TESTI ALLEGATI ALL'ORDINE DEL GIORNO
della seduta n. 133 di Mercoledì 5 luglio 2023

 
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MOZIONI CONCERNENTI INIZIATIVE A FAVORE DELL'ADEGUATEZZA DEI TRATTAMENTI PREVIDENZIALI, CON PARTICOLARE RIFERIMENTO ALL'IMPORTO DELLE PENSIONI MINIME

   La Camera,

   premesso che:

    1) a quasi tre anni dall'inizio della pandemia, lo scenario economico è in continua evoluzione. Come ricordato nell'ultima edizione del rapporto annuale di Istat, il Paese è attraversato da elementi di vulnerabilità che si sono ampliati durante la pandemia – benché le misure di policy adottate siano state importanti – e rischiano di aggravarsi ulteriormente con l'accelerazione dell'inflazione, che ha indotto una nuova e altrettanto significativa risposta di politica economica;

    2) l'inflazione in Italia segna +11,6 per cento a dicembre 2022, stando ai dati definitivi sull'indice nazionale dei prezzi al consumo diffusi dall'Istat a dicembre 2022. Il dato su base annua registra un lieve calo rispetto al +11,8 per cento del mese precedente, mentre è in aumento dello 0,3 per cento su base mensile. In media, l'inflazione italiana nel 2022 è cresciuta del +8,1 per cento, un aumento significativo se confrontato con il +1,9 per cento registrato nel 2021. Si tratta della crescita media annua più alta degli ultimi 37 anni: bisogna infatti risalire al 1985, quando si toccò il 9,2 per cento, per trovare un aumento del dato inflazionistico più ampio di quello osservato nell'anno appena concluso;

    3) come rivelato dall'Istat, questo rialzo è dovuto principalmente a causa dell'andamento dei prezzi dei beni energetici (+50,9 per cento in media d'anno nel 2022, a fronte del +14,1 per cento del 2021). Al netto di questi beni, nell'anno che si chiude la crescita dei prezzi al consumo è pari a +4,1 per cento (da +0,8 per cento del 2021); in base alle stime, l'inflazione acquisita per il 2023 è pari al 5,1 per cento, molto più alta di quella osservata per il 2022, quando fu pari a +1,8 per cento;

    4) sebbene nello scenario internazionale di fine anno si sia registrata una decelerazione delle spinte inflazionistiche innescata dall'orientamento restrittivo della politica monetaria nei principali Paesi europei e dalla moderazione dei prezzi dei prodotti energetici, l'inflazione in Italia al +8,1 per cento ha significato un aumento del costo della vita nel 2022 pari a 2.219 euro per una famiglia media, di cui oltre 500 euro solo sul carrello della spesa, ha spiegato di recente l'Unione nazionale consumatori;

    5) nel terzo trimestre 2022, sempre stando ai dati Istat più recenti, il potere d'acquisto delle famiglie è cresciuto rispetto ai tre mesi precedenti nonostante l'aumento del livello dei prezzi, mentre i consumi finali delle famiglie sono aumentati del 4,1 per cento, sostenuti anche dal ricorso delle famiglie ai risparmi accumulati. La propensione al risparmio è risultata, infatti, in calo di 1,9 punti percentuali rispetto ai tre mesi precedenti, raggiungendo livelli inferiori al periodo prepandemico;

    6) il «carrello della spesa» di dicembre, che sintetizza i prezzi dei beni alimentari per la cura della casa e della persona, ha segnato una marginale decelerazione (12,6 per cento da 12,7 per cento di novembre). Nello stesso mese, l'inflazione di fondo al netto degli energetici e degli alimentari freschi è accelerata (+5,8 per cento da 5,6 per cento) confermando la persistenza del fenomeno inflattivo;

    7) il segnale sull'andamento generale dei prezzi per l'anno in corso proviene dall'inflazione acquisita dell'indice generale che, per il 2023, continua a mostrare una dinamica crescente (+5,1 per cento), dando la misura della diffusione del fenomeno inflattivo tra le diverse tipologie di beni al consumo;

    8) come risulta dal report Istat pubblicato il 7 dicembre 2022, al 31 dicembre 2021 sono stati spesi 313 miliardi di euro per 23 milioni di prestazioni a favore di oltre 16 milioni di pensionati. Nel 2021 la spesa pensionistica è aumentata di 1,7 punti percentuali rispetto all'anno precedente (nel 2020 la variazione annua è stata di +2,3 punti percentuali) e rappresenta il 17,6 per cento del prodotto interno lordo (era il 18,5 per cento nel 2020 e il 16,7 per cento nel 2019). Dal 2000 al 2018 il rapporto tra spesa pensionistica e prodotto interno lordo non ha mai superato il 17 per cento, l'aumento registrato negli ultimi due anni è il risultato della contrazione del prodotto interno lordo come riflesso della pandemia (tavola 1 in allegato);

    9) complessivamente, il 59,1 per cento delle singole prestazioni pensionistiche è di importo inferiore ai 1.000 euro lordi mensili. Considerando che il 32,1 per cento dei pensionati riceve più di una prestazione, il reddito pensionistico complessivo – dato dalla somma degli importi delle singole prestazioni – è comunque inferiore a tale soglia per un terzo dei pensionati (32,8 per cento). Nel 2021, il valore mediano dell'importo annuo delle singole prestazioni pensionistiche è di 8.897 euro, vale a dire che la metà delle pensioni prese singolarmente non supera questo importo;

    10) forti differenze si rilevano con riferimento al genere, al territorio e alla tipologia di prestazione. Le donne sono la maggioranza sia tra i titolari di pensioni (55 per cento) sia tra i beneficiari (52 per cento), ma gli uomini percepiscono il 56 per cento dei redditi pensionistici. In media, l'importo di una pensione di una donna è più basso rispetto a quello riservato agli uomini per lo stesso tipo di pensione (11 mila contro 17 mila) e i redditi mediani percepiti dalle donne sono inferiori del 28 per cento rispetto a quelli degli uomini (14.529 contro 20.106 euro);

    11) in media, per l'anno 2021, secondo la rilevazione sulle forze di lavoro, i pensionati da lavoro che percepiscono anche un reddito da lavoro sono 444 mila, in deciso aumento rispetto al 2020 (+13,3 per cento). Il gruppo è composto principalmente da uomini (in oltre tre casi su quattro), da residenti nelle regioni settentrionali (in due casi su tre) e da lavoratori non dipendenti (l'86,3 per cento) dei casi);

    12) nel 2020, il reddito medio netto (esclusi i fitti figurativi) delle famiglie con pensionati è stimato in 33.543 euro (2.795 euro mensili), in lieve riduzione rispetto al 2019 sia in termini nominali (-0,8 per cento) che reali (-0,7 per cento) e, seppur di poco, superiore a quello delle famiglie senza pensionati (2.683 euro mensili) che subiscono una maggiore contrazione nei due anni (-1 per cento e -0,9 per cento rispettivamente in termini nominali e reali). La metà delle famiglie con pensionati ha un reddito netto inferiore ai 26.412 euro (2.201 euro mensili), valore mediano che scende a 22.995 euro nel Mezzogiorno, mentre si attesta intorno a 30.017 euro nel Centro e a 27.869 euro nel Nord;

    13) le famiglie con pensionati presentano un reddito mediano lievemente più basso rispetto a quello delle famiglie senza pensionati. Tale situazione, però, si inverte se si considera il reddito netto familiare equivalente, cioè includendo l'effetto delle economie di scala e rendendo comparabili i livelli di benessere tra famiglie di diversa composizione. Infatti, il valore mediano in termini equivalenti è pari a 18.885 euro per le famiglie con pensionati contro i 17.025 euro delle restanti famiglie. Il vantaggio comparativo è ulteriormente avvalorato dal rischio di povertà che è pari al 14,6 per cento per le famiglie con pensionati e quindi di 10 punti percentuali e mezzo inferiore a quello delle restanti famiglie. Ciò conferma l'importante ruolo di protezione economico-sociale che i trasferimenti pensionistici rivestono in ambito familiare;

    14) la presenza di un pensionato all'interno di nuclei familiari «vulnerabili» (genitori soli o famiglie in altra tipologia) riduce sensibilmente l'esposizione al rischio di povertà, rispettivamente dal 31,4 per cento al 15 per cento, e dal 33,9 per cento al 12,7 per cento;

    15) in conseguenza delle marcate differenze territoriali nei livelli di reddito medio e mediano, le famiglie di pensionati del Sud e delle isole presentano nel 2020 un'incidenza del rischio di povertà due volte superiore a quella delle famiglie residenti al Centro e più che doppia rispetto a quelle del Nord. Nel 2021, l'indice di grave deprivazione materiale (presenza di almeno quattro su nove segnali di deprivazione riferiti all'indicatore Europa 2020) mostra un'inversione di tendenza rispetto all'anno precedente in linea con il quadro socio-economico fotografato dall'indicatore di rischio di povertà (anno 2020): si attenua la situazione di svantaggio delle famiglie senza pensionati rispetto a quelle in cui sono inclusi;

    16) al fine di contrastare gli effetti negativi delle recenti vieppiù maggiori tensioni inflazionistiche, il Governo ha introdotto misure di revisione del cosiddetto meccanismo di indicizzazione o perequazione delle pensioni, un meccanismo di incremento annuale della rata pensionistica erogata dall'Inps, per adeguare l'importo della prestazione previdenziale all'aumento del costo della vita. L'aumento riconosciuto è basato sull'indice Istat dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati e ha l'obiettivo di non rendere i pensionati «più poveri» a causa dall'inflazione;

    17) a tale riguardo, si noti che, fino a prima della più recente cosiddetta riforma Fornero, la legge 23 dicembre 2000, n. 388, aveva suddiviso – a partire dal 1° gennaio 2001 – la perequazione in tre fasce all'interno del trattamento pensionistico complessivo del regime generale Inps e l'adeguamento veniva concesso in misura piena, cioè al 100 per cento per le pensioni fino a tre volte il trattamento minimo; scendeva al 90 per cento per le fasce di importo comprese tra tre e cinque volte il trattamento minimo; e ancora calava al 75 per cento per i trattamenti superiori a cinque volte il minimo; dal 1° gennaio 2012, il decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, come noto, ha introdotto un blocco temporaneo, nel biennio 2012-2013, dell'indicizzazione per le pensioni di importo superiore a tre volte il trattamento minimo di allora (ossia 1.405,11 euro nel 2011), rivisto poi parzialmente dal decreto-legge 21 maggio 2015, n. 65, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2015, n. 109, per rispondere ai rilievi della sentenza n. 70 del 2015 della Corte costituzionale. In quella sede era stata prevista una rivalutazione parziale anche degli assegni inferiori a sei volte il trattamento minimo, confermando il blocco totale di quelli superiori a tale soglia. La stessa Corte costituzionale, con la successiva sentenza n. 250 del 2017, ha riconosciuto legittimo il decreto-legge n. 65 citato, poiché «ha introdotto una nuova non irragionevole modulazione del meccanismo che sorregge la perequazione»;

    18) dal 1° gennaio 2014, poi, la legge 27 dicembre 2013, n. 147, ha introdotto un nuovo strumento perequativo che, abbandonando i criteri di progressività, ha optato per una rivalutazione unica applicata direttamente sull'importo complessivo del trattamento pensionistico. Il meccanismo ha previsto altresì indici di perequazione meno favorevoli per i trattamenti superiori a tre volte il trattamento minimo;

    19) la menzionata disciplina è rimasta in vigore, con limitate modifiche, sino al 31 dicembre 2021, allorché si è tornati ad una rivalutazione per scaglioni d'importo (cioè progressiva), che però, con la legge di bilancio 2023, è già tornata invero a calcolarsi sull'importo complessivo del trattamento per il biennio 2023-2024;

    20) in particolare, la legge 29 dicembre 2022, n. 197, all'articolo 1, comma 309, reca, per gli anni 2023-2024, una disciplina speciale in materia di indicizzazione dei trattamenti pensionistici (ivi compresi quelli di natura assistenziale), prevedendo, rispetto alla disciplina a regime, una perequazione in termini più restrittivi per i casi in cui il complesso dei trattamenti pensionistici di un soggetto sia superiore a quattro volte il trattamento minimo del regime generale Inps (la perequazione è riconosciuta nella misura del 100 per cento della variazione dell'indice del costo della vita) e confermando, per i casi in cui il valore complessivo sia pari o inferiore al suddetto quadruplo, il relativo criterio vigente a regime (la perequazione è riconosciuta in misura variabile da 85 a 32 punti percentuali);

    21) il successivo comma 310 prevede, per i trattamenti pensionistici (ivi compresi quelli di natura assistenziale) e in via aggiuntiva rispetto alla summenzionata perequazione automatica, un incremento transitorio – con riferimento esclusivo alle mensilità relative agli anni 2023 e 2024 – per i casi in cui il complesso dei trattamenti pensionistici di un soggetto sia pari o inferiore al trattamento minimo del regime generale Inps. Tale incremento è pari a 1,5 punti percentuali per l'anno 2023 – ovvero a 6,4 punti (in base alla modifica operata in sede di esame del provvedimento citato presso la Camera dei deputati, per i soggetti di età pari o superiore a 75 anni) – e a 2,7 punti per l'anno 2024, e la seconda percentuale non si somma alla prima; l'incremento per il 2024 si applica, dunque, sulla base di calcolo al netto del primo incremento (fermo restando il previo adeguamento della medesima base in virtù della perequazione automatica);

    22) nell'ambito della disciplina generale della perequazione, si fa riferimento (in via interpretativa) all'importo del trattamento minimo Inps nell'anno precedente a quello di applicazione della perequazione medesima, e gli incrementi a titolo di perequazione si basano sulla variazione dell'indice del costo della vita, decorrendo dal 1° gennaio dell'anno successivo a quello di riferimento. Più in particolare, la decorrenza dal 1° gennaio dell'anno successivo concerne sia l'incremento riconosciuto in base alla variazione dell'indice del costo della vita relativa all'anno precedente e provvisoriamente accertata, ai sensi dell'articolo 24, comma 5, della legge 28 febbraio 1986, n. 41, con decreto ministeriale (nel caso più recente, si veda il decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali del 10 novembre 2022), sia l'eventuale conguaglio, relativo alla differenza tra il valore – definitivamente accertato con il suddetto decreto – della variazione dell'indice relativo al penultimo anno precedente e il valore provvisoriamente accertato con il precedente decreto annuo. Tale eventuale conguaglio comprende il ricalcolo, in via retroattiva, dei ratei di pensione decorrenti dal 1° gennaio dell'anno precedente;

    23) riguardo alla giurisprudenza costituzionale in materia di perequazione, si noti che la Corte costituzionale con la già citata sentenza n. 70 del 2015 ha stabilito che: «L'interesse dei pensionati, in particolar modo di quelli titolari di trattamenti previdenziali modesti, è teso alla conservazione del potere di acquisto delle somme percepite, da cui deriva in modo consequenziale il diritto a una prestazione previdenziale adeguata»;

    24) la Corte costituzionale ha altresì più volte ammesso la legittimità di interventi legislativi che incidono sull'adeguamento degli importi dei trattamenti pensionistici, a condizione che vengano rispettati limiti di ragionevolezza e proporzionalità: in questa ottica, quindi, non riconoscere la rivalutazione automatica a trattamenti pensionistici superiori di un certo numero di volte il trattamento minimo Inps può tradursi quale misura di bilanciamento tra diritti di prestazione sociale ed equilibrio economico-finanziario;

    25) che sia necessaria «gradualità nell'attuazione dei valori costituzionali che imponga rilevanti oneri a carico del bilancio statale», come affermato dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 260 del 1990, appare un principio da tenere in debito conto soprattutto a seguito della riforma dell'articolo 81 della Costituzione e dell'approvazione della legge costituzionale 20 aprile 2012, n. 1, sull'introduzione del principio del pareggio di bilancio nella Carta costituzionale;

