TESTI ALLEGATI ALL'ORDINE DEL GIORNO
della seduta n. 634 di Mercoledì 25 marzo 2026
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INTERROGAZIONI A RISPOSTA IMMEDIATA
DE MONTE, ORSINI, DEBORAH BERGAMINI, MARROCCO e BARELLI. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:
la crisi in atto nella regione del Golfo, con l'interruzione dei flussi commerciali ed energetici attraverso lo Stretto di Hormuz, evidenziano, in un contesto di crescente tensione e incertezza geopolitica, la necessità di garantire la stabilità e la continuità delle rotte commerciali globali, al fine di salvaguardare la competitività delle imprese esportatrici italiane e contenere l'impatto su costi logistici e sui tempi di approvvigionamento;
in questo quadro, il ruolo dei grandi corridoi infrastrutturali e degli hub logistici assume un rilievo sempre più strategico;
in particolare, l'India-Middle East-Europe economic corridor (Imec) si configura come una delle principali direttrici per la connessione tra Asia, Medio Oriente ed Europa, con rilevanti implicazioni geopolitiche, economiche e infrastrutturali per i Paesi coinvolti;
l'Italia, in ragione della sua posizione geografica e del suo tessuto industriale, può aspirare a svolgere una funzione di primo piano lungo il corridoio Imec, intercettando flussi commerciali e investimenti strategici;
il porto di Trieste, in particolare, può rappresentare uno snodo cruciale per le rotte dell'export italiano e un potenziale terminale europeo delle direttrici connesse all'Imec;
il 17 marzo 2026 il Governo ha promosso proprio a Trieste un Forum internazionale dedicato al corridoio Imec, a conferma della rilevanza strategica attribuita a tale direttrice –:
quali ulteriori iniziative il Ministro interrogato intenda assumere per sostenere le imprese esportatrici italiane, anche favorendone il coinvolgimento nelle opportunità connesse allo sviluppo del corridoio Imec.
(3-02563)
(24 marzo 2026)
BENZONI, D'ALESSIO, GRIPPO e SOTTANELLI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
il Ministro interrogato ha reso plurime dichiarazioni relative al numero di rimpatri di cittadini stranieri irregolarmente presenti sul territorio nazionale, rivendicando numeri «record»;
recentemente ha dichiarato: «L'anno scorso siamo arrivati a circa 7 mila, ho dato l'obiettivo ai miei uffici di arrivare almeno a 10 mila espulsioni quest'anno (...)». La cifra di 7 mila espulsioni viene ripetuta da mesi, comparendo anche – per citare un'altra evidenza – nel video di auguri di fine anno pubblicato sui suoi canali social il 31 dicembre 2025;
tuttavia, tale numero non coincide affatto con quello ufficiale comunicato dal Ministero dell'interno a Eurostat: secondo il database europeo, il totale è di 4.780 persone: 1.250 nel primo trimestre, 1.150 nel secondo, 1.110 nel terzo e 1.270 nell'ultimo. La differenza è quindi di circa 2.200 persone, uno scarto del 46 per cento;
seppur le discrepanze tra statistiche nazionali e dati Eurostat non siano rare e spesso dipendano dai criteri di conteggio (per esempio, dall'inclusione o meno dei rimpatri volontari assistiti, dei respingimenti immediati alla frontiera o di altre forme di allontanamento), in altri casi incidono i tempi di consolidamento, perché i dati trasmessi inizialmente possono essere provvisori e venire aggiornati in seguito. Il Ministero dell'interno ha sempre parlato di numeri suscettibili di revisione, ma considerando che i dati trasmessi a Eurostat provengono proprio dal medesimo Ministero, è quantomeno curioso che dalla stessa fonte emergano versioni così diverse e che lo stesso Ministro interrogato continui a ripetere il numero di 7 mila rimpatri, senza chiarire se esista una differenza metodologica sostanziale fra il dato italiano e quello fornito a Eurostat;
la corretta rappresentazione dei dati statistici in materia di immigrazione riveste rilievo fondamentale ai fini della trasparenza dell'azione amministrativa, della leale cooperazione con le istituzioni europee e della corretta informazione del Parlamento e dell'opinione pubblica;
la valutazione dell'efficacia delle politiche migratorie deve fondarsi su dati omogenei, verificabili e coerenti con le definizioni statistiche ufficiali;
a giudizio degli interroganti un utilizzo distorto dei dati, per puro scopo politico e comunicativo, è totalmente disapprovabile, ancor più a opera di un Ministro della Repubblica e con riferimento a una tematica così delicata –:
quale sia il vero numero dei provvedimenti di rimpatrio effettivamente eseguiti dall'Italia nel 2025 e, in tale contesto, quali iniziative intenda assumere al fine di garantire in futuro la massima trasparenza e uniformità nella comunicazione dei dati relativi ai rimpatri, anche mediante la pubblicazione periodica di informazioni dettagliate.
