TESTI ALLEGATI ALL'ORDINE DEL GIORNO
della seduta n. 577 di Mercoledì 3 dicembre 2025

 
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INTERROGAZIONI A RISPOSTA IMMEDIATA

   BONELLI, BORRELLI, DORI, FRATOIANNI, GHIRRA, GRIMALDI, MARI, PICCOLOTTI, ZANELLA e ZARATTI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   la sezione centrale del controllo di legittimità sugli atti del Governo e delle Amministrazioni dello Stato della Corte dei conti, con deliberazione n. Sccleg/19/2025/Prev, all'esito dell'adunanza del 29 ottobre 2025, ha ricusato il visto e la conseguente registrazione della delibera Cipess n. 41 del 2025 avente ad oggetto «Collegamento stabile tra la Sicilia e la Calabria e approvazione, ai sensi dell'articolo 3, commi 7 e 8, del decreto-legge n. 35 del 2023, del progetto definitivo e degli atti di cui al decreto-legge n. 35 del 2023», non ritenendolo conforme alla legge;

   la delibera in esame costituisce l'atto conclusivo del procedimento volto al riavvio delle attività di programmazione e di progettazione del collegamento stabile tra la Sicilia e la Calabria;

   il collegio, nel pronunciamento in ordine alla legittimità della delibera, ha ritenuto di assegnare prioritario rilievo alle violazioni della normativa eurounitaria, in particolare della direttiva 92/43/CE «habitat» per violazione dell'articolo 6, paragrafi 3 e 4, e della direttiva n. 2014/24/UE (cosiddetta direttiva «appalti»), con particolare riguardo alla verifica dei presupposti ai quali l'articolo 72 subordina la possibilità di modificare il contratto senza necessità di nuova procedura concorrenziale e alla conformità della complessiva operazione, nonché delle modifiche medio tempore intervenute, alla predetta disposizione nella duplice prospettiva della natura sostanziale delle stesse e del contenimento dei rispettivi costi nel limite del 50 per cento;

   il collegio ha evidenziato che le variazioni contrattuali e normative intervenute dopo la sua sottoscrizione ne hanno determinato un'inammissibile alterazione sostanziale sotto due profili: modifica delle clausole di rivalutazione prezzi e di prefinanziamento dell'opera e modifica della natura stessa dell'appalto, con la scomparsa dell'obbligo di cofinanziamento privato, originariamente previsto per il 60 per cento dell'investimento complessivo;

   l'applicazione delle condizioni contrattuali iniziali determina un ampio superamento del limite di 50 per cento di rincaro ammesso e la modifica della natura dell'appalto, da project financing a finanziamento pubblico, comporta la necessità indicata dal collegio di un nuovo confronto concorrenziale –:

   se il Ministro interrogato non intenda conformare le procedure relative al progetto definitivo del Ponte ai rilievi della Corte dei conti, che hanno determinato la ricusazione del visto di legittimità, proponendo l'annullamento della delibera Cipess e procedendo all'indizione di una nuova procedura di gara, essendo intervenute – come verificato dalla Corte dei conti – nell'originario programma contrattuale modificazioni, oggettive e soggettive, di favore per i soggetti aggiudicatori, talché l'operazione economica entro cui si collocano i rapporti negoziali differisce, in maniera significativa, da quella originaria.
(3-02357)

(2 dicembre 2025)

   SERGIO COSTA, SANTILLO, MORFINO, ILARIA FONTANA, L'ABBATE, IARIA, FEDE, TRAVERSI, AIELLO, BALDINO, CANTONE, CARMINA, D'ORSO, RAFFA, SCERRA e TUCCI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   la Commissione valutazione impatto ambientale del Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica, con parere 19/2024, ha espresso parere negativo sulla VIncA per tre siti della Rete «Natura 2000»;

   il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, il 4 aprile 2025, ha trasmesso alla Presidenza del Consiglio dei ministri la relazione Iropi, affermando l'assenza di idonee alternative progettuali e la sussistenza di motivi imperativi di interesse pubblico;

