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CAMERA DEI DEPUTATI
Domenica 28 dicembre 2025
608.
XIX LEGISLATURA
BOLLETTINO
DELLE GIUNTE E DELLE COMMISSIONI PARLAMENTARI
Bilancio, tesoro e programmazione (V)
COMUNICATO
Pag. 77

SEDE REFERENTE

  Domenica 28 dicembre 2025. — Presidenza del presidente Giuseppe Tommaso Vincenzo MANGIALAVORI. – Intervengono le sottosegretarie di Stato per l'economia e le finanze Lucia Albano e Sandra Savino.

  La seduta comincia alle 9.30.

Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2026 e bilancio pluriennale per il triennio 2026-2028 e relativa nota di variazioni.
C. 2750 Governo, approvato dal Senato, e C. 2750/I Governo, approvata dal Senato.
(Seguito dell'esame e rinvio).

  La Commissione prosegue l'esame del disegno di legge e della relativa nota di variazioni, rinviato nella seduta del 27 dicembre 2025.

  Giuseppe Tommaso Vincenzo MANGIALAVORI, presidente, ricorda, preliminarmente, che i deputati possono partecipare alla seduta in videoconferenza, secondo le modalità stabilite dalla Giunta per il Regolamento.
  Avverte altresì che, per prassi, la pubblicità dei lavori della seduta odierna è assicurata anche mediante l'attivazione dell'impianto audiovisivo a circuito chiuso. Ne dispone pertanto l'attivazione.Pag. 78
  Comunica, quindi, che con riferimento al disegno di legge in esame sono stati presentati 942 emendamenti (vedi allegato).
  Al riguardo, rammenta che l'articolo 21, comma 1-quinquies, della legge n. 196 del 2009, in attuazione dell'articolo 15, comma 2, della legge n. 243 del 2012, pone precisi limiti al contenuto della prima sezione del disegno di legge di bilancio, stabilendo che esso, in ogni caso, non deve contenere norme di delega, di carattere ordinamentale o organizzatorio, né interventi di natura localistica o microsettoriale ovvero norme che dispongono la variazione diretta delle previsioni di entrata o di spesa contenute nella seconda sezione del predetto disegno di legge.
  In considerazione dei predetti limiti e del contenuto del testo come risultante a seguito dell'esame presso il Senato della Repubblica, risultano inammissibili, in ragione della materia trattata, i seguenti emendamenti:

   Faraone 1.90, che include i condomìni tra i soggetti che possono ricorrere al crowdfunding per il finanziamento di specifici interventi di riqualificazione energetica e sismica;

   Faraone 1.200, che, novellando l'articolo 5 della legge n. 81 del 2017, modifica l'oggetto, nonché i principi e i criteri direttivi della delega legislativa in materia di atti pubblici rimessi alle professioni organizzate in ordini o collegi;

   Faraone 1.210, che modifica il regime delle causali per il rinnovo dei contratti di lavoro a tempo determinato;

   Faraone 1.295, che modica il Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero ampliando i casi in cui la perdita del posto di lavoro non comporta la revoca del permesso di soggiorno;

   Mari 1.304, che modifica la disciplina la reintegrazione nel posto di lavoro in caso di licenziamento illegittimo contenuta nell'articolo 18 della legge n. 300 del 1970;

   Ghirra 1.309, che, recando modifiche al codice civile, aggiunge i conviventi di fatto tra i soggetti che possono partecipare ad un'impresa familiare;

   Faraone 1.417, che interviene sulla disciplina dell'ammissione alle classi successive nella scuola primaria e nella scuola secondaria di primo grado;

   Di Lauro 1.436, limitatamente ai capoversi commi da 401-bis a 401-quinquies della parte consequenziale, che recano disposizioni in materia di procreazione medicalmente assistita;

   Faraone 1.482, limitatamente ai commi da 362-ter a 362-undevicies, che disciplinano i profili ordinamentali attinenti alle attività degli psicologi di assistenza primaria;

   Borrelli 1.498, che incarica l'AIFA della negoziazione del prezzo dei medicinali veterinari destinati agli animali da compagnia al fine di definire un prezzo di riferimento che ne renda accessibile l'impiego;

   Borrelli 1.503, che disciplina la prescrizione di farmaci per uso umano agli animali;

   Dori 1.504, che disciplina la fissazione del prezzo di vendita dei medicinali veterinari generici o equivalenti;

   Faraone 1.539, che modifica il regime di comunicazione del domicilio digitale da parte dei professionisti e la disciplina delle relative sanzioni;

   Faraone 1.595, che istituisce la figura del delegato digitale, persona fisica o giuridica che può rappresentare cittadini e imprese nell'accesso ai servizi digitali della pubblica amministrazione;

   Faraone 1.609, che reca disposizioni relative ai procedimenti di autorizzazione per l'installazione di infrastrutture di comunicazione elettronica;

   Ghirra 1.636, che prevede un divieto di promozione da parte dei soggetti che Pag. 79svolgono l'attività di influencer di prodotti riconducibili al modello del cosiddetto ultra fast fashion;

   Piccolotti 1.701, limitatamente al comma 520-quinquies, che individua i compiti delle istituzioni scolastiche ed educative nell'ambito della trattazione delle pratiche in materia di ricostruzione di carriera, trattamento di fine rapporto e collocamento a riposo del personale docente e ATA;

   Piccolotti 1.729, che reca modificazioni alla normativa vigente in materia di contratti di ricerca, al fine di stabilire la natura subordinata di tale rapporto di lavoro e di prevedere che ad esso, per quanto compatibile con la sua durata determinata, si applichi il trattamento normativo previsto dal contratto collettivo nazionale di lavoro di riferimento per il personale assunto a tempo indeterminato;

   Piccolotti 1.746, che stabilisce che i dipendenti pubblici, con esclusione dei dirigenti e del personale docente della scuola, delle accademie, dei conservatori e degli istituti assimilati e dei ricercatori e tecnologi degli enti pubblici di ricerca, sono inquadrati in almeno tre distinte aree funzionali;

   Borrelli 1.770, che vieta i circhi e le esibizioni itineranti e a sede fissa nonché gli spettacoli viaggianti che detengono o utilizzano animali;

   Grimaldi 1.804, che introduce l'obbligo per il personale delle Forze di polizia impiegato in servizi di ordine pubblico di indossare l'uniforme di servizio su cui è impresso un codice individuale identificativo e di dotarsi di microtelecamere individuali denominate bodycam;

   Ghirra 1.812, che disciplina lo svolgimento dell'autopsia nelle ipotesi di morte avvenuta all'interno di un carcere o di altra struttura detentiva;

   Boschi 1.867, limitatamente al comma 685-quater, e Amendola 1.938, limitatamente al comma 823-ter, che abrogano la legge 21 febbraio 2024, n. 14, recante la ratifica e l'esecuzione del Protocollo tra il Governo della Repubblica italiana e il Consiglio dei ministri della Repubblica di Albania per il rafforzamento della collaborazione in materia migratoria, fatto a Roma il 6 novembre 2023, nonché norme di coordinamento con l'ordinamento interno.

  Comunica altresì che devono essere considerate inammissibili per carenza o inidoneità della compensazione finanziaria i seguenti emendamenti:

   Faraone 1.10 e 1.11, Fratoianni 1.16, Mari 1.15, Faraone 1.28, 1.31, gli identici emendamenti Faraone 1.36 e Bonetti 1.32, Mari 1.33, Faraone 1.35, Bonetti 1.39, Faraone 1.42 e 1.43, Mari 1.47, Faraone 1.55, 1.58 e 1.65, Grimaldi 1.73, Faraone 1.74, Grimaldi 1.79, Mari 1.80, Ghirra 1.81, Borrelli 1.83, Zanella 1.86, Grimaldi 1.87, Faraone 1.102, 1.105, 1.132, 1.124, 1.126, 1.127, 1.128, 1.130 e 1.148, Borrelli 1.151, Faraone 1.152, 1.153 e 1.155, Zaratti 1.157, Zanella 1.159, 1.160, Faraone 1.162, Ghirra 1.170, Mari 1.196, 1.199, Faraone 1.211, Mari 1.236, Faraone 1.228, 1.229 e 1.239, Mari 1.250, Piccolotti 1.263, 1.262, Faraone 1.273, 1.275, Carotenuto 1.276, Mari 1.278, 1.280, Carotenuto 1.281, Faraone 1.284, Mari 1.1, Faraone 1.286, Mari 1.288, Faraone 1.289, 1.296, Ghirra 1.303, Faraone 1.306, 1.313, Ghirra 1.319, Barzotti 1.340, Faraone 1.348 e 1.392, Gianassi 1.412, Giuliano 1.413, Ruffino 1.418, Faraone 1.428 e 1.444, Mari 1.478, Bonetti 1.479, Mari 1.484, Bonetti 1.497, Faraone 1.502 e 1.514, Bonetti 1.519, Quartini 1.523, Faraone 1.536, 1.545, 1.544, Pavanelli 1.546, Faraone 1.547, 1.551, 1.552, 1.597, gli identici emendamenti Faraone 1.621 e Bonetti 1.623, Ghirra 1.640, Fratoianni 1.661, gli identici emendamenti Bonelli 1.664 e Faraone 1.654, 1.678 e 1.674, Richetti 1.685, Faraone 1.697, Zanella 1.713, Faraone 1.720 e 1.721, Piccolotti 1.735, Grimaldi 1.743, Faraone 1.750 e 1.754, Piccolotti 1.773, Bonelli 1.783, 1.784 e 1.786, Faraone 1.794, Mari 1.796, Bonelli 1.798, Faraone 1.803, Pastorino 1.829, Grimaldi 1.839, Faraone 1.842, 1.848, 1.862, Pag. 80Boschi 1.867, Ruffino 1.877, Faraone 1.882, 1.884, 1.894 e 1.900, Pastorino 1.921, Grimaldi 1.926, nonché Faraone Tab.7.1 e Tab.10.3.

  Ricorda che il termine per la presentazione di eventuali richieste di riesame delle valutazioni di inammissibilità è fissato alle ore 10 di oggi e che dell'esito di tali richieste sarà dato conto in apertura della seduta già convocata alle ore 10.30.
  Nessuno chiedendo di intervenire, rinvia quindi il seguito dell'esame del disegno di legge e della relativa nota di variazioni ad altra seduta.

  La seduta termina alle 9.35.

SEDE REFERENTE

  Domenica 28 dicembre 2025. — Presidenza del vicepresidente Giovanni Luca CANNATA, indi del presidente Giuseppe Tommaso Vincenzo MANGIALAVORI. – Intervengono le sottosegretarie di Stato per l'economia e le finanze Lucia Albano e Sandra Savino.

  La seduta comincia alle 10.35.

Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2026 e bilancio pluriennale per il triennio 2026-2028 e relativa nota di variazioni.
C. 2750 Governo, approvato dal Senato, e C. 2750/I Governo, approvata dal Senato.
(Seguito dell'esame e conclusione).

  La Commissione prosegue l'esame del disegno di legge e della relativa nota di variazioni, rinviato nella precedente seduta antimeridiana.

  Giovanni Luca CANNATA, presidente, avverte preliminarmente che, per prassi, la pubblicità dei lavori della seduta odierna è assicurata anche mediante l'attivazione dell'impianto audiovisivo a circuito chiuso. Ne dispone pertanto l'attivazione.
  Fa, quindi presente, che nell'odierna seduta delle ore 9.30 sono state comunicate le valutazioni della presidenza in ordine all'ammissibilità degli emendamenti presentati.
  Comunica, a tal proposito, che non sono state presentate richieste di riesame avverso le predette valutazioni.
  Ricorda altresì che, come concordato nella riunione dell'Ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, dello scorso 18 dicembre, alle ore 15 verrà comunque posto in votazione il conferimento del mandato ai relatori, intendendosi conseguentemente respinte tutte le proposte emendative ammissibili non ancora poste in votazione.
  Prima di dare la parola ai relatori e al Governo per l'espressione dei pareri sugli emendamenti ammissibili, chiede se vi siano deputati che intendano intervenire sul complesso degli emendamenti. Segnala, quindi, che, anche in considerazione delle richieste formulate in tal senso dai gruppi di opposizione e tenuto conto delle peculiarità che caratterizzano l'esame del provvedimento presso la Camera dei deputati, in via eccezionale, sarà consentito anche ai deputati non componenti della Commissione di intervenire nelle fasi di votazione.