(3-02564)
(24 marzo 2026)
BILLI, MOLINARI, ANDREUZZA, ANGELUCCI, BAGNAI, BARABOTTI, BENVENUTO, BISA, BOF, BORDONALI, BRUZZONE, CANDIANI, CAPARVI, CARLONI, CARRÀ, CATTOI, CAVANDOLI, CECCHETTI, CENTEMERO, COIN, COMAROLI, CRIPPA, DARA, DE BERTOLDI, DI MATTINA, FORMENTINI, FRASSINI, FURGIUELE, GIACCONE, GIAGONI, GIGLIO VIGNA, GUSMEROLI, IEZZI, LATINI, LAZZARINI, LOIZZO, MACCANTI, MARCHETTI, MATONE, MIELE, MONTEMAGNI, MORRONE, NISINI, OTTAVIANI, PANIZZUT, PIZZIMENTI, PRETTO, RAVETTO, SUDANO, TOCCALINI, ZINZI e ZOFFILI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
il 19 febbraio 2026 è entrata in vigore la legge 19 gennaio 2026, n. 11, per cui anche i cittadini italiani iscritti all'Anagrafe degli italiani residenti all'estero (Aire), a decorrere dal 1° giugno 2026, potranno presentare domanda di rilascio della carta d'identità elettronica presso qualsiasi comune italiano, e non esclusivamente presso il consolato italiano territorialmente competente;
tale normativa ha la finalità di ovviare alle lunghe attese e limitazioni presso i rispettivi consolati, consentendo a chi si trova in Italia di poter presentare domanda;
per le modalità organizzative e tecniche la normativa rinvia ad appositi provvedimenti del Ministero dell'interno e del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale;
la misura richiede un adeguato coordinamento operativo e organizzativo da parte dei comuni, nonché l'adozione dei necessari atti attuativi per garantirne l'uniforme applicazione sul territorio nazionale –:
quale sia lo stato di attuazione della normativa di cui in premessa e se siano state adottate o si intendano adottare iniziative di competenza volte ad assicurare un'efficace e uniforme organizzazione dei servizi da parte dei comuni.
(3-02565)
(24 marzo 2026)
LUPI, ROMANO, BRAMBILLA, CARFAGNA, CAVO, ALESSANDRO COLUCCI, SEMENZATO e TIRELLI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
l'anarchismo è una corrente politico-ideologica che si fonda sul rifiuto dell'autorità statale e sulla promozione di forme di organizzazione sociale basate sull'autogestione, che si è diffusa in Italia con strutture organizzate già negli anni '70 del secolo scorso e si è articolata nel tempo in diverse correnti;
nel contesto contemporaneo, il movimento anarchico italiano si presenta come una realtà articolata, composta prevalentemente da forme di attivismo politico e sociale non violento, accanto alle quali permangono frange minoritarie di matrice radicale e insurrezionalista, talvolta riconducibili a sigle come la Federazione anarchica informale, caratterizzate da strutture non gerarchiche e da modalità operative informali;
nel febbraio 2026, come riportato dall'Ansa nell'agenzia del 18 febbraio 2026, dal titolo «attacchi alla rete ferroviaria, ipotesi pista anarchica», si sono registrati episodi di sabotaggio ai danni della rete ferroviaria nazionale, con incendi dolosi e danneggiamenti agli impianti di circolazione, che hanno determinato significativi disagi al traffico ferroviario, evidenziando come le azioni siano state ricondotte dagli inquirenti ad ambienti anarchici e inserite in un più ampio quadro di mobilitazione;
analoghe ricostruzioni sono state riportate dalla testata Sky Tg24, che, nell'articolo «Sabotaggi ai treni, indagini sugli ambienti anarchici» del 19 febbraio 2026, ha sottolineato la natura coordinata degli episodi e il possibile collegamento con iniziative di protesta già in atto;
nella notte del 20 marzo 2026, presso un casale abbandonato alle porte di Roma, si è verificata un'esplosione che ha causato la morte di due persone riconducibili all'area anarchica, verosimilmente intente alla preparazione di un ordigno artigianale, episodio attualmente oggetto di approfondimento investigativo;
tali eventi, pur riferibili a componenti minoritarie, richiamano l'attenzione sull'esigenza di mantenere elevato il livello di vigilanza e di prevenzione rispetto a possibili rischi per la sicurezza pubblica e per la tutela delle infrastrutture strategiche –:
quali ulteriori iniziative intenda assumere, in continuità con le attività già poste in essere, al fine di rafforzare le misure di prevenzione e contrasto nei confronti delle frange violente dei movimenti anarchici, garantendo al contempo la sicurezza dei cittadini e la piena tutela delle infrastrutture strategiche del Paese.
