TESTI ALLEGATI ALL'ORDINE DEL GIORNO
della seduta n. 699 di Martedì 28 luglio 2026
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INTERROGAZIONI
A)
BENZONI. — Al Ministro del turismo, al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:
gli organi di stampa, nazionali e internazionali, riportano quotidianamente notizie in merito al costante acuirsi delle tensioni internazionali, con particolare riferimento al conflitto in Medio Oriente, in Ucraina e ai rispettivi effetti sui mercati energetici e sui trasporti;
ogni fase di instabilità geopolitica genera storicamente ripercussioni non trascurabili, tra gli altri, sul settore turistico, segnato in particolare dall'attuale rialzo dei prezzi dei carburanti, con conseguente aumento dei prezzi dei biglietti aerei e relativa contrazione della domanda internazionale;
il turismo rappresenta per l'Italia un comparto strategico per il prodotto interno lordo e l'occupazione, soprattutto nei periodi di alta stagione. Con l'approssimarsi della stagione estiva 2026, molte imprese del settore turistico hanno avanzato il rischio di operare con margini ridotti, a causa dell'inflazione e dell'aumento generale dei costi operativi –:
quali valutazioni d'impatto siano state effettuate in riferimento ai potenziali danni che le attuali tensioni internazionali potrebbero arrecare agli operatori del comparto del turismo in vista della prossima stagione estiva;
se si sia già provveduto ad avviare interlocuzioni con gli operatori del comparto, al fine di valutare eventuali misure di sostegno, anche temporaneo, per le imprese turistiche e, più in generale, per i territori a forte vocazione turistica.
(3-02821)
(27 luglio 2026)
(4-07627 del 21 aprile 2026)
B)
LA SALANDRA. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
il 31 agosto 2025, sul Gargano, è deceduta la signora Antonia Notarangelo, 76 anni, residente a Vieste, mentre i familiari tentavano di trasportarla in auto verso l'ospedale «Casa sollievo della sofferenza» di San Giovanni Rotondo;
secondo le ricostruzioni dei familiari e le notizie di stampa, dopo la chiamata al 118 era stato comunicato che nessuna ambulanza fosse disponibile a Vieste, tutte impegnate, e che si dovesse attendere quella proveniente da Peschici;
condotta al pronto soccorso di Vieste, dove non ci sarebbero stati medici a visitarla, alla donna non sarebbe stata riconosciuta la gravità delle condizioni e i familiari sarebbero stati invitati a riportarla il giorno successivo in caso di aggravamento;
dopo oltre un'ora di attesa senza trasferimento né presa in carico adeguata, la figlia ha deciso di trasportarla autonomamente a San Giovanni Rotondo, ma durante il tragitto la donna è deceduta nei pressi di Baia delle Zagare;
la famiglia ha annunciato un esposto penale e civile per accertare eventuali responsabilità; anche il sindaco di Vieste ha definito la vicenda «una morte inaccettabile», chiedendo perché non sia stato attivato l'elisoccorso, previsto anche per i codici arancioni;
questo episodio si inserisce in un quadro di criticità già più volte segnalate presso il presidio sanitario di Vieste e nell'intero sistema di emergenza-urgenza della Capitanata, già oggetto di comunicazioni ufficiali dell'interrogante al Ministero in data 8 febbraio 2023;
in quella sede erano state evidenziate:
a) la carenza cronica di personale medico del 118, con ambulanze spesso non medicalizzate;
b) la sostituzione di medici con personale occasionale, senza continuità di servizio;
c) la conseguente difficoltà nei soccorsi e il frequente ricorso a mezzi provenienti da altri comuni;
d) la riorganizzazione regionale che ha trasformato i punti di primo intervento ospedalieri in territoriali, con una logica di semplice smistamento, invece che di prima valutazione diagnostica e terapeutica;
e) le oggettive difficoltà orografiche e infrastrutturali del Gargano, con lunghe distanze e viabilità critica;
f) l'elisuperficie presso il pronto soccorso di Vieste, tuttora mai attivata, nonostante la presenza di équipe specializzate per l'elisoccorso;
g) la mancata attivazione della prevista «casa della salute» a Vieste, che avrebbe garantito servizi integrati e continuità assistenziale;
a distanza di quasi un anno, con la stagione estiva, si ripropone la carenza di personale ed operatività nelle strutture sanitarie del Gargano, in particolar modo a Vieste, letteralmente presa d'assalto da un numero crescente di turisti –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei gravi fatti accaduti in quell'occasione e, più in generale, delle criticità di quel territorio e se non ritenga di avviare, per quanto di competenza, ispezioni immediate presso l'azienda sanitaria locale di Foggia, anche in relazione ai motivi per i quali non sia stata attivata l'elisuperficie di Vieste, già predisposta presso il presidio sanitario, nonché all'applicazione del protocollo relativo all'uso dell'elisoccorso per i codici arancioni;
se non ritenga di promuovere iniziative di competenza, anche in raccordo con la regione Puglia, affinché in un territorio a forte vocazione turistica e complesso come il Gargano sia garantita la presenza continua di ambulanze medicalizzate e di personale sanitario stabile;
quali misure urgenti intenda adottare, per quanto di competenza, per rafforzare il sistema di emergenza-urgenza in Capitanata, al fine di garantire che episodi drammatici e inaccettabili come quello della signora Notarangelo non si ripetano più.
(3-02798)
(16 luglio 2026)
MOZIONI CONCERNENTI INIZIATIVE PER LA PREVENZIONE DEGLI EFFETTI SULLA SALUTE DERIVANTI DELL'INNALZAMENTO DELLE TEMPERATURE E PER IL CONTRASTO AL CAMBIAMENTO CLIMATICO, CON PARTICOLARE RIFERIMENTO ALLE AREE URBANE
La Camera,
premesso che:
1) la crisi climatica rappresenta una delle principali sfide ambientali, economiche e sociali del nostro tempo e richiede una risposta pubblica organica, fondata su politiche di prevenzione, adattamento e transizione ecologica giusta, in grado di tutelare la salute delle persone, la resilienza dei territori e la coesione sociale;
2) l'innalzamento delle temperature nelle aree urbane coinvolge molte città dell'Unione europea con effetti preoccupanti anche in Italia, causando gravi effetti sulla salute della popolazione e migliaia di decessi, che in condizioni climatiche diverse non si sarebbero verificati;
3) l'area mediterranea è riconosciuta dalla comunità scientifica come una delle regioni maggiormente esposte agli effetti del cambiamento climatico, caratterizzata da un incremento delle temperature superiore alla media globale e da una crescente frequenza di eventi climatici estremi. L'Italia è uno dei Paesi più esposti alle conseguenze disastrose del cambiamento climatico in atto, considerando che il suo posizionamento geografico al centro del Mediterraneo ne fanno un hotspot per il cambiamento climatico;
4) il progressivo aumento delle temperature medie e la crescente frequenza e intensità delle ondate di calore stanno producendo effetti significativi sulla qualità della vita nelle città, sulla salute dei cittadini, sulla resilienza delle infrastrutture, sulla disponibilità delle risorse idriche e sui consumi energetici;
5) il fenomeno delle cosiddette «isole di calore urbane», determinato dalla forte presenza di superfici impermeabilizzate, dalla riduzione del verde urbano e dalla concentrazione di attività antropiche, determina nelle aree urbane temperature sensibilmente superiori rispetto alle aree periurbane e rurali, aggravando gli impatti ambientali, sanitari e sociali associati alle ondate di calore;
6) secondo uno studio condotto nell'estate del 2025 da Imperial college di Londra e dalla London school of hygiene & tropical medicine, che ha analizzato gli effetti del cambiamento climatico in 854 città europee, il climate change sarebbe responsabile del 68 per cento dei 24.400 decessi stimati per il caldo del periodo estivo 2025, dato ritenuto essere la conseguenza dell'innalzamento delle temperature fino a 3,6 gradi centigradi, con una media di innalzamento di 2,2 gradi centigradi;
7) la ricerca segnala come i cambiamenti climatici, causati principalmente dalla combustione di combustibili fossili unitamente alla deforestazione e al consumo di suolo, hanno causato in Italia 4.597 morti e questo dato dimostra come l'Italia sia tra i Paesi più colpiti dal fenomeno;
8) i cambiamenti climatici sono all'origine dei 4.597 morti per il caldo stimati nel nostro Paese, mentre 2.841 sarebbero stati quelli in Spagna, 1.477 in Germania, 1.444 in Francia, 1.147 nel Regno Unito, 1.064 in Romania, 808 in Grecia, 552 in Bulgaria e 268 in Croazia;
9) per quanto riguarda le città, l'impatto del cambiamento climatico sulle temperature ha causato 1.156 morti a Milano, 835 a Roma, 630 ad Atene e Barcellona, 579 a Napoli, 409 a Parigi, 387 a Madrid, 360 a Bucarest, 315 a Londra, 230 a Torino. Nella classifica delle 854 città analizzate, la prima, la seconda, la quinta e la decima sono città italiane, nel complesso le più colpite. Tra le capitali con i più alti tassi di mortalità pro capite, figurano Roma, Atene e Bucarest a testimonianza della loro esposizione alle temperature più estreme in Europa;
10) in particolare, Roma è la seconda città, tra le capitali europee, per il numero di decessi dovuti all'aumento delle temperature, con 835 morti, più del doppio di Parigi con 409 decessi e due volte e mezzo quelli di Londra con 315, metropoli oltretutto più popolose della capitale italiana. La città più colpita in assoluto, come già evidenziato, risulta Milano con 1.156 decessi e questo conferma l'impatto che il cambiamento climatico ha sulla salute dei cittadini italiani;
11) i dati pubblicati dall'Imperial college di Londra fanno emergere con forza che la crisi climatica produce attraverso le ondate di calore, una vera emergenza sanitaria in quanto il caldo estremo può causare disidratazione, scompensi cardiaci e aggravare patologie croniche, con conseguenze spesso fatali per anziani e persone fragili, come confermato anche dall'Isde Italia;
12) il professor Garyfallos Konstantinoudis, docente presso il Grantham Institute – climate change and environment, nonché ricercatore all'Imperial college di Londra, ha dichiarato che la stragrande maggioranza dei decessi dovuti al caldo avviene nelle case e negli ospedali, dove persone con condizioni di salute già precarie vengono spinte al limite, ma il caldo è raramente menzionato nei certificati di morte;
13) si tratta di decessi raramente segnalati, perché si riferiscono a persone che hanno spesso fragilità sottostanti, come problemi cardiaci, respiratori o renali, che vengono ulteriormente aggravati dalle alte temperature. I decessi, nell'85 per cento dei casi, riguardano, infatti, persone con età superiore ai 65 anni e in tale ambito si segnala la necessità di definire appositi protocolli che prevedano di valutare anche l'incidenza delle ondate di calore su soggetti già fragili;