   la Corte dei conti ha evidenziato: assenza di alternative e misure compensative, violazioni sulle modifiche contrattuali (articolo 72 della «direttiva appalti»), mancato parere dell'Autorità di regolazione dei trasporti sul piano tariffario (decreto-legge n. 201 del 2011), violazione della direttiva europea 92/43/CEE («habitat»), mancata acquisizione del parere del Consiglio superiore dei lavori pubblici;

   la Corte ritiene che la relazione Iropi sia priva di adeguata istruttoria tecnico-amministrativa e che le motivazioni relative a salute e sicurezza pubblica non siano sufficientemente validate da organi tecnici, né supportate da documentazione adeguata; in particolare, la Corte osserva che la relazione si sofferma ampiamente sugli effetti economici dell'aumentata accessibilità, che sono «inconferenti» ai fini della deroga, che può giustificarsi solo per motivi di salute, sicurezza o conseguenze positive primarie per l'ambiente, mentre per le ragioni economiche è richiesto il previo parere della Commissione europea;

   la Corte puntualizza che la direttiva «habitat» impone una valutazione delle incidenze dell'opera sui siti tutelati in relazione a tutte le alternative possibili, evidenziando che, in assenza di una valutazione adeguata, non si può concludere che non vi siano soluzioni alternative;

   appare evidente che si sta violando la direttiva «habitat» come confermato dalla pre-procedura d'infrazione avviata il 14 settembre 2023, tutt'ora in corso, con richiesta di chiarimenti dalla Commissione europea il 15 settembre 2025;

   il contratto di appalto espone lo Stato a un rischio finanziario significativo, prevedendo una penale di 1,45 miliardi di euro, nel caso in cui il progetto non venisse ultimato; su questo è mancata un'adeguata divulgazione delle informazioni sulla clausola penale, violando il principio di trasparenza, considerato l'enorme impatto sul bilancio pubblico –:

   se il Ministro interrogato non ritenga di dover interrompere qualsivoglia attività su tale opera sino all'avvenuta decisione della Commissione europea sulla Vinca di III livello o quantomeno sulle rassicurazioni circa la conclusione della procedura di pre-infrazione avviata nel 2023 riguardante la correttezza dell'iter sulla Vinca e sulla Via, valutando contestualmente la fattibilità dell'opzione realisticamente più percorribile, ossia quella del potenziamento ed efficientamento del collegamento dinamico tra Messina e Reggio Calabria.
(3-02358)

(2 dicembre 2025)

   BOSCHI, GADDA, DEL BARBA, FARAONE, BONIFAZI e GIACHETTI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   nelle ultime settimane si è registrata una rilevante e generalizzata impennata dei costi della mobilità nazionale a ridosso del periodo delle festività natalizie, riguardante il trasporto ferroviario, il costo dei carburanti e il trasporto aereo;

   le tariffe di treni, carburanti e voli avrebbero subito incrementi significativi e del tutto estemporanei. Per il trasporto aereo, in particolare, il Codacons registra aumenti fino al +900 per cento per tratte nazionali come Milano-Palermo nella data del 23 dicembre 2025, a fronte di tariffe minime di 17 euro registrate il 13 gennaio 2026; analoghi picchi riguardano Milano-Catania (+790 per cento), Roma-Catania (+758 per cento), Roma-Palermo (+616 per cento) e Milano-Cagliari (+350 per cento), pur trattandosi di servizi identici, erogati sui medesimi aeromobili e con pari condizioni operative;

   tali incrementi, del tutto strumentali a lucrare sulle fondamentali esigenze di famiglie e lavoratori di spostarsi durante le festività, peraltro spesso proprio dettate dalla necessità di ricongiungersi alle proprie famiglie nel Sud, compromettono di fatto le garanzie di libertà di circolazione e di continuità territoriale riconosciuta ai cittadini –:

   quali iniziative urgenti di competenza il Governo intenda adottare al fine di scongiurare eventuali condotte speculative o pratiche anticoncorrenziali nel settore dei trasporti aerei, ferroviari e dei carburanti a ridosso delle imminenti festività.
(3-02359)

(2 dicembre 2025)

