TESTI ALLEGATI ALL'ORDINE DEL GIORNO
della seduta n. 586 di Mercoledì 17 dicembre 2025
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INTERROGAZIONI A RISPOSTA IMMEDIATA
DEL BARBA, BOSCHI, GADDA, FARAONE, BONIFAZI e GIACHETTI. — Al Ministro per la protezione civile e le politiche del mare. — Per sapere – premesso che:
la Pianura padana è una delle aree più inquinate d'Europa, con livelli di PM2.5 e PM10 stabilmente oltre i limiti, tanto da configurare un'emergenza sanitaria ambientale riconosciuta anche dall'Agenzia europea dell'ambiente;
sulla base degli ultimi dati disponibili dell'Agenzia europea dell'ambiente, in Italia si registrano oltre 40.000 decessi prematuri all'anno attribuibili all'esposizione cronica al particolato fine (PM2.5), con una concentrazione significativa nelle regioni del Nord e nel bacino padano, configurando una vera e propria emergenza sanitaria ambientale;
nel disegno di legge di bilancio per il 2026 è previsto un taglio pari al 63 per cento del fondo destinato al miglioramento della qualità dell'aria nel bacino padano, con una riduzione di 204 milioni di euro su 320 milioni complessivi nel triennio, con la riduzione da 105 a 20 milioni per il 2027 e da 110 a 25 milioni per il 2028;
la riduzione delle risorse dedicate alla qualità dell'aria rischia di incidere sulla capacità delle amministrazioni territoriali e del sistema di protezione civile di predisporre adeguati piani di emergenza, campagne di informazione e strumenti di monitoraggio e allerta per la popolazione, specie per le fasce più vulnerabili (bambini, anziani, soggetti con patologie respiratorie e cardiovascolari), proprio in territori – come la Pianura padana – già classificati ad elevato rischio –:
quali iniziative intenda assumere per garantire adeguate risorse per le finalità rappresentate in premessa, coerenti con le annualità passate, e per rafforzare il ruolo della protezione civile nella gestione del rischio sanitario-ambientale legato all'inquinamento atmosferico, mediante specifici piani di emergenza, sistemi di allerta e misure di tutela per le fasce di popolazione più vulnerabili.
(3-02390)
(16 dicembre 2025)
CASO, AMATO, ORRICO e MARIANNA RICCIARDI. — Al Ministro dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:
i test del semestre filtro per l'accesso alla facoltà di medicina 2025 hanno registrato gravi criticità: al primo appello, meno del 10 per cento dei candidati ha superato tutte le prove, con tassi di sufficienza del 22-23 per cento in chimica e biologia e 10-15 per cento in fisica; al secondo appello, la prova di fisica è stata definita «impossibile» per quesiti complessi e due errori accertati;
tali criticità, inclusa la circolazione di prove durante i test via social e cellulari, sollevano dubbi su trasparenza, equità e preparazione dei quesiti, con annunci di ricorsi collettivi e proteste di comitati e associazioni universitarie;
la Ministra interrogata, intervenuta ad Atreju l'11 dicembre 2025, parlando con i giornalisti, ha ammesso questi errori, annunciando un +1 punto a tutti in fisica e negando una «sanatoria», ma proponendo di riempire tutti i 24.000 posti disponibili entro il 28 febbraio 2026 tramite scorrimento graduatoria e recupero crediti formativi per insufficienze, anche mediante corsi locali tra gennaio e febbraio 2026, con assegnazione sedi anche a chi non raggiunge la sufficienza in tutte le materie;
durante il citato evento, la Ministra interrogata è stata contestata da studenti che lamentavano il rischio di perdere un anno per il semestre filtro, rispondendo loro con toni polemici e definendoli «poveri comunisti» e «inutili»;
il semestre filtro, concepito con evidenti e forti criticità strutturali sin dalla sua ideazione, rende i citati interventi modificativi in itinere non risolutivi, ma aggravanti di un sistema inadeguato nel promuovere una formazione di qualità ad un maggior numero di studenti. Al contrario, la riforma ha ulteriormente ostacolato l'accesso alla facoltà di medicina, con gravi ricadute non solo sul percorso accademico, ma anche sul benessere psicologico degli studenti;
appare tuttavia urgente intervenire al fine di rivedere radicalmente la procedura del semestre filtro, garantire la copertura dei 24.000 posti disponibili e tutelare i partecipanti dal rischio di perdere l'anno accademico anche a causa delle criticità emerse nei test –:
se non ritenga indispensabile adottare iniziative di competenza, anche di carattere normativo, per intervenire con una revisione radicale della riforma del semestre filtro, alla luce dei deludenti risultati finora registrati e della stessa affermata «perfettibilità» della riforma, anche attraverso un confronto istituzionale strutturato con le rappresentanze studentesche, evitando toni divisivi, e affrontare in modo puntuale anche il rischio della perdita dell'anno accademico per gli studenti interessati, nonché le criticità connesse a possibili falsificazioni o irregolarità nello svolgimento delle prove di accesso.
