TESTI ALLEGATI ALL'ORDINE DEL GIORNO
della seduta n. 297 di Mercoledì 22 maggio 2024

 
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PROPOSTE DI LEGGE DI CUI SI PROPONE L'ASSEGNAZIONE A COMMISSIONE IN SEDE LEGISLATIVA

alla VII Commissione (Cultura):

LATINI e BAGNAI: «Modifica all'articolo 2 della legge 20 dicembre 2012, n. 238, concernente la concessione di un contributo all'Associazione Arena Sferisterio – Teatro di tradizione, per l'organizzazione del Macerata Opera Festival»; (1127)

MANZI e CURTI: «Dichiarazione di monumento nazionale dello Sferisterio di Macerata e concessione di un contributo all'Associazione Arena Sferisterio – Teatro di tradizione, per l'organizzazione del Macerata Opera Festival»; (1289)

(La Commissione ha elaborato un testo unificato);

S. 805. – MALPEZZI ed altri: «Modifiche all'articolo 2 della legge 20 dicembre 2012, n. 238, per la realizzazione del Monteverdi Festival di Cremona» (approvata dalla 7ª Commissione permanente del Senato); (1763)

S. 238. – LA PIETRA: «Modifiche all'articolo 2 della legge 20 dicembre 2012, n. 238, per il sostegno e la valorizzazione del Pistoia Blues Festival e per la realizzazione del Festival Internazionale Time in Jazz» (approvata dalla 7ª Commissione permanente del Senato). (1764)

A tale ultima proposta di legge è abbinata la proposta di legge AMORESE ed altri: «Modifiche all'articolo 2 della legge 20 dicembre 2012, n. 238, per il sostegno e la valorizzazione del Pistoia Blues Festival e per la realizzazione del festival internazionale “Time in Jazz”». (866)

INTERROGAZIONI A RISPOSTA IMMEDIATA

   BONELLI, ZANELLA, GHIRRA, BORRELLI, DORI, FRATOIANNI, GRIMALDI, MARI, PICCOLOTTI e ZARATTI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   con il decreto-legge 31 maggio 2021, n. 77, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 luglio 2021, n. 108, nell'allegato IV, punto 10, il legislatore inseriva la nuova diga foranea di Genova tra le dieci opere pubbliche di particolare complessità o di rilevante impatto, finanziate con risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza;

   l'opera prevede la realizzazione di una nuova diga foranea, con demolizione di parte di quella esistente, ubicata su fondali maggiori rispetto all'esistente, fino a 50 metri di profondità, per uno sviluppo, da realizzare in 2 fasi, pari a 6.200 metri, il cui costo iniziale previsto ammonta a 1,3 miliardi di euro, con una prima fase del cantiere da ultimare entro il 2026;

   da quanto si apprende da organi di stampa un'indagine dell'Ufficio del Pubblico ministero europeo (Eppo) sarebbe stata avviata per la presunta irregolarità riguardante l'utilizzo dei fondi erogati dall'Unione europea;

   nell'ambito del procedimento di vigilanza l'Autorità nazionale anticorruzione, con delibera n. 142 del 20 marzo 2024, ha rilevato numerose criticità e anomalie in merito all'applicazione della disciplina in materia di appalti pubblici per la gara e l'affidamento dell'appalto integrato per la diga di Genova;

   nell'ambito dell'inchiesta della direzione distrettuale antimafia e della Guardia di finanza, che vede tra gli altri coinvolti il presidente della regione Liguria, l'ex presidente dell'autorità di sistema portuale del Mar Ligure occidentale (autorità portuale) e commissario straordinario per la diga foranea, Paolo Emilio Signorini, in carica fino all'estate del 2023, nonché l'attuale commissario, sarebbero decine le intercettazioni telefoniche e ambientali dalle quali emerge come il progetto della nuova diga foranea fosse al centro di pressioni e forti interessi da parte di imprenditori portuali coinvolti nell'inchiesta;

