TESTI ALLEGATI ALL'ORDINE DEL GIORNO
della seduta n. 304 di Martedì 11 giugno 2024

 
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INTERPELLANZA E INTERROGAZIONI

A) Interrogazione

   TRAVERSI e FEDE. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

   il decreto legislativo n. 152 del 2006 assegna al Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica, in funzione della tutela del suolo e del vincolo idrogeologico, quindi della tutela delle persone che vivono nei territori esposti al rischio alluvionale, il compito di definire e individuare i «metodi e i criteri anche tecnici» perché le Autorità di Bacino possano elaborare i piani di bacino e i piani stralcio, quale il Piano di gestione del rischio di alluvioni (Pgra);

   con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 1° dicembre 2022 è stato approvato il Pgra dell'Appennino settentrionale; tuttavia, a causa della mancata indicazione dei «metodi e dei criteri tecnici» da trasformare in effettive misure di prevenzione, la regione Liguria, chiamata ad attuare il piano per gli aspetti urbanistici, ha adottato una proposta di regolamento che non solo non prevede la delocalizzazione degli abitati a rischio alluvione ma vorrebbe consentire addirittura nuove edificazioni e ampliamenti dell'esistente;

   lo schema di regolamento in questione, recante «Disposizioni concernenti l'attuazione dei piani di bacino distrettuali (...)», dopo aver acquisito il parere della commissione consiliare competente, è stato rimesso in istruttoria per maggiori approfondimenti che tuttavia non porteranno a salvaguardare le vite umane, perché il Pgra non prevede alcuna misura di prevenzione ma di sola protezione con valore meramente prestazionale;

   il nuovo regolamento per la denunciata assenza di «metodi e criteri anche tecnici» che il Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica avrebbe dovuto dettare all'Autorità di bacino, vorrebbe consentire nelle aree inondabili a massima pericolosità – aree a pericolosità da alluvione elevata (P3) e media (P2), limitatamente ad aree a minor velocità e altezza idrometrica non ancora individuate e in ambiti di tessuto urbano consolidato – P3 0 e P2 0 – anche nuove costruzioni e ampliamenti di quelle esistenti, vanificando la funzione del Pgra e perciò compromettendo la tutela del suolo e del vincolo idrogeologico;

   già nel 2015 l'Ispra poneva in evidenza come circa il 9 per cento del suolo in aree a pericolosità idraulica risulta consumato a scala nazionale, mentre a livello regionale spicca la Liguria (con il 30 per cento) per il consumo di aree che si trovano sia a rischio idraulico, sia entro i 150 metri dai corpi idrici; primati che espongono questa regione a un maggiore rischio di alluvioni;

   nel rapporto 2021 sul «Dissesto idrogeologico in Italia» l'Ispra rileva che 6,8 milioni di abitanti risiedono in aree a rischio alluvionale medio e 2,4 milioni di abitanti vivono in zone alluvionali ad alto rischio, perciò complessivamente il 15 per cento della popolazione italiana, con 2,1 milioni di edifici ricadenti in zone alluvionali ad alto e medio rischio, al lordo dei fabbricati abusivi non censiti –:

   se sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e, alla luce delle competenze di cui agli articoli 57, comma 1, lettera a), numeri 1, 2 e 58, comma 2, lettere a), b) e c), e comma 3, lettera a), del decreto legislativo n. 152 del 2006, se non ritenga di proporre al Governo il ritiro del provvedimento (Pgra) e contestualmente di indicare specifici «metodi e criteri anche tecnici» che devono tradursi all'interno di un nuovo Pgra in misure di prevenzione, in aggiunta alle sole misure di protezione ora esistenti, al fine di rendere inconciliabile il vincolo idrogeologico e il rischio di alluvioni con nuove edificazioni e/o ampliamenti dell'esistente, affinché il Pgra non rimanga uno strumento meramente conoscitivo ma assuma quel valore normativo e tecnico-operativo voluto dal legislatore e di conseguenza possa onerare tutti gli enti territoriali a conformarvisi rispetto alle misure urbanistiche.
(3-00627)

(7 settembre 2023)

B) Interpellanza e interrogazione

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro della giustizia, per sapere – premesso che:

   dall'ultimo rapporto Antigone risulta che, al 31 marzo 2024, 61.049 persone erano detenute, a fronte di una capienza ufficiale di 51.178 posti, di cui 2.619 donne, il 4,3 per cento dei presenti, e 19.108 stranieri, il 31,3 per cento;

   dalla fine del 2019 alla fine del 2020, a fronte delle misure deflattive adottate durante la pandemia, le presenze in carcere sono calate di 7.405 unità, per tornare a crescere di 770 unità nel 2021, di 2.062 nel 2022 e di 3.970 nel 2023. Nell'ultimo anno la crescita delle presenze è stata in media di 331 unità al mese che, se confermate anche nel 2024, porterebbero ad oltre 65.000 presenze entro la fine dell'anno;

   il tasso di affollamento ufficiale ha raggiunto a livello nazionale il 119,3 per cento;

   i tassi di affollamento più alti a livello regionale si continuano a registrare in Puglia (152,1 per cento), in Lombardia (143,9 per cento) e in Veneto (134,4 per cento). In Umbria ci si ferma al 115,1 per cento a cui corrispondono 1.548 detenuti a fronte di una capienza massima di 1.345 posti. A Perugia sono 421 i detenuti a fronte di 363 posti, a Terni 556 per 422 posti, a Spoleto 456 per 462 posti e a Orvieto 115 per 98 posti;

   tra le soluzioni al sovraffollamento, sempre secondo Antigone, non c'è sicuramente quella dell'edilizia penitenziaria. I tempi medi di costruzione di un carcere sono stati circa di 8-10 anni. Il costo medio di un carcere per 400 persone è di circa 30 milioni di euro. Ciò significa che oggi ci vorrebbero circa 40 nuove carceri, per un costo di 1 miliardo e 200 milioni di euro. Somme a cui si dovrebbero aggiungere anche quelle, ingenti, per assumere almeno 300 poliziotti a carcere, e quindi altre 12 mila unità di polizia penitenziaria, oltre a tutte le altre figure professionali, e ai servizi necessari per far funzionare gli istituti;

   stanno crescendo i suicidi in carcere, che erano già 30 al 15 aprile 2024, dall'inizio dell'anno uno ogni 3,5 giorni. Nel 2022, quando poi a fine anno furono 85 (il numero più alto mai registrato), se ne erano registrati 20 nello stesso arco temporale. Cinque le persone che si sono tolte la vita nelle carceri dell'Umbria. Aumenta anche il numero di morti in carcere per cause diverse dal suicidio. Sono 42 alla stessa data, quando erano stati 88 in tutto il 2023;

   nel rapporto di Antigone si evince che l'Umbria è la regione d'Italia in cui più volte si è applicato l'isolamento, in particolare a Capanne, con una media di 117,91 provvedimenti di isolamento disciplinare applicati nel 2022 per ogni 100 detenuti; a seguire ci sono Orvieto (99,78) e Spoleto (40,57). Perugia è anche uno degli istituti con il più alto tasso di detenuti stranieri (59,6 per cento);

   la carenza di personale è una delle criticità sistemiche che attanagliano gli istituti penitenziari, con un rapporto detenuti/agenti attuale pari a 1,96 detenuti per agente, 2 detenuti per agente in Umbria, a fronte di una previsione di 1,5;

   l'affollamento e la carenza di personale determinano altresì la mancanza di un'adeguata copertura di cure sanitarie, pochi fondi per la formazione e per il lavoro, anche in vista del reinserimento sociale;

   a fronte di condizioni di vita di chi si trova in questi spazi ristretti e non adeguati, condannato o lavoratore che sia, si continuano a introdurre nuovi reati, inasprendo persino le pene, con il risultato che le carceri sono piene, non c'è personale sufficiente a gestire numeri elevatissimi, è messa a dura prova la sanità penitenziaria e non si investe nella formazione, strumento indispensabile per la rieducazione;

   in Umbria risultano essere sempre più frequenti episodi di violenza e di aggressione tra detenuti e tra questi ultimi e il personale della polizia penitenziaria e nel territorio regionale non è presente alcuna residenza per l'esecuzione delle misure di sicurezza da destinare alla popolazione carceraria affetta da disturbi psichici e più complessivamente il sistema carcerario italiano non è dotato di un efficiente servizio psichiatrico con specialisti medici all'interno di ogni struttura penitenziaria a fronte dell'elevato numero di detenuti che presentano disturbi psichici –:

   se e quali iniziative il Ministro interpellato intenda adottare per:

    a) ridurre il sovraffollamento che costituisce un serissimo ostacolo a un'esecuzione della pena conforme ai precetti costituzionali e per favorire il graduale reinserimento del detenuto nel tessuto sociale, prevenendo in tal modo i rischi di recidiva;

    b) rafforzare il personale di servizio nelle carceri italiane sia a livello amministrativo che della polizia penitenziaria e integrare il loro trattamento, anche per assicurare a tutti gli operatori di svolgere in modo adeguato un lavoro così complesso e difficile;

    c) intervenire sulle strutture carcerarie, con interventi di manutenzione e ristrutturazione, anche al fine di assicurare una piena ed effettiva tutela della salute dei detenuti a partire da quelli psicologicamente più fragili.
(2-00364) «Ascani, Vaccari».

