TESTI ALLEGATI ALL'ORDINE DEL GIORNO
della seduta n. 628 di Venerdì 6 marzo 2026
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INTERPELLANZE URGENTI
A)
I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'interno, per sapere – premesso che:
il corretto dimensionamento degli organici delle forze dell'ordine rappresenta un presupposto essenziale per garantire la sicurezza dei cittadini e la tenuta democratica delle istituzioni;
da anni si registrano segnali di criticità legati al ricambio generazionale del personale, alla capacità operativa delle amministrazioni interessate e alla capacità delle scuole di polizia di formare un numero adeguato di allievi;
appare dunque necessario disporre di informazioni complete e aggiornate, utili a valutare l'effettivo stato del comparto sicurezza e le politiche necessarie a garantirne l'efficienza;
tali questioni sono già state più volte oggetto di atti di sindacato ispettivo ai quali il Ministro interpellato non ha risposto affatto, come nel caso dell'interrogazione n. 5-04679, o ha fatto rispondere in modo assolutamente insufficiente – come nel caso dell'interrogazione a risposta immediata in commissione n. 5-04736, discussa martedì 25 novembre 2025 –:
quale sia la consistenza effettiva degli organici, per ciascuno degli anni dal 2008 all'ultimo anno disponibile, delle seguenti forze di polizia: a) Polizia di Stato; b) Arma dei carabinieri; c) Guardia di finanza; d) Polizia penitenziaria, nonché per ciascuno degli anni dal 2008 a oggi, quanti siano stati gli ingressi e quante le uscite per ciascuno dei corpi sopra elencati;
a fronte della dotazione organica prevista per ciascun corpo di polizia, quale risulti essere, anno per anno, lo scostamento numerico rispetto alla consistenza reale, indicando l'entità effettiva del sottorganico;
quali siano le stime di uscita dei prossimi cinque anni, con indicazione dell'impatto previsto sulla disponibilità effettiva del personale alla luce degli ingressi previsti;
quale sia la programmazione di nuovi concorsi o procedure straordinarie di reclutamento, nonché quanti allievi siano in grado realmente di formare le scuole di formazione dei vari corpi;
quante erano le scuole di formazione per i singoli corpi nel 2000 e quante ne sono state chiuse a seguito delle cartolarizzazioni decise negli anni 2001-2002, durante il Governo Berlusconi II.
(2-00790) «Mauri, Bonafè».
(27 febbraio 2026)
B)
I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'interno, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, il Ministro della giustizia, il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, per sapere – premesso che:
è giunta segnalazione agli interpellanti di un caso, apparso anche su alcuni quotidiani nazionali, relativo a un minore di 13 anni, nato in Italia da genitori cittadini di un Paese extraeuropeo e inserito da oltre cinque anni in un contesto familiare in affidamento in Toscana, che risulta privo di un documento valido per l'espatrio;
a causa di questa situazione, il minore non può partecipare a viaggi con la famiglia affidataria, gite scolastiche, trasferte sportive né a iniziative formative o educative che prevedano spostamenti oltre confine, con conseguente limitazione delle opportunità di crescita e formazione rispetto ai coetanei;
la difficoltà non riguarda uno stato di apolidia del minore, ma deriverebbe da un vuoto documentale connesso alla mancata registrazione del minore nel Paese di origine dei genitori biologici e dall'assenza di un percorso operativo chiaro e uniforme per il rilascio di documenti idonei al viaggio, con frequenti rimpalli tra uffici e competenze;
la condizione evidenzia come l'inerzia o la frammentazione delle procedure amministrative possa produrre effetti discriminatori nei confronti di minori in affidamento, limitando il pieno esercizio dei loro diritti e la partecipazione alla vita scolastica e sociale;
pur vivendo in una famiglia che gli garantisce affetto, stabilità e sostegno educativo, il minore percepisce una disparità di trattamento rispetto agli altri ragazzi, con ripercussioni sul benessere morale, sul senso di inclusione e sulla motivazione a partecipare alle opportunità offerte dalla scuola e da altre attività formative;
il caso segnalato non sembra essere isolato e potrebbe, dunque, riflettere una criticità più ampia riguardante diversi minori nati in Italia da genitori stranieri, in particolare quando il passaporto del Paese di origine risulti di fatto non ottenibile per ragioni certamente non imputabili al minore;
appare quindi necessario prevedere strumenti amministrativi chiari e uniformi, coordinati con l'autorità giudiziaria minorile, i servizi sociali e le rappresentanze diplomatiche e consolari dei Paesi di origine dei genitori biologici, in modo da verificare la registrazione dei minori nei registri dello Stato estero e garantire loro documenti validi per l'espatrio, permettendo di vivere pienamente le esperienze educative, formative e sociali cui hanno diritto –:
quali iniziative di competenza concrete il Governo intenda adottare per risolvere le questioni normative e procedurali che impediscono ai minori in affidamento di ottenere documenti validi per l'espatrio, anche in coordinamento con l'autorità giudiziaria e i servizi sociali;
se e come il Governo intenda affrontare il caso specifico del minore segnalato e quali iniziative di competenza, anche di natura normativa – per esempio anche attraverso una revisione della disciplina in materia di affidamento dei minori, al fine di chiarire poteri e responsabilità in ordine al rilascio dei documenti di viaggio – intenda assumere affinché situazioni analoghe possano trovare una soluzione efficace e tempestiva.
(2-00793) «Onori, D'Alessio, Richetti».
(3 marzo 2026)
C)
I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro delle imprese e del made in Italy, il Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, per sapere – premesso che:
la vicenda dello stabilimento siderurgico ex Ilva di Taranto costituisce da anni una grave emergenza industriale, ambientale e sanitaria del Paese, simbolo di un modello produttivo che ha sacrificato la salute dei cittadini, la qualità dell'ambiente e del lavoro;
la popolazione tarantina continua a subire le conseguenze di un inquinamento e di un danno sanitario ampiamente documentati, mentre migliaia di lavoratori diretti e dell'indotto vivono da anni in una condizione di precarietà strutturale, segnata dal ricorso reiterato alla cassa integrazione;
il sito industriale risulta interessato da un disastro ambientale di proporzioni straordinarie, con obblighi di risanamento e bonifica che ad oggi non risultano né completati né adeguatamente programmati;
in questi giorni, attraverso dichiarazioni a mezzo stampa, è emersa la volontà del fondo statunitense Flacks Group di acquisire l'ex Ilva, annunciando un piano di investimenti pari a circa 5 miliardi di euro, una produzione di 4 milioni di tonnellate annue e un bacino occupazionale di 8.500 addetti, con prospettiva di crescita fino a 10.000 unità;
tuttavia, al momento, non risultano resi pubblici né il piano industriale nel dettaglio, né il cronoprogramma degli investimenti, né tantomeno un piano vincolante di eliminazione delle fonti fossili e abbattimento delle emissioni e bonifica ambientale;
il soggetto interessato all'acquisizione appare essere connotato prevalentemente come operatore finanziario e non come soggetto industriale dotato di comprovata esperienza nel settore siderurgico, circostanza che impone una verifica rigorosa circa l'affidabilità industriale, ambientale e occupazionale del progetto;
nelle stesse dichiarazioni viene evocata la possibilità di un ingresso dello Stato nella compagine societaria, con potenziali oneri a carico della finanza pubblica, senza che siano state chiarite le condizioni, i rischi e le garanzie per l'interesse nazionale;
nel frattempo, Acciaierie d'Italia S.p.A. ha richiesto la proroga della Cassa integrazione guadagni straordinaria per circa 4.450 lavoratori, di cui oltre 3.800 a Taranto, a decorrere dal 1° marzo 2026 per ulteriori 12 mesi, prolungando una situazione sociale già insostenibile;
in data 20 febbraio 2026 si è verificata l'ennesima emissione anomala di colore rossastro proveniente dall'altoforno 4, episodio grave e allarmante del quale non risultano ancora chiarite né la natura né le conseguenze sulla salute pubblica e sull'ambiente, così come risulta priva di adeguata valutazione sanitaria la riattivazione dell'altoforno 2 che, a soli due giorni dalla messa in marcia, in data 23 febbraio 2026, ha provocato un ulteriore e preoccupante evento emissivo;
in data 19 febbraio 2026 le principali associazioni industriali di categoria hanno formalmente richiesto chiarimenti ai commissari straordinari di Acciaierie d'Italia S.p.A. in merito all'esclusione dalla proposta transattiva di numerose imprese creditrici, tra cui aziende titolari di crediti anche assistiti da operazioni di reverse factoring e già ammessi al passivo con prededuzione ai sensi dell'articolo 2-quater del decreto-legge n. 4 del 2024;
tale situazione rischia di generare un grave squilibrio economico e una disparità di trattamento tra creditori;
in data 25 febbraio 2026 il Tribunale di Milano, sul procedimento per inibitoria proposto da residenti nel comune di Taranto, ha disapplicato parzialmente l'Aia 2025 ed ordinato la sospensione a decorrere dal 24 agosto 2026, dell'attività produttiva dell'area a caldo dello stabilimento di Taranto, in data 2 marzo 2026 all'interno dello stabilimento di Taranto, si è verificata l'ennesima morte sul lavoro, la seconda morte dall'inizio dell'anno di un operaio dell'indotto –:
quali iniziative urgenti il Governo intenda adottare, per quanto di competenza, a tutela della salute pubblica e dell'ambiente, con particolare riferimento all'episodio emissivo del 20 febbraio 2026, e se siano state attivate immediatamente tutte le verifiche tecniche, sanitarie e ambientali necessarie, rendendone pubblici gli esiti;
se non ritenga indispensabile sospendere o limitare le attività degli impianti maggiormente impattanti fino alla piena verifica delle condizioni di sicurezza ambientale, sanitaria e per l'incolumità dei lavoratori dello stabilimento;
se non ritenga necessario avviare con urgenza un confronto istituzionale strutturato e calendarizzato con il potenziale acquirente Flacks Group, al fine di acquisire e rendere pubblici:
a) il piano industriale dettagliato;
b) il piano occupazionale e le garanzie per i lavoratori diretti e dell'indotto;
c) il piano ambientale, il piano vincolante di eliminazione delle fonti fossili e di bonifica del sito;
d) il cronoprogramma degli investimenti e le relative coperture finanziarie;
quali valutazioni abbia effettuato circa l'affidabilità industriale, finanziaria e ambientale del soggetto acquirente, e quali condizioni stringenti intenda porre a tutela dell'interesse pubblico in caso di ingresso dello Stato nel capitale;
quali misure intenda adottare per garantire la piena tutela dei livelli occupazionali, riducendo il ricorso agli ammortizzatori sociali e assicurando prospettive di lavoro stabili e dignitose;
quali iniziative di competenza intenda assumere per tutelare le imprese creditrici e l'intero indotto, evitando disparità di trattamento tra crediti prededucibili e scongiurando il rischio che le risorse disponibili risultino insufficienti in sede di riparto finale;
se non ritenga necessario garantire la massima trasparenza sull'intera operazione di cessione dell'ex Ilva, assicurando il coinvolgimento delle istituzioni territoriali, delle parti sociali e delle comunità locali;
quali criteri, parametri e indirizzi strategici intenda adottare nella definizione delle modalità di cessione degli stabilimenti ex Ilva di Taranto, Genova, e Novi Ligure, con particolare riferimento alla salvaguardia dell'unitarietà industriale del gruppo, ora Acciaierie d'Italia, alla tutela dei livelli occupazionali lungo l'intera filiera e alla piena sostenibilità ambientale e sanitaria degli impianti, nonché quali strumenti di governance intenda attuare;
quali iniziative urgenti il Governo intenda adottare rispetto alle prescrizioni dell'Aia 2025 disapplicate dal decreto cautelare ad esempio: monitoraggio PM10 E PM2,5, regime wind days, installazione serbatoi contenenti sostanze pericolose, temperatura minima di combustione delle torce alle quali sono avviati i gas di affinazione dell'acciaio, completa intercettazione delle emissioni diffuse in fase di trasferimento del coke, in relazione alle quali non sono stati previsti termini di esame e di realizzazione dei relativi interventi di ambientalizzazione e dunque in funzione acceleratoria della loro esecuzione;
quali misure urgenti il Governo intenda adottare per scongiurare altre morti all'interno dello stabilimento determinate anche a causa dell'assenza di manutenzione degli impianti.
(2-00791) «Viggiano, Fornaro, Ghio, Pandolfo, Sarracino, Scotto, Filippin, Gribaudo, Provenzano, Curti, Stefanazzi, Simiani, Iacono, Forattini, Guerra, Romeo, De Luca, Lai, Girelli, Graziano, Porta, Fassino, Lacarra, Boldrini, Cuperlo, Berruto, Prestipino, Tabacci, Furfaro, D'Alfonso, Marino, Roggiani, Laus, Merola, Di Biase, Bakkali».
(3 marzo 2026)
D)
I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, per sapere – premesso che:
secondo quanto riportato da un articolo de Il Fatto Quotidiano del 15 febbraio 2026, relativo all'organizzazione dei Giochi olimpici e paralimpici invernali Milano-Cortina 2026, emergerebbero gravi e sistematiche criticità in materia di condizioni di lavoro, turnazioni, retribuzioni, tutela della salute e sicurezza, nonché gestione degli appalti e subappalti;
vengono riportate testimonianze dirette di lavoratori impiegati tramite società esterne vincitrici di appalti, e non direttamente dalla Fondazione Milano Cortina, che denunciano turni fino a 12 ore consecutive per notte, per un totale di 84 ore settimanali, in palese contraddizione con contratti formalmente impostati su 40 ore settimanali;
viene indicata una retribuzione oraria pari a 8,60 euro, con la denuncia che in tale cifra verrebbero «compresi» istituti contrattuali come ferie e tredicesima, con la conseguenza di un compenso reale inferiore, nonché la mancata corresponsione di straordinari; ulteriori testimonianze riferiscono di personale addetto a controlli, check-in e vigilanza costretto a lavorare all'aperto, con temperature fino a 9-10 gradi sotto zero, con dotazioni minime o insufficienti (gazebo, stufette), e con possibilità limitata di riparo – condizioni che, ove confermate, configurerebbero un quadro gravissimo di violazione delle norme sul lavoro, sul riposo settimanale, sul lavoro straordinario e sulla dignità della prestazione lavorativa;
l'articolo riferisce della presenza di un sistema massivo di reclutamento che coinvolgerebbe circa 60 mila lavoratori (oltre ai volontari), con una forza lavoro complessiva composta da circa 6.200 persone di staff Fondazione, quasi 20 mila volontari e 35 mila contractors/service providers; riporta inoltre la denuncia secondo cui alcuni lavoratori verrebbero pagati solo dopo tre mesi, e cioè in un periodo successivo allo svolgimento dell'evento, circostanza che, se confermata, sarebbe inaccettabile e potenzialmente idonea a configurare un ricatto economico e contrattuale;
sempre secondo l'articolo, in alcuni casi l'alloggio fornito ai lavoratori avverrebbe in condizioni tali da arrivare a una condivisione del letto su turnazione, con «letto caldo» già occupato da chi finisce il turno precedente, fatto che, se vero, rappresenterebbe un trattamento indegno, lesivo della salute e della dignità personale;
l'articolo riporta inoltre la denuncia secondo cui alcuni lavoratori verrebbero pagati solo dopo tre mesi, e cioè in un periodo successivo allo svolgimento dell'evento, circostanza che, se confermata, sarebbe inaccettabile e potenzialmente idonea a configurare un ricatto economico e contrattuale;
l'articolo descrive inoltre un clima di pressione e intimidazione, con il divieto di comunicare all'esterno informazioni, e addirittura la percezione di controlli su comunicazioni private e chat, alimentando un quadro di possibile compressione dei diritti fondamentali dei lavoratori; se tali fatti fossero anche solo parzialmente rispondenti al vero, si configurerebbe una situazione gravissima, incompatibile con un evento internazionale che dovrebbe rappresentare l'Italia e che non può essere costruito su sfruttamento, precarietà e compressione dei diritti;
risultano testimonianze in ordine a corsi sulla sicurezza non fatti e, sempre dalla stampa, si apprende che i lavoratori avrebbero dovuto firmare in extremis una liberatoria in cui si dichiarava che tutto si era svolto regolarmente (turni rispettati, pause garantite, ambienti adeguati, dispositivi contro il freddo forniti –:
con riferimento ai fatti evidenziati in premessa, come riportati dalla stampa, quali siano le risultanze delle ispezioni e degli accertamenti svolti presso le sedi dell'evento sportivo, in particolare con riguardo alle gravi segnalazioni al riguardo delle condizioni dei lavoratori, al numero di aziende eventualmente coinvolte, ai Ccnl applicati e all'effettivo rispetto dei turni di riposo, della sicurezza sul lavoro e delle spettanze retributive;
se, con riferimento al modello organizzativo adottato, si ritenga lo stesso compatibile con l'immagine internazionale del Paese;
quali iniziative di competenza intendano assumere affinché i Giochi olimpici non rappresentino un precedente di sistematica precarizzazione del lavoro sotto l'egida di un grande evento pubblico, assicurando che nessun lavoratore subisca ritorsioni o pagamenti differiti oltre i termini di legge;
quali misure di competenza si intendano adottare per contrastare eventuali fenomeni di caporalato urbano, intermediazione illecita di manodopera o dumping contrattuale all'interno della filiera dei Giochi.
(2-00792) «Barzotti, Aiello, Carotenuto, Tucci, Amato, Caso, Orrico, Appendino, Cappelletti, Ferrara, Pavanelli, Di Lauro, Quartini, Marianna Ricciardi, Sportiello, Fede, Iaria, Traversi, Caramiello, Cherchi».
(3 marzo 2026)