TESTI ALLEGATI ALL'ORDINE DEL GIORNO
della seduta n. 445 di Mercoledì 12 marzo 2025
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MOZIONI CONCERNENTI INIZIATIVE PER CONTRASTARE IL RINCARO DEI COSTI DELL'ENERGIA PER FAMIGLIE E IMPRESE
La Camera,
premesso che:
1) il sistema sociale e produttivo italiano risulta fortemente in crisi a causa del persistere dell'enorme incremento dei costi di generazione dell'energia, con conseguenze economiche molto preoccupanti, sia sul versante dell'inflazione, che rischia di danneggiare la competitività delle nostre imprese sui mercati internazionali, che per il pericolo di un rallentamento per l'economia nazionale, con impatti significativi anche sulla stabilità dei lavoratori e sulle nuove assunzioni;
2) ad essere colpiti duramente sono i redditi delle famiglie e delle imprese che vedono erodere il loro potere di acquisto per far fronte agli alti livelli di prezzi dell'energia. Le cause intrinseche di tale aumento derivano dalla struttura del sistema energetico europeo e dalla relativa dipendenza dal gas, per cui l'Unione europea e l'Italia, pur disponendo di un sistema di infrastrutture di importazione diversificato, non sono riuscite a sottrarsi alle dinamiche globali, non dominabili, degli aumenti di prezzo;
3) come noto, infatti, l'impennata dei prezzi dell'energia elettrica appare, quantomeno nel nostro Paese, sostanzialmente legata ai fondamentali che condizionano i costi di produzione termoelettrici, ossia il prezzo «spot» del gas naturale, fortemente influenzato da dinamiche finanziarie non soggette a controllo e in larga parte disconnesse dalle regole di mercato, tanto che il prezzo sul mercato all'ingrosso del gas più rappresentativo in Europa (il cosiddetto Ttf dei Paesi Bassi) ha raggiunto il 1° gennaio 2025 il prezzo di oltre 50 euro al megawattora;
4) nella situazione odierna del mercato, la crescita significativa dei prezzi spot ha determinato anche una rilevante crescita delle rendite inframarginali, e quindi dei corrispondenti extraprofitti, sia nell'ambito delle compravendite del gas naturale nel mercato che per le tecnologie di generazione caratterizzate da costi variabili di produzione cresciuti meno di quelli dei cicli combinati, come nel caso degli impianti a carbone, o addirittura pressoché nulli, come nel caso degli impianti a fonti rinnovabili. In un siffatto contesto, in cui le dinamiche di formazione dei prezzi non sono determinate da dinamiche economiche di mercato ma da speculazioni finanziarie, così alimentando una extra-remunerazione per le aziende favorite dall'aumento del prezzo del gas, il Governo si ostina a credere che la strada del «gas e del nucleare» sia percorribile rimanendo inerte di fronte alle distorsioni del mercato elettrico a discapito di imprese e famiglie;
5) tali fenomeni perlopiù speculativi riaccendono l'attenzione sull'importanza di individuare la migliore soluzione per contenere le bollette di luce e gas relative alle forniture domestiche e non domestiche. Dalle analisi del mercato elettrico, emerge in modo evidente l'esposizione alle variazioni al rialzo del Pun (Prezzo unico nazionale) per i clienti dei mercati energetici, in particolare per chi ha scelto un'offerta indicizzata al Pun con prezzi variabili, rispetto a quelli che invece hanno scelto offerte a prezzo fisso sulla componente energia, i quali, nella situazione attuale di incremento dei costi, godono di una sorta di protezione;
6) i dati forniti dal Gestore mercati energetici (Gme) mostrano, inoltre, rilevanti incrementi dei costi dell'energia nel mercato del giorno prima (Mgp), ossia dove i produttori, i grossisti e i clienti finali idonei possono vendere o acquistare energia elettrica per il giorno successivo: da fine dicembre ad oggi la media del Pun è di 130 euro a megawattora rispetto ai 38,92 del 2020, mentre il prezzo medio del gas sul mercato infragiornaliero si aggira intorno i 50 euro a megawattora, rispetto a 11,4 del 2021;
7) l'Arera ha reso noto che nel primo trimestre del 2025 la bolletta elettrica per il «cliente tipo» vulnerabile servito in maggior tutela aumenterà del 18,2 per cento, mentre il valore della materia prima del gas nel servizio di tutela della vulnerabilità dall'ottobre del 2024 è incrementato del 12,4 per cento. L'Associazione Federconsumatori stima aumenti nel 2025 per circa 1.000 euro in più a famiglia. Per le imprese, Nomisma ha calcolato per il 2025 una crescita del costo dell'elettricità del 15 per cento e per il gas del 14 per cento;
8) nonostante l'impatto significativo del «caro energia» sul sistema produttivo e sulle famiglie sia iniziato nel mese di novembre 2024, nella conferenza di inizio d'anno del 9 gennaio 2025 il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni non si è espressa né ha risposto ai giornalisti sul tema. La legge di bilancio è stata caratterizzata dall'assenza di interventi volti a mitigare la dinamica dei prezzi al consumo: non si è intervenuti per ridurre gli oneri di sistema, per rafforzare il bonus sociale né per tassare gli extraprofitti da rendita inframarginale. Ci si è unicamente limitati a ridurre ai minimi storici le aliquote relative alle detrazioni fiscali per l'efficientamento energetico delle abitazioni (dal 65 per cento previsto nel 2024 al 36 per cento per la prima casa e 30 per cento per le altre abitazioni nel 2026);
9) le scelte energetiche sinora intraprese non hanno sortito alcun risultato. Il Piano Mattei si è mostrato del tutto inefficace e la frammentata progressione, non priva di ripetuti correttivi postumi, di misure quali Transizione 5.0 e Comunità energetiche rinnovabili ha inciso fortemente sulla piena operatività delle medesime e sulla messa a terra dei fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza;
10) in generale, occorre chiedersi se un modello di mercato elettrico come quello spot a prezzo marginale, il cui presupposto fondamentale è l'effettuazione di offerte a livelli di prezzo correlati ai costi di produzione variabili di breve periodo, avrà ancora senso laddove una quota sempre più ampia del mercato sarà coperta da fonti, quali quelle rinnovabili, caratterizzate da costi di produzione variabili pressoché nulli (per la parte esistente, anche incentivate);
11) appare evidente che, poiché gli impianti a fonti rinnovabili hanno significativi costi fissi, in particolare di investimento, in assenza di incentivi, la copertura di tali costi, e quindi la bancabilità degli investimenti, sia meglio garantita da contratti di vendita dell'energia di lungo periodo, quali i Ppa (Power purchase agreement), più che da una quotidiana ed incerta competizione sul mercato spot, dove attualmente sono in larga misura le altre fonti a fare il prezzo. Stabilizzare il prezzo di acquisto sul medio-lungo periodo sarebbe peraltro altrettanto benefico per il consumatore controparte del contratto;
12) laddove la produzione di energia elettrica da fonti energetiche rinnovabili, in particolare non programmabile, fosse opportunamente contrattualizzata sul medio-lungo termine, e quindi per nulla esposta al prezzo spot, il ruolo del mercato spot rimarrebbe quello di coprire la domanda residua, che a sua volta andrebbe progressivamente a ridursi per via degli obiettivi di neutralità climatica al 2050;
13) infatti, il rispetto degli obiettivi climatici comporterà la notevole decrescita dei consumi finali da fonti fossili e l'incremento della produzione di energia da Fer. Ne consegue che, nel prossimo futuro, il mercato spot per l'energia sopravvivrebbe, in pratica, per la sola funzione di bilanciamento;
14) le aste tenute dal gestore dei servizi energetici a fine ottobre 2024 per impianti fotovoltaici ed eolici sopra il megawatt hanno riconosciuto al soggetto responsabile del progetto un prezzo di circa 67 euro al megawattora, mentre sul mercato elettrico i prezzi medi dello stesso mese risultavano superare i 116 euro a megawattora;
15) risulta ormai indifferibile l'esigenza di valutare il finanziamento strutturale di misure di politiche pubbliche in campo sociale e industriale, attualmente coperte tramite il gettito di componenti tariffarie degli oneri generali (elettricità e gas), attraverso trasferimenti alla fiscalità generale delle voci diverse da quelle legate all'incentivazione delle fonti rinnovabili;
16) perseguire velocemente la transizione verso le energie pulite è essenziale per il nostro Paese, al fine di conseguire la massima autonomia energetica possibile e parallelamente la riduzione dei costi energetici;
17) risulta cruciale intervenire con misure strutturali attraverso la piena attuazione della riforma del mercato elettrico, oltre che accelerare sugli investimenti e sulla rimozione degli ostacoli burocratici, nonché sulla semplificazione delle procedure autorizzative per la realizzazione degli impianti di produzione di energia attraverso le fonti rinnovabili, di impianti per l'accumulo di energia, di interventi per la riduzione e l'efficientamento dei consumi, anche attraverso la partecipazione attiva sul mercato da parte della domanda, sugli interventi per il potenziamento dell'infrastruttura elettrica di alta e media tensione a carico dell'operatore di reti di trasmissione (Tso) Terna e sugli interventi di adeguamento da parte dei distributori (media e bassa tensione),
impegna il Governo:
1) ad adottare opportune iniziative normative volte a rivedere, al fine di innalzarlo, il limite Isee che consente alle famiglie di percepire il bonus sociale elettrico e gas, attraverso la copertura dei costi necessari con risorse derivanti dalla fiscalità generale, con un opportuno effetto redistributivo;
2) ad adoperarsi affinché ai cittadini in condizioni di vulnerabilità, conformemente al dettato della direttiva (UE) 2019/944 relativa a norme comuni per il mercato interno dell'energia elettrica, sia assicurato, attraverso il ricorso ad un operatore pubblico che persegua esclusivamente l'equilibrio di bilancio non avendo come obiettivo la massimizzazione degli utili, un approvvigionamento di energia che ne contenga i costi e mitighi la volatilità dei prezzi, prevedendo che tale operatore, di comprovata esperienza nell'attività di acquisto, operi utilizzando tutti gli strumenti di mercato e privilegiando l'utilizzo di energia da fonti rinnovabili, acquistata anche con contratti di lungo termine (Ppa);
3) ad intervenire con iniziative di carattere normativo nell'ambito della fiscalità generale, al fine di azzerare l'Iva sulla quota di aumento dei prezzi del gas e dell'elettricità;
4) ad adottare urgentemente ogni iniziativa normativa utile ad avviare una riforma della disciplina degli oneri generali attraverso la sua parziale traslazione sulla fiscalità generale al fine di ridurre, a carico di famiglie ed imprese, l'aggravio economico per il finanziamento delle medesime attraverso il pagamento in bolletta delle corrispondenti voci di copertura;
5) ad adottare le opportune iniziative di carattere normativo finalizzate ad istituire un fondo di solidarietà volto a calmierare gli incrementi dei prezzi energetici, sia per i clienti domestici che per i non domestici, da alimentare anche attraverso un contributo derivante dagli extraprofitti nel settore energetico fossile, in particolare prevedendo:
a) un cap ai ricavi per i servizi sul mercato del dispacciamento;
b) il pagamento degli oneri di sistema anche da parte degli utenti alimentati da impianti fossili situati all'interno di reti interne di utenze;
c) l'incremento dei canoni annui sui titoli minerari conferiti per la ricerca, la coltivazione di idrocarburi e per lo stoccaggio del gas naturale;
d) l'incremento delle royalty sulla produzione di idrocarburi;
e) la riduzione delle franchigie sulla produzione degli idrocarburi;
f) l'individuazione di extraprofitti alimentati nell'ambito delle compravendite nel mercato del gas naturale;
6) ad adottare iniziative di carattere normativo volte a istituire un fondo ad hoc per la compensazione dei maggiori costi sostenuti dagli enti locali connessi ai rincari dell'energia elettrica e del gas;
7) ad adottare le necessarie iniziative finalizzate a promuovere, anche attraverso un'adeguata campagna di comunicazione sui media nazionali e locali, tutti gli strumenti e gli incentivi disponibili per i clienti finali relativi agli interventi rivolti alla decarbonizzazione e alla transizione ecologica, per la riduzione e l'efficientamento dei consumi di energia, l'incremento dell'autoconsumo di energia individuale e collettivo e la produzione di energia rinnovabile;
8) ad adottare le opportune iniziative volte a completare, nel più breve tempo possibile, la definizione delle condizioni e dei criteri per il graduale passaggio, nell'ambito del mercato all'ingrosso dell'energia elettrica, dall'applicazione di un Prezzo unico nazionale all'applicazione di prezzi zonali definiti in base agli andamenti del mercato, tenendo conto non solamente dell'esigenza di salvaguardare gli indicatori di prezzo di riferimento per lo sviluppo e la trasparenza dei mercati, ma anche il corretto funzionamento di questi ultimi, oltre a valorizzare il ruolo delle rinnovabili, in grado di ridurre e stabilizzare i prezzi nel mercato elettrico, per favorire le imprese più esposte alla competizione internazionale;
9) ad accelerare le condizioni volte a far sì che la diminuzione del costo dell'energia generata dall'ingresso di nuova energia rinnovabile si riflettano in minori costi per i consumatori, attraverso la possibilità di avvalersi di prezzi dinamici oppure di contratti Power purchase agreement dedicati;
10) ad adottare iniziative di carattere normativo volte a istituire un fondo di garanzia per la realizzazione degli impianti e delle misure di efficienza relativi alle comunità energetiche rinnovabili;
11) a farsi promotore e a sostenere le opportune iniziative in ambito unionale volte alla determinazione di un price cap europeo temporaneo sulla transazione di gas naturale all'ingrosso e una strategia europea per lo stoccaggio e l'acquisto comune del gas naturale;
12) anche al fine di rilanciare gli investimenti nel settore della transizione ecologica e, in particolare, per sostenere gli interventi di riduzione dei consumi di energia, d'efficienza energetica, di produzione di energia da fonti rinnovabili, per l'impiego delle tecnologie per l'accumulo e lo sviluppo della relativa filiera produttiva tecnologica, a promuovere in sede europea la costituzione di un energy recovery fund.
(1-00390) «Cappelletti, Conte, Pavanelli, Appendino, Ferrara, Santillo, Ilaria Fontana, Morfino».
(16 gennaio 2025)
La Camera,
premesso che:
1) il persistere dell'incremento dei costi dei prodotti energetici sta comportando conseguenze economiche molto preoccupanti, con l'inflazione che può tornare a livelli che rischiano di danneggiare la competitività delle imprese italiane sui mercati internazionali e con il rallentamento in atto dell'economia nazionale che registra il 23esimo calo consecutivo della produzione industriale che, come certificato dall'Istat, nel 2024 ha avuto una riduzione del 3,5 per cento rispetto al 2023, con impatti significativi anche sulla stabilità del numero di lavoratori occupati e sulle nuove assunzioni;
2) l'Autorità di regolazione per energia reti e ambiente ha annunciato che per il primo trimestre del 2025 è previsto un aumento del 18,2 per cento della tariffa dell'energia elettrica per circa 3,4 milioni di clienti vulnerabili, ossia per gli anziani sopra i 75 anni, per i disabili, per i percettori di bonus sociale e altre categorie deboli rimaste nel servizio di maggior tutela e che non sono passate al mercato libero. Nel primo trimestre 2025, infatti, il prezzo dell'energia elettrica sarà di 31,28 centesimi di euro per chilowattora a causa degli aumenti di spesa per l'acquisto di energia elettrica e dei costi di dispacciamento. Gravano, poi, sui clienti già nel libero mercato gli eccessivi costi di commercializzazione dell'energia elettrica aggiuntivi al Pun, che portano ad un incremento delle bollette elettriche a livelli insostenibili;
3) il processo di liberalizzazione del settore elettrico italiano ha previsto la graduale eliminazione del «servizio di maggior tutela», ovvero il regime di prezzi regolati per i clienti che non sceglievano un fornitore nel mercato libero e per i quali l'approvvigionamento era assicurato dall'Acquirente unico spa, consentendo loro di ottenere condizioni vantaggiose rispetto ai prezzi medi del mercato libero;
4) negli anni passati, infatti, le bollette del clienti sul servizio di maggior tutela sono state sistematicamente più convenienti di quelle medie disponibili sul mercato libero retail, con l'unica eccezione del 2022 e inizio del 2023, proprio a causa dell'assenza di ogni copertura dal rischio di prezzo e del parallelo blocco, per il libero mercato, delle modifiche unilaterali dei contratti attivi;
5) dal 1° luglio 2024 i clienti domestici ancora serviti in maggior tutela che non hanno scelto un fornitore di energia sul mercato libero sono passati automaticamente nel servizio a tutele graduali e i clienti domestici vulnerabili continuano ad essere serviti in maggior tutela anche dopo tale scadenza: il servizio di maggior tutela è stato quindi sostituito, temporaneamente, dal servizio a tutele graduali che ha una durata di poco meno di 3 anni (fino al 31 marzo 2027) in mancanza di una scelta espressa, al termine di questo periodo il cliente sarà rifornito sempre dallo stesso venditore sulla base della propria offerta di mercato libera più favorevole;
6) si è, pertanto, creato un paradosso, sottolineato dalla stessa Arera: i clienti non vulnerabili del mercato tutelato, senza fare nulla, hanno oggi un vantaggio sulla bolletta rispetto ai clienti vulnerabili, perché gli operatori si sono aggiudicati i clienti con aste al ribasso con un risparmio che può arrivare a 110 euro all'anno;
7) sarebbe opportuno intervenire in maniera organica e strutturale per assicurare la fornitura di energia elettrica a prezzi ridotti ai clienti domestici vulnerabili, rispettando principi di efficienza, trasparenza e non discriminazione: è necessario consentire all'Acquirente unico di approvvigionarsi di energia in piena libertà di valutazione delle modalità più convenienti in termini di prezzo e di garanzia della fornitura, visto che continuerà ad approvvigionarsi di energia per i clienti serviti nelle tutele graduali;
8) anche il mercato del gas è destinato ad essere ancora molto volatile nei prossimi mesi, quando la domanda salirà per effetto del riempimento degli stoccaggi e dopo i rincari del gas previsti, dovuti principalmente ad una tempesta perfetta che unisce il blocco dei flussi dall'Ucraina, l'interruzione di un impianto di gnl in Norvegia e le temperature più rigide rispetto alla media stagionale. Una tendenza che si segnala in aumento anche per i clienti vulnerabili, come testimoniano i dati recenti dell'Autorità di regolazione per energia reti e ambiente, che segnalano un aumento del 2,5 per cento a dicembre 2024. L'Autorità ha evidenziato come le quotazioni all'ingrosso della materia siano in aumento rispetto a quelle registrate a novembre 2024 e il prezzo per i clienti vulnerabili abbia raggiunto i 47,5919 euro a megawattora;
9) ad essere colpiti duramente sono dunque i redditi delle famiglie e delle imprese che vedono erodere il loro potere di acquisto per far fronte agli alti livelli di prezzi dell'energia. Le cause intrinseche di tale aumento derivano dalla struttura del sistema energetico europeo e dalla relativa dipendenza dal gas, per cui l'Unione europea e l'Italia, pur disponendo di un sistema di infrastrutture di importazione diversificato, non sono riuscite a sottrarsi alle dinamiche globali, non dominabili, degli aumenti di prezzo;
10) l'aumento costante dei prezzi dell'energia elettrica appare, quantomeno nel nostro Paese, sostanzialmente legato ai fondamentali che condizionano i costi di produzione termoelettrici, ossia il prezzo spot del gas naturale, fortemente influenzato da dinamiche finanziarie non soggette a controllo e in larga parte disconnesse dalle regole di mercato, tanto che il prezzo sul mercato all'ingrosso del gas più rappresentativo in Europa (il Ttf olandese) ha raggiunto il 1° gennaio 2025 il prezzo di oltre 50 euro al megawattora;
11) nonostante gli sforzi per incrementare le fonti rinnovabili, l'Italia rimane quindi fortemente dipendente dal gas importato e il modello di mercato spot, dove le offerte quotidiane riflettono prezzi instabili, si dimostra inadeguato: in Italia il prezzo dell'energia elettrica all'ingrosso, sul mercato spot, è il più alto d'Europa. Il nostro prezzo unico nazionale, determinato sostanzialmente dal gas, è oltre il triplo del valore del gas medesimo sul mercato spot all'ingrosso, quando in condizioni normali dovrebbe essere circa il doppio oltre il costo dell'anidride carbonica;
12) si determina, pertanto, una difficoltà nel pagare le bollette per i cittadini e una perdita di produzione e competitività per le imprese, come segnalato più volte dalle associazioni imprenditoriali e da quelle dei consumatori: chi ha scelto il mercato libero uscendo dal mercato tutelato nel primo semestre del 2024 si è trovato a pagare bollette più care di oltre il 50 per cento, come certificato dall'Istat, spesso per via di pratiche commerciali poco trasparenti e del mancato controllo delle autorità di regolazione competenti. Inoltre, l'eccessiva concentrazione del mercato nelle mani di pochissimi operatori, sostanzialmente quelli che producono l'energia, rende il mercato molto simile ad un oligopolio, anticoncorrenziale per definizione, con la difficoltà di offrire un prezzo efficiente e adeguato per i clienti domestici che si trovano a doversi confrontare con contratti e bollette caratterizzati da prezzi superiori rispetto agli altri cittadini europei;
13) il costo dell'energia rimane, quindi, il problema principale per il nostro sistema economico, con un prezzo medio dell'energia elettrica all'ingrosso, nel 2024, di 108 megawatt l'ora, il 35 per cento in più della Germania, il 72 per cento della Spagna, 1'87 per cento della Francia, Paesi con mix energetici diversi che dimostrano la specificità italiana. Nelle prime settimane del 2025 si è arrivati a 150 euro megawatt l'ora ed è puntualmente arrivato il grido d'allarme delle imprese che rischiano costi aggiuntivi di 10 miliardi euro su base annua, che significa mettere fuori mercato interi settori produttivi;
14) per contrastare il caro energia, nel 2022 e nel 2023 il Governo Draghi ha introdotto numerose disposizioni normative che hanno sostenuto famiglie e imprese, come la sterilizzazione degli oneri di sistema, il credito d'imposta per l'acquisto di energia elettrica, gas e carburanti, l'Iva ridotta per il gas;
15) in questi due anni e mezzo, invece, il Governo Meloni, a giudizio dei firmatari del presente atto di indirizzo, si è dimostrato indifferente e inefficace; la legislatura è iniziata con i ritardi accumulati sul decreto attuativo delle comunità energetiche, per poi arrivare al testo unico delle rinnovabili, provvedimento chiesto a gran voce da tutti gli operatori e poi giudicato inutile tanto da far rimpiangere la normativa precedente. Non sono state previste misure o iniziative incisive per contrastare il caro prezzi dell'energia e per sostenere le famiglie e le imprese, nemmeno quelle energivore; non si è intervenuti per ridurre gli oneri di sistema e nemmeno per rafforzare il bonus sociale, è stato ostacolato il percorso dell'energy release e del gas release, l'idroelettrico è in un limbo tra gare e ricorsi, in attesa, da un anno, di una quarta via per sbloccare il piano degli investimenti;
16) l'Italia ha bisogno di più energia a minor costo: per ottenerlo è fondamentale aumentare le rinnovabili, i contratti a lungo termine e adottare un'iniziativa a livello europeo per un approccio unitario sui costi dell'energia, con un prezzo unico dell'elettricità europea, interagendo anche a livello comunitario per intervenire sul meccanismo del «prezzo marginale», ricollegando in maniera fattuale i prezzi ai costi di produzione delle singole tecnologie. In questa ottica, si potrebbe disaccoppiare il segmento delle tecnologie ad elevati costi del capitale (capex based) e con costi variabili quasi nulli per kilowattora, come le rinnovabili elettriche (idrico, geotermoelettrico, eolico e solare), da quelle caratterizzate da elevati costi variabili governati per lo più dal costo delle materie prime energetiche fossili;
17) è necessario un intervento urgente e strutturale che metta a disposizione, a livelli di prezzo accettabile, forniture di gas su logiche di lungo termine riservate alle imprese energy intensive, anche sfruttando la dotazione infrastrutturale unica del nostro Paese che lo porta ad avere capacità di interconnessione sovrabbondante e particolarmente differenziata geograficamente;
18) un altro ambito di azione è quello dell'efficienza energetica: è dentro il Pniec, ma poi negli atti di Governo è sparita, anzi contrastata. Del recepimento della direttiva europea sulle case green non si sa più niente, c'è la drastica riduzione delle agevolazioni fiscali per l'efficientamento nella legge di bilancio, così come l'altro aspetto fondamentale è quello dei contratti a lungo termine, il meccanismo dei ppa che permette contratti bilaterali strutturali tra le parti per stabilizzare il prezzo a lungo periodo (5-10 anni) e su questo c'è l'esperienza spagnola, con la loro Cassa depositi e prestiti che fa da garante di ultima istanza. C'è la richiesta di Confindustria, che prevede un ruolo di garanzia di ultima istanza del Gestore dei servizi energetici, c'è la proposta di legge presentata dal gruppo del Partito democratico alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica che riguarda i vulnerabili per conferire maggiori poteri all'Acquirente unico per le acquisizioni di lungo percorso;
19) occorre, inoltre, evitare ulteriori oneri in bolletta. La recente proroga delle concessioni per la rete di distribuzione elettrica, approvata senza un adeguato confronto, rischia di aggiungere nuovi costi al già pesanti oneri di sistema. È indispensabile una strategia concreta e tempestiva per ridurre il costo dell'energia e garantire maggiore equità per cittadini e imprese,
impegna il Governo:
1) a favorire, per quanto di competenza, il rapido iter della proposta di legge del Partito democratico che prevede che l'Acquirente unico possa svolgere attività di vendita di energia elettrica nei confronti dei clienti vulnerabili a prezzi calmierati;
2) ad adottare iniziative di competenza per favorire il disaccoppiamento del prezzo dell'energia elettrica da quello del gas attraverso la stipula di contratti di lungo termine di compravendita di energia elettrica rinnovabile tra produttori e acquirenti/consumatori, revisionare l'attuale meccanismo di formazione dei prezzi dell'energia elettrica e prevedere l'approvvigionamento tramite acquisti congiunti europei;
3) ad adottare appositi interventi anche di carattere normativo finalizzati ad evitare il previsto aumento, a partire dal 1° gennaio 2025, della tariffa dell'energia elettrica del 18,2 per cento per circa 3,4 milioni di clienti domestici vulnerabili, ossia per gli anziani over 75, per i disabili, per i percettori di bonus sociale e per altre categorie deboli rimaste nel servizio di maggior tutela e che non sono passate al mercato libero;
4) ad attivarsi affinché, in raccordo con le rispettive autorità di riferimento di ciascun settore, siano predisposti specifici interventi finalizzati a correggere tutti i fattori che concorrono all'incremento ingiustificato di aumenti dei prezzi, a partire dalle tariffe per l'acqua e per le bollette elettriche e del gas;
5) ad adottare iniziative di competenza volte a dare seguito alla riforma degli oneri di sistema su beni energetici, eliminando voci obsolete e spostandone altre sulla fiscalità generale;
6) ad adottare iniziative di competenza volte ad estendere la platea di beneficiari dei bonus sociali elettrico e gas;
7) ad adottare misure di sostegno in favore delle imprese manifatturiere, già gravate da 23 mesi consecutivi di riduzione della produzione, e delle imprese del settore agricolo a fronte dell'incremento dei costi di approvvigionamento di carburanti, energia elettrica e gas, a partire dalla riduzione degli oneri di sistema e dal riconoscimento di un contributo straordinario, sotto forma di credito d'imposta in favore delle imprese, ivi comprese quelle agricole;
8) ad adottare iniziative di competenza affinché si introduca un cap al meccanismo di formazione del prezzo del mercato italiano del gas naturale indicizzato al Ttf;
9) ad attivarsi per accelerare senza ulteriori indugi lo sviluppo e l'espansione delle energie rinnovabili, attraverso la diffusione delle comunità energetiche rinnovabili, delle reti elettriche intelligenti, dei sistemi di accumulo e stoccaggio e dell'efficienza energetica.
(1-00398) «Peluffo, Simiani, Braga, Curti, De Micheli, Di Sanzo, Evi, Ferrari, Gnassi, Pandolfo».
(18 febbraio 2025)
La Camera,
premesso che:
1) i prezzi dell'elettricità sul mercato spot italiano sono i più alti fra le borse europee. Complessivamente nel 2024 il prezzo medio dell'energia elettrica nel mercato all'ingrosso è risultato di 108,52 euro per megawattora, mentre in Germania 78,51 euro per megawattora, in Spagna 63,04 euro per megawattora e in Francia 58,02 euro per megawattora;
2) l'Italia non solo registra i prezzi più elevati dell'energia, ma è anche il principale importatore europeo: nel 2024 ha acquistato 52 terawattora, pari al 17 per cento del fabbisogno nazionale, quasi il doppio rispetto alla Germania, secondo importatore dell'Unione europea. Inoltre, la forte dipendenza dal gas rende il mercato italiano particolarmente vulnerabile alle instabilità geopolitiche;
3) l'Autorità di regolazione per energia reti e ambiente (Arera) ha annunciato che nel primo trimestre del 2025 è previsto l'aumento della tariffa dell'energia elettrica del 18,2 per cento per circa 3,4 milioni di clienti vulnerabili, ossia per gli anziani sopra i 75 anni, per i disabili, per i percettori di bonus sociale e altre categorie deboli rimaste nel servizio di maggior tutela e che non sono passate al mercato libero. Nel primo trimestre 2025, infatti, il prezzo dell'energia elettrica sarà di 31,28 centesimi di euro per chilowattora a causa degli aumenti di spesa per l'acquisto di energia elettrica e dei costi di dispacciamento;
4) secondo le ultime stime fornite da Nomisma energia, la spesa per l'elettricità per il 2025 è in aumento del 28 per cento per le imprese e del 31 per cento per la «famiglia tipo», che si traduce in più 201 euro l'anno. Assoutenti indica un incremento delle tariffe del gas praticate in bolletta in media del 21 per cento, con una stangata di circa 309 euro aggiuntivi rispetto al 2024;
5) sul mercato all'ingrosso (la Borsa elettrica) il prezzo dell'elettricità viene determinato con il sistema del «prezzo marginale», ovvero viene fissato al livello del costo variabile dell'impianto di generazione più costoso necessario per soddisfare la domanda. Nel mercato italiano questo costo corrisponde quasi sempre alle centrali a gas, che nel 2023 hanno generato il 45 per cento dell'elettricità consumata a livello nazionale;
6) l'impennata dei prezzi dell'energia elettrica appare sostanzialmente legata ai fattori che condizionano i costi di produzione termoelettrici, ossia il prezzo «spot» del gas naturale che sul mercato all'ingrosso del gas più rappresentativo in Europa (il cosiddetto Ttf di Amsterdam) ha raggiunto il 1° gennaio 2025 il prezzo di oltre 50 euro al megawattora, dato fortemente influenzato sia dall'interruzione, a partire dal 1° gennaio 2025, del flusso di metano dalla Russia attraverso l'Ucraina, ma anche dai movimenti degli hedge fund e di altri fondi d'investimento non di rado puramente speculativi;
7) nonostante il netto calo della produzione semestrale termoelettrica (-10 per cento), il gas rimane la commodity che ancora influenza di più la formazione del prezzo dell'energia elettrica. Oltre il 95 per cento del gas italiano proviene dalle importazioni, una dipendenza che porta le aziende elettriche italiane alla mercé dei mercati internazionali del gas. Inoltre la sostituzione del gas proveniente dalla Russia ha fatto aumentare i prezzi complessivi della commodity e il gas naturale liquefatto acquistato dall'Italia è notevolmente più costoso del gas fornito tramite gasdotto;
8) tali fenomeni perlopiù speculativi pongono la necessità di individuare la migliore soluzione per contenere le bollette di luce e gas relative alle forniture domestiche che stanno mettendo ancora una volta a dura prova le famiglie italiane, proprio a causa dell'aumento generalizzato dei prezzi a fronte di retribuzioni salariali che – per la maggioranza dei lavoratori – non tengono il passo con l'aumento del costo della vita;
9) secondo i dati dell'ultimo rapporto sulla povertà energetica elaborati dall'Osservatorio italiano sulla povertà energetica (Oipe), 2,36 milioni di famiglie sono in povertà energetica, pari al 9 per cento delle famiglie italiane, dati in forte crescita rispetto al 2022, con un +1,3 per cento, pari a più di 340.000 famiglie che si aggiungono a quelle già colpite dal fenomeno. Ad aumentare significativamente è la componente di famiglie in povertà energetica nascosta, cioè le famiglie con spesa complessiva al di sotto della media, che hanno dichiarato di non aver speso nulla per il riscaldamento, fenomeno preoccupante perché segnala un inasprimento delle condizioni di disagio delle famiglie più povere, costrette a spegnere i sistemi di riscaldamento per risparmiare;
10) l'aumento del costo dell'energia sta pesando in modo rilevante anche sul sistema economico e produttivo del Paese, la cui produzione industriale risulta in diminuzione da 23 rilevazioni consecutive, facendo registrare a dicembre 2024 un calo del 7,1 per cento;
11) secondo l'ufficio studi della Cgia, basato sul prezzo medio dell'energia elettrica nel 2025 di 150 euro per megawattora e del gas a 50 euro per megawattora, le bollette potrebbero costare all'intero sistema imprenditoriale italiano ben 13,7 miliardi di euro in più rispetto al 2024, pari a un aumento del 19,2 per cento, con un totale della spesa complessiva che potrebbe toccare gli 85,2 miliardi di euro, di cui 65,3 sarebbero per l'energia elettrica e 19,9 per il gas;
12) nonostante l'impatto significativo del «caro energia» sul sistema produttivo e sulle famiglie sia in corso almeno dal mese di novembre 2024, il Governo fino ad ora si è limitato a denunciare il preoccupante fenomeno speculativo, senza peraltro adottare con provvedimenti adeguati, a cominciare dalla legge di bilancio, interventi volti a mitigare la dinamica dei prezzi al consumo, né per ridurre gli oneri di sistema o per rafforzare il bonus sociale, né tantomeno per tassare gli extraprofitti da rendita inframarginale delle grandi società energetiche che acquistano e distribuiscono gas, le quali hanno realizzato oltre 60 miliardi di euro di extraprofitti in due anni e mezzo, una vera e propria rapina sociale ai danni di famiglie e imprese;
13) a pesare sul costo dell'energia sono anche le scelte energetiche sinora intraprese dal Governo Meloni che, con il Piano Mattei, a giudizio dei firmatari del presente atto d'indirizzo, ha reso esplicito il suo unico obiettivo di trasformare l'Italia in un hub energetico del gas attraverso una pseudo-cooperazione, che sa di neocolonialismo, che passa dall'Africa e dalle fonti inquinanti, aumentando la dipendenza energetica del Paese da tale fonte fossile;
14) secondo i dati dell'associazione degli operatori delle reti di trasmissione (Entsc) nel 2024 l'Europa ha utilizzato quasi il 20 per cento di gas metano in meno rispetto ai 2023 e uno stupefacente 60 per cento in meno rispetto al picco di utilizzo registrato nel 2017, con un consumo di gas metano sceso di un ammontare pari alla somma della domanda annuale di Danimarca, Irlanda, Norvegia e Portogallo messi insieme;
15) la ragione principale della diminuzione del consumo di gas è la decisa crescita della produzione da energia da fonte rinnovabile. Nel primo semestre del 2024 la produzione di energia nell'Unione europea è venuta per metà da fonti rinnovabili (fonte: Reuters), la cui capacità è aumentata di ben 72 gigawatt solo nel 2023. Per la prima volta nella storia, l'energia da solare ed eolico è la prima fonte nel mix totale dell'Unione europea. Ciò ha comportato per l'Europa significativi vantaggi. In primo luogo, la riduzione della bolletta energetica: i prezzi all'ingrosso sono crollati rispetto ai picchi del 2022 e del 2023 e in alcuni Paesi, come Francia e Spagna, sono tornati addirittura ai minimi precedenti il 2021;
16) la strada che l'Italia deve seguire è quella fondata sulla forte crescita delle rinnovabili, che devono rappresentare l'asse portante della politica di decarbonizzazione secondo gli impegni assunti dal nostro Paese, nel quadro degli accordi internazionali, di fuoriuscita dalle fonti fossili. Investire sulle rinnovabili non è solo una scelta ecologica, ma l'unico strumento concreto per ridurre i costi dell'energia e garantire un futuro sostenibile per il Paese, portando al disaccoppiamento del prezzo tra gas e rinnovabili;
17) non è condivisibile la dichiarata necessità di puntare anche sul nucleare nel mix energetico. Si dimentica, infatti, degli alti costi di questa energia, che attualmente in Europa supera i 170 euro per megawattora. Si trascura, inoltre, di ricordare che in Europa, a partire dalla Francia, il nucleare è finanziato dallo, Stato, lo stesso Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica, nel rispondere all'interrogazione n. 5-03450 in Commissione attività produttive, commercio e turismo della Camera dei deputati, ha affermato che «nell'oggi non sia possibile stimare i costi del riavvio della produzione di energia elettrica da fonte nucleare». I dati dicono che il nucleare porta alla triplicazione dei costi dell'energia, come dimostra l'accordo franco-inglese che ha sterilizzato il prezzo dell'energia nucleare a 170 euro per megawattora. Tra il 2009 e il 2022, mentre i costi di produzione dell'energia onshore e del solare sono diminuiti rispettivamente del 70 per cento e del 90 per cento, quelli del nucleare sono aumentati del 33 per cento. Il nucleare non è la risposta né per la competitività economica, perché triplicherebbe i costi dell'energia per imprese e famiglie, né per la transizione ecologica, perché sottrarrebbe investimenti alle rinnovabili e non sarebbe una soluzione per la decarbonizzazione, visti tempi lunghissimi per la realizzazione delle centrali, mentre la crisi climatica necessita di risposte oggi;
18) altro elemento fondamentale per ridurre il costo della bolletta energetica di famiglie ed imprese è quella di agire sulla riduzione dei consumi finali, considerato che con quasi il 45 per cento dei consumi finali, quello degli edifici è il primo settore in Italia per consumi di energia, con oltre i due terzi derivanti da abitazioni residenziali, settore che nel corso degli anni ha aumentato più di tutti gli altri la propria fame di energia;
19) secondo l'analisi condotta da Odyssee-Mure, lo strumento che fornisce un monitoraggio completo dei consumi energetici e delle tendenze dell'efficienza, nonché una valutazione delle misure di politica di efficienza energetica per settore per i Paesi dell'Unione europea, a parità di condizioni climatiche un'abitazione media italiana consuma circa il 50 per cento in più della media europea. Tale situazione è conseguenza del fatto che negli ultimi due decenni, mentre gli altri Paesi europei hanno progressivamente ridotto i consumi delle abitazioni mettendo in campo politiche e misure di efficientamento efficaci, l'Italia è rimasta ferma al palo: in vent'anni, infatti, i consumi energetici medi di una casa italiana non sono praticamente cambiati, mentre in Europa in media sono stati tagliati del 17 per cento e alcuni Paesi, come la Francia, si sono spinti verso un taglio di oltre il 20 per cento;
20) gli interventi di efficientamento energetico del patrimonio immobiliare sono fondamentali sia per raggiungere l'obiettivo di piena decarbonizzazione riducendo l'uso delle fonti fossili, considerando che oltre il 60 per cento del parco edilizio residenziale italiano (12,42 milioni di edifici) ha più di 45 anni e fa affidamento sul gas naturale come principale fonte di energia, sia per migliorare le prestazioni energetiche degli immobili riducendo le dispersioni di calore e, più in generale, il fabbisogno energetico annuale dell'energia primaria per il riscaldamento, il raffrescamento, per la ventilazione e per la produzione di acqua calda sanitaria, con l'abbattimento dei costi di esercizio degli impianti domestici;
21) gli immobili più energivori sono quelli in cui si ritiene che, attraverso una spesa minore, sia possibile raggiungere benefici maggiori in termini di riduzione dei consumi, di ritorno economico e anche di benessere sociale, stante che i residenti di queste abitazioni sono quelli più spesso colpiti da povertà energetica;
22) per quanto concerne la quantificazione del potenziale risparmio per gli utenti, si stima che ogni passaggio di classe energetica ottenuta da un edificio, oltre a rappresentare un aumento del valore immobiliare del bene per i proprietari e contestualmente un vantaggio in termini di riduzione di circa il 20 per cento dei consumi energetici, contribuisce a ridurre le emissioni di gas serra associate all'energia;
23) il Parlamento europeo, ad aprile 2024, ha approvato la direttiva europea «case green» (o Epbd-Energy performance of buildings directive) sulla prestazione energetica nell'edilizia, segnando un momento decisivo per l'efficienza energetica e la sostenibilità ambientale delle costruzioni nell'Unione europea, con l'obiettivo di ridurre le emissioni del settore edilizio del 60 per cento entro il 2030 per arrivare alla neutralità climatica entro il 2050,
impegna il Governo:
1) ad adottare iniziative volte a individuare un operatore pubblico con funzione di aggregatore centrale che garantisca ai cittadini in condizioni di vulnerabilità la fornitura di una quota dell'energia che ne contenga i costi e mitighi la volatilità dei prezzi, tramite la stipula di contratti di lungo termine (Ppa) con produttori di fonti energetiche rinnovabili o mediante la realizzazione di comunità energetiche rinnovabili;
2) ad adottare ogni possibile iniziativa, anche di carattere normativo, finalizzata ad istituire un fondo di solidarietà volto a calmierare l'aumento dei prezzi dell'energia, sia per i clienti domestici che per i non domestici, da finanziare attraverso il gettito derivante da un'imposta straordinaria sugli extraprofitti nel settore energetico fossile;
3) ad assumere iniziative di competenza volte a prevedere l'istituzione nello stato di previsione del Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica di un apposito fondo denominato «Fondo di garanzia per la realizzazione di comunità energetiche rinnovabili», con l'obiettivo di garantire una parziale assicurazione ai crediti concessi dalle banche e da altri soggetti abilitati all'esercizio del credito in Italia per la realizzazione delle comunità energetiche rinnovabili, previste dal decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 199;
4) ad adottare le necessarie iniziative volte a raggiungere la quota di energia prodotta da fonti rinnovabili pari ad almeno il 42,5 per cento del consumo complessivo a livello nazionale, in conformità con gli obiettivi fissati dall'Unione europea, prevedendo l'istallazione di almeno 12 gigawatt annui di nuovi impianti a fonte rinnovabile;
5) ad escludere il ricorso al nucleare nel mix energetico sia per gli alti costi di questa energia, sia per l'impossibilità di stimare i costi del riavvio della produzione di energia elettrica da fonte nucleare come riconosciuto dallo stesso Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica;
6) ad adottare iniziative di carattere normativo volte a definire una riforma del mercato energetico che preveda il disaccoppiamento dei prezzi elettrici da quelli del gas, in modo da riflettere i reali costi di produzione di ciascuna fonte e garantire tariffe eque e sostenibili;
7) ad adottare iniziative, anche di carattere normativo, volte a rivedere il quadro degli incentivi e delle agevolazioni fiscali sugli interventi edilizi in vigore, stabilizzando la misura di detrazione fiscale dell'ecobonus nell'arco di 10 anni per far fronte al costo degli interventi per l'efficientamento energetico del patrimonio edilizio pubblico e privato, escludendo dal sistema incentivante le tecnologie di riscaldamento a combustione alimentati da fonti fossili, con un meccanismo semplificato e legato in modo più stringente al miglioramento delle prestazioni energetiche degli edifici e prevedendo percentuali di detrazione differenziate secondo le fasce di reddito, con la massima detrazione destinata alle fasce più deboli e ai proprietari di immobili destinati alla prima casa;
8) ad adottare iniziative di carattere normativo volte a prevedere un adeguato finanziamento del Fondo nazionale per l'efficienza energetica di cui all'articolo 15 del decreto legislativo 4 luglio 2014, n. 102, prevedendo una riserva delle risorse all'erogazione di contributi per gli interventi di riqualificazione energetica dell'edilizia residenziale pubblica;
9) ad adottare misure, anche di carattere normativo, volte alla massima semplificazione delle procedure amministrative per la realizzazione di interventi di efficienza e riqualificazione energetica degli edifici e per l'installazione di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili, che devono essere esonerati dal pagamento di oneri e contributi a qualsiasi titolo, anche mediante l'istituzione di sportelli unici telematici territoriali con funzioni di formazione, informazione, assistenza tecnico-amministrativa e finanziaria, a supporto di cittadini ed imprese, per la realizzazione di interventi di riqualificazione energetica, la produzione di energia da fonti rinnovabili, l'autoconsumo collettivo e le comunità energetiche;
10) ad adottare iniziative volte a disporre un piano straordinario di formazione professionale per il green building, riconvertendo parte dell'attuale sistema di formazione professionale verso specifici profili tecnici di esperti progettisti ed esecutori di interventi di efficienza e riqualificazione energetica degli edifici, anche accompagnando la riqualificazione di lavoratori provenienti da imprese in crisi aziendale.
(1-00399) «Bonelli, Ghirra, Zanella, Borrelli, Dori, Fratoianni, Grimaldi, Mari, Piccolotti, Zaratti».
(18 febbraio 2025)
La Camera,
premesso che:
1) i prezzi medi dell'energia elettrica in borsa in Italia nel 2024 sono stati i più alti dell'Unione europea: il doppio della Francia, il 70 per cento in più della Spagna e il 30 per cento in più della Germania;
2) al prezzo di borsa dell'energia si aggiungono in bolletta altri oneri, tanto maggiori quanto maggiore è il peso delle fonti intermittenti nel mix elettrico;
3) l'Italia non è solo il Paese dell'Unione europea in cui l'energia elettrica è più cara, ma è anche quello che ne importa di più, 52 terawattora, pari al 17 per cento del fabbisogno e quasi il doppio della Germania, che è il secondo importatore dell'Unione europea;
4) il prezzo dell'energia elettrica incide sui bilanci delle famiglie e delle imprese in modo determinante e, per la natura del mercato elettrico e per il ruolo che vi svolge il gas, è particolarmente sensibile anche all'instabilità del contesto geopolitico;
5) tutto ciò impone, nel medio-lungo periodo, una sfida relativa alla composizione del mix elettrico nazionale, ma esige nell'immediato misure volte a contenere il costo della bolletta elettrica per le imprese, che costituisce uno dei fattori più gravi di deindustrializzazione e perdita di competitività economica;
6) la misura più utile, nell'immediato, è rappresentata dal disaccoppiamento del prezzo dell'energia elettrica da fonti rinnovabili da quello di borsa, che nel 2024 in Italia è stato fissato dal gas per il 65 per cento delle ore;
7) le quotazioni del prezzo del gas attese per il 2025 sono tra 45 e 50 euro a megawattora, mentre il prezzo dei diritti di emissione (Ets) dovrebbe attestarsi intorno a 75-80 euro per tonnellata di anidride carbonica. Il risultato è che l'energia elettrica prodotta a gas nel 2025 dovrebbe costare intorno a 135 euro per megawattora (due volte e mezza il prezzo medio 2011-2020, pari a 57 euro a megawattora);
8) il disaccoppiamento può essere realizzato senza necessariamente creare due mercati paralleli, ad esempio attraverso la contrattualizzazione a termine – anche attraverso Ppa (Power purchase agreement) o Cfd (contratti per differenza) a due vie – per gli impianti rinnovabili, ovvero con altri meccanismi che consentano di evitare che si generino eccessive rendite inframarginali,
impegna il Governo:
1) ad adottare le opportune iniziative normative finalizzate:
a) a introdurre misure funzionali a contenere il prezzo dell'energia elettrica all'ingrosso, anche evitando che si generino eccessive rendite inframarginali per gli impianti alimentati a fonti rinnovabili e che, al contempo:
1) siano efficaci già nel breve termine;
2) non presentino criticità sotto il profilo della legittimità;
3) non scoraggino i necessari investimenti nelle fonti energetiche rinnovabili;
4) siano effettive, ovvero intercettino effettivamente una quantità elevata di energia;
b) a consentire il contenimento dei costi variabili sostenuti per la produzione termoelettrica a gas, eventualmente nei limiti degli oneri di varia natura che oggi colpiscono il consumo di gas per la produzione termoelettrica;
c) ad assicurare che le misure di compensazione si trasferiscano appieno nei prezzi dell'energia elettrica su tutto il mercato;
d) a mantenere comunque il costo della produzione di energia elettrica con il gas a livelli che non scoraggino l'ingresso di nuova capacità rinnovabile;
e) a liberalizzare le installazioni di impianti fotovoltaici su coperture per autoconsumo;
2) a valutare, nel più ampio dibattito sulla riassegnazione delle relative concessioni, anche l'opzione di inserire una clausola che preveda la cessione di energia al Gestore dei servizi energetici attraverso contratti a due vie che mantengano, ad esempio prevedendo profili contrattuali standard, adeguati incentivi per i produttori alla gestione efficiente degli impianti anche in termini di profilo di produzione;
3) a valutare le modalità con cui il Gestore dei servizi energetici cede ai consumatori finali – in particolare a quelli industriali energivori – almeno quota parte dell'energia elettrica rinnovabile, approvvigionata con i meccanismi di supporto – quali il cosiddetto Ferx – nonché con i contratti a due vie già menzionati, attraverso contratti pluriennali di lungo periodo nel rispetto della normativa sugli aiuti di Stato e sulla non discriminazione dei consumatori.
(1-00404) «Benzoni, Richetti, Bonetti, D'Alessio, Grippo, Sottanelli, Ruffino, Onori, Pastorella, Rosato».
(26 febbraio 2025)
La Camera,
premesso che:
1) negli ultimi mesi del 2024 e nei primi mesi dell'anno in corso il costo dell'energia ha registrato un aumento che nel mese di gennaio ha visto attestarsi il prezzo medio giornaliero dell'energia elettrica a 143 euro a megawattora e il prezzo medio giornaliero del gas a circa 50 euro a megawattora;
2) a gennaio 2025 l'energia elettrica in Italia è costata 143 euro/MWh in media, dai 99 di gennaio 2024, con un rincaro del 44 per cento in un anno. A febbraio 2025 la media italiana è salita a 154 euro/MWh;
3) le associazioni dei consumatori analizzando le previsioni sull'andamento del prezzo delle materie prime, hanno calcolato come la bolletta elettrica e del gas 2025 di una famiglia con contratto di fornitura a prezzo indicizzato nel mercato libero, potrebbe arrivare a superare i 2.930 euro, vale a dire quasi il 13,6 per cento rispetto a quella del 2024;
4) per quanto riguarda le Pmi, i rincari energetici penalizzano maggiormente quelle minori, con un costo dell'energia superiore del 22,5 per cento superiore a quello della corrispondente media europea. Le piccole imprese pur rappresentando solo un terzo dei consumi industriali, pagano circa la metà del costo degli incentivi alle rinnovabili. Nel 2024 esse hanno pagato l'energia elettrica mediamente 164 euro a MWh, comprensivo del prezzo dell'energia (108,52 euro) e degli oneri per le rinnovabili (54,4 euro). A febbraio 2025 il costo complessivo è salito a 208 euro a MWh, insostenibile per aziende che non possono facilmente assorbire tali incrementi;
5) come illustrato dal Governo in una recente informativa svolta alla Camera dei deputati il 23 gennaio 2025 l'aumento dei costi dell'energia nel mercato domestico è dovuto ad una molteplicità di fattori di carattere internazionale, quali la crescente domanda di energia in atto in Asia, i rischi della frammentazione delle supply chain a livello europeo, le tensioni geopolitiche in alcune aree del mondo – Ucraina e Medio Oriente – e i possibili impatti derivanti dalla situazione politica internazionale implicano, tra i diversi effetti, il persistere di condizioni di volatilità dei mercati energetici e di possibili speculazioni;
6) per quanto riguarda la dinamica dei costi del gas l'interruzione totale dal primo di gennaio 2025 delle forniture di gas russo tramite l'Ucraina ha prodotto a livello europeo una riduzione di circa 15 miliardi di metri cubi, pari al 5 per cento delle importazioni complessive dell'intero continente del 2024;
7) a questa riduzione si sono aggiunte quelle del flusso di gas proveniente dall'Algeria per circa 30 milioni di metri cubi al giorno e il calo di circa un terzo del gas proveniente dall'Azerbaijan;
8) tali eventi hanno imposto a un maggiore utilizzo degli stoccaggi e ad un aumento delle importazioni dal Nord Europa, influenzando quindi i prezzi in Italia, anche in riferimento al prezzo sui mercati europei;
9) il prezzo dell'energia elettrica in Italia è determinato nel 70 per cento delle ore dalla generazione termoelettrica a gas, nonostante questa pesi poco più del 40 per cento sulla generazione complessiva. Per questa tipologia di impianti, al costo della materia prima gas si somma il costo della CO2, che sul mercato Ets ha fatto registrare nel 2024 il prezzo medio di circa 65 euro a tonnellata, equivalente a circa 25 euro al megawattora da caricare. Tale extracosto si riflette per il 70 per cento delle ore su tutta la generazione elettrica indipendentemente dalla fonte di generazione;
10) come illustrato dal Governo nella citata informativa le direttrici di intervento perseguite da tempo riguardano da un lato, misure per accelerare lo sviluppo di nuova capacità da fonti rinnovabili, sia attraverso gli strumenti di sostegno sia attraverso misure di contesto volte a promuovere condizioni di mercato più favorevoli e procedure amministrative più chiare, rapide ed efficaci; dall'altro, misure per mitigare il prezzo di generazione termoelettrica;
11) il meccanismo del cosiddetto energy release, introdotto con il decreto-legge n. 181 del 2023, convertito con modificazioni dalla legge n. 11 del 2024, si muove in tale direzione. Tale meccanismo consiste nell'anticipazione dell'energia elettrica da fonti rinnovabili nella disponibilità del Gse a prezzo calmierato a favore delle imprese, in questo caso imprese energivore, configurandosi come un Ppa di medio termine. In cambio, le imprese energivore hanno l'obbligo di realizzare capacità Fer pari al doppio di quella anticipata: l'obiettivo finale è spingere l'autoproduzione sostenibile da parte delle imprese energivore;
12) con il meccanismo del cosiddetto gas release introdotto con il decreto-legge n. 181 del 2023, si è inteso rendere disponibili alle imprese gasivore 2-3 miliardi di metri cubi l'anno di gas nazionale a prezzi regolamentati. Nel 2024 sono stati estratti circa 2,7 miliardi di metri cubi, anche se le riserve accertate si aggirano fra i 50 e i 100 miliardi di mc, tali da permettere per diversi anni un aumento significativo della produzione. Con il decreto-legge n. 153 del 2024, convertito con modificazioni dalla legge 191 del 2024, si è provveduto a rivedere il Pitesai e a consentire la finalizzazione di parte della nuova produzione alla suddetta misura;
13) il Governo è altresì al lavoro per individuare soluzioni che possano ridurre significativamente l'incidenza nel prezzo elettrico degli oneri di varia natura (Ets compreso), che oggi gravano sul consumo di gas per la produzione termoelettrica; assicurino che le misure di compensazione di cui al punto precedente si trasferiscano appieno nei prezzi dell'energia elettrica su tutto il mercato; mantengano comunque il costo della produzione di energia elettrica con il gas a livelli che non scoraggino l'ingresso di nuova capacità rinnovabile;
14) in sede europea è in corso un'iniziativa del Governo finalizzata all'individuazione di meccanismi strutturali funzionali a prevenire che eventuali fenomeni speculativi determinino l'aumento dei prezzi del gas sul Ttf;
15) in tal senso il Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica si sta confrontando anche con la Germania per fronteggiare i rincari del costo dell'energia, per valutare in sede Ue l'introduzione di misure adeguate ad abbassare il prezzo del gas per famiglie e imprese e per consentire il disaccoppiamento dei prezzi del gas e dell'elettricità;
16) accanto all'istallazione di nuova capacità, il repowering e l'integrale ricostruzione degli impianti rinnovabili, in particolare l'eolico e il fotovoltaico, come anche previsto dall'aggiornamento del Pniec, rappresentano un'opportunità per incrementare la produzione di energia rinnovabile, senza consumare nuove superfici, funzionale al raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione al 2030;
17) al fine di favorire l'adozione di contratti a lungo termine (cosiddetti Ppa), tra i produttori di energia elettrica da fonte rinnovabile coi consumatori industriali finali, con l'articolo 8 del decreto-legge n. 208 del 2024, convertito con modificazioni dalla legge n. 20 del 2025, è stata introdotta una misura di garanzia di ultima istanza gestita dal Gse con l'impegno di 45 milioni di euro annui per ciascuno degli anni dal 2025 al 2027, cui si provvede con i proventi delle aste Ets;
18) in aggiunta alle linee di intervento già in essere, di lungo e medio periodo, il governo ha annunciato il 13 febbraio 2025 in Senato, in risposta ad un atto di sindacato ispettivo, la volontà di adottare un provvedimento per intervenire anche nell'immediato sulla dinamica dei prezzi dell'energia,
impegna il Governo:
1) ad adottare iniziative normative volte ad intervenire nell'immediato sulla dinamica dei prezzi dell'energia e sulle ripercussioni prodotte in danno dei clienti domestici, delle Pmi e delle imprese, anche promuovendo una capillare campagna informativa in merito alla possibilità per i clienti vulnerabili di passare al servizio a tutele graduali entro il 30 giugno 2025;
2) ad adottare le possibili iniziative per ridurre gli oneri generali di sistema sulle bollette elettriche e del gas delle famiglie e delle Pmi, valutando altresì se non sia opportuno ridurli sul gas utilizzato a fini di produzione energetica per ridurre i costi di generazione degli impianti termoelettrici a gas e conseguentemente il prezzo marginale dell'energia elettrica;
3) ad adottare iniziative normative volte a incrementare il bonus sociale per i clienti in condizioni di difficoltà economica, anche attraverso l'ampliamento della platea dei beneficiari, avendo particolare riguardo ai componenti del nucleo familiare e ai soggetti in gravi condizioni di salute;
4) ad introdurre iniziative di competenza volte a ridurre il costo dell'energia per le attività produttive, in particolare per le Pmi;
5) a dare piena attuazione all'energy release 2.0 di cui all'articolo 1 del decreto-legge 9 dicembre 2023, n. 181, al fine di garantire ai clienti finali energivori energia elettrica a prezzo calmierato a fronte dell'impegno di sviluppare nuova energia da fonti rinnovabili;
6) a procedere all'attuazione del gas release, di cui all'articolo 2 del decreto-legge 9 dicembre 2023, n. 181, alla luce delle modifiche introdotte dal decreto-legge 153 del 2024, favorendo così la fornitura di gas naturale di nuova produzione a favore prioritariamente delle imprese gasivore;
7) a intervenire in sede comunitaria per individuare misure in linea con la disciplina degli aiuti di Stato volte a mitigare gli impatti economici del sistema di scambio di quote di emissione di gas a effetto serra (Ets), in particolare per il settore energetico e sugli eventuali effetti distorsivi sulla competitività degli Stati appartenenti all'Unione europea;
8) a favorire in conformità a quanto previsto dall'articolo 10, paragrafo 3, della direttiva 2003/87/CE, recepito nell'articolo 23, comma 7, del decreto legislativo n. 47 del 2020, così come modificato dal decreto legislativo n. 147 del 2024 il ricorso all'utilizzo dei proventi delle aste Ets per calmierare i prezzi delle bollette di cittadini e imprese, valutando altresì un incremento della quota destinata a finanziare interventi strutturali per la decarbonizzazione dei settori industriali manifatturieri, come previsto dalla direttiva (Ue) 2018/410 e dalle nuove prescrizioni del pacchetto «Fit for 55»;
9) a proseguire nell'azione già intrapresa finalizzata a rimuovere il differenziale fra il prezzo del gas sul mercato europeo Ttf di Amsterdam e quello sul mercato italiano Psv;
10) ad avviare un percorso virtuoso di disaccoppiamento dei prezzi del gas da quelli dell'energia elettrica al fine di favorire il contenimento dei prezzi e lo sviluppo di mercati energetici più efficienti e legati alle singole strutture di costo di produzione;
11) a caldeggiare in sede europea il principio della neutralità tecnologica nel definire le politiche e nel promuovere lo sviluppo delle diverse tecnologie per il raggiungimento dei target climatici al 2030 e al 2050;
12) ad adottare iniziative volte a potenziare lo strumento dei contratti di lungo termine per l'energia verde, sia favorendo l'aggregazione della domanda con le piccole e medie imprese e sia prevedendo il coinvolgimento di una controparte centralizzata pubblica che possa offrire ai consumatori finali quota dell'energia elettrica da fonti rinnovabili e relative garanzie di origine oggetto delle procedure competitive relative ai sistemi di incentivazione tariffaria delle rinnovabili;
13) ad adottare iniziative volte a favorire la stabilizzazione dei prezzi e l'integrazione delle rinnovabili nel mercato, anche valutando misure affinché il Gse organizzi aste per l'acquisto di energia elettrica a medio-lungo (Ppa), aperte su base volontaria agli impianti Fer esistenti ed oggetto di revamping non incentivati;
14) ad adottare iniziative normative volte a semplificare, come previsto dalla direttiva Red III, l'iter autorizzativo e di connessione alla rete per gli interventi di repowering degli impianti Fer;
15) ad andare avanti nel percorso di reintroduzione della produzione di energia nucleare per salvaguardare la competitività delle imprese, predisponendo, alla luce anche delle recenti conoscenze scientifiche e nell'ottica degli obiettivi di decarbonizzazione, indipendenza energetica nazionale e tutela dell'economia nazionale, un percorso normativo finalizzato a consentire la produzione di energia da fonte nucleare sostenibile di nuova generazione;
16) ad adottare iniziative normative volte ad introdurre una semplificazione efficace sotto il profilo ambientale e autorizzativo per la realizzazione di interventi di repowering eolico su impianti esistenti, in considerazione del contributo che tali interventi possono offrire per il raggiungimento degli obiettivi di transizione energetica contenendo al contempo l'utilizzo di nuovo suolo, nonché a prevedere un diverso criterio per la priorità di trattazione delle procedure ambientali e autorizzative basato sul parametro dell'efficienza della produzione energetica rispetto all'impatto ambientale provocato;
17) a proseguire ed implementare l'azione predisposta attraverso il cosiddetto Piano Mattei per rafforzare la cooperazione tra l'Italia e i Paesi africani per diversificare e aumentare le fonti e le forniture nell'approvvigionamento di energie;
18) a promuovere l'ottimizzazione, l'efficientamento e lo sviluppo degli impianti idroelettrici, sia da acqua fluente che da pompaggio, in modo da massimizzare la produzione programmabile di energia da fonte idrica.
(1-00408) «Squeri, Caramanna, Gusmeroli, Cavo, Casasco, Zucconi, Andreuzza, Polidori, Mattia, Barabotti, Milani, Di Mattina, Antoniozzi, Toccalini, Colombo, Comba, Giovine, Maerna, Pietrella, Schiano Di Visconti».
(4 marzo 2025)
La Camera,
premesso che:
1) secondo i dati dell'Istituto nazionale di statistica (Istat) relativi al 2023, circa 13,4 milioni di persone in Italia si trovano in condizioni di rischio di povertà o esclusione sociale, equivalente al 22,8 per cento della popolazione;
2) la distribuzione territoriale di questo fenomeno è eterogenea: nel Nord Italia, il 12,4 per cento della popolazione è a rischio, mentre nel Mezzogiorno la percentuale sale al 39,0 per cento. In particolare, le regioni con le percentuali più elevate sono Calabria (48,6 per cento), Campania (44,4 per cento) e Sicilia (41,4 per cento);
3) secondo le ultime rilevazioni dell'Istat e i rapporti dell'Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente (Arera), nel 2025 si registreranno aumenti diffusi di tariffe, imposte, tributi e prezzi su beni e servizi essenziali, con effetti negativi sui bilanci delle famiglie e sulla competitività delle imprese italiane;
4) la legge 30 dicembre 2024, n. 207, recante il bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2025 e il bilancio pluriennale per il triennio 2025-2027, ha comportato la revisione delle addizionali Irpef e l'adeguamento della Tari, aggravando ulteriormente l'onere fiscale sui lavoratori e sui cittadini, in un contesto di tagli ai fondi e di riorganizzazione degli enti locali;
5) secondo quanto attestato da Arera e dai gestori dei servizi, le tariffe idriche in alcuni territori hanno già registrato incrementi superiori al 15 per cento rispetto al 2024, rappresentando un ulteriore onore per le famiglie e le imprese italiane già soggette a pressione fiscale e costo della vita tra i più alti in Europa;
6) i prezzi medi dell'energia elettrica sulla borsa italiana nel 2024 sono stati i più alti in Europa, di gran lunga più alti rispetto ai principali partner commerciali europei, ai quali si aggiungono oneri in bolletta derivanti dall'alta quota di fonti intermittenti, rendendo il costo finale dell'energia insostenibile per i cittadini;
7) la bilancia energetica italiana registra un'importazione media di 52 terawattora di energia elettrica (pari al 17 per cento del fabbisogno nazionale), quasi il doppio della Germania, evidenziando una dipendenza strategica che aggrava l'impatto delle fluttuazioni internazionali e delle tensioni geopolitiche sul mercato energetico nazionale;
8) il mese di febbraio 2025 si è chiuso con un prezzo medio all'ingrosso di 150 euro per megawattora, mentre lo stesso mese del 2024 si era chiuso con un prezzo medio all'ingrosso di 87 euro per megawattora;
9) rispetto ai principali mercati europei, l'Italia registra il costo dell'energia più elevato con valori all'ingrosso di oltre il 25 per cento rispetto a quelli del mercato tedesco, del 40 per cento rispetto a quello francese, del 48 per cento rispetto a quello spagnolo e di oltre il 220 per cento rispetto a quelli dei Paesi scandinavi;
10) si stima che tale livello dei prezzi si attesterà intorno ai 10 miliardi di euro per le famiglie e le attività produttive italiane nel 2025. Enti di ricerca di settore prevedono una crescita media della spesa per l'energia elettrica del 28 per cento per le imprese e del 31 per cento per le famiglie nel 2025;
11) l'Arera ha annunciato che per il primo trimestre 2025 è previsto l'aumento della tariffa dell'energia elettrica del 18,2 per cento per i 3,4 milioni di clienti rimasti nel servizio di maggior tutela e che non sono passati al mercato libero, ossia i cittadini maggiormente vulnerabili, mentre i clienti del libero mercato sono già soggetti agli eccessivi costi di commercializzazione dell'energia elettrica aggiuntivi al prezzo unico nazionale;
12) negli ultimi quattro mesi le famiglie italiane hanno speso, in media, 777 euro per l'energia (280 per l'energia elettrica e 497 per il gas), con un incremento medio della bolletta pari al 5,9 per cento su base annua: un incremento che fa eco all'aumento medio del costo del gas (8,3 per cento) e della luce (1,7 per cento) e che, secondo gli operatori, è destinato ad aumentare ulteriormente nei prossimi mesi;
13) tra le voci in bolletta che impattano notevolmente sulle famiglie, in particolare quelle meno abbienti, vi sono gli oneri di sistema che nel corso degli anni hanno visto una crescita consistente e la cui disciplina andrebbe rivista, anche valutando la possibilità di spalmare tali oneri sulla fiscalità generale;
14) oltre ai settori energetici, si registrano aumenti significativi in altri comparti: pedaggi autostradali (1,8 per cento in aumento), assicurazioni responsabilità civile auto (+6,19 per cento annuo), carburanti (rincari dovuti a tensioni internazionali e politiche fiscali, ivi incluso l'aumento delle accise su determinati carburanti) e beni alimentari (cereali, latte, formaggi, carni, olio e ortaggi), con ripercussioni a catena sull'intera economia;
15) l'incremento dei costi, unito al caro affitti (aumento medio del 10,6 per cento) e alle spese scolastiche in crescita (3,66 per cento), comporta una pressione sul potere d'acquisto delle famiglie, evidenziata da una riduzione della propensione al risparmio (-0,8 per cento) e da un aggravio medio annuo superiore a 1.000 euro per nucleo familiare;
16) secondo quanto rilevato dall'Istat, a febbraio 2025 l'inflazione si è attestata all'1,7 per cento, dello 1,7 per cento superiore rispetto a febbraio 2024 e dello 0,2 per cento rispetto a gennaio 2025. L'indice nazionale dei prezzi al consumo per l'intera collettività (Nic), rilevato mensilmente dall'Istituto per monitorare l'andamento dei principali valori che compongono i consumi delle famiglie italiane, ha registrato da novembre 2022 al gennaio 2025 un netto incremento. Infatti, se l'indice dei prezzi a novembre 2022 si attestava a 118,1, gennaio 2025 si è chiuso con un Nic di 121,9, che rappresenta in termini monetari un netto incremento per la spesa delle famiglie;
17) l'Osservatorio nazionale Federconsumatori ha stimato ricadute, per una famiglia media, pari a +914,04 euro annui a famiglia, evidenziando come l'andamento dei prezzi rischi di ripercuotersi in modo significativo sul potere d'acquisto;
18) secondo i dati Ismea, nel terzo trimestre del 2024 i prezzi dei prodotti alimentari e agricoli hanno registrato un incremento complessivo del 6,3 per cento rispetto al trimestre precedente. Tale aumento in un solo trimestre evidenzia una notevole volatilità nel settore agricolo e alimentare, che potrebbe aggravare ulteriormente le difficoltà economiche delle famiglie e richiedere una maggiore attenzione;
19) in questo contesto, la legge 30 dicembre 2024, n. 207, ha sostanzialmente stravolto il cosiddetto «Bonus Renzi», trasformando la riduzione del cuneo – introdotta dal decreto-legge 24 aprile 2014, n. 66, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 giugno 2014, n. 89, in via provvisoria e resa strutturale dalla legge 23 dicembre 2014, n. 190 – da contributivo a fiscale. Tale modifica ha prodotto effetti negativi per i contribuenti con redditi bassi e medio-bassi: già nei primi mesi del 2025, infatti, si sono registrati gli effetti negativi della misura quantificabili in una perdita netta fino a 100 euro mensili (pari a 1.200 euro annui), aggravando ulteriormente le condizioni di lavoratori e famiglie che già affrontano la forte perdita di potere di acquisto registrata in particolare nell'ultimo biennio per via dell'inflazione;
20) è imprescindibile intervenire sia nel breve periodo con misure tempestive volte a far fronte alle necessità congiunturali, che nel lungo periodo con misure strutturali per contenere il caro prezzi, tutelare il potere d'acquisto dei cittadini e prevenire un'ulteriore perdita di competitività industriale, che rischia di condurre a una progressiva deindustrializzazione del nostro Paese;
21) nel breve periodo sono necessarie misure volte ad abbattere il costo delle bollette per le famiglie e le imprese, come la riduzione dell'Iva sulle materie prime energetiche e una drastica riduzione degli oneri generali di sistema in bolletta, col fine di limitare l'impatto dei rialzi dei prezzi dei prodotti energetici all'ingrosso, sia per le utenze domestiche che per le utenze diverse da quelle domestiche, anche per le medie e grandi aziende con potenza delle utenze pari o superiore ai 16,5 kilowatt;
22) misure analoghe vanno applicate anche agli enti del terzo settore che svolgono attività di interesse generale fondamentali, in quanto complementari o addirittura sostitutive dell'azione dello Stato nel supporto alle fasce più deboli della popolazione, per le quali gli aumenti del costo dell'energia sarebbero insostenibili;
23) risulta, altresì, auspicabile prevedere la concessione di ristori alle imprese al fine di evitare che l'incremento del prezzo dei beni energetici ponga in difficoltà finanziarie le imprese che stanno già subendo contraccolpi economici;
24) nel lungo periodo appare più che mai necessario riformare il sistema energetico anche attraverso la diversificazione del mix energetico nazionale, la revisione della fiscalità generale e dei costi fissi in bolletta, al fine di ridurre la dipendenza dai mercati internazionali, aumentare la competitività dell'economia italiana nel mercato globale e contenere i costi per famiglie e imprese;
25) il disaccoppiamento del prezzo all'ingrosso dell'energia elettrica dal costo di generazione elettrica dal gas naturale è una delle possibili strade percorribili per abbassare il costo per gli utenti finali;
26) il nucleare risulta la fonte energetica maggiormente adatta a contribuire positivamente al mix energetico italiano in ottica di miglioramento della sicurezza dell'approvvigionamento energetico e di riduzione dell'impatto del costo dell'energia sulle attività economiche e sulle famiglie, anche in ottica di graduale affrancamento dalle fonti fossili;
27) il decreto-legge 28 febbraio 2025, n. 19, recante misure urgenti in favore delle famiglie e delle imprese di agevolazione tariffaria per la fornitura di energia elettrica e gas naturale nonché per la trasparenza delle offerte al dettaglio e il rafforzamento delle sanzioni delle autorità di vigilanza – cosiddetto «decreto bollette» – approvato dal Consiglio dei ministri nella riunione del 28 febbraio 2025, stanzia circa tre miliardi per i mesi di marzo, aprile e maggio 2025, prevedendo dei bonus per luce e gas volti ad abbassare il costo dell'energia in fattura per quei nuclei familiari che rispettano i requisiti reddituali;
28) per fare fronte al caro energia il Governo ha previsto, in particolare, il riconoscimento di un contributo straordinario di 200 euro sulle forniture di energia elettrica per i clienti domestici con un Isee fino a 25.000 euro. Tale disposizione rappresenta una risposta tardiva, eccessivamente limitata e inefficace se si considera che l'aumento del costo dell'energia riguarda milioni di famiglie già fortemente provate dall'aumento dei prezzi (soprattutto dei beni alimentari) e che il predetto contributo straordinario non compensa in alcun modo l'aumento dei costi dell'energia sostenuto, su base annuale, dai cittadini;
29) anche l'azzeramento della parte della componente Asos applicata all'energia prelevata per i soli clienti non domestici in bassa tensione con potenza disponibile superiore a 16,5 kilowatt, per un semestre, esclude incomprensibilmente migliaia di micro, piccole e medie imprese che compongono il tessuto economico del Paese e che già risentono del repentino aumento della pressione fiscale registrato nell'ultimo anno;
30) il disegno di legge delega al Governo in materia di energia nucleare sostenibile, licenziato dal Consiglio dei ministri nella medesima giornata, prevede disposizioni volte alla reintroduzione della produzione di energia nucleare da fonte nucleare sostenibile sul territorio nazionale;
31) il disegno di legge delega prevede che il Governo adotti, entro 24 mesi dall'entrata in vigore della stessa, decreti legislativi recanti anche disposizioni per la produzione di idrogeno, la disattivazione e lo smantellamento degli impianti esistenti, la gestione dei rifiuti radioattivi e del combustibile nucleare esaurito, la ricerca, lo sviluppo e l'utilizzo dell'energia da fusione, nonché la riorganizzazione delle competenze e delle funzioni in materia;
32) il rafforzamento delle politiche energetiche nazionali necessita di tecnologie e infrastrutture funzionali a tale scopo. L'avvio di un piano infrastrutturale per la coltivazione di idrocarburi, la produzione energetica, la rigassificazione, la trasmissione di energia elettrica e il trasporto di gas non è più procrastinabile. Tali opere sono indispensabili per garantire l'autonomia energetica – e quindi strategica – del Paese e già in passato si sono rivelate fondamentali per scongiurare o mitigare il rincaro dei prezzi dei beni energetici, come avvenuto con il Governo Renzi, attraverso la programmazione e la realizzazione di opere infrastrutturali strategiche per il Paese come il Tap, che ha consentito il contenimento dei costi del gas e quindi delle ricadute in bolletta per i cittadini nelle fasi di maggiore tensione geopolitica e volatilità del mercato dell'energia;
33) un approccio sistematico, fondato sulla revisione delle politiche energetiche, è auspicabile ed essenziale per garantire un futuro di crescita sostenibile e di modernizzazione dell'economia italiana, aumentandone la competitività sul fronte industriale, ma va accompagnato da un riordino e una semplificazione altrettanto sistematica delle politiche fiscali, al fine di abbassare la pressione sui contribuenti,
impegna il Governo:
1) ad adottare ogni iniziativa di competenza per contrastare il rincaro dei costi dell'energia per le famiglie, in particolare quelle con redditi medio-bassi, tutelando il loro potere d'acquisto ed evitando fenomeni di stagnazione o riflessi negativi sul piano dei consumi interni e della crescita;
2) adottare ogni misura di competenza per contenere l'incremento delle tariffe e dei tributi richiamati in premessa, nonché a prevedere il riordino e la semplificazione delle politiche fiscali che concernono il mercato dell'energia, allo scopo di contenere l'inflazione, stimolare gli investimenti e sostenere le micro, piccole e medie imprese, soprattutto nei primi anni di attività;
3) ad adottare iniziative normative immediate volte a contrastare la crescita della spesa per i beni energetici per famiglie, imprese ed enti del terzo settore almeno nel 2025, prevedendo l'azzeramento dell'imposta sul valore aggiunto e dell'accisa per i prodotti energetici ottenuti da fonti rinnovabili, per l'energia elettrica e per il gas destinati agli usi domestico ed industriale, per i prodotti energetici a basso impatto ambientale come benzina verde e gpl destinati alla mobilità personale e per quelli destinati al trasporto delle merci;
4) ad adottare iniziative volte a stanziare risorse finanziarie idonee a sostenere le famiglie nel fronteggiare l'aumento dei costi delle bollette, nonché a ristorare i cittadini dei maggiori oneri affrontati per l'incremento dei beni energetici;
5) ad adottare iniziative normative volte a innalzare sensibilmente la soglia Isee prevista dall'articolo 1 del decreto-legge 28 febbraio 2025, n. 19, ai fini del riconoscimento del contributo straordinario a fondo perduto per il contrasto del caro energia, e ad estendere il medesimo a tutti i periodi dell'anno caratterizzati da un forte aumento dei prezzi dell'energia, abbandonando l'approccio emergenziale e il ricorso a misure una tantum per fare fronte all'aumento dei prezzi dell'energia, al fine di adottare misure strutturali volte a mettere al riparo famiglie e imprese da tale fenomeno;
6) ad adottare ogni iniziativa utile a garantire l'accelerazione e l'avvio di interventi infrastrutturali volti a realizzare impianti di coltivazione di idrocarburi, rigassificatori, reti di trasmissione dell'energia elettrica e di gas, al fine di rafforzare l'indipendenza energetica italiana e abbattere i costi per gli utenti nel medio-lungo periodo;
7) ad adottare iniziative di competenza per favorire il disaccoppiamento del prezzo dell'energia elettrica da quello del gas;
8) ad adottare senza indugio iniziative normative volte all'adozione di disposizioni volte a permettere la produzione di energia da fonte nucleare di ultima generazione in Italia, con l'obiettivo di incrementare l'energy mix e rafforzare l'autonomia energetica del Paese, mettendo al riparo cittadini e imprese dalle fluttuazioni del mercato dell'energia e dalle tensioni derivanti dall'attuale contesto geopolitico.
(1-00413) «Boschi, Gadda, Bonifazi, Del Barba, Faraone, Giachetti, Gruppioni».
(11 marzo 2025)
MOZIONE BRAGA, RICCARDO RICCIARDI, ZANELLA, FARAONE, MAGI ED ALTRI N. 1-00396 PRESENTATA A NORMA DELL'ARTICOLO 115, COMMA 3, DEL REGOLAMENTO, NEI CONFRONTI DEL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA, CARLO NORDIO
La Camera,
premesso che:
il 5 febbraio 2025 nel corso dell'informativa resa alle Camere dal Ministro della giustizia, Carlo Nordio, e dal Ministro dell'interno, Matteo Piantedosi, sono emerse ulteriori incongruenze in merito alle vicende legate al rimpatrio del generale libico Osama Njeem Almasri, comandante libico, capo della polizia giudiziaria di Tripoli e direttore del carcere di Mitiga, accusato dalla Corte penale internazionale di crimini di guerra e crimini contro l'umanità;
il 19 gennaio 2025 Almasri è stato arrestato a Torino in esecuzione del mandato di cattura emesso sabato 18 dalla Corte dell'Aja, dando seguito alla richiesta avanzata il 2 ottobre 2024 dal procuratore dell'organismo internazionale;
il 21 gennaio 2025 la Corte d'appello di Roma, a seguito della mancata risposta del Ministro Nordio alle sollecitazioni del Procuratore generale in merito alle attività da porre in essere, non ha convalidato l'arresto e nella stessa giornata il criminale libico è stato rimpatriato a mezzo di un Falcon 900 italiano, partito da Ciampino già nella mattinata del 19 alla volta di Torino, molte ore prima che Almasri fosse scarcerato, e poi definitivamente per Tripoli, dove una volta atterrato è stato accolto trionfalmente;
nelle stesse ore in cui veniva avviato ed eseguito il rimpatrio – e in particolare nel pomeriggio del 21 gennaio 2025 – il Ministero della giustizia diffondeva una nota così formulata: «È pervenuta la richiesta della Corte penale internazionale di arresto del cittadino libico Najeem Osama Almasri Habish. Considerato il complesso carteggio, il Ministro sta valutando la trasmissione formale della richiesta della Cpi al Procuratore generale di Roma, ai sensi dell'articolo 4 della legge n. 237 del 2012»;
nell'informativa resa il Ministro della giustizia ha dunque abbandonato la strada fino ad allora seguita del «cavillo giuridico» per spiegare la scarcerazione del torturatore libico Osama Njeem Almasri, strada peraltro seguita anche dalla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che, come noto, anziché presentarsi alle Camere ha preferito diffondere un video d'accusa al procuratore di Roma, Francesco Lo Voi, umiliando ancora una volta la dignità del Parlamento;
il Ministro Nordio, ad avviso dei firmatari del presente atto, si è scagliato in maniera scomposta contro la Corte penale internazionale assegnandosi tra l'altro un ruolo che non gli spetta: quello di valutare la legittimità del mandato di cattura; l'articolo 4, comma 1, della legge 20 dicembre 2012, n. 237, recante «Norme per l'adeguamento alle disposizioni dello statuto istitutivo della Corte penale internazionale» stabilisce che «Il Ministro della giustizia dà corso alle richieste formulate dalla Corte penale internazionale, trasmettendole al procuratore generale presso la Corte d'appello di Roma perché vi dia esecuzione», senza che sia prevista da parte del Ministro alcuna valutazione discrezionale;
occorre evidenziare preliminarmente come le affermazioni del Ministro Nordio stridano anche con le motivazioni con le quali i giudici della Corte d'appello di Roma hanno deciso la scarcerazione di Almasri. La Corte d'appello ha motivato la decisione, infatti, non entrando nel merito né tantomeno indicando errori nel provvedimento della Corte penale internazionale, bensì eccependo esclusivamente l'assenza di risposta del Ministro;
inoltre, dalla corrispondenza protocollata emerge come, nella serata del 18 gennaio 2025, la cancelleria della Corte penale internazionale abbia informato il Governo italiano dell'imminente mandato d'arresto, allegando una nota nella quale si ricordava che «qualora si individuassero problemi che potrebbero impedire l'esecuzione della presente richiesta di cooperazione, dovrebbero consultare la Corte senza indugio al fine di risolvere la questione» e indicando, a tal fine, i recapiti del funzionario da contattare;
l'articolo 97 dello Statuto di Roma, infatti, prevede che: «Quando uno Stato parte, investito di una richiesta ai sensi del presente capitolo, constata che la stessa solleva difficoltà che potrebbero intralciarne o impedirne l'esecuzione, esso consulta senza indugio la Corte per risolvere il problema.», tuttavia il Ministro non ha ritenuto di sollevare alcuna eccezione nelle sedi dovute, ma ha invece spiegato a questo Parlamento come l'arresto fosse scritto, oltre che in lingua inglese senza essere tradotto e «con diversi allegati in arabo», così male da non consentire l'immediata adesione del Ministero alla richiesta arrivata dalla Corte d'appello di Roma;
il Ministro Nordio ha rivendicato un ruolo non «da passacarte» e «il potere-dovere di interloquire con altri organi dello Stato, laddove se ne presenti la necessità, che in questo caso si presentava eccome», ammettendo, anzi di più, rivendicando, una valutazione politica compiuta con altri esponenti del Governo. Tuttavia l'articolo 2, comma 1, della legge 20 dicembre 2012, n. 237, chiarisce come «I rapporti di cooperazione tra lo Stato italiano e la Corte penale internazionale sono curati in via esclusiva dal Ministro della giustizia, al quale compete di ricevere le richieste provenienti dalla Corte e di darvi seguito» che «ove ritenga che ne ricorra la necessità, concorda la propria azione con altri Ministri interessati, con altre istituzioni o con altri organi dello Stato», coordinamento che non si intende legato a nessuna valutazione sul merito da parte del Ministro medesimo;
infatti, come chiarito dal successivo comma 3, del medesimo articolo 2, che il Ministro Nordio ha provvidenzialmente dimenticato di citare nell'informativa, «Il Ministro della giustizia, nel dare seguito alle richieste di cooperazione, assicura che sia rispettato il carattere riservato delle medesime e che l'esecuzione avvenga in tempi rapidi e con le modalità dovute»;
questo Parlamento si è trovato dunque ad essere umiliato tre volte: dall'ostinata assenza della Presidente del Consiglio, dall'inopportuna, incoerente e sgrammaticata informativa del Ministro della giustizia e dalle surreali affermazioni del Ministro dell'interno che è arrivato finanche a sostenere che un soggetto estremamente pericoloso per l'ordine e la sicurezza pubblica non debba essere trattenuto né in Italia, né consegnato alla Corte penale internazionale, ma invece restituito al Paese dove ha commesso i crimini contro l'umanità di cui è accusato e dove, come di tutta evidenza, potrà continuare a commetterli impunemente;
una decisione in spregio del diritto internazionale, delle sue sedi e che offende la credibilità e l'autorevolezza del nostro Paese che non solo ha sottoscritto lo Statuto istitutivo della Corte penale internazionale, ma che ne è stato anche la sede;
ad aggravare ulteriormente il quadro si aggiunga che, come riportato dal quotidiano La Repubblica, il 20 gennaio 2025, a seguito della richiesta della Corte di appello di Roma con la quale si indicava l'errore procedurale e sostanzialmente si chiedeva che venisse sanato, gli uffici di via Arenula avrebbero preparato un ordine d'arresto proprio per rispondere in tal senso alla richiesta della Corte d'appello, l'atto sarebbe però rimasto in bozza. Il Ministro Nordio avrebbe deciso, sempre secondo quanto riportato dal quotidiano, di non procedere e, infatti, non avrebbe contattato il Tribunale, né avrebbe scritto alla Corte di appello di Roma per sollevare quei «problemi che potrebbero impedire l'esecuzione» ai sensi del citato articolo 97 dello Statuto di Roma. È rimasto in silenzio per 36 ore per poi comparire nuovamente nel pomeriggio del 21, con la nota in cui si affermava: «si stanno valutando gli atti», nota giunta mentre il criminale libico era già in volo verso Tripoli;
se confermati, i fatti riportati dal quotidiano dimostrerebbero inequivocabilmente e definitivamente la volontà del Ministro di non procedere con l'arresto e dunque con un atto dovuto nel rispetto degli obblighi internazionali dell'Italia;
la violazione degli obblighi internazionali è stata denunciata anche dalla Sidi – Società italiana di diritto internazionale e diritto dell'Unione europea – l'associazione scientifica che riunisce i professori e gli studiosi italiani che ha pubblicato un documento nel quale si afferma che il rimpatrio di Almasri costituisce «una violazione grave e ingiustificata degli obblighi di cooperazione derivanti dallo Statuto di Roma». Nel documento si afferma, inoltre, che esiste «l'obbligo di dare esecuzione a un mandato di arresto»;
il Ministro della giustizia ha intrapreso, seguendo le indicazioni della Presidente del Consiglio, una condotta di netta contrapposizione con l'ordine giudiziario, minando il principio costituzionale della leale collaborazione tra le istituzioni della Repubblica. Condotta provocatoria ribadita, peraltro, nel corso dell'informativa summenzionata;
il Ministro Nordio, nominato con decreto del Presidente della Repubblica del 21 ottobre 2022, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, ai sensi dell'articolo 93 della Costituzione e dell'articolo 1, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, prima di assumere le funzioni, ha prestato giuramento di fedeltà alla Repubblica, nonché «di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le funzioni nell'interesse esclusivo della nazione»;
il Ministro della giustizia, non dando seguito alla richiesta di mandato d'arresto della Corte penale internazionale, si è posto in aperto contrasto con il dettato costituzionale di cui all'articolo 10 che impone il rispetto delle norme di diritto internazionale generalmente riconosciute e dei trattati, nonché con le leggi italiane, quale la legge n. 237 del 2012, il cui mancato rispetto è stato addirittura rivendicato orgogliosamente innanzi alle Camere,
visto l'articolo 94 della Costituzione e visto l'articolo 115 del Regolamento della Camera dei deputati,
esprime la propria sfiducia al Ministro della giustizia, onorevole Carlo Nordio, e lo impegna a rassegnare le proprie dimissioni.
(1-00396) «Braga, Riccardo Ricciardi, Zanella, Faraone, Magi, Amendola, Ascani, Bakkali, Barbagallo, Berruto, Boldrini, Bonafè, Carè, Casu, Ciani, Cuperlo, Curti, D'Alfonso, De Luca, De Maria, De Micheli, Di Biase, Di Sanzo, Evi, Fassino, Ferrari, Filippin, Forattini, Fornaro, Fossi, Furfaro, Ghio, Gianassi, Girelli, Gnassi, Graziano, Gribaudo, Guerra, Iacono, Lacarra, Lai, Laus, Madia, Malavasi, Mancini, Manzi, Marino, Mauri, Merola, Morassut, Orfini, Ubaldo Pagano, Pandolfo, Peluffo, Porta, Prestipino, Provenzano, Quartapelle Procopio, Toni Ricciardi, Roggiani, Romeo, Andrea Rossi, Sarracino, Scarpa, Schlein, Scotto, Serracchiani, Simiani, Speranza, Stefanazzi, Stumpo, Tabacci, Vaccari, Aiello, Alifano, Amato, Appendino, Ascari, Auriemma, Baldino, Barzotti, Bruno, Cafiero De Raho, Cantone, Cappelletti, Caramiello, Carmina, Carotenuto, Caso, Cherchi, Alfonso Colucci, Conte, Sergio Costa, D'Orso, Dell'Olio, Di Lauro, Donno, Fede, Fenu, Ferrara, Ilaria Fontana, Giuliano, Gubitosa, Iaria, L'Abbate, Lomuti, Morfino, Orrico, Pavanelli, Pellegrini, Penza, Quartini, Raffa, Marianna Ricciardi, Santillo, Scerra, Scutellà, Francesco Silvestri, Sportiello, Torto, Traversi, Tucci, Bonelli, Borrelli, Dori, Fratoianni, Ghirra, Grimaldi, Mari, Piccolotti, Zaratti, Bonifazi, Boschi, Del Barba, Gadda, Giachetti, Gruppioni, Della Vedova, Pastorino».
(12 febbraio 2025)
MOZIONI CONCERNENTI INIZIATIVE A TUTELA DELL'AMBIENTE E DELLA SALUTE IN RELAZIONE ALLE SOSTANZE
PERFLUOROALCHILICHE (PFAS)
La Camera,
premesso che:
1) le sostanze perfluoroalchiliche (Pfas) sono composti chimici utilizzati in campo industriale per la loro capacità di rendere i prodotti impermeabili all'acqua e ai grassi. I Pfas vengono impiegati dagli anni '50 per la produzione di numerosi prodotti commerciali: impermeabilizzanti per tessuti; tappeti; pelli; insetticidi; schiume antincendio; vernici; rivestimento dei contenitori per il cibo; cera per pavimenti e detersivi. L'utilizzo più noto di questi composti è probabilmente per il rivestimento antiaderente delle pentole da cucina (Teflon) e nella produzione dei tessuti tecnici (Gore-Tex, Scotchgard);
2) i Pfas sono una classe di composti organici costituiti da una catena alchilica idrofobica completamente fluorurata di varia lunghezza (in genere da 4 a 14 atomi di carbonio) e da un gruppo funzionale idrofilico, generalmente un acido carbossilico o solfonico. Gli acidi perfluorurati sono i composti fluorurati maggiormente riscontrati nei campioni ambientali;
3) tra gli acidi perfluorocarbossilici i più diffusi sono l'acido perfluoroottanoico (Pfoa), il quale ha numerose applicazioni sia industriali che commerciali, e l'acido perfluorottano sulfonato (Pfos), intermedio chimico impiegato nella produzione di polimeri fluorurati e come tensioattivo nelle schiume degli estintori;
4) i Pfas sono definiti «inquinanti eterni» in quanto una volta dispersi nell'ambiente si degradano in tempi lunghissimi e possono contaminare fonti d'acqua e coltivazioni. Tali sostanze, dotate di elevata persistenza nell'ambiente e di capacità di bioaccumulo, vengono assorbite da parte dell'organismo umano prevalentemente per via orale tramite il consumo di acqua potabile e di alimenti. Ciò significa che, assunte anche in piccole quantità per un lungo periodo, esse si accumulano nei tessuti e negli organi vitali;
5) innumerevoli ricerche scientifiche hanno evidenziato come un'elevata esposizione a Pfos e a Pfoa può avere conseguenze dannose per la salute della popolazione, in quanto essi sono neurotossici oltre che interferenti endocrini;
6) è ormai dimostrato che tali sostanze producono effetti dannosi negli organismi, in habitat sia acquatici che terrestri, soprattutto a carico del fegato, della tiroide e della fertilità, considerato che il 30 novembre 2023 l'International agency for research on cancer (Iarc) ha riclassificato il Pfoa come sicuramente cancerogeno per l'uomo (classe 1) e Pfos, prima non considerato, come possibilmente cancerogeno (classe 2b);
7) i Pfoa, Pfos e altri composti simili hanno mostrato infatti di poter interferire anche con la comunicazione intercellulare, fondamentale per la crescita della cellula, aumentando così la probabilità di crescite cellulari anomale con conseguente formazione di tumori, specie in caso di esposizione cronica;
8) recenti ricerche hanno inoltre messo in luce l'incremento delle patologie neonatali e delle donne in gravidanza nelle aree più contaminate: diabete gestazionale, neonati più piccoli e di basso peso rispetto alla media e altre malformazioni maggiori tra cui anomalie del sistema nervoso, del sistema circolatorio e cromosomiche, oltre a ridotta risposta ai vaccini di età scolare;
9) la pericolosità di tali sostanze è segnalata anche nella pubblicazione «Conosci, riduci, previeni gli interferenti endocrini», un decalogo per il cittadino a cura del Ministero dell'ambiente e dell'Istituto superiore di sanità (pubblicazione del 2012, oggetto di revisione nel 2014);
10) nel 2005, uno studio di biomonitoraggio familiare condotto in tutta l'Unione europea ha rilevato la presenza di Pfoa e/o Pfos nel sangue di tutti i bambini partecipanti. Uno studio del 2017 di Santé publique France ha trovato Pfas nel siero di tutte le donne francesi in gravidanza. Un'indagine ambientale tedesca, condotta nel 2014 e nel 2017, ha rilevato la diffusione di Pfos e Pfoa tra bambini e adolescenti (rispettivamente il 100 per cento e l'86 per cento), nonostante le restrizioni globali imposte dalla Convenzione di Stoccolma con l'eliminazione dell'acido perfluoroesano sulfonico (PFHxS), suoi sali e sostanze correlate e dell'acido perfluoroottanoico (Pfoa), suoi sali e sostanze correlate e la limitazione dell'acido perfluorottano sulfonato (Pfos) i suoi sali e fluoruro di perfluorottano sulfonile;
11) nel 2022, l'iniziativa europea di biomonitoraggio umano HBM4EU ha riportato risultati che indicano che oltre il 14 per cento degli adolescenti europei analizzati aveva livelli di Pfas nel corpo superiori alle linee guida dell'Efsa;
12) nel nostro Paese la contaminazione da Pfas delle matrici ambientali, in particolare le acque interne superficiali e di falda, ha purtroppo raggiunto un livello allarmante soprattutto nel Veneto, interessando un'area di circa 180 chilometri quadrati (dato dell'Agenzia regionale per la prevenzione e protezione ambientale del Veneto 2015), con settanta comuni interessati e oltre 300.000 persone coinvolte. È stata compromessa la seconda falda freatica più grande e importante d'Europa: la falda di Almisano;
13) i dati sul Piano di campionamento degli alimenti per la ricerca di sostanze perfluoroalchiliche eseguito dalla regione Veneto nel 2016-2017 nei comuni dell'area rossa, la più contaminata da Pfas nelle province di Vicenza, Padova e Verona, dicono che sono state rinvenute altre molecole oltre a Pfoa e Pfos sia a catena lunga che a catena corta di più recente utilizzo, la cui pericolosità è tra i principali motivi per i quali sono stati fissati nuovi limiti da parte dell'Unione europea;
14) una recente ricerca condotta da scienziati e ricercatori dell'università di Padova, in collaborazione con il Registro tumori dell'Emilia-Romagna, il servizio statistico dell'Istituto superiore della sanità (Iss) pubblicata sulla prestigiosa rivista scientifica americana Environmental health ha rilevato che, nell'arco di quasi 35 anni, si è verificato un aumento di decessi per tutte le cause nella popolazione dell'area rossa, dimostrando per la prima volta un'associazione causale tra l'esposizione ai Pfas e un rischio elevato di morte per malattie cardiovascolari ed evidenziando un aumento del rischio di insorgenza di malattie tumorali al diminuire dell'età;
15) nel gennaio 2024 Greenpeace Italia ha eseguito un monitoraggio di alcuni fiumi della Toscana, ubicati in aree interessate dagli scarichi del distretto tessile, conciario, cuoio, cartario e florovivaistico, prelevando campioni dei corsi d'acqua sia a monte che a valle dello scarico dei depuratori o di distretti industriali. I risultati dell'indagine confermano quanto già noto dai dati di un'indagine del 2013 del Cnr-Irsa che aveva evidenziato diverse criticità sulla contaminazione ambientale da Pfas in Toscana. Già più di dieci anni fa erano emerse contaminazioni rilevanti riconducibili al distretto tessile (Prato) e conciario (provincia di Pisa). I monitoraggi periodici effettuati dall'Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana (Arpat) negli anni successivi non solo hanno confermato i dati rilevati dal Cnr, ma anche permesso di ricostruire quanto e dove la contaminazione nella regione sia diffusa;
16) Greenpeace Italia ha condotto un'indagine indipendente durante la quale ha prelevato 260 campioni in 235 comuni italiani di tutte le regioni e le province autonome. Le analisi, condotte da un laboratorio indipendente e certificato, hanno determinato la presenza di 58 molecole Pfas. I risultati mostrano una diffusa presenza di questi composti inquinanti nelle reti acquedottistiche, con almeno tre campioni positivi per ogni regione eccezion fatta per la Valle d'Aosta in cui sono stati prelevati solo due campioni. In 206 dei 260 campioni, pari al 79 per cento del totale, è stata registrata la presenza di almeno una sostanza riconducibile al gruppo dei Pfas;
17) la recente inchiesta giornalistica Forever Pollution Project che ha coinvolto 17 testate in tutto il continente europeo, guidate dalla francese Le Monde ha permesso di individuare più di 1.600 siti in Italia, oltre 17.000 in tutta Europa, contaminati da Pfas, ovvero con una concentrazione superiore a 10 nanogrammi per litro;
18) sono molte le istituzioni, nazionali e internazionali, che in questi anni sono intervenute nel merito, sia per orientare a livello legislativo sia per promuovere campagne di monitoraggio, sia per fissare limiti di concentrazione nelle diverse matrici, come l'Agenzia statunitense per la protezione ambientale;
19) il decreto legislativo 13 ottobre 2015, n. 172, recante attuazione della direttiva 2013/39/UE, che modifica le direttive 2000/60/CE e 2008/105/CE per quanto riguarda le sostanze prioritarie nel settore della politica delle acque, ha identificato i Pfos quali sostanze pericolose prioritarie;
20) nel 2020, l'Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) ha rivalutato le prove sulla tossicità di Pfoa e Pfos, concludendo che parte della popolazione europea ha già superato i nuovi livelli di assunzione tollerabile a causa della diffusa contaminazione di alimenti e acqua potabile e i bambini piccoli sono quelli maggiormente esposti a causa dell'assunzione di tali sostanze durante il periodo di gestazione e di allattamento;
21) è preoccupante che, con il progredire delle conoscenze scientifiche, si accumulino sempre più prove dei danni associati all'esposizione ai Pfas, senza che si prendano provvedimenti drastici per la loro eliminazione;
22) nel 2021, l'Agenzia statunitense per la protezione dell'ambiente (Epa) ha ridotto la dose di riferimento di Pfoa di oltre 13.000 volte rispetto al 2016. Una tendenza simile si osserva per il GenX (un Pfas comunemente usato come sostituto del Pfoa), per il quale l'Epa nel 2021 ha abbassato la dose di riferimento di 26 volte rispetto al 2018;
23) il regolamento (UE) 2022/2388, in vigore dal 1° gennaio 2023, fissa i limiti massimi in microgrammi/chilogrammi in peso fresco di alimento per Pfos, Pfoa, Pfna e PFHxS e la loro somma, anche sulla base del terzo, «considerando» che recita: «Il 9 luglio 2020 l'Autorità europea per la sicurezza alimentare ha adottato un parere sul rischio per la salute umana connesso alla presenza di sostanze perfluoroalchiliche negli alimenti»;
24) una novità positiva, ma insufficiente, oltreché tardiva, visto che la Commissione europea si è finora limitata a raccomandare il monitoraggio, anziché vietare o comunque definire soglie invalicabili di contaminazione alla luce della forte revisione al ribasso dei parametri di sicurezza indicati dall'Ente europeo per la sicurezza alimentare già nel 2018 e successivamente nel 2020, che ha drasticamente ridotto la soglia di inquinamento da Pfas tollerabile negli alimenti;
25) il 10 aprile 2024 l'Epa, l'Agenzia per la protezione dell'ambiente, negli Usa ha stabilito nuovi limiti legalmente vincolanti per l'acqua potabile per un gruppo dei composti Pfas più pericolosi, definendo per ciascuno un limite di 4 nanogrammi per litro, limite decisamente più basso rispetto a quelli vigenti sia in Veneto che in Italia;
26) i limiti fissati dall'Epa statunitense sicuramente indicano la necessità da parte del nostro Paese di un primo intervento di forte riduzione dei limiti di presenza dei Pfas nell'ambiente e negli alimenti per arrivare alla loro totale messa al bando;
27) appare quanto mai necessario ed improrogabile che il Governo adotti iniziative immediate per ridurre il potenziale rischio per l'intera comunità nazionale derivante dal consumo di tutti quei prodotti provenienti dalle aree contaminate da Pfas in Veneto come nel resto del Paese;
28) è necessario, altresì effettuare nuovi screening e monitoraggi per tutti i tipi di Pfas, sia a catena lunga che a catena corta, includendo ulteriori matrici di produzione agroalimentare al fine della adozione di iniziative per ridurre il potenziale rischio per l'intera comunità nazionale derivante dal consumo di tutti quei prodotti provenienti dall'area contaminata da Pfas, in Veneto e nel resto del Paese;
29) è fondamentale procedere con decisione nel percorso che porti progressivamente alla eliminazione di tutti i Pfas utilizzati nei prodotti di consumo, partendo dall'impegno di Danimarca, Germania, Norvegia, Svezia e Paesi Bassi che sostengono la revisione del Reach in materia di Pfas, per arrivare a una proposta forte ed efficace per una restrizione universale dei Pfas in tutta l'Unione europea,
impegna il Governo:
1) ad adottare immediate iniziative, anche di carattere normativo, per garantire la diminuzione dell'immissione nell'ambiente delle sostanze polifluoroalchiliche (Pfas), attraverso la loro graduale sostituzione, fino a giungere alla loro completa eliminazione, nei processi produttivi e nei prodotti industriali;
2) ad adottare opportune iniziative anche di carattere regolamentare affinché la sostituzione dei Pfas avvenga attraverso sostanze certificate sicure per la salute umana e per l'ambiente;
3) ad adottare e rendere disponibili linee guida tecniche sui metodi analitici per il monitoraggio dei Pfas, con riferimento ai parametri «Pfas-totale» e «somma di Pfas», compresi i limiti di rilevazione, i valori di parametro e la frequenza dei campionamenti;
4) ad adottare immediati interventi, anche di carattere normativo, per l'introduzione di nuovi limiti vincolanti per l'acqua potabile per il gruppo dei composti Pfas più pericolosi, definendo per ciascuno un limite secondo le soglie di sicurezza sanitaria raccomandate dall'Ente europeo per la sicurezza alimentare, che indica in 0,63 nanogrammi per chilo di peso di una persona la soglia giornaliera di sicurezza sanitaria per la somma di 4 tipi di Pfas;
5) ad attivarsi in sede di Unione europea per avviare il percorso di abbandono dell'utilizzo dei Pfas sostenendo la revisione della normativa Reach, in merito ai Pfas;
6) a sostenere immediate azioni di bonifica delle varie aree contaminate in Italia adottando e applicando il principio «chi inquina paga»;
7) ad adottare iniziative di competenza volte ad effettuare, d'intesa con le regioni interessate, in maniera uniforme sull'intero territorio nazionale screening e monitoraggi per tutti i tipi di Pfas, sia a catena lunga che a catena corta, includendo ulteriori matrici di produzione agroalimentare, al fine di definire un quadro certo della presenza di Pfas.
(1-00293) (Nuova formulazione) «Zanella, Bonelli, Borrelli, Dori, Fratoianni, Ghirra, Grimaldi, Mari, Piccolotti, Zaratti».
(3 giugno 2024)
La Camera,
premesso che:
1) le sostanze per e polifluoroalchiliche (Pfas) costituiscono un tema oggetto di notevole preoccupazioni per gli effetti dannosi sulla salute e sull'ambiente che comportano. I composti Pfas, noti anche come Forever chemicals, ossia contaminanti eterni per la loro persistenza dovuta al legame fluoro-carbonio che li rende praticamente indistruttibili, sono sostanze chimiche di origine antropica che hanno avuto enorme successo per le straordinarie caratteristiche chimico-fisiche, che le hanno rese un componente importante in molte produzioni industriali. I Pfas si sono diffusi in tutto il mondo per rendere resistenti ai grassi e all'acqua tessuti, carta, rivestimenti per contenitori di alimenti ma anche per la produzione di pellicole fotografiche, schiume antincendio, detergenti per la casa, materiali antiaderenti. La loro diffusione è aumentata esponenzialmente nei decenni, accompagnata dalla progressiva emersione degli effetti dannosi che il rilascio di queste sostanze chimiche comporta per l'ambiente e per la popolazione;
2) nel novembre 2023, lo Iarc – International agency of research on cancer – ha stabilito l'innalzamento del livello di pericolosità di alcuni Pfas, i più noti, affermando la sicura cancerogenicità del Pfoa e la probabile cancerogenicità del Pfos, in linea di continuità con i limiti sempre più restrittivi adottati da altre Agenzie internazionali ed europee;
3) in Italia la principale contaminazione delle matrici ambientali dovuta ai Pfas si è verificata in Veneto, in particolare nella provincia di Vicenza e nei comuni limitrofi, ed è stata per la prima volta rilevata pubblicamente nel 2013 grazie ad una ricerca condotta dal Cnr dal 2006 su indicazione del Ministero dell'ambiente, espressamente finalizzata al rilevamento della classe di sostanze dette Pfas;
4) nel territorio veneto è attivo un piano di sorveglianza sanitaria a seguito di uno studio di monitoraggio biologico attuato dalla regione insieme all'Istituto superiore di sanità, che ha dimostrato una pesante contaminazione di sostanze perfluoroalchiliche (Pfas) nelle acque dei territori compresi tra le province di Vicenza, Verona, Padova e Rovigo;
5) l'esposizione a Pfas è localizzata in decine di comuni del Veneto, di cui 30 appartenenti alla «zona rossa A e B», in cui il fenomeno si è sviluppato sino a causare l'inquinamento della falda acquifera sotterranea e degli acquedotti;
6) i soggetti interessati si quantificano in oltre 350.000 persone, a rischio sanitario grave;
7) in Piemonte è in attività l'unica azienda produttrice di Pfas (Solvay speciality polymers, oggi Syensqo), già identificata nel 2007 dal progetto europeo Perforce come principale fonte di contaminazione da Pfoa nel Fiume Po;
8) la suddetta azienda è già stata condannata per disastro ambientale e nell'area limitrofa allo stabilimento, secondo i dati recenti di Arpa (Agenzia regionale protezione ambientale) Piemonte, si registrano elevati livelli di contaminazione sia nelle acque superficiali e di falda che nell'aria;
9) secondo un'indagine di Greenpeace la contaminazione dell'acqua potabile in Piemonte interessa oltre 70 comuni della città metropolitana di Torino, incluso il capoluogo regionale e numerosi comuni della Valle Di Susa, e che circa 125 mila piemontesi sarebbero stati esposti ad acqua potabile contaminata con Pfoa, sostanza cancerogena, nel corso del 2023;
10) Greenpeace riporta che, stando ai dati raccolti in Toscana nel 2022 da Arpat (Agenzia regionale protezione ambientale della Toscana), i Pfas erano presenti nel 76 per cento delle acque superficiali, nel 36 per cento delle acque sotterranee e nel 56 per cento dei campioni di animali monitorati;
11) in Lombardia l'unità investigativa di Greenpeace Italia, in un'inchiesta condotta grazie all'invio, tra ottobre 2022 e gennaio 2023, di numerose richieste di accesso agli atti generalizzato Freedom of Information Act (Foia), indirizzate a tutte le Ats (Agenzia di tutela della salute) ed enti gestori delle acque lombarde ha verificato che nella regione è stata registrata la presenza di Pfas in quasi il 20 per cento delle analisi condotte dalle autorità già a partire dal 2018;
12) la direttiva europea 2020/2184 ha introdotto nuove prescrizioni minime relative ai valori di parametro utilizzati per valutare la qualità delle acque destinate al consumo umano, inserendo valori limite di parametro anche per l'intera famiglia di Pfas sul territorio europeo. Limiti che gli Stati membri hanno facoltà di rendere ancora più severi, trattandosi della disciplina contenuta in una direttiva europea ed alla luce dei princìpi e delle disposizioni dei Trattati europei;
13) la stessa operazione è stata condotta dall'Ente europeo per la sicurezza alimentare (Efsa), il quale nel 2020 ha abbassato notevolmente i livelli delle dosi settimanali consentite (Twi, total weekly intake) di Pfas, in particolare Pfos, Pfoa, Pfna e Pfhxs, sulla base di evidenze scientifiche sulla pericolosità di tali sostanze, rinvenute nel corso del riesame dei rischi legati all'assunzione da parte del corpo umano di tali agenti chimici;
14) nel dicembre 2023 l'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha completato le valutazioni circa la cancerogenicità di due molecole appartenenti al gruppo dei Pfas: l'acido perfluoroottanoico (Pfoa) e l'acido perfluoroottansolfonico (Pfos). Dopo aver esaminato attentamente l'ampia letteratura scientifica, il gruppo di lavoro, composto da 30 esperti internazionali provenienti da 11 Paesi, ha classificato il Pfoa come «cancerogeno per l'uomo» (Gruppo 1, la categoria più pericolosa in assoluto) e il Pfos come «possibile cancerogeno per l'uomo» (Gruppo 2B);
15) la Convenzione di Stoccolma, ratificata dall'Italia con legge 12 luglio 2022, n. 93, ed attuata dal regolamento (Ue) 2019/1021 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 20 giugno 2019 sugli inquinanti organici persistenti (Pop), ha incluso i Pfos dal 2009. Inoltre, il Pfoa è stato vietato dal regolamento Pop a partire dal 2020 mentre il Pfhxs è stato inserito nell'allegato A (eliminazione) della Convenzione di Stoccolma nel giugno 2022 per poi essere incluso ex regolamento delegato dell'Unione Europa n. 1608 del 2023 tra le sostanze vietate;
16) il regolamento n. 1272 del 2008 sulla classificazione, etichettatura e imballaggio (classification, labeling, and packaging, o Clp) copre già molte sostanze Pfas, tra cui il Pfoa, il perfluoroottanoato di ammonio (Apfo), l'acido perfluorononanoico (Pfna) e l'acido perfluorodecanoico (Pfda). È in fase di valutazione l'acido perfluoroeptanoico (Pfhpa);
17) i Pfas, al pari di composti come il benzene, il cloroformio, l'atrazina e la permetrina, sono anche regolati dal regolamento europeo n. 649 del 2012, il quale recepisce la Convenzione di Rotterdam del 1998, sul Prior informed consent (Pic), disciplinando importazione ed esportazione delle sostanze chimiche pericolose. Il Pic richiede due tipi di requisiti per l'esportazione di tali sostanze: notifica dell'esportazione e consenso esplicito;
18) il Regulation on the registration, evaluation, authorisation and restriction of chemicals (Reach) n. 1907 del 2006 costantemente aggiornato, sancisce un obbligo generale di registrazione in capo ai soggetti fabbricanti od importatori di sostanze chimiche oltre un certo tonnellaggio, secondo il principio «no data no market», per cui spetta all'industria la responsabilità di definire e gestire i rischi delle sostanze chimiche fornendo informazioni sulla sicurezza delle sostanze che produce, utilizza o immette sul mercato. A tal fine il Reach ha introdotto processi di controllo tesi ad indurre le imprese a riconsiderare il proprio portafoglio di sostanze chimiche e sostituire le più pericolose con alternative più sicure;
19) con delibera del Consiglio dei Ministri 21 marzo 2018, è stato dichiarato lo stato di emergenza per esposizione da Pfas delle acque di falda nei territori delle province di Vicenza, Verona e Padova ed è già stato nominato un commissario delegato;
20) è chiara a tutti la pericolosità di queste sostanze per la salute umana e per l'ambiente, nonché il grado di difficoltà nel loro smaltimento, tanto elevato da bastare a conferire loro il soprannome di «forever chemicals» nelle aule di studio. Tuttavia, esse sono commerciate e presenti nel ciclo del consumo umano, senza che il consumatore finale abbia reale contezza del tipo di composto di cui subisce l'esposizione nella propria quotidianità;
21) appare urgente e non rinviabile l'esigenza di regolamentare in Italia tutte le sostanze perfluorurate, di ogni catena molecolare, e nella direzione sia di un ulteriore abbassamento dei loro valori limite nelle acque a uso potabile sia della derivazione di valori limite di emissione di tutte le sostanze Pfas nell'ambiente per ogni singola matrice (acqua, aria e altro);
22) questa scelta, seppur positiva, deve necessariamente tenere conto del fatto che la mole e la diffusione di Pfas commercializzati sono così ampie da rendere particolarmente ambizioso l'obiettivo della loro totale eliminazione dai cicli produttivi ed è pertanto indispensabile un impegno, anche economico, a tutti i livelli territoriali di Governo;
23) un altro ostacolo di non poco conto sono gli enormi interessi economici che gravano sul commercio di sostanze chimiche e che sono indiscutibilmente alla base della rete di pericolose eccezioni alle discipline europee, previste dal Bpr (Regolamento sui biocidi),
impegna il Governo:
1) a garantire, con ogni iniziativa di competenza anche di carattere normativo, la piena protezione della salute dei cittadini attraverso l'ulteriore restrizione, in tempi stretti, nell'ordinamento nazionale dei valori limite per le diverse matrici alle quali l'uomo è esposto, concernenti tutte le sostanze perfluoroalchiliche, con l'obiettivo di pervenire – in linea con le indicazioni dell'agenzia Usa per l'ambiente, che ha indicato lo «zero tecnico» come il valore di sicurezza per Pfoa e Pfos – alla definitiva messa al bando di queste sostanze pericolose;
2) a pubblicare l'elenco dei prodotti nazionali e importati che utilizzano Pfas per la loro produzione con dettagli quantitativi e di concentrazione;
3) ad adottare iniziative di competenza volte a prevedere una specifica etichetta di rischio (nonché di Pfas free) da apporre sulle confezioni dei prodotti contenenti Pfas nella grande distribuzione, in modo da informare il cittadino e favorire una scelta salutare da parte di quest'ultimo;
4) a promuovere, in ambito europeo:
a) politiche ed investimenti volti ad incentivare l'innovazione tecnologica e l'utilizzo di sostituti più sicuri;
b) la rigorosa individuazione di volumi e tipologie di produzione delle sostanze Pfas nonché l'identificazione delle fonti di rilascio di detti composti;
c) il sistematico tracciamento dei residui di produzione, dei rifiuti e dei fanghi di lavorazione contenenti Pfas, elevando la qualifica di pericolosità;
d) la creazione di un inventario dei siti da bonificare e dei siti contaminati;
e) il finanziamento di programmi di ricerca e la dotazione di risorse adeguate agli enti di controllo;
f) il monitoraggio delle differenti matrici ambientali, e l'accesso ai dati relativi;
5) ad adottare iniziative di competenza volte ad introdurre il divieto di produzione e commercializzazione di prodotti e sostanze per cui siano già disponibili sostituti non Pfas allineandosi e supportando la proposta di restrizione in esame al Reach resa pubblica nel febbraio 2023;
6) ad adottare iniziative di competenza volte a vietare la produzione di Pfas, il loro impiego industriale nonché la loro commercializzazione in modo tassativo in zone già profondamente intaccate dalla contaminazione (sacrifices zones), ammettendo come uniche deroghe quelle rientranti nel concetto di essential use, sulla base della situazione pesantemente compromessa in essere, supportando economicamente la popolazione e proseguendo e rafforzando gli interventi di bonifica delle zone contaminate già note;
7) a promuovere l'introduzione dello «zero virtuale» come limite totale dei Pfas per le acque destinate all'uso potabile, per le acque destinate all'irrigazione e per le acque di falda cui attingono pozzi privati, canali primari di contaminazione della filiera alimentare e degli esseri umani, qualificare come pericolose le sostanze Pfas le cui modalità di smaltimento e gestione dovranno essere estremamente rigorose, vietare ogni impiego in agricoltura dei fanghi di depurazione e delle acque di trattamento o meteoriche derivanti da impianti che utilizzano Pfas;
8) a disporre un serio e completo monitoraggio degli alimenti e della popolazione, garantendo che le analisi su cibo, animali ed esseri umani non dovranno essere a carico dei cittadini, assicurando al contempo adeguato ristoro alle filiere produttive anche grazie ad una rigida ed efficace applicazione del principio «polluters pay»;
9) a definire in modo rigoroso i parametri e le valutazioni – generali e sito specifiche – cui le pubbliche amministrazioni si devono attenere in caso di autorizzazione, riesame e rinnovo delle Aia (autorizzazioni integrate ambientali), avendo riguardo alle peculiarità idro e geomorfologiche del territorio, le attività che vi insistono, le situazioni di inquinamento storico e/o diffuso, le vulnerabilità presenti, le tipologie di Pfas impiegate o presenti;
10) a prevedere rigorosi controlli su imprese e società che producono, commercializzano o impiegano sostanze chimiche, imponendo la massima trasparenza sulle informazioni relative ai dati sulla tossicità, persistenza, bioaccumulo, biomagnificazione e mobilità delle sostanze impiegate;
11) ad adottare iniziative volte a finanziare la transizione ad una economia ed industria chimica sostenibile, in linea con la strategia europea per una chimica sostenibile e toxic-free.
(1-00297) «Ilaria Fontana, Sergio Costa, Barzotti, Cappelletti, L'Abbate, Morfino, Santillo».
(19 giugno 2024)
La Camera,
premesso che:
1) le sostanze perfluoroalchiliche e polifluoroalchiliche (Pfas) sono composti chimici utilizzati in numerosi processi industriali e prodotti di largo consumo, noti per la loro persistenza nell'ambiente e bioaccumulabilità con conseguenti ricadute negative per la salute umane;
2) le Pfas sono state frequentemente osservate nella contaminazione di suolo, acque sotterranee e acque superficiali. La bonifica di siti contaminati è tecnicamente difficile e dispendiosa. Se tali rilasci proseguono, continueranno ad accumularsi nell'ambiente, nell'acqua potabile e negli alimenti;
3) numerosi studi scientifici accreditati hanno infatti dimostrato che l'esposizione ai Pfas è associata a gravi rischi per la salute umana, tra cui ridotta fertilità, alterazioni endocrine e aumento del rischio di alcune forme tumorali;
4) in Italia le Pfas sono particolarmente presenti nelle aree di pregressa produzione, in particolare nella regione Veneto e nella regione Piemonte per la presenza, con storie differenti, dei due stabilimenti produttivi Miteni di Trissino e Solvay di Spinetta Marengo, ma la loro progressiva diffusione riguarda l'intero territorio nazionale e, in particolare, le regioni del Nord e il bacino del Po, tenuto conto della molteplicità delle attività produttive in cui vengono impiegate tali sostanze;
5) la contaminazione coinvolge aspetti sanitari e ambientali, come la tutela dei corpi idrici, la disciplina degli scarichi, la programmazione delle risorse, le bonifiche e il danno ambientale;
6) si ritiene che la ricerca chimica per individuare alternative ai Pfas non possa basarsi su piccole modificazioni di molecole già note. Al contrario, tali molecole devono essere abbandonate e vietate e devono essere individuati sostituti, la cui attività biologica sia valutata ancor prima della loro immissione nella produzione industriale;
7) un'indagine di Greenpeace Italia del 2024 ha rilevato la presenza di Pfas nel 79 per cento dei campioni di acqua potabile analizzati in diverse regioni italiane, evidenziando una diffusa contaminazione a livello nazionale;
8) il combinato disposto degli articoli 75 e 101 del decreto legislativo n. 152 del 2006 prevede che la competenza a fissare limiti degli scarichi per le nuove sostanze non presenti nelle tabelle di cui all'Allegato 5 alla parte terza del Codice ambiente sia di esclusiva competenza statale, mentre la competenza regionale si esaurisce nell'imposizione di limiti più restrittivi, rispetto a quelli stabiliti dallo Stato;
9) la gravità degli effetti sulla salute umana, in conseguenza all'esposizione da Pfas, rende ancora più urgente e non più procrastinabile la fissazione di limiti sulle matrici ambientali, limiti che vanno quindi fissati, con legge dello Stato, in base al principio di precauzione;
10) di recente, la tragica morte a causa del medesimo tumore raro, di tre vigili del fuoco di Arezzo, ha evidenziato la necessità di accertare in tempi brevi e con assoluta chiarezza se i dispositivi di protezione individuale (Dpi) dei vigili del fuoco, come i completi anti-fiamma, o l'esposizione alle schiume antincendio, contenenti Pfas, possano essere responsabili di danni alla salute;
11) il principio sopra citato è riportato nell'articolo 174, n. 2, del Trattato 25 marzo 1957 che istituisce la Comunità europea, ora trasfuso nell'articolo 191 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, in vigore dal 1° dicembre 2009. E questo principio è stato ribadito dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 28 del 25 gennaio 2010, dove si dice che la normativa ambientale, che discende dalla politica comunitaria in materia ambientale, «mira ad un elevato livello di tutela ed è fondata, in particolare, “sui principi della precauzione e dell'azione preventiva, sul principio della correzione, in via prioritaria alla fonte, dei danni causati all'ambiente, nonché sul principio chi inquina paga”»;
12) dunque, la fissazione dei limiti per le sostanze perfluoroalchiliche è urgente, per un duplice motivo, sia poiché costituisce il presupposto del reato di inquinamento, sia per poter imporre i provvedimenti di bonifica ai soggetti responsabili della contaminazione delle matrici ambientali. Infatti, la mancanza dei limiti, non consente alla magistratura di contestare i reati connessi con la contaminazione delle matrici ambientali;
13) a livello europeo è in corso il processo di revisione della direttiva quadro acque 2000/60/CE, della direttiva 2006/118/CE sulla protezione delle acque sotterranee e della direttiva 2008/105/CE sugli standard di qualità ambientale. Per quanto riguarda la tutela delle acque, le modifiche presentate mirano, in generale, alla progressiva riduzione ed eliminazione dell'inquinamento provocato dal rilascio di sostanze chimiche dannose e persistenti nei corpi idrici e negli ecosistemi acquatici;
14) il Governo italiano non ha ancora adottato misure sufficientemente restrittive per limitare l'uso e la produzione di Pfas, né ha fissato limiti più severi rispetto a quelli fissati dalla legislazione europea per la loro presenza nelle acque potabili;
15) occorre che, nella fase di revisione di tale direttive, l'Italia sia promotrice di iniziative volte a vietare la produzione e commercializzazione di prodotti e sostanze per cui siano già disponibili sostituti non Pfas,
impegna il Governo:
1) ad adottare le opportune iniziative di competenza, anche di carattere normativo, finalizzate a vietare l'uso, la commercializzazione e la produzione di tutti i Pfas e di prodotti contenenti Pfas, ad eccezione di utilizzi autorizzati, limitati nella quantità e nel tempo, e strettamente controllati, in assenza di prodotti sostitutivi equivalenti, prevedendo altresì sanzioni severe in caso di violazione del divieto;
2) ad adottare iniziative volte a definire a zero, inteso come la minima quantità tecnicamente rilevabile, il limite massimo dei valori dell'inquinamento da Pfas, prevedendo deroghe limitate nel tempo e comunque con valori non superiori al limite di 5 nanogrammi per metro cubo di aria nei luoghi di lavoro delle imprese autorizzate dove si trasformano o si smaltiscono i Pfas, nei luoghi di bonifica e nelle unità produttive dove le imprese e gli enti autorizzati svolgono attività di trasformazione o di smaltimento di Pfas o di bonifica delle aree interessate;
3) a prevedere, in ogni caso, specifiche iniziative di competenza volte ad introdurre un obbligo per ciascun'impresa autorizzata temporaneamente a produrre o utilizzare Pfas, direttamente o indirettamente nei processi produttivi o che svolge attività di smaltimento o di bonifica dai Pfas, di fornire i dati necessari affinché possano essere svolti i controlli da parte delle competenti aziende sanitarie e dalle agenzie regionali per la protezione ambientale sul rispetto dei limiti di concentrazione al fine di monitorare lo stato di salute dei lavoratori e dei cittadini esposti a Pfas, nonché le condizioni dell'ambiente;
4) ad adottare iniziative di competenza volte a garantire a tutta la popolazione l'accesso ad acqua potabile priva di Pfas, anche attraverso l'installazione di sistemi di filtrazione avanzati negli acquedotti e la promozione dell'uso di acque alternative non contaminate;
5) a farsi promotore, a livello europeo, delle iniziative volte a vietare l'impiego delle sostanze chimiche più dannose nei prodotti di consumo, ad eliminare gradualmente l'uso delle Pfas nell'Ue, a incentivare gli investimenti e la capacità innovativa per la produzione e l'uso di sostanze chimiche sicure e sostenibili e a svolgere un ruolo di primo piano a livello globale, bloccando l'importazione di sostanze chimiche vietate nell'Ue;
6) a supportare i comparti produttivi nazionali in un piano di riconversione industriale che faccia a meno dei Pfas, puntando su soluzioni alternative già disponibili e promuovendo la ricerca e l'innovazione in questo settore;
7) ad adottare iniziative, anche di carattere normativo, volte a prevedere che qualsiasi nuovo prodotto sostitutivo dei Pfas, prima di essere immesso in produzione, sia sottoposto a verifica di omologazione dei prodotti sostitutivi sulla base di requisiti individuati dall'Istituto superiore di sanità a seguito di indagini tossicologiche e di ogni altra ricerca ritenuta necessaria per escluderne la dannosità per l'uomo;
8) ad adottare iniziative volte a stanziare risorse finanziarie adeguate per la realizzazione di interventi di decontaminazione e bonifica dei siti contaminati da Pfas, dando priorità alle aree più critiche e coinvolgendo attivamente le comunità locali nei processi decisionali;
9) ad avviare un programma nazionale di biomonitoraggio per valutare l'esposizione della popolazione ai Pfas e gli effetti sulla salute, con particolare attenzione alle categorie più vulnerabili (bambini, donne in gravidanza, lavoratori esposti) e ad individuare, nel rispetto dei principi di responsabilizzazione e di cooperazione di tutti i soggetti coinvolti nella produzione, nella distribuzione e nell'utilizzo di Pfas, nonché del principio «chi inquina paga», le azioni necessarie per contrastare gli effetti di tale esposizione e i siti da sottoporre a bonifica;
10) a promuovere campagne di informazione e sensibilizzazione sulla problematica Pfas, sui rischi per la salute e sulle misure di prevenzione, rivolte alla popolazione e agli operatori del settore;
11) a rafforzare i controlli sulla produzione, l'importazione e l'utilizzo di prodotti contenenti Pfas, verificando la conformità alla normativa vigente e contrastando le pratiche illegali.
(1-00411) «Braga, Marino, Simiani, Filippin, Fornaro, Gribaudo, Fassino, Romeo, Laus, Scarpa, Evi, Curti, Ferrari, Bonafè, Fossi».
(7 marzo 2025)
MOZIONI CONCERNENTI INIZIATIVE VOLTE A REINTRODURRE IL COSIDDETTO «BONUS RENZI», AL FINE DI SOSTENERE IL POTERE D'ACQUISTO DELLE FASCE PIÙ DEBOLI DELLA POPOLAZIONE
La Camera,
premesso che:
1) l'articolo 1, recante riduzione del cuneo fiscale per lavoratori dipendenti e assimilati, del decreto-legge 24 aprile 2014, n. 66, convertito con modificazioni dalla legge 23 giugno 2014, n. 89, ha introdotto un credito d'imposta per il solo 2014, conosciuto come «Bonus Renzi», per i lavoratori a basso-medio reddito nella misura di 80 euro mensili;
2) a differenza di altre misure di sostegno al reddito che vengono assegnate a fronte di una esplicita richiesta da parte dell'avente diritto, questa viene erogata direttamente in busta paga grazie alla natura stessa della detrazione, senza alcun ulteriore onere burocratico o passaggio amministrativo da adempiere;
3) la misura è stata resa strutturale dalla legge 23 dicembre 2014, n. 190, riconoscendo un credito d'imposta per un importo di 960 euro in caso di reddito complessivo annuo non superiore a 24.000 euro. Tale beneficio si riduce progressivamente per i redditi superiori, fino ad azzerarsi al raggiungimento della soglia di 26.000 euro;
4) il decreto-legge 5 febbraio 2020, n. 3, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 aprile 2020, n. 21, ha incrementato fino a 100 euro il trattamento erogato in busta paga e ne ha esteso l'applicabilità ai titolari di redditi complessivi annui da lavoro dipendente non superiori a 28.000 euro;
5) la misura, durante la propria vigenza, ha prodotto impatti positivi e misurabili. Ha sostenuto per oltre un decennio il potere d'acquisto delle famiglie con reddito medio-basso, stimolato la domanda interna e ridotto il cuneo fiscale per possessori di reddito di lavoro dipendente o assimilati, inclusi i percettori di somme a titolo di cassa integrazione guadagni, indennità di mobilità e indennità di disoccupazione, contribuendo a mitigare di circa mezzo punto percentuale la pressione fiscale;
6) la legge 30 dicembre 2024, n. 207 ha introdotto modifiche sostanziali al sistema, trasformando il taglio del cuneo da contributivo a fiscale. Tale modifica ha prodotto effetti negativi per i contribuenti con redditi complessivi annui compresi tra 8.500 e 9.000 euro, i quali, a causa della nuova disciplina, non percepiranno per l'annualità fiscale in corso il trattamento integrativo percepito nel 2024;
7) già nei primi mesi del 2025 si sono registrati gli effetti negativi della misura quantificabili in una perdita di 100 euro netti per il mese di gennaio per i contribuenti rientranti nel segmento reddituale poc'anzi riportato. Qualora la disposizione non venga corretta i soggetti ricompresi in tale segmento potrebbero registrare una perdita di potere d'acquisto pari a 1200 euro annui;
8) le recenti tensioni geopolitiche hanno portato ad un incremento generalizzato del prezzo delle materie prime energetiche e dei beni di prima necessità, causando negli ultimi anni un'erosione del potere d'acquisto delle famiglie dovuto anche alla stagnazione degli stipendi e all'inflazione generale;
9) la crisi che l'industria italiana sta attualmente attraversando, con oltre 30 tavoli di crisi istituiti presso il Ministero delle imprese e del made in Italy, espone un gran numero di lavoratori al rischio di perdere il proprio lavoro e, potenzialmente, entrare a far parte della schiera di percettori di ammortizzatori sociali;
10) secondo i dati dell'Istituto nazionale di statistica (Istat) relativi al 2023, circa 13,4 milioni di persone in Italia si trovano in condizioni di rischio di povertà o esclusione sociale, rappresentando il 22,8 per cento della popolazione;
11) la distribuzione territoriale di questo fenomeno è eterogenea: nel Nord Italia, il 12,4 per cento della popolazione è a rischio, mentre nel Mezzogiorno la percentuale sale al 39,0 per cento. In particolare, le regioni con le percentuali più elevate sono Calabria (48,6 per cento), Campania (44,4 per cento) e Sicilia (41,4 per cento);
12) per il primo trimestre 2025 è previsto l'aumento della tariffa dell'energia elettrica del 18,2 per cento per i 3,4 milioni di clienti rimasti nel servizio di maggior tutela e che non sono passati al mercato libero, ossia i cittadini maggiormente vulnerabili, mentre i clienti del libero mercato sono già soggetti agli eccessivi costi di commercializzazione dell'energia elettrica aggiuntivi al prezzo unico nazionale;
13) oltre ai settori energetici, si registrano aumenti significativi in altri comparti: pedaggi autostradali (1,8 per cento in aumento), assicurazioni RC auto (+6,19 per cento annuo), carburanti (rincari dovuti a tensioni internazionali e politiche fiscali) e beni alimentari (cereali, latte, formaggi, carni, olio e ortaggi), con ripercussioni a catena sull'intera economia;
14) l'incremento dei costi, unito al caro affitti (aumento medio del 10,6 per cento) e alle spese scolastiche in crescita (3,66 per cento), comporta una pressione sul potere d'acquisto delle famiglie, evidenziata da una riduzione della propensione al risparmio (-0,8 per cento) e da un aggravio medio annuo superiore a 1.000 euro per nucleo familiare;
15) la reintroduzione del cosiddetto «Bonus Renzi» per le fasce di reddito più esposte al caro-vita è necessaria per contribuire al potere d'acquisto delle famiglie e al sostegno del consumo interno,
impegna il Governo:
1) ad adottare iniziative normative volte a rivedere la disciplina introdotta con la legge 30 dicembre 2024, n. 207, così da reintrodurre il cosiddetto «Bonus Renzi» e sostenere il reddito e il potere d'acquisto delle fasce di reddito richiamate in premessa.
(1-00401) «Faraone, Gadda, Del Barba, Bonifazi, Boschi, Giachetti, Gruppioni».
(21 febbraio 2025)
La Camera,
premesso che:
1) nelle more di una revisione degli strumenti di sostegno al reddito, al fine di salvaguardare il potere d'acquisto delle famiglie e contenere gli effetti negativi della pandemia da COVID-19, l'articolo 1 del decreto-legge 5 febbraio 2020, n. 3, convertito con legge 2 aprile 2020, n. 21, ha introdotto un credito in favore dei lavoratori dipendenti a basso-medio reddito, a titolo di trattamento integrativo;
2) il bonus Irpef o trattamento integrativo è un trasferimento monetario fino all'importo massimo di 1.200 euro annuali, escluso dalla formazione del reddito ed elargito, in ragione dei mesi lavorati, in corrispondenza di redditi compresi tra 8.150 euro e 28.000 euro;
3) la legge 30 dicembre 2024, n. 207, recante il bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2025 e il bilancio pluriennale per il triennio 2025-2027, ha reso strutturali, attraverso lo strumento fiscale, le misure di riduzione del cuneo fiscale sul lavoro adottate in via temporanea ed emergenziale negli anni precedenti, che prevedevano una riduzione dell'aliquota contributiva sulle retribuzioni dei lavoratori dipendenti fino a 35 mila euro;
4) l'assorbimento nella disciplina Irpef della decontribuzione temporanea ha comportato una riduzione del netto in busta paga per alcune fasce di contribuenti, in particolar modo per i contribuenti a basso reddito;
5) tale effetto negativo si verifica in particolare per i percettori di reddito tra gli 8.500 e i 9.000 euro, per i quali l'effetto in busta paga si sostanzia in una decurtazione della retribuzione netta di circa 100 euro mensili (1.200 euro all'anno);
6) in sostanza, la perdita di liquidità per i lavoratori dipendenti compresi nella predetta fascia di reddito sarebbe diretta conseguenza della riduzione dell'imponibile fiscale, ponendo i contribuenti al di sotto del limite minimo di reddito previsto per il riconoscimento del trattamento integrativo Irpef introdotto dal Governo Conte;
7) il 29 gennaio 2025 il Governo, rispondendo all'interrogazione 5-03432 presentata dall'onorevole Fenu, ha confermato la sussistenza di tale effetto negativo;
8) lo stesso Governo ha sottolineato che si tratta in ogni caso di un numero assai limitato di soggetti e che provvederà ad una attenta valutazione circa l'estensione del trattamento integrativo a tali soggetti, nell'ambito di un processo mirato a un maggior sostegno per i lavoratori a più basso reddito;
9) in generale, sulla nuova struttura dell'Irpef, secondo l'analisi sulle misure condotta dall'Ufficio parlamentare di bilancio, illustrata durante il ciclo di audizioni sulla manovra di bilancio, la riforma aumenta le già ampie differenze nel trattamento fiscale delle diverse categorie di contribuenti (dipendenti, pensionati e autonomi) e produce un'architettura fiscale complessa e difficilmente intellegibile per i suoi destinatari;
10) le misure introdotte anche all'esito della definitiva conversione del decreto-legge n. 155 del 2024, producono effetti negativi anche per le imprese e il mondo delle partite Iva;
11) analizzando il complesso degli interventi di cui alla manovra di bilancio 2025 e del decreto-legge n. 155 del 2024, convertito con modificazioni dalla legge n. 189 del 2024, l'Upb sottolinea come nel solo 2025 imprese e professionisti vedranno incrementarsi il proprio carico fiscale di 4,5 miliardi di euro, migliorando il saldo in tutti gli anni del triennio 2025-27 rispetto allo scenario a legislazione vigente, per effetto di interventi sia sulle entrate sia sulle spese;
12) l'avvio del 2025 ha registrato un nuovo rialzo dei prezzi dell'energia, anche a causa delle tensioni geopolitiche che continuano a influenzare le forniture di metano dalla Russia all'Europa;
13) l'aumento delle tariffe energetiche rischia di gravare nuovamente e in modo significativo su famiglie e imprese, peggiorando ulteriormente una situazione economica già segnata da un generale incremento del costo della vita;
14) l'ennesimo aumento del costo delle bollette, infatti, si inserisce in un contesto economico già caratterizzato da un generale incremento dei prezzi di beni e servizi essenziali: il caro vita, l'aumento dei tassi d'interesse sui mutui e l'inflazione riducono il potere d'acquisto delle famiglie, mettendo in difficoltà soprattutto quelle a basso reddito e i pensionati;
15) molti nuclei familiari rischiano di dover operare scelte difficili per far quadrare il bilancio mensile, rinunciando a spese non strettamente necessarie o riducendo i consumi domestici;
16) peraltro, sul piano fiscale la pressione sui contribuenti non migliora: secondo i dati diffusi da Istat, nel 2024 la pressione fiscale complessiva (ammontare delle imposte dirette, indirette, in conto capitale e dei contributi sociali in rapporto al Pil) è risultata pari al 42,6 per cento, in aumento rispetto all'anno precedente (41,4 per cento), per effetto di una crescita delle entrate fiscali e contributive (+5,7 per cento) superiore a quella del Pil a prezzi correnti (+2,9 per cento);
17) è necessario intervenire con urgenza per salvaguardare il potere di acquisto delle famiglie,
impegna il Governo:
1) ad adottare iniziative volte a rimediare con urgenza alla riduzione monetaria subita dai lavoratori dipendenti in conseguenza della perdita del trattamento integrativo Irpef di importo pari a 1.200 euro, introdotto dall'articolo 1 del decreto-legge 5 febbraio 2020, n. 3, convertito con legge 2 aprile 2020, n. 21, per effetto della nuova disciplina Irpef di cui alla legge 30 dicembre 2024, n. 207;
2) ad assumere ogni iniziativa di competenza volta a rimuovere ogni effetto distorsivo della nuova disciplina Irpef di cui alla legge 30 dicembre 2024, n. 207 in termini di riduzione monetaria o perdita di agevolazioni connesse al reddito, garantendo progressività ed equità di imposizione per tutte le fasce di contribuenti;
3) ad adottare iniziative normative volte ad aumentare in ogni caso la misura del trattamento integrativo per i contribuenti con redditi medio bassi, a partire dai contribuenti con redditi fino a 28.000 euro annui, nonché ridurre l'entità del prelievo fiscale sui redditi fino a 50.000 euro annui, attraverso l'ulteriore riduzione delle aliquote fiscali, neutralizzando in ogni caso l'effetto per i redditi superiori alla predetta soglia;
4) ad adottare iniziative normative volte a ridurre il numero di regimi fiscali alternativi al regime ordinario di tassazione sul reddito, anche armonizzando le deduzioni e le detrazioni applicabili alle diverse categorie di contribuenti, al fine di eliminare le disparità di trattamento fiscale tra le diverse categorie di contribuenti e garantire una maggiore equità del sistema impositivo;
5) in ottica di semplificazione e maggiore comprensibilità del sistema impositivo da parte dei contribuenti, con particolare riguardo alla percezione del beneficio fiscale, ad adottare iniziative normative volte a introdurre forme alternative di fruizione delle agevolazioni fiscali, a partire da quelle previste in forma di detrazioni e deduzioni e con riferimento a spese connesse a bisogni essenziali, con priorità per quelle effettuate mediante mezzi di pagamento elettronico, anche attraverso l'introduzione di forme di rimborso diretto o erogazioni di crediti in busta paga;
6) ad adottare iniziative volte a introdurre meccanismi di compensazione e redistribuzione del maggior gettito conseguito in ragione dell'aumento delle entrate sul consumo e sul capitale, soprattutto in conseguenza di fenomeni speculativi o eventi eccezionali, oppure derivante da misure di contrasto all'evasione fiscale, in particolare verso i «giganti del web» e l'evasione ed elusione internazionale, destinando le maggiori entrate conseguite, rispetto a quelle previste, al contenimento degli effetti negativi sul potere d'acquisto delle famiglie.
(1-00412) «Fenu, Gubitosa, Raffa, Pavanelli, Cappelletti, Appendino, Ferrara, Alifano».
(10 marzo 2025)
INTERROGAZIONI A RISPOSTA IMMEDIATA
CANNIZZARO. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
l'articolo 1 del decreto-legge n. 123 del 2023, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 159 del 2023, ha previsto misure urgenti in favore del comune di Caivano, affidando ad un commissario straordinario il compito di predisporre e attuare un piano straordinario di interventi per il risanamento e la riqualificazione funzionale al territorio;
i significativi risultati prodotti dal «modello Caivano», con la realizzazione di importanti infrastrutture, hanno indotto il Governo a replicarne l'applicazione in altre realtà con condizioni di criticità e degrado;
l'articolo 1 del decreto-legge n. 208 del 2024, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 20 del 2025, attribuisce al commissario straordinario il compito di predisporre e attuare un piano straordinario di interventi infrastrutturali e di progetti di riqualificazione sociale per fronteggiare situazioni di degrado e disagio giovanile in zone ad alta vulnerabilità sociale, quali Rozzano, Roma quartiere Alessandrino-Quarticciolo, Napoli Scampia-Secondigliano, Orta Nova, Rosarno-San Ferdinando, Catania quartiere San Cristoforo, Palermo-Borgo Nuovo;
è un'iniziativa di particolare importanza per ripristinare condizioni di vivibilità in contesti caratterizzati da criminalità, illegalità diffuse, marginalità, devianza giovanile e favorire occasioni di inclusione e sviluppo, anche da un punto di vista economico-sociale;
diverse sono le zone del territorio nazionale non ricomprese nel perimetro di applicazione delle predette disposizioni che pure presentano analoghe problematiche, tra cui Arghillà, quartiere di Reggio Calabria dove si registra la forte incidenza della criminalità organizzata e comune, l'occupazione di centinaia di case, la frequente interruzione dei servizi idrici, l'abbandono incontrollato di rifiuti e una situazione di diffuso degrado;
come di recente segnalato dall'interrogante in una lettera al Ministro interrogato e in successive interlocuzioni presso il Ministero e la Camera, Arghillà è una polveriera pronta ad esplodere, a causa dello stato di disagio sociale, culturale e strutturale in cui versa da anni, tanto da attirare nel 2024 l'attenzione della Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di sicurezza e sullo stato di degrado delle città e delle loro periferie;
sebbene ci siano diverse associazioni che operano con volontari prendendosi cura dei più fragili, la dispersione scolastica è ai massimi livelli. Al di là del degrado e della carenza di servizi, i cittadini del quartiere a stento riescono ad uscire dalle loro case e a farne ritorno incolumi; innumerevoli sono i furti e le aggressioni –:
quali iniziative intenda il Governo intraprendere, anche in collaborazione con la regione Calabria e gli enti territoriali, in favore della comunità di Arghillà al fine di aggredire nel modo più capillare e vigoroso possibile questo disastro sociale e fronteggiare i continui episodi di criminalità e illegalità, ripristinando adeguate condizioni di vivibilità e decoro.
(3-01798)
(11 marzo 2025)
ROSATO, RICHETTI, BONETTI, BENZONI, D'ALESSIO, GRIPPO, SOTTANELLI, ONORI, PASTORELLA e RUFFINO. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
la mattina di giovedì 6 marzo 2025 due giornalisti palermitani di alcuni podcast locali hanno rinvenuto una scritta oltraggiosa sulla targa toponomastica posta a Barcellona Pozzo di Gotto, in piazza Beppe Alfano, dedicata, appunto, al giornalista ucciso dalla mafia nel 1993;
la scritta, frutto dell'azione di ignoti, è stata successivamente rimossa grazie all'intervento delle forze dell'ordine e degli operatori comunali;
come denunciato dalla famiglia, non è la prima volta che la targa di Beppe Alfano viene in qualche modo oltraggiata o danneggiata e anche questo episodio si inserisce nella triste sequenza di atti intimidatori verso chi combatte la criminalità organizzata anche per mezzo della memoria delle vittime di mafia;
non è chiaro se la scritta sulla targa sia stata realizzata nelle ore precedenti o se fosse presente già da alcuni giorni, un'ipotesi che desta preoccupazione perché segnerebbe il persistere – seppur in una parte molto minoritaria della comunità – di un sentimento di indifferenza verso i temi della legalità;
successivamente alla scoperta dello sfregio, l'amministrazione comunale ha comunicato la propria indignazione e condanna e numerose sono state le manifestazioni di solidarietà alla famiglia e alla città;
è importante non sottovalutare episodi di vilipendio alla memoria come questo, che cercano di scalfire la quotidiana battaglia di tante persone per la legalità;
risulta fondamentale riaffermare il sostegno delle istituzioni a tutte le vittime di mafia e ai loro famigliari e l'impegno per la conservazione della memoria di chi ha combattuto la criminalità organizzata fino al sacrificio della propria vita –:
anche in considerazione dell'approssimarsi, il 4 novembre 2025, dell'ottantesimo anniversario della nascita di Beppe Alfano e alla luce degli elementi di cui dispone, per quanto di competenza, circa le responsabilità dell'oltraggio perpetrato alla targa in suo ricordo, quali iniziative intenda adottare al fine di tutelarne la memoria nella sua città natale e, più in generale, promuovere quella delle vittime di mafia.
(3-01799)
(11 marzo 2025)
ROGGIANI, GUERRA, QUARTAPELLE PROCOPIO, UBALDO PAGANO, LAI, MANCINI, GHIO, FERRARI, CASU e FORNARO. – Al Ministro dell'economia e delle finanze. – Per sapere – premesso che:
il 5 marzo 2024 è stato rinnovato il contratto collettivo nazionale di lavoro delle cooperative sociali, con efficacia 2023-2025, che ha dato il giusto riconoscimento al lavoro con un incremento del 15 per cento, legato al necessario recupero dell'inflazione;
tale incremento si traduce in un significativo incremento di costo per le stazioni appaltanti da riconoscere negli importi a base di gara in occasione di nuovi affidamenti;
per quanto riguarda gli appalti in corso, invece, la situazione è estremamente complessa e diversificata, essendo la revisione dei prezzi legata alla data dell'affidamento, così che per quelli effettuati prima del 27 gennaio 2022 la revisione dei prezzi sembrerebbe applicabile solo se inserita negli atti di gara, mentre per quelli post 27 gennaio 2022 è obbligatoria la previsione negli atti di gara della clausola di revisione dei prezzi;
il decreto legislativo 31 dicembre 2024, n. 209, correttivo del codice dei contratti pubblici, ha modificato la clausola di revisione dei prezzi, prevedendo che la soglia che fa scattare la clausola passi dal 5 per cento al 3 per cento, con il riconoscimento del 90 per cento dei costi sopraggiunti per motivi oggettivi;
tale parziale soluzione è stata, però, limitata agli appalti di lavori e non a quelli di servizi e forniture, al quale continua ad applicarsi la soglia del 5 per cento con il riconoscimento dell'80 per cento, ora applicato solo sulla cifra eccedente;
l'assenza, di fatto, di efficaci meccanismi di revisione prezzi per gli appalti di servizi, rischia di determinare l'impossibilità, in molti casi, per i soggetti appaltatori di proseguire nell'esecuzione dei servizi e danneggia fortemente i lavoratori del settore;
è necessario garantire ai contratti di durata pluriennale ad esecuzione continuata o periodica un meccanismo efficace, obbligatorio e automatico di revisione dei prezzi in condizioni ordinarie, che includa anche il costo dei rinnovi contrattuali e, in via straordinaria, di adottare un impianto di revisione dei prezzi applicabile a tutti i contratti in essere;
è necessario, altresì, riconoscere alle stazioni appaltanti e, in particolare, agli enti locali, le risorse finanziarie necessarie ad assicurare gli incrementi contrattuali, per quanto riguarda sia i nuovi affidamenti sia quelli in corso –:
quali iniziative intenda assumere, per quanto di competenza, per trovare soluzione alle questioni esposte in premessa, a tal fine garantendo risorse in favore degli enti locali anche mediante l'istituzione di un apposito fondo per il riconoscimento degli incrementi contrattuali negli appalti di servizi.
(3-01800)
(11 marzo 2025)
RICCARDO RICCIARDI, AURIEMMA, ILARIA FONTANA, ALIFANO, QUARTINI, SANTILLO, TORTO, CARMINA, DONNO e DELL'OLIO. – Al Ministro dell'economia e delle finanze. – Per sapere – premesso che:
il piano di riarmo europeo «Rearm Europe», che ha ricevuto un primo via libera dai leader europei al Consiglio europeo straordinario del 6 marzo 2025, tra cui il sostegno del Governo italiano, prevede un aumento esponenziale della spesa per la sicurezza e la difesa dell'Europa, declinata esclusivamente nel senso di un rafforzamento della capacità militare dei singoli Stati membri;
il primo punto del suddetto piano consiste nella possibilità per gli Stati membri di innalzare la spesa militare a livello nazionale, tramite l'attivazione della clausola di salvaguardia nazionale del Patto di stabilità e crescita, ipotesi che – consentendo lo scorporo degli investimenti per la difesa dal calcolo deficit/prodotto interno lordo – libererebbe, nelle intenzioni della Presidente della Commissione europea, complessivamente 650 miliardi di euro in un periodo di quattro anni, da aggiungersi ai 150 miliardi del nuovo strumento per la difesa;
tra il 2021 e il 2024 la spesa complessiva a livello degli Stati membri dell'Unione europea per la difesa è cresciuta di oltre il 30 per cento, raggiungendo la cifra record stimata in 326 miliardi di euro, quasi il 2 per cento del prodotto interno lordo europeo. In tale quadro, si inseriscono anche le indiscrezioni di stampa degli ultimi giorni secondo le quali, a sostegno delle dichiarazioni del Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Tajani, il Governo italiano starebbe preparando uno scostamento di bilancio da 9 miliardi di euro, per innalzare la spesa militare italiana dall'attuale 1,56 per cento al 2 per cento del prodotto interno lordo, usufruendo della possibilità di ricorrere allo scorporo degli investimenti per la difesa dal Patto di stabilità e crescita;
le diverse opzioni finanziarie per incrementare gli investimenti nella difesa, inclusa la flessibilità fiscale e l'ipotesi di attivazione della clausola di salvaguardia nazionale prevista dal Patto di stabilità e crescita, sono state altresì al centro del dibattito delle ultime due riunioni dell'Eurogruppo e dell'Ecofin, ma le misure sinora proposte, incidendo esclusivamente sul debito dei singoli Paesi membri senza una revisione delle regole fiscali europee, rischiano di generare per l'Italia un inevitabile indebitamento, con conseguenze catastrofiche sulla già lenta o quasi inesistente crescita economica e sociale del nostro Paese –:
quale sia l'impatto sui saldi di finanza pubblica del nuovo progetto di riarmo promosso dall'Unione europea, con particolare riferimento all'incidenza sulla spesa pubblica in termini di «tagli alla spesa», alla natura e alla fonte della provvista finanziaria utilizzabile allo scopo, nonché in merito alla valutazione del rischio associato al debito italiano e all'impatto sui titoli di debito pubblico.
(3-01801)
(11 marzo 2025)
FRATOIANNI, BONELLI, ZANELLA, GRIMALDI, BORRELLI, DORI, GHIRRA, MARI, PICCOLOTTI e ZARATTI. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
con lettera del 4 marzo 2025 indirizzata al Consiglio europeo la Presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen ha esposto la proposta di un piano di riarmo a livello comunitario (Rearm) basato su: un piano di investimenti di 150 miliardi di euro; la possibilità di derogare alle regole del Patto di stabilità e crescita attraverso l'allentamento dei vincoli di bilancio sino all'1,5 del prodotto interno lordo nazionale; la possibilità di ricorrere ai fondi di coesione per sovvenzionare l'industria bellica; un cambio di missione della Banca europea per gli investimenti per consentire prestiti per difesa; la mobilitazione di capitale privato;
il Consiglio europeo straordinario riunitosi il successivo 6 marzo 2025 nelle sue conclusioni finali ha sostenuto la proposta, sottolineandone la complementarietà alla Nato che rimane, secondo il Consiglio, «il fondamento della difesa collettiva»;
il suddetto piano indica una disponibilità «teorica» fino a 800 miliardi di euro, di cui 150 da prestiti per acquisti in comune e 650 liberati nell'ipotesi di un aumento degli investimenti fino all'1,5 per cento dei prodotti interni lordi nazionali, grazie allo spazio fiscale che si genererebbe con l'attivazione temporanea per quattro anni della clausola di esenzione dal Patto di stabilità;
l'operazione, lungi dal limitarsi all'obiettivo di creazione di una difesa a livello comunitario, appare palesemente ed esclusivamente volta a mettere a disposizione dei singoli Stati membri risorse e flessibilità per favorire il rafforzamento delle loro capacità militari in un quadro di aderenza rispetto agli impegni «non vincolanti» assunti in sede Nato di incremento della spesa militare e, quindi, di sostanziale aderenza alle richieste avanzate dal Presidente Trump;
parimenti gravi risultano sia la possibilità di dirottare e mobilitare importanti risorse dei fondi di coesione, sia la concessione di deroghe alle regole di governance economica per l'applicazione del Patto di stabilità e crescita per finanziare la spesa bellica piuttosto che quella per fronteggiare la sicurezza sociale, tutelare l'ambiente, realizzare gli obbiettivi della transizione ecologica, dell'innovazione digitale e le politiche industriali capillari;
occorre infine sottolineare che il «nuovo strumento finanziario dell'Unione europea per sostenere gli Stati membri nel potenziamento delle loro capacità di difesa» da 150 miliardi di euro verrà attivato sulla base dell'articolo 122 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea che esclude il Parlamento europeo dal processo decisione, producendo così una grave lesione democratica su scelte importanti e strategiche –:
se in sede di Consiglio dell'Unione europea intenda sostenere le proposte della Commissione europea e se successivamente intenda far ricorso, e in che termini, ai suddetti strumenti.
(3-01802)
(11 marzo 2025)
BOSCHI, GADDA, BONIFAZI, DEL BARBA, FARAONE, GIACHETTI e GRUPPIONI. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
in più occasioni il Presidente Usa Trump ha affermato la volontà di imporre dazi sulle importazioni di merce straniera, anche di origine europea;
nel primo mandato il Presidente Usa aveva imposto dazi differenziati per categorie di beni e aliquote (dal 10 al 25 per cento), mentre nelle più recenti esternazioni sono stati annunciati dazi su prodotti dell'Unione europea in misura fissa, pari al 25 per cento, e per interi comparti;
l'imposizione di dazi sui prodotti italiani ne aumenta inevitabilmente il prezzo per il consumatore statunitense, penalizzando il produttore che si vedrà sottrarre quote di mercato da aziende che non risentono della medesima sovraimposizione;
la bilancia commerciale tra Usa e Unione europea (nel suo complesso) oggi vede il Vecchio continente esportare beni per circa 502 miliardi di euro, a fronte di importazioni Usa per un valore di 346,5 miliardi di euro. Per quanto concerne i servizi, invece, l'Unione europea esporta i medesimi negli Usa per un valore pari a circa 292 miliardi di euro, contro i 396 miliardi importati dall'Unione europea;
anche l'imposizione di dazi nei confronti della Cina rischia di avere un impatto negativo sul mercato europeo – e dunque sull'Italia – spingendo le imprese cinesi a rafforzare la propria presenza e ad aggravare la concorrenza con prodotti a prezzi più competitivi, con ulteriori conseguenze negative per l'economia del Paese;
il nostro Paese è il tredicesimo partner commerciale degli Usa, con uno scambio commerciale nettamente favorevole, pari a circa 92 miliardi di euro: il valore delle esportazioni italiane negli Usa è pari a 67 miliardi di euro, mentre quello delle importazioni dagli Usa è pari a 24 miliardi di euro, con un saldo positivo pari a 43 miliardi di euro annui;
gli Usa rappresentano il terzo Paese di destinazione delle merci italiane, la cui origine si ha prevalentemente nelle regioni Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana, Veneto e Piemonte, che da sole producono più di due terzi delle esportazioni complessive;
l'applicazione di dazi su beni e servizi italiani da parte degli Usa rappresentano un concreto pericolo per le prospettive di crescita del Paese, nonché per la tenuta di interi settori che già patiscono l'aumento dell'inflazione e dei costi dell'energia –:
se ritenga che i dazi annunciati dal Presidente Usa possano impattare negativamente sulla crescita del Paese e sull'economia reale e in che misura ritenga concreta e imminente l'introduzione dei medesimi.
(3-01803)
(11 marzo 2025)
DELLA VEDOVA. – Al Ministro dell'economia e delle finanze. – Per sapere – premesso che:
il 25 novembre 2024 Unicredit ha ufficializzato un'offerta pubblica di scambio sulla totalità delle azioni di Banco Bpm;
il giorno successivo il Ministro interrogato, anche in conseguenza delle dichiarazioni del leader del suo partito e Vice Presidente del Consiglio dei ministri Salvini che aveva sorprendentemente definito Unicredit «banca straniera», ha esplicitamente evocato la possibilità di usare il golden power per bloccare l'operazione Unicredit/Monte dei paschi di Siena;
il 3 marzo 2025 si è svolta a Palazzo Chigi la prima riunione del comitato per avviare la procedura di verifica sull'offerta pubblica di scambio di Unicredit su Banco Bpm, convocata – a quanto si apprende da fonti di stampa – al fine di monitorare, condizionare o eventualmente ostacolare l'operazione di acquisizione da parte di Unicredit;
il Ministero dell'economia e delle finanze e Banco Bpm partecipano al capitale di Monte dei paschi di Siena, che a sua volta ha lanciato – con il sostegno del Ministero dell'economia e delle finanze e di Banco Bpm – un'offerta pubblica di scambio su Mediobanca, circostanza questa che espone il Ministero dell'economia e delle finanze e il Governo al rischio di agire in una condizione di palese conflitto di interessi, soprattutto nel caso di attivazione del golden power sull'operazione Unicredit/ Banco Bpm e di non attivazione della medesima procedura sull'operazione Monte dei paschi di Siena/Mediobanca;
al momento non si hanno notizie di analoghe procedure di verifica da parte del comitato golden power sull'offerta pubblica di scambio di Monte dei paschi di Siena su Mediobanca;
il golden power, previsto dal decreto-legge n. 21 del 2012 e successivi aggiornamenti, è stato concepito per tutelare interessi strategici, non per interferire con le normali dinamiche di mercato domestico del settore bancario;
a giudizio dell'interrogante un uso estensivo e arbitrario del golden power, oltre a risultare giuridicamente dubbio, rischierebbe di creare un precedente pericoloso, scoraggiando investimenti e riducendo la competitività dell'Italia –:
se il Ministro interrogato possa confermare, anche comunicando in maniera tempestiva e trasparente le proprie decisioni in merito a tale operazione, che l'ambito di applicazione del golden power non verrà applicato in maniera impropria, fugando ogni eventualità di conflitto di interessi con le operazioni di acquisizione citate in premessa e assicurando agli operatori di mercato un quadro normativo chiaro e stabile, in cui l'esercizio del golden power sia limitato ai casi strettamente necessari e non interferisca con operazioni di mercato basate su criteri industriali e di efficienza.
(3-01804)
(11 marzo 2025)
BRUZZONE, MOLINARI, ANDREUZZA, ANGELUCCI, BAGNAI, BARABOTTI, BELLOMO, BENVENUTO, DAVIDE BERGAMINI, BILLI, BISA, BOF, BORDONALI, BOSSI, CANDIANI, CAPARVI, CARLONI, CARRÀ, CATTOI, CAVANDOLI, CECCHETTI, CENTEMERO, COIN, COMAROLI, CRIPPA, DARA, DI MATTINA, FORMENTINI, FRASSINI, FURGIUELE, GIACCONE, GIAGONI, GIGLIO VIGNA, GUSMEROLI, IEZZI, LATINI, LAZZARINI, LOIZZO, MACCANTI, MARCHETTI, MATONE, MIELE, MONTEMAGNI, MORRONE, NISINI, OTTAVIANI, PANIZZUT, PIERRO, PIZZIMENTI, PRETTO, RAVETTO, SASSO, STEFANI, SUDANO, TOCCALINI, ZIELLO, ZINZI e ZOFFILI. – Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. – Per sapere – premesso che:
in provincia di Savona attualmente sono presenti 18 impianti eolici, costituiti complessivamente da 62 pale, che producono 131,4 megawatt di elettricità;
gli impianti eolici di tutta la Liguria, compresa Savona, producono 146,4 megawatt;
la provincia di Savona, quindi, produce già l'89,75 per cento dell'energia elettrica derivante dagli aerogeneratori installati in Liguria;
il decreto del Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica del 21 giugno 2024, emanato di concerto con il Ministro della cultura e con il Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, recante la disciplina per l'individuazione di superfici e aree idonee per l'installazione di impianti a fonti rinnovabili, ha stabilito, inoltre, che le regioni individuino anche le aree non idonee per l'installazione di impianti a fonti rinnovabili e, quindi, anche all'eolico;
attualmente, su 16 nuovi progetti presentati per la realizzazione di parchi eolici in Liguria, ben 14 ricadrebbero sul territorio della provincia di Savona;
tale situazione, comparsa in data antecedente all'emanazione del decreto ministeriale del 21 giugno 2024, non segue ad avviso degli interroganti alcuna pianificazione, ma si basa solo sull'ottenimento di incentivi legati alle politiche green;
tali progetti sulla provincia di Savona potrebbero portare alla perdita di ecosistemi oppure insistono su aree da tutelare a livello idrogeologico, ambientale e naturalistico, paesaggistico, storico e artistico e, pertanto, è auspicabile efficientare gli impianti esistenti, anziché installarne nuovi –:
se il Ministro interrogato, nell'ambito del monitoraggio di cui all'articolo 4 del decreto ministeriale del 21 giugno 2024 e dei criteri e vincoli stabiliti dall'articolo 7 del medesimo decreto, intenda adottare iniziative, per quanto di competenza, al fine di assicurare che, sulla provincia di Savona, sia possibile efficientare solo gli impianti eolici esistenti, affinché anche in quel territorio si rispetti la tutela del paesaggio, i suoi valori storico-testimoniali-culturali e la salvaguardia della biodiversità.
(3-01805)
(11 marzo 2025)
BIGNAMI, ANTONIOZZI, GARDINI, MONTARULI, RUSPANDINI, AMORESE, CANGIANO, DI MAGGIO, MATTEONI, MESSINA, MOLLICONE, PERISSA e ROSCANI. — Al Ministro della cultura. — Per sapere – premesso che:
a seguito degli scavi effettuati nel Parco archeologico di Ostia, nell'ambito del progetto Ostia post scriptum (Ops), è emerso un bagno rituale ebraico, un mikveh di epoca romana, primo nel suo genere fuori da Israele;
la campagna di scavo è stata finanziata dal Ministero della cultura, attraverso la Direzione generale musei, con un investimento di 124.190,41 euro, dedicato alle ricerche archeologiche nel 2024;
la scoperta di un mikveh di epoca romana fuori da Israele è di eccezionale importanza perché testimonia la presenza stabile di una comunità ebraica, dimostra come la Ostia romana fosse stato un luogo di incontro di civiltà mediterranee, un luogo multireligioso e multiculturale, di ospitalità, relazioni e convivenza civile;
questa scoperta rappresenta una grandissima potenzialità nel panorama culturale italiano, che non ha nulla da invidiare ad altre realtà più note o più affermate;
il mikveh, oltre al suo significato rituale, tra cui purificazione dopo specifici eventi, immersione prima del matrimonio, rito di conversione all'ebraismo, ha assunto anche un valore simbolico legato al rinnovamento, alla speranza e alla continuità della vita spirituale;
in queste settimane, anche nell'area centrale di Pompei è emersa una «nuova» Villa dei misteri: gli archeologi hanno infatti battezzato la dimora con il fregio «casa del Tiaso», proprio in riferimento al corteo di Dioniso, una grande sala per banchetti affrescata da un ciclo di pitture che raccontano l'iniziazione ai misteri dionisiaci;
l'affresco decora questa grande sala in tutti i tre lati e rappresenta a dimensioni quasi reali il corteo di Dioniso, con le baccanti, danzatrici e cacciatrici e con i giovani satiri dalle orecchie appuntite: al centro della rappresentazione appare una donna mortale che, tramite un rituale notturno, sta per essere iniziata nei misteri di Dioniso, il dio che muore e rinasce, promettendo altrettanto ai suoi seguaci –:
alla luce dei ritrovamenti nei siti di Pompei ed Ostia di cui in premessa, quali iniziative di competenza il Ministro interrogato intenda intraprendere al fine di valorizzare e promuovere un patrimonio archeologico nazionale di inestimabile importanza.
(3-01806)
(11 marzo 2025)
LUPI, BICCHIELLI, BRAMBILLA, CARFAGNA, CAVO, ALESSANDRO COLUCCI, PISANO, ROMANO, SEMENZATO e TIRELLI. – Al Ministro della cultura. – Per sapere – premesso che:
l'articolo 9 della Costituzione italiana stabilisce che è compito della Repubblica promuovere «lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica» e tutelare «il paesaggio e il patrimonio storico e artistico»;
l'articolo 1 del decreto-legge 31 maggio 2014, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 luglio 2014, n. 106, ha introdotto un credito di imposta per favorire le erogazioni liberali a sostegno della cultura, cosiddetto «Art bonus»;
l'incentivo fiscale citato si pone l'obiettivo di favorire le erogazioni liberali a sostegno del patrimonio culturale pubblico italiano;
il 12 novembre 2024 il Ministero della cultura ha presentato i risultati dei primi 10 anni dall'introduzione dell'«Art bonus», che ha permesso di raccogliere circa 1 miliardo di euro grazie a 44.300 donazioni da mecenati, portando a termine oltre 4.150 progetti;
alcune regioni hanno introdotto iniziative legislative volte a incrementare il beneficio fiscale nazionale per favorire ulteriormente la riqualificazione del patrimonio culturale;
il cosiddetto «Art bonus Toscana» dal 2017 ha previsto due misure, con un credito d'imposta Irap del 20 per cento dell'importo donato per le donazioni a favore dei progetti che beneficiano anche del 65 per cento di credito d'imposta nazionale e un credito d'imposta Irap del 40 per cento dell'importo donato per il sostegno a favore di progetti culturali non ammissibili all'«Art bonus»;
il 24 ottobre 2024 è stato presentato il V rapporto dell'Osservatorio del patrimonio culturale privato, realizzato dalla Fondazione per la ricerca economica e sociale Ets e promosso dall'Associazione dimore storiche italiane, Confagricoltura, Confedilizia e Istituto per il credito sportivo e culturale s.p.a. La ricerca ha indicato in quasi 2 miliardi di euro gli investimenti raccolti nel 2023 per mantenere il patrimonio culturale privato, che nello stesso anno ha saputo attrarre 34 milioni di visitatori –:
se sia favorevole all'ampliamento delle categorie degli enti beneficiari del cosiddetto «Art bonus», anche considerando beni storici privati di interesse pubblico, beni ecclesiastici di rilevanza storica, siti della memoria e percorsi storici, borghi storici e paesaggi culturali, fortificazioni e infrastrutture storiche, spazi per l'arte contemporanea e residenze artistiche.
(3-01807)
(11 marzo 2025)