TESTI ALLEGATI ALL'ORDINE DEL GIORNO
della seduta n. 509 di Venerdì 11 luglio 2025

 
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INTERPELLANZE URGENTI

A)

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, il Ministro dell'economia e delle finanze, per sapere – premesso che:

   dalla presentazione del Rapporto sulla politica di bilancio 2025 dell'Ufficio parlamentare di bilancio (Upb) di recente pubblicazione emerge un preoccupante effetto distorsivo sul sistema fiscale italiano, conseguente alle scelte politiche erronee portate avanti in questi anni dall'Esecutivo in carica;

   la riforma fiscale 2025 con l'accorpamento dei primi due scaglioni Irpef e l'introduzione di nuove detrazioni decrescenti hanno infatti reso il sistema fiscale italiano più sensibile all'inflazione e quindi più esposto agli effetti del cosiddetto drenaggio fiscale;

   la stabilizzazione del taglio del cuneo fiscale, in assenza di misure di indicizzazione dei parametri fiscali, e l'accorpamento delle aliquote Irpef introdotti con la legge di bilancio hanno infatti rafforzato il fenomeno del cosiddetto «fiscal drag», ossia l'effetto per cui gli aumenti salariali, spesso legati solo all'inflazione, spingono i contribuenti verso scaglioni Irpef più alti o riducono le detrazioni, aumentando la pressione fiscale, soprattutto a svantaggio dei lavoratori dipendenti;

   è la stessa presidente dell'Ufficio parlamentare di bilancio, Lilia Cavallari, a lanciare l'allarme, sostenendo che: «con la progressività è aumentato anche l'effetto di drenaggio fiscale»: ne consegue che la misura del taglio al cuneo fiscale, originariamente pensato per sostenere i salari, rischia di trasformarsi in un aumento generalizzato delle tasse proprio a danno dei lavoratori dipendenti, tra cui operai e impiegati tra quelli maggiormente penalizzati;

   in assenza infatti dell'aggiornamento all'inflazione di scaglioni e detrazioni, anche un semplice adeguamento salariale al carovita può spingere il lavoratore in fasce di reddito più alte, con un conseguente aumento delle tasse;

   la curva delle aliquote in vigore dal 1° gennaio 2025, sostiene l'Upb «amplifica l'impatto di eventuali pressioni inflazionistiche» sul prelievo a carico dei lavoratori dipendenti, evidenziando come, se si vogliono sostenere i redditi bassi attraverso il sistema fiscale, sia opportuno «prestare particolare attenzione al disegno» degli strumenti utilizzati e «alle conseguenze che ne derivano»;

   la microsimulazione condotta dell'Upb in occasione del Rapporto 2025 mostra che, a parità di inflazione rispetto al 2022, i lavoratori dipendenti pagano oggi 370 milioni di euro in più di tasse, pari a un incremento del 13 per cento: simulando un'inflazione del 2 per cento, il drenaggio fiscale ammonta oggi a 3.262 milioni di euro, contro i 2.892 milioni che avrebbe prodotto il sistema Irpef del 2022. La differenza, 370 milioni in più, grava quasi esclusivamente su operai e impiegati. In particolare, secondo le stime dell'Ufficio parlamentare di bilancio, per gli operai, il fiscal drag passa da 800 a 942 milioni di euro, con un'incidenza che cresce dal 3,2 per cento al 5,5 per cento. Per gli impiegati, da 989 a 1.205 milioni, con un'incidenza che sale dall'1,7 per cento al 2,3 per cento;

   è di tutta evidenza il paradosso che emerge dalle simulazioni dell'Ufficio parlamentare di bilancio: proprio le categorie che avrebbero dovuto beneficiare maggiormente del taglio al cuneo fiscale sono oggi le più penalizzate dal nuovo fiscal drag. Per ogni impiegato, il drenaggio fiscale medio è passato da 116 a 141 euro (+25 euro), per ogni operaio da 67 a 79 euro (+12 euro);

   se per i conti pubblici l'effetto del fiscal drag si traduce in un vantaggio, per i lavoratori equivale al contrario a una perdita a secca in termini di potere d'acquisto: l'Ufficio parlamentare di bilancio avverte infatti che «l'intensificazione del prelievo fiscale derivante dall'interazione tra inflazione e progressività rischia di erodere in misura significativa gli incrementi nominali delle retribuzioni, con rilevanti conseguenze sulla loro dimensione reale» –:

   quali misure si intendano intraprendere, con l'urgenza richiesta del caso, per contrastare l'effetto distorsivo del fenomeno del drenaggio fiscale e ridurre il conseguente aumento della pressione fiscale, soprattutto per i lavoratori dipendenti, scongiurando il rischio di un progressivo ed inevitabile aumento generalizzato delle tasse proprio a danno dei redditi più bassi, con prevedibili effetti negativi sui consumi e la domanda interna.
(2-00649) «Carotenuto, Aiello, Barzotti, Tucci, Carmina, Donno, Dell'Olio, Torto, Alifano, Gubitosa, Raffa, Appendino, Cappelletti, Ferrara, Pavanelli, Caramiello, Cherchi, Fede, Iaria, Traversi».