14) le ondate di calore e l'aumento delle temperature medie rappresentano dunque un fattore di rischio crescente per la salute pubblica e per la tenuta complessiva dei sistemi sanitari, con impatti significativi sulla popolazione, in particolare su anziani, minori e persone fragili, determinando un incremento dei ricoveri ospedalieri e della mortalità per patologie cardiovascolari, respiratorie, neurologiche e metaboliche;
15) tali fenomeni comportano una crescente pressione sui servizi di emergenza-urgenza e sulla medicina territoriale, soprattutto nei periodi di picco termico estivo; la maggior parte dei decessi correlati al caldo si verifica in ambito domestico o socio-sanitario e interessa prevalentemente soggetti con patologie pregresse, spesso aggravate dalle condizioni climatiche estreme, mentre le evidenze dei sistemi di sorveglianza epidemiologica indicano che una quota non trascurabile di tali eventi non viene sempre attribuita in modo diretto al fattore climatico nei certificati di morte, contribuendo a una sottostima del fenomeno e rendendo necessario un rafforzamento dei criteri di rilevazione e classificazione dei decessi legati allo stress termico;
16) un numero sempre più cospicuo di evidenze scientifiche internazionali, tra cui la prima scoping review italiana sul tema pubblicata nel 2022, dimostra un legame diretto e incontrovertibile tra i fattori di stress climatico (climate change stressors) e il severo peggioramento della salute mentale della popolazione, evidenziando in particolare un incremento significativo della mortalità e dei tassi di ospedalizzazione per i soggetti con patologie psichiatriche preesistenti (quali depressione, psicosi e disturbo bipolare) in concomitanza con le ondate di calore anomale;
17) i dati scientifici emersi dalle indagini sul territorio nazionale (condotte mediante scale validate quali la Hogg eco-anxiety scale e la Climate change worry scale) attestano come la crisi ecologica e l'esposizione a eventi meteorologici estremi generino diffuse manifestazioni di sofferenza psicologica, tra cui l'eco-ansia – definita dall'American psychological association (Apa) come «una paura cronica del destino ambientale» – e la solastalgia (climate grief), con sintomi sovrapponibili a sindromi depressive (ansia, alterazioni del sonno, sentimenti di impotenza e perdita di concentrazione), che colpiscono in misura predominante le fasce di popolazione più vulnerabili, quali i giovani, le donne e gli anziani;
18) le analisi statistiche sui tentativi di suicidio e sui decessi per cause violente in Italia hanno storicamente registrato una correlazione con l'innalzamento delle temperature medie stagionali;
19) l'esposizione a contesti di emergenza climatica (quali alluvioni e ondate di calore estreme) è associata all'insorgenza di disturbi da stress post-traumatico sia nei sopravvissuti sia negli operatori delle squadre di soccorso, configurando una vera e propria emergenza di salute pubblica finora ampiamente sottovalutata dalle istituzioni;
20) i ricercatori hanno dimostrato che ci sono fattori che giocano un ruolo chiave: la preparazione ad affrontare le ondate di calore, la demografia e l'inquinamento atmosferico. L'Italia è tra i Paesi europei più esposti, poiché unisce estati sempre più lunghe e torride a un'alta incidenza di popolazione anziana;
21) l'analisi sottolinea come il caldo sia una minaccia crescente per il rapido invecchiamento della popolazione europea. Le persone di età superiore ai 65 anni rappresentano circa l'85 per cento del totale dei decessi, con il 41 per cento di età superiore agli 85 anni, a testimonianza di come il caldo sia particolarmente pericoloso per le persone con patologie preesistenti, come malattie cardiache e diabete;
22) si prevede che la percentuale di persone di età superiore agli 80 anni in Europa aumenterà dall'attuale 6 per cento a circa il 15 per cento entro il 2100;
23) il 17 maggio 2026 un rapporto presentato dalla Pan-European Commission on climate and health dell'Oms Europa evidenzia come la crisi climatica sta già colpendo salute, economia e sicurezza nazionale, chiedendo ai Governi di integrare il clima nelle decisioni su sanità, difesa, energia e finanza;
24) secondo la Pan-European Commission, la regione europea si sta riscaldando a una velocità doppia rispetto alla media globale e il tempo per evitare danni irreversibili si sta rapidamente esaurendo. I combustibili fossili vengono indicati come fattore comune della crisi climatica, dell'inquinamento atmosferico e della vulnerabilità energetica ed economica dei Paesi;
25) nel documento «Appello all'azione» Pan-European Commission formula 17 raccomandazioni rivolte all'Organizzazione mondiale della sanità e ai Governi dei 53 Paesi della regione europea dell'Organizzazione mondiale della sanità. Tra le priorità indicate: trattare il cambiamento climatico come una minaccia alla sicurezza sanitaria, trasformare i sistemi sanitari, rafforzare le politiche locali e riformare i modelli economici che alimentano la crisi climatica;
26) la scarsa resilienza dei territori italiani e in particolare degli ambiti urbani ha radici profonde, legate a un modello di sviluppo urbano di tipo espansivo che si caratterizza per una «esplosione» incontrollata della città verso l'esterno e con il progressivo ed inarrestabile consumo di suolo, che, come confermato dall'ultimo rapporto Ispra 2024, ha segnato un ulteriore aumento del 16 per cento rispetto all'anno precedente, con la perdita ogni ora di una porzione di suolo pari a 10 mila metri quadrati e conseguente perdita di biodiversità e servizi ecosistemici;
27) secondo i più recenti dati Ispra, il consumo di suolo continua a crescere, riducendo la capacità dei territori di assorbire e trattenere le acque meteoriche, aggravando il rischio idrogeologico e contribuendo all'intensificazione delle isole di calore urbane;
28) occorre pertanto adottare strategie di forestazione urbana, incremento della copertura arborea, rinaturalizzazione degli spazi, realizzazione di infrastrutture verdi e blu e sistemi di monitoraggio delle temperature urbane al fine di contrastare gli effetti delle ondate di calore;
29) risulta in corso di pubblicazione sul sito del Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica, ai fini della consultazione pubblica, il Piano nazionale di ripristino della natura che dopo l'esame delle proposte migliorative dovrebbe vedere l'approvazione finale entro l'inizio del mese di settembre 2026;
30) con decreto del Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica n. 434 del 21 dicembre 2023 è stato approvato il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici (Pnacc), destinato a rappresentare il principale strumento nazionale di pianificazione per la riduzione della vulnerabilità climatica del Paese;
31) il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici individua, tra le priorità strategiche, la riduzione della vulnerabilità delle aree urbane, il contrasto alle isole di calore, la diffusione delle infrastrutture verdi e blu, la tutela delle risorse naturali e il rafforzamento della resilienza dei territori;
32) da oltre due anni dalla sua approvazione, il Piano non risulta ancora pienamente attuato, in assenza di un quadro finanziario dedicato, di un cronoprogramma operativo e di una piena operatività degli strumenti di governance previsti;
33) l'Osservatorio nazionale per l'adattamento ai cambiamenti climatici, previsto dal Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici quale sede di coordinamento e monitoraggio delle politiche di adattamento, è stato istituito soltanto nel dicembre 2025, determinando un ulteriore ritardo nell'attuazione delle misure previste dal Piano;
34) le politiche di adattamento climatico costituiscono uno strumento essenziale e complementare alle politiche di mitigazione, risultando necessarie per proteggere territori, comunità e infrastrutture dagli effetti già in atto del riscaldamento globale;
35) è necessario dare piena ed efficace attuazione a livello nazionale agli obiettivi del regolamento UE 2024/1991 sul ripristino della natura (Nature restoration law), con particolare riferimento agli ecosistemi urbani, i quali impongono l'azzeramento della perdita netta di verde pubblico entro il 2030 e un incremento lineare e progressivo della copertura arborea e degli spazi naturali a partire dal 2031, elementi strategici non solo per mitigare l'effetto «isola di calore», ma anche per attivare percorsi complessi di rigenerazione ecologica capaci di promuovere direttamente il benessere psicofisico e la salute mentale dei cittadini all'interno delle aree metropolitane;
36) si tratta di una trasformazione destinata ad incidere sulle politiche urbane, spingendo verso nuove forme di rigenerazione ecologica: gli spazi verdi e, in particolare, gli alberi forniscono servizi ecosistemici essenziali che contribuiscono a migliorare la qualità della vita nelle aree urbane, riducendo l'inquinamento atmosferico, attenuando le isole di calore e promuovendo il benessere mentale, attraverso percorsi complessi e interconnessi;
37) il potenziamento delle infrastrutture verdi urbane, la forestazione e la messa in sicurezza dei territori richiedono un quadro di investimenti strutturali e stabili e i proventi derivanti dalle aste del sistema per lo scambio di quote di emissione dell'Unione europea (UE-Ets) costituiscono una risorsa finanziaria cruciale che deve essere indirizzata prioritariamente verso interventi di adattamento climatico locale, transizione ecologica ed efficientamento energetico, capaci di generare al contempo benefici tangibili sulla salute pubblica, sulla resilienza dei sistemi sanitari e sul contenimento delle disuguaglianze sociali energetiche;
38) l'aumento delle temperature medie e la crescente frequenza delle ondate di calore e dei periodi di siccità stanno determinando un significativo incremento del rischio incendi boschivi nell'area mediterranea e nel territorio nazionale, con rilevanti conseguenze sulla salute pubblica, sulla qualità dell'aria, sulla sicurezza delle comunità e sulla conservazione degli ecosistemi; rilevato che, secondo i dati dell'European forest fire information system, nel periodo 2006-2024 gli incendi hanno interessato complessivamente oltre 1,3 milioni di ettari in Italia e le condizioni climatiche estreme rappresentano uno dei principali fattori di aggravamento del fenomeno, rendendo prioritario il rafforzamento delle attività di prevenzione e gestione sostenibile del territorio;
