda affrontare la drammatica situazione della ex ILVA confermata dagli sconcertanti dati forniti in precedenza dal collega Cappelletti relativi alle perdite dell'azienda e ai numeri dei lavoratori in cassa integrazione. Pag. 15Fa presente che l'emendamento in oggetto, nello specifico, ha come obiettivo destinare improrogabilmente le somme stanziate dal provvedimento ad interventi che contemperino la salvaguardia degli impianti, l'occupazione, la salute, la sicurezza e l'ambiente.
Le Commissioni respingono l'emendamento Mari 1.12.
Francesca GHIRRA (AVS), intervenendo sull'emendamento a sua prima firma 1.13, evidenzia come lo stesso riguardi la modalità di utilizzo delle somme stanziate dal provvedimento, prevedendo, in particolare, che il trasferimento da ILVA S.p.A. ad Acciaierie d'Italia può essere effettuato solo su richiesta formale dell'organo commissariale, corredata da una relazione tecnica dettagliata. Sottolinea poi come la richiesta di trasferimento debba obbligatoriamente indicare il perimetro di spesa, ovvero l'attività, i progetti e i capitoli finanziari specifici, la quantificazione puntuale delle risorse, con chiaro riferimento agli stati di avanzamento lavori (SAL), nonché il cronoprogramma dettagliato, con fasi e date di completamento previste. Osserva come su tale procedura i ministeri competenti dovrebbero prestare maggiormente attenzione mediante ad esempio la necessaria rendicontazione delle somme utilizzate. Fa presente come il mancato accoglimento dell'emendamento in esame è sintomo di una mancanza di volontà da parte di maggioranza e Governo di assumersi le dovute responsabilità sulla vicenda di Taranto, aggravata dalle dimissioni del sindaco avvenute nelle ultime ore.
Le Commissioni respingono l'emendamento Ghirra 1.13.
Francesca GHIRRA (AVS) illustra l'emendamento 1.14 a sua prima firma, che interviene in merito alle modalità di accesso ai finanziamenti previsti per lo stabilimento ex Ilva dall'articolo 1, comma 1 del presente decreto. Ricorda, al tal proposito, come il decreto-legge n. 3 del 2025 avesse modificato l'assetto dei controlli, attribuendo alla società stessa il ruolo di controllore delle sue attività.
L'emendamento in esame, invece, propone di introdurre l'obbligo di presentazione di un rendiconto bimestrale sull'utilizzo delle risorse, articolato su tre elementi principali: un cronoprogramma dettagliato degli interventi, la verifica dello stato di avanzamento dei lavori e l'indicazione dei risultati intermedi conseguiti.
Evidenzia, inoltre, che la proposta prevede, al nuovo comma 1-ter, il congelamento immediato dei finanziamenti – con obbligo di restituzione – nel caso in cui non risultino rispettate alcune condizioni ambientali specifiche, quali: l'avanzamento delle bonifiche secondo le prescrizioni dell'AIA e le programmazioni ministeriali; la riduzione misurabile delle emissioni atmosferiche nei limiti previsti e la verifica semestrale dell'impatto ambientale.
Conclude denunciando che l'assenza di tali disposizioni nel provvedimento in esame, mostri, in tutta la sua evidenza, la scarsa attenzione del Governo nei confronti della tutela dell'ambiente e della salute dei cittadini nell'area di Taranto interessata dalle attività del polo siderurgico.
Le Commissioni, con distinte votazioni, respingono l'emendamento Ghirra 1.14, nonché gli emendamenti Appendino 1.15, Pandolfo 1.16 e Quartini 1.17.
Emma PAVANELLI (M5S) illustra l'emendamento 1.18 a sua prima firma che intende destinare una parte dei finanziamenti che il presente decreto impiega a favore dell'ex Ilva al fine di pagare i debiti contratti dalla società nei confronti di terzi fornitori.
Ricordando come si tratti di una battaglia che il MoVimento 5 Stelle da almeno due anni sta conducendo in Parlamento, evidenzia che – ancora oggi – molte imprese dell'indotto non hanno ricevuto i pagamenti dovuti per le spese già sostenute e che, in assenza di interventi, molte di queste imprese rischiano la chiusura, con gravi conseguenze occupazionali.
Sottolinea come il Governo, ignorando la richiesta di tali imprese, non tuteli una Pag. 16parte importante dell'economia del territorio tarantino, che sarà ancora più in difficoltà per gli effetti dei dazi tra Unione europea e Stati Uniti.
Ribadisce la necessità di sostenere le imprese e i lavoratori dell'indotto, che hanno operato a supporto del polo siderurgico, criticando il Governo e i relatori per non aver ritenuto nemmeno di fornire alcuna motivazione sulla contrarietà all'emendamento. Conclude esprimendo incomprensione per il diniego opposto dal Governo, che – a suo giudizio – avrebbe dovuto almeno essere accompagnato dalle ragioni di tale contrarietà.