(1° luglio 2025)

B)

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, il Ministro dell'economia e delle finanze, per sapere – premesso che:

   il gruppo Leonardo rappresenta uno dei principali operatori industriali a livello nazionale e internazionale nel settore dell'aerospazio, difesa e sicurezza, con una storica e strategica e importante presenza sul territorio campano che garantisce livelli occupazionali alti in aree fortemente depresse sotto i profili economici e occupazionali;

   i siti Leonardo localizzati nei comuni di Pomigliano d'Arco, Giugliano, Nola, Bacoli (Fusaro) e Napoli (via Bleriot) impiegano migliaia di lavoratori altamente qualificati e rappresentano un patrimonio produttivo e tecnologico irrinunciabile per l'intera filiera aerospaziale del Mezzogiorno;

   il settore aeronautico è cruciale per l'economia regionale e nazionale e garantisce occupazione qualificata, innovazione tecnologica, ricerca avanzata e attrazione di investimenti pubblici e privati. Inoltre, le sedi campane storiche del gruppo, nel tempo, sono diventanti centri economici e produttivi con una importante economia di indotto la quale fornisce sostegno a migliaia di famiglie;

   così come l'Aerotech campus, centro di ricerca e alta formazione in collaborazione con l'Università Federico II, presente presso il sito di Pomigliano d'Arco, in pochi anni è divenuto una realtà di ricerca e sviluppo importante per tutto il Sud Italia;

   in data 23 giugno 2025, nel corso del coordinamento dei delegati Fiom dei siti Leonardo in Campania, è emersa una diffusa e motivata preoccupazione in merito alla strategia aziendale, che segnala un progressivo disimpegno industriale dal territorio campano;

   le relazioni industriali tra Leonardo e le rappresentanze sindacali risultano da tempo gravemente deteriorate: importanti decisioni aziendali (come la cessione del ramo Wass a Fincantieri, la vendita del sito di via Bleriot o i trasferimenti di produzioni) sono state comunicate a posteriori o apprese a mezzo stampa;

   il sito di Napoli di via Bleriot, strategico per posizione logistica, è stato alienato, comportando un nuovo trasferimento del personale e la perdita di potenziali sviluppi nei settori cyber e spazio;

   il sito di Giugliano, già oggetto di chiusura con il piano Oif 2022, è stato riconvertito in hub logistico, ma il progetto della fonderia è stato cancellato per mancata assegnazione di fondi pubblici, senza che Leonardo abbia compensato con risorse proprie;

   a Fusaro, gli investimenti legati al trasferimento delle attività da Giugliano hanno accumulato ritardi di oltre due anni, compromettendo le sinergie produttive previste;

   a Pomigliano d'Arco, circolano voci insistenti circa la rimozione della missione produttiva, con trasferimenti verso Nola, senza chiarezza sugli sviluppi futuri e sul destino degli investimenti pubblici (esempio progetto Nemesi);

   anche il sito di Nola, seppure operativo e prossimo alla saturazione con l'A220, risulta al centro di indiscrezioni circa una possibile integrazione nella joint venture con il fondo saudita Pif, ipotesi non condivisa con i sindacati e mai formalmente smentita dall'azienda;

   le organizzazioni sindacali nazionali hanno già dichiarato inaccettabile qualsiasi ipotesi di scorporo della business unit aerostrutture o di operazioni societarie che ne compromettano l'integrità;

   la riduzione della presenza produttiva di Leonardo in Campania rischia di avere effetti devastanti sul tessuto economico, sociale e occupazionale locale, compreso l'indotto di piccole e medie imprese del territorio;

   la cessione di asset industriali in aree del Mezzogiorno, specie da parte di gruppi a partecipazione pubblica, rappresenta una grave incoerenza rispetto alle politiche nazionali per il riequilibrio territoriale;

   non risulta attualmente attivata una strategia di interlocuzione forte e sistematica da parte del Governo volta a contrastare questo trend –:

   se siano a conoscenza del progressivo disimpegno del gruppo Leonardo sul territorio campano, come denunciato dalle rappresentanze sindacali, e quali ripercussioni siano state stimate sul piano occupazionale e industriale;

   se siano stati chiesti chiarimenti ufficiali all'azienda in merito al futuro degli stabilimenti di Pomigliano, Giugliano, Nola, Fusaro (Bacoli) e via Bleriot, alla cessione del ramo d'azienda Wass, alla presunta joint venture con il fondo saudita Pif;

   se il Governo abbia verificato, per quanto di competenza, la destinazione delle risorse ottenute da Leonardo attraverso la vendita di immobili acquisiti con fondi pubblici destinati allo sviluppo del Mezzogiorno;

   se intendano promuovere un tavolo istituzionale permanente con l'azienda e le parti sociali per monitorare l'attuazione degli impegni industriali di Leonardo e definire un piano produttivo che mantenga tutti i siti campani e i livelli occupazionali.
(2-00653) «Auriemma, Penza, Carotenuto, Caramiello, Amato, Ascari, Baldino, Bruno, Cantone, Caso, Alfonso Colucci, Di Lauro, D'Orso, Giuliano, L'Abbate, Morfino, Orrico, Pellegrini, Quartini, Marianna Ricciardi, Santillo, Sportiello».

(8 luglio 2025)

C)

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro delle imprese e del made in Italy, il Ministro dell'economia e delle finanze, per sapere – premesso che:

   l'Ivass (Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni) ha sanzionato a inizio 2023 l'ex consiglio di amministrazione di Cattolica assicurazioni per irregolarità nella gestione, per un totale di quasi 2 milioni di euro. Le sanzioni sono state irrogate al vecchio consiglio, inclusi i vertici come l'ex presidente Paolo Bedoni, cui è stata comminata una multa di 432 mila euro. Le sanzioni sono state pubblicate nel bollettino di vigilanza dell'Ivass del 31 gennaio 2023;

   l'Ivass ha riscontrato irregolarità nella gestione della compagnia e violazioni che riguardano il mancato rispetto di specifiche normative e procedure;

   le irregolarità riguardano il governo societario, la sostenibilità e le nomine, con particolare attenzione al rispetto delle normative e procedure. Sono state inoltre sanzionate l'incapacità dell'organo amministrativo di garantire la necessaria coerenza tra i rischi assunti dall'impresa e il suo fabbisogno di solvibilità globale, con effetti sull'adeguatezza anche prospettica dei fondi propri, nonché le carenze nell'analisi dei rischi riscontrate nella sottoscrizione e gestione di taluni investimenti e all'inefficacia delle funzioni di controllo che non ha consentito di individuare le criticità di governo e di gestione dei rischi;

   con sentenze n. 3004 e 3008 del 9 aprile 2025, n. 3106, 3107, 3108, 3109 e 3139 dell'11 aprile 2025, n. 3219 del 15 aprile 2025, n. 3400 e 3403 del 18 aprile 2025, la VI sezione del Consiglio di Stato ha accolto gli appelli presentati da diversi (non tutti) ex consiglieri di Cattolica per ottenere l'annullamento delle sanzioni ad personam comminate da Ivass;

   pur riconoscendo alcune disfunzioni nei processi decisionali interni di Cattolica, il Consiglio di Stato ha rilevato gravi carenze nell'impianto accusatorio dell'Ivass, smontando punto per punto numerosi addebiti. I giudici hanno stabilito che diverse valutazioni dell'Autorità si basavano su interpretazioni soggettive e non suffragate da prove adeguate;

   la pronuncia rafforza la tesi di coloro che hanno sollevato dubbi sulle modalità con cui è maturata la trasformazione di Cattolica da cooperativa a società per azioni e la successiva acquisizione da parte di Generali;

   Ivass in questi anni è intervenuto più volte sulla gestione di Cattolica, che ha visto negli anni crollare il valore delle sue azioni a causa di una gestione ritenuta non corretta, che oggi dovrebbe ritenersi meramente presunta. Nel 2020 ha imposto un aumento di capitale molto significativo, in rapporto alla capitalizzazione della compagnia. Generali è entrata operativamente nel gruppo Cattolica fino ad assumerne il controllo e procedere al suo delisting nell'agosto 2022. Consob ha determinato il corrispettivo per il delisting a 6,75 euro;

   poiché non tutti gli ex consiglieri avevano impugnato la sanzione Ivass si è determinata una situazione in cui gli ex amministratori che hanno desistito dal proporre ricorso al Consiglio di Stato si trovano oggi nella condizione di dover pagare (alcuni sembra abbiano già pagato la sanzione) con conseguenze anche in ordine alla possibilità di assumere altri incarichi, mentre altri che hanno visto l'annullamento della sanzione nei loro confronti sono oggi del tutto riabilitati;

