ATTI DEL GOVERNO
Martedì 7 ottobre 2025. — Presidenza del presidente Marco OSNATO. – Interviene il sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze Federico Freni.
La seduta comincia alle 13.35.
Schema di decreto legislativo recante testo unico delle disposizioni legislative in materia di imposta sul valore aggiunto.
Atto n. 293.
(Seguito dell'esame, ai sensi dell'articolo 143, comma 4, del Regolamento, e conclusione – Parere favorevole con osservazioni).
La Commissione prosegue l'esame dello schema di decreto all'ordine del giorno, rinviato nella seduta del 16 settembre 2025.
Vito DE PALMA (FI-PPE), relatore, formula sullo schema di decreto una proposta di parere favorevole con osservazioni, che illustra (vedi allegato 1).
Nessuno chiedendo di intervenire, la Commissione approva la proposta di parere favorevole con osservazioni formulata dal relatore (vedi allegato 1).
Pag. 35Schema di decreto legislativo recante disposizioni in materia di Terzo settore, crisi d'impresa, sport e imposta sul valore aggiunto.
Atto n. 295.
(Seguito dell'esame, ai sensi dell'articolo 143, comma 4, del Regolamento, e conclusione – Parere favorevole con osservazioni).
La Commissione prosegue l'esame dello schema di decreto all'ordine del giorno, rinviato nella seduta del 16 settembre 2025.
Laura CAVANDOLI (LEGA), relatrice, formula sullo schema di decreto una proposta di parere favorevole con osservazioni, che illustra (vedi allegato 2).
Angela RAFFA (M5S) rileva preliminarmente come il provvedimento in esame, sebbene appaia mosso da intenti di semplificazione e razionalizzazione in parte condivisibili, presenta, a un'analisi attenta, preoccupanti zone d'ombra, soprattutto per quanto riguarda la sua sostenibilità finanziaria e la sua reale portata innovativa.
Evidenza quindi che le perplessità manifestate dal suo gruppo non sono di natura puramente politica, trovando conferma nelle osservazioni riportate nei dossier di documentazione predisposti dagli Uffici di Camera e Senato.
Richiama innanzitutto l'attenzione sulle criticità riguardanti l'articolo 1 dello schema di decreto, che introduce la possibilità per gli enti del Terzo settore di neutralizzare le plusvalenze nel passaggio di beni strumentali da attività commerciali a non commerciali. L'obiettivo di evitare oneri fiscali impropri in una fase di riqualificazione delle attività non può che ritenersi lodevole. Tuttavia, come evidenziato nella citata documentazione, da questa norma derivano oneri quantificati, a regime, in quasi un milione di euro annui (0,86 milioni di euro a decorrere dal 2031), a fronte dei quali il provvedimento non reca alcuna copertura finanziaria. Il suo gruppo chiede sul punto un chiarimento al Governo, poiché non può ritenersi accettabile legiferare «in deficit», creando nuovi oneri per la finanza pubblica senza indicare come farvi fronte.
Una seconda e non meno grave criticità emerge, a suo avviso, dall'articolo 5, che modifica la disciplina delle sopravvenienze attive in caso di crisi d'impresa. Il Governo presenta la norma come un mero adeguamento al nuovo Codice della crisi e dell'insolvenza, sostenendo che non vi siano effetti finanziari. Anche in questo caso, tuttavia, viene evidenziato come, estendendo l'esclusione dalla tassazione a nuove procedure, si potrebbe verificare una sostanziale estensione dell'ambito di applicazione della disciplina, con conseguenti oneri per la finanza pubblica. Il Governo è quindi chiamato a chiarire se questi nuovi istituti non fossero già, per via interpretativa, esclusi dalla base imponibile. In assenza di tale chiarimento, sorge il dubbio che si stia concedendo un'agevolazione fiscale non quantificata e non coperta, e sottolinea come la trasparenza, in materia fiscale, non sia un'opzione.