Le Commissioni respingono l'emendamento Pavanelli 1.18.
Alberto PANDOLFO (PD-IDP) illustra l'emendamento 1.19 a sua prima firma volto a istituire, presso il Ministero delle imprese e del made in Italy, un apposito Fondo finalizzato ad assicurare la continuità del ciclo produttivo della banda stagnata nello stabilimento in amministrazione straordinaria di Acciaierie d'Italia a Cornigliano.
Il Fondo, con una dotazione pari a 15 milioni di euro per ciascuno degli anni 2025, 2026 e 2027, è destinato anche all'attuazione di interventi per la prevenzione degli incidenti, la messa in sicurezza degli impianti e la tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori.
Ricordando che, proprio nella giornata di ieri, il Ministro Urso, accompagnato da una delegazione di deputati del gruppo Fratelli d'Italia, ha visitato lo stabilimento di Cornigliano, si augura che il Governo e la maggioranza condividano il contenuto dell'emendamento.
Conclude ribadendo, dunque, le finalità dell'intervento emendativo e sottolineando – in una prospettiva più generale – l'urgenza di rilanciare il settore dell'acciaio per favorire anche il territorio di Cornigliano che, invece, negli ultimi anni ha pagato un prezzo altissimo a causa della crisi del comparto siderurgico.
Le Commissioni respingono l'emendamento Pandolfo 1.19.
Patty L'ABBATE (M5S) illustra l'emendamento 1.20 a sua prima firma volto, in coerenza con quanto affermato dalla giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione europea, ad introdurre il principio secondo cui, in presenza di violazioni delle condizioni di autorizzazione che comportino un pericolo immediato, grave e rilevante per l'integrità dell'ambiente e la salute umana, il gestore dell'impianto è tenuto ad adottare senza indugio tutte le misure necessarie per ripristinare la conformità nel più breve tempo possibile.
Sottolinea che, fino al completo ripristino, l'esercizio degli impianti deve essere sospeso, ribadendo, pertanto, che qualora tali misure non vengano adottate, l'attività d'impresa deve essere interrotta, al fine di tutelare la salute dei lavoratori e dei cittadini coinvolti.
Le Commissioni, con distinte votazioni, respingono gli emendamenti L'Abbate 1.20 e 1.21.
Francesca GHIRRA (AVS) illustra l'articolo aggiuntivo 1.01 a sua prima firma volto a rafforzare l'attività di valutazione ambientale e sanitaria, nonché il ruolo dell'Istituto superiore di sanità (ISS), nell'ambito delle procedure di controllo e monitoraggio. In particolare, fa presente che l'intervento emendativo prevede che il Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica acquisisca, per tali attività, un parere dell'Istituto superiore di sanità (Iss), redatto di concerto con l'Agenzia Regionale per la Prevenzione e la Protezione dell'Ambiente (ARPA), l'Azienda sanitaria locale (ASL) e l'Agenzia regionale strategica per la salute e il sociale (ARESS).
Osserva, infine, che tali soggetti opereranno avvalendosi delle risorse umane, strumentali e finanziarie già disponibili a legislazione vigente, e comunque senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.
Le Commissioni respingono l'articolo aggiuntivo Ghirra 1.01.
Francesca GHIRRA (AVS) illustra il contenuto dell'articolo aggiuntivo 1-bis.01 a Pag. 17sua prima firma, che propone l'eliminazione del divieto di reiterazione delle richieste di integrazione documentale necessarie ai fini della redazione del parere dell'Iss, previsto dall'articolo 1-ter, comma 3, del decreto-legge n. 3 del 2025, nell'ambito della procedura di riesame dell'autorizzazione integrata ambientale per gli impianti di interesse strategico nazionale.
Ritiene che tale divieto costituisca una limitazione eccessiva dell'attività istruttoria e un segnale di scarsa attenzione da parte del Governo nei confronti della tutela della salute dei cittadini. Chiede pertanto una revisione dei pareri espressi sull'emendamento e ne sollecita l'approvazione.
Le Commissioni respingono l'articolo aggiuntivo Ghirra 1-bis.01.
Enrico CAPPELLETTI (M5S) illustra l'articolo aggiuntivo Donno 1-bis.02, di cui è cofirmatario, volto a eliminare il cosiddetto «scudo penale» introdotto per chiunque commette condotte penalmente punibili in esecuzione di un provvedimento che autorizza la prosecuzione dell'attività di uno stabilimento dichiarato di interesse strategico nazionale, come nel caso dell'ex Ilva.
Ritiene che tale misura costituisca, oggi, non solo una forma di protezione ingiustificata, che indirettamente finisce per compromettere il diritto dei cittadini a un ambiente salubre, ma anche un ostacolo all'accertamento di eventuali responsabilità da parte di chi gestisce l'impianto siderurgico.
