TESTI ALLEGATI ALL'ORDINE DEL GIORNO
della seduta n. 313 di Martedì 25 giugno 2024

 
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INTERROGAZIONI

A)

   BONAFÈ e SIMIANI. — Al Ministro della cultura, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

   due crolli distinti hanno interessato il 5 maggio 2024 la cinta muraria medievale di Volterra, causando un ferito lieve e l'evacuazione temporanea di tre famiglie. Sono già state predisposte le operazioni di verifica statica da parte dei vigili del fuoco e dei tecnici comunali;

   secondo i primi rilievi le cause del crollo sono ancora in corso di accertamento, ma si ipotizza che sia dovuto a un problema di natura strutturale delle mura. Le mura medievali di Volterra sono un monumento di grande valore storico e artistico e il loro crollo rappresenta un grave danno al patrimonio culturale non soltanto della città;

   il cedimento del 5 maggio 2024 ha riportato alla memoria i terribili ricordi di dieci anni fa, quando il 30 gennaio 2014 nel cuore della città crollò un tratto di cinta muraria di circa 30 metri dopo numerosi giorni di piogge e maltempo;

   il crollo delle mura medievali di Volterra è, quindi, un episodio non isolato e allarmante per la sicurezza pubblica e vanno escluse altre possibili e pericolose criticità. Si tratta, inoltre, di beni culturali riconosciuti dall'ordinamento nazionale, oltre a rappresentare una straordinaria ricchezza dal punto di vista artistico e architettonico, attraggono ogni anno milioni di visitatori e contribuiscono alla crescita del prodotto interno lordo turistico e ricettivo del nostro Paese;

   è conseguentemente auspicabile e urgente uno studio accurato sulla tenuta strutturale della cinta muraria di Volterra;

   è altrettanto evidente che i finanziamenti necessari sia per prevenire episodi simili, sia per mettere in sicurezza i danni subiti non possono ricadere esclusivamente sugli enti territoriali;

   le fortificazioni e le cinte murarie di origine medievale sono infatti spesso di proprietà del demanio pubblico e date in gestione alle amministrazioni comunali, senza però adeguate risorse per la manutenzione ordinaria –:

   se non si ritenga urgente e necessario, in relazione a quanto espresso in premessa, intraprendere iniziative urgenti al fine di verificare la tenuta strutturale della cinta muraria di Volterra e conseguentemente adottare iniziative di competenza, anche di carattere normativo, e stanziare risorse adeguate a sostegno degli interventi di prevenzione, manutenzione e riparazione di eventuali danni delle fortificazioni medievali riconosciute patrimonio storico e culturale.
(3-01280)

(24 giugno 2024)
(ex 5-02338 dell'8 maggio 2024)

B)

   GADDA. — Al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. — Per sapere – premesso che:

   al fine di valorizzare le pratiche di gestione agricole e forestali sostenibili, in grado di migliorare le capacità di assorbimento del carbonio atmosferico e aggiuntive rispetto a quelle prescritte dalla normativa europea e nazionale, il Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste avrebbe dovuto emanare entro fine ottobre 2023 le linee guida con le modalità di certificazione dei crediti e di gestione del registro pubblico dei crediti di carbonio generati su base volontaria dal settore agroforestale nazionale, istituito presso il Crea-Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria. L'ente, tuttora commissariato dal Ministro interrogato, non ha ancora provveduto all'adozione di un decreto fondamentale sia per l'ambiente che per il comparto agricolo nazionale –:

   quali siano le eventuali criticità che ritardano l'adozione delle linee guida di cui all'articolo 45, comma 2-septies, del decreto-legge n. 13 del 2023, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 41 del 2023, anche al fine di escludere che tali criticità siano da ricondurre all'inefficienza del Crea-Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria, ente dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste che risulta a tutt'oggi commissariato.
(3-01282)

(24 giugno 2024)
(ex 5-01845 del 16 gennaio 2024)

MOZIONI CONCERNENTI INIZIATIVE IN MERITO AL PIANO NAZIONALE INTEGRATO ENERGIA E CLIMA (PNIEC), CON PARTICOLARE RIFERIMENTO AL RELATIVO AGGIORNAMENTO IN COERENZA CON GLI OBIETTIVI DI DECARBONIZZAZIONE

   La Camera,

   premesso che:

    1) il nuovo livello di ambizione definito in ambito europeo fornisce l'inquadramento strategico per l'evoluzione, sul piano normativo e programmatorio, del percorso di decarbonizzazione del Paese. Ai sensi dell'articolo 14 del regolamento (UE) 2018/1999, la versione finale del Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec), allineata ai nuovi obiettivi, deve essere trasmessa alla Commissione europea entro il 30 giugno 2024;

    2) le linee guida per l'aggiornamento dei Piani nazionali integrati energia e clima (Pniec) pubblicate dalla Commissione europea sottolineano la necessità di assicurare che le dimensioni trasversali, ovvero la dimensione sociale ed economica, trovino adeguato spazio nell'ottica di una pianificazione di ampio respiro che vada oltre il mero raggiungimento degli obiettivi 2030, interpretando la sfida del cambiamento climatico in un'ottica di sviluppo del Paese;

    3) il dispiegamento di misure e risorse annunciato dall'Esecutivo comunitario volto a finanziare i processi produttivi a ridotto impatto ambientale offre la misura di quanto il binomio energia e clima sia ormai entrato nel linguaggio della strategia che deve riorientare anche la politica industriale;

    4) il Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec) è lo strumento che deve supportare il nuovo paradigma di sviluppo prendendo a riferimento centrale la dimensione climatica, riconciliando le prospettive di medio e lungo periodo per fare da ponte tra gli obiettivi 2030 e quelli di neutralità climatica del 2050. Il nuovo Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec), infatti, determinerà per gli anni a venire il grado di competitività del sistema produttivo, il livello di sviluppo economico e sociale e l'autonomia strategica del Paese;

    5) con l'aggiornamento del Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec), le componenti energia e clima dovrebbero essere il più possibile sviluppate in parallelo e con pari rilevanza. La contingenza della crisi energetica potrebbe determinare il rischio di sovra-rappresentare le problematiche del settore energetico, programmando investimenti inutili o potenzialmente dannosi per le specificità del tessuto produttivo italiano, per i cittadini e per le finanze pubbliche;

    6) la proposta di aggiornamento del Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec) fissa gli obiettivi nazionali al 2030 su efficienza energetica, fonti rinnovabili e riduzione delle emissioni di CO2, come anche quelli in tema di sicurezza energetica, interconnessioni, mercato unico dell'energia e competitività, sviluppo e mobilità sostenibile;

    7) l'aggiornamento del Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec) del 2019 deve considerare obiettivi nazionali e settoriali sulla base di un più ambizioso target di riduzione dei gas serra a livello di Unione europea pari al –55 per cento netto al 2030 rispetto ai livelli del 1990, come ridefinito con l'approvazione del pacchetto «Fit for 55», ovvero l'insieme di direttive e regolamenti che stabiliscono gli obiettivi in materia di clima ed energia per gli Stati membri allineati all'obiettivo di neutralità climatica al 2050;

    8) oltre al livello di ambizione, occorre prestare attenzione all'attuazione delle politiche e misure per la riduzione delle emissioni e la realizzazione concreta delle ambizioni espresse. Ai fini della concreta realizzazione degli obiettivi clima ed energia, la mancata o inefficace attuazione delle politiche rispetto agli obiettivi è rilevante almeno quanto i livelli di ambizione dichiarati;

    9) a differenza della maggior parte dei Paesi europei, che si sono dotati di una legge quadro sul clima, l'ordinamento italiano è privo di una cornice normativa di riferimento in grado di indirizzare le politiche in un disegno coerente e mirato agli obiettivi energia e clima. Nell'assenza di un tale strumento normativo, il Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec) deve poter colmare tale vuoto e il suo impianto di governance diventa cruciale per la sua attuazione;

    10) il Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec) rappresenta lo strumento attuativo del regolamento europeo n. 2018/1999 e alcuni dei suoi capitoli attuano altri regolamenti (ad esempio i regolamenti Effort sharing e LULUCF). Sebbene i Trattati europei stabiliscano che i regolamenti hanno applicabilità immediata negli Stati membri (articolo 288), questo non si traduce nell'automatica cogenza nell'ordinamento nazionale. Il Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec) necessita, quindi, di essere dotato di una forza giuridica adeguata alla rilevanza delle misure che individua e delle sue conseguenze normative e attuative. Questo è rilevante anche alla luce della recente riforma costituzionale, che introduce tra i principi fondamentali della Costituzione la tutela dell'ambiente, anche nell'interesse delle future generazioni (articolo 9) e vincola l'iniziativa economica rispetto ai danni potenziali verso la salute e l'ambiente (articolo 41);

    11) nel Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec) si stima che l'ammontare degli investimenti necessari per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione sia pari a 830 miliardi di euro cumulativi, tra il 2023 e il 2030 (ovvero a 119 miliardi di euro medi annui). Tale valore conferma la straordinaria rilevanza dello sforzo finanziario necessario all'Italia per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione definiti a livello europeo: tra il 25 per cento e il 30 per cento degli investimenti complessivi del Paese, che ammontano a circa 400 miliardi di euro all'anno dovrebbero essere riorientati alla transizione. Si sottolinea che tale valore complessivo è sottostimato, dal momento che non tiene adeguatamente conto della dimensione socioeconomica del Piano e delle sue implicazioni;

    12) risulta chiaro che tale impegno economico-finanziario non può essere soddisfatto unicamente dall'utilizzo delle risorse pubbliche del Piano nazionale di ripresa e resilienza e del REPowerEU. Pertanto, una strategia finanziaria coerente con gli obiettivi climatici necessita di un ambiente regolatorio abilitante, che permetta alla finanza pubblica di agire da leva e da garanzia rispetto agli investimenti privati, anche mediante la ridefinizione del ruolo delle national promotional banks;

    13) un nuovo quadro regolatorio per la finanza climatica, unito all'adozione di strumenti di trasparenza per la finanza privata, è fondamentale per orientare gli investimenti privati in linea con gli obiettivi net-zero;

    14) oltre al quadro generale della strategia finanziaria per la transizione, è essenziale scendere a un livello di dettaglio più profondo che, per ciascuna politica del Piano, determini quali strumenti finanziari possono essere adottati e in quale percentuale sia necessario l'intervento pubblico;

    15) la transizione ecologica dei settori economici verso la neutralità climatica è un percorso complesso e pervasivo che implica importanti trasformazioni economiche e sociali. Tali trasformazioni, se non accompagnate da politiche adeguate, possono acuire diseguaglianze esistenti. Pertanto, la transizione ecologica non può prescindere dall'integrazione di una visione sociale che permetta, al contempo, di ridurre le diseguaglianze sociali e accelerare la transizione;

    16) come sollecitato dalla Commissione europea, il Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec) deve includere un'analisi di base necessaria per l'elaborazione dei piani sociali per il clima attraverso i quali sono indicate le modalità di impiego delle risorse del Fondo sociale per il clima;

    17) il regolamento europeo richiede che il Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec) sia accompagnato da una valutazione dei suoi impatti sulle variabili macroeconomiche (ad esempio reddito, occupazione) e su quelle socioeconomiche (ad esempio salute, qualità dell'occupazione, istruzione, competenze). Questa dimensione, ad avviso dei firmatari, non è stata adeguatamente affrontata nella proposta di aggiornamento del Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec), in cui si propone un'analisi di tipo input-output basata sulle matrici delle interdipendenze settoriali pubblicate dall'Istituto nazionale di statistica, mentre più recenti pubblicazioni e metodologie potrebbero essere prese in considerazione per espandere l'analisi di impatto sulle variabili macroeconomiche e socioeconomiche;

    18) il settore elettrico italiano è ancora fortemente dipendente dai combustibili fossili. Nel 2022 il 60 per cento della generazione elettrica lorda è stata prodotta con gas naturale, carbone e prodotti petroliferi. Nel 2022 la richiesta di energia elettrica italiana è stata di 316,8 terawattora, in diminuzione dell'1 per cento rispetto al 2021. Le fonti rinnovabili hanno contribuito per il 35,6 per cento alla produzione elettrica. La restante quota proviene da energia di origine fossile. Il saldo netto estero è stato di quasi 43 terawattora. In termini di capacità, la potenza di generazione netta installata a fine 2022 è pari a 120,9 gigawatt. 60,4 gigawatt sono centrali termoelettriche tradizionali, di cui il 77 per cento usa gas naturale. La capacità idroelettrica è di 22,9 gigawatt, quella eolica di 11,8 gigawatt e quella solare di 25,1 gigawatt;

    19) in seguito alla crisi energetica, è stato accelerato lo sviluppo delle rinnovabili, cresciute di oltre 3 gigawatt nel 2022 e di quasi 6 gigawatt nel 2023. Nei primi due mesi del 2024 sono stati installati 1,2 gigawatt di nuovo solare e 0,1 gigawatt di nuovo eolico;

    20) la decarbonizzazione del sistema elettrico è necessaria a sostenere quella dell'intera economia. La decarbonizzazione delle forniture di elettricità abilita la piena decarbonizzazione di tutti i consumi destinati all'elettrificazione dei consumi nei settori del civile, dei trasporti e, ove possibile, del calore industriale. La produzione correlata di idrogeno verde permetterà la decarbonizzazione di tutti quegli usi industriali già attualmente basati su idrogeno, così come l'ampliamento del suo utilizzo per il calore ad alta temperatura e i processi industriali nei settori cosiddetti hard to abate;

    21) nella proposta di aggiornamento del Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec) manca una stima quantitativa del contributo che le tecnologie di gestione della domanda possono fornire alla flessibilità e all'adeguatezza della rete elettrica e l'individuazione di obiettivi di sviluppo che siano anche solo indicativi. La mancata quantificazione di questi contributi negli scenari fa sì che gli scenari del Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec) considerino come necessari unicamente i servizi forniti dalle centrali termiche a gas;

    22) come indicato nel piano REPowerEU, le azioni di diversificazione delle fonti di approvvigionamento di gas devono inquadrare la domanda di gas insieme allo sviluppo di nuove rinnovabili, dei processi di elettrificazione, dell'efficienza energetica, degli strumenti di gestione del sistema di stoccaggio e dei picchi di domanda. Pertanto, è da definire nel Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec) una visione integrata in grado di assicurare un sistema efficiente e competitivo. Per questo motivo, nel processo di transizione è importante che lo sviluppo dell'infrastruttura gas non ecceda in modo sproporzionato gli effettivi bisogni di domanda gas. Il rischio è generare onerosi stranded cost, che andrebbero a gravare sulle casse pubbliche, sulle bollette o sulla fiscalità generale. Allo stesso tempo, fornire garanzie pubbliche a infrastrutture non necessarie determinerebbe la sottrazione di risorse per le politiche di decarbonizzazione che, al contrario, servono a costruire la sicurezza e la competitività futura;

    23) al netto delle emissioni delle industrie energetiche, il settore manifatturiero italiano ha contribuito al 22 per cento delle emissioni nazionali di gas serra nel 2021. Nel periodo dal 1990 al 2021 le emissioni di gas serra dell'industria italiana sono diminuite del 35 per cento, sia a seguito dell'attuazione di politiche di riduzione, come l'EU Ets, sia a causa della diminuzione della produzione e del numero di imprese attive, in particolare in seguito alla crisi economica degli anni 2008-2009. Le emissioni del settore manifatturiero ricadono per circa il 57 per cento nei settori EU Ets e per la restante parte nei settori Esr per cui vige l'obiettivo di riduzione nazionale, ovvero circa 36 milioni di tonnellate di CO2 ricadono nella competenza nazionale;

    24) lo scenario del Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec) prevede una riduzione del 24 per cento al 2030 delle emissioni energetiche del settore industriale rispetto al 2021, mentre una traiettoria coerente con gli obiettivi generali dovrebbe prevedere una riduzione del 37 per cento. Lo scenario del Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec) riporta un consumo finale di energia da parte dell'industria pari a 24,3 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio al 2030, mentre uno scenario allineato al Fit for 55 dovrebbe prevedere un consumo energetico finale di 22,2 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio;