Intende svolgere, infine, una considerazione di carattere generale. Rileva infatti che, sebbene il provvedimento si prefigga di dare attuazione a una legge delega ambiziosa per la riforma del sistema tributario, molte delle misure introdotte appaiono frammentarie. L'articolo 4, ad esempio, si limita a un intervento ricognitivo e di coordinamento per gli enti sportivi dilettantistici, aggiornando riferimenti normativi già di fatto vigenti. L'articolo 10 abroga una norma del 2022 sull'obbligo di comunicazione per le piattaforme online, giustificandola con una sovrapposizione con la direttiva europea DAC 7. Osserva che, sebbene la semplificazione sia senz'altro un obiettivo, occorre vigilare affinché, dietro la bandiera della razionalizzazione, non si compiano passi indietro nella lotta all'evasione, soprattutto considerando che la norma originaria era stata introdotta proprio con quella finalità, attendendosi effetti finanziari positivi.
Conclude osservando che lo schema di decreto in esame lascia troppi interrogativi aperti; in particolare, l'assenza di coperture finanziarie sull'articolo 1 e la mancanza di chiarezza sugli effetti di gettito dell'articolo 5 sono carenze gravi che minano la credibilità e la serietà del provvedimento.Pag. 36 Auspica, per queste ragioni, che il Governo possa fornire i chiarimenti richiesti e emendare il testo al fine di garantirne la necessaria copertura finanziaria: sino ad allora, il giudizio del M5S sul provvedimento non può che essere negativo.
Stefano CANDIANI (LEGA) ritiene opportuno sottoporre alla relatrice e al Governo una questione relativa all'osservazione di cui alla lettera g), che opportunamente invita il Governo ad una integrazione dello schema di decreto con l'introduzione di una esenzione IVA per le prestazioni rese dietro corrispettivo dai Corpi dei Vigili del fuoco volontari, in analogia con quanto già previsto per il Corpo nazionale. Riterrebbe opportuno estendere tale esenzione all'acquisto di mezzi e attrezzature, quali ad esempio autobotti o macchinari antincendio, adeguandosi anche in questo caso alla disciplina applicata al Corpo nazionale.
Precisa sul punto, richiamando la propria passata esperienza di sottosegretario all'Interno con delega al Corpo nazionale dei Vigili del fuoco, che i Vigili del fuoco, siano essi effettivi o volontari, utilizzano gli stessi mezzi e le medesime attrezzature, di proprietà del Ministero dell'interno. Un'autobotte acquistata da un Corpo volontario, diversamente da quelle in dotazione al Corpo nazionale, sarà tuttavia gravata dall'IVA al 22 per cento. Si tratta con tutta evidenza di una situazione paradossale.
Laura CAVANDOLI (LEGA), relatrice, trattandosi di una richiesta appena pervenuta, auspica che il Ministero dell'economia e delle finanze possa svolgere i necessari approfondimenti e le opportune valutazioni, al fine di integrare eventualmente il testo del provvedimento in sede di emanazione definitiva.
Nessun altro chiedendo di intervenire, la Commissione approva la proposta di parere favorevole con osservazioni formulata dalla relatrice (vedi allegato 2).
La seduta termina alle 13.50.
SEDE CONSULTIVA
Martedì 7 ottobre 2025. — Presidenza del presidente Marco OSNATO. – Interviene il sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze Federico Freni.
La seduta comincia alle 13.50.
Ratifica ed esecuzione del Protocollo di modifica dell'Accordo tra la Repubblica Italiana e la Confederazione Svizzera relativo all'imposizione dei lavoratori frontalieri, con Protocollo aggiuntivo, del 23 dicembre 2020, fatto a Roma il 30 maggio 2024 e a Berna il 6 giugno 2024.
C. 2593 Governo, approvato dal Senato.
(Parere alla III Commissione).
(Esame e conclusione – Parere favorevole).
La Commissione inizia l'esame del provvedimento.
Giulio CENTEMERO (LEGA), relatore, illustra – ai fini del parere da rendere alla III Commissione Affari Esteri – il disegno di legge del Governo recante ratifica ed esecuzione del Protocollo di modifica dell'Accordo tra la Repubblica Italiana e la Confederazione Svizzera relativo all'imposizione dei lavoratori frontalieri (C. 2593), già approvato dal Senato. Nel rinviare alla documentazione predisposta dagli uffici per una disamina dettagliata del provvedimento, fa presente che il citato Accordo tra la Repubblica Italiana e la Confederazione Svizzera, ratificato dall'Italia con la legge n. 83 del 13 giugno 2023, è volto a eliminare le doppie imposizioni sui salari, sugli stipendi e sulle altre remunerazioni ricevuti dai lavoratori frontalieri dei due Paesi, con la previsione del principio di reciprocità (mentre il precedente accordo, risalente al 1974, regolava unicamente il trattamento dei lavoratori frontalieri italiani).