Osserva inoltre che la disposizione in questione non ha prodotto gli effetti di stabilizzazione auspicati, determinando piuttosto incertezza applicativa e sollevando dubbi in merito alla sua legittimità costituzionale. Evidenzia infine come tale norma alimenti una percezione diffusa di impunità, contribuendo a generare un generale senso di sfiducia nei confronti delle istituzioni da parte della collettività.
Luigi MARATTIN (MISTO), intervenendo sull'articolo aggiuntivo Donno 1-bis.02, fa presente come il tema sollevato dall'intervento del collega Cappelletti sia di stretta attualità, richiamando a tal proposito le dimissioni del Sindaco di Taranto comunicate nella serata di ieri, a seguito di un incontro avuto con comitati civici ed ambientalisti proprio sul piano per l'ex Ilva.
Accusa il MoVimento 5 Stelle di perpetuare, anche con la presentazione dell'emendamento in esame, un atteggiamento populista.
Precisa che la misura relativa al cosiddetto «scudo penale» non era stata introdotta a beneficio dei nuovi amministratori dello stabilimento ex Ilva, ma principalmente per disciplinare situazioni giuridiche sorte anteriormente al loro subentro nella gestione.
Conclude dichiarando che sono proprio simili atteggiamenti demagogici che, nel recente passato, hanno prodotto conseguenze negative per il Paese.
Le Commissioni respingono l'articolo aggiuntivo Donno 1-bis.02.
Patty L'ABBATE (M5S), illustra l'articolo aggiuntivo 1-bis.03 a sua prima firma, volto a modificare le disposizioni in materia di valutazione dell'impatto sanitario per gli impianti strategici. In particolare, fa presente che l'intervento emendativo propone di sostituire l'attuale previsione, secondo cui i gestori degli impianti predispongono le valutazioni, con una formulazione che affida tale compito all'Istituto superiore di sanità (ISS), di concerto con l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA), le Agenzie regionali per la protezione dell'ambiente (ARPA) e le aziende sanitarie locali (ASL). Sottolinea che il trasferimento di questa competenza a istituti pubblici di ricerca accreditati garantirebbe maggiore terzietà e affidabilità, con ricadute significative sulla tutela della salute dei cittadini.
Le Commissioni, con distinte votazioni, respingono l'articolo aggiuntivo L'Abbate 1-bis.03, gli articoli aggiuntivi Pandolfo 1-bis.05, 1-bis.06 e 1-bis.07, gli articoli aggiuntivi Ubaldo Pagano 1-bis.08, Barbagallo 1-bis.09, gli emendamenti Ghirra 2.1, L'Abbate 2.2, nonché gli identici emendamentiPag. 18 Ghirra 2.3, Ferrara 2.4 e Pandolfo 2.5.
Enrico CAPPELLETTI (M5S) illustra l'emendamento 2.6 a sua prima firma, volto a introdurre una procedura di evidenza pubblica per l'ingresso di capitale privato nella gestione del polo siderurgico, sottolineando che l'obiettivo della proposta è garantire trasparenza nella procedura di selezione. Precisa che il MoVimento 5 Stelle non è contrario, in linea di principio, all'apporto di capitale privato, ma si interroga su chi tragga beneficio dall'assenza di una procedura selettiva chiara e pubblica.
Richiama, a tal proposito, l'esperienza passata relativa all'affidamento della gestione dello stabilimento ex Ilva ad ArcelorMittal, decisione assunta all'epoca dal Ministro Calenda, e ritenuta un errore strategico. Sottolinea che l'offerta accolta non fosse quella economicamente più vantaggiosa, come evidenziato anche dai pareri tecnici resi all'epoca, in quanto quella avanzata dal gruppo Jindal presentava condizioni economicamente sicuramente più favorevoli.
Accusa, dunque, il Ministro di aver preferito ArcelorMittal che, a suo giudizio, aveva più interesse alla dismissione del sito industriale dell'ex Ilva che al suo rilancio produttivo.
Si chiede, pertanto, le ragioni di tale scelta e ribadisce l'importanza di evitare il ripetersi di decisioni assunte in assenza di trasparenza. Conclude sollecitando l'approvazione dell'emendamento proposto, al fine di garantire un processo decisionale trasparente e rispettoso dell'interesse pubblico.
Luigi MARATTIN (MISTO), nel replicare criticamente all'intervento del collega Cappelletti, contesta l'attribuzione di responsabilità all'allora Ministro Calenda, definendola infondata. Sottolinea, in particolare, che non corrisponde al vero l'affermazione secondo cui l'offerta di ArcelorMittal fosse meno vantaggiosa sotto il profilo economico rispetto a quella del gruppo Jindal. Ricorda, a tal proposito, che la proposta di ArcelorMittal prevedeva un investimento economico pari a 1,8 miliardi di euro, a fronte di un'offerta di 1,2 miliardi presentata dal gruppo Jindal.