(24 aprile 2024)

   VACCARI e GUERRA. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

   al 31 marzo 2024 nelle carceri italiane, secondo il rapporto Antigone 2024, erano 61.049 le persone detenute, a fronte di una capienza ufficiale di 51.178 posti. Nell'ultimo anno la crescita delle presenze è stata in media di 331 unità al mese che se confermato anche nel 2024 porterebbe ad oltre le 65.000 presenze entro la fine dell'anno e che determina un tasso di affollamento che raggiunge a livello nazionale il 119,3 per cento;

   in questo contesto, sempre secondo il rapporto Antigone stanno crescendo i suicidi in carcere, che erano già 30 al 15 aprile 2024, dall'inizio dell'anno uno ogni 3,5 giorni; nel 2022, quando poi a fine anno furono 85 (il numero più alto mai registrato finora), se ne erano registrati 20 nello stesso arco temporale, aumenta anche il numero di morti in carcere per cause diverse dal suicidio. Sono 42 alla stessa data, quando erano stati 88 in tutto il 2023;

   anche a Modena, nel carcere di Sant'Anna, i dati testimoniano del sovraffollamento, con una capienza di persone detenute che è oltre il 50 per cento in più di quella massima, con 535 unità su 382 posti di capienza, dei quali 370 in detenzione definitiva, con un aumento di 100 unità in più solo nell'ultimo anno per effetto dei provvedimenti del Governo e della saturazione di altre carceri della regione;

   a fronte di questo numero, a Modena ci sono 40 agenti di polizia penitenziaria in meno della pianta organica prevista, 217 rispetto ai 257 che dovrebbero esserci, ovvero un agente ogni 50 persone o 75 agenti per turno;

   nonostante queste condizioni di precarietà l'assistenza alle persone recluse nel carcere di Modena è buona e, rispetto al 2020, anno della rivolta, c'è stata una drastica diminuzione della somministrazione di farmaci, e questo è uno tra i dati maggiormente positivi; anche i progetti di volontariato e apertura alla città, oltre che la collaborazione con l'Azienda Usl, contribuiscono a rendere meno gravosa, per quanto possibile, la condizione delle persone detenute;

   le oggettive condizioni di carenza di personale impediscono di fatto lo sviluppo di maggiori progetti e attività volte alla rieducazione e al reinserimento che, lo ricordiamo, dovrebbero essere gli obiettivi della pena a partire dall'assistenza sanitaria per affrontare le condizioni di disagio psicologico e dall'assenza di spazi adeguati per la socialità e per le attività trattamentali;

   è necessario personale specializzato (psicologi, educatori, psichiatri, pedagogisti, assistenti sociali, mediatori linguistici) che dia ascolto ai detenuti e ne riesca a cogliere le ragioni di intollerabile sofferenza e un incremento di agenti penitenziari che consenta di creare condizioni di lavoro più favorevoli al personale –:

   come intenda attivarsi il Ministro interrogato per affrontare le criticità esposte in premessa con particolare riferimento alla riduzione del sovraffollamento, al rafforzamento del personale di servizio a Modena e nelle carceri italiane sia amministrativo che della polizia penitenziaria; in particolare quale sia lo stato di attuazione degli interventi di manutenzione e di ristrutturazione previsti e quali altre iniziative siano contemplate per migliorare le condizioni di vita e di lavoro all'interno degli istituti penitenziari.
(3-01246)

(10 giugno 2024)
(ex 5-02310 del 29 aprile 2024)

C) Interrogazione

   D'ORSO e DONNO. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

   circa 1500 addetti ai servizi di documentazione degli atti processuali, che svolgono mansioni delicate ed essenziali per lo svolgimento del processo penale come fonici, trascrittori e stenotipisti forensi sono in fase di protesta, a causa delle condizioni di lavoro precarie e inadeguate;

   i compiti di questi addetti risultano particolarmente delicati e faticosi, dovendo affrontare il proprio lavoro con competenze linguistiche, sensibilità e doti di comprensione notevoli, anche e soprattutto per i procedimenti più incalzanti e delicati;

   la «riforma Cartabia» ha di certo aggravato i compiti di questi addetti introducendo la videoregistrazione degli interrogatori ed un programma di scrittura automatizzata, senza che sia stata offerta alcuna formazione adeguata rispetto alle novità normative;

   attualmente questi addetti lavorano per ditte esterne che hanno contratti d'appalto in scadenza e sono sottoposti a precarietà e mancanza di informazione sul loro futuro;

   le rappresentanze sindacali hanno ribadito le loro richieste: l'avvio di un tavolo di contrattazione sulla situazione attuale dell'appalto e la gestione delle future scadenze, un percorso formativo che permetta di valorizzare le professionalità degli addetti in vista della «riforma Cartabia» del processo penale telematico e soprattutto l'internalizzazione, vale a dire l'assunzione da parte del Ministero della giustizia di tutte le lavoratrici e i lavoratori, senza alcuna esclusione –:

   se il Ministro interrogato sia a conoscenza della situazione di cui in premessa e quali iniziative intenda porre in essere per ascoltare e dare risposte alle legittime richieste di questi lavoratori e lavoratrici, essenziali per il sistema giustizia.
(3-01247)

(10 giugno 2024)
(ex 5-02106 del 5 marzo 2024)

MOZIONI CONCERNENTI INIZIATIVE IN MERITO AL PIANO NAZIONALE INTEGRATO ENERGIA E CLIMA (PNIEC), CON PARTICOLARE RIFERIMENTO AL RELATIVO AGGIORNAMENTO IN COERENZA CON GLI OBIETTIVI DI DECARBONIZZAZIONE

   La Camera,

   premesso che:

    1) il nuovo livello di ambizione definito in ambito europeo fornisce l'inquadramento strategico per l'evoluzione, sul piano normativo e programmatorio, del percorso di decarbonizzazione del Paese. Ai sensi dell'articolo 14 del regolamento (UE) 2018/1999, la versione finale del Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec), allineata ai nuovi obiettivi, deve essere trasmessa alla Commissione europea entro il 30 giugno 2024;

    2) le linee guida per l'aggiornamento dei Piani nazionali integrati energia e clima (Pniec) pubblicate dalla Commissione europea sottolineano la necessità di assicurare che le dimensioni trasversali, ovvero la dimensione sociale ed economica, trovino adeguato spazio nell'ottica di una pianificazione di ampio respiro che vada oltre il mero raggiungimento degli obiettivi 2030, interpretando la sfida del cambiamento climatico in un'ottica di sviluppo del Paese;

    3) il dispiegamento di misure e risorse annunciato dall'Esecutivo comunitario volto a finanziare i processi produttivi a ridotto impatto ambientale offre la misura di quanto il binomio energia e clima sia ormai entrato nel linguaggio della strategia che deve riorientare anche la politica industriale;

    4) il Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec) è lo strumento che deve supportare il nuovo paradigma di sviluppo prendendo a riferimento centrale la dimensione climatica, riconciliando le prospettive di medio e lungo periodo per fare da ponte tra gli obiettivi 2030 e quelli di neutralità climatica del 2050. Il nuovo Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec), infatti, determinerà per gli anni a venire il grado di competitività del sistema produttivo, il livello di sviluppo economico e sociale e l'autonomia strategica del Paese;

    5) con l'aggiornamento del Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec), le componenti energia e clima dovrebbero essere il più possibile sviluppate in parallelo e con pari rilevanza. La contingenza della crisi energetica potrebbe determinare il rischio di sovra-rappresentare le problematiche del settore energetico, programmando investimenti inutili o potenzialmente dannosi per le specificità del tessuto produttivo italiano, per i cittadini e per le finanze pubbliche;

    6) la proposta di aggiornamento del Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec) fissa gli obiettivi nazionali al 2030 su efficienza energetica, fonti rinnovabili e riduzione delle emissioni di CO2, come anche quelli in tema di sicurezza energetica, interconnessioni, mercato unico dell'energia e competitività, sviluppo e mobilità sostenibile;

    7) l'aggiornamento del Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec) del 2019 deve considerare obiettivi nazionali e settoriali sulla base di un più ambizioso target di riduzione dei gas serra a livello di Unione europea pari al -55 per cento netto al 2030 rispetto ai livelli del 1990, come ridefinito con l'approvazione del pacchetto «Fit for 55», ovvero l'insieme di direttive e regolamenti che stabiliscono gli obiettivi in materia di clima ed energia per gli Stati membri allineati all'obiettivo di neutralità climatica al 2050;