   va tenuto conto dell'effetto che l'annullamento delle sanzioni può comportare tra i molteplici ex piccoli soci di Cattolica presso i quali risulta rafforzata l'idea che forse non esisteva mala gestio della compagnia e quindi l'idea di aver subito un doppio danno economico;

   con la legge di bilancio per il 2024, è stato istituito il Fondo di garanzia assicurativo dei rami vita, disciplinato dagli articoli 274-bis e seguenti del Codice delle assicurazioni private. Il Fondo – di natura privatistica – prevede un rimborso fino a 100.000 euro per ciascun avente diritto in caso di liquidazione coatta di imprese assicurative;

   le direttive dell'Unione europea 2025/1 e 2025/2, il cui recepimento è atteso entro il gennaio 2027, modificando la direttiva Solvency II, istituiscono un quadro per il risanamento e la risoluzione delle imprese assicurative, al fine di rafforzare la capacità degli Stati membri di intervenire con maggiore tempestività e rigore in situazioni di crisi, promuovendo una vigilanza più efficace anche in ambito transfrontaliero –:

   di quali ulteriori elementi disponga il Governo rispetto alla vicenda relativa all'annullamento delle sanzioni a carico degli amministratori di Cattolica illustrata in premessa e alla situazione di incertezza venutasi a creare nel gruppo dopo la sua incorporazione in Generali e il successivo delisting;

   se non ritenga opportuno assumere iniziative di carattere normativo volte a rafforzare i poteri di controllo e delle competenze proprie in ambito assicurativo dell'Ivass, eventualmente anticipando l'operatività delle direttive dell'Unione europea 2025/1 e 2025/2;

   se non ritenga opportuno assumere iniziative volte ad assicurare la piena operatività del Fondo di garanzia assicurativo dei rami vita, previsto dalla legge di bilancio per il 2024.
(2-00652) «Boscaini, Battilocchio».

(3 luglio 2025)

D)

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, per sapere – premesso che:

   il 9 marzo 2023 il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha incontrato a Roma la Presidente del Consiglio dei ministri Giorgia Meloni. A margine del suddetto incontro è stata espressa la volontà da entrambi le parti di rafforzare le relazioni economiche e tecnologiche, in particolare nel campo diplomatico-militare e della cybersicurezza;

   il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 30 aprile 2025, in attuazione dell'articolo 14, comma 1, della legge n. 90 del 2024 individua Israele come Paese terzo nel perimetro delle tecnologie ammesse, accanto a quelle europee e Nato, aprendo così al coinvolgimento di soggetti con legami strutturali con gli apparati d'intelligence israeliani;

   è noto che Israele sia tra i leader globali nello sviluppo e nell'export di tecnologie di sorveglianza e intrusione informatica, come dimostrato dal caso Pegasus, software spia usato da Governi per monitorare attivisti e giornalisti prodotto dal gruppo Nso con stretti legami con la sicurezza nazionale israeliana;

   il 7 marzo 2023 è stato firmato un memorandum tra la fondazione italiana Med-Or e l'Institute for national security studies (Inss) israeliano, diretto da un ex consulente della difesa israeliana, consolidando la cooperazione su temi legati alla sicurezza strategica e alle tecnologie critiche; sempre nel marzo 2023 si è dimesso Roberto Baldoni, direttore dell'Agenzia per la cybersicurezza nazionale (Acn), figura centrale nella redazione della strategia nazionale 2022-2026, sostituito pochi giorni dopo da un funzionario del Viminale;

   secondo ricostruzioni giornalistiche, le sue dimissioni sarebbero collegate al mancato assenso all'accordo con Israele;

   Baldoni ha successivamente dichiarato che dal momento in cui si adottano tecnologie critiche da un altro Paese, si mette in discussione la sovranità digitale nazionale, aggiungendo che se i soggetti terzi coinvolti nella gestione delle infrastrutture critiche non sono pienamente affidabili, si compromette l'intero sistema di sicurezza nazionale. Nella stessa intervista, ha sottolineato l'urgenza di selezionare algoritmi resistenti ad attacchi quantistici e rafforzare l'autonomia tecnologica europea, avvertendo che la dipendenza tecnologica si trasforma in perdita di sovranità e autonomia strategica;

   alla luce di quanto descritto, l'Italia avrebbe di fatto aperto spazi di accesso sensibili a soggetti e imprese riconducibili all'apparato di difesa israeliano, il che risulta ancor più critico se si considera il contesto politico e giuridico internazionale che riguarda lo Stato di Israele e la sua attuale dirigenza;

   a giudizio degli interpellanti la prosecuzione di tali accordi solleva seri interrogativi sul piano della trasparenza, della tutela dei dati sensibili e della coerenza costituzionale, nonché dell'opportunità politica dato il momento storico –:

   se il Governo abbia effettivamente concluso accordi di cybersicurezza che prevedano il coinvolgimento diretto di soggetti pubblici o privati israeliani e, in tal caso, quali ambiti delle infrastrutture critiche italiane essi riguardino;

   se non ritenga, alla luce dei noti rischi di ingerenze estere e dei precedenti casi di sorveglianza illecita associati a tecnologie israeliane, di sospendere o rivedere tali intese, salvaguardando l'integrità e la sovranità delle reti digitali nazionali;

   se siano state condotte valutazioni tecniche, giuridiche e di impatto strategico in merito alle collaborazioni in atto o previste, e se intenda fornire ogni utile elemento al Parlamento sui contenuti, i rischi e le misure di controllo connesse a queste scelte;

   se il Governo intenda rendere noto il contenuto degli accordi stipulati durante la visita a Roma del Primo Ministro israeliano Netanyahu in riguardo ai temi della cybersicurezza, cyber defence e cyber intelligence, così da permettere al Parlamento di esercitare il suo diritto di valutare l'opportunità politica e strategica di mantenete tali accordi;

   quali Ministeri siano direttamente coinvolti nell'acquisto di prodotti di cyber security, cyber intelligence e cyber defence.
(2-00654) «Lomuti, Ferrara, Quartini».

(8 luglio 2025)

E)

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro per gli affari regionali e le autonomie, il Ministro dell'economia e delle finanze, per sapere – premesso che:

   c'è forte preoccupazione per quanto sta emergendo in Sicilia;

   intercettazioni e notizie pubblicate dagli organi di stampa non fanno altro che confermare ciò che, da più fronti, si sta denunciando da tempo;

   il meccanismo che ruota attorno alle cosiddette «finanziarie bancomat» risulta ormai evidente a tutti quanto sia opaco e distorto;

   le risorse pubbliche vengono sistematicamente erogate ad associazioni a giudizio degli interpellanti più o meno discutibili, senza criteri trasparenti, con l'unico obiettivo di costruire consenso;

   attualmente è in corso un'inchiesta per corruzione che vede indagati, tra gli altri, il presidente dell'Assemblea regionale siciliana e i suoi collaboratori insieme all'assessora regionale al turismo;

   a marzo 2025, si apprende a mezzo stampa che le «norme mancia» sono finite sotto la lente del Ministero dell'economia;

   nella lettera inviata dal suddetto Ministero alla Regione Siciliana si chiedeva di fare chiarezza sui contributi, assegnati nell'ultima legge di stabilità approvata dall'Assemblea regionale siciliana alla fine del 2024;

   nella medesima lettera si precisa che è il dipartimento Affari regionali, a decidere se proporre l'impugnativa davanti alla Corte costituzionale delle cosiddette «norme mancia» inserite nel collegato all'ultima legge di stabilità regionale;

   sotto la lente del Ministro per gli affari regionali e le autonomie sono finiti 22 articoli. Norme che individuano il beneficiario, la denominazione dell'intervento e il relativo importo assegnato senza specificare i criteri ai quali sono ispirate le scelte operate e le relative modalità di attuazione, e senza che sia previsto il ricorso ad alcun bando;

   il vulnus, su cui il Ministero richiedeva approfondimenti, riguardava la «discrezionalità» e i criteri con cui l'Assemblea regionale siciliana ha assegnato i fondi;

   ad avviso degli interpellanti è opportuno che siano adottate tutte le necessarie iniziative nei confronti della Regione Siciliana per scongiurare il ripetersi di questo sistema di assegnazione di risorse –:

   quali siano le ragioni per cui il Ministero per gli affari regionali e le autonomie, nonostante la nota di criticità e quello che agli interpellanti appare un'evidente violazione dei criteri di trasparenza per le assegnazioni delle risorse pubbliche, non abbia impugnato la norma che autorizza questi trasferimenti di spesa.
(2-00655) «Barbagallo, Iacono, Marino, Provenzano, Porta, Ferrari, Serracchiani, Simiani, Berruto, Bakkali, Morassut, Ghio, Roggiani, Scotto, Peluffo, Guerra, Evi, Di Sanzo, Pandolfo, Fossi, Gianassi».

(8 luglio 2025)

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