Afferma ironicamente che, se davvero il MoVimento 5 stelle avesse voluto far prevalere l'offerta del gruppo Jindal, avrebbe potuto colmare la differenza di offerta, circa 600 milioni, con i risparmi derivanti dai tagli alle proprie indennità parlamentari. Difende, inoltre, la regolarità della procedura seguita all'epoca, ricordando che sia il TAR sia il Consiglio di Stato ne hanno confermato la legittimità.
Conclude ribadendo con fermezza la necessità di superare definitivamente il reiterato atteggiamento populistico del MoVimento 5 Stelle.
Le Commissioni, con distinte votazioni, respingono gli emendamenti Cappelletti 2.6, L'Abbate 2.7, Pandolfo 2.8, L'Abbate 3.1, Pandolfo 3.2 e 3.3, Ubaldo Pagano 3.4, L'Abbate 3.5 e Mari 3.6.
Francesca GHIRRA (AVS), intervenendo sull'emendamento Mari 3.7, di cui è cofirmataria, ne illustra il contenuto segnalando che esso mira ad introdurre nuovi obblighi informativi in capo al Commissario straordinario, con l'obiettivo di rafforzare la trasparenza e il controllo parlamentare sulla gestione dell'ex Ilva. In particolare, la proposta prevede che, entro il 31 marzo di ogni anno, il Commissario trasmetta al Parlamento una relazione annuale contenente: lo stato di avanzamento degli investimenti, disaggregati per macroprogetti e fasi cronoprogrammate; una verifica delle performance operative, sociali, occupazionali e ambientali; e un'analisi dei principali rischi incontrati, con indicazione delle azioni correttive adottate.
Fa presente che il comma 1-ter, che l'emendamento mira ad introdurre, prevedere inoltre che in caso di omissioni, ritardi, incompletezze o difformità nei dati forniti, il Parlamento possa richiedere un'integrazione urgente entro trenta giorni, riservandosi la possibilità di segnalare eventuali comportamenti alla Corte dei conti per una valutazione in merito a possibili profili di danno erariale.
Le Commissioni, con distinte votazioni, respingono gli emendamenti Mari 3.7, L'Abbate 3.8, Barbagallo 3.9 e Pandolfo 3.10.
Emma PAVANELLI (M5S) illustra l'articolo aggiuntivo Ferrara 3.01, di cui è cofirmataria, volto ad istituire presso il Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica un Fondo per il sostegno dell'idrogeno verde e per la decarbonizzazione degli impianti dell'ILVA, al fine di fronteggiare e superare le gravi situazioni di criticità ambientale gravanti sul territorio di Taranto e promuovere interventi di riqualificazione produttiva e diversificazione industriale, mediante la progressiva decarbonizzazione del processo produttivo dell'acciaio, per la realizzazione di forni elettrici alimentati con idrogeno verde. Ricorda che in altre acciaierie sono stati promossi accordi di programma per la decarbonizzazione, accordi dei quali il Ministro Urso si è fatto vanto lodandoli anche in Parlamento nel corso di un recente question time. Chiede quindi che ciò possa essere fatto anche per gli stabilimenti ILVA di Taranto puntando proprio sull'idrogeno verde, come peraltro prevedeva un programma del PNRR le cui risorse sono poi state tagliate dal Governo in carica. Sottolinea che i predetti impianti soffrono grandi problemi di tipo ambientale e sanitario che si riverberano fortemente sul territorio e sulle aziende dell'indotto, e crede che il passaggio all'idrogeno migliorerebbe di molto quelle condizioni. Ritiene, peraltro, che sarebbe bene che l'Esecutivo, invece di restare muto di fronte a tale problematica e di limitarsi a respingere tutte le proposte emendative che le forze di opposizione, e in particolare il suo gruppo politico, hanno presentato in questa e in altre occasioni, accettasse un'onesta e aperta discussione parlamentare e, soprattutto, operasse efficacemente per raggiungere gli obiettivi relativi alla transizione energetica, alla decarbonizzazione e alla sicurezza energetica del Paese. Evidenzia infine che, purtroppo, deve constatare che il Governo preferisce utilizzare il gas liquefatto, in particolare di provenienza statunitense, e far rimanere schiacciato il Paese da interessi altrui invece che fare qualcosa che sarebbe veramente patriottica.
