TESTI ALLEGATI ALL'ORDINE DEL GIORNO
della seduta n. 564 di Mercoledì 12 novembre 2025

 
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DISEGNO DI LEGGE DI CUI SI PROPONE L'ASSEGNAZIONE A COMMISSIONE IN SEDE LEGISLATIVA

alla V Commissione (Bilancio):

S. 1639. – «Disposizioni per il rilancio dell'economia nei territori delle regioni Marche e Umbria» (approvato dalla 5ª Commissione permanente del Senato). (2668)

MOZIONE CONCERNENTE INIZIATIVE VOLTE ALLA TUTELA
DEI GIORNALISTI E DELLA LIBERTÀ DI STAMPA

   La Camera,

   premesso che:

    1) il gravissimo atto intimidatorio di cui è stato vittima il giornalista della Rai Sigfrido Ranucci, conduttore del programma di inchiesta Report, trasmesso da Rai 3, noto per aver indagato su scandali e corruttele, costituisce un gravissimo attacco alle libertà democratiche;

    2) la Costituzione, all'articolo 21, afferma che «Tutti», non solo i cittadini dunque, «hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione». «La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure» – ciò che pone il divieto di controlli preventivi – ferma restando, prosegue il disposto, l'indicazione da parte della legge in ordine alle possibilità di sequestro in ipotesi di delitti espressamente previsti;

    3) l'articolo 21 affida, altresì, alla legge ordinaria la possibilità di imporre la piena conoscibilità dei mezzi di finanziamento della stampa periodica, con ciò implicitamente riconoscendo il rapporto strettissimo tra informazione, potere economico e libertà di espressione e il diritto del pubblico lettore a conoscerlo;

    4) la manifestazione del pensiero, in ogni sua forma, garantita dall'articolo 21 della Costituzione, è da considerarsi cardine dell'ordinamento democratico, baluardo del buon funzionamento della democrazia – «pietra angolare dell'ordine democratico» (Corte costituzionale, sentenza n. 84 del 1969);

    5) non è un caso se nei Paesi che, in modo eclatante o latente, involvono o si avviano a intaccare libertà e principi democratici, i primi assalti investano la televisione, i media e la stampa ai fini del loro controllo unitamente a misure che possono colpire anche direttamente l'informazione e i suoi attori, con modalità che vanno dalla censura, alle querele nei confronti dei giornalisti, sino ad arrivare al sequestro e all'arresto;

    6) se ne ha un esempio nella storia del nostro Paese con l'attività di censura ai fini del controllo sistematico della comunicazione e della libertà di espressione nel corso del lungo periodo di regime fascista;

    7) in tempi molto più recenti, il «caso Ranucci» svela indiscutibilmente un quadro preoccupante, che può essere considerato ad avviso dei firmatari del presente atto di indirizzo il risultato più eclatante di minaccia alla libertà di informazione nel nostro Paese;

    8) come noto, il 16 ottobre 2025, Sigfrido Ranucci, giornalista e conduttore di Report, è stato vittima di un attentato davanti casa sua: un chilo di esplosivo artigianale, ma molto efficace, è stato piazzato e fatto esplodere sotto la sua auto e quella di sua figlia, distruggendo anche un altro veicolo di famiglia e danneggiando l'abitazione vicina. Un carico di esplosivo del genere avrebbe potuto certamente uccidere. Ranucci si è dedicato a numerose inchieste sugli affari della criminalità organizzata, ricevendo le prime minacce, a seguito di un'inchiesta su una cava di sabbia. Tra gli ultimi episodi di minacce, quelle del novembre 2024 per un servizio sul conflitto tra Israele e Palestina, in cui il conduttore si ritrovò due proiettili all'esterno della sua abitazione;

    9) sul più recente attentato, le indagini della magistratura e dell'antimafia, in particolare, che sono attualmente in corso, chiariranno la matrice del vile gesto – e si auspica, anche le responsabilità degli autori dei delitti commessi – ma quel che è certo, intanto, è il messaggio intimidatorio che si cela dietro l'attentato al famoso giornalista di inchiesta, frutto verosimilmente anche del clima pesante che è stato in questi ultimi anni costruito attorno al programma Report, condotto dal giornalista Ranucci: accuse persino prima della messa in onda, record assoluto di querele (la maggior parte temerarie);

    10) eventi precedenti appaiono singolari e sintomatici e assumono certamente rilievo con riferimento al presente atto di indirizzo: i firmatari rammentano, nell'aprile 2024, il presidente di Leonardo e il direttore dell'Agenzia per la cybersicurezza nazionale, in posa sul palco della conferenza programmatica di Fratelli d'Italia, ciascuno reggendo, tra le mani, una maglietta con lo slogan di partito. L'immagine era dunque quella di due manager di Stato trasformati in «testimonial di partito»: inopportuna e preoccupante, in quanto, oltre a costituire un grave caso di ingerenza e di annullamento della terzietà delle istituzioni, il fatto, che ben può considerarsi di militanza o di propaganda, riguardava due manager che gestiscono dossier strategici per il nostro Paese e fa dubitare fortemente, quindi, del loro grado di autonomia come del fatto che possano tutelare interessi specifici di partito e non nazionali, come sarebbero chiamati a fare;

    11) del pari, appare opportuno rammentare quanto accaduto il 23 ottobre 2025, ovvero la notifica di una sanzione di 150 mila euro da parte del Garante per la protezione dei dati personali alla Rai per la diffusione da parte di Report di un audio tra l'ex Ministro Sangiuliano e la moglie, in merito alla vicenda che ha portato alle dimissioni del medesimo Ministro. Appare singolare come nei giorni immediatamente antecedenti – come da video proposto nella puntata di Report del 26 ottobre 2025 – un componente del Garante per la protezione dei dati personali fosse in visita alla sede nazionale del partito di Fratelli d'Italia;

    12) è altrettanto necessario evidenziare la grave vicenda dei giornalisti spiati attraverso lo spyware israeliano Graphite. Il Governo continua a negare coinvolgimenti, mentre la società Paragon solutions ha, comunque, rescisso il contratto con l'Italia per violazione del codice etico, che, per l'appunto, vieta lo spionaggio di giornalisti e figure della società civile, e per la mancata collaborazione. In una nota, la società Paragon solutions ha ribadito e sostenuto che le condizioni di cessione dello spyware Graphite prevedono l'esclusivo utilizzo da parte delle forze dell'ordine e delle agenzie di intelligence di Paesi che abbiano superato con successo il suo rigoroso processo di due diligence e vetting. Ad oggi la reticenza del Governo italiano su una vicenda di inaudita gravità non ha permesso di comprendere ed accertare le responsabilità eventualmente anche di apparati esteri nello spionaggio di giornalisti italiani;