Con la modifica recata dal presente disegno di legge si intende adattare la nuova disciplina al fenomeno dello smart working, ritenendo necessario garantire la condizione di lavoratore frontaliere a coloro che svolgono parte del lavoro dipendente in Pag. 37modalità di telelavoro, presso il proprio domicilio nello Stato di residenza.
In proposito, rammenta che la legge n. 83 del 13 giugno 2023 reca la ratifica e l'esecuzione dei seguenti Accordi: a) Accordo tra la Repubblica italiana e la Confederazione svizzera relativo all'imposizione dei lavoratori frontalieri, con Protocollo aggiuntivo e Scambio di Lettere, fatto a Roma il 23 dicembre 2020. La legge n. 83 del 13 giugno 2023, b) Protocollo che modifica la Convenzione tra la Repubblica italiana e la Confederazione svizzera per evitare le doppie imposizioni e per regolare talune altre questioni in materia di imposte sul reddito e sul patrimonio, con Protocollo aggiuntivo, conclusa a Roma il 9 marzo 1976, così come modificata dal Protocollo del 28 aprile 1978 e dal Protocollo del 23 febbraio 2015, fatto a Roma il 23 dicembre 2020, nonché norme di adeguamento dell'ordinamento interno. Quanto al metodo di imposizione, si stabilisce una tassazione concorrente, che attribuisce i diritti di imposizione sia allo Stato di residenza del lavoratore frontaliere, sia allo Stato della fonte del reddito da lavoro dipendente. In particolare, i salari sono imponibili nel Paese di svolgimento dell'attività lavorativa, ma entro il limite dell'80 per cento di quanto dovuto dallo stesso Paese in base alla normativa sulle imposte sui redditi delle persone fisiche. Lo Stato di residenza applica poi le proprie imposte sui redditi ed elimina la doppia imposizione relativamente alle imposte prelevate nell'altro Stato. Si chiarisce che come «area di frontiera» si intendono per l'Italia le regioni Lombardia, Piemonte, Valle d'Aosta e la provincia autonoma di Bolzano, mentre per la Svizzera si intendono i cantoni dei Grigioni, del Ticino e del Vallese. A sua volta si precisa che come «lavoratore frontaliere» si intende una persona fisica, fiscalmente residente nei comuni i cui territori ricadono, per intero o parzialmente, in una fascia di 20 chilometri dal confine con l'altro Stato contraente (ii), che svolge un'attività di lavoro dipendente nell'area di frontiera dell'altro Stato contraente per un datore di lavoro residente, una stabile organizzazione o una base fissa dell'altro Stato e che (iii), in generale, ritorna quotidianamente nel proprio Stato di residenza. Viene disposto un regime transitorio per i cosiddetti «vecchi frontalieri», ovvero i lavoratori frontalieri residenti in Italia che lavorano in Svizzera o che vi hanno lavorato con decorrenza dal 31 dicembre 2018. Ai lavoratori summenzionati viene applicato il regime di tassazione esclusiva in Svizzera fino alla data di entrata in vigore del nuovo accordo.
Quanto al Protocollo di modifica, fa presente che esso è costituito da due articoli. L'articolo I integra la definizione di «lavoratore frontaliere», consentendo al lavoratore appartenente a tale categoria di non rientrare quotidianamente al proprio domicilio nello Stato di residenza, per motivi professionali, entro un massimo di 45 giorni in un anno civile. Inoltre consente a tutti i lavoratori frontalieri – ivi inclusi coloro che beneficiano del regime transitorio – di poter svolgere al massimo il 25 per cento dell'attività di lavoro dipendente in modalità di telelavoro presso il proprio domicilio nello Stato di residenza, senza che ciò comporti alcuna modifica dello status di lavoratore frontaliere ai sensi del citato Accordo.