   quanto richiamato pone in evidenza, in merito all'avanzamento dell'opera, forti criticità non solo di natura procedurale e giudiziaria, ma anche significativi dubbi riguardo agli impatti ambientali e alla fattibilità tecnica del progetto, posti in evidenza dallo stesso Cnr-Igag nel parere n. 233 del 28 marzo 2022 rilasciato nell'ambito dell'istruttoria di valutazione di impatto ambientale del progetto;

   il 24 maggio 2024 è prevista la posa in opera del primo cassone in cemento prefabbricato di 22 metri di altezza sulla dorsale della nuova diga, benché, da quanto si apprende da notizie stampa, non siano stati eseguiti i necessari test di prova –:

   se il Ministro interrogato non ritenga necessario, per quanto di competenza, disporre l'immediata sospensione delle opere relative alla diga di Genova, avviando un'inchiesta approfondita sull'operato dell'autorità portuale al fine di garantire la massima trasparenza e legalità nel processo decisionale e nell'utilizzo dei fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza.
(3-01217)

(21 maggio 2024)

   ORLANDO, GHIO, BARBAGALLO, BAKKALI, MORASSUT, FERRARI e FORNARO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   a seguito dell'indagine su presunti atti di corruzione e altri gravi atti illeciti riguardanti la regione Liguria e l'autorità di sistema portuale del Mar Ligure occidentale, che vede agli arresti Paolo Emilio Signorini, già presidente dell'autorità di sistema portuale, Giovanni Toti, presidente della regione Liguria, Matteo Cozzani suo capo di gabinetto e in cui sono iscritti al registro degli indagati diversi imprenditori;

   si apprende, a mezzo stampa e dalle parole del Vice Ministro Rixi, che il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti invierà una commissione ispettiva negli uffici dell'autorità portuale di Genova per una verifica sugli atti prodotti dalla medesima autorità;

   sono attualmente in corso, in ambito portuale, importanti investimenti, finanziati con i fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, il fondo complementare e altri, fra cui è ricompreso il progetto di realizzazione della diga di Genova del valore di 1,3 miliardi di euro e sul quale il sindaco di Genova, Marco Bucci, esercita il ruolo di commissario;

   l'autorità di sistema portuale del Mar Ligure occidentale è commissariata a seguito delle dimissioni del presidente Signorini, che ha assunto la carica di amministratore delegato di Iren, e l'attuale commissario Paolo Piacenza risulta indagato nell'ambito dell'inchiesta che ha coinvolto il presidente Toti;

   il Vice Ministro Rixi ha affermato che non sarebbe possibile procedere alla nomina di un nuovo presidente dell'autorità di sistema portuale, non essendo praticabile la definizione dell'intesa prevista dalla legge per effettuare la nomina, con il presidente della regione in quanto attualmente agli arresti, anche se l'attuale vice presidente facente funzioni, Piana, è nel pieno dell'operatività, come afferma la giunta ligure, e dovrebbe valere anche per sottoscrivere l'intesa per la nomina del nuovo presidente dell'autorità di sistema portuale;

   in questo contesto complesso, gli interroganti sono fortemente preoccupati per le sorti del porto, per il quale sarebbe necessaria un'autorità nel pieno delle sue funzioni che tuteli, in una posizione di terzietà rispetto alle indagini, l'attuazione degli investimenti e i posti di lavoro dei lavoratori delle banchine –:

   quale sarà il perimetro di intervento della commissione ispettiva ministeriale – con particolare riferimento all'inclusione o meno delle procedure per la diga di Genova – e se il Ministro interrogato ritenga che il vice presidente della regione facente funzioni, Piana, possa sottoscrivere l'intesa per la nomina, già attesa da quasi nove mesi, del nuovo presidente dell'autorità di sistema portuale per tutelare una realtà importantissima per la città di Genova e per il Paese, come quella portuale.
(3-01218)

(21 maggio 2024)