    13) tali fatti, ad avviso dei firmatari del presente atto di indirizzo, sono esempio concreto dell'alterazione dei meccanismi che regolano la distinzione dei ruoli, la terzietà delle istituzioni, la separazione dei poteri e ne compromette, altresì, nella loro confusione e contaminazione, lo status e l'autonomia;

    14) non sorprende, allora, come mai il nostro Paese sia al 49° posto nella classifica dell'organizzazione non governativa Reporter senza frontiere – organizzazione che valuta la libertà di stampa in 180 Paesi, in base alla possibilità per i giornalisti di informare liberamente, senza pressioni politiche, economiche, legali o sociali e senza rischi per la propria sicurezza – perdendo ben 8 punti in due anni, dal 2023 al 2025;

    15) l'organizzazione non governativa assegna, altresì, un cambio di categoria: se prima l'Italia si trovava comunque in una «situazione soddisfacente», nel 2024 siamo entrati nella categoria delle situazioni «problematiche», al pari di Ungheria e Polonia, dove ci riconfermiamo stabilmente nel 2025; inoltre, il rating dell'Italia sarebbe stato ricondotto ad alcuni problemi strutturali che inciderebbero sulla libera informazione: quali la forma di autocensura dei giornalisti, dovuta anche al timore di querele e all'introduzione della norma (voluta dal Governo in carica) che vieta la pubblicazione integrale delle ordinanze di custodia cautelare di cui si dirà nel prosieguo, che, sebbene secondo i sostenitori di tale norma, servirebbe a tutelare la presunzione d'innocenza degli indagati, di fatto si è tradotta in una «legge bavaglio», che riduce la trasparenza delle indagini, limitando il diritto dei cittadini a essere informati;

    16) inoltre, Reporter segnala la dipendenza economica dei media da pubblicità e fondi pubblici, la concentrazione delle testate in pochi proprietari, la precarietà del lavoro giornalistico, la persistente polarizzazione sociale e le minacce rivolte a chi indaga su criminalità e corruzione;

    17) in Italia, nel 2024, sono stati minacciati 516 giornalisti: secondo il rapporto dell'Osservatorio «Ossigeno per l'informazione in Italia» sono 516 le persone colpite, tra minacce e intimidazioni a giornalisti, blogger e altri operatori dell'informazione colpiti da gravi violenze e abusi in violazione del diritto di informare e di essere informati. Le intimidazioni del 2024, tre volte su quattro, sono state messe in atto con avvertimenti di vario tipo (insulti, scritte offensive, post sui social). Il 22 per cento delle intimidazioni è stato eseguito con querele temerarie e altre azioni legali pretestuose (Slapps) provenienti per la metà da politici e amministrazioni pubbliche. Il monitoraggio del 2024 conferma che l'Italia rimane il Paese europeo con più giornalisti minacciati, con più giornalisti sotto scorta o protetti dalle forze dell'ordine con altre forme di tutela;

    18) l'Italia è ancora classificata dal Media pluralism monitor 2025 come Paese ad alto rischio per scarsa indipendenza editoriale, minacce legali e disinformazione;

    19) l'ultimo rapporto sullo Stato di diritto pubblicato dalla Commissione europea aveva evidenziato, con riferimento al nostro Paese, più di una preoccupazione sul fronte della libertà di stampa, tra cui: le condizioni di lavoro precarie di molti giornalisti, la protezione delle fonti giornalistiche e la questione del segreto professionale, nonché le azioni legali strategiche locali tese a bloccare la partecipazione pubblica (Slapp), la legislazione sulla diffamazione, in sede penale e civile, i casi di aggressioni fisiche e intimidazioni nei confronti di giornalisti e organi di informazione, che continuano ad aumentare di anno in anno;

    20) la persistenza delle preoccupazioni della Commissione europea sui richiamati temi lascerebbe intendere che la situazione sul fronte della libertà e del pluralismo dei media non sia stata affrontata sufficientemente dal Governo italiano e che nel nostro Paese permangono numerose problematiche nel suddetto ambito, specie – come ribadito anche nell'ultimo report della Commissione – per quel che riguarda l'efficacia della governance e il sistema di finanziamento dei media;

    21) l'organo europeo ha, altresì, posto l'accento sulla necessità di migliorare all'interno degli Stati membri la sicurezza e la tutela dei giornalisti, in risposta alle minacce legali e ai procedimenti giudiziari abusivi contro la partecipazione pubblica;

    22) in particolare, è stato rilevato come i giornalisti continuino a far fronte a minacce fisiche e legali, con campagne diffamatorie on-line e censure che compromettono la loro sicurezza. Diverse misure formulate nella raccomandazione della Commissione europea del 2021 sulla sicurezza dei giornalisti – C (2021) 6650) del 16 settembre 2021 – devono essere migliorate in diversi Stati membri, come evidenziato da uno studio indipendente pubblicato nel maggio 2024. Assumono rilievo determinante in tale contesto: indagini e azioni penali efficaci e imparziali in merito ai reati, una formazione specifica, il contrasto delle minacce e degli attacchi on-line e la garanzia della sicurezza delle giornaliste, dei giornalisti appartenenti a gruppi minoritari e di coloro che riferiscono in merito a questioni concernenti la parità;

    23) diversi Stati membri (tra cui tuttavia non rientra l'Italia) hanno adottato piani d'azione specifici e misure per istituire strutture di sostegno specifiche che promuovono la sicurezza dei giornalisti;

    24) per rispondere alle crescenti preoccupazioni in seno all'Unione europea per la libertà dei media e di informazione, dal maggio 2024 sono in vigore nuove disposizioni del diritto dell'Unione europea per limitare le cosiddette Slapp («azioni legali strategiche tese a bloccare la partecipazione pubblica»); assume rilievo determinante la direttiva (Ue) 2024/1069 sulla protezione delle persone attive nella partecipazione pubblica da domande manifestamente infondate o procedimenti giudiziari abusivi, ritenuta di fondamentale importanza per la libertà di informazione;