   MACCANTI, MOLINARI, ANDREUZZA, ANGELUCCI, BAGNAI, BARABOTTI, BENVENUTO, DAVIDE BERGAMINI, BILLI, BISA, BOF, BORDONALI, BOSSI, BRUZZONE, CANDIANI, CAPARVI, CARLONI, CARRÀ, CATTOI, CAVANDOLI, CECCHETTI, CENTEMERO, COIN, COMAROLI, CRIPPA, DARA, DE BERTOLDI, DI MATTINA, FORMENTINI, FRASSINI, FURGIUELE, GIACCONE, GIAGONI, GIGLIO VIGNA, GUSMEROLI, IEZZI, LATINI, LAZZARINI, LOIZZO, MARCHETTI, MATONE, MIELE, MONTEMAGNI, MORRONE, NISINI, OTTAVIANI, PANIZZUT, PIERRO, PIZZIMENTI, PRETTO, RAVETTO, SASSO, STEFANI, SUDANO, TOCCALINI, ZIELLO, ZINZI e ZOFFILI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   i dispositivi elettronici di controllo della velocità (autovelox) hanno la finalità di limitare gli incidenti stradali nelle zone più sensibili e a rischio delle strade italiane; tuttavia, occorre evitare che si trasformino in una vessazione per gli automobilisti, che spesso incorrono in pesanti contravvenzioni e sanzioni a causa di sistemi di controllo disseminati nei punti meno opportuni e i cui parametri tecnici di rilevamento sono poco chiari;

   da oltre un decennio si attende un quadro normativo certo rispetto all'utilizzo di tali dispositivi e recenti pronunce della Corte di cassazione, che hanno stabilito la contestabilità delle sanzioni derivanti da dispositivi non omologati e solamente approvati da parte del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, hanno reso quanto mai urgente un intervento di riordino e di chiarezza della disciplina;

   il Ministro interrogato, sin dal suo insediamento, si è attivato sulla questione adottando diverse iniziative, tra cui l'istituzione di un tavolo tecnico a cui hanno preso parte anche l'Anci e gli altri Ministeri competenti e dal quale è emersa la necessità di procedere, per la prima volta, a un censimento di tutti i dispositivi presenti sul territorio nazionale;

   al fine di facilitare tale operazione di mappatura, l'articolo 5, comma 3-bis, del decreto-legge 21 maggio 2025, n. 73, convertito, con modificazioni, dalla legge 18 luglio 2025, n. 105, introdotto con un emendamento della Lega in sede di conversione alla Camera dei deputati, ha stabilito l'obbligo per i comuni e per gli altri enti accertatori di comunicare al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, tramite piattaforma telematica, i dati tecnici relativi agli autovelox presenti sul proprio territorio. Tale comunicazione costituisce, ai sensi della legge, condizione necessaria per il legittimo utilizzo dei dispositivi stessi;

   in data 28 novembre 2025, è stato pubblicato, nei tempi previsti, l'elenco ufficiale dei dispositivi autorizzati sul territorio nazionale sulla base di tutti i dati forniti tramite la piattaforma –:

   quali siano gli esiti della mappatura nazionale dei dispositivi di controllo della velocità di cui in premessa
(3-02360)

(2 dicembre 2025)

   PASTORINO. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:

   a luglio 2025, rispondendo all'interrogazione a risposta immediata in Assemblea n. 3-02105 dell'interrogante, il Ministro interrogato, con riferimento al piano di decarbonizzazione dell'ex Ilva ha affermato che la strategia complessiva portata avanti avrebbe tutelato occupazione e continuità produttiva degli impianti. A inizio settembre 2025 il Ministro interrogato, in visita a Genova, ha illustrato i progetti del Governo prospettando «un rilancio della siderurgia nel polo di Cornigliano e negli stabilimenti collegati». Tuttavia, il piano presentato l'11 novembre 2025 dall'Esecutivo è risultato essere di dismissione e chiusura, non di rilancio;

