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CAMERA DEI DEPUTATI
Mercoledì 12 novembre 2025
583.
XIX LEGISLATURA
BOLLETTINO
DELLE GIUNTE E DELLE COMMISSIONI PARLAMENTARI
Commissioni Riunite (XI e XII)
COMUNICATO
Pag. 33

ATTI DELL'UNIONE EUROPEA

  Mercoledì 12 novembre 2025. — Presidenza del presidente della XI Commissione, Walter RIZZETTO.

  La seduta comincia alle 13.45.

Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il Fondo sociale europeo, quale parte del piano di partenariato nazionale e regionale di cui al regolamento (UE) [...] [piano NRP], che stabilisce le condizioni per l'attuazione del sostegno dell'Unione a un'occupazione di qualità, alle competenze e all'inclusione sociale per il periodo dal 2028 al 2034.
COM(2025) 558 final.
(Esame, ai sensi dell'articolo 127, comma 1, del Regolamento, e rinvio).

  Le Commissioni iniziano l'esame del provvedimento.

  Andrea VOLPI (FDI), relatore per la XI Commissione, ricorda che le Commissioni riunite Lavoro e Affari sociali avviano oggi l'esame della proposta di regolamento che ridefinisce il Fondo sociale europeo per il periodo 2028-2034, nell'ambito del futuro Quadro finanziario pluriennale dell'Unione.
  Fa presente che si è di fronte ad una riforma che non riguarda soltanto uno strumento finanziario, ma tocca direttamente il cuore del modello sociale europeo e il ruolo dell'Unione come garante di coesione, pari opportunità e crescita inclusiva.
  La relazione del Governo, trasmessa ai sensi dell'articolo 6, comma 5, della legge n. 234 del 2012, esprime una valutazione nel complesso positiva, invitando tuttavia a un attento esame di alcuni profili durante il negoziato interistituzionale.
  D'intesa con il collega Benigni, segnala che concentrerà la sua relazione sugli obiettivi politici generali e sulle motivazioni che hanno portato la Commissione europea a proporre la riforma, lasciando al relatore per la XII Commissione la parte più analitica sui contenuti e sul rispetto dei princìpi di competenza e sussidiarietà.
  Il Fondo sociale europeo rappresenta, da oltre sessant'anni, la leva principale dell'Unione per sostenere l'occupazione, la formazione e l'inclusione sociale. Contribuisce in modo decisivo all'attuazione del Pilastro europeo dei diritti sociali, che riafferma la centralità della persona, del Pag. 34lavoro dignitoso e delle pari opportunità come fondamento della cittadinanza europea.
  Pur in un quadro di competenze condivise, l'attuazione del Pilastro resta anzitutto responsabilità degli Stati membri e delle parti sociali: sono essi a plasmare le politiche per il lavoro, l'istruzione, la salute e la protezione sociale. Il nuovo FSE nasce dunque come strumento di alleanza tra livello nazionale e livello europeo.
  La proposta di regolamento introduce un elemento innovativo: l'integrazione del Fondo nei nuovi Piani nazionali e regionali di partenariato (NRP), previsti dalla parallela proposta COM(2025) 565, per superare la frammentazione degli strumenti di coesione e favorire una programmazione più unitaria e coerente con le priorità europee.
  Il FSE si inserisce nel nuovo QFP 2028-2034, che prevede risorse complessive pari a 1.984,8 miliardi di euro a prezzi correnti, destinate a rafforzare la sovranità, la competitività e la resilienza dell'Europa.
  Il Fondo non disporrà di una dotazione autonoma, ma beneficerà di un obiettivo minimo di spesa pari al 14 per cento del valore dei piani NRP, destinato alle politiche sociali e al Pilastro dei diritti sociali. Considerando la dotazione complessiva di 865 miliardi di euro per la coesione, lo sviluppo rurale e la pesca, le risorse destinate agli obiettivi sociali ammonterebbero ad almeno 121 miliardi di euro nel settennio. È un ammontare significativo, che può incidere concretamente sulle vite dei cittadini europei se accompagnato da un'impostazione strategica chiara e da un'efficace capacità di spesa a livello nazionale e locale.
  L'obiettivo generale del nuovo FSE è sostenere le politiche e le riforme strutturali dell'Unione e degli Stati membri nei settori del lavoro, dell'istruzione, delle competenze, dell'inclusione sociale e dei servizi di cura e sanità.
  Tra gli obiettivi specifici figurano: la riduzione della disoccupazione, in particolare giovanile e di lunga durata; la promozione della qualità e dell'equità nell'istruzione e nella formazione; il rafforzamento dell'inclusione e della coesione sociale; il sostegno a società aperte, democratiche e basate sul dialogo sociale; e l'incoraggiamento di approcci integrati che combinino investimenti nelle infrastrutture e nelle persone.