    8) oltre al livello di ambizione, occorre prestare attenzione all'attuazione delle politiche e misure per la riduzione delle emissioni e la realizzazione concreta delle ambizioni espresse. Ai fini della concreta realizzazione degli obiettivi clima ed energia, la mancata o inefficace attuazione delle politiche rispetto agli obiettivi è rilevante almeno quanto i livelli di ambizione dichiarati;

    9) a differenza della maggior parte dei Paesi europei, che si sono dotati di una legge quadro sul clima, l'ordinamento italiano è privo di una cornice normativa di riferimento in grado di indirizzare le politiche in un disegno coerente e mirato agli obiettivi energia e clima. Nell'assenza di un tale strumento normativo, il Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec) deve poter colmare tale vuoto e il suo impianto di governance diventa cruciale per la sua attuazione;

    10) il Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec) rappresenta lo strumento attuativo del regolamento europeo n. 2018/1999 e alcuni dei suoi capitoli attuano altri regolamenti (ad esempio i regolamenti Effort sharing e LULUCF). Sebbene i Trattati europei stabiliscano che i regolamenti hanno applicabilità immediata negli Stati membri (articolo 288), questo non si traduce nell'automatica cogenza nell'ordinamento nazionale. Il Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec) necessita, quindi, di essere dotato di una forza giuridica adeguata alla rilevanza delle misure che individua e delle sue conseguenze normative e attuative. Questo è rilevante anche alla luce della recente riforma costituzionale, che introduce tra i principi fondamentali della Costituzione la tutela dell'ambiente, anche nell'interesse delle future generazioni (articolo 9) e vincola l'iniziativa economica rispetto ai danni potenziali verso la salute e l'ambiente (articolo 41);

    11) nel Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec) si stima che l'ammontare degli investimenti necessari per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione sia pari a 830 miliardi di euro cumulativi, tra il 2023 e il 2030 (ovvero a 119 miliardi di euro medi annui). Tale valore conferma la straordinaria rilevanza dello sforzo finanziario necessario all'Italia per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione definiti a livello europeo: tra il 25 per cento e il 30 per cento degli investimenti complessivi del Paese, che ammontano a circa 400 miliardi di euro all'anno dovrebbero essere riorientati alla transizione. Si sottolinea che tale valore complessivo è sottostimato, dal momento che non tiene adeguatamente conto della dimensione socioeconomica del Piano e delle sue implicazioni;

    12) risulta chiaro che tale impegno economico-finanziario non può essere soddisfatto unicamente dall'utilizzo delle risorse pubbliche del Piano nazionale di ripresa e resilienza e del REPowerEU. Pertanto, una strategia finanziaria coerente con gli obiettivi climatici necessita di un ambiente regolatorio abilitante, che permetta alla finanza pubblica di agire da leva e da garanzia rispetto agli investimenti privati, anche mediante la ridefinizione del ruolo delle national promotional banks;

    13) un nuovo quadro regolatorio per la finanza climatica, unito all'adozione di strumenti di trasparenza per la finanza privata, è fondamentale per orientare gli investimenti privati in linea con gli obiettivi net-zero;

    14) oltre al quadro generale della strategia finanziaria per la transizione, è essenziale scendere a un livello di dettaglio più profondo che, per ciascuna politica del Piano, determini quali strumenti finanziari possono essere adottati e in quale percentuale sia necessario l'intervento pubblico;

    15) la transizione ecologica dei settori economici verso la neutralità climatica è un percorso complesso e pervasivo che implica importanti trasformazioni economiche e sociali. Tali trasformazioni, se non accompagnate da politiche adeguate, possono acuire diseguaglianze esistenti. Pertanto, la transizione ecologica non può prescindere dall'integrazione di una visione sociale che permetta, al contempo, di ridurre le diseguaglianze sociali e accelerare la transizione;

    16) come sollecitato dalla Commissione europea, il Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec) deve includere un'analisi di base necessaria per l'elaborazione dei piani sociali per il clima attraverso i quali sono indicate le modalità di impiego delle risorse del Fondo sociale per il clima;

    17) il regolamento europeo richiede che il Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec) sia accompagnato da una valutazione dei suoi impatti sulle variabili macroeconomiche (ad esempio reddito, occupazione) e su quelle socioeconomiche (ad esempio salute, qualità dell'occupazione, istruzione, competenze). Questa dimensione, ad avviso dei firmatari, non è stata adeguatamente affrontata nella proposta di aggiornamento del Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec), in cui si propone un'analisi di tipo input-output basata sulle matrici delle interdipendenze settoriali pubblicate dall'Istituto nazionale di statistica, mentre più recenti pubblicazioni e metodologie potrebbero essere prese in considerazione per espandere l'analisi di impatto sulle variabili macroeconomiche e socioeconomiche;

    18) il settore elettrico italiano è ancora fortemente dipendente dai combustibili fossili. Nel 2022 il 60 per cento della generazione elettrica lorda è stata prodotta con gas naturale, carbone e prodotti petroliferi. Nel 2022 la richiesta di energia elettrica italiana è stata di 316,8 terawattora, in diminuzione dell'1 per cento rispetto al 2021. Le fonti rinnovabili hanno contribuito per il 35,6 per cento alla produzione elettrica. La restante quota proviene da energia di origine fossile. Il saldo netto estero è stato di quasi 43 terawattora. In termini di capacità, la potenza di generazione netta installata a fine 2022 è pari a 120,9 gigawatt. 60,4 gigawatt sono centrali termoelettriche tradizionali, di cui il 77 per cento usa gas naturale. La capacità idroelettrica è di 22,9 gigawatt, quella eolica di 11,8 gigawatt e quella solare di 25,1 gigawatt;

    19) in seguito alla crisi energetica, è stato accelerato lo sviluppo delle rinnovabili, cresciute di oltre 3 gigawatt nel 2022 e di quasi 6 gigawatt nel 2023. Nei primi due mesi del 2024 sono stati installati 1,2 gigawatt di nuovo solare e 0,1 gigawatt di nuovo eolico;

    20) la decarbonizzazione del sistema elettrico è necessaria a sostenere quella dell'intera economia. La decarbonizzazione delle forniture di elettricità abilita la piena decarbonizzazione di tutti i consumi destinati all'elettrificazione dei consumi nei settori del civile, dei trasporti e, ove possibile, del calore industriale. La produzione correlata di idrogeno verde permetterà la decarbonizzazione di tutti quegli usi industriali già attualmente basati su idrogeno, così come l'ampliamento del suo utilizzo per il calore ad alta temperatura e i processi industriali nei settori cosiddetti hard to abate;

    21) nella proposta di aggiornamento del Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec) manca una stima quantitativa del contributo che le tecnologie di gestione della domanda possono fornire alla flessibilità e all'adeguatezza della rete elettrica e l'individuazione di obiettivi di sviluppo che siano anche solo indicativi. La mancata quantificazione di questi contributi negli scenari fa sì che gli scenari del Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec) considerino come necessari unicamente i servizi forniti dalle centrali termiche a gas;

    22) come indicato nel piano REPowerEU, le azioni di diversificazione delle fonti di approvvigionamento di gas devono inquadrare la domanda di gas insieme allo sviluppo di nuove rinnovabili, dei processi di elettrificazione, dell'efficienza energetica, degli strumenti di gestione del sistema di stoccaggio e dei picchi di domanda. Pertanto, è da definire nel Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec) una visione integrata in grado di assicurare un sistema efficiente e competitivo. Per questo motivo, nel processo di transizione è importante che lo sviluppo dell'infrastruttura gas non ecceda in modo sproporzionato gli effettivi bisogni di domanda gas. Il rischio è generare onerosi stranded cost, che andrebbero a gravare sulle casse pubbliche, sulle bollette o sulla fiscalità generale. Allo stesso tempo, fornire garanzie pubbliche a infrastrutture non necessarie determinerebbe la sottrazione di risorse per le politiche di decarbonizzazione che, al contrario, servono a costruire la sicurezza e la competitività futura;

    23) al netto delle emissioni delle industrie energetiche, il settore manifatturiero italiano ha contribuito al 22 per cento delle emissioni nazionali di gas serra nel 2021. Nel periodo dal 1990 al 2021 le emissioni di gas serra dell'industria italiana sono diminuite del 35 per cento, sia a seguito dell'attuazione di politiche di riduzione, come l'EU Ets, sia a causa della diminuzione della produzione e del numero di imprese attive, in particolare in seguito alla crisi economica degli anni 2008-2009. Le emissioni del settore manifatturiero ricadono per circa il 57 per cento nei settori EU Ets e per la restante parte nei settori Esr per cui vige l'obiettivo di riduzione nazionale, ovvero circa 36 milioni di tonnellate di CO2 ricadono nella competenza nazionale;

    24) lo scenario del Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec) prevede una riduzione del 24 per cento al 2030 delle emissioni energetiche del settore industriale rispetto al 2021, mentre una traiettoria coerente con gli obiettivi generali dovrebbe prevedere una riduzione del 37 per cento. Lo scenario del Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec) riporta un consumo finale di energia da parte dell'industria pari a 24,3 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio al 2030, mentre uno scenario allineato al Fit for 55 dovrebbe prevedere un consumo energetico finale di 22,2 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio;