   DE MONTE, FARAONE, GADDA, DEL BARBA, MARATTIN, BONIFAZI, BOSCHI, GIACHETTI e GRUPPIONI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   nelle grandi città le aggressioni su treni e sui mezzi di trasporto pubblico, a danno di cittadini e viaggiatori, sono in costante e preoccupante crescita. Furti, risse, rapine, minacce, percosse, violenze e molestie sessuali risultano quasi all'ordine del giorno in tutti i principali nodi ferroviari e metropolitani del Paese – con picchi nelle ore notturne – come testimonia l'aggressione dell'8 maggio 2024 avvenuta nei confronti del vice ispettore di polizia Christian Di Martino, accoltellato alla stazione di Lambrate;

   nella maggior parte dei casi, la scoperta della mancanza del titolo sfocia in aggressioni fisiche e verbali da parte dei passeggeri irregolari nei confronti del personale di bordo;

   si registrano inoltre, ai danni delle banchine, sempre più atti vandalici i quali, oltre a degradare le stazioni ferroviarie, rappresentano un costo per la finanza pubblica;

   dal 1° febbraio 2024 l'operatore ferroviario Trenord ha dato il via alla terza fase del progetto «assistenza e controllo» volto ad arginare l'evasione del titolo di viaggio e limitare le situazioni di pericolo a bordo dei treni, mediante un «filtro a terra»;

   il progetto consiste in 139 operatori che effettuano controlli nelle principali stazioni di competenza Trenord, considerato che il 95 per cento dei problemi di sicurezza in treno è causato da persone salite sui vettori senza biglietto;

   sarebbe auspicabile che controlli simili a quelli citati venissero svolti su tutta la rete ferroviaria italiana, considerato il trend in aumento dei fatti qui segnalati –:

   quante siano le segnalazioni del personale di bordo treno e i verbali emessi annualmente per mancanza del titolo di viaggio, se conseguentemente il Governo intenda attivarsi presso i gestori delle stazioni ferroviarie italiane per assicurare il controllo del titolo di viaggio prima dell'accesso ai binari da parte dei passeggeri e se intenda adottare iniziative per introdurre la sanzione del divieto di accesso ai mezzi pubblici per un determinato periodo di tempo nel caso di accertate aggressioni al personale di bordo o altre misure per incrementare la sicurezza nei trasporti pubblici e nelle stazioni.
(3-01219)

(21 maggio 2024)

   MACCANTI, MOLINARI, ANDREUZZA, ANGELUCCI, BAGNAI, BARABOTTI, BELLOMO, BENVENUTO, DAVIDE BERGAMINI, BILLI, BISA, BOF, BORDONALI, BOSSI, BRUZZONE, CANDIANI, CAPARVI, CARLONI, CARRÀ, CATTOI, CAVANDOLI, CECCHETTI, CENTEMERO, COIN, COMAROLI, CRIPPA, DARA, DI MATTINA, FORMENTINI, FRASSINI, FURGIUELE, GIACCONE, GIAGONI, GIGLIO VIGNA, GUSMEROLI, IEZZI, LATINI, LAZZARINI, LOIZZO, MARCHETTI, MATONE, MIELE, MINARDO, MONTEMAGNI, MORRONE, NISINI, OTTAVIANI, PANIZZUT, PIERRO, PIZZIMENTI, PRETTO, RAVETTO, SASSO, STEFANI, SUDANO, TOCCALINI, ZIELLO, ZINZI e ZOFFILI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   i dispositivi elettronici di controllo della velocità (autovelox) hanno la finalità di limitare gli incidenti stradali nelle zone più sensibili e a rischio delle strade, tuttavia, anche rispetto a quanto emerso dagli organi di stampa negli ultimi anni, occorre evitare che si trasformino in una vessazione per gli automobilisti, che spesso, oltre alle buche, alle strade dissestate, alla mancanza di cartelli, incorrono in pesanti contravvenzioni e sanzioni a causa di sistemi di controllo disseminati nei punti meno opportuni;