  La Commissione europea individua inoltre nuove aree prioritarie: l'innovazione sociale, la risposta alla transizione demografica ed il contrasto alla deprivazione materiale, che negli ultimi anni ha colpito nuove fasce della popolazione europea.
  Le ragioni della riforma sono evidenti: nonostante i progressi compiuti, l'Europa continua a confrontarsi con squilibri occupazionali, carenza di competenze, povertà diffusa e disuguaglianze territoriali, fenomeni che rischiano di frenare la competitività dell'Unione e di indebolire la fiducia dei cittadini nel progetto europeo.
  Inoltre, il contesto geopolitico e ambientale impone risposte comuni: la crisi energetica, l'invecchiamento della popolazione, le migrazioni e gli eventi climatici estremi richiedono una capacità di protezione e adattamento che solo un'Europa coesa può garantire.
  In tale prospettiva, il nuovo FSE non è soltanto un fondo per l'occupazione: è uno strumento di tenuta democratica e di coesione sociale dell'Unione.
  Pur riconoscendo la coerenza della proposta con gli obiettivi del Pilastro sociale, va segnalata una criticità procedurale: l'assenza di una valutazione d'impatto e di una consultazione dei portatori di interesse. È un'omissione grave, che priva i Parlamenti nazionali e le istituzioni europee di informazioni essenziali per misurare gli effetti delle scelte regolative.
  Il Governo, su impulso del Parlamento, sarà dunque chiamato a seguire con particolare attenzione il negoziato, promuovendo una posizione costruttiva ma esigente: un FSE rinnovato deve garantire risultati concreti in termini di occupazione, qualità del lavoro e inclusione.
  L'Italia, per tradizione e sensibilità sociale, può e deve svolgere un ruolo guida in questo processo, riaffermando che il modello sociale europeo si fonda sul riconoscimento della dignità e sul pieno sviluppo delle competenze delle persone.