   per tali ragioni i sindacati hanno fatto saltare il negoziato, denunciando il mancato senso di responsabilità delle istituzioni e del Governo, e il 19 novembre 2025 hanno indetto lo sciopero generale dei lavoratori dell'ex Ilva con occupazioni e presidi che hanno causato il blocco degli impianti e notevoli disagi, in particolare nel ponente di Genova. L'incontro tenuto al Ministero delle imprese e del made in Italy il 28 novembre 2025 con istituzioni locali e sindacati territoriali ha confermato la mancanza di una prospettiva per il mantenimento di tutti i siti e di chiarezza con riferimento agli investitori. Pertanto, la protesta è ripresa esattamente da dove si era fermata;

   le rassicurazioni ministeriali circa il futuro dell'ex Ilva sono state puntualmente smentite dai fatti: l'Italia rischia di perdere uno dei suoi principali asset di sviluppo economico e industriale;

   le condizioni di mercato permetterebbero uno sviluppo importante del settore e delle produzioni liguri, eppure a Genova sono a rischio ben mille lavoratori, con le rispettive famiglie, poiché Governo, con una scelta dannosa e miope preludio della chiusura di tutto il ciclo siderurgico, ha deciso che nel sito di Cornigliano si proseguirà unicamente con la produzione della banda stagnata, escludendo la zincatura. Il ciclo corto adottato dai commissari rappresenta la condanna degli stabilimenti del Nord: i semilavorati di Taranto vengono venduti per ottenere guadagno immediato, invece di essere inviati a Genova per la zincatura, e così facendo si paralizzano i due terzi dell'attività dello stabilimento di ligure, si tagliano 200 mila tonnellate all'anno della lavorazione dello zincato e si danneggia l'intera filiera –:

   se intenda assumere iniziative di competenza per ridiscutere il piano per l'ex Ilva cancellando il ciclo corto, con conseguente ripresa dell'attività di zincatura presso lo stabilimento di Cornigliano, e specificando chiaramente quale sia l'intenzione dell'Esecutivo in merito a un eventuale intervento statale qualora a data stabilita non venga individuato un compratore.
(3-02361)

(2 dicembre 2025)

   LUPI, CAVO, BRAMBILLA, CARFAGNA, ALESSANDRO COLUCCI, PISANO, ROMANO, SEMENZATO e TIRELLI. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:

   l'articolo 41 della Costituzione recita: «La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali e ambientali»;

   il Governo italiano ha investito in questa legislatura risorse importanti al fine di garantire l'operatività degli impianti ex Ilva e la cassa integrazione dei dipendenti, un tema strategico per la siderurgia italiana, da affrontare senza contrapposizioni tra gli stabilimenti di Taranto e quelli del Nord Italia, quali Genova Cornigliano, Novi Ligure e Racconigi;

   secondo quanto riportato dal quotidiano Avvenire il 23 novembre 2025, le risorse impiegate dal Governo per mantenere l'operatività degli impianti negli ultimi due anni ammonterebbero a 1,2 miliardi di euro, a cui si aggiungono gli stanziamenti per la retribuzione degli ammortizzatori sociali. Il totale delle persone in cassa integrazione da gennaio 2026 risulterebbe pari a 7.600 unità, tra i dipendenti di Acciaierie d'Italia e di Ilva;

   il 28 novembre 2025, il Ministro interrogato ha dichiarato: «Nessun piano di chiusura, anzi l'esatto contrario: attività di manutenzione indispensabili per garantire la continuità produttiva e raggiungere il massimo della capacità possibile, assicurando la piena sicurezza dei lavoratori»;

   come riportato da organi di stampa nazionali e locali, a seguito degli ultimi incontri con le rappresentanze sindacali sono seguite manifestazioni di piazza a Taranto e a Genova per la prospettiva di un aumento della cassa integrazione e delle ore di formazione per compensare il calo di lavoro;

   alla base di tale prospettiva citata ci sarebbe la scelta di un nuovo piano che prevede un «ciclo corto» con vendita dell'acciaio prodotto a Taranto direttamente sul mercato e una riduzione dei coils da lavorare a Genova e negli stabilimenti del Nord. In particolare, il piano prospettato per Genova Cornigliano farebbe proseguire sugli stessi livelli alcune lavorazioni ma potrebbe comprometterne altre, responsabili dei due terzi dell'attività dello stabilimento –:

   quali azioni intenda intraprendere, nelle more dell'assegnazione della gara, per assicurare il mantenimento dei livelli di produzione del sito di Taranto e di quelli del Nord Italia, anche garantendo che non venga interrotto l'approvvigionamento dei coils da Taranto o da un sito alternativo.
(3-02362)