    26) in tal senso, il meccanismo di perequazione automatica delle pensioni va valutato alla luce degli orientamenti della giurisprudenza costituzionale secondo i quali se è vero che occorre assicurare una ragionevole corrispondenza tra dinamica delle pensioni e dinamica delle retribuzioni (si confronti Corte costituzionale, sentenze n. 226 del 1993 e n. 42 del 1993), è altrettanto vera l'esclusione di un diritto automatico e totalizzante alla rivalutazione del trattamento pensionistico, soprattutto quando tale diritto possa essere diversamente modulato, per fasce di reddito e limitato temporalmente;

    27) esemplare in questo senso è la sentenza n. 316 del 2010, secondo la quale «dal principio enunciato nell'articolo 38 della Costituzione non può farsi discendere, come conseguenza costituzionalmente necessitata, quella dell'adeguamento con cadenza annuale di tutti i trattamenti pensionistici. E ciò, soprattutto ove si consideri che le pensioni incise dalla norma impugnata, per il loro importo piuttosto elevato presentano margini di resistenza all'erosione determinata dal fenomeno inflattivo. L'esigenza di una rivalutazione sistematica del correlativo valore monetario è, dunque, per esse meno pressante di quanto non sia per quelle di più basso importo»;

    28) similmente, la sentenza della Corte costituzionale n. 234 del 2020, facendo riferimento anche a precedenti sentenze della stessa Corte di costituzionale, ha rilevato che il carattere parziale, per alcuni trattamenti pensionistici, della rivalutazione al costo della vita non costituisce, di per sé, una violazione del principio di adeguatezza dei trattamenti previdenziali (principio di cui all'articolo 38, secondo comma, della Costituzione) e che, nella valutazione del rispetto o meno (da parte di normative che presentino il suddetto effetto) di tale principio, sono fondamentali «la considerazione differenziata dei trattamenti di quiescenza in base al loro importo», nonché la sussistenza di una «motivazione sostenuta da valutazioni della situazione finanziaria basate su dati oggettivi, emergenti, ad esempio, dalle relazioni tecniche di accompagnamento delle misure legislative»;

    29) stante sin qui premesso, appare molto grave che, recentissimamente, sui cedolini delle pensioni di luglio 2023, la quattordicesima mensilità si sia come tradotta in un aumento delle pensioni minime, almeno nella percezione di chi scorre le voci. Migliaia di pensionati cui è già arrivato il cedolino contenente un'informazione palesemente sbagliata, infatti, sono stati indotti a pensare che il Governo abbia aumentato l'assegno di centinaia di euro;

    30) in particolare, la «svista» dell'Inps – denunciata dalla Cgil, che ha ricevuto centinaia di segnalazioni da parte dei propri iscritti – è apparsa sui cedolini del mese di luglio 2023, anticipatamente disponibili on line già a fine giugno 2023. Molti pensionati che ricevono il trattamento minimo hanno quindi ricevuto un cedolino che, rispetto a quello dell'anno 2022, riporta la dicitura «aumento pensioni basse 2023» per centinaia di euro e che, invero, come spiegato da una nota richiamata con asterisco nello stesso cedolino, altro non è che la quattordicesima mensilità ex legge 3 agosto 2007, n. 127;

    31) si noti che tale quattordicesima mensilità, pari ad un importo di 437 euro, è esattamente identica a quello dell'anno precedente ed è valida in virtù di una disposizione normativa vigente a favore dei pensionati, a determinate condizioni di reddito e a partire dai 64 anni, sin dal 2007 e non certo dalla legge di bilancio del Governo Meloni;

    32) si noti altresì che, poiché la dicitura «aumento delle pensioni basse 2023» è totalmente erronea, la disinformazione di cui sono stati oggetto molti pensionati è tale non solo per il mese di luglio 2023, ma ragionevolmente produttiva di un'aspettativa infondata per un paventato aumento dell'assegno pensionistico di pari a 437 euro anche per i restanti mesi di tutto l'anno 2023;

    33) l'Inps ha minimizzato l'«errore» e ha dichiarato che correggerà la dicitura,

impegna il Governo:

1) al fine di contrastare gli effetti negativi delle tensioni inflazionistiche, nel pieno ed effettivo rispetto del principio costituzionale di adeguatezza dei trattamenti previdenziali, e in ogni caso sulla base di un ragionevole bilanciamento dei valori costituzionali:

  a) ad adottare le iniziative di competenza, volte a prevedere che il trattamento minimo del regime generale Inps sia almeno pari a 1.000 euro nella misura netta;

  b) al fine di proseguire nel tentativo di attenuare l'impatto della tassazione attraverso la previsione di una detrazione dell'imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef) da applicare in misura progressiva, fino a determinate soglie, ai redditi derivanti da pensione, ad adottare le opportune iniziative di carattere normativo volte a riorganizzare e armonizzare le detrazioni per redditi da pensione, estendendo la misura di cui all'articolo 1, comma 2, capoverso lettera b), della legge 30 dicembre 2021, n. 234;

  c) ad adottare le opportune iniziative, anche di carattere normativo, volte alla definizione di un diverso indice per la rivalutazione delle pensioni, maggiormente rappresentativo della struttura dei consumi dei pensionati e volto a proteggere il potere d'acquisto del trattamento previdenziale degli stessi, tenendo conto delle sostanziali differenze che li caratterizzano con riferimento al genere, al territorio e alla tipologia di prestazione;

  d) a definire una revisione del meccanismo di indicizzazione che garantisca nel tempo l'altezza del trattamento pensionistico minimo, alla stregua delle risorse finanziarie attingibili e fatta salva la garanzia irrinunciabile delle esigenze minime di protezione della persona;

  e) a valutare l'opportunità di separazione contabile tra previdenza e assistenza, tra spesa per le pensioni maturate a fronte di contributi versati e spesa di pura assistenza, a tale scopo anche adottando le opportune iniziative di carattere normativo volte alla ricostituzione della commissione tecnica incaricata dello studio sulla classificazione e comparazione, a livello europeo e internazionale, della spesa pubblica nazionale per finalità previdenziali e assistenziale, di cui all'articolo 1, comma 475, della legge 27 dicembre 2019, n. 160;

  f) ad adottare con solerzia e tempestività ogni provvedimento opportuno affinché sia chiarito l'errore sui cedolini delle pensioni di luglio 2023 come riportato in premessa e sia esplicitato in modo inequivocabile che l'importo effettivo dell'aumento pensionistico 2023, previsto dal Governo Meloni, corrisponde a circa 8 euro per i pensionati sotto ai 75 anni e a poco più di 30 euro per gli over 75, cui al più si sommano gli arretrati dei primi sei mesi del 2023 liquidati nella pensione di luglio.
(1-00052) (Nuova formulazione) «Aiello, Francesco Silvestri, Barzotti, Carotenuto, Tucci, Torto, Dell'Olio, Carmina, Donno, Baldino, Fenu».

(27 gennaio 2023)

   La Camera,

   premesso che:

    1) il quadro normativo che regola il sistema previdenziale italiano è ispirato ed adeguato ai principi fondamentali incardinati nella Costituzione italiana;

    2) in particolare, l'articolo 38 della Carta costituzionale stabilisce che: «Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all'assistenza sociale. I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria. Gli inabili ed i minorati hanno diritto all'educazione e all'avviamento professionale. Ai compiti previsti in questo articolo provvedono organi ed istituti predisposti o integrati dallo Stato. L'assistenza privata è libera», riservando al legislatore l'importante compito di regolare tale materia;

    3) l'Unione europea è intervenuta sulla materia in oggetto relativamente alle attività e alla vigilanza degli enti pensionistici aziendali o professionali (direttiva 2016/2341/UE e 2003/41/CE), nonché sui requisiti minimi per accrescere la mobilità dei lavoratori tra Stati membri migliorando l'acquisizione e la salvaguardia di diritti pensionistici complementari (direttiva 2014/50/UE) e ha istituito l'Autorità europea di vigilanza – Autorità europea delle assicurazioni e delle pensioni aziendali e professionali – (regolamento n. 1094/2010/UE);

    4) dal 1992 in poi in Italia si è intervenuti con cadenza annuale sul sistema pensionistico nazionale che attualmente si basa sul criterio della ripartizione, ovvero i contributi che i lavoratori e le aziende versano agli enti di previdenza vengono utilizzati per pagare le pensioni di coloro che hanno lasciato l'attività lavorativa; per far fronte al pagamento delle pensioni future, dunque, non è previsto alcun accumulo di riserve finanziarie;

    5) le riforme strutturali sono state finalizzate al progressivo controllo della spesa pubblica per le pensioni in modo che non assuma dimensioni troppo elevate rispetto al prodotto interno lordo, all'istituzione di un sistema di previdenza complementare da affiancare a quello pubblico, all'introduzione di alcuni elementi di flessibilità in uscita dal mercato del lavoro utilizzando anche la previdenza complementare;

    6) il sistema previdenziale è da anni al centro delle attenzioni politiche e di interventi motivati in gran parte dalla necessità di dare attuazione alle prescrizioni europee o per far fronte a necessità di bilancio prodottesi nel corso degli anni a seguito dei cambiamenti della nostra società, come ad esempio la maggiore aspettativa di vita o il calo del flusso delle entrate contributive, quest'ultimo legato ad un aumento della disoccupazione e della denatalità. Denatalità che nel 2021 ha subito un ulteriore calo dell'1,1 per cento rispetto al 2020 e del 30,6 per cento rispetto al 2008;

    7) i dati Istat di dicembre 2022 in materia di previdenza attestano che nel 2021 in Italia risultavano 16.041.202 pensionati per un totale di 22.758.797 prestazioni previdenziali, ovvero una media di 1,4 pro capite. Mediamente il valore di una pensione annua si aggira intorno ai 13.753 euro, ovvero 10.985 euro per le donne e 17.136 euro per gli uomini;

    8) i pensionati al minimo risultano essere circa 3.674.259, dei quali più di 1 milione e mezzo percepiscono un valore pari o inferiore a 500 euro al mese, mentre il restante milione percepisce tra i 500 e i 1.000 euro al mese;

    9) il Governo Berlusconi, con la legge n. 448 del 2001, a decorrere dal 1° gennaio 2002, ha elevato gli importi delle pensioni minime a 1 milione di lire per tutte le persone con età superiore a 70 anni e con un reddito allora al di sotto di 13 milioni di lire, con la finalità di prevedere un aiuto concreto in favore delle fasce di popolazione più disagiate;

    10) disagio che oggi, dopo oltre 20 anni da quella riforma, molti pensionati sono tornati a vivere considerato l'aumento del costo della vita media, che, secondo i dati Istat, oggi è pari a circa 2.437 euro mensili, che si traducono per un single tra 1.200 e 1.700 euro al mese, mentre per una famiglia tra 2.200 e 2.700 euro al mese;

    11) la lettura di tali dati dovrebbe indurre ad un'attenta riflessione, perché significa che quasi 4 milioni di pensionati oggi vivono al di sotto della soglia di povertà;

    12) un primo, parziale, passo avanti in tal senso è stato compiuto con la legge di bilancio per l'anno 2023 che per le persone con più di 75 anni ha innalzato, per il medesimo anno, l'importo minimo delle pensioni a 600 euro mensili;

    13) presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, su iniziativa del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, sono stati avviati tavoli di confronto con le parti sociali al fine di impostare una riforma di sistema previdenziale;

    14) dal confronto con le associazioni sindacali sono già emersi vari aspetti, quali, ad esempio, l'accesso alla pensione ai 62 anni, colmare i vuoti di contribuzione conseguenti alla precarietà giovanile, valorizzare il lavoro delle donne all'interno delle famiglie con l'anticipo pensionistico per ogni figlio avuto, rendere strutturale «opzione donna» nella sua versione originale e ripristinare la rivalutazione delle pensioni colpite da più di 10 anni di blocco della perequazione;

    15) nella risoluzione al documento di economia e finanza approvata il 28 aprile 2023 dalla Camera dei deputati e dal Senato della Repubblica uno degli impegni prevede di valutare nell'ambito degli eventuali spazi di bilancio che si renderanno disponibili per la prossima manovra di bilancio un intervento in materia di innalzamento delle pensioni minime e delle pensioni di invalidità,

impegna il Governo:

1) a fornire ogni elemento utile in merito all'attuazione dell'innalzamento a 600 euro mensili dell'importo minimo delle pensioni per le persone ultrasettantacinquenni, previsto dall'articolo 1, comma 310, della legge di bilancio per il 2023 (legge 29 dicembre 2022, n. 197);

2) a valutare l'opportunità di adottare iniziative di competenza volte a prevedere, nell'arco della legislatura e compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, un adeguamento delle pensioni minime, dando priorità ai soggetti ritenuti più deboli;

3) a confermare come priorità del Governo la riforma del sistema pensionistico, con una sostanziale revisione in chiave di maggiore certezza e coordinamento interno fra le gestioni presenti nell'ordinamento vigente, proseguendo le attività dei tavoli tecnici istituiti presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, al fine di individuare obiettivi programmatici condivisi, tra i quali quello già segnalato di «quota 41» e «opzione donna» quali uscite anticipate dal lavoro;

4) a procedere con la valutazione dell'adozione di un metodo di monitoraggio della spesa pubblica, osservando il principio di separazione tra assistenza e previdenza, anche al fine di fugare voci allarmistiche sulla tenuta del sistema previdenziale italiano, monitorandone in modo oggettivo e scientifico la sostenibilità specie nel lungo periodo.
(1-00096) (Nuova formulazione) «Cattaneo, Rizzetto, Giaccone, Romano, Tenerini, Schifone, Nisini, Barelli, Coppo, Caparvi, Tassinari, Giovine, Giagoni, Arruzzolo, Malagola, Bagnasco, Mascaretti, Battilocchio, Volpi, Battistoni, Zurzolo, Benigni, Deborah Bergamini, Calderone, Cannizzaro, Cappellacci, Caroppo, Casasco, Cortelazzo, Dalla Chiesa, D'Attis, De Palma, Fascina, Gatta, Mangialavori, Marrocco, Mazzetti, Mulè, Nevi, Orsini, Nazario Pagano, Patriarca, Pella, Pittalis, Polidori, Rossello, Rubano, Paolo Emilio Russo, Saccani Jotti, Sala, Sorte, Squeri, Tosi».