   il principale problema che si riscontra nelle prassi amministrative quotidiane è che alcuni dei dispositivi utilizzati dai comuni non sono omologati, ma semplicemente approvati dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e questo rende poco chiaro e uniforme il loro utilizzo;

   da 13 anni si attende il decreto attuativo che disciplini l'armonizzazione di tali dispositivi e ne impedisca un utilizzo distorto da parte di alcune amministrazioni locali;

   in risposta all'interrogazione a risposta immediata n. 3-00450, sottoscritta dagli interroganti, il Ministro interrogato ha dichiarato che il Ministero sta lavorando a misure volte ad armonizzare i dispositivi e le apparecchiature di rilevamento della velocità in tutta Italia e a definire le condizioni per l'installazione e l'esercizio dei dispositivi di controllo uniformi in tutti i comuni, con definizione di regole certe, sanzioni giuste ed efficaci e diritto alla difesa per i cittadini;

   la recente ordinanza della Corte di cassazione n. 10505 del 2024, pronunciata in data 18 aprile 2024, ha stabilito che, allo stato normativo attuale, l'approvazione del dispositivo non è equiparabile all'omologazione e che solo l'omologazione completa rende legittimi gli accertamenti effettuati tramite autovelox, in quanto le due procedure hanno «natura e finalità» diverse: l'approvazione è propedeutica all'omologazione, che è un accertamento di natura tecnica in alcun modo aggirabile;

   tale pronuncia rende quanto mai urgente un intervento normativo che renda uniformi i dispositivi e garantisca certezza e chiarezza circa il loro utilizzo a beneficio di tutti gli utenti –:

   se intenda fornire il numero di autovelox presenti sul territorio nazionale e, alla luce della pronuncia citata in premessa, quali iniziative di competenza intenda adottare al fine di rendere tali dispositivi utili per cercare di limitare gli incidenti stradali, evitando che costituiscano una vessazione nei confronti degli utenti.
(3-01220)

(21 maggio 2024)

   FRANCESCO SILVESTRI, PELLEGRINI, RICCARDO RICCIARDI, BALDINO e LOMUTI. — Al Ministro della difesa. — Per sapere – premesso che:

   recenti notizie di stampa hanno riportato le preoccupanti dichiarazioni del Ministro della difesa britannico, Grant Shapps, secondo il quale l'Italia avrebbe fornito all'Ucraina, al pari di Regno Unito e Francia, i missili Storm Shadow/Scalp Eg impiegati per colpire in profondità obiettivi nelle retrovie delle forze russe in Crimea e nei territori ucraini sotto il controllo di Mosca;

   il Ministro britannico avrebbe aggiunto che «queste armi stanno facendo una differenza molto significativa» e inoltre sono dotate di «un'efficacia devastante». I missili Storm Shadow infatti hanno un raggio di azione e una capacità distruttiva nettamente superiore anche alle armi fornite dagli Stati Uniti: sono in grado di colpire a quasi 500 chilometri di distanza, carichi con quasi 450 chili di esplosivo;

   nel documento programmatico pluriennale della difesa per il triennio 2023-2025 si sottolineano le capacità deep strike del missile descritto, specificando che «tale capacità costituisce uno dei fondamentali elementi della deterrenza convenzionale, nonché decisivo game changer nelle operazioni militari, in grado di elevare marcatamente il rango e il peso politico del Paese»;

   destano particolare preoccupazione le attività di preparazione per l'uso di tali missili che risulterebbero particolarmente complesse per i tecnici ucraini e, secondo indiscrezioni riportate da fonti di stampa, verrebbero svolte sul campo in Ucraina da specialisti britannici e francesi;

   la conferma dell'invio di tali armi strategiche posizionerebbe il nostro Paese in un ruolo decisamente diverso nella cornice del conflitto russo-ucraino;

   il Ministro interrogato, durante le comunicazioni del 10 gennaio 2024 in merito all'ottavo pacchetto di aiuti militari, ha affermato che era costituito «da equipaggiamenti e sistemi d'arma volti a rafforzare solo e soltanto le capacità difensive delle forze armate ucraine»;

