TESTI ALLEGATI ALL'ORDINE DEL GIORNO
della seduta n. 569 di Mercoledì 19 novembre 2025
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MOZIONI CONCERNENTI INIZIATIVE VOLTE ALLA TUTELA
DEI GIORNALISTI E DELLA LIBERTÀ DI STAMPA
La Camera,
premesso che:
1) il gravissimo atto intimidatorio di cui è stato vittima il giornalista della Rai Sigfrido Ranucci, conduttore del programma di inchiesta Report, trasmesso da Rai 3, noto per aver indagato su scandali e corruttele, costituisce un gravissimo attacco alle libertà democratiche;
2) la Costituzione, all'articolo 21, afferma che «Tutti», non solo i cittadini dunque, «hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione». «La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure» – ciò che pone il divieto di controlli preventivi – ferma restando, prosegue il disposto, l'indicazione da parte della legge in ordine alle possibilità di sequestro in ipotesi di delitti espressamente previsti;
3) l'articolo 21 affida, altresì, alla legge ordinaria la possibilità di imporre la piena conoscibilità dei mezzi di finanziamento della stampa periodica, con ciò implicitamente riconoscendo il rapporto strettissimo tra informazione, potere economico e libertà di espressione e il diritto del pubblico lettore a conoscerlo;
4) la manifestazione del pensiero, in ogni sua forma, garantita dall'articolo 21 della Costituzione, è da considerarsi cardine dell'ordinamento democratico, baluardo del buon funzionamento della democrazia – «pietra angolare dell'ordine democratico» (Corte costituzionale, sentenza n. 84 del 1969);
5) non è un caso se nei Paesi che, in modo eclatante o latente, involvono o si avviano a intaccare libertà e principi democratici, i primi assalti investano la televisione, i media e la stampa ai fini del loro controllo unitamente a misure che possono colpire anche direttamente l'informazione e i suoi attori, con modalità che vanno dalla censura, alle querele nei confronti dei giornalisti, sino ad arrivare al sequestro e all'arresto;
6) se ne ha un esempio nella storia del nostro Paese con l'attività di censura ai fini del controllo sistematico della comunicazione e della libertà di espressione nel corso del lungo periodo di regime fascista;
7) in tempi molto più recenti, il «caso Ranucci» svela indiscutibilmente un quadro preoccupante, che può essere considerato ad avviso dei firmatari del presente atto di indirizzo il risultato più eclatante di minaccia alla libertà di informazione nel nostro Paese;
8) come noto, il 16 ottobre 2025, Sigfrido Ranucci, giornalista e conduttore di Report, è stato vittima di un attentato davanti casa sua: un chilo di esplosivo artigianale, ma molto efficace, è stato piazzato e fatto esplodere sotto la sua auto e quella di sua figlia, distruggendo anche un altro veicolo di famiglia e danneggiando l'abitazione vicina. Un carico di esplosivo del genere avrebbe potuto certamente uccidere. Ranucci si è dedicato a numerose inchieste sugli affari della criminalità organizzata, ricevendo le prime minacce, a seguito di un'inchiesta su una cava di sabbia. Tra gli ultimi episodi di minacce, quelle del novembre 2024 per un servizio sul conflitto tra Israele e Palestina, in cui il conduttore si ritrovò due proiettili all'esterno della sua abitazione;
9) sul più recente attentato, le indagini della magistratura e dell'antimafia, in particolare, che sono attualmente in corso, chiariranno la matrice del vile gesto – e si auspica, anche le responsabilità degli autori dei delitti commessi – ma quel che è certo, intanto, è il messaggio intimidatorio che si cela dietro l'attentato al famoso giornalista di inchiesta, frutto verosimilmente anche del clima pesante che è stato in questi ultimi anni costruito attorno al programma Report, condotto dal giornalista Ranucci: accuse persino prima della messa in onda, record assoluto di querele (la maggior parte temerarie);
10) eventi precedenti appaiono singolari e sintomatici e assumono certamente rilievo con riferimento al presente atto di indirizzo: i firmatari rammentano, nell'aprile 2024, il presidente di Leonardo e il direttore dell'Agenzia per la cybersicurezza nazionale, in posa sul palco della conferenza programmatica di Fratelli d'Italia, ciascuno reggendo, tra le mani, una maglietta con lo slogan di partito. L'immagine era dunque quella di due manager di Stato trasformati in «testimonial di partito»: inopportuna e preoccupante, in quanto, oltre a costituire un grave caso di ingerenza e di annullamento della terzietà delle istituzioni, il fatto, che ben può considerarsi di militanza o di propaganda, riguardava due manager che gestiscono dossier strategici per il nostro Paese e fa dubitare fortemente, quindi, del loro grado di autonomia come del fatto che possano tutelare interessi specifici di partito e non nazionali, come sarebbero chiamati a fare;
11) del pari, appare opportuno rammentare quanto accaduto il 23 ottobre 2025, ovvero la notifica di una sanzione di 150 mila euro da parte del Garante per la protezione dei dati personali alla Rai per la diffusione da parte di Report di un audio tra l'ex Ministro Sangiuliano e la moglie, in merito alla vicenda che ha portato alle dimissioni del medesimo Ministro. Appare singolare come nei giorni immediatamente antecedenti – come da video proposto nella puntata di Report del 26 ottobre 2025 – un componente del Garante per la protezione dei dati personali fosse in visita alla sede nazionale del partito di Fratelli d'Italia;
12) è altrettanto necessario evidenziare la grave vicenda dei giornalisti spiati attraverso lo spyware israeliano Graphite. Il Governo continua a negare coinvolgimenti, mentre la società Paragon solutions ha, comunque, rescisso il contratto con l'Italia per violazione del codice etico, che, per l'appunto, vieta lo spionaggio di giornalisti e figure della società civile, e per la mancata collaborazione. In una nota, la società Paragon solutions ha ribadito e sostenuto che le condizioni di cessione dello spyware Graphite prevedono l'esclusivo utilizzo da parte delle forze dell'ordine e delle agenzie di intelligence di Paesi che abbiano superato con successo il suo rigoroso processo di due diligence e vetting. Ad oggi la reticenza del Governo italiano su una vicenda di inaudita gravità non ha permesso di comprendere ed accertare le responsabilità eventualmente anche di apparati esteri nello spionaggio di giornalisti italiani;
13) tali fatti, ad avviso dei firmatari del presente atto di indirizzo, sono esempio concreto dell'alterazione dei meccanismi che regolano la distinzione dei ruoli, la terzietà delle istituzioni, la separazione dei poteri e ne compromette, altresì, nella loro confusione e contaminazione, lo status e l'autonomia;
14) non sorprende, allora, come mai il nostro Paese sia al 49° posto nella classifica dell'organizzazione non governativa Reporter senza frontiere – organizzazione che valuta la libertà di stampa in 180 Paesi, in base alla possibilità per i giornalisti di informare liberamente, senza pressioni politiche, economiche, legali o sociali e senza rischi per la propria sicurezza – perdendo ben 8 punti in due anni, dal 2023 al 2025;
15) l'organizzazione non governativa assegna, altresì, un cambio di categoria: se prima l'Italia si trovava comunque in una «situazione soddisfacente», nel 2024 siamo entrati nella categoria delle situazioni «problematiche», al pari di Ungheria e Polonia, dove ci riconfermiamo stabilmente nel 2025; inoltre, il rating dell'Italia sarebbe stato ricondotto ad alcuni problemi strutturali che inciderebbero sulla libera informazione: quali la forma di autocensura dei giornalisti, dovuta anche al timore di querele e all'introduzione della norma (voluta dal Governo in carica) che vieta la pubblicazione integrale delle ordinanze di custodia cautelare di cui si dirà nel prosieguo, che, sebbene secondo i sostenitori di tale norma, servirebbe a tutelare la presunzione d'innocenza degli indagati, di fatto si è tradotta in una «legge bavaglio», che riduce la trasparenza delle indagini, limitando il diritto dei cittadini a essere informati;
16) inoltre, Reporter segnala la dipendenza economica dei media da pubblicità e fondi pubblici, la concentrazione delle testate in pochi proprietari, la precarietà del lavoro giornalistico, la persistente polarizzazione sociale e le minacce rivolte a chi indaga su criminalità e corruzione;
17) in Italia, nel 2024, sono stati minacciati 516 giornalisti: secondo il rapporto dell'Osservatorio «Ossigeno per l'informazione in Italia» sono 516 le persone colpite, tra minacce e intimidazioni a giornalisti, blogger e altri operatori dell'informazione colpiti da gravi violenze e abusi in violazione del diritto di informare e di essere informati. Le intimidazioni del 2024, tre volte su quattro, sono state messe in atto con avvertimenti di vario tipo (insulti, scritte offensive, post sui social). Il 22 per cento delle intimidazioni è stato eseguito con querele temerarie e altre azioni legali pretestuose (Slapp) provenienti per la metà da politici e amministrazioni pubbliche. Il monitoraggio del 2024 conferma che l'Italia rimane il Paese europeo con più giornalisti minacciati, con più giornalisti sotto scorta o protetti dalle forze dell'ordine con altre forme di tutela;
