TESTI ALLEGATI ALL'ORDINE DEL GIORNO
della seduta n. 513 di Giovedì 17 luglio 2025
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MOZIONI CONCERNENTI INIZIATIVE IN ORDINE ALLA DENUNCIA FORMALE DEL MEMORANDUM D'INTESA IN MATERIA DI COOPERAZIONE NEL SETTORE MILITARE E DELLA DIFESA CON IL GOVERNO DELLO STATO DI ISRAELE
La Camera,
premesso che:
1) il Memorandum d'intesa fra il Governo della Repubblica italiana e il Governo dello Stato di Israele in materia di cooperazione nel settore militare e della difesa, siglato a Parigi il 16 giugno 2003, è stato ratificato dall'Italia con la legge 17 maggio 2005, n. 94. Nelle premesse del Memorandum of understanding, le Parti sottolineano la propria convinzione che tale cooperazione avrebbe consolidato le rispettive capacità di difesa;
2) l'articolo 9, comma 3, del suddetto Memorandum of understanding prevede una durata di cinque anni dello stesso, prorogabili automaticamente per periodi aggiuntivi di altrettanti cinque anni in assenza di una notifica scritta dell'intenzione di denunciarlo inviata da una delle parti. In questo caso cessa di essere in vigore a sei mesi dalla data di ricezione della notifica. Nell'arco degli ultimi venti anni l'accordo si è rinnovato tacitamente tre volte e il prossimo rinnovo è attualmente previsto per il mese di aprile 2026;
3) a maggio 2025 un gruppo di giuristi ha presentato una diffida formale al Governo, sollecitando l'interruzione del rinnovo automatico. Secondo i firmatari, l'accordo rischia infatti di violare i principi cardine della Costituzione italiana, oltre a rappresentare un sostegno implicito ai crimini contro l'umanità e ai crimini di guerra perpetrati da Netanyahu;
4) la cornice geopolitica nella quale era stato inquadrato il Memorandum of understanding in oggetto è profondamente mutata e in costante drammatica evoluzione. In particolare, la spregiudicata strategia di guerra del Premier israeliano Netanyahu sta minacciando il già fragile equilibrio della regione mediorientale e l'attuale conflitto in corso con l'Iran rischia di trasformarsi in una lunga guerra con conseguenze devastanti a livello globale sia politiche che economiche;
5) il nuovo fronte di guerra tra Israele e Iran sembrerebbe utilizzato da Netanyahu per polarizzare l'interesse mondiale sul medesimo, distogliendo l'attenzione sui crimini contro l'umanità in corso a Gaza e sui piani di annessione della Cisgiordania, nonché sulla possibilità di una prospettiva di pace. A causa proprio del rischio escalation in Medio Oriente, è stata rinviata a data da definirsi la conferenza delle Nazioni Unite co-presieduta da Francia e Arabia Saudita in programma dal 17 al 20 giugno a New York che avrebbe dovuto promuovere un piano per l'attuazione della soluzione dei due Stati per Israele e Palestina;
6) Netanyahu sta utilizzando nella Striscia di Gaza la fame come arma di guerra, non consentendo l'ingresso degli aiuti umanitari. Una nefandezza indescrivibile che contravviene ai basilari principi del diritto internazionale umanitario. Si ricorda, peraltro, che con la risoluzione 2417 del 2018, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha condannato in modo inequivocabile l'uso della fame come arma di guerra. La violazione di tale divieto è punibile come crimine di guerra davanti alla Corte penale internazionale;
7) numerose volte sono stati lanciati appelli alla pace e alla richiesta di intraprendere ogni iniziativa utile volta a promuovere e sostenere una conferenza di pace che accompagni un processo di negoziato sulla base delle legittime aspettative delle parti in conflitto, nel rispetto dei diritti umani e del diritto umanitario, all'interno della cornice di principio «due popoli, due Stati». Il riconoscimento di uno Stato di Palestina, infatti, è in questo momento il presupposto imprescindibile per garantire la convivenza in pace e sicurezza di israeliani e palestinesi;
8) per la guerra a Gaza e per gli attacchi del 7 ottobre 2023, la Corte penale internazionale ha emesso mandati di arresto nei confronti di Benjamin Netanyahu, del suo ex Ministro della difesa Yoav Gallant e del leader di Hamas Mohammed Diab Ibrahim Al-Masri. Tutti per crimini di guerra e crimini contro l'umanità. Presso la Corte internazionale di giustizia delle Nazioni Unite è invece in corso un procedimento nei confronti dello Stato di Israele per la violazione della Convenzione sul genocidio del 1948;
9) i Gruppi parlamentari del Movimento 5 Stelle, del Partito Democratico e di Alleanza Verdi e Sinistra hanno reiteratamente chiesto all'Esecutivo di farsi promotore in sede europea della richiesta di adozione di sanzioni nei confronti del Governo israeliano di Netanyahu per la sistematica violazione del diritto internazionale e del diritto internazionale umanitario, anche tramite la sospensione dell'accordo di associazione Unione europea-Israele, considerato il mancato rispetto reiterato dell'articolo 2 che regola le relazioni tra le parti, fondandole sul rispetto dei diritti umani e dei principi democratici;
10) così come i medesimi gruppi hanno richiesto di sospendere urgentemente, ove in essere, tutte le autorizzazioni di vendita di armi allo Stato di Israele concesse anteriormente alla dichiarazione dello stato di guerra dell'8 ottobre 2023, al fine di scongiurare che tali armamenti possano essere utilizzati per commettere gravi violazioni del diritto internazionale umanitario, nonché di sostenere e farsi promotore, a livello europeo con gli altri Stati membri, di opportune iniziative volte alla totale sospensione della vendita, della cessione e del trasferimento di armamenti allo Stato di Israele, nel rispetto della posizione comune (2008/944/PESC) sulle esportazioni di armi e del Trattato sul commercio di armi (Att) dell'Onu, come richiesto dalla risoluzione approvata il 5 aprile 2024, dal Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, nonché dell'acquisto di armamenti dal medesimo Stato di Israele;
11) è stato chiesto, inoltre, di sospendere ogni altro accordo e/o programma di collaborazione militare e fornitura di armi, compresi quelli che prevedano l'acquisto di armamenti e componenti tecnologiche da Israele, di addestramento, nonché di revocare e non autorizzare la vendita di armi e/o componenti a Paesi terzi che vedano Israele come destinatario finale;
12) la prosecuzione della cooperazione militare con Israele in tale contesto può configurarsi come contraria agli obblighi internazionali cui l'Italia ha aderito, inclusi quelli derivanti dalla Carta delle Nazioni Unite, dalla Convenzione sul genocidio, dal diritto consuetudinario internazionale e dai Trattati dell'Unione europea e, soprattutto, contraria al dettame costituzionale dell'articolo 11 che ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali;
13) alla luce di quanto esposto, la tenuta in vigore del Memorandum equivarrebbe, ad avviso dei firmatari del presente atto di indirizzo, a una forma di sostegno politico e logistico a un apparato militare accusato di crimini internazionali, configurando altresì rischi di complicità indiretta nei crimini in questione,
impegna il Governo:
1) ad avviare immediatamente il procedimento di denuncia formale dell'accordo, ai sensi dell'articolo 9, comma 3, del riportato Memorandum d'intesa fra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo dello Stato di Israele, di cui alla legge 17 maggio 2005, n. 94;
2) a sospendere altresì con urgenza tutti gli accordi di attuazione del Memorandum of understanding generale in questione, previsti dall'articolo 3, comma 10, del medesimo;
3) a sospendere qualsiasi forma di cooperazione militare con Israele, inclusi la fornitura e l'acquisto di armamenti, trasferimenti tecnologici, compresi quelli verso Paesi terzi che vedano Israele come destinatario finale, e addestramento militare, sino a quando permangano gravi e accertate violazioni del diritto internazionale e umanitario da parte dello Stato di Israele.
(1-00465) «Conte, Schlein, Bonelli, Fratoianni, Riccardo Ricciardi, Braga, Zanella, Lomuti, Provenzano, Grimaldi, Francesco Silvestri, Amendola, Pellegrini, Graziano, Auriemma, Ilaria Fontana, Quartini, Alifano, Santillo, Aiello, Amato, Appendino, Ascari, Baldino, Barzotti, Bruno, Cafiero De Raho, Cantone, Cappelletti, Caramiello, Carmina, Carotenuto, Caso, Cherchi, Alfonso Colucci, Sergio Costa, Dell'Olio, Di Lauro, Donno, D'Orso, Fede, Fenu, Ferrara, Giuliano, Gubitosa, Iaria, L'Abbate, Morfino, Orrico, Pavanelli, Penza, Raffa, Marianna Ricciardi, Scerra, Sportiello, Torto, Traversi, Tucci, Mari, Borrelli, Dori, Ghirra, Piccolotti, Zaratti».
(23 giugno 2025)
La Camera,
premesso che:
1) la legge 9 luglio 1990, n. 185, all'articolo 1, comma 2, stabilisce che l'esportazione, l'importazione, il transito, il trasferimento intracomunitario e l'intermediazione dei materiali di armamento, nonché la cessione delle relative licenze di produzione, sono soggetti a autorizzazioni e controlli dello Stato;
2) come riportato nella Relazione sulle operazioni autorizzate e svolte per il controllo dell'esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento (anno 2024), presentata dal Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, Alfredo Mantovano, nel 2024 il valore complessivo delle autorizzazioni per movimentazioni di materiali d'armamento è stato pari a 8,436 miliardi di euro;
3) nella stessa, inoltre, viene segnalato come rispetto al 2023 si sia registrato un incremento del 35,34 per cento del valore delle autorizzazioni individuali di esportazione, il cui ammontare complessivo nel 2024 è stato di 6,451 miliardi di euro, in linea con un aumento del numero di provvedimenti rilasciati (da 2.101 a 2.569, +22,28 per cento): a livello complessivo, si è registrato un incremento del valore delle autorizzazioni in uscita, le quali sono passate dai 6,224 miliardi di euro nel 2023 ai 7,692 miliardi di euro nel 2024;
4) secondo il rapporto diffuso dall'Istituto internazionale di Stoccolma per la ricerca della pace (Sipri), l'Italia ha registrato un aumento delle esportazioni di armi del 138 per cento nel quinquennio 2020-2024 rispetto a quello precedente 2015-2019, superando come sesto esportatore a livello globale la Spagna, che ha registrato un incremento del 29 per cento;
5) secondo un rapporto delle Nazioni Unite, dopo la decisione del Governo israeliano, guidato da Benjamin Netanyahu, di condurre operazioni militari di terra al fine di occupare la Striscia di Gaza e costringere la popolazione palestinese a spostarsi verso la zona Sud, risulta che l'esercito israeliano attualmente controlli l'82 per cento del territorio tramite zone militari e zone sottoposte a ordini di evacuazione;
6) come drammaticamente noto, il 7 ottobre 2023, le milizie di Hamas, organizzazione terroristica che nei propri principi fondativi proclama la distruzione dello Stato di Israele, hanno lanciato un violento attacco sul territorio israeliano. Durante questa incursione sono stati compiuti brutali massacri che hanno causato la morte di migliaia di civili innocenti, compiendo una vera e propria strage a carattere pogromista e un femminicidio di massa: numerose persone, tra cui cittadini stranieri, sono state torturate, mentre oltre 250 individui sono stati rapiti e condotti nella Striscia di Gaza, dove molti di loro risultano tuttora ostaggio dei terroristi;
7) in risposta all'attacco terroristico compiuto da Hamas, Israele sta portando avanti da ormai venti mesi un massiccio attacco nella Striscia di Gaza, con incursioni militari sia per via aerea che terrà;
8) il diritto legittimo a esistere di Israele va riaffermato con forza, anche se nessuna azione volta a garantirne la sicurezza e l'integrità può tradursi in attacchi alla popolazione civile, il che comporterebbe una gravissima violazione del diritto internazionale e provocherebbe ulteriori sofferenze a un popolo ormai inerme e affamato, oltre che provato da anni di dominio di Hamas, rischiando di allontanare ancora di più la cessazione delle ostilità e la fine della guerra;
9) in questo contesto occorre considerare che la legge 17 maggio 2005, n. 94, ha ratificato e dato esecuzione al Memorandum d'intesa tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo dello Stato di Israele in materia di cooperazione nel settore militare e della difesa, siglato a Parigi il 16 giugno 2003: lo stesso Memorandum disciplina la cooperazione in settori quali l'industria della difesa, la politica degli approvvigionamenti, lo scambio di materiali militari, le operazioni umanitarie, l'organizzazione, la formazione e l'addestramento delle forze armate, e i servizi medici;
10) è necessario che il Governo si assicuri che attualmente non sia in corso alcun tipo di collaborazione militare e di fornitura di armi al Governo israeliano, affinché sia possibile prevenire l'utilizzo di tali armamenti in operazioni che comportino ulteriori gravi violazioni del diritto internazionale umanitario all'interno della Striscia di Gaza;
11) allo stesso tempo, appare doveroso che il Governo ponga in essere misure volte ad assicurare che le imprese italiane che attualmente hanno in essere l'esecuzione di contratti di natura commerciale ed economia – fuori dal contesto dell'armamento militare – siano tutelate, accertandosi che non subiscono alcun tipo di pregiudizio;
12) l'Italia deve finalmente assumere un ruolo di mediazione volto alla normalizzazione dei rapporti in un conflitto che rischia di trascendere ulteriormente e debordare in una nuova ondata di destabilizzazione della regione e di terrorismo internazionale: in questa prospettiva è fondamentale assicurare l'assenza o l'uso esclusivamente difensivo dei sistemi d'arma e dei servizi offerti dallo Stato di Israele in forza del predetto Memorandum, approntando strumenti ulteriori e specifici volti a garantire il controllo parlamentare sul rispetto di tale criterio,
impegna il Governo:
1) a garantire, a partire dal Memorandum d'intesa di cui in premessa, il pedissequo rispetto della legge 9 luglio 1990, n. 185, e, in particolare:
a) a conformare le relative esportazioni alla politica estera dell'Italia e assicurare che le medesime non si rivelino in contrasto con la Costituzione, con gli impegni internazionali dell'Italia, con gli accordi concernenti la non proliferazione e con i fondamentali interessi della sicurezza dello Stato, della lotta contro il terrorismo e del mantenimento di buone relazioni con altri Paesi, nonché quando mancano adeguate garanzie sulla definitiva destinazione dei materiali di armamento;
b) a vietare le esportazioni verso i Paesi in conflitto armato e la cui politica contrasti con l'articolo 11 della Costituzione, o sia stato dichiarato l'embargo, si siano resi responsabili di gravi violazioni internazionali in materia di diritti umani o abbiano ricevuto aiuti dall'Italia ma destinino con il bilancio del proprio Paese risorse eccedenti alle proprie esigenze di difesa.
(1-00474) «Boschi, Gadda, Bonifazi, Del Barba, Faraone, Giachetti».
(14 luglio 2025)
La Camera,
premesso che:
1) l'escalation in Medio Oriente che ha seguito il tragico e violento attacco lanciato da Hamas nel territorio israeliano il 7 ottobre 2023 – in cui sono stati uccisi e torturati migliaia di civili innocenti e rapite oltre 250 persone, poi condotte nella Striscia di Gaza, in ostaggio dei terroristi – ha drammaticamente complicato un quadro internazionale già di per sé caratterizzato da un'ininterrotta scia di sangue, e scatenato la durissima e sproporzionata reazione del governo di Tel Aviv, fatti che hanno anche portato la Corte penale internazionale a spiccare mandati di arresto nei confronti dei leader di Hamas Mohammed Diab Ibrahim Al-Masri;
2) la legittima difesa è uno dei capisaldi del sistema internazionale per come si è sviluppato alla fine della Seconda guerra mondiale, che vede al suo centro le Nazioni Unite la cui Carta, all'articolo 51, riconosce questo diritto in risposta ad un attacco armato, a patto che sia proporzionato, necessario e immediato, e rifiutando il concetto di difesa preventiva;
3) è sempre necessario riaffermare il diritto di esistere di Israele, nonché quello di proteggere i propri cittadini da una forza terroristica quale Hamas, che ha tra i suoi obiettivi la distruzione dello Stato di Israele, e che ha utilizzato la stessa popolazione civile palestinese come scudo umano, macchiandosi di crimini contro l'umanità;
4) la reazione del governo di Benjamin Netanyahu volta a decapitare e, in prospettiva, a smantellare il movimento terroristico Hamas, tuttavia, ha portato all'occupazione di quasi l'86 per cento del territorio della Striscia di Gaza, alla distruzione di 9 case su 10 e del 74 per cento delle terre coltivate a Rafah, nonché, secondo i dati Onu, all'evacuazione di oltre 700 mila persone. La popolazione civile di Gaza, a cui non è assicurata una minima sussistenza umanitaria, è stremata, vittima delle azioni messe in atto dal Governo di Tel Aviv e colpita dai bombardamenti, e la sproporzione nella reazione di Netanyahu risulta sempre più evidente, ed ha portato la Corte penale internazionale a spiccare un mandato di arresto nei confronti del Primo Ministro Netanyahu e dell'ex ministro della Difesa Yoav Gallant per crimini di guerra e contro l'umanità;
5) il 20 maggio 2025, l'Alto Rappresentante dell'Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Kaja Kallas, ha annunciato l'avvio del processo di revisione dell'articolo 2 dell'accordo di associazione UE-Israele, richiesta formalmente dai Paesi Bassi e da altri Stati Membri, al fine di valutare il rispetto dei diritti umani e dei principi democratici da parte dello Stato di Israele nel quadro del continuato conflitto a Gaza. Il 23 giugno 2025 la Commissione Europea ha presentato i risultati della revisione ai Ministri degli esteri riconoscendo che Israele sta violando i suoi obblighi in tema di rispetto dei diritti umani;
6) durante l'ultimo Consiglio affari esteri, il 14 luglio 2025, Kaja Kallas ha presentato una lista di dieci misure di risposta all'azione israeliana che, se implementate, avrebbero diversi gradi di impatto, la più incisiva delle quali è la sospensione dell'Accordo di Associazione UE-Israele, l'interruzione del dialogo politico e il divieto di accesso di Israele a fondi e programmi europei. Sebbene la maggior parte delle misure delineate dall'Alta Rappresentante necessitino dell'unanimità o di una maggioranza qualificata, sono state incluse una serie di azioni unilaterali che i singoli Stati Membri possono adottare singolarmente;
7) la pressione diplomatica su Tel Aviv si rivela di giorno in giorno più necessaria al fine di porre un limite all'azione militare che dura da ormai venti mesi e sembra essere andata ben oltre ogni controllo rischiando di aggravare in maniera irreversibile la stabilità dell'area Mediorientale, con gravissimo pregiudizio nei confronti della popolazione civile;
8) in una recente nota del Servizio di Azione Esterna dell'Unione europea, l'Alta Rappresentante ha annunciato che, a seguito di dialoghi con Israele, sono stati compiuti importanti passi in avanti per migliorare la situazione umanitaria a Gaza, che le misure concordate serviranno a fornire nel breve tempo aiuti alla popolazione e tutte le precauzioni saranno adottate affinché tali aiuti non siano dirottati su Hamas;
9) in questo contesto, il Memorandum d'intesa siglato a Parigi il 16 giugno 2003 tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo dello Stato di Israele in materia di cooperazione nel settore militare e della difesa, e ratificato dall'Italia con legge 17 maggio 2005, n. 94, è stato al centro di una diffida formale presentata al Governo italiano da parte di un gruppo di giuristi, che ha sollecitato l'interruzione del suo rinnovo automatico, in quanto rischierebbe di violare i princìpi costituzionali e di rappresentare un sostegno implicito alle azioni perpetrate dal Governo israeliano;
10) il Memorandum individua tra i settori di cooperazione tra Italia e Israele, oltre all'industria per la difesa e all'importazione, esportazione e transito di materiali d'armamento, anche altri settori quali le operazioni umanitarie e le questioni ambientali e il controllo dell'inquinamento causato dalle strutture militari;
11) la legge 9 luglio 1990, n. 185, recante «Nuove norme sul controllo dell'esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento», all'articolo 1, comma 6, vieta l'esportazione, il transito, il trasferimento intracomunitario e l'intermediazione di materiali di armamento verso i Paesi in stato di conflitto armato, o la cui politica contrasti con i principi di cui all'articolo 11 della Costituzione, nonché verso i Paesi i cui governi sono responsabili di gravi violazioni delle convenzioni internazionali in materia di diritti umani accertate dai competenti organi delle Nazioni Unite, dell'Unione europea o del Consiglio d'Europa,
impegna il Governo:
1) a verificare che la collaborazione con Israele prevista dal Memorandum richiamato in premessa sia perseguita nella scrupolosa osservanza di quanto stabilito dalla legge 9 luglio 1990, n. 185, in particolare con riferimento alla cessione ed esportazione di materiali di armamento, affinché dall'attuazione dello stesso Memorandum non derivi alcun contrasto con i princìpi costituzionali né con le linee fondanti della politica estera italiana, da sempre votata alla tutela dei diritti umani, e a fornire ogni elemento utile al Parlamento;
2) a rendere noto al Parlamento e al Paese se allo stato attuale siano o meno in corso forme di collaborazione militare con Israele e se siano in atto esportazioni e/o forniture di armi e munizioni verso Israele, utilizzabili in operazioni belliche suscettibili di determinare ulteriori violazioni del diritto internazionale umanitario;
3) a mantenere un canale di dialogo con il Governo israeliano, affinché interrompa tutte le operazioni che danneggiano la popolazione civile palestinese, garantisca l'accesso rapido e sicuro agli aiuti umanitari e assicuri la più stretta osservanza del diritto internazionale umanitario, ribadendo la piena e ferma condanna di ogni forma di terrorismo, a partire dalle azioni di Hamas, e il pieno riconoscimento del diritto dello Stato di Israele a difendere la propria esistenza, entro i limiti posti dal diritto internazionale;
4) a valutare, anche coordinandosi con gli altri Stati membri dell'Unione europea, l'opportunità di sospendere temporaneamente il Memorandum richiamato in premessa, fino al termine delle operazioni belliche, qualora fosse ritenuto strumento utile di pressione diplomatica, volto a favorire una tregua duratura e una soluzione politica del conflitto;
5) a valutare, in stretto coordinamento con i partner dell'Unione europea, l'opportunità di adottare misure unilaterali nei confronti di Israele, tra quelle descritte dall'Alta Rappresentante per la politica Estera e di difesa, Kaja Kallas, durante l'ultima riunione del Consiglio affari esteri.
(1-00478) «Magi, Schullian».
(16 luglio 2025)