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CAMERA DEI DEPUTATI
Giovedì 4 giugno 2026
688.
XIX LEGISLATURA
BOLLETTINO
DELLE GIUNTE E DELLE COMMISSIONI PARLAMENTARI
Affari costituzionali, della Presidenza del Consiglio e Interni (I)
COMUNICATO
Pag. 13

SEDE REFERENTE

  Giovedì 4 giugno 2026. — Presidenza del presidente Nazario PAGANO. – Interviene il Ministro per le riforme istituzionali e la semplificazione normativa, Maria Elisabetta Alberti Casellati.

  La seduta comincia alle 13.35.

Disposizioni in materia di elezioni della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica.
C. 157 Magi, C. 2236 Pavanelli, limitatamente all'articolo 5, e C. 2822 Bignami.
(Seguito dell'esame e rinvio – Adozione del testo base).

  La Commissione prosegue l'esame dei provvedimenti, rinviato, da ultimo, nella seduta del 27 maggio 2026.

  Nazario PAGANO, presidente, ricorda che nella precedente seduta i relatori hanno presentato un nuovo testo della proposta di legge C. 2822 Bignami e hanno proposto di adottarlo come testo base. Ricorda, altresì, che nella giornata di ieri si è svolto un ciclo di audizioni in relazione a tale proposta di testo base.
  Avverte, quindi, che nella seduta odierna – secondo quanto convenuto nella riunione dell'Ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, della scorsa settimana – si procederà alla adozione del testo base, previe dichiarazioni dei membri della Commissione che intenderanno intervenire e, in via eccezionale, di deputati non membri della Commissione individuati nella predetta riunione dell'Ufficio di presidenza.
  Ricordando come il gruppo del Partito democratico abbia richiesto di assicurare la pubblicità dei lavori di tutte le sedute relative all'esame in sede referente delle proposte di legge in materia di riforma del sistema elettorale mediante l'attivazione dell'impianto audiovisivo a circuito chiuso, in assenza di obiezioni, ne dispone l'attivazione.
  Dà quindi la parola ai relatori, chiedendo loro se intendano confermare la proposta di adozione, quale testo base, del nuovo testo della proposta di legge C. 2822 Bignami.

  Angelo ROSSI (FDI), relatore, conferma la proposta di adottare, quale testo base per il prosieguo dell'esame, il nuovo testo della proposta di legge C. 2822 Bignami.

  Nazario PAGANO, presidente, dà conto delle sostituzioni.

Pag. 14

  Simona BONAFÈ (PD-IDP), intervenendo per dichiarazione di voto sulla proposta di adozione del testo base, fa presente che il ciclo di audizioni svoltosi nella giornata di ieri, benché breve e limitato alle sole modifiche introdotte nel nuovo testo rispetto al testo originario della proposta di legge C. 2822 Bignami, ha evidenziato che permangono alcune criticità di natura costituzionale. Richiama, in primo luogo, la questione tuttora aperta del premio di maggioranza che in taluni casi rischia di essere abnorme, comportando il rischio che la coalizione vincente superi le soglie di garanzia indicate dalla Corte costituzionale, oltre le quali sarebbe possibile l'elezione in autonomia, da parte della maggioranza, di organi di garanzia.
  Altro aspetto critico è quello rappresentato dal rapporto tra eletto ed elettore, che, oltre ad essere importante dal punto di vista per il Partito democratico, anche ai fini di contrastare il crescente fenomeno dell'astensionismo, assume un rilievo costituzionale, venendo meno nel testo in esame la tutela del principio della riconoscibilità dei candidati, ribadita dalle pronunce della Corte in materia elettorale.
  Pone, quindi, la questione relativa all'esclusione dal computo della cifra elettorale nazionale dei voti dei cittadini di Trentino Alto Adige e Valle d'Aosta, che non rilevano ai fini della verifica del raggiungimento, da parte delle coalizioni di liste, della soglia del 42 per cento dei voti validi e, quindi, alla conseguente eventuale assegnazione del premio di governabilità. Cita, infine, l'ulteriore elemento di criticità introdotto con la norma di coordinamento che prevede che la soglia per l'attribuzione del premio sia raggiunta sia alla Camera sia al Senato, con ciò ledendo l'autonomia dei due rami del Parlamento.
  Nel ricordare poi che, nonostante l'ampliamento del perimetro dell'intervento normativo deliberato dalla Commissione, il testo in esame non presenta alcuna disposizione relativa al voto dei cittadini fuori sede, sottolinea quella che a suo avviso costituisce l'ennesima forzatura in atto da parte della maggioranza, tanto più grave in questa occasione trattandosi di una legge di rilevanza costituzionale, che stabilisce le regole del gioco del sistema democratico.
  Nel ricordare che una delle ultime forzature è stata rappresentata dall'iter parlamentare della riforma costituzionale sulla separazione delle carriere dei magistrati, approvata dal Parlamento nello stesso identico testo licenziato dal Consiglio dei ministri, dichiara di non comprendere l'esigenza di calendarizzare l'avvio della discussione della proposta di legge da parte dell'Assemblea per il prossimo 26 giugno, sottolineando come l'importanza del suo contenuto richiederebbe più tempo, nonché un allargamento del confronto che tenga conto anche delle preoccupazioni espresse dall'opposizione.
  Preannuncia, pertanto, l'intenzione del Partito democratico di contrastare il disegno della maggioranza, in tutti i modi possibili, senza tattiche ostruzionistiche, ma entrando nel merito delle singole questioni sinteticamente richiamate. Rimane, in conclusione, la forte criticità del suo gruppo sia sul merito del nuovo testo della proposta di legge C. 2822, permanendo comunque numerose criticità, nonostante i correttivi introdotti al testo originario, sia con riguardo al metodo utilizzato dal Governo e dalla maggioranza.