18) l'Italia è ancora classificata dal Media pluralism monitor 2025 come Paese ad alto rischio per scarsa indipendenza editoriale, minacce legali e disinformazione;
19) l'ultimo rapporto sullo Stato di diritto pubblicato dalla Commissione europea aveva evidenziato, con riferimento al nostro Paese, più di una preoccupazione sul fronte della libertà di stampa, tra cui: le condizioni di lavoro precarie di molti giornalisti, la protezione delle fonti giornalistiche e la questione del segreto professionale, nonché le azioni legali strategiche locali tese a bloccare la partecipazione pubblica (Slapp), la legislazione sulla diffamazione, in sede penale e civile, i casi di aggressioni fisiche e intimidazioni nei confronti di giornalisti e organi di informazione, che continuano ad aumentare di anno in anno;
20) la persistenza delle preoccupazioni della Commissione europea sui richiamati temi lascerebbe intendere che la situazione sul fronte della libertà e del pluralismo dei media non sia stata affrontata sufficientemente dal Governo italiano e che nel nostro Paese permangono numerose problematiche nel suddetto ambito, specie – come ribadito anche nell'ultimo report della Commissione – per quel che riguarda l'efficacia della governance e il sistema di finanziamento dei media;
21) l'organo europeo ha, altresì, posto l'accento sulla necessità di migliorare all'interno degli Stati membri la sicurezza e la tutela dei giornalisti, in risposta alle minacce legali e ai procedimenti giudiziari abusivi contro la partecipazione pubblica;
22) in particolare, è stato rilevato come i giornalisti continuino a far fronte a minacce fisiche e legali, con campagne diffamatorie on line e censure che compromettono la loro sicurezza. Diverse misure formulate nella raccomandazione della Commissione europea del 2021 sulla sicurezza dei giornalisti – C (2021) 6650) del 16 settembre 2021 – devono essere migliorate in diversi Stati membri, come evidenziato da uno studio indipendente pubblicato nel maggio 2024. Assumono rilievo determinante in tale contesto: indagini e azioni penali efficaci e imparziali in merito ai reati, una formazione specifica, il contrasto delle minacce e degli attacchi on line e la garanzia della sicurezza delle giornaliste, dei giornalisti appartenenti a gruppi minoritari e di coloro che riferiscono in merito a questioni concernenti la parità;
23) diversi Stati membri (tra cui tuttavia non rientra l'Italia) hanno adottato piani d'azione specifici e misure per istituire strutture di sostegno specifiche che promuovono la sicurezza dei giornalisti;
24) per rispondere alle crescenti preoccupazioni in seno all'Unione europea per la libertà dei media e di informazione, dal maggio 2024 sono in vigore nuove disposizioni del diritto dell'Unione europea per limitare le cosiddette Slapp («azioni legali strategiche tese a bloccare la partecipazione pubblica»); assume rilievo determinante la direttiva (Ue) 2024/1069 sulla protezione delle persone attive nella partecipazione pubblica da domande manifestamente infondate o procedimenti giudiziari abusivi, ritenuta di fondamentale importanza per la libertà di informazione;
25) in particolare, tale direttiva ha lo scopo di eliminare gli ostacoli al corretto svolgimento dei procedimenti civili, proteggendo nel contempo le persone fisiche e giuridiche attive nella partecipazione pubblica su questioni di interesse pubblico, tra cui giornalisti, editori, organizzazioni dei media, informatori e difensori dei diritti umani, come pure le organizzazioni della società civile, le organizzazioni non governative, i sindacati, gli artisti, i ricercatori e gli accademici, da procedimenti giudiziari avviati nei loro confronti per dissuaderle dalla partecipazione pubblica. La direttiva anti-Slapp ha, dunque, come obiettivo quello di proteggere dalle cosiddette querele temerarie, cioè da quelle iniziative giudiziarie mosse contro i giornalisti di inchiesta che spesso non hanno i mezzi economici sufficienti per difendersi in giudizio e che subiscono lunghi processi anche laddove non abbiano commesso alcuna violazione e abbiano osservato pienamente le regole. L'Italia è uno dei Paesi europei con il più alto numero di querele temerarie. Secondo l'Osservatorio «Ossigeno per l'informazione», solo nel 2023 sono stati segnalati più di 100 giornalisti intimiditi da azioni legali pretestuose. Le Slapp, usate per intimidire e silenziare chi esprime critiche su temi di interesse pubblico, rappresentano una seria minaccia tanto alla libertà di espressione, quanto al diritto di informare, e contribuiscono a scoraggiare la partecipazione democratica. Il termine per l'attuazione della direttiva in Italia è entro il 7 maggio 2026. Il Ministro per gli affari europei, il Pnrr e le politiche di coesione, nel giugno 2025, durante la discussione in aula sul disegno di legge di delegazione europea, si è impegnato a recepire i principi della direttiva 2024/1069;
26) al contempo, l'Unione europea ha introdotto l'European media freedom act (Emfa), il regolamento per salvaguardare la libertà e il pluralismo dell'informazione, che è entrato in vigore l'8 agosto 2025, e che pone specifici obblighi riguardo all'efficace protezione delle fonti giornalistiche e delle comunicazioni riservate e misure di salvaguardia contro l'impiego di software di sorveglianza intrusiva;
27) si fa presente che, per quanto concerne l'European media freedom act, risulta essere entrato in vigore dal novembre 2024 l'articolo 3, mentre parte degli articoli 4 e 6 e gli articoli che vanno dal 7 al 13, cioè quelli che istituiscono e disciplinano il Comitato europeo per i servizi di media, che riunisce le autorità nazionali di regolamentazione dei vari Stati membri dell'Unione europea, sono entrati in vigore dall'8 febbraio 2025 e gli articoli dal 14 al 17 sono in vigore dall'8 maggio 2025, esponendo quindi il Paese a procedura di infrazione in un ambito delicatissimo quale appunto quello della libertà di informazione;
28) mentre la proposta di direttiva contro le Slapp prevede garanzie per coloro che sono bersaglio di procedimenti giudiziari manifestamente infondati o abusivi, la legge europea per la libertà dei media istituirà un quadro comune per i servizi di media nell'ambito del mercato interno dell'Unione europea, attraverso l'introduzione di misure volte a proteggere i giornalisti e i fornitori di servizi di media da ingerenze politiche, rendendo nel contempo più agevole per loro operare attraverso le frontiere interne dell'Unione europea;
29) sebbene, dunque, si registri una generale tendenza a livello europeo verso una sempre maggiore tutela della libertà di stampa e di informazione, così come in diversi Paesi dell'Unione europea possano individuarsi progressi positivi sia in termini di strumenti per garantire la libertà di stampa, che di misure legislative volte a salvaguardare la sicurezza e protezione dei giornalisti, un simile sforzo non sembra possa riconoscersi da parte del nostro Paese, dove – al contrario – non solo si è assistito a un crescente abuso del ricorso alla querela per diffamazione e all'azione di risarcimento dei danni sul piano civilistico nei confronti dei giornalisti, al punto da poter considerare tali strumenti processuali alla stregua di mezzi intimidatori e di pressione per limitare l'attività giornalistica, ma addirittura, da parte del Governo in carica, sono stati adottati provvedimenti che sembrano porsi in direzione diametralmente opposta rispetto a quella europea;
30) nonostante ancora numerose iniziative giudiziarie per diffamazione risultino pretestuose, alla luce delle più recenti statistiche che dimostrano come il 90 per cento dei procedimenti per diffamazione si risolvano con archiviazioni o proscioglimenti pronunciati prima del giudizio, proprio perché basati su accuse infondate o, comunque, sproporzionate, e sebbene i dati relativi alla mediazione civile obbligatoria testimonino come anche le questioni relative a fatti di diffamazione sul piano civile ammontino a meno dell'1 per cento dell'intero contenzioso, a livello legislativo ancora nulla di efficace è stato fatto per arginare il fenomeno delle querele temerarie;
31) sebbene, invero, sia attualmente in esame alla Camera dei deputati il disegno di legge di delega al Governo per il recepimento delle direttive europee e l'attuazione di altri atti dell'Unione europea – legge di delegazione europea 2025, sede naturale quindi in cui dare esecuzione agli impegni assunti a livello europeo, difetta nell'atto in esame proprio il recepimento della direttiva anti-Slapp, a nulla rilevando che il termine per il recepimento scada tra poco più di sette mesi;
32) per ovviare a tale lacuna, il gruppo del MoVimento 5 Stelle aveva pertanto depositato un emendamento al provvedimento per includere nell'allegato A della legge di delegazione proprio la direttiva (Ue) 2024/1069 del Parlamento europeo e del Consiglio dell'11 aprile 2024 sulla protezione delle persone attive nella partecipazione pubblica da domande manifestamente infondate o procedimenti giudiziari abusivi, ma rincresce segnalare come questo sia stato respinto. Un'ulteriore occasione perduta;