    25) il Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec) non deve essere solo lo strumento per identificare le riduzioni dirette di emissione del comparto industriale, ma anche quello per orientare lo sviluppo del Paese verso prodotti, servizi, tecnologie della decarbonizzazione, dal momento che su questo importante tema si gioca la competitività del sistema industriale, anche in considerazione delle importanti trasformazioni della finanza;

    26) il percorso di trasformazione industriale è obbligato dall'impianto normativo, motivo per cui occorre programmare la gestione dei costi e delle opportunità che da essa possono derivare. Se l'obiettivo è la decarbonizzazione di processi e prodotti a livello globale, è evidente quanto la delocalizzazione della produzione in Paesi con obiettivi ambientali meno ambiziosi non sia un'opzione desiderabile. Il percorso di decarbonizzazione deve fare coincidere gli obiettivi di riduzione delle emissioni nazionali con elevati livelli di competitività nei mercati globali. Questo dovrà essere costruito, anche con la diplomazia e in sede G7, non in chiave protezionista, ma, al contrario, attraverso l'orientamento dei mercati a livello globale su beni e servizi a bassa intensità carbonica, sui quali ambire a essere competitivi;

    27) l'industria manifatturiera ricopre un ruolo centrale nella transizione. In primo luogo, per la necessità di decarbonizzarne i processi produttivi, laddove in molti casi le soluzioni tecnologiche sono complesse e non ancora economiche. Ma, soprattutto, perché la manifattura produce quelle tecnologie che incidono in modo trasversale sugli altri settori, come i trasporti, il residenziale e la produzione elettrica. Tuttavia, il Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec) non identifica in maniera analitica le filiere critiche per la decarbonizzazione, associandole a specifiche politiche o strategie settoriali;

    28) dopo trasporti e industrie energetiche, il settore civile (residenziale e terziario) rappresenta il terzo settore per emissioni che, considerando l'intero periodo 1990-2021, equivale in media al 20 per cento delle emissioni del settore energia. Delle 75,5 milioni di tonnellate di CO2 equivalenti di emissioni registrate nel 2021 (+8 per cento rispetto al 1990), il 67 per cento è imputabile agli edifici residenziali, mentre la rimanente parte è associata al settore commerciale/istituzionale, cresciuto in maniera significativa, fino a costituire oggi oltre il 30 per cento delle emissioni complessive. A livello assoluto, si nota una tendenza alla stabilità delle emissioni del settore, che ha registrato il picco di emissioni nel 2005, valore poco superiore al livello del 2010. Questo nonostante le misure di incentivazione per l'efficienza energetica, avviate a partire dal 2007;

    29) le emissioni assolute nel settore civile rimangono stabili anche negli ultimi anni, con una riduzione stimata nell'ordine dell'1 per cento a seguito dell'applicazione del superbonus 110 per cento. Tale stagnazione dell'andamento emissivo del settore deriva dalla mancata riduzione della quota di combustibili fossili destinati alla copertura dei consumi energetici. I consumi energetici del settore residenziale rimangono ancora oggi coperti per oltre il 50 per cento dal gas naturale, seguito dai biocombustibili solidi (legna, pellet) per quasi il 20 per cento e dall'energia elettrica per il 19 per cento. Nel terziario quest'ultima copre una quota maggiore della domanda energetica, ma il gas naturale rimane la fonte primaria di energia con una copertura di oltre il 40 per cento dei consumi;

    30) ad una maggiore efficienza energetica delle abitazioni corrisponde un risparmio economico per le famiglie e una maggiore elettrificazione dei consumi consente di aumentare la sicurezza energetica delle famiglie proteggendole dalle oscillazioni dei prezzi dell'energia fossile;

    31) nel 2021, le emissioni del settore trasporti erano pari a 103,3 milioni di tonnellate di CO2 equivalenti, rappresentando il 24,5 per cento delle emissioni nazionali di gas serra. Il 93 per cento è imputabile al trasporto su gomma, con il prevalere delle emissioni da mobilità privata su auto (60 per cento). Le emissioni dei trasporti sono aumentate di circa l'1 per cento rispetto al 1990;

    32) il parco auto circolante nazionale conta circa 40 milioni di veicoli. Nel 2022, in Italia il tasso di motorizzazione è di 672 auto ogni 1000 abitanti, il secondo più alto in Europa. La penetrazione nel parco circolante di nuovi veicoli elettrici puri a batteria è molto rallentata rispetto alle principali economie europee: il tasso medio annuo di nuove immatricolazioni è inferiore al 4 per cento, contro una media europea oltre il 10 per cento;

    33) il 77,6 per cento degli spostamenti dei cittadini avviene su scala urbana in una fascia di distanza compresa tra 2 e 10 chilometri. Il 60 per cento circa degli spostamenti sono sistematici nel corso della settimana feriale,

impegna il Governo:

1) ad adottare iniziative di carattere normativo volte a coordinare il Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec) con il quadro normativo di riferimento e con gli strumenti di programmazione economica, attraverso:

  a) l'approvazione del Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec) tramite una delibera del Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile;

  b) l'introduzione di strumenti di valutazione ex ante dell'impatto atteso dei nuovi atti legislativi sugli obiettivi di clima e energia;

  c) la previsione di un'informativa presso le competenti Commissioni parlamentari per illustrare il contenuto del Piano;

  d) la trasmissione di una relazione annuale alle Camere sullo stato di attuazione del Piano;

  e) l'integrazione nei principali documenti di programmazione economica di valutazioni di impatto delle misure rispetto agli obiettivi di clima e energia;

2) a provvedere all'implementazione di un adeguato sistema di governance del Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec) che preveda:

  a) l'attribuzione al Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile di poteri di indirizzo strategico, impulso e coordinamento generale sull'attuazione degli interventi del Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec);

  b) l'istituzione presso la Presidenza del Consiglio dei ministri di una struttura per il monitoraggio, la valutazione e la verifica della coerenza della fase di attuazione del Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec) rispetto agli obiettivi programmati, e per la definizione delle eventuali misure correttive ritenute necessarie;

  c) la definizione di meccanismi di coordinamento verticale e orizzontale tra le amministrazioni centrali e le amministrazioni locali e con tutti i soggetti coinvolti nell'attuazione del Piano;

  d) la definizione di meccanismi di coordinamento con la struttura di missione per il Piano nazionale di ripresa e resilienza;

  e) una chiara e puntuale individuazione delle strutture responsabili per l'attuazione delle singole misure contenute nel Piano;

  f) l'inclusione nel Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec) di una strategia per la partecipazione pubblica e per il dialogo multilivello;

  g) l'istituzione di un Consiglio scientifico indipendente sul clima sul modello indicato dalla legge clima europea;

3) ad accompagnare le politiche e le misure per il raggiungimento degli obiettivi di clima e energia del Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec) con strategie di finanziamento specifiche per la coerenza complessiva della spesa pubblica e della fiscalità rispetto agli obiettivi, attraverso:

  a) la stima del fabbisogno finanziario per ciascuna misura e l'individuazione di forme di finanziamento pubblico e le modalità per incentivare il concorso della finanza privata;

  b) l'allineamento e l'esplicita integrazione del Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec), e i relativi meccanismi di finanziamento, con il percorso del semestre europeo;

  c) l'assegnazione a Cassa depositi e prestiti, Sace e Invitalia del ruolo di banche del clima;

  d) l'introduzione di meccanismi con cui indirizzare gli investimenti privati tramite specifiche politiche di incentivazione selettiva della domanda;

  e) il supporto all'adozione di strumenti di pianificazione e di monitoraggio di piani di transizione da parte di enti locali, istituti finanziari, imprese e alla divulgazione delle informazioni legate a tali piani;

  f) l'adozione degli obiettivi stabiliti nei framework e nei regolamenti europei rilevanti, creando coerenza tra le politiche nazionali ed europee;

  g) l'adozione di strumenti di trasparenza e pubblicazione per il corretto indirizzamento degli investimenti verso la decarbonizzazione come gli science-based targets (SBT), il Tpt disclosure framework (Transition plan taskforce), il Tcfd (Task force on climate-related financial disclosure) e il Green bond standard;

  h) la promozione di partenariati tra le piccole e medie imprese e gli attori del settore finanziario per facilitare l'accesso a finanziamenti agevolati per progetti sostenibili;

