TESTI ALLEGATI ALL'ORDINE DEL GIORNO
della seduta n. 640 di Mercoledì 8 aprile 2026

 
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INTERROGAZIONI A RISPOSTA IMMEDIATA

   SASSO. – Al Ministro dell'istruzione e del merito. – Per sapere – premesso che:

   si apprende dagli organi di informazione che, in occasione del Ramadan, presso l'istituto «Sassetti Peruzzi» di Firenze, il dirigente scolastico avrebbe adibito alcuni spazi della scuola a luoghi di preghiera per studenti musulmani, provvedendo anche a separare i ragazzi dalle ragazze. Dinanzi alle proteste di alcuni genitori, il dirigente dell'ufficio scolastico regionale della Toscana avrebbe minimizzato l'accaduto, parlando di inclusione e di integrazione. Nella stessa scuola pare poi siano stati rimossi i crocifissi dalle aule;

   sono numerosi i casi in cui, a parere dell'interrogante, docenti e dirigenti scolastici ideologizzati cedono volentieri il passo alla propaganda islamista: si va dalle lezioni di Islam proposte a bambini delle elementari delle scuole di Piacenza, con invito esplicito della comunità islamica a visitare la moschea e a seguire corsi di etica, morale e giurisprudenza islamica, al caso di Sesto San Giovanni in cui alcune scuole elementari sono state portate in visita ad un centro islamico, durante la quale ha preso la parola l'imam per una lezione. Senza dimenticare la lezione sull'Islam tenuta alla quinta elementare della scuola di Santa Maria della Croce a Crema dall'imam della città o l'ormai celeberrima scuola di Pioltello che ogni anno decide di chiudere per Ramadan;

   a parere dell'interrogante si permette una strumentalizzazione politica degli spazi scolastici che si vuol celare dietro la libertà d'insegnamento;

   l'Islam non è una religione riconosciuta dallo Stato italiano, dal momento che non è mai stata stipulata l'intesa prevista dall'articolo 8 della Costituzione, e la sharia è totalmente in contrasto con le leggi italiane;

   l'interrogante ha presentato, circa un anno fa, una risoluzione in Commissione VII (cultura, scienza e istruzione) della Camera dei deputati che intende contrastare la propaganda islamista nelle scuole e si stanno aspettando ancora i pareri del Ministero;

   la scuola sembra essere al centro di un corposo tentativo di strumentalizzazione da parte di alcuni gruppi di pressione che vorrebbero superare il dibattito sociale, politico e istituzionale per indottrinare giovani studenti con principi non ancora riconosciuti dal nostro Stato –:

   se il Ministro interrogato intenda verificare, per quanto di competenza, eventuali responsabilità in relazione ai fatti esposti, assumendo contestualmente provvedimenti affinché le iniziative proposte dalle scuole non diventino occasione per propagandare qualsiasi ideologia politica o religiosa, assicurandosi che tutte le attività proposte nelle scuole rispondano a criteri di oggettività e trasparenza, nonché che venga acquisita preliminarmente l'autorizzazione delle famiglie.
(3-02595)

(7 aprile 2026)

   LUPI, CARFAGNA, BRAMBILLA, CAVO, ALESSANDRO COLUCCI, ROMANO, SEMENZATO e TIRELLI. – Al Ministro dell'istruzione e del merito. – Per sapere – premesso che:

   l'articolo 30 della Costituzione sancisce il dovere e diritto dei genitori di «mantenere, istruire ed educare i figli» e l'articolo 31 afferma che la Repubblica protegge «l'infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo»;

   secondo i dati dell'Istituto nazionale di statistica (Istat), l'85 per cento dei giovani di età compresa fra gli 11 e i 19 anni possiede almeno un profilo su una piattaforma social;

   negli ultimi anni sono emersi numerosi episodi di violenza condizionati dall'utilizzo di piattaforme social, utilizzate anche per diffondere contenuti violenti, offensivi e denigratori della dignità di professori, compagni di classe e altri coetanei;