(14 marzo 2023)

   La Camera,

   premesso che:

    1) le proiezioni di finanza pubblica per l'anno 2024 indicano un deficit tendenziale del 3,5 per cento e il mantenimento dell'obiettivo del 3,7 per cento del prodotto interno lordo produrrebbe uno «spazio di bilancio» di circa 0,2 punti di prodotto interno lordo, da destinare al Fondo per la riduzione della pressione fiscale, al finanziamento delle cosiddette «politiche invariate» a partire dal 2024 e alla continuazione del taglio della pressione fiscale nel 2025-2026 e concorrerà a una significativa revisione della spesa pubblica e a una maggiore intesa tra fisco e contribuente;

    2) sulla base di tali previsioni, i margini per il 2024 si attestano a soli 4,5 miliardi di euro;

    3) il 2022 si è caratterizzato per i marcati aumenti di prezzo, diffusi tra le voci di spesa, tra cui spiccano quelle dei beni energetici. L'inflazione al consumo ha raggiunto nel complesso del 2022 l'8,1 per cento (dall'1,9 del 2021), il valore più alto dal 1985. Nel 2023 l'inflazione dovrebbe ridursi molto gradualmente (al 7,0 per cento contro l'8,7 del 2022), per scendere ulteriormente nel 2024 intorno al 5 per cento. Un valore che rispetto alla media dell'ultimo decennio risulta ancora molto alto, riducendo ulteriormente il valore d'acquisto di salari, stipendi e pensioni;

    4) per i lavoratori e i pensionati le misure portate avanti dal Governo in questi primi mesi di legislatura si caratterizzano per un'accentuazione della precarizzazione del mercato del lavoro – dapprima con la reintroduzione dei «voucher lavoro» nella legge di bilancio per il 2023 e, ora, con il decreto-legge n. 48 del 2023 con una loro ulteriore estensione e con la sostanziale liberalizzazione del ricorso ai contratti a tempo determinato. Strumenti che colpiranno soprattutto i giovani e le donne, contribuendo a rendere sempre più incerto il futuro di tanti lavoratori, precarizzandone non solo la condizione economica, ma anche quella esistenziale e pregiudicandone ulteriormente il loro futuro previdenziale;

    5) sul piano del potere di acquisto di salari e pensioni, erosi dall'inflazione, l'azione del Governo si è caratterizzata per un'aprioristica contrarietà ad ogni forma di introduzione, anche sperimentale, dello strumento del salario minimo legale e dall'inerzia per quanto concerne la messa in campo di interventi per favorire i rinnovi dei contratti collettivi – in alcuni casi scaduti da molti anni –, con la conseguenza che, oltre a ridurre ulteriormente la quota di reddito dei lavoratori italiani, con il mancato adeguamento del montante contributivo generale, si finisce per incidere negativamente anche sulla stessa sostenibilità complessiva del sistema pensionistico;

    6) per quanto attiene più direttamente i temi previdenziali, va rilevato che, sulla base delle richiamate disponibilità finanziarie evidenziate dal documento di economia e finanza, si può considerare del tutto irrealistica la possibilità di interventi che possano portare alla cosiddetta «fuoriuscita dalla Fornero». Una delle principali promesse elettorali di alcune forze che sostengono il Governo. Al contrario, si è quasi azzerato l'istituto di «opzione donna», non solo nel 2023, ma anche per gli anni a venire. Una misura che, introdotta dall'allora Ministro Maroni con l'articolo 1, comma 9, della legge n. 243 del 2004, è sempre stata prorogata da tutti i Governi sino al 2022;

    7) uno dei profili che maggiormente rendono incerto e squilibrato il sistema previdenziale italiano è determinato dal progressivo invecchiamento della popolazione – conseguenza del costante calo delle nascite – e la contestuale diffusione di rapporti di lavoro precari e discontinui. Condizioni di lavoro che coinvolgono prioritariamente i giovani e le donne e che determineranno, se non si predisporranno gli opportuni interventi correttivi, l'ampliarsi della platea dei pensionati poveri, con trattamenti pensionistici inadeguati a garantire una qualità della vita dignitosa, così come previsto dall'articolo 38, secondo comma, della Costituzione;

    8) a riprova della sostanziale impossibilità di dare corso alla citata promessa elettorale in materia previdenziale, va ricordato il sostanziale stallo del confronto con le parti sociali su questo tema, il cui ultimo tavolo risale al 13 febbraio 2023 e, da ultimo, sostituito con un nuovo organismo tecnico, l'Osservatorio per il monitoraggio, la valutazione dell'impatto della spesa previdenziale e l'analisi delle politiche di revisione del sistema pensionistico;

    9) per di più, non può non essere evidenziato come il Governo in carica abbia utilizzato il settore previdenziale quale fonte di finanziamento di politiche fiscali più che discutibili, come nel caso della mancata indicizzazione delle pensioni medio-alte che, come ammesso dallo stesso Ministro dell'economia e delle finanze, ha comportato per il solo triennio 2023-2025 un taglio degli assegni pensionistici pari a 10 miliardi di euro e pari a 35,8 miliardi di euro fino al 2032. Secondo uno studio dello Spi Cgil, è stato calcolato che con il meccanismo di perequazione degli assegni pensionistici introdotto dalla legge di bilancio per il 2023 saranno 4,3 milioni, pari ad oltre un terzo degli 11,2 milioni delle pensioni di vecchiaia, a subire una decurtazione delle pensioni;

    10) le prestazioni del sistema pensionistico italiano vigenti al 31 dicembre 2021 sono risultate pari a 22.758.797, per un ammontare complessivo annuo di 313.003 milioni di euro, che corrisponde a un importo medio per prestazione di 13.753 euro. I beneficiari di prestazioni pensionistiche sono stati, sempre nell'anno 2021, pari a 16.098.748. Di questi, sebbene le donne rappresentino il 52 per cento, gli uomini percepiscono il 56 per cento dei redditi pensionistici: l'importo medio dei redditi percepiti dalle donne è, infatti, inferiore rispetto a quello degli uomini del 27 per cento (16.501 contro 22.598 euro);

    11) per quanto concerne la distribuzione in base agli importi degli assegni pensionistici si rileva che il 73,5 per cento del totale dei trattamenti ha importi inferiori a 1.500 euro lordi mensili e circa la metà di essi (8,6 milioni) ha importi compresi tra 500 e 1.000 euro mensili; le pensioni fino a 500 euro sono circa 5 milioni e costituiscono il 21,7 per cento del totale, mentre quelle tra 1.000 e 1.500 euro sono 3,3 milioni, pari al 14,3 per cento del totale. I restanti 6 milioni di pensioni (il 26,5 per cento del totale) superano i 1.500 euro lordi mensili;

    12) solo dal 2007, grazie ad una misura varata dall'allora Governo di centro-sinistra, i circa 5 milioni di pensionati che percepiscono trattamenti pensionistici non superiori a 500 euro mensili hanno potuto beneficiare della cosiddetta «quattordicesima». Un aiuto concreto e strutturale che ha rappresentato un sostegno importante per tanti pensionati con redditi molto bassi. Uno strumento molto importante anche perché tiene conto degli anni di contribuzione e veicola quindi l'importante messaggio per cui i contributi versati vengono comunque valorizzati, sia per determinare la misura della pensione, nel momento della liquidazione, sia successivamente, per determinare la misura del sostegno nel caso si sia maturata una pensione bassa. Uno strumento, quindi, che meriterebbe di essere riproposto aumentandone gli importi e la platea di applicazione;

    13) tra i tanti profili che caratterizzano e spesso condizionano il dibattito sul tema previdenziale vi è la questione della incidenza della spesa pensionistica rispetto al prodotto interno lordo, soprattutto in raffronto con la media dei Paesi dell'Unione europea. A tal proposito andrebbe ricordato come il dato italiano risulti ancora fortemente condizionato dal fatto che, da un lato, l'onere complessivo dei trattamenti pensionistici viene computato al lordo degli oneri fiscali – ovvero una partita di giro per il bilancio dello Stato –, dall'altro, dal fatto che ancora non si sia giunti ad applicare la doverosa distinzione e separazione dei due grandi capitoli della spesa previdenziale e di quella assistenziale;

    14) basti pensare che, secondo autorevoli studi, l'Italia, che viene indicata come avere una spesa pari al 16,5 per cento del prodotto interno lordo, contro una media europea del 12,4 per cento, in realtà, ha una spesa per le pensioni – comprensiva delle integrazioni al minimo, maggiorazioni sociali e gestione assistenziale per i dipendenti pubblici, che valgono 20,3 miliardi di euro – che è ammontata nel 2019 a 230,25 miliardi di euro, ovvero pari al 12,88 per cento del prodotto interno lordo;

    15) anche per quanto attiene ai profili fiscali, va sottolineato come nell'anno di imposta 2021, circa l'84 per cento della base imponibile dell'Irpef attiene a reddito da lavoro dipendente (e assimilati) e pensioni ed è, pertanto, necessario che eventuali ipotesi di riduzione del carico tributario siano finalizzate prioritariamente ai redditi bassi e medi compresi in tali categorie,

impegna il Governo:

1) ad adottare una nuova impostazione della politica di bilancio che metta al centro il tema del superamento dei divari sociali, avendo a riferimento, in particolare, la condizione di milioni di pensionati con trattamenti pensionistici al di sotto dei mille euro mensili;

2) a riprendere un serio e serrato confronto con le parti sociali, in vista della legge di bilancio per il 2024, per individuare le soluzioni più opportune per superare le attuali rigidità del sistema pensionistico, soprattutto in vista del progressivo e definitivo passaggio al metodo di calcolo contributivo, nonché per prevedere l'introduzione di una pensione di garanzia per i giovani lavoratori;

3) ad individuare le opportune risorse per ampliare gli importi e la platea dei beneficiari della cosiddetta «quattordicesima», introdotta ai sensi dell'articolo 5, commi da 1 a 4, del decreto-legge 2 luglio 2007, n. 81, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2007, n. 127;

4) ad adottare, sin dal primo provvedimento utile, le opportune iniziative volte a ripristinare l'istituto di «opzione donna» nei termini previgenti la legge di bilancio per il 2023;

5) a riconsiderare, nell'ambito del citato confronto con le parti sociali, l'esigenza di individuare le soluzioni più appropriate per delineare una puntuale contabilizzazione e separazione della spesa assistenziale e di quella previdenziale;

6) ad adottare le iniziative di competenza volte a ripristinare un meccanismo di perequazione degli assegni pensionistici all'andamento dell'inflazione che non penalizzi ulteriormente i trattamenti dei lavoratori che, avendo sempre contribuito regolarmente al finanziamento del sistema previdenziale, hanno avuto profili professionali o percorsi di carriera in base ai quali hanno maturato pensioni superiori a quattro volte il trattamento minimo Inps;

7) nell'ambito della delega per la riforma del sistema fiscale, a finalizzare eventuali riduzioni del carico tributario prioritariamente ai redditi di pensione e di lavoro dipendente e assimilati, a partire da quelli bassi e medi.
(1-00152) «Scotto, Guerra, Gribaudo, Fossi, Laus, Sarracino, Ghio».

(12 giugno 2023)

   La Camera,

   premesso che:

    1) il dato preliminare sull'inflazione per il mese di maggio 2023, comunicato dall'Istat, registra un aumento dello 0,3 per cento su base mensile e del 7,6 per cento su base annua, dopo che a dicembre 2022 l'inflazione segnava un +11,6 per cento su base annua;

    2) l'impatto dell'inflazione nel 2022, misurata dall'Ipca, è più ampio sulle famiglie con minore capacità di spesa +12,1 per cento che per quelle con maggiore capacità di spesa +7,2 per cento;

    3) da un recente studio della Fabi (Federazione autonoma bancari italiani) su dati della Banca d'Italia, riportata da vari organi di stampa, i soli depositi bancari delle famiglie sono passati da 1.163.465 miliardi di euro del dicembre 2021 a 1.149.194 miliardi di euro del marzo 2023, con una diminuzione di 14.271 miliardi euro;

    4) l'elevata inflazione incide pesantemente sul potere di acquisto e sull'accesso a servizi essenziali, in particolare di pensionati e lavoratori con redditi medio-bassi, che vedono consumarsi anche i loro risparmi;

    5) l'Inps ha pubblicato il 22 marzo 2023 il report sulle prestazioni pensionistiche aggiornate a gennaio 2023. Dai dati emerge una spesa complessiva di 231 miliardi di euro per le prestazioni erogate, in prevalenza pensioni di vecchiaia per il Nord Italia, dove si concentra il maggior numero di residenti del Paese. Gli importi arrivano in media 1.400 euro mensili, mentre l'età media dei pensionati è di 71,4 anni per gli uomini;

    6) a gennaio 2023, il pagamento delle pensioni 2023 pesa sulle casse dello Stato per ben 231 miliardi di euro, di cui 206,6 miliardi sostenuti dalle gestioni previdenziali e 24,4 miliardi da quelle assistenziali. In generale, le prestazioni erogate dall'Inps sono 17 milioni, di cui molte sono pensioni da vecchiaia, maturate da lavoro dipendente; al secondo posto si collocano quelle di tipo assistenziale, in particolare le pensioni di invalidità civile;

    7) il Nord Italia è caratterizzato da un numero di pensioni di vecchiaia e superstiti maggiore, seguito dal Centro e dal Mezzogiorno, mentre l'ordine si inverte per le pensioni di categoria, di invalidità previdenziale e per le prestazioni assistenziali. L'età media dei pensionati è di circa 71 anni, mentre l'assegno medio mensile varia da un minimo di 750 euro ad un massimo di circa 1456,71 euro;

    8) l'importo medio mensile della pensione di vecchiaia è di 1.359,53 euro, con un valore più elevato al Nord Italia (1.456,71 euro). Sempre dai dati emerge una distribuzione delle pensioni concentrata nelle classi basse;

    9) gli assegni vedono una ripartizione geografica: il 55,3 per cento viene erogato in Italia settentrionale (per la vecchiaia la percentuale passa al 60,2 per cento); il 24,3 per cento in Italia meridionale e Isole (per pensioni e assegni sociali la percentuale passa al 55,7 per cento); il 19,7 per cento in Italia centrale; lo 0,7 per cento a soggetti residenti all'estero;

    10) il 46,5 per cento delle pensioni è di natura assistenziale, circa il 6,1 per cento, con un importo complessivo delle pensioni pagate a gennaio 2023 di una spesa di 14,2 miliardi di euro. Le prestazioni di tipo assistenziale sono costituite per il 20,3 per cento da pensioni e assegni sociali, di cui il 37,5 per cento erogate a uomini; il restante 79,7 per cento delle prestazioni sono erogate ad invalidi civili sotto forma di pensione e/o indennità. Di cui: 612.405 sole pensioni; 1.807.182 sole indennità di accompagnamento; 98.193 pensioni e indennità di accompagnamento insieme, per un totale complessivo di 2.817.780 invalidi civili;

    11) nella distribuzione per classi di importo mensile delle pensioni, una forte concentrazione si riferisce alle classi basse: il 55,8 per cento delle pensioni ha un importo inferiore a 750 euro. Delle 9.883.267 pensioni con importo inferiore a 750 euro, il 43,1 per cento (4.272.173) beneficia di prestazioni legate a bassi redditi, come integrazioni al minimo, maggiorazioni sociali, pensioni e assegni sociali e pensioni di invalidità civile;

    12) le erogazioni pensionistiche dovrebbero garantire standard di vita adeguati e dignitosi, ma i dati dell'inflazione, gli elevati costi energetici e gli aumenti della spesa alimentare hanno reso evidente l'impossibilità di garantire standard di vita adeguati e dignitosi con gli attuali importi pensionistici minimi e hanno fortemente eroso il potere di acquisto della maggior parte dei pensionati;

    13) studi riferiscono che, per portare a 1.000 euro il reddito pensionistico di tutti i percettori di pensione minima, il costo della riforma sarebbe di circa 19,5 miliardi di euro. Aggiungendo i pensionati con un reddito fino a due volte il minimo (la maggior parte dei quali ha un reddito pensionistico inferiore a 1.000 euro) il conto sale a 31,2 miliardi di euro, da qui la necessità di prevedere un aumento graduale delle pensioni da portare fino a 1.000 euro netti entro la legislatura;

    14) tale aumento della spesa non considera le maggiori entrate che deriverebbero dal rigoroso contrasto all'evasione fiscale e contributiva, considerando che il tax gap sfiora i 100 miliardi di euro, come emerge dalla «Relazione sull'economia non osservata e sull'evasione fiscale e contributiva» del 2022;

    15) se i pensionati, in particolare quelli che percepiscono importi inferiori ai mille euro al mese, sono particolarmente esposti agli effetti dell'inflazione e al «caro vita»; si deve sempre rammentare che l'articolo 38 della Costituzione stabilisce l'impegno dello Stato a garantire mezzi adeguati alle loro esigenze di vita e che ad oggi si tratta di un principio costituzionale inattuato, ma che resta un obiettivo prioritario da perseguire,

impegna il Governo:

1) ad adottare iniziative volte a provvedere, già a partire dal disegno di legge di bilancio per il 2024, all'aumento graduale, comunque entro il termine della legislatura, delle pensioni che risultano sotto la soglia di povertà, attraverso il potenziamento e l'allargamento della cosiddetta quattordicesima, anche prevedendo la riduzione del prelievo fiscale su tali assegni pensionistici, non solo per contrastare gli effetti dell'inflazione ma anche per garantire l'attuazione di quanto previsto dall'articolo 38 della Costituzione;

2) ad assumere le opportune iniziative al fine della stabilizzazione ed estensione alle persone ultrasessantacinquenni dell'importo minimo recato dall'articolo 1, comma 310, della legge n. 197 del 2022;

3) ad adottare le necessarie iniziative al fine di prevedere che l'indice di rivalutazione automatica delle pensioni sia applicato nella misura del 100 per cento per le fasce di importo dei trattamenti pensionistici fino a sei volte il trattamento minimo Inps;

4) ad attivarsi, attraverso il massimo coinvolgimento delle parti sociali, per la predisposizione di una riforma organica del sistema previdenziale che garantisca un'adeguata copertura previdenziale ai giovani, oggi preda di bassi stipendi e lavori precari, e che contenga criteri di maggiore equità e solidarietà interna al sistema stesso, anche in riferimento alla separazione contabile tra previdenza e assistenza e anche attraverso l'istituzione di una pensione contributiva di garanzia;

5) a un rigoroso e deciso contrasto all'evasione contributiva e all'adozione di iniziative volte a destinare, nell'ambito dell'eventuale riduzione del carico fiscale, prioritariamente tale riduzione ai redditi da pensione e da lavoro dipendente con redditi medio-bassi, compensando tale intervento tramite i maggiori introiti derivanti dall'introduzione di un'imposta ordinaria sostitutiva sui grandi patrimoni.
(1-00153) «Mari, Zanella, Grimaldi, Bonelli, Borrelli, Dori, Evi, Fratoianni, Ghirra, Piccolotti, Zaratti».