(3-02391)
(16 dicembre 2025)
RUFFINO, SOTTANELLI, BENZONI, D'ALESSIO e GRIPPO. — Al Ministro dell'istruzione e del merito. — Per sapere – premesso che:
a settembre 2025, l'autorevole testata specializzata nel settore scolastico Tuttoscuola ha pubblicato un dossier – redatto incrociando e rielaborando i dati resi noti il 14 luglio 2025 dal Ministero nella sezione open data dell'Anagrafe nazionale dell'edilizia scolastica e relativi all'anno 2023-2024 – concernente l'edilizia scolastica in Italia;
da questo documento sono emersi dati estremamente preoccupanti. In particolare, si sottolinea come nove edifici scolastici su dieci non dispongano di una o più certificazioni obbligatorie in tema di sicurezza. Dei 40 mila edifici scolastici statali, infatti, ben 36 mila non possono essere definiti a norma e 3.588 edifici, il 9 per cento del totale – nei quali, si calcola che studino e lavorino circa 700 mila tra studenti e personale – sono privi delle certificazioni obbligatorie, cioè risultano completamente irregolari dal punto di vista della normativa sulla sicurezza;
i dati, inoltre, sono ancora più critici nelle zone ad alto rischio sismico, come in Abruzzo o nei Campi Flegrei, dove sono ancora più preoccupanti i numeri relativi al rischio sismico: nelle aree a più alta pericolosità meno della metà degli edifici (49 per cento) possiede il certificato di collaudo statico. In aggiunta, due terzi degli edifici privi di certificazione si trovano al Sud e nelle Isole;
i più di 36 mila edifici scolastici, privi di una o più certificazioni obbligatorie previste dalla normativa, dipingono una realtà composta o da una totale assenza o superamento dei collaudi oppure da una non elaborazione dei piani che valutano i rischi e stabiliscono le regole di evacuazione. Si tratta, pertanto, di edifici tecnicamente irregolari;
questa condizione è frutto di una realtà che si è «stratificata» nei decenni. L'edilizia scolastica ben rappresenta la cartina al tornasole dell'evoluzione storica del Paese, della mancanza di programmazione e della tendenza ad affrontare i problemi solo quando diventano emergenze;
peraltro, da ormai diverso tempo i sindaci di tutta Italia denunciano i ritardi accumulati dai progetti in ambito di Piano nazionale di ripresa e resilienza, con gli enti locali che rischieranno di doversi fare carico, anche sul bilancio, degli imprevisti e delle complessità degli appalti –:
nelle more dell'implementazione di un piano urgente di riqualificazione dell'edilizia scolastica, quali interventi urgenti e strutturali di competenza intenda porre in essere al fine di garantire la regolarizzazione immediata degli edifici scolastici attualmente privi di una o più certificazioni di sicurezza, con particolare attenzione agli istituti totalmente irregolari e a quelli collocati in aree ad alto rischio sismico.