    25) il Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec) non deve essere solo lo strumento per identificare le riduzioni dirette di emissione del comparto industriale, ma anche quello per orientare lo sviluppo del Paese verso prodotti, servizi, tecnologie della decarbonizzazione, dal momento che su questo importante tema si gioca la competitività del sistema industriale, anche in considerazione delle importanti trasformazioni della finanza;

    26) il percorso di trasformazione industriale è obbligato dall'impianto normativo, motivo per cui occorre programmare la gestione dei costi e delle opportunità che da essa possono derivare. Se l'obiettivo è la decarbonizzazione di processi e prodotti a livello globale, è evidente quanto la delocalizzazione della produzione in Paesi con obiettivi ambientali meno ambiziosi non sia un'opzione desiderabile. Il percorso di decarbonizzazione deve fare coincidere gli obiettivi di riduzione delle emissioni nazionali con elevati livelli di competitività nei mercati globali. Questo dovrà essere costruito, anche con la diplomazia e in sede G7, non in chiave protezionista, ma, al contrario, attraverso l'orientamento dei mercati a livello globale su beni e servizi a bassa intensità carbonica, sui quali ambire a essere competitivi;

    27) l'industria manifatturiera ricopre un ruolo centrale nella transizione. In primo luogo, per la necessità di decarbonizzarne i processi produttivi, laddove in molti casi le soluzioni tecnologiche sono complesse e non ancora economiche. Ma, soprattutto, perché la manifattura produce quelle tecnologie che incidono in modo trasversale sugli altri settori, come i trasporti, il residenziale e la produzione elettrica. Tuttavia, il Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec) non identifica in maniera analitica le filiere critiche per la decarbonizzazione, associandole a specifiche politiche o strategie settoriali;

    28) dopo trasporti e industrie energetiche, il settore civile (residenziale e terziario) rappresenta il terzo settore per emissioni che, considerando l'intero periodo 1990-2021, equivale in media al 20 per cento delle emissioni del settore energia. Delle 75,5 milioni di tonnellate di CO2 equivalenti di emissioni registrate nel 2021 (+8 per cento rispetto al 1990), il 67 per cento è imputabile agli edifici residenziali, mentre la rimanente parte è associata al settore commerciale/istituzionale, cresciuto in maniera significativa, fino a costituire oggi oltre il 30 per cento delle emissioni complessive. A livello assoluto, si nota una tendenza alla stabilità delle emissioni del settore, che ha registrato il picco di emissioni nel 2005, valore poco superiore al livello del 2010. Questo nonostante le misure di incentivazione per l'efficienza energetica, avviate a partire dal 2007;

    29) le emissioni assolute nel settore civile rimangono stabili anche negli ultimi anni, con una riduzione stimata nell'ordine del 10 per cento complessivo a seguito dell'applicazione del superbonus 110 per cento. Tale stagnazione dell'andamento emissivo del settore deriva dalla mancata riduzione della quota di combustibili fossili destinati alla copertura dei consumi energetici. I consumi energetici del settore residenziale rimangono ancora oggi coperti per oltre il 50 per cento dal gas naturale, seguito dai biocombustibili solidi (legna, pellet) per quasi il 20 per cento e dall'energia elettrica per il 19 per cento. Nel terziario quest'ultima copre una quota maggiore della domanda energetica, ma il gas naturale rimane la fonte primaria di energia con una copertura di oltre il 40 per cento dei consumi;

    30) ad una maggiore efficienza energetica delle abitazioni corrisponde un risparmio economico per le famiglie e una maggiore elettrificazione dei consumi consente di aumentare la sicurezza energetica delle famiglie proteggendole dalle oscillazioni dei prezzi dell'energia fossile;

    31) nel 2021, le emissioni del settore trasporti erano pari a 103,3 milioni di tonnellate di CO2 equivalenti, rappresentando il 24,5 per cento delle emissioni nazionali di gas serra. Il 93 per cento è imputabile al trasporto su gomma, con il prevalere delle emissioni da mobilità privata su auto (60 per cento). Le emissioni dei trasporti sono aumentate di circa l'1 per cento rispetto al 1990;

    32) il parco auto circolante nazionale conta circa 40 milioni di veicoli. Nel 2022, in Italia il tasso di motorizzazione è di 672 auto ogni 1000 abitanti, il secondo più alto in Europa. La penetrazione nel parco circolante di nuovi veicoli elettrici puri a batteria è molto rallentata rispetto alle principali economie europee: il tasso medio annuo di nuove immatricolazioni è inferiore al 4 per cento, contro una media europea oltre il 10 per cento;

    33) il 77,6 per cento degli spostamenti dei cittadini avviene su scala urbana in una fascia di distanza compresa tra 2 e 10 chilometri. Il 60 per cento circa degli spostamenti sono sistematici nel corso della settimana feriale,

impegna il Governo:

1) ad adottare iniziative di carattere normativo volte a coordinare il Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec) con il quadro normativo di riferimento e con gli strumenti di programmazione economica, attraverso:

  a) l'approvazione del Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec) tramite una delibera del Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile;

  b) l'introduzione di strumenti di valutazione ex ante dell'impatto atteso dei nuovi atti legislativi sugli obiettivi di clima e energia;

  c) la previsione di un'informativa presso le competenti Commissioni parlamentari per illustrare il contenuto del Piano;

  d) la trasmissione di una relazione annuale alle Camere sullo stato di attuazione del Piano;

  e) l'integrazione nei principali documenti di programmazione economica di valutazioni di impatto delle misure rispetto agli obiettivi di clima e energia;

2) a provvedere all'implementazione di un adeguato sistema di governance del Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec) che preveda:

  a) l'attribuzione al Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile di poteri di indirizzo strategico, impulso e coordinamento generale sull'attuazione degli interventi del Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec);

  b) l'istituzione presso la Presidenza del Consiglio dei ministri di una struttura per il monitoraggio, la valutazione e la verifica della coerenza della fase di attuazione del Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec) rispetto agli obiettivi programmati, e per la definizione delle eventuali misure correttive ritenute necessarie;

  c) la definizione di meccanismi di coordinamento verticale e orizzontale tra le amministrazioni centrali e le amministrazioni locali e con tutti i soggetti coinvolti nell'attuazione del Piano;

  d) la definizione di meccanismi di coordinamento con la struttura di missione per il Piano nazionale di ripresa e resilienza;

  e) una chiara e puntuale individuazione delle strutture responsabili per l'attuazione delle singole misure contenute nel Piano;

  f) l'inclusione nel Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec) di una strategia per la partecipazione pubblica e per il dialogo multilivello;

  g) l'istituzione di un Consiglio scientifico indipendente sul clima sul modello indicato dalla legge clima europea;

3) ad accompagnare le politiche e le misure per il raggiungimento degli obiettivi di clima e energia del Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec) con strategie di finanziamento specifiche per la coerenza complessiva della spesa pubblica e della fiscalità rispetto agli obiettivi, attraverso:

  a) la stima del fabbisogno finanziario per ciascuna misura e l'individuazione di forme di finanziamento pubblico e le modalità per incentivare il concorso della finanza privata;

  b) l'allineamento e l'esplicita integrazione del Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec), e i relativi meccanismi di finanziamento, con il percorso del semestre europeo;

  c) l'assegnazione a Cassa depositi e prestiti, Sace e Invitalia del ruolo di banche del clima;

  d) l'introduzione di meccanismi con cui indirizzare gli investimenti privati tramite specifiche politiche di incentivazione selettiva della domanda;

  e) il supporto all'adozione di strumenti di pianificazione e di monitoraggio di piani di transizione da parte di enti locali, istituti finanziari, imprese e alla divulgazione delle informazioni legate a tali piani;

  f) l'adozione degli obiettivi stabiliti nei framework e nei regolamenti europei rilevanti, creando coerenza tra le politiche nazionali ed europee;

  g) l'adozione di strumenti di trasparenza e pubblicazione per il corretto indirizzamento degli investimenti verso la decarbonizzazione come gli science-based targets (SBT), il Tpt disclosure framework (Transition plan taskforce), il Tcfd (Task force on climate-related financial disclosure) e il Green bond standard;

  h) la promozione di partenariati tra le piccole e medie imprese e gli attori del settore finanziario per facilitare l'accesso a finanziamenti agevolati per progetti sostenibili;

4) a includere nel Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec) una strategia per la sostenibilità sociale in grado di accompagnare la società nella transizione, assicurando che le politiche per il clima siano in grado di indirizzare le risorse sulla base di criteri di sostenibilità sociale, anche attraverso:

  a) l'esplicitazione dei presupposti e degli obiettivi delle politiche sul consumo (ad esempio incentivi selettivi della domanda nei trasporti e nel settore civile-edifici), anche in relazione alla dimensione sociale, accompagnati dalle specifiche misure di finanza pubblica e dai criteri di valutazione dell'efficacia e degli effetti distributivi di tali misure ed eventuali misure compensative;

  b) il ricorso a metodologie di valutazione di impatto socioeconomico in grado di esplicitare il tasso sociale e tasso privato di rendimento delle misure, come il Social return on investments (Sroi), che possono tenere conto di indicatori come il costo sociale del carbonio (Scc) o di benefici sociali dell'investimento pubblico;

  c) l'identificazione delle metodologie per la valutazione dell'impatto del Piano sul tessuto produttivo dal punto di vista socioeconomico, con riferimento alle ricadute sul piano occupazionale e agli effetti (positivi o negativi) della trasformazione o creazione di nuove filiere industriali;

5) a definire nel Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec) obiettivi coerenti con la decarbonizzazione del sistema elettrico al 2035, come da impegni G7, e assicurare l'implementazione di un sistema di monitoraggio delle fonti rinnovabili installate, che preveda:

  a) il monitoraggio dell'andamento del rilascio delle autorizzazioni e dello sviluppo di reti e risorse abilitanti, ovvero stoccaggi e demand response;

  b) azioni correttive di revisione delle politiche, quali interventi sulle regole dei mercati e i criteri di fissazione del prezzo delle rinnovabili nel lungo periodo;

  c) meccanismi di controllo e trasparenza per lo sviluppo di reti di trasmissione e distribuzione per assicurare coerenza con l'obiettivo complessivo di decarbonizzazione, con gli obiettivi di sicurezza energetica e sostenibilità economica;

  d) revisione del meccanismo del capacity market il cui impianto è obsoleto rispetto agli obiettivi della transizione e alle stesse tendenze di mercato (calo dei consumi gas a livello italiano ed europeo);

6) a dotare il Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec) di una strategia per l'elettrificazione dei consumi e per affrontare lo squilibrio tariffario tra gas ed elettrico, attraverso:

  a) la definizione di un obiettivo di elettrificazione che comprenda il settore civile, dei trasporti e dell'industria, in grado di indirizzare in modo chiaro politiche e risorse verso l'elettrificazione dei consumi, in una strategia coerente di aumento dell'efficienza energetica;

  b) la definizione di una riforma della struttura tariffaria coerente con il percorso di decarbonizzazione e integrazione dei sistemi energetici, in grado di superare la barriera regolatoria legata al disequilibrio tra oneri fiscali e parafiscali tra la tariffa elettrica e gas;

7) a definire una programmazione strategica di uscita dalle fonti fossili, attraverso l'individuazione di precise milestones, che funga da riferimento per le valutazioni rispetto all'opportunità strategica e ai rischi finanziari degli investimenti per le infrastrutture energetiche fossili;

8) a dotare il Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec) di un capitolo dedicato alla decarbonizzazione dell'industria manifatturiera in grado di evidenziare e considerare le specificità dei diversi settori produttivi, affiancando a obiettivi e politiche gli strumenti finanziari dedicati per la gestione delle implicazioni sociali della transizione, degli impatti sul lavoro e delle necessità di formazione e riqualificazione dei lavoratori. Tale capitolo potrebbe includere:

  a) una strategia per il contributo alla decarbonizzazione del settore elettrico derivante dall'installazione di grandi impianti rinnovabili al servizio degli impianti produttivi;

  b) un piano per l'utilizzo del gas naturale e dei suoi sostituti, prevedendo canali privilegiati per gli usi industriali del calore ad alta temperatura non altrimenti sostituibili nel breve periodo;

  c) l'elaborazione di un pacchetto di misure che, accanto allo stimolo all'efficienza energetica dei processi, sfrutti e avvantaggi le potenzialità del vettore elettrico nel ridurre le emissioni nella produzione di calore a bassa temperatura;

  d) soluzioni di medio-lungo periodo per i settori hard to abate, partendo dalla conversione industriale dell'ex Ilva di Taranto tramite tecnologia Dri (Direct reduced iron), inizialmente a gas naturale e poi a idrogeno verde da rinnovabili;

  e) la definizione del contributo potenziale dell'industria manifatturiera al soddisfacimento della produzione domestica di tecnologie funzionali alla decarbonizzazione, tenendo conto della diversa propensione all'importazione delle diverse filiere produttive;

  f) una strategia industriale per il rafforzamento della capacità manifatturiera in quelle che l'Unione europea – nel suo net-zero industry Act – definisce «strategic net-zero technologies»;

  g) una strategia per la formazione e riqualificazione dei lavoratori in riferimento alle nuove filiere industriali legate alla transizione;

9) ad assicurare la chiara identificazione di un percorso che porti all'individuazione delle tecnologie rilevanti e più efficaci per la transizione, in particolare per quei settori in cui tali soluzioni non esistono o non sono economiche, come l'industria energy intensive, il settore navale, il settore aereo (cosiddetto hard to abate) in base ad una valutazione di costo-efficacia, che consenta di orientare la spesa pubblica in via prioritaria verso le tecnologie che mostrano piena coerenza con gli obiettivi di decarbonizzazione;

10) a delineare nel Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec) una strategia per la decarbonizzazione del settore civile, anche attraverso:

  a) politiche per l'efficienza energetica individuate sulla base delle caratteristiche storico-architettoniche, energetiche e patrimoniali degli immobili, della loro localizzazione e della loro classe d'uso, fascia climatica e destinazione d'uso;

  b) un ridisegno delle detrazioni fiscali per il settore residenziale in un unico schema di incentivazione volto all'efficienza energetica e all'elettrificazione dei consumi, con aliquote proporzionali ai risultati raggiunti in termini di riduzione dei consumi e delle emissioni e con un orizzonte temporale almeno al 2030;

  c) una misura dedicata alla riqualificazione energetica degli alloggi sociali e delle case popolari con una copertura del 100 per cento delle spese sostenute, oltre alla riqualificazione degli edifici scolastici;

  d) una riforma della struttura tariffaria che elimini il disequilibrio degli oneri fiscali e parafiscali tra bolletta elettrica e gas;

  e) la definizione di programmi di ricerca, formazione e aggiornamento rivolti a imprese edili e operatori di settore per garantire loro le conoscenze e le competenze necessarie al percorso di decarbonizzazione del settore;

  f) la definizione di un sistema di indicatori per monitorare l'efficacia delle politiche e apportare eventuali modifiche in corso d'opera;

11) a prevedere una strategia per la decarbonizzazione del settore dei trasporti con l'obiettivo di elettrificazione del parco circolante, anche attraverso:

  a) ecoincentivi mirati unicamente all'acquisto di veicoli elettrici (Bev, battery electric vehicle);

  b) l'utilizzo della leva degli acquisti pubblici per elettrificare la flotta dei veicoli delle amministrazioni pubbliche, prevedendo eventuali misure compensative di spesa;

  c) una riforma della fiscalità per le auto aziendali (deducibilità, detraibilità e tassazione dei fringe benefit), in uno schema premiale in relazione a minori parametri emissivi dei veicoli, ovvero 100 per cento di deducibilità per veicoli Bev (battery electric vehicle);

  d) una razionalizzazione della fiscalità dell'auto (immatricolazione e proprietà) adottando criteri di progressività in relazione a parametri emissivi dei veicoli;

  e) la razionalizzazione della fiscalità dei carburanti;

  f) l'aggiornamento del Piano nazionale infrastrutturale per la ricarica dei veicoli alimentati ad energia elettrica (Pnire) per raggiungere un'estensione capillare della rete di ricarica elettrica pubblica, prevedendo un ruolo di ultima istanza delle amministrazioni pubbliche nei casi di non intervento di investitori privati;

  g) il completamento dell'installazione delle infrastrutture di ricarica veloci e ultraveloci previste dalla missione 2, componente 2, investimento 4.3, del Piano nazionale di ripresa e resilienza;

12) a prevedere una strategia per la decarbonizzazione del settore dei trasporti con l'obiettivo di riduzione della domanda di trasporto privato (numero e percorrenze, veicoli), anche attraverso:

  a) il completamento delle opere e degli interventi previsti con le risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) per la missione 2, componente 2, e missione 3, componenti 1 e 2, oltre che del Piano nazionale complementare, del Fondo sociale di coesione, della legge di bilancio per il 2022;

  b) incremento delle dotazioni infrastrutturali e di mezzi pubblici e alternativi all'auto privata per la mobilità sostenibile;

  c) misure di incentivo all'utilizzo di soluzioni alternative all'auto privata attraverso stimoli economici;

  d) politiche restrittive del traffico veicolare nei centri urbani, funzionali anche a ridurre l'inquinamento e migliorare la qualità dell'aria, attraverso il superamento dei ritardi nell'attuazione delle misure regolatorie in materia di limitazione della circolazione dei veicoli inquinanti, ai sensi dell'articolo 7, comma 9, del codice della strada, modificato dal decreto-legge n. 68 del 2022 (articolo 7).
(1-00276) «Ilaria Fontana, Sergio Costa, Cappelletti, Pavanelli, L'Abbate, Morfino, Santillo, Appendino, Francesco Silvestri».