  Federico FORNARO (PD-IDP) sottolinea preliminarmente l'importanza delle audizioni che non rappresentano mai una perdita di tempo, a maggior ragione su un tema complesso e di rilievo costituzionale quale è la legge elettorale. Riconosce quindi, con onestà intellettuale, che i relatori nel nuovo testo della proposta di legge C. 2822 Bignami hanno introdotto diversi correttivi, alcuni dei quali di natura sistemica – quale, per esempio, la soppressione del ballottaggio – ed altri, invece, di carattere minimale, dimostrando comunque una capacità di ascolto nei confronti dei rilievi avanzati nel corso del primo ciclo di audizioni. Con altrettanta onestà intellettuale, ritiene tuttavia non possa tacersi il fatto che permangono criticità di natura costituzionale su diversi aspetti del testo, come evidenziato dalla maggior parte dei soggetti auditi nella giornata di ieri, che i relatori allo stato non hanno ritenuto di accogliere, Pag. 15avendo confermato la proposta di adottare come testo base il nuovo testo della proposta di legge del collega Bignami, già avanzata nella seduta del 27 maggio scorso.
  Nel ringraziare il Ministro Alberti Casellati per la sua puntuale presenza, sottolineando che nel corso della fase emendativa si potrà verificare se la maggioranza ha intenzione di dare risposta alle numerose questioni critiche poste dagli auditi, rivolge a tutti un richiamo al senso di responsabilità, al fine di evitare quanto accaduto durante la vigenza del sistema elettorale cd. Porcellum, quando gli italiani votarono per tre volte alle elezioni politiche con una legge elettorale poi dichiarata incostituzionale. Nell'evidenziare, quindi, la necessità di un surplus di attenzione nei confronti dei dubbi avanzati dai costituzionalisti, essendo in discussione la capacità delle istituzioni di essere coerenti e di rifuggire dal commettere errori gravi come quelli già compiuti, avanza una prima critica di natura sistemica alla disciplina del premio di governabilità, da molti auditi ritenuto incostituzionale. Nel far presente che, a suo parere, in linea con le pronunce della Corte, il premio in linea generale può essere rispondente ai principi costituzionali, a patto che superi con esito positivo i test di proporzionalità e di ragionevolezza, manifesta alcune riserve dal momento che esso, per sua natura, provoca effetti distorsivi rispetto all'impianto proporzionale del sistema elettorale sul quale incide, tanto più forti quanto più è ampia la distanza tra la soglia stabilita per l'aggiudicazione del premio e il numero di seggi complessivamente ottenuto dalla coalizione vincente. Ritiene che, soprattutto nell'ipotesi, al momento avvalorata dai sondaggi, di una vittoria di misura di una delle due principali coalizioni rispetto all'altra, si produrrebbe tra esse una notevole differenza in termini di seggi assegnati, pur a fronte di uno scarto esiguo in termini di voti validi ottenuti.
  Richiama, quindi, la seconda questione, rispetto alla quale il rimedio appare peggiore della soluzione originaria, relativa alla norma di coordinamento che, benché volta a prevenire l'irrazionalità di esiti diversi tra Camera e Senato, imponendo il raggiungimento della soglia in entrambi i rami del Parlamento, presenta tuttavia profili problematici, ledendo il principio del bicameralismo paritario. Fa presente che la riduzione del tetto massimo di seggi ottenibili, da 230 a 220 per la Camera e da 114 a 113 per il Senato, pur andando nella giusta direzione, appare insufficiente, potendosi comunque dar luogo, in taluni casi, al superamento del quorum di garanzia del sessanta per cento dei seggi dei due rami del Parlamento.
  Nel richiamare, inoltre, la disposizione che prevede l'indicazione della persona da proporre come candidato Presidente del Consiglio nel programma della coalizione, che vede fortemente contrario il Partito democratico, permane l'ulteriore questione della esclusione dei voti espressi elettori del Trentino Alto Adige e della Valle d'Aosta dal computo della cifra elettorale nazionale. Pur riconoscendo la sussistenza del principio costituzionale di tutela delle minoranze linguistiche, considera la scelta operata nel testo un elemento di irragionevolezza e non comprende le ragioni di una decisione draconiana, in contrasto con le legislazioni elettorali precedenti.
  Permane inoltre, in contrasto con le pronunce della Corte costituzionale in materia elettorale, la totale e assoluta impossibilità, per gli elettori, di scegliere i candidati, essendo sottoposte agli elettori due liste bloccate, una a livello di collegio plurinominale e una a livello di circoscrizione, contenente, a seconda dei casi, due o tre nomi, con l'ulteriore aggravante che con il suo voto il cittadino contribuisce, di fatto, a eleggere anche gli altri candidati ai fini dell'attribuzione del premio di governabilità presenti nelle liste delle altre circoscrizioni, che potrebbe in tutto o in parte non condividere.
  Pone, quindi, una questione di metodo, che ha anche una ricaduta sostanziale, sottolineando come i relatori, nell'avanzare la proposta di testo base, non abbiano tenuto in alcuna considerazione le due proposte di legge abbinate, relative al voto degli elettori fuori sede e alla raccolta digitale delle firme per le candidature. Nel ritenere che tale scelta dimostri l'esigenza della maggioranzaPag. 16 di arrivare subito al risultato politico desiderato, ricordando che la fretta è sempre cattiva consigliera, auspica un confronto vero nel corso dell'esame delle proposte emendative e ribadisce la richiesta al presidente Pagano di rinunciare al ruolo di relatore, alla luce della preminente funzione di garanzia svolta in qualità di presidente della Commissione.
  Sottolineando, poi, l'irritualità dell'audizione di rappresentanti dell'Istituto poligrafico e zecca dello Stato svolta nella giornata di ieri con riguardo alle modalità di esercizio del voto degli italiani residenti all'estero, chiede quando si aprirà un confronto serio sul tema e manifesta grande preoccupazione, segnalando come aleggi la notizia della eventuale presentazione di un emendamento – auspicabilmente non nelle ultime ore di esame del provvedimento – volto a ridurre da quattro a due i collegi elettorali della circoscrizione Estero. Nell'augurarsi che non si arrivi a quello che riterrebbe un «golpe» istituzionale, richiamando la contrarietà espressa dal suo gruppo all'ampliamento del perimetro dell'intervento normativo alla disciplina del voto degli italiani residenti all'estero, preannuncia che l'intenzione del Partito democratico è quella di far valere le proprie prerogative per tentare di evitare che si compiano ulteriori forzature.
  Nel ricordare, con riguardo all'accelerazione che la maggioranza intende imprimere all'iter del provvedimento, che in passato, una volta approvata una nuova legge elettorale, si è andati in tempi brevi ad elezioni anticipate, auspica che venga concesso alla Commissione il tempo necessario per svolgere un confronto serio sul provvedimento.