4) a includere nel Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec) una strategia per la sostenibilità sociale in grado di accompagnare la società nella transizione, assicurando che le politiche per il clima siano in grado di indirizzare le risorse sulla base di criteri di sostenibilità sociale, anche attraverso:

  a) l'esplicitazione dei presupposti e degli obiettivi delle politiche sul consumo (ad esempio incentivi selettivi della domanda nei trasporti e nel settore civile-edifici), anche in relazione alla dimensione sociale, accompagnati dalle specifiche misure di finanza pubblica e dai criteri di valutazione dell'efficacia e degli effetti distributivi di tali misure ed eventuali misure compensative;

  b) il ricorso a metodologie di valutazione di impatto socioeconomico in grado di esplicitare il tasso sociale e tasso privato di rendimento delle misure, come il Social return on investments (Sroi), che possono tenere conto di indicatori come il costo sociale del carbonio (Scc) o di benefìci sociali dell'investimento pubblico;

  c) l'identificazione delle metodologie per la valutazione dell'impatto del Piano sul tessuto produttivo dal punto di vista socioeconomico, con riferimento alle ricadute sul piano occupazionale e agli effetti (positivi o negativi) della trasformazione o creazione di nuove filiere industriali;

5) a definire nel Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec) obiettivi coerenti con la decarbonizzazione del sistema elettrico al 2035, come da impegni G7, e assicurare l'implementazione di un sistema di monitoraggio delle fonti rinnovabili installate, che preveda:

  a) il monitoraggio dell'andamento del rilascio delle autorizzazioni e dello sviluppo di reti e risorse abilitanti, ovvero stoccaggi e demand response;

  b) azioni correttive di revisione delle politiche, quali interventi sulle regole dei mercati e i criteri di fissazione del prezzo delle rinnovabili nel lungo periodo;

  c) meccanismi di controllo e trasparenza per lo sviluppo di reti di trasmissione e distribuzione per assicurare coerenza con l'obiettivo complessivo di decarbonizzazione, con gli obiettivi di sicurezza energetica e sostenibilità economica;

  d) revisione del meccanismo del capacity market il cui impianto è obsoleto rispetto agli obiettivi della transizione e alle stesse tendenze di mercato (calo dei consumi gas a livello italiano ed europeo);

6) a dotare il Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec) di una strategia per l'elettrificazione dei consumi e per affrontare lo squilibrio tariffario tra gas ed elettrico, attraverso:

  a) la definizione di un obiettivo di elettrificazione che comprenda il settore civile, dei trasporti e dell'industria, in grado di indirizzare in modo chiaro politiche e risorse verso l'elettrificazione dei consumi, in una strategia coerente di aumento dell'efficienza energetica;

  b) la definizione di una riforma della struttura tariffaria coerente con il percorso di decarbonizzazione e integrazione dei sistemi energetici, in grado di superare la barriera regolatoria legata al disequilibrio tra oneri fiscali e parafiscali tra la tariffa elettrica e gas;

7) a definire una programmazione strategica di uscita dalle fonti fossili, attraverso l'individuazione di precise milestones, che funga da riferimento per le valutazioni rispetto all'opportunità strategica e ai rischi finanziari degli investimenti per le infrastrutture energetiche fossili;

8) a dotare il Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec) di un capitolo dedicato alla decarbonizzazione dell'industria manifatturiera in grado di evidenziare e considerare le specificità dei diversi settori produttivi, affiancando a obiettivi e politiche gli strumenti finanziari dedicati per la gestione delle implicazioni sociali della transizione, degli impatti sul lavoro e delle necessità di formazione e riqualificazione dei lavoratori. Tale capitolo potrebbe includere:

  a) una strategia per il contributo alla decarbonizzazione del settore elettrico derivante dall'installazione di grandi impianti rinnovabili al servizio degli impianti produttivi;

  b) un piano per l'utilizzo del gas naturale e dei suoi sostituti, prevedendo canali privilegiati per gli usi industriali del calore ad alta temperatura non altrimenti sostituibili nel breve periodo;

  c) l'elaborazione di un pacchetto di misure che, accanto allo stimolo all'efficienza energetica dei processi, sfrutti e avvantaggi le potenzialità del vettore elettrico nel ridurre le emissioni nella produzione di calore a bassa temperatura;

  d) soluzioni di medio-lungo periodo per i settori hard to abate, partendo dalla conversione industriale dell'ex Ilva di Taranto tramite tecnologia Dri (Direct reduced iron), inizialmente a gas naturale e poi a idrogeno verde da rinnovabili;

  e) la definizione del contributo potenziale dell'industria manifatturiera al soddisfacimento della produzione domestica di tecnologie funzionali alla decarbonizzazione, tenendo conto della diversa propensione all'importazione delle diverse filiere produttive;

  f) una strategia industriale per il rafforzamento della capacità manifatturiera in quelle che l'Unione europea – nel suo net-zero industry Act – definisce «strategic net-zero technologies»;

  g) una strategia per la formazione e riqualificazione dei lavoratori in riferimento alle nuove filiere industriali legate alla transizione;

9) ad assicurare la chiara identificazione di un percorso che porti all'individuazione delle tecnologie rilevanti e più efficaci per la transizione, in particolare per quei settori in cui tali soluzioni non esistono o non sono economiche, come l'industria energy intensive, il settore navale, il settore aereo (cosiddetto hard to abate) in base ad una valutazione di costo-efficacia, che consenta di orientare la spesa pubblica in via prioritaria verso le tecnologie che mostrano piena coerenza con gli obiettivi di decarbonizzazione;

10) a delineare nel Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec) una strategia per la decarbonizzazione del settore civile, anche attraverso:

  a) politiche per l'efficienza energetica individuate sulla base delle caratteristiche storico-architettoniche, energetiche e patrimoniali degli immobili, della loro localizzazione e della loro classe d'uso, fascia climatica e destinazione d'uso;

  b) un ridisegno delle detrazioni fiscali per il settore residenziale in un unico schema di incentivazione volto all'efficienza energetica e all'elettrificazione dei consumi, con aliquote proporzionali ai risultati raggiunti in termini di riduzione dei consumi e delle emissioni e con un orizzonte temporale almeno al 2030;

  c) una misura dedicata alla riqualificazione energetica degli alloggi sociali e delle case popolari con una copertura del 100 per cento delle spese sostenute, oltre alla riqualificazione degli edifici scolastici;

  d) una riforma della struttura tariffaria che elimini il disequilibrio degli oneri fiscali e parafiscali tra bolletta elettrica e gas;

  e) la definizione di programmi di ricerca, formazione e aggiornamento rivolti a imprese edili e operatori di settore per garantire loro le conoscenze e le competenze necessarie al percorso di decarbonizzazione del settore;

  f) la definizione di un sistema di indicatori per monitorare l'efficacia delle politiche e apportare eventuali modifiche in corso d'opera;

11) a prevedere una strategia per la decarbonizzazione del settore dei trasporti con l'obiettivo di elettrificazione del parco circolante, anche attraverso:

  a) ecoincentivi mirati unicamente all'acquisto di veicoli elettrici (Bev, battery electric vehicle);

  b) l'utilizzo della leva degli acquisti pubblici per elettrificare la flotta dei veicoli delle amministrazioni pubbliche, prevedendo eventuali misure compensative di spesa;

  c) una riforma della fiscalità per le auto aziendali (deducibilità, detraibilità e tassazione dei fringe benefit), in uno schema premiale in relazione a minori parametri emissivi dei veicoli, ovvero 100 per cento di deducibilità per veicoli Bev (battery electric vehicle);

  d) una razionalizzazione della fiscalità dell'auto (immatricolazione e proprietà) adottando criteri di progressività in relazione a parametri emissivi dei veicoli;

  e) la razionalizzazione della fiscalità dei carburanti;

  f) l'aggiornamento del Piano nazionale infrastrutturale per la ricarica dei veicoli alimentati ad energia elettrica (Pnire) per raggiungere un'estensione capillare della rete di ricarica elettrica pubblica, prevedendo un ruolo di ultima istanza delle amministrazioni pubbliche nei casi di non intervento di investitori privati;

  g) il completamento dell'installazione delle infrastrutture di ricarica veloci e ultraveloci previste dalla missione 2, componente 2, investimento 4.3, del Piano nazionale di ripresa e resilienza;

12) a prevedere una strategia per la decarbonizzazione del settore dei trasporti con l'obiettivo di riduzione della domanda di trasporto privato (numero e percorrenze, veicoli), anche attraverso:

  a) il completamento delle opere e degli interventi previsti con le risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) per la missione 2, componente 2, e missione 3, componenti 1 e 2, oltre che del Piano nazionale complementare, del Fondo sociale di coesione, della legge di bilancio per il 2022;

  b) incremento delle dotazioni infrastrutturali e di mezzi pubblici e alternativi all'auto privata per la mobilità sostenibile;

  c) misure di incentivo all'utilizzo di soluzioni alternative all'auto privata attraverso stimoli economici;

  d) politiche restrittive del traffico veicolare nei centri urbani, funzionali anche a ridurre l'inquinamento e migliorare la qualità dell'aria, attraverso il superamento dei ritardi nell'attuazione delle misure regolatorie in materia di limitazione della circolazione dei veicoli inquinanti, ai sensi dell'articolo 7, comma 9, del codice della strada, modificato dal decreto-legge n. 68 del 2022 (articolo 7).
(1-00276) «Ilaria Fontana, Sergio Costa, Cappelletti, Pavanelli, L'Abbate, Morfino, Santillo, Appendino, Francesco Silvestri».