(3-02566)
(24 marzo 2026)
BIGNAMI, URZÌ, ANTONIOZZI, GARDINI, MAULLU, MONTARULI, RUSPANDINI, DE CORATO, KELANY, MAIORANO, MICHELOTTI, MURA e SBARDELLA. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
la deflagrazione avvenuta il 20 marzo 2026 all'interno di un casale abbandonato nel Parco degli acquedotti di Roma, nella quale hanno perso la vita Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone, ha suscitato forte preoccupazione nell'opinione pubblica. Secondo quanto emerso dai primi riscontri investigativi e riportato da fonti di stampa, l'esplosione si sarebbe verificata durante la manipolazione di un ordigno esplosivo;
la violenza dell'evento evidenzia il potenziale offensivo del dispositivo, il cui eventuale utilizzo in contesti pubblici avrebbe potuto causare conseguenze estremamente gravi per l'incolumità delle persone e per la sicurezza delle infrastrutture;
ulteriori elementi informativi indicano un possibile collegamento tra le due vittime e ambienti anarchici riconducibili all'area gravitante attorno alla figura di Alfredo Cospito, attualmente detenuto in regime di 41-bis. Tale circostanza solleva interrogativi circa l'eventuale riattivazione o riorganizzazione di circuiti eversivi interni con finalità di natura terroristica;
il quadro si inserisce in un contesto già caratterizzato da pregressi episodi di sabotaggio e attacchi alla rete ferroviaria, registrati anche in prossimità di eventi di rilevanza internazionale, come le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, con impatti significativi sulla mobilità e sull'immagine del Paese. Tali dinamiche hanno già determinato un rafforzamento delle misure di vigilanza e sicurezza –:
quali urgenti iniziative di competenza il Ministro interrogato intenda assumere per prevenire possibili azioni terroristiche, anche attraverso il potenziamento delle attività di intelligence e dei presidi di sicurezza, alla luce delle risultanze investigative.
(3-02567)
(24 marzo 2026)
SERRACCHIANI, GIANASSI, BONAFÈ, DI BIASE, SCARPA, LACARRA, GHIO, FERRARI, FORNARO e CASU. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
si è appresa nel pomeriggio del 24 marzo 2026 la notizia delle dimissioni del Sottosegretario di Stato alla giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove e della capo di Gabinetto del Ministro interrogato Giusi Bartolozzi;
nei giorni precedenti da inchieste giornalistiche è emerso che Andrea Delmastro Delle Vedove, Sottosegretario di Stato alla giustizia, ha costituito nel 2024 a Biella la società Le 5 forchette srl insieme a Franceschini, Zappalà, Chiorino, Pelle, tutti esponenti piemontesi di Fratelli d'Italia, e a Miriam Caroccia, titolare del 50 per cento delle quote e amministratrice unica della società. Miriam, studentessa romana allora diciottenne, è figlia di Mauro Caroccia, «imprenditore» della ristorazione romana noto per i suoi trascorsi giudiziari e per i legami con il clan di camorra di Michele Senese;
la società costituita a Biella dal Sottosegretario e dai suoi soci ha la sede locale in via Tuscolana 452, presso «La bisteccheria italiana», ristorante inaugurato da Mauro Caroccia ad aprile 2025;
Mauro Caroccia, come detto, era già noto alle cronache giudiziarie: nel 2022 era stato condannato in primo grado nell'inchiesta della direzione distrettuale antimafia «Affari di famiglia» riguardante il clan Senese; assolto in appello nel 2023 e poi, a seguito di annullamento della sentenza di assoluzione, condannato nell'appello bis nel gennaio 2025 proprio quale prestanome del clan Senese con aggravante mafiosa. La sentenza è stata resa definitiva nel febbraio 2026 dalla Corte di cassazione ed è attualmente in carcere;
il Sottosegretario risulta essere protagonista di operazioni societarie a dir poco dubbie: nel novembre del 2025 avrebbe ceduto il suo 25 per cento di Le 5 forchette srl alla G&G srl, società che si occupa di immobiliare e di cui è intestatario al 100 per cento;
solo otto giorni dopo la sentenza della Corte di cassazione la G&G srl avrebbe ceduto il 25 per cento delle quote societarie di Delmastro Delle Vedove all'altra socia Donatella Pelle e il 5 marzo 2026 tutti gli altri soci della Le 5 forchette srl avrebbero venduto le proprie quote a Miriam Caroccia;
risulta poi che il Sottosegretario alla giustizia non abbia comunicato queste intestazioni e variazioni societarie né alla Camera dei deputati, né al Ministero della giustizia;
sulla stampa continuano, inoltre, ad emergere elementi sempre più inquietanti in merito alla vicenda esposta, che addirittura avrebbero visto Miriam Caroccia «risarcire» in contanti i soci delle somme investite –:
se il Ministro interrogato non ritenga di dover chiarire con urgenza alla luce delle richiamate dimissioni la gravissima vicenda esposta, verificando, per quanto di competenza, eventuali coinvolgimenti di figure istituzionali in attività imprenditoriali con soggetti legati a contesti di criminalità organizzata.
(3-02568)
(24 marzo 2026)
BOSCHI, GADDA, FARAONE, DEL BARBA, BONIFAZI e GIACHETTI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
il 7 marzo 2026 Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto del Ministero della giustizia, nel corso della trasmissione Il Punto, in onda sulle reti televisive Telecolor e Antenna Sicilia Tv, ha sollecitato a votare «sì» al referendum costituzionale del 22 e 23 marzo 2026 sulla legge costituzionale recante «Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare», affermando che in tal modo «ci togliamo di mezzo la magistratura, che sono plotoni di esecuzione» e che, attraverso il «sì», ci si sarebbe liberati dei magistrati «che orientano ed è di quelli che ci dobbiamo liberare»;
organi di stampa riferiscono di rapporti poco chiari tra il Sottosegretario alla giustizia, onorevole Andrea Delmastro Delle Vedove, e Mauro Caroccia, imprenditore romano condannato per associazione a delinquere di stampo mafioso per aver favorito le attività della camorra e il riciclaggio di denaro attraverso ristoranti romani per conto del clan Senese;
il Sottosegretario Delmastro Delle Vedove già in passato è rimasto coinvolto in vicende poco trasparenti e tuttora da chiarire che hanno messo a dir poco in imbarazzo l'Esecutivo per la rivelazione di documenti sensibili del Ministero, così come per la sua presenza a una festa di Capodanno, in provincia di Biella, dove è stato esploso un colpo di pistola che ha ferito uno degli astanti, nonché per le dichiarazioni rese in occasione di un evento di presentazione dei nuovi mezzi della polizia penitenziaria, quando ha affermato di provare gioia a che si mostri ai cittadini come «incalziamo chi sta dietro quel vetro oscurato e non lo lasciamo respirare»;
il referendum sopra richiamato ha visto una netta vittoria del «no» alla revisione costituzionale portata avanti dal Governo, con 12.448.255 (46,26 per cento) voti a favore e 14.461.336 voti contrari (53,74 per cento) e un'affluenza vicina al 60 per cento;
nel pomeriggio di martedì 24 marzo 2026 si è appresa la notizia delle dimissioni sia della capo di gabinetto Giusi Bartolozzi sia del Sottosegretario Delmastro Delle Vedove –:
se il Ministro interrogato intenda chiarire le ragioni e le tempistiche delle dimissioni del Sottosegretario Delmastro Delle Vedove e della capo di gabinetto Giusi Bartolozzi.