L'articolo II riguarda l'entrata in vigore e l'applicazione del Protocollo di modifica. L'entrata in vigore avverrà alla data di ricezione dell'ultima delle notifiche con le quali i due Stati si comunicheranno la conclusione delle rispettive procedure interne per l'entrata in vigore del Protocollo stesso, mentre, come specificato nella Relazione illustrativa, l'applicazione delle disposizioni di cui all'articolo I avverrà a decorrere dal 1° gennaio 2024 – pertanto prima della ratifica ed entrata in vigore del Protocollo di modifica – in virtù di una previsione della legge di bilancio 2025 (articolo 1, comma 97, legge n. 207 del 2024) che anticipa gli effetti del Protocollo modificativo sul piano nazionale.
Quanto al contenuto del disegno di legge, gli articoli 1 e 2 contengono rispettivamente le clausole di autorizzazione alla ratifica e l'ordine di esecuzione.
L'articolo 3 contiene una clausola di invarianza finanziaria, per la quale dall'attuazionePag. 38 della legge di autorizzazione alla ratifica non devono derivano nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
L'articolo 4, infine, prevede l'entrata in vigore della legge di autorizzazione alla ratifica il giorno successivo a quello della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.
Al riguardo, ricorda che la Commissione Finanze ha recentemente affrontato una specifica questione applicativa della disciplina dei lavoratori frontalieri. In particolare il Governo, in risposta all'interrogazione n. 5-02061 Del Barba, resa il 27 febbraio 2024, ha validato l'interpretazione dell'Agenzia delle entrate (contenuta nella risoluzione n. 38 del 2017), che individua i «vecchi frontalieri» come i soggetti esercenti un'attività dipendente sul territorio di uno dei cantoni del Ticino, del Grigioni e del Vallese, senza l'ulteriore condizione, richiesta invece dalle Autorità elvetiche, che l'attività sia prestata in un cantone «frontista» rispetto al comune di residenza. La Commissione Finanze, il 24 marzo 2024, ha poi avviato la discussione della risoluzione 7-00201 Del Barba, allo scopo di impegnare il Governo a prendere le opportune iniziative per dirimere tale contrasto interpretativo tra Autorità fiscali italiane ed elvetiche. La questione ha poi trovato una definizione normativa con l'approvazione della legge n. 143 del 7 ottobre 2024.
Formula, quindi, una proposta di parere favorevole (vedi allegato 3).
Toni RICCIARDI (PD-IDP), nel dichiarare il voto favorevole del proprio gruppo sul provvedimento in esame, fa presente come esso recepisca le osservazioni già formulate da numerose forze politiche nel corso dell'esame della ratifica dell'accordo tra Italia e Svizzera sui lavoratori frontalieri. Ricorda, infatti, come già in quell'occasione fosse emersa l'esigenza – condivisa sia dalle imprese svizzere, sia dai lavoratori frontalieri italiani – di consentire lo svolgimento di attività in smart working, anche in considerazione del fatto la stessa Svizzera aveva già disciplinato tale istituto nei rapporti con i lavoratori frontalieri francesi.
Rammenta inoltre come l'opportunità di introdurre un'apposita normativa sul telelavoro sia stata poi ribadita nel corso di successive interlocuzioni tra i due Paesi, che hanno determinato un'accelerazione dell'iter del Protocollo di modifica in esame.
Ritiene infine che la disciplina introdotta dal provvedimento possa costituire un'utile occasione di riflessione per elaborare soluzioni sperimentali sulla tematica del telelavoro, da replicare a livello europeo, anche al fine di far fronte a fenomeni quali lo spopolamento che colpiscono numerose province italiane.
Mauro DEL BARBA (IV-C-RE), nell'associarsi alle considerazioni testé svolte dal deputato Ricciardi sull'importanza del provvedimento in esame, ricorda come in occasione dell'approvazione dell'Accordo tra Italia e Svizzera sui lavoratori frontalieri avesse presentato atti di sindacato ispettivo volti a ottenere chiarimenti su alcuni aspetti riguardanti il regime del lavoro part-time. In proposito, sottolinea come il Governo abbia fornito risposte evasive e, più in generale, come l'atteggiamento di chiusura serbato dalla maggioranza rispetto alle proposte avanzate dall'opposizione abbia determinato numerose criticità nella disciplina dei lavoratori frontalieri.
Richiama in particolare la controversa individuazione dei «vecchi frontalieri» – oggetto di discussione in Commissione Finanze – sottolineando come il Governo abbia in seguito tentato di trovare una soluzione di compromesso a una problematica imputabile allo stesso Esecutivo.