  Marco GRIMALDI (AVS), intervenendo sul complesso degli emendamenti, ringrazia, preliminarmente, gli uffici della Camera e dei gruppi parlamentari per il lavoro svolto al fine di consentire l'esame del disegno di legge di bilancio, avuto anche riguardo ai tempi estremamente circoscritti imposti dall'iter di approvazione del provvedimento e auspica, a tal riguardo, che il confronto che avrà luogo nell'ambito della prosecuzione dei lavori possa dare valore sostanziale alle attività svolte.
  Sottolinea, peraltro, come anche le modalità d'esame di questo disegno di legge di bilancio, che hanno determinato una significativa compressione della discussione parlamentare, sviliscano il ruolo del Parlamento, e, in particolare, nel caso di specie, della Camera dei deputati, alla quale non è consentito apportare modifiche al testo trasmesso ed è precluso anche un esame in tempi congrui.
  Passando all'esame del merito delle misure contenute nel disegno di legge di bilancio, sottolinea, innanzitutto, come le scelte Pag. 81compiute dal Governo e dalla maggioranza testimonino la mancata volontà di adottare misure incisive per il reperimento delle risorse che, a suo avviso, sono necessarie per finanziare interventi di sostegno al sistema economico e di equità sociale, quali presupposti imprescindibili per la ripresa del Paese.
  Fa presente, pertanto, che nel proprio intervento intende illustrare le scelte allocative che, in alternativa all'assetto che emerge dal disegno di legge in esame, sarebbero funzionali a contrastare la spirale recessiva che, a suo giudizio, rappresenta la conseguenza inevitabile delle politiche economiche e di bilancio attuate dalla maggioranza e dal Governo.
  Ciò posto, fa presente come, in primo luogo, notevoli disponibilità di risorse possano essere rinvenute nell'ambito dei profitti conseguiti dalle grandi imprese del settore energetico, ivi incluse le imprese petrolifere, che hanno potuto beneficiare, da un lato, della ripresa dei consumi che ha caratterizzato gli anni successivi alla pandemia da COVID-19 nonché, dall'altro, dello shock che è stato impresso al settore dall'invasione dell'Ucraina da parte della Russia. Sottolinea, sul punto, come una percentuale considerevole degli extraprofitti generatisi a seguito delle suddette dinamiche di mercato, caratterizzate da un forte incremento dei prezzi dell'energia, si sia tradotta nella distribuzione di maggiori utili tra gli azionisti, mentre non si sono realizzati adeguati investimenti industriali. Osserva, pertanto, come l'applicazione di un'eventuale aliquota aggiuntiva che abbia, quale base imponibile, i suddetti extraprofitti, potrebbe generare un gettito fiscale che si attesta tra i 2,5 e i 3,5 miliardi di euro e ricorda come una misura di tale tipologia è stata richiesta da associazioni e forze sociali impegnate nel sostenere l'adozione di misure volte a una più equa redistribuzione delle risorse.
  Sottolinea, poi, come forme di contribuzione straordinaria e temporanea potrebbero essere imposte anche nei confronti delle imprese che operano nel settore della difesa, ivi comprese quelle italiane, i cui profitti sono aumentati in modo notevole in ragione di un rilevante incremento della spesa militare, che ha raggiunto, a livello globale, un ammontare pari a 2.718 miliardi di dollari nell'anno 2024, con un aumento del 9,4 per cento rispetto all'anno precedente. Rileva, altresì, come tale complessivo incremento dei profitti sia il frutto di un contesto internazionale caratterizzato da una sempre maggiore conflittualità, con particolare riferimento alla guerra in Palestina, conseguenza degli attacchi terroristici del 7 ottobre 2023, e al genocidio del popolo palestinese nella striscia di Gaza. Conclude, sul punto, evidenziando come una forma di prelievo fiscale in tal senso potrebbe generare un extragettito fiscale pari a circa 750 milioni di euro.
  Osserva, altresì, come, oltre ad incrementare le forme di prelievo tributario aventi ad oggetto le rendite finanziarie, sarebbe altresì necessario introdurre sistemi di tassazione che gravino sui titolari di ingenti patrimoni, ricordando peraltro come, sovente, tali soggetti risultino coinvolti in inchieste relative a condotte di elusione o evasione fiscale.
  Evidenzia, su un piano più generale, come sarebbe prioritario introdurre modifiche al sistema fiscale italiano con l'obiettivo di rendere più chiara ed effettiva la portata del principio di progressività con particolare riguardo all'imposta sul reddito delle persone fisiche.
  Illustra, quindi, due ipotesi avanzate con riferimento a una eventuale forma di tassazione riferita ai grandi patrimoni.
  Secondo una prima prospettazione, fatta propria, in particolare, da alcune forze sindacali, sarebbe sufficiente istituire un contributo di solidarietà, con un'aliquota pari a circa l'1,3 per cento, applicabile all'uno per cento dei contribuenti con i redditi più elevati, per ottenere maggiori risorse pari a 26 miliardi di euro all'anno.
  Fa riferimento, inoltre, a una proposta avanzata da Oxfam che, istituendo una tassa sui grandi patrimoni, potrebbe consentire di ottenere maggiori entrate per un ammontare pari a circa 16 miliardi di euro.
  Rammenta, ancora, l'inadeguatezza del sistema infrastrutturale dedicato al trasporto pubblico collettivo nelle aree urbane.Pag. 82 Fa riferimento, quindi, alla proposta di istituire un apposito Fondo per lo sviluppo del trasporto collettivo con una dotazione complessiva pari a 5.870 milioni potendosi provvedere ai relativi oneri mediante la corrispondente riduzione dei fondi preordinati alla realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina.
  Individua, inoltre, quale ulteriore forma di reperimento di risorse pubbliche la previsione di un monopolio di Stato relativo alla coltivazione, alla lavorazione, all'introduzione, all'importazione e alla vendita della cannabis e dei suoi derivati. Fa presente come tale misura, che andrebbe in netta controtendenza rispetto alla politica fino ad ora portata avanti dalla maggioranza e dal Governo, volta, viceversa, a introdurre divieti riferiti anche alla produzione e alla commercializzazione di cannabis light, potrebbe generare un gettito pari a 5 miliardi di euro, avendo, oltretutto, quale obiettivo, quello di contrastare i cartelli criminali e le associazioni mafiose che, al momento, lucrano sulle attività di coltivazione e vendita della cannabis, che sono, invece, considerate lecite e disciplinate in altri paesi, a partire dagli Stati Uniti.
  Giudica, infine, doveroso che la politica si confronti in merito all'introduzione di forme di prelievo più incisive su successioni e donazioni, concordando su soglie reddituali e patrimoniali che possano essere ritenute adeguate, anche al fine di rimodulare il carico fiscale a beneficio delle classi lavoratrici.
  Conclude, ricordando che nel 2024 oltre 5,8 milioni di persone nel nostro Paese hanno rinunciato alle cure per attese troppo lunghe o difficoltà economiche, rilevando, quindi, come vi sia una percentuale significativa della popolazione italiana che si trova a fronteggiare una situazione di forte precarietà sotto il profilo economico e sanitario.
  Ribadisce, quindi, la necessità che, nell'ambito della definizione delle politiche pubbliche, l'attenzione alle fasce sociali più deboli si traduca nella predisposizione di interventi che vadano a prelevare le occorrenti risorse dalle rendite e dai settori che presentano ingenti disponibilità economiche.

  Roberto GIACHETTI (IV-C-RE) segnala, in primo luogo, che il proprio gruppo si limiterà ad intervenire sul complesso degli emendamenti per evidenziare i temi più rilevanti, evitando, viceversa, interventi sui singoli emendamenti, in modo da non alimentare ulteriormente quella che ritiene una farsa politico-parlamentare che si traduce in un esame del disegno di legge di bilancio compresso nei tempi e sostanzialmente inconsistente nei contenuti, dal momento che è di fatto preclusa la possibilità di introdurre qualsiasi modifica al testo approvato dal Senato della Repubblica.
  Nel rilevare che questo svilimento della funzione parlamentare, nonché il mancato rispetto della previsione costituzionale del bicameralismo perfetto, non sono certamente stati inaugurati da questa maggioranza a da questo Esecutivo, sottolinea tuttavia come questa legge di bilancio si sia, a suo avviso, superato ogni limite immaginabile. Ritiene, infatti, che il totale mancato rispetto delle forme e delle procedure previste per l'esame del disegno di legge di bilancio sia stato particolarmente lesivo delle prerogative parlamentari.
  Evidenzia che questa legge di bilancio si caratterizza per la sola presenza di nuove tasse, dalla modifica della disciplina della cedolare secca sugli affitti brevi all'incremento delle imposte sulle imprese bancarie e assicurativa, all'incremento delle accise sul gasolio, all'incremento delle imposte sulla responsabilità civile automobilistica. Ritiene che tale incremento della tassazione non possa essere minimamente compensato dalla prevista rimodulazione delle aliquote IRPEF che avrà dei modestissimi effetti sul reddito disponibile delle famiglie del ceto medio. Giudica, poi, particolarmente preoccupanti i numerosi tagli introdotti, che hanno colpito pesantemente le risorse destinate alle politiche di coesione, nonché numerosi altri comparti di spesa, dalle risorse destinate all'accesso anticipato al pensionamento dei lavoratori addetti a mansioni usuranti al finanziamento della RAI. Segnala, peraltro, che nell'ambito della manovra sono previsti interventi, di minore portata, che giudica condivisibili. Richiama, in particolare, le specifiche misure volte Pag. 83all'istituzione o al rifinanziamento di fondi finalizzati alla tutela del welfare sociale, i finanziamenti per i centri antiviolenza e le case rifugio, l'incentivazione delle imprese che prevedendo un aiuto psicologico per i propri dipendenti, nonché gli incentivi per la cosiddetta mobilità pediatrica.
  Lamenta, tuttavia, l'assenza di efficaci misure volte a sostenere le imprese nel contrasto degli effetti negativi dei dazi statunitensi di interventi volti al ripristino integrale della misura Transizione 5.0, evidenziando come gli emendamenti presentati dal proprio gruppo siano volti a invertire la rotta indicata dall'Esecutivo, prevendendo in particolare misure a sostegno degli investimenti delle imprese e dei giovani, anche attraverso l'introduzione di una start tax volta alla riduzione del carico fiscale per le nuove generazioni. Segnala, altresì, le proposte formulate in ordine alla realizzazione di un vero Piano Casa, alternativo a quello, evanescente, proposto dal Governo, e all'adozione di un pacchetto di misure volte a razionalizzare la spesa pubblica e a ridurre gli sprechi. Richiama, altresì, le proposte volte a rafforzare la sicurezza urbana, con la costituzione di fondi per l'installazione di sistemi di videosorveglianza e per il potenziamento dell'illuminazione stradale.
  Nel prendere atto che l'atteggiamento della maggioranza e del Governo abbia di fatto impedito di svolgere in questo ramo del Parlamento un serio e approfondito esame del disegno di legge di bilancio, si rammarica profondamente dell'assenza di confronto politico su temi così rilevanti.

  Elena BONETTI (AZ-PER-RE) fa presente che in questa sede intende svolgere una riflessione di carattere generale sul metodo con il quale il proprio gruppo ha inteso lavorare su questo provvedimento, sottolineando come le forze di opposizione si trovino di fatto a presidiare i pochi spazi rimasti della democrazia parlamentare.
  A tale riguardo, nel richiamare le considerazioni già formulate nel corso dell'esame preliminare rispetto ai contenuti e ai limiti del disegno di legge all'esame della Commissione, fa presente che le proposte emendative del proprio gruppo sono integralmente volte a migliorare, ove possibile, il testo del provvedimento, al fine di ottenere effetti positivi per i cittadini e per il Paese in generale. In tal senso sottolinea che il proprio gruppo ha consapevolmente scelto di non sottoscrivere le proposte emendative presentate unitariamente dai gruppi che si riconoscono nel cosiddetto «campo largo», che pure affrontano temi in parte condivisi, come quelli attinenti al rafforzamento dei congedi parentali o all'introduzione di un salario minimo, sia perché la propria forza politica non ha inteso aderire a tale raggruppamento sia perché non condivide l'utilizzo dell'esame del disegno di legge di bilancio al fine di svolgere azioni di propaganda politica volte a consolidare futuri programmi elettorali. Al contrario, il proprio gruppo ha deciso di confrontarsi con la maggioranza e con il Governo per migliorare il contenuto del provvedimento e riconosce all'Esecutivo di aver reintrodotto, come richiesto dal proprio gruppo, le misure di Industria 4.0, nonché di avere stanziato nuove risorse per la sanità. Ritiene tuttavia che tali misure non siano sufficienti, evidenziando come, con particolare riferimento al tema della sanità, si renda necessaria una riforma complessiva del settore, che superi le molteplici inefficienze riscontrate a livello territoriale. Parimenti, denuncia come per molti interventi, come quello relativo al sostegno alle famiglie per l'acquisto dei libri scolastici, cui ha fatto riferimento nel proprio intervento nell'esame preliminare, siano previsti finanziamenti del tutto inadeguati, che vanificano sostanzialmente il raggiungimento delle finalità cui le risorse sono preordinate.
  Nel sottolineare, quindi, lo spirito costruttivo delle critiche rivolte alle misure previste dal disegno di legge in esame, prende atto, tuttavia, dell'impossibilità di svolgere in questa un esame approfondito ed auspica, pertanto, che ciò possa essere un monito per tutte le forze politiche per tornare, già a partire dalla prossima sessione di bilancio, ad un esame della manovra di bilancio più rispettoso della democrazia parlamentare.

  Giovanni Luca CANNATA, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire sul complesso delle proposte emendative, invitaPag. 84 i relatori e le rappresentanti del Governo ad esprimere i rispettivi pareri sugli emendamenti riferiti al provvedimento in esame.

  Andrea MASCARETTI (FDI), relatore, anche a nome dei relatori Barabotti e Pella, esprime parere contrario su tutte le proposte emendative.

  La sottosegretaria Lucia ALBANO concorda con il parere dei relatori.

  Daniela TORTO (M5S), intervenendo sull'emendamento Carotenuto 1.2, di cui è cofirmataria, ritiene che il Governo e la maggioranza che lo sostiene stiano dimostrando una vera e propria avversione ingiustificata verso il reddito di cittadinanza e, più in generale, verso le misure di contrasto della povertà. Nel riportare i dati diffusi dall'ISTAT che certifica che quasi sei milioni di persone e due milioni di famiglie in Italia vivono in povertà assoluta, evidenzia come le misure di questo Esecutivo sul contrasto alla povertà, a partire dall'Assegno di Inclusione, siano da ritenersi del tutto fallimentari. In questo senso, richiama, ad esempio, la riduzione delle risorse destinate a tale ultima misura operata dal disegno di legge in esame.
  Sottolinea quindi l'importanza dell'emendamento Carotenuto 1.2, ritenendo necessaria la previsione di una politica di inclusione che sia giusta, universale e umana.

  Marco GRIMALDI (AVS), intervenendo sull'emendamento Carotenuto 1.2, fa presente che sono trascorsi oramai tre anni dalla cancellazione del reddito di cittadinanza, che ha restituito un Paese più fragile e più povero.
  Nel ricordare la presenza di circa sei milioni di persone in condizione di povertà assoluta, segnala come l'incremento dell'occupazione che, secondo quanto sostenuto dal Governo e dalle forze di maggioranza, avrebbe costituito l'argine alla povertà, nei fatti non abbia svolto tale funzione, dal momento che parte di questi poveri sono lavoratori che hanno visto il loro salario reale perdere potere di acquisto giorno dopo giorno.
  Ritiene che, in questo quadro, rifiutare una misura come il reddito di cittadinanza sia un grave atto di rinuncia, che è soprattutto un atto di rinuncia alla civiltà e alla giustizia sociale. In tal senso ritiene che un Paese che rinuncia a proteggere i soggetti più fragili sia un Paese meno giusto.
  Nel manifestare il proprio pieno sostegno alla proposta emendativa in esame, evidenzia tuttavia l'opportunità di avviare sin d'ora una riflessione sull'articolazione della misura universale di contrasto alla povertà in modo da individuare una sua declinazione in termini che consentano di migliorare taluni aspetti del Reddito di Cittadinanza al fine di assicurare una maggiore equità sociale.

  Gianmauro DELL'OLIO (M5S), intervenendo sull'emendamento Carotenuto 1.2, di cui è cofirmatario, fa presente che il reddito di cittadinanza costava al bilancio dello Stato circa otto miliardi di euro l'anno, mentre l'assegno di inclusione, che costa circa quattro miliardi di euro, è riconosciuto ad una platea che è circa la metà di quella che beneficiava del reddito di cittadinanza.
  In proposito, evidenzia che il reddito di cittadinanza nel momento in cui è stato introdotto ha portato effetti positivi connessi, da un lato, ai maggiori consumi dei soggetti percipienti, dall'altro, al minore aggravio per le casse dello Stato per spese mediche e di assistenza, dal momento che, grazie ai sussidi riconosciuti, i beneficiari avevano la possibilità di curarsi evitando in tal modo l'aggravarsi delle proprie patologie. Ritiene in tal senso che l'abolizione della misura abbia dimostrato una visione miope da parte del Governo, che non ha tenuto conto di tali effetti positivi.
  Per tali motivi ritiene che per lo Stato sia da ritenersi molto più conveniente, oltre che moralmente più giusto, reintrodurre una misura come il reddito di cittadinanza.