   diversi Stati membri dell'Unione europea stanno introducendo normative più severe sull'utilizzo delle piattaforme social da parte dei giovani, per esempio con provvedimenti che ne limitano o vietano l'accesso ai minori di quindici o sedici anni, come annunciato recentemente anche in Francia, Germania e Spagna;

   negli ultimi anni sono state presentate numerose proposte di legge alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica che prevedono l'introduzione di restrizioni all'utilizzo delle piattaforme social da parte dei minori;

   nel corso di un'intervista al quotidiano La Stampa del 5 aprile 2026, il Ministro interrogato ha dichiarato: «Abbiamo anche avviato l'educazione al rispetto, alle relazioni e all'empatia, che, come è scritto nelle nuove Indicazioni nazionali, è fondamentale per aiutare i ragazzi ad avere il senso dell'altro, a costruire un percorso di vita insieme ai compagni»;

   i minori necessitano di programmi educativi in grado di accompagnare la loro maturazione affettiva e intellettuale, oltre a norme che li tutelino dagli effetti più pervasivi e pericolosi delle piattaforme digitali, soprattutto a causa della produzione e diffusione di contenuti violenti e diseducativi, amplificati da sistemi automatizzati di raccomandazione –:

   quali ulteriori iniziative di competenza intenda assumere al fine di concorrere all'educazione delle nuove generazioni e tutelare i minori dagli effetti pervasivi delle piattaforme digitali.
(3-02596)

(7 aprile 2026)

   MIELE, MOLINARI, ANDREUZZA, ANGELUCCI, BAGNAI, BARABOTTI, BENVENUTO, BILLI, BISA, BOF, BORDONALI, BRUZZONE, CANDIANI, CAPARVI, CARLONI, CARRÀ, CATTOI, CAVANDOLI, CECCHETTI, CENTEMERO, CENTENARO, COIN, COMAROLI, CRIPPA, DARA, DE BERTOLDI, DI MATTINA, DI RUBBA, FORMENTINI, FRASSINI, FURGIUELE, GIACCONE, GIAGONI, GIGLIO VIGNA, GUSMEROLI, IEZZI, LATINI, LAZZARINI, LOIZZO, MACCANTI, MAFFIOLI, MARCHETTI, MATONE, MONTEMAGNI, MORRONE, NISINI, OTTAVIANI, PANIZZUT, PIZZIMENTI, PRETTO, RAVETTO, SUDANO, TOCCALINI, ZINZI e ZOFFILI. – Al Ministro dell'istruzione e del merito. – Per sapere – premesso che:

   è notizia recente la sottoscrizione, il 1° aprile 2026, della parte economica concernente il nuovo contratto collettivo nazionale di lavoro del comparto istruzione e ricerca per il triennio 2025-2027;

   si tratta del terzo contratto sottoscritto in pochi anni di Governo: un risultato che conferma l'attività condotta dal Ministero per accrescere costantemente il riconoscimento economico del personale docente attraverso l'accelerazione degli iter di contrattazione; e infatti, dopo la chiusura nel novembre 2022, a inizio mandato governativo, del contratto collettivo nazionale di lavoro 2019-2021, il Ministero dell'istruzione e del merito ha conseguito, nel novembre 2025, anche la firma del contratto collettivo nazionale di lavoro 2022- 2024;

   la firma della pre-intesa sul contratto istruzione e ricerca 2025-2027 rappresenta certamente una risposta concreta all'emergenza salariale, ma, al contempo, costituisce un ulteriore passo avanti nel percorso già intrapreso dal Governo per restituire dignità e valore al lavoro svolto quotidianamente da insegnanti e personale scolastico;

   la valorizzazione del personale della scuola costituisce, infatti, una delle priorità politiche ed istituzionali individuate nell'atto di indirizzo del Ministro interrogato, che si afferma non solo mediante il riconoscimento economico, ma anche attraverso la valorizzazione del capitale umano, nonché la tutela della loro autorevolezza e la promozione del loro benessere;