In conclusione, nell'auspicare un atteggiamento di maggiore apertura da parte del Governo, ritiene che il provvedimento in esame dimostri come il confronto tra tutte le forze politiche possa portare a individuare soluzioni migliorative.
Stefano CANDIANI (LEGA), nel ricollegarsi all'intervento del deputato Ricciardi, evidenzia come la definizione dei presupposti per lo svolgimento dello smart working da parte dei lavoratori frontalieri sia differente da quella concernente i relativi profili fiscali, la cui introduzione ha pertantoPag. 39 richiesto un'articolata e distinta definizione. Pur ritenendo che la disciplina introdotta dal provvedimento in esame rappresenti un passo in avanti, evidenzia la necessità di evitare comportamenti elusivi e di garantire l'osservanza del limite della residenza entro i 20 chilometri dal confine anche nell'ambito dello svolgimento di attività in telelavoro. Infine ricorda che è imminente la definizione dell'accordo sul cabotaggio transfrontaliero, che segnerà un ulteriore passo decisivo nelle relazioni tra Italia e Svizzera.
Nessun altro chiedendo di intervenire, la Commissione approva la proposta di parere favorevole del relatore (vedi allegato 3).
Documento programmatico di finanza pubblica 2025.
Doc. CCXLIV, n. 1, e Allegati.
(Parere alla V Commissione).
(Esame e conclusione – Parere favorevole).
La Commissione inizia l'esame del provvedimento.
Mariangela MATERA (FDI), relatrice, evidenzia anzitutto che, in attesa della riforma del quadro della normativa contabile, il predetto documento ha sostituito il contenuto informativo della Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza (NADEF). In particolare, il DPFP costituisce l'atto propedeutico alla presentazione della manovra finanziaria valida per il successivo triennio (in questo caso, il periodo 2026-2028); la manovra sarà prima cristallizzata nel Documento Programmatico di Bilancio (DPB), da trasmettere alla Commissione europea entro la scadenza del 15 ottobre e, poi, dettagliata nel disegno di legge di bilancio che sarà presentato al Parlamento. Il documento è stato redatto alla luce degli elementi essenziali delineati con le risoluzioni, di identico contenuto, approvate all'unanimità dalle Commissioni parlamentari competenti del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati (rispettivamente il 17 e il 18 settembre), nonché il 24 settembre dall'Assemblea del Senato. In proposito ricordo che, nel testo delle citate risoluzioni, il Governo è stato impegnato a presentare, entro i termini previsti a legislazione vigente per il disegno di legge di bilancio (quindi entro il 20 di ottobre), sia il Rapporto programmatico recante gli interventi in materia di spese fiscali, sia il rapporto sui risultati conseguiti in materia di misure di contrasto all'evasione fiscale e contributiva, sia la Relazione sull'economia non osservata e sull'evasione fiscale e contributiva che quindi, a differenza di quanto avveniva con la NADEF, non sono allegati a questo documento.
Il documento in esame è suddiviso in tre sezioni, riguardanti il quadro macroeconomico, i dati di finanza pubblica e le azioni di riforma e investimento. Ricorda altresì che il DPFP 2025 individua i disegni di legge collegati alla decisione di bilancio. Segnala in particolare, per quanto di interesse per questa Commissione, il disegno di legge recante la delega al Governo per la riforma della disciplina dell'ordinamento della professione di dottore commercialista e di esperto contabile.
Nel rinviare alla documentazione predisposta dagli uffici per informazioni più approfondite sul documento in esame, illustra in particolare i contenuti di interesse per la Commissione Finanze. In particolare, con riferimento allo scenario programmatico, nell'anno 2026 si prevede un lieve aumento del reddito disponibile delle famiglie, dovuto alla rimodulazione delle aliquote IRPEF per il ceto medio. Nel dettaglio, il Governo preannuncia che gli interventi di riduzione del prelievo fiscale sui redditi verranno affiancati anche da misure volte a mantenere su livelli elevati la spesa per investimenti, rifinanziare ed efficientare il sistema di incentivi alle imprese e sostenere nel tempo la spesa sanitaria stimoleranno l'economia.