(24 aprile 2024)

   La Camera,

   premesso che:

    1) per conciliare i temi della riduzione delle emissioni climalteranti con quelli della sicurezza energetica e dello sviluppo del mercato interno dell'energia, l'Unione europea ha adottato il regolamento (UE) 2018/1999 sulla governance dell'Unione dell'energia e dell'azione per il clima dell'Unione europea, introducendo i Piani nazionali integrati per l'energia e il clima (Pniec). Gli Stati membri hanno quindi presentato alla Commissione europea i progetti di Piano nazionale integrato per l'energia e il clima per il periodo 2021-2030, elaborati in consultazione con i cittadini, imprese e regioni;

    2) con il Piano nazionale integrato per l'energia e il clima vengono stabiliti gli obiettivi nazionali al 2030 sull'efficienza energetica, sulle fonti rinnovabili e sulla riduzione delle emissioni di anidride carbonica, nonché gli obiettivi in tema di sicurezza energetica, interconnessioni, mercato unico dell'energia e competitività, sviluppo e mobilità sostenibile, delineando per ciascuno di essi le misure che saranno attuate per assicurarne il raggiungimento;

    3) oltre allo strumento di attuazione per le politiche energia e clima, il Piano nazionale integrato per l'energia e il clima dovrebbe fornire le linee di indirizzo per una maggiore coerenza di azione dello Stato nell'elaborazione delle proprie politiche di sviluppo e strategia, nonché nella valutazione dell'efficacia della spesa pubblica, soprattutto per l'interesse pubblico ampio che rivestono le politiche e misure che esso contiene;

    4) il Piano nazionale integrato per l'energia e il clima, oltre a rappresentare lo strumento per misurare le riduzioni dirette di emissione dei diversi comparti produttivi, deve quindi servire ad orientare lo sviluppo del Paese verso un nuovo modello di sviluppo e prodotti e servizi dei mercati decarbonizzati;

    5) il Piano nazionale integrato per l'energia e il clima è stato inviato dall'Italia alla Commissione europea in attuazione del suddetto regolamento (UE) 2018/1999, pubblicato nel gennaio 2020;

    6) in base al medesimo regolamento, gli Stati membri dell'Unione europea sono inoltre tenuti a presentare alla Commissione europea la proposta di aggiornamento del loro ultimo Piano nazionale integrato per l'energia e il clima, entro il 30 giugno 2023;

    7) il 19 luglio 2023 l'Italia ha formalmente inviato alla Commissione europea la proposta di aggiornamento del Piano nazionale integrato per l'energia e il clima. A dicembre 2023 la Commissione europea ha pubblicato la sua valutazione rispetto ai progetti di Piani nazionali integrati per l'energia e il clima aggiornati, insieme a valutazioni individuali e raccomandazioni specifiche per Paese;

    8) entro il 30 giugno del 2024, il medesimo regolamento (UE) 2018/1999 stabilisce altresì che ciascuno Stato membro è tenuto a presentare alla Commissione europea l'ulteriore aggiornamento dell'ultimo Piano nazionale integrato per l'energia e il clima notificato, salvo che abbia motivato alla medesima Commissione che il piano non necessita di aggiornamento;

    9) l'aggiornamento del Piano nazionale integrato per l'energia e il clima, da presentare quindi entro il mese di giugno 2024, deve includere politiche di mitigazioni aggiuntive per raggiungere gli ambiziosi obiettivi nazionali declinati nell'ambito del pacchetto «Fit for 55», che ha revisionato sensibilmente l'insieme di direttive e regolamenti che a tutt'oggi stabiliscono gli obiettivi di riduzione delle emissioni, efficienza energetica e rinnovabili per gli Stati membri;

    10) i Piani nazionali integrati per l'energia e il clima rappresentano il contributo degli Stati membri agli impegni dell'Unione europea nell'ambito dell'Accordo di Parigi, con le politiche e le misure attuative degli obiettivi europei su clima ed energia. I Piani nazionali integrati per l'energia e il clima sono anche un importante strumento di valutazione dei progressi rispetto all'accordo stesso;

    11) con l'aggiornamento del Piano nazionale integrato per l'energia e il clima, il nostro Paese deve indicare il percorso da seguire per la completa decarbonizzazione al 2050, con un target intermedio al 2040 del –90 per cento di riduzione delle emissioni di anidride carbonica equivalente di recente indicato dall'Unione europea e con il target europeo –55 per cento (del «Fit for 55») di riduzione delle emissioni di anidride carbonica equivalente al 2030. Va peraltro considerato che il target –55 per cento sarà probabilmente alzato al –60 per cento per allinearsi con il REPowerEU;

    12) rispetto ai suddetti target europei di decarbonizzazione, si segnala che l'attuale bozza di Piano nazionale integrato per l'energia e il clima 2023 prevede una riduzione al 2030 solo del –40 per cento, che è anche largamente inferiore rispetto al –51 per cento previsto negli impegni dell'Italia per l'accesso ai fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza;

    13) per arrivare all'84 per cento di rinnovabili nel mix elettrico, risulta necessario aumentare il target di nuova capacità rinnovabile da + 73 gigawatt indicato nel Piano nazionale integrato per l'energia e il clima a +84 gigawatt previsti nel «Piano elettrico 2030»;

    14) solamente per i settori Ets (incluso l'elettrico) il Piano nazionale integrato per l'energia e il clima italiano prevede una riduzione delle emissioni di anidride carbonica equivalente al 2030 in linea con i target dell'Unione europea, mentre i settori non-Ets non raggiungono il target 2030 di decarbonizzazione;

    15) si rammenta inoltre che, come prevede l'articolo 1 del suddetto regolamento UE 2018/1999, «il meccanismo di governance garantisce al pubblico effettive opportunità di partecipare alla preparazione di tali piani nazionali e di tali strategie a lungo termine. Esso comprende un processo strutturato, trasparente e iterativo tra la Commissione e gli Stati membri volto alla messa a punto e alla successiva attuazione dei Piani nazionali integrati per l'energia e il clima, anche per quanto riguarda la cooperazione regionale e la corrispondente azione della Commissione»;

    16) in realtà finora è mancata una vera e trasparente consultazione della società civile per la redazione dell'aggiornamento del Piano nazionale integrato per l'energia e il clima. La società civile è stata coinvolta esclusivamente attraverso l'invito alla compilazione di un questionario del tutto generico, e quindi in contrasto con gli obblighi europei e internazionali volti ad assicurare un adeguato processo partecipativo;

    17) i previsti aggiornamenti del Piano nazionale integrato per l'energia e il clima sono indispensabili in quanto le politiche su clima ed energia stanno attraversando una fase di profonda revisione a seguito della sottoscrizione dell'Accordo di Parigi, il cui obiettivo è il contenimento dell'aumento della temperatura media globale ben al di sotto dei 2 gradi centigradi e cercando di limitarne l'aumento a 1,5 gradi centigradi rispetto ai livelli preindustriali. Nell'ambito dell'Accordo di Parigi, l'obiettivo per l'Unione europea è la riduzione delle emissioni di gas serra di almeno il 40 per cento, rispetto all'anno 1990, entro il 2030;

    18) a ciò si aggiunga il mutato contesto, conseguenza della pandemia, della crisi dei prezzi dell'energia, nonché dei nuovi obiettivi generati da un maggiore impegno sui temi clima e nuovi obiettivi di decarbonizzazione dell'Unione europea, che impongono una revisione dei piani vigenti. Gli obiettivi da raggiungere, che dovrebbero rendere l'Unione europea climaticamente neutra entro il 2050, sono stati rivisti al rialzo sia nel programma REPowerEU che con il pacchetto «Fit for 55»;

    19) per valutare le politiche messe in atto a livello nazionale per fronteggiare i cambiamenti climatici e il rispetto degli impegni di riduzione delle emissioni previsti dagli accordi internazionali, è fondamentale monitorare l'andamento delle emissioni dei gas serra. In Italia, è l'Ispra a svolgere questa funzione, essendo responsabile della predisposizione e comunicazione dell'inventario nazionale delle emissioni di gas serra;

    20) Il testo adottato alla Cop-28 sul Global stocktake – letteralmente «Bilancio globale» – ossia il meccanismo di valutazione dei progressi ottenuti a livello globale nella risposta alla crisi climatica e nell'implementazione delle misure dell'Accordo di Parigi, evidenzia che, sebbene si registrino passi in avanti rispetto a pochi anni fa, le azioni di mitigazione climatica rimangono insufficienti per raggiungere gli obiettivi dell'Accordo di Parigi di contenere il riscaldamento globale entro +2 gradi centigradi o meglio +1,5 gradi centigradi alla fine del secolo;

    21) come riporta il rapporto del 2024 dell'Ispra «Le emissioni di gas serra in Italia. Obiettivi di riduzione al 2030», le emissioni italiane totali di gas serra, espresse in anidride carbonica equivalente, sono diminuite del 20,9 per cento tra il 1990 ed il 2022. Questa riduzione è conseguenza sia della riduzione dei consumi energetici e delle produzioni industriali a causa della crisi economica e della delocalizzazione di alcune produzioni industriali, ma anche della crescita della produzione di energia da fonti rinnovabili (idroelettrico ed eolico) e di un incremento dell'efficienza energetica e al passaggio all'uso di combustibili a minor contenuto di carbonio. Ma la riduzione non è sufficiente: le emissioni risultano di 11 milioni di tonnellate al di sopra dell'obiettivo stabilito per il 2021;

    22) nonostante l'andamento positivo, sempre l'Ispra ricorda che le emissioni di gas serra in Italia negli ultimi due anni continuano però a crescere e raggiungono nel 2022 un totale pari a 413 milioni di tonnellate di anidride carbonica equivalente (+0,4 per cento rispetto al 2021). Determinante l'aumento costante del settore trasporti, le cui emissioni provengono per oltre il 90 per cento dal trasporto stradale, che rispetto all'anno precedente segna un +5 per cento e conferma un trend che non conosce pause e supera il 7 per cento dal 1990, valore in controtendenza rispetto a quelli di tutti gli altri settori economici che al contrario registrano marcate riduzioni, ad eccezione dei rifiuti che rappresentano circa il 5 per cento del totale nazionale;

    23) secondo un recente documento di «Ecco», il «think tank» dedicato alla transizione energetica e al cambiamento climatico, il Piano nazionale integrato per l'energia e il clima «stima l'ammontare degli investimenti necessari per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione pari a 830 miliardi di euro cumulativi, tra il 2023 ed il 2030 (ovvero a 119 miliardi di euro medi annui). Tale valore, ancorché sottostimato rispetto alle stime elaborate da Ecco, conferma la straordinaria rilevanza dello sforzo finanziario necessario all'Italia per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione definiti a livello europeo: tra il 25 e il 30 per cento degli investimenti complessivi del Paese, che ammontano a circa 400 miliardi di euro l'anno, dovrebbero essere riorientati alla transizione»;

    24) come ricorda il documento di economia e finanza 2024, «il settore energetico sarà chiamato nei prossimi anni ad affrontare nuove sfide e introdurre processi innovativi radicali, indispensabili per traguardare gli obiettivi climatici, in un'ottica non solo di transizione ecologica, ma anche di sicurezza dei sistemi energetici (...)». E a tale proposito riveste «grande importanza il processo in corso di revisione dei documenti programmatici in materia di energia e clima, quali il Piano nazionale integrato per l'energia e il clima e la Strategia di lungo termine sulla riduzione dei gas ad effetto serra»;

    25) seppure il documento di economia e finanza 2024 fa riferimento ad una strategia di riduzione dei gas ad effetto serra, in realtà si continua a confermare un ruolo centrale al gas. La proposta di aggiornamento del Piano nazionale integrato per l'energia e il clima, infatti, assegna un ruolo strategico al gas naturale, anche liquefatto (gnl), il cui impatto climatico e ambientale risulta ancor più rilevante di quello via tubo, generando una maggior quantità di emissioni di anidride carbonica equivalente a causa delle operazioni di liquefazione e rigassificazione, oltre che per i lunghissimi trasporti via nave. È invece necessario che nell'aggiornamento del Piano nazionale integrato per l'energia e il clima si abbandonino tutti i piani di sviluppo relativi all'implementazione di nuove infrastrutture di gas, considerate non coerenti con una tempestiva decarbonizzazione e non utili ai fini della sicurezza energetica. La sola sicurezza energetica nazionale, coerente con un serio piano di decarbonizzazione, sarà piuttosto garantita dallo sviluppo massiccio delle fonti energetiche rinnovabili, dall'efficienza energetica, da diversificati sistemi di accumulo e da altro;

    26) la decisione del Governo di voler far diventare l'Italia un hub del gas naturale attraverso un potenziamento della rete nazionale, un aumento degli stoccaggi e la realizzazione di nuovi rigassificatori, come Piombino e Ravenna, va in direzione opposta alle risposte che devono essere date alla questione climatica, che deve invece costituire un'assoluta priorità. Peraltro, la proposta di aggiornamento del Piano nazionale integrato per l'energia e il clima assegna un ruolo strategico al gas naturale, anche liquefatto, il cui impatto climatico e ambientale risulta ancor più rilevante di quello via tubo, generando una maggior quantità di emissioni di anidride carbonica equivalente, a causa delle operazioni di liquefazione e rigassificazione, oltre che per i lunghissimi trasporti via nave;

    27) per quanto riguarda il settore delle energie rinnovabili, la direzione conseguente agli sfidanti obiettivi dell'Unione europea, è quella di raggiungere la decarbonizzazione con l'obiettivo di mitigare il cambiamento climatico e accelerare l'autonomia energetica. In virtù di ciò, l'obiettivo 2030 delle rinnovabili per quanto riguarda i consumi energetici finali è salito di 10 punti percentuali, rispetto al Piano approvato nel 2020, passando da un 30 ad un 40 per cento;

    28) il recente vertice dei Ministri dell'ambiente e dell'energia del G7, svoltosi a Torino dal 29 al 30 aprile 2024, confermando quanto deciso alla Cop28 da tutte le nazioni del mondo, si è concluso con l'impegno comune a triplicare entro il 2030 l'energia prodotta da fonti rinnovabili e di raddoppiare l'efficienza energetica;

    29) secondo i dati di Terna, nonostante la capacità rinnovabile installata nel 2023 in Italia sia salita a 6 gigawatt, per centrare gli obiettivi europei servirebbe installare almeno 9 gigawatt di nuovi impianti l'anno per i prossimi 6 anni;

    30) secondo il recente rapporto di Legambiente «Scacco matto alle rinnovabili 2024», a gennaio 2024 sarebbero 1.376 le richieste per l'installazione di nuovi impianti ancora in fase di valutazione, un dato che dà l'idea dell'estrema lentezza legata alle procedure che bloccano l'installazione di nuovi impianti;

    31) le nuove installazioni riguardano per il 90 per cento piccoli impianti destinati all'autoconsumo e dei 5.234 megawatt di fotovoltaico installati nel 2023, il 78 per cento degli impianti ha una potenza sotto il megawatt;

    32) per aumentare significativamente la potenza installata occorre un profondo ripensamento dell'iter burocratico per l'autorizzazione di nuovi impianti e per le procedure di allaccio alla rete, i cui tempi, comunicati da Terna o da E-distribuzione (Enel distribuzione), in alcuni casi arrivano fino a 1.212 giorni lavorativi;

    33) per contribuire all'obiettivo complessivo di decarbonizzazione, risulta necessario prevedere un incremento degli impegni assunti dall'Italia come quota rinnovabili sul consumo interno lordo elettrico dal 65 per cento attualmente proposto al 75 per cento, portando la capacità installata da fonti energetiche rinnovabili ad oltre 140 gigawatt. Occorre quindi individuare la via più realistica e fattibile per accelerare la transizione energetica;

    34) una delle criticità del comparto delle fonti energetiche rinnovabili risiede certamente nei ritardi delle autorizzazioni. Nel primo trimestre del 2024 erano quasi 1.000 i progetti fotovoltaici in attesa di valutazione di impatto ambientale nazionale, per un totale di circa 40 gigawatt. Di questi, il 25 per cento dei progetti era bloccato in verifica amministrativa, mentre il restante in istruttoria tecnica. Peraltro, il rallentamento degli iter, spesso causato da procedimenti incerti e complessi, può avere un impatto negativo sugli investimenti e sulle opportunità di lavoro, che il settore è in grado di generare;

    35) per quanto riguarda il settore dei trasporti, le relative emissioni sono aumentate rispetto al 1990. Nel 2021 le emissioni dei trasporti hanno rappresentato il 24,5 per cento delle emissioni nazionali di gas serra. Il 93 per cento è imputabile al trasporto su gomma, con il prevalere delle emissioni da mobilità privata su auto (60 per cento),

impegna il Governo:

1) a mettere in atto tutte le iniziative di competenza, in ambito europeo, volte a garantire almeno il mantenimento di tutti gli obiettivi climatici dell'Unione europea per il 2030 e il 2050, contrastando conseguentemente interventi normativi finalizzati a indebolire i medesimi obiettivi climatici;

2) sempre in ambito europeo, ad adottare tutte le iniziative utili, affinché si arrivi finalmente attraverso un voto favorevole in sede di Consiglio europeo all'approvazione del regolamento sul «Ripristino della natura» («Nature Restoration Law»), che fissa l'obiettivo di ripristinare almeno il 30 per cento degli habitat in cattive condizioni entro il 2030, il 60 per cento entro il 2040 e il 90 per cento entro il 2050, quale legge fondamentale per tutelare la biodiversità del nostro continente;

3) ad aggiornare il Piano nazionale integrato per l'energia e il clima (Pniec), affinché sia in piena coerenza con il REPowerEU e i nuovi obiettivi europei conseguenti al pacchetto «Fit for 55»;

4) a garantire un immediato avvio di un'adeguata, seria e trasparente procedura partecipativa con la società civile, le associazioni ambientaliste e altri attori, al di fuori delle valutazioni ambientali strategiche e delle consultazioni parlamentari, attraverso anche l'istituzione di un dialogo multilivello su clima ed energia;

5) a prevedere che le strategie di partecipazione e dialogo multilivello facciano parte della stessa governance del Piano, diventandone parte integrante e sostanziale, a partire dalla stesura e anche durante le fasi della sua attuazione, monitoraggio e valutazione dinamica;

6) ad adottare le opportune iniziative volte a prevedere che le diverse misure del Piano nazionale integrato per l'energia e il clima siano accompagnate dalle strategie per la loro attuazione, anche facendo sì che per ciascuna misura, accanto all'efficacia nella riduzione delle emissioni o nella diffusione delle rinnovabili, venga riportato il fabbisogno finanziario necessario e come questo viene soddisfatto, nonché gli impatti socioeconomici attesi, almeno in termini di costi e benefici;

7) ad adottare iniziative volte a prevedere l'applicazione di una specifica fiscalità premiante associata anche ad alcuni strumenti già vigenti, laddove essi finanzino investimenti in settori e/o progetti finalizzati alla transizione energetica ed ecologica, alla decarbonizzazione e al raggiungimento degli obiettivi «net-zero» al 2050;

8) ad adottare iniziative volte a prevedere che, a copertura degli oneri legati alle ulteriori misure di favore volte a finanziare le politiche di decarbonizzazione, contribuisca l'applicazione di un'imposta sugli extraprofitti conseguiti dalle società energetiche e dalle banche in particolare, a seguito della crisi energetica prodotta dall'invasione russa dell'Ucraina;

9) sempre al fine di finanziare la transizione verso la neutralità climatica e, in particolare, per l'accesso alla mobilità elettrica e all'efficientamento energetico degli immobili a favore dei ceti sociali medi e bassi, ad adottare iniziative volte a istituire conseguentemente un contributo annuale straordinario sui grandi patrimoni, superiore ai 10 milioni di euro;

10) a prevedere un serio investimento nel settore della formazione professionale per la transizione, attraverso l'elaborazione di una puntuale strategia che preveda sia la creazione di nuove qualifiche lavorative, che un percorso di riqualificazione professionale per gli operatori del mondo delle energie fossili;

11) al fine di creare nuove competenze, professionalità e opportunità di lavoro per i giovani in cerca di prima occupazione e per la ricollocazione professionale di lavoratori in stato di inoccupazione, a riconoscere un contributo di avviamento lavorativo finalizzato alla formazione e all'inserimento nei processi produttivi connessi alla transizione ecologica ed energetica, alla difesa e tutela del suolo e della biodiversità, all'innovazione tecnologica e digitalizzazione;

12) ad adottare iniziative per prevedere una revisione al rialzo del contributo nazionale per le fonti energetiche rinnovabili al 2030 e la messa a punto di politiche e misure funzionali a questo obiettivo;

13) al fine di contribuire ad alzare il target di nuova capacità rinnovabile, ad accelerare lo sviluppo dell'energia rinnovabile attraverso una necessaria e ulteriore azione di semplificazione delle procedure di rilascio dei pareri e dei titoli autorizzativi e delle procedure per le connessioni alla rete dei nuovi impianti, in particolare quelli di media e grande potenza, prevedendo anche l'attivazione di sportelli e la digitalizzazione mediante piattaforme ad hoc;

14) ad approvare quanto prima il testo unico di semplificazione normativa dei procedimenti concernenti la produzione di energia da fonti rinnovabili, anche al fine di contribuire a riordinare e razionalizzare la normativa in materia;

15) a predisporre un serio piano di revamping e repowering degli impianti di fonti energetiche rinnovabili esistenti (anche idroelettrici), indispensabile per promuovere lo sviluppo di nuova capacità di energia rinnovabile senza determinare un maggior consumo di suolo, con una timeline identificabile e delle stime puntuali in termini di capacità da salvaguardare;

16) in relazione alle comunità energetiche rinnovabili, a definire un reale meccanismo di coinvolgimento degli enti locali e di messa a disposizione dei tetti pubblici non utilizzati;

17) a sostenere la domanda e lo sviluppo del mercato dell'idrogeno verde, anche attraverso l'elaborazione di una strategia nazionale sull'idrogeno verde, in coerenza con il Piano nazionale integrato per l'energia e il clima e con gli obiettivi dell'Unione europea, al fine di favorire gli investimenti nel settore, attirare investimenti e accelerare la messa a terra dei progetti sul territorio nazionale;

18) ad abbandonare i piani di sviluppo di nuove infrastrutture di gas, considerati non coerenti con una rapida e necessaria decarbonizzazione, e conseguentemente a garantire che nell'aggiornamento del Piano nazionale integrato per l'energia e il clima si abbandonino tutti i piani di sviluppo relativi all'implementazione di nuove infrastrutture gas, ripensando le politiche volte ad assegnare al nostro Paese un ruolo di hub del gas e conseguentemente a prevedere uno stop ai terminali di rigassificazione;

19) a escludere qualsiasi prospettiva di ritorno al nucleare da fissione, considerati gli insostenibili costi ambientali, economici e sociali;

20) a garantire il percorso di riqualificazione ed efficientamento energetico del parco immobiliare pubblico e privato, in modo tale da privilegiare gli edifici in classe energetica più bassa e le fasce più vulnerabili di cittadini;

21) in relazione all'ambito residenziale e terziario e con riferimento all'aggiornamento del Piano nazionale integrato per l'energia e il clima, a promuovere esclusivamente la realizzazione di interventi che vadano nella direzione di un'elettrificazione completa dei consumi (ad esempio, pompe di calore elettriche, cucine ad induzione e altro);

22) nel settore dei trasporti, ad adottare opportune iniziative normative in grado di coniugare l'indispensabile riduzione delle emissioni inquinanti con una maggiore equità di accesso alla mobilità e con le priorità strategiche di politica industriale per lo sviluppo del Paese, come nel caso delle filiere automotive nella transizione all'auto elettrica;

23) a prevedere iniziative volte a incentivare il trasporto pubblico e altre soluzioni alternative alla mobilità privata, anche in coordinamento con i livelli di governo locale, nonché a prevedere una revisione degli incentivi all'acquisto veicoli, favorendo le auto elettriche a batteria e l'elettrificazione delle flotte aziendali e per il trasporto merci;

24) al fine di contribuire al raggiungimento della neutralità climatica e allo sviluppo di una mobilità equa, inclusiva e sostenibile, a conseguire entro il 2035 l'obiettivo di nove chilometri per milione di abitanti per le reti metropolitane, di venti chilometri per milione di abitanti per le reti ferroviarie suburbane e di dieci chilometri per milione di abitanti per le reti tramviarie;

25) ad adottare le iniziative di competenza volte a prevedere, in coordinamento con gli enti territoriali, l'introduzione del «biglietto climatico» nell'intero territorio urbano e regionale del Paese, quale titolo di viaggio a un costo sensibilmente ridotto per il trasporto pubblico cittadino, per autobus e treni regionali, al fine di ridurre i costi di spostamento delle famiglie, nonché di contribuire alla riduzione delle emissioni climalteranti;

26) a sostenere, anche in coerenza con gli obiettivi di decarbonizzazione, le iniziative normative europee già avviate sulla riduzione e sull'uso sostenibile dei pesticidi, e comunque a prevedere a livello nazionale, in linea con i principi della Strategia europea sulla biodiversità 2030 e con gli obiettivi di riduzione dell'uso dei pesticidi stabiliti dalla Commissione europea nell'ambito della strategia «dal produttore al consumatore» («Farm to fork»), a ridurre entro il 2030 l'uso dei pesticidi di almeno il 50 per cento e di quelli più pericolosi di almeno il 65 per cento;

27) al fine di contribuire alla transizione verso la neutralità climatica, a conseguire entro il 2030 l'obiettivo vincolante di azzeramento del consumo di suolo e rigenerazione dei suoli degradati anche nelle aree urbane, con aumento del verde urbano e recupero delle funzioni ecosistemiche;

28) a dichiarare lo stato di emergenza climatica;

29) al fine di finanziare la transizione energetica e il raggiungimento degli obiettivi dell'Unione europea in materia climatica, ad adottare iniziative per ridurre progressivamente in misura non inferiore al 10 per cento annuo, sino al loro annullamento, le spese fiscali dannose per l'ambiente comprese nel «Catalogo dei sussidi ambientalmente dannosi e dei sussidi ambientalmente favorevoli», istituito presso il Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica, ai sensi dell'articolo 68 della legge 28 dicembre 2015, n. 221.
(1-00294) «Bonelli, Zanella, Borrelli, Dori, Fratoianni, Ghirra, Grimaldi, Mari, Piccolotti, Zaratti».

(10 giugno 2024)

   La Camera,

   premesso che:

    1) nel gennaio 2020 l'Italia ha inviato alla Commissione europea la versione definitiva del Piano nazionale integrato per l'energia e il clima 2021-2030 (Pniec), adottato in attuazione del Regolamento 2018/1999/UE, al termine di un percorso di consultazione pubblica ed elaborazione avviato nel dicembre 2018. Tra i principali obiettivi: una percentuale di energia da fonti energetiche rinnovabili (FER) nei consumi finali lordi di energia pari al 30 per cento, la riduzione dei «gas serra», rispetto al 2005, per tutti i settori non ETS del 33 per cento, il phase out del carbone dalla generazione elettrica al 2025;

    2) nel dicembre 2019, la Commissione europea ha presentato la comunicazione strategica sul Green Deal europeo volta a conseguire la neutralità climatica entro il 2050. Tale traguardo, approvato il 12 dicembre 2019 dal Consiglio europeo, è stato successivamente sancito dalla legge europea sul clima (regolamento 2021/1119/UE), che ha introdotto l'obiettivo, da conseguire entro il 2030, di ridurre le emissioni di almeno il 55 per cento rispetto ai livelli del 1990;

    3) il 14 luglio 2021, la Commissione europea ha presentato un pacchetto di proposte legislative, denominato Fit for 55 (Pronti per il 55 per cento), volte a rivedere la normativa dell'Ue in materia di riduzione delle emissioni climalteranti, per consentire il raggiungimento di questo nuovo più ambizioso obiettivo al 2030;

    4) il 18 maggio 2022 la Commissione europea ha presentato il Piano REPowerEU (COM(2022) 230 final) con l'obiettivo di ridurre la dipendenza dell'UE dai combustibili fossili russi accelerando la transizione e costruendo un sistema energetico più resiliente. Con il regolamento (UE) 2023/435 del 27 febbraio 2023, è stato consentito agli Stati membri di inserire appositi capitoli REPowerEU nei Piani per la ripresa e la resilienza (PNRR). Il 7 agosto 2023 il Governo italiano ha presentato alla Commissione europea le conseguenti modifiche al Piano nazionale ripresa resilienza, accolte dalla Commissione europea, (COM(2023) 765 Def) il 24 novembre 2023 e dal Consiglio europeo l'8 dicembre 2023;

    5) il 4 agosto 2022 è entrato in vigore, con decorrenza 1° gennaio 2023, il regolamento delegato 2022/1214 della Commissione Ue, che include gas e nucleare dalla lista degli investimenti considerati sostenibili dal punto di vista ambientale (cosiddetta tassonomia verde). Dal 1° gennaio 2023 è possibile investire in nuove centrali nucleari realizzate con le «migliori tecnologie disponibili» e fra gli investimenti sostenibili le attività di ricerca e sviluppo per le nuove tecnologie è stato inserito il nucleare di quarta generazione. Quanto al gas, le centrali con permesso di costruzione rilasciato entro il 2030, dovranno sostituire vecchi impianti a combustibili fossili con altri più efficienti del 55 per cento dal punto di vista delle emissioni ed essere programmate per passare, dal 2035, a gas rinnovabile;

    6) il 16 maggio 2023 è entrato in vigore il Regolamento (UE) 2023/857 (cosiddetto Regolamento Effort Sharing-ESR) che ha fissato un obiettivo per l'Italia ancor più ambizioso, prevedendo che le emissioni dei settori non-ETS (trasporti, residenziale, terziario, industria non ricadente nel settore ETS, i rifiuti, l'agricoltura) si riducano entro il 2030 del 43,7 per cento rispetto ai livelli del 2005;

    7) questo complesso di impegni detta l'inquadramento del percorso di decarbonizzazione del Paese. Ai sensi dell'articolo 14 del regolamento (UE) 2018/1999, la proposta di aggiornamento del Piano nazionale integrato energia e clima, allineata ai nuovi obiettivi, deve essere trasmessa alla Commissione europea entro il 30 giugno 2023, mentre la versione finale del documento deve essere trasmessa entro giugno 2024, sviluppandosi nelle cinque dimensioni dell'Unione dell'energia: decarbonizzazione (riduzione delle emissioni e energie rinnovabili); efficienza energetica; sicurezza energetica; mercato interno dell'energia; ricerca, innovazione e competitività;

    8) in coerenza con gli obiettivi sopraindicati il Ministero dell'ambiente ha predisposto nell'estate 2023 un documento di aggiornamento del Piano nazionale integrato energia e clima 2019, in linea con i nuovi obiettivi, prevedendo per il 2030 la conseguente riduzione dell'emissione di gas serra, una quota del 40 per cento di energia proveniente da fonti rinnovabili nei consumi finali lordi di energia (e del 65 per cento nel settore elettrico);

    9) un aumento dell'efficienza energetica che porta i consumi finali 2030 a 100 Mtep e quelli primari dai 145 Mtep del 2021 ai 122 del 2030; l'abbattimento, rispetto al 2005 del 62 per cento delle emissioni ETS e del 43,3 per cento delle emissioni ESR, la promozione della produzione industriale a basse emissioni di carbonio, nonché una maggiore elettrificazione nel mix energetico;

    10) la proposta di aggiornamento Piano nazionale integrato energia e clima 2023 prevede che per rispettare la traiettoria emissiva del periodo 2021-2030, rispetto ai livelli del 2005, sarà necessario avviare da subito una significativa riduzione delle emissioni pari a oltre il 30 per cento rispetto ai livelli del 2021, da conseguirsi prevalentemente nei settori trasporti e civile (residenziale e terziario);

    11) nel percorso di decarbonizzazione, in tutti i settori, l'efficienza energetica rappresenta il driver principale, in coerenza del principio Energy Efficiency First (efficienza energetica al primo posto);

    12) per quanto riguarda la produzione elettrica da fonte rinnovabile (FER-E) in termini di potenza installata si prevede di aumentare, rispetto all'installato di fine 2021, da 11.290 a 28.140 MW quelle eolica, da 22.594 a 79.921 MW quella solare, mentre restano sostanzialmente stabili le potenze installate nei settori dell'idroelettrico e della geotermia. In calo la produzione da bioenergie. In termini di produzione annua si prevede di incrementare l'eolico da 20 a 64 TWh, il solare da 25 a 99 TWh, mentre si prevede una sostanziale stabilità per l'idroelettrico (da 48,5 a 47 TWh) e un calo per le bioenergie da 19 a 10 TWh) (pagine 77 e 78 del Piano nazionale integrato energia e clima 2023);

    13) per quanto riguarda il settore delle rinnovabili termiche (FER-C), le misure dovranno essere coordinate con l'efficienza energetica, in particolare per gli edifici. È previsto l'obbligo di integrazione delle FER-C negli edifici, la riforma del meccanismo delle detrazioni fiscali, la promozione del teleriscaldamento e l'obbligo di fornitura di calore rinnovabile, unitamente all'incentivazione della produzione di energia rinnovabile termica con sistemi competitivi. Nel settore termico, oltre a una forte spinta all'elettrificazione dei consumi data dall'ampia diffusione delle pompe di calore, penetrerà inoltre sempre più il vettore biometano (in primis) e idrogeno (quest'ultimo in particolare in ambito industriale);

    14) l'ammontare degli investimenti diretti stimati necessari per raggiungere gli obiettivi del Piano nazionale integrato energia e clima al 2030 è stimato dal Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica in 830,3 miliardi di euro, tra il 2023 e il 2030 dei quali 524,9 miliardi a carico del settore dei trasporti (solo veicoli) 134,2 miliardi nel settore dell'edilizia residenziale, 43 miliardi nel terziario, 37,2 per le reti del sistema elettrico, 69,4 nelle FER-E (di cui 36 miliardi nel fotovoltaico e 24 nell'eolico) e 6,3 miliardi per i sistemi di accumulo (batterie e pompaggi). In calo invece gli investimenti in idroelettrico e bioenergie (pagine 411-412 del Piano nazionale integrato energia e clima 2023);

    15) a fronte di questa dimensione epocale di investimenti le risorse disponibili, tra le misure di finanza sostenibile individuate dal Piano nazionale integrato energia e clima 2023 e le risorse rese disponibili nei vari fondi europei, appaiono del tutto esigue e sottostimate, ove si consideri che la Commissione UE prevede, nelle linee guida per l'aggiornamento del Piano nazionale integrato energia e clima, la necessità di valutare gli impatti sociali ed economici delle misure di transizione, da accompagnare con politiche che impediscano l'acuirsi delle differenze sociali, favoriscano la ricollocazione dei lavoratori e contrastino i fenomeni di povertà energetica. A tale scopo le risorse del Fondo sociale per il clima (86,7 miliardi di euro di cui il 75 per cento finanziato con i proventi ETS e il 25 per cento con risorse proprie degli Stati), sembrano essere esigue rispetto agli impatti delle diverse politiche pubbliche messe in campo. Il solo costo della direttiva Case green è stato stimato a livello europeo in 275 miliardi di euro l'anno dal 2024 al 2030;

    16) è necessario sottolineare che il raggiungimento degli obiettivi, ambiziosi, previsti dal Piano nazionale integrato energia e clima non può prescindere dal sostegno di tutte le fonti rinnovabili e, quindi, da una libertà in merito alle scelte tecnologiche. Come chiarito dalla direttiva (UE) 2018/2001, le biomasse, la geotermia, l'energia idraulica e i biogas, appartengono al novero delle fonti rinnovabili, questo anche nell'ottica di preservare ed accompagnare verso una graduale transizione anche il sistema produttivo principale del nostro paese caratterizzato da imprese di medio-piccole dimensioni;

    17) va da sé, inoltre, anche la necessità di avanzare in sede europea una proposta volta al riconoscimento degli incentivi a impianti la cui componentistica e tecnologia sia in gran parte costruita nell'Unione europea anche per incentivare gli investimenti in Europa e concorrere alle logiche di filiera industriale che gioverebbe al sistema Italia;

    18) inoltre, è opportuno valorizzare quanto introdotto nel 2023 dall'Unione europea attraverso il Raw material act quale strumento utile a implementare strumenti di ricerca, estrazione di terre rare, riciclo delle stesse e avvio di processi industriali e tecnologici per la surroga di tali elementi. Ad oggi il settore mondiale delle batterie sta conoscendo un'evoluzione esponenziale con un fortissimo calo dei prezzi e l'introduzione di nuove tecnologie di sostituzione o complementari. Proprio su questo fronte vi sono prospettive interessanti per la tecnologia agli «ioni-sodio» e le batterie termiche dove l'industria italiana può rivestire un ruolo da assoluta protagonista per la presenza di importanti progetti in tale settore;

    19) per quanto riguarda le biomasse, la superficie boscata italiana si è triplicata dal 1951, raggiungendo 12 milioni di ettari, sui 30,1 milioni totali del Paese, ma si utilizza come fonte rinnovabile solo il 18 per cento dell'accrescimento, che corrisponde a 7,90 Mtep, e l'Italia è il primo importatore europeo di materia prima legnosa. Germania, Francia e Spagna prevedono al 2030 di produrre il 68 per cento dell'energia termica da biomassa. Se si utilizzasse il 67 per cento dell'accrescimento (media europea) se ne otterrebbero 30 Mtep, che coprirebbero il 70 per cento dei consumi termici da fonte fossile. La gestione sostenibile delle foreste, unitamente alla previsione di politiche per la mitigazione degli incendi, migliora la capacità di assorbimento del carbonio. In Austria la capacità di assorbimento della CO2 è triplicata rispetto all'Italia che dispone di una insolazione molto superiore e ha grande disponibilità di acqua;

    20) per la geotermia, risorsa rinnovabile (calore della terra) e programmabile, è attribuito (dati RSE-GSE) un elevato potenziale geotermico presente nel 60 per cento del territorio italiano. L'Italia con oltre 30 impianti geotermoelettrici, attivi nel settore elettrico, per una potenza di 817 MW ed una produzione nel 2022 di 5.837 GWh, pari al 6 per cento circa della produzione elettrica da FER e al 2 per cento circa della produzione elettrica complessiva nazionale, si pone da molti anni al primo posto dei Paesi dell'Unione Europea in termini di capacità installata. La risorsa geotermica ai fini energetici è significativamente utilizzata nel Paese anche nel settore termico sia attraverso impianti di teleriscaldamento, sia mediante impianti di sfruttamento diretto del calore geotermico, che in impianti di sfruttamento del calore geotermico tramite pompa di calore. La geotermia, oltre ad essere una delle principali fonti rinnovabili per riscaldamento, raffreddamento e per la produzione programmabile di energia elettrica, risulta il mezzo più sostenibile per estrarre litio e altre materie prime critiche dai fluidi geotermici;

    21) per quanto riguarda l'energia idraulica secondo i dati contenuti nel Registro italiano dighe, le grandi dighe (volume d'invaso maggiore di 1.000.000 metri cubi, altezza maggiore di 15 metri) sono in totale 532. Di queste 497 sono ancora in attività e sono date in concessione soprattutto per la produzione di energia idroelettrica (306) dighe cui seguono gli usi irriguo potabile e industriale. La capacità d'invaso è di circa 14 chilometri cubi. Con interventi di manutenzione degli invasi e di ammodernamento delle turbine secondo alcuni studi si potrebbe avere un incremento di produzione di 25 TWh annui al 2030 (circa il 40 per cento in più). In Italia piovono annualmente circa 300 miliardi di metri cubi d'acqua, dei quali viene trattenuto solo l'11 per cento, mentre l'obiettivo raggiungibile è del 40 per cento. L'acqua è centrale per puntare all'autosufficienza alimentare e aumentare la resa produttiva per ettaro;

    22) nel settore del biogas l'Italia è leader in Europa con 1.600 impianti attivi, 1,7 miliardi di metri cubi di biometano (biogas depurato da CO2) prodotti e 12 mila occupati. La produzione di biogas si avvale oggi di tecnologie all'avanguardia, quali la digestione anaerobica dalla quale deriva un digestato considerato efficace fertilizzante. La produzione di biogas ha effetti a cascata sulla filiera agroalimentare, perché oltre all'energia e alla fertilizzazione, favorisce l'uso efficiente dell'acqua, accompagna tecniche di produzione basate sul precision farming e l'innovazione nella meccanica agraria, ma soprattutto accresce la competitività degli allevamenti preservando il futuro di una filiera fondamentale per il made in Italy. Oggi si trasforma in biogas il 15 per cento dei reflui zootecnici che possono arrivare entro il 2030 a una percentuale del 65 per cento con una produzione di 6,5 miliardi di metri cubi e la creazione di altri 25 mila posti di lavoro. Nel Piano nazionale ripresa resilienza la Missione 2 nella Componente C1 «Economia circolare e agricoltura sostenibile» è previsto lo sviluppo del biometano di origine agricola o da Forsu (frazione organica dei rifiuti urbani) (1,92 miliardi di euro) da destinare al greening della rete gas, pari a circa 2,3-2,5 miliardi metri cubi, per rispondere alla domanda crescente di decarbonizzazione sia del settore dell'industria, soprattutto quella Hard To Abate che non può essere elettrificata, e sia del settore trasporti, in forma liquida (bioGNL) o gassosa;

    23) è necessario, infine, tener conto delle evidenze geopolitiche internazionali: la Cina è attualmente superpotenza nel settore delle energie rinnovabili, acquisendo in sostanza una leadership tecnologica, industriale, commerciale nell'eolico e nel fotovoltaico, nella supply chain della mobilità elettrica (delle terre rare, dalle materie prime alle batterie). Grazie ai massicci investimenti effettuati nelle rinnovabili, l'industria cinese è quasi monopolista nella produzione mondiale di pannelli solari e delle turbine eoliche, con una quota superiore ai due terzi. Se non adeguatamente sorretto da una industria europea, il mantra della transizione energetica al dopo-fossili affermatosi nei Paesi occidentali, rischia di trasformarsi in un auto-assoggettamento alle forniture cinesi e nella tomba di importanti catene di valore della meccanica europea;

    24) viceversa, nelle tecnologie relative ai settori delle turbine (idrauliche e non), dello sfruttamento delle biomasse, della geotermia, della produzione di biogas l'Italia è all'avanguardia o comunque svolge un ruolo da protagonista. Quanto all'efficienza energetica il sistema produttivo del nostro Paese presenta valori d'intensità energetica primaria (definita dal rapporto tra il consumo interno lordo di energia e il prodotto interno lordo) inferiori alla media dei Paesi dell'Unione europea;

    25) con riferimento infine all'energia nucleare, la Camera il 9 maggio 2023 ha approvato la mozione 1-00083, nella quale si impegna il Governo a valutare l'opportunità di inserire nel mix energetico nazionale anche il nucleare quale fonte alternativa e pulita per la produzione di energia e ad adottare iniziative volte ad includere la produzione di energia atomica all'interno della politica energetica europea, riaffermando in quella sede una posizione volta a mantenere nella tassonomia degli investimenti verdi la messa in esercizio di centrali nucleari realizzate con le migliori tecnologie disponibili;

    26) in ambito nucleare, si ricorda che l'Italia possiede il secondo settore industriale europeo, sia in termini di competenze che di capacità, avendo sempre mantenuto attività nel settore, a livello EU e internazionale. Inoltre, l'Italia forma circa il 10 per cento degli ingegneri nucleari europei. I ricercatori italiani e alcune infrastrutture sperimentali sono ben conosciuti e apprezzati nel mondo. Grazie a queste caratteristiche, l'Italia è oggetto di particolare attenzione, in particolare dalla Francia, per la costituzione di una supply chain nucleare europea, finalizzata a realizzare: lo sviluppo delle nuove tecnologie; la formazione delle risorse umane; la realizzazione di nuove politiche energetiche che integrino in maniera sinergica fonti rinnovabili e nucleare;

    27) nel nuovo quadro regolatorio europeo, l'Italia può quindi giocare un ruolo da protagonista, partecipando sia allo sviluppo sia alla realizzazione delle nuove tecnologie nucleari in programmazione nei Paesi EU, seguendo le storiche orme dei «due Enrico»: Fermi, inventore dell'energia nucleare nel 1942, e Mattei, il primo a realizzare una centrale nucleare in Italia, a Latina, nel 1960;

    28) nella definizione della strategia energetica nucleare del nostro Paese, occorre considerare la definizione di partnership con gli altri Stati europei impegnati sul tema, anche al fine di incrementare il know how e le capacità industriali. In tale percorso sarebbe opportuno valutare la definizione di un'autorità indipendente di sicurezza nucleare nazionale con un'adeguata dotazione organica;

    29) in linea con le raccomandazioni dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica, appare necessario individuare altresì una Nuclear energy programme implementing organization (Nepio) con il compito di valutare lo stato delle infrastrutture di base necessarie per avviare un programma nucleare nazionale e fornire al Governo le indicazioni necessarie per il loro completo sviluppo e operatività. Tale Nepio dovrebbe anche avere il compito di coinvolgere e coordinare tutti i soggetti pubblici e privati interessati, al fine di uno sviluppo organico e coerente di tutte le infrastrutture di base,

impegna il Governo:

1) in relazione all'adozione della versione definitiva del Piano nazionale integrato energia e clima ad adottare iniziative volte:

  a) a prevedere, per quanto di competenza, opportune forme di rendicontazione al Parlamento circa lo stato di avanzamento del Piano nazionale integrato energia e clima;

  b) a rafforzare nell'ambito del Piano nazionale integrato energia e clima, sulla base del principio della neutralità tecnologica, l'apporto di tutte le fonti rinnovabili, sia termiche che non, tenendo conto della necessità di valorizzare la filiera produttiva nazionale, al contempo ottimizzando il rapporto costi/benefici per il sistema Paese, valutando il differente grado di programmabilità e garantendo il positivo apporto in termini di miglioramento della qualità dell'aria;

  c) nel settore civile, a prevedere riforme delle misure in vigore a supporto della riqualificazione edilizia, che garantiscono una maggiore efficacia e un impiego più efficiente delle risorse pubbliche;

  d) nel settore trasporti, a rafforzare le misure volte a favorire lo shift modale delle persone e delle merci verso modalità più efficienti e decarbonizzate, quali il trasporto pubblico e ferroviario;

  e) nel settore industriale, a prevedere lo sviluppo di diverse opzioni tecnologiche per la decarbonizzazione dei settori hard to abate quali l'efficienza energetica, l'idrogeno, il biometano e la Carbon capture and storage (Ccs), con un approccio integrato che non escluda nessuna di queste opzioni, ma che allo stesso tempo promuova e faciliti l'accesso a quelle più efficaci per ciascun ambito;

  f) a prevedere nel Piano un approfondimento riguardo la valutazione sugli effetti dell'eventuale adozione, nell'orizzonte temporale successivo al 2030 e traguardando gli obiettivi 2050, di tecnologie di generazione energetica basate sulla fonte nucleare, quali a titolo esemplificativo i reattori nucleari di piccole dimensioni (Smr) e i reattori nucleari avanzati (Amr);

2) al fine di conseguire in modo efficace i target del Piano nazionale integrato energia e clima al 2030, ad adottare iniziative di competenza volte a:

  a) anche in ambito europeo, a individuare le risorse e gli strumenti di programmazione economica necessari ad attuare il Piano nazionale integrato energia e clima 2023-2030, valutando non solo ex ante, ma anche in itinere l'impatto economico, finanziario, sociale nonché sul sistema produttivo delle misure poste in essere per il raggiungimento dei target;

  b) a proseguire i tavoli di approfondimento già avviati sul settore civile, dei trasporti e sulle tematiche socio-economiche, per un efficace attuazione delle politiche previste dal Piano nazionale integrato energia e clima e per il monitoraggio della sostenibilità sociale, con particolare riferimento alla sostenibilità degli oneri per la riqualificazione energetica degli edifici residenziali e alle risorse necessarie per la formazione dei lavoratori nei settori che saranno maggiormente coinvolti dalla transizione energetica;

  c) ad adottare meccanismi di incentivazione, con ottimale rapporto costi/benefici, a sostegno dello sviluppo delle rinnovabili (elettriche e termiche) e degli interventi di efficientamento energetico, con particolare attenzione a progetti integrati;

  d) a sfruttare tutto il ventaglio delle tecnologie termiche, tenendo conto delle specificità nazionali, proseguendo altresì nel processo di efficientamento nella produzione di energia termica e di riduzione costante dei livelli emissivi;

  e) a semplificare i processi autorizzativi in ambito geotermico e delineare una strategia nazionale di massimizzazione dello sfruttamento di tale risorsa;

  f) ad avviare un processo di efficace manutenzione degli invasi e di ammodernamento delle turbine degli impianti idroelettrici, al fine di massimizzarne la producibilità;

  g) in ambito europeo per il superamento degli ostacoli che impediscono il rapido avvio degli investimenti per l'ammodernamento e il potenziamento delle infrastrutture idroelettriche, in considerazione degli evidenti benefici, anche in termini di stabilità della rete, derivanti dalla programmabilità della produzione di energia idroelettrica e della necessità, a fronte della estremizzazione degli eventi climatici, di incrementare lo stoccaggio della risorsa «acqua»;

  h) a proporre un ulteriore armonizzazione del mercato dell'energia elettrica in sede di Unione europea, limando le distorsioni di prezzo tra i diversi Stati dell'Unione che vanno a discapito della nostra competitività industriale;

  i) a realizzare la transizione verso una mobilità sostenibile che tenga in dovuta considerazione la necessità di intervenire anche su settori quali l'aviazione e il marittimo, ove la decarbonizzazione può essere meno supportata dall'elettrificazione dei consumi;

  l) a continuare l'incentivazione della produzione di biometano utilizzando tutto il potenziale disponibile di feedstocks, valorizzando il settore agricolo ed agro-industriale nazionale oltre che quello della Forsu (frazione organica dei rifiuti urbani), attraverso nuovi sistemi di incentivi per il periodo post 2026 che, tenendo conto dei tempi di autorizzazione e realizzazione degli impianti, arrivino oltre il 2030, per rispondere alla domanda crescente di decarbonizzazione del settore dell'industria che non può essere elettrificata, e sia del settore trasporti, in forma liquida (bioGNL) o gassosa;

  m) a completare il quadro normativo relativo alla Carbon capture and storage (Ccs), per poter avviare le iniziative progettuali, a partire da quelle nell'area dell'Alto Adriatico, individuando la governance della filiera, la regolazione tecnico economica delle attività di trasporto e stoccaggio, dei sistemi di supporto e degli strumenti di garanzia;

  n) a limitare la dipendenza tecnologica da Paesi posti al di fuori dell'Unione europea;

  o) a risolvere il problema della saturazione virtuale della rete elettrica di trasmissione e garantire un efficace meccanismo di gestione delle richieste di connessione, attraverso la commisurazione del costo della connessione non solo alla capacità impegnata ma anche alla durata dell'impegno e, contemporaneamente, mediante la determinazione della decadenza delle richieste di connessioni non supportate da ragionevoli aspettative di conferma e attivazione;

  p) anche nella prospettiva dell'aggiornamento del Piano nazionale integrato energia e clima, a valutare la possibilità di istituire, nel rispetto delle normative internazionali ed europee e compatibilmente con le esigenze di finanza pubblica, un'apposita autorità amministrativa indipendente di regolamentazione competente in materia di autorizzazione tecnica, certificazione, realizzazione, gestione e dismissione degli impianti nucleari, di sicurezza nucleare e di radioprotezione con le funzioni e i compiti di Autorità nazionale per la regolamentazione tecnica e le istruttorie connesse ai processi autorizzativi, le valutazioni tecniche, il controllo, anche ispettivo, e la vigilanza degli impianti;

  q) a valutare l'opportunità della creazione, in linea con le raccomandazioni dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica, di una Agenzia con il compito di valutare lo stato delle infrastrutture di base necessarie per avviare un programma nucleare nazionale e fornire al Governo le indicazioni necessarie per il loro completo sviluppo e operatività.
(1-00295) «Squeri, Mattia, Zinzi, Cavo, Cortelazzo, Zucconi, Barabotti, Alessandro Colucci, Battistoni, Benvenuti Gostoli, Bof, Semenzato, Casasco, Foti, Montemagni, Mazzetti, Iaia, Pizzimenti, Polidori, Lampis, Milani, Fabrizio Rossi, Rotelli, Rachele Silvestri».

(12 giugno 2024)

   La Camera,

   premesso che:

    1) la decarbonizzazione si presenta come una sfida urgente e non negoziabile nell'attuale scenario climatico, in cui il sesto rapporto di valutazione dell'Intergovernmental panel on climate change (Ipcc) segnala cambiamenti climatici senza precedenti – e relativi impatti, perdite, danni – dovuti alle emissioni antropogeniche: attualmente i contributi determinati a livello nazionale (ndc), considerati collettivamente, sono di gran lunga insufficienti per far sì che il limite di 1,5 gradi centigradi resti raggiungibile nel XXI secolo, sottolineando nel contempo che sono già disponibili opzioni di adattamento e mitigazione praticabili, efficaci e a basso costo;

    2) l'ultima relazione Global annual to decadal climate update dell'Organizzazione meteorologica mondiale prevede livelli record delle temperature globali nei prossimi cinque anni, stimando al 66 per cento la probabilità che, tra il 2023 e il 2027, la temperatura globale media annua in prossimità della superficie superi di oltre 1,5 gradi centigradi i livelli preindustriali per almeno un anno;

    3) in tale contesto, gli Stati sono chiamati a definire piani nazionali energia e clima per la cessazione dell'uso dei combustibili fossili e per raggiungere zero emissioni nette entro il 2050, in linea con gli obiettivi dell'Accordo di Parigi;

    4) il Pniec – Piano nazionale integrato per l'energia e il clima – è lo strumento per definire le politiche e le misure per conseguire gli obiettivi energia e clima degli Stati membri dell'Unione europea e costituisce il quadro di attuazione – a livello nazionale, con cadenza decennale – degli impegni per la riduzione delle emissioni (ndc, nationally determined contribution) in linea con l'Accordo di Parigi. Uno strumento previsto dalla Strategia dell'Unione europea del 2015 che persegue lo scopo di integrare la politica energetica e la politica climatica dell'Unione per il raggiungimento degli obiettivi successivi al 2020, che si struttura intorno a cinque dimensioni tra loro sinergiche: la decarbonizzazione, che comprende lo sviluppo delle rinnovabili – attuazione del regolamento effort sharing e Lulucf più obiettivi rinnovabili, l'efficienza energetica, che riduce la dipendenza dalle importazioni energetiche, diminuisce le emissioni e favorisce la crescita e l'occupazione, la sicurezza energetica, che riduce la dipendenza dalle importazioni e garantisce la sicurezza del sistema elettrico, il mercato interno dell'energia e sua completa integrazione, che comprende lo sviluppo dell'interconnettività, dell'infrastruttura, l'integrazione del mercato e la necessità di affrontare la povertà energetica, la ricerca, l'innovazione, la competitività, a supporto delle innovazioni nel campo delle tecnologie energetiche a basse o zero emissioni, dando priorità alla ricerca nella transizione energetica e migliorando la competitività;

    5) l'Unione europea ha aderito all'Accordo come «soggetto» unico regionale e può presentare obiettivi congiunti, definendo con gli Stati membri le modalità per raggiungerli. L'ultimo di tali impegni prevede la riduzione del 55 per cento di emissioni nette al 2030 ed è stato tradotto in norma mediante il pacchetto Fit for 55. I Piani nazionali integrati per l'energia e il clima, quindi, dovrebbero contenere le strategie degli Stati membri per allinearsi all'obiettivo complessivo dell'Unione europea al 2030 e in prospettiva al net zero 2050. L'attuale revisione deve rivedere gli impegni sulla base di un obiettivo di riduzione dei gas serra (a livello di Unione europea) del –55 per cento al 2030 rispetto al 1990, come declinati dal pacchetto Fit for 55;

    6) nel dicembre 2018 è entrato in vigore il regolamento sulla governance dell'Unione dell'energia e dell'azione per il clima, il primo strumento di pianificazione integrata energia e clima a livello europeo. Attraverso la sua adozione, si è riconosciuta la necessità di includere la variabile climatica nel contesto più ampio della pianificazione energetica, definendo un minimo comune denominatore tra i vari Paesi europei e identificando i principi di una governance comune che andasse a rinforzare i meccanismi di cooperazione tra gli Stati membri e tra questi e la Commissione europea;

    7) dal 2018 ad oggi il regolamento governance e i Piani nazionali integrati per l'energia e il clima hanno mostrato alcuni limiti. Primo fra tutti, la poca flessibilità degli strumenti in relazione all'evolversi delle evidenze scientifiche sul cambiamento climatico e ai molteplici appelli della comunità internazionale per accrescere gli impegni sottoscritti con l'Accordo di Parigi dalle parti mediante i loro ndc (nationally determined contribution). Inoltre, rispetto alla costruzione di un percorso di decarbonizzazione, lo strumento è apparso inefficace nel ricondurre e collegare gli obiettivi di medio termine con quelli di lungo termine. I Piani nazionali integrati per l'energia e il clima si sono mostrati strumenti rigidi anche in relazione all'impossibilità di adattarsi efficacemente agli shock esterni, quali la pandemia o la crisi innescata con l'aumento dei costi dell'energia, esacerbata dal conflitto russo-ucraino;

    8) pur con i limiti evidenziati, il Piano nazionale integrato per l'energia e il clima è uno degli strumenti più importanti per accompagnare la trasformazione del nostro sistema economico e produttivo verso la neutralità climatica e gli obiettivi europei del Fit for 55. Serve, però, che questo strumento sia seguito da una fase di attuazione efficace, attraverso strumenti che assicurino un pieno coinvolgimento dei massimi livelli istituzionali, ma anche un dibattito parlamentare che fin qui è mancato. Costruire politiche adeguate per la riduzione delle emissioni e per il raggiungimento degli obiettivi climatici presuppone una forte collaborazione tra istituzioni e forze industriali e associazionistiche e necessita di una forte integrazione tra il lavoro dei vari Ministeri competenti, che sono anche i soggetti con la capacità di monitorare l'efficacia di queste politiche;

    9) la governance del Piano nazionale integrato per l'energia e il clima è l'elemento essenziale per la sua attuazione, a partire dalla sua approvazione, che dovrebbe avvenire attraverso uno strumento normativo attuativo e potendo contare su una struttura di coordinamento e attuazione collocata ai più alti livelli, in stretto dialogo con i diversi livelli di governo, sia centrale che locale, con i portatori di interesse a vario titolo coinvolti nell'attuazione del Piano;

    10) invece, il nuovo Piano nazionale integrato per l'energia e il clima italiano, che avrebbe dovuto essere presentato alla Commissione europea entro il 30 giugno 2023, è stato pubblicato sul sito del Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica il 20 luglio 2023 ed è stato elaborato e gestito senza la necessaria trasparenza, senza il coinvolgimento del Parlamento e senza rispettare l'articolo 11 del regolamento (UE) 2018/1999 sulla governance dell'Unione dell'energia, che prevede un dialogo multilivello sul clima e sull'energia – anche in riferimento ai piani integrati per l'energia e il clima – con il coinvolgimento di autorità locali, società civile, parti sociali. Il Governo ha attivato solo una consultazione on line, senza alcun testo di riferimento, nel mese di maggio 2023. Il 18 dicembre 2023 la Commissione europea ha fornito le raccomandazioni all'Italia, evidenziando che il contributo del nostro Paese all'obiettivo della neutralità climatica viene giudicato insufficiente;

    11) la proposta di aggiornamento del Piano nazionale integrato per l'energia e il clima 2023 che l'Italia ha inviato a luglio 2023 è una proposta debole che non presenta azioni, obiettivi o programmi innovativi, che manca decisamente di una visione, dell'ambizione di cambiamento; una proposta che rimane di retroguardia, in continuità con le politiche e gli strumenti in atto da almeno un decennio che andrebbero invece ripensati o riformati, profondamente. I rilievi della Commissione europea evidenziano che l'Italia non raggiunge gli obiettivi di riduzione delle emissioni nei settori «esr» al 2030 (obiettivo Piano nazionale integrato per l'energia e il clima riduzione del 35/37 per cento rispetto al 2005 – target europeo riduzione 43,7 per cento), non raggiunge gli obiettivi di riduzione delle emissioni nei settori Lulucf (uso del territorio, cambiamenti uso del suolo e silvicoltura), che il consumo energetico finale, previsto dal Piano nazionale integrato per l'energia e il clima al 2030, non rispetta quanto previsto dalla legislazione comunitaria in materia di efficienza energetica (Piano nazionale integrato per l'energia e il clima 94,4 mtoe – target europeo 92,1 mtoe), che le misure e gli obiettivi per arrivare alla completa decarbonizzazione della produzione energetica sono insufficienti, che va migliorato il coordinamento tra i diversi livelli di governance (nazionale/regionale/locale) coinvolgendo le parti sociali e gli stakeholder nella progettazione, nell'attuazione e nelle politiche di investimento, che ci sia poca chiarezza sugli investimenti e sull'adeguatezza delle attività di ricerca e sviluppo per un'industria a zero emissioni;

    12) anche la parte «operativa» del piano viene criticata, stante la mancanza di previsione di semplificazioni autorizzative e di finanziamento per lo sviluppo delle rinnovabili, di politiche, misure e risorse per garantire una transizione giusta e sostenibile sotto tutti gli aspetti, della continuità ai sussidi alle fonti fossili e soprattutto, come confermato anche dal Ministero dell'economia e delle finanze, nel primo incontro del tavolo di lavoro sugli aspetti occupazionali e sociali del Piano nazionale integrato per l'energia e il clima del 13 febbraio 2024, della mancanza di risorse per gli investimenti necessari per realizzare le misure previste, condizione che non favorisce la realizzazione degli obiettivi e che mostra l'inadeguatezza della proposta rispetto ai traguardi da raggiungere in termini di efficienza energetica, produzione da fonti rinnovabili, riduzione delle emissioni di anidride carbonica, sicurezza energetica, mercato unico dell'energia, competitività e sviluppo, mobilità sostenibile;

    13) si tratta di un piano miope e ancora legato a doppia e tripla mandata all'idea di un'Italia hub del gas, invece che motore mediterraneo delle fonti rinnovabili, che si presenta carente in termini di strategia energetica e climatica efficace e che non delinea un percorso coerente per il superamento dell'utilizzo dei combustibili fossili, in particolar modo del gas naturale, fonte che appare eccessivamente valorizzata nella propria continuità d'utilizzo. Quest'idea viene sostenuta con previsioni di potenziamento della capacità di importazione complessiva di gas attraverso la realizzazione della linea adriatica – per le importazioni dal Nord Africa e dall'Azerbaijan – il raddoppio della capacità di trasporto del Tap, il potenziamento della capacità di esportazione verso Austria e Nord Europa, il potenziamento delle importazioni di gas naturale liquefatto con la costruzione di due nuovi rigassificatori, l'incremento della produzione nazionale di gas e biometano, il rinnovo e il potenziamento del sistema di stoccaggio, il rinnovo delle infrastrutture di trasporto obsolete;

    14) un piano carente sul conseguimento degli obiettivi di sostenibilità energetica in vista della neutralità climatica prevista per il 2050 e carente di politiche concrete e mirate per garantire il raggiungimento degli obiettivi legati alle energie rinnovabili, carente come strumento attivo per sbloccare le normative impantanate e per rendere armonizzati e efficaci strumenti che dovrebbero remare nella stessa direzione, come Piano nazionale di ripresa e resilienza, decreto aree idonee e decreto «Fer-X» (dedicato all'incentivazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili non ancora maturi dal punto di vista industriale). Un piano che dovrebbe chiaramente indicare come predisporre semplificazioni autorizzative che velocizzino le soluzioni più codificate e meno impattanti, rassicurando gli investitori e stabilizzando gli indotti;

    15) le criticità evidenziate, con riferimento alla gestione del Piano nazionale integrato per l'energia e il clima, vanno esaminate congiuntamente al modo in cui il Governo ha gestito e sta gestendo l'emanazione della disciplina sulle superfici e aree idonee e non idonee all'installazione di impianti Fer: la legge delega europea n. 53 del 2021 dispone che la suddetta disciplina sia varata contestualmente all'emanazione del decreto legislativo di recepimento della direttiva europea «Red II» n. 2018/2001 sulla promozione dell'uso dell'energia da fonti rinnovabili. Invece, nel recepire la citata direttiva, il decreto aree idonee ha demandato la definizione della disciplina in tema di aree idonee e non idonee ad uno o più decreti interministeriali da adottarsi entro 180 giorni dall'entrata in vigore del medesimo provvedimento legislativo (dicembre 2021), conformemente ai quali, ciascuna regione, con legge regionale da adottarsi entro 180 giorni dall'emanazione dei decreti interministeriali, avrebbe dovuto individuare i siti idonei. Tale rinvio (6 mesi +6), nella definizione dei principi e criteri in base ai quali opportunamente localizzare gli impianti Fer, ha fatto sì che i progetti sinora autorizzati e in corso di approvazione possano godere di una vera e propria deregulation, potendo essere realizzati pressoché ovunque e al di fuori di idonea pianificazione territoriale;

    16) oltre al ritardo nell'emanazione del decreto interministeriale, il decreto aree idonee presenta notevoli criticità e lacune e soprattutto non prevede adeguati criteri, omogenei per tutto il territorio nazionale, tali per cui le regioni e gli enti locali possano autonomamente effettuare una corretta pianificazione e individuare con propri strumenti urbanistici le superfici e aree idonee e non idonee all'installazione di impianti Fer;

    17) gli obiettivi di burden sharing, assegnati dal Piano nazionale integrato per l'energia e il clima a ciascuna regione e da raggiungere entro il 2030, costituiscono una sfida irrinunciabile per l'Italia ed è fondamentale il ruolo attivo e il coinvolgimento delle regioni e degli enti locali nel processo di definizione delle aree idonee, che andrebbe attuato attraverso strumenti di pianificazione tali da garantire, da un lato, il raggiungimento dell'obiettivo assegnato a livello europeo all'Italia e, dall'altro, la tutela del paesaggio, dell'ambiente, del territorio, del patrimonio storico-culturale e della biodiversità;

    18) è quindi cruciale il coinvolgimento delle regioni e degli enti locali, anche in attuazione del principio costituzionale di leale collaborazione tra amministrazioni, in modo che sia garantito il necessario contemperamento tra interesse alla transizione energetica e interesse alla tutela del paesaggio, dell'ambiente e del territorio, nonché che sia assicurato che gli obiettivi di produzione di energia elettrica da Fer vengano realizzati secondo la corretta logica del «best in my backyard»;

    19) invece, nell'attuale versione del decreto aree idonee viene messa in secondo piano, per non dire del tutto non prevista e trascurata, la cooperazione tra regioni, anche alla luce del fatto che è completamente assente una regolamentazione e gestione delle fattispecie di impianti Fer fisicamente collocati sul territorio di una regione ma ubicati in prossimità dei confini regionali. In tali casi, a maggior ragione data la conformazione dei confini amministrativi tra regioni italiane, gli impatti dell'impianto non possono dirsi limitati al sito prescelto, dovendo estendersi anche ai territori contermini, e si rende necessaria la regolamentazione, anche e soprattutto mediante il coinvolgimento – nelle procedure di valutazione e autorizzazione – della regione confinante, sul cui territorio sono destinati ad estendersi gli impatti, così che la realizzazione dell'impianto avvenga «d'intesa» tra le regioni interessate, anche in virtù di quanto previsto dall'articolo 30 del decreto legislativo n. 152 del 2006: in relazione al suddetto decreto, va ulteriormente evidenziato che in tema di disposizioni transitorie andrebbe modificato nel senso di far salvi, con assoggettamento alla previgente disciplina e comunque all'articolo 22 del decreto legislativo n. 199 del 2021, esclusivamente quei procedimenti avviati in data antecedente alla data di entrata in vigore dei provvedimenti adottati dalle regioni e dalle province autonome che hanno ad oggi impianti ubicati in aree classificate come idonee, come risultava già previsto da una delle precedenti versioni del decreto;

    20) è evidente che c'è chi ancora continua, e non sono i firmatari del presente atto, a ritenere la transizione energetica come una fase «accessoria» e subordinata al vero piano energetico, quello che ha come vettore energetico le fonti non rinnovabili, fossili, in continuità con quello del secolo scorso. Invece, gli investimenti in infrastrutture energetiche che si mettono in campo oggi, alle soglie del 2024, non possono causare un rafforzamento della dipendenza da gas (pur diversificandone modalità e fonti di approvvigionamento) per i prossimi decenni, ma, al contrario, devono essere focalizzati all'uscita da tale dipendenza. Una trasformazione sistemica che va gestita in maniera ordinata e ragionata, accompagnando imprese e cittadini con i giusti strumenti di sostegno e supporto, il prima possibile. Tra questi strumenti è fondamentale che si lavori su una strategia industriale a medio e lungo termine, finalizzata alla costruzione di filiere produttive ad alto valore aggiunto;

    21) è fondamentale che si mettano in campo tanto strumenti di pianificazione territoriale integrata, con un importante ruolo delle regioni, quanto sistemi innovativi di partecipazione, formazione e informazione rivolti alla popolazione, al fine di mettere tutti in condizione di saper discernere gli impianti e le infrastrutture necessarie e urgenti, da quelle da respingere con determinazione, evitando il radicarsi di fenomeni nimby che spesso, per comprensibile timore, si scagliano anche contro progetti necessari;

    22) per raggiungere questo obiettivo è cruciale puntare chiaramente su misure che siano strutturate proprio per essere leve di contrasto alle diseguaglianze, motore di coesione sociale. Fondamentale, in tal senso, è partire da un grande piano nazionale per la rigenerazione urbana delle periferie, con focus specifico nella riqualificazione energetica dell'edilizia pubblica (unico strumento duraturo per contrastare la povertà energetica);

    23) l'efficienza energetica degli edifici rappresenta poi una delle leve più rilevanti per garantire la riduzione delle emissioni nocive nel nostro Paese. Il Piano nazionale integrato per l'energia e il clima deve conseguentemente prevedere efficaci e concreti obiettivi in termini di efficientamento energetico del patrimonio edilizio anche legata alla componente 3 della missione 2 del Piano nazionale di ripresa e resilienza: «Efficienza energetica e riqualificazione degli edifici», che si pone l'obiettivo specifico di agire su questi aspetti contribuendo al miglioramento delle condizioni abitative dei cittadini. In questo contesto va segnalata la direttiva «case green», Epbd direttiva europea 2024/1275, che delinea tra gli obiettivi il miglioramento della prestazione energetica e la riduzione delle emissioni dei gas a effetto serra provenienti dagli edifici all'interno dell'Unione europea per conseguire un parco immobiliare a emissioni zero entro il 2050;

    24) la direttiva europea sulle case green è un passo importante dal punto di vista ambientale e sociale, visto che l'efficientamento energetico del patrimonio immobiliare può concretamente contribuire alla riduzione delle emissioni di gas serra: gli edifici risultano essere responsabili del 40 per cento del consumo energetico e del 36 per cento delle emissioni dirette e indirette di gas a effetto serra legate all'energia. Il patrimonio immobiliare italiano, così come gli edifici degli altri Stati membri, ha a disposizione 26 anni per mettersi in regola e ridurre progressivamente le emissioni di gas serra e i consumi energetici, fino ad arrivare alla neutralità climatica nel 2050. La direttiva «case green» impone di arrivare a un risparmio del 16 per cento dei consumi energetici degli edifici residenziali entro il 2030: secondo i dati Terna ed Enea questo obiettivo sarebbe già stato raggiunto grazie alle detrazioni edilizie in vigore dal 2020 (in particolare il superbonus) che ha garantito un risparmio energetico totale di 9.050,04 gigawatt per anno, detrazioni che però, il Governo, con il decreto-legge 29 marzo 2024, n. 39, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 maggio 2024, n. 67, ha notevolmente ridotto, abbassando addirittura dal 36 al 30 per cento l'aliquota di detrazione delle spese per interventi di recupero del patrimonio edilizio e di riqualificazione energetica degli edifici sostenute dal 1° gennaio 2028 al 31 dicembre 2033. Una scelta che appare incomprensibile, controproducente e sulla quale il Governo sembrerebbe voler tornare indietro, visto che, accogliendo l'ordine del giorno n. 9/1877/5 il 22 maggio 2024, ha già ammesso la necessità di un innalzamento degli incentivi, impegnandosi a valutare di «prevedere idonei meccanismi di monitoraggio e valutazione delle misure e degli strumenti di pianificazione adottati in relazione agli obiettivi europei sul clima»;

    25) il piano va assolutamente rafforzato sul versante delle politiche industriali, della decarbonizzazione dell'industria manifatturiera, della ricerca e sviluppo, degli investimenti necessari per attuare gli obiettivi proposti, della fiscalità e delle politiche di giusta transizione coerenti con la realizzazione degli obiettivi di decarbonizzazione, appunto, e di salvaguardia sociale e occupazionale. Accelerare la transizione ecologica è una sfida prioritaria a livello globale per contrastare effetti sempre più drammatici della crisi climatica e ambientale e ridurre gli effetti sulla salute dei fattori di crisi ambientale (cambiamento climatico, inquinamento e perdita di biodiversità). A questi si aggiungono anche motivazioni economiche e sociali: la transizione ecologica avrà un saldo occupazionale positivo, aiuta a ridurre la dipendenza energetica (che nel caso dell'Italia si attesta a oltre il 79,7 per cento), riduce strutturalmente i costi energetici aumentando la competitività delle imprese, consente lo sviluppo di nuove filiere produttive;

    26) è fondamentale fornire supporto strutturato alle imprese e ai consumatori per affrontare la sola trasformazione, nell'ottica strategica dell'economia circolare, che ne garantirà lo sviluppo e il potere di acquisto a medio e lungo termine, e per rivedere completamente il sistema di trasporto e mobilità, con importanti investimenti su trasporto ferroviario, trasporto pubblico e condiviso come lo sharing, elettrificazione dei porti. Investimenti che rendano l'auto privata l'ultimo miglio di una trasformazione profonda, improntata al potenziamento tanto delle ferrovie regionali quanto del trasporto pubblico locale nelle città (che può essere reso gratuito per i giovani e gli studenti), spingendo su accessibilità, efficientamento ed elettrificazione e dotare finalmente il Paese di una legge contro il consumo di suolo costruendo strategie di promozione attiva della natura, del suolo e dell'ecosistema, nel solco dei principi di protezione attiva indicati dal pacchetto del «restoration nature EU», unica via per far fronte all'ormai sistemica siccità a cui i territori vanno incontro, con crescente gravità, ogni anno. In tale solco, come per il Piano nazionale integrato per l'energia e il clima, è fondamentale che il piano di adattamento del territorio agli effetti della crisi climatica venga reso più ambizioso e che sia adeguatamente finanziato,

impegna il Governo:

1) a sostenere l'uscita ordinata da tutte le fonti fossili – carbone, petrolio e gas – definendo con trasparenza il fabbisogno complessivo di gas per pianificare la curva della sua riduzione, coerente con l'impegno di abbattere le emissioni del 55 per cento al 2030 e di raggiungere la neutralità climatica al 2050, prevedendo altresì la progressiva eliminazione dei sussidi alle fonti fossili e promuovendo politiche che favoriscano l'espansione delle energie rinnovabili, anche attraverso la diffusione delle comunità energetiche rinnovabili, delle reti elettriche, dei sistemi di stoccaggio e dell'efficienza energetica;

2) ad assumere iniziative volte a promuovere la decarbonizzazione dell'economia attraverso politiche e investimenti pubblici in grado di governare la riconversione industriale e produttiva verso filiere strategiche e sostenibili sul piano ambientale e sociale, con particolare attenzione per l'industria manifatturiera, con strumenti finanziari adeguati a gestire le implicazioni sociali della transizione e ad adottare misure di accompagnamento alle imprese e ai lavoratori, anche sul fronte della formazione;

3) a definire un piano pluriennale per il risparmio energetico e l'elettrificazione dei consumi delle abitazioni, a partire dalle aree più degradate e dalle periferie urbane, con misure dedicate alla riqualificazione energetica degli alloggi di edilizia popolare e degli edifici scolastici;

4) ad assumere iniziative volte a promuovere la mobilità sostenibile, integrata e intermodale, privilegiando il trasporto collettivo pubblico, l'elettrificazione, il trasferimento da gomma a ferro e marittimo dei trasporti a lunga percorrenza, la mobilità condivisa e la mobilità dolce;

5) a considerare gli asset idroelettrici nazionali come asset strategici, intervenendo per sbloccare i necessari investimenti di un settore che da solo garantisce quasi il 20 per cento del fabbisogno elettrico nazionale;

6) a identificare le politiche settoriali prioritarie, sulla base di una valutazione esplicita degli effetti finora raggiunti e degli obiettivi strategici che si intendono perseguire, indicando, per ciascuna misura, accanto all'efficacia nella riduzione delle emissioni o nella diffusione delle rinnovabili, il fabbisogno finanziario necessario e come questo viene soddisfatto, nonché gli impatti socioeconomici attesi, almeno in termini di costi e benefici e identificando chiaramente i portatori di interesse e le sedi deputate all'attuazione delle misure e come queste siano incluse nel processo decisionale;

7) ad assicurare, per quanto di competenza, un maggior coinvolgimento del Parlamento e delle Commissioni parlamentari competenti sia in fase di elaborazione che di monitoraggio del Piano nazionale integrato per l'energia e il clima e a prevedere una comunicazione periodica alle Camere che ne definisca lo stato di attuazione;

8) a procedere all'approvazione del nuovo Piano nazionale integrato per l'energia e il clima solo a seguito di un compiuto esame parlamentare mediante uno strumento attuativo incardinato ai più alti livelli decisionali, come può essere una delibera del Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile (Cipess);

9) ad assumere iniziative di carattere normativo volte ad assicurare la valutazione ex ante dell'impatto atteso dei nuovi atti legislativi sugli obiettivi climatici, introducendo riferimenti espliciti del bilancio pubblico rispetto al loro raggiungimento e indicando annualmente nel documento di economia e finanza come le proposte in esso contenute possano contribuire al raggiungimento di tali obiettivi;

10) a prevedere che nel decreto interministeriale previsto dall'articolo 20, commi 1 e 3, del decreto legislativo n. 199 del 2021:

  a) sia consentito alle regioni e province autonome la definizione e individuazione, sulla base di principi e criteri chiari e omogenei in tutto il territorio nazionale, delle superfici e aree idonee e non idonee all'installazione di impianti Fer;

  b) sia inserita una precipua regolamentazione delle fattispecie di impianti fisicamente collocati sul territorio di una regione ma ubicati in prossimità del o sul confine regionale e i cui impatti, inevitabilmente, si ripercuotono sui territori contermini – anche in linea a quanto già previsto, per gli impianti eolici, dalle linee guida contenute nel decreto ministeriale 10 settembre 2010, allegato A, punto 3.1, lettera b) (buffer zone), prevedendo che le procedure di valutazione e autorizzazione ambientale vengano compiute d'intesa tra le regioni interessate in ossequio al principio costituzionale di leale collaborazione tra amministrazioni, così estendendo a tali fattispecie la previsione normativa già contenuta nell'articolo 30 del decreto legislativo n. 152 del 2006;

  c) sia resa applicabile la nuova disciplina e classificazione delle aree idonee e non idonee anche a tutti quei procedimenti, avviati in data antecedente alla data di entrata in vigore delle leggi e dei provvedimenti adottati dalle regioni e province autonome in attuazione dell'articolo 3, commi 1 e 2, dell'emanando decreto, che siano relativi ad impianti ubicati in aree non idonee;

11) ad assumere iniziative di competenza volte a promuovere un approccio inclusivo verso la neutralità climatica, garantendo il coinvolgimento della società civile, la trasparenza nelle politiche ambientali, l'impegno condiviso per la riduzione delle emissioni e per l'adozione di pratiche sostenibili, individuando una forma di governance partecipata nella costruzione, attuazione, monitoraggio e valutazione del Piano nazionale integrato per l'energia e il clima, che risponda a criteri di giustizia climatica e sociale, in cui devono essere coinvolte le parti sociali, la società civile organizzata, gli enti locali e le comunità.
(1-00296) «Peluffo, Simiani, Casu, De Micheli, Di Sanzo, Curti, Ferrari, Gnassi, Orlando, Scarpa».

(18 giugno 2024)

MOZIONI CONCERNENTI INIZIATIVE VOLTE AL RICONOSCIMENTO DELLO STATO DI PALESTINA

   La Camera,

   premesso che:

    1) il 22 maggio 2024 i Premier di Spagna, Norvegia e Irlanda hanno annunciato congiuntamente che riconosceranno ufficialmente lo Stato di Palestina il 28 maggio 2024. I Premier hanno sottolineato che tale decisione nasce dalla necessità di riconoscere lo Stato palestinese «per favorire pace e sicurezza», accusando il Presidente israeliano Netanyahu di non avere alcun progetto di pace e di mettere in pericolo la soluzione «due popoli, due Stati»;

    2) i tre Paesi europei citati hanno dimostrato con la loro azione congiunta una profonda solidarietà al popolo palestinese che continua ad essere martoriato dalle nefandezze della guerra. Una decisione che riveste un grande significato storico e simbolico, declinando in azione concreta i valori di pace, coerenza e giustizia;

    3) la suddetta decisione si aggiunge al riconoscimento dello Stato di Palestina da parte di 142 Paesi del mondo, circa il 70 per cento dei membri delle Nazioni Unite;

    4) il Presidente palestinese Abu Mazen ha accolto con grande soddisfazione la notizia della decisione di Spagna, Norvegia e Irlanda e, nel contempo, ha esortato gli altri Paesi dell'Unione europea a intraprendere la medesima strada;

    5) seguendo i dettami del diritto internazionale che sancisce i diritti inalienabili del popolo palestinese e, nel corso dei decenni, delle numerose risoluzioni dell'Assemblea generale e del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che hanno cristallizzato tali diritti, sarebbe un atto dovuto dare seguito al riconoscimento dello Stato di Palestina nel pieno rispetto del diritto internazionale;

    6) la risoluzione n. 3236 del 1974 dell'Assemblea generale della Nazioni Unite indica espressamente, tra i diritti del popolo palestinese, il diritto all'autodeterminazione. Il diritto al l'autodeterminazione dei popoli è enunciato nell'articolo 1 dello Statuto dell'Onu: «Sviluppare tra le nazioni relazioni amichevoli fondate sul rispetto e sul principio dell'eguaglianza dei diritti e dell'autodeterminazione dei popoli, e prendere altre misure atte a rafforzare la pace universale». Autodeterminazione, dunque, come principio di libertà e democrazia;

    7) in merito al diritto all'autodeterminazione del popolo palestinese si ricorda il parere della Corte internazionale di giustizia del 9 luglio 2004, noto come «Muro in Palestina». La Corte ha ritenuto che la costruzione del muro da parte di Israele in Cisgiordania costituisse una violazione del principio di autodeterminazione dei popoli e del divieto di annessione con la forza di territori altrui, oltre ad aver violato i diritti umani e il diritto internazionale umanitario;

    8) nel 1975 l'Assemblea generale dell'Onu, con la risoluzione n. 3237, attribuisce all'Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp) lo status di «osservatore». Solo nel 2012 la Palestina sarà ammessa all'Onu in qualità di «Stato osservatore non membro» con la risoluzione n. 67/19 dell'Assemblea generale del 29 novembre 2012. La portata di questo atto è di altissimo rilievo sia giuridico che politico: la Palestina è riconosciuta, a tutti gli effetti, quale Stato con i diritti e le prerogative proprie di uno Stato «indipendente, sovrano, democratico, contiguo, autosufficiente»;

    9) il 10 maggio 2024 l'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato, con 143 voti favorevoli, 9 contrari e 25 astenuti, tra cui l'Italia, una risoluzione presentata dagli Emirati Arabi Uniti che riconosce la Palestina come qualificata per diventare membro a pieno titolo delle Nazioni Unite;

    10) nelle conclusioni del 21 e 22 marzo 2024, il Consiglio europeo ha chiesto la cessazione immediata delle violenze in Cisgiordania e a Gerusalemme est e la garanzia di un accesso sicuro ai luoghi santi. Ha inoltre condannato fermamente la violenza dei coloni estremisti, affermando che i responsabili devono rispondere delle loro azioni, e ha invitato il Consiglio ad accelerare i lavori relativi all'adozione di pertinenti misure restrittive mirate. Ha inoltre condannato le decisioni del Governo israeliano di estendere ulteriormente gli insediamenti illegali in tutta la Cisgiordania occupata e ha esortato Israele a revocare tali decisioni;

    11) il 19 aprile 2024 il Consiglio europeo, dando seguito a quanto sopra esposto, ha deciso di inserire quattro persone e due entità nell'elenco del regime globale di sanzioni dell'Unione europea in materia di diritti umani. Le persone e le entità inserite nell'elenco si sono rese responsabili di gravi violazioni dei diritti umani nei confronti di palestinesi, tra cui torture e altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti, nonché della violazione del diritto di proprietà e del diritto alla vita privata e familiare dei palestinesi in Cisgiordania;

    12) la creazione di uno Stato palestinese contribuirebbe alla pace e alla sicurezza internazionali, consentirebbe di mantenere la soluzione «due popoli, due Stati» e getterebbe le basi per la costruzione di una pace duratura,

impegna il Governo:

1) ad adottare urgenti iniziative di competenza volte al riconoscimento dello Stato di Palestina sulla base dei confini del 1967, anche per quanto concerne Gerusalemme, nel pieno rispetto del diritto all'autodeterminazione dei popoli e del diritto internazionale;

2) a sostenere nelle opportune sedi europee e internazionali iniziative volte al ritiro di Israele dai territori palestinesi occupati, al fine del pieno riconoscimento dello Stato di Palestina e nell'ottica del soddisfacimento dei requisiti di statualità che permettano in modo effettivo ed esclusivo il controllo sul territorio;

3) ad adottare altresì nelle competenti sedi europee le iniziative necessarie volte a conseguire una posizione comune, in seno alle istituzioni dell'Unione europea, finalizzata al riconoscimento da parte dell'Unione dello Stato di Palestina, dando seguito alle intenzioni manifestate in occasione di precedenti Consigli europei già dal 1999;

4) alla luce della catastrofe umanitaria in atto nella Striscia di Gaza, considerato l'obiettivo internazionale del raggiungimento nella soluzione «due popoli, due Stati» e censurata fortemente l'astensione assunta dall'Italia in occasione del voto del 10 maggio 2024 per il riconoscimento della Palestina come membro a pieno titolo delle Nazioni Unite, ad assumere, pro futuro, una posizione a livello internazionale che sostenga il percorso del riconoscimento pieno e formale dello Stato di Palestina;

5) ad attivarsi, in ogni sede, affinché l'Italia partecipi e sostenga ogni iniziativa, sia in seno all'Unione europea che insieme ai nostri alleati e alle organizzazioni internazionali, per la liberazione immediata e incondizionata di tutti i civili tenuti in ostaggio.
(1-00291) «Riccardo Ricciardi, Francesco Silvestri, Ascari, Carotenuto, Carmina, Baldino, Santillo, Cappelletti, Auriemma, Fenu, Pellegrini, Fede».

(28 maggio 2024)

   La Camera,

   premesso che:

    1) il 28 maggio 2024 i Governi di Spagna, Irlanda e Norvegia hanno riconosciuto formalmente lo Stato di Palestina, come avevano anticipato il 22 maggio 2024 i Primi ministri dei tre Paesi, Pedro Sanchez, Simon Harris e Jonas Gara Stare. Lo stesso ha fatto il 4 giugno 2024 il Parlamento della Slovenia, approvando la proposta del Governo guidato da Robert Golo. Diventano così 13 su 27 gli Stati dell'Unione europea che hanno riconosciuto la Palestina;

    2) il 29 novembre 1947 le Nazioni Unite, con la risoluzione n. 181, decisero la spartizione del territorio della Palestina storica in due Stati, l'uno ebraico, l'altro arabo. Il primo esiste dal maggio 1948, il secondo non c'è ancora come Stato sovrano;

    3) senza un accordo sui confini, gli insediamenti e lo status di Gerusalemme, la stessa nozione di «due Stati per due popoli», affermatasi negli anni Ottanta e sancita diplomaticamente con il trattato di Oslo del 1993, rischia di non essere concretizzabile. L'espansione degli insediamenti israeliani nei territori occupati nel 1967, la confisca di terre possedute da soggetti privati palestinesi, la demolizione di case e strutture e il conseguente abbandono coatto da parte dei residenti, sono atti e comportamenti che appartengono ad una strategia diretta ad impedire la nascita di uno Stato palestinese e nulla hanno a che fare con la sicurezza dello Stato di Israele;

    4) nella già difficile situazione, il 7 ottobre 2023 segna uno spartiacque drammatico: il terribile attacco terroristico perpetrato da Hamas in territorio israeliano, per cui si ribadisce la più ferma condanna, in cui sono state uccise circa 1.400 persone e oltre 200 sono state prese in ostaggio, ha prodotto una reazione militare israeliana a Gaza senza limiti che dura ormai da otto mesi;

    5) i continui bombardamenti israeliani, accompagnati dalle operazioni da terra, continuano incessantemente in tutta la Striscia di Gaza, aumentando di giorno in giorno le vittime civili e le uccisioni non risparmiano gli operatori umanitari: sono 200 tra questi che hanno perso la vita dall'inizio degli attacchi;

    6) l'intensificarsi delle ostilità in seguito all'emanazione degli ordini di evacuazione e all'operazione militare israeliana a Rafah ha finora costretto allo sfollamento di circa un milione di persone, con una ulteriore diminuzione dell'ingresso degli aiuti già a fronte di una catastrofe umanitaria;

    7) quello in atto nella striscia di Gaza è un vero e proprio massacro di un popolo imprigionato in una gabbia senza uscita. Di fronte ad eclatanti violazioni del diritto internazionale, al mancato rispetto dei diritti umani e a crimini di guerra e genocidio non possono esserci spazi di impunità o doppi standard. Il 20 maggio 2024 il procuratore della Corte penale internazionale (Cip) Karim Khan ha chiesto di spiccare dei mandati d'arresto nei confronti del Primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, del suo Ministro della difesa Yoav Gallant e dei tre principali dirigenti di Hamas: Yahya Sinwar, Mohammed Deif e Ismael Haniyeh;

    8) secondo un recente sondaggio condotto dal Lewis people policy institute, la maggior parte del campione respinge una rioccupazione della Striscia e preferisce un controllo civile palestinese nel dopo guerra. Inoltre, il 60 per cento degli israeliani vuole che si «accetti» l'accordo per gli ostaggi e il cessate il fuoco secondo la road map lanciata dal Presidente Biden. A questo vanno aggiunte le continue manifestazioni che ormai quotidianamente attraversano le strade di Tel. Aviv, Gerusalemme e altre città per chiedere la liberazione degli ostaggi e protestare contro il Governo di Benjamin Netanyahu. Il quale, nei giorni scorsi, ha sciolto il gabinetto di guerra, a seguito delle dimissioni di Benny Ganz dal Governo. La scelta di Netanyahu arriva anche in un momento in cui è salita la tensione tra il Primo ministro e le Forze di difesa israeliane (Idf), in particolare per quanto riguarda una «pausa umanitaria» che i militari hanno annunciato allo scopo di consentire l'arrivo di aiuti umanitari a Rafah, ma dal Governo hanno negato il coinvolgimento nella decisione;

    9) l'intera comunità internazionale deve adoperarsi perché cessino immediatamente le operazioni militari e le stragi quotidiane ed impedire l'ulteriore escalation del paventato attacco israeliano nel sud del Libano, che avrebbe ulteriori drammatiche conseguenze nell'intera area mediorientale. Le armi devono tacere. Ora, non fra settimane o mesi. Questo non per salvare i terroristi criminali di Hamas, ma per salvare due popoli: i palestinesi di Gaza dalla morte sotto le bombe o per fame o per mancanza di assistenza sanitaria; gli israeliani dalle politiche di Netanyahu e dei partiti ultra ortodossi che operano per distruggere qualsiasi prospettiva di pace. Per fare ciò è necessario, però, che entrambe le parti siano riconosciute da tutti allo stesso modo. Il riconoscimento dello Stato palestinese potrebbe dare nuovo impulso e credibilità alle istituzioni palestinesi anche a danno della legittimazione interna di Hamas e di altre formazioni integraliste. È quindi un'iniziativa che, contrariamente a quanto affermato da Netanyahu, non premia gli attacchi del 7 ottobre, ma punta a creare le condizioni per superare la situazione che ha portato a quell'orrore;

    10) l'Italia deve difendere i diritti umani, la legalità e il diritto internazionale, deve battersi affinché prevalga la forza della legge sulla legge della forza. È urgente agire per fermare la carneficina a Gaza, fermare ogni altro spargimento di sangue in Palestina e Israele, liberare gli ostaggi, costruire una sicurezza duratura sia per il popolo israeliano che per quello palestinese, assicurare ai palestinesi la stessa dignità e gli stessi diritti che hanno gli israeliani, realizzare l'aspirazione del popolo palestinese a vivere in un proprio Stato indipendente;

    11) già il 27 febbraio del 2015 il Parlamento italiano ha impegnato il Governo italiano al riconoscimento della Palestina quale Stato democratico e sovrano entro i confini del 1967 ed anche il Parlamento europeo con la risoluzione del 17 dicembre 2014 ha chiesto il riconoscimento dello Stato palestinese e che la soluzione a due Stati vada di pari passo con il progresso dei colloqui di pace,

impegna il Governo:

1) ad adottare iniziative di competenza volte a riconoscere lo Stato di Palestina con i confini del 4 giugno 1967, con capitale Gerusalemme Est, per imprimere una svolta positiva al necessario negoziato tra le parti per giungere alla soluzione «due popoli due Stati» e per garantire la coesistenza nella libertà, nella pace e nella democrazia dei due popoli;

2) ad assumere tutte le iniziative di competenza in ogni sede internazionale per arrivare in tempi brevi ad un cessate il fuoco a Gaza, per mettere fine alla catastrofe umanitaria in corso, per l'interruzione di ogni ulteriore escalation militare, per la liberazione dei prigionieri e degli ostaggi israeliani per la costruzione delle condizioni per avviare un processo di pace;

3) a esigere il pieno rispetto del diritto internazionale, supportare le richieste del Sud Africa alla Corte internazionale di giustizia e lo svolgimento di indagini della sulle violazioni e sui crimini di guerra e sul genocidio;

4) a sostenere, per quanto di competenza, ogni iniziativa per dare seguito al procedimento volto all'arresto del leader di Hamas Sinwar e del Primo ministro israeliano Netanyahu;

5) a richiedere e sostenere ogni iniziativa diretta al rilascio dei palestinesi arbitrariamente detenuti nelle prigioni israeliane, a partire da Marwan Barghuthi, figura chiave per la pacificazione dell'area;

6) ad assumere iniziative di competenza volte a prevedere sanzioni nei confronti del Governo israeliano e cessare immediatamente ogni fornitura militare allo stesso anche se autorizzata prima del 7 ottobre 2023;

7) ad unirsi a Spagna e Irlanda nel chiedere al Consiglio dell'Unione europea di sospendere l'accordo di associazione con Israele.
(1-00299) «Zanella, Fratoianni, Bonelli, Borrelli, Dori, Ghirra, Grimaldi, Mari, Piccolotti, Zaratti».

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