39) l'approccio integrato «One health», formalizzato dal Piano d'azione congiunto 2022-2026 dell'Organizzazione mondiale della sanità, della Fao, del Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente (Unep) e dell'Organizzazione mondiale per la salute animale (Woah), secondo cui la salute umana, quella animale e quella degli ecosistemi costituiscono un sistema unico e interdipendente, è stato recepito nell'ordinamento nazionale dal Piano nazionale della prevenzione 2020-2025 e dal Piano nazionale complementare al Piano nazionale di ripresa e resilienza e la tutela dell'ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi è stata elevata a principio costituzionale dall'articolo 9 della Costituzione, come modificato dalla legge costituzionale 11 febbraio 2022, n. 1;
40) il degrado degli ecosistemi e la perdita di biodiversità aggravano la vulnerabilità ai cambiamenti climatici e ai rischi sanitari, rendendo necessaria una pianificazione integrata che tenga conto della salute umana, animale e ambientale;
41) la crisi climatica determina un'accentuazione delle disuguaglianze sociali, territoriali e sanitarie, colpendo in misura maggiore le persone anziane, a basso reddito o in condizioni di vulnerabilità; le aree interne e il Mezzogiorno presentano una maggiore fragilità infrastrutturale e un minore accesso ai servizi sanitari e sociali, con conseguenti disuguaglianze nell'accesso alla prevenzione e alla cura; tali disuguaglianze ambientali si traducono direttamente in disuguaglianze di salute, rendendo necessario un approccio integrato tra politiche climatiche, sanitarie e sociali orientato alla riduzione delle vulnerabilità territoriali e alla tutela dell'equità nell'accesso ai servizi essenziali,
impegna il Governo:
1) a rafforzare il Sistema operativo nazionale di previsione e prevenzione degli effetti del caldo sulla salute, coordinato dal Ministero della salute, estendendone l'operatività a tutte le città italiane con popolazione superiore ai 100 mila abitanti;
2) a disporre, previa intesa con le regioni e gli enti locali, piani di allerta ai rischi derivanti dall'aumento delle temperature, con misure di rafforzamento delle cure primarie e controlli mirati su anziani, malati cronici e soggetti fragili;
3) ad adottare iniziative di competenza volte a integrare stabilmente la tutela della salute mentale e psicologica nei piani nazionali e locali di prevenzione e gestione degli effetti delle ondate di calore e dei cambiamenti climatici, promuovendo anche specifici protocolli di supporto psicologico e psicosociale per i soggetti affetti da eco-ansia, solastalgia o disturbi post-traumatici da stress correlati a disastri ambientali;
4) ad adottare iniziative di competenza volte a promuovere, d'intesa con le regioni e le competenti società scientifiche, percorsi di formazione specialistica e aggiornamento continuo per il personale medico, socio-sanitario e per gli operatori del servizio di emergenza-urgenza, finalizzati ad acquisire competenze specifiche utili per il riconoscimento precoce e il trattamento dei disturbi psichiatrici e delle alterazioni del comportamento (inclusi gli atti suicidari) acuiti o indotti dallo stress termico e dai climate change stressors;
5) ad adottare iniziative di competenza volte al rafforzamento della medicina territoriale e dei servizi socio-sanitari di prossimità, al fine di garantire la presa in carico delle persone fragili durante le ondate di calore e gli eventi climatici estremi, attraverso il potenziamento dell'assistenza domiciliare e delle reti di comunità, anche prevedendo l'istituzione di 6 unità operative di emergenza socio-sanitarie di prossimità, con formazione degli operatori sanitari su sintomi da colpo di calore;
6) a potenziare i sistemi di prevenzione, monitoraggio e allerta precoce per eventi climatici estremi, siccità e ondate di calore, assicurando l'integrazione dei dati ambientali, sanitari e territoriali e il rafforzamento del ruolo del sistema nazionale di protezione civile, nonché rafforzando campagne di informazione e comunicazione rivolte alla popolazione, tramite mass-media e social nei periodi maggiormente caratterizzati dall'aumento delle temperature, finalizzate a migliorare la consapevolezza dei rischi e a favorire comportamenti adeguati di prevenzione e autoprotezione per limitare i rischi di esposizione alle alte temperature;
7) a rafforzare il monitoraggio strutturato dei decessi, dei ricoveri e dei malori correlati alle ondate di calore, anche nei casi in cui le alte temperature concorrano all'aggravamento di patologie preesistenti, al fine di ridurre la sottostima statistica dei decessi da caldo e migliorare la qualità dei sistemi di sorveglianza epidemiologica;
8) a monitorare più a largo raggio i decessi, gli infortuni e i malori causati dall'esposizione di lavoratori a temperature eccessive e comunque superiori ai 35 gradi centigradi;
9) a fornire annualmente elementi alle competenti Commissioni parlamentari sui dati relativi ai monitoraggi sulle morti, infortuni o malori causati dall'incidenza delle alte temperature nelle città;
10) ad adottare iniziative normative volte a istituire presso la Presidenza del Consiglio dei ministri una cabina di regia con il compito di elaborare un Programma nazionale di interventi per l'adattamento ai cambiamenti climatici in ambito urbano della durata massima di 36 mesi, al fine di contenere la vulnerabilità dei sistemi naturali, sociali ed economici agli impatti dei cambiamenti climatici e aumentare la resilienza delle città più soggette ai rischi ad essi connessi, con particolare riferimento alle ondate di calore;
11) a garantire la piena attuazione del Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici (Pnacc), attraverso la definizione di un cronoprogramma operativo accompagnato da una dotazione finanziaria dedicata e pluriennale, anche mediante l'utilizzo dei fondi europei disponibili, al fine di sostenere gli enti territoriali nella realizzazione degli interventi di adattamento climatico e di contrasto agli effetti delle ondate di calore;
12) ad adottare iniziative volte a promuovere sistemi di monitoraggio climatico urbano e strumenti di mappatura delle vulnerabilità territoriali, assicurando il necessario supporto tecnico agli enti locali;
13) ad adottare iniziative volte a promuovere l'integrazione degli obiettivi di qualità microclimatica e di mitigazione delle isole di calore nella pianificazione urbanistica, nella rigenerazione urbana e nella progettazione degli spazi pubblici, favorendo la diffusione di infrastrutture verdi e blu, l'utilizzo di soluzioni basate sulla natura, l'incremento delle superfici permeabili e l'impiego di soluzioni progettuali idonee a migliorare il comfort termico urbano e la resilienza climatica delle città;
14) a promuovere un grande programma nazionale di riforestazione urbana, di implementazione di infrastrutture verdi e blu e di tutela degli ecosistemi naturali, costituiti dagli spazi verdi urbani, corsi d'acqua e dagli spazi agro-naturali delle città rafforzando le molteplici funzioni ecologiche e sociali, per la qualità dell'ambiente urbano e per la vita dei cittadini;
15) ad adottare quanto prima iniziative normative che portino al consumo di suolo zero entro il 2030, in modo da arrestare progressivamente l'impermeabilizzazione e la cementificazione del suolo, che pregiudica in modo determinante la permeabilità dei suoli, la biodiversità e i servizi ecosistemici nei tessuti urbani;
16) ad approvare definitivamente entro il mese di settembre 2026 il Piano nazionale per il ripristino della natura, indicando azioni, misure e strumenti, inclusi quelli finanziari, con cui il nostro Paese intende raggiungere gli obiettivi posti dal regolamento Ue per il ripristino della natura;
17) ad assumere iniziative volte ad assicurare l'effettiva attuazione delle misure previste nel Piano nazionale per il ripristino della natura, attraverso la definizione di una programmazione finanziaria adeguata, stabile e pluriennale, accompagnata dall'individuazione di risorse aggiuntive rispetto agli stanziamenti ordinari, al fine di garantire il conseguimento degli obiettivi quantitativi e qualitativi previsti dalla normativa europea entro le scadenze stabilite, evitando che l'attuazione delle disposizioni in materia di ripristino della natura si risolva in un mero adempimento formale e assicurando la concreta realizzabilità ed efficacia degli interventi programmati;
18) a definire, nell'ambito del Piano nazionale di ripristino della natura, d'intesa con gli enti locali, linee guida e cronoprogrammi certi per la rigenerazione ecologica delle aree urbane, prevedendo la sostituzione progressiva delle superfici impermeabilizzate con infrastrutture verdi e blu e la piantumazione di specie arboree ad alto fusto, al fine di garantire il raggiungimento degli obiettivi previsti dal regolamento UE 2024/1991 e tutelare l'equilibrio ecosistemico e psicofisico della popolazione urbana;
19) ad adottare iniziative volte a rafforzare la prevenzione degli incendi boschivi, anche attraverso programmi di gestione attiva e manutenzione del territorio, il monitoraggio delle aree maggiormente esposte ai fenomeni di siccità e stress termico e il potenziamento delle attività di prevenzione previste dalla legge 21 novembre 2000, n. 353, al fine di ridurre i rischi per la salute pubblica e garantire la sicurezza delle comunità e la resilienza degli ecosistemi ai cambiamenti climatici;
20) ad adottare iniziative volte a dare piena attuazione all'approccio «One health», in coerenza con il Piano nazionale della prevenzione 2020-2025 e con le strategie europee e internazionali in materia, promuovendo il coordinamento tra politiche sanitarie, ambientali e veterinarie e rafforzando le attività di monitoraggio e tutela della salute umana, animale e degli ecosistemi, anche ai fini dell'adattamento agli effetti dei cambiamenti climatici;
21) ad assumere iniziative volte a promuovere politiche di adattamento climatico urbano orientate alla riduzione delle disuguaglianze sociali e sanitarie, con particolare attenzione ai contesti urbani maggiormente esposti a vulnerabilità ambientale e sociale;
22) ad assumere iniziative volte a rafforzare il legame tra contrasto ai cambiamenti climatici e tutela della salute animale, con particolare riferimento agli animali d'affezione, promuovendo misure di prevenzione e adattamento agli effetti degli eventi climatici estremi (quali ondate di calore, siccità e alluvioni), il potenziamento dei servizi veterinari e delle reti di assistenza territoriale, nonché campagne di informazione rivolte ai cittadini per garantire condizioni di benessere, protezione e adeguata gestione degli animali domestici in scenari di crescente stress climatico;
23) a valutare l'adozione di iniziative normative volte a vincolare una quota definita dei proventi nazionali derivanti dalle aste del sistema Ets (Emission trading system) al finanziamento diretto dei progetti di forestazione urbana, di incremento del verde pubblico e di adattamento dei sistemi sanitari locali agli shock climatici, garantendo che tali risorse siano impiegate prioritariamente nei contesti metropolitani a più alta densità abitativa e a maggiore vulnerabilità socio-ambientale.