(24 aprile 2024)

   La Camera,

   premesso che:

    1) per conciliare i temi della riduzione delle emissioni climalteranti con quelli della sicurezza energetica e dello sviluppo del mercato interno dell'energia, l'Unione europea ha adottato il regolamento (UE) 2018/1999 sulla governance dell'Unione dell'energia e dell'azione per il clima dell'Unione europea, introducendo i Piani nazionali integrati per l'energia e il clima (Pniec). Gli Stati membri hanno quindi presentato alla Commissione europea i progetti di Piano nazionale integrato per l'energia e il clima per il periodo 2021-2030, elaborati in consultazione con i cittadini, imprese e regioni;

    2) con il Piano nazionale integrato per l'energia e il clima vengono stabiliti gli obiettivi nazionali al 2030 sull'efficienza energetica, sulle fonti rinnovabili e sulla riduzione delle emissioni di anidride carbonica, nonché gli obiettivi in tema di sicurezza energetica, interconnessioni, mercato unico dell'energia e competitività, sviluppo e mobilità sostenibile, delineando per ciascuno di essi le misure che saranno attuate per assicurarne il raggiungimento;

    3) oltre allo strumento di attuazione per le politiche energia e clima, il Piano nazionale integrato per l'energia e il clima dovrebbe fornire le linee di indirizzo per una maggiore coerenza di azione dello Stato nell'elaborazione delle proprie politiche di sviluppo e strategia, nonché nella valutazione dell'efficacia della spesa pubblica, soprattutto per l'interesse pubblico ampio che rivestono le politiche e misure che esso contiene;

    4) il Piano nazionale integrato per l'energia e il clima, oltre a rappresentare lo strumento per misurare le riduzioni dirette di emissione dei diversi comparti produttivi, deve quindi servire ad orientare lo sviluppo del Paese verso un nuovo modello di sviluppo e prodotti e servizi dei mercati decarbonizzati;

    5) il Piano nazionale integrato per l'energia e il clima è stato inviato dall'Italia alla Commissione europea in attuazione del suddetto regolamento (UE) 2018/1999, pubblicato nel gennaio 2020;

    6) in base al medesimo regolamento, gli Stati membri dell'Unione europea sono inoltre tenuti a presentare alla Commissione europea la proposta di aggiornamento del loro ultimo Piano nazionale integrato per l'energia e il clima, entro il 30 giugno 2023;

    7) il 19 luglio 2023 l'Italia ha formalmente inviato alla Commissione europea la proposta di aggiornamento del Piano nazionale integrato per l'energia e il clima. A dicembre 2023 la Commissione europea ha pubblicato la sua valutazione rispetto ai progetti di Piani nazionali integrati per l'energia e il clima aggiornati, insieme a valutazioni individuali e raccomandazioni specifiche per Paese;

    8) entro il 30 giugno del 2024, il medesimo regolamento (UE) 2018/1999 stabilisce altresì che ciascuno Stato membro è tenuto a presentare alla Commissione europea l'ulteriore aggiornamento dell'ultimo Piano nazionale integrato per l'energia e il clima notificato, salvo che abbia motivato alla medesima Commissione che il piano non necessita di aggiornamento;

    9) l'aggiornamento del Piano nazionale integrato per l'energia e il clima, da presentare quindi entro il mese di giugno 2024, deve includere politiche di mitigazioni aggiuntive per raggiungere gli ambiziosi obiettivi nazionali declinati nell'ambito del pacchetto «Fit for 55», che ha revisionato sensibilmente l'insieme di direttive e regolamenti che a tutt'oggi stabiliscono gli obiettivi di riduzione delle emissioni, efficienza energetica e rinnovabili per gli Stati membri;

    10) i Piani nazionali integrati per l'energia e il clima rappresentano il contributo degli Stati membri agli impegni dell'Unione europea nell'ambito dell'Accordo di Parigi, con le politiche e le misure attuative degli obiettivi europei su clima ed energia. I Piani nazionali integrati per l'energia e il clima sono anche un importante strumento di valutazione dei progressi rispetto all'accordo stesso;

    11) con l'aggiornamento del Piano nazionale integrato per l'energia e il clima, il nostro Paese deve indicare il percorso da seguire per la completa decarbonizzazione al 2050, con un target intermedio al 2040 del -90 per cento di riduzione delle emissioni di anidride carbonica equivalente di recente indicato dall'Unione europea e con il target europeo -55 per cento (del «Fit for 55») di riduzione delle emissioni di anidride carbonica equivalente al 2030. Va peraltro considerato che il target -55 per cento sarà probabilmente alzato al -60 per cento per allinearsi con il REPowerEU;

    12) rispetto ai suddetti target europei di decarbonizzazione, si segnala che l'attuale bozza di Piano nazionale integrato per l'energia e il clima 2023 prevede una riduzione al 2030 solo del -40 per cento, che è anche largamente inferiore rispetto al -51 per cento previsto negli impegni dell'Italia per l'accesso ai fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza;

    13) per arrivare all'84 per cento di rinnovabili nel mix elettrico, risulta necessario aumentare il target di nuova capacità rinnovabile da +73 gigawatt indicato nel Piano nazionale integrato per l'energia e il clima a +84 gigawatt previsti nel «Piano elettrico 2030»;

    14) solamente per i settori Ets (incluso l'elettrico) il Piano nazionale integrato per l'energia e il clima italiano prevede una riduzione delle emissioni di anidride carbonica equivalente al 2030 in linea con i target dell'Unione europea, mentre i settori non-Ets non raggiungono il target 2030 di decarbonizzazione;

    15) si rammenta inoltre che, come prevede l'articolo 1 del suddetto regolamento UE 2018/1999, «il meccanismo di governance garantisce al pubblico effettive opportunità di partecipare alla preparazione di tali piani nazionali e di tali strategie a lungo termine. Esso comprende un processo strutturato, trasparente e iterativo tra la Commissione e gli Stati membri volto alla messa a punto e alla successiva attuazione dei Piani nazionali integrati per l'energia e il clima, anche per quanto riguarda la cooperazione regionale e la corrispondente azione della Commissione»;

    16) in realtà finora è mancata una vera e trasparente consultazione della società civile per la redazione dell'aggiornamento del Piano nazionale integrato per l'energia e il clima. La società civile è stata coinvolta esclusivamente attraverso l'invito alla compilazione di un questionario del tutto generico, e quindi in contrasto con gli obblighi europei e internazionali volti ad assicurare un adeguato processo partecipativo;

    17) i previsti aggiornamenti del Piano nazionale integrato per l'energia e il clima sono indispensabili in quanto le politiche su clima ed energia stanno attraversando una fase di profonda revisione a seguito della sottoscrizione dell'Accordo di Parigi, il cui obiettivo è il contenimento dell'aumento della temperatura media globale ben al di sotto dei 2 gradi centigradi e cercando di limitarne l'aumento a 1,5 gradi centigradi rispetto ai livelli preindustriali. Nell'ambito dell'Accordo di Parigi, l'obiettivo per l'Unione europea è la riduzione delle emissioni di gas serra di almeno il 40 per cento, rispetto all'anno 1990, entro il 2030;

    18) a ciò si aggiunga il mutato contesto, conseguenza della pandemia, della crisi dei prezzi dell'energia, nonché dei nuovi obiettivi generati da un maggiore impegno sui temi clima e nuovi obiettivi di decarbonizzazione dell'Unione europea, che impongono una revisione dei piani vigenti. Gli obiettivi da raggiungere, che dovrebbero rendere l'Unione europea climaticamente neutra entro il 2050, sono stati rivisti al rialzo sia nel programma REPowerEU che con il pacchetto «Fit for 55»;

    19) per valutare le politiche messe in atto a livello nazionale per fronteggiare i cambiamenti climatici e il rispetto degli impegni di riduzione delle emissioni previsti dagli accordi internazionali, è fondamentale monitorare l'andamento delle emissioni dei gas serra. In Italia, è l'Ispra a svolgere questa funzione, essendo responsabile della predisposizione e comunicazione dell'inventario nazionale delle emissioni di gas serra;

    20) il testo adottato alla Cop-28 sul Global stocktake – letteralmente «Bilancio globale» – ossia il meccanismo di valutazione dei progressi ottenuti a livello globale nella risposta alla crisi climatica e nell'implementazione delle misure dell'Accordo di Parigi, evidenzia che, sebbene si registrino passi in avanti rispetto a pochi anni fa, le azioni di mitigazione climatica rimangono insufficienti per raggiungere gli obiettivi dell'Accordo di Parigi di contenere il riscaldamento globale entro +2 gradi centigradi o meglio +1,5 gradi centigradi alla fine del secolo;