Antonio FERRARA (M5S) illustra l'articolo aggiuntivo a sua prima firma 3.01, che, ritiene, può rappresentare una risposta efficace alle molte criticità attualmente presenti. Enumera una serie di dati concernenti le ricadute sulla salute dei cittadini coinvolti nel territorio di Taranto e i volumi di anidride carbonica emessi dagli impianti dell'ILVA, oltre 4 milioni di tonnellate l'anno, che li rendono gli stabilimenti più inquinanti d'Europa. Osserva che l'ingente impiego di risorse finanziarie degli ultimi tre anni, pari a 1,7 miliardi di euro, non hanno prodotto, di fatto, nessun beneficio. Si chiede quindi perché non sono state adottate strategie per la transizione alla produzione di acciaio verde, utilizzando l'idrogeno, soprattutto considerando che nelle siderurgia l'Italia si trova all'undicesima posizione mondiale tra i produttori, cosa che conferma la sua importanza strategica: in tal senso stigmatizza che nel nostro Paese non siano stati fatti investimenti in questa direzione al contrario di Paesi quali la Francia, la Germania e la Svezia, nonostante sia ormai chiaro che il futuro della siderurgia è proprio quello connesso all'idrogeno verde. Deve invece constatare che questo non viene considerato un bene anche per Taranto che, ritiene, senza idrogeno verde non avrà futuro e vedrà gli stabilimenti dell'ILVA chiudersi definitivamente con pesanti ripercussioni sul lavoro, sull'indotto e sull'intero territorio. Conclude invitando ad agire subito senza attendere altro tempo.
Le Commissioni, con distinte votazioni, respingono gli articoli aggiuntivi Ferrara 3.01 e Pandolfo 3.02, gli emendamenti Ghirra 4.1, Mari 4.2, Ghirra 4.3, gli articoli aggiuntivi Donno 4.01, Pandolfo 4.02, 4.03, 4.04 e 4.05, gli emendamenti Pavanelli 5.1, Pandolfo 5.2 e 5.3, Pavanelli 5.4, Appendino 5.5, Ghirra 5.6, gli articoli aggiuntivi Ubaldo Pagano 5.01 e 5.02, Pandolfo 5.03, Ghirra 5.04, Pandolfo 5.05 e 5.06, gli emendamenti Scotto 6.1, Aiello 6.2, Morfino 6.3, gli articoli aggiuntivi Mari 6.01, Carotenuto 6.02 e Pag. 20Barzotti 6.03, nonché l'emendamento Aiello 7.1.
Arturo SCOTTO (PD-IDP) illustra l'emendamento a sua prima firma 7.2, volto a dare una definizione del perimetro dei lavoratori salvaguardati, comprendente in modo stabile anche lavoratori in somministrazione e i lavoratori parasubordinati e autonomi mono-committenti o con reddito prevalente riferibile ad imprese del gruppo. Ritiene incomprensibile un suo respingimento anche alla luce dell'evidenza che i prossimi tempi che ci aspettano saranno molto duri, cosa su cui sono d'accordo tanto le organizzazioni sindacali quanto quelle datoriali e imprenditoriali, anche in virtù della nota questione dei dazi. Osserva che l'unico a non essersene accorto è il Governo e invita a considerare che proprio la durezza dei tempi dovrebbe indurre a rafforzare, o prevedere laddove non ancora esistenti, strumenti che facciano da scudo alle predette categorie di lavoratori che sono più fragili di altre. Chiede quindi che l'esecutivo possa mutare il parere contrario espresso sulla proposta emendativa.
Le Commissioni, con distinte votazioni, respingono gli emendamenti Scotto 7.2, Tucci 7.3, Mari 7.4, Forattini 7.5, Aiello 7.6, Forattini 7.9, gli articoli aggiuntivi Mari 7.01, Carotenuto 7.02 e 7.03, Barzotti 7.04, Tucci 7.05, gli identici emendamenti Mari 8.1, Scotto 8.2 e Aiello 8.3, gli emendamenti Scotto 8.4 e 8.5, Barzotti 8.6, Carotenuto 8.7, Tucci 8.8, Aiello 8.9, Barzotti 8.10, Carotenuto 8.11, Scotto 8.12, Ubaldo Pagano 8.13, Aiello 8.14, gli identici articoli aggiuntivi Mari 8.01 e Scotto 8.02, gli articoli aggiuntivi Tucci 8.03 e Scotto 8.04, gli identici articoli aggiuntivi Mari 8.05 e Scotto 8.06, l'articolo aggiuntivo Mari 8.07, l'emendamento Aiello 9.1, gli articoli aggiuntivi Ubaldo Pagano 9.01, 9.02 e 9.03, l'emendamento Scotto 10.1, gli identici emendamenti Ghirra 10.2 e Barzotti 10.4, gli emendamenti Carotenuto 10.10, Scotto 10.11 e 10.27, l'articolo aggiuntivo Tucci 10.01, gli emendamenti Scotto 10-bis.1, Mari 10-bis.2, Aiello 10-bis.3, Scotto 10-bis.4, Barzotti 10-bis.5, Scotto 10-bis.6, nonché gli identici emendamenti Scotto 10-bis.8 e Tucci 10-bis.10.