33) del pari, non è più procrastinabile l'impegno di tutte le forze politiche a lavorare per una riforma del servizio pubblico radiotelevisivo, attraverso un ampio confronto in stati generali, al fine di garantirne l'indipendenza, un più ampio pluralismo e una maggiore qualità dell'informazione, per rendere la Rai più autorevole, moderna, sempre più digitalizzata e sostenibile, accrescendone la competitività rispetto alle ormai predominanti piattaforme digitali;
34) a tal proposito, nel parere che la Commissione di vigilanza Rai ha espresso sul contratto di servizio tra il Governo e la Rai è stato inserito un importante riconoscimento del valore del giornalismo di inchiesta, che deve essere tutelato, supportato e rafforzato nel servizio pubblico, ed è stata posta grande attenzione alla necessità che i giornalisti e gli operatori del servizio pubblico osservino rigorosamente la deontologia professionale, coniugando il principio di libertà con quello di responsabilità, nel rispetto della dignità della persona;
35) già nel marzo 2024, con apposita mozione discussa presso la Camera dei deputati, era stata fatta richiesta al Governo di rispettare, tempestivamente, le scadenze previste dell'European media freedom act rimediando ai ritardi già in essere, nonché a porre in essere, nel pieno rispetto delle prerogative parlamentari e del ruolo della Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, anche alla luce di quanto segnalato in premessa in ordine alla paralisi dell'attività parlamentare della Commissione medesima, tutte le iniziative utili per la piena applicazione del richiamato regolamento e per favorire, per quanto di competenza, l'iter legislativo della riforma della governance della Rai, tutelando il ruolo e la funzione del servizio pubblico radiotelevisivo e la professionalità dei suoi dipendenti;
36) la Rai rappresenta un patrimonio per il Paese. È la più importante azienda culturale italiana con oltre 12 mila dipendenti e un brand che la rendono riconosciuta nel mondo come servizio pubblico di informazione. Purtroppo in questa fase storica le politiche del Governo e il comportamento politico-istituzionale dei partiti di maggioranza ne stanno svilendo il ruolo e stanno mortificando le professionalità che operano quotidianamente all'interno di questa azienda, come testimonia purtroppo il calo di ascolti sia per i servizi di informazione che per i format generalisti;
37) l'attuale paralisi nella designazione dei vertici dell'azienda del servizio pubblico e la non volontà di recepire i principi cardine dell'European media freedom act si stanno riverberando persino sull'ordinario funzionamento dell'organismo parlamentare di vigilanza, considerato che la Commissione parlamentare si riunisce assai sporadicamente, a dimostrazione di quanto pesi il condizionamento partitico all'interno della Rai,
impegna il Governo:
1) ad adottare iniziative anche di carattere normativo volte a rafforzare la libertà della stampa e dei media, la tutela del giornalismo in tutte le sue forme ed espressioni, a salvaguardare i diritti, la sicurezza e le condizioni di lavoro dei giornalisti, in particolare, attraverso il recepimento nel nostro ordinamento della direttiva cosiddetta anti-Slapp ((Ue) 2024/1069) sulla protezione delle persone attive nella partecipazione pubblica da domande manifestamente infondate o procedimenti giudiziari abusivi, al fine di preservarli da querele temerarie o altre forme di pressioni indebite, accompagnandola, inoltre, con ogni ulteriore iniziativa anche di carattere normativo necessaria per la sua applicazione in ambito nazionale, alla luce del fatto che il Governo si era impegnato, per quanto di competenza, a recepirla, a seguito degli impegni contenuti negli atti di indirizzo approvati, con il parere favorevole dello stesso, dalla Camera dei deputati il 27 febbraio 2024 e che, invece, nell'attuale esame in corso del disegno di legge di delegazione europea 2025 rischia di non essere recepita a causa della contrarietà dello stesso Governo;
2) a voler promuovere ogni utile e opportuna iniziativa affinché i singoli componenti del Governo che vi hanno fatto ricorso valutino la remissione delle querele presentate nei confronti dei giornalisti, adottando le conseguenti determinazioni;
3) a rendersi disponibile verso gli attori dell'informazione, attraverso una costante e periodica convocazione di conferenze stampa, aperte alle libere domande, al fine rendere conto del proprio operato, quale parte integrante del mandato di Governo;
4) a fornire ogni utile elemento al Parlamento sulle ulteriori iniziative e attività di competenza, oltre quelle poste in essere in accordo con il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, necessarie per accertare chi abbia utilizzato lo spyware Graphite, in dotazione ai servizi di intelligence italiani fino ad aprile 2025, per spiare giornalisti e attivisti e negando il Governo ogni responsabilità, quali urgenti iniziative e attività abbia intrapreso al fine di accertare, per quanto di competenza, eventuali responsabilità di apparati esteri;
5) ad adottare urgentemente iniziative, di carattere normativo e amministrativo, volte a dare piena attuazione al regolamento (Ue) 2024/1083, cosiddetto Freedom act, a tutela del pluralismo e dell'indipendenza dell'informazione, scongiurando l'avvio di procedure di infrazione e sanzionatorie, nel rispetto peraltro degli atti di indirizzo approvati dalla Camera dei deputati nella citata seduta del 27 febbraio 2024 con il parere favorevole del Governo;
6) alla luce dei fatti in premessa, a considerare eventuali ulteriori iniziative di carattere normativo al fine di assicurare l'effettiva e concreta autonomia e indipendenza del Garante per la protezione dei dati personali;
7) a garantire condotte che scongiurino dubbi di ingerenza da parte del Governo e possano porre in pregiudizio l'autonomia e l'indipendenza degli organismi di garanzia;
8) a tutelare, per quanto di competenza, la libertà di stampa e il diritto di cronaca, quale strumento di estrinsecazione anche del fondamentale diritto di informazione per il cittadino, astenendosi dal portare a compimento tutte quelle riforme che possano comportare una compressione di tali diritti costituzionalmente garantiti, nonché ad adottare iniziative volte a ripristinare la normativa precedente alla cosiddetta «norma bavaglio», che limita la pubblicazione delle ordinanze di custodia cautelare;
9) nel quadro di garanzia a tutela della libertà dei media, ad adottare iniziative, anche di carattere normativo, per attuare e dare seguito alle raccomandazioni della Commissione europea contenute nella relazione annuale sullo Stato di diritto 2024 e a quelle di prossima pubblicazione, con particolare riguardo all'introduzione di garanzie per il regime di diffamazione, alla protezione del segreto professionale e delle fonti giornalistiche, all'indipendenza delle autorità di regolamentazione dei media, alla trasparenza dell'assetto proprietario, alla protezione dei media dalle pressioni e dalle influenze politiche – compresi i media del servizio pubblico;
10) in questo ambito a favorire, per quanto di competenza, l'iter legislativo della riforma della governance della Rai, in piena ottemperanza dei principi dell'European media freedom act, e non come prevede il testo del disegno di legge attualmente all'esame del Senato della Repubblica, tutelando il ruolo e la funzione a garanzia del pluralismo da parte del servizio pubblico radiotelevisivo e la professionalità dei suoi dipendenti;
11) ad assumere iniziative di carattere normativo al fine di riformare, alla luce dei principi fissati di recente dalla Corte costituzionale e dalla Corte europea dei diritti dell'uomo, la fattispecie della diffamazione, escludendo la pena detentiva, in quanto incompatibile con l'articolo 10 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, e prevedendosi la comminazione di pene pecuniarie che non risultino eccessive e che siano proporzionate all'offesa cagionata, affinché le stesse non si traducano in concreto in una limitazione della libertà di stampa;
12) a voler assumere ogni opportuna iniziativa di carattere normativo affinché, per la fattispecie della diffamazione commessa per mezzo della stampa, delle testate giornalistiche on line o della radiotelevisione, nel caso di mala fede o di colpa grave di chi agisce in sede civile per risarcimento del danno, sia prevista, su richiesta del convenuto, con la sentenza che rigetta la domanda, la condanna dell'attore anche al pagamento a favore del richiedente di una somma, determinata in via equitativa, non superiore alle metà della somma oggetto della domanda risarcitoria;
13) ad adottare iniziative volte ad aggiornare tutta la normativa in materia di rafforzamento delle tutele per chi esercita la professione giornalistica, anche in forma freelance;
14) ad adoperarsi, adottando le opportune iniziative di competenza, nell'adempiere pienamente alla costante giurisprudenza costituzionale, affinché sia garantito il pluralismo nella sua qualità di valore primario sotteso all'intero sistema dell'informazione, assicurandone l'imparzialità, l'obiettività, la correttezza e la completezza.