(12 giugno 2023)

   La Camera,

   premesso che:

    1) l'articolo 38 della Costituzione dispone che «Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all'assistenza sociale. I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria. Gli inabili ed i minorati hanno diritto all'educazione e all'avviamento professionale. Ai compiti previsti in questo articolo provvedono organi ed istituti predisposti o integrati dallo Stato. L'assistenza privata è libera»;

    2) le prestazioni pensionistiche erogate dallo Stato dovrebbero quindi essere adeguate e garantire ad ogni cittadino un livello di vita dignitoso, che renda possibile almeno il soddisfacimento dei bisogni primari costituzionalmente garantiti;

    3) nel nostro Paese, il sistema pensionistico pubblico è strutturato secondo il criterio della ripartizione; i contributi che i lavoratori e le aziende versano agli enti di previdenza vengono utilizzati per pagare le pensioni di coloro che hanno lasciato l'attività lavorativa; per far fronte al pagamento delle pensioni future, dunque, non è previsto alcun accumulo di riserve finanziarie. È evidente che in un sistema così organizzato, il flusso delle entrate (rappresentato dai contributi) deve essere in equilibrio con l'ammontare delle uscite (le pensioni pagate) ma l'Italia combatte su due fronti una grande battaglia: l'invecchiamento della popolazione e il calo della natalità, che non permettono il raggiungimento di tale equilibrio; per superare queste criticità, nel corso degli ultimi trent'anni il sistema previdenziale italiano è stato interessato da riforme strutturali finalizzate al progressivo controllo della spesa pubblica per pensioni;

    4) la legge n. 197 del 2022 (legge di bilancio 2023) ha introdotto, in via sperimentale, «Quota 103» (62 anni e 41 anni di contributi entro il 2023). A differenza delle vecchie combinazioni («Quota 100» e «Quota 102») la «Quota 103» è accompagnata da un tetto alla misura del trattamento pensionistico erogabile: il quintuplo del valore lordo mensile del trattamento minimo fino al raggiungimento dell'età pensionabile;

    5) è stata inoltre prorogata al 2023 l'ape sociale, introdotta una nuova rivalutazione con percentuali più alte per le pensioni fino a 4 volte il minimo e percentuali ridotte per gli assegni più alti e, infine, stabilito un incremento transitorio delle pensioni minime a 600 euro nel 2023 solo per gli over 75;

    6) «opzione donna», introdotta dalla legge Maroni nel 2004 e prorogata fino al 2022, è stata modificata nell'ultima legge di bilancio: possono accedervi solo le lavoratrici che abbiano maturato, entro il 31 dicembre 2022, una anzianità contributiva pari a 35 anni di contributi con 60 anni di età (con sconto di 1 anno per 1 figlio, 2 anni con 2 figli o più), ma solo se rientrano in tre specifici profili di tutela: a) caregivers; b) in possesso di una invalidità civile almeno al 74 per cento; c) lavoratrici licenziate o dipendenti da aziende in crisi;

    7) nel biennio 2022-2023 l'età legale per il pensionamento di vecchiaia è di 67 anni e per le pensioni anticipate «standard» di 42 anni e 10 mesi per gli uomini e di 41 anni e 10 mesi per le donne. Sia per le pensioni di vecchiaia sia per quelle anticipate il requisito rimane congelato fino al 2026; per ciò che concerne l'assegno sociale il requisito di età nel biennio 2022-2023 è di 67 anni;

    8) secondo il rapporto Inps «Monitoraggio dei flussi di pensionamento» del 26 aprile 2023, in tutte le gestioni, ad eccezione degli assegni sociali, si registra un numero più basso di liquidazioni di pensioni nel primo trimestre del 2023 rispetto al primo trimestre del 2022: emerge che tra gennaio e marzo 2023 complessivamente sono stati erogati 174.610 trattamenti, meno rispetto allo stesso periodo del 2022. Dall'analisi degli indicatori statistici si osserva che il rapporto tra le pensioni di invalidità e quelle di vecchiaia nel primo trimestre 2023 è leggermente più basso di quello registrato nell'anno 2022 e pari al 19 per cento; in particolare, tutte le gestioni presentano una diminuzione, eccetto la gestione dei dipendenti pubblici per cui tale rapporto aumenta di 2 punti percentuali; inoltre, le pensioni anticipate rispetto a quelle di vecchiaia per il totale delle gestioni rimangono invariate nel primo trimestre 2023 rispetto all'anno 2022, attestandosi al 21 per cento in più rispetto a quelle di vecchiaia; la percentuale delle pensioni femminili su quelle maschili presenta nel primo trimestre 2023 un valore inferiore a quello del 2022 attestandosi al 118 per cento (128 per cento nel 2022). Infine, a livello territoriale, il peso percentuale delle pensioni liquidate a residenti nel Nord Italia resta il medesimo (49 per cento nel 2022 e 50 per cento nel primo trimestre 2023);

    9) secondo i dati dell'Osservatorio sulle pensioni dell'Inps del 22 marzo 2023, relativi al 2022, sono 17,7 milioni le pensioni erogate dall'Inps al 1° gennaio 2023: le pensioni di natura assistenziale sono 4.033.210 (il 22,8 per cento, che assorbe il 10,6 per cento della spesa complessiva), mentre quelle strettamente previdenziali sono 13.685.475 (il 77,2 per cento). Il costo complessivo degli assegni liquidati è di 231 miliardi di euro: 206,6 miliardi sostenuti dalle gestioni previdenziali e 24,4 miliardi riconducibili all'assistenza; più di 9,8 milioni di pensioni, ovvero più della metà dei trattamenti Inps vigenti al 1° gennaio 2023, sono sotto i 750 euro mensili;

    10) il calo della natalità e l'invecchiamento della popolazione sta portando al continuo peggioramento di un indicatore, il cosiddetto «tasso standardizzato di pensionamento». Secondo i rapporti Istat sulle condizioni di vita dei pensionati, nel 2018 c'erano 259 pensionati ogni mille abitanti in Italia, nel 2019 erano 260, nel 2020, 263 e nel 2021, 267. In rapporto alla popolazione dunque ci sono sempre più pensionati, e in base alle previsioni le cose sono destinate a peggiorare nel medio e lungo termine;

    11) nel contesto europeo, l'Italia resta tra i Paesi con la più bassa natalità, soprattutto nell'ultimo decennio, nonostante salga l'aspettativa di vita, che si attesta su una media di oltre ottanta anni. Il saldo naturale, che è il parametro utilizzato dall'Istat per registrare incrementi o decrementi, mette in relazione il numero dei nati con il numero dei morti in Italia ed evidenzia dunque un costante invecchiamento della popolazione italiana. Con sempre più evidenza si dimostra che le cause dell'invecchiamento e del calo delle nascite risiedono nella carenza di misure a sostegno della famiglia e, nello specifico, delle madri lavoratrici: è necessario intervenire in modo consistente per rendere conciliabile il lavoro delle donne, indispensabile per il bilancio familiare, con l'educazione dei figli e gli altri impegni all'interno della famiglia. La dimostrazione che la soluzione del problema siano gli interventi a sostegno delle madri lavoratrici sono i Paesi nordici e la Francia che, con le politiche familiari attuate negli ultimi anni, hanno ora tassi di crescita più alti;

    12) dalla lettura dei dati dell'Osservatorio dell'Inps sui flussi di pensione 2022, pubblicato il 26 gennaio 2023, emerge che ci sono più pensionate donne rispetto agli uomini. 779.791 è il numero delle nuove pensioni erogate nel corso del 2022 dall'Inps, tra cui troviamo 437.596 donne e 342.195 uomini. Tuttavia, non accenna a diminuire il divario di genere, dato che le donne percepiscono mensilmente una media del 30 per cento di meno rispetto agli uomini. Nel 2022 gli uomini, in media, hanno ricevuto 1.381 euro, mentre le donne 976 euro, una differenza del 29,32 per cento; nel primo trimestre 2023 l'importo medio delle pensioni liquidate è di 1.111 euro al mese. Per gli uomini l'assegno risulta in media di 1357 euro mentre per le donne si scende a 904 euro: il 33,38 per cento in meno. Su tale differenza impattano molto alcuni fattori come il gap retributivo, che da sempre penalizza le donne, le carriere lavorative discontinue, con alcuni periodi di interruzione per l'assistenza dei familiari e minori progressioni di carriera;

    13) sempre secondo il monitoraggio Inps, nel 2022 le pensioni che sono state liquidate con «opzione donna» hanno registrato un aumento di oltre il 15 per cento rispetto all'anno precedente, e hanno raggiunto quota 24.451. Sono state 9.538 le donne che hanno deciso di avvalersi della misura prima dei 59 anni; più della metà degli assegni che sono stati liquidati (12.280) alle donne beneficiarie dell'opzione ha un valore inferiore a 1000 euro;

    14) nel mese di dicembre 2022, l'Istat ha stimato che l'indice nazionale dei prezzi al consumo per l'intera collettività (Nic), al lordo dei tabacchi, sia aumentato dello 0,3 per cento su base mensile e dell'11,6 per cento su base annua. Più recentemente, Istat ha comunicato che nel mese di maggio 2023 l'indice nazionale dei prezzi al consumo per l'intera collettività (al lordo dei tabacchi) ha registrato un aumento dello 0,3 per cento su base mensile e un incremento del 7,6 per cento su base annua (da +8,2 per cento del mese precedente). I citati dati dell'inflazione, gli elevati costi energetici e gli aumenti della spesa alimentare hanno reso evidente l'impossibilità di garantire standard di vita adeguati e dignitosi con gli attuali importi pensionistici minimi e hanno fortemente eroso il potere di acquisto della maggior parte dei pensionati;

    15) presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, su iniziativa del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, è stato avviato un «cantiere pensioni» al fine di impostare una riforma di sistema previdenziale;

    16) dal confronto con le associazioni sindacali sono già emersi vari aspetti quali, ad esempio, l'accesso alla pensione ai 62 anni, colmare i vuoti di contribuzione conseguenti alla precarietà giovanile, valorizzare il lavoro delle donne all'interno delle famiglie con l'anticipo pensionistico per ogni figlio avuto, rendere strutturale «opzione donna» nella sua versione originale e ripristinare la rivalutazione delle pensioni colpite da più di 10 anni di blocco della perequazione,

impegna il Governo:

1) ad adottare, già nel prossimo disegno di legge di bilancio, compatibilmente con le risorse finanziarie a disposizione, iniziative dirette ad aumentare progressivamente l'importo delle pensioni minime;

2) ad individuare eventuali ulteriori risorse economiche che possano prevedere un incremento progressivo delle pensioni minime, considerando prioritariamente i soggetti più deboli sulla base di parametri anagrafici e di reddito;

3) a valutare di adottare iniziative di competenza dirette a riformare organicamente il sistema previdenziale, in accordo con le parti sociali, con lo scopo di favorire le coperture pensionistiche per i più giovani che si trovano ad affrontare un futuro lavorativo incerto, caratterizzato da precarietà, anche tramite il potenziamento delle agevolazioni per accedere a fondi pensione integrativi;

4) a valutare di adottare iniziative normative dirette a contrastare il divario pensionistico di genere con il ripristino del meccanismo «opzione donna» come definito antecedentemente alla legge di bilancio per il 2023;

5) a valutare di adottare iniziative di competenza per le lavoratrici madri, compatibilmente con le risorse finanziarie a disposizione, al fine di prevedere benefìci previdenziali consistenti in una riduzione dell'età pensionabile pari ad un anno per ogni figlio nato, fino ad un massimo di cinque anni.
(1-00157) «Gebhard, Schullian, Manes, Soumahoro».

(16 giugno 2023)

MOZIONI IN MATERIA DI EMERGENZA ABITATIVA

   La Camera,

   premesso che:

    1) la pandemia da Covid-19 ha aggravato un'emergenza abitativa cresciuta enormemente negli anni della crisi economica coinvolgendo fasce sempre più ampie di popolazione. Molte persone in Italia sono prive di una soluzione abitativa adeguata, molti sono i giovani che non riescono ad avere accesso ad abitazioni a canoni compatibili con l'ammontare del loro reddito, molte persone, tra cui bambini e ragazzi, vivono in case sovraffollate ed energicamente inefficienti;

    2) le diseguaglianze presenti sono bene evidenziate dai dati del Forum disuguaglianze e diversità: le stime pre-Covid, oggi certamente peggiorate, indicano in 650 mila le domande di alloggi Erp in attesa nelle graduatorie dei comuni, in 100 mila le nuove unità di edilizia sociale necessarie a corrispondere al fabbisogno. Sono 50 mila le sentenze di sfratto, con un aumento del 57 per cento in 10 anni (dal 2006 al 2016), di cui la quota di quelli per morosità incolpevole è passata dal 75 all'89 per cento. Il tasso di sovraffollamento delle abitazioni, misurato a livello europeo, è fra 2 e 3 volte quello dei principali paesi UE-15 e presenta un grave divario Nord-Sud. Le famiglie in condizioni di povertà energetica rappresentano l'8,8 per cento del totale, con una forte varianza territoriale, demografica e di genere, che vede maggiormente colpito il Mezzogiorno e più vulnerabili le famiglie più numerose, quelle il cui capofamiglia è relativamente più giovane (sino a 35 anni) e le donne. Quasi 300 mila persone sono a rischio di perdita dell'abitazione per alluvioni o eventi idrogeologici; mentre 21 milioni di persone vivono in aree a elevato rischio sismico spesso con abitazioni inadatte a reggere il rischio. Nelle aree più disagiate, si stima in circa 80 mila alloggi il patrimonio pubblico e privato che richiede interventi per la riqualificazione e successiva assegnazione a coloro che ne abbiano bisogno;

    3) in questo contesto, l'altra urgenza, quella climatica, si intreccia con il tema della rigenerazione delle città e del patrimonio residenziale esistente, con la necessità di dare una risposta al fenomeno crescente della povertà energetica e di contenere l'aumento delle bollette aggravato dall'aumento dei costi dell'energia e del gas, che rischiano di colpire soprattutto le fasce sociali più deboli, che vivono in case vecchie, sovraffollate, inefficienti dal punto di vista energetico e insicure da quello sismico;

    4) esiste una domanda ancora molto forte nel nostro Paese di edilizia residenziale pubblica, necessaria per dare risposta alle situazioni di disagio più gravi, dove l'impossibilità di avere una casa si somma spesso a situazioni di difficoltà economica, mancanza di occupazione, emarginazione sociale, povertà alimentare e educativa; ma esiste anche una domanda di edilizia sociale per categorie sociali che proprio in assenza di un ancoraggio abitativo rischiano di scivolare in un'area di precarietà e fragilità economica anche a causa del costo stesso dell'abitazione;