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  Stefano BENIGNI (FI-PPE), relatore per la XII Commissione, passa ad illustrare i principali contenuti della proposta di regolamento al nostro esame e richiamare le osservazioni contenute nella relazione del Governo, rinviando per i dettagli alla documentazione predisposta dal Servizio per i Rapporti con l'Unione europea.
  Fa presente che, nel perseguimento delle finalità poc'anzi illustrate dal collega Volpi, la proposta di regolamento mira ad introdurre una serie di misure volte, in estrema sintesi, a rafforzare la dimensione sociale dell'UE e ad aumentare la convergenza economica, sociale e territoriale tra gli Stati membri, in conformità all'articolo 174 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea. Si tratta di una riforma che traduce, in chiave operativa, la volontà di rendere il Pilastro europeo dei diritti sociali un quadro realmente vincolante per l'azione dell'Unione e degli Stati membri.
  La proposta si articola in nove articoli, con alcune imprecisioni redazionali minori, ma un impianto coerente con l'obiettivo di semplificare e integrare la gestione dei fondi.
  L'articolo 1 («Oggetto») definisce le condizioni specifiche per l'attuazione del Fondo sociale europeo per il periodo di programmazione 2028-2034 nell'ambito del sostegno dell'Unione, conformemente agli obiettivi generali della proposta di regolamento sui piani NRP.
  L'articolo 2 («Sostegno del FSE») stabilisce che il Fondo sostiene il conseguimento degli obiettivi specifici della proposta NRP, tra cui in particolare il rafforzamento della coesione sociale attraverso il sostegno alle persone, alle comunità e al modello sociale europeo.
  Evidenzia che la relazione tecnica del Governo precisa che tra gli obiettivi non vi è un riferimento esplicito all'«accesso paritario e tempestivo a servizi di qualità, sostenibili e a prezzi accessibili», incluso l'accesso agli alloggi e all'assistenza sanitaria. È un'assenza significativa, che rischia di indebolire il legame fra coesione sociale e tutela della persona, e che merita pertanto un attento approfondimento nel corso del negoziato.
  Desidera inoltre segnalare che nel testo ufficiale della proposta la numerazione degli articoli risulta non sequenziale: l'articolo 3 risulta omesso ed il testo passa direttamente dall'articolo 2 all'articolo 4. Si tratta di una svista redazionale che sarà necessario correggere in sede di prosecuzione dell'iter interistituzionale.
  La proposta comprende disposizioni in materia di innovazione sociale (articolo 4), transizione demografica (articolo 5) e contrasto alla deprivazione materiale (articolo 6).
  Questi articoli rappresentano la parte più innovativa del testo: introducono la possibilità di sperimentare soluzioni locali e partecipative, di adattare i sistemi di welfare ai mutamenti demografici e di intervenire contro la povertà materiale con strumenti moderni e dignitosi.
  L'articolo 7 garantisce la partecipazione delle parti sociali e delle organizzazioni della società civile alle politiche per l'occupazione di qualità, l'istruzione e l'inclusione sociale. È un principio di democrazia economica che va preservato, poiché consente di ancorare le politiche europee al dialogo sociale e alla partecipazione dal basso.
  L'articolo 8 prevede che la Commissione sia assistita dal comitato istituito ai sensi dell'articolo 163 TFUE («comitato FSE») per l'attuazione del regolamento. L'articolo 9 disciplina l'entrata in vigore.
  Passando ai rilievi della relazione tecnica del Governo, essa sottolinea che l'inquadramento del FSE in un unico strumento richiede approfondimenti e un maggiore coinvolgimento degli attori territoriali e delle parti sociali.
  Il Governo evidenzia inoltre l'importanza di definire programmi di riforma chiari e di orientare la spesa verso gli ambiti in cui essa produce il massimo valore aggiunto per il Paese, anche grazie agli strumenti di flessibilità e adattabilità previsti dal nuovo quadro regolatorio.
  Un coordinamento più efficace tra i diversi livelli di governo ed una capacità di risposta rapida a bisogni emergenti costituiscono, in questo senso, una delle vere sfide del nuovo FSE.Pag. 36
  Per quanto riguarda il rispetto dei principi dei Trattati, la proposta si fonda sugli articoli 164 e 175, terzo comma, del TFUE, e rispetta il principio di attribuzione.
  Sotto il profilo della sussidiarietà, la Commissione sottolinea che l'intervento a livello europeo garantisce coerenza e sinergia tra le politiche occupazionali, lasciando però agli Stati la responsabilità della gestione.
  Il valore aggiunto dell'azione europea risiede proprio nella capacità di connettere i bisogni locali con gli obiettivi comuni, rafforzando il senso di appartenenza e di equità sociale.
  La relazione del Governo considera la proposta pienamente rispettosa dei principi di sussidiarietà e proporzionalità.
  È condivisibile, in questa prospettiva, la scelta del regolamento come strumento giuridico più idoneo a garantire uniformità e certezza nell'attuazione delle politiche sociali europee.
  Prima di concludere, ricorda che la proposta segue la procedura legislativa ordinaria e che diversi Parlamenti nazionali hanno già avviato l'esame di sussidiarietà.
  Ritiene opportuno che il Parlamento italiano continui a esercitare un controllo politico attivo, non solo formale, su un dossier che tocca il nucleo della coesione europea.
  In conclusione, ritiene utile, d'intesa con il collega Volpi, proporre l'avvio di un ciclo di audizioni di interlocutori qualificati — Governo, parti sociali, rappresentanze del terzo settore e mondo accademico — al fine di arricchire il dibattito e contribuire a definire una posizione nazionale propositiva e consapevole.

  Walter RIZZETTO, presidente, fa presente che, in considerazione della proposta testé avanzata dai relatori, nel corso delle prossime settimane si procederà quindi allo svolgimento di un ciclo di audizioni, alla cui programmazione si provvederà nell'ambito di successivi uffici di presidenza delle Commissioni.
  Nessuno chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.

  La seduta termina alle 13.50.