  Alfonso COLUCCI (M5S) pone in primo luogo una questione che, se pur eventualmente corretta a termini regolamentari, non lo è dal punto di vista politico. Esprime, infatti, la propria contrarietà per il fatto che, contrariamente a quanto concordato nella riunione dell'Ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, si voglia procedere oggi all'adozione del testo base, prima che siano state completate le audizioni sul nuovo testo della proposta di legge del collega Bignami, previste anche nella giornata di domani.

  Nazario PAGANO, presidente, fa presente al collega Alfonso Colucci che il ciclo di audizioni svolto in relazione al nuovo testo della proposta di legge C. 2822 Bignami, proposto come testo base, è stato interamente svolto e completato nella giornata di ieri e che le audizioni previste per la giornata di domani sono attinenti, invece, all'esame degli schemi di intesa preliminare tra il Governo della Repubblica italiana e le Regioni Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto per l'attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia.

  Alfonso COLUCCI (M5S), preso atto della precisazione del presidente, richiama la definizione di «legge di potere» e non di servizio data da un soggetto audito nella giornata di ieri con riguardo alla proposta di legge in esame, sottolineando come la maggioranza stia impegnando la Commissione Affari costituzionali e, a breve, l'Assemblea della Camera su un provvedimento lontano dalle esigenze cittadini. Nel far presente che si sta, invece, rispondendo all'esigenza della maggioranza di perpetuare la propria posizione di potere anche quando nel Paese la situazione sta cambiando, precisando che quella in esame è una proposta di legge di impianto proporzionale con un correttivo maggioritario, dichiara la contrarietà del suo gruppo all'ipercinetismo legislativo compulsivo in materia elettorale, in base al quale ogni maggioranza politica cambia le regole del voto alla luce delle proprie convenienze contingenti. Nel ricordare che il diritto di voto è il diritto dei diritti, ritiene che i cittadini italiani meritino un sistema elettorale stabile, che non mortifichi le loro esigenze di conoscenza delle regole.
  Entrando nel merito del provvedimento proposto come testo base, ne evidenzia diversi profili di illegittimità costituzionale e di criticità politica. In primo luogo, ritiene che vi sia una lesione del principio costituzionale di uguaglianza del voto, per via del mancato computo dei voti espressi Pag. 17nelle regioni Trentino-Alto Adige/Südtirol e Valle d'Aosta/Vallèe d'Aoste ai fini della determinazione della cifra elettorale nazionale e, di conseguenza, del raggiungimento della soglia necessaria per l'attribuzione del premio. In secondo luogo, considera irrisolto il problema dell'elezione «a base regionale» del Senato, prescritta dall'articolo 57, primo comma, della Costituzione, per via della previsione di un «listone nazionale» per l'attribuzione del premio di governabilità – composto, a suo giudizio, da soggetti non eletti, ma cooptati – distorsivo del significato del voto. In terzo luogo, contesta la previsione dell'indicazione, nel programma elettorale di ciascuna lista o coalizione di liste, del candidato Presidente del Consiglio, domandandosi come faccia tale disposizione a non incidere sulle prerogative del Presidente della Repubblica. Sotto questo profilo, ritiene infatti che con tale previsione si finisca per vincolare in modo implicito – da un punto di vista politico, se non giuridico – il potere presidenziale di nomina del Presidente del Consiglio e dei ministri, per la formazione tanto del primo quanto di un eventuale successivo Governo nel corso della legislatura. In quarto luogo, reputa ingiustificata e ingiustificabile, in caso di superamento del «tetto» di 220 deputati e 113 senatori, la prevalenza dei seggi attribuiti nell'ambito delle liste circoscrizionali rispetto a quelli assegnati con il riparto proporzionale nei collegi plurinominali, che va a discapito delle scelte espresse direttamente dalla cittadinanza, contribuendo ad allontanare ancor più elettori ed eletti.
  Ricordando che l'Assemblea Costituente approvò un ordine del giorno Giolitti che prevedeva l'adozione di un sistema proporzionale per l'elezione dei membri della Camera dei deputati, considera tale sistema sotteso implicitamente all'impianto della Costituzione e ritiene che il provvedimento proposto come testo base mortifichi il principio della rappresentatività, senza neppure garantire la governabilità del Paese. Del resto, reputa alquanto strano che l'attuale maggioranza avverta l'esigenza di cambiare un sistema elettorale che gli ha assicurato una tale stabilità nel corso della presente legislatura. È portato, quindi, a ritenere che il nuovo testo della proposta di legge C. 2822 costituisca un ripiego, una sorta di «premierato minor», alla luce del fallimento della riforma principale voluta dall'Esecutivo.
  Teme, poi, che la maggioranza intenda modificare unilateralmente, per un calcolo di parte, le norme che disciplinano il voto degli italiani all'estero e critica la scelta di tenere fuori dal nuovo testo della proposta di legge C. 2822 il tema del voto dei fuori sede, oggetto dell'articolo 5 dell'abbinata proposta di legge C. 2236 Pavanelli.
  In conclusione, a nome del gruppo del Movimento Cinque Stelle, esprime un giudizio di assoluta inemendabilità del provvedimento proposto come testo base, rispetto al quale preannuncia un convinto voto contrario.