    21) come riporta il rapporto del 2024 dell'Ispra «Le emissioni di gas serra in Italia. Obiettivi di riduzione al 2030», le emissioni italiane totali di gas serra, espresse in anidride carbonica equivalente, sono diminuite del 20,9 per cento tra il 1990 ed il 2022. Questa riduzione è conseguenza sia della riduzione dei consumi energetici e delle produzioni industriali a causa della crisi economica e della delocalizzazione di alcune produzioni industriali, ma anche della crescita della produzione di energia da fonti rinnovabili (idroelettrico ed eolico) e di un incremento dell'efficienza energetica e al passaggio all'uso di combustibili a minor contenuto di carbonio. Ma la riduzione non è sufficiente: le emissioni risultano di 11 milioni di tonnellate al di sopra dell'obiettivo stabilito per il 2021;

    22) nonostante l'andamento positivo, sempre l'Ispra ricorda che le emissioni di gas serra in Italia negli ultimi due anni continuano però a crescere e raggiungono nel 2022 un totale pari a 413 milioni di tonnellate di anidride carbonica equivalente (+0,4 per cento rispetto al 2021). Determinante l'aumento costante del settore trasporti, le cui emissioni provengono per oltre il 90 per cento dal trasporto stradale, che rispetto all'anno precedente segna un +5 per cento e conferma un trend che non conosce pause e supera il 7 per cento dal 1990, valore in controtendenza rispetto a quelli di tutti gli altri settori economici che al contrario registrano marcate riduzioni, ad eccezione dei rifiuti che rappresentano circa il 5 per cento del totale nazionale;

    23) secondo un recente documento di «Ecco», il «think tank» dedicato alla transizione energetica e al cambiamento climatico, il Piano nazionale integrato per l'energia e il clima «stima l'ammontare degli investimenti necessari per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione pari a 830 miliardi di euro cumulativi, tra il 2023 ed il 2030 (ovvero a 119 miliardi di euro medi annui). Tale valore, ancorché sottostimato rispetto alle stime elaborate da Ecco, conferma la straordinaria rilevanza dello sforzo finanziario necessario all'Italia per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione definiti a livello europeo: tra il 25 e il 30 per cento degli investimenti complessivi del Paese, che ammontano a circa 400 miliardi di euro l'anno, dovrebbero essere riorientati alla transizione»;

    24) come ricorda il documento di economia e finanza 2024, «il settore energetico sarà chiamato nei prossimi anni ad affrontare nuove sfide e introdurre processi innovativi radicali, indispensabili per traguardare gli obiettivi climatici, in un'ottica non solo di transizione ecologica, ma anche di sicurezza dei sistemi energetici (...)». E a tale proposito riveste «grande importanza il processo in corso di revisione dei documenti programmatici in materia di energia e clima, quali il Piano nazionale integrato per l'energia e il clima e la Strategia di lungo termine sulla riduzione dei gas ad effetto serra»;

    25) seppure il documento di economia e finanza 2024 fa riferimento ad una strategia di riduzione dei gas ad effetto serra, in realtà si continua a confermare un ruolo centrale al gas. La proposta di aggiornamento del Piano nazionale integrato per l'energia e il clima, infatti, assegna un ruolo strategico al gas naturale, anche liquefatto (gnl), il cui impatto climatico e ambientale risulta ancor più rilevante di quello via tubo, generando una maggior quantità di emissioni di anidride carbonica equivalente a causa delle operazioni di liquefazione e rigassificazione, oltre che per i lunghissimi trasporti via nave. È invece necessario che nell'aggiornamento del Piano nazionale integrato per l'energia e il clima si abbandonino tutti i piani di sviluppo relativi all'implementazione di nuove infrastrutture di gas, considerate non coerenti con una tempestiva decarbonizzazione e non utili ai fini della sicurezza energetica. La sola sicurezza energetica nazionale, coerente con un serio piano di decarbonizzazione, sarà piuttosto garantita dallo sviluppo massiccio delle fonti energetiche rinnovabili, dall'efficienza energetica, da diversificati sistemi di accumulo e da altro;

    26) la decisione del Governo di voler far diventare l'Italia un hub del gas naturale attraverso un potenziamento della rete nazionale, un aumento degli stoccaggi e la realizzazione di nuovi rigassificatori, come Piombino e Ravenna, va in direzione opposta alle risposte che devono essere date alla questione climatica, che deve invece costituire un'assoluta priorità. Peraltro, la proposta di aggiornamento del Piano nazionale integrato per l'energia e il clima assegna un ruolo strategico al gas naturale, anche liquefatto, il cui impatto climatico e ambientale risulta ancor più rilevante di quello via tubo, generando una maggior quantità di emissioni di anidride carbonica equivalente, a causa delle operazioni di liquefazione e rigassificazione, oltre che per i lunghissimi trasporti via nave;

    27) per quanto riguarda il settore delle energie rinnovabili, la direzione conseguente agli sfidanti obiettivi dell'Unione europea, è quella di raggiungere la decarbonizzazione con l'obiettivo di mitigare il cambiamento climatico e accelerare l'autonomia energetica. In virtù di ciò, l'obiettivo 2030 delle rinnovabili per quanto riguarda i consumi energetici finali è salito di 10 punti percentuali, rispetto al Piano approvato nel 2020, passando da un 30 ad un 40 per cento;

    28) il recente vertice dei Ministri dell'ambiente e dell'energia del G7, svoltosi a Torino dal 29 al 30 aprile 2024, confermando quanto deciso alla Cop28 da tutte le nazioni del mondo, si è concluso con l'impegno comune a triplicare entro il 2030 l'energia prodotta da fonti rinnovabili e di raddoppiare l'efficienza energetica;

    29) secondo i dati di Terna, nonostante la capacità rinnovabile installata nel 2023 in Italia sia salita a 6 gigawatt, per centrare gli obiettivi europei servirebbe installare almeno 9 gigawatt di nuovi impianti l'anno per i prossimi 6 anni;

    30) secondo il recente rapporto di Legambiente «Scacco matto alle rinnovabili 2024», a gennaio 2024 sarebbero 1.376 le richieste per l'installazione di nuovi impianti ancora in fase di valutazione, un dato che dà l'idea dell'estrema lentezza legata alle procedure che bloccano l'installazione di nuovi impianti;

    31) le nuove installazioni riguardano per il 90 per cento piccoli impianti destinati all'autoconsumo e dei 5.234 megawatt di fotovoltaico installati nel 2023, il 78 per cento degli impianti ha una potenza sotto il megawatt;

    32) per aumentare significativamente la potenza installata occorre un profondo ripensamento dell'iter burocratico per l'autorizzazione di nuovi impianti e per le procedure di allaccio alla rete, i cui tempi, comunicati da Terna o da E-distribuzione (Enel distribuzione), in alcuni casi arrivano fino a 1.212 giorni lavorativi;

    33) per contribuire all'obiettivo complessivo di decarbonizzazione, risulta necessario prevedere un incremento degli impegni assunti dall'Italia come quota rinnovabili sul consumo interno lordo elettrico dal 65 per cento attualmente proposto al 75 per cento, portando la capacità installata da fonti energetiche rinnovabili ad oltre 140 gigawatt. Occorre quindi individuare la via più realistica e fattibile per accelerare la transizione energetica;

    34) una delle criticità del comparto delle fonti energetiche rinnovabili risiede certamente nei ritardi delle autorizzazioni. Nel primo trimestre del 2024 erano quasi 1.000 i progetti fotovoltaici in attesa di valutazione di impatto ambientale nazionale, per un totale di circa 40 gigawatt. Di questi, il 25 per cento dei progetti era bloccato in verifica amministrativa, mentre il restante in istruttoria tecnica. Peraltro, il rallentamento degli iter, spesso causato da procedimenti incerti e complessi, può avere un impatto negativo sugli investimenti e sulle opportunità di lavoro, che il settore è in grado di generare;

    35) per quanto riguarda il settore dei trasporti, le relative emissioni sono aumentate rispetto al 1990. Nel 2021 le emissioni dei trasporti hanno rappresentato il 24,5 per cento delle emissioni nazionali di gas serra. Il 93 per cento è imputabile al trasporto su gomma, con il prevalere delle emissioni da mobilità privata su auto (60 per cento),

impegna il Governo:

1) a mettere in atto tutte le iniziative di competenza, in ambito europeo, volte a garantire almeno il mantenimento di tutti gli obiettivi climatici dell'Unione europea per il 2030 e il 2050, contrastando conseguentemente interventi normativi finalizzati a indebolire i medesimi obiettivi climatici;

2) sempre in ambito europeo, ad adottare tutte le iniziative utili, affinché si arrivi finalmente attraverso un voto favorevole in sede di Consiglio europeo, all'approvazione del regolamento sul «Ripristino della natura» («Nature Restoration Law»), che fissa l'obiettivo di ripristinare almeno il 30 per cento degli habitat in cattive condizioni entro il 2030, il 60 per cento entro il 2040 e il 90 per cento entro il 2050, quale legge fondamentale per tutelare la biodiversità del nostro continente;

3) ad aggiornare il Piano nazionale integrato per l'energia e il clima (Pniec), affinché sia in piena coerenza con il REPowerEU e i nuovi obiettivi europei conseguenti al pacchetto «Fit for 55»;