(3-02392)
(16 dicembre 2025)
MIELE, MOLINARI, ANDREUZZA, ANGELUCCI, BAGNAI, BARABOTTI, BENVENUTO, DAVIDE BERGAMINI, BILLI, BISA, BOF, BORDONALI, BOSSI, BRUZZONE, CANDIANI, CAPARVI, CARLONI, CARRÀ, CATTOI, CAVANDOLI, CECCHETTI, CENTEMERO, COIN, COMAROLI, CRIPPA, DARA, DE BERTOLDI, DI MATTINA, FORMENTINI, FRASSINI, FURGIUELE, GIACCONE, GIAGONI, GIGLIO VIGNA, GUSMEROLI, IEZZI, LATINI, LAZZARINI, LOIZZO, MACCANTI, MARCHETTI, MATONE, MONTEMAGNI, MORRONE, NISINI, OTTAVIANI, PANIZZUT, PIERRO, PIZZIMENTI, PRETTO, RAVETTO, SASSO, SUDANO, TOCCALINI, ZIELLO, ZINZI e ZOFFILI. — Al Ministro dell'istruzione e del merito. — Per sapere – premesso che:
sono state finalmente emanate le nuove «Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell'infanzia e del primo ciclo di istruzione», al termine di un iter che il Ministro interrogato ha definito come espressione di una svolta profonda e di un'impostazione innovativa;
lo stesso Ministro ha rivendicato come tali indicazioni intendano rispondere alle trasformazioni di una società in rapido mutamento, capace di interrogarsi sugli scenari futuri, senza tuttavia rinnegare la storia, l'identità culturale e i valori fondanti del nostro Paese;
secondo l'impostazione dichiarata, l'idea di fondo delle nuove indicazioni nazionali sarebbe quella di partire dal reale per appassionare le giovani generazioni, ponendo al centro la cultura del rispetto e la lotta contro ogni forma di discriminazione;
in questi ultimi giorni si è assistito a ricostruzioni, per certi versi fantasiose, secondo le quali le nuove indicazioni nazionali sarebbero prive di carattere prescrittivo, arrivando persino a sostenere che esse porrebbero i docenti italiani di fronte a un presunto e surreale dilemma etico e professionale: obbedire o disobbedire;
altre letture critiche sottolineano, invece, come alcune implicazioni prescrittive delle nuove indicazioni risultino in evidente tensione con il principio dell'autonomia scolastica e con la libertà di insegnamento sancita dalla Costituzione, evocando un modello di istruzione ridotto a trasmissione di nozioni e regole, piuttosto che strumento di esercizio di una cittadinanza attiva e consapevole, anche in una dimensione globale –:
quali siano i contenuti qualificanti delle nuove indicazioni nazionali e quali i tratti che il Ministro interrogato ritenga effettivamente innovativi e coerenti con una seria azione di riforma del sistema scolastico e se non ritenga doveroso chiarire la natura delle indicazioni nazionali, ponendo fine a polemiche sterili, pur in presenza di indicazioni ministeriali inequivocabili.