  Davide AIELLO (M5S), intervenendo anch'egli sull'emendamento Carotenuto 1.2, rileva che l'introduzione del reddito di cittadinanzaPag. 85 non ha rappresentato, per il MoVimento 5 Stelle, una semplice bandiera elettorale, bensì un concreto aiuto per una importante parte del tessuto sociale che allora era abbandonata e che è tornata ad esserlo a causa delle politiche economiche sbagliate del Governo. Evidenzia, infatti, che, a seguito dell'eliminazione del reddito di cittadinanza medesimo, si assiste ad una recrudescenza della povertà.
  Sottolinea, altresì, che l'Assegno di Inclusione è ben diverso dal reddito di cittadinanza, sia perché prevede l'utilizzo di minori risorse economiche, sia perché è inidoneo a favorire l'ingresso nel mondo del lavoro di coloro che lo percepiscono.
  Ribadisce l'importanza, a tal proposito, del Programma GOL, fortemente voluto dal MoVimento 5 Stelle, al fine di favorire l'occupazione attraverso percorsi formativi, stigmatizzando la circostanza che, con le politiche economiche e lavorative del Governo, si assiste, paradossalmente, alla circostanza per cui gli appuntamenti presso i centri per l'impiego per coloro che ricercano un'occupazione lavorativa vengono fatti slittare di settimana in settimana. In proposito, nel rilevare come, a suo giudizio, le politiche economiche del Governo contenute nel disegno di legge in esame non siano affatto idonee a creare occupazione, ribadisce la necessità, anche al fine di evitare potenziali truffe, di creare un Portale unico per l'accompagnamento al lavoro.
  Ribadisce che, a suo avviso, le politiche del Governo hanno finito con l'aumentare la povertà. Ritiene indicativo in tal senso il fatto che il taglio dell'IRPEF favorisca non già i meno abbienti, ma coloro che percepiscono redditi alti.
  Ritiene, quindi, che il Governo dovrebbe adottare politiche che aumentino i salari dei lavoratori, onde evitare che aumenti il numero di coloro che, non arrivando alla fine del mese, si vedono costretti, per la propria sopravvivenza, a rivolgersi alle tante realtà del terzo settore presenti nel nostro Paese.

  Patty L'ABBATE (M5S), nel sottoscrivere l'emendamento Carotenuto 1.2, rileva che il reddito di cittadinanza, introdotto per volontà del MoVimento 5 Stelle, ha rappresentato un aiuto concreto e tangibile anche per coloro che non potevano lavorare in quanto impegnati nell'accudire familiari con gravi problemi di salute e, quindi, evidenzia che l'eliminazione dello stesso non ha consentito di coglierne appieno gli effetti favorevoli. In tal senso, ricorda che la misura, nel sottrarre alla criminalità molti giovani, ha permesso anche che diminuissero le problematiche in tema di sicurezza urbana.
  Invita, dunque, il Governo a reintrodurre il reddito di cittadinanza al fine di ridurre la forbice, che sta sempre più aumentando, tra i ricchi e i poveri.
  Ribadisce che per comprendere appieno la bontà del reddito di cittadinanza occorre calarsi nella situazione reale di chi versa in stato di indigenza e invita ad accompagnare l'auspicata reintroduzione del reddito di cittadinanza con chiare misure di facilitazione dell'incontro tra domanda e offerta di lavoro, evidenziando che, a suo giudizio, il disegno di legge di bilancio in discussione non contiene alcuna misura volta ad incentivare la creazione di nuovi posti di lavoro.

  La Commissione respinge l'emendamento Carotenuto 1.2.

  Maria Cecilia GUERRA (PD-IDP), intervenendo sull'emendamento Braga 1.5, sottoscritto da quasi tutti i gruppi dell'opposizione, ne illustra il contenuto, rappresentando che lo stesso è volto ad intervenire sul fenomeno del cosiddetto fiscal drag. Come è noto, per effetto di tale meccanismo, in presenza di un incremento dei redditi nominali dovuto all'inflazione, i contribuenti sono automaticamente inquadrati in uno scaglione d'imposta più elevato senza che a ciò corrisponda un reale aumento del potere d'acquisto. In sostanza, il drenaggio fiscale si traduce in un corrispondente aumento della pressione fiscale e nell'erosione del potere d'acquisto dei salari. Ricorda, al riguardo, che il citato fenomeno, che riguarda prevalentemente percettori di redditi da lavoro dipendente e pensionati, era stato già oggetto di analisi nel corso delle audizioni preliminari all'esame del disegno di legge di bilancio.Pag. 86
  Pur rilevando che l'inflazione è, attualmente, contenuta, osserva che, tuttavia, i redditi da lavoro dipendente e quelli dei pensionati sono erosi anche per l'inflazione cumulata negli anni precedenti dal citato fenomeno del fiscal drag, i cui effetti negativi l'emendamento in esame tende a neutralizzare, anche al fine di intervenire su un'ingiustificata discriminazione tra le diverse tipologie di reddito.

  Marco GRIMALDI (AVS), anch'egli intervenendo sull'emendamento Braga 1.5 e ringrazia gli uffici dei gruppi parlamentari e le associazioni sindacali che hanno contribuito alla stesura dell'emendamento, nonché i deputati che lo hanno sottoscritto.
  Nello stigmatizzare la scelta del Governo di prevedere condoni fiscali anziché intervenire su altre questioni ben più rilevanti per i cittadini, critica le dichiarazioni di taluni rappresentanti del Governo, e delle forze di maggioranza che lo sostengono, secondo cui gli interventi sulla revisione del concordato preventivo servirebbero per assicurare la riduzione del carico delle imposte sui redditi, quando, invece, il ceto medio non ha alcun debito col fisco.
  Rileva che, a suo avviso, la rimodulazione dell'IRPEF a tre aliquote rappresenta una mera partita di giro a saldo zero voluta dal Governo, evidenziando che, a causa del fiscal drag e della mancata indicizzazione all'inflazione del carico fiscale, i lavoratori hanno assistito a una ingente perdita del proprio potere d'acquisto, con un aumento della tassazione al quale non corrisponde un effettivo aumento dei salari.
  Rilevando che negli ultimi quattro anni si è assistito a un aumento della pressione fiscale quantificabile in circa 37 miliardi di euro a causa del citato fenomeno, ribadisce la necessità di intervenire per assicurarne la sterilizzazione.

  Ubaldo PAGANO (PD-IDP), nel ringraziare la collega Guerra per il proprio precedente intervento, con il quale ha evidenziato le ragioni volte a risolvere un grave e annoso problema, ritiene che su questi temi non si possa determinare un'aprioristica divisione tra forze di maggioranza e di opposizione.
  Cita l'esempio di chi, passando negli ultimi anni da un reddito di 28.000 euro annui ad un reddito di 30.000 euro annui, in realtà non vede aumentare effettivamente il proprio potere di acquisto a causa dell'effetto combinato dell'inflazione e dell'incremento della tassazione dovuto all'applicazione dello scaglione reddituale superiore. In questo modo, quindi, all'incremento nominale dei redditi percepiti non corrisponde un beneficio in termini macroeconomici derivante dall'incremento dei consumi.
  Ribadisce che l'emendamento Braga 1.5 è volto a neutralizzare il fiscal drag e quindi a far sì che all'aumento nominale dei salari a seguito dell'inflazione siano automaticamente adeguati anche gli scaglioni fiscali.
  Ricorda, infine, che un'analoga previsione è già presente nell'ordinamento di altri Paesi, come gli Stati Uniti, il Canada e l'Austria, certamente vicini ideologicamente all'attuale Governo, per cui si interroga sulle ragioni per cui l'Esecutivo non intende adottare interventi nella medesima direzione.

  La Commissione respinge l'emendamento Braga 1.5.

  Marco GRIMALDI (AVS), intervenendo sull'emendamento Fratoianni 1.4, dichiara che lo stesso è ispirato anche allo sciopero generale indetto dalla CGIL e alle istanze proposte dal medesimo sindacato. In particolare, evidenzia come la proposta prevede che, su una platea di 58 milioni di abitanti, circa 500.000 contribuenti, pari a meno dell'1 per cento della popolazione, versino un contributo di solidarietà, che permetterebbe di incassare circa 26 miliardi di euro, risorse fondamentali da destinare alla sanità pubblica, per garantire maggiori cure e ridurre le liste d'attesa, alla scuola, a misure a sostegno della non autosufficienza e a politiche per la casa.
  Afferma quindi che in Italia l'attuale tassazione è progressiva su salari e pensioni, ma è «piatta» o regressiva su rendite, profitti e grandi patrimoni. L'intenzione della proposta emendativa è quella di tassare la ricchezza netta, senza limitarsi alla previsione di un mero contributo straordinario,Pag. 87 ma prefigurando di fatto una vera e propria riforma fiscale capace di affrontare i disequilibri strutturali del nostro sistema.
  Ricorda poi che dal 2010 ad oggi l'IRES è passata dal 33 per cento al 24 per cento, mentre nello stesso periodo la pressione fiscale su salari e pensioni è aumentata a causa del drenaggio fiscale e della struttura degli scaglioni, motivo per cui si avverte la necessità di introdurre una vera progressività anche sulla tassazione dei profitti e delle rendite.
  In tale quadro, rammenta, inoltre, che le cosiddette stock option, che a loro volta spesso confluiscono in holding familiari, sono sottoposte a una tassazione decisamente agevolata, anche considerando che molte di queste holding detengono i propri patrimoni nei «paradisi fiscali».
  Osserva quindi che le imposte patrimoniali, calcolate sul patrimonio netto, già in uso in Francia, Norvegia e Svizzera, non inciderebbero molto sui maggiori patrimoni: i grandi imprenditori italiani continuerebbero dunque ad essere ugualmente ricchi perché tale tassa non riduce i loro profitti, ma un contributo relativamente piccolo rispetto all'ammontare dei patrimoni detenuti, suddiviso tra 500.000 italiani, potrebbe salvare le vite di molti che, ad oggi, devono rinunciare alle cure per mancanza delle necessarie risorse.
  Avverte che i 26 miliardi di euro di maggior gettito stimati dalla proposta emendativa, sostenuta dalla CGIL, equivalgono a un importo maggiore della presente manovra finanziaria, ribadendo che le predette risorse potrebbero essere destinate a una pluralità di interventi, dalla sanità alla messa in sicurezza degli edifici scolastici e al trasporto pubblico locale.
  Ricorda, infine, che la tassazione dei patrimoni esiste anche in altri Paesi d'Europa senza che ciò abbia causato la fuga dei ricchi e osserva che in Italia la distribuzione della ricchezza è scandalosamente iniqua, in quanto il 10 per cento più ricco delle famiglie detiene quasi il 60 per cento della ricchezza nazionale, a fronte di una metà più povera che si ferma al 7,4 per cento.
  In conclusione, ribadisce che non è possibile chiedere ulteriori sacrifici a chi ha poco senza incidere sui patrimoni di chi ha quasi tutto. In questa ottica, la «contromanovra» delineata dalla proposta emendativa in esame costituisce a suo avviso un atto di giustizia e una scelta di campo non più dilazionabile.

  La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Fratoianni 1.4, Alifano 1.6, Riccardo Ricciardi 1.7, nonché Bonetti 1.9 e 1.8.

  Marco GRIMALDI (AVS), intervenendo sull'emendamento Mari 1.14, di cui è cofirmatario, fa presente che si tratta di una misura di equità per abbassare dagli attuali 200.000 euro a 80.000 euro la soglia di reddito a partire dalla quale si applica la diminuzione di un importo pari a 440 euro di specifiche detrazioni fiscali al fine di neutralizzare, per i redditi più elevanti, gli effetti positivi derivanti dalla rimodulazione delle aliquote IRPEF.
  Sottolinea, altresì, che la parte consequenziale dell'emendamento ha la finalità di introdurre elementi di progressività e di equità, anche al fine di favorire l'adeguamento salariale al costo della vita.

  La Commissione respinge l'emendamento Mari 1.14.

  Maria Cecilia GUERRA (PD-IDP), intervenendo sull'emendamento Merola 1.12, di cui è cofirmataria, fa presente che la proposta ha finalità analoghe a quelle dell'emendamento Mari 1.14, appena respinto, e prevede la riduzione dagli attuali 200.000 euro a 100.000 euro della soglia di reddito a partire dalla quale si applica la diminuzione di un importo pari a 440 euro di specifiche detrazioni fiscali.
  Evidenzia, infatti, che alla luce della riforma dell'IRPEF proposta dal Governo, con l'abbattimento delle aliquote dello scaglione tra 28.000 euro e 50.000 euro, in realtà ben pochi vantaggi si produrrebbero in favore del ceto medio, qualunque accezione si voglia dare a questo termine.Pag. 88
  In tale quadro, osserva che la proposta emendativa intende sterilizzare la prevista riduzione del carico fiscale per persone che non ne hanno bisogno, promuovendo viceversa una più equa distribuzione della ricchezza in favore delle fasce più bisognose della popolazione.

  La Commissione respinge l'emendamento Merola 1.12.

  Elena BONETTI (AZ-PER-RE) illustra l'emendamento a sua prima firma 1.13, volto a ridurre da 200.000 a 150.000 euro la soglia di reddito a partire dalla quale si applica la diminuzione di un importo pari a 440 euro di specifiche detrazioni fiscali.
  Osserva, infatti, che l'attuale formulazione delle disposizioni in esame smentisce in maniera incontrovertibile la narrativa a più riprese propagandata dal Governo e dalle forze politiche di maggioranza in merito ai presunti vantaggi che il ceto medio italiano trarrebbe dall'intervento di riforma dell'imposta sul reddito delle persone fisiche.
  Si limita quindi a rilevare che, alla luce della predetta revisione della disciplina dell'IRPEF, operata in particolare attraverso la riduzione dal 35 al 33 per cento della seconda aliquota della citata imposta, un insegnante scolastico a fine carriera, titolare di un reddito medio di poco superiore a 30.000 euro annui, beneficerebbe di un vantaggio fiscale nell'ordine di circa 10-12 euro mensili per dodici mensilità, mentre per i redditi intorno ai 50.000 euro annui l'agevolazione si attesterebbe sui 37 euro mensili.
  Ritiene, pertanto, che la richiamata riforma dell'IRPEF, lungi dal rappresentare un concreto sostegno a favore del ceto medio, si traduca in realtà in un inutile dispendio di risorse pubbliche, che potrebbero viceversa essere più produttivamente destinate al perseguimento di prioritarie finalità di carattere socio-economico. Le disposizioni in esame, al contrario, non sono in grado di determinare un sostanziale miglioramento delle condizioni di vita delle fasce meno abbienti della popolazione e di riattivare il potere d'acquisto delle famiglie italiane.
  In tale contesto, ricorda inoltre che l'Ufficio parlamentare di bilancio ha già avuto modo di certificare come le trascurabili ricadute positive derivanti dalla suddetta riforma dell'IRPEF non interessino comunque in alcun modo il mondo dei giovani e amplifichino ulteriormente l'inaccettabile divario già esistente nel nostro Paese tra i lavoratori e le lavoratrici.

  La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Bonetti 1.13, Francesco Silvestri 1.17, Raffa 1.20, Piccolotti 1.18 e Dori 1.21.