    25) in particolare, tale direttiva ha lo scopo di eliminare gli ostacoli al corretto svolgimento dei procedimenti civili, proteggendo nel contempo le persone fisiche e giuridiche attive nella partecipazione pubblica su questioni di interesse pubblico, tra cui giornalisti, editori, organizzazioni dei media, informatori e difensori dei diritti umani, come pure le organizzazioni della società civile, le organizzazioni non governative, i sindacati, gli artisti, i ricercatori e gli accademici, da procedimenti giudiziari avviati nei loro confronti per dissuaderle dalla partecipazione pubblica. La direttiva anti-Slapp ha, dunque, come obiettivo quello di proteggere dalle cosiddette querele temerarie, cioè da quelle iniziative giudiziarie mosse contro i giornalisti di inchiesta che spesso non hanno i mezzi economici sufficienti per difendersi in giudizio e che subiscono lunghi processi anche laddove non abbiano commesso alcuna violazione e abbiano osservato pienamente le regole. L'Italia è uno dei Paesi europei con il più alto numero di querele temerarie. Secondo l'Osservatorio «Ossigeno per l'informazione», solo nel 2023 sono stati segnalati più di 100 giornalisti intimiditi da azioni legali pretestuose. Le Slapp, usate per intimidire e silenziare chi esprime critiche su temi di interesse pubblico, rappresentano una seria minaccia tanto alla libertà di espressione, quanto al diritto di informare, e contribuiscono a scoraggiare la partecipazione democratica. Il termine per l'attuazione della direttiva in Italia è entro il 7 maggio 2026. Il Ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione, nel giugno 2025, durante la discussione in aula sul disegno di legge di delegazione europea, si è impegnato a recepire i principi della direttiva 2024/1069;

    26) al contempo, l'Unione europea ha introdotto l'European media freedom act (Emfa), il regolamento per salvaguardare la libertà e il pluralismo dell'informazione, che è entrato in vigore l'8 agosto 2025, e che pone specifici obblighi riguardo all'efficace protezione delle fonti giornalistiche e delle comunicazioni riservate e misure di salvaguardia contro l'impiego di software di sorveglianza intrusiva;

    27) si fa presente che, per quanto concerne l'European media freedom act, risulta essere entrato in vigore dal novembre 2024 l'articolo 3, mentre parte degli articoli 4 e 6 e gli articoli che vanno dal 7 al 13, cioè quelli che istituiscono e disciplinano il Comitato europeo per i servizi di media, che riunisce le autorità nazionali di regolamentazione dei vari Stati membri dell'Unione europea, sono entrati in vigore dall'8 febbraio 2025 e gli articoli dal 14 al 17 sono in vigore dall'8 maggio 2025, esponendo quindi il Paese a procedura di infrazione in un ambito delicatissimo quale appunto quello della libertà di informazione;

    28) mentre la proposta di direttiva contro le Slapp prevede garanzie per coloro che sono bersaglio di procedimenti giudiziari manifestamente infondati o abusivi, la legge europea per la libertà dei media istituirà un quadro comune per i servizi di media nell'ambito del mercato interno dell'Unione europea, attraverso l'introduzione di misure volte a proteggere i giornalisti e i fornitori di servizi di media da ingerenze politiche, rendendo nel contempo più agevole per loro operare attraverso le frontiere interne dell'Unione europea;

    29) sebbene, dunque, si registri una generale tendenza a livello europeo verso una sempre maggiore tutela della libertà di stampa e di informazione, così come in diversi Paesi dell'Unione europea possano individuarsi progressi positivi sia in termini di strumenti per garantire la libertà di stampa, che di misure legislative volte a salvaguardare la sicurezza e protezione dei giornalisti, un simile sforzo non sembra possa riconoscersi da parte del nostro Paese, dove – al contrario – non solo si è assistito a un crescente abuso del ricorso alla querela per diffamazione e all'azione di risarcimento dei danni sul piano civilistico nei confronti dei giornalisti, al punto da poter considerare tali strumenti processuali alla stregua di mezzi intimidatori e di pressione per limitare l'attività giornalistica, ma addirittura, da parte del Governo in carica, sono stati adottati provvedimenti che sembrano porsi in direzione diametralmente opposta rispetto a quella europea;

    30) nonostante ancora numerose iniziative giudiziarie per diffamazione risultino pretestuose, alla luce delle più recenti statistiche che dimostrano come il 90 per cento dei procedimenti per diffamazione si risolvano con archiviazioni o proscioglimenti pronunciati prima del giudizio, proprio perché basati su accuse infondate o, comunque, sproporzionate, e sebbene i dati relativi alla mediazione civile obbligatoria testimonino come anche le questioni relative a fatti di diffamazione sul piano civile ammontino a meno dell'1 per cento dell'intero contenzioso, a livello legislativo ancora nulla di efficace è stato fatto per arginare il fenomeno delle querele temerarie;

    31) sebbene, invero, sia attualmente in esame alla Camera dei deputati il disegno di legge di delega al Governo per il recepimento delle direttive europee e l'attuazione di altri atti dell'Unione europea – legge di delegazione europea 2025, sede naturale quindi in cui dare esecuzione agli impegni assunti a livello europeo, difetta nell'atto in esame proprio il recepimento della direttiva anti-Slapp, a nulla rilevando che il termine per il recepimento scada tra poco più di sette mesi;

    32) per ovviare a tale lacuna, il gruppo del MoVimento 5 Stelle aveva pertanto depositato un emendamento al provvedimento per includere nell'allegato A della legge di delegazione proprio la direttiva (Ue) 2024/1069 del Parlamento europeo e del Consiglio dell'11 aprile 2024 sulla protezione delle persone attive nella partecipazione pubblica da domande manifestamente infondate o procedimenti giudiziari abusivi, ma rincresce segnalare come questo sia stato respinto. Un'ulteriore occasione perduta;

    33) del pari, non è più procrastinabile l'impegno di tutte le forze politiche a lavorare per una riforma del servizio pubblico radiotelevisivo, attraverso un ampio confronto in stati generali, al fine di garantirne l'indipendenza, un più ampio pluralismo e una maggiore qualità dell'informazione, per rendere la Rai più autorevole, moderna, sempre più digitalizzata e sostenibile, accrescendone la competitività rispetto alle ormai predominanti piattaforme digitali;

    34) a tal proposito, nel parere che la Commissione di vigilanza Rai ha espresso sul contratto di servizio tra il Governo e la Rai è stato inserito un importante riconoscimento del valore del giornalismo di inchiesta, che deve essere tutelato, supportato e rafforzato nel servizio pubblico, ed è stata posta grande attenzione alla necessità che i giornalisti e gli operatori del servizio pubblico osservino rigorosamente la deontologia professionale, coniugando il principio di libertà con quello di responsabilità, nel rispetto della dignità della persona;