  Maria Chiara GADDA (IV-C-RE) manifesta la contrarietà del gruppo di Italia Viva rispetto al testo proposto come base, per ragioni sia di merito che di metodo.
  Per quanto concerne il merito, pur preannunciando che i componenti del suo gruppo avranno modo di intervenire tanto nel prosieguo dell'iter parlamentare quanto nel dibattito pubblico, evidenzia – tra le principali criticità del provvedimento – la disciplina del premio di governabilità e la mancata previsione delle preferenze, che non dà ai cittadini la possibilità di scegliere i propri rappresentanti.
  Con riguardo invece al metodo, critica la maggioranza per la celerità – che non ha riscontrato rispetto a temi ben più urgenti e prioritari, come quelli sul lavoro, sui salari e sulle liste d'attesa – con cui sta procedendo alla riforma del sistema elettorale, cambiando le regole a proprio piacimento e per paura di una sconfitta, più che per una maggiore efficienza del sistema.
  Preannuncia dunque il voto contrario del suo gruppo sull'adozione del testo base proposto.

  Filiberto ZARATTI (AVS) esprime tutta la sua preoccupazione per il quadro delineato da diversi costituzionalisti nel secondo ciclo di audizioni, alcuni dei quali, a Pag. 18domanda precisa della collega Bonafè, hanno persino dichiarato di considerare inemendabile, da un punto di vista della legittimità costituzionale, il provvedimento proposto come testo base. A fronte delle gravi censure rivolte sia al testo originario, sia al nuovo testo della proposta di legge C. 2822, ritiene che la maggioranza debba seriamente riflettere e dubitare della bontà dell'impianto della riforma.
  Passando all'illustrazione delle questioni a suo giudizio fondamentali, contesta l'esclusione di circa 500 mila elettori, residenti nelle regioni Trentino-Alto Adige/Südtirol e Valle d'Aosta/Vallèe d'Aoste – che a suo giudizio finiscono per configurare una sorta di «riserva indiana» – dal computo dei voti per l'eventuale assegnazione del premio di governabilità. Ritiene, al riguardo, che tale scelta sia dettata dall'indebita intenzione di danneggiare la coalizione rivale, sottraendo ad essa circa 150 mila voti, in considerazione del vantaggio elettorale che le coalizioni di centro-sinistra hanno storicamente riscontrato, talora in modo decisivo, nel Trentino-Alto Adige/Südtirol.
  Per altro verso, con riferimento al premio, contesta la previsione di un «listone» unico – elemento di cui non si può dubitare, nella sostanza, anche in ragione del fatto che il rispetto delle quote di genere viene valutato nel complesso delle diverse liste, e non in relazione a ciascuna di esse – che si pone in contrasto con la giurisprudenza della Corte costituzionale, secondo cui deve essere garantita la conoscibilità dei candidati e, in assenza di preferenze, le liste devono essere corte.
  Con riguardo, poi, alla norma che prevede un coordinamento tra i risultati di Camera e Senato ai fini dell'assegnazione del premio di governabilità, ritiene che essa leda il principio di autonomia di ciascuna Camera e pregiudichi, in tal modo, il principio del bicameralismo perfetto previsto in Costituzione.
  Critica altresì la scelta di delegare al Governo la disciplina delle modalità di voto degli italiani all'estero, sostenendo l'opportunità di intervenire in tale ambito con la stessa legge, laddove si voglia assicurare maggiore trasparenza alle operazioni di voto. Considera, poi, incoerente la decisione di modificare tale disciplina, ma non quella dei circa 5 milioni di italiani fuori sede, che continuano ad essere privati della possibilità di esercitare il diritto di voto.
  Alla luce di tali gravi criticità e storture – che senza dubbio, a suo giudizio, saranno oggetto di censura da parte della Corte costituzionale – invita i colleghi di maggioranza alla responsabilità e ad un sincero confronto, prendendo spunto dai suggerimenti avanzati dai costituzionalisti auditi in Commissione. Affermando, infine, come la maggioranza non possa continuare ad operare forzature procedimentali – in Commissione come in Assemblea, e men che meno sulla riforma della legge elettorale – chiede alla Presidenza di richiedere al Presidente della Camera di rinviare l'avvio della discussione in Assemblea sul provvedimento, alla luce delle gravi criticità emerse nel corso delle audizioni, per garantire che l'esame in Commissione sia effettivo e approfondito.

