TESTI ALLEGATI ALL'ORDINE DEL GIORNO
della seduta n. 171 di Mercoledì 4 ottobre 2023

 
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INTERROGAZIONI A RISPOSTA IMMEDIATA

   DELLA VEDOVA e MAGI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

   il 29 settembre 2023 il giudice del tribunale di Catania non ha convalidato il trattenimento disposto dal questore della provincia di Ragusa il giorno 28 settembre 2023 nei confronti di tre migranti;

   la decisione del giudice del tribunale di Catania si fonda sul principio, più volte sottolineato dalla Corte costituzionale, secondo il quale il giudice nazionale ha il dovere di disapplicare la normativa interna qualora sia in conflitto con la sovraordinata normativa europea direttamente applicabile;

   il giudice del tribunale di Catania ha rilevato che il decreto-legge n. 20 del 2023, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 50 del 2023, sulla quale si fondava il provvedimento di trattenimento disposto dal questore di Ragusa, confligge con le direttiva europea secondo le quali il richiedente asilo non può essere trattenuto al solo fine di esaminare la sua domanda e il trattenimento deve considerarsi misura eccezionale, applicabile solo quando non ci siano altre misure idonee alternative, e che, anche nel caso in cui il richiedente provenga da un Paese di origine designato come sicuro, si deve comunque accertare caso per caso la sussistenza dei requisiti per la concessione della protezione internazionale, essendo esclusa la possibilità degli automatismi previsti invece dalla nuova normativa nazionale (cosiddetto «decreto Cutro»);

   il Ministro dell'interno, Matteo Piantedosi, non convinto della fondatezza della decisione del giudice di Catania, ha annunciato l'intenzione di impugnarla, secondo la corretta prassi dello Stato di diritto;

   invece la Presidente del Consiglio dei ministri Giorgia Meloni, attraverso un post su Facebook, ha sostenuto che la decisione del giudice di Catania sia un attacco «contro i provvedimenti di un Governo democraticamente eletto», lasciando esplicitamente intendere, a giudizio degli interroganti, che le decisioni dei giudici debbano uniformarsi ai provvedimenti dell'Esecutivo, anche in presenza di evidenti indizi di illegittimità rispetto alla normativa nazionale ed europea;

   per le stesse ragioni il Vice Presidente del Consiglio dei ministri, Matteo Salvini, in un tweet a commento della decisione del tribunale di Catania, ha auspicato una «profonda riforma della giustizia» –:

   se ritenga che quelli espressi dalla Presidente del Consiglio dei ministri e dal Vice Presidente del Consiglio dei ministri – in sostanza, ad avviso degli interroganti, inversione della gerarchia delle fonti del diritto tra normative nazionali ed europee e subordinazione della magistratura all'Esecutivo – siano i principi politici ispiratori della riforma della giustizia del Governo o, al contrario, se convenga invece con gli interroganti che sia opportuno, a tutela della reputazione del nostro Paese, ribadire con chiarezza il principio fondamentale dell'indipendenza della magistratura.
(3-00695)

(3 ottobre 2023)

   GHIO, BARBAGALLO, BAKKALI, CASU, MORASSUT, FORNARO e FERRARI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   il grande ritardo con cui è stato adottato il decreto interministeriale di attuazione della proroga, per il 2023, del cosiddetto «bonus trasporti» ha fatto perdere a studenti e lavoratori la possibilità di utilizzarlo in maniera integrale, con un impatto negativo diretto sulla loro vita lavorativa e scolastica e sui bilanci delle famiglie;

   il bonus, da 60 euro, è riconosciuto a favore delle persone fisiche che nell'anno 2022 hanno conseguito un reddito complessivo non superiore a 20.000 euro, in diminuzione rispetto ai 35.000 euro di reddito previsti precedentemente;

   oltretutto, questo decreto attuativo si è reso necessario per l'indecisione del Governo che, non avendo prorogato la misura esistente, ha reintrodotto il «bonus trasporti» dopo le proteste degli oltre 3 milioni di utenti dei servizi di trasporto pubblico locale, che contavano su un aiuto concreto contro l'inflazione;

   tuttavia, sono state pressoché dimezzati sia gli stanziamenti (nel 2022 erano stati stanziato 190 milioni di euro, mentre per il 2023 sono stati stanziati 100 milioni di euro), sia il limite reddituale per poter richiedere il bonus (da 35.000 a 20.000 euro);