    35) già nel marzo 2024, con apposita mozione discussa presso la Camera dei deputati, era stata fatta richiesta al Governo di rispettare, tempestivamente, le scadenze previste dell'European media freedom act rimediando ai ritardi già in essere, nonché a porre in essere, nel pieno rispetto delle prerogative parlamentari e del ruolo della Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, anche alla luce di quanto segnalato in premessa in ordine alla paralisi dell'attività parlamentare della Commissione medesima, tutte le iniziative utili per la piena applicazione del richiamato regolamento e per favorire, per quanto di competenza, l'iter legislativo della riforma della governance della Rai, tutelando il ruolo e la funzione del servizio pubblico radiotelevisivo e la professionalità dei suoi dipendenti;

    36) la Rai rappresenta un patrimonio per il Paese. È la più importante azienda culturale italiana con oltre 12 mila dipendenti e un brand che la rendono riconosciuta nel mondo come servizio pubblico di informazione. Purtroppo in questa fase storica le politiche del Governo e il comportamento politico-istituzionale dei partiti di maggioranza ne stanno svilendo il ruolo e stanno mortificando le professionalità che operano quotidianamente all'interno di questa azienda, come testimonia purtroppo il calo di ascolti sia per i servizi di informazione che per i format generalisti;

    37) l'attuale paralisi nella designazione dei vertici dell'azienda del servizio pubblico e la non volontà di recepire i principi cardine dell'European media freedom act si stanno riverberando persino sull'ordinario funzionamento dell'organismo parlamentare di vigilanza, considerato che la Commissione parlamentare si riunisce assai sporadicamente, a dimostrazione di quanto pesi il condizionamento partitico all'interno della Rai,

impegna il Governo:

1) ad adottare iniziative anche di carattere normativo volte a rafforzare la libertà della stampa e dei media, la tutela del giornalismo in tutte le sue forme ed espressioni, a salvaguardare i diritti, la sicurezza e le condizioni di lavoro dei giornalisti, in particolare, attraverso il recepimento nel nostro ordinamento della direttiva cosiddetta anti-Slapp ((Ue) 2024/1069) sulla protezione delle persone attive nella partecipazione pubblica da domande manifestamente infondate o procedimenti giudiziari abusivi, al fine di preservarli da querele temerarie o altre forme di pressioni indebite, accompagnandola, inoltre, con ogni ulteriore iniziativa anche di carattere normativo necessaria per la sua applicazione in ambito nazionale, alla luce del fatto che il Governo si era impegnato, per quanto di competenza, a recepirla, a seguito degli impegni contenuti negli atti di indirizzo approvati, con il parere favorevole dello stesso, dalla Camera dei deputati il 27 febbraio 2024 e che, invece, nell'attuale esame in corso del disegno di legge di delegazione europea 2025 rischia di non essere recepita a causa della contrarietà dello stesso Governo;

2) a voler promuovere ogni utile e opportuna iniziativa affinché i singoli componenti del Governo che vi hanno fatto ricorso valutino la remissione delle querele presentate nei confronti dei giornalisti, adottando le conseguenti determinazioni;

3) a rendersi disponibile verso gli attori dell'informazione, attraverso una costante e periodica convocazione di conferenze stampa, aperte alle libere domande, al fine rendere conto del proprio operato, quale parte integrante del mandato di Governo;

4) a fornire ogni utile elemento al Parlamento sulle ulteriori iniziative e attività di competenza, oltre quelle poste in essere in accordo con il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, necessarie per accertare chi abbia utilizzato lo spyware Graphite, in dotazione ai servizi di intelligence italiani fino ad aprile 2025, per spiare giornalisti e attivisti e negando il Governo ogni responsabilità, quali urgenti iniziative e attività abbia intrapreso al fine di accertare, per quanto di competenza, eventuali responsabilità di apparati esteri;

5) ad adottare urgentemente iniziative, di carattere normativo e amministrativo, volte a dare piena attuazione al regolamento (Ue) 2024/1083, cosiddetto Freedom act, a tutela del pluralismo e dell'indipendenza dell'informazione, scongiurando l'avvio di procedure di infrazione e sanzionatorie, nel rispetto peraltro degli atti di indirizzo approvati dalla Camera dei deputati nella citata seduta del 27 febbraio 2024 con il parere favorevole del Governo;

6) alla luce dei fatti in premessa, a considerare eventuali ulteriori iniziative di carattere normativo al fine di assicurare l'effettiva e concreta autonomia e indipendenza del Garante per la protezione dei dati personali;

7) a garantire condotte che scongiurino dubbi di ingerenza da parte del Governo e possano porre in pregiudizio l'autonomia e l'indipendenza degli organismi di garanzia;

8) a tutelare, per quanto di competenza, la libertà di stampa e il diritto di cronaca, quale strumento di estrinsecazione anche del fondamentale diritto di informazione per il cittadino, astenendosi dal portare a compimento tutte quelle riforme che possano comportare una compressione di tali diritti costituzionalmente garantiti, nonché ad adottare iniziative volte a ripristinare la normativa precedente alla cosiddetta «norma bavaglio», che limita la pubblicazione delle ordinanze di custodia cautelare;

9) nel quadro di garanzia a tutela della libertà dei media, ad adottare iniziative, anche di carattere normativo, per attuare e dare seguito alle raccomandazioni della Commissione europea contenute nella relazione annuale sullo Stato di diritto 2024 e a quelle di prossima pubblicazione, con particolare riguardo all'introduzione di garanzie per il regime di diffamazione, alla protezione del segreto professionale e delle fonti giornalistiche, all'indipendenza delle autorità di regolamentazione dei media, alla trasparenza dell'assetto proprietario, alla protezione dei media dalle pressioni e dalle influenze politiche – compresi i media del servizio pubblico;

10) in questo ambito a favorire, per quanto di competenza, l'iter legislativo della riforma della governance della Rai, in piena ottemperanza dei principi dell'European media freedom act, e non come prevede il testo del disegno di legge attualmente all'esame del Senato della Repubblica, tutelando il ruolo e la funzione a garanzia del pluralismo da parte del servizio pubblico radiotelevisivo e la professionalità dei suoi dipendenti;

11) ad assumere iniziative di carattere normativo al fine di riformare, alla luce dei principi fissati di recente dalla Corte costituzionale e dalla Corte europea dei diritti dell'uomo, la fattispecie della diffamazione, escludendo la pena detentiva, in quanto incompatibile con l'articolo 10 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, e prevedendosi la comminazione di pene pecuniarie che non risultino eccessive e che siano proporzionate all'offesa cagionata, affinché le stesse non si traducano in concreto in una limitazione della libertà di stampa;