   secondo la normativa vigente, gli allegati dei decreti interministeriali contenenti il dettaglio delle forniture di armamenti inviati all'Ucraina sono considerati «documenti classificati» e illustrati dal Governo in seno al Copasir. Tale elemento di segretezza è stato mantenuto solo dall'Italia a differenza degli altri Paesi che inviano armi all'Ucraina –:

   al fine di garantire la trasparenza nonché il rispetto dei principi democratici e costituzionali, in particolare dell'articolo 11 della Costituzione, se non ritenga urgente comunicare alle Camere la situazione in merito al potenziale offensivo degli armamenti inviati e al mutato coinvolgimento dell'Italia nel conflitto russo-ucraino, riconsiderando la classificazione degli allegati di cui in premessa, coinvolgendo pienamente ciascuna Camera, nelle rispettive Assemblee, nelle eventuali future autorizzazioni di invio di armamenti.
(3-01221)

(21 maggio 2024)

   LUPI, BICCHIELLI, BRAMBILLA, CAVO, ALESSANDRO COLUCCI, PISANO, ROMANO, SEMENZATO e TIRELLI. — Al Ministro della difesa. — Per sapere – premesso che:

   le Forze armate rappresentano una garanzia fondamentale per la sicurezza e la difesa del Paese, soprattutto nel contesto attuale di instabilità e incertezza internazionale, come si evince dai recenti conflitti scoppiati in Europa, Medio Oriente e Sahel;

   l'articolo 2 della legge 28 novembre 2023, n. 201, recante «Disposizioni in materia di associazioni professionali a carattere sindacale tra militari, delega al Governo per la revisione dello strumento militare nazionale, nonché disposizioni in materia di termini legislativi», introduce il rinnovo di ventiquattro mesi per la delega al Governo ad adottare uno o più decreti legislativi per la revisione dello strumento militare nazionale;

   le deleghe danno la possibilità di reclutare personale destinato alle attività operative, introducendo una maggiore gradualità nel conseguimento degli obiettivi di riduzione del personale che erano stati stabiliti dalla legge 31 dicembre 2012, n. 244;

   il 3 maggio 2024 il generale di corpo d'armata Carmine Masiello, Capo di stato maggiore dell'Esercito italiano, ha dichiarato a Il Corriere della Sera: «L'Esercito attuale deve essere rivisto sotto diversi profili. (...) Vanno rivisti soprattutto i principali sistemi d'arma, potenziati gli strumenti, ma anche adeguate le strutture, i sistemi addestrativi, le procedure d'impiego»;

   il 12 maggio 2024 il Ministro interrogato ha dichiarato all'Ansa: «le Forze armate non possono essere pensate come un luogo per educare i giovani, cosa che deve essere fatta dalla famiglia e dalla scuola. Le Forze armate servono per fare professionisti, che difendono le istituzioni e la pace»;

   il 15 maggio 2024 è stata presentata alla Camera dei deputati la proposta di legge «Istituzione del servizio militare e civile universale territoriale e delega al Governo per la sua disciplina», che prevede il servizio militare obbligatorio per sei mesi nella propria regione di residenza per tutti i cittadini italiani tra i 18 e i 26 anni di età –:

   quali ulteriori iniziative intenda assumere per garantire il reclutamento del personale delle Forze armate in misura e con criteri adeguati all'evoluzione dei sistemi di difesa e del contesto internazionale.
(3-01222)

(21 maggio 2024)