(1-00519) (Nuova formulazione) «Cafiero De Raho, Graziano, Piccolotti, Conte, Schlein, Bonelli, Fratoianni, Riccardo Ricciardi, Braga, Zanella, Alfonso Colucci, Gianassi, Manzi, Caso, De Luca, Dori, Carotenuto, Bakkali, Zaratti, D'Orso, Ascari, Giuliano, Auriemma, Baldino, Penza, Ilaria Fontana, Alifano, Quartini, Santillo, Orrico, Amato».
(4 novembre 2025)
La Camera,
premesso che:
1) l'articolo 21 della Costituzione sancisce il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero e consacra il principio della libertà di stampa, che non può essere «soggetta ad autorizzazioni e censure»; si tratta di elementi costitutivi di ogni democrazia, che si traducono nel diritto a informare e in quello, altrettanto importante, ad essere informati;
2) il diritto all'informazione è un tema centrale e sempre più attuale, poiché rappresenta un pilastro fondamentale per le democrazie a livello globale, e, in particolare, per quelle europee – tra cui l'Italia – che, negli ultimi anni, hanno lavorato attivamente per trovare un bilanciamento tra i contrapposti interessi che caratterizzano questo diritto;
3) nell'ultima Relazione sullo Stato di diritto pubblicata dalla Commissione europea, riguardante la situazione dello Stato di diritto in Italia e, in particolare, la libertà e il pluralismo dei media, è stato sottolineato che, per l'anno 2025, il quadro giuridico generale relativo ai media può essere considerato adeguato;
4) è utile ricordare che la Relazione sullo Stato di diritto nell'Unione europea un esercizio periodico, realizzato in dialogo continuo con i Paesi membri, che coinvolge non solo l'Italia, ma tutti i ventisette Stati membri e che il Governo italiano sostiene e incoraggia, in quanto considera questa iniziativa uno strumento fondamentale per monitorare il rispetto dei princìpi dello Stato di diritto all'interno dell'Unione europea; nel rapporto, viene riconosciuto ampio merito all'Italia per il lavoro svolto finora;
5) il Governo in carica e la maggioranza politica che lo sostiene hanno dato più volte ampia dimostrazione del pieno e incondizionato sostegno alla libertà di stampa, riconoscendo il fondamentale ruolo sociale che essa svolge, e non facendo mai mancare la propria solidarietà e la propria vicinanza a chiunque sia stato vittima di violenze e minacce; in particolare, sempre con riferimento alla Relazione sullo Stato di diritto 2025, è stata sottolineata l'esistenza, nell'ordinamento giuridico italiano, di mirati ed efficaci protocolli di protezione per i giornalisti vittime di minacce, che coinvolgono le forze di polizia e le autorità giudiziarie;
6) il fenomeno degli atti intimidatori nei confronti dei giornalisti è costantemente monitorato dal Ministero dell'interno attraverso il «Centro di coordinamento per le attività di monitoraggio, analisi e scambio permanente di informazioni sul fenomeno degli atti intimidatori nei confronti dei giornalisti», fondamentale per tenere traccia degli attacchi e delle minacce nei confronti della categoria e per elaborare nuove misure a tutela della loro sicurezza. Il Centro è supportato da un organismo appositamente costituito, che funge da sede di confronto privilegiata tra i referenti del mondo dell'informazione e gli esperti del Viminale, per identificare, a livello operativo, gli interventi più efficaci di prevenzione e contrasto;
7) per inquadrare meglio il fenomeno degli atti intimidatori, è utile fornire qualche elemento sulle dinamiche nazionali prendendo in considerazione due tipi di dati, a carattere quantitativo e qualitativo: il quinquennio 2020-2024 ha registrato 718 episodi, con una media di circa 143 eventi all'anno e un picco nel 2021 con 232; nei primi sei mesi del 2025 sono state registrate 81 segnalazioni di minacce; il maggior numero di episodi si è dunque verificato quando in carica non c'era questo Governo. Esaminando le tipologie di minacce, è possibile distinguere le matrici principali tra criminalità organizzata, quelle di natura sociopolitica e una terza generica che ingloba tutti i casi rimanenti: nel quinquennio le maggiori occorrenze si sono verificate per motivi sociopolitici riconducibili a eventi di piazza, manifestazioni pubbliche o sportive o scenari simili; anche in questo caso il maggior numero di episodi si è verificato nel 2021, con 113. Le principali minacce arrivano dal web e dalle piattaforme social: nel primo semestre del 2025 sono 31 su 81 totali;
8) giova, peraltro, ricordare come nell'ultimo periodo si siano moltiplicate le intimidazioni e le aggressioni a giornalisti, cameraman e fotografi da parte di partecipanti alle manifestazioni pro-Palestina; si tratta di minacce e aggressioni ai danni di professionisti che hanno come unica «colpa» quella di fare il proprio lavoro;
9) allo stesso proposito sono da segnalare e stigmatizzare gli episodi di censura ai danni di giornalisti e intellettuali che si sono verificati in diversi atenei italiani ad opera di gruppi organizzati a sostegno del movimento pro-Palestina;
10) non può passare inosservata, inoltre, l'inquietante lista di proscrizione divisa in sette categorie che elencava aziende e persone, tra le quali giornalisti e professionisti dell'informazione, accusate dal Nuovo Partito Comunista di essere «persone di fiducia» di una fantomatica «entità sionista»; un grave e inaccettabile attacco alla libertà di pensiero e una preoccupante minaccia alla sicurezza delle persone coinvolte;
11) a parere dei firmatari del presente atto d'indirizzo, cortei ed espressioni legittime di dissenso si devono muovere nei confini della legalità e nel rispetto della libertà d'informazione. La libertà di stampa è un pilastro della nostra democrazia e ogni forma di violenza o intimidazione nei confronti di chi svolge il proprio lavoro per garantire il diritto all'inumazione è inaccettabile e va condannata senza ambiguità; l'attenzione del Governo in carica alla sicurezza dei giornalisti è massima e chi utilizza un grave atto intimidatorio per adombrare una responsabilità dell'Esecutivo offende la verità e le istituzioni, evidenziando uno scarso senso dello Stato;
12) è necessario, altresì, considerare come il diritto all'informazione debba sempre essere bilanciato con il diritto all'onore di coloro che possono essere potenzialmente lesi dalle notizie che circolano sulla stampa; a tal proposito, si deve richiamare la direttiva europea Slapp, che mira a rafforzare la tutela degli operatori dell'informazione dalle denunce temerarie, ossia quelle presentate al solo fine di intimidire e ostacolare la diffusione delle notizie e il dibattito pubblico;
13) nell'ordinamento italiano, la libertà di manifestazione del pensiero di cui all'articolo 21 della Costituzione, dalla quale discende il diritto di cronaca, è diritto inviolabile, ma hanno fondamento costituzionale anche i suoi limiti, individuati nei diritti della personalità e, in particolare, nel diritto all'onore e alla reputazione;
14) la libertà di espressione è, dunque, un diritto fondamentale che deve essere esercitato con senso del dovere e responsabilità, tenendo conto del diritto fondamentale delle persone di ottenere informazioni imparziali, come anche del rispetto del diritto fondamentale della persona alla tutela della propria reputazione, dei propri dati personali e della propria vita privata; in caso di conflitto tra tali diritti, tutte le parti devono avere accesso alla giustizia, nel pieno rispetto del diritto al processo equo;