(1-00574) (Nuova formulazione) «Zanella, Malavasi, Ilaria Fontana, Bonelli, Borrelli, Dori, Fratoianni, Ghirra, Grimaldi, Mari, Piccolotti, Zaratti, Simiani, Furfaro, Braga, Ferrari, Girelli, Ciani, Filippin, Curti, Evi, Forattini, Di Lauro, Morfino, L'Abbate, Santillo, Marianna Ricciardi, Quartini, Sportiello».
(26 maggio 2026)
La Camera,
premesso che:
1) secondo il rapporto Global climate highlights 2025 del Copernicus climate change service (C3s/Ecmwf), nel triennio 2023-2025 la temperatura media globale ha superato per la prima volta la soglia di +1,5 °C rispetto al livello preindustriale (1850-1900); il 2025 è stato il terzo anno più caldo mai registrato, preceduto dal 2024 e dal 2023, e, a conferma del carattere strutturale e non episodico del riscaldamento, gli anni dal 2015 al 2025 sono risultati gli undici anni più caldi dell'intera serie storica delle rilevazioni. Sulla base dell'attuale tasso di riscaldamento il limite di lungo periodo fissato dall'Accordo di Parigi potrebbe essere raggiunto entro la fine di questo decennio, oltre dieci anni prima rispetto alle previsioni formulate al momento della firma;
2) il medesimo rapporto individua tra le cause principali del riscaldamento l'accumulo di gas a effetto serra in atmosfera e segnala che il Mar Mediterraneo ha continuato a registrare anomalie di temperatura superficiale ben superiori alla media, contribuendo a ondate di calore più prolungate, maggiore stress idrico e siccità nella penisola;
3) secondo il Lancet countdown on health and climate change, l'esposizione di bambini e over 65 alle ondate di calore in Europa è aumentata del 254 per cento confrontando il decennio 2015-2024 con il periodo 1991-2000, le allerte sanitarie per caldo estremo sono cresciute del 318 per cento e il 99,6 per cento delle regioni europee monitorate ha registrato un aumento delle morti attribuibili al caldo;
4) nonostante il progressivo aumento della frequenza e dell'intensità degli eventi climatici estremi che hanno interessato il territorio nazionale negli ultimi anni (l'Italia è tra i Paesi più esposti alle conseguenze del cambiamento climatico: la sua collocazione geografica al centro del Mediterraneo la rende un hotspot climatico), con rilevanti conseguenze in termini di vite umane, danni economici, dissesto idrogeologico, perdita di produttività e aggravio della spesa pubblica, l'azione dello Stato continua a risultare prevalentemente orientata alla gestione delle emergenze successive agli eventi calamitosi piuttosto che alla pianificazione preventiva, al rafforzamento della resilienza dei territori e all'attuazione di misure strutturali di adattamento ai cambiamenti climatici;
5) detto approccio sembra spiegarsi con esternazioni profondamente ascientifiche e negazioniste di taluni membri del Governo, che promuovono la disinformazione su un tema cruciale per la stessa sopravvivenza della specie umana;
6) gli effetti del riscaldamento sulla salute sono devastanti e si concentrano principalmente nelle aree urbane per il cosiddetto effetto «isola di calore urbana»: secondo l'Ispra e il Sistema nazionale per la protezione dell'ambiente (Snpa), nei contesti urbani lo scarto di temperatura tra superfici artificiali e aree rurali può superare i 10 °C, con picchi rilevati fino a 11,3 °C, mentre la vegetazione urbana agisce come fattore di mitigazione, con temperature fino a 2,2 °C più basse nei quartieri con copertura arborea superiore al 50 per cento;
7) in Europa, gli edifici sono responsabili del 40 per cento del consumo energetico e del 36 per cento delle emissioni dirette e indirette di gas a effetto serra. In Italia sono presenti 12,4 milioni di edifici residenziali e molti di questi, (oltre il 60 per cento) sono stati costruiti prima del 1976, anno di entrata in vigore della prima legge sul risparmio energetico (legge n. 373 del 1976), e quindi in assenza di criteri di efficienza energetica; ne consegue che oltre la metà delle abitazioni si colloca nelle classi energetiche meno performanti (F e G), con elevati consumi, scarsa protezione dal caldo e dal freddo e un significativo contributo ai consumi energetici e alle emissioni. Il loro efficientamento è fondamentale per mitigare gli effetti del cambiamento climatico, ma tale obiettivo deve perseguirsi scongiurando tensioni sul mercato immobiliare e dell'edilizia, con aumento dei prezzi e impossibilità di trovare materiali;
8) le ondate di calore forti e prolungate stanno creando una nuova povertà definita «cooling poverty»: accanto alla povertà energetica che in Italia riguarda 2,4 milioni di famiglie gli alti costi per il raffrescamento degli edifici che aumentano il consumo medio di elettricità domestica dal 36 per cento fino a punte del 57 per cento in certe condizioni incidono in maniera importante sulle classi sociali più deboli; di conseguenza chi non ha risorse rimane intrappolato in case che non sono state pensate per queste temperature e rendono la vita invivibile soprattutto ad anziani e bambini;
9) il Fondo sociale per il clima è stato istituito per finanziare la riduzione degli effetti sociali della transizione energetica attraverso interventi di efficientamento energetico delle abitazioni, di diffusione delle energie rinnovabili e di promozione della mobilità sostenibile; allo scopo l'Unione europea ha previsto uno strumento dedicato a sostenere le fasce più vulnerabili, che sono anche quelle maggiormente colpite dagli effetti del cambiamento climatico, e ad accompagnarle nel percorso. Il Piano sociale per il clima è quindi lo strumento attraverso cui saranno programmati investimenti per oltre 9 miliardi di euro destinati all'Italia e al momento non è ancora entrato in vigore in attesa di approvazione della Commissione dopo ritardi nella sua presentazione;
10) secondo il Rapporto Snpa «Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici» – edizione 2025 (dati 2024), le nuove superfici artificiali hanno raggiunto quasi 84 km², con un incremento del 16 per cento rispetto all'anno precedente, il valore più alto dell'ultimo decennio, pari alla perdita di circa 10.000 metri quadrati di suolo ogni ora, con conseguente perdita di biodiversità e di servizi ecosistemici oltre che la scarsa resilienza dei territori, e in particolare degli ambiti urbani: la crescente impermeabilizzazione dei suoli amplifica il rischio idraulico e il fenomeno delle isole di calore, mentre interventi di depavimentazione, incremento del verde urbano e diffusione dei sistemi di drenaggio urbano sostenibile (SuDS) consentono di ridurre il deflusso delle acque meteoriche, mitigare le temperature e aumentare la resilienza delle città;
11) il Regolamento (UE) 2024/1991 sul ripristino della natura (Nature restoration law), in vigore dal 18 agosto 2024, impone agli Stati membri, all'articolo 8 dedicato agli ecosistemi urbani, l'obbligo di arrestare la perdita netta di verde urbano entro il 2030 e di incrementare progressivamente, dal 2031, le aree verdi e la copertura arborea nelle aree urbane;
12) l'estate 2024 è stata a livello europeo la più calda mai registrata; secondo lo studio del Barcelona institute for global health (ISGlobal), pubblicato su Nature medicine, in Europa si sono stimati 62.775 decessi correlati al caldo tra il 1° giugno e il 30 settembre 2024, e l'Italia è risultata il Paese con il maggior numero di decessi correlati al caldo, oltre 19.000;
13) sulla medesima estate il sistema di sorveglianza della mortalità giornaliera (Sismg), coordinato dal Ministero della salute e dal Dipartimento di epidemiologia del Ssr della Regione Lazio, ha rilevato nelle città monitorate e nella popolazione anziana un eccesso di mortalità contenuto, pari al +2 per cento, con incrementi più marcati nelle classi di età più anziane durante le ondate di calore di luglio e agosto;
14) nell'estate 2025 sono stati stimati circa 24.400 decessi correlati al caldo, di cui 16.469 — quasi il 70 per cento — attribuibili al riscaldamento globale di origine antropica; l'Italia è risultata il Paese più colpito, con oltre 4.500 decessi attribuibili al cambiamento climatico, e Milano la città europea con il maggior numero di vittime (1.156), seguita da Roma (835), con gli ultrasessantacinquenni a rappresentare circa l'85 per cento dei decessi;
15) nei giorni dell'eccezionale ondata di calore del giugno 2026 il Ministero della salute ha progressivamente innalzato fino a diciotto, su ventisette monitorate, le città contrassegnate dal «bollino rosso» (livello 3, condizioni di emergenza con effetti possibili anche su persone sane); nello stesso periodo si è registrato un incremento di circa il 15 per cento degli accessi ai pronto soccorso, nei giorni di massima allerta, rispetto alla media stagionale;
16) appare dunque particolarmente grave che, mentre la comunità scientifica internazionale descrive il cambiamento climatico come una delle principali minacce per la salute, la sicurezza e l'economia mondiale, autorevoli esponenti della maggioranza continuino ad alimentare una narrazione negazionista e improntata alla minimizzazione o perfino ridicolizzazione del fenomeno, alla delegittimazione delle evidenze scientifiche e alla contrapposizione ideologica tra tutela dell'ambiente e sviluppo economico, contribuendo così a ritardare la diffusione di una piena consapevolezza pubblica e l'adozione delle necessarie misure di adattamento;