(3-02569)
(24 marzo 2026)
FRATOIANNI, BONELLI, ZANELLA, BORRELLI, DORI, GHIRRA, GRIMALDI, MARI, PICCOLOTTI e ZARATTI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
nell'intervista rilasciata dal Ministro interrogato, a seguito della netta vittoria dei «no» al referendum sulla legge costituzionale in materia di ordinamento giurisdizionale di cui si era assunto la paternità, aveva confermato la sua fiducia e il suo appoggio alla compagine del suo dicastero e alla struttura dello stesso, considerando wishful thinking, un pio desiderio, animato solo da ostilità la richiesta e le sollecitazioni di un suo intervento e della Presidente del Consiglio dei ministri diretto a chiarire la grave vicenda che vede coinvolto il Sottosegretario Andrea Delmastro Delle Vedove e i conseguenti atti che si sarebbero resi necessari;
il Sottosegretario Delmastro Delle Vedove, come è noto, ha acquisito – peraltro unitamente ad altri esponenti del suo partito Fratelli d'Italia – una partecipazione in una società proprietaria di un ristorante, nella cui compagine societaria faceva parte come amministratore unico una diciottenne, Miriam Caroccia, figlia di Mauro Caroccia, condannato per associazione mafiosa, essendo stata accertata la sua appartenenza al clan camorristico dei Senese;
l'acquisizione di questa partecipazione non è stata riportata nella dichiarazione concernente la situazione patrimoniale presentata dal Sottosegretario Delmastro Delle Vedove ai sensi della legge n. 441 del 1982;
la partecipazione è stata ceduta solo dopo la condanna in via definitiva di Mauro Caroccia, a fronte di un pagamento in contanti di 5.000 euro, come riportato da diversi organi di stampa;
la frequentazione del Sottosegretario Delmastro Delle Vedove con il camorrista Mauro Caroccia, il cui primo arresto è del 2020, risale quantomeno al 2023 come documentato da foto e filmati;
il Sottosegretario Delmastro Delle Vedove, dopo la condanna definitiva del Caroccia e la cessione della partecipazione, ha proseguito la frequentazione del ristorante, come documentato dagli organi di stampa, partecipando, tra l'altro, ad una cena nel giugno 2025 unitamente alla capo di gabinetto del Ministero della giustizia, Giusi Bartolozzi, e ad appartenenti al Corpo di polizia penitenziaria;
anche in considerazione delle intervenute dimissioni del Sottosegretario Delmastro Delle Vedove e della capo di gabinetto Giusi Bartolozzi appare sconcertante agli interroganti che non solo il Ministro interrogato abbia liquidato come un pio desiderio la richiesta di urgenti chiarimenti e atti conseguenti sulla vicenda, ma che in una dichiarazione abbia ridotto la frequentazione del Sottosegretario Delmastro Delle Vedove con appartenenti ad un clan camorristico ad occasionale, non considerando i rapporti intercorsi per anni e addirittura di affari;
la stessa Presidente del Consiglio dei ministri, che aveva proposto la nomina del Sottosegretario Delmastro Delle Vedove, ha mostrato sino ad oggi un esclusivo interesse alla diffusione delle notizie, più che ai gravi fatti emersi –:
quale sia la posizione del Ministro interrogato sulla vicenda che ha coinvolto l'ex Sottosegretario Delmastro Delle Vedove da lui difeso e sostenuto e a cui aveva riconfermato la fiducia.