15) la libertà di espressione è uno dei caposaldi della democrazia, che va difesa e sostenuta; ma altrettanto importante è la tutela della dignità e della reputazione delle persone, spesso oggetto di campagne mediatiche diffamatorie e di un giornalismo di inchiesta poco prudente o etico;
16) è dovere dell'ordinamento italiano garantire sia la tutela del diritto all'informazione, sia la tutela del diritto all'onore e alla reputazione, tanto in sede penale quanto in sede civile, risultando opportuna una riflessione sulla necessità di individuare indici di temerarietà delle querele, al fine di consentire al giudice di irrogare la sanzione adeguata;
17) d'altro lato, è opportuno valorizzare la professionalità e la serietà nell'esercizio del diritto di cronaca, garantendo a chi sia leso da condotte connotate da intenti diffamatori un pieno ristoro; inoltre, appare opportuno anche riflettere sulla necessità di incrementare la tutela in caso venga accertato il carattere diffamatorio delle condotte;
18) in materia di tutela della professionalità, delle condizioni di lavoro e dell'occupazione dei giornalisti, il Governo, tramite il Dipartimento per l'editoria della Presidenza del Consiglio dei ministri, si è fatto promotore di una serie di misure, tra le quali la riforma della disciplina del sostegno pubblico alle agenzie di stampa che offrono i propri servizi alla pubblica amministrazione, con la quale è stato introdotto l'elenco delle agenzie di rilevanza nazionale;
19) a tutela dell'indipendenza dei media, inclusa qualsiasi forma di ingerenza nelle decisioni editoriali, il 7 maggio 2024 è entrato in vigore l'European media freedom act (Emfa); il regolamento europeo sulla libertà dei media istituisce una nuova serie di norme per proteggere il pluralismo e l'indipendenza dei media nell'Unione europea, grazie alle quali i media – pubblici e privati – possono operare più facilmente a livello transfrontaliero nel mercato interno, senza pressioni indebite e nel contesto della trasformazione digitale dello spazio mediatico. In particolare, il regolamento obbliga gli Stati membri a proteggere l'indipendenza dei media e vieta qualsiasi forma di ingerenza nelle decisioni editoriali; in tale direzione si pone la proposta di riforma della governance Rai in corso di esame al Senato, che rappresenta un punto di svolta per creare un sistema televisivo pubblico d'eccellenza, pluralista, indipendente e trasparente;
20) non meno importante la tutela dei giornalisti e di tutti gli operatori che lavorano al fianco dei giornalisti nelle zone di crisi, nei contesti di guerra e ad alto rischio e anche in questo caso la storia recente racconta dell'impegno silenzioso ma quotidiano del Governo che, dopo la cattura della giornalista Cecilia Sala in Iran, ha attivato ogni canale a sua disposizione per riportarla rapidamente e a casa sana e salva;
21) tra i vari traguardi e obiettivi finalizzati alla tutela e alla valorizzazione della professione giornalistica, si ricorda la partecipazione e il sostegno dell'Italia alla campagna europea «Journalists matter», un'iniziativa volta a promuovere la libertà di stampa e ad accrescere la protezione nei confronti dei giornalisti che subiscono violenze, minacce e molestie a causa dello svolgimento della loro professione. Il Dipartimento per l'informazione e editoria, in collaborazione con il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, inoltre, è impegnato a varare una misura che preveda, in casi eccezionali di conflitti ed emergenze e in casi di utilizzo di freelance, l'istituzione di una voce specifica del Fondo unico per il pluralismo e l'innovazione digitale per la compartecipazione alle spese sostenute dagli editori per gli obblighi di protezione, formazione e assicurazione;
22) la libertà di stampa è di vitale importanza per la democrazia e la sua difesa richiede, oltre ad azioni concrete come quelle poste in essere da forze di polizia e autorità giudiziaria, anche l'impegno assiduo delle istituzioni e della società civile,
impegna il Governo:
1) a continuare a tutelare il giornalismo e l'informazione reale in tutte le sue forme, nel rispetto della dignità umana e del diritto alla riservatezza di ogni cittadino;
2) a valutare l'opportunità di adottare iniziative normative che rafforzino il sistema di tutele già previste a protezione del diritto di cronaca, anche impedendo lo scorretto esercizio dello stesso, con particolare riguardo alla presunzione di innocenza e garantendo una maggiore tutela dei soggetti lesi, anche tramite il riconoscimento di uno specifico diritto alla riabilitazione della reputazione attraverso la pubblicazione della notizia di assoluzione con sentenza irrevocabile o di proscioglimento da indagini con le stesse modalità ed evidenza che aveva avuto la notizia dell'avvio del procedimento penale o delle dichiarazioni, informazioni e atti oggetto del processo;
3) ad istituire un tavolo interministeriale, con la partecipazione di rappresentanti dell'ordine dei giornalisti e degli editori, ai fini del monitoraggio degli effetti della normativa sulle liti temerarie;
4) a promuovere a livello europeo iniziative normative volte ad uniformare, in materia di diffamazione, il valore della piena proporzionalità della pena rispetto alla gravità del fatto;
5) ad adottare iniziative di competenza, anche di carattere normativo, per la protezione delle fonti giornalistiche, individuando strumenti idonei al rafforzamento del sistema di tutele già strutturato dalla giurisprudenza;
6) ad assumere ogni opportuna iniziativa di competenza volta ad assicurare il miglioramento delle condizioni lavorative e contrattuali dei giornalisti italiani;
7) a promuovere iniziative normative sulla parità lavorativa e salariale tra uomo e donna, con particolare riferimento alla tutela della maternità e contro ogni forma di discriminazione nel giornalismo;
8) ad adottare iniziative volte a potenziare, per quanto di competenza, il funzionamento indipendente dei media del servizio pubblico, assicurando la prevedibilità dei flussi economici ai fini della programmazione di maggiori investimenti in nuove tecnologie, salvaguardando la trasparenza e il merito nelle nomine dei vertici delle aziende pubbliche;
9) a promuovere, anche in sede europea e internazionale, iniziative normative volte a garantire che lo sviluppo e l'utilizzo dell'intelligenza artificiale avvengano nel pieno rispetto della libertà di stampa e del diritto all'informazione, assicurando trasparenza degli algoritmi, tutela delle fonti giornalistiche, prevenzione della diffusione di contenuti manipolati o falsi e salvaguardia dell'autonomia editoriale da forme di interferenza tecnologica o automatizzata;
10) a valutare l'opportunità di individuare strumenti e meccanismi, nel rispetto della normativa europea e della libertà di mercato, volti a favorire una più equilibrata partecipazione degli operatori che traggono benefìci economici dalla circolazione dei contenuti informativi al sostegno del sistema dell'informazione nazionale, anche mediante forme di valorizzazione e adeguata remunerazione della produzione giornalistica.
(1-00524) «Montaruli, Candiani, Paolo Emilio Russo, Alessandro Colucci, Filini, Bisa, Enrico Costa, Caramanna, Maccanti, Gentile, Kelany, Sbardella, Amorese, Cangiano, Colombo, Di Maggio, Matteoni, Mollicone, Perissa, Roscani, De Corato».