(2 dicembre 2025)

   PANDOLFO, GHIO, FORNARO, DE MICHELI, DI SANZO, GNASSI, PELUFFO, FOSSI, GRIBAUDO, LAUS, SARRACINO, SCOTTO, FERRARI e CASU. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:

   lo stabilimento ex Ilva di Genova Cornigliano, disciplinato dall'accordo di programma 1999-2005, opera come sito a freddo, con rilevanti funzioni di laminazione, banda stagnata e zincatura, e rappresenta un presidio industriale e occupazionale strategico per la Liguria;

   la continuità produttiva del sito dipende dall'approvvigionamento dei coils provenienti principalmente da Taranto, oggi fortemente compromesso dalla perdurante crisi di Acciaierie d'Italia e dalla mancanza di un piano industriale chiaro da parte dei commissari straordinari e dell'attuale Governo;

   nelle ultime settimane si sono svolte a Genova Cornigliano mobilitazioni e presidi permanenti dei lavoratori, preoccupati per il rischio di ulteriori riduzioni delle attività, per il sottoutilizzo degli impianti di zincatura e banda stagnata e per la mancanza di certezze sugli investimenti necessari alla piena valorizzazione del sito, situazione precipitata a seguito dell'incontro inconcludente al Ministero delle imprese e del made in Italy del 28 novembre 2025 e che sta determinando un costante stato di agitazione tra i lavoratori, con blocchi del traffico cittadino;

   le organizzazioni sindacali hanno denunciato la possibilità di un «ciclo corto» e di tagli alla produzione che metterebbero in discussione l'operatività stessa dello stabilimento, in assenza di garanzie sull'arrivo dei coils e di destinazione dei volumi produttivi ai siti del Nord;

   l'accordo di programma vigente per Genova stabilisce vincoli chiari sulla salvaguardia occupazionale e sull'utilizzo siderurgico delle aree;

   le dichiarazioni pubbliche del Governo risultano, ad oggi, insufficienti a chiarire sia le tempistiche, sia il contenuto del piano di rilancio degli stabilimenti ex Ilva, con particolare riferimento a Cornigliano, che dispone di capacità produttive attualmente non sfruttate e potrebbe aumentare significativamente la produzione di banda stagnata e zincato con investimenti mirati e certezza delle forniture;

   la mancanza di trasparenza sul futuro del sito, l'assenza di un cronoprogramma sugli investimenti e la mancata garanzia sui volumi di coils rischiano di compromettere irreversibilmente un presidio industriale essenziale per la Liguria, mentre il Governo continua a rinviare decisioni fondamentali –:

   quali iniziative di competenza urgenti il Ministro interrogato intenda adottare per garantire la piena operatività dello stabilimento di Genova Cornigliano, assicurare la continuità delle forniture di coils ai siti del Nord, confermare il rispetto dell'accordo di programma e definire un piano industriale vincolante che salvaguardi produzione e occupazione.
(3-02363)

(2 dicembre 2025)

   BENZONI, RICHETTI, D'ALESSIO, BONETTI, PASTORELLA, GRIPPO e SOTTANELLI. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:

   nel corso dei primi nove mesi del 2025, secondo i dati diffusi dalla Fim-Cisl, la produzione complessiva di veicoli del gruppo Stellantis in Italia si è fermata a 265.490 unità tra autovetture e veicoli commerciali, registrando una flessione del 31,5 per cento rispetto allo stesso periodo del 2024;

   tutti gli stabilimenti del gruppo evidenziano riduzioni significative dei volumi produttivi, fino al 65 per cento in meno rispetto al 2024, e il 2025 si avvia a chiudersi con una produzione di poco superiore a 310.000 veicoli, cifre lontanissime dal milione annunciato trionfalmente dal Ministro interrogato;