12) a voler assumere ogni opportuna iniziativa di carattere normativo affinché, per la fattispecie della diffamazione commessa per mezzo della stampa, delle testate giornalistiche on line o della radiotelevisione, nel caso di mala fede o di colpa grave di chi agisce in sede civile per risarcimento del danno, sia prevista, su richiesta del convenuto, con la sentenza che rigetta la domanda, la condanna dell'attore anche al pagamento a favore del richiedente di una somma, determinata in via equitativa, non superiore alle metà della somma oggetto della domanda risarcitoria;

13) ad adottare iniziative volte ad aggiornare tutta la normativa in materia di rafforzamento delle tutele per chi esercita la professione giornalistica, anche in forma freelance;

14) ad adoperarsi, adottando le opportune iniziative di competenza, nell'adempiere pienamente alla costante giurisprudenza costituzionale, affinché sia garantito il pluralismo nella sua qualità di valore primario sotteso all'intero sistema dell'informazione, assicurandone l'imparzialità, l'obiettività, la correttezza e la completezza.
(1-00519) (Nuova formulazione) «Cafiero De Raho, Graziano, Piccolotti, Conte, Schlein, Bonelli, Fratoianni, Riccardo Ricciardi, Braga, Zanella, Alfonso Colucci, Gianassi, Manzi, Caso, De Luca, Dori, Carotenuto, Bakkali, Zaratti, D'Orso, Ascari, Giuliano, Auriemma, Baldino, Penza, Ilaria Fontana, Alifano, Quartini, Santillo, Orrico, Amato».

(4 novembre 2025)

INTERROGAZIONI A RISPOSTA IMMEDIATA

   SARRACINO, DE LUCA, GRAZIANO, SPERANZA, SCOTTO, AMENDOLA, LACARRA, UBALDO PAGANO, STEFANAZZI, BONAFÈ, GHIO, FERRARI, FORNARO e CASU. — Al Ministro per gli affari regionali e le autonomie. — Per sapere – premesso che:

   il 14 novembre 2024 la Corte costituzionale ha demolito l'impianto della legge n. 86 del 2024, dichiarando l'illegittimità costituzionale di numerose disposizioni con le quali veniva disciplinata l'attribuzione alle regioni ordinarie di forme e condizioni particolari di autonomia;

   ciononostante, da notizie di stampa si apprende che il Governo intenderebbe comunque chiudere entro il 2025 le intese con talune regioni per la concessione di forme e condizioni particolari di autonomia, senza che siano garantiti i livelli essenziali delle prestazioni, condizione richiesta come imprescindibile dalla Corte costituzionale;

   la struttura della legge n. 86 del 2024 dava vita a un modello di regionalismo differenziato fortemente competitivo, e mai cooperativo, incline ad aumentare ed esasperare le diseguaglianze e i divari già esistenti nel nostro Paese, senza offrire alcuna risposta concreta e possibile ai bisogni delle persone e delle imprese;

   quel disegno è stato bocciato nettamente dalla Corte costituzionale, ma il Governo vuole andare avanti a dispetto della Costituzione e dei diritti dei cittadini, con conseguenze che colpiranno settori particolarmente sensibili, come quello della sanità, dove già oggi migliaia di italiani sono costretti a emigrare fuori regione per potersi curare, o quelli dell'assistenza ai disabili e agli anziani non autosufficienti o dei servizi per l'infanzia;

   si tratta di questioni che incidono nella vita dei cittadini del Sud, ma anche sull'equilibrio delle regioni del Nord, già in difficoltà nel fronteggiare le numerose richieste di assistenza sanitaria provenienti da tutto il territorio nazionale;

   un settore particolarmente delicato è, poi, l'istruzione, nel quale funzioni articolate su base regionale rischiano, da un lato, di incidere sull'unità nazionale, dall'altro, di dar vita a vere e proprie gabbie salariali, in base alle quali per uno stesso lavoro si percepiranno stipendi diversi a seconda del luogo dove quel lavoro sarà esercitato;

   gravi sarebbero le conseguenze anche in settori sensibili come quello del commercio con l'estero, con possibili pesanti ricadute ai danni delle imprese, o in quello della politica energetica che, per rendere competitivo il nostro Paese, dovrebbe essere regolamentata a livello dell'Unione europea e non certo a livello regionale –:

   se il Ministro interrogato intenda procedere entro fine 2025, senza che siano prima garantiti su tutto il territorio nazionale i livelli essenziali delle prestazioni, a stipulare con le regioni interessate le intese volte a concedere forme e condizioni particolari di autonomia, così eludendo i chiari principi affermati dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 192 del 2024.
(3-02311)

(11 novembre 2025)

   ROSATO, RICHETTI, ONORI, BONETTI, BENZONI, D'ALESSIO, GRIPPO, SOTTANELLI, PASTORELLA e RUFFINO. — Al Ministro della difesa. — Per sapere – premesso che:

   nel documento programmatico di finanza pubblica 2025 si è ipotizzato che la spesa per la difesa cresca dello 0,15 per cento negli anni 2026 e 2027 e dello 0,2 per cento nel 2028, per raggiungere in tre anni un livello superiore di circa 11 miliardi di euro a quello del 2025;

   il Ministro Giorgetti ha condizionato la discussione circa la possibilità di ricorrere alla clausola di salvaguardia del Patto di stabilità e crescita, per una deviazione temporanea dai requisiti di bilancio per le spese militari aggiuntive, all'uscita dell'Italia dalla procedura per disavanzo eccessivo. Su questa base, nel documento programmatico di finanza pubblica il Governo si è impegnato «presumibilmente all'inizio del prossimo esercizio finanziario, a sottoporre al Parlamento la descrizione della pianificazione della spesa militare aggiuntiva»;

   l'incremento delle spese per la difesa deliberato nell'ambito del «Defence investment plan», adottato al vertice Nato dell'Aja il 25 giugno 2025, fissa l'obiettivo del 5 per cento del prodotto interno lordo per la difesa entro il 2035, suddivisa tra il 3,5 per cento del prodotto interno lordo annuo per i requisiti fondamentali della difesa e per raggiungere gli obiettivi di capacità della Nato e l'1,5 per cento del prodotto interno lordo annuo per proteggere le infrastrutture critiche, difendere le reti, garantire la preparazione e la resilienza civile, innovare e rafforzare la base industriale della difesa;