   RUFFINO, BONETTI, BENZONI, D'ALESSIO, GRIPPO e SOTTANELLI. — Al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. — Per sapere – premesso che:

   ai sensi di quanto disposto dal decreto-legge n. 91 del 2014 (articolo 1, commi 1 e 2), il decreto del Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali del 22 luglio 2015 ha istituito il Registro unico dei controlli ispettivi sulle imprese agricole (Ruci);

   più precisamente, il Registro unico dei controlli ispettivi sulle imprese agricole è uno strumento di supporto alle amministrazioni pubbliche per effettuare e registrare i controlli e le ispezioni di propria competenza e per una più razionale programmazione degli stessi, ferma restando l'attuazione dei controlli straordinari ed urgenti. Consiste in un archivio informatico contenente, per ogni controllo, diversi elementi: data; anno di riferimento; ente competente; ente esecutore; nominativo del controllore; impresa agricola controllata; settore; tipologia; documentazione controllata o riproduzione elettronica dei verbali; esiti; estremi dei verbali o riproduzione elettronica dei verbali;

   in esso confluiscono, quindi, i dati concernenti i controlli effettuati da parte di organi di polizia, organi di vigilanza, organismi pagatori, nonché da organismi privati autorizzati allo svolgimento di controlli a carico delle imprese agricole e, essendo costituiti analoghi registri anche a livello regionale, è possibile una condivisione di informazioni in maniera costante e con stretto coordinamento;

   le finalità e gli obiettivi di tale registro consistono nell'evitare la duplicazione di controlli nelle aziende e nel rendere maggiormente efficiente il lavoro degli organismi che svolgono le verifiche;

   tuttavia, a distanza di quasi dieci anni dal citato decreto ministeriale che lo ha istituito, sul piano operativo il Registro unico dei controlli ispettivi sulle imprese agricole non è mai stato implementato;

   tale mancata applicazione si ripercuote negativamente sia sulle imprese agricole stesse, perché non possono sottrarsi ad una «intensa» burocrazia costituita dalla conseguente ripetitività di controlli, sia sulla pubblica amministrazione poiché si moltiplicano i costi per controlli che, in realtà, sono superflui – a detrimento sia dell'iniziativa d'impresa privata che della collettività;

   per consentire al settore agricolo di essere più competitivo, senza mai abbassare la guardia sulla necessità di tutele e sicurezze, anche la semplificazione amministrativa rappresenta un imperativo e un'effettiva messa in funzione del Registro unico dei controlli ispettivi sulle imprese agricole procederebbe sicuramente in questa direzione –:

   quali iniziative di competenza intenda porre in essere al fine di favorire una rapida e diffusa implementazione del Registro unico dei controlli ispettivi sulle imprese agricole da parte di tutte le amministrazioni pubbliche interessate, prevedendo altresì misure di semplificazione ovvero di esenzione per le aziende di dimensioni inferiori a 10 ettari.
(3-01223)

(21 maggio 2024)

   CASTIGLIONE, GATTA, NEVI, ARRUZZOLO e BATTILOCCHIO. — Al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. — Per sapere – premesso che:

   secondo il servizio agro-meteorologico regionale in Sicilia, la seconda metà del 2023 è stata la più arida da oltre un secolo: il 2023 che si è chiuso con 588 millimetri di altezza pluviometrica, il 22 per cento in meno rispetto alla media degli ultimi vent'anni;

   la situazione si è ripetuta nel 2024: il 6 maggio 2024 il Governo ha deliberato lo stato di emergenza nazionale per 12 mesi, in relazione alla siccità in atto nella regione Sicilia, stanziando 20 milioni di euro;

   nelle campagne siciliane, la situazione si sta facendo drammatica. Le stime per il 2024 parlano di un calo del 70 per cento del raccolto, ma se la situazione dovesse perdurare c'è il concreto rischio di un vero e proprio azzeramento;

   nelle aree interne, ormai arse, con campi di grano e pascoli completamente secchi, gli allevatori non riescono più a sfamare i propri animali, per la mancanza di acqua e di foraggio bruciato dalla siccità. La solidarietà offerta dalle associazioni agricole, con trasporto di acqua e foraggio, è lodevole, ma ormai insufficiente;

   altrettanto grave è la situazione in Puglia. Un litro d'acqua su cinque perso nel 2023, 118 milioni di metri cubi di acqua in meno negli invasi nei primi quattro mesi del 2024, i più caldi di sempre, con quasi 2 gradi in più rispetto alla media storica;