  Marco GRIMALDI (AVS) illustra le finalità dell'emendamento Dori 1.23, di cui è cofirmatario, diretto a incrementare di 200.000 euro, per ciascuno degli anni 2026 e 2027, le risorse destinate alla stipula da parte del Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste di convenzioni con concessionari di servizi pubblici finalizzate all'attuazione delle misure relative all'acquisto di beni alimentari di prima necessità, anche in favore degli animali da compagnia legalmente detenuti.
  Segnala che la copertura finanziaria individuata, comune anche ad altri emendamenti proposti dal suo gruppo, individua un percorso per la progressiva eliminazione dei sussidi ambientalmente dannosi, nel quadro di una politica più ampia intesa a contenere le conseguenze negative sul piano ambientale derivanti dall'eccessivo ricorso a fonti energetiche fossili.

  La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Dori 1.23, Zanella 1.24 e Alifano 1.25.

  Marco GRIMALDI (AVS) illustra l'emendamento Borrelli 1.26, di cui è cofirmatario, che reca l'introduzione, nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2026 e il 31 dicembre 2028, di un regime sperimentale dell'imposta sul valore aggiunto, al fine di incentivare il consumo di alimenti e prodotti biologici certificati e conformi alle disposizioni del regolamento (UE) 2018/848, relativo alla produzione biologica e all'etichettatura dei prodotti biologici.Pag. 89
  Nel raccomandarne quindi l'approvazione, osserva altresì come la citata proposta emendativa intervenga in un settore colpevolmente trascurato, al pari di tanti altri, dalla manovra finanziaria presentata da parte del Governo.

  Roberto GIACHETTI (PD-IDP) dichiara di sottoscrivere l'emendamento Faraone 1.30, nonché tutte le restanti proposte emendative a prima firma del medesimo deputato.

  La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Borrelli 1.26, Dori 1.27, nonché gli identici emendamenti Bonetti 1.29 e Faraone 1.30, nonché gli emendamenti Faraone 1.40, 1.37, 1.38 e 1.41.

  Marco GRIMALDI (AVS) illustra l'emendamento Mari 1.48, di cui è cofirmatario, volto, da un lato, a estendere anche ai lavoratori dipendenti del settore pubblico, penalizzati dalle recenti tornate dei rinnovi contrattuali, l'applicazione di un'imposta sostitutiva dell'IRPEF e delle relative addizionali regionali e comunali, prevista dal comma 11 dell'articolo 1 del disegno di legge in esame con riferimento a maggiorazioni e indennità per lavoro notturno, lavoro festivo, lavoro nei giorni di riposo settimanali e indennità e altri emolumenti inerenti al lavoro a turni, e, dall'altro, ad elevare da 40.000 a 60.000 euro la soglia massima del reddito annuo da lavoro dipendente prevista per il riconoscimento del suddetto regime tributario agevolato.
  Segnala, infine, che la proposta emendativa in discussione provvede alla copertura finanziaria dei relativi oneri attraverso un'organica disciplina in materia di monopolio della cannabis, suscettibile di determinare introiti erariali di gran lunga superiori al fabbisogno derivante dall'eventuale attuazione della medesima proposta emendativa.

  La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Mari 1.48, Ghirra 1.44, Bonetti 1.45, Mari 1.46 e 1.49, Grimaldi 1.51, Mari 1.50, Faraone 1.52, 1.53, 1.54, 1.56, 1.57 e 1.59, nonché Perantoni 1.60.

  Patty L'ABBATE (M5S), intervenendo sull'emendamento Caramiello 1.61, che dichiara di sottoscrivere, rileva come il settore dell'agricoltura necessiti di un adeguato sostegno economico, con particolare riguardo alle aree interne e marginali del territorio nazionale. Sostiene quindi la necessità di prevedere incentivi all'innovazione e alla transizione digitale delle imprese del settore.

  La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Caramiello 1.61, Faraone 1.62 e Alifano 1.63.

  Marco GRIMALDI (AVS), intervenendo sull'emendamento Zanella 1.64, di cui è cofirmatario, segnala che esso incide su un tema centrale, ossia il cosiddetto «Piano casa», annunciato a gran voce dalla maggioranza ma poi successivamente accantonato e sostanzialmente scomparso dal disegno di legge di bilancio.
  Sostiene che l'emergenza abitativa nasce da precise scelte politiche che hanno trasformato il diritto alla casa in un business, che è stato intercettato dalla cosiddetta «Airbnb economy», che, attraverso la massiccia diffusione degli affitti brevi, ha trasformato interi quartieri in vetrine per turisti e ha fatto lievitare i prezzi degli affitti a lungo termine nelle principali città italiane. Sottolinea, al riguardo, la necessità di una regolamentazione che, come avviene in molti Paesi europei, potrebbe concentrarsi soprattutto sulla durata temporale dei contratti. Rileva come tale necessità, poco avvertita una decina di anni fa, nella fase embrionale dello sviluppo del fenomeno degli affitti brevi online, è ad oggi testimoniata dal paradosso per cui è molto più semplice trovare un alloggio per pochi giorni piuttosto che un affitto a media scadenza.
  Nell'evidenziare che, per arginare tali criticità, l'emendamento in esame si propone di incrementare la tassazione dei contratti di locazione breve, ricorda che il tema era già stato oggetto di un ordine del giorno in Assemblea ed evidenzia l'utilità di un dialogo con l'ANCI e di una responsabilizzazione dei comuni, che potrebbero essere messi nella condizione di contenere Pag. 90il fenomeno degli affitti brevi a livello locale fissando limitazioni temporali e gestendo gli immobili da destinare a far fronte all'emergenza abitativa.
  Sostiene poi la necessità di una ricognizione generale degli immobili che risultano non abitati, anche perché si ha ragione di ritenere che esistano molti «affitti in nero». Sottolinea, al riguardo, che una ricognizione siffatta non costituirebbe una lesione del diritto dei proprietari, in quanto, come è noto, la Costituzione pone precisi limiti alla proprietà privata.

  La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Zanella 1.64, Grimaldi 1.66 e 1.68, nonché Faraone 1.69 e 1.70.

  Marco GRIMALDI (AVS), intervenendo sull'emendamento 1.71 a sua prima firma, segnala come anche tale proposta intenda dare una risposta all'emergenza abitativa. La proposta emendativa, infatti, intende incentivare gli affitti lunghi, consentendo una riduzione o l'azzeramento della tassazione, nel caso in cui l'abitazione venga destinata ad affitti a lungo termine o venga affidata alla gestione comunale.

  La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Grimaldi 1.71, Faraone 1.72, Ghirra 1.75, Faraone 1.77, Ghirra 1.76, Zanella 1.78, Ghirra 1.82 e Zanella 1.84.

  Ubaldo PAGANO (PD-IDP), intervenendo sull'emendamento Curti 1.85, auspica possibili convergenze con il Gruppo Forza Italia, che da sempre si è mostrato sensibile ai temi connessi al recupero del valore del patrimonio immobiliare pubblico e all'efficientamento energetico.
  Ricorda che gli amministratori locali da tempo lamentano una situazione drammatica legata alla fatiscenza dell'edilizia più risalente, in particolare dell'edilizia popolare ed economica a suo tempo promossa dal «Piano casa» di Fanfani.
  Nella consapevolezza dell'impossibilità di attuare un nuovo piano organico sull'edilizia, propone che all'edilizia residenziale pubblica venga destinato un fondo che, su scala decennale, contribuisca all'efficientamento energetico delle abitazioni. Evidenzia, in proposito, che il fondo previsto dal disegno di legge in esame, che ha una dotazione di 100 milioni di euro per ciascuno degli anni 2026 e 2027, non è altro che uno strumento propagandistico, incapace di influire concretamente a beneficio del patrimonio edilizio pubblico.

  La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Curti 1.85, Bonelli 1.88, nonché Faraone 1.89, 1.91 e 1.92.

  Marco GRIMALDI (AVS), intervenendo sull'emendamento Bonelli 1.93, di cui è cofirmatario, sottolinea che esso affronta il tema della transizione ecologica, circoscrivendo le detrazioni fiscali alle sole pompe di calore ed escludendo ogni forma di incentivo per le caldaie alimentate a combustibile fossile. Pur comprendendo le posizioni di coloro che si oppongono ad un divieto generalizzato per le caldaie a combustibile fossile, ritiene comunque che il loro utilizzo non debba essere incentivato.
  Chiede, pertanto, ai relatori e alle rappresentanti del Governo di valutare un accantonamento dell'emendamento.

  Giuseppe Tommaso Vincenzo MANGIALAVORI, presidente, prende atto che i relatori e il Governo non accedono alla richiesta di accantonamento dell'emendamento Bonelli 1.93.

  La Commissione respinge l'emendamento Bonelli 1.93.

  Marco SIMIANI (PD-IDP), intervenendo sugli identici emendamenti Bonelli 1.95, Morfino 1.96 e 1.97, a sua prima firma, ricorda come alcune notizie in merito ad un possibile condono edilizio siano state strumentalizzate durante le recenti campagne elettorali a livello territoriale. Osserva, in proposito, come il tema della rigenerazione urbana vada affrontato in maniera diversa rispetto a quella scelta finora dalla maggioranza e, pertanto, sollecita l'approvazione degli emendamenti in esame, che sopprimono Pag. 91interamente il comma 23 del provvedimento, anche tenendo conto che la stessa documentazione prodotta dagli Uffici della Camera dei deputati invitava ad approfondire i profili di compatibilità delle norme sul condono edilizio con gli orientamenti della giurisprudenza costituzionale.

  La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli identici emendamenti Bonelli 1.95, Morfino 1.96 e Simiani 1.97, nonché l'emendamento Bonetti 1.98.

  Silvia ROGGIANI (PD-IDP), intervenendo sull'emendamento Merola 1.99, di cui è cofirmataria, ricorda come la presentazione della suddetta proposta emendativa faccia seguito alla campagna «5 per mille, ma per davvero», promossa da diverse associazioni del Terzo settore per chiedere la rimozione del tetto massimo all'ammontare del 5 per mille complessivamente attribuito agli enti destinatari del suddetto contributo.
  Sul punto, giudica incongrua la previsione di un limite massimo alle risorse del 5 per mille assegnate ai diversi soggetti che ne sono legittimamente beneficiari, evidenziando come la destinazione di tali risorse sia, a ben vedere, oggetto di una facoltà riconosciuta ai contribuenti dalla normativa vigente.
  Rammenta, peraltro, che, attualmente, sono circa 18 milioni i cittadini che hanno scelto di destinare tale quota delle proprie imposte sul reddito alle finalità e ai soggetti individuati a norma di legge, per un ammontare pari a 603,9 milioni di euro, e che, seppur il disegno di legge di bilancio abbia, allo stato, portato a 610 milioni di euro il suddetto limite di spesa, continua a permanere il rischio che, a fronte di una crescente propensione dei cittadini a optare per tale forma di contribuzione, parte delle risorse finisca per non essere effettivamente erogata agli enti beneficiari, che spesso suppliscono alle carenze delle Istituzioni pubbliche rispetto ad ambiti di intervento propri dello Stato.

  Marco GRIMALDI (AVS), chiedendo di sottoscrivere l'emendamento Merola 1.99, sottolinea come il tema del tetto massimo al contributo del 5 per mille sollevato dalla proposta in esame assume una particolare rilevanza, alla luce, in particolare, del percorso intrapreso da diverse forze politiche con il mondo associativo al fine di superare l'assetto normativo attuale, ritenendo che un mutamento in tal senso rappresenti un segnale di rispetto e dignità per la volontà di milioni di cittadini che, attraverso la scelta di devolvere il 5 per mille a uno degli enti beneficiari, esprimono un'importante forma di partecipazione civica.
  Sottolinea, al riguardo, come la previsione di un limite alle risorse che possono essere in concreto erogate si ponga in contrasto rispetto alla ratio dell'istituto che è quella di valorizzare gli orientamenti espressi da parte dei cittadini che contribuiscono alle spese pubbliche riconoscendo, al contempo, il ruolo svolto dal mondo del terzo settore.
  Sul punto, ricorda, altresì, come nessun tetto massimo di spesa sia previsto con riguardo alla percentuale dell'8 per mille dell'imposta sui redditi che i cittadini italiani possono destinare a una confessione religiosa o allo Stato e, pertanto, sostiene che, non dovrebbero essere previsti limiti alle risorse erogabili con riferimento agli analoghi istituti del 5 per mille e del 2 per mille.
  Si rammarica, in conclusione per la contrarietà espressa dai relatori e dal Governo sull'emendamento Merola 1.99, ritenendo che le tematiche affrontate dalla proposta emendativa dovrebbero incontrare un atteggiamento di larga condivisione tra le forze politiche presenti in Parlamento.

  La Commissione, respinge, con distinte votazioni, gli emendamenti Merola 1.99, Faraone 1.100, Grimaldi 1.103, Faraone 1.101, 1.104 e 1.107, Bonetti 1.106, Grimaldi 1.110, Faraone 1.108, 1.111 e 1.112, nonché Bonelli 1.113.

  Marco GRIMALDI (AVS) illustra l'emendamento 1.114, di cui è primo firmatario, sottolineando come con la proposta emendativa in esame si sia inteso portare al Pag. 92centro dell'attenzione il tema della revisione delle aliquote sui trasferimenti di beni e diritti per causa di morte. Ricorda, sul punto, come l'attuale disciplina preveda un sistema di aliquote pari al 4 per cento per i trasferimenti a favore del coniuge e dei parenti in linea retta, del 6 per cento a favore dei fratelli e delle sorelle nonché degli altri parenti fino al quarto grado e degli affini in linea retta, nonché degli affini in linea collaterale fino al terzo grado e dell'8 per cento per i trasferimenti in favore di altri soggetti, stabilendo, altresì, alcune soglie di esenzione per talune categorie di beneficiari, calcolate sul valore complessivo netto dei beni devoluti al singolo erede. Osserva, sul punto, come tale sistema di tassazione risulti tra i più favorevoli in Europa.
  Ritiene, pertanto, che una modifica volta all'incremento delle aliquote e alla revisione delle franchigie applicabili potrebbe portare il gettito atteso ad un ammontare complessivo di 3 miliardi di euro, incidendo peraltro in maniera assai limitata sul patrimonio di soggetti estremamente abbienti. Al riguardo, fa riferimento alle famiglie la cui consistenza patrimoniale è notoriamente enorme, tra cui, in particolare, gli eredi di Leonardo del Vecchio, la famiglia Rocca, la famiglia Ferrero nonché la famiglia Agnelli-Elkann.
  Ricorda, peraltro, che alcuni di tali soggetti si siano resi, in diversi casi, responsabili di condotte volte a sottrarre parti dei propri guadagni o del proprio patrimonio al sistema fiscale italiano al fine di rendere inefficace la riscossione di debiti tributari.
  Ritiene, pertanto, che i trasferimenti mortis causa di patrimoni particolarmente ingenti dovrebbero soggiacere a una disciplina fiscale che consenta di restituire al sistema paese una parte di quella ricchezza che quello stesso sistema ha reso possibile accumulare, ribadendo che l'aumento delle aliquote che si intende introdurre non potrebbe in alcun modo determinare una significativa riduzione della complessiva consistenza patrimoniale degli eredi.