In particolare, il Governo evidenzia che con la prossima manovra si darà luogo a una ricomposizione del prelievo fiscale, riducendo l'incidenza del carico sui redditi da lavoro e si garantirà un ulteriore rifinanziamento del fondo sanitario nazionale; saranno inoltre previste specifiche misure Pag. 40volte a stimolare gli investimenti delle imprese e a garantirne la competitività.
Rammenta poi che il Documento dà conto delle azioni intraprese per ottemperare alle Raccomandazioni Specifiche per Paese del Semestre europeo 2025, adottate dal Consiglio dell'Unione europea l'8 luglio 2025. In particolare, sin dal 2019 la Raccomandazione n. 1 è stata dedicata ai temi della politica di bilancio, della sostenibilità del debito pubblico e della revisione del sistema fiscale. Come negli anni passati, il Consiglio ha raccomandato di rendere il sistema fiscale più favorevole alla crescita, agendo per facilitare un ulteriore contrasto all'evasione fiscale, la riduzione del cuneo fiscale sul lavoro e la razionalizzazione delle detrazioni fiscali, comprese quelle collegate all'imposta sul valore aggiunto e alle sovvenzioni dannose per l'ambiente, e l'aggiornamento dei valori catastali, nell'ambito di una più ampia revisione delle politiche abitative, garantendo nel contempo l'equità.
In particolare, il Governo nel DPFP 2025 riepiloga i progressi recenti nel percorso di riforma del sistema fiscale, orientati a ridurre l'evasione e a rafforzare la compliance, ad abbreviare i tempi di rimborso dell'IVA, a razionalizzare le detrazioni, a ridurre il cuneo fiscale sul lavoro e ad aggiornare il catasto. Le misure adottate sono ricondotte a un disegno unitario di semplificazione, certezza delle regole e migliore rapporto tra amministrazione finanziaria e contribuenti. Tra gli interventi normativi richiamati figurano, tra l'altro: l'adeguamento della disciplina degli acconti IRPEF (introdotta con il decreto-legge n. 55 del 2025) per allineare gli acconti al nuovo assetto di aliquote e detrazioni; gli aggiustamenti al Concordato Preventivo Biennale – CPB (contenuti nel decreto legislativo n. 81 del 2025), con la definizione dei casi di esclusione o cessazione e delle modalità di formulazione delle proposte; l'introduzione di un regime fiscale agevolato per gli enti del Terzo settore non commerciali che svolgono determinate attività con modalità commerciali e, per le imprese sociali, la detassazione degli utili reinvestiti (misure disposte dal decreto-legge n. 84 del 2025); la proroga del termine per l'adozione dei decreti attuativi della legge delega di riforma fiscale, in coordinamento con la riforma della giustizia tributaria. Sul fronte attuativo, vengono descritte invece la definizione delle condizioni per l'IRES premiale, delineata dalla legge di bilancio 2025 (legge n. 207 del 2024) che prevede, per il 2025, la possibilità per le imprese di beneficiare di una riduzione pari al 4 per cento dell'aliquota IRES ordinaria; la definizione delle regole del regime opzionale di controllo del rischio fiscale, con ampliamento della platea potenziale nell'ambito della cooperative compliance; il consolidamento degli obiettivi su imposta di registro e altri tributi indiretti, anche tramite l'adozione di un testo unico (decreto legislativo n. 123 del 2025); l'emanazione del primo decreto interministeriale (decreto del Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica del 14 maggio 2025) per l'allineamento del differenziale di accisa tra benzina e gasolio.
Infine, si dà conto delle attività per la mappatura degli immobili non presenti in catasto, tra cui l'avanzamento della ricognizione sul territorio, dell'invio delle prime comunicazioni di invito alla compliance e del completamento dei controlli preliminari su una quota significativa dei casi.