   ipotizzando un tasso di crescita nominale del prodotto interno lordo nel prossimo decennio del 2,5 per cento annuo, la spesa per la difesa, come concordata in sede Nato, dovrebbe superare nel 2035 i 140 miliardi di euro annui. Per riferimento, il volume complessivo del bilancio ordinario della difesa riportato nel documento programmatico pluriennale della difesa 2025-2027 è di 31,3 miliardi di euro nel 2025, 31,2 miliardi di euro per il 2026 e 31,7 miliardi di euro per il 2027 –:

   quando il Governo intenda sottoporre al Parlamento e al Paese un piano realistico per il raggiungimento degli obiettivi di spesa per la difesa concordati in sede Nato, con il relativo incremento degli stanziamenti previsti per il rafforzamento della capacità operativa, il potenziamento dello strumento militare e l'adeguamento del personale impiegato.
(3-02312)

(11 novembre 2025)

   ZOFFILI, MOLINARI, ANDREUZZA, ANGELUCCI, BAGNAI, BARABOTTI, BENVENUTO, DAVIDE BERGAMINI, BILLI, BISA, BOF, BORDONALI, BOSSI, BRUZZONE, CANDIANI, CAPARVI, CARLONI, CARRÀ, CATTOI, CAVANDOLI, CECCHETTI, CENTEMERO, COIN, COMAROLI, CRIPPA, DARA, DE BERTOLDI, DI MATTINA, FORMENTINI, FRASSINI, FURGIUELE, GIACCONE, GIAGONI, GIGLIO VIGNA, GUSMEROLI, IEZZI, LATINI, LAZZARINI, LOIZZO, MACCANTI, MARCHETTI, MATONE, MIELE, MONTEMAGNI, MORRONE, NISINI, OTTAVIANI, PANIZZUT, PIERRO, PIZZIMENTI, PRETTO, RAVETTO, SASSO, STEFANI, SUDANO, TOCCALINI, ZIELLO e ZINZI. — Al Ministro della difesa. — Per sapere – premesso che:

   l'Esercito italiano conduce, sul territorio nazionale, l'operazione «Strade sicure» ininterrottamente dal 4 agosto 2008, in virtù del decreto-legge n. 92 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 luglio del 2008, n. 125, e della legge 30 dicembre 2020, n. 178, che ha prorogato l'operazione in relazione alle straordinarie esigenze di prevenzione e contrasto della criminalità e del terrorismo, attraverso l'impiego di un contingente di personale militare delle Forze armate, che agisce con le funzioni di agente di pubblica sicurezza a difesa della collettività, in concorso alle forze di polizia, per il presidio del territorio e delle principali aree urbane e la vigilanza dei punti sensibili;

   il contingente è stato ridotto negli ultimi anni dalle 7.050 unità del 30 giugno 2021 alle 6.000 unità fino al 30 giugno 2022 e, infine, alle 5.000 unità fino al 31 dicembre 2022;

   il Governo in carica ha ritenuto opportuno, invece, rafforzare il contingente di «Strade sicure» fino ad arrivare agli attuali 6 mila militari presenti in 58 province del territorio nazionale a presidio di circa mille siti e aree sensibili e agli 800 militari di «Stazioni sicure»;

   i militari italiani impiegati in «Strade sicure» svolgono una fondamentale e apprezzata funzione di deterrenza e prevenzione anche nei confronti del terrorismo, dell'immigrazione clandestina, del traffico e dell'uso di sostanze stupefacenti, nonché nella prevenzione e contrasto dei reati ambientali, anche nella «Terra dei fuochi» in Campania;

   recentemente, tuttavia, la prosecuzione dell'operazione «Strade sicure» è finita al centro dell'attenzione dei media per l'ipotesi che possa non essere confermata –:

   se non si ritenga utile – come ritiene fermamente la Lega Salvini Premier – aumentare il numero dei militari del contingente «Strade sicure» per rafforzare i presidi nelle città, ai confini, nelle stazioni ferroviarie, nonché nei siti e luoghi sensibili.
(3-02313)

(11 novembre 2025)

   LUPI, BRAMBILLA, CARFAGNA, CAVO, ALESSANDRO COLUCCI, PISANO, ROMANO, SEMENZATO e TIRELLI. — Al Ministro della difesa. — Per sapere – premesso che:

   il contesto geopolitico europeo è profondamente mutato negli ultimi anni, anche a seguito della guerra di aggressione russa contro l'Ucraina;

   l'affermazione di nuove minacce di natura ibrida e tecnologicamente avanzata ha messo in luce la necessità di un aggiornamento delle strategie di sicurezza e difesa dell'Unione, nonché dello sviluppo di nuovi strumenti di protezione;

   negli ultimi mesi sono stati registrati diversi episodi di incursione di droni sul territorio dell'Unione europea, come dimostrano l'episodio avvenuto nella notte tra il 9 e il 10 settembre 2025 nello spazio aereo polacco e, più recentemente, il blocco del traffico aereo negli aeroporti di Zaventem (Bruxelles) e Liegi;

   l'uso sempre più diffuso di droni rappresenta una minaccia crescente per la sicurezza delle infrastrutture, nonché per la sovranità dello spazio aereo nazionale ed europeo, contro cui occorre intraprendere iniziative efficaci di prevenzione;

   il 12 settembre 2025 il Ministro interrogato ha rilasciato un'intervista alla stampa, evidenziando i pericoli della «guerra ibrida», che punta a indebolire la sicurezza e la prosperità dei Paesi europei, dichiarando: «In qualche modo noi siamo già in guerra. E dovremmo reagire»;

   il 7 novembre 2025 Kaja Kallas, Alto rappresentante dell'Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ha dichiarato: «L'Unione europea sta inasprendo le norme sui visti per i cittadini russi a causa dei continui disturbi causati dai droni e degli atti di sabotaggio sul suolo europeo»; e ha aggiunto: «Viaggiare nell'Unione europea è un privilegio, non un diritto acquisito»;

   il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha convocato il Consiglio supremo di difesa per lunedì 17 novembre 2025, nel corso del quale saranno altresì valutate «le minacce ibride con riferimento anche alla dimensione cognitiva e alle possibili ripercussioni sulla sicurezza dell'Unione europea e dell'Italia» –:

   quali iniziative intenda assumere per rafforzare ulteriormente la capacità nazionale di prevenzione e contrasto delle incursioni di droni nello spazio aereo italiano e rispondere alle minacce ibride che mettono a rischio la sicurezza europea e nazionale.
(3-02314)