  Riccardo MAGI (MISTO-+EUROPA), nel richiamare le critiche avanzate dai colleghi che l'hanno preceduto, sostiene come il provvedimento proposto come testo base possa produrre gravi effetti negativi sulla democrazia parlamentare italiana.
  In primo luogo, infatti, sottolinea che il sistema elettorale viene modificato d'imperio dalla maggioranza, alimentando indebitamente l'idea che la legge elettorale sia uno strumento utilizzabile a piacimento dalla maggioranza di turno in vista delle successive elezioni politiche.
  In secondo luogo, si dichiara preoccupato per la sostanziale investitura plebiscitaria del leader che la proposta di legge C. 2822 favorisce, a discapito della libertà del voto popolare, del tutto osteggiata, non essendo stati previsti né i collegi uninominali, né il doppio turno, né ancora le preferenze.
  Per altro verso, critica fortemente l'impianto della riforma, che, attraverso un premio di governabilità altamente distorsivo, trasforma in modo artificioso una minoranza politica in una maggioranza parlamentare. Nel ricordare la propria convintaPag. 19 preferenza per i sistemi elettorali basati su un impianto maggioritario, evidenzia come, se si fosse voluto perseguire l'obiettivo della governabilità, sarebbe stato più coerente optare sin dall'inizio per l'introduzione di un sistema maggioritario, ma non certamente per la soluzione proposta dal centro-destra, che tenta di supplire con la legge elettorale alle mancanze dell'attuale sistema politico italiano, affetto da gravi e profondi problemi, non ultimo l'allontanamento dei cittadini dalla politica. Si domanda, infatti, per quale motivo gli elettori astenutisi nelle ultime elezioni politiche dovrebbero essere incentivati a tornare alle urne, dal momento che il provvedimento in esame consente di «eleggere» complessivamente come parlamentari 495 «nominati» e 105 «super-nominati» del premio di governabilità.
  Richiamando, poi, il giudizio riguardante il sistema elettorale italiano pendente dinanzi alla Corte europea dei diritti dell'uomo, alla quale è stato chiesto di pronunciarsi in merito alla necessità di assicurare stabilità alla normativa elettorale, secondo quanto previsto dal codice di buona condotta in materia elettorale della Commissione di Venezia, auspica che la Corte di Strasburgo si pronunci a breve, confidando nel fatto che possa dare ragione ai ricorrenti e così rimarcare il valore giuridico dei princìpi sanciti dal citato codice. Cita, tra questi, il principio dell'accessibilità alla competizione elettorale, oggetto della proposta di legge C. 157 a sua firma, i cui contenuti, con una scelta a suo giudizio di ingiustificata chiusura, non sono stati recepiti dalla maggioranza nel nuovo testo della proposta di legge C. 2822 proposto come testo base dai relatori. Ritiene che tale disciplina non possa più essere demandata a decreti-legge adottati in prossimità delle elezioni politiche, necessitando piuttosto di una soluzione sistematica, stabile e trasparente. Crede che, su questo aspetto, la maggioranza debba dare un segnale concreto di apertura.

  Matteo RICHETTI (AZ-PER-RE) dichiara preliminarmente come non intenda motivare la sua posizione attraverso argomenti attinenti alla legittimità costituzionale del provvedimento. Infatti, pur ricordando che nel corso delle audizioni il rischio di incostituzionalità del nuovo testo della proposta di legge C. 2822 sia stato paventato da diversi esperti, ritiene sia giusto lasciare il relativo vaglio alla Corte costituzionale.
  Proprio in merito all'attività conoscitiva svolta dalla Commissione, sottolinea come i contributi dei soggetti auditi siano stati fondamentali, poiché si sono svolti nella concreta aspettativa di migliorare il testo della proposta di legge. Evidentemente, essi hanno spinto i relatori a proporre una nuova versione del testo che – quanto meno – ha il pregio di non prevedere più il ballottaggio.
  Osserva, peraltro, come una legge elettorale che sia egualmente rispettosa delle esigenze di rappresentatività e di governabilità è senz'altro una preoccupazione comune a tutti. Tuttavia, se la maggioranza intendesse sfruttare l'iter in Commissione solo per dare un segnale politico di forza e coesione e senza accogliere le istanze delle opposizioni, non farebbe un buon servizio per il Paese. Ciò, infatti, non gioverebbe dal punto di vista della qualità tecnica del testo della proposta in esame e, soprattutto, costituirebbe quello che non esita a definire un «colpo di grazia» alla democrazia parlamentare nel suo complesso.
  Passando, dunque, ad illustrare i profili problematici del nuovo testo proposto dai relatori come testo base, richiama l'esperienza dei sistemi elettorali regionali. Osserva, in particolare, come, nel corso della stagione di crisi del regionalismo, sia stata meritoria la scelta di alcune regioni di sostituire le liste bloccate dei candidati che figuravano insieme al candidato Presidente di Regione con l'elezione mediante scorrimento dei candidati presenti nelle diverse liste. L'idea di fondo – assolutamente condivisibile e da cui prendere spunto in questa sede – è che il premio di governabilità non vada a costituire solo una posta assegnata al vincitore, ma sia, piuttosto, un modo per avvantaggiare i candidati che hanno agito in relazione al territorio di elezione.
  Il nuovo testo proposto come testo base sembra, invece, andare in una direzione diametralmente opposta; una direzione che Pag. 20segue una logica esclusivamente maggioritaria. Pertanto, ricordando come il proprio gruppo parlamentare sia maggiormente incline a sistemi elettorali di stampo proporzionale, invita la maggioranza a riconsiderare tale aspetto della proposta legge e a introdurre forme di premialità verso i soggetti candidati nel territorio.
  Un secondo aspetto problematico del testo riguarda le modalità di attribuzione del premio di governabilità. Sottolinea, infatti, l'inopportunità e i possibili effetti distorsivi di un premio commisurato al numero di seggi, piuttosto che stabilito in una soglia percentuale massima di seggi.
  Ancora, ritiene manifestamente illegittimo il sistema destinato a regolare il voto degli elettori del Trentino Alto-Adige e degli elettori residenti all'estero. Conseguentemente, per evitare una disparità di trattamento dei cittadini italiani – che già appare palese nel testo – sostiene sia irrinunciabile operare un'armonizzazione dei sistemi elettorali.
  Infine, come anche sottolineato da diversi soggetti auditi, afferma che la presente proposta di legge difficilmente potrà essere rivista nei suoi singoli aspetti, dal momento che è tutto il suo impianto a risultare non condivisibile. Per queste ragioni, pur riconoscendo che la modifica del sistema elettorale rientra a pieno titolo nelle facoltà della maggioranza di Governo, invita i colleghi a tenere presente quanto sancito dall'articolo 67 della Costituzione, che richiede a ciascun parlamentare di essere rappresentante dell'intera Nazione.

