TESTI ALLEGATI ALL'ORDINE DEL GIORNO
della seduta n. 307 di Venerdì 14 giugno 2024

 
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INTERPELLANZE URGENTI

A)

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'istruzione e del merito, per sapere – premesso che:

   da quanto si apprende da notizie di stampa, una professoressa di lettere del liceo scientifico «Moro» di Reggio Emilia avrebbe consegnato ai propri studenti di quinta materiale didattico di stampo revisionista, in particolare, sulla Resistenza, definita «un'invenzione», con uno spregevole attacco alle donne partigiane che, a suo dire, non sarebbero mai esistite;

   avrebbe, inoltre, proposto un inaccettabile stravolgimento ideologico dei temi e degli obiettivi «green» dell'Agenda 2030, elaborata dall'Assemblea generale dell'Onu nel 2015, definendoli «strumenti di manipolazione e controllo»;

   come si apprende sempre dai quotidiani, non sarebbe la prima volta che la docente si lascerebbe andare a prese di posizione molto gravi e basate su inquietanti falsi storici suscitando la comprensibile indignazione non solo della comunità scolastica, ma dell'intera comunità reggiana;

   nella mattinata del 6 giugno 2024 numerosi insegnanti del liceo hanno pubblicamente preso le distanze dai volantini, definiti «negazionismo storico»;

   mentre il dirigente scolastico sta svolgendo approfondimenti per accertare l'accaduto, l'Ufficio scolastico provinciale attende l'esito dell'indagine interna per esprimersi;

   si tratta di una vicenda molto grave che nulla ha a che fare con la presunta libertà di pensiero e sviluppo del senso critico – invocati dalla docente – ma con la diffusione agli studenti di materiale didattico che contiene teorie revisioniste e negazioniste e palesi falsi storici;

   il Ministro interpellato nel corso del suo incarico è stato molto solerte nell'indirizzare alle scuole letture sui fatti più importanti della storia e nel disporre accertamenti ed ispezioni a vari istituti scolastici del Paese –:

   quali iniziative di competenza il Ministro interpellato intenda attuare al fine di svolgere tutti gli approfondimenti del caso affinché sia valutato l'operato della docente.
(2-00392) «Malavasi, Braga, Manzi».

(11 giugno 2024)

B)

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro delle imprese e del made in Italy, il Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, per sapere – premesso che:

   il mercato della distribuzione dei carburanti ha un ruolo strategico per l'economia del nostro Paese: vale circa 45 miliardi di euro all'anno di fatturato complessivo – due terzi dei quali costituiscono gettito erariale – ed ingloba circa 100.000 lavoratori fra titolari, collaboratori e dipendenti, occupati presso oltre 21.000 impianti nella rete ordinaria e circa 450 aree di servizio autostradali;

   il suddetto mercato è in attesa da tempo di un intervento legislativo di riforma teso, tra l'altro, a razionalizzare ed ammodernare la rete di distribuzione, potenziare i punti vendita con nuovi vettori energetici alternativi a quelli tipicamente petroliferi per sostenere la transizione ecologica, combattere il fenomeno della illegalità sempre più diffusa che, da una parte, dà origine ad un ingente danno erariale (circa 13 miliardi di euro ogni anno, secondo stime accreditate a seguito delle indagini svolte dagli organi di controllo), e, dall'altra, continua a causare un sempre maggiore e grave arretramento delle condizioni di lavoro, sia in termini di precarizzazione che di sicurezza, in conseguenza delle manifeste violazioni, anche con modalità semplicemente elusive, della normativa che regola obbligatoriamente la contrattualistica tra gestori e proprietari degli impianti, titolari di autorizzazione/concessione/fornitori in esclusiva dei prodotti carburanti;

   a questo proposito è bene tenere in considerazione che la spina dorsale della rete di distribuzione è sostanzialmente condotta da «gestori», piccole e piccolissime imprese di gestione spesso a conduzione familiare, che a loro volta impiegano ciascuna un certo numero di addetti inquadrati all'interno del Ccnl del commercio;