Per quanto invece riguarda l'andamento del settore bancario e del credito al settore privato, il Documento evidenzia come, parallelamente all'espansione dei prestiti alle famiglie, si registra anche per le imprese una ripresa del credito, tornata positiva su base tendenziale a metà del 2025. I tassi sui nuovi finanziamenti alle società non finanziarie risultano in diminuzione rispetto a fine 2024 (3,5 per cento a luglio 2025 contro il 4,4 per cento a dicembre 2024); contestualmente, dalle indagini presso le banche emerge un aumento della domanda di prestiti nel secondo trimestre 2025, con attese di ulteriore crescita nel trimestre successivo. Le richieste riguardano soprattutto investimenti, scorte e fabbisogno di capitale circolante; seguono le operazioni di rifinanziamento. Per le imprese si osservano indicatori finanziari favorevoli: crescita del capitale proprio e riduzione della leva finanziaria; il rapporto tra attività Pag. 41finanziarie e passività (al netto del capitale proprio) si colloca su valori elevati nel primo trimestre 2025 (1,21 dato che rappresenta il massimo in serie storica). Per il sistema bancario, la qualità del credito rimane complessivamente stabile, con livelli di crediti deteriorati contenuti e in calo, presso le istituzioni bancarie significative. Tra le istituzioni meno significative, il rapporto di deterioramento risulta più elevato e in crescita nell'ultimo periodo considerato (8,1 per cento con una crescita di 1,4 per cento in un anno).
Formula in conclusione una proposta di parere favorevole (vedi allegato 4).
Claudio Michele STEFANAZZI (PD-IDP) ricorda come il ministro Giorgetti, nel presentare il Documento Programmatico di Finanza Pubblica, abbia più volte enfatizzato il raggiungimento dell'obiettivo della tenuta dei conti pubblici, nel segno della prudenza, del rispetto di regole europee e perseguimento di obiettivi realistici. A suo parere, tuttavia, la narrazione fornita dal Ministro nasconde un quadro economico tutt'altro che positivo, che evidenzia un'economia nazionale stagnante, in cui la produttività non cresce e la finanza pubblica si regge su fondamenta fragili, ovvero i tassi d'interesse e l'inflazione; si tratta di fenomeni che, a fronte di un aumento del gettito, di fatto impoveriscono i cittadini italiani. Ritiene dunque doveroso interrogarsi su quali siano le vere funzioni del bilancio pubblico, che non dovrebbe avere il solo obiettivo di tenere sotto controllo la spesa pubblica, finalità lontana dalle esigenze del Paese.
Sottolinea infatti come nel Documento programmatico in esame non vi sia traccia di misure per indirizzare lo sviluppo e la crescita, per programmare il rilancio industriale e per correggere le disuguaglianze. Il Governo, a suo parere, sta portando avanti una mera gestione amministrativa della finanza pubblica, senza realizzare una vera politica economica; ritiene che l'Esecutivo si stia muovendo con il timore di sbagliare, con l'aggravante della mancanza di una visione complessiva e a lungo termine.
Evidenzia come, di fatto, la regolarità dei conti pubblici discenda da fenomeni esogeni; in particolare, le entrate fiscali appaiono sostenute dall'aumento dei prezzi e non, invece, dall'espansione dell'economia reale. Ciò avviene a fronte di una pressione fiscale tra le più alte dell'Eurozona, il cui peso continua a gravare su lavoratori dipendenti e pensionati. Sottolinea inoltre la mancanza di una leva fiscale orientata alla progressività del sistema tributario, che tenga conto delle esigenze di tutti i cittadini e non solo delle classi sociali che si rispecchiano nella maggioranza di Governo. Dall'altro lato, rammenta come il moltiplicarsi di incentivi a pioggia e di bonus estemporanei dreni risorse pubbliche, senza però incidere in modo strutturale sulle disuguaglianze.
Ritiene necessario richiamare l'attenzione dei colleghi anche sul tema del contenimento del deficit, che a suo parere costituisce una vera e propria illusione contabile, in quanto non accompagnata da riforme strutturali a sostegno della produttività, né da un disegno di politica industriale, nell'ottica di un bilancio dello Stato utile alla sola sopravvivenza politica del Governo nel breve termine. Evidenzia in particolare che l'abbassamento del rapporto tra debito e PIL non appare dovuto a scelte politiche, bensì alla sola inflazione che incide, elevandolo, sul denominatore del rapporto. Ritiene che, una volta esaurita tale congiuntura economica, emergeranno tutte la fragilità del debito pubblico italiano.
A suo parere, attribuire a fattori esogeni la responsabilità del rallentamento della crescita sia una giustificazione addotta dal Governo per mascherare l'assenza di un disegno organico sullo sviluppo del Paese. In proposito ricorda che il suo gruppo parlamentare, nel corso degli anni, ha provato a orientare il dibattito politico sulle debolezze sistemiche dell'economia nazionale: la ricerca e lo sviluppo, la qualità delle risorse umane, la necessaria razionalizzazione dei molti interventi frammentari posti in essere dall'Esecutivo.