(13 novembre 2025)
INTERROGAZIONI A RISPOSTA IMMEDIATA
LOIZZO, MOLINARI, ANDREUZZA, ANGELUCCI, BAGNAI, BARABOTTI, BENVENUTO, DAVIDE BERGAMINI, BILLI, BISA, BOF, BORDONALI, BOSSI, BRUZZONE, CANDIANI, CAPARVI, CARLONI, CARRÀ, CATTOI, CAVANDOLI, CECCHETTI, CENTEMERO, COIN, COMAROLI, CRIPPA, DARA, DE BERTOLDI, DI MATTINA, FORMENTINI, FRASSINI, FURGIUELE, GIACCONE, GIAGONI, GIGLIO VIGNA, GUSMEROLI, IEZZI, LATINI, LAZZARINI, MACCANTI, MARCHETTI, MATONE, MIELE, MONTEMAGNI, MORRONE, NISINI, OTTAVIANI, PANIZZUT, PIERRO, PIZZIMENTI, PRETTO, RAVETTO, SASSO, STEFANI, SUDANO, TOCCALINI, ZIELLO, ZINZI e ZOFFILI. – Al Ministro della salute. – Per sapere – premesso che:
la deroga al vincolo di esclusività prevista per il personale del comparto sanità è ormai prossima alla scadenza. La norma che ha introdotto la deroga in esame, l'articolo 13 del decreto-legge n. 34 del 2023 (cosiddetto «decreto bollette»), ha infatti un'efficacia temporale limitata al «31 dicembre 2025»;
in vista della scadenza normativa, è stato rimarcato, da più parti, il carattere ormai desueto del vincolo di esclusività: un vincolo che limita la libertà e la valorizzazione delle competenze dei professionisti sanitari, impedendo loro di svolgere concomitante attività libero-professionale al di fuori dell'orario di servizio;
il Gruppo Lega–Salvini Premier richiede da tempo di trasformare la deroga in esame in una disciplina di carattere permanente;
nella seduta del 18 dicembre 2024, in risposta all'interrogazione n. 3-01630 presentata sul punto dal Gruppo Lega, il Ministro per i rapporti con il Parlamento ha riferito che la messa a regime della misura sarebbe stata valutata dal Ministero della salute sulla base degli esiti del monitoraggio biennale previsto dal citato articolo 13 del decreto-legge n. 34 del 2023;
il superamento strutturale del vincolo di esclusività costituirebbe un ulteriore passo nella direzione, già intrapresa dal Governo, della valorizzazione dei professionisti sanitari del comparto e dei loro diritti;
l'abolizione definitiva del vincolo consentirebbe, altresì, di incrementare l'attrattività delle professioni del comparto, di arrestare l'esodo di competenze verso il settore privato e di garantire un beneficio economico per lo Stato, grazie anche al potenziale maggior gettito fiscale derivante dalle prestazioni libero-professionali –:
se e quali iniziative di competenza, anche di carattere normativo, intenda adottare per rendere permanente e strutturale il superamento del vincolo di esclusività per il personale del comparto sanità.
(3-02325)
(18 novembre 2025)
MARATTIN. – Al Ministro della salute. – Per sapere – premesso che:
il Fondo sanitario nazionale nel 2000 ammontava a 66 miliardi di euro;
per l'anno 2026 si prevede che il Fondo raggiunga la cifra di 142,9 miliardi di euro;
l'aumento cumulato del Fondo in questi 26 anni è quindi stato pari a circa il 116 per cento, ossia il doppio del tasso di inflazione nel frattempo occorso;
si tratta, quindi, di un crescente e costante impegno finanziario da parte dello Stato nel settore sanitario, nonostante il quale la qualità media del servizio erogato – sia reale che percepita – sembra essere costantemente diminuita nel corso del tempo;
il dibattito pubblico tende a focalizzarsi unicamente sull'ammontare delle risorse allocate, trascurando spesso l'importanza della loro organizzazione e gestione ai fini della qualità del servizio offerto;
risulta fondamentale e non più procrastinabile la questione della qualità e dell'appropriatezza delle prestazioni offerte dal servizio sanitario pubblico, che tuttavia non sembra riflettere le ingenti risorse allocate;
l'attuale assetto costituzionale, che vede la gestione del servizio sanitario affidata al livello regionale, può costituire un ostacolo o un rallentamento a coordinate politiche di efficientamento del sistema, come dimostra, ad esempio, il recente caso del decreto-legge cosiddetto «liste d'attesa» –:
se il Ministro interrogato non ritenga urgente ripristinare una gestione centrale della sanità, con possibilità di delega a singole regioni esclusivamente in circostanze eccezionali che ne giustifichino l'operato, e quindi se non ritenga di attivarsi, all'interno del Governo, per promuovere un conseguente intervento di riforma in tal senso del Titolo V della Costituzione.
(3-02326)
(18 novembre 2025)
LUPI, CARFAGNA, BRAMBILLA, CAVO, ALESSANDRO COLUCCI, PISANO, ROMANO, SEMENZATO e TIRELLI. – Al Ministro della salute. – Per sapere – premesso che:
l'ultimo report dell'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) sui risultati del monitoraggio del decreto ministeriale n. 77 del 2022, relativo al primo semestre 2025, contiene i dati sull'avanzamento degli obiettivi relativi ai progetti del Piano nazionale di ripresa e resilienza relativi agli «ospedali di comunità» e alle «case di comunità»;
il rapporto citato ha segnalato un totale di 660 case di comunità con almeno un servizio attivo presenti in Italia al primo semestre 2025, rispetto alle 1.723 strutture previste dal Piano, pari al 38 per cento dell'obiettivo. Gli ospedali di comunità attivi erano 153 su un totale di 592 strutture previste, pari a circa il 25 per cento del totale;
il monitoraggio citato riportava anche che il dato della regione Campania, dove il numero di case di comunità con almeno un servizio attivo risultava pari a zero su un totale di 191 strutture previste. Il dato sugli ospedali di comunità era invece pari a uno, rispetto a un totale di strutture da attivare pari a 61;
la regione Campania dichiara che le case di comunità e gli ospedali di comunità sono realizzati dalle aziende sanitarie locali, in qualità di soggetti attuatori esterni delegati dalla regione stessa;
l'articolo 12 del decreto-legge 31 maggio 2021, n. 77, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 luglio 2021, n. 108, prevede che il Presidente del Consiglio dei ministri o il Ministro competente possano proporre di attribuire poteri sostitutivi per la realizzazione degli investimenti del Piano nazionale di ripresa e resilienza «in caso di perdurante inerzia» del soggetto attuatore che metta a rischio il conseguimento degli obiettivi del Piano –:
quali iniziative di competenza intenda assumere per assicurare la realizzazione delle case di comunità e degli ospedali di comunità della regione Campania, anche proponendo l'attivazione dei poteri sostitutivi di cui all'articolo 12 del decreto-legge 31 maggio 2021, n. 77, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 luglio 2021, n. 108.