Arturo SCOTTO (PD-IDP) illustra l'emendamento a sua prima firma 10-bis.11, che, ricorda, fa parte di un pacchetto di proposte emendative a sostegno di quei lavoratori che svolgono attività di consegna di beni per conto altrui, in ambito urbano e con l'ausilio di velocipedi o veicoli a motore, attraverso piattaforme anche digitali, anche noti come rider. Rammenta come costoro siano sottoposti a forme di lavoro faticoso la cui attività è resa ancor più difficile dalle avverse condizioni climatiche esterne e che, soprattutto, si trovano praticamente ad essere senza diritti. In tal senso ricorda che l'attuale Governo aveva persino eliminato alcune tutele promosse dall'allora Ministro del lavoro Orlando. Evidenzia che le forze di opposizione, nel corso dei lavori delle Commissioni riunite, hanno dimostrato grande senso di responsabilità e hanno proposto diverse volte emendamenti sulla problematica in oggetto senza che il Governo abbia sentito il dovere di rispondere. Chiede quindi che quest'ultimo muti il parere espresso sulla proposta emendativa e assuma, in questa sede, quantomeno un impegno verbale per andare incontro alle esigenze il questi lavoratori e che in uno dei suoi prossimi provvedimenti possa dare le giuste tutele a chi esercita queste forme di lavoro.
La sottosegretaria Fausta BERGAMOTTO ribadisce il parere contrario alla proposta emendativa già espresso, facendo altresì presente che tali tematiche sono di competenza del Ministero del lavoro e delle politiche sociali.
Arturo SCOTTO (PD-IDP) puntualizza che la rappresentante del Governo, in questa sede, esprime la volontà dell'Esecutivo e non di un singolo ministero. Ribadisce la responsabilità dimostrata dalle forze di opposizione nel corso dell'esame del provvedimento e osserva di non aver proposto nulla di esorbitante ma semplicemente avanzato la richiesta che il Governo si impegni a tutela dei rider. Evidenzia inoltre il proprioPag. 21 rammarico per il fatto che il Ministero del lavoro e delle politiche sociali non sia presente ai lavori delle Commissioni riunite.
La sottosegretaria Fausta BERGAMOTTO, osservando che il Governo non ha mai lasciato indietro nessuno, evidenzia che anche nel provvedimento in titolo sono previste forme rafforzate di cassa integrazione. Fa inoltre presente che sarà sua premura portare a conoscenza del Ministro del lavoro e delle politiche sociali quanto emerso nel corso della discussione.
Le Commissioni, con distinte votazioni, respingono gli emendamenti Scotto 10-bis.11 e 10-bis.12.
Emma PAVANELLI (M5S) illustra l'emendamento Carotenuto 10-bis.13, di cui è cofirmataria, volto a prevedere forme di sostegno al reddito in favore dei lavoratori parasubordinati e autonomi che svolgono le proprie attività all'esterno in caso di condizioni climatiche eccezionali. Sulla tematica relativa allo svolgimento di attività lavorative impegnative in condizioni climatiche di caldo sostenuto, dopo aver rilevato che non si può più parlare di casi eccezionali quanto di problematiche strutturali, stigmatizza che la questione sia stata presa in carico, di fatto, solo in questi giorni – quando purtroppo, ricorda, il mese di giugno è stato uno dei più caldi degli ultimi anni –, che si continui a trattarlo con misure di tipo emergenziale, intempestivamente e perseverando a negare l'ormai evidente cambiamento climatico. Conclude, quindi, riaffermando la necessità che le politiche possano assicurare di affrontare le presenti e future avverse condizioni climatiche non solo per le attività produttive e per i produttori, dipendenti o autonomi, ma anche, e soprattutto, per la salute delle persone che per il grandissimo caldo possono anche morire, come dimostrato da fatti di cronaca recente.
Dario CAROTENUTO (M5S), intervenendo sull'emendamento 10-bis.13 a sua prima firma, rileva come la maggioranza, nonostante le numerose dichiarazioni rese alla stampa, di fatto non si stia occupando dei problemi di quei lavoratori che prestano la propria attività all'esterno, in condizioni climatiche eccezionali; il mancato accoglimento delle proposte emendative presentate dalle opposizioni in materia, a suo avviso, implica l'assunzione di una grave responsabilità da parte dell'Esecutivo.
Le Commissioni respingono l'emendamento Carotenuto 10-bis.13.
Arturo SCOTTO (PD-IDP) illustra l'articolo aggiuntivo 10-bis.01 a sua prima firma, che contiene disposizioni analoghe a una proposta di legge depositata dal suo gruppo parlamentare.
Rammenta come il cambiamento climatico oggi dia luogo a frequenti fenomeni meteorologici eccezionali, i quali rappresentano una vera e propria costante; essi impongono al legislatore un ripensamento strutturale dell'organizzazione del lavoro attraverso la predisposizione di strumenti di tutela del personale che non presentino carattere episodico o straordinario, come invece viene previsto nel provvedimento in esame.
Sotto un diverso profilo, evidenzia che il Governo, con il decreto-legge in esame, ha recepito tardivamente il protocollo sottoscritto con le parti sociali – a far data dal 1° luglio – sebbene il caldo eccezionale si sia registrato già nei mesi precedenti.