4) a garantire un immediato avvio di un'adeguata, seria e trasparente procedura partecipativa con la società civile, le associazioni ambientaliste e altri attori, al di fuori delle valutazioni ambientali strategiche e delle consultazioni parlamentari, attraverso anche l'istituzione di un dialogo multilivello su clima ed energia;

5) a prevedere che le strategie di partecipazione e dialogo multilivello facciano parte della stessa governance del Piano, diventandone parte integrante e sostanziale, a partire dalla stesura e anche durante le fasi della sua attuazione, monitoraggio e valutazione dinamica;

6) ad adottare le opportune iniziative volte a prevedere che le diverse misure del Piano nazionale integrato per l'energia e il clima siano accompagnate dalle strategie per la loro attuazione, anche facendo sì che per ciascuna misura, accanto all'efficacia nella riduzione delle emissioni o nella diffusione delle rinnovabili, venga riportato il fabbisogno finanziario necessario e come questo viene soddisfatto, nonché gli impatti socioeconomici attesi, almeno in termini di costi e benefìci;

7) ad adottare iniziative volte a prevedere l'applicazione di una specifica fiscalità premiante associata anche ad alcuni strumenti già vigenti, laddove essi finanzino investimenti in settori e/o progetti finalizzati alla transizione energetica ed ecologica, alla decarbonizzazione e al raggiungimento degli obiettivi «net-zero» al 2050;

8) ad adottare iniziative volte a prevedere che, a copertura degli oneri legati alle ulteriori misure di favore volte a finanziare le politiche di decarbonizzazione, contribuisca l'applicazione di un'imposta sugli extraprofitti conseguiti dalle società energetiche e dalle banche in particolare, a seguito della crisi energetica prodotta dall'invasione russa dell'Ucraina;

9) sempre al fine di finanziare la transizione verso la neutralità climatica e, in particolare, per l'accesso alla mobilità elettrica e all'efficientamento energetico degli immobili a favore dei ceti sociali medi e bassi, ad adottare iniziative volte a istituire conseguentemente un contributo annuale straordinario sui grandi patrimoni, superiore ai 10 milioni di euro;

10) a prevedere un serio investimento nel settore della formazione professionale per la transizione, attraverso l'elaborazione di una puntuale strategia che preveda sia la creazione di nuove qualifiche lavorative, che un percorso di riqualificazione professionale per gli operatori del mondo delle energie fossili;

11) al fine di creare nuove competenze, professionalità e opportunità di lavoro per i giovani in cerca di prima occupazione e per la ricollocazione professionale di lavoratori in stato di inoccupazione, a riconoscere un contributo di avviamento lavorativo finalizzato alla formazione e all'inserimento nei processi produttivi connessi alla transizione ecologica ed energetica, alla difesa e tutela del suolo e della biodiversità, all'innovazione tecnologica e digitalizzazione;

12) ad adottare iniziative per prevedere una revisione al rialzo del contributo nazionale per le fonti energetiche rinnovabili al 2030 e la messa a punto di politiche e misure funzionali a questo obiettivo;

13) al fine di contribuire ad alzare il target di nuova capacità rinnovabile, ad accelerare lo sviluppo dell'energia rinnovabile attraverso una necessaria e ulteriore azione di semplificazione delle procedure di rilascio dei pareri e dei titoli autorizzativi e delle procedure per le connessioni alla rete dei nuovi impianti, in particolare quelli di media e grande potenza, prevedendo anche l'attivazione di sportelli e la digitalizzazione mediante piattaforme ad hoc;

14) ad approvare quanto prima il testo unico di semplificazione normativa dei procedimenti concernenti la produzione di energia da fonti rinnovabili, anche al fine di contribuire a riordinare e razionalizzare la normativa in materia;

15) a predisporre un serio piano di revamping e repowering degli impianti di fonti energetiche rinnovabili esistenti (anche idroelettrici), indispensabile per promuovere lo sviluppo di nuova capacità di energia rinnovabile senza determinare un maggior consumo di suolo, con una timeline identificabile e delle stime puntuali in termini di capacità da salvaguardare;

16) in relazione alle comunità energetiche rinnovabili, a definire un reale meccanismo di coinvolgimento degli enti locali e di messa a disposizione dei tetti pubblici non utilizzati;

17) a sostenere la domanda e lo sviluppo del mercato dell'idrogeno verde, anche attraverso l'elaborazione di una strategia nazionale sull'idrogeno verde, in coerenza con il Piano nazionale integrato per l'energia e il clima e con gli obiettivi dell'Unione europea, al fine di favorire gli investimenti nel settore, attirare investimenti e accelerare la messa a terra dei progetti sul territorio nazionale;

18) ad abbandonare i piani di sviluppo di nuove infrastrutture di gas, considerati non coerenti con una rapida e necessaria decarbonizzazione, e conseguentemente a garantire che nell'aggiornamento del Piano nazionale integrato per l'energia e il clima si abbandonino tutti i piani di sviluppo relativi all'implementazione di nuove infrastrutture gas, ripensando le politiche volte ad assegnare al nostro Paese un ruolo di hub del gas e conseguentemente a prevedere uno stop ai terminali di rigassificazione;

19) a escludere qualsiasi prospettiva di ritorno al nucleare da fissione, considerati gli insostenibili costi ambientali, economici e sociali;

20) a garantire il percorso di riqualificazione ed efficientamento energetico del parco immobiliare pubblico e privato, in modo tale da privilegiare gli edifici in classe energetica più bassa e le fasce più vulnerabili di cittadini;

21) in relazione all'ambito residenziale e terziario e con riferimento all'aggiornamento del Piano nazionale integrato per l'energia e il clima, a promuovere esclusivamente la realizzazione di interventi che vadano nella direzione di un'elettrificazione completa dei consumi (ad esempio, pompe di calore elettriche, cucine ad induzione e altro);

22) nel settore dei trasporti, ad adottare opportune iniziative normative in grado di coniugare l'indispensabile riduzione delle emissioni inquinanti con una maggiore equità di accesso alla mobilità e con le priorità strategiche di politica industriale per lo sviluppo del Paese, come nel caso delle filiere automotive nella transizione all'auto elettrica;

23) a prevedere iniziative volte a incentivare il trasporto pubblico e altre soluzioni alternative alla mobilità privata, anche in coordinamento con i livelli di governo locale, nonché a prevedere una revisione degli incentivi all'acquisto veicoli, favorendo le auto elettriche a batteria e l'elettrificazione delle flotte aziendali e per il trasporto merci;

24) al fine di contribuire al raggiungimento della neutralità climatica e allo sviluppo di una mobilità equa, inclusiva e sostenibile, a conseguire entro il 2035 l'obiettivo di nove chilometri per milione di abitanti per le reti metropolitane, di venti chilometri per milione di abitanti per le reti ferroviarie suburbane e di dieci chilometri per milione di abitanti per le reti tramviarie;

25) ad adottare le iniziative di competenza volte a prevedere, in coordinamento con gli enti territoriali, l'introduzione del «biglietto climatico» nell'intero territorio urbano e regionale del Paese, quale titolo di viaggio a un costo sensibilmente ridotto per il trasporto pubblico cittadino, per autobus e treni regionali, al fine di ridurre i costi di spostamento delle famiglie, nonché di contribuire alla riduzione delle emissioni climalteranti;

26) a sostenere, in coerenza con gli obiettivi di decarbonizzazione, le iniziative normative europee già avviate sulla riduzione e sull'uso sostenibile dei pesticidi, e comunque a prevedere a livello nazionale, in linea con i principi della Strategia europea sulla biodiversità 2030 e con gli obiettivi di riduzione dell'uso dei pesticidi stabiliti dalla Commissione europea nell'ambito della strategia «dal produttore al consumatore» («Farm to fork»), a ridurre entro il 2030 l'uso dei pesticidi di almeno il 50 per cento e di quelli più pericolosi di almeno il 65 per cento;

27) al fine di contribuire alla transizione verso la neutralità climatica, a conseguire entro il 2030 l'obiettivo vincolante di azzeramento del consumo di suolo e rigenerazione dei suoli degradati anche nelle aree urbane, con aumento del verde urbano e recupero delle funzioni ecosistemiche;

28) a dichiarare lo stato di emergenza climatica;

29) al fine di finanziare la transizione energetica e il raggiungimento degli obiettivi dell'Unione europea in materia climatica, ad adottare iniziative per ridurre progressivamente in misura non inferiore al 10 per cento annuo, sino al loro annullamento, le spese fiscali dannose per l'ambiente comprese nel «Catalogo dei sussidi ambientalmente dannosi e dei sussidi ambientalmente favorevoli», istituito presso il Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica, ai sensi dell'articolo 68 della legge 28 dicembre 2015, n. 221.
(1-00294) «Bonelli, Zanella, Borrelli, Dori, Fratoianni, Ghirra, Grimaldi, Mari, Piccolotti, Zaratti».

(10 giugno 2024)

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