(3-02570)
(24 marzo 2026)
RICCARDO RICCIARDI, AURIEMMA, ILARIA FONTANA, ALIFANO, QUARTINI, SANTILLO, ALFONSO COLUCCI, BALDINO, PENZA, D'ORSO, ASCARI, CAFIERO DE RAHO e GIULIANO. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
il popolo italiano si è espresso inequivocabilmente sul quesito referendario concernente l'abrogazione della riforma proposta dal Ministro interrogato;
nel periodo che ha preceduto il referendum, il Ministro interrogato si è esposto in prima persona con dichiarazioni a giudizio degli interroganti denigratorie, controverse, lesive del prestigio e dell'autonomia dell'ordine giudiziario, qualificato quale organo ostile all'azione di Governo, con ciò innescando un clima di scontro istituzionale diretto e contribuendo alla sua personalizzazione: gli interroganti rammentano, in particolare, il «sistema para-mafioso» con il quale egli ha definito il sistema del Consiglio superiore della magistratura;
l'esito del referendum rappresenta una chiara sconfessione dell'impostazione sostenuta dal Ministro interrogato, il quale ha legato in modo diretto la propria iniziativa politica e comunicativa all'approvazione della riforma;
preme agli interroganti, altresì, rappresentare il quadro caratterizzato da un uso politicamente e istituzionalmente improprio del linguaggio nei confronti di un altro potere dello Stato, nonché da rilevanti criticità nella gestione delle figure apicali vicine al Ministro interrogato che contribuiscono al suo operato;
ad aggravare il clima di delegittimazione nei confronti dell'ordine giudiziario, si è unita Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto del Ministro, la quale, nel corso della campagna referendaria, ha pubblicamente definito la magistratura «un plotone di esecuzione», invitando contestualmente a votare «sì» al referendum «per togliercela di mezzo»;
risulta, inoltre, grave il caso del Sottosegretario di Stato alla giustizia, Delmastro Delle Vedove, già condannato in primo grado per rivelazione di segreto d'ufficio in relazione al caso Cospito, ora al centro della cronaca per amicizie e rapporti economici intessuti con soggetti legati a contesti mafiosi;
la somma dei fatti richiamati apre (anche) un'evidente questione morale e politica nell'esercizio delle funzioni di Governo interna al Ministero, nonché nelle scelte compiute dal Ministro interrogato, chiamato, per ruolo costituzionale, a garantire rispetto e leale collaborazione tra poteri dello Stato, che il reiterarsi delle dichiarazioni richiamate appare aver compromesso, nonché ad assicurare il rispetto rigoroso dei principi di legalità e opportunità verso i cittadini;
la condotta del Ministro interrogato getta una pesante ombra sulla gestione del dicastero affidatogli, anche con riferimento al Sottosegretario di Stato e alla capo di gabinetto, soggetti sotto la sua responsabilità politica e amministrativa –:
se non ritenga che, anche alla luce dell'esito del referendum, il contesto delineato sia tale dal ritenere di dover rassegnare le dimissioni onde riconsegnare il Ministero della giustizia ad una gestione improntata al rigore, all'autorevolezza e alla trasparenza che merita.
(3-02571)
(24 marzo 2026)
MAGI e DELLA VEDOVA. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
nel corso della recente campagna referendaria il Ministro interrogato ha più volte richiamato il garantismo e la presunzione di innocenza come cifre della propria idea di giustizia;
intervenendo il 20 dicembre 2025 al congresso di «Nessuno tocchi Caino» ha affermato che, dopo il referendum, il Governo avrebbe messo mano a un nuovo codice di procedura penale volto a enfatizzare «momenti del garantismo» e che intendeva intervenire per limitare il più possibile la carcerazione preventiva;
nell'intervista ad Adnkronos del 19 marzo 2026 ha ribadito, quale priorità per il dopo referendum, la necessità di affrontare il problema delle carceri e di portare a compimento la riforma della custodia cautelare;
a fronte dei recenti proclami del Ministro interrogato, tuttavia, il Governo ha continuato a privilegiare un approccio di segno marcatamente securitario, panpenalista e di matrice diametralmente opposta al garantismo, mentre la questione dell'abuso della custodia cautelare in carcere e delle sue ricadute sul sovraffollamento penitenziario resta del tutto irrisolta;
secondo i più recenti dati ufficiali del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, nelle carceri italiane risultano presenti 63.801 detenuti, a fronte di 51.268 posti regolamentari, e ben 15.185 persone ristrette senza condanna definitiva, di cui 9.335 in attesa di primo giudizio e 5.850 condannati non definitivi, in un quadro aggravato dalla drammatica situazione dei numerosi suicidi negli istituti penitenziari;
sono numerose le proposte di legge già depositate in Parlamento, sia di natura emergenziale sia di riforma organica, in particolare volte a rafforzare le misure meno afflittive, che avrebbero immediati effetti positivi sulla drammatica situazione delle carceri –:
quali siano di preciso le iniziative di competenza, anche di carattere normativo, che intende assumere, e in quali tempi, a seguito all'impegno politico pubblicamente assunto, per limitare il più possibile il ricorso alla custodia cautelare, in ossequio alla presunzione di innocenza, rafforzare le misure meno afflittive e modificare il codice di procedura penale con misure ispirate al garantismo.
(3-02572)
(24 marzo 2026)