   colpiti dalla carenza di pioggia, pozzi artesiani, campi e stalle. Il fenomeno impatta sulla produzione di grano, per cui si stima un calo del 20-30 per cento degli altri cereali e dei legumi e, in vista dell'estate, si temono conseguenze sui frutti di stagione –:

   quali iniziative di competenza intenda assumere, con somma urgenza, per rispondere all'emergenza idrica che sta interessando la Sicilia e la Puglia e se non valuti opportuno, oltre ai sostegni diretti, adottare iniziative di competenza finalizzate a sospendere alcuni termini tributari e contributivi nei confronti degli imprenditori impegnati nel comparto agroalimentare delle due regioni.
(3-01224)

(21 maggio 2024)

   FOTI, MESSINA, ANTONIOZZI, GARDINI, MONTARULI, RUSPANDINI, CERRETO, ALMICI, CARETTA, CIABURRO, LA PORTA, LA SALANDRA, MALAGUTI, MARCHETTO ALIPRANDI e MATTIA. — Al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. — Per sapere – premesso che:

   secondo le rilevazioni dell'Istituto superiore per la protezione e per la ricerca ambientale (Ispra), il costante processo di consumo del suolo rilevato in Italia negli ultimi anni, con particolare incidenza del 2022 rispetto al 2021, ha portato ad una costante diminuzione della disponibilità di aree agricole eliminando in 12 mesi 4.500 ettari, il 63 per cento del consumo di suolo nazionale;

   la possibilità di installazione indiscriminata di pannelli fotovoltaici a terra su suolo agricolo ha portato all'emersione di pratiche speculative causate da una vera e propria installazione selvaggia di pannelli a terra, sottraendo suolo agricolo fertile e produttivo all'agricoltura nazionale, pregiudicando la sovranità alimentare nazionale e la sicurezza degli approvvigionamenti alimentari;

   questo fenomeno, inoltre, concorre ad incrementare la dipendenza da importazioni straniere di materie prime agricole;

   con il decreto-legge 15 maggio 2024, n. 63, il Governo Meloni ha proibito, di fatto, l'installazione di pannelli fotovoltaici a terra su suolo agricolo, ponendo fine al consumo indiscriminato del suolo e valorizzando installazioni più virtuose come agrivoltaico avanzato ed agrisolare;

   nell'ambito del Piano nazionale di ripresa e resilienza, per quanto attiene alle misure del Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, la misura 2, componente 1, investimento 2.2 (M2C1-I.2.2) «Parco agrisolare», prevedeva uno stanziamento iniziale di 1,5 miliardi di euro, ma grazie alle modifiche introdotte dal Governo Meloni, che hanno determinato uno straordinario successo della misura nel secondo bando, la Commissione europea ha assegnato un'ulteriore dotazione di 850 milioni di euro, portando così la dotazione complessiva a 2,35 miliardi di euro;

   in particolare, la misura prevede l'erogazione di contributi a fondo perduto per l'installazione di pannelli fotovoltaici sui tetti dei fabbricati produttivi del settore agricolo, zootecnico e agroindustriale, al fine di rimuovere e smaltire i tetti esistenti e costruire nuovi tetti isolati, creare sistemi automatizzati di ventilazione e/o di raffreddamento e installare pannelli solari e sistemi di gestione intelligente dei flussi e degli accumulatori;

   la misura è premiante per il mondo agricolo, poiché consente l'installazione di pannelli solari senza pregiudicare la fruibilità del suolo, permettendo di contemperare l'esigenza di coltivazione e produzione agricola con quella dell'approvvigionamento energetico, garantendo la sovranità alimentare nazionale e l'implementazione della produzione di energia da fonti rinnovabili –:

   se il Ministro interrogato intenda delineare la politica di tutela della sovranità alimentare e di contrasto al consumo del suolo agricolo in relazione ai risultati della misura citata in premessa.
(3-01225)

(21 maggio 2024)

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