(3-02393)
(16 dicembre 2025)
GENTILE. — Al Ministro dell'istruzione e del merito. — Per sapere – premesso che:
nel corso della legislatura il Ministro interrogato ha promosso un insieme organico di iniziative volte a rafforzare il ruolo educativo della scuola, contrastare fenomeni di disagio giovanile e riaffermare il principio del rispetto delle regole e della persona all'interno delle comunità scolastiche;
l'azione ministeriale si è concentrata sul contrasto al bullismo e al cyberbullismo, attraverso il potenziamento delle misure di prevenzione, il coinvolgimento delle famiglie, la valorizzazione della responsabilità educativa e il rafforzamento degli strumenti a disposizione delle istituzioni scolastiche;
sono state, inoltre, introdotte e sostenute misure volte a regolamentare l'utilizzo dei dispositivi digitali durante le attività scolastiche, con l'obiettivo di favorire la concentrazione, migliorare il clima in classe e prevenire comportamenti lesivi della dignità degli studenti, spesso connessi a un uso improprio delle tecnologie;
le prime evidenze emerse da un'iniziale osservazione dell'applicazione delle misure di limitazione e divieto dell'uso degli smartphone durante le attività didattiche sembrano indicare risultati incoraggianti, in termini di maggiore concentrazione, miglioramento delle relazioni tra studenti e riduzione di episodi riconducibili a dinamiche di esclusione o prevaricazione;
il Ministro interrogato ha, altresì, posto particolare attenzione al tema delle violenze nelle scuole, promuovendo interventi educativi, iniziative di sensibilizzazione e azioni di supporto al personale scolastico, al fine di garantire ambienti di apprendimento sicuri, inclusivi e rispettosi, tutelare studenti e personale scolastico e riaffermare che la libertà educativa non può prescindere dal rispetto delle regole e delle persone;
tali interventi si inseriscono in una visione che restituisce alla scuola il ruolo di presidio educativo, riconoscendole più che una mera funzione di istruzione, anche un ruolo centrale nella formazione civica, nel rispetto delle regole e nella prevenzione di comportamenti devianti;
le politiche avviate dal Ministro interrogato hanno contribuito a riportare al centro del dibattito pubblico il tema dell'educazione, della responsabilità e delle regole, dell'uso consapevole delle tecnologie e della necessità di tutelare studenti e docenti;
si tratta di misure che mirano a rafforzare l'autorevolezza dell'istituzione scolastica e a rispondere in modo concreto a fenomeni che destano crescente preoccupazione tra famiglie e operatori del settore –:
quali ulteriori iniziative il Ministro interrogato intenda promuovere, anche alla luce dei risultati finora conseguiti, per consolidare e sviluppare le politiche già avviate in materia di contrasto al bullismo e al cyberbullismo, di regolamentazione dell'uso degli smartphone e di prevenzione delle violenze nelle scuole, al fine di rafforzare il ruolo educativo della scuola e garantire ambienti scolastici sempre più sicuri, autorevoli e pienamente educativi.
(3-02394)
(16 dicembre 2025)
BIGNAMI, AMORESE, ANTONIOZZI, GARDINI, MONTARULI, RUSPANDINI, CANGIANO, COLOMBO, DI MAGGIO, MATTEONI, MOLLICONE, PERISSA e ROSCANI. — Al Ministro dell'istruzione e del merito. — Per sapere – premesso che:
secondo quanto riportato dagli organi di stampa e da segnalazioni pervenute dagli stessi studenti, alcune classi del Liceo Montale di Pontedera (Pisa) ed una classe della seconda media dell'istituto comprensivo «Massa 6» avrebbero partecipato ad un incontro proposto dalla rete di insegnanti «Docenti per Gaza», con la partecipazione di Francesca Albanese, incentrato sulle tematiche del suo libro «Quando il mondo dorme. Storie, parole e ferite dalla Palestina»;
episodi analoghi sono stati denunciati in istituti scolastici di Bologna e Reggio Emilia, dove i docenti avrebbero fatto seguire dei webinar con l'Albanese, dei quali non si conoscono nei dettagli contenuti e affermazioni rese, senza avvisare le famiglie, i consigli di istituto o la dirigenza;