    5) l'obiettivo di una casa dignitosa, sicura e socievole è quindi un tassello imprescindibile per uno sviluppo più equo e che sani disuguaglianze non più accettabili, per riqualificare le periferie, offrire prospettive di autonomia ai giovani, assicurare una vita dignitosa agli anziani, costruire un rapporto migliore tra cittadini e istituzioni; tale impostazione è riconosciuta anche a livello europeo, da ultimo con la risoluzione (2019/2187(INI)) approvata dal Parlamento europeo il 21 gennaio 2021, che conferma come l'accesso a un alloggio adeguato costituisca un diritto fondamentale e una condizione preliminare per l'esercizio di altri diritti fondamentali, nonché per condurre una vita in condizioni rispettose della dignità umana;

    6) per far fronte all'emergenza abitativa, nel corso della XVIII legislatura sono state adottate varie misure, tra cui alcune forme di esenzione dall'imposta di registro e dalle imposte ipotecaria e catastale per l'acquisto della prima casa per i giovani sotto i trentasei anni di età, l'incremento della dotazione del Fondo di garanzia per la prima casa per l'anno 2022, il bonus affitto per i giovani, la proroga fino al 31 dicembre 2022 delle agevolazioni per la rinegoziazione di mutui ipotecari per l'acquisto «prima casa», oggetto di procedure esecutive. Sempre nel corso della XVIII legislatura sono stati adottati il rafforzamento del Fondo nazionale per il sostegno all'accesso alle abitazioni in locazione, con un incremento di risorse di 160 milioni di euro per l'anno 2020 e di ulteriori 160 milioni di euro per l'anno 2021, e l'incremento del Fondo inquilini morosi incolpevoli, successivamente azzerati dalla legge di bilancio per il 2023;

    7) in tema di sfratti, in considerazione dell'emergenza sanitaria da Covid-19 sono state adottate misure straordinarie, derogatorie delle vigenti normative nell'ambito delle locazioni uso abitativo e, contestualmente, in considerazione delle suddette misure, è stata prevista l'esenzione totale dell'Imu 2021 per i proprietari che possiedono immobili concessi in locazione su cui gravano procedimenti di sfratti sospesi a causa dell'emergenza Covid (articolo 4-ter, del decreto-legge n. 73 del 2021);

    8) anche il Pnrr contiene misure rilevanti che possono concorrere a dare una risposta al bisogno abitativo; il rifinanziamento con 14 miliardi del superbonus per la riqualificazione del patrimonio abitativo esistente; il Programma innovativo nazionale per la qualità dell'abitare (PinQua); i Piani urbani integrati dedicati alle città metropolitane, finanziati con lo strumento del Fondo dei fondi gestito dalla Bei, per la rigenerazione urbana finalizzata a promuovere l'inclusione sociale e combattere le forme di vulnerabilità, attivando risorse e finanziamenti privati;

    9) la questione abitativa si incrocia anche con il tema strategico della rigenerazione integrata dei quartieri di edilizia residenziale pubblica (Erp), dove per affrontare il grave problema dell'emarginazione sociale e garantire condizioni di vita dignitose e sicure risulta prioritario raggiungere i segmenti obiettivi: l'aumento della disponibilità di alloggi attraverso il recupero del patrimonio inutilizzato, la sostenibilità finanziaria degli interventi di recupero e gestione dell'edilizia pubblica, la riqualificazione integrata degli edifici e dello spazio pubblico con particolare attenzione alla mobilità dolce, alla dotazione di verde pubblico e all'incremento della permeabilità dei suoli, la dotazione di servizi pubblici di qualità e alti standard ambientali. Lo stesso vale per le operazioni, vere, di social housing che si stanno sviluppando nelle città, riqualificando parti di città, senza comportare nuovo spreco di suolo ma rigenerando aree dismesse e degradate, a volte anche simbolicamente rilevanti come le aree sottratte alla criminalità organizzata, spesso attraverso l'apporto della cooperazione e la realizzazione di obiettivi di miglioramento ambientale e sociale che si estendono al quartiere, rafforzando quel welfare di comunità che è sempre più parte integrante delle politiche per l'abitare;

    10) in tale contesto le comunità energetiche rappresentano oggi una grande opportunità permettendo ai cittadini di essere consumatori dell'energia da loro autoprodotta, contribuendo alla riqualificazione diffusa del patrimonio edilizio esistente e contrastando situazioni di povertà energetica. Anche per questo è fondamentale che strumenti come i bonus edilizi siano dispiegati pienamente in operazioni, di questo tipo, garantendo la giusta durata temporale e la necessità primaria di perseguire finalità ambientali e sociali. Occorre pertanto valorizzare azioni di riqualificazione edilizia che puntino a prestazioni energetiche avanzate, criteri ambientali minimi nelle costruzioni, legalità e sicurezza nei cantieri per concorrere anche a un'evoluzione virtuosa del settore delle costruzioni;

    11) secondo gli ultimi dati Istat, quindi pre-pandemia, in Italia, il livello di urbanizzazione nel 2011 è pari al 6,7 per cento dell'intero territorio nazionale e in dieci anni la variazione della superficie delle località su base nazionale è stata dell'8,7 per cento, pari ad oltre 1.600 chilometri quadrati. Inoltre, in molti dei principali centri urbani, il suolo urbanizzato è cresciuto a tal punto da saturare lo spazio disponibile per i nuovi insediamenti che, invece, si diffondono nei territori immediatamente circostanti dei comuni di prima e seconda corona. Per quanto riguarda il periodo post-pandemia, da una prima analisi degli ultimi dati Istat su base comunale relativi al saldo migratorio interno, cioè ai trasferimenti di residenza da e per un altro comune in rapporto alla popolazione residente, sembrerebbe emergere una fotografia che mette in luce un movimento di allontanamento dalle grandi città verso centri minori ma ben collegati, di cui ancora non si conosce il carattere strutturale o contingente;

    12) la pandemia, durante la quale sono aumentate le richieste di più elevati standard edilizi abitativi e lavorativi, ha inoltre fatto emergere quanto sia ancor più complesso coniugare la crescita delle città, con il contenimento del consumo di suolo fisso all'obiettivo finale del consumo 0 per il 2050;

    13) sempre citando il rapporto Istat del 2017, gli attuali studi sulle città europee sono ormai concordi nel considerare finito il periodo dell'espansione urbana, sostenendo la necessità di un nuovo approccio orientato alla densificazione (o ridensificazione) e al recupero di aree urbane non utilizzate o male utilizzate, senza prevedere ulteriore consumo di suolo. Nonostante queste indicazioni e la consapevolezza che il continuo incremento di territorio reso edificabile comporti costi ingenti per la collettività e un forte impatto sulla qualità dell'ambiente, lo sprawl (descritto dall'Agenzia europea dell'ambiente come un modello fisico di espansione a bassa densità delle grandi aree urbane a scapito delle aree agricole e uso misto del territorio e delle periferie, con rischio di innalzamento delle spese pubbliche per la fornitura di servizi e un maggior utilizzo di mezzi privati) si è progressivamente andato affermando come forma di urbanizzazione prevalente in Italia, amplificando il consumo del suolo (Istat 2016) potenzialmente destinabile ad altri usi o con diversa vocazione;

    14) la diffusa mobilitazione messa in campo in questi mesi in molte città italiane dagli studenti ha posto con forza il tema del diritto allo studio e del rapporto con adeguate politiche della casa; in particolare, la carenza di alloggi universitari e il problema crescente del caro affitti si sommano al fenomeno degli affitti brevi che, se non correttamente regolamentati, rappresentano un fattore distorsivo del mercato abitativo, soprattutto nelle città maggiormente interessate dai flussi turistici;

    15) si rende quindi necessario attivare risorse, nazionali e europee, per mettere in campo una nuova stagione delle politiche abitative con strumenti e soluzioni adeguate alla natura del bisogno emergente, con una visione di sistema e una forte assunzione di responsabilità pubblica nel costruire risposte organiche, capaci di corrispondere non solo al bisogno «fisico» di casa ma insieme a quello di inclusione sociale, emancipazione dei soggetti fragili, creazione di welfare di comunità radicato sul territorio e contribuire alla grande sfida della sostenibilità ambientale;

    16) emerge inoltre la necessità di migliorare gli strumenti necessari a far incrociare domanda e offerta di case, in grado di rispondere a un bisogno molto articolato e certamente anche molto diverso dal passato; occorre aumentare la disponibilità di alloggi a canone sociale, affrontare nell'immediato l'emergenza abitativa e la graduazione degli sfratti, coniugando le legittime esigenze dei proprietari, specie quelli piccoli che dall'affitto di una casa di proprietà traggono una parte di reddito fondamentale per il sostentamento della propria famiglia, con un bisogno di case in affitto a prezzi accessibili, anche attraverso strumenti efficaci di sostegno alla locazione per gli inquilini, rifinanziare i fondi dedicati e intervenendo sui meccanismi di trasferimento e assegnazione della risorse stanziate; sviluppare soluzioni di cohousing e di collaborazione intergenerazionale, strumenti di incentivazione all'utilizzo del patrimonio abitativo privato, che rappresenta la stragrande maggioranza nel nostro Paese,

impegna il Governo:

1) ad adottare iniziative di competenza volte a rifinanziare con risorse adeguate, nel primo provvedimento utile, il Fondo per il sostegno all'affitto e il Fondo per la morosità incolpevole per sostenere la locazione dei soggetti in condizioni di particolare difficoltà, ottimizzando i tempi e i meccanismi di trasferimento e assegnazione delle risorse stanziate;

2) ad adottare e promuovere politiche pubbliche organiche per la casa, sostenute da una legge quadro sull'edilizia residenziale pubblica e l'edilizia sociale e da adeguate risorse pluriennali, al fine di incrementare significativamente l'offerta di alloggi a canone sociale;

3) ad adottare iniziative al fine di prevedere un sostegno diretto agli enti pubblici, anche attraverso una revisione dell'attuale regime di tassazione che equipara il patrimonio Erp all'edilizia privata, nonché la possibilità di attrarre investimenti privati mediante incentivi e semplificazioni per promuovere specifici programmi di rigenerazione urbana, anche con interventi complessi di demolizione e ricostruzione che privilegino interventi di densificazione urbana per il miglioramento dei servizi pubblici allo scopo di perseguire il «saldo zero» del consumo di suolo, la possibilità di cessione agli enti locali di una quota dei nuovi alloggi, proporzionale agli incentivi goduti, finalizzata al soddisfacimento della domanda abitativa debole e alla coesione sociale;

4) a promuovere il coordinamento dei livelli territoriali coinvolti (Stato, regioni, comuni) per rigenerare il patrimonio pubblico dismesso, i beni confiscati alla criminalità organizzata e le aree demaniali ormai privi delle funzioni originarie e, in alcuni casi, giunti ad uno stato di degrado o di abbandono, al fine di offrire soluzioni utili a fronteggiare l'emergenza abitativa;

5) a garantire il rispetto degli obiettivi previsti dalla missione 5 del Pnrr, al fine di realizzare gli interventi di rigenerazione urbana volti a dare risposta al disagio abitativo e a ridurre situazioni di emarginazione e degrado sociale;

6) a potenziare l'offerta di edilizia residenziale universitaria pubblica, prioritariamente attraverso operazioni di recupero del patrimonio edilizio esistente, utilizzando le risorse previste dal Pnrr, anche al fine di assicurare il pieno riconoscimento del diritto allo studio;

7) ad adottare iniziative di competenza volte a prevedere una più efficace regolazione degli affitti brevi, attraverso una legge nazionale di regolamentazione delle piattaforme turistiche che riconosca il ruolo essenziale degli enti locali nel definire strategie adeguate alla specificità dei contesti di riferimento, così da valorizzare il patrimonio artistico e culturale e salvaguardare l'assetto urbanistico delle città;

8) ad adottare iniziative idonee in materia di locazione abitativa, sia in termini di incentivi e aiuti ai locatari, sia di ristoro ai proprietari che accettino di rinegoziare i canoni e di accompagnare con misure adeguate l'esecuzione dello sfratto, anche garantendo il passaggio da casa a casa alle famiglie sfrattate, e a promuovere la sottoscrizione di appositi protocolli di programmazione delle esecuzioni degli sfratti, mediante l'istituzione di cabine di regia territoriali coordinate dalle prefetture che permettano e facilitino la gradualità delle esecuzioni al fine di contenere l'emergenza ed evitare conflitti sociali;

9) ad adottare iniziative al fine di prevedere incentivi fiscali per la rinegoziazione dei canoni di locazione ed una loro diminuzione per prevenire le difficoltà e criticità che provocano la morosità incolpevole, nonché l'introduzione di norme, anche procedurali, che prevedano esplicitamente la rinegoziazione dei canoni d'affitto in presenza di determinati elementi oggettivi e soggettivi, che possano essere valutati dal giudice in sede di contenzioso;

10) ad adottare iniziative al fine di prevedere la riduzione dal 10 per cento al 4 per cento dell'Iva applicata sui canoni di locazione di edilizia convenzionata o in qualsiasi modo agevolata;

11) ad adottare iniziative al fine di prevedere un'estensione e un ulteriore rafforzamento delle misure di sostegno all'acquisto della prima casa e della detrazione sui canoni pagati dagli inquilini con redditi inferiori ai 30 mila euro, ampliando la misura attualmente prevista;

12) a istituire una banca dati del patrimonio alloggiativo degradato pubblico e privato, da finalizzare ad un uso in tempi brevi per le gravi emergenze alloggiative, con particolare riferimento alle disponibilità immediata degli enti previdenziali e degli altri enti pubblici o con forme di partecipazione, controllo pubblico o vigilanza pubblica, anche sostenendo l'azione dei comuni per l'affitto o acquisto di alloggi da assegnare prioritariamente ai soggetti colpiti da provvedimenti di sfratto sulla base di una graduatoria definita dall'indicatore della situazione economica (Isee);

13) ad adottare iniziative per prevedere una revisione del regime della cedolare secca prevista per contratti di locazione a canone libero, al fine di assicurare che il beneficio fiscale riconosciuto al proprietario si traduca in una effettiva sostenibilità della locazione da parte dell'inquilino;

14) a monitorare e sostenere l'utilizzo del superbonus 110 per cento e degli altri incentivi fiscali da parte degli enti proprietari e di gestione dell'edilizia residenziale pubblica, valutando l'opportunità di una proroga dei termini per la realizzazione degli interventi e prevedendo una stabilizzazione degli incentivi fiscali, anche in misura ridotta, al fine di consentire la programmazione di investimenti di riqualificazione energetica sul patrimonio abitativo pubblico e privato finalizzato al recupero e alla messa a disposizione in tempi rapidi di alloggi attualmente inagibili e inutilizzati;

15) a sostenere lo sviluppo delle comunità energetiche rinnovabili e solidali, attraverso la rapida emanazione dei provvedimenti attuativi previsti dalla legislazione vigente, come strumento di contrasto ai crescenti fenomeni di povertà energetica;

16) a sostenere e valorizzare il contributo della cooperazione sociale e delle cooperative a proprietà indivisa, anche alla luce del loro potenziale in termini di innovazione sociale e di contributo alla calibrazione dei prezzi degli alloggi;

17) ad adottare iniziative per ripristinare e sostenere l'Osservatorio nazionale della condizione abitativa (Osca) presso il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, già previsto dall'articolo 12 della legge n. 431 del 1998.
(1-00003) (Nuova formulazione) «Braga, Serracchiani, Provenzano, Morassut, Fornaro, Roggiani, Ferrari, Vaccari, Malavasi, Scarpa, Carè, Amendola, Simiani, Gribaudo, Manzi, Furfaro, Ciani, Ghio».