  Toni RICCIARDI (PD-IDP) afferma che il testo proposto dai relatori come testo base risulta criticabile sia relativamente al metodo sia relativamente al merito.
  Per quanto riguarda il metodo, sottolinea che la riforma della legge elettorale, attenendo in qualche modo alle «regole del gioco», dovrebbe seguire un iter particolare: sarebbe infatti auspicabile, ancorché non doveroso, un maggiore coinvolgimento delle forze di opposizione e a nulla rileva l'obiezione per cui la maggioranza avrebbe l'onere e l'obbligo della proposta, mentre l'opposizione avrebbe l'onere e l'obbligo dell'ascolto. In questo caso, infatti, si sarebbe potuto – e dovuto – utilizzare un metodo diverso e più rispettoso della posizione dei gruppi di minoranza.
  Per quanto concerne il merito, ricorda preliminarmente come, quando si tratta della legge elettorale, venga in rilievo una moltitudine di principi e fattori diversi: in primo luogo, quello della rappresentatività; in secondo luogo quello della stabilità; infine, quello della traduzione dei voti in seggi. Inoltre, osserva come non esista un prototipo perfetto di legge elettorale, motivo per cui non è immaginabile l'idea di mutuare un sistema elettorale da un altro Paese, dal momento che ogni realtà ha le sue peculiarità e richiede, pertanto, che il sistema elettorale per l'elezione del Parlamento ne rispecchi le specificità.
  Una peculiarità che appare tutta italiana è, a suo avviso, l'urgenza di cambiare il sistema prima di ogni elezione nazionale, nonché l'illusione – che la maggioranza sta alimentando – che ciò sia sempre necessario.
  Si concentra, dunque, sulla disciplina recata dal testo con riguardo al voto degli italiani all'estero. Sottolinea come allo stato attuale la normativa vigente funzioni bene – e abbia sempre funzionato bene – in termini di riconoscimento del diritto di voto. Diversamente, si possono e si devono fare riflessioni sulla concreta «messa in sicurezza» del voto degli italiani all'estero e sulle possibili distorsioni che si possono creare.
  Da questo punto di vista, per quanto riconosca possa sembrare irrituale, esprime apprezzamento per il fatto che la Commissione abbia audito i rappresentanti dell'Istituto poligrafico e zecca dello Stato, i quali hanno offerto il loro prezioso contributo in ordine ad alcune difficoltà di carattere pratico che si riscontrano nei seggi elettorali esteri. Tali difficoltà, infatti, non possono certo essere relegate a problemi di scarsa importanza.
  In primo luogo, infatti, sottolinea le problematiche riscontrate intorno al cosiddetto cedolino elettorale, che in passato hanno portato ad annullare un ingente numero di voti e che potrebbero essere risolte, a suo avviso, adottando un cedolino fronte/retro.Pag. 21
  In secondo luogo, invita a considerare con attenzione il tema della doppia identificazione digitale, soprattutto in ragione delle note difficoltà del nostro Paese di riconoscere la CIE e, ancor di più, dei ritardi con cui vengono rilasciati i documenti di identità.
  Inoltre, ricorda come le attuali ripartizioni della circoscrizione estero trovino, sin dalla legge Tremaglia, giustificazioni di ordine storico che attengono alle caratteristiche dei flussi migratori. Da questo punto di vista, però, invita la maggioranza ad un supplemento di riflessione, che consideri, altresì, le nuove tendenze della popolazione degli italiani all'estero, che in tempi recenti registra i suoi numeri più importanti non tanto in termini di emigrazione, quanto in termini di nuove nascite.
  Infine, confida nella disponibilità che i relatori – in particolare il deputato Angelo Rossi – hanno dichiarato di voler dimostrare sul tema della garanzia della sicurezza procedurale del voto degli italiani all'estero e che non venga meno la possibilità loro riconosciuta di poter esprimere la preferenza sui candidati.

  Nazario PAGANO, presidente, sulla base delle determinazioni della riunione dell'Ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, richiamata in apertura della seduta odierna, concede la parola, in via eccezionale, alla deputata Sara Ferrari, benché non componente della Commissione e pertanto non avente diritto di voto.