Chiarisce dunque che la proposta emendativa in esame intende rendere ordinaria l'attivazione della cassa integrazione in caso di eccezionali situazioni climatiche, evidenziando peraltro la necessità di stanziare opportune risorse finanziarie per implementare un siffatto intervento. Le misure previste dal provvedimento in esame, in recepimento dei protocolli sottoscritti con le parti sociali, sono finanziate attraverso la riduzione del Fondo sociale per l'occupazione e la formazione, riducendo dunque le risorse in favore lavoratori; evidenzia quindi come l'Esecutivo non abbia stanziato risorse nuove, ma per garantire la tutela di alcune specifiche categorie di lavoratori abbia invece attinto a stanziamenti Pag. 22già finalizzati alla tutela della generalità dei lavoratori.
Le Commissioni respingono, con distinte votazioni, l'articolo aggiuntivo Scotto 10-bis.01 e l'emendamento Carotenuto 10-ter.1.
Walter RIZZETTO, presidente, dichiara concluse le votazioni sulle proposte emendative e chiede se vi sono dichiarazioni di voto sul mandato ai relatori a riferire in Assemblea.
Vinicio Giuseppe Guido PELUFFO (PD), intervenendo in dichiarazione di voto sul conferimento del mandato ai relatori, rammenta anzitutto che l'esame del provvedimento alla Camera si è svolto in tempi molto brevi, attesa la sua approvazione in prima lettura al Senato. Pur definendo l'esame alla Camera come un atto quasi «burocratico», rammenta però che il provvedimento riguarda una questione nodale per la politica industriale, ambientale e sociale del Paese. Ricorda poi che il decreto-legge in esame è solo l'ultimo di numerosi provvedimenti varati dall'Esecutivo su tale questione e che, a suo parere, la questione richiederà ulteriori interventi futuri.
Sebbene la crisi dell'ex Ilva presenti radici molto lontane, evidenzia come la situazione sembri nettamente peggiorata nell'ultimo triennio, anche a causa dell'incapacità dell'Esecutivo di predisporre una strategia coerente e valida nel lungo termine. Rileva come rimangano tuttora aperte molte questioni sotto il profilo della politica industriale, ambientale, occupazionale e che oggi la società si trova in grandi difficoltà finanziarie e produttive.
Passa poi in rassegna gli interventi succedutesi nell'ultimo triennio, a partire dal mese di gennaio 2023, evidenziando come essi abbiano avuto una funzione emergenziale e abbiano predisposto una serie di strumenti – tra cui prestiti ponte e veri e propri «scudi penali» – che hanno sortito effetti solo palliativi, sostanzialmente peggiorando la crisi dell'ex ILVA.
Nel corso dei lavori sul provvedimento in esame, il suo gruppo ha presentato diverse proposte emendative, concentrandosi sull'illustrazione solo di quelli ritenuti di particolare importanza: tra l'altro, le predette proposte emendative intendevano allargare la platea degli interventi per la sicurezza, consentire la manutenzione degli altoforni e il ripristino dell'idrogeno «verde», rafforzare le garanzie occupazionali presenti all'interno dei bandi di gara nei confronti di eventuali investitori, nonché pervenire alla stesura di un efficace accordo di programma. Si tratta tuttavia di proposte emendative che, nel corso dell'esame parlamentare, sono state respinte senza alcun confronto sul merito delle stesse.
Conclude evidenziando che, a parere del suo gruppo parlamentare, il provvedimento in esame risulta insufficiente a perseguire gli obiettivi necessari per l'area dell'ex Ilva; in particolare appare inidoneo a delineare il futuro del comparto siderurgico del Paese. Di conseguenza, preannuncia il voto contrario del gruppo del Partito Democratico sul conferimento del mandato ai relatori.
Francesca GHIRRA (AVS), intervenendo in dichiarazione di voto sul conferimento del mandato ai relatori, si ricollega alle considerazioni testé espresse dal collega Peluffo, in particolare rimarcando come il provvedimento in esame sia l'ultimo di una lunga serie di decreti varati da questo Esecutivo in materia di ex Ilva. Ribadisce che il decreto-legge non risulta efficace né per garantire i posti di lavoro né, tantomeno, per tutelare l'ambiente e la salute degli abitanti delle zone in cui sono siti gli stabilimenti.
Si aspetta, quindi, che presto il Governo vari ulteriori decreti emergenziali; auspica tuttavia che, perlomeno in seno ai prossimi interventi, trovino spazio le proposte veicolate dalle forze di opposizione, evidenziando che esse non perseguono intenti ostruzionistici, ma cercano di introdurre disposizioni che, tra l'altro, accolgano le istanze avanzate dalla Corte di giustizia europea con particolare riferimento alle bonifiche ambientali.