  Riccardo RICCIARDI (M5S), chiedendo di sottoscrivere l'emendamento Grimaldi 1.114, denuncia l'atteggiamento contraddittorio della maggioranza e del Governo che dichiarano di attribuire un rilievo centrale al valore della meritocrazia, rimanendo, al contempo, fermi nella scelta di mantenere un sistema di aliquote estremamente vantaggioso per coloro che si trovano a beneficiare di ingenti patrimoni a titolo di successione ereditaria.
  Evidenzia, peraltro, che, in molti casi, i titolari di patrimoni estremamente ingenti si sono resi responsabili di comportamenti volti ad eludere o a violare apertamente la normativa fiscale e tributaria.
  Ricorda, inoltre, che a fronte delle risorse reperite attraverso le tasse di successione in Italia, pari a 1 miliardo di euro nel 2022, il gettito ottenuto, nello stesso periodo, dalla Francia e dalla Germania ammonta rispettivamente a 13 miliardi e a 9 miliardi di euro. Ritiene, quindi, ragionevole, in un contesto di scarsità di risorse, quale quello che caratterizza l'attuale manovra, prevedere l'incremento delle aliquote fiscali sui trasferimenti di beni e diritti mortis causa, sottolineando come ciò non possa intaccare significativamente il patrimonio dei soggetti che si trovano a beneficiare di successioni ereditarie particolarmente ingenti.
  Ritiene che la linea politica su cui si attesta l'attuale compagine governativa e la maggioranza che lo sostiene vada nel senso di tutelare i ceti più abbienti, senza considerare le reali esigenze del ceto medio e tantomeno delle fasce più fragili della popolazione, che si trovano ad affrontare una contingenza economica e sociale particolarmente sfavorevole, caratterizzata da un progressivo innalzamento del costo della vita, da un sistema infrastrutturale estremamente carente e da un livello inadeguato di risorse pubbliche destinato al sistema sanitario nazionale.

  Giuseppe Tommaso Vincenzo MANGIALAVORI, presidente, prende atto che l'emendamento Grimaldi 1.114 è stato sottoscritto anche dai deputati Aiello, Carotenuto, Quartini, Torto, Carmina, Dell'Olio e Donno.

  La Commissione, con distinte votazioni, respinge l'emendamento Grimaldi 1.114, Pag. 93nonché gli emendamenti Faraone 1.115 e 1.116.

  Marco GRIMALDI (AVS), intervenendo sull'emendamento Ghirra 1.117, di cui è cofirmatario, sottolinea come tale proposta emendativa sia volta a introdurre misure di sostegno alle piccole imprese operanti nell'industria tessile e della moda, della produzione calzaturiera e della pelletteria in situazioni di difficoltà economico-finanziaria. Osserva come la filiera della moda stia attraversando una fase particolarmente sfavorevole e, pertanto, la predisposizione di adeguati interventi di supporto, a beneficio, in particolare, delle piccole realtà produttive, sia finalizzata a salvaguardare quel patrimonio di creatività, tradizione e, al contempo, capacità di innovazione che tali soggetti sono in grado di custodire e portare avanti e che rappresentano un valore inestimabile per il tessuto socio-economico del Paese, tutelando, al contempo, i relativi livelli occupazionali.

  (Il deputato Mancini diffonde con il proprio telefono cellulare la registrazione di un intervento parlamentare svolto in passato dall'attuale Presidente del Consiglio)

  Giuseppe Tommaso Vincenzo MANGIALAVORI, presidente, richiama più volte il deputato Mancini e lo invita a cessare la diffusione di tale registrazione, rammaricandosi di aver confidato nella sua buona educazione.

  La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Ghirra 1.117, Grimaldi 1.118, 1.120 e 1.119, Zanella 1.121, Bonetti 1.122, nonché Faraone 1.123 e 1.125.

  Gianmauro DELL'OLIO (M5S), intervenendo sull'emendamento Cappelletti 1.129, di cui è cofirmatario, rappresenta come la suddetta proposta emendativa sia volta a prevedere, per l'anno 2026, un contributo straordinario di solidarietà a carico delle imprese e stabili organizzazioni dei settori difesa ed energia che, in ragione delle condizioni del mercato, abbiano conseguito utili eccezionalmente elevati rispetto alla media storica. Le risorse reperite potranno finanziare l'istituzione di un fondo per la prevenzione del dissesto idrogeologico e la sicurezza energetica dei consumatori nonché l'incremento del livello di finanziamento del Servizio sanitario nazionale a cui concorre ordinariamente lo Stato.
  Ricorda, in particolare, come numerose imprese del settore della difesa, tra le quali, in particolare, Leonardo SpA, abbiano conseguito margini di profitti considerevoli nel corso degli ultimi anni, aumentando notevolmente il valore delle relative quote azionarie.
  A suo avviso, il parere contrario sulla proposta emendativa in discussione conferma la volontà del Governo di reperire le risorse necessarie al finanziamento della manovra ai danni di settori fragili della società, che sarebbero meritevoli di maggiore attenzione da parte del decisore pubblico.

  Marco GRIMALDI (AVS), intervenendo sull'emendamento Cappelletti 1.129, che chiede di sottoscrivere, sottolinea che negli ultimi anni ci sono state imprese che hanno conseguito enormi profitti, non per particolari meriti, ma piuttosto in conseguenza di effetti congiunturali, sfruttando i meccanismi più classici della cosiddetta shock economy.
  In tal senso evidenzia come le imprese operanti nel settore energetico, nel periodo 2022-2024, abbiano potuto conseguire dei profitti straordinari di natura congiunturale dovuti all'invasione russa dell'Ucraina e al conseguente shock sul settore energetico. Segnala, inoltre, che una parte rilevante di questi profitti così conseguiti è stata distribuita agli azionisti sotto forma di dividendi piuttosto che essere reinvestita in progetti di ampio respiro come quelli legati all'efficientamento energetico.

  La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Cappelletti 1.129 e Faraone 1.131.

  Maria Cecilia GUERRA (PD-IDP), intervenendo sull'emendamento Merola 1.135 di cui è cofirmataria, stigmatizza la scelta del Pag. 94Governo di prevedere in questo provvedimento l'ennesima sanatoria fiscale, evidenziando come tale scelta sia resa ancor più grave dal fatto che questa legge di bilancio si caratterizza per l'estrema prudenza e la limitatezza delle risorse impiegate. Giudica, pertanto, del tutto inaccettabile che una parte importante di quelle limitate risorse sia impiegata per premiare soggetti che non sono in regola con il fisco.
  Rilevando che il Governo ha previsto in tutte le leggi di bilancio che ha presentato al Parlamento una qualche forma di sanatoria fiscale, sottolinea che questa impostazione alimenta un senso di impunità nei contribuenti meno onesti.
  Pur riconoscendo che esistono soggetti o imprese che possono trovarsi in situazione di difficoltà effettiva, ritiene che quello adottato dal Governo non sia il modo giusto di affrontare tale problematica, dal momento che si prevede una misura generale che mette insieme soggetti con difficoltà effettive ed evasori recidivi. Sottolinea, peraltro, come molti osservatori qualificati abbiano evidenziato che i tassi particolarmente convenienti applicati per il pagamento rateale dei debiti fiscali abbiano, di fatto, trasformato queste forme di sanatoria in strumenti di finanziamento dell'attività di impresa alternativi al canale bancario.
  Ricorda quindi che la proposta emendativa è volta a sopprimere i commi da 82 a 110 dell'articolo 1, recanti la disciplina della definizione agevolata, ed utilizzare le conseguenti risorse finanziarie pari a circa 1,5 miliardi di euro per l'anno 2026, 600 milioni di euro per l'anno 2027 e 450 milioni di euro per l'anno 2028, destinando le risorse risparmiate a rifinanziare importanti programmi di spesa del PNRR che sono stati definanziati.

  Marco GRIMALDI (AVS), intervenendo, sull'emendamento Merola 1.135, che chiede di sottoscrivere, ritiene che le disposizioni di sanatoria fiscale siano misure ingiuste, regressive e profondamente dannose, dal momento che non aiutano i soggetti realmente in difficoltà, ma sono esclusivamente volte a garantire un senso di impunità ai soggetti meno onesti.

  La Commissione respinge l'emendamento Merola 1.135.

  Giuseppe Tommaso Vincenzo MANGIALAVORI, presidente, come convenuto per le vie brevi, dispone una breve sospensione dei lavori della Commissione.

  La seduta, sospesa alle 13.50, è ripresa alle 14.15.

  Marco GRIMALDI (AVS), intervenendo sugli identici emendamenti Bonetti 1.133 e Grimaldi 1.134, rappresenta che l'emendamento a sua prima firma intende sopprimere quello che, a suo avviso, è l'ennesimo condono, sebbene il Governo e la maggioranza abbiano utilizzato nel tempo una grande varietà di denominazioni per le sanatorie via via adottate.
  Al riguardo, evidenzia che in Italia il divario tra le entrate fiscali effettivamente percepite dallo Stato e quelle che in realtà avrebbero dovute essere riscosse, rimane altissimo: era pari a 100 miliardi di euro prima della pandemia, mentre, attualmente, si aggira intorno agli 82 miliardi di euro.
  Nel ribadire che l'evasione fiscale si combatte soltanto con uno stretto controllo da parte delle competenti autorità, stigmatizza la condotta del Governo, il quale, a suo parere, anziché potenziare i controlli dell'Agenzia delle entrate, promuove sanatorie fiscali che rappresentano in sostanza una resa dello Stato.
  Sottolinea, infine, che le conseguenze dell'evasione fiscale, in termini di mancati introiti per l'erario, si riverberano negativamente sulla disponibilità di finanziamenti per settori cruciali, come quelli del trasporto pubblico locale, dell'istruzione e della sanità.

  Elena BONETTI (AZ-PER-RE), illustrando l'emendamento 1.133, a sua prima firma, evidenzia che esso intende evitare una nuova e costosa «rottamazione» delle cartelle esattoriali.
  Al riguardo, ricorda che anche di recente, nel corso di una sua audizione, il Ministro dell'economia e delle finanze ha Pag. 95rappresentato che le precedenti misure di sanatoria non hanno conseguito, in termini di incassi per l'erario, i risultati sperati. A suo giudizio, quindi, con l'introduzione di un'ulteriore «rottamazione» delle cartelle esattoriali, il Governo ha scelto di venire incontro alle richieste irragionevoli di un partito di maggioranza, che determinano l'adozione di una misura costosa, pari a circa un miliardo di euro, priva di reali benefici per il sistema economico. Ritiene che tali risorse finanziarie avrebbero potuto essere più utilmente impiegate in misure di elevato impatto sociale, come ad esempio l'acquisto di testi scolastici per gli alunni che frequentano le scuole dell'obbligo, che consentirebbe di attuare pienamente il dettato costituzionale, che prevede la gratuità dell'istruzione primaria.

  La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli identici emendamenti Bonetti 1.133 e Grimaldi 1.134, nonché gli emendamenti Grimaldi 1.136, 1.137, 1.138, 1.139, Faraone 1.140, Grimaldi 1.141, Rosato 1.142, Grimaldi 1.143, Faraone 1.144, Zaratti 1.146, Faraone 1.147 e 1.149, Alifano 1.3, Grimaldi 1.150, Dell'Olio 1.154, Faraone 1.156, Pastorella 1.158, Faraone 1.161, Ghirra 1.163, Borrelli 1.164 e Grimaldi 1.165.

  Silvia ROGGIANI (PD-IDP), intervenendo sull'emendamento Casu 1.166, che dichiara di sottoscrivere, ne illustra il contenuto, rappresentando che lo stesso intende stanziare ulteriori risorse per il rinnovo dei contratti dei lavoratori del settore del trasporto pubblico locale, i quali, specialmente nelle grandi città, non hanno retribuzioni adeguate a garantirne il sostentamento in relazione al costo della vita.

  La Commissione respinge l'emendamento Casu 1.166.

  Marco GRIMALDI (AVS), intervenendo sull'emendamento Borrelli 1.167, di cui è cofirmatario, ricorda che la proposta emendativa chiede di destinare le maggiori entrate derivanti dall'incremento dell'accisa sul gasolio alla progressiva eliminazione degli elementi di natura fiscale e parafiscale che configurano un sussidio ambientalmente dannoso (SAD) implicito a carico dell'energia elettrica utilizzata per la ricarica dei veicoli elettrici.
  Ritiene, di fatto, che l'emendamento sarebbe uno dei tanti che la maggioranza potrebbe sostenere, nell'ottica della transizione ecologica e della riduzione dei sussidi ambientalmente dannosi. Osserva, ironicamente, che l'emendamento ha anche la funzione di sincerarsi dell'esistenza di un Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica, che appare particolarmente assente dall'elaborazione delle politiche.
  Nel precisare che nei successivi emendamenti verrà fornito un elenco dei SAD da sopprimere, invita l'Esecutivo a non introdurre elementi di confusione nel campo elettrico e non modificare le scelte già da tempo compiute a livello internazionale e multilaterale.

  La Commissione respinge l'emendamento Borrelli 1.167.

  Marco GRIMALDI (AVS), intervenendo sull'emendamento Zanella 1.168, di cui è cofirmatario, dichiara che la proposta intende affrontare nel suo complesso la complessa questione della riforma dei sussidi ambientalmente dannosi (SAD), che ha un'importanza decisiva per il futuro del Paese.
  Ricorda che l'Italia, già nel 2009, al G20 di Pittsburgh, si era impegnata formalmente a eliminare i sussidi ai combustibili fossili, in un momento in cui Giorgia Meloni rivestiva la carica di ministro del Governo Berlusconi IV, osservando che sono passati più di quindici anni e quei sussidi non solo non sono stati eliminati ma, in alcuni casi, sono perfino aumentati.
  Riferisce, poi, che secondo l'ultimo rapporto di Legambiente nel 2023 l'Italia ha speso 78,7 miliardi di euro in SAD e che il Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica, nel Catalogo ufficiale, quantifica in 25 miliardi di euro i SAD complessivamente utilizzati nel 2024, di cui 19,2 miliardi di euro legati direttamente alle fonti fossili. Osserva quindi che l'ISPRA, nelle sue analisi, conferma che nel 2025 i Pag. 96SAD ammontano a 24,4 miliardi di euro, in crescita del 15 per cento rispetto all'anno precedente. Tali dati, certificati da enti pubblici e istituti di ricerca internazionali, dimostrano che l'Italia continua a finanziare attività nocive per il clima, l'aria, la salute e, in definitiva, per la competitività del Paese.
  Osserva inoltre che, mentre c'è una generale tendenza mondiale alla decarbonizzazione, l'Italia continua a sostenere i combustibili fossili, a promuovere agevolazioni per gas e benzina, sconti per i settori energivori, meccanismi di capacity market che premiano gli impianti fossili, determinando un paradosso che mina la credibilità internazionale del nostro Paese e rallenta la transizione energetica.
  A suo avviso, basterebbe intervenire su sole undici voci, identificate puntualmente nella proposta emendativa in esame, che consentirebbero da subito di recuperare la cifra, assai consistente, di 10 miliardi di euro, come indicato, tra l'altro, da numerosi studi e analisi.
  Ribadisce quindi che ogni euro speso per sostenere i combustibili fossili aumenta le emissioni, peggiora la qualità dell'aria, incrementa i costi sanitari, ritarda gli investimenti nelle fonti rinnovabili e distoglie il mercato da interventi a favore delle tecnologie green.
  Per questo motivo, la riforma dei SAD rappresenta una scelta di responsabilità verso il clima e di giustizia verso i cittadini.
  Reputa, dunque, opportuno che nel disegno di legge di bilancio in esame le risorse vengano reindirizzate verso investimenti pubblici strategici e prevedendo una condizionalità ambientale per ogni forma di sostegno alle imprese.
  Conclude ribadendo la necessità di una svolta, in quanto il finanziamento dell'economia fossile sta continuando a ostacolare, forse in maniera irreparabile, non solo gli obiettivi internazionali di transizione energetica, ma anche l'idea stessa che si possa frenare la corsa verso il disastro ecologico.