  Sara FERRARI (PD-IDP), richiamando la propria esperienza di rappresentante regionale e ricordando come anche la sua elezione a deputata provenga da quel territorio, si sofferma sul problematico tema del sistema elettorale destinato a regolare il voto dei residenti in Trentino Alto-Adige.
  Sulla scorta dei numerosi contributi offerti dai soggetti auditi dalla Commissione nelle scorse settimane, sottolinea, infatti, che il sistema proposto per tale regione finisce, di fatto, per escludere il Trentino Alto-Adige dalla competizione elettorale nazionale. Viene delineata, infatti, una competizione solo territoriale e una possibilità di scelta di schieramento successiva all'esito elettorale.
  Al riguardo, sottolinea come tale soluzione, se, da un lato, consente al partito del Südtiroler Volkspartei di non collegarsi durante la campagna elettorale con una o l'altra coalizione – cosa che ritiene di per sé anche legittima – dall'altra finisce per violare il diritto dei cittadini del Trentino Alto-Adige di essere adeguatamente rappresentati a livello nazionale. A suo avviso, ciò è assolutamente inaccettabile, dal momento che, pur nel sacrosanto rispetto delle peculiarità della regione con riferimento alla tutela delle minoranze linguistiche ivi presenti, ogni cittadino ha lo stesso diritto degli altri di essere rappresentato sul piano nazionale. Il particolarismo del Trentino Alto-Adige, d'altro canto, non ha mai giustificato una secessione e, per questo motivo, oggi non giustificherebbe un sistema elettorale così divergente rispetto al resto del territorio nazionale.
  Richiama dunque le parole di estrema preoccupazione – anche sul piano della tenuta costituzionale della proposta di legge in esame – che su questo tema hanno espresso, in particolare, i costituzionalisti Andrea Morrone e Gaetano Azzariti nel corso delle audizioni svoltesi nella giornata di ieri; ricorda, infatti, come costoro, auditi anche sul nuovo testo proposto come testo base, abbiano ravvisato nella richiamata disciplina un sistema del tutto irragionevole e potenzialmente foriero di effetti distorsivi sul risultato del voto. Invita dunque la maggioranza a non ignorare il loro appello e a continuare a rispettare le minoranze linguistiche del territorio entro i confini della Costituzione e, in particolar modo, alla luce del principio di eguaglianza del voto sancito dall'articolo 48.

  Gianni CUPERLO (PD-IDP), rivolgendosi alla presidenza, al Ministro Alberti Casellati, ai relatori e all'intera Commissione, ricorda come nell'arco di più di centotrenta anni, ossia tra il 1860 e il 1993, siano state varate soltanto quattro leggi elettorali, mentre in poco più di quarant'anni, ossia dal 1993 ai giorni nostri, se ne siano susseguite ben cinque, compresa la proposta in esame.Pag. 22
  Al tempo stesso, rammenta che la partecipazione dei cittadini alle consultazioni elettorali è drasticamente diminuita nel tempo, passando dal 90 per cento a circa il 50 per cento degli aventi diritto di voto.
  Ritiene che i due fenomeni siano collegati fra loro e che siano entrambi causati dalla circostanza per cui, malgrado i moniti della Commissione di Venezia del Consiglio d'Europa, dal 2005 i cittadini italiani non possano esprimere preferenze alle urne in occasione delle elezioni politiche.
  Sostiene che il fenomeno di «ipercinetismo elettorale compulsivo», come definito in audizione dal professor Lanchester, che ha interessato anche i passati governi di centro-sinistra, è causato dall'implosione del sistema politico e partitico che ha retto il Paese fino all'inizio degli anni '90. La radicale mutazione dell'offerta politica consumatasi allora nel giro di pochi anni – con una intensità solitamente riscontrabile solo in presenza di avvenimenti bellici o rivoluzionari – ha comportato una prevaricazione delle esigenze di governabilità e stabilità rispetto a quelle di rappresentanza politica, con la conseguenza potenzialmente pericolosa di produrre una frattura territoriale del Paese.
  Ricorda, a questo proposito, che il gruppo della Lega in passato avanzò addirittura proposte dal tenore secessionista, oggi ridimensionate nel tentativo di dare attuazione all'autonomia differenziata solo in alcune regioni italiane. Allo stesso modo, il fenomeno della crescente concentrazione dei poteri in capo all'Esecutivo è stato sintetizzato nella proposta di introduzione nel nostro ordinamento del cosiddetto «premierato».
  Anche alla luce dell'esperienza elettorale italiana – che raramente ha visto vincitori alle urne le forze politiche promotrici di una riforma del sistema elettorale nell'ultima fase della legislatura – ritiene che all'attuale maggioranza potrebbe non convenire procedere su quella falsariga, e che di certo non convenga alla qualità democratica del Paese.
  Per questi motivi, fa presente che il suo gruppo attuerà la più severa e inflessibile opposizione alla proposta di legge elettorale in esame, all'interno e all'esterno del Parlamento.