Dubita che vi sia un serio intento di riconversione industriale dell'area, nonostante i rappresentanti del Governo abbianoPag. 23 in più occasioni sottolineato la centralità dell'industria siderurgica e, in particolare, della produzione dell'ex Ilva.
Riservandosi di intervenire più approfonditamente durante l'esame del provvedimento in Assemblea, preannuncia il voto contrario del suo gruppo parlamentare sul conferimento del mandato ai relatori.
Enrico CAPPELLETTI (M5S), intervenendo in dichiarazione di voto sul conferimento del mandato ai relatori, evidenzia anzitutto come il provvedimento in esame appaia sostanzialmente privo di contenuto. Tale limite, a suo parere, sarebbe stato superato dall'accoglimento di alcuni emendamenti proposti dalle opposizioni, in particolare dell'emendamento 1.01 a sua prima firma, col quale si prevedeva la stipula di un apposito accordo di programma. Il mancato accoglimento delle proposte emendative, a suo avviso, condanna l'area di Taranto ad almeno un ulteriore decennio di inquinamento, a fronte di quello che definisce un vero e proprio ricatto occupazionale.
Rileva come le dichiarazioni fatte del Ministro Urso, in particolare quelle relative alla salvaguardia del comparto della siderurgia e all'avvio dell'area alla decarbonizzazione, suonino oggi come vera e propria propaganda.
Evidenzia poi come gli accordi raggiunti sui dazi doganali con l'amministrazione degli Stati Uniti siano destinate a peggiorare le condizioni dell'ex Ilva. Ripercorre in breve le condizioni economiche dell'impresa, rammentando come essa subisca tuttora ingenti perdite quotidiane e presenti un altissimo numero di lavoratori in cassa integrazione, nonostante lo stanziamento, dal 2023 a oggi, di risorse pubbliche per un ammontare superiore a 1,7 miliardi.
Stigmatizza poi la scarsa trasparenza sulla proprietà dell'impresa, nonché la mancanza di garanzie per gli abitanti della zona di Taranto, in assenza di un piano di riconversione industriale credibile.
Sotto un diverso profilo, afferma che lo stanziamento di risorse previsto con il decreto-legge in esame – pari a circa 200 milioni – appare appena sufficiente a consentire la prosecuzione dell'attività dell'azienda per un paio di mesi, senza fornire una soluzione a lungo termine. Al contrario, le proposte emendative presentate dalle opposizioni intendevano disporre una riconversione industriale dotata di requisiti di economicità, preservando al contempo il contesto socioculturale del territorio, garantendo le opportune tutele per i lavoratori e predisponendo un efficace monitoraggio ambientale. Si tratta di interventi per i quali appare necessario lo stanziamento delle idonee risorse; ciò in un contesto storico nel quale il Governo, anziché investire in tale comparto, destina ingenti somme al finanziamento dell'industria bellica.
Conclude rilevando che il suo articolo premissivo 01.01 prevedeva interventi mirati e specifici, quali la chiusura definitiva delle fonti inquinanti entro una certa data, la messa in sicurezza degli impianti, la salvaguardia dei livelli occupazionali, la realizzazione di tre forni elettrici alimentati con idrogeno «verde» e, infine, il reimpiego dei lavoratori in esubero con progetti di formazione per il reinserimento professionale.
Ricollegandosi a quanto già esposto dai colleghi, conclude rilevando la necessità di predisporre ulteriori interventi sostanziali, rispetto ai quali il provvedimento in esame appare come un'ennesima occasione perduta. Preannuncia dunque il voto contrario del suo gruppo sul conferimento del mandato ai relatori.
Walter RIZZETTO, presidente, concordi le Commissioni, sospende brevemente la seduta in attesa che pervengano i prescritti pareri delle Commissioni competenti in sede consultiva.
La seduta, sospesa alle 12.25, è ripresa alle 12.50.
Alberto Luigi GUSMEROLI, presidente, comunica che sono pervenuti il parere favorevole con osservazione espresso dalla I Commissione, i pareri favorevoli espressi dalle Commissioni II, VI, VIII e XII, competenti in sede consultiva, nonché il parere con osservazioni del Comitato per la legislazione.Pag. 24
Comunica inoltre che la Commissione parlamentare per le questioni regionali e la XIV Commissione non renderanno il proprio parere sul provvedimento, e che la V Commissione esprimerà il suo parere all'Assemblea.
Le Commissioni deliberano di conferire ai relatori, onorevole Maerna per la X Commissione e onorevole Malagola per la XI Commissione, il mandato a riferire favorevolmente all'Assemblea sul provvedimento in esame.
Deliberano altresì di chiedere l'autorizzazione a riferire oralmente.
Alberto Luigi GUSMEROLI, presidente, avverte che le Presidenze si riservano di designare i componenti del Comitato dei nove sulla base delle indicazioni dei gruppi.
La seduta termina alle 12.55.