  La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Zanella 1.168, Ghirra 1.169 e 1.171, Sergio Costa 1.172, Ghirra 1.173 e Grimaldi 1.174.

  Marco GRIMALDI (AVS), intervenendo sull'emendamento Fratoianni 1.175, di cui è cofirmatario, torna su quella che ha precedentemente definito come shock economy, affermando che, oltre al settore dell'energia, un altro comparto che sta traendo benefici dalle crisi è il comparto delle armi: il mondo è immerso in una nuova guerra fredda «liquida» e il tema del riarmo è diventato centrale, producendo instabilità ed enormi profitti.
  Ritiene che il primo passo da compiere sia quello di non accettare i diktat della NATO e le richieste della Presidenza degli Stati Uniti di investire nel riarmo europeo, le cui spese sarebbero sostenute singolarmente dai ventidue Stati interessati, non certo nei termini di una difesa comune. Esprime preoccupazione per il fatto che la Germania ha scelto di tornare a investire massicciamente in armamenti, creando un precedente pericoloso per la deroga al Patto di stabilità e crescita per le spese militari.
  Sostiene poi che la Presidenza degli Stati Uniti ha ben presente che saranno gli USA a trarre vantaggio dalle nuove politiche di riarmo. Secondo una lettura possibile, di fronte alla politica di friendshoring del Presidente Trump c'è chi, come l'Italia, ha deciso di ripagare l'appoggio statunitense acquistando gas liquido e armamenti, e c'è chi, come la Spagna, ha deciso di respingere il diktat della NATO che richiede di raggiungere un livello di spesa nel settore della difesa pari al 5 per cento del prodotto interno lordo entro il 2035.
  Venendo al merito della proposta emendativa in esame, fa presente che essa chiede a quanti hanno realizzato profitti stellari a causa della guerra in Ucraina e della crisi mediorientale di contribuire al bene pubblico con una parte di tali profitti.
  Ricorda che nel 2024 la spesa per la difesa a livello globale ha raggiunto quasi 3.000 miliardi di dollari annui, circa 8 miliardi di euro al giorno, registrando un aumento repentino a partire dall'invasione russa dell'Ucraina nel 2022, aumento che si è consolidato dopo gli attentati del 7 ottobre e il conflitto nella striscia di Gaza.
  In tale contesto anche le imprese italiane hanno beneficiato di un contesto semprePag. 97 più remunerativo: basti pensare che negli ultimi tre anni le prime 15 aziende produttrici italiane hanno raddoppiato i propri utili, con un aumento record pari al 97 per cento nel 2025. Si tratta di un totale di 876 milioni di euro di maggiori profitti, cresciuti in buona parte in quest'ultimo anno, con utili saliti del 61 per cento, per un totale di circa 672 milioni di euro.
  Conclude affermando che questo intervento emendativo, auspicato anche da numerose associazioni pacifiste ed ecologiste, mira a introdurre una contribuzione straordinaria e temporanea a carico delle imprese che hanno beneficiato di tali profitti straordinari, al fine di ripristinare criteri di equità e contribuire al finanziamento delle politiche per la sicurezza energetica e la transizione climatica.

  La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Fratoianni 1.175, Bonelli 1.176, Faraone 1.177, Dori 1.178 e 1.179, Faraone 1.180, Caramiello 1.181, Carotenuto 1.182, Faraone 1.186, 1.187, 1.185 e 1.188, Benzoni 1.183 e 1.184, Faraone 1.189 e 1.190, Grimaldi 1.191, Merola 1.192, Ghirra 1.193, Dori 1.194 e 1.195, Zanella 1.197, Faraone 1.198, 1.201 e 1.202, Barzotti 1.203, Fratoianni 1.204, gli identici emendamenti Mari 1.205 e Faraone 1.206, nonché gli emendamenti Mari 1.207, 1.209 e 1.208, nonché Fratoianni 1.212.

  Maria Cecilia GUERRA (PD-IDP), intervenendo sull'emendamento Conte 1.253, segnala come tale emendamento, sottoscritto dalla quasi totalità dei gruppi di opposizione, abbia ad oggetto l'introduzione nel nostro ordinamento, in attuazione dell'articolo 36, primo comma, della Costituzione, del salario minimo legale. Nel ricordare come questo sia un tema sul quale le forze politiche di minoranza insistono con estrema convinzione sin dall'inizio della legislatura in corso, segnala come l'emendamento Conte 1.253 riproduca sostanzialmente i contenuti originari della proposta di legge C. 1275, anch'essa sottoscritta trasversalmente da pressoché tutti i gruppi di opposizione.
  Si domanda, in proposito, fino a quando il Governo e la maggioranza parlamentare che lo sostiene si ostineranno ad ignorare il tema del salario minimo legale, tenuto conto del fatto che tale istituto, per quanto non risolutivo di per sé della delicata questione salariale che il nostro Paese attraversa oramai da diversi decenni, consentirebbe tuttavia di concorrere in modo determinante al superamento delle criticità esistenti.
  In tale quadro, rammenta peraltro che anche le associazioni nazionali dei datori di lavoro hanno preso coscienza della giungla retributiva sempre più diffusa nel nostro Paese, a causa dell'inarrestabile corsa al ribasso delle retribuzioni per iniziativa, soprattutto, di associazioni non rappresentative dei datori di lavoro e dei lavoratori stessi che ha condotto al proliferare dei cosiddetti contratti pirata, del tutto estranei ad ogni forma di regolazione.
  Intende richiamare l'attenzione, in primo luogo, sulla necessità di rendere pienamente esigibile quanto previsto dall'articolo 36, primo comma, della Costituzione, che riconosce ad ogni lavoratore il diritto a una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del proprio lavoro e, in ogni caso, sufficiente a garantire a sé e alla propria famiglia un'esistenza libera e dignitosa.
  Da ciò consegue, a suo avviso, la necessità che, in qualunque settore dell'attività economica, sia riconosciuto al lavoratore un trattamento economico complessivo non inferiore a quello previsto dal contratto collettivo nazionale di lavoro, stipulato dalle associazioni dei datori e dei prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative a livello nazionale, in vigore per il settore in cui il datore di lavoro opera.
  In proposito, evidenzia che l'emendamento Conte 1.253 stabilisce che il trattamento economico minimo orario stabilito dal contratto collettivo nazionale di lavoro non possa comunque essere inferiore a nove euro lordi, ravvisando al riguardo l'esigenza che tale importo sia adeguatamente indicizzato all'andamento del tasso di inflazione, come peraltro già avviene negli altri Paesi europei che hanno adottato una specifica disciplina in materia.
  Intende richiamare l'attenzione, inoltre, sul grave tentativo più volte perpetrato Pag. 98dalla maggioranza di Governo, da ultimo in occasione dell'esame del presente disegno di legge di bilancio presso il Senato della Repubblica, di approvare in Parlamento, in violazione di quanto statuito dal citato articolo 36, primo comma, della Costituzione, disposizioni dirette a minare sin nelle fondamenta alcune delle più elementari tutele poste a salvaguardia dei lavoratori.
  Intende, in particolare, fare riferimento a quelle disposizioni contenute nel maxiemendamento presentato dal Governo al disegno di legge di bilancio per l'anno 2026 esaminato presso l'altro ramo del Parlamento, le quali, creando una sorta di «scudo» per i datori di lavoro che erogano retribuzioni inferiori ai requisiti costituzionalmente richiesti, avrebbero di fatto impedito ai lavoratori di recuperare gli arretrati, anche qualora un giudice avesse accertato la violazione del citato articolo 36 della Costituzione sul diritto a una equa retribuzione. Rammenta che solo il provvidenziale intervento della Presidenza della Repubblica ha portato all'espunzione di tali disposizioni dal testo del maxiemendamento.
  Rispetto a tali temi invita, tuttavia, a tenere sempre decisamente alta la vigilanza, giacché altri tentativi di analogo tenore sono stati di recente perseguiti dal Governo e dalla maggioranza parlamentare che lo sostiene, ad esempio durante l'esame, sempre presso il Senato della Repubblica, del disegno di legge S. 1484, recante la legge annuale sulle piccole e medie imprese, con particolare riguardo allo smantellamento di tutele fondamentali per i lavoratori del settore della moda, comparti nei quali sono peraltro assai diffusi forme di sfruttamento della manodopera e fenomeni di caporalato. A tale proposito, rammenta che la Commissione Attività produttive della Camera dei deputati, alla quale il provvedimento è stato assegnato in sede referente, durante l'esame ha quindi approvato una proposta emendativa soppressiva dell'intero capo del predetto disegno di legge relativo alla certificazione unica di conformità delle filiere della moda, che in qualche misura introduceva una sorta di «scudo» in favore delle società capofila.
  In un simile contesto, ritiene a dir poco paradossali e basate su un totale capovolgimento della realtà, le affermazioni di taluni esponenti della Lega secondo cui il basso livello delle retribuzioni italiane sarebbe principalmente ascrivibile alla numerosa presenza degli immigrati, quando è del tutto evidente che questi ultimi, come dimostrano alcune recenti vicende occorse nella provincia di Latina, sono vittime di forme di brutale sfruttamento da parte dei datori di lavoro, in aperta violazione dei più elementari diritti umani.
  In conclusione, nel ritenere che la questione del salario minimo legale si qualifichi ormai sotto un profilo etico, e non solo politico ed economico, ribadisce la propria convinzione che l'approvazione di una legge sull'introduzione di tale istituto, quale atto di civiltà ed equità sociale, sia ormai inevitabile.

  Marco GRIMALDI (AVS), intervenendo anch'egli sull'emendamento Conte 1.253, sottoscritto, tra gli altri, dal presidente del gruppo AVS, Fratoianni, ricorda come l'emergenza salariale costituisca un problema annoso del nostro Paese, acuito altresì dalla crescita del tasso di inflazione registrata nel corso degli ultimi anni.
  Rammenta, inoltre, che la mancata introduzione di un salario minimo legale riguarderebbe una platea assai ampia di lavoratori, quantificabile in circa 24 milioni di soggetti, di cui 17 milioni costituiti da pubblici dipendenti, rappresenta il cuore della crisi sociale in atto nel nostro Paese, tanto più considerando la sostanziale contrazione dei salari registrata sin dall'inizio degli anni Novanta del secolo scorso, attraverso un percorso storico negativamente caratterizzato dalla crisi finanziaria del 2008, dalla pandemia del 2020 e dai conflitti bellici successivamente occorsi a livello internazionale.
  Segnala che la stessa Organizzazione internazionale del lavoro sostiene che l'Italia è, tra i Paesi partecipanti al G20, quello che ha registrato la maggiore perdita del potere di acquisto delle retribuzioni, la cui crescita è quantificabile in un trascurabile 10 per cento nel corso degli ultimi anni, con la conseguenza che un numero Pag. 99sempre più elevato di lavoratori rischia di versare in condizioni di povertà assoluta.
  Osserva che anche l'attuale Governatore della Banca d'Italia ha di recente sostenuto come, in considerazione dei significativi profitti realizzati dal mondo delle imprese, vi sarebbero nell'immediato le condizioni per procedere a un recupero fisiologico del livello delle retribuzioni, mentre il Governo dimostra di non promuovere adeguatamente il sistema della contrattazione collettiva e non sanziona il diffondersi di pratiche scorrette che alimentano il fenomeno dei cosiddetti contratti pirata.
  In conclusione, ritiene che l'introduzione del salario minimo legale e la previsione di meccanismi di indicizzazione dello stesso, in un contesto in cui troppo bassi sono i livelli dell'occupazione femminile e della preparazione scolastica e troppo ampio il divario retributivo tra lavoratori giovani e meno giovani e tra donne e uomini, rappresenti l'unica via da intraprendere con determinazione e convinzione, nella prospettiva di porre fine alla presenza di salari che non esita a definire da fame pur nel contesto di un'Italia caratterizzata da sacche di notevole ricchezza.

  Gianmauro DELL'OLIO (M5S), intervenendo sull'emendamento Conte 1.253, osserva che tale emendamento riproduce il contenuto iniziale della proposta di legge C. 1275, recante disposizioni per l'istituzione del salario minimo, sottoscritta trasversalmente dai gruppi di minoranza. Ricorda che nel corso dell'esame di tale proposta di legge presso la Camera dei deputati la maggioranza non ha avuto il coraggio di esprimere un voto apertamente contrario, preferendo piuttosto, in tradimento degli intenti originari della medesima proposta di legge, trasformare il provvedimento in una delega al Governo in materia di retribuzione dei lavoratori e di contrattazione collettiva nonché di procedure di controllo e informazione.
  Rammenta, in proposito, che l'Italia è uno dei pochi Paesi occidentali a non essersi ancora dotato di una disciplina normativa in tema di salario minino legale, prevedendo altresì specifici meccanismi di indicizzazione del suo importo al tasso di inflazione, così come non dispone ancora di una legge sulla rappresentanza sindacale, con la conseguenza che si assiste oggi alla proliferazione di oltre 1.000 contratti, molti dei quali autentici contratti «pirata», senza peraltro contare l'annosa difficoltà di procedere al perfezionamento dei rinnovi contrattuali nei diversi settori di attività economica.
  Osserva, inoltre, che molti lavoratori italiani percepiscono ancora retribuzioni minime orarie di importo inferiore ai nove euro, circostanza che li pone a serio rischio di incorrere in condizioni di povertà assoluta, con pesanti ricadute, anche finanziarie, a carico dello Stato in termini di prestazioni sociali aggiuntive da erogare.
  Rileva, in conclusione, come dall'introduzione del salario minimo legale deriverebbero ricadute positive per l'intero sistema occupazionale, in particolare quello femminile, senza invece discenderne oneri diretti a carico dello Stato con riferimento al comparto dei pubblici dipendenti, le cui retribuzioni minime orarie già si collocano, in ogni caso, sopra il predetto importo.

  La Commissione respinge l'emendamento Conte 1.253.

  Giuseppe Tommaso Vincenzo MANGIALAVORI, presidente, avverte che sono pervenute le relazioni delle Commissioni I, II, IV, VI, VII, VIII, X, XI, XII, XIII e XIV, che sono in distribuzione, mentre le Commissioni III e IX, nonché la Commissione parlamentare per le questioni regionali, hanno comunicato per le vie brevi che non si esprimeranno sul provvedimento.
  Avverte inoltre che, essendo giunto il termine delle ore 15, concordato in Ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, per la conclusione dell'esame, si procederà con la votazione del mandato ai relatori a riferire all'Assemblea, intendendosi conseguentemente respinti tutti i rimanenti emendamenti ammissibili non ancora esaminati, anche al fine di consentirne la presentazione in Assemblea.

  La Commissione delibera di conferire ai relatori, Barabotti, Mascaretti e Pella, il Pag. 100mandato a riferire favorevolmente all'Assemblea sul provvedimento in esame, considerandosi conseguentemente respinti tutti gli emendamenti ammissibili ancora da esaminare.
  Delibera, altresì, di richiedere l'autorizzazione a riferire oralmente in Assemblea.

  Giuseppe Tommaso Vincenzo MANGIALAVORI, presidente, si riserva di designare i componenti del Comitato dei nove sulla base delle designazioni dei gruppi.

Sui lavori della Commissione.

  Ubaldo PAGANO (PD-IDP) rileva, innanzitutto, come, nonostante i gruppi di opposizione non abbiano tenuto alcun atteggiamento ostruzionistico, i tempi serrati imposti dalla maggioranza per l'esame del disegno di legge di bilancio alla Camera abbiano consentito di trattare meno di un quarto degli emendamenti ammissibili presentati, così sancendo, ancora una volta, un «monocameralismo di fatto» che riduce la seconda lettura di tale disegno di legge ad un'attività meramente notarile.
  Ciò premesso, pur riconoscendone l'integrità e il profilo istituzionale, ritiene di non potersi esimere dallo stigmatizzare l'atteggiamento tenuto dal Presidente nei confronti del deputato Mancini, il quale intendeva esclusivamente criticare l'attitudine prevaricatrice della maggioranza, facendo ricorso alle parole espresse qualche anno fa dall'attuale Presidente del Consiglio, quando si trovava ancora all'opposizione.
  Manifesta, infine, profonda contrarietà per il metodo seguito durante l'intera gestione del disegno di legge di bilancio, e sottolinea il garbo che, nonostante tutto, ha caratterizzato la condotta dell'opposizione, auspicando che in futuro, a parti invertite, essa venga ricambiata da altrettanta cortesia.

  Giuseppe Tommaso Vincenzo MANGIALAVORI, presidente, chiarisce come il richiamo nei confronti del deputato Mancini fosse un atto dovuto, in quanto, nell'ambito dei lavori parlamentari, i deputati non possono riprodurre contenuti audio.
  Evidenzia, infatti, che qualora il collega Mancini, nel suo intervento, avesse citato le parole contenute nella registrazione, piuttosto che riprodurne la registrazione audio, la presidenza ne avrebbe ovviamente consentito l'ordinario svolgimento.

  La seduta termina alle 15.05.

DELIBERAZIONE DI RILIEVI
SU ATTI DEL GOVERNO

  Domenica 28 dicembre 2025. — Presidenza del presidente Giuseppe Tommaso Vincenzo MANGIALAVORI. – Interviene la sottosegretaria di Stato per l'economia e le finanze Lucia Albano.

  La seduta comincia alle 15.05.

Schema di decreto ministeriale di approvazione del programma pluriennale di A/R n. SMD 09/2025, denominato «Prosecuzione del programma U212NFS».
Atto n. 353.
(Rilievi alla IV Commissione).
(Seguito dell'esame, ai sensi dell'articolo 96-ter, comma 2, del Regolamento, e conclusione – Valutazione favorevole con rilievi).

  La Commissione prosegue l'esame dello schema di decreto, rinviato nella seduta del 18 dicembre 2025.

  La sottosegretaria Lucia ALBANO, in relazione alle richieste di chiarimento formulate dal relatore nella seduta del 18 dicembre scorso, fa presente che le indicazioni contenute nel cronoprogramma previsionale dei pagamenti riportato nella scheda tecnica, con riferimento all'utilizzo di quota parte delle risorse di cui al decreto di approvazione del programma n. SMD 03/2023 iscritte sul piano gestionale n. 26 del capitolo di spesa 7220 dello stato di previsione del Ministero della difesa, devono intendersi riferite all'utilizzo di quota parte delle risorse di cui al decreto di approvazione del programma n. SMD 20/2023, i cui stanziamenti risultano funzionali alla già prevista realizzazione del polo Pag. 101manutentivo sommergibili e infrastrutture di supporto.
  Precisa che, a livello contabile, le risorse destinate all'attuazione del suddetto programma n. SMD 20/2023 risultano già iscritte sul piano gestionale n. 26 del capitolo 7220 dello stato di previsione del Ministero della difesa, in quanto, a seguito della distinzione delle figure del Segretario generale della Difesa e del Direttore nazionale degli armamenti, sul predetto piano gestionale sono state trasferite le corrispondenti risorse iscritte sul piano gestionale n. 26 del capitolo 7120 del medesimo stato di previsione.
  Assicura, quindi, che le risorse destinate alla copertura degli oneri relativi all'intero orizzonte temporale del programma risultano disponibili per tutte le annualità di riferimento, anche alla luce del nuovo quadro finanziario delineato dal disegno di legge di bilancio per il triennio 2026-2028, e il loro utilizzo non è suscettibile di pregiudicare precedenti impegni di spesa, né di interferire con la realizzazione di ulteriori interventi già programmati a legislazione vigente a valere sulle medesime risorse.
  Con riferimento alla scansione temporale dei pagamenti e alla circostanza che nel cronoprogramma riportato nella scheda tecnica allegata allo schema di decreto in esame si prevedono pagamenti per 35 milioni di euro per l'anno 2025, fa presente che le disponibilità eventualmente non impegnate contabilmente nel corso del medesimo esercizio saranno rese disponibili al programma attraverso la conservazione all'esercizio successivo come residui di stanziamento, in linea con quanto previsto dall'articolo 34-bis, comma 3, della legge n. 196 del 2009, fermo restando che il Governo provvederà all'opportuno aggiornamento del programma oggetto del presente schema di decreto.
  Rappresenta, infine, che le eventuali misure di ottimizzazione della spesa utili all'accelerazione del completamento del programma, così come le eventuali altre rimodulazioni, saranno realizzate, in ogni caso, compatibilmente con i relativi effetti sui saldi di finanza pubblica.

  Andrea TREMAGLIA (FDI), relatore, formula, quindi la seguente proposta di deliberazione:

  «La V Commissione,

   esaminato, per quanto di competenza, ai sensi dell'articolo 96-ter, comma 2, del Regolamento, lo schema di decreto ministeriale di approvazione del programma pluriennale di A/R n. SMD 09/2025, denominato “Prosecuzione del programma U212NFS” (Atto n. 353);

   premesso che:

    lo schema di decreto in esame quantifica gli oneri complessivi derivanti dal predetto programma, di cui si prevede l'avvio nell'anno 2025 e la conclusione nell'anno 2039, in misura pari a 658,64 milioni di euro, alle condizioni economiche dell'anno 2025, interamente finanziati dal provvedimento in esame;

    la scheda tecnica allegata allo schema di decreto in esame individua le risorse da utilizzare con finalità di copertura finanziaria a valere sugli stanziamenti disponibili a legislazione vigente nel bilancio del Ministero delle imprese e del made in Italy e del Ministero della difesa, attingendo alle risorse iscritte, rispettivamente, sul piano gestionale n. 8 del capitolo 7419 dello stato di previsione del Ministero delle imprese e del made in Italy, nonché sui piani gestionali n. 1 e n. 26 del capitolo 7220 dello stato di previsione del Ministero della difesa;

    il cronoprogramma previsionale dei pagamenti riportato nella scheda tecnica fa riferimento, per quanto attiene alle risorse iscritte sul piano gestionale n. 26 del capitolo 7220 dello stato di previsione del Ministero della difesa, anche a quota parte di quelle destinate al decreto di approvazione del programma n. SMD 03/2023, funzionali alla già prevista realizzazione del polo manutentivo sommergibili e infrastrutture di supporto;

    la medesima scheda tecnica specifica che il cronoprogramma previsionale Pag. 102dei pagamenti in essa contenuto è meramente indicativo e verrà attualizzato, in termini sia di volume sia di estensione temporale, a valle del perfezionamento dell'iter negoziale, secondo l'effettiva esigenza di pagamento;

   preso atto dei chiarimenti forniti dal Governo, da cui si evince che:

    le indicazioni contenute nel cronoprogramma previsionale dei pagamenti riportato nella scheda tecnica, con riferimento all'utilizzo di quota parte delle risorse di cui al decreto di approvazione del programma n. SMD 03/2023 iscritte sul piano gestionale n. 26 del capitolo di spesa 7220 dello stato di previsione del Ministero della difesa, devono intendersi riferite all'utilizzo di quota parte delle risorse di cui al decreto di approvazione del programma n. SMD 20/2023, i cui stanziamenti risultano funzionali alla già prevista realizzazione del polo manutentivo sommergibili e infrastrutture di supporto;

    a livello contabile, le risorse destinate all'attuazione del suddetto programma n. SMD 20/2023 risultano già iscritte sul piano gestionale n. 26 del capitolo 7220 dello stato di previsione del Ministero della difesa, in quanto, a seguito della distinzione delle figure del Segretario generale della Difesa e del Direttore nazionale degli armamenti, sul predetto piano gestionale sono state trasferite le corrispondenti risorse iscritte sul piano gestionale n. 26 del capitolo 7120 del medesimo stato di previsione;

    le risorse destinate alla copertura degli oneri relativi all'intero orizzonte temporale del programma risultano disponibili per tutte le annualità di riferimento, anche alla luce del nuovo quadro finanziario delineato dal disegno di legge di bilancio per il triennio 2026-2028, e il loro utilizzo non è suscettibile di pregiudicare precedenti impegni di spesa, né di interferire con la realizzazione di ulteriori interventi già programmati a legislazione vigente a valere sulle medesime risorse;

    con riferimento alla scansione temporale dei pagamenti e alla circostanza che nel cronoprogramma riportato nella scheda tecnica allegata allo schema di decreto in esame si prevedono pagamenti per 35 milioni di euro per l'anno 2025, le disponibilità eventualmente non impegnate contabilmente nel corso del medesimo esercizio saranno rese disponibili al programma attraverso la conservazione all'esercizio successivo come residui di stanziamento, in linea con quanto previsto dall'articolo 34-bis, comma 3, della legge n. 196 del 2009, fermo restando che il Governo provvederà all'opportuno aggiornamento del programma oggetto del presente schema di decreto;

    le eventuali misure di ottimizzazione della spesa utili all'accelerazione del completamento del programma, così come le eventuali altre rimodulazioni, saranno realizzate, in ogni caso, compatibilmente con i relativi effetti sui saldi di finanza pubblica;

   rilevata l'esigenza di:

    aggiornare la scansione temporale del programma indicata dalle premesse dello schema di decreto in esame, dalla relativa scheda tecnica e dal cronoprogramma dei pagamenti in essa contenuto alla luce dei tempi necessari all'adozione definitiva del provvedimento;

    modificare il rinvio operato nel cronoprogramma riportato nella predetta scheda, relativamente al capitolo di spesa 7220, piano gestionale n. 26, al fine di fare riferimento a quota parte delle risorse di cui al decreto di approvazione del programma n. SMD 20/2023 e non del programma n. SMD 03/2023, erroneamente indicato;

    espungere il riferimento al completamento del programma per il restante valore previsionale complessivo, operato al punto 6 della scheda tecnica, che rinvia in proposito a quanto previsto dal precedente punto 5, in quanto lo schema di decreto in esame assicura l'integrale finanziamento del programma oggetto di approvazione,

Pag. 103

VALUTA FAVOREVOLMENTE

  lo schema di decreto e formula i seguenti rilievi sulle sue conseguenze di carattere finanziario:

   provveda il Governo:

    ad aggiornare le premesse dello schema di decreto in esame, la relativa scheda tecnica e il cronoprogramma dei pagamenti in essa contenuto, che indicano l'anno 2025 come anno di avvio del programma pluriennale oggetto di approvazione, tenendo conto dei tempi necessari all'adozione definitiva del provvedimento;

    a sostituire, nella scheda tecnica allegata allo schema di decreto, il riferimento al programma n. SMD 03/2023, con l'indicazione del programma n. SMD 20/2023, i cui stanziamenti risultano funzionali alla già prevista realizzazione del polo manutentivo sommergibili e infrastrutture di supporto;

    a sopprimere l'ultimo periodo del punto 6 della scheda tecnica allegata allo schema di decreto».

  La sottosegretaria Lucia ALBANO concorda con la proposta di deliberazione formulata dal relatore.

  Claudio MANCINI (PD-IDP), nel dichiarare il voto contrario del proprio gruppo sulla proposta di deliberazione formulata dal relatore, intende piuttosto riallacciarsi al dibattito svoltosi sull'ordine dei lavori al termine della precedente seduta della Commissione in sede referente, che lo ha chiamato personalmente in causa.
  In particolare, invita anche per il futuro il presidente Mangialavori, qualora ritenesse di dover muovere al suo indirizzo un richiamo formale per il contegno tenuto nel corso dei lavori dell'organo parlamentare, tanto più in caso di attivazione dell'impianto audiovisivo a circuito chiuso, di non fare riferimento a pretese mancanze di riguardo nei confronti della Commissione stessa o presunti comportamenti non rispettosi dei principi della buona educazione.
  Ribadisce, conclusivamente, che il gesto da lui compiuto nel corso della precedente seduta in sede referente, oggetto di richiamo da parte del presidente Mangialavori, aveva una precisa natura politica, che non poteva sfuggire alla presidenza.

  Giuseppe Tommaso Vincenzo MANGIALAVORI, presidente, nel ribadire quanto ha già avuto modo di rappresentare in merito alla vicenda richiamata dal deputato Mancini al termine della precedente seduta della Commissione in sede referente, fa presente che non intende ulteriormente replicare in questa sede.

  Marco GRIMALDI (AVS) osserva preliminarmente che il disegno di legge di bilancio per l'anno 2026, testé esaminato dalla Commissione in sede referente nel testo, peraltro non modificabile, licenziato dal Senato della Repubblica, reca un impatto finanziario complessivo decisamente trascurabile in termini quantitativi e non contiene misure effettivamente rispondenti alle esigenze socio-economiche del Paese.
  Ciononostante, il Governo continua a sottoporre alla valutazione della Commissione una serie pressoché infinita di schemi di decreto interministeriale recanti l'approvazione di programmi pluriennali di ammodernamento e rinnovamento di mezzi e strumenti militari, che impegnano spesso, anche singolarmente considerati, ingenti risorse, allocate perlopiù nello stato di previsione del Ministero della difesa, che non a caso risulta essere uno dei pochi a non aver subito riduzioni di stanziamenti ad opera del predetto disegno di legge.
  Nel preannunziare il proprio voto contrario sulla proposta di deliberazione formulata dal relatore, si limita quindi ad osservare che l'insieme dei programmi d'armamento di cui il Governo ha richiesto l'approvazione parlamentare nel corso della presente legislatura, rischia di compromettere seriamente le scelte allocative che potranno essere compiute con le manovre di finanza pubblica dei prossimi anni, dal momento che, anche solo in chiave prospettica,Pag. 104 la loro compiuta realizzazione richiederà complessivamente l'utilizzo di risorse per circa 40-50 miliardi di euro, che avrebbero dovuto essere destinate, a suo giudizio, a finalità altrimenti prioritarie per lo sviluppo e il benessere sociale del Paese, anziché al finanziamento di una sorta di economia di guerra e di una politica generale di carattere sempre più militarista.

  La Commissione approva la deliberazione proposta dal relatore.

Schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva (UE) 2023/2413, che modifica la direttiva (UE) 2018/2001, il regolamento (UE) 2018/1999 e la direttiva n. 98/70/CE per quanto riguarda la promozione dell'energia da fonti rinnovabili e che abroga la direttiva (UE) 2015/652.
Atto n. 324.
(Rilievi alle Commissioni VIII e X).
(Seguito dell'esame, ai sensi dell'articolo 96-ter, comma 2, del Regolamento, e conclusione – Valutazione favorevole).

  La Commissione prosegue l'esame dello schema di decreto, rinviato, da ultimo, nella seduta del 10 dicembre 2025.

  Giuseppe Tommaso Vincenzo MANGIALAVORI, presidente, comunica che il Presidente della Camera ha trasmesso, in data 23 dicembre 2025, l'intesa sancita in sede di Conferenza unificata sullo schema di decreto legislativo in esame.
  Segnala quindi che, in considerazione di tale circostanza, è ora possibile per la Commissione procedere all'espressione della valutazione di propria competenza.

  La sottosegretaria Lucia ALBANO, in relazione alle richieste di chiarimento formulate dalla relatrice nella seduta del 12 novembre 2025, fa presente che i possibili risparmi derivanti dalle disposizioni di cui all'articolo 4-bis, commi 6 e 7, del decreto legislativo n. 199 del 2021, introdotto dall'articolo 5 dello schema di decreto in esame, che escludono la concessione di sostegni per la produzione di energia da biomasse forestali e dall'incenerimento di rifiuti, non sono quantificabili a priori e, pertanto, non sono stati considerati dalla relazione tecnica.
  Rileva che dalle novelle all'articolo 16 del decreto legislativo n. 199 del 2021, introdotte dall'articolo 8 dello schema di decreto in esame, non derivano nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, in quanto al finanziamento dei progetti comuni in materia di produzione di energia da fonti rinnovabili si provvede ai sensi di quanto già previsto a legislazione vigente dal comma 3 del medesimo articolo 16 del decreto legislativo n. 199 del 2021, mentre la partecipazione con risorse nazionali al meccanismo unionale di finanziamento delle energie rinnovabili di cui al secondo periodo del capoverso 1-bis, introdotto dall'articolo 8, comma 1, del provvedimento in esame, ha carattere meramente facoltativo e potrà realizzarsi solo nella misura in cui tale partecipazione potrà essere realizzata a valere sulle risorse disponibili a legislazione vigente.
  Fa quindi presente che le modifiche introdotte dagli articoli 10 e 26 del provvedimento in esame, rispettivamente, all'articolo 26 e all'allegato III del decreto legislativo n. 199 del 2021, che estendono gli obblighi di integrazione delle fonti rinnovabili anche agli interventi di ristrutturazione degli impianti termici e richiedono anche una verifica della fattibilità economica degli interventi da realizzare, impongono di considerare, nell'ambito dell'attuazione dei predetti obblighi di integrazione l'eventuale sproporzione tra investimenti richiesti e benefici, sulla base di parametri standard quali il costo dell'intervento, il risparmio energetico atteso e il tempo di ritorno, e sono, pertanto, suscettibili di determinare una riduzione della portata degli investimenti da realizzare, con potenziali risparmi per la finanza pubblica, non quantificabili a priori, in quanto l'obbligo interviene esclusivamente in caso di costruzione di nuovi edifici o di ristrutturazione volontaria e le situazioni di non convenienza economica non sono conoscibili preventivamente.Pag. 105
  Conferma che all'istituzione e al funzionamento del sistema nazionale di certificazione della sostenibilità, di cui al comma 16 dell'articolo 42 del decreto legislativo n. 199 del 2021, come modificato dall'articolo 17 dello schema di decreto in esame, si provvederà con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente, in quanto il predetto sistema nazionale di certificazione costituisce l'aggiornamento di un sistema già attivo, disciplinato dal decreto del Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica 7 agosto 2024, recante l'istituzione del sistema nazionale di certificazione della sostenibilità dei biocombustibili, della certificazione dei carburanti rinnovabili di origine non biologica e di quella dei carburanti da carbonio riciclato, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 199 del 26 agosto 2024, e non richiede la messa a disposizione di ulteriori risorse da parte della Direzione generale domanda ed efficienza energetica del Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica e della società GSE.
  Fa, inoltre, presente che dall'adeguamento dei sistemi e delle piattaforme della società GSE, che si rendono necessari in considerazione delle novelle, introdotte dall'articolo 22 dello schema di decreto in esame, all'articolo 46 del decreto legislativo n. 199 del 2021 in materia di garanzie di origine rilasciate dalla medesima società, non derivano nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, in quanto il meccanismo delle garanzie di origine è già operativo e finanziato dagli operatori interessati, che sono tenuti al pagamento dei corrispettivi individuati dalla società GSE ai sensi del decreto del Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica n. 224 del 2023, ai fini della copertura dei costi sostenuti dalla medesima società per la gestione delle attività connesse all'attuazione della relativa disciplina.
  Rileva, altresì, che lo svolgimento delle attività poste a carico del Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica dall'articolo 47-bis del decreto legislativo n. 199 del 2021, introdotto dall'articolo 23 dello schema di decreto in esame, non determina nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, in quanto il Dipartimento energia del Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica potrà provvedere ai relativi adempimenti nell'ambito delle risorse disponibili a legislazione vigente, avvalendosi in particolare degli stanziamenti destinati agli interventi per la mobilità sostenibile e per l'efficientamento e il risparmio energetico nell'ambito della Missione «Energia e diversificazione delle fonti energetiche», Programma «Promozione dell'efficienza energetica, delle energie rinnovabili e regolamentazione del mercato energetico».
  Con riferimento al medesimo articolo 47-bis del decreto legislativo n. 199 del 2021, introdotto dall'articolo 23 dello schema di decreto in esame, segnala che l'Agenzia delle dogane e dei monopoli, il Comitato di cui all'articolo 39, comma 11, del decreto legislativo n. 199 del 2021 e l'ENAC non necessitano, per l'accesso alla banca dati per finalità di monitoraggio, di specifici adattamenti dei propri sistemi informativi e potranno pertanto provvedere ai necessari adempimenti nell'ambito delle risorse disponibili a legislazione vigente, in quanto le attività si esauriranno nell'accesso alla banca dati e nello scarico delle informazioni da utilizzare.
  Assicura, poi, che la società GSE potrà provvedere agli adempimenti di cui all'articolo 48 del decreto legislativo n. 199 del 2021, come modificato dall'articolo 24 dello schema di decreto in esame, nell'ambito delle proprie disponibilità di bilancio, in quanto si tratta di attività di monitoraggio che la medesima società già svolge a legislazione vigente.
  Rappresenta, infine, che dalle attività di formazione e aggiornamento professionale previste dalle novelle all'Allegato 4 del decreto legislativo n. 28 del 2011, di cui all'articolo 35 dello schema di decreto in esame, non derivano nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, in quanto gli oneri per le predette attività sono integralmente a carico dei soggetti partecipanti alle medesime iniziative.

Pag. 106

  Carmen Letizia GIORGIANNI (FDI), relatrice, formula, quindi la seguente proposta di deliberazione:

  «La V Commissione,

   esaminato, per quanto di competenza, ai sensi dell'articolo 96-ter, comma 2, del Regolamento, lo schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva (UE) 2023/2413, che modifica la direttiva (UE) 2018/2001, il regolamento (UE) 2018/ 1999 e la direttiva n. 98/70/CE per quanto riguarda la promozione dell'energia da fonti rinnovabili e che abroga la direttiva (UE) 2015/652 (Atto n. 324);

   preso atto dei chiarimenti forniti dal Governo, da cui si evince che:

    i possibili risparmi derivanti dalle disposizioni di cui all'articolo 4-bis, commi 6 e 7, del decreto legislativo n. 199 del 2021, introdotto dall'articolo 5 dello schema di decreto in esame, che escludono la concessione di sostegni per la produzione di energia da biomasse forestali e dall'incenerimento di rifiuti, non sono quantificabili a priori e, pertanto, non sono stati considerati dalla relazione tecnica;

    dalle novelle all'articolo 16 del decreto legislativo n. 199 del 2021, introdotte dall'articolo 8 dello schema di decreto in esame, non derivano nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, in quanto al finanziamento dei progetti comuni in materia di produzione di energia da fonti rinnovabili si provvede ai sensi di quanto già previsto a legislazione vigente dal comma 3 del medesimo articolo 16 del decreto legislativo n. 199 del 2021, mentre la partecipazione con risorse nazionali al meccanismo unionale di finanziamento delle energie rinnovabili di cui al secondo periodo del capoverso 1-bis, introdotto dall'articolo 8, comma 1, del provvedimento in esame, ha carattere meramente facoltativo e potrà realizzarsi solo nella misura in cui tale partecipazione potrà essere realizzata a valere sulle risorse disponibili a legislazione vigente;

    le modifiche introdotte, dagli articoli 10 e 26 del provvedimento in esame, rispettivamente, all'articolo 26 e all'allegato III del decreto legislativo n. 199 del 2021, che estendono gli obblighi di integrazione delle fonti rinnovabili anche agli interventi di ristrutturazione degli impianti termici e richiedono anche una verifica della fattibilità economica degli interventi da realizzare, impongono di considerare, nell'ambito dell'attuazione dei predetti obblighi di integrazione l'eventuale sproporzione tra investimenti richiesti e benefici, sulla base di parametri standard quali il costo dell'intervento, il risparmio energetico atteso e il tempo di ritorno, e sono, pertanto, suscettibili di determinare una riduzione della portata degli investimenti da realizzare, con potenziali risparmi per la finanza pubblica, non quantificabili a priori, in quanto l'obbligo interviene esclusivamente in caso di costruzione di nuovi edifici o di ristrutturazione volontaria e le situazioni di non convenienza economica non sono conoscibili preventivamente;

    all'istituzione e al funzionamento del sistema nazionale di certificazione della sostenibilità, di cui al comma 16 dell'articolo 42 del decreto legislativo n. 199 del 2021, come modificato dall'articolo 17 dello schema di decreto in esame, si provvederà con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente, in quanto il predetto sistema nazionale di certificazione costituisce l'aggiornamento di un sistema già attivo, disciplinato dal decreto del Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica 7 agosto 2024, recante l'istituzione del sistema nazionale di certificazione della sostenibilità dei biocombustibili, della certificazione dei carburanti rinnovabili di origine non biologica e di quella dei carburanti da carbonio riciclato, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 199 del 26 agosto 2024, e non richiede la messa a disposizione di ulteriori risorse da parte della Direzione generale domanda ed efficienza energetica del Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica e della società GSE;

    dall'adeguamento dei sistemi e delle piattaforme della società GSE, che si rendono necessari in considerazione delle novelle, introdotte dall'articolo 22 dello schema Pag. 107di decreto in esame, all'articolo 46 del decreto legislativo n. 199 del 2021 in materia di garanzie di origine rilasciate dalla medesima società, non derivano nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, in quanto il meccanismo delle garanzie di origine è già operativo e finanziato dagli operatori interessati, che sono tenuti al pagamento dei corrispettivi individuati dalla società GSE ai sensi del decreto del Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica n. 224 del 2023, ai fini della copertura dei costi sostenuti dalla medesima società per la gestione delle attività connesse all'attuazione della relativa disciplina;

    lo svolgimento delle attività poste a carico del Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica dall'articolo 47-bis del decreto legislativo n. 199 del 2021, introdotto dall'articolo 23 dello schema di decreto in esame, non determina nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, in quanto il Dipartimento energia del Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica potrà provvedere ai relativi adempimenti nell'ambito delle risorse disponibili a legislazione vigente, avvalendosi in particolare degli stanziamenti destinati agli interventi per la mobilità sostenibile e per l'efficientamento e il risparmio energetico nell'ambito della Missione “Energia e diversificazione delle fonti energetiche”, Programma “Promozione dell'efficienza energetica, delle energie rinnovabili e regolamentazione del mercato energetico”;

    con riferimento al medesimo articolo 47-bis del decreto legislativo n. 199 del 2021, introdotto dall'articolo 23 dello schema di decreto in esame, l'Agenzia delle dogane e dei monopoli, il Comitato di cui all'articolo 39, comma 11, del decreto legislativo n. 199 del 2021 e l'ENAC non necessitano, per l'accesso alla banca dati per finalità di monitoraggio, di specifici adattamenti dei propri sistemi informativi e potranno pertanto provvedere ai necessari adempimenti nell'ambito delle risorse disponibili a legislazione vigente, in quanto le attività si esauriranno nell'accesso alla banca dati e nello scarico delle informazioni da utilizzare;

    la società GSE potrà provvedere agli adempimenti di cui all'articolo 48 del decreto legislativo n. 199 del 2021, come modificato dall'articolo 24 dello schema di decreto in esame, nell'ambito delle proprie disponibilità di bilancio, in quanto si tratta di attività di monitoraggio che la medesima società già svolge a legislazione vigente;

    dalle attività di formazione e aggiornamento professionale previste dalle novelle all'Allegato 4 del decreto legislativo n. 28 del 2011, di cui all'articolo 35 dello schema di decreto in esame, non derivano nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, in quanto gli oneri per le predette attività sono integralmente a carico dei soggetti partecipanti alle medesime iniziative,

VALUTA FAVOREVOLMENTE

  lo schema di decreto».

  La sottosegretaria Lucia ALBANO concorda con la proposta di deliberazione formulata dalla relatrice.

  La Commissione approva la deliberazione proposta dalla relatrice.

  La seduta termina alle 15.20.

UFFICIO DI PRESIDENZA INTEGRATO
DAI RAPPRESENTANTI DEI GRUPPI

  Domenica 28 dicembre 2025.

  L'ufficio di presidenza si è riunito dalle 15.20 alle 15.25.