TESTI ALLEGATI ALL'ORDINE DEL GIORNO
della seduta n. 629 di Lunedì 9 marzo 2026
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MOZIONI CONCERNENTI INIZIATIVE VOLTE ALLA CELERE RIDUZIONE DELLE LISTE DI ATTESA NELL'AMBITO DEL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE
La Camera,
premesso che:
1) il diritto alla salute, sancito dall'articolo 32 della Costituzione, non è una enunciazione programmatica né una variabile subordinata agli equilibri di finanza pubblica, ma un diritto fondamentale e incomprimibile, che condiziona e orienta l'azione dello Stato, come ribadito dalla Corte costituzionale prima nella sentenza n. 275 del 2016 e più recentemente nella sentenza n. 195 del 2024, secondo cui è la garanzia dei diritti a incidere sul bilancio e non viceversa;
2) il Servizio sanitario nazionale, nato come strumento di uguaglianza sostanziale e di coesione sociale, è stato progressivamente svuotato con politiche di sottofinanziamento, regionalizzazione spinta, aziendalizzazione estrema e crescente privatizzazione, che hanno trasformato un modello universalistico in un sistema sempre più frammentato, diseguale e permeabile alle logiche di mercato;
3) la crisi del Ssn non è frutto del caso ma di scelte politiche precise: tagli lineari, blocco del turn over, precarizzazione del lavoro sanitario, espansione incontrollata del privato accreditato e della sanità integrativa, rinuncia a una governance pubblica forte e trasparente;
4) la crisi strutturale delle liste di attesa non può essere dunque compresa né affrontata senza riconoscere il progressivo definanziamento del Servizio sanitario nazionale registrato negli ultimi quindici anni, che ha determinato una riduzione della spesa sanitaria in rapporto al Pil, una compressione delle risorse correnti e un mancato adeguamento del finanziamento al mutato quadro demografico ed epidemiologico del Paese;
5) in termini reali, al netto dell'inflazione e dell'aumento dei costi energetici, tecnologici e contrattuali, come confermato anche dalla Corte dei conti in occasione della inaugurazione dell'anno giudiziario del 24 febbraio 2026, il finanziamento del Ssn ha subìto una progressiva erosione del proprio potere d'acquisto, mentre la domanda di salute è cresciuta per effetto dell'invecchiamento della popolazione, dell'aumento delle cronicità e delle innovazioni terapeutiche; ciò ha determinato uno squilibrio strutturale tra bisogni assistenziali e capacità di risposta del sistema pubblico;
6) la spesa sanitaria italiana in rapporto al Pil si colloca stabilmente al di sotto della media dei principali Paesi europei, e la componente di spesa privata «out of pocket» sostenuta direttamente dalle famiglie ha raggiunto livelli sempre più elevati, segnalando un arretramento della copertura pubblica e un trasferimento silenzioso di oneri economici sui cittadini;
7) il definanziamento si è tradotto concretamente nel blocco del turn over, nella riduzione dei posti letto, nella mancata sostituzione del personale andato in pensione, nel sottoinvestimento nella medicina territoriale e nella diagnostica pubblica, generando colli di bottiglia organizzativi che si riflettono direttamente nell'allungamento delle liste di attesa;
8) non si è trattato di una dinamica inevitabile, ma di scelte politiche reiterate nel tempo, che hanno subordinato il diritto costituzionale alla salute a vincoli contabili e obiettivi di finanza pubblica, in aperta tensione con il succitato principio affermato dalla Corte costituzionale secondo cui è la garanzia dei diritti incomprimibili a incidere sul bilancio e non viceversa;
9) le liste di attesa rappresentano pertanto non soltanto un problema organizzativo, ma la manifestazione più evidente di un sottofinanziamento strutturale che ha progressivamente indebolito la capacità del Servizio sanitario nazionale di garantire universalità, equità e tempestività delle cure;
10) le liste di attesa rappresentano oggi il punto di rottura più evidente di questo processo: non un disservizio tecnico, non un problema contingente legato alla pandemia, ma la manifestazione strutturale di un sistema che ha smarrito la propria missione costituzionale;
11) nella Relazione presentata, il 24 febbraio 2026, all'inaugurazione dell'anno giudiziario, la Procura generale della Corte dei conti ha confermato nuovamente le criticità strutturali del Servizio sanitario nazionale, rimarcando come «le osservazioni che si erano formulate con riguardo all'anno 2024 troverebbero, quindi, piena conferma nell'analisi che voglia prendere ad oggetto il 2025»;
12) proprio con riguardo alle predette osservazioni per l'anno 2024, vale la pena ricordare la requisitoria lucida e severa del Procuratore generale presso la Corte dei conti, Pio Silvestri, incentrata soprattutto sullo stato di salute, drammaticamente critico, del nostro sistema sanitario pubblico; proprio in tale requisitoria è stata denunciata, con parole nette, l'insostenibilità del modello attuale e la necessità di rimettere al centro il diritto alla salute e il ruolo del personale sanitario, ribadendo un concetto indispensabile: «La tutela del fondamentale diritto alla salute rimane centrale per definire il parametro di civiltà di un Paese»; la medesima Corte, richiamando anch'essa la succitata giurisprudenza costituzionale, ha ricordato che, una volta stabilite le garanzie minime, il diritto alla salute «non può essere finanziariamente condizionato in termini assoluti e generali», perché «è la garanzia dei diritti incomprimibili ad incidere sul bilancio, e non l'equilibrio di questo a condizionarne la doverosa erogazione»;
13) proprio le liste d'attesa, secondo la Corte dei conti, sono il simbolo di una sanità che non regge parlando, senza mezzi termini, di un «fenomeno vergognoso, per un Paese civile», che mina l'universalità e l'equità del sistema sanitario; e anche oggi, nel 2026, la medesima Corte ribadisce come rimanga centrale il nodo delle liste di attesa, affermando che: «il tema delle liste di attesa e dei tempi di accesso alle prestazioni sanitarie continua a rappresentare un ambito di particolare attenzione per il Servizio sanitario nazionale» e le dinamiche osservate «si inseriscono in un contesto caratterizzato da elementi strutturali che incidono sulla capacità del sistema di garantire un'erogazione tempestiva e omogenea delle prestazioni sul territorio, con possibili riflessi sui principi di universalità ed equità dell'accesso alle cure»;
14) i dati diffusi da diversi organismi e osservatori della sanità evidenziano come per diverse prestazioni traccianti – tra cui risonanza magnetica, Tac, visite cardiologiche, oculistiche e ortopediche – persistano scostamenti significativi tra tempi dichiarati e tempi effettivi di erogazione, con un marcato divario Nord-Sud e una crescente mobilità sanitaria interregionale;
15) milioni di prestazioni specialistiche ambulatoriali vengono ogni anno erogate oltre i tempi massimi stabiliti dal Piano nazionale di Governo delle liste di attesa, determinando un incremento delle rinunce alle cure per motivi economici o per lunghezza delle attese, fenomeno certificato anche dai dati Istat sulla rinuncia alle prestazioni sanitarie;
16) i dati ufficiali sulla libera professione intramuraria (intramoenia), pubblicati dall'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), attestano che il volume complessivo delle prestazioni rese in regime intramoenia e i relativi introiti economici ammontano a centinaia di milioni di euro ogni anno, con un andamento stabile o in crescita in diverse regioni, mentre parallelamente si registrano criticità nel rispetto dei tempi di attesa nel canale istituzionale; le relazioni annuali di Agenas sull'attività libero-professionale segnalano inoltre che in alcune realtà territoriali la quota di prestazioni intramoenia rispetto al totale delle medesime prestazioni erogate nel pubblico raggiunge percentuali significative, alimentando di fatto un doppio canale di accesso alle cure;
17) in numerose aziende sanitarie si rileva una sproporzione tra i tempi di erogazione delle medesime prestazioni nel regime ordinario e nel regime intramoenia, con differenze che possono arrivare a diverse settimane o mesi, generando una evidente distorsione nell'accesso equo, alle cure;
18) a diciotto mesi dalla conversione in legge del decreto sulle liste di attesa (decreto-legge n. 73 del 2024, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 107 del 2024), la situazione descritta dalla Fondazione Gimbe è netta: non si registrano benefìci concreti per i cittadini e, nonostante gli annunci e le dichiarazioni istituzionali, l'annunciata riforma non ha ancora prodotto risultati tangibili nella riduzione dei tempi di attesa per visite ed esami;
19) nel 2025 la Piattaforma nazionale delle liste di attesa ha raccolto i dati relativi a 57,8 milioni di prestazioni erogate: 24,2 milioni di prime visite specialistiche e 33,6 milioni di esami diagnostici; si tratta di numeri imponenti, che fotografano la dimensione del problema; tuttavia, secondo Gimbe, la piattaforma allo stato attuale non è realmente utile per i cittadini, poiché i dati sono presentati solo in forma aggregata nazionale, senza distinguere tra regioni, aziende sanitarie, strutture pubbliche e private accreditate, né tra prestazioni erogate in regime ordinario e in intramoenia; in altre parole, non è possibile capire dove si concentrano i ritardi, quali territori sono più in difficoltà e per quali prestazioni si registrano le maggiori criticità;
20) a riguardo, vale la pena ricordare come già con l'interrogazione n. 3-02232 del 7 ottobre 2025, a prima firma della collega Ricciardi Marianna, siano stati richiesti i necessari chiarimenti sull'istituzione della Piattaforma nazionale delle liste di attesa, proprio rilevando che la stessa non solo non fornisce contezza dei dati in tempo reale e dei tempi di attesa divisi per regione, per azienda sanitaria locale e per singola struttura ma, soprattutto e incredibilmente, fornisce la misurazione dei tempi di attesa sulla base della unificazione delle prenotazioni dell'attività istituzionale e di quella libero-professionale, calcolando il tempo di attesa delle prestazioni istituzionali includendovi anche quelle in intramoenia, non consentendo di confrontare i tempi di attesa dell'attività istituzionale e di quella libero-professionale; alla domanda chiara di consentire ai cittadini di conoscere quali siano i reali tempi di attesa per le prestazioni a carico del Servizio sanitario nazionale, attraverso la rilevazione distinta dei tempi di attesa delle prenotazioni presso il servizio pubblico e istituzionale e delle prestazioni in regime libero professionale intramoenia, le risposte fornite dal Ministro della salute sono state totalmente elusive e insoddisfacenti;
21) Gimbe, aggiunge a ciò anche un problema metodologico: il rispetto dei tempi di attesa viene comunicato attraverso indicatori tecnici (mediane e quartili) che risultano difficilmente comprensibili ai cittadini e che, escludendo il 25 per cento delle attese più lunghe, rischiano di attenuare la percezione reale delle criticità; non viene inoltre fornita l'informazione più semplice e rilevante: quale percentuale di prestazioni viene effettivamente erogata entro i tempi massimi previsti per ciascuna classe di priorità;
22) l'analisi di alcune prestazioni ad alto volume, come la prima visita oculistica e l'ecografia dell'addome completo, mostra un quadro in chiaroscuro; in media circa la metà dei pazienti riesce a ottenere la prestazione entro i tempi garantiti, ma almeno un paziente su quattro supera sistematicamente i limiti massimi, con attese che per le prestazioni programmabili possono arrivare a diversi mesi; esiste dunque una «coda invisibile» di cittadini che resta intrappolata in tempi eccessivi, spesso costretta a pagare di tasca propria o a rinunciare alla prestazione;
23) il problema delle liste di attesa si intreccia inevitabilmente con il tema dell'intramoenia; la Piattaforma include infatti le prestazioni erogate in intramoenia nel totale complessivo delle prenotazioni, ma le esclude dal calcolo degli indicatori sui tempi di attesa; analizzando la differenza tra questi dati, Gimbe stima che circa il 30 per cento delle prestazioni venga erogato in regime intramoenia, cioè a pagamento all'interno delle strutture pubbliche; una quota significativa che suggerisce come una parte rilevante della domanda sanitaria venga soddisfatta fuori dal canale ordinario del Ssn, con evidenti implicazioni in termini di equità;
24) anche il comportamento dei cittadini evidenzia criticità poiché solo il 39,9 per cento accetta la prima disponibilità proposta dal Cup per gli esami diagnostici e appena il 34,9 per cento per le visite specialistiche; tuttavia, la piattaforma non chiarisce le ragioni di questa bassa accettazione, che possono essere legate a tempi troppo lunghi, sedi distanti o orari incompatibili; è un dato che, comunque lo si interpreti, segnala un sistema che fatica a rispondere in modo adeguato ai bisogni delle persone; il fenomeno della cosiddetta medicina difensiva rappresenta una delle distorsioni del Servizio sanitario nazionale, incidendo in modo significativo sia sulla sostenibilità economica del sistema sia sull'appropriatezza clinica delle prestazioni erogate; numerosi studi e rilevazioni di società scientifiche stimano che una quota compresa tra il 25 e il 40 per cento delle prestazioni sanitarie, in particolare esami diagnostici ad alta tecnologia, venga prescritta non per reale necessità clinica ma con finalità meramente cautelative, al fine di prevenire possibili contenziosi medico-legali; la Società italiana di radiologia medica ha stimato che, nell'ambito della diagnostica per immagini, la componente riconducibile a medicina difensiva possa raggiungere percentuali prossime al 40 per cento;
25) tale fenomeno produce un effetto moltiplicatore sulle liste di attesa, saturando agende e risorse con prestazioni inappropriate o a basso valore clinico, sottraendo tempo e capacità produttiva a pazienti che necessitano realmente di accertamenti tempestivi; la medicina difensiva non solo aggrava i tempi di accesso, ma altera il rapporto fiduciario tra medico e paziente, trasformando l'atto clinico in un atto di autotutela giuridica; senza un intervento legislativo organico sulla responsabilità sanitaria, ogni strategia di riduzione delle liste di attesa rischia di rimanere parziale, poiché non affronta una delle cause strutturali dell'iperprescrizione e dell'inappropriatezza;
26) la qualità, l'efficienza e l'equità del Servizio sanitario nazionale dipendono in modo determinante dalla solidità e dall'autonomia della dirigenza sanitaria, la quale, per mandato costituzionale e per assetto ordinamentale, deve operare nel rispetto dei principi di imparzialità, buon andamento e trasparenza di cui all'articolo 97 della Costituzione;
27) l'attuale sistema di nomina dei direttori generali, sanitari e amministrativi delle aziende sanitarie e ospedaliere, pur formalmente regolato da elenchi nazionali e procedure comparative, continua a presentare margini significativi di discrezionalità politica, indebolendo di fatto l'autonomia tecnico-gestionale e subordinando le scelte organizzative a logiche di appartenenza o di consenso;
28) la commistione tra indirizzo politico e gestione amministrativa produce effetti distorsivi diretti anche sul governo delle liste di attesa, sulla programmazione dei fabbisogni, sulla gestione delle agende e sul rapporto con il privato accreditato, generando opacità decisionale, discontinuità gestionale e talvolta una scarsa assunzione di responsabilità rispetto ai risultati;
29) una governance sanitaria realmente orientata al diritto alla salute richiede una netta distinzione tra chi definisce gli obiettivi strategici e chi è chiamato a realizzarli, con criteri rigorosi di selezione, valutazione e revoca dei dirigenti fondati su competenza, merito, risultati misurabili e indipendenza, e non su equilibri politici contingenti; il rafforzamento dell'autonomia e della responsabilità della dirigenza sanitaria costituisce pertanto una condizione imprescindibile per restituire efficienza, trasparenza e credibilità al Servizio sanitario nazionale;
30) sul piano normativo, poi, il decreto «liste di attesa» non è ancora pienamente attuato: al 1° febbraio 2026 risultano adottati solo quattro dei sei decreti attuativi previsti; mancano ancora quello sulla definizione della metodologia per il fabbisogno di personale del Ssn (elemento cruciale anche per il superamento del tetto di spesa sul personale) e quello sulle linee guida nazionali per la gestione delle disdette e l'ottimizzazione delle agende Cup; questi ritardi incidono direttamente sulla possibilità di intervenire in modo strutturale sulle cause organizzative delle liste di attesa;
31) nel frattempo, i dati Istat confermano che nel 2024 5,8 milioni di persone hanno rinunciato ad almeno una prestazione sanitaria, mentre la spesa sanitaria sostenuta direttamente dalle famiglie continua a crescere; in questo contesto, il decreto sulle liste di attesa appare, secondo Gimbe, ancora lontano dal produrre gli effetti annunciati; il ritardo è dunque duplice: normativo, per la mancata adozione dei decreti attuativi, e tecnologico, per una piattaforma che non garantisce trasparenza e leggibilità dei dati;
32) il problema delle liste di attesa, che non può essere affrontato con misure parziali o strumenti incompleti, riflette criticità strutturali del Servizio sanitario nazionale: carenza di personale, organizzazione frammentata, domanda in parte inappropriata, digitalizzazione incompleta ed è evidente che senza interventi strutturali e investimenti adeguati, il rischio è che la riforma resti sulla carta, mentre sempre più cittadini si trovano a pagare di tasca propria o a rinunciare alle cure, con un impatto diretto sul diritto alla salute e sulla tenuta stessa del sistema sanitario pubblico;
33) la stessa analisi di Gimbe ha sottolineato l'opacità persistente dei dati, la non omogeneità delle rilevazioni regionali, l'assenza di una piattaforma nazionale realmente trasparente e confrontabile, e la totale inadeguatezza dei meccanismi sanzionatori nei confronti delle regioni e delle aziende sanitarie inadempienti;
34) il predetto decreto-legge sulle liste di attesa nell'auspicio di abbattere le liste di attesa intendeva delineare un nuovo sistema di monitoraggio più efficace e strumenti di controllo che dovrebbero vedere in prima linea le regioni e il Ministero della salute con un organismo che ha titolo ad accedere presso le aziende, in caso di inadempienza; inoltre, presso ciascuna regione dovrebbe essere identificato un Responsabile unico regionale dell'assistenza sanitaria (Ruas) che deve individuare gli interventi utili a correggere le problematiche emerse a seguito dei controlli dell'organismo; tuttavia, a tutt'oggi questo nuovo sistema di monitoraggio non risulta effettivamente operativo;
35) una recente inchiesta giornalistica pubblicata sul Corriere della Sera, il DataRoom di Milena Gabanelli, ha offerto un quadro sulle liste di attesa ancora più allarmante: agende chiuse, tempi ufficiali non corrispondenti a quelli reali, prenotazioni dirottate verso il regime intramoenia o verso il privato, disomogeneità territoriali abissali, utilizzo distorto delle priorità cliniche, con un sistema che, di fatto, scarica sui cittadini l'onere di aggirare l'inefficienza pagando di tasca propria;
36) l'inchiesta parte da un dato che colpisce subito: in Italia ogni anno circa 10 miliardi di euro vengono spesi dai cittadini di tasca propria per visite ed esami sanitari invece di essere erogati gratuitamente dal Servizio sanitario nazionale (Ssn); questo fenomeno non è casuale, ma il frutto di un sistema che crea e alimenta un flusso di denaro enorme attorno alle liste di attesa, alle prestazioni private e alla commistione tra pubblico e privato;
37) secondo i documenti riservati esaminati durante l'inchiesta, siamo di fronte a una struttura a doppio binario che produce effetti paradossali rispetto agli obiettivi dichiarati dalle leggi: da una parte lo Stato e il Ssn dovrebbero garantire prestazioni in tempi certi a tutti i cittadini; dall'altra, però, esiste una forte spinta interna al sistema sanitario verso la medicina a pagamento, che attrae risorse, professionisti e pazienti proprio perché le liste di attesa nel canale pubblico restano lunghe e difficili da gestire;
38) per legge la libera professione intramoenia, cioè l'attività privata svolta dai medici all'interno o per conto di strutture pubbliche, non dovrebbe superare quella istituzionale erogata dal Ssn; proprio per evitare che chi lavora in pubblico dedichi più tempo e risorse all'attività a pagamento piuttosto che a quella gratuita prevista per legge; tuttavia, dai documenti emerge che in molti casi questa regola viene largamente aggirata: in alcune strutture le prestazioni intramoenia rappresentano quote altissime dell'attività complessiva;
39) l'inchiesta offre esempi concreti: in diverse grandi strutture ospedaliere italiane alcuni esami diagnostici vengono erogati in regime di libera professione in percentuali vicine o superiori al 90 per cento, nonostante la normativa vigente intenda limitare questa pratica; allo stesso modo, per visite specialistiche in strutture pubbliche di riferimento, quote significative di accessi per prestazioni come cardiologia o neurologia risultano svolte privatamente;
40) il meccanismo che il reportage denuncia è duplice: da un lato il Ssn, incapace di soddisfare la domanda di prestazioni in tempi brevi, vede allungarsi costantemente le liste di attesa; ciò spinge i pazienti ad accedere a visite ed esami a pagamento, spesso all'interno della stessa struttura pubblica o tramite medici che operano anche privatamente; l'accesso al canale privato diventa così non solo una scelta economica del paziente, ma una via per aggirare le liste e arrivare prima a una prestazione;
41) dall'altro lato, gli ospedali privati accreditati, che ricevono una parte significativa dei loro ricavi dal Ssn, orientano sempre più il loro modello di attività verso le prestazioni più remunerative e a pagamento, utilizzando anche medici provenienti dal pubblico; in questo modo il sistema sanitario, pur basandosi su fondi pubblici, finisce per alimentare un mercato privato all'interno delle stesse strutture che dovrebbero erogare servizi universali;
42) l'inchiesta racconta poi due casi emblematici; il primo riguarda l'istituto Rizzoli di Bologna, uno dei centri ortopedici più importanti al mondo: i suoi medici svolgono attività privata distribuita capillarmente in numerose città italiane, andando a «catturare» pazienti anche fuori regione; questo fenomeno crea una situazione in cui migliaia di interventi e visite attraggono utenti provenienti da fuori dal bacino di utenza previsto, contribuendo ad aumentare le liste di attesa per i residenti dell'Emilia-Romagna e di altre aree; il secondo caso riguarda l'Humanitas a Milano, ospedale privato accreditato con un fatturato molto elevato, in cui la crescita dell'attività privata supera quella convenzionata; qui una parte consistente di medici che operano anche in pubblico lavora per strutture completamente private, creando legami di business che amplificano la commistione tra pubblico e privato e riducono ulteriormente l'efficacia del canale pubblico;
43) secondo l'inchiesta, tale commistione non è un effetto collaterale, ma il risultato di un quadro normativo e organizzativo che non riesce a governare l'evoluzione del sistema sanitario; le leggi esistenti, come il decreto legislativo n. 229 del 1999 (che regola l'intramoenia) e le norme recenti sulle liste d'attesa, non sono state sufficienti a prevenire che il sistema si trasformasse in una «macchina da soldi»; in pratica, si profila uno scenario in cui abbattere le liste di attesa non conviene a nessuno, perché la lentezza dell'offerta pubblica alimenta i flussi di prestazioni a pagamento e genera profitti per soggetti privati e professionisti, a discapito dell'universalità e dell'equità assistenziale;
44) l'inchiesta si conclude con un amaro paradosso: il cittadino italiano si trova spesso davanti a due alternative, entrambe svantaggiose; se sceglie di aspettare nel circuito pubblico, rischia tempi di attesa lunghissimi; se paga di tasca propria, alimenta un mercato che contribuisce a mantenere inefficiente il sistema pubblico e che, alla fine, può ritardare ancor di più l'accesso alle prestazioni gratuite; il risultato è un circolo vizioso che trasforma la sanità in un grande affare economico più che in un servizio pubblico universalistico, con conseguenze pesanti per l'attuazione del diritto alla salute;
45) non si tratta di episodi isolati, purtroppo, ma di un modello che rischia di istituzionalizzare la doppia corsia: da un lato il pubblico sottofinanziato, lento, opaco; dall'altro il privato rapido e costoso, alimentato dalla stessa carenza strutturale del pubblico;
46) nel corso della presente legislatura, il gruppo del Movimento 5 Stelle ha presentato numerose interrogazioni parlamentari per denunciare la mancata pubblicazione integrale delle agende, l'assenza di monitoraggio in tempo reale, l'inefficacia dei piani regionali, il conflitto di interessi strutturale derivante dall'intramoenia e la carenza di personale sanitario; interrogazioni che hanno ricevuto risposte evasive, generiche, prive di un cronoprogramma vincolante;
47) l'elusività e l'inerzia di questo Governo nel risolvere il grave problema delle liste di attesa sono d'altronde evincibili, oltreché da provvedimenti inattuati, anche dalla mancata approvazione e/o aggiornamento del nuovo Piano nazionale di Governo delle liste di attesa, scaduto nel 2021, talché permane la vigenza del Pngla 2019-2021, siglato con Intesa Stato-regioni a febbraio 2019 dall'allora Governo Conte I;
48) le liste di attesa producono un effetto devastante in termini di disuguaglianza sociale: chi ha risorse economiche accede alle cure in tempi brevi, chi non le ha è costretto ad attendere o a rinunciare; ciò determina un sistema classista, in aperta violazione del principio di uguaglianza sostanziale di cui all'articolo 3 della Costituzione;
49) le rinunce alle cure per motivi economici o per tempi di attesa eccessivi sono in aumento, e colpiscono soprattutto le fasce più fragili della popolazione: anziani, lavoratori precari, famiglie monoreddito, persone con disabilità e malattie croniche;
50) la regionalizzazione, in assenza di una regia nazionale forte, ha prodotto una sanità a ventuno velocità, nella quale il luogo di residenza determina tempi di accesso, qualità delle prestazioni e probabilità di sopravvivenza; ciò costituisce una frattura intollerabile dell'unità sostanziale della Repubblica;
51) la mancata riforma del Titolo V della Costituzione continua ad alimentare disuguaglianze, conflitti di competenza e scaricabarile istituzionale, con un Governo che spesso si limita a richiamare le regioni senza esercitare fino in fondo i poteri sostitutivi previsti dall'ordinamento;
52) la carenza strutturale di personale sanitario, aggravata da anni di blocco delle assunzioni e da salari non competitivi rispetto agli standard europei, è una delle cause principali dell'allungamento delle liste, insieme a una programmazione inadeguata dei fabbisogni formativi e professionali;
53) il sistema di accreditamento del privato, così come attualmente configurato, ha favorito una progressiva esternalizzazione delle prestazioni più remunerative, lasciando al pubblico il carico delle urgenze, delle cronicità e delle fragilità, con un drenaggio di risorse e professionalità;
54) l'intramoenia, lungi dall'essere una soluzione transitoria, si è trasformata in un meccanismo strutturale che alimenta conflitti di interesse e incentiva indirettamente il mantenimento di liste di attesa elevate nel canale istituzionale;
55) non sia più tollerabile che, a fronte di annunci mediatici e piani straordinari, i decreti attuativi restino nei cassetti dei ministeri, mentre i cittadini attendono mesi per una mammografia, una risonanza magnetica, una visita cardiologica o oncologica;
56) non sia più accettabile che i dati ufficiali non siano pienamente trasparenti, comparabili e verificabili, impedendo al Parlamento e ai cittadini di esercitare un controllo democratico effettivo;
57) non sia più giustificabile che la spesa sanitaria venga compressa in nome di vincoli contabili, quando la salute rappresenta un investimento con effetti moltiplicativi sull'economia e sulla coesione sociale;
58) non sia più ammissibile che la spesa sanitaria sia sacrificata a dispetto delle enormi e spropositate risorse destinate invece al riarmo;
59) non sia più rinviabile una riforma strutturale che restituisca centralità al servizio pubblico, valorizzi il lavoro sanitario e garantisca uniformità dei diritti su tutto il territorio nazionale;
60) le liste di attesa non sono un accidente amministrativo ma il sintomo di un tradimento politico del dettato costituzionale;
61) la salute non è una merce, non è un privilegio per chi può pagare, non è un capitolo residuale di bilancio ma è il fondamento della Repubblica;
62) ogni giorno di inerzia, ogni decreto non emanato, ogni agenda chiusa è una responsabilità politica precisa, che il nostro Paese non può più tollerare,
impegna il Governo:
1) ad adottare con estrema urgenza, tutti i decreti attuativi ancora mancanti del decreto-legge n. 73 del 2024, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 107 del 2024, con particolare riferimento a quello relativo alla metodologia per la determinazione del fabbisogno di personale del Servizio sanitario nazionale e a quello concernente le linee guida nazionali per la gestione delle agende e delle disdette, assumendosi la responsabilità politica di eventuali ulteriori ritardi e trasmettendo alle Camere una relazione dettagliata sullo stato di attuazione della riforma, corredata da cronoprogramma vincolante;
2) a rendere pienamente operativa e trasparente la Piattaforma nazionale delle liste di attesa, garantendo la pubblicazione in formato aperto, accessibile e comprensibile dei dati disaggregati per regione, azienda sanitaria, struttura erogatrice, tipologia di prestazione e classe di priorità, distinguendo in modo netto e non aggregato tra attività istituzionale e attività libero-professionale intramoenia, affinché cittadini, Parlamento e organi di controllo possano verificare in tempo reale l'effettivo rispetto dei tempi massimi previsti dal Pngla;
3) ad assumere iniziative di competenza, anche normative, volte a modificare radicalmente gli indicatori di monitoraggio dei tempi di attesa, superando l'uso esclusivo di mediane e quartili e introducendo l'obbligo di pubblicazione della percentuale effettiva di prestazioni erogate entro i tempi massimi previsti per ciascuna classe di priorità, nonché della quota di cittadini che supera tali limiti, al fine di eliminare ogni opacità metodologica e ogni possibile rappresentazione edulcorata del fenomeno;
4) ad esercitare pienamente i poteri sostitutivi previsti dell'ordinamento nei confronti delle regioni inadempienti, qualora si riscontrino reiterate violazioni dei tempi massimi di erogazione o gravi carenze organizzative, assumendo iniziative normative per prevedere meccanismi sanzionatori effettivi, inclusa la sospensione o rimodulazione delle quote di finanziamento aggiuntivo, e valutando la sussistenza dei presupposti per la nomina di commissari nei casi di perdurante inadempienza;
5) ad adottare iniziative normative, con carattere di urgenza, per una riforma organica e strutturale della disciplina della libera professione intramuraria, fondata sul principio inderogabile della prevalenza assoluta dell'attività istituzionale rispetto a quella libero-professionale, stabilendo che, per ciascun professionista e per ciascuna unità operativa, il volume delle prestazioni erogate e il valore economico generato dall'attività intramoenia non possano in alcun caso superare quelli dell'attività resa in regime ordinario a carico del Servizio sanitario nazionale;
6) ad assumere iniziative di carattere normativo volte a prevedere che il principio inderogabile della prevalenza assoluta dell'attività istituzionale rispetto a quella libero-professionale non sia meramente dichiarativo ma sia accompagnato da strumenti cogenti di controllo, imponendo la piena tracciabilità e pubblicazione in tempo reale delle agende, dei tempi di attesa distinti tra canale istituzionale e libero-professionale, dei volumi di attività e dei relativi introiti, in formato aperto e accessibile, introducendo a tal fine un sistema di verifiche periodiche obbligatorie a cura di Agenas e del Ministero della salute, con obbligo di trasmissione dei dati al Parlamento;
7) ad adottare iniziative normative al fine di stabilire un regime sanzionatorio automatico e progressivo in caso di violazione dei limiti fissati per l'intramoenia, comprendente la sospensione temporanea dell'autorizzazione all'esercizio dell'intramoenia, la decadenza dagli incarichi di responsabilità, la riduzione della retribuzione di risultato e, nei casi reiterati o particolarmente gravi, la revoca definitiva dell'autorizzazione;
8) ad assumere iniziative normative al fine di vietare espressamente qualsiasi forma di chiusura arbitraria delle agende istituzionali in presenza di disponibilità per l'attività libero-professionale, configurando tale condotta come grave inadempimento disciplinare e gestionale;
9) a garantire che l'intramoenia torni a essere uno strumento residuale e regolato, e non un canale strutturalmente concorrente e sostitutivo dell'attività pubblica, adottando iniziative volte a eliminare ogni incentivo economico o organizzativo che possa determinare conflitti di interesse o distorsioni nell'accesso equo alle cure;
10) ad avviare, in parallelo e in modo non meramente esplorativo ma concreto, una valutazione finalizzata ad assumere iniziative normative per il progressivo superamento dell'istituto dell'intramoenia quale modalità ordinaria di esercizio della libera professione all'interno delle strutture pubbliche, nella consapevolezza che l'attuale assetto rischia di istituzionalizzare un sistema a doppia corsia incompatibile con il principio di uguaglianza sostanziale di cui all'articolo 3 della Costituzione, predisponendo, a tal fine, un piano pluriennale di riallineamento delle retribuzioni del personale medico e sanitario agli standard europei, attraverso un significativo incremento della componente stipendiale fissa e non accessoria, riducendo la dipendenza economica dalla libera professione;
11) a garantire condizioni di lavoro dignitose, carichi sostenibili, dotazioni organiche adeguate e percorsi di carriera trasparenti, affinché l'attrattività del servizio pubblico non sia legata alla possibilità di integrare il reddito mediante prestazioni a pagamento; a presentare alle Camere, entro un termine definito, una relazione tecnico-economica che quantifichi l'impatto finanziario, organizzativo e sociale del superamento dell'intramoenia, indicando le coperture necessarie e le modalità attuative; a riaffermare, in definitiva, che il diritto alla salute non può essere subordinato alla capacità di spesa del cittadino e che la piena valorizzazione del lavoro sanitario deve avvenire attraverso una remunerazione equa e pubblicamente garantita, non attraverso la strutturazione di un mercato interno alla sanità pubblica;
12) ad assumere iniziative normative volte a introdurre l'obbligo di pubblicazione integrale e tempestiva delle agende di prenotazione, vietando la chiusura arbitraria delle stesse e garantendo che ogni prestazione, prescritta trovi sempre una prima disponibilità prenotabile;
13) ad adottare iniziative anche di carattere normativo al fine di varare un piano straordinario pluriennale di assunzioni e stabilizzazioni del personale sanitario, superando definitivamente il tetto di spesa per il personale e adeguando le dotazioni organiche agli standard europei, con particolare attenzione alle specialità maggiormente coinvolte nelle liste di attesa, alla medicina territoriale e ai servizi diagnostici, riconoscendo che la riduzione strutturale dei tempi di attesa non può prescindere da un investimento massiccio sul capitale umano;
14) ad assumere iniziative normative volte a rivedere il sistema di accreditamento e remunerazione del privato convenzionato, subordinando il rinnovo degli accreditamenti e dei budget alla dimostrazione di un contributo effettivo alla riduzione delle liste di attesa nel canale istituzionale, impedendo che risorse pubbliche finanzino prioritariamente prestazioni più remunerative o attività che alimentano la competizione con il servizio pubblico anziché la sua integrazione;
15) a predisporre un nuovo Piano nazionale di Governo delle liste di attesa, aggiornato al mutato contesto epidemiologico e demografico, in continuità con il Pngla 2019-2021, definendo obiettivi quantitativi vincolanti, indicatori omogenei su scala nazionale, strumenti di controllo indipendenti e una governance centrale forte, capace di garantire uniformità dei diritti su tutto il territorio nazionale;
16) ad adottare le iniziative normative necessarie finalizzate a delineare una revisione organica della disciplina della responsabilità professionale sanitaria, volta a ridurre in modo significativo il ricorso alla medicina difensiva, anche attraverso l'introduzione di meccanismi deflattivi del contenzioso quali procedure obbligatorie di conciliazione e strumenti di risoluzione alternativa delle controversie ed un programma nazionale per l'appropriatezza prescrittiva, con monitoraggio sistematico delle prestazioni ad alto rischio di inappropriatezza nonché attraverso la rimozione dei fattori che alimentano l'iperprescrizione e la distorsione difensiva dell'atto medico;
17) ad adottare iniziative normative volte a rafforzare in modo strutturale la separazione tra indirizzo politico e gestione amministrativa nel Servizio sanitario nazionale, prevedendo procedure di nomina dei direttori generali, sanitari e amministrativi pienamente trasparenti, basate su criteri oggettivi di competenza ed esperienza, con commissioni di valutazione indipendenti, istituzione di graduatorie pubbliche e nazionali e verbalizzazione pubblica dei punteggi attribuiti; a introdurre contratti di mandato fondati su obiettivi misurabili, con particolare riferimento alla riduzione delle liste di attesa, al rispetto dei tempi massimi di erogazione e alla trasparenza dei dati; a garantire sistemi di valutazione periodica realmente indipendenti e consequenziali in caso di mancato raggiungimento degli obiettivi, evitando revoche arbitrarie legate a mutamenti politici; a rafforzare le incompatibilità e i presidi anticorruzione nei rapporti con il privato accreditato; a promuovere una cultura della responsabilità gestionale orientata ai risultati e alla tutela effettiva del diritto alla salute, nella consapevolezza che solo una dirigenza autonoma, competente e valutata su basi oggettive può assicurare un governo efficiente, imparziale e uniforme del sistema sanitario su tutto il territorio nazionale;
18) ad assumere iniziative normative al fine di istituire una relazione annuale al Parlamento sullo stato di attuazione del diritto alla tempestività delle cure, contenente dati certificati, comparazioni territoriali, analisi delle criticità e indicazione delle misure correttive adottate, affinché il controllo democratico su un diritto fondamentale non sia episodico ma strutturale e continuo;
19) a promuovere iniziative normative, anche di rango costituzionale, per una riforma organica della governance sanitaria nazionale, anche attraverso una revisione del quadro costituzionale e del Titolo V, volta a rafforzare la regia unitaria dello Stato nella definizione dei livelli essenziali di assistenza e nella garanzia uniforme dei tempi di accesso alle prestazioni, ponendo fine alla frammentazione che ha prodotto una sanità diseguale e territorialmente discriminatoria;
20) ad assumere iniziative volte a trasferire le risorse destinate al riarmo per destinare risorse aggiuntive e strutturali al Fondo sanitario nazionale, sottraendo la spesa sanitaria alla logica dei meri vincoli contabili e riconoscendola come investimento strategico per la crescita, la coesione sociale e la tutela dei diritti fondamentali, nella consapevolezza che ogni euro sottratto alla sanità pubblica si traduce in maggiori disuguaglianze, maggiore spesa privata e indebolimento del patto costituzionale.
(1-00553) «Conte, Marianna Ricciardi, Quartini, Sportiello, Di Lauro, Riccardo Ricciardi, Auriemma, Ilaria Fontana, Alifano, Santillo».
(4 marzo 2026)
La Camera,
premesso che:
1) l'abbattimento dei tempi di attesa per le prestazioni sanitarie deve essere un obiettivo prioritario del Servizio sanitario nazionale e l'erogazione dei servizi entro tempi certi e appropriati, rispetto alla patologia e alle necessità di cura, è un elemento fondamentale e strutturale dei Lea, secondo quanto previsto anche dal decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 12 gennaio 2017;
2) il report dei monitoraggi nazionali dei tempi di attesa per l'attività libero-professionale intramuraria (Alpi) e volumi di prestazioni ambulatoriali e di ricovero erogate in attività istituzionale e Alpi, da parte di Agenas, reca dati significativi;
3) in riferimento alle prestazioni strumentali, quelle maggiormente richieste sono state l'elettrocardiogramma l'ecografia all'addome inferiore, superiore e completo, l'ecografia monolaterale e bilaterale della mammella, l'ecocolordopplergrafia cardiaca e la mammografia monolaterale e bilaterale della mammella;
4) nel 2025 la Piattaforma nazionale delle liste di attesa (Pnla) ha raccolto dati relativi a quasi 57,8 milioni di prestazioni erogate, di cui 24,2 milioni di prime visite specialistiche e 33,6 milioni di esami diagnostici;
5) i dati Istat rilevano che la spesa out-of-pocket per prestazioni diagnostiche e visite specialistiche si è impennata negli ultimi anni e nel 2024 ben 5,8 milioni di persone hanno rinunciato ad almeno una prestazione sanitaria;
6) nonostante l'elevato volume di dati disponibili, la piattaforma attualmente pubblica informazioni solo aggregate a livello nazionale, senza disaggregazione per regione, azienda sanitaria, tipologia di erogatore, pubblico/privato accreditato e regime Ssn o intramoenia;
7) la mancanza di dati disaggregati impedisce di individuare con precisione i principali colli di bottiglia, le criticità territoriali e le prestazioni maggiormente soggette a ritardi;
8) a 18 mesi dalla conversione in legge del decreto-legge n. 73 del 2024 convertito con modificazioni dalla legge n. 107 del 2024, cosiddetto «liste d'attesa», risultano ancora non adottati due decreti attuativi fondamentali:
a) sulla definizione della metodologia per il fabbisogno di personale del Ssn;
b) sulle linee di indirizzo nazionali per la gestione del sistema di disdetta delle prenotazioni e l'ottimizzazione delle agende Cup;
9) il decreto sul superamento del tetto di spesa per il personale è in stand-by per la mancata approvazione della nuova metodologia Agenas per stimare il fabbisogno di personale, mentre quello volto a definire le linee di indirizzo nazionali per i Cup non risulta calendarizzato per l'esame in Conferenza delle regioni;
10) la mancata adozione di tali decreti ha di fatto rallentato l'efficacia delle misure previste dalla normativa e impedito benefici concreti per cittadini e pazienti;
11) al 1° febbraio 2026 la versione pubblica della piattaforma rimane quella iniziale, che contiene solo dati aggregati a livello nazionale e monitora 17 visite specialistiche e 95 esami diagnostici, classificati in base alla priorità indicata nella ricetta: urgente, entro 3 giorni, breve, entro 10 giorni, differita, entro 30 giorni per le visite ed entro 60 giorni per gli esami, programmata, entro 120 giorni;
12) la prima versione della Pnla, lanciata nel giugno 2025, non è stata ancora aggiornata alle versioni annunciate con consultazione per regione e dati in tempo reale, nonostante reiterate dichiarazioni istituzionali in tal senso;
13) il ritardo nella ripartizione dei fondi destinati all'interoperabilità dei sistemi informatici regionali ha ulteriormente posticipato l'integrazione dei Cup regionali nella piattaforma nazionale;
14) gli indicatori attualmente pubblicati dalla piattaforma, mediane e quartili, risultano di difficile comprensione per i cittadini e non consentono di verificare in modo chiaro la percentuale di prestazioni erogate entro i tempi massimi garantiti per classe di priorità;
15) la piattaforma esclude inoltre dalle principali analisi le prestazioni erogate in intramoenia, stimabili mediamente attorno al 30 per cento per alcune prestazioni ad alto volume, alterando la rappresentazione complessiva dei tempi di attesa;
16) nel 2025 i cittadini hanno accettato la prima disponibilità proposta dal Cup solo nel 34,9 per cento delle visite specialistiche e nel 39,9 per cento degli esami diagnostici, dato che evidenzia criticità legate a tempi eccessivi, distanza delle sedi, incompatibilità orarie o duplicazioni di prenotazione;
17) per gli esami diagnostici, al netto di quelli erogati in intramoenia, le richieste urgenti rappresentano l'1,6 per cento e quelle con priorità breve il 13,5 per cento, le prestazioni differite il 34,5 per cento e quelle programmate il 50,3 per cento; un quadro analogo si osserva per le visite specialistiche, sempre al netto di quelle erogate in intramoenia: le prenotazioni urgenti sono il 2,2 per cento, quelle brevi il 17 per cento, le prestazioni differite il 43,3 per cento e quelle programmate il 37,4 per cento. È verosimile che la maggior parte delle prestazioni inappropriate si annidi nelle prenotazioni programmate, che rappresentano oltre la metà degli esami e più di un terzo delle visite;
18) la fruizione delle prestazioni nel fine settimana, per l'abbattimento delle liste di attesa resta marginale e risultano effettuati solo 1,26 milioni di esami diagnostici, il 3,8 per cento e solo 391 mila visite specialistiche l'1,6 per cento;
19) secondo Gimbe l'entità delle prestazioni erogate in intramoenia, riscontrate da una verifica a campione sui 3 esami diagnostici e sulle 3 visite specialistiche con i volumi più elevati emergerebbe che, in media, il 30 per cento delle prestazioni viene erogato in intramoenia;
20) una quota significativa di prestazioni programmabili rappresenta oltre la metà degli esami e più di un terzo delle visite, con possibile presenza di inappropriatezza prescrittiva stimata dalla letteratura internazionale almeno intorno al 30 per cento per test diagnostici di primo livello;