   lo stesso Ministro interrogato ha ribadito nei giorni scorsi – a margine del XIII congresso Snals, a Roma – come sia fondamentale insistere nel processo di valorizzazione del personale scolastico, richiamando diversi aspetti che concorrono alla valorizzazione del personale della scuola e della professione docente: il contratto come leva di valorizzazione economica; il welfare come strumento di sostegno al personale; la difesa dell'autorevolezza di docenti e dirigenti attraverso il contrasto alle aggressioni e il rilancio del ruolo pubblico della scuola tornata ad essere protagonista in questi ultimi anni del dibattito pubblico-istituzionale –:

   quali siano le misure messe in campo dal Ministro interrogato per rafforzare concretamente il personale della scuola, sul piano economico, professionale e simbolico, in una fase in cui la scuola è chiamata a confrontarsi con tensioni sociali, fragilità territoriali e aspettative crescenti, e quali ulteriori iniziative si intendano adottare per garantire, anche in prospettiva futura, il riconoscimento concreto di chi lavora nella scuola.
(3-02597)

(7 aprile 2026)

   FRATOIANNI, ZANELLA, BONELLI, BORRELLI, DORI, GHIRRA, GRIMALDI, MARI, PICCOLOTTI e ZARATTI. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:

   negli ultimi mesi gli Stati Uniti hanno aumentato la pressione economica su Cuba, impedendo l'arrivo sull'isola di risorse di vario tipo e soprattutto del petrolio;

   l'Amministrazione statunitense ha intensificato una strategia di pressione politica attraverso lo sfinimento economico, definendo il Governo cubano una minaccia per la sicurezza degli Usa;

   Cuba produce poco petrolio ed è in gran parte dipendente dalle importazioni dall'estero per la sua energia. Per decenni, il fornitore principale di Cuba era stato il Venezuela, che inviava greggio a prezzi di favore. Da gennaio 2026, in seguito all'attacco statunitense al Venezuela e al rapimento del Presidente Nicolás Maduro, le risorse petrolifere venezuelane sono sotto un maggiore controllo ed influenza statunitense, rendendo difficile l'approvvigionamento di Cuba. Negli ultimi mesi Cuba è stata rifornita in parte dal Messico, che ha inviato circa 20 mila barili al mese. La Presidente del Paese Claudia Sheinbaum ha presentato l'invio di greggio come un intervento umanitario;

   questo, insieme alle minacce di dazi del Presidente Trump contro i Paesi che riforniscono Cuba di petrolio, ha generato una scarsità di risorse energetiche. La mancanza di carburante ha prodotto, tra le altre, conseguenze come: assenza di rifornimento anche per le compagnie aeree internazionali, disagi ai trasporti pubblici e ai presidi sanitari, rallentamento del trasporto agricolo di merci e dunque anche di cibo e beni di prima necessità, disagi per le telecomunicazioni, che impattano la vita quotidiana dei cittadini e dei lavoratori;

   nelle ultime settimane i blackout e le interruzioni della rete elettrica nazionale sono sempre più frequenti e durano spesso fino a 24 ore ed oltre. L'Onu parla ormai apertamente di crisi umanitaria: oltre 96.000 interventi chirurgici sono attualmente in attesa, tra cui circa 11.000 pediatrici. Anche il programma nazionale di vaccinazione ha subito ritardi significativi, mentre circa un milione di persone dipende ormai dal trasporto di acqua tramite autobotti, un servizio reso sempre più difficile proprio dalla mancanza di diesel. Testimonianze dirette dall'isola parlano di mancanza di medicinali e beni di prima necessità, oltre che carenza di cibo –:

   quali immediate azioni diplomatiche nei confronti degli Usa intenda mettere in atto per porre fine alla crisi umanitaria in corso a Cuba e quali urgenti iniziative di cooperazione a sostegno della popolazione intenda attivare, necessarie a tutelare i diritti fondamentali del popolo cubano e il rispetto del diritto internazionale, nonché anche a favorire la stabilità della regione latino-americana.
(3-02598)