(7 novembre 2022)

   La Camera,

   premesso che:

    1) la diminuzione del potere di acquisto conseguente alla crisi economica, aggravatasi con la pandemia e, da ultimo, con il conflitto in atto in Ucraina, ha acuito il problema dell'affordability, ossia delle spese per l'accesso all'abitazione che, diventando sempre più onerose, pesano gravemente sui bilanci familiari;

    2) una famiglia su quattro ha avuto, negli ultimi anni, difficoltà a pagare l'affitto (si tratta in prevalenza di nuclei familiari fragili composti da persone di età compresa tra i 45 e i 64 anni, con figli), percentuale che ha superato il 40 per cento nel 2021, come confermato dall'indagine straordinaria sulle famiglie italiane (Isf) condotta dalla Banca d'Italia;

    3) pur non essendo disponibili stime sedimentate sull'entità complessiva delle forme di disagio abitativo presenti in Italia, un interessante quadro informativo su alcune delle principali dimensioni della disuguaglianza abitativa in Italia è offerto dalla relazione presentata dal Gruppo di lavoro sulle politiche per la casa e l'emergenza abitativa, costituito con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali n. 124 del 6 luglio 2022;

    4) i dati presentati evidenziano e confermano che nel nostro Paese il tema della casa rappresenti un ambito di grande criticità per una buona parte della popolazione e che alcune condizioni sociali o di fragilità siano estremamente correlate alla possibilità di vivere in condizioni precarie, alle difficoltà di mantenere il proprio alloggio o alla capacità di superare una condizione di emergenza abitativa;

    5) l'affitto è più diffuso tra le famiglie meno abbienti. Nel quinto di famiglie più povero (quelle cioè con un reddito equivalente inferiore al primo quintile), la percentuale di quelle in affitto è pari al 31,8 per cento;

    6) tale valore scende al 24,5 per cento nel secondo quinto, rimanendo al di sopra della media nazionale. La percentuale si riduce all'11,3 per cento tra le famiglie più benestanti (quelle che appartengono all'ultimo quinto di reddito equivalente). A vivere in affitto sono le famiglie di più recente costituzione, il 47,8 per cento delle persone sole con meno di 35 anni e il 39,9 per cento delle giovani coppie senza figli (quando la donna ha meno di 35 anni di età). Percentuali elevate si osservano anche tra le persone sole di 35-64 anni (33,2 per cento), tra le famiglie monogenitore con figli minori (30,8 per cento) e tra quelle con almeno tre minori (33,7 per cento). Vive, infine, in questa condizione il 35,5 per cento delle famiglie in cui il principale percettore di reddito è disoccupato e il 68,5 per cento delle famiglie con stranieri (quota che sale al 73,8 per cento per le famiglie composte da soli stranieri, dove poco più di una famiglia su 10 vive in una casa di proprietà);

    7) anche l'incidenza di povertà assoluta è maggiore tra le famiglie che vivono in affitto. Nel 2021, le oltre 889 mila famiglie povere in affitto corrispondono al 45,3 per cento di tutte le famiglie povere, con un'incidenza di povertà assoluta pari al 18,5 per cento contro il 4,3 per cento di quelle che vivono in abitazioni di proprietà, con valori che raggiungono il 22,4 per cento per le famiglie in affitto residenti nel Mezzogiorno;

    8) il canone di locazione rappresenta la voce di spesa più rilevante, arrivando a quasi un terzo del reddito (27,9 per cento), valore superiore anche a quello delle famiglie proprietarie con mutuo al lordo della quota in conto capitale (21,1 per cento). Quasi 2 milioni e 500 mila famiglie (9,9 per cento del totale) si trovano inoltre in condizioni di sovraccarico, ovvero con una quota di spese per l'abitazione sul reddito disponibile uguale o superiore al 40 per cento (dati Gruppo lavoro Mlps 2022);

    9) il disagio abitativo è una condizione di malessere sociale legata alla qualità dell'alloggio – per la quale manca una definizione univoca nel nostro ordinamento giuridico – che riguarda, in Italia, circa 1,5 milioni di famiglie italiane (dati di Federcasa e della società Nomisma Spa);

    10) nel corso del 2021, il 6,2 per cento delle famiglie riferiscono di essersi trovate almeno una volta in arretrato con il pagamento delle spese per le utenze domestiche, e il 9,4 per cento con l'affitto;

    11) i territori che esprimono un maggiore disagio per l'elevata incidenza del canone pagato sul reddito sono, con riferimento alle ripartizioni territoriali, il Nord-Ovest e, a seguire, il Sud e le Isole, mentre, per dimensione, i comuni più popolosi insieme a quelli meno popolosi (rispettivamente oltre i 200.000 abitanti e con meno di 20.000 abitanti);

    12) le ricerche condotte confermano, da un lato, che l'emergenza sanitaria ha inasprito ulteriormente la già drammatica situazione del disagio abitativo e, dall'altro, che non sono stati programmati interventi seri e strutturali per farvi fronte;

    13) occorre considerare che il disagio e l'emergenza abitativa affliggono sia ceti a reddito molto basso o nullo, per i quali gli alloggi di edilizia residenziale pubblica o sociale sono in numero insufficiente, sia gli individui o i nuclei familiari svantaggiati che hanno un reddito troppo alto per vedersi assegnare una «casa popolare» ma troppo basso per poter accedere alle locazioni del libero mercato;

    14) il non avere un alloggio e l'essere esclusi dalla possibilità di disporne sono tra le forme più estreme di povertà e di deprivazione. La «deprivazione abitativa» – uno degli indicatori utilizzati dall'Unione europea per calcolare il numero di persone a rischio di povertà o di esclusione sociale – in Italia riguarda il 5 per cento della popolazione, a fronte del 4 per cento medio dei Paesi europei;

    15) in tale contesto occorre considerare anche la questione, non marginale, dell'esclusione abitativa grave, riferita alle cosiddette «popolazioni speciali», ovvero le popolazioni elusive costituite da persone senza tetto, senza fissa dimora o che vivono nei campi attrezzati e negli insediamenti spontanei;

    16) la Costituzione italiana – a differenza di altri Stati europei quali il Belgio, il Portogallo, la Spagna e la Svezia – non riconosce espressamente il diritto all'abitazione. Tuttavia, quest'ultimo è desumibile da diverse disposizioni costituzionali, in quanto l'abitazione costituisce il presupposto per la realizzazione dell'eguaglianza sostanziale tra cittadini, ma anche per l'esercizio di diritti e libertà costituzionalmente riconosciuti, tra i quali la libertà di domicilio, i diritti della famiglia, il diritto alla salute e il diritto al lavoro;

    17) la Corte costituzionale ha riconosciuto l'esistenza di tale diritto a partire dalla fine degli anni '80, qualificandolo come «diritto sociale fondamentale» e annoverandolo «fra i diritti inviolabili (...) di cui all'articolo 2 della Costituzione» (confronta sentenze n. 404 del 1988, n. 166 del 2008 e n. 209 del 9 luglio 2009). Tuttavia, ha sottolineato che il diritto all'abitazione, come tutti i diritti sociali, è «finanziariamente condizionato» e dunque tende ad essere realizzato in proporzione alle risorse della collettività (sentenza n. 252 del 1989);

    18) il diritto all'abitazione è espressamente previsto dalla Carta sociale europea e, nel testo revisionato nel 1996, per garantirne l'effettivo esercizio, gli Stati firmatari «s'impegnano a prendere misure destinate», tra l'altro, «a favorire l'accesso ad un'abitazione di livello sufficiente», a «prevenire e ridurre lo status di “senza tetto” in vista di eliminarlo gradualmente» e a «rendere il costo dell'abitazione accessibile alle persone che non dispongono di risorse sufficienti»;

    19) il diritto all'abitazione è altresì previsto dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, all'articolo 34, paragrafo 3, nel quale si prevede che l'Unione «riconosce e rispetta il diritto (...) all'assistenza abitativa», al fine di «garantire un'esistenza dignitosa a tutti coloro che non dispongano di risorse sufficienti»;

    20) nell'ambito della dimensione europea si è assistito a un crescente interesse per il tema del diritto all'abitazione, attraverso l'elaborazione di specifici atti volti a garantirne l'effettività, come, ad esempio, la Carta europea degli alloggi, approvata il 26 aprile 2006 dall'intergruppo Urban logement del Parlamento europeo, la risoluzione del Parlamento europeo 2006/2108/(INI) sugli alloggi e la politica regionale e, da ultimo, la risoluzione (2019/2187(INI)) approvata dal Parlamento europeo il 21 gennaio 2021, che conferma come l'accesso a un alloggio adeguato costituisca un diritto fondamentale e una condizione preliminare per l'esercizio di altri diritti fondamentali, nonché per condurre una vita in condizioni rispettose della dignità umana;

    21) dello stesso tenore anche la giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione europea (causa n. C-34/13 – sentenza del 10 settembre 2014) che configura il diritto all'abitazione come diritto fondamentale da comprendere nell'ambito delle politiche di inclusione sociale, oggetto di competenza concorrente dell'Unione e degli Stati membri;

    22) certamente una nuova lettura «forte» del diritto all'abitazione, inteso come posizione soggettiva avente un «contenuto essenziale», secondo l'accezione invalsa in ambito europeo, consentirebbe un radicale cambiamento di approccio delle tradizionali politiche abitative, anche nell'ottica di un welfare integrato, nel quale il contrasto della povertà abitativa possa rappresentare l'anello da cui partire per sostenere e favorire l'accesso all'istruzione, alla formazione e all'occupazione;

    23) in materia di politiche abitative, le due linee lungo le quali è intervenuto il legislatore italiano in questi anni si sono mostrate del tutto carenti e poco lungimiranti. La prima è quella rivolta all'incremento del numero delle abitazioni disponibili, tramite la realizzazione di un sistema di edilizia residenziale pubblica. Nonostante, a partire dalle misure volte all'attuazione del piano decennale di edilizia residenziale previsto dalla legge n. 457 del 1978, siano stati approvati numerosi provvedimenti normativi e disposti diversi stanziamenti per l'edilizia residenziale pubblica e convenzionata, la condizione di disagio abitativo non ha trovato una soluzione accettabile ed è destinata ad aggravarsi;

    24) il settore soffre, ancora oggi, di una cronica carenza di alloggi da destinare ai ceti meno abbienti o a categorie disagiate o fragili. A tale riguardo è necessario e urgente definire una programmazione nazionale pluriennale di contrasto all'emergenza abitativa, sostenuta da adeguate risorse economiche;

    25) quanto sopra presuppone una attenta ricognizione presso ogni regione, dello stato di tutti gli interventi programmati, della corretta utilizzazione delle risorse con l'obiettivo di accelerare con ogni strumento possibile la realizzazione e/o il completamento degli alloggi di edilizia residenziale pubblica ancora in corso, nonché definire la programmazione in tempi certi di quelli da realizzare con le risorse che risulteranno ancora disponibili a seguito della ricognizione;

    26) la seconda linea tracciata dal legislatore italiano è quella vertente sulla tutela della parte debole nei rapporti contrattuali di diritto privato, a cominciare dal rapporto di locazione. In quest'ultimo ambito si collocano due importanti strumenti utilizzati a livello nazionale per le politiche abitative, ovvero il fondo per il sostegno all'accesso alle abitazioni in locazione, istituito dalla legge 9 dicembre 1998, n. 431, e il fondo destinato agli inquilini morosi incolpevoli, di cui alla legge 28 ottobre 2013, n. 124, gestito dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti. Entrambi sono stati incrementati nel corso della XVIII legislatura, da ultimo ad opera del cosiddetto decreto «aiuti» (decreto-legge n. 50 del 2022) che ha assegnato al fondo nazionale per il sostegno all'accesso alle abitazioni in locazione una dotazione di 100 milioni di euro per il 2022;

    27) a partire dall'assegnazione delle somme, relative all'anno 2019 – consentendo alle regioni di poter riallocare sul fondo per il sostegno all'accesso alle abitazioni in locazione le risorse non utilizzate della dotazione del fondo destinato agli inquilini morosi incolpevoli – si è sostanzialmente prodotta un'unificazione delle risorse della dotazione dei due fondi con la precipua finalità di attuare misure uniche per la riduzione del disagio abitativo;

    28) negli anni, si è riscontrato che entrambi i predetti fondi non hanno funzionato in modo adeguato, come si può rilevare, tra l'altro, dall'indagine effettuata dalla Corte dei conti sull'utilizzo degli stessi per il periodo dal 2014 al 2020 (deliberazione 3 agosto 2020, n. 9/2020/G);

    29) diverse sono le disfunzioni e le distorsioni che le due misure presentano e sulle quali la stessa Corte dei conti si è soffermata: il non corretto assolvimento delle procedure per il riparto delle risorse, che ha contribuito a un loro impiego non del tutto efficiente; la inadeguatezza di un'attività di monitoraggio circa la gestione dei fondi e lo stato di utilizzo delle risorse ripartite tra le regioni; il mancato o parziale trasferimento delle risorse agli enti locali; le difficoltà di accesso e di erogazione del contributo da parte dei cittadini, soprattutto con riferimento al fondo destinato agli inquilini morosi incolpevoli;

    30) nel raccogliere le citate raccomandazioni della Corte dei conti, appare quanto mai opportuno un profondo ripensamento delle modalità con le quali provvedere all'erogazione delle risorse economiche da mettere a disposizione di un settore, come quello in esame, che esprime un fabbisogno molto elevato;

    31) secondo gli studi di settore, il fabbisogno abitativo ammonta oggi a circa 500/600 mila alloggi e le risorse economiche periodicamente stanziate – attraverso il trasferimento di fondi ai comuni – non sono state allineate all'interno di una strategia sistematica e strutturata;

    32) la frammentazione dei soggetti pubblici che operano nel campo dell'offerta di alloggi di edilizia residenziale pubblica non ha consentito di approntare una programmazione nazionale pluriennale di contrasto all'emergenza abitativa, rendendo difficile anche l'interlocuzione con le istituzioni europee nell'accesso alle risorse in materia di rigenerazione urbana, housing sociale, co-housing, co-living, transizione ecologica e contrasto alla povertà energetica;

    33) appare chiaro che, per invertire questa tendenza, occorra, in primis, intervenire con un programma nazionale, adeguatamente finanziato, che supporti gli enti territoriali nella pianificazione e realizzazione, in una visione pluriennale, degli alloggi sociali necessari a fronteggiare in modo strutturale e risolutivo il disagio e l'emergenza abitativa;

    34) occorre, altresì, accompagnare tale misura con interventi di recupero e di riqualificazione del patrimonio edilizio pubblico esistente o inutilizzato, favorendo il risparmio energetico e l'offerta di servizi integrati e innovativi per i cittadini, rifunzionalizzando gli spazi e gli immobili pubblici e privati, in un'ottica di ottimizzazione e razionalizzazione dell'utilizzo delle risorse disponibili, nel rispetto del principio europeo Dnsh e dell'obiettivo finale dell'azzeramento del consumo di suolo al 2050;

    35) è, altresì, auspicabile che vengano rafforzate le misure volte a valorizzare le migliaia di beni immobili che ogni anno lo Stato confisca alla mafia, affinché siano riutilizzati per fini sociali o, laddove possibile, per uso abitativo nell'ambito dell'offerta abitativa pubblica;

    36) occorre, inoltre, attuare una strategia appropriata che, muovendo dalla complessiva ricognizione del patrimonio edilizio abusivo, faciliti gli interventi di demolizione di opere abusive eseguite da privati in assenza o totale difformità dal permesso di costruzione ovvero, accertata la sussistenza di tutti i requisiti necessari, ne consenta l'acquisizione conservativa al patrimonio indisponibile del comune al fine di recuperare aree ed edifici per fini di pubblico interesse, tra cui anche l'eventuale destinazione ad alloggi di edilizia sociale;

    37) sulla scia di quanto già fatto nel corso della XVIII legislatura, con l'introduzione nell'ordinamento italiano dello strumento del cosiddetto superbonus 110 per cento, è auspicabile un intervento normativo che consenta di riorganizzare e rendere strutturale il sistema delle detrazioni fiscali in materia edilizia, così da rendere tali misure più accessibili per il contribuente e garantire, da un lato, la tutela dell'ambiente, attraverso l'incremento dell'efficienza energetica e la riduzione del rischio sismico delle abitazioni, dall'altro il riconoscimento in favore dei meno abbienti di misure per agevolare la riqualificazione edilizia delle proprie abitazioni, in particolar modo attraverso il meccanismo dello sconto in fattura che consente anche ai ceti sociali più fragili di migliorare la qualità e l'impatto energetico della propria abitazione;