17) la crisi climatica non può essere affrontata come terreno di contrapposizione ideologica né utilizzata quale strumento di polarizzazione politica, poiché le evidenze scientifiche costituiscono il presupposto imprescindibile per l'elaborazione delle politiche pubbliche; sostituire il confronto sui dati con narrazioni ideologiche o semplificazioni comunicative rischia di indebolire la fiducia dei cittadini nella scienza e nelle istituzioni, compromettendo la capacità del Paese di affrontare una delle principali sfide sanitarie, ambientali ed economiche del nostro tempo;
18) il Governo continua a sottovalutare, inoltre, le drammatiche conseguenze della siccità, che ormai da anni sta colpendo il nostro Paese, arrecando ingenti danni al sistema agricolo e produttivo, alla quale si affianca con la medesima causa il fenomeno delle piogge torrenziali che provocano inondazioni e frane: l'unità di missione «Italia Sicura», aveva tra le proprie funzioni i compiti di mitigare i rischi derivanti dalle carenze idriche e del dissesto idrogeologico, destinati entrambi ad aggravarsi in considerazione delle elevate temperature e dall'incremento dei prelievi d'acqua a uso idropotabile e irriguo, quindi, provvedendo ad una manutenzione costante dei letti dei corsi d'acqua e degli invasi, insieme ad un continuo monitoraggio di corsi d'acqua, fiumi, laghi, ghiacciai e di tutte le acque interne e a investimenti concreti sugli impianti di desalinizzazione;
19) il 17 maggio 2026 la Pan-European commission on climate and health, organismo indipendente convocato dall'Ufficio regionale per l'Europa dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), ha presentato il rapporto Call to action, evidenziando come la crisi climatica stia già incidendo simultaneamente su salute, alimentazione, risorse idriche, energia e sicurezza nazionale, e chiedendo ai Governi di integrare il clima nelle decisioni di sanità, difesa, energia e finanza, trattandolo come una minaccia presente e non come un rischio futuro;
20) secondo la medesima Commissione, la regione europea è quella che si riscalda più rapidamente al mondo, con temperature che aumentano a una velocità più che doppia rispetto alla media globale, e il tempo per evitare danni irreversibili si sta rapidamente esaurendo; i combustibili fossili sono indicati quale fattore comune della crisi climatica, dell'inquinamento atmosferico e della vulnerabilità energetica ed economica dei Paesi;
21) il documento Call to action formula 17 raccomandazioni rivolte all'Oms e ai Governi dei 53 Paesi della regione europea dell'Oms, articolate in quattro ambiti prioritari: trattare il cambiamento climatico come una minaccia alla sicurezza sanitaria, trasformare i sistemi sanitari rendendoli più resilienti e a minori emissioni, rafforzare l'azione locale e riformare i modelli economici e finanziari che alimentano la crisi climatica;
22) secondo il direttore dell'Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus «L'Europa s'infuoca a ritmo doppio rispetto al resto del pianeta: case, luoghi di lavoro e scuole non sono costruite per queste temperature. In pochi giorni sono stati registrati più di 1.300 decessi supplementari legati alle alte temperature in Europa». Tuttavia queste cifre potrebbero essere anche maggiori. Secondo il London school of hygiene & tropical medicine «si stima che le vittime saranno attorno alle diverse migliaia in Europa». La scorsa settimana il ministero della Salute francese aveva calcolato «circa mille decessi supplementari dal 24 giugno» con un aumento del 40 per cento dei decessi in casa, soprattutto di persone con più di 65 anni;
23) i lavoratori che operano all'aperto, in particolare nei settori dell'edilizia e dell'agricoltura, sono tra i soggetti più esposti agli effetti delle ondate di calore; a fronte dell'assenza di una disciplina nazionale organica sul rischio termico, la tutela è oggi affidata a un quadro frammentario, costituito da ordinanze regionali eterogenee — che vietano il lavoro all'aperto nelle ore più calde, di norma dalle 12:30 alle 16:00, nei giorni di rischio elevato — dagli obblighi generali di valutazione dei rischi posti in capo al datore di lavoro dal decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, e dal ricorso alla cassa integrazione per eventi meteorologici;
24) con riferimento alla riduzione delle emissioni, il Green deal europeo, avviato nel 2019 quale strategia per la neutralità climatica al 2050, ha generato un'architettura normativa che, nella sua applicazione, ha fatto emergere crescenti criticità sul piano della sostenibilità economica e sociale: gli oneri di adeguamento e i costi dell'energia connessi alla transizione hanno inciso sulla competitività del sistema industriale europeo, in un contesto in cui le imprese dell'Unione affrontano prezzi dell'elettricità da due a tre volte superiori e prezzi del gas naturale da quattro a cinque volte superiori a quelli dei concorrenti statunitensi;
25) tuttavia la necessaria revisione degli strumenti europei non può tradursi in un arretramento degli obiettivi climatici né essere utilizzata quale giustificazione per rinviare gli investimenti nella resilienza dei territori, nella prevenzione del rischio e nella tutela della salute pubblica;
26) il rapporto sul futuro della competitività europea presentato il 9 settembre 2024 da Mario Draghi, su incarico della Commissione europea, ha individuato nella decarbonizzazione una delle tre direttrici strategiche dell'Unione, accanto a innovazione e sicurezza, raccomandando un «piano comune per la decarbonizzazione e la competitività»; il rapporto stima in 750-800 miliardi di euro all'anno (pari a circa il 4,4-4,7 per cento del Pil dell'Unione) il fabbisogno di investimenti aggiuntivi, pubblici e privati, necessari a conseguire gli obiettivi, segnalando come i prezzi dell'energia per le imprese europee restino superiori a quelli dei principali concorrenti e come una transizione non coordinata rischi di pesare sulla competitività e sulla crescita;
27) a partire dal 2025 l'Unione ha avviato una fase di revisione e semplificazione: con i pacchetti Omnibus (a partire dal 26 febbraio 2025) sono stati ridotti e rinviati gli obblighi di rendicontazione di sostenibilità e dovuta diligenza delle imprese, mentre il nuovo obiettivo 2040 incorpora margini di flessibilità — tra cui l'utilizzo, a partire dal 2036, di crediti internazionali di alta qualità fino al 5 per cento e il ricorso agli assorbimenti di carbonio — e il rinvio al 2028 del sistema di scambio di quote Ets2;
28) il quadro della cooperazione internazionale sul contrasto al cambiamento climatico si sta sempre più deteriorando: il 20 gennaio 2025 gli Stati Uniti hanno avviato, con l'ordine esecutivo Putting America first in international environmental agreements, il ritiro dall'Accordo di Parigi, divenuto efficace decorso un anno; con successivo memorandum presidenziale del 7 gennaio 2026 gli Stati Uniti hanno annunciato il ritiro dalla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Unfccc), dall'Intergovernmental panel on climate change (Ipcc) e da numerose altre organizzazioni internazionali, con cessazione dei relativi finanziamenti;
29) l'Ipcc costituisce il principale organismo scientifico internazionale che fornisce ai decisori politici la base conoscitiva sul cambiamento climatico; il disimpegno e il taglio dei finanziamenti del principale emettitore storico di gas serra rischiano di privarlo di dati, risorse e collaborazione scientifica; la Commissione europea ha definito tali decisioni un segnale negativo per l'azione globale e ha confermato l'impegno dell'Unione a mantenere la rotta verso la neutralità climatica al 2050,
impegna il Governo:
1) a rafforzare il Sistema operativo nazionale di previsione e prevenzione degli effetti del caldo sulla salute, estendendone progressivamente la copertura oltre le attuali 27 città e potenziando i sistemi di sorveglianza Hhwws e Sismg e la presa in carico dei soggetti più fragili — anziani, malati cronici, bambini e donne in gravidanza — nonché dei lavoratori esposti;
2) ad adottare iniziative di competenza volte a istituire, d'intesa con le regioni e gli enti locali, sistemi locali di preallarme per le ondate di calore omogenei sul territorio nazionale, raccordati al Sistema operativo nazionale di previsione e prevenzione degli effetti del caldo sulla salute, potenziando la continuità assistenziale e la presa in carico domiciliare di anziani, malati cronici e persone fragili nelle giornate a maggior rischio;
3) ad aggiornare, d'intesa con le regioni, i protocolli di sorveglianza sanitaria affinché nei decessi correlati alle alte temperature sia registrata anche l'eventuale concomitanza con patologie preesistenti, così da disporre di una base dati attendibile su cui calibrare le misure di prevenzione;
4) ad assumere iniziative di competenza volte a potenziare le reti territoriali di protezione socio-sanitaria, anche mediante équipe mobili di prossimità attive nei periodi di emergenza climatica, dedicate all'assistenza dei soggetti più esposti e privi di adeguata rete familiare;
5) a sostenere campagne informative capillari, anche attraverso i mezzi di comunicazione e le piattaforme digitali, che integrino dati meteorologici, sanitari e demografici e diffondano indicazioni comportamentali per ridurre l'esposizione al rischio nelle fasi di caldo intenso, con messaggi calibrati sulle categorie più vulnerabili;
6) a promuovere una campagna di informazione pubblica che evidenzi alla comunità l'impatto dell'inquinamento sull'ambiente e sul clima, suggerendo comportamenti e buone pratiche a minore o nullo impatto ambientale, sia con riferimento alla quotidianità, che alla mobilità e all'alimentazione;