(7 aprile 2026)

   FRANCESCO SILVESTRI, RICCARDO RICCIARDI, AURIEMMA, ILARIA FONTANA, ALIFANO, QUARTINI, SANTILLO e ASCARI. – Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. – Per sapere – premesso che:

   il 30 marzo 2026 la Knesset ha approvato la legge che introduce e facilita l'applicazione della pena di morte per reati definiti come «atti di terrorismo». Tale norma prevede l'esecuzione mediante impiccagione ed estende la giurisdizione dei tribunali militari nella Cisgiordania occupata, riducendo drasticamente le garanzie procedurali, limitando l'accesso alla difesa e alle visite familiari e negando esplicitamente la possibilità di grazia;

   a giudizio degli interroganti la norma presenta un carattere palesemente discriminatorio e configura un sistema di differenziazione etnica: mentre i cittadini e i residenti israeliani, inclusi i coloni nei territori occupati, restano soggetti alla giurisdizione civile, la pena capitale verrebbe applicata quasi esclusivamente ai palestinesi tramite tribunali militari. Questi ultimi, come denunciato da organizzazioni per i diritti umani come B'Tselem, presentano un tasso di condanna del 96 per cento, basato spesso su confessioni estorte sotto tortura e coercizione;

   l'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Türk, ha dichiarato che l'applicazione di tale norma nei territori occupati sarebbe «palesemente incompatibile» con gli obblighi internazionali di Israele e costituirebbe un «crimine di guerra»;

   nonostante la gravità della situazione, la risposta del Governo italiano si è limitata a una nota congiunta con Francia, Germania e Regno Unito per chiedere il ritiro della legge. Tale iniziativa diplomatica è assolutamente inefficace e insufficiente a fronte di una violazione sistematica del diritto internazionale e dei valori fondamentali da parte di Israele, nonché di questo ultimo gravissimo atto che legalizza la discriminazione etnica e la privazione arbitraria della vita –:

   se non intenda condannare fermamente quanto esposto in premessa, intraprendendo iniziative volte ad esigere il rispetto del diritto internazionale umanitario e la fine delle politiche di occupazione, anche attraverso sanzioni commerciali ed economiche nei confronti di Israele, adoperandosi, altresì, in sede europea per la sospensione dell'accordo di associazione Unione europea-Israele, considerato il mancato rispetto reiterato dell'articolo 2 che regola le relazioni tra le parti, fondandole sul rispetto dei diritti umani e dei principi democratici.
(3-02599)

(7 aprile 2026)

   BARELLI, ORSINI, DEBORAH BERGAMINI e MARROCCO. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:

   la crisi nel Golfo, con l'interruzione dei flussi commerciali ed energetici attraverso lo Stretto di Hormuz, sta determinando un impatto significativo sull'economia globale e sul tessuto produttivo italiano, con particolare riguardo alle imprese esportatrici, esposte a rischi legati all'aumento dei costi delle materie prime e all'allungamento delle catene di fornitura;

   la recente missione del Presidente del Consiglio dei ministri nel Golfo ha confermato la centralità della regione per gli interessi economici e geostrategici dell'Italia, nonché l'esigenza di rafforzare le relazioni bilaterali e il sostegno alle imprese italiane attive nell'area;

   nel corso della seduta di interrogazioni a risposta immediata in Assemblea del 25 marzo 2026, il Ministro interrogato ha evidenziato l'impegno del Governo a sostenere il sistema produttivo nazionale sui mercati internazionali, anche attraverso strumenti di promozione e accompagnamento all'export;

   appare necessario rafforzare ulteriormente le misure a sostegno delle imprese esportatrici, al fine di mitigare gli effetti della crisi in atto e preservarne la presenza nei mercati esteri –:

   quali ulteriori iniziative di competenza il Ministro interrogato intenda assumere a sostegno delle imprese esportatrici per far fronte alle criticità derivanti dall'attuale contesto geopolitico.
(3-02600)

(7 aprile 2026)