   per far fronte alle inevitabili esigenze emerse in corso d'anno, l'articolo 2 del decreto-legge 29 settembre 2023, n. 131, ha finalmente incrementato il fondo del «bonus trasporti». Tuttavia, l'incremento previsto è stato pari a soli 12 milioni di euro, una dotazione che è andata esaurita in pochissime ore dall'entrata in vigore del provvedimento;

   lo shift modale dal trasporto privato a quello pubblico è strettamente connesso ad un servizio efficace e di qualità del trasporto pubblico locale, che si configura come driver di sostenibilità;

   in tale contesto, il «bonus trasporti» si configura come un importantissimo strumento di incentivo allo shift modale e di garanzia per l'esercizio del diritto allo studio. Paesi, come la Germania, da tempo sostengono la sperimentazione del biglietto climatico a 9 euro ed anche le principali città italiane stanno decidendo di adottare misure simili per incentivare il passaggio al trasporto pubblico locale;

   un trasporto pubblico locale efficiente e accessibile è una scelta importante per realizzare una «giusta» transizione ecologica, migliorando la qualità della vita nelle città e nelle grandi aree metropolitane attraverso la realizzazione di una vera mobilità sostenibile –:

   in che modo il Governo intenda attivarsi con la massima urgenza per potenziare lo strumento del «bonus trasporti», affinché sia pienamente utilizzabile da tutti i cittadini e dalle famiglie italiane, con l'obiettivo di favorire il più possibile uno shift modale verso modalità di trasporto sostenibili ed alternative.
(3-00696)

(3 ottobre 2023)

   IARIA, RICCARDO RICCIARDI, CANTONE, FEDE e TRAVERSI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   con riferimento al collegamento stabile sullo Stretto di Messina, recenti dichiarazioni da parte degli esponenti di maggioranza mostrano, a parere degli interroganti, una preoccupante palese contraddizione, con particolare riguardo ai costi presunti ma non ancora accertati dell'opera, alle fonti di finanziamento previste, specie nella quota parte relativa alle due regioni interessate, Calabria e Sicilia, nonché sul cronoprogramma dell'opera;

   in particolare, secondo il Ministro interrogato la posa della prima pietra avverrà entro l'estate 2024;

   secondo il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Tajani sarebbero ancora al vaglio «i tempi» e «gli investimenti che si possono fare in questa manovra»;

   per il capogruppo di Fratelli d'Italia, onorevole Foti, con riferimento alla manovra, per il finanziamento dell'opera potrebbe esserci una posta di bilancio che riguarda un programma pluriennale, ma sulla tempistica dubita che il prossimo anno possano partire gli appalti;

   in una recente interrogazione a risposta immediata presso la Commissione trasporti, poste e telecomunicazioni delle Camera dei deputati, con riferimento ai profili citati e con particolare riguardo a quanto esplicitato nel documento di economia e finanza 2023, circa i Fondi per lo sviluppo e la coesione, vi è stata da parte del Governo una medesima preoccupante approssimazione. Nella stessa occasione riguardo i presunti finanziamenti privati contratti sul mercato nazionale e internazionale e l'accesso alle sovvenzioni di cui al programma Connecting Europe facility-Cef, non è stata fornita alcuna informazione;

   a oggi l'unica misura certa, ossia nell'immediata disponibilità del Governo, è rappresentata dall'ancora indefinita quota parte relativa alla legge di bilancio per il 2024 che, sempre secondo le dichiarazioni della maggioranza di Governo, sarà caratterizzata da un atteggiamento prudenziale sulla spesa;

   è già un anno che sono stati impegnati 50 milioni di euro con la legge di bilancio per il 2023, destinati a riesumare la società in liquidazione Stretto di Messina spa;

   è stato approvato lo sforamento del tetto previsto per i dipendenti di società pubbliche;

   sono stati disposti finanziamenti per 7 milioni di euro volti all'adozione di un «Piano di comunicazione per la realizzazione del Ponte sullo Stretto»;

   recentemente i presidenti di regione hanno scritto all'Esecutivo lamentando che risultano numerosi i progetti espunti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza poiché non hanno ricevuto adeguata copertura e, pertanto, a oggi risultano bloccati –:

   se il Ministro interrogato intenda fornire la dettagliata analisi pluriennale dei costi e il cronoprogramma dell'opera, al fine di chiarire puntualmente quali misure intenderà definanziare per fornire congrua copertura economico-finanziaria all'investimento relativo al Ponte sullo Stretto.
(3-00697)