(11 novembre 2025)

   ZARATTI. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

   la raffineria Api di Falconara Marittima è un importante polo energetico che occupa una superficie di circa 700.000 metri quadri sul lato costiero della pianura alluvionale del fiume Esino;

   il 15 settembre 2025 è stato sottoscritto l'accordo preliminare con cui Api holding s'impegna a cedere la propria partecipazione azionaria in Italiana petroli e in Mip alla State oil company of Azerbaijan Republic (Socar), società oil&gas. Questo segna un'ulteriore diminuzione del controllo nazionale su asset strategici, tendenza che indebolisce la capacità del Paese di governare autonomamente le proprie politiche industriali ed energetiche;

   Api raffineria di Ancona spa, in relazione alla raffineria di Falconara, è attualmente imputata, insieme a suoi dirigenti apicali in carica nel periodo 2018-2022, nel procedimento giudiziario N 2654/2018 R.g.n.r. e N 4726/2018 R.g. gip per disastro ambientale ed altri reati connessi sulla salute dei cittadini;

   è in corso l'ennesimo procedimento di riesame dell'autorizzazione integrata ambientale, «per rivalutare il quadro prescrittivo inerente al monitoraggio delle emissioni odorigene e delle emissioni diffuse e fuggitive e prescrivere controlli sull'integrità dei fondi di taluni serbatoi e vasche e di taluni condotti e aste della rete fognaria»;

   si è in attesa del pronunciamento del tribunale amministrativo regionale delle Marche per le note del Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica protocollo 103322 del 23 giugno 2023 e protocollo 18463 del 8 febbraio 2023, impugnate da Api raffineria di Ancona spa;

   con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 3 febbraio 2023, «Dichiarazione di interesse strategico nazionale di uno stabilimento industriale», riguardo alla vendita della raffineria di Priolo, l'attuale Governo ha autorizzato con prescrizioni la cessione a Goi-Energy della raffineria Isab ex-Erg di Priolo, facente capo alla società statale russa Lukoil, prevedendo, tra l'altro, «disposizioni per il contenimento dei rischi dei danni ambientali» –:

   se il Ministro interrogato, all'interno dell'applicazione dell'autorizzazione condizionata di golden powers, che gli interroganti ritengono urgente e necessaria, intenda impegnare le parti contraenti nell'attivazione di un fondo a garanzia dell'attuazione delle bonifiche dei procedimenti di riesame del decreto di messa in sicurezza operativa (Miso) delle acque (protocollo n. 5258 del 23 settembre 2014) e del decreto protocollo 5450 del 17 novembre 2014, con il quale è stato approvato il progetto di messa in sicurezza operativa, nonché dei monitoraggi e della mitigazione delle emissioni convogliate e fuggitive e se conseguentemente abbia avuto interlocuzioni con l'attuale proprietà di Ip/Api holding, al fine di intervenire preventivamente alle operazioni di closing applicando l'autorizzazione condizionata di golden powers.
(3-02315)

(11 novembre 2025)

   BOSCHI, GADDA, DEL BARBA, FARAONE, BONIFAZI e GIACHETTI. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere — premesso che:

   la crescita e la competitività del sistema produttivo nazionale dipendono in modo sostanziale dalla continuità e dalla stabilità degli strumenti fiscali a sostegno degli investimenti industriali, che consentono alle imprese di programmare le proprie strategie di sviluppo su orizzonti temporali pluriennali;

   negli ultimi anni le agevolazioni per gli investimenti in beni strumentali, digitalizzazione e innovazione – tra cui super e iperammortamento e, più di recente, le misure di transizione tecnologica – hanno rappresentato un fattore determinante per la crescita della produttività e la modernizzazione delle imprese italiane;

   tuttavia, la discontinuità temporale di tali incentivi, l'assenza di una prospettiva estesa oltre il 2026 e la chiusura anticipata di alcune misure agevolative, come «Transizione 5.0», rischiano di indebolire la fiducia delle imprese nelle politiche industriali nazionali e di rallentare i piani di investimento, in particolare nel settore manifatturiero;

   la discontinuità degli incentivi rischia di penalizzare le imprese che pianificano investimenti pluriennali, poiché le misure di iperammortamento valide solo per il 2026 possono essere utilizzate esclusivamente da chi ha già programmato gli investimenti, lasciando in difficoltà chi intende avviarli nei prossimi anni;

   al contempo, la questione energetica continua a rappresentare un fattore critico per la competitività delle imprese italiane, poiché il costo dell'energia in Italia è quasi il triplo rispetto alla Spagna e quasi il doppio rispetto alla Francia;

   sono quanto mai necessari interventi strutturali volti ad aumentare la produzione nazionale di energia, garantire prezzi più competitivi e sostenere la transizione verso la neutralità tecnologica;

   appare, dunque, necessario integrare le politiche fiscali per gli investimenti con un piano industriale ed energetico coordinato, in grado di fornire alle imprese certezze, continuità e condizioni adeguate per restare competitive nel contesto europeo e internazionale;

   le risorse del «Fondo per l'avvio di opere indifferibili», istituito dall'articolo 26 del decreto-legge 17 maggio 2022, n. 50, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2022, n. 91, risultano esaurite già nel 2025, con il rischio di rallentare ulteriormente la realizzazione degli investimenti pubblici e privati collegati –:

   quali misure intenda adottare per sostenere e incentivare la produzione industriale nazionale e se non ritenga indispensabile adottare iniziative normative volte a disporre l'estensione temporale pluriennale degli incentivi fiscali per gli investimenti produttivi, garantendo alle imprese un orizzonte di pianificazione certo almeno fino al 2028.
(3-02316)

(11 novembre 2025)