   questi gestori sono classificati formalmente come soggetti autonomi, ma, tenuto conto del particolarissimo contesto in cui operano (sarà qui sufficiente ricordare il naturale e conclamato squilibrio contrattuale che li lega ai proprietari degli impianti, titolari di autorizzazione/concessione/fornitori in esclusiva dei carburanti), sono considerati dalla giurisprudenza consolidata lavoratori parasubordinati e dalla normativa generale vigente classificati come microimprese, quindi parificati ai consumatori, oltreché soggetti titolari di un rapporto di dipendenza economica ex articolo 9, legge n. 192 del 1998, rispetto alla propria controparte contrattuale;

   per tali ragioni il legislatore ha sempre inteso tutelare il soggetto contraente debole, interponendo la negoziazione collettiva obbligatoria delle organizzazioni di categoria, al confronto diretto con il singolo gestore, negoziazione cui viene affidata la definizione delle condizioni economico/normative del rapporto contrattuale nel suo complesso, oltreché la funzione di tipizzare tipologie contrattuali nuove;

   il rispetto di tale legislazione non è però presidiato attualmente da una adeguata penalizzazione per i comportamenti difformi;

   a margine di una riunione convocata presso il 15 maggio 2024, il Ministro Urso, di concerto con il Ministro Pichetto Fratin, ha comunicato le linee guida di un disegno di legge di prossima approvazione che ha destato preoccupazione tra gli operatori del settore in quanto:

    a) sul piano della sicurezza ambientale, non viene previsto alcun obbligo a carico dei proprietari degli impianti volto a verificare e certificare che non ci siano dispersioni nel terreno di prodotti petroliferi atti ad inquinare le falde acquifere né, per i proprietari di impianti destinati alla chiusura, di bonificare il sito, ma semplicemente di «inertizzare» i serbatoi, senza alcuna garanzia ambientale;

    b) sul piano della tutela dei consumatori e della conoscibilità dei prezzi, viene cancellato l'obbligo di esporre il differenziale di prezzo praticato dal medesimo punto vendita tra il rifornimento in self service e quello in servito;

    c) sul piano dei contratti di lavoro e di gestione, si prevede una sanatoria per coloro che adottano comportamenti elusivi se non illegittimi, sottraendosi alla contrattazione collettiva e imponendo ai gestori contratti non tipizzati, segnatamente il contratto di appalto che, in questo modo, rischia di dilagare anche nel settore della distribuzione carburanti, con il suo portato ampiamente conosciuto di precarizzazione sia economica che in termini di autonomia organizzativa;

   risulta del tutto evidente agli interpellanti, quindi, come tale provvedimento sia pressoché opposto agli impegni assunti nella Commissione attività produttive il 25 ottobre 2023 volti a:

    a) introdurre misure per assicurare, da parte dei titolari, la massima sicurezza ambientale;

    b) favorire ulteriori misure per garantire una vera concorrenza dei prezzi e l'accesso uniforme a beni e servizi;

    c) contrastare l'elusione dell'obbligo di contrattualistica previsto dalla normativa di settore per tutti i titolari di autorizzazione;

   in particolare, sembrerebbero essere recentemente emerse manifeste violazioni in ordine alla contrattazione aziendale, inopinatamente interrotta e largamente scaduta, e all'avvio di una politica di imposizione di tipologie contrattuali, segnatamente il contratto di appalto di servizi tramite società controllate, non previste dall'ordinamento e sottratte alla negoziazione collettiva –:

   se e in quale modo i Ministri interpellati intendano dare effettivo seguito agli indirizzi assunti in Parlamento;

   quali iniziative intendano porre in essere al fine di impedire condotte elusive in merito ai rapporti contrattuali e di lavoro, anche allo scopo di consentire il progressivo ripristino di generalizzate condizioni di legalità complessiva.
(2-00383) «Peluffo, Braga, Serracchiani, De Micheli, Di Sanzo, Gnassi, Orlando, Casu».