(3 ottobre 2023)

   DI MATTINA, MOLINARI, ANDREUZZA, ANGELUCCI, BAGNAI, BARABOTTI, BELLOMO, BENVENUTO, DAVIDE BERGAMINI, BILLI, BISA, BOF, BORDONALI, BOSSI, BRUZZONE, CANDIANI, CAPARVI, CARLONI, CARRÀ, CATTOI, CAVANDOLI, CECCHETTI, CENTEMERO, COIN, COMAROLI, CRIPPA, DARA, FORMENTINI, FRASSINI, FURGIUELE, GIACCONE, GIAGONI, GIGLIO VIGNA, GUSMEROLI, IEZZI, LATINI, LAZZARINI, LOIZZO, MACCANTI, MARCHETTI, MATONE, MIELE, MINARDO, MONTEMAGNI, MORRONE, NISINI, OTTAVIANI, PANIZZUT, PIERRO, PIZZIMENTI, PRETTO, RAVETTO, SASSO, STEFANI, SUDANO, TOCCALINI, ZIELLO, ZINZI e ZOFFILI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   il Piano nazionale di ripresa e resilienza ha previsto la realizzazione di circa 62 miliardi di euro di investimenti in infrastrutture entro il 2026, di cui quasi 25 miliardi di euro dedicati a infrastrutture per l'alta velocità e alta capacità ferroviaria;

   gli investimenti in infrastrutture citati rappresentano anche un'opportunità di grande rilievo per il rilancio del Mezzogiorno, dove si concentrano circa 34,7 miliardi di euro sul totale di 62 miliardi di euro contenuti all'interno delle missioni del Piano nazionale di ripresa e resilienza;

   la missione 3, dal titolo «Infrastrutture per una mobilità sostenibile», del Piano nazionale di ripresa e resilienza indica «l'obiettivo di rafforzare ed estendere l'alta velocità ferroviaria nazionale», in particolare di potenziare l'alta velocità al Sud attraverso vari interventi, tra i quali è prevista la conclusione della direttrice Napoli-Bari;

   il progetto prevede il potenziamento e la velocizzazione dell'itinerario Napoli-Bari che consentirà di integrare l'infrastruttura ferroviaria del Sud del Paese con il core corridor «Scandinavia-Mediterraneo». L'obiettivo principale è la velocizzazione del collegamento attuale e il miglioramento dell'accessibilità al servizio nelle aree attraversate, sia per servizi nazionali di lunga percorrenza, sia per il servizio regionale e merci;

   tale tracciato rappresenta un elemento fondamentale per il turismo e lo sviluppo economico delle comunità interessate e per tanti pendolari;

   il 10 luglio 2023 è stato inaugurato il primo viaggio diretto sulla tratta in questione, che era stato soppresso alla fine degli anni '90 –:

   se intenda fornire maggiori dettagli relativi all'utilizzo del servizio ferroviario sulla tratta in questione da parte degli utenti, nonché ulteriori informazioni circa lo stato di avanzamento dell'opera citata in premessa.
(3-00698)

(3 ottobre 2023)

   LUPI, BICCHIELLI, BRAMBILLA, CAVO, CESA, ALESSANDRO COLUCCI, PISANO, ROMANO, SEMENZATO e TIRELLI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   il servizio di trasporto pubblico locale effettuato dai taxi rappresenta una delle più importanti modalità di trasporto passeggeri nelle principali città italiane, soprattutto nelle aree urbane a forte vocazione turistica;

   il numero di licenze per il servizio di trasporto taxi nelle città di Roma, Milano e Napoli corrisponde rispettivamente a 7.838, 4.855 e 2.364. In diverse città d'Italia, il numero di licenze per il servizio di trasporto pubblico locale effettuato dai taxi è rimasto inalterato per lunghi anni: a Roma l'ultimo aumento risale al 2005, a Milano al 2004 e a Napoli addirittura al 1997, favorendo fenomeni di trasporto passeggeri abusivo con possibili problemi di sicurezza per gli utenti, soprattutto per i turisti;

   nei mesi di luglio e agosto 2023 il nucleo speciale antitrust della Guardia di finanza ha avviato, per conto dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, un'attività di verifica nel settore dei taxi sulla base delle criticità che si riscontrano soprattutto a Roma, a Milano e a Napoli e che creano pesanti disservizi per l'utenza. Le verifiche vertono soprattutto sulla funzionalità dei pos, sui tempi d'attesa e sull'uso del tassametro;

   al fine di rispondere ai disagi profondi provocati dalla carenza del servizio di trasporto taxi, dovuta anche alla ripresa del traffico aereo a seguito dell'allentamento delle restrizioni dovute alla pandemia di COVID-19, il Governo ha introdotto alcune misure urgenti all'interno del decreto-legge 10 agosto 2023, n. 104;

   l'articolo 3 del decreto-legge citato stabilisce che tutti i comuni possono rilasciare, solo a soggetti già titolari di licenze per trasporto taxi, nuove licenze della durata di massimo 12 mesi, da affidare a terzi o da gestire in proprio. Il medesimo articolo prevede anche, per i comuni capoluogo di regione, sede di città metropolitana o di aeroporto, un incremento del numero delle licenze non più del 20 per cento del totale;

   la misura della cosiddetta «doppia guida», introdotta sempre dall'articolo 3 del decreto-legge 10 agosto 2023, n. 104, ha ricevuto una bassa adesione nelle principali città italiane: a Milano solo 420 titolari di licenze su 4.855, mentre a Roma hanno aderito circa 60 titolari di licenze su un totale di 7.838 –:

   quali iniziative intenda assumere, per quanto di competenza, per risolvere i profondi disagi provocati dalla carenza del trasporto taxi nelle principali città italiane, al fine di tutelare i diritti dei cittadini e la reputazione dell'Italia quale meta turistica d'eccellenza nel mondo.
(3-00699)

(3 ottobre 2023)

   BENZONI, RICHETTI, ENRICO COSTA, GRIPPO, MARATTIN e SOTTANELLI. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:

   Marelli Holdings, principale realtà di componentistica per auto in Italia, chiuderà lo stabilimento di Crevalcore dal 2024, coinvolgendo sia i 229 dipendenti che molte imprese dell'indotto, apparentemente per lo spostamento del mercato verso l'elettrico e la penalizzazione di uno stabilimento orientato all'endotermico;

   Marelli Holdings nasce dalla fusione di Magneti Marelli, ceduta nel 2019 al fondo statunitense Kkr da Fca, e Calsonic Kansei, anch'essa controllata Kkr;

   l'ultimo piano industriale di Marchionne prevedeva la separazione di Magneti Marelli da Fca entro la fine del 2018, ma non la sua vendita. È stato il suo successore, Manley, a cederla per finanziare il piano industriale Fca;

   ai tempi della cessione Magneti Marelli contava 43 mila dipendenti, di cui 10 mila in Italia; oggi Magneti Holding ha 50 mila dipendenti, di cui 7 mila in Italia distribuiti su 10 stabilimenti;

   nello stesso periodo si è verificato anche un netto ridimensionamento della produzione e dell'occupazione di Fca e, in seguito, di Stellantis in Italia: la prima è scesa dal milione e oltre del 2017 ai 685 mila veicoli del 2022, mentre i dipendenti sono diminuiti da 30 mila a 23 mila;

   il rapporto del Governo con Fca dopo la morte di Marchionne, ad avviso degli interroganti, non ha riflettuto alcuna logica di reale salvaguardia della presenza del gruppo in Italia; nel 2020 la Corte dei conti ha dato il via libera al prestito da 6,3 miliardi di euro con garanzia Sace e l'anno successivo Fca ha confermato un maxi-dividendo da circa 5,5 miliardi di euro legato alla fusione con Psa-Peugeot;

   anche le strategie di investimento e occupazionali di Marelli in Italia hanno scontato una colpevole disattenzione delle istituzioni, delle organizzazioni sindacali e degli organi di informazione, al punto che la notizia della chiusura di Crevalcore è arrivata a decisione già assunta, né risultano iniziative volte a garantire l'utilizzo del potenziale produttivo italiano di Marelli per salvaguardare gli stabilimenti e i livelli occupazionali in Italia –:

   se, nell'ambito della cessione di Magneti Marelli a Kkr, sia stata concordata una strategia di salvaguardia delle realtà produttive e dei livelli occupazionali del nuovo gruppo in Italia – visto il mancato utilizzo della golden power – e quali iniziative il Governo abbia assunto o intenda assumere per affrontare la problematica della chiusura dello stabilimento di Crevalcore, l'ennesimo passaggio del grave processo di deindustrializzazione del settore automotive in Italia.
(3-00700)