(3-02327)
(18 novembre 2025)
QUARTINI, MARIANNA RICCIARDI, DI LAURO e SPORTIELLO. – Al Ministro della salute. – Per sapere – premesso che:
sei milioni di cittadini rinunciano alle cure, tra liste d'attesa e pronto soccorso congestionati dall'assenza di risposte nel territorio e dalla mancanza di posti letto nei reparti; la medicina territoriale, che pure grazie al Piano nazionale di ripresa e resilienza doveva essere potenziata, continua ad essere in grave affanno, per il ritardo stesso nella realizzazione delle missioni;
secondo l'ultima analisi di Gimbe, la spesa in rapporto al prodotto interno lordo è scesa dal 6,3 per cento del 2022 al 6,05 per cento previsto per il 2027, fino addirittura al 5,93 per cento che verrà raggiunto nel 2028; si tratta di un taglio da 17 miliardi e mezzo di euro nelle quattro manovre del Governo Meloni; si tratta di dati che vengono tuttavia costantemente negati con la perdurante narrazione secondo cui mai ci sarebbero stati tanti finanziamenti, ignorando volutamente l'importanza del rapporto spesa sanitaria/prodotto interno lordo e salvo sommare artificiosamente le risorse già preventivate nelle precedenti manovre;
il piano delle assunzioni resta un miraggio e solo 6.000 infermieri saranno forse assunti dalle regioni, tirando una coperta finanziaria troppo corta; ci sarà inevitabilmente un incremento delle liste d'attesa, delle tasse addizionali regionali, dei ticket e delle regioni che finiranno in piano di rientro;
eppure, con la sanità al collasso, a parere degli interroganti le priorità del Governo sono altre: austerità, spese per gli armamenti (23 miliardi di euro nel triennio), nessuna tassa sugli extraprofitti bancari, assicurativi e farmaceutici e nessuna lotta all'elusione fiscale, che anzi viene incoraggiata con la cosiddetta «pace fiscale»;
allo stesso tempo, con quella che appare agli interroganti una destrezza tipica del gioco delle tre carte, il Ministro interrogato pone in essere un ormai consolidato scaricabarile sulle regioni, soprattutto le regioni non governate dalla maggioranza che lo ha nominato, dice di voler contenere l'intramoenia e al contempo finanzia, in ogni provvedimento utile, l'acquisizione di prestazioni dal privato, suggellando la più grande deriva privatistica della sanità italiana –:
come intenda sostenere, per quanto di competenza, le regioni, anziché contrastarle e, a parere degli interroganti, demonizzarle anche nelle sedi giudiziarie, in particolare quelle che stanno faticosamente uscendo dal piano di rientro, al fine di assicurare l'abbattimento delle liste di attesa e la piena garanzia dell'erogazione dei livelli essenziali di assistenza e arrestare la deriva privatistica della sanità italiana.
(3-02328)
(18 novembre 2025)
TENERINI, PAOLO EMILIO RUSSO, BARELLI, BATTILOCCHIO, GENTILE, NAZARIO PAGANO, TASSINARI, ARRUZZOLO, BAGNASCO, BATTISTONI, BELLOMO, BENIGNI, DEBORAH BERGAMINI, BICCHIELLI, BOSCAINI, CALDERONE, CANNIZZARO, CAPPELLACCI, CAROPPO, CASASCO, CASTIGLIONE, CATTANEO, CORTELAZZO, ENRICO COSTA, D'ATTIS, DALLA CHIESA, DE MONTE, DE PALMA, FASCINA, GATTA, LOVECCHIO, MANGIALAVORI, MARROCCO, MAZZETTI, MINARDO, MULÈ, NEVI, ORSINI, PATRIARCA, PELLA, PITTALIS, POLIDORI, ROSSELLO, RUBANO, SACCANI JOTTI, SALA, SORTE e SQUERI. – Al Ministro per la pubblica amministrazione. – Per sapere – premesso che:
i contratti collettivi nazionali del pubblico impiego rappresentano lo strumento fondamentale per garantire diritti, tutele e condizioni di lavoro eque ai dipendenti delle amministrazioni centrali e territoriali;
negli ultimi anni si sono registrati ritardi significativi nei rinnovi contrattuali, tanto che a novembre 2022 risultavano ancora aperte le trattative per la tornata relativa al triennio 2019-2021;
il mancato adeguamento salariale rischia di compromettere la qualità dei servizi pubblici, incidendo negativamente sulla motivazione del personale e sulla capacità di attrarre nuove professionalità;
come riportato dalle ultime fonti di stampa, il Ministro interrogato ha dichiarato che entro la fine del 2025 verranno avviati i negoziati per i rinnovi contrattuali del pubblico impiego relativi al triennio 2025-2027, precisando, peraltro, che le risorse sono già stanziate –:
se il Ministro interrogato non intenda fornire gli opportuni chiarimenti in merito alle iniziative adottate con riguardo alla conclusione delle trattative relative ai rinnovi contrattuali delle tornate 2019/2021, 2022/2024 e in quali tempi intenda avviare le trattative per il triennio 2025-2027.
(3-02329)
(18 novembre 2025)
ZANELLA. – Al Ministro per lo sport e i giovani. – Per sapere – premesso che:
da quanto si apprende da organi di stampa, il direttore del mensile Altreconomia, Duccio Facchini, ha, nel mese di maggio 2025, rivolto al comune di Milano richiesta di accesso agli atti, ai sensi del decreto legislativo n. 33 del 2013, relativi all'ammontare dell'incremento dei costi concernenti la realizzazione delle opere connesse ai giochi di Milano Cortina 2026, il Villaggio olimpico e l'Arena di Santa Giulia, per le quali le società Evd Milan s.r.l. e gruppo Coima avrebbero richiesto una compensazione economica;
il comune di Milano ha negato l'accesso agli atti, motivando il diniego sul fatto che le informazioni riguardassero un iter in corso che coinvolgeva più soggetti pubblici e che la diffusione delle stesse avrebbe potuto recare un danno alla buona riuscita dell'evento olimpico;
a seguito del diniego, il direttore di Altraeconomia ha presentato ricorso al tribunale amministrativo regionale della Lombardia, che, con decisione del 10 novembre 2025, ha stabilito come il comune di Milano non abbia adeguatamente motivato il diniego, precisando che il limite alla trasparenza può valere solo per la parte finanziata con risorse private, ma non per gli extra-costi coperti con fondi pubblici e, di conseguenza, per il diritto dell'istante ad ottenere gli atti amministrativi;
con l'articolo 1, comma 4-bis, del decreto-legge 30 giugno 2025, n. 96, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 agosto 2025, n. 119 («decreto sport»), è stato autorizzato a favore del comune di Milano un contributo pari a 21 milioni di euro per l'anno 2025, al fine di riconoscere al soggetto responsabile per la realizzazione dell'Arena Santa Giulia i contributi economici a copertura degli extra-costi, mentre al comma 4-quinquies è stato autorizzato lo stesso comune a modificare le convenzioni urbanistiche in essere con il soggetto attuatore del Villaggio olimpico al fine del riconoscimento degli extra-costi;
con decreto-legge 29 ottobre 2025, n. 156, all'articolo 4, comma 5, il Governo ha disposto un contributo per il 2025 pari a 30 milioni di euro per assicurare, in aggiunta a quanto già previsto dal «decreto sport», la stipulazione da parte del Dipartimento per lo sport della Presidenza del Consiglio dei ministri di convenzioni funzionali alla messa a disposizione dell'Arena Santa Giulia –:
a quanto ammonti fino ad oggi l'incremento dei costi per la realizzazione del Villaggio olimpico e dell'Arena di Santa Giulia, per le quali le società Evd Milan s.r.l. e gruppo Coima hanno richiesto una compensazione economica, e quale sia l'importo delle penali previste contrattualmente per i ritardi sulla consegna delle opere da parte delle imprese costruttrici.
(3-02330)
(18 novembre 2025)
PASTORELLA, GRIPPO, RUFFINO, BENZONI, D'ALESSIO e SOTTANELLI. – Al Ministro per lo sport e i giovani. – Per sapere – premesso che:
ormai da diverso tempo il dibattito pubblico attorno alle Olimpiadi e Paralimpiadi invernali Milano-Cortina 2026 è dominato da questioni riguardanti contenziosi sugli appalti, indagini, ricorsi, rimpalli istituzionali e polemiche sui profili di governance;
tuttavia, queste discussioni hanno finito per oscurare un problema fondamentale e quantomai urgente: a meno di tre mesi dall'inizio della manifestazione, non è ancora chiaro se l'Italia sarà effettivamente pronta dal punto di vista infrastrutturale e logistico;
secondo un recente aggiornamento della Corte dei conti, infatti, su 111 interventi censiti nelle regioni interessate, 98 risultano ancora da completare, con risultanze eterogenee per tipologia di intervento e con richiesta di un aggiornamento puntuale dei cronoprogrammi e delle coperture finanziarie, in particolare per gli interventi sulla viabilità e sulla riconversione degli impianti sportivi;
a tali elementi si aggiungono notizie secondo cui alcune infrastrutture considerate strategiche per la mobilità dei Giochi, come, ad esempio, la variante di Longarone e alcune opere viarie nell'area di Sondrio, non risulterebbero pronte, come previsto inizialmente, entro il 2026, ma avrebbero come orizzonte di completamento addirittura l'anno 2030, con ripercussioni evidentemente negative sulla gestione dei flussi turistici, della sicurezza, degli atleti e per i residenti –:
anche alla luce dell'imminente avvio della stagione sciistica, quali assicurazioni possa dare sulla sicurezza degli impianti sportivi e in merito alle diverse problematiche relative ai ritardi infrastrutturali e logistici per le Olimpiadi e Paralimpiadi invernali Milano-Cortina 2026, con particolare riguardo alle ricadute economiche, territoriali e reputazionali.
(3-02331)
(18 novembre 2025)
BIGNAMI, AMORESE. ANTONIOZZI, GARDINI, MONTARULI, RUSPANDINI, CANGIANO, COLOMBO, DI MAGGIO, MATTEONI, MOLLICONE, PERISSA e ROSCANI. – Al Ministro per lo sport e i giovani. – Per sapere – premesso che:
oratori, parrocchie ed enti ecclesiastici della Chiesa cattolica svolgono sul territorio un'importante funzione educativa e sociale e sono da sempre impegnati in progetti di solidarietà, nella lotta alla discriminazione razziale, al disagio e alla devianza in ambito minorile, anche attraverso la promozione e la diffusione della pratica sportiva quale strumento di contrasto all'emarginazione sociale;
la legge 30 dicembre 2024, n. 207, recante «Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2025 e bilancio pluriennale per il triennio 2025-2027», all'articolo 1, commi da 902 a 905, ha istituito un fondo per il sostegno e la diffusione dello sport, della solidarietà, la promozione sociale, l'organizzazione di iniziative culturali, nonché per il contrasto all'emarginazione sociale tramite l'attività di parrocchie, oratori e associazioni del terzo settore, prevedendo che le modalità di assegnazione dei contributi per i relativi progetti siano definite con decreto del Ministro per lo sport e i giovani, di concerto con il Ministro dell'istruzione e del merito, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali e il Ministro dell'economia e delle finanze;
le risorse, pari a 500.000 euro per ciascun anno del triennio 2025-2027, sono destinate per la formazione degli operatori che svolgono funzioni sociali/educative, per ricerche e sperimentazioni su attività e metodologie innovative per migliorare l'efficacia delle azioni educative e sociali e per progetti educativi, anche interdiocesani, con finalità di istruzione, formazione e svolgimento di attività sportive, comprese le attività scolastiche curriculari –:
alla luce dello stato di attuazione della misura e delle risorse che saranno effettivamente impegnate nel corso dell'anno 2025, se e quali ulteriori iniziative di competenza il Ministro interrogato intenda assumere al fine di incentivare la funzione sociale, civile ed educativa svolta nelle comunità locali, mediante le attività delle parrocchie e delle associazioni del terzo settore che operano presso gli oratori parrocchiali.
(3-02332)
(18 novembre 2025)
FARAONE, BOSCHI, GADDA, DEL BARBA, BONIFAZI e GIACHETTI. – Al Ministro per le disabilità. – Per sapere – premesso che:
l'articolo 53 del disegno di legge di bilancio per il 2026 (atto Senato n. 1689) istituisce un nuovo «Fondo per le iniziative legislative a sostegno del ruolo di cura e di assistenza del caregiver familiare», con una dotazione di 1,15 milioni di euro per il 2026 e 207 milioni di euro annui dal 2027. La disposizione stabilisce che tali risorse potranno essere utilizzate esclusivamente per finanziare future iniziative legislative di definizione della figura del caregiver familiare, con la conseguenza che il Fondo non risulta immediatamente utilizzabile per interventi diretti in favore delle famiglie;
tale impostazione normativa riproduce una criticità già emersa nella legge di bilancio per il 2025 (la legge n. 207 del 2024), che ha stanziato 62,5 milioni di euro per il 2025, 57,5 milioni di euro per il 2026 e 61,25 milioni di euro per il 2027, vincolando, tuttavia, tali risorse «all'adozione degli interventi legislativi previsti» nel più generale ambito del Fondo per la non autosufficienza, impedendone l'effettivo utilizzo per misure specifiche rivolte ai caregiver;
in questo quadro, il Ministro interrogato ha annunciato un futuro intervento legislativo organico, che dovrebbe individuare come beneficiari prioritari i «caregiver familiari conviventi prevalenti», ossia coloro che prestano almeno 91 ore settimanali di assistenza. Per tali soggetti sarebbe ipotizzato un contributo fino a 1.200 euro trimestrali, subordinato a un reddito da lavoro non superiore a 3.000 euro annui e a un Isee familiare non superiore a 15.000 euro;
le risorse stanziate risultano oggettivamente irrisorie rispetto alla dimensione della platea dei potenziali beneficiari. Il quadro ipotizzato non contempla alcuna forma di tutela previdenziale o contributiva, nonostante il ruolo svolto dai caregiver equivalga, nella sostanza, a un'attività lavorativa a tempo pieno, né le risorse previste – circa 400 euro mensili nei casi più gravi – risultano adeguate a sostenere quei caregiver che, dedicandosi in modo esclusivo e continuativo all'assistenza della persona con disabilità, non possono svolgere attività lavorativa e si trovano quindi privi di un proprio reddito –:
se il Governo ritenga le risorse stanziate per i caregiver sufficienti, adeguate e proporzionate e con quali modalità si intenda procedere alla concreta distribuzione delle risorse, assicurando trasparenza, equità e certezza dei diritti per tutti i caregiver interessati.
(3-02333)
(18 novembre 2025)
FURFARO, CIANI, GIRELLI, MALAVASI, STUMPO, GHIO, FERRARI, FORNARO e CASU. – Al Ministro per le disabilità. – Per sapere – premesso che:
secondo le anticipazioni relative al disegno di legge che la Ministra interrogata intende presentare nel Consiglio dei ministri di gennaio 2026, sarebbe previsto un contributo economico esclusivamente per i caregiver familiari conviventi che prestino almeno 91 ore settimanali di cura e che abbiano un Isee familiare inferiore a 15.000 euro;
tutti gli altri caregiver, pur potendo essere riconosciuti come tali (a condizione di possedere un legame di sangue con la persona assistita, con esclusione del caregiver amicale), avrebbero accesso unicamente a forme di sostegno non economico, in evidente contrasto con la realtà delle esigenze quotidiane che gravano sulla maggioranza delle persone che prestano cura;
se tali anticipazioni fossero confermate, dopo due anni di annunci, tavoli, convegni, promesse e dichiarazioni pubbliche, il Governo presenterebbe un provvedimento che non configura una riforma organica e strutturale, ma l'ennesima misura parziale, insufficiente e ingiustamente selettiva, replicando quanto già accaduto con la cosiddetta «prestazione universale», prevista dal decreto legislativo n. 29 del 2024;
tale prestazione, che nelle intenzioni avrebbe dovuto raggiungere potenzialmente 25.000 persone, si è rivelata un fallimento: a causa dei requisiti eccessivamente restrittivi (persone over 80, in condizioni di gravissima necessità assistenziale, beneficiarie dell'indennità di accompagnamento e con Isee socio-sanitario non superiore a 6.000 euro), ha raggiunto appena 2.000 beneficiari, lasciando senza risposta la quasi totalità del fabbisogno;
in Italia i caregiver familiari sono circa 7 milioni e le risorse previste nel disegno di legge di bilancio per il 2026 risultano del tutto inadeguate rispetto alla dimensione del fenomeno: 1,5 milioni di euro nel 2026 e 270 milioni di euro nel 2027, ai quali si aggiungono solamente le limitate somme del Fondo caregiver presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali (56,35 milioni di euro per il 2026);
nel 2025 i caregiver esistono, lavorano e sostengono già oggi il sistema di welfare del Paese; e se anche solo un milione degli attuali caregiver dovesse richiedere nel 2027 il contributo economico ipotizzato dalla «riforma Locatelli», l'importo effettivamente disponibile sarebbe di circa 270 euro pro capite, una cifra simbolica e umiliante, ben lontana dalla dignità e dal riconoscimento che queste persone meritano –:
quali siano le reali intenzioni e le motivazioni sottese al disegno di legge sui caregiver, se confermi integralmente i contenuti anticipati – che limiterebbero l'accesso al contributo economico ai soli caregiver conviventi con Isee inferiore a 15.000 euro – e come ritenga compatibile tale impostazione con i principi di equità sociale.
(3-02334)
(18 novembre 2025)