    38) occorre, inoltre, promuovere e sostenere processi di partecipazione sociale, cooperativistica e di «lavoro di comunità», quali le comunità energetiche rinnovabili, capaci di ridurre le disuguaglianze territoriali in un'ottica solidale ed egualitaria e di contrastare l'emarginazione e il degrado sociale;

    39) nell'ambito delle politiche di sviluppo territoriale appare altresì necessario prevedere appositi contributi e incentivi di carattere assistenziale e sociale volti ad invertire il declino infrastrutturale e demografico proprio dei piccoli borghi, soprattutto se situati nelle aree interne del nostro Paese, dove peraltro la popolazione è mediamente più anziana, al fine di favorirne il ripopolamento e contestualmente allentare la pressione antropica sui grandi centri urbani. In linea con la strategia nazionale per le aree interne, è necessario accompagnare tali misure con progetti che consentano di potenziare servizi e infrastrutture sociali di comunità e facilitare la realizzazione di contesti abitativi e residenziali dove siano disponibili o facilmente accessibili servizi sanitari di base e servizi di supporto alla vita quotidiana anche per le persone anziane;

    40) da ultimo, il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), nell'ambito della missione 5, ha previsto specifici investimenti in progetti di rigenerazione urbana, volti a ridurre situazioni di emarginazione e degrado sociale, in programmi urbanistici partecipati, finalizzati al miglioramento di ampie aree urbane degradate, nella realizzazione di nuove strutture di edilizia residenziale pubblica, mediante il programma innovativo della qualità dell'abitare (PinQua) per ridurre le difficoltà abitative, con particolare riferimento al patrimonio pubblico esistente, e alla riqualificazione delle aree degradate, puntando principalmente sull'innovazione verde e sulla sostenibilità,

impegna il Governo:

1) nell'ambito degli interventi di pianificazione e programmazione delle politiche abitative, ad adottare le iniziative di competenza, anche normative, finalizzate:

  a) a prevedere e dare attuazione in tempi certi ad un programma nazionale pluriennale di edilizia residenziale pubblica a consumo di suolo zero, adeguatamente finanziato, che consenta di far fronte in modo sistematico e risolutivo alla grave situazione di disagio ed emergenza abitativa dovuta alla carenza di alloggi;

  b) a dare attuazione alle misure previste nell'ambito della missione 5 del Piano nazionale di ripresa e resilienza, in modo da garantire il coordinamento degli investimenti in progetti di rigenerazione urbana volti a ridurre situazioni di emarginazione e degrado sociale, con l'obiettivo di accompagnare all'edilizia residenziale pubblica la creazione di spazi e/o servizi culturali e socioassistenziali in grado di migliorare l'inclusione e la qualità della vita dei cittadini destinatari di tali interventi;

  c) ad effettuare una ricognizione delle risorse stanziate con le leggi in materia di edilizia residenziale pubblica, e rimaste ad oggi inutilizzate, accertando le cause dell'eventuale mancata utilizzazione, e ad assicurare il reimpiego immediato degli importi eventualmente residui per far fronte alla carenza di alloggi a canone sociale;

  d) a prevedere interventi sostitutivi, anche tramite la nomina di commissari ad acta, per tutti i programmi finalizzati all'edilizia sociale nei casi di conclamata inadempienza degli accordi di programma o delle intese da parte degli enti coinvolti, al fine di rimuovere le inerzie accertate e dare nuovo e risolutivo impulso ai procedimenti in corso per definirli o destinare le risorse ancora disponibili a nuovi programmi;

2) ad adottare iniziative per prevedere una complessiva ricognizione del patrimonio edilizio esistente, comprensivo del patrimonio in stato di degrado, ivi incluso il patrimonio industriale dismesso suscettibile di riconversione all'edilizia residenziale pubblica, al fine di perseguire una corretta pianificazione dell'offerta abitativa;

3) ad adottare iniziative per ripristinare l'istituzione, presso il Ministro delle infrastrutture, dell'Osservatorio nazionale della condizione abitativa, già previsto dalla legge n. 431 del 1998, con il compito di effettuare la raccolta dei dati nonché il monitoraggio permanente della situazione abitativa a livello nazionale;

4) ad adottare iniziative per introdurre misure di monitoraggio e sostegno all'utilizzo del «Superbonus 110 per cento» per gli interventi effettuati da Iacp ed enti equivalenti, nonché a garantire la continuità dei bonus edilizi nell'ambito di una strategia di lungo termine nello stanziamento delle risorse pubbliche, prevedendo l'introduzione di meccanismi premiali che tengano in debita considerazione, insieme al livello socio-economico degli interessati, le caratteristiche tecniche degli interventi sotto i seguenti profili: efficientamento energetico dell'edificio; utilizzo di materiali riciclati o provenienti da filiere rinnovabili, quali quelli di origine vegetale; abbattimento delle barriere architettoniche; previsione di installazione di sistemi di produzione energetica da fonti rinnovabili; messa in sicurezza sismica dell'edificio;

5) ad adottare iniziative per definire una normativa quadro sull'edilizia residenziale pubblica e sociale che definisca i livelli essenziali del servizio abitativo, in linea con la normativa europea sul diritto all'abitazione inteso come posizione soggettiva avente un «contenuto essenziale»;

6) ad adottare le iniziative di competenza per introdurre meccanismi che consentano di garantire il criterio della rotazione nell'assegnazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica mediante il monitoraggio periodico circa la sussistenza dei presupposti e delle condizioni che legittimano la permanenza delle assegnazioni, prevedendo procedure semplificate di rilascio dell'alloggio da parte di terzi che risultino occupanti senza titolo;

7) nell'ambito delle misure volte al contrasto del disagio abitativo, ad adottare iniziative normative finalizzate:

  a) a prevedere un aumento e una razionalizzazione delle risorse relative al fondo nazionale per il sostegno all'accesso alle abitazioni in locazione e a quello per la morosità incolpevole, individuando modalità procedurali atte a rendere più agevole l'erogazione delle risorse nei confronti dei soggetti aventi diritto (prevedendo anche l'erogazione diretta in favore dei proprietari degli immobili dati in locazione) non solo con tempi contenuti e certi ma anche con criteri omogenei che assicurino, quanto più possibile, livelli essenziali e uniformi delle prestazioni;

  b) a prevedere l'istituzione di un fondo nazionale di garanzia per la locazione di immobili abitativi in favore di alcune categorie di soggetti o nuclei familiari come, ad esempio, giovani coppie, genitori separati o divorziati con figli – minorenni, maggiorenni disabili o non economicamente indipendenti – al fine di consentire un più agevole accesso al mercato delle locazioni per tutti quei soggetti che non abbiano possibilità di fornire idonee garanzie in ordine alla propria solidità economica e futura solvibilità;

  c) a definire incentivi fiscali per la rinegoziazione dei canoni di locazione ed una loro diminuzione per prevenire le difficoltà e criticità connesse alla morosità incolpevole;

  d) a valutare l'opportunità di prevedere la riduzione dell'Iva applicata sui canoni di locazione di edilizia convenzionata o in qualsiasi modo agevolata, attualmente pari al 10 per cento;

8) ad adottare iniziative per prevedere modalità tracciabili di pagamento dei canoni di locazione, che favoriscano l'eliminazione dell'uso del contante, nonché sistemi di controllo della regolarità della registrazione dei contratti, anche al fine di garantire la certezza e legittimità dei rapporti posti in essere;

9) a valutare l'opportunità di adottare iniziative normative per prevedere un ulteriore incremento della detrazione d'imposta sui canoni pagati dagli inquilini che abbiano un reddito complessivo inferiore ai 30 mila euro;

10) ad adottare iniziative per introdurre strumenti normativi ed operativi volti a promuovere e favorire la costituzione e la diffusione di insediamenti di cohousing, in linea con le normative e le best practices già esistenti in molti Paesi europei;

11) ad addivenire alla definitiva adozione dei decreti attuativi sulle comunità energetiche rinnovabili, anche al fine di promuovere modelli socioeconomici circolari e solidali in grado di rispondere direttamente alle esigenze del territorio;

12) ad adottare iniziative volte a prevedere appositi contributi e incentivi di carattere assistenziale e sociale volti a contrastare fenomeni di declino infrastrutturale e demografico propri dei piccoli borghi, soprattutto se situati nelle aree interne del nostro Paese, al fine di favorirne il ripopolamento e contestualmente allentare la pressione antropica sui grandi centri urbani;

13) ad adottare adeguate iniziative volte ad accelerare gli interventi di demolizione di opere abusive ovvero, laddove possibile, l'acquisizione conservativa degli stessi al patrimonio indisponibile del comune al fine di recuperare aree ed edifici per fini di pubblico interesse da destinare anche ad alloggi per l'edilizia residenziale pubblica.
(1-00161) «Santillo, Francesco Silvestri, Ilaria Fontana, D'Orso, Pellegrini, L'Abbate, Morfino».

(26 giugno 2023)

INTERROGAZIONI A RISPOSTA IMMEDIATA

   BRUZZONE, MOLINARI, DAVIDE BERGAMINI, CARLONI, PIERRO, ANDREUZZA, ANGELUCCI, BAGNAI, BARABOTTI, BELLOMO, BENVENUTO, BILLI, BISA, BOF, BORDONALI, BOSSI, CANDIANI, CAPARVI, CARRÀ, CATTOI, CAVANDOLI, CECCHETTI, CENTEMERO, COIN, COMAROLI, CRIPPA, DARA, DI MATTINA, FORMENTINI, FRASSINI, FURGIUELE, GIACCONE, GIAGONI, GIGLIO VIGNA, GUSMEROLI, IEZZI, LATINI, LAZZARINI, LOIZZO, MACCANTI, MARCHETTI, MATONE, MIELE, MINARDO, MONTEMAGNI, MORRONE, NISINI, OTTAVIANI, PANIZZUT, PIZZIMENTI, PRETTO, RAVETTO, SASSO, STEFANI, SUDANO, TOCCALINI, ZIELLO, ZINZI e ZOFFILI. — Al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. — Per sapere – premesso che:

   la peste suina africana è una malattia virale, non trasmissibile agli esseri umani, ma che può causare ingenti danni al tessuto economico del territorio sul quale si diffonde;

   se pure efficacemente gestita a livello nazionale e regionale, anche con il contributo delle aziende e delle associazioni coinvolte, il contenimento della diffusione della peste suina non sta funzionando come dovrebbe;

   le regioni attraverso tutti gli istituti di gestione venatoria, in particolare gli ambiti territoriali di caccia, devono operare in modo da attuare caccia, controllo e depopolamento del cinghiale e attuare il piano regionale di interventi urgenti per ottenere il massimo risultato di prelievo possibile, necessitando quindi di risorse;

   le aziende faunistico-venatorie sono istituti privati a prevalente finalità naturalistiche e faunistiche, con particolare riferimento alla tipica fauna alpina e appenninica, alla grossa fauna europea e a quella acquatica. Mentre le aziende agri-turistico-venatorie, istituite ai fini di impresa agricola, sono istituti privati nei quali è consentita l'immissione e l'abbattimento, esclusivamente nella stagione venatoria, di fauna selvatica di allevamento;

   le aziende faunistico-venatorie, in particolare, hanno subito enormi danni per le limitazioni imposte dai sistemi di gestione del cinghiale, perché, dovendo comunque risarcire i danni arrecati dalla fauna selvatica, hanno visto un aumento esponenziale dei costi. Alcune di queste aziende hanno personale dipendente che non riescono a remunerare a causa dei mancati introiti;

   gli effetti scaturiti dalla diffusione della malattia hanno avuto un impatto enorme su tutta la filiera suinicola e sulle attività economiche site nelle «zone infette» e sottoposte a restrizioni;

   si è in presenza di un aumento incontrollato delle popolazioni di ungulati che devono essere ricondotti a un numero accettabile non solo per il rischio del dilagare della malattia, ma anche per gli ingentissimi danni che arrecano alle coltivazioni;

   con la legge di bilancio per il 2023, alla tabella 13 dello stato di previsione del Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, il Governo ha incrementato lo stanziamento del capitolo 7827, recante il fondo nazionale per la suinicoltura, di 400 mila euro per ciascuno degli anni 2023 e 2024;

   lo stanziamento previsto alla tabella 13 era destinato alle aziende faunistico-venatorie nonché alle aziende agri-turistico-venatorie, site nella regione Piemonte, a fronte del risarcimento dei danni causati dalla peste suina africana –:

   a che punto sia l'iter di emanazione del decreto di ripartizione delle somme stanziate con la sopra citata tabella 13 della legge di bilancio per il 2023, al fine di dare ristoro alle aziende faunistico-venatorie e agri-turistico-venatorie.
(3-00506)

(4 luglio 2023)

   MANZI, BRAGA, BERRUTO, ORFINI, ZINGARETTI, GHIO, FERRARI, CASU, FORNARO e BOLDRINI. — Al Ministro della cultura. — Per sapere – premesso che:

   venerdì 21 giugno 2023, serata d'apertura dell'Estate al Maxxi, si è tenuto un incontro – moderato dal presidente – con il cantante Morgan e il Sottosegretario al Ministero della cultura, Vittorio Sgarbi, che ha pronunciato parole volgari, offensive e sessiste, in un crescendo che sul finale è culminato in battute di pessimo gusto e aneddoti osceni sulle donne, raccontate come pezzi da collezionare e meri strumenti di piacere;

   un turpiloquio talmente imbarazzante che a un certo punto la videoregistrazione dello spettacolo è stata censurata, come si evince dal taglio netto alla clip pubblicata su Youtube: al minuto 49 e 38 secondi;

   il personale del Maxxi, prevalentemente composto da donne, sentendosi offeso e turbato dalle parole del Sottosegretario, ha inviato una garbata lettera riservata al presidente della Fondazione volta a segnalare il malessere dopo le parole ascoltate e a interrompere una deriva degradante per il Museo dedicato alla creatività contemporanea fra i più importanti d'Europa;

   le parole pronunciate, infatti «in nessun modo collimano con i valori che da sempre hanno contraddistinto il nostro lavoro all'interno di questa istituzione, luogo di cultura libera, inclusiva e critica nei confronti di pregiudizi e luoghi comuni. Siamo certi che la governance saprà individuare le modalità più idonee per esprimere il proprio dissenso e per il futuro evitare di esporre l'istituzione tutta a simili gravi intemperanze»;

   tuttavia, il presidente Giuli non ha ritenuto di pronunciare scuse pubbliche e si è limitato a convocare singolarmente i firmatari della lettera e – a quanto si apprende dagli organi di stampa – avrebbe addirittura chiesto una missiva di rettifica al personale;

   nelle ore successive la diffusione delle immagini dell'intervento, il Sottosegretario Sgarbi, invece di scusarsi, ha pensato bene di utilizzare in due interviste parole, se possibile, ancora più offensive e volgari nei confronti delle dipendenti del Maxxi;

   il Ministro interrogato – dopo la diffusione delle immagini su molti quotidiani e siti on line e le dichiarazioni di biasimo pronunciate da molti componenti del Parlamento, giornalisti e opinione pubblica – ha preso chiaramente e duramente le distanze dal Sottosegretario e dalle sue esternazioni, giudicate volgari e sessiste;

   con colpevole ritardo, il presidente Alessandro Giuli ha preso le distanze dall'episodio e rivolto le sue scuse –:

   quali iniziative di competenza intenda promuovere per tutelare il valore delle istituzioni culturali e delle dipendenti e dei dipendenti del Maxxi offesi dal turpiloquio pronunciato da un componente del Governo, anche rivalutando l'incarico ricoperto dal Sottosegretario Sgarbi.
(3-00507)

(4 luglio 2023)

   ORRICO, CASO, AMATO e CHERCHI. — Al Ministro della cultura. — Per sapere – premesso che:

   recentemente, Celeste Costantino si è dimessa dal ruolo di coordinatrice dell'Osservatorio sulla parità di genere, organismo, istituito nel 2021, che monitora gli squilibri di genere, motivando la decisione in una lettera al Ministro interrogato: «Oggi mi trovo costretta – alla luce della sua totale chiusura nei confronti del lavoro dell'Osservatorio – a prendere atto del fatto che non esistono davvero le condizioni per andare avanti»;

   l'ultimo rapporto annuale dell'Osservatorio avrebbe avuto come tema lo squilibrio di genere nella rete museale, mediante un monitoraggio con la Direzione generale musei del Ministero della cultura in collaborazione con Istat, ma, a detta della coordinatrice dimissionaria, «tutto questo importante lavoro non ha alcun senso e non può avere senso se manca la necessaria interlocuzione istituzionale»;

   sabato 1° luglio 2023, durante l'evento d'apertura della stagione estiva del celebre museo di arte contemporanea di Roma, Maxxi, il Sottosegretario alla cultura Sgarbi si è reso protagonista di una serie di dichiarazioni sessiste alle quali i dipendenti, in maggioranza donne, dello stesso Museo si sono ribellate, scrivendo al direttore Giuli una lettera per chiedergli di tutelare la dignità del Museo delle arti del XXI secolo;

   lo stesso Ministro interrogato ha scritto una lettera al presidente Giuli, in cui spiega che il sessismo e il turpiloquio sono «in ogni contesto inammissibili e ancor più in un luogo di cultura e da parte di chi rappresenta le istituzioni»; chiede, altresì, chiarimenti e soprattutto sottolinea che «la libertà di manifestazione del pensiero deve essere sempre massima e garantita a tutti, ma trova il suo limite nel rispetto delle persone»;

   il presidente Giuli ha, in seguito, dichiarato: «Mi sento di sottoscrivere completamente e convintamente le osservazioni di Sangiuliano: il turpiloquio e il sessismo non possono avere diritto di cittadinanza nel discorso pubblico e, in particolare, nei luoghi della cultura. Quindi a posteriori non c'è spazio per alcuna considerazione che ricalchi lo schema che abbiamo visto nell'inaugurazione dell'Estate al Maxxi» e chiede «scusa alle dipendenti e ai dipendenti con cui fin dall'inizio ho condiviso questo disagio» –:

   al di là delle parole, quali iniziative concrete intenda intraprendere, per quanto di competenza, per fare in modo che la parità di genere venga considerata come valore da tutelare sempre, evitando tra l'altro che chi rappresenta la cultura sul piano delle istituzioni adotti comportamenti e linguaggio sessisti, assolutamente contrari ai valori del rispetto e della dignità delle persone.
(3-00508)

(4 luglio 2023)

   ZANELLA, BONELLI, BORRELLI, DORI, EVI, FRATOIANNI, GHIRRA, GRIMALDI, MARI, PICCOLOTTI e ZARATTI. — Al Ministro della cultura. — Per sapere – premesso che:

   nel corso dell'inaugurazione della stagione estiva al Maxxi, il Sottosegretario alla cultura, Vittorio Sgarbi, ha sconfinato nella volgarità e nel turpiloquio, come purtroppo sovente gli capita, tra espressioni sessiste e toni misogini;

   al termine della serata, alcuni dipendenti del Maxxi, che ha un personale in prevalenza femminile, hanno scritto al presidente Giuli una lettera riservata per chiedergli di tutelare la dignità del Museo, ottenendo un incontro;

   nel reagire alle critiche sulle sue gravi parole, il Sottosegretario ha offeso diversi esponenti dell'opposizione, accusando, in particolare, l'onorevole Bonelli di aver devastato l'Italia, di essere uno stupratore del paesaggio e di essere «compiaciuto, con il sostegno agli impianti eolici, della sistematica distruzione del paesaggio, condotta con la complicità dei Verdi in perfetta sintonia con gli obiettivi di Matteo Messina Denaro»;

   non è la prima volta che l'Esecutivo si trova in grave imbarazzo a causa dei comportamenti discutibili di propri esponenti. La Presidente del Consiglio dei ministri, che ha nominato Sgarbi Sottosegretario alla cultura, continua a tacere di fronte a parole e comportamenti che ledono la dignità delle istituzioni;

   a ciò si aggiunge che alcune settimane fa la coordinatrice dell'Osservatorio sulla parità di genere del Ministero della cultura ha lasciato il suo incarico in polemica con il Ministro interrogato, denunciando l'assenza di interlocuzione istituzionale con un organismo che ha l'obiettivo di indagare lo squilibrio di genere in ogni settore culturale e di individuare gli strumenti utili per intervenire nella riduzione di questo squilibrio;

   dimissioni che seguono anche il mancato rispetto dell'impegno assunto pubblicamente dal Ministro interrogato di valutare il ritiro di finanziamenti pubblici del Ministero della cultura alle realtà e alle produzioni in cui emergono casi di violenza di genere, come richiesto da numerose associazioni che hanno raccolto le denunce e le testimonianze degli abusi, delle molestie e dei ricatti nel mondo del teatro, del cinema e della televisione –:

   quali iniziative di competenza intenda assumere per impedire che proseguano da parte di esponenti del suo Dicastero esternazioni offensive verso le donne e denigratorie e diffamatorie verso esponenti delle opposizioni, nonché dirette a dare priorità all'obiettivo dell'equilibrio tra donne e uomini nel mondo della cultura e dello spettacolo, anche contrastando attivamente ogni forma di violenza contro le donne.
(3-00509)

(4 luglio 2023)

   GADDA, BENZONI, FARAONE, PASTORELLA, DEL BARBA, ENRICO COSTA, GRIPPO, MARATTIN e SOTTANELLI. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:

   l'Autorità garante della concorrenza e del mercato ha appena inviato a Governo e Parlamento la segnalazione con gli interventi urgenti da includere nella legge annuale per il mercato e la concorrenza 2023 – prevista dal Piano nazionale di ripresa e resilienza – mentre il disegno di legge per il mercato e la concorrenza 2022, varato dal Consiglio dei ministri due mesi e mezzo fa, non è ancora approdato in Parlamento;

   stessa sorte ha avuto il disegno di legge Made in Italy, varato oltre un mese fa; si attendono inoltre diversi provvedimenti, a partire dal riordino della rete dei carburanti, un «Chips act» sulla microelettronica, un disegno di legge sui crediti deteriorati e un decreto sugli asset strategici, che dovrebbe prevedere incentivi per il settore delle telecomunicazioni e il riordino della normativa sulle concessioni idroelettriche, nonché misure sui livelli di sicurezza degli impianti di videosorveglianza in siti di livello critico;

   la Commissione europea, infine, attende entro il 31 dicembre 2023 che l'Italia mantenga l'impegno formale assunto in ambito di Piano nazionale di ripresa e resilienza sulle concessioni balneari;

   a quanto si apprende dal comunicato stampa del Consiglio dei ministri del 20 aprile 2023, il disegno di legge per il mercato e la concorrenza 2022 si limita a prevedere disposizioni in materia di energia elettrica, gas e teleriscaldamento, norme in materia di concessioni di posteggio per il commercio al dettaglio su aree pubbliche e disposizioni in materia di poteri dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato su operazioni di concentrazione di imprese e in ambito digitale;

   la lista di richieste dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato per il 2023 è molto più ampia: messa a gara del servizio postale universale e abolizione del regime di agevolazione Iva per Poste italiane; maggiore concorrenza nel settore delle concessioni autostradali; messa a gara delle concessioni delle acque minerali; abrogazione di vincoli per il commercio al dettaglio; elettromagnetismo e regolazione delle «offerte mirate» per gli operatori di telefonia mobile; misura in materia di responsabilità civile auto; pubblicità nel settore delle professioni sanitarie; interventi limitativi sulle competenze delle camere di commercio su prezzi e tariffe;

   anche le imprese richiedono una serie di interventi; nel corso dell'assemblea di Assolombarda di lunedì 3 luglio 2023 si è parlato, tra l'altro, della necessità di svincolare gli investimenti strategici per il Paese, di un taglio strutturale del cuneo fiscale e fiscalità di vantaggio per i giovani, della ricerca di soluzioni al problema dell'approvvigionamento energetico e alla ricerca delle materie prime –:

   quali siano i tempi previsti per ciascuno dei provvedimenti citati in premessa, a partire dalla legge annuale per il mercato e la concorrenza 2022, approvata dal Consiglio dei ministri il 20 aprile 2023.
(3-00510)

(4 luglio 2023)

   LUPI, CAVO, BICCHIELLI, BRAMBILLA, CESA, ALESSANDRO COLUCCI, PISANO, ROMANO, SEMENZATO e TIRELLI. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:

   Piaggio Aerospace s.p.a., azienda aeronautica strategica italiana, composta dai due asset Piaggio Aero Industries s.p.a. e Piaggio Aviation s.p.a., è una società in amministrazione straordinaria da più di quattro anni;

   le prime due procedure di gara per la vendita della società citata non hanno condotto al risultato auspicato della cessione;

   conseguentemente, la stessa è stata oggetto di un terzo bando di gara con la riapertura dei termini per la presentazione delle manifestazioni di interesse, il cui primo termine del 12 giugno 2023 è stato prorogato al 19 giugno 2023;

   alla scadenza del suddetto termine, sono finalmente pervenute diverse manifestazioni di interesse funzionali all'acquisizione;

   in considerazione del fatto che la procedura è ancora in via di definizione, è necessario monitorare le attività di cessione per risolvere in tempi celeri una condizione industriale e occupazionale problematica che procede da anni, per un'impresa che è di vitale interesse per il territorio coinvolto;

   risulta fondamentale garantire la continuità produttiva degli stabilimenti Piaggio Aerospace s.p.a. e tutelare i livelli occupazionali dell'azienda, anche alla luce del settore di primaria rilevanza strategica per lo sviluppo economico e tecnologico del territorio;

   il 28 giugno 2023 è stata svolta in Commissione attività produttive, commercio e turismo un'interrogazione a risposta immediata in commissione, a firma dell'onorevole Cavo, e sono stati forniti alcuni primi elementi in merito alla procedura in oggetto, di cui è importante raccogliere gli ulteriori sviluppi odierni –:

   quale sia lo stato del dossier e quali le iniziative, per quanto di competenza, per garantire lo sviluppo industriale e occupazionale di Piaggio Aerospace s.p.a.
(3-00511)

(4 luglio 2023)

   BATTILOCCHIO, D'ATTIS, BARELLI, MARROCCO, CAROPPO, DALLA CHIESA, DE PALMA e GATTA. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:

   l'articolo 24-bis del decreto-legge n. 50 del 2022 dispone la convocazione presso il Ministero delle imprese e del made in Italy, entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione, di un comitato di coordinamento finalizzato ad individuare soluzioni per il rilancio delle attività imprenditoriali, la salvaguardia dei livelli occupazionali e il sostegno dei programmi di investimento e sviluppo imprenditoriale delle aree industriali di Brindisi e Civitavecchia, con la partecipazione delle istituzioni locali, delle parti sociali e degli operatori economici, nonché di rappresentanti del Ministero dell'economia e delle finanze, del Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica, del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e del Dipartimento per le politiche di coesione della Presidenza del Consiglio dei ministri;

   la finalità è quella di accelerare la produzione di energia elettrica alimentata da fonti rinnovabili connessa al progetto di risanamento e di riconversione delle centrali a carbone di Cerano a Brindisi e di Torrevaldaliga Nord a Civitavecchia, nell'ambito degli obiettivi in materia di transizione ecologica ed energetica previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza e nell'ambito degli Importanti progetti di comune interesse europeo (Ipcei) per la transizione ecologica del Paese;

   il Fondo Ipcei di cui all'articolo 1, comma 232, della legge di bilancio per il 2020, è dotato di 500 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2023 al 2030, incrementati di 200 milioni di euro nel 2023 e di 150 milioni di euro nel 2024. Gli Ipcei fanno parte dei programmi di investimento del Piano nazionale di ripresa e resilienza, missione 4, «Istruzione e ricerca», componente C2, «Dalla ricerca all'impresa» (m4c2-11 investimento 2.1), per un ammontare pari a 1,5 miliardi di euro, e contemplano iniziative di collaborazione industriale su larga scala per evitare che il processo di transizione ecologica determini fallimenti sistemici o crisi sociali (comunicazione della Commissione europea 2014/C 188/02);

   sia pure rallentato dal conflitto in Ucraina, prosegue il processo di dismissione delle centrali a carbone italiane. Terna ha ricevuto dal Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica la richiesta di proseguire fino al 30 settembre 2023 il programma di massimizzazione delle centrali. Tuttavia, lo stesso Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica ha annunciato che l'Italia potrebbe riuscire a spegnere i suoi impianti nel 2024 con un anno di anticipo sulla tabella di marcia fissata nel Piano nazionale integrato per l'energia e il clima (Pniec);

   gli impatti occupazionali della dismissione delle due centrali riguardano circa 800 addetti diretti, altrettanti indiretti, più l'indotto –:

   quale sia lo stato di attuazione dell'articolo 24-bis del decreto-legge n. 50 del 2022 e se non ritenga opportuno individuare una quota dei fondi Ipcei da destinare al processo di riconversione post carbone delle aree industriali di Brindisi e Civitavecchia.
(3-00512)

(4 luglio 2023)

   FOTI, MESSINA, ANTONIOZZI, MONTARULI, GARDINI, RUSPANDINI, CARAMANNA, COLOMBO, COMBA, GIOVINE, MAERNA, PIETRELLA, SCHIANO DI VISCONTI e ZUCCONI. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:

   al Ministero delle imprese e del made in Italy è affidato, tra le altre cose, il compito di vigilanza su tutte le forme di società cooperative in stato di insolvenza, nonché l'amministrazione straordinaria delle grandi imprese e, per tale ragione, in passato il Ministero delle imprese e del made in Italy è stato identificato come il «Ministero delle crisi»;

   ciononostante, non vi è mai stata completa trasparenza sui numeri, dal momento che non è stato possibile conoscere quanti tavoli di crisi fossero realmente istituiti presso il Ministero;

   in termini procedurali, il Ministero delle imprese e del made in Italy adotta il provvedimento con cui è disposta la liquidazione coatta amministrativa delle società cooperative, nominando contestualmente il commissario liquidatore tramite una determinata procedura;

   nei casi di cooperativa iscritta all'associazione è proprio quest'ultima ad individuare un numero di soggetti tra cui scegliere il commissario;

   in tale quadro, se è vero che vi sono commissari con molteplici incarichi e che le confederazioni cooperative utilizzano spesso la tecnica di presentare una terna in cui solo uno abbia i requisiti necessari, è altresì vero che nei comitati di sorveglianza vi sono soggetti che da oltre dieci anni ne fanno parte, con alcuni di essi che, peraltro, percepiscono indennità di centinaia di migliaia di euro senza che sia svolta, in realtà, alcuna funzione di sorveglianza;

   anche i commissari liquidatori giudiziali nominati dai tribunali possono percepire milioni di euro l'anno, avendo, di fatto, anch'essi interesse a prolungare l'attività liquidatoria;

   per quello che attiene alle amministrazioni straordinarie, ad avviso degli interroganti la procedura è impostata in modo tale che non risulti, di fatto, nell'interesse dei commissari trovare soluzioni positive, ma, al contrario, talvolta ad essi è più favorevole prolungare l'attività liquidatoria, percependo così retribuzioni anche di milioni di euro –:

   alla luce di quanto esposto in premessa e con l'auspicio di disporre del numero preciso di tavoli di crisi aperti, cosa il Ministro interrogato intenda fare per porre fine a questo sistema di nomine che è maturato nel corso degli anni e che ad avviso degli interroganti appare essere figlio di connivenze.
(3-00513)

(4 luglio 2023)

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