come noto, Albanese, Relatore speciale dell'Onu sulla situazione dei diritti umani nei Territori palestinesi, ha spesso creato indignazione e scalpore tra l'opinione pubblica per le infelici e discutibili dichiarazioni sul conflitto israelo-palestinese, per le frasi gravi e incommentabili sull'assalto alla redazione de La Stampa a Torino o per la sua partecipazione, ad esempio, in una conferenza accanto a noti esponenti di spicco dell'organizzazione terroristica Hamas dal titolo «16 years of siege on Gaza: impact and prospects»;
come ha più volte avuto modo di ribadire il Ministro interrogato, che ha annunciato l'avvio di atti ispettivi, «la scuola deve essere un luogo di pluralismo e non di indottrinamento», sottolineando la necessità di verificare il rispetto delle regole e della neutralità dell'insegnamento;
è di tutta evidenza, invece, che iniziative scolastiche di questo tipo, in particolar modo se svolte in assenza di un adeguato contraddittorio, rischiano di assumere il carattere di un indottrinamento ideologico, lontano, appunto, dai principi di pluralismo, equilibrio formativo e imparzialità che devono guidare l'attività educativa nelle scuole;
gli studenti hanno diritto a percorsi che garantiscano una crescita libera, critica e rispettosa dei valori democratici, senza essere esposti a contenuti propagandistici o finalizzati alla diffusione di posizioni politiche del tutto personali sotto forma di attività didattica –:
quali ulteriori iniziative di competenza il Ministro interrogato intenda assumere in merito ai fatti esposti in premessa, al fine di verificare le modalità con cui sono stati organizzati gli incontri presso gli istituti scolastici coinvolti e a tutela della pluralità e della libera formazione del pensiero critico nell'intero sistema scolastico.
(3-02395)
(16 dicembre 2025)
PICCOLOTTI, ZANELLA, BONELLI, BORRELLI, DORI, FRATOIANNI, GHIRRA, GRIMALDI, MARI e ZARATTI. — Al Ministro dell'istruzione e del merito. — Per sapere – premesso che:
a causa della crisi demografica ogni anno la scuola italiana perde circa 100.000 studenti. Questo dato renderebbe sostenibile la riduzione del numero di studenti per classe, permettendo di consegnare definitivamente al passato il problema del sovraffollamento, ma il Governo sceglie di ridurre gli organici di docenti e collaboratori scolastici e, a tutt'oggi, negli istituti scolastici di ogni ordine e grado molte classi hanno 30 o più alunni;
le classi sovraffollate generano molteplici criticità: difficoltà di gestione, riduzione del tempo dedicato a ciascun alunno, peggioramento del clima relazionale e maggior rischio per la sicurezza. Al contrario, esperienze internazionali, dalla Finlandia alla Francia, dimostrano che le classi meno numerose favoriscono la didattica innovativa, mirata su ciascuno studente, ottenendo risultati migliori, una maggiore inclusività e aiutando a contrastare la dispersione scolastica, oltre a migliori condizioni di lavoro per gli insegnanti;
l'articolo 5 del decreto del Presidente della Repubblica 20 marzo 2009, n. 81, prevede, al comma 2, che le classi iniziali delle scuole ed istituti di ogni ordine e grado, ivi comprese le sezioni di scuola dell'infanzia, che accolgono alunni con disabilità siano costituite con non più di 20 alunni;
sempre più spesso, però, si riscontra la presenza di 3 o più alunni, anche con disabilità gravi, in una sola classe, dato il ridotto numero di classi autorizzate per anno di corso in ciascun istituto. Tutto ciò, oltre a violare la norma, rende il contesto formativo incompatibile con le finalità dell'inclusione e lo sviluppo di una didattica innovativa e attenta ai diversi bisogni di ogni studente e ogni studentessa;
con il cosiddetto «decreto Caivano», il Governo ha derogato al numero minimo di alunni per classe nelle aree particolarmente disagiate del Mezzogiorno e con decreto interministeriale n. 168 del 18 agosto 2025, il Ministro interrogato, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, ha definito i criteri e le modalità per istituire, nell'anno scolastico 2025/2026, classi con un numero di alunni inferiore agli standard attuali per «favorire l'efficace fruizione del diritto all'istruzione anche da parte dei soggetti svantaggiati», ma si parla di deroghe sporadiche e di numeri ancora troppo alti (un massimo di 25 alunni per la scuola primaria, 26 per la scuola secondaria di primo grado e 27 per la secondaria di secondo grado) –:
se intenda valutare la riduzione del numero minimo e del numero massimo di studenti per classe di ogni ordine e grado su tutto il territorio nazionale.