   BIGNAMI, CALOVINI, ANTONIOZZI, GARDINI, MAULLU, MONTARULI, RUSPANDINI, CAIATA, DELMASTRO DELLE VEDOVE, DI GIUSEPPE, GRUPPIONI, LOPERFIDO, MURA e TREMONTI. – Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. – Per sapere – premesso che:

   all'indomani dell'importante missione del Presidente del Consiglio dei ministri Meloni nel Golfo Persico per affrontare le urgenti questioni dell'approvvigionamento energetico, delle migrazioni e della nostra sicurezza interna, il Governo in carica ha dato prova del suo assiduo impegno per proteggere l'interesse nazionale a fronte di una crisi che ormai si può definire globale;

   il Presidente Meloni, unica tra i leader dell'Unione europea, infatti, si è recata in Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar, ovvero in Paesi che, al pari del Kuwait, subiscono ormai da un mese attacchi ingiustificati da parte dell'Iran;

   si tratta di Paesi partner dell'Italia su diversi fronti: su quello energetico, dal momento che il 10 per cento del nostro fabbisogno petrolifero proviene dal Qatar, e, complessivamente, il 15 per cento del greggio proviene da Paesi del Golfo Persico;

   i Paesi visitati sono, altresì, partner commerciali importantissimi per l'Italia, con un interscambio di 30 miliardi di euro, 20 dei quali costituiti dalle esportazioni italiane, senza trascurare la crescente cooperazione negli investimenti reciproci;

   l'Italia, con la visita del proprio Capo dell'Esecutivo, ha dimostrato di essere a fianco dei suoi partner anche in questi momenti difficili, pur senza voler essere parte del conflitto, né oggi, né in futuro;

   l'Italia insiste, invece, sulla necessità di attivare tutte le vie diplomatiche che servono alla riapertura sicura dello Stretto di Hormuz, da cui transita il 20 per cento del petrolio mondiale, oltre che stabilire con fermezza l'utilizzo pacifico del nucleare iraniano insieme alla sicurezza dei partner italiani dell'area del Golfo;

   occorre anche lavorare al fine di evitare un'eventuale escalation del conflitto nell'area del Medio Oriente, anche in considerazione della presenza di oltre 1.000 militari italiani nel Libano, Paese amico dell'Italia e trascinato nella guerra dall'azione scellerata di Hezbollah;

   gravi sarebbero, inoltre, le conseguenze di una massiccia ondata migratoria dal Libano verso l'Europa, che sarebbe pari a quanto già accaduto con le migrazioni provenienti dalla Siria negli anni passati –:

   quali iniziative diplomatiche il Governo, per quanto di competenza, intenda intraprendere al fine di scongiurare un maggiore coinvolgimento del Libano nel conflitto, in considerazione del fatto che sul territorio di tale Paese vi è un contingente militare italiano formato da oltre 1.000 uomini.
(3-02601)

(7 aprile 2026)

   SCHLEIN, BRAGA, MANZI, ORFINI, IACONO, BERRUTO, CUPERLO, GHIO, FERRARI, CASU e FORNARO. – Al Ministro della cultura. – Per sapere – premesso che:

   ha suscitato ampia contrarietà la notizia del mancato riconoscimento dei contributi pubblici al documentario «Giulio Regeni, tutto il male del mondo», escluso dal sostegno del Ministero della cultura senza che ne siano state chiarite in modo trasparente le ragioni;

   il documentario, diretto da Simone Manetti e prodotto da Mario Mazzarotto insieme a Fandango, ricostruisce la vicenda del ricercatore italiano Giulio Regeni, sequestrato, torturato e ucciso al Cairo nel 2016, una ferita ancora aperta per il Paese e tuttora priva di verità e giustizia;

   l'opera è stata regolarmente distribuita, ha ottenuto il Nastro d'argento per la legalità ed è oggetto di un'ampia diffusione culturale, con proiezioni in numerosi atenei e iniziative istituzionali anche a livello europeo;

   nonostante tali elementi, il documentario è stato ritenuto non meritevole di sostegno pubblico, con una decisione che appare difficilmente comprensibile e priva di adeguata motivazione;

   tale esclusione ha suscitato diverse critiche: il produttore Domenico Procacci ha parlato di una scelta «soltanto politica», evidenziando l'anomalia di una bocciatura che colpisce un'opera già realizzata, premiata e ampiamente riconosciuta;

   ulteriori elementi di criticità emergono anche da ricostruzioni giornalistiche, che segnalano come, a fronte dell'esclusione di opere di riconosciuto valore civile, siano stati finanziati progetti ritenuti espressione di un preciso orientamento culturale e politico, alimentando il sospetto di un utilizzo non imparziale delle risorse pubbliche;

   ulteriori perplessità derivano dalla recente revisione dei criteri di assegnazione dei contributi al cinema, che ha ampliato i margini di discrezionalità, riducendo i meccanismi automatici e trasparenti e rendendo meno chiaro il processo decisionale;

   in tale contesto, destano particolare preoccupazione anche le modalità di composizione della commissione incaricata della selezione, rispetto alle quali sono stati sollevati dubbi, con precedenti atti di sindacato ispettivo, circa la piena imparzialità delle scelte;

   a giudizio degli interroganti appare pertanto fondato il dubbio che il diniego del finanziamento non sia riconducibile esclusivamente a criteri di merito culturale, ma possa rispondere a una valutazione di natura politica, con il rischio di penalizzare un'opera di forte impatto civile che richiama l'attenzione su una vicenda ancora aperta per il Paese –:

   quali siano le motivazioni che avrebbero determinato l'esclusione del documentario «Giulio Regeni, tutto il male del mondo» dai finanziamenti pubblici, tali da chiarire in modo inequivocabile che la decisione sia stata assunta esclusivamente sulla base di criteri tecnici e oggettivi, escludendo qualsiasi condizionamento di natura politica.
(3-02602)

(7 aprile 2026)

   SOTTANELLI, BENZONI, D'ALESSIO e GRIPPO. — Al Ministro per la protezione civile e le politiche del mare. — Per sapere – premesso che:

   alla luce dei gravi episodi franosi e alluvionali dei giorni scorsi, il presidente della regione Abruzzo Marsilio, assieme al direttore dell'Agenzia regionale di protezione civile, Scelli, ha dichiarato la volontà di richiedere l'attivazione dello stato di emergenza, una volta completata la ricognizione dei danni;

   secondo alcune stime, solamente negli ultimi dieci anni l'Italia avrebbe patito danni economici da frane e alluvioni per oltre 19 miliardi di euro, con un divario relativo alle risorse per il risanamento dei territori, che continua, purtroppo, ad ampliarsi. L'attuale Governo, infatti, nonostante fenomeni sempre più frequenti e devastanti, ha deciso di tagliare 6,5 miliardi di euro destinati al contrasto del dissesto idrogeologico, che secondo Ispra mette a rischio il 94,5 per cento dei comuni italiani;

   in un simile contesto, appare sempre più evidente la necessità di affiancare alla gestione dell'emergenza una strategia strutturale e continuativa di prevenzione, manutenzione del territorio, mitigazione del rischio e accelerazione degli interventi prioritari, anche alla luce delle intervenute rimodulazioni degli strumenti di finanziamento nazionali e del Piano nazionale di ripresa e resilienza in materia di resilienza territoriale e dissesto idrogeologico;

   è, dunque, prioritario verificare se le risorse effettivamente disponibili e i meccanismi attuativi attualmente vigenti siano adeguati rispetto all'ampliamento delle condizioni di pericolosità e alla frequenza crescente degli eventi estremi rilevati su scala nazionale e territoriale;

   urge definire, con riferimento alla regione Abruzzo, un programma straordinario pluriennale con dotazione almeno non inferiore a 500 milioni di euro, volto a finanziare almeno 150 interventi di mitigazione del rischio idrogeologico nel prossimo decennio, con priorità ai territori classificati a pericolosità elevata e molto elevata nei piani di assetto idrogeologico e alle aree – come Silvi Paese e il bacino del Trigno – già colpite da gravi eventi. Ciò anche in considerazione del fatto che, secondo le elaborazioni su dati Protezione civile e Ispra, l'Abruzzo risulta tra le regioni italiane con maggior quota di popolazione residente nei territori a pericolosità elevata e molto elevata;

   alla luce dell'intensificazione degli eventi estremi, è necessario procedere con la massima urgenza a una ricognizione aggiornata del fabbisogno finanziario nazionale per la riduzione del rischio idrogeologico, alla luce dei più recenti dati tecnici disponibili –:

   nella consapevolezza che sia quanto mai necessario riconoscere lo stato di emergenza per i territori colpiti dagli eventi delle scorse settimane, quali iniziative di competenza e di carattere strutturale intenda sostenere, nell'ambito dell'azione di Governo, al fine di rispondere alle esigenze della popolazione e di messa in sicurezza dei territori a più alto rischio.
(3-02603)

(7 aprile 2026)

   BOSCHI, GADDA, FARAONE, DEL BARBA, BONIFAZI e GIACHETTI. — Al Ministro per le disabilità. — Per sapere – premesso che:

   il Fondo nazionale per la non autosufficienza è stato istituito con la legge 27 dicembre 2006, n. 296 (articolo 1, comma 1264), con la finalità di garantire su tutto il territorio nazionale i livelli essenziali delle prestazioni assistenziali in favore delle persone non autosufficienti;

   il Fondo, reso strutturale a partire dal 2015, è divenuto uno strumento cardine per il finanziamento degli interventi socio-assistenziali e sociosanitari, con una progressiva integrazione nell'ambito della definizione dei livelli essenziali delle prestazioni sociali;

   la legge 30 dicembre 2021, n. 234 (legge di bilancio per il 2022), ha rafforzato il ruolo del Fondo nell'ambito delle politiche per la non autosufficienza, prevedendo l'implementazione dei livelli essenziali delle prestazioni sociali e l'avvio di un sistema organico e uniforme di presa in carico delle persone non autosufficienti;

   con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 3 ottobre 2022 è stato adottato il Piano nazionale per la non autosufficienza 2022–2024, che ha definito la programmazione triennale degli interventi e il riparto delle risorse del Fondo tra le regioni;

   il suddetto Piano è giunto a scadenza il 31 dicembre 2024, mentre solo il 18 marzo 2026 si è raggiunta l'intesa in sede di Conferenza Stato-Regioni sul Piano nazionale per la non autosufficienza 2025–2027 e non risultano ancora pienamente perfezionati ed efficaci gli atti di riparto del Fondo nazionale per la non autosufficienza per l'anno 2025 e per gli anni successivi, né risulta assicurata la concreta disponibilità delle risorse per le regioni;

   tale ritardo determina una grave incertezza per le regioni e gli enti locali, che non dispongono di un quadro finanziario certo per la definizione dei piani regionali e territoriali, compromettendo la continuità assistenziale e incidendo su interventi essenziali, quali l'assistenza domiciliare, i servizi socio-sanitari integrati, i progetti di vita indipendente e le misure di sostegno ai caregiver familiari;

   tale situazione ha già prodotto effetti concreti nei territori, ad esempio impedendo l'accesso a misure fondamentali e destinate alle persone con disabilità gravissima, bloccate dal 31 ottobre 2025, con la conseguenza che nuovi beneficiari, pur in presenza di elevati bisogni assistenziali, non possono accedere ai sostegni previsti –:

   quale sia lo stato dell'iter relativo all'adozione del nuovo Piano nazionale per la non autosufficienza 2025-2027, quali siano le ragioni del mancato rispetto delle tempistiche per l'emanazione del decreto di riparto del Fondo nazionale per la non autosufficienza per l'anno 2025 e per gli anni successivi e quali siano i tempi previsti per l'adozione dei suddetti provvedimenti.
(3-02604)

(7 aprile 2026)

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