TESTI ALLEGATI ALL'ORDINE DEL GIORNO
della seduta n. 424 di Venerdì 7 febbraio 2025

 
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INTERPELLANZE URGENTI

A)

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, il Ministro delle imprese e del made in Italy, per sapere – premesso che:

   la Dema s.p.a. di Somma Vesuviana, storica azienda del comparto aeronautico, si trova attualmente in una situazione critica per la continuità occupazionale dei dipendenti ed il futuro produttivo dell'azienda, con il costante rischio di esuberi occupazionali;

   in particolare, nelle ultime ore, è stata diffusa la notizia della chiusura della trattativa per la cessione di Dema al gruppo Adler, il cui piano industriale, da informazioni rese note dalle segreterie nazionali delle maggiori sigle sindacali di categoria e non smentite da Adler, prevederebbe la chiusura degli stabilimenti di Somma Vesuviana (Napoli), di Paolisi (Benevento) e della Dar di Brindisi, con decine di esuberi e la perdita di almeno 280 posti di lavoro;

   i sindacati territoriali lamentano di aver appreso, a operazione ormai conclusa, dell'acquisizione di Dema da parte di Adler, con conseguente mancanza totale di trasparenza sulla procedura di cessione;

   l'eventuale acquisizione da parte del gruppo Adler desta preoccupazioni in ordine alla minaccia non solo per i lavoratori, ma anche per l'intero tessuto economico e sociale del territorio di Somma Vesuviana e, più in generale, per il Mezzogiorno d'Italia, con conseguente riduzione dell'occupazione e della produzione;

   la Dema s.p.a. opera, infatti, in un contesto industriale fragile, tipico del Mezzogiorno d'Italia, dove il settore aeronautico, sebbene strategico, non è immune dalle difficoltà economiche e produttive che colpiscono anche altre realtà industriali del Sud: in particolare, l'area di Somma Vesuviana è già gravata da un alto tasso di disoccupazione e dalla scarsità di investimenti;

   quello aeronautico è, infatti, un settore strategico per lo sviluppo economico del Mezzogiorno e la chiusura o la riduzione delle attività di aziende storiche, come la Dema s.p.a., potrebbe avere un impatto negativo anche su altre imprese dell'indotto oltre che sull'intero sistema economico locale;

   le rappresentanze sindacali unitarie hanno pertanto sollecitato un intervento del Ministero del lavoro e delle politiche sociali per affrontare la crisi in atto con un piano industriale che non preveda esuberi e con le necessarie garanzie da parte del gruppo subentrante di un reale impegno a preservare i livelli occupazionali, scongiurando il rischio di delocalizzazioni, trasferimenti dei lavoratori, cassa integrazione a zero ore, licenziamenti e trattenimenti sui fondi pensionistici integrativi;

   a fronte della drammatica situazione descritta in premessa, continua senza sosta la protesta dei lavoratori del gruppo Dema, in sciopero da giorni appellandosi alle istituzioni affinché intervengano per evitare la chiusura dei siti produttivi, mettendo a rischio centinaia di posti di lavoro;

   la crisi che sta attraversando la Dema s.p.a. è esemplificativa delle difficoltà di un settore industriale, che, pur avendo potenziale, rischia di essere penalizzato dalla scarsità di investimenti pubblici e privati, da una gestione inefficiente e dalla difficoltà di attrarre investitori seri e impegnati a tutelare l'occupazione –:

   se il Governo sia a conoscenza del piano di acquisizione e riorganizzazione prospettato dalla società subentrante del gruppo Adler e quali garanzie occupazionali siano state ottenute per i lavoratori al fine di scongiurare il rischio di acquisizione della Dema s.p.a. da parte di investitori che non abbiano come priorità la salvaguardia dell'occupazione e la continuità produttiva dell'azienda, contrastando soggetti che utilizzano poetiche aziendali che puntano esclusivamente alla riduzione dei costi;

   quali soluzioni concrete si intendano individuare, per quanto di competenza, al fine di sostenere la continuità produttiva della Dema s.p.a. e del sito di Somma Vesuviana, preservarne l'occupazione e rilanciarne la produzione, attraverso l'avvio di un piano industriale efficace che includa investimenti in progetti di innovazione e sviluppo sostenibile, per garantire un futuro solido e duraturo ai suoi lavoratori, al suddetto territorio, oltre che sostenere la crescita specialmente in un settore strategico come quello aeronautico, con un impatto diretto sullo sviluppo economico e occupazionale della regione Campania;

   se infine intendano farsi promotori di un tavolo istituzionale con il fondo Polus capital, le organizzazioni sindacali e la società subentrante, per verificare le reali intenzioni del piano industriale e contrastare qualsiasi ipotesi di smantellamento dello stabilimento di Somma Vesuviana.
(2-00532) «Carotenuto, Barzotti, Aiello, Tucci, Appendino, Cappelletti, Ferrara, Pavanelli, Di Lauro, Quartini, Marianna Ricciardi, Sportiello, Alifano, Auriemma, Alfonso Colucci, Penza, Ilaria Fontana, L'Abbate, Morfino, Santillo, Caramiello».

(4 febbraio 2025)

B)

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, per sapere – premesso che:

   il terminale di rigassificazione di Gioia Tauro è un progetto che è stato oggetto di un'autorizzazione alla costruzione e all'esercizio nell'anno 2012 e di un successivo decreto di sospensione del 2013, che ha bloccato la realizzazione dell'opera;

   il 26 ottobre 2022, il Presidente del Consiglio dei ministri Giorgia Meloni ha annunciato in Senato, durante il voto di fiducia per l'insediamento del Governo, l'approvazione di un atto dell'esecutivo che avrebbe dato il via libera alla realizzazione del progetto dichiarandola di carattere strategico;

   in attuazione all'impegno dichiarato precedentemente, al fine di dare un definitivo impulso alla realizzazione del progetto, il Governo ha adottato il decreto-legge 9 dicembre 2023, n. 181, recante «Disposizioni urgenti per la sicurezza energetica del Paese, la promozione del ricorso alle fonti rinnovabili di energia, il sostegno alle imprese a forte consumo di energia e in materia di ricostruzione nei territori colpiti dagli eccezionali eventi alluvionali verificatisi a partire dal 1° maggio 2023», convertito con modificazioni dalla legge 2 febbraio 2024, n. 11;

   il suddetto provvedimento, emanato dal Governo e convertito in legge dal Parlamento, prevede che le opere finalizzate alla costruzione e all'esercizio di terminali di rigassificazione di gas naturale liquefatto onshore, tra cui quello di Gioia Tauro, che all'entrata in vigore della legge abbiano ottenuto le autorizzazioni necessarie entro il 10 dicembre 2023, sono da considerarsi interventi strategici, di pubblica utilità, urgenti e indifferibili;

   il 18 dicembre 2024, il Viceministro Vannia Gava, rispondendo a un'interrogazione presso l'VIII Commissione permanente della Camera dei deputati, Ambiente, territorio e lavori pubblici, ha dichiarato che «l'opera rientra tra le infrastrutture necessarie alla realizzazione dei progetti strategici per la transizione energetica del Paese inclusi nel Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) e nelle linee di indirizzo del Piano regionale integrato energia e clima (Priec), nonché al raggiungimento degli obiettivi fissati dal Piano nazionale integrato per l'energia e il clima (Pniec).»;

   il 9 gennaio 2025, in un'intervista al quotidiano Il Sole 24 Ore, il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, ha dichiarato: «Abbiamo un progetto pronto redatto anni fa da Lng Medgas Terminal, società che ha come azionista di riferimento Fingas, controllata pariteticamente da Iren e Sorgenia, già autorizzato. [...] Sarebbe ancora utile avendo l'Italia sostituito la sua dipendenza dal gas della Russia a quella di altri Paesi. [...] Il progetto di Iren e Sorgenia per ora sembra accantonato. Si dovrebbe chiedere a queste aziende se vogliono realizzarlo oppure cederlo. Una decisione in ogni caso andrebbe presa»;

   le recenti oscillazioni dei prezzi dell'energia, spinte anche dall'incertezza dello scenario internazionale, richiedono di proseguire il processo di diversificazione delle fonti di approvvigionamento energetico intrapresa dall'Italia a partire dal 2022, anche a fronte dei rincari delle bollette previsti dagli analisti di settore per la prossima primavera –:

   se il Governo, anche in considerazione delle dichiarazioni del presidente della Regione Calabria, intenda adottare le iniziative di competenza volte a sostenere la realizzazione del terminale di rigassificazione di Gioia Tauro, nell'interesse del Paese, del tessuto economico nazionale, del rilancio economico del Sud Italia e anche nell'interesse della Regione Calabria e della sua comunità.
(2-00505) «Lupi, Romano».

(14 gennaio 2025)

C)

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, per sapere – premesso che:

   l'inchiesta realizzata da Giulia Innocenzi «Lottizzazione da cani», trasmessa il 5 gennaio 2025 dalla trasmissione Report, oltre a far emergere la crudeltà con la quale i cani vengono trattati pone l'accento sulle modalità di selezione delle nomine, in questo caso specifico, dell'Enci-Ente nazionale cinofilia italiana, associazione vigilata dal Ministero dell'agricoltura che cataloga le razze canine – la quale dovrebbe preservarne le qualità/caratteristiche – oltre a gestire i vari eventi, nazionali e non, di sport cinofili. Si scopre che, al comando, si susseguono personaggi di dubbia professionalità;

   sono diverse le prove di lavoro organizzate da Enci sia dalle associazioni venatorie che ai sensi dell'articolo 10 della legge n. 157 del 1992, comma 8, lettera e), gestiscono zone di addestramento e allenamento dei cani anche con l'abbattimento di fauna di allevamento appartenente a specie cacciabili, pratica oggi molto pericolosa visto il salto di specie che ha già fatto il virus dell'aviaria nell'uomo;

   altre manifestazioni sono organizzate dalla Federazione italiana armi sportive da caccia (Fidasc) una federazione del Coni da questo finanziata che organizza prove di lavoro per varie razze di cani e agility;

   in merito alla natura giuridica dell'Enci, in risposta alla richiesta di Report, è intervenuto anche l'ufficio stampa del Ministro dell'agricoltura, affermando che: «L'attività di tenuta del Libro genealogico .... non si può considerare attività pubblica vera e propria; infatti, tale attività non modifica la natura giuridica dell'ente, perché non discende dallo Stato, ma dai soci che ne istituiscono il libro, sopportandone i costi individuali per la selezione e collettivi per la gestione dei servizi forniti dall'ente stesso.»;

   in risposta ai question-time illustrati rispettivamente dai deputati Caramiello e Vaccari, il sottosegretario D'Eramo ha affermato che: «l'Enci è un ente privato riconosciuto, dotato di un proprio statuto che ne regola l'attività, le funzioni e ne specifica lo scopo, ed è sottoposto alla vigilanza del Ministero dell'agricoltura solo per l'attività di tenuta dei libri genealogici e registri anagrafici» e ancora «pertanto, ogni altra attività gestionale, ivi comprese le scelte relative all'impiego delle risorse economiche disponibili, .... esula completamente dal rapporto di diritto pubblico»;

   l'impianto giuridico, la prassi amministrativa e le tante decisioni del Ministero in realtà, a giudizio degli interpellanti, dicono il contrario;

   la competenza della gestione del Libro genealogico, per il suo interesse pubblico generale di controllo delle specie animali, è dello Stato e non è stata trasferita alle regioni, così come disposto dalla legge 15 gennaio 1991 n. 30 per il Libro genealogico, controlli funzionali e valutazioni genetiche del bestiame, dal decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 529, per le altre specie animali che presentano limitata diffusione; – tale obbligo viene esteso anche ai cani e gatti – e dal decreto-legge n. 194 del 2009 convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2010 n. 25, ove all'articolo 10-quater dichiara espressamente «i libri genealogici di cui all'articolo 2, comma 1, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 529, sono da intendersi pubblici, e in tal senso, il Ministro delle politiche agricole può esercitare il potere sostitutivo»;

   pertanto, il Ministero può esercitare direttamente il Libro genealogico, come avviene già per i cavalli sportivi e da corsa oppure delegare tale funzione a Enti con personalità giuridica con proprio decreto ministeriale che ne regola anche la funzione pubblica (decreto ministeriale n. 5 febbraio 1996 e successive regole attuative per i cani);

   la distinzione che operano gli uffici ministeriali fra gestione del Libro e attività dell'Enci ad avviso degli interpellanti non corrisponde alla realtà, poiché le entrate dell'Enci per la gestione del libro rappresentano la quasi totalità delle stesse (circa il 95 per cento con esclusione delle quote associative e altre minori) e i circa 40 impiegati sono dediti alle attività del Libro comprese le manifestazioni intese come prove zootecniche. Senza il libro l'Enci non esisterebbe visto che i soci sono un'esigua minoranza mentre l'attività di servizio pubblico è rivolta invece alla totalità degli allevatori o proprietari non soci;

   l'Enci è poi cogestito dal Ministero: per statuto è infatti presente un consigliere del direttivo nominato dal Ministero, tra l'altro lo statuto dell'Enci e il regolamento di attuazione sono approvati dal Ministero con i rispettivi decreto ministeriale n. 20640 del 2000 e decreto ministeriale n. 97271 del 2022;

   ad avviso degli interpellanti la gestione dell'Enci corrisponde totalmente a quella del Libro commissariamento non può che avvenire per entrambi come già avvenuto più volte nei decenni;

   sempre nel comunicato stampa, si dichiara che il Ministero non ha poteri di controllo se non per il solo Libro e addirittura si afferma che non ha poteri decisionali sulla scelta e sulle decisioni degli organi competenti, mentre due sindaci su tre, ai sensi dell'articolo 26 dello Statuto, sono nominati proprio dal Ministero con ampi poteri di controllo di bilancio, di verifica della regolarità degli atti amministrativi e dell'esattezza delle relative scritture contabili –:

   se non ritenga di dover chiarire la natura giuridica dell'Enci, il ruolo che il Ministero interpellato esercita sull'ente, nonché fare chiarezza sul ruolo e sulle funzioni che il Ministero interpellato svolge nella gestione del Libro genealogico;

   se non ritenga urgente adottare tutte le iniziative di competenza, compresa la nomina di uno o più commissari ad acta in attesa del necessario rinnovo del consiglio direttivo con persone di riconosciuta professionalità;

   quali iniziative di competenza urgenti intenda adottare per il controllo della selvaggina immessa per addestramento con sparo e quali controlli intenda adottare anche al fine di scongiurare un possibile contatto con del virus dell'aviaria con l'uomo e se non ritenga, come misura precauzionale, di vietare da subito l'importazione di animali selvatici.
(2-00530) «Zanella, Bonelli, Borrelli, Dori, Zaratti, Grimaldi».

(3 febbraio 2025)

D)

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, il Ministro dell'economia e delle finanze, per sapere – premesso che:

   il servizio ferroviario vive da tempo una profonda crisi nella gestione del servizio, caratterizzato da pesanti difficoltà e gravi disagi per gli utenti a causa di ritardi e cancellazioni di servizi di trasporto pressoché quotidiani nella totale assenza di misure di coordinamento, di puntuali informazioni e di interventi efficaci per fronteggiare tali disservizi;

   il 24 gennaio 2025 il Consiglio di amministrazione del gruppo Ferrovie dello Stato ha approvato le nomine delle partecipate del gruppo per il 2025;

   è stato indicato come Ceo di Trenitalia chi fino ad allora aveva ricoperto l'incarico di amministratore delegato e direttore generale di Mercitalia Logistics nonché amministratore delegato e direttore generale di Rfi Rete ferroviaria italiana dal 2023;

   ai sensi di quanto disposto dall'articolo 11, comma 7, del decreto legislativo 15 luglio 2015, n. 112 recante norme in materia di indipendenza del gestore dell'infrastruttura «i responsabili dell'adozione di decisioni sulle funzioni essenziali non possono ricoprire, per un periodo di ventiquattro mesi da quando cessano nelle proprie funzioni, alcun ruolo all'interno delle imprese ferroviarie operanti sulla relativa infrastruttura.»;

   in coerenza con quanto previsto dall'ordinamento europeo, l'assetto della rete ferroviaria nazionale è caratterizzato dalla separazione tra gestione dell'infrastruttura ferroviaria e svolgimento del servizio ferroviario, alla quale si è accompagnata la separazione societaria, all'interno dell'holding Ferrovie dello Stato s.p.a., tra Rete ferroviaria italiana spa (Rfi) società che è titolare della concessione della rete nazionale, e Trenitalia, società che effettua il trasporto e che è affidataria dei contratti di servizio pubblico nazionale ferroviario passeggeri e merci. Ai sensi della direttiva UE 2016/2370 le due imprese sono considerate integrate verticalmente, e quindi assoggettate alle norme relative a garantire l'indipendenza e l'imparzialità del gestore introdotte da ultimo proprio dalla stessa direttiva;

   con il decreto legislativo n. 139 del 2018, l'indipendenza del gestore dell'infrastruttura ferroviaria è stata ulteriormente rafforzata attraverso le modifiche al decreto legislativo n. 112 del 2015 che hanno introdotto il citato articolo 11 per evitare che l'imparzialità del gestore sia compromessa da un qualsivoglia conflitto di interesse e affinché ne sia garantita l'indipendenza disponendo il divieto, per 2 anni, di assumere ruoli all'interno delle imprese che svolgono il servizio ferroviario qualora abbiano ricoperto ruoli decisionali sulle funzioni essenziali relative alla gestione della rete;

   come risulta evidente, questa scelta appare agli interpellanti in netto contrasto con i princìpi della disciplina comunitaria e nazionale, rischiando di generare ulteriori incertezze per passeggeri lavoratori e imprese coinvolte –:

   quali siano stati i criteri di nomina e le motivazioni che hanno portato a non considerare in alcun modo quanto disposto dall'articolo 11 del decreto legislativo 15 luglio 2015, n. 112 nelle procedure di nomine avanzate dal gruppo Ferrovie dello Stato s.p.a. e quali iniziative di competenza si intendano assumere per garantire il rispetto dei princìpi giuridici comunitari e nazionali in materia di indipendenza e terzietà.
(2-00524) «Casu, Barbagallo, Bakkali, Ghio, Morassut».

(28 gennaio 2025)

E)

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'economia e delle finanze, il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, per sapere – premesso che:

   il 23 gennaio 2025 è stata adottata la determinazione del direttore dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli «Organizzazione e articolazione degli uffici delle direzioni territoriali e degli uffici Adm»;

   nella citata determinazione si è tra l'altro deciso il declassamento dell'ufficio di Ravenna dalla prima alla terza fascia;

   a parere degli interpellanti, si tratta di una decisione incomprensibile ed inadeguata, rispetto ai volumi di traffico movimentati dal porto di Ravenna, che con un gettito erariale di due miliardi di euro l'anno tra dazi e Iva, rappresenta un punto cruciale per il traffico merci e passeggeri dell'Adriatico;

   si tratta di un errore strategico gravissimo, che rischia di penalizzare pesantemente il porto e con esso l'intero sistema economico regionale e nazionale;

   infatti, il porto di Ravenna è vero motore dello sviluppo regionale, nazionale nonché uno dei principali scali europei, e si stanno realizzando ingenti investimenti infrastrutturali previsti dal progetto hub portuale, dal Pnrr e da altre forme di finanziamento pubbliche per potenziare la capacità infrastrutturale complessiva dello scalo, in modo da attrarre nuovi investimenti nello scalo ed incrementare significativamente i volumi di traffico e le merci movimentate;

   quello di Ravenna è un porto classificato dalla legge n. 84 del 1994 di rilevanza internazionale e si muove in un contesto nel quale la competizione è sempre più aspra, anche nell'ottica di una velocizzazione delle procedure, ed è, quindi, fondamentale potenziare «il sistema portuale» e i servizi pubblici in maniera integrata con la crescita infrastrutturale e la capacità ricettiva dello scalo;

   il provvedimento assunto dall'Agenzia delle dogane e dei monopoli, invece, crea un grave pregiudizio in termini sicurezza e di efficienza dei servizi offerti al porto di Ravenna, con il rischio concreto di perdita di competitività e di tenuta stessa del sistema portuale –:

   se si intenda, per quanto di competenza adottare iniziative volte ad una revisione nei tempi più rapidi della citata decisione di Adm, restituendo al porto di Ravenna il posto che merita, ed evitando che con questa scelta si mortifichi il futuro dell'economia regionale e nazionale, e si metta a rischio la sicurezza strategica del territorio e del Paese.
(2-00525) «Bakkali, Casu, Barbagallo, Ghio, Morassut».

(28 gennaio 2025)

F)

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro delle imprese e del made in Italy, per sapere – premesso che:

   il sistema assicurativo è, senza dubbio, un fattore di sostegno allo sviluppo economico del Paese, ma presenta alcune criticità che devono essere corrette per assicurare, da un lato una maggiore efficienza ed efficacia superando il preventivatore obbligatorio «Preventivass» che comporta oneri burocratici per gli agenti di assicurazione, e dall'altro garantire la massima trasparenza nell'offerta di prodotti assicurativi per tutelare i consumatori;

   sotto il primo profilo (preventivatore obbligatorio rc-auto «Preventivass») si evidenzia l'importanza del superamento di questo sistema. Infatti la questione è quella relativa ai preventivi che sono effettuati dalle compagnie di assicurazione e dagli intermediari con interrogazioni formali che servono ad adempiere ad un obbligo di legge che non risponde alle reali esigenze degli automobilisti. Infatti il sistema Preventivass presenta notevoli anomalie e penalizza, proprio per la sua obbligatorietà (articolo 132-bis del decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209 del Codice delle assicurazioni private e del regolamento applicativo) in maniera evidente gli agenti di assicurazione con un appesantimento degli oneri burocratici senza generare benefici per gli utenti;

   è anche importante riflettere sugli investimenti effettuati sul sistema Preventivass che dovrebbero essere quindi riconsiderati alla luce dei risultati prodotti da uno strumento che gli operatori del settore hanno contestato fin dalla sua introduzione come affermato dalla principale associazione di rappresentanza del settore, il Sindacato nazionale degli agenti di assicurazione (Sna);

   secondo quanto riportato dalla stampa un'indagine del Centro studi assicurativi ha rilevato che il 99 per cento dei preventivi di rinnovo delle polizze auto rilasciati dal Preventivass non corrisponde ai dati ufficiali delle quietanze emesse dalle compagnie. Rilevante differenze fino ad oltre 900 euro nei premi di rinnovo delle polizze. Lo strumento quindi è stato giudicato inutile e pregiudizievole per gli interessi dei consumatori. Infatti l'indagine ha rilevato che il riscontro del premio tramite il preventivatore pubblico non corrisponde alla proposta di rinnovo della compagnia. Il cliente che si troverà di fronte a questo preventivo sarà tratto in confusione, a tutto discapito dell'obiettivo della trasparenza auspicato. Il sindacato nazionale Sna ha affermato che l'indagine del centro studi assicurativi ha confermato quindi la convinzione degli agenti che Preventivass non garantisce il diritto dell'assicurato ad un'informazione accurata, trasparente ed esaustiva, ma è anzi potenzialmente pregiudizievole della effettiva copertura delle sue reali esigenze assicurative;

   l'altra anomalia riscontrata dagli interpellanti riguarda la notizia che Conad ha annunciato il proprio ingresso nel settore assicurativo con il «lancio» di «Heiconad Assicurazioni» riservata ai possessori delle Carte di fedeltà dell'azienda della grande distribuzione. Conad è quindi già pronta ad offrire alla propria clientela, direttamente alla cassa prodotti assicurativi a copertura di infortuni-salute, casa-famiglia e viaggi. Vengono promessi sconti rilevanti (rispetto al mercato) anche su polizze rc-auto;

   si evidenzia come se da un lato, agli agenti di assicurazione, venga richiesto obbligatoriamente il preventivatore Preventivass generando gravi disagi per i medesimi agenti di assicurazione con l'appesantimento di oneri burocratici, dall'altro lato si consente la vendita di un prodotto assicurativo senza un'adeguata informazione per tutelare i consumatori che desiderano acquistare un prodotto assicurativo. Costituisce una contraddizione il fatto che se da una parte si incentivano gli oneri burocratici a carico degli agenti di assicurazione senza avere effetti positivi nei confronti dei clienti, ma anzi generando confusione sui premi delle polizze, dall'altra parte si consentono (caso Conad) vendite di polizze assicurative senza la necessaria tutela dei clienti;

   infatti sia la tutela del consumatore che acquista un prodotto assicurativo, sia il superamento del sistema Preventivass devono essere garantiti per avere un sistema assicurativo efficiente, efficace e trasparente. Infatti gli agenti di assicurazione sono soggetti ad un esame preventivo per svolgere la loro attività, a corsi di formazione durante l'esercizio della loro professione ed a sanzioni. Quindi ai molti adempimenti che l'agente di assicurazione deve espletare si aggiunge l'obbligo del Preventivass che presenta anche criticità come rilevato in questa premessa. Inoltre i prodotti assicurativi venduti da Conad rivelano un sistema poco trasparente, senza controlli, senza informazioni certe per il cliente. Questi elementi mettono in evidenza aspetti contraddittori nel sistema delle assicurazioni –:

   quali iniziative di competenza, anche di carattere normativo, intenda adottare per superare il sistema obbligatorio del Preventivass che presenta notevoli criticità senza generare effetti positivi per l'utenza non garantendo l'effettiva trasparenza del contratto di assicurazione;

   quali iniziative di competenza, anche di carattere normativo, intenda adottare per garantire la massima trasparenza ed informazione nella vendita di polizze assicurative (come nel caso Conad riportato in premessa) per tutelare al meglio i consumatori e i clienti che desiderano acquistare un prodotto assicurativo.
(2-00528) «De Bertoldi, Schullian».

(3 febbraio 2025)

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