   PAVANELLI, APPENDINO, CAPPELLETTI e FERRARA. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere. – premesso che:

   come noto, l'energia non è solo una delle voci di costo nel bilancio di un'impresa, ma, soprattutto nell'attuale contesto storico, è una variabile strategica per la tenuta della competitività e della resilienza del tessuto produttivo;

   la notizia della fine della disponibilità dei fondi del piano «Transizione 5.0», giunta il 7 novembre 2025 con una comunicazione ufficiale del Ministero delle imprese e del made in Italy, ha generato forte apprensione tra le imprese che avevano programmato o avviato investimenti – all'interno di questa cornice – per interventi di digitalizzazione e di efficienza energetica;

   secondo il Ministero delle imprese e del made in Italy, nonostante l'esaurimento delle risorse, resta la possibilità di prenotare i crediti d'imposta sul portale del Gestore dei servizi energetici fino al 31 dicembre 2025. Le prenotazioni effettuate dopo il 7 novembre 2025 manterranno la propria validità e verranno messe in una sorta di «lista d'attesa» per accedere al beneficio solo in caso di rinunce, di riduzione degli investimenti previsti da parte di chi ha maturato il diritto o di future risorse che dovessero rendersi disponibili;

   senza lo stanziamento di nuovi fondi, pertanto, le domande presentate dopo il 7 novembre 2025 rimarranno in sospeso, in attesa di sviluppi futuri e precludendo l'accesso al credito d'imposta, senza considerare che il nuovo piano inserito nel disegno di legge di bilancio per il 2026 reintroduce l'iperammortamento – con tutte le criticità che avevano portato al superamento di questo tipo di meccanismo – e non garantisce continuità ai citati progetti rimasti in sospeso;

   l'improvviso stop all'utilizzo da parte delle imprese di 2,5 miliardi di euro sui 6,3 inizialmente stanziati, a due mesi dalla scadenza naturale del piano, oltre ad indebolire la fiducia del mondo produttivo nei confronti del sistema degli incentivi pubblici, genera, altresì, forti incertezze tra le imprese che con molte difficoltà erano riuscite ad avviare investimenti – nonostante i clamorosi ritardi nella pubblicazione dei decreti attuativi e l'effettiva operatività del piano «Transizione 5.0» –, riservandosi di registrarsi successivamente –:

   quali iniziative urgenti il Governo intenda assumere e con quali tempistiche per individuare una soluzione concreta atta a salvaguardare le imprese escluse dall'accesso alla misura a seguito della sopravvenuta indisponibilità delle risorse richiamata in premessa, anche considerato che l'interruzione del credito d'imposta «Transizione 5.0» e la mancanza di certezza sugli sviluppi futuri potrebbero compromettere significativamente la trasformazione digitale ed energetica delle predette realtà produttive.
(3-02317)

(11 novembre 2025)

   BIGNAMI, ANTONIOZZI, GARDINI, MONTARULI, RUSPANDINI, CARAMANNA, COMBA, GIOVINE, MAERNA, PIETRELLA, SCHIANO DI VISCONTI e ZUCCONI. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:

   in data 4 novembre 2025 la Commissione europea ha presentato la proposta di revisione (COM (2025) 675 final) della Decisione di esecuzione del Consiglio dell'Unione europea-Ecofin, che in relazione all'investimento 15 - «Transizione 5.0» della missione 7 del Piano nazionale di ripresa e resilienza prevede la riduzione dello stanziamento complessivo a 2,5 miliardi di euro;

   nelle more della disponibilità di dati definitivi, tale ammontare è stato determinato sulla base delle valutazioni delle associazioni di categoria, sia pure maggiorate per tenere conto della proiezione su base annuale della dinamica delle prenotazioni;

   con decreto direttoriale del Ministero delle imprese e del made in Italy del 6 novembre 2025, al raggiungimento di prenotazioni per un ammontare pari a circa 3 miliardi di euro, è stato comunicato l'esaurimento delle risorse disponibili destinate al piano «Transizione 5.0», finalizzato a sostenere la trasformazione digitale ed energetica delle imprese;

   per venire incontro alle esigenze delle imprese, il Ministero delle imprese e del made in Italy ha tuttavia lasciato aperta la possibilità di presentare nuove comunicazioni fino al 31 dicembre 2025, precisando che le domande saranno accolte in ordine cronologico, previa nuova disponibilità di risorse;

   il piano ha registrato una significativa accelerazione anche grazie alle semplificazioni introdotte con la legge di bilancio per il 2025, registrando a partire dal mese di aprile 2025 – secondo le stime diffuse dalla stampa e confermate dal Ministero delle imprese e del made in Italy – un andamento crescente delle prenotazioni, con un tasso di assorbimento di circa 200 milioni di euro al mese;

   tale andamento evidenzia come lo strumento si sia dimostrato in grado di rispondere in modo efficace alle esigenze del sistema produttivo nazionale e come, pur nei limiti derivanti alle condizionalità imposte dal Dispositivo per la ripresa e resilienza, riguardanti ad esempio l'esclusione dall'accesso al beneficio per le imprese energivore, il piano abbia comunque generato un volume significativo di richieste;

   in tale contesto, la manovra di bilancio per il 2026, nel prevedere il ritorno al meccanismo dell'iperammortamento, ha confermato la continuità degli obiettivi perseguiti dal vigente piano «Transizione 5.0», confermando il sostegno agli investimenti in digitalizzazione e sostenibilità ambientale e superando i limiti imposti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, a partire dall'ampliamento della platea dei beneficiari anche alle imprese energivore, in precedenza escluse –:

   quali iniziative di competenza il Ministro interrogato intenda adottare per dare seguito alle domande di accesso alle agevolazioni del piano «Transizione 5.0» già pervenute e non accolte a causa dell'esaurimento delle risorse, anche in considerazione dell'avvio della nuova misura incentivante prevista a decorrere dall'inizio del 2026.
(3-02318)

(11 novembre 2025)

   DE PALMA. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:

   in merito alle questioni ancora aperte relative ad Acciaierie d'Italia e anche alla luce delle recenti dichiarazioni del presidente di Federacciai, Antonio Gozzi, emerge una fase di criticità: lo stabilimento di Taranto opera con volumi ridotti, l'indotto è in sofferenza, migliaia di lavoratori sono in cassa integrazione da mesi e il percorso di decarbonizzazione non ha ancora dispiegato i suoi effetti;

   il progetto di transizione basato su direct reduced iron (dri) e forni elettrici è la sola strada industrialmente credibile per garantire continuità produttiva, tutela occupazionale e ambientale e per rilanciare la competitività dell'intero comparto siderurgico nazionale, strategico per l'autonomia industriale del Paese e per la tenuta delle filiere europee –:

   quali iniziative urgenti il Governo intenda assumere per fronteggiare la grave crisi produttiva e occupazionale di Acciaierie d'Italia, per la tutela dei lavoratori e dell'indotto e la piena attuazione del piano di decarbonizzazione con direct reduced iron (dri) e forni elettrici, così da salvaguardare la capacità siderurgica strategica del Paese e assicurare al comparto una prospettiva industriale sostenibile e competitiva.
(3-02319)

(11 novembre 2025)

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