(3 ottobre 2023)

   D'ATTIS, BATTILOCCHIO, BARELLI, CAROPPO, DALLA CHIESA, DE PALMA, GATTA e MARROCCO. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:

   come annunciato nella seduta della Camera del 5 luglio 2023, dando risposta all'atto di sindacato ispettivo n. 3-00512 a firma degli interroganti, il Ministro interrogato ha dato attuazione all'articolo 24-bis del decreto-legge n. 50 del 2022, convocando il comitato di coordinamento finalizzato a individuare le soluzioni per il rilancio delle attività imprenditoriali, la salvaguardia dei livelli occupazionali e il sostegno dei programmi di investimento e sviluppo imprenditoriale delle aree industriali di Brindisi e Civitavecchia, che si è riunito il 26 luglio 2023;

   nella risposta sopra citata il Ministro interrogato ha comunicato, inoltre, che, non essendo più disponibili i fondi Ipcei di cui all'articolo 1, comma 232, della legge di bilancio per il 2020, per la riconversione delle centrali a carbone di Cerano di Brindisi e di Torrevaldaliga Nord a Civitavecchia sarebbe stato necessario ricorrere ad altri strumenti maggiormente coerenti con le finalità di finanziare interventi per il rilancio delle attività imprenditoriali e dei livelli occupazionali oppure per sostenere programmi di investimento e sviluppo a livello locale –:

   quali saranno i passi successivi alla riunione del 26 luglio 2023 per perseguire il rilancio sopra citato e se siano stati individuati gli strumenti per finanziarne la riconversione.
(3-00701)

(3 ottobre 2023)

   GRIMALDI. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:

   Qf, società in liquidazione proprietaria della ex-Gkn di Campi Bisenzio, ha comunicato recentemente l'intenzione di cessare definitivamente qualsiasi attività produttiva, lasciando intendere di voler riaprire la procedura di licenziamento collettivo per i circa 180 dipendenti rimasti dopo oltre due anni di vertenza, iniziata nel luglio 2021 dopo il licenziamento collettivo per 422 persone, operato via mail, dal fondo americano Melrose, proprietario della Gkn e la delocalizzazione delle attività;

   nel dicembre 2021 l'imprenditore Francesco Borgomeo ha rilevato l'azienda, dando vita a Qf e assicurando l'imminente ingresso di un nuovo proprietario per avviare la produzione di macchinari per l'industria farmaceutica o inverter per il motore elettrico;

   non avendo individuato nessun acquirente, a febbraio 2023, Borgomeo ha messo l'azienda in liquidazione volontaria e nominato un liquidatore, lasciando per mesi i lavoratori senza retribuzione fino all'arrivo della cassa integrazione e non garantendo neanche il tempestivo pagamento dei trattamenti di fine rapporto ai lavoratori costretti a dimettersi perché lasciati senza stipendio;

   i lavoratori e le organizzazioni sindacali hanno incessantemente lavorato per restituire allo stabilimento ex-Gkn una nuova prospettiva industriale;

   gli incontri al Ministero delle imprese e del made in Italy si sono svolti con l'azienda già in liquidazione e da marzo 2023 il tavolo nazionale non viene convocato;

   a parere degli interroganti ciò evidenzia l'inerzia del Governo nei confronti di questa vertenza nazionale, il quale, eccetto la concessione, a maggio 2023, della cassa integrazione con scadenza 31 dicembre 2023, erogata a una azienda in liquidazione, poco e nulla ha fatto per garantire un futuro alla ex-Gkn;

   l'unico strumento per scongiurare i licenziamenti e garantire la continuità occupazionale e produttiva della ex-Gkn è quello di supportare adeguatamente l'unico progetto di reindustrializzazione al momento in campo, realizzato dalla Gff, cooperativa dei lavoratori, che consiste nella produzione di pannelli fotovoltaici di ultima generazione, batterie e cargo bike a ridotto impatto ecologico;

   la vicenda della Qf rivela la totale assenza di politiche industriali del Governo e di strumenti efficaci per contrastare sia le delocalizzazioni, come fatto dal fondo Melrose, che operazioni speculative, come appare quella dell'imprenditore Borgomeo che non ha mai avanzato progetti credibili, né investito capitali;

   la regione Toscana ha avviato un processo di scouting per individuare soggetti interessati all'acquisizione, ma senza il necessario supporto da parte del Ministero delle imprese e del made in Italy il rischio di disperdere un'eccellenza del territorio è concreto –:

   quali misure e strumenti di competenza il Ministro interrogato intenda mettere in atto per accompagnare il processo di reindustrializzazione della ex-Gkn, evitando ogni atto unilaterale dell'azienda volto a ostacolarlo, riconvocando il tavolo nazionale di crisi che risulta sospeso da mesi.
(3-00702)

(3 ottobre 2023)

   FOTI, MESSINA, ANTONIOZZI, GARDINI, MONTARULI, RUSPANDINI, CARAMANNA, COLOMBO, COMBA, GIOVINE, MAERNA, PIETRELLA, SCHIANO DI VISCONTI e ZUCCONI. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:

   il tessuto produttivo italiano è costituito da una rilevante presenza di micro, piccole e medie imprese: poco più di 4 milioni, che danno lavoro a circa 17 milioni di persone; in base all'ultimo rapporto di Confindustria e Cerved, aggiornato al 2021, si contano circa 163.551 piccole e medie imprese così distribuite: 97.100 piccole e medie imprese in Nord Italia; 33.012 piccole e medie imprese al Centro; 33.440 piccole e medie imprese nel Sud del Paese;

   in particolare, le piccole e medie imprese contribuiscono in modo rilevante all'occupazione e al fatturato totale della filiera del made in Italy, con un contributo del 40 per cento all'agroalimentare, del 43 per cento alla moda e del 41 per cento all'arredo e al design, settori il cui fatturato complessivo ammonta, rispettivamente, a 576 miliardi, 180 miliardi e 110 miliardi di euro;

   è necessario sostenere le micro, piccole e medie imprese attraverso misure ad hoc per valorizzare il loro ruolo nel percorso di superamento della crisi innescata dalla pandemia da COVID-19 e dal conflitto in Ucraina;

   in primo luogo, occorre dare loro una maggiore certezza, introducendo norme di immediata applicazione che rimuovano gli ostacoli allo sviluppo delle piccole e medie imprese e riducano gli oneri burocratici che le stesse sono tenute a fronteggiare;

   inoltre, vi è la necessità di rimuovere gli ostacoli al pieno dispiegamento di efficacia dell'intervento pubblico a sostegno del tessuto produttivo, mediante la razionalizzazione delle politiche di incentivazione, nonché di rafforzare le capacità di sostegno alla crescita negli ambiti strategici delle politiche industriali nazionali ed europee;

   per restare competitive sul mercato, le imprese italiane necessitano di politiche incentivanti ben definite e strutturali, che forniscano direttive certe e siano incentrate sullo sviluppo nei comparti strategici prioritari, quali l'innovazione e la sostenibilità ambientale;

   nel settembre 2023 è stato pubblicato l'«Outlook Abi-Cerved sui crediti deteriorati delle imprese», che evidenzia come, nell'attuale fase economica, le imprese si trovino a fronteggiare gli effetti negativi dei diversi shock che hanno colpito in sequenza il tessuto produttivo italiano;

   in particolare, l'alta inflazione e il forte rialzo dei tassi di interesse stanno generando un progressivo deterioramento dei fondamentali finanziari delle imprese e provocando una riacutizzazione dei rischi;

   in base alle stime di Abi e Cerved, nel 2023 il tasso di deterioramento del credito alle imprese toccherà il 3,1 per cento (dal 2,2 per cento del 2022) e nel 2024 si prevede un ulteriore aumento che porterà l'indice a raggiungere un picco del 3,8 per cento, il valore più alto dal 2016 –:

   quali iniziative il Governo intenda assumere al fine di risolvere le problematiche citate in premessa con riferimento alle piccole e medie imprese italiane.
(3-00703)

(3 ottobre 2023)

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