Sotto un diverso profilo, evidenzia che il Governo ha spesso rivendicato di avere raggiunto un alto tasso occupazione, tacendo tuttavia sul fatto che si tratta prevalentementePag. 42 di lavoro «povero», mal retribuito e precario; la scarsa qualità dei posti di lavoro creati rischia quindi di avere effetti rovinosi sulle risorse umane così come sul gettito fiscale.
Stigmatizza inoltre l'assenza, nel Documento in esame, di una visione globale della gestione dei fondi europei, da anni invocata dal suo gruppo. In particolare, rileva come una quantità ingente di risorse sia di fatto bloccata, per effetto della volontà dell'Esecutivo di riprogrammare, di rivedere, di ricentralizzare le necessarie operazioni di spesa. Tale fenomeno riguarda sia le risorse del PNRR, sia i fondi destinati al Mezzogiorno. Sottolinea quindi l'importanza di fare attenzione alla qualità della spesa pubblica, nell'ottica di indirizzare le risorse al sostegno di ogni parte del Paese.
A suo parere, il Documento programmatico di finanza pubblica mantiene sì i conti pubblici in ordine, ma al caro prezzo di sottrarre risorse al finanziamento di servizi essenziali, quali la sanità. In particolare, ricorda che l'inflazione incide in modo sostanziale sulla capacità dei sistemi di welfare regionale di sostenere la domanda sanitaria e sociale; i finanziamenti programmati sembrano fornire nient'altro che un minimo ristoro a fronte di un aumento dei costi, senza tuttavia affrontare il tema centrale dell'aumento della domanda sanitaria. Conclude affermando che fare attenzione alla qualità della spesa pubblica non sembra essere l'obiettivo del Governo, il quale appare invece mirare solo a una gestione ragionieristica delle pubbliche risorse.
Enrica ALIFANO (M5S) rileva come il Governo abbia rispettato i parametri definiti in sede europea, ma sottolinea in primo luogo come ciò discenda dall'aumento della pressione fiscale – cresciuta nel 2024 di oltre un punto percentuale – a fronte di una contrazione dei servizi pubblici.
Ritiene che la tenuta dei conti pubblici discenda altresì dagli effetti perversi del fiscal drag, come già evidenziato dal collega Stefanazzi. Ritiene dunque necessario richiamare l'attenzione dei colleghi sul fenomeno dell'inflazione, che definisce come la più iniqua delle imposizioni, poiché erode le risorse dei ceti medio-bassi e ha riflessi negativi sul sistema impositivo in generale.
Ricorda come i numeri dell'economia italiana – fotografati dall'ISTAT e dagli altri enti pubblici preposti a tale analisi – mostrino un aumento del PIL dello 0,7 per cento, a fronte di una crescita attesa dell'1 per cento e, soprattutto, a fronte della crescita molto più alta di altri Paesi europei, come la Spagna. Inoltre, evidenzia che la produzione industriale, in Italia, è scesa del 4 per cento, dato che si aggiunge a una diminuzione del 2 per cento registrato dell'anno precedente: di conseguenza, la produzione industriale del Paese in due anni ha registrato una contrazione di 6 punti percentuali. Ciò avviene a fronte di una perdita di valore dei salari pari al 10,5 per cento nel medesimo lasso di tempo.
Rammenta poi come 6 milioni di italiani si trovino in condizione di povertà e altri 11 milioni siano a rischio di esclusione sociale.
A fronte di tali dati, rileva come la pressione fiscale sia cresciuta dell'1,3 per cento, con un aumento previsto, per il 2025, di ulteriori 0,3 punti percentuali.
Alla luce dei dati illustrati, la regolarità dei conti pubblici appare paragonabile a un'operazione chirurgica ben riuscita, dopo la quale tuttavia il paziente è morto; stigmatizza quindi quella che ritiene la peggiore patologia che possa affliggere una classe politica, cioè la mancanza di coraggio.
Nessun altro chiedendo di intervenire, la Commissione approva la proposta di parere favorevole formulata dalla relatrice (vedi allegato 4).
La seduta termina alle 14.10.