   la situazione occupazionale risulta critica, visto che, da un lato, una quota sempre più rilevante di lavoratori è uscita attraverso procedure di esodo incentivato e che, dall'altro, quasi metà della forza lavoro risulta coperta da ammortizzatori sociali;

   l'incertezza del piano industriale di Stellantis sta colpendo anche l'intera filiera, composta in gran parte da aziende monocommittenti oggi in forte difficoltà per la riduzione delle commesse: ne sono esempio Tiberina, Smc, Trasnova e altre realtà che dipendono quasi esclusivamente da Stellantis;

   a luglio 2025 Iveco group e Tata motors hanno annunciato l'offerta pubblica di acquisto, del valore di 3,8 miliardi di euro, da parte di Tata motors per il ramo civile del gruppo Iveco;

   in Italia il gruppo Iveco occupa circa 14.000 lavoratori, per i quali le garanzie di due anni sul mantenimento degli impianti e dei livelli occupazionali non fanno presagire futuri rosei;

   in tale contesto, va ricordato che il Governo Meloni ha sostanzialmente cancellato le risorse del fondo automotive istituito dal Governo Draghi e non ha definito alcuna strategia per contrastare il declino del settore, ignorando anche il piano proposto da Azione per la salvaguardia della filiera;

   in ultimo, si rammenta come il 26 novembre 2025 alla Camera siano state approvate delle risoluzioni presso la IX Commissione in riferimento alle quali il Governo ha manifestato la propria apertura, tra le altre, alla definizione di un piano nazionale sui sistemi di guida autonoma, il quale potrà sicuramente avere ripercussioni positive sul comparto nel suo complesso se implementato adeguatamente –:

   quali iniziative di competenza intenda adottare per contrastare il crollo della produzione degli stabilimenti Stellantis, salvaguardando così anche le realtà di filiera, e per tutelare i dipendenti del gruppo Iveco nel lungo periodo.
(3-02364)

(2 dicembre 2025)

   SQUERI. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

   il Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec) prevede l'innalzamento fino al 5 per cento entro il 2030 della quota di biocarburanti da immettere al consumo, precisando che tale obiettivo debba essere perseguito, in particolare, attraverso materie prime raccolte sul territorio nazionale, nel rispetto del principio di economia circolare;

   il decreto legislativo n. 199 del 2021 (articolo 40) e i successivi decreti ministeriali (16 marzo 2023, 20 ottobre 2023, n. 343, e 7 agosto 2024, n. 294) disciplinano l'attuazione degli obblighi di immissione;

   recentemente, Italia e Germania hanno inviato alla Commissione europea una lettera congiunta nella quale si mettono in discussione gli obiettivi vincolanti di veicoli puramente elettrici al 2035 e un documento contenente, tra l'altro, la richiesta di promozione di una vera neutralità tecnologica, da attuare consentendo la produzione di veicoli a basse emissioni, diversi dai veicoli elettrici, oltre il 2035;

   per il 10 dicembre 2025 è attesa la revisione del regolamento europeo sulle emissioni delle auto, nell'ambito del quale si riaprirà il dibattito sui biocarburanti, settore nel quale l'Italia è tecnologicamente e produttivamente all'avanguardia. Nel solo 2025 presso il Ministero delle imprese e del made in Italy sono stati siglati con Eni-Versalis gli accordi di riconversione relativi ai siti di Priolo e Ragusa;

   il Parlamento, con specifici atti di indirizzo, ha impegnato il Governo ad adoperarsi in sede europea per l'attuazione dell'obiettivo di non trascurare nuove possibili soluzioni rinnovabili, come l'utilizzo di carburanti sintetici, dei low carbon fuels e dei biocarburanti, implementando anche meccanismi di «crediting system» (lcf-crediting) che consentono ai produttori di veicoli di finanziarne la produzione per implementare i propri obiettivi di emissione;

   uno studio elaborato dalla Commissione europea evidenzia che il potenziale di biomassa disponibile nell'Unione europea consente una produzione di biocarburanti al 2030 in un range tra 132-353 milioni di tonnellate equivalenti petrolio (mtep) all'anno, sufficienti a soddisfare la domanda marina, avio e parte di quella stradale, ma esistono ampi margini di miglioramento utilizzando ulteriori risorse interne all'Unione europea, da sfruttare con soluzioni già disponibili;

   l'Agenzia internazionale dell'energia in un recentissimo rapporto evidenzia che i biocarburanti, attuando semplicemente le policies esistenti, potrebbero coprire nel 2035 il 40 per cento della domanda di energia rinnovabile del trasporto stradale –:

   quali ulteriori iniziative di competenza si intendano adottare per promuovere in Europa l'adozione di una normativa pragmaticamente improntata alla neutralità tecnologica, che consenta di sbloccare gli investimenti volti a decarbonizzare i trasporti mediante l'uso di biocarburanti, realizzati utilizzando materie prime interne all'Unione europea.
(3-02365)

(2 dicembre 2025)

   BIGNAMI, ANTONIOZZI, GARDINI, MONTARULI, RUSPANDINI, MANTOVANI, AMBROSI, COLOSIMO, DI MAGGIO, DONZELLI, GIORDANO, ROTONDI, RACHELE SILVESTRI, LUCASELLI, CANNATA, GIORGIANNI, MASCARETTI, RAMPELLI, ANGELO ROSSI, TRANCASSINI e TREMAGLIA. — Al Ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione. — Per sapere – premesso che:

   la valutazione positiva dell'Unione europea all'ottava rata del Piano nazionale di ripresa e resilienza, pari a 12,8 miliardi di euro, certifica la qualità del lavoro svolto dal Governo e dal Ministro interrogato, delle riforme e degli investimenti in corso;

   con tale decisione, la Commissione europea ha validato 32 traguardi previsti, che spaziano da pubblica amministrazione e appalti a scuola, ricerca, sanità, transizione verde ed economia circolare, in linea con i cronoprogrammi concordati a livello europeo;

   in particolare, questa nuova tranche rappresenta un ulteriore passo importante per un Piano orientato a cambiamenti strutturali, che consentiranno di alimentare la crescita economica e sociale della Nazione;

   il positivo avanzamento del Piano dell'Italia, nonché il consolidamento del processo di attuazione del Piano, costituiscono un primato che, nei prossimi mesi, consentirà all'Italia di superare quota 153 miliardi di euro, circa il 79 per cento della dotazione finanziaria complessiva del Piano;

   tra gli obiettivi raggiunti con l'approvazione del pagamento dell'ottava rata si ricorda, a titolo esemplificativo, un sistema avanzato di monitoraggio e previsione dei rischi idrogeologici, utile anche a contrastare lo smaltimento illecito dei rifiuti, gli investimenti per il ripristino e la tutela dei fondali e degli habitat marini, il sostegno a oltre 2.600 imprese attive nei piccoli borghi storici, a fronte di un target previsto di 1.800 imprese, nonché gli interventi per la digitalizzazione della Guardia di finanza, con innovativi sistemi informativi per contrastare la criminalità economica;

   in campo salute, poi, sono stati conseguiti i target connessi agli investimenti per la casa intesa come primo luogo di cura, attraverso la telemedicina, con assistenza ad oltre 1,5 milioni di pazienti over 65, al potenziamento della ricerca biomedica del Servizio sanitario nazionale e al finanziamento di programmi e progetti di ricerca su tumori e malattie rari; inoltre, in campo sociale, sono stati definiti tutti i passaggi propedeutici all'attuazione dello strumento finanziario destinato all'efficientamento energetico dell'edilizia residenziale pubblica;

   e ancora, in tema di riforme sono stati raggiunti gli obiettivi in materia di energie rinnovabili con l'adozione del testo unico, nonché quelli relativi al rispetto dei tempi di pagamento da parte delle amministrazioni centrali e locali, delle regioni, delle province autonome e degli enti del Servizio sanitario nazionale –:

   quale sia lo stato di avanzamento nell'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza.
(3-02366)

(2 dicembre 2025)

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