(3-02396)
(16 dicembre 2025)
LUPI, BRAMBILLA, CARFAGNA, CAVO, ALESSANDRO COLUCCI, PISANO, ROMANO, SEMENZATO e TIRELLI. — Al Ministro dell'istruzione e del merito. — Per sapere – premesso che:
lo Stato si impegna a ridurre i costi che gravano sulle famiglie per garantire a tutti i giovani un'educazione accessibile e di qualità;
il costo principale che i genitori devono sostenere, escluse le rette nel caso delle scuole paritarie, si riferisce soprattutto all'acquisto dei libri scolastici;
l'Osservatorio costi scolastici del portale Skuola.net, riguardo le famiglie degli studenti di scuole medie e superiori, ha rilevato per il 2025 una spesa media di 812,50 euro ad alunno per l'avvio dell'anno scolastico, che comprende libri di testo, dizionari, materiale di consumo e accessori tecnici, in aumento del 3,6 per cento rispetto al 2024;
in sede di esame del bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2026 e bilancio pluriennale per il triennio 2026-2028, sono state presentate proposte di modifiche volte a sostenere le famiglie meno abbienti che necessitano di un aiuto per l'acquisto di libri scolastici –:
quali iniziative di competenza intenda assumere per contribuire a garantire l'accesso equo e sostenibile all'educazione dei giovani.
(3-02397)
(16 dicembre 2025)
SARRACINO, GIRELLI, CURTI, FERRARI, FORNARO, GHIO, GRIBAUDO, MARINO, ROGGIANI, SIMIANI, VACCARI e CASU. — Al Ministro per gli affari regionali e le autonomie. — Per sapere – premesso che:
l'articolo 2, comma 1, della legge 12 settembre 2025, n. 131, prevede l'adozione, previa intesa in sede di Conferenza unificata, di un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, per una nuova classificazione dei comuni montani in base a due parametri: quello altimetrico e quello della pendenza;
durante le celebrazioni della Giornata internazionale della montagna, il Ministro interrogato ha annunciato i nuovi criteri stabiliti che «andranno a identificare cosa – secondo il Governo – vuol dire montagna in Italia». In particolare, un comune potrà essere qualificato come montano qualora presenti almeno il 25 per cento della superficie territoriale al di sopra dei 600 metri di altitudine e almeno il 30 per cento di essa con una pendenza di almeno il 20 per cento, ovvero un'altimetria media superiore ai 500 metri. Sono, inoltre, considerati montani i comuni cosiddetti «interclusi», caratterizzati da un'altimetria inferiore ma interamente circondati da comuni che soddisfano uno dei criteri sopra indicati;
secondo le stime fornite dallo stesso Dipartimento, l'applicazione di tali criteri comporterebbe l'esclusione di oltre 1.200 comuni montani dalla nuova classificazione, con la conseguente fuoriuscita dal riparto delle risorse destinate alla montagna e dalle misure di sostegno previste dalla normativa vigente;
ad essere particolarmente penalizzati, secondo le dichiarazioni di alcune articolazioni territoriali di Anci e Uncem, saranno i comuni montani della dorsale appenninica;
per il Partito Democratico, la montagna, in tutte le sue articolazioni, costituisce una risorsa strategica per il Paese, da tutelare e valorizzare, e non un'eccezione da ridimensionare –:
se il Ministro interrogato intenda adottare iniziative per rivedere i criteri citati in premessa per evitare che la nuova classificazione dei comuni montani si trasformi in uno strumento di iniqua redistribuzione delle risorse, che mira a contrapporre montagne, territori e comuni che hanno gli stessi problemi e le stesse necessità.
(3-02398)
(16 dicembre 2025)