21) l'analisi dei tempi di attesa per prestazioni ad alto volume evidenzia che, pur rispettando i tempi per circa la metà dei pazienti, una quota consistente, fino a un paziente su quattro, attende ben oltre i limiti massimi garantiti, configurandosi ciò in una sorta di «coda invisibile» che spinge molti cittadini, che possono di accollarsi l'onere di pagare privatamente o a rinunciare alle cure;
22) secondo i dati più recenti, milioni di cittadini rinunciano ogni anno ad almeno una prestazione sanitaria e la spesa sanitaria out-of-pocket per visite ed esami è in crescita;
23) la Pnla non fornisce indicazioni operative ai cittadini su come tutelarsi in caso di mancato rispetto dei tempi massimi di attesa, né strumenti di segnalazione o accesso ai diritti previsti;
24) persistono pratiche organizzative critiche in alcune realtà territoriali, quali agende chiuse, liste di galleggiamento e ritardi nell'istituzione di Cup unici integrati con il privato accreditato;
25) il disallineamento tra gli obiettivi dichiarati di rapida riduzione delle liste d'attesa e l'assenza di risultati concreti evidenzia un duplice ritardo, normativo e tecnologico;
26) le liste d'attesa rappresentano un sintomo strutturale dell'indebolimento progressivo del Servizio sanitario nazionale e incidono sull'equità di accesso alle cure, in evidente contrasto con l'articolo 32 della Costituzione;
27) la piattaforma, infatti descrive il rispetto dei tempi di attesa con indicatori incomprensibili e, soprattutto, non documenta le differenze tra regioni, tra aziende sanitarie, tra pubblico e privato accreditato né tra prestazioni erogate a carico del Ssn e in intramoenia;
28) è pertanto necessario un intervento immediato, strutturale e coordinato per garantire il diritto alla tutela della salute, la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale e la riduzione delle disuguaglianze di accesso alle cure;
29) la mancata piena attuazione del decreto «liste d'attesa» e l'attuale configurazione della Pnla, priva di trasparenza e di reale utilità per i cittadini, rischiano di trasformare una misura proposta dal Governo con carattere di urgenza in una promessa mancata. È pertanto necessario un intervento immediato, strutturale e coordinato per garantire il diritto alla tutela della salute, la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale e la riduzione delle disuguaglianze di accesso alle cure,
impegna il Governo:
1) ad adottare con urgenza e senza alcuna attività dilatoria i decreti attuativi ancora mancanti previsti dal decreto-legge n. 73 del 2024, in particolare quelli relativi alla metodologia di definizione del fabbisogno di personale e alle linee di indirizzo nazionali per l'ottimizzazione dei sistemi Cup;
2) a rendere operativa, in tempi brevi, la versione aggiornata e più aderente alla realtà della Piattaforma nazionale delle liste di attesa con dati disaggregati per regione, azienda sanitaria, tipologia di erogatore e regime di erogazione;
3) a pubblicare indicatori chiari e comprensibili per i cittadini, basati sulla percentuale di prestazioni erogate, distinte tra quelle erogate dal Ssn e quelle in intramoenia, entro i tempi massimi garantiti per ciascuna classe di priorità;
4) a includere sistematicamente nei monitoraggi in maniera distinta le prestazioni erogate dal Ssn e quelle prestazioni erogate in intramoenia, al fine di garantire una rappresentazione trasparente e completa dei tempi di attesa;
5) a predisporre strumenti informativi e operativi sulla piattaforma per consentire ai cittadini di conoscere i propri diritti, segnalare disservizi e attivare le procedure di tutela in caso di mancato rispetto dei tempi di attesa;
6) ad adottare iniziative di competenza per accelerare l'interoperabilità dei sistemi informatici regionali e l'integrazione dei Cup, anche attraverso un utilizzo tempestivo ed efficace delle risorse già stanziate, anche implementandole ulteriormente;
7) a rafforzare strutturalmente il personale del Ssn attraverso la definizione di un piano straordinario di assunzioni, attraverso un reale confronto con i sindacati comparativamente maggiormente rappresentativi a livello nazionale, nonché a programmare investimenti organizzativi e digitali finalizzati alla riduzione delle liste d'attesa;
8) a promuovere misure efficaci per il contrasto all'inappropriatezza prescrittiva e per l'ottimizzazione della domanda di prestazioni sanitarie;
9) a garantire la piena trasparenza sui tempi di attesa e sulle criticità territoriali, al fine di assicurare equità di accesso, uniformemente sul territorio nazionale, alle prestazioni sanitarie e prevenire fenomeni di rinuncia alle cure o ricorso forzato alla spesa privata;
10) ad abbattere le liste di attesa, adottando iniziative, anche normative, volte a prevedere che il rispetto del Piano nazionale di governo delle liste di attesa sia un adempimento ai fini della verifica dell'erogazione dei Lea, rafforzando l'obbligo di pubblicazione dell'elenco delle prestazioni diagnostiche, terapeutiche e riabilitative di assistenza specialistica ambulatoriale e di assistenza ospedaliera e i relativi tempi massimi di attesa, assicurando la gestione informatizzata, trasparente e tracciabile, la totale visibilità, nonché l'unicità dell'agenda di prenotazione delle strutture pubbliche e private accreditate, nonché quelle dell'attività istituzionale e dell'attività libero-professionale intramuraria, da parte dei sistemi informativi aziendali e regionali;
11) ad assumere iniziative di competenza, anche normative, al fine di garantire la priorità nella erogazione delle prestazioni e nei tempi stabiliti nell'ambito del servizio sanitario pubblico, evitando che le prestazioni in intramoenia diventino una via preferenziale o alternativa nella modalità di erogazione delle prestazioni, avviando contestualmente forme e modalità di limitazione dell'intramoenia nelle strutture pubbliche;
12) ad aggiornare semestralmente le competenti commissioni parlamentari sullo stato di attuazione del decreto-legge «liste d'attesa», sull'evoluzione della piattaforma nazionale e sui risultati effettivi conseguiti nella riduzione dei tempi di attesa.
(1-00554) «Zanella, Bonelli, Dori, Borrelli, Fratoianni, Ghirra, Grimaldi, Mari, Piccolotti, Zaratti».
(6 marzo 2026)