(28 maggio 2024)

C)

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro della salute, per sapere – premesso che:

   con delibera n. 178 del 2 febbraio 2024 dell'Asl di Salerno è stato indetto il «Concorso unico regionale, per titoli ed esami, per il reclutamento di dirigenti medici in medicina emergenza urgenza, per la copertura, a tempo indeterminato, di n. 363 posti di dirigente medico, disciplina di medicina d'emergenza-urgenza (ex Mcau)»;

   tra i requisiti specifici di ammissione previsti figurano «Laurea in medicina e chirurgia; specializzazione in medicina d'emergenza-urgenza ovvero in una delle discipline riconosciute equipollenti o affini ai sensi del decreto ministeriale del 30 gennaio 1998 e del decreto ministeriale del 31 gennaio 1998, iscrizione al corso di formazione specialistica, a partire dal secondo anno»;

   l'articolo 1, comma 547, della legge di bilancio per il 2019 (legge n. 145 del 2018) prevede che «a partire dal secondo anno del corso di formazione specialistica, i medici, i medici veterinari, gli odontoiatri, i biologi, i chimici, i farmacisti, i fisici e gli psicologi regolarmente iscritti sono ammessi alle procedure concorsuali per l'accesso alla dirigenza del ruolo sanitario nella specifica disciplina bandita e collocati, all'esito positivo delle medesime procedure, in graduatoria separata»;

   all'esito dell'accertamento del possesso dei requisiti di accesso alla selezione, venivano esclusi 157 candidati in quanto «non in possesso di almeno uno dei requisiti specifici di ammissione e/o iscritto in scuole di specializzazione diverse dalla scuola Medicina di Emergenza Urgenza»;

   tra i candidati esclusi figurano, a quanto consta agli interpellanti, nominativi di candidati iscritti a corsi di formazione specialistica in discipline riconosciute equipollenti o affini ai sensi del decreto ministeriale del 30 gennaio 1998 e del decreto ministeriale del 31 gennaio 1998 e loro successive modificazioni e integrazioni;

   quanto descritto in premessa ricorda quanto avvenuto in occasione di una precedente procedura concorsuale indetta dall'Azienda sanitaria locale Napoli 1 Centro, che con deliberazione del 21 febbraio 2024, n. 313, procedeva all'esclusione dei candidati iscritti frequentanti corso di specializzazione in disciplina affine e/o equipollente, e non nella disciplina oggetto del concorso; tale esclusione richiamava la nota del 21 novembre 2023, protocollo 560502, della Giunta regionale della Campania – direzione generale per la tutela della salute e il coordinamento del Servizio sanitario regionale che specificava «che il procedimento di cui alla legge n. 145 del 2018, prevede che gli specializzandi concorrano nelle procedure concernenti la stessa branca specialistica oggetto di specializzazione, restando esclusa la possibilità di partecipazione nelle discipline affini e/o sociali equipollenti»;

   con nota dell'8 agosto 2019, protocollo n. 40367, la direzione generale del Ministero della salute forniva chiarimenti circa l'interpretazione dell'articolo 1, comma 547, della richiamata legge n. 145 del 2018;

   la direzione generale del Ministero della salute chiariva che «Il legislatore, nel fare riferimento alla “specifica disciplina bandita” ha inteso peraltro assicurare che gli specializzandi potessero partecipare alla medesima disciplina cui possono attualmente accedere gli specialisti, secondo quanto previsto dai decreti ministeriali 30 e 31 gennaio 1998, nulla innovando in ordine alla disciplina delle equipollenze e delle affinità ivi prevista. Pertanto, in virtù di quanto disposto dall'articolo 1, comma 547, della legge n. 145 del 2018 e successive modificazioni i medici e i medici veterinari, iscritti all'ultimo anno del corso di formazione specialistica, nonché qualora questo abbia durata quinquennale, al penultimo anno del relativo corso, possono partecipare alle procedure concorsuali per l'accesso alla dirigenza del ruolo sanitario nella disciplina concorsuale di riferimento, secondo le disposizioni dettate in materia dai decreti ministeriali 30 e 31 gennaio 1998» –:

   se il Ministro interpellato sia a conoscenza della problematica esposta e se non intenda adottare iniziative di competenza, anche di carattere normativo, per chiarire la portata delle disposizioni richiamate in premessa e risolvere le criticità esposte.
(2-00393) «Marianna Ricciardi, Carotenuto, Caso, Caramiello, Alifano, Auriemma, Di Lauro, Penza, Sportiello».

(11 giugno 2024)

D)

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, per sapere – premesso che:

   il Sin Crotone-Cassano-Cerchiara è stato istituito con il decreto ministeriale n. 468 del 2001, ed il procedimento di bonifica delle aree ex Pertusola, ex Agricoltura, ex Fosfotec e le due discariche ex Pertusola ed ex Fosfotec, tutte site nel territorio crotonese, è iniziato nel 2008;

   nella Conferenza dei servizi decisoria del 24 ottobre 2019, tenutasi presso il Ministero per l'ambiente per approvare il progetto operativo di bonifica fase 2, la regione Calabria, la provincia ed il comune di Crotone hanno richiesto e ottenuto che i rifiuti venissero smaltiti fuori dal territorio regionale per esigenze di tutela del territorio e della salute dei cittadini, conclusioni cristallizzate nel decreto direttoriale n. 7 del 2020 del Ministero dell'ambiente;

   dalla data del decreto la Società Eni Rewind, pur avendo presentato un prospetto riepilogativo delle aree in cui avrebbe smaltito i rifiuti in Italia e all'estero, non ha mai iniziato le operazioni nello stesso previste, avviando una serie di iniziative mirate a sottrarsi ai suoi obblighi;

   il 23 novembre 2023, presente anche il commissario straordinario per la bonifica, Eni Rewind ha pubblicamente comunicato che non esisterebbero in Italia discariche atte alla ricezione dei rifiuti della bonifica se non quella di Baracalla a Torino e quella di Columbra a Crotone;

   tutti gli elementi raccolti, secondo Eni Rewind, deporrebbero per l'utilizzo della discarica privata di Columbra in Crotone, sebbene la stessa non possa accogliere in toto i rifiuti sia per la residua volumetria disponibile sia perché non autorizzata per lo smaltimento dei rifiuti contenenti matrici d'amianto;

   ostative alla soluzione proposta da Eni Rewind, erano le previsioni dell'allora vigente piano regionale di gestione dei rifiuti della Calabria, delibera del Consiglio regionale n. 156 del 19 dicembre 2016, che, distinguendo tra i rifiuti urbani ed i rifiuti speciali, quali quelli derivanti dalla bonifica del sito di Crotone, aveva introdotto un limite stringente da porre alla localizzazione di nuove discariche sul territorio e all'aumento di quelle esistenti mediante l'introduzione del cosiddetto «fattore di pressione» areale;

   coerentemente, il provvedimento autorizzatorio unico regionale (Paur), adottato con decreto dirigenziale n. 9539 del 2 agosto 2019, prevedeva esplicitamente che i rifiuti della bonifica venissero smaltiti in impianti dislocati fuori dal territorio calabrese anche nell'ottica di preservare i crotonesi ed i calabresi tutti avendo già pagato un prezzo molto elevato in termini di inquinamento ambientale e di salute;

   la regione Calabria, in risposta ad una interrogazione ad ottobre 2023 scriveva «La Regione, per la salvaguardia delle matrici ambientali e la tutela del proprio territorio, deturpato ormai per troppi anni, intende confermare la posizione assunta sin dall'inizio del procedimento sul destino dei rifiuti, ossia che i rifiuti derivanti dalla bonifica del SIN Crotone, devono essere smaltiti al di fuori del territorio regionale, preservandone così la bellezza e l'originalità dei luoghi e dei paesaggi»;

   in netta contraddizione, la regione Calabria ha approvato il 12 marzo 2024 un nuovo piano di gestione dei rifiuti nel quale sparisce ogni riferimento al fattore di pressione, vengono individuati nuovi criteri localizzativi per l'individuazione di aree idonee per gli impianti di trattamento e smaltimento da applicare indifferentemente ai rifiuti urbani ed ai rifiuti speciali pericolosi e addirittura, al paragrafo 32.2, lettera n), si prevede che gli stessi criteri non si applichino, fra le altre fattispecie, «alle discariche per la messa in sicurezza permanente e impianti di trattamento dei rifiuti realizzati nell'area oggetto di bonifica e destinati esclusivamente alle operazioni di bonifica dei siti contaminati secondo le procedure del decreto legislativo n. 152 del 2006 fermo restando l'obbligo di rimozione degli impianti di trattamento a bonifica conclusa»;

   tale totale cambiamento di prospettiva spalanca le porte alla permanenza dei rifiuti sul territorio crotonese. Già il 15 marzo 2024, la stessa società si affrettava a trasmettere al Ministero l'aggiornamento del piano dei rifiuti e quindi, in data 16 aprile 2024, lo studio di fattibilità e la relazione tecnica della variante al piano operativo di bonifica fase 2, a seguito della quale veniva indetta la nuova conferenza dei servizi per il giorno 3 maggio 2024;

   il nuovo piano di gestione dei rifiuti supporta Eni nella sua richiesta, spalanca le porte a nuovi provvedimenti in merito alla discarica di Columbra che non solo potrebbe essere autorizzata a ricevere i rifiuti speciali pericolosi provenienti dalla bonifica, ma addirittura ampliata e offre lo spazio per la realizzazione di nuove discariche finora negate anche in virtù delle limitazioni previste dal piano di gestione dei rifiuti precedente;

   appare assurdo che la regione Calabria abbia ritenuto di eliminare completamente il cosiddetto fattore di pressione che avrebbe consentito un contemperamento ed una mitigazione tra gli interessi pubblici in gioco evitando la concentrazione di attività pericolose nello stesso territorio crotonese già provato da una lunga e tragica storia di inquinamento ambientale con inevitabili nefaste conseguenze sulla salute dei cittadini;

   la regione Calabria non può ignorare di avere autorizzato nel territorio crotonese la realizzazione di un impianto di gassificazione da 25 tonnellate al giorno per trattare rifiuti organici pericolosi e non pericolosi e la realizzazione di un nuovo termovalorizzatore per gestire 65mila tonnellate di rifiuti industriali anche farmaceutici;

   si assiste, pertanto, ad una evoluzione drammatica della situazione ambientale crotonese «condannata» dal principio di prossimità per lo smaltimento dei rifiuti della bonifica, principio che sembra non valere per bloccare il flusso del turismo dei rifiuti speciali in entrata nella discarica di Columbra e di quelli che verranno smaltiti negli impianti realizzandi a Crotone –:

   se il Ministro interpellato sia a conoscenza dei fatti in premessa e quali iniziative di competenza intenda adottare perché vengano confermate le determinazioni che obbligano Eni a smaltire i rifiuti della bonifica fuori dal territorio calabrese;

   se non ritenga di valutare la sussistenza dei presupposti per promuovere, anche per il tramite del commissario straordinario delegato per il Sin di Crotone ed eventualmente in via sostitutiva, alla luce dell'articolo 120 della Costituzione e del decreto legislativo n. 152 del 2006, l'adozione di tutti gli interventi necessari a far fronte al rischio di pericolo grave per l'incolumità e la sicurezza pubblica, come appunto nel caso de quo, anche attraverso la revisione immediata del piano di gestione dei rifiuti, così come aggiornato con delibera del 12 marzo 2024, e la reintroduzione del cosiddetto fattore di pressione a tutela del territorio, dei cittadini e della loro salute.
(2-00394) «Baldino, Ilaria Fontana, Cappelletti».

(11 giugno 2024)

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