  Matteo MAURI (PD-IDP) ricorda che, nonostante la maggioranza intenda realizzare un sistema elettorale ad hoc in grado di condizionare e orientare l'attuale sistema politico, la storia del nostro Paese dimostra che la dinamica tipica è sempre stata esattamente opposta.
  Sostiene, altresì, che, sebbene la maggioranza si riconosca in un ampio progetto volto al raggiungimento di un sistema presidenziale, le condizioni politiche contingenti e l'autorevolezza del Presidente della Repubblica ne abbiano ad oggi impedito il compimento; critica, quindi, i tentativi ideologici e maldestri di introdurre surrettiziamente elementi tipici dei sistemi presidenziali all'interno della proposta di legge elettorale in esame – oltre che nella cosiddetta riforma del «premierato» – con lo scopo dichiarato di «evitare il pareggio» alle elezioni politiche.
  Ritiene che la condotta della maggioranza dimostri non solo uno scarso interesse al bene dei cittadini e del Paese, ma anche un tentativo grossolano di penalizzare gli avversari politici.
  Sottolinea come la maggioranza, eliminando dalla proposta di legge il ballottaggio e innalzando la soglia per accedere al premio di governabilità, non abbia in realtà acceduto a richieste degli auditi o dell'opposizione, bensì abbia corretto, nel suo esclusivo interesse, criticità che avrebbero molto probabilmente condotto ad una pronuncia di illegittimità costituzionale.
  Lamenta, inoltre, le criticità riguardanti l'attribuzione di un premio di governabilità nazionale al Senato, che dovrebbe essere eletto, invece, su base regionale.
  Altri profili problematici riguardano la popolazione del Trentino-Alto Adige, ingiustificatamente esclusa dal computo della cifra elettorale nazionale delle liste e delle coalizioni di liste.
  Stigmatizza, infine, la previsione, mantenuta anche nel nuovo testo della proposta di legge C. 2822, secondo cui, in caso di superamento, da parte della coalizione vincente, della soglia massima di seggi stabilita, i seggi eccedentari vengono sottratti ai Pag. 23candidati eletti col sistema proporzionale e non, invece, a quelli eletti nella lista per l'assegnazione del premio di maggioranza.

  Filippo SCERRA (M5S) ritiene anzitutto che la maggioranza, tramite la proposta di legge elettorale in esame, abbia l'obiettivo di cambiare le regole del gioco per incrementare le possibilità di trionfare alle prossime consultazioni elettorali, penalizzando gli avversari politici.
  In secondo luogo, sostiene che tale riforma sia un tentativo di ottenere quantomeno un risultato politico, visti i molteplici fallimenti accumulati nel corso della legislatura sui temi dell'autonomia differenziata, della riforma della giustizia e del cosiddetto «premierato».
  In conclusione, ritiene che la riforma elettorale in esame sia affetta da plurimi profili di incostituzionalità e che sia ispirata da interessi egoistici e non dall'obiettivo di venire incontro alle esigenze dei cittadini elettori.

  Angelo ROSSI (FDI), relatore, auspica che la legittima protesta dell'opposizione si traduca in proposte emendative alla proposta che sarà adottata come testo base, stante l'apertura al dialogo manifestata dai relatori e dalla maggioranza.
  Rammenta che, grazie agli elementi emersi durante il primo ciclo di audizioni svolto, è stato possibile redigere il nuovo testo proposto come testo base, che, conformandosi alla giurisprudenza costituzionale in materia elettorale, ha innalzato la soglia percentuale per accedere al premio di governabilità, ha eliminato il sistema del ballottaggio e ha ridotto i tetti massimi di seggi assegnabili alla Camera e al Senato.
  Ritiene che, se il sistema cosiddetto Rosatellum appare suscettibile di generare talune distorsioni, per via, ad esempio, dell'eccessiva assegnazione di seggi – di cui anche il suo gruppo ha beneficiato – dovuta alla presenza di collegi uninominali, la proposta di legge elettorale in esame, all'opposto, basandosi su un impianto proporzionale, assegna i seggi del premio alla coalizione che ha ricevuto il maggior numero di voti, a condizione che essa raggiunga almeno il 42 per cento dei voti validi espressi.
  Rammentando quanto affermato dalle sentenze della Corte costituzionale in materia elettorale, chiarisce che il premio di governabilità – in passato caldeggiato anche dal centro-sinistra – non può essere considerato illegittimo se esso si configura come ragionevole e proporzionato. Al riguardo, ricorda che, secondo la Consulta, contenute distorsioni nell'assegnazione dei seggi sono fisiologiche e legittime, ove giustificate da esigenze di stabilità.
  Per quanto concerne la questione relativa al Trentino-Alto Adige, nel sottolineare come non sia una novità che i voti della popolazione ivi residente non siano computati nel calcolo della cifra elettorale nazionale, riconosce che il meccanismo di assegnazione del premio di maggioranza potrebbe generare alcune criticità e, per questo motivo, si mostra aperto a ulteriori riflessioni in merito, che potranno tradursi in proposte emendative correttive.
  In conclusione, auspica che nelle prossime settimane di prosieguo dell'iter del provvedimento vi siano i margini per poter svolgere un proficuo lavoro collaborativo tra maggioranza e opposizione.

  Nessun altro chiedendo di intervenire, la Commissione delibera di adottare, quale testo base per il prosieguo dell'esame, il nuovo testo della proposta di legge C. 2822 proposto dai relatori (vedi allegato).

  Nazario PAGANO, presidente, avverte che il termine per la presentazione di proposte emendative al testo base testé adottato sarà stabilito nella riunione dell'Ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, che avrà luogo al termine della seduta. Rinvia quindi il seguito dell'esame ad altra seduta.

  La seduta termina alle 15.35.

UFFICIO DI PRESIDENZA INTEGRATO
DAI RAPPRESENTANTI DEI GRUPPI

  Giovedì 4 giugno 2026.

  L'ufficio di presidenza si è riunito dalle 15.40 alle 16.20.