7) ad assumere ogni iniziativa affinché la comunicazione istituzionale del Governo e delle amministrazioni pubbliche in materia di cambiamenti climatici sia improntata al pieno rispetto delle evidenze scientifiche elaborate dagli organismi nazionali e internazionali competenti, promuovendo una corretta informazione dei cittadini sui rischi della crisi climatica e contrastando la diffusione di narrazioni che ne minimizzino gli effetti o ne compromettano la percezione quale minaccia per la salute, la sicurezza e l'economia del Paese;
8) a rafforzare le politiche di prevenzione e adattamento ai cambiamenti climatici, promuovendo, anche attraverso specifiche misure di sostegno agli enti locali, interventi di depavimentazione, incremento del verde urbano e diffusione dei sistemi di drenaggio urbano sostenibile (SuDS), al fine di ridurre il rischio idraulico, mitigare le isole di calore e migliorare la resilienza dei territori;
9) ad assumere iniziative volte a sostenere gli enti locali nella realizzazione e nella messa in rete di «isole del fresco», costituite da spazi pubblici climatizzati o naturalmente mitigati, accessibili in particolare alle persone più vulnerabili durante le ondate di calore, promuovendone la diffusione, l'adeguata informazione ai cittadini e l'integrazione nei piani comunali di protezione civile e di adattamento climatico;
10) a prevedere un piano organico e adeguatamente finanziato di riqualificazione energetica del patrimonio di edilizia residenziale pubblica, che destini risorse aggiuntive e stabili — anche mediante l'utilizzo coordinato dei fondi europei e nazionali e del Fondo sociale per il clima — al miglioramento delle prestazioni energetiche degli alloggi popolari più vetusti ed energivori, con priorità agli interventi capaci di ridurre la spesa energetica delle famiglie più vulnerabili e di garantirne la protezione dal caldo e dal freddo;
11) a sostenere, nelle sedi europee, una revisione del Green deal e del traguardo climatico 2040 che tenga insieme la sostenibilità ambientale, la competitività del sistema produttivo e l'equità sociale della transizione, vigilando affinché le misure di semplificazione e i meccanismi di flessibilità non ne compromettano l'ambizione e l'efficacia, e valorizzando pienamente il Fondo sociale per il clima a tutela delle famiglie e dei soggetti più vulnerabili;
12) a ribadire, nelle sedi internazionali ed europee, il pieno sostegno dell'Italia all'Accordo di Parigi, alla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici e al lavoro dell'Ipcc, sostenendo la continuità del finanziamento e della collaborazione scientifica internazionale a fronte del disimpegno di altri Stati;
13) ad assumere iniziative al fine di elaborare e attuare un piano di investimenti infrastrutturali volti a contrastare gli effetti del cambiamento climatico, inclusa la siccità, attraverso la semplificazione e l'incentivazione alla realizzazione di impianti di desalinizzazione, di infrastrutture idriche e invasi, di fonti di energia rinnovabili e la riattivazione dell'unità di missione «Italia sicura», con le funzioni e prerogative originariamente previste e coordinate al nuovo quadro istituzionale, per realizzare interventi di messa in sicurezza e prevenzione del rischio idrogeologico;
14) a favorire, per quanto di competenza, un efficientamento energetico degli immobili finalizzato a mitigare gli effetti del cambiamento climatico sulla salute, elaborando, anche attraverso l'interlocuzione con le istituzioni europee, un piano di politica industriale per l'edilizia (Edilizia 4.0) che realizzi un sistema normativo e di agevolazione coerente e immune da ulteriori frodi o rischi di criticità sul piano del mercato del credito, volto ad accompagnare la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio salvaguardando tanto i privati quanto le imprese;
15) ad adottare iniziative normative volte a introdurre una disciplina nazionale organica per la tutela dei lavoratori esposti al rischio da calore, che superi l'attuale frammentazione delle ordinanze regionali definendo criteri omogenei di allerta e di sospensione delle attività nelle giornate a maggior rischio, anche valorizzando il sistema previsionale Worklimate di Inail e Cnr, e che garantisca adeguate tutele del reddito per i lavoratori interessati;
16) a garantire la massima trasparenza nell'attuazione del Piano sociale per il clima, assicurando la pubblicazione della versione definitiva, il coinvolgimento del Parlamento e delle parti interessate, il monitoraggio periodico dei risultati e una particolare attenzione alle aree montane, interne e ai territori maggiormente esposti agli effetti economici della transizione energetica.
(1-00593) «Boschi, Gadda, Faraone, Del Barba, Bonifazi, Giachetti, Madia».
(3 luglio 2026)
La Camera,
premesso che:
1) il sesto rapporto di valutazione del Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (Ipcc Ar6 – Working group I) ha affermato che «l'influenza umana sul sistema climatico è ora un fatto acclarato» e che «è inequivocabile che l'influenza umana ha riscaldato l'atmosfera, gli oceani e la terraferma»;
2) tale posizione riflette un consenso scientifico consolidato sulla natura prevalentemente antropica del processo di riscaldamento globale in corso, dovuta alle emissioni di gas serra derivanti dalla combustione di fonti fossili, dai cambiamenti nell'uso del suolo, dalla deforestazione e dagli allevamenti intensivi;
3) lo stesso rapporto documenta che «molti dei cambiamenti dovuti alle emissioni passate e future di gas serra sono irreversibili per secoli e millenni, in particolare i cambiamenti dell'oceano, delle calotte glaciali e del livello globale del mare» (Summary for policymakers, punto B.5);
4) l'inerzia del sistema climatico e del ciclo del carbonio, infatti, è tale che, anche azzerando integralmente le emissioni antropiche di anidride carbonica, la temperatura globale resterebbe pressoché costante per molti secoli e il livello del mare continuerebbe a crescere per migliaia di anni, in ragione della lunghissima permanenza in atmosfera dell'anidride carbonica già emessa e della propagazione dell'energia in eccesso negli oceani profondi (Ar6 Working group I, Technical summary, «Committed change, long-term commitment»);
5) la Commissione europea, l'Agenzia europea dell'ambiente e l'Organizzazione meteorologica mondiale hanno recepito e confermato tale valutazione, indicando che il pianeta è già «impegnato» a subire ulteriori impatti climatici, a prescindere dalla velocità con cui saranno raggiunti gli obiettivi di neutralità carbonica fissati dall'Accordo di Parigi;
6) l'utilizzo di condizionatori e ventilatori elettrici assorbe già circa un quinto del consumo totale di elettricità negli edifici di tutto il mondo, cioè il 10 per cento del consumo globale di elettricità odierno, e si prevede che la domanda globale di energia derivante dai condizionatori d'aria triplicherà entro il 2050 (https://www.iea.org/news/air-conditioning-use-emerges-as-one-of-the-key-drivers-of-global-electricity-demand-growth);
7) la «Carta internazionale di Roma su salute e cambiamenti climatici», sottoscritta il 5 dicembre 2018 presso l'Istituto superiore di sanità da 500 ricercatori provenienti da 27 Paesi in occasione del 1° Scientific symposium on health and climate change, ha affermato che «gli effetti dei cambiamenti climatici sulla salute, diretti e indiretti, vanno affrontati immediatamente» e che «i prossimi vent'anni saranno decisivi per la salute del genere umano e del pianeta»;
8) la Carta di Roma sottolineava otto anni fa che i cambiamenti climatici uccidono già su larga scala e colpiranno sempre più i bambini e le persone più fragili, chiamando in causa una serie strutturata di azioni articolate in aree tematiche e destinate a informare i responsabili politici e tutti i portatori di interesse;
9) la stessa Carta evidenziava che i cambiamenti climatici agiscono come «moltiplicatore di fattori di stress e acceleratore di conflitti e frammentazioni sociali» e che l'adattamento deve essere accompagnato da forti misure di mitigazione, in un approccio integrato «One health» che riconosca l'interdipendenza tra salute umana, salute animale e salute degli ecosistemi,
10) alla luce dell'irreversibilità almeno secolare del fenomeno del riscaldamento globale attestata dall'Ipcc e dell'inerzia del sistema climatico che assorbirà solo nel lungo periodo gli effetti delle politiche di decarbonizzazione, la mitigazione delle emissioni — pur restando obiettivo di primaria importanza — deve essere accompagnata, come prima emergenza operativa, da un piano organico di adattamento e riduzione degli impatti già in atto o attesi nei prossimi decenni, che richiede investimenti ingentissimi, i quali a maggior ragione impongono per la decarbonizzazione la scelta delle tecnologie più efficaci ed efficienti sotto il profilo dei costi complessivi,
impegna il Governo:
1) ad assumere iniziative di competenza urgenti, con particolare riferimento ai seguenti profili:
a) innalzamento del livello del mare ed erosione delle coste, con protezione delle aree urbane costiere, delle infrastrutture portuali e degli ecosistemi lagunari;
b) siccità e desertificazione, soprattutto nel Mezzogiorno e nelle Isole, con investimenti su invasi, reti idriche, riuso delle acque reflue, dissalatori e agricoltura resiliente;
c) eventi meteorologici estremi (alluvioni lampo, nubifragi, grandinate, uragani mediterranei), con manutenzione del reticolo idraulico minore, realizzazione di sistemi urbani di accumulo e assorbimento dei picchi di precipitazione («città spugna»), delocalizzazione degli insediamenti a rischio, sistemi di allerta precoce e riforma del sistema di protezione civile;
d) riduzione dei ghiacciai alpini e appenninici e crisi delle risorse idriche di montagna, con revisione della gestione idroelettrica e turistica di alta quota;
e) acidificazione e riscaldamento dei mari, con impatti su pesca, molluschicoltura e servizi ecosistemici marini;
f) sicurezza alimentare e resilienza delle filiere agroalimentari, con adattamento colturale, assicurazioni pubbliche contro le calamità;
2) ad assumere iniziative di competenza volte a dare piena attuazione, come priorità sanitaria nazionale, alle azioni e alle raccomandazioni della «Carta internazionale di Roma su salute e cambiamenti climatici», in stretto raccordo con l'Istituto superiore di sanità, le regioni e gli enti del Servizio sanitario nazionale, con particolare riferimento ai seguenti ambiti di intervento:
a) eventi termici estremi e ondate di calore: rafforzamento del sistema di sorveglianza dell'Istituto superiore di sanità, dei piani comunali e regionali, climatizzazione di scuole, residenze sanitarie assistenziali, ospedali, luoghi di lavoro e alloggi di edilizia residenziale pubblica, con priorità agli anziani, ai bambini, alle persone con patologie croniche e alle categorie fragili;
b) malattie trasmissibili emergenti: rafforzamento della sorveglianza epidemiologica intersettoriale sulle infezioni umane e sui vettori, con particolare attenzione alle patologie a trasmissione vettoriale, idrica e alimentare, in attuazione dell'area tematica «Malattie trasmissibili e cambiamenti climatici» della Carta di Roma;
c) zoonosi e approccio «One health»: integrazione intersettoriale tra sanità umana, sanità veterinaria, sicurezza alimentare e tutela degli ecosistemi, per la prevenzione delle patologie di origine animale amplificate dai mutamenti climatici;
d) malattie croniche non trasmissibili – patologie cardiovascolari e respiratorie in particolare – attraverso il contrasto del «circolo vizioso instauratosi tra cambiamenti climatici e qualità dell'aria» richiamato dalla Carta di Roma nell'area tematica «Salute globale e cambiamenti climatici»;
e) salute dei bambini: promozione dei parchi e delle aree protette come fonte di salute e benessere, con iniziative di riconnessione dei minori alla natura, in attuazione dell'area tematica «Cambiamenti climatici e salute dei bambini» della Carta di Roma;
f) salute mentale e resilienza psicosociale: monitoraggio della fragilità e della resilienza a livello mentale e psicosociale, con programmi di prevenzione dell'eco-ansia, dei disturbi post-traumatici da eventi estremi e dello stress da sfollamento;
g) igiene e sicurezza dell'acqua: sviluppo di un approccio olistico basato sui piani di sicurezza dell'acqua (water safety plans) e sui piani di sicurezza sanitaria raccomandati dall'Organizzazione mondiale della sanità e dal Protocollo acqua e salute Unece/Oms Europa, con adattamento delle reti idriche e sanitarie ai nuovi scenari climatici;
h) spazi verdi e blu urbani: promozione dell'accesso e della gestione partecipata di parchi, foreste urbane, corsi d'acqua e aree costiere quali strumenti di tutela della salute fisica e mentale delle popolazioni, in particolare per contrastare le disuguaglianze socioeconomiche di accesso alla salute;
i) città più salubri: identificazione e presa in carico delle popolazioni vulnerabili (bambini, anziani, donne in gravidanza, pazienti cronici), coinvolgimento della società civile e promozione dell'educazione dei cittadini sugli effetti del cambiamento climatico sulla salute;
l) sicurezza alimentare e nutrizionale: adozione di approcci olistici di tipo «One health» alla resilienza delle filiere agroalimentari, tutelando l'accesso a diete sostenibili e riducendo la vulnerabilità delle produzioni locali;
m) rafforzamento della resilienza dei presidi ospedalieri agli eventi estremi e inserimento nei percorsi formativi del personale sanitario e sociosanitario di specifici moduli sulle conseguenze cliniche dei cambiamenti climatici;
n) tutela delle categorie più esposte — donne in gravidanza, primi 1.000 giorni di vita, minori, anziani, disabili, migranti, persone in condizione di povertà — nel quadro dell'approccio «One health» e della strategia della planetary health;
3) ad adottare iniziative di competenza volte a garantire che la programmazione sanitaria nazionale, i livelli essenziali di assistenza, i piani nazionali della prevenzione e la formazione universitaria e continua del personale sanitario e sociosanitario incorporino stabilmente il fattore climatico come determinante dello stato di salute della popolazione;
4) a promuovere, per quanto di competenza, in ogni sede europea e internazionale un trasferimento consapevole, responsabile ed efficace dei dati scientifici sul cambiamento climatico e sui suoi effetti sanitari, in coerenza con le «Raccomandazioni dei portatori d'interesse» della Carta di Roma;
5) a promuovere politiche di adattamento del sistema energetico, con investimenti massicci nella generazione attraverso un mix ottimale di fonti a bassa emissioni, che deve necessariamente includere una quota significativa di energia nucleare, nella trasmissione (rifacimento di dorsali e cabine primarie), nella distribuzione (potenziamento delle cabine secondarie nei quartieri residenziali) e nella resilienza delle reti a ondate di calore, incendi, alluvioni ed eventi estremi, per evitare blackout diffusi proprio durante le fasi di massimo stress termico sulla popolazione.
(1-00594) «Ruffino, Richetti, Bonetti, Onori, Benzoni, D'Alessio, Grippo, Sottanelli, Pastorella, Rosato».
(7 luglio 2026)
La Camera,
premesso che:
1) i cambiamenti climatici incidono in misura crescente anche sulla tutela della salute pubblica, in particolare attraverso l'aumento della frequenza e dell'intensità delle ondate di calore, degli eventi meteorologici estremi, dei periodi di siccità e dei fenomeni alluvionali;
2) le ondate di calore rappresentano un fenomeno sempre più frequente e intenso che interessa numerose aree del territorio nazionale, in particolare i grandi centri urbani, determinando effetti significativi sulla salute pubblica, soprattutto per gli anziani, le persone fragili e i soggetti affetti da patologie croniche;
3) secondo il Sixth assessment report dell'Ipcc (2023), l'aumento della frequenza e dell'intensità delle ondate di calore costituisce un fattore di rischio rilevante per la salute pubblica e richiede un rafforzamento degli strumenti di prevenzione e adattamento, in particolare nei territori maggiormente esposti;
4) i dati scientifici e sanitari disponibili evidenziano come l'esposizione prolungata a temperature elevate possa aggravare condizioni patologiche preesistenti, aumentare il rischio di disidratazione, colpi di calore, eventi cardiovascolari e respiratori e incidere negativamente sulla qualità della vita dei cittadini;
5) l'Italia, per la propria collocazione geografica nel bacino del Mediterraneo e per le caratteristiche demografiche della popolazione, risulta particolarmente esposta agli effetti delle ondate di calore, con una crescente necessità di rafforzare gli strumenti di prevenzione e adattamento;
6) la popolazione italiana è caratterizzata da un progressivo invecchiamento e da un aumento della prevalenza delle patologie croniche, fattori che rendono necessario sviluppare strategie sempre più efficaci di tutela sanitaria e assistenziale durante i periodi di maggiore rischio climatico;
7) l'Organizzazione mondiale della sanità evidenzia da tempo la necessità di affrontare gli effetti del cambiamento climatico sulla salute attraverso politiche integrate, con particolare attenzione alle persone e ai territori più vulnerabili;
8) la Dichiarazione di Ostrava della Sesta conferenza interministeriale ambiente e salute (Organizzazione mondiale della sanità 2017) ha indicato i punti cruciali su cui deve svilupparsi la Strategia ambiente e salute per i prossimi anni, in linea con gli obiettivi dell'Agenda 2030 e con l'Accordo sul clima di Parigi: il degrado ambientale, l'inquinamento indoor e outdoor, il cambiamento climatico, l'esposizione indoor e outdoor a prodotti chimici pericolosi, la qualità e sicurezza delle acque potabili, i siti contaminati, i rifiuti e la destabilizzazione degli ecosistemi che aggravano le diseguaglianze sociali; la necessità di sviluppare azioni di sistema, intersettoriali, che mettano al centro la prevenzione, ponendo la massima attenzione ai settori più svantaggiati;
9) altrettanto importante è la condivisione delle responsabilità con tutti i livelli di governo, da quello internazionale e nazionale a quelli locali, coinvolgendo i cittadini e i portatori di interesse con azioni estese sul territorio, dentro e fuori i propri confini e proiettate su scale temporali lunghe;
10) in questa ottica la Strategia nazionale per la biodiversità riconosce il valore dell'approccio One health, promuovendo una visione sistemica della salute, multidisciplinare e transdisciplinare, per affrontare i rischi potenziali o esistenti che hanno origine all'interfaccia tra la salute umana, quella degli ecosistemi e degli ambienti antropizzati;
11) in tale contesto è fondamentale che le strutture sanitarie evolvano per diventare «climate-smart»: energeticamente efficienti, resilienti agli eventi estremi e integrate con sistemi di sorveglianza ambientale. Parallelamente, la formazione dei professionisti dovrà includere specifiche competenze in ambito ambientale;
12) nel contesto della Presidenza italiana del G7 del 2017 è stato definito il Country profile Italy, che fornisce dati e scenari su cambiamenti climatici e salute negli ambiti d'impatto più rilevanti per il nostro Paese, evidenziando l'opportunità di coordinare le azioni di prevenzione con le politiche nazionali di mitigazione e adattamento;
13) il Piano nazionale della prevenzione 2026-2031, al fine di facilitare il superamento delle criticità tecnico-scientifiche e di governance a livello nazionale e regionale, in linea con gli orientamenti europei e internazionali e tenendo conto degli orientamenti produttivi finalizzati alla riduzione dell'impatto ambientale, nonché dei nuovi livelli essenziali di assistenza e in continuità con il Piano nazionale della prevenzione 2020-2025, propone una strategia intersettoriale e integrata, finalizzata a realizzare sinergie tra i servizi sanitari, preposti alla salute umana e a quella animale, e quelli preposti alla tutela ambientale per potenziare l'approccio One health, con l'obiettivo di ridurre le malattie e le morti premature evitabili correlate all'impatto ambientale di pratiche produttive, tutelando la salute e il benessere delle persone e degli animali;
14) il Piano nazionale della prevenzione 2026-2031, in continuità con il Piano nazionale della prevenzione 2020-2025, integra pienamente il Piano nazionale per la prevenzione degli effetti del caldo sulla salute, confermato e rafforzato dal Governo Meloni, nell'ambito del quale sono assicurati il monitoraggio delle ondate di calore nelle principali città italiane, la pubblicazione dei bollettini di allerta, il monitoraggio degli effetti sanitari correlati alle elevate temperature e specifiche campagne informative rivolte ai cittadini e agli operatori sanitari;
15) il Ministero della Salute, in collaborazione con l'Istituto superiore di sanità, il Dipartimento di protezione civile, le regioni e le aziende sanitarie, promuove attività di prevenzione e sensibilizzazione finalizzate a ridurre i rischi sanitari derivanti dall'esposizione alle alte temperature;
16) il Governo ha, altresì, promosso misure volte al rafforzamento della resilienza dei territori, alla tutela dell'ambiente, alla rigenerazione urbana e all'utilizzo efficiente delle risorse disponibili a legislazione vigente, anche attraverso interventi destinati all'efficientamento energetico, alla riqualificazione del patrimonio pubblico e all'incremento della sostenibilità urbana;
17) altrettanto importante è, infatti, l'esigenza di cambiare l'approccio alla programmazione delle nostre città, che rappresentano le aree più vulnerabili, più a rischio, del nostro Paese;
18) la stessa normativa (legge 14 gennaio 2013, n. 10) e gli indirizzi tecnici (Cam verde pubblico), strategici e pianificatori ai vari livelli (Strategia nazionale per la biodiversità, Strategia nazionale del verde urbano ed altri) sottolineano il valore degli ecosistemi urbani e promuovono politiche di tutela e incremento degli spazi verdi e della copertura arborea per città più sane, vivibili e resilienti;
19) il Comitato per lo sviluppo del verde pubblico, istituito presso il Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica ai sensi dell'articolo 3 della legge 14 gennaio 2013, n. 10, svolge funzioni di supporto e indirizzo in materia di verde pubblico e può contribuire alla diffusione di buone pratiche per città più sane, vivibili e resilienti;
20) nell'ambito degli strumenti vigenti sono state promosse misure in materia di mobilità sostenibile, efficienza energetica e sostenibilità del patrimonio pubblico e privato;
21) il Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica, anche attraverso gli strumenti di programmazione in materia di dissesto idrogeologico e adattamento climatico, concorre alla definizione di indirizzi volti a rafforzare la resilienza dei territori e dei centri urbani agli eventi meteorologici estremi;
22) questo tipo di lavoro deve procedere di pari passo con un'assunzione di consapevolezza da parte delle amministrazioni locali in materia di programmazione del territorio;
23) particolare attenzione deve, poi, essere riservata ai lavoratori maggiormente esposti alle alte temperature, garantendo adeguate condizioni di sicurezza nei luoghi di lavoro e promuovendo strumenti di prevenzione coerenti con l'evoluzione delle condizioni climatiche;
24) appare necessario proseguire e rafforzare le politiche di prevenzione sanitaria, protezione civile e adattamento climatico, favorendo il coordinamento tra Stato, regioni ed enti locali e valorizzando le migliori pratiche già presenti sul territorio nazionale,
impegna il Governo:
1) a proseguire nel rafforzamento del Sistema nazionale di previsione allarme e ad aggiornare costantemente il Piano nazionale per la prevenzione degli effetti del caldo sulla salute, ampliando progressivamente il monitoraggio e le attività di prevenzione nei territori maggiormente esposti ai rischi derivanti dalle elevate temperature;
2) a promuovere, d'intesa con le regioni e gli enti locali, l'adozione e l'aggiornamento dei piani territoriali di prevenzione e assistenza in occasione delle ondate di calore, con particolare attenzione agli anziani, ai soggetti fragili, alle persone non autosufficienti e ai malati cronici;
3) a sostenere, per quanto di competenza, la completa attuazione dei modelli di medicina territoriale e i servizi socio-sanitari di prossimità previsti dal decreto ministeriale n. 77 del 2022, al fine di garantire interventi tempestivi a favore delle categorie maggiormente vulnerabili durante i periodi di emergenza climatica;
4) a favorire iniziative volte a migliorare la raccolta e l'analisi dei dati relativi agli effetti sanitari delle elevate temperature, al fine di orientare in maniera sempre più efficace le politiche pubbliche di prevenzione;
5) a promuovere, per quanto di competenza e nell'ambito delle risorse disponibili a legislazione vigente, l'integrazione dei criteri di adattamento ai cambiamenti climatici negli strumenti di programmazione ambientale attuali, con particolare riferimento agli interventi di rigenerazione urbana, incremento del verde pubblico, forestazione urbana, recupero delle aree degradate, anche valorizzando gli indirizzi del Comitato per lo sviluppo del verde pubblico di cui all'articolo 3 della legge 14 gennaio 2013, n. 10, nonché il miglioramento dell'efficienza energetica degli edifici pubblici, con particolare riferimento alle scuole e alle strutture sanitarie e socioassistenziali;
6) a promuovere misure finalizzate alla tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori esposti a condizioni climatiche particolarmente gravose, nel rispetto delle competenze delle parti sociali e della normativa vigente;
7) a favorire, per quanto di competenza, il coordinamento tra amministrazioni centrali, regioni, enti locali, Ispra e Sistema nazionale per la protezione dell'ambiente e sistema nazionale della protezione civile per migliorare la capacità di risposta agli eventi climatici estremi e rafforzare la resilienza delle comunità;
8) a sostenere, nell'ambito dei programmi di ricerca corrente e finalizzata, la ricerca scientifica e l'innovazione tecnologica finalizzate alla prevenzione dei rischi sanitari connessi alle ondate di calore e, per quanto di competenza e nell'ambito delle risorse disponibili a legislazione vigente, all'adattamento dei territori ai cambiamenti climatici;
9) a fornire periodicamente elementi alle competenti Commissioni parlamentari sugli effetti delle misure adottate e sui risultati conseguiti nell'ambito delle politiche di prevenzione e contrasto degli effetti delle ondate di calore sulla salute pubblica;
10) a promuovere, per quanto di competenza, in sinergia con gli enti territoriali e nell'ambito degli strumenti di pianificazione e programmazione vigenti, un ripensamento dell'organizzazione delle città e della programmazione dei territori, al fine di renderli resilienti ai cambiamenti climatici, nell'ottica della crescita delle smart cities e in coerenza anche con quanto previsto dagli obiettivi di sviluppo sostenibile dell'Agenda 2030.
(1-00595) «Vietri, Zinzi, Bagnasco, Semenzato, Mattia, Loizzo, Benigni, Ciancitto, Montemagni, Cappellacci, Ciocchetti, Giagoni, Patriarca, Gabellone, Pizzimenti, Lancellotta, Maccari, Morgante, Rosso, Schifone, Benvenuti Gostoli, Caiata, Iaia, Lampis, Milani, Fabrizio Rossi, Rotelli, Zucconi».
(7 luglio 2026)
La Camera,
premesso che:
1) l'articolo 9 della Costituzione, come modificato dalla legge costituzionale 11 febbraio 2022, n. 1, attribuisce alla Repubblica, nel suo insieme, la tutela dell'ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi, anche nell'interesse delle future generazioni, mentre l'articolo 44 prevede specifici interventi a favore delle zone montane;
2) le montagne italiane costituiscono un'infrastruttura naturale strategica della Repubblica, dalla cui integrità dipendono la sicurezza idrogeologica, la disponibilità della risorsa idrica, la produzione di energia idroelettrica, la competitività dell'agricoltura e dell'industria, la tutela della biodiversità, la resilienza delle infrastrutture e la permanenza delle comunità residenti nelle aree interne;
3) in particolare, l'arco alpino italiano rappresenta uno dei principali sistemi ambientali europei, caratterizzato da un elevato valore naturalistico, paesaggistico, economico e culturale, oltre a svolgere un ruolo determinante nella regolazione del ciclo idrologico nazionale, nella ricarica delle falde, nell'alimentazione dei principali bacini idrografici e nella mitigazione dei rischi naturali;
4) la progressiva evoluzione delle condizioni climatiche osservata negli ultