TESTI ALLEGATI ALL'ORDINE DEL GIORNO
della seduta n. 613 di Mercoledì 11 febbraio 2026
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INTERROGAZIONI A RISPOSTA IMMEDIATA
DEBORAH BERGAMINI, ORSINI, MARROCCO, BARELLI, ARRUZZOLO, BAGNASCO, BATTILOCCHIO, BATTISTONI, BELLOMO, BENIGNI, DAVIDE BERGAMINI, BICCHIELLI, BOSCAINI, CALDERONE, CANNIZZARO, CAPPELLACCI, CAROPPO, CASASCO, CASTIGLIONE, CATTANEO, CORTELAZZO, ENRICO COSTA, D'ATTIS, DALLA CHIESA, DE MONTE, DE PALMA, FASCINA, GATTA, GENTILE, LOVECCHIO, MANGIALAVORI, MAZZETTI, MINARDO, MULÈ, NEVI, PAGANO, PATRIARCA, PELLA, PIERRO, PITTALIS, POLIDORI, ROSSELLO, RUBANO, PAOLO EMILIO RUSSO, SACCANI JOTTI, SALA, SORTE, SQUERI, TASSINARI e TENERINI. – Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. – Per sapere – premesso che:
la sicurezza e la diversificazione delle catene di approvvigionamento delle materie prime rappresentano un elemento essenziale per la competitività del tessuto produttivo nazionale, in particolare nei settori strategici, come la difesa, le tecnologie digitali, la transizione energetica e l'automotive;
la produzione e la lavorazione dei cosiddetti minerali critici – terre rare, litio, cobalto, nichel e grafite – risultano oggi concentrate in pochi Paesi, con conseguenti rischi di dipendenza strategica, volatilità dei prezzi, frammentazione degli scambi e possibili interruzioni delle forniture;
il 4 febbraio 2026 il Ministro interrogato ha preso parte a Washington a una riunione ministeriale dedicata ai minerali critici, promossa dagli Stati Uniti con l'obiettivo di rafforzare il coordinamento tra Paesi partner, favorire investimenti congiunti, sviluppare filiere affidabili e ridurre le vulnerabilità strategiche;
l'iniziativa si inserisce nel più ampio quadro delle politiche europee e transatlantiche volte a costruire catene del valore più sicure, sostenibili e diversificate, anche attraverso partenariati con Paesi terzi e il coinvolgimento diretto delle imprese –:
quali ulteriori iniziative il Ministro interrogato intenda promuovere, anche nel quadro della «diplomazia per la crescita», per assicurare alle imprese italiane un accesso stabile alle catene di approvvigionamento delle materie prime, con particolare riguardo ai minerali critici, e rafforzare la sicurezza e la competitività del sistema produttivo nazionale.
(3-02484)
(10 febbraio 2026)
DELLA VEDOVA. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:
è in corso, a livello europeo, un dibattito sempre più intenso sulla necessità di rafforzare la capacità decisionale e la leadership politica dell'Unione europea, anche alla luce delle attuali sfide geopolitiche e internazionali;
durante il Consiglio europeo informale del 12 febbraio 2026 si discuterà di competitività e di rafforzamento del mercato unico europeo – coinvolgendo i Presidenti Draghi e Letta, redattori di importanti rapporti sul tema – che coinvolge direttamente il nodo della governance europea;
alla riunione in videoconferenza del 28 gennaio 2026, convocata dal Ministro delle finanze tedesco e alla quale hanno partecipato anche i Ministri dell'economia di Francia, Italia, Spagna, Polonia e Olanda, è stata promossa l'idea di un'Europa «a due velocità» anche in campo economico e di un uso più ampio dello strumento delle cooperazioni rafforzate, tema sostenuto anche dalla Presidente Von Der Leyen nella lettera ai Capi di Stato e di Governo in vista del vertice informale del 12 febbraio 2026;
in recenti interventi pubblici, il Presidente Draghi ha sottolineato come l'attuale modello di integrazione, fortemente improntato alla cooperazione intergovernativa, appaia inadeguato ad affrontare le sfide globali, evidenziando la necessità di un'evoluzione verso forme di integrazione più avanzate;
il Presidente del Partito popolare europeo e del relativo gruppo al Parlamento europeo, Manfred Weber, ha posto al centro del dibattito politico europeo il tema del rafforzamento della leadership dell'Unione, avanzando la proposta di accorpare in un'unica figura i ruoli di Presidente del Consiglio europeo e di Presidente della Commissione europea, nonché di superare il diritto di veto degli Stati membri, in particolare in politica estera;
non è per nulla chiaro, ad oggi, quale ruolo l'Italia guidata da Meloni voglia svolgere, se di sprone o di freno al rafforzamento della leadership politica e della capacità decisionale dell'Unione;
in un'intervista a Il Corriere della Sera risalente all'8 dicembre 2025, il Ministro interrogato afferma che «è ora di eliminare il diritto di veto almeno per molte materie (...) poi unificare il ruolo di Presidente della Commissione europea con quello del Consiglio europeo, eletto direttamente dai cittadini. E rafforzare il Parlamento europeo, che non ha ancora iniziativa legislativa. Tutto questo per avere un'Europa più politica e meno burocratica» –:
se il Governo intenda, nelle sedi istituzionali europee competenti, promuovere o sostenere il superamento del diritto di veto degli Stati membri in determinati ambiti decisionali, nonché l'accorpamento delle cariche di Presidente del Consiglio europeo e di Presidente della Commissione europea, così come proposto dal presidente del Partito popolare europeo Weber.
(3-02485)
(10 febbraio 2026)
LUPI, BRAMBILLA, CAVO, ALESSANDRO COLUCCI, PISANO, ROMANO, SEMENZATO e TIRELLI. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:
il 14 gennaio 2026 gli organi di stampa, tra cui Il Sole 24 Ore e il sito Vatican News, hanno pubblicato articoli che citavano i contenuti di una nota del Segretariato generale delle istituzioni educative cristiane di Gerusalemme, che lamentava restrizioni arbitrarie imposte dalle autorità israeliane ai permessi per gli insegnanti che vengono dalla Cisgiordania;
sempre secondo il sito Vatican News, «circa 10.000 studenti delle scuole cristiane di Gerusalemme non hanno potuto riprendere le lezioni (...)», mentre i direttori di 12 istituti educativi «hanno indetto uno sciopero contro la decisione delle autorità israeliane di non rinnovare i permessi di lavoro di 171 insegnanti provenienti dai Territori palestinesi occupati»;
la nota del Segretariato generale delle istituzioni educative cristiane di Gerusalemme riporta anche che le restrizioni imposte «avvantaggiano solo coloro che desiderano danneggiare la vita educativa e pedagogica» del Paese;
il Ministero dell'istruzione dello Stato di Palestina ha definito le misure citate «parte integrante di un attacco (...) al sistema educativo palestinese (...) nel tentativo di minare l'identità palestinese»;
in un'intervista rilasciata all'agenzia AsiaNews e pubblicata il 23 gennaio 2026, padre Ibrahim Faltas, frate francescano e direttore delle scuole della Custodia di Terra Santa, ha dichiarato: «All'inizio del secondo semestre erano 335 gli insegnanti interessati dal provvedimento, cui hanno impedito gli spostamenti il sabato quando noi abbiamo lezione. In un secondo momento li hanno bloccati il venerdì e la domenica e anche in questo caso abbiamo protestato. Ora quasi il 90 per cento dei docenti può viaggiare tutta la settimana, senza restrizioni. Il problema è quasi risolto, anche se non si capisce la logica alla base del provvedimento: abbiamo parlato con il Ministero dell'istruzione, coi militari ma nessuno ha saputo, o voluto, fornire una spiegazione»;
sempre in occasione dell'intervista citata, padre Ibrahim Faltas ha dichiarato: «Restano comunque criticità e sacrifici – aggiunge – perché nelle nostre scuole a Gerusalemme ci sono insegnanti che vengono da Hebron e si alzano alle quattro del mattino per arrivare puntuali alle otto per l'inizio delle lezioni» –:
quali iniziative di competenza il Governo intenda assumere nei fori bilaterali e multilaterali per assicurare la tutela del diritto all'educazione e il diritto alla libertà di movimento degli insegnanti e studenti interessati, nonché per promuovere il rispetto delle norme del diritto internazionale in materia di istruzione.
(3-02486)
(10 febbraio 2026)
RAVETTO, MOLINARI, ANDREUZZA, ANGELUCCI, BAGNAI, BARABOTTI, BENVENUTO, BILLI, BISA, BOF, BORDONALI, BOSSI, BRUZZONE, CANDIANI, CAPARVI, CARLONI, CARRÀ, CATTOI, CAVANDOLI, CECCHETTI, CENTEMERO, COIN, COMAROLI, CRIPPA, DARA, DE BERTOLDI, DI MATTINA, FORMENTINI, FRASSINI, FURGIUELE, GIACCONE, GIAGONI, GIGLIO VIGNA, GUSMEROLI, IEZZI, LATINI, LAZZARINI, LOIZZO, MACCANTI, MARCHETTI, MATONE, MIELE, MONTEMAGNI, MORRONE, NISINI, OTTAVIANI, PANIZZUT, PIZZIMENTI, PRETTO, SUDANO, TOCCALINI, ZINZI e ZOFFILI. – Al Ministro per la famiglia, la natalità e le pari opportunità. – Per sapere – premesso che:
i siti «Phica.net» e «Mia moglie» sarebbero stati utilizzati come piattaforme per la diffusione sistematica e organizzata di immagini e video a contenuto sessualmente esplicito senza il consenso delle vittime, spesso accompagnata da condotte di ricatto ed estorsione finalizzate a ottenere denaro o ulteriori contenuti intimi;
una parte rilevante del materiale sarebbe stata manipolata o generata artificialmente attraverso l'uso di tecnologie di intelligenza artificiale, incluse tecniche di alterazione dei volti e dei corpi, rendendo particolarmente complessa la rimozione dei contenuti e amplificando in modo significativo il danno psicologico, sociale e reputazionale subito dalle persone coinvolte;
i deepfake, come chiarito dal Garante per la protezione dei dati personali, sono foto, video e audio creati grazie a software di intelligenza artificiale che, partendo da contenuti reali (immagini e audio), riescono a modificare o ricreare, in modo estremamente realistico, le caratteristiche e i movimenti di un volto o di un corpo e a imitare fedelmente una determinata voce;
particolari tipologie di deepfake, detti dal Garante «deepnude», riguardano persone ignare di essere rappresentate nude, in pose discinte o situazioni compromettenti o addirittura in contesti pornografici. Con la tecnologia del deepnude, infatti, i visi delle persone (compresi soggetti minori) possono essere «innestati», utilizzando appositi software, sui corpi di altri soggetti, nudi o impegnati in pose o atti di natura esplicitamente sessuale. È anche possibile prendere immagini di corpi vestiti e «spogliarli», ricostruendo l'aspetto che avrebbe il corpo sotto gli indumenti e creando immagini altamente realistiche;
al continuo dilagare di varie forme di discriminazione e violenza contro le donne, l'Unione europea ha risposto adottando la direttiva (UE) 2024/1385, che prevede misure che gli Stati membri sono chiamati a recepire entro il 2027;
il cyberstalking è punito dalla legge italiana, ma non esiste una legge specifica per il cyberstalking. L'introduzione di pene specifiche e l'adozione di misure di prevenzione più efficaci sarebbero fondamentali per contrastare il cyberstalking e proteggere le vittime –:
se il Ministro interrogato, contribuendo alla promozione del contrasto della violenza di genere online come priorità strutturale dell'azione di Governo riconoscendone la natura sistemica, intenda, per quanto di competenza, promuovere il monitoraggio sistematico della violenza digitale di genere, anche con particolare attenzione alle fasce più giovani della popolazione, attraverso la raccolta e l'analisi di dati disaggregati per genere ed età, al fine di orientare le politiche pubbliche per rafforzare le strategie di prevenzione e sviluppare interventi mirati contro le forme emergenti di abuso online.
(3-02487)
(10 febbraio 2026)
PANDOLFO, DE MICHELI, DI SANZO, GNASSI, PELUFFO, GHIO, FERRARI, FORNARO e CASU. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:
secondo l'area studi Mediobanca, la quota di fatturato delle imprese medio-grandi a controllo estero è passata dal 29,7 per cento nel 2022 al 34,5 per cento nel 2024;
nei settori strategici, il passaggio di imprese italiane sotto il controllo estero, spesso realizzato da fondi di investimento con orizzonti temporali di breve periodo, può comportare una perdita di produzione, competenze e occupazione, con scelte che rispondono a interessi geopolitici e industriali non coincidenti con quelli nazionali, come nel caso di Nerviano medical sciences, centro di ricerca oncologica acquisito integralmente da un fondo cinese, con prospettive di ridimensionamento delle attività di ricerca in Italia;
dal 2023 numerose aziende italiane di rilievo strategico e simbolico del made in Italy sono passate sotto controllo estero, tra cui Iveco group (per la parte «non difesa»), Comau, Piaggio aerospace, Ip-Italiana petroli, Bialetti, Tim (rete fissa), Ita airways, oltre a casi in corso di definizione come l'ex Ilva;
negli ultimi tre anni la produzione industriale italiana si è ridotta complessivamente del 3,8 per cento;
uno dei principali fattori di perdita di competitività è il costo dell'energia, che secondo la Confindustria risulta superiore di circa il 30 per cento alla media europea;
a fronte di continui annunci, le politiche industriali appaiono caratterizzate da continui cambi di indirizzo, ritardi nei decreti attuativi e incertezza sugli incentivi, in particolare nei settori automotive, «Transizione 5.0» e «Industria 4.0»;
nel settore strategico dell'automotive, in particolare, il fondo da 8,7 miliardi di euro istituito dal Governo Draghi per il periodo 2022-2030 è stato drasticamente ridotto e a oggi le risorse residue non risultano utilizzabili per la mancanza dei decreti che definiscano i criteri di utilizzo;
le politiche di incentivazione risultano caratterizzate da continui cambi di impostazione e insufficienza delle risorse, generando incertezza per le imprese che devono pianificare investimenti di medio-lungo periodo;
senza certezze sugli incentivi, senza una strategia sull'energia e senza una visione di medio-lungo periodo, il rischio è continuare ad assistere alla vendita di imprese e competenze costruite in decenni di lavoro –:
quali scelte concrete intenda mettere in atto per arrestare la perdita di fondamentali aziende del nostro sistema industriale e rilanciare la competitività delle imprese italiane.
(3-02488)
(10 febbraio 2026)
GRIMALDI, GHIRRA, ZANELLA, BONELLI, BORRELLI, DORI, FRATOIANNI, MARI, PICCOLOTTI e ZARATTI. – Al Ministro delle imprese e del made in Italy. – Per sapere – premesso che:
l'azienda Stellantis, che ha come principale azionista Exor della famiglia Agnelli-Elkann, intende realizzare una filiera produttiva nello stabilimento di Tafraoui, in Algeria, espandendone la produzione con 6 nuovi modelli per un obiettivo di assemblaggio di 90.000 vetture l'anno; uno stabilimento dove già si producono i modelli Tipo, Scudo, Ducato, Doblò e la Grande Panda dedicata al mercato italiano; Stellantis ritiene necessario creare una filiera corta in Algeria, abbattendo i costi e velocizzando la disponibilità dei componenti;
Stellantis il 2 febbraio 2026 ha organizzato un incontro presso la sede dell'Unione industriali di Torino per spingere i fornitori a investire in Algeria;
quanto prospettato da Stellantis produrrebbe un inaridimento delle aziende in Italia, in particolare in Piemonte, con la scelta di effettuare investimenti che garantiscono volumi e livelli occupazionali, fuori dall'Italia;
oltre agli investimenti in Nord Africa, Stellantis ha annunciato 13 miliardi di euro di investimenti negli Usa;
pur tenendo conto del lancio della 500 ibrida a Mirafiori e della nuova Compass a Melfi, questi progetti non sono sufficienti a dare una prospettiva ai due stabilimenti;
Stellantis ha dichiarato perdite per circa 22 miliardi di euro per ipotesi strategiche errate e 6,5 miliardi di euro di dividendi mancati: segnali di una crisi strutturale conclamata, ma soprattutto dell'abbandono progressivo da parte di Stellantis degli investimenti e della spesa in ricerca che non le permette di sostenere la competizione tecnologica;
si evidenzia la volontà ad avviso degli interroganti di non procedere alla definizione di un vero piano industriale che garantisca un futuro stabile, la piena attività e i livelli occupazionali;
si avvia così la completa desertificazione del tessuto produttivo italiano, in particolare piemontese, basato sulla massimizzazione del profitto, tenuto conto che il costo del lavoro, in Algeria, vede retribuzioni mediamente di 130 euro mensili;
è improrogabile assumere una iniziativa affinché Stellantis definisca un nuovo piano industriale con investimenti industriali effettivi integrati da ulteriori risorse sulla ricerca e sviluppo;
la gigafactory di Termoli non si farà Acc, joint venture tra Stellantis, Mercedes e Total, ha comunicato la decisione di abbandonare la costruzione di gigafactory in Italia e in Germania;
per gli interroganti il Governo resta spettatore, mentre Stellantis effettua investimenti esclusivamente fuori dall'Europa, abbandonando progetti in Italia, con gravissime ricadute produttive e occupazionali nel nostro Paese –:
se non intenda assumere una iniziativa urgentissima nei confronti di Stellantis, coinvolgendo i sindacati, al fine di affrontare le criticità derivanti dalle gravi scelte operate che denotano l'assenza di un piano industriale per lo sviluppo delle produzioni in Italia.
(3-02489)
(10 febbraio 2026)
BENZONI, BONETTI, D'ALESSIO, GRIPPO e SOTTANELLI. – Al Ministro delle imprese e del made in Italy. – Per sapere – premesso che:
il 6 febbraio 2026 Stellantis ha annunciato un cambio di strategia che costerà 22 miliardi di euro di oneri straordinari all'azienda, per il 75 per cento dovuti a previsioni che si sono rivelate errate, basate su un ottimismo eccessivo riguardo all'adozione dell'elettrico, e per l'altro 25 per cento dovuti a decisioni che hanno minato la capacità industriale dell'azienda, come ha spiegato l'amministratore delegato Filosa, ammettendo anche che in passato i costi sono stati tagliati in maniera probabilmente eccessiva, tanto da licenziare migliaia di ingegneri;
negli ultimi due anni Stellantis ha perso quasi l'80 per cento in borsa, bruciando oltre 60 miliardi di euro di capitalizzazione, e ha ora annunciato che sarà emessa un'obbligazione ibrida non convertibile fino a 5 miliardi di euro, un segnale del fatto che non sono previsti aumenti di capitale nel breve periodo;
la produzione di Stellantis in Italia nel 2025 è crollata: sono stati prodotti meno di 380 mila veicoli, il dato più basso degli ultimi settant'anni, con una diminuzione del 20 per cento rispetto al 2024 e del 64 per cento rispetto al 2017, ultimo anno dell'«era Marchionne», durante il quale furono prodotti più di un milione di veicoli;
il calo della produzione ha avuto un impatto su tutti gli stabilimenti italiani, che sono sfruttati per circa un terzo della loro capacità e dove oltre la metà dei lavoratori è in cassa integrazione o coinvolta in altre forme di ammortizzatori sociali;
dal periodo pre-pandemico, le vendite di veicoli nel mercato dell'Unione europea sono diminuite di circa 2,5 milioni di unità, di cui 1,6 milioni prodotti da Stellantis, che oggi vende meno di quanto vendeva la sola Psa prima della fusione con Fca;
l'incertezza del piano industriale di Stellantis sta colpendo anche l'intera filiera, composta in gran parte da aziende monocommittenti oggi in forte difficoltà per la riduzione delle commesse: ne sono esempio Tiberina, Smc, Trasnova e altre realtà che dipendono quasi esclusivamente da Stellantis;
in tale contesto, va ricordato che il Governo Meloni ha sostanzialmente cancellato le risorse del fondo automotive istituito dal Governo Draghi e non ha definito alcuna strategia per contrastare il declino del settore, ignorando anche il piano proposto da Azione per la salvaguardia della filiera –:
quali iniziative di competenza intenda adottare il Ministro interrogato per contrastare il crollo della produzione degli stabilimenti Stellantis e assicurare che il nuovo piano strategico dell'azienda salvaguardi investimenti, produzione e posti di lavoro in Italia.
(3-02490)
(10 febbraio 2026)
BOSCHI, GADDA, DEL BARBA, FARAONE, BONIFAZI e GIACHETTI. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:
il sistema produttivo italiano è gravato da costi energetici strutturalmente superiori rispetto a quelli sostenuti dalle imprese dei principali Paesi europei, determinando un persistente squilibrio competitivo che incide direttamente sulla redditività, sulla capacità di pianificazione industriale e sull'attrattività del territorio nazionale per gli investimenti;
secondo recenti dati Eurostat 2024, le piccole e medie imprese sostengono un prezzo medio dell'elettricità di circa 253,6 euro per megawattora (contro i 213 euro per megawattora della Francia e i 166,8 euro per megawattora della Spagna), mentre per le grandi imprese il costo si attesta intorno ai 154,6 euro per megawattora, a fronte degli 89,4 euro per megawattora francesi e dei 115,4 euro per megawattora spagnoli, configurando un divario strutturale idoneo a compromettere la sostenibilità economica delle attività produttive e la capacità di competere ad armi pari nel mercato unico;
l'aumento del prezzo dell'energia non rappresenta più una criticità congiunturale, ma un fattore sistemico che compromette la solidità della base manifatturiera italiana, colpendo in misura crescente l'intera filiera del made in Italy;
il differenziale energetico rispetto ai competitor europei ed extra-Unione europea sta comprimendo i margini delle imprese e favorendo processi di delocalizzazione, ridimensionamento produttivo e cessione a gruppi esteri;
in tale contesto si registra una preoccupante accelerazione della dismissione di asset nazionali: circa 429 imprese italiane sono passate in mani straniere nell'ultimo anno, fenomeno che segnala un'emorragia di controllo su realtà produttive spesso operanti in comparti strategici e ad alto valore aggiunto;
la dipendenza energetica dell'Italia rimane elevata, attestandosi al 74 per cento, superiore alla media dell'Unione europea (56,9 per cento);
negli ultimi tre anni, la produzione industriale italiana ha registrato una contrazione del 3,8 per cento, segnale di un indebolimento strutturale del comparto manifatturiero;
nonostante la transizione energetica rappresenti una leva strategica per la competitività industriale, si registra una situazione di sostanziale stallo nello sviluppo della capacità rinnovabile nazionale e nell'adozione di misure efficaci volte a favorire l'autoproduzione energetica delle imprese, con conseguente permanenza della dipendenza da fonti più costose e maggiore esposizione alla volatilità dei prezzi –:
quali iniziative urgenti e di natura strutturale il Governo intenda adottare per ridurre il costo dell'energia per le imprese italiane, anche mediante meccanismi di riduzione del carico fiscale e degli oneri di sistema gravanti sul costo dell'energia, nonché il rafforzamento degli strumenti che favoriscono l'autoproduzione e l'indipendenza energetica del comparto industriale, al fine di arrestare la cessione di asset strategici, preservare la competitività del sistema manifatturiero e scongiurare un processo di deindustrializzazione del Paese.
(3-02491)
(10 febbraio 2026)
APPENDINO, PAVANELLI, CAPPELLETTI e FERRARA. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:
secondo il Data Room di Milena Gabanelli su Il Corriere della Sera del 9 febbraio 2026, negli ultimi tre anni la produzione industriale italiana si è ridotta complessivamente del 3,8 per cento, confermando l'indebolimento della manifattura;
in particolare, la crisi del tessuto produttivo nazionale, con riguardo al made in Italy, si è manifestata in una riduzione della capacità produttiva e in un aumento delle chiusure aziendali, tenuto conto anche della concorrenza internazionale e della contrazione dei consumi interni;
sempre nel citato articolo si legge dell'accelerazione del processo di trasferimento del controllo industriale all'estero di aziende medio-grandi che nel 2024: secondo le analisi dell'indagine annuale dell'area studi di Mediobanca, risultava pari al 34,5 per cento del fatturato complessivo, contro il 29,7 per cento del 2022. Inoltre, rilievi di Kpmg evidenziano come, nel solo 2024, le operazioni di fusione e acquisizione di imprese italiane da parte di fondi o gruppi stranieri sono state 429, per un valore record pari a 36,2 miliardi di euro;
tra le aziende più rappresentative del made in Italy passate o in procinto di passare in mani straniere figurano – inter alia – Iveco group, Comau, Bialetti e Cvs Ferrari;
il recente crollo, poi, del titolo Stellantis, a seguito dell'annuncio di svalutazioni per 22 miliardi di euro legate alla revisione della strategia sull'elettrico, mostra come l'assenza di una visione industriale chiara e stabile per i settori strategici, quali l'automotive, esponga l'intero sistema produttivo ad elevati fabbisogni di cassa, a ristrutturazioni senza reali prospettive di rilancio e al ricorso continuo alla cassa integrazione;
il quadro testé delineato – a cui vanno aggiunti i dati de Il Sole 24 Ore sull'aumento significativo delle liquidazioni e dei fallimenti d'impresa nel Centro-Nord, con Lazio e Lombardia tra le regioni maggiormente colpite – contribuisce, in molti casi, al dissesto e/o alla vendita di marchi storici italiani, spesso destabilizzati dai reiterati stop and go di finanziamenti statali cruciali, quali, ad esempio, il passaggio dal credito d'imposta all'iperammortamento e il finanziamento/definanziamento del fondo automotive –:
quali urgenti iniziative intenda adottare per salvaguardare e rafforzare, in modo organico e strutturale, le imprese del sistema produttivo nazionale, oggi fortemente compromesso dall'assenza di una progettualità industriale coerente e di adeguate tutele per i marchi storici del made in Italy.
(3-02492)
(10 febbraio 2026)
BIGNAMI, ANTONIOZZI, GARDINI, MAULLU, MONTARULI, RUSPANDINI, CARAMANNA, COMBA, GIOVINE, MAERNA, PIETRELLA, SCHIANO DI VISCONTI e ZUCCONI. – Al Ministro delle imprese e del made in Italy. – Per sapere – premesso che:
in un quadro globale dominato da incertezze e rischi politici, l'Italia si distingue positivamente per la stabilità del Governo, elemento chiave per rafforzare la credibilità internazionale del Paese e sostenere la crescita economica;
la continuità politica rappresenta una leva competitiva che in passato è stata scarsamente valorizzata dall'Italia, nonostante i suoi indubbi benefici nel favorire investimenti di medio e lungo periodo, grazie ad una maggiore prevedibilità del quadro politico;
dal 2022 ad oggi, gli indicatori sull'attrattività dell'Italia confermano chiaramente il crescente interesse degli investitori stranieri, che vedono il nostro Paese come una meta privilegiata per i capitali esteri;
in particolare, l'aumento degli investimenti esteri diretti ha contribuito alla risoluzione di crisi industriali complesse, favorendo l'apporto di capitali stranieri per il rilancio di imprese in difficoltà cronica o fuori mercato;
questi risultati sono confermati dalla crescita del mercato dei capitali che vede l'incremento del numero di investitori esteri tra le società quotate, in parallelo ad una tendenza «rialzista» di fatto ininterrotta dall'ottobre del 2022;
una tendenza speculare si riscontra nel settore turistico, dove, a fronte di un record di presenze nel 2024, i turisti non residenti rappresentano ormai la maggioranza del totale, contribuendo a un considerevole afflusso di capitali in entrata nel Paese –:
quali ulteriori iniziative il Governo intenda adottare, in continuità con gli strumenti di semplificazione e coordinamento già attivati dal Ministero delle imprese e del made in Italy, per rafforzare l'attrattività dell'Italia verso gli investimenti esteri diretti.
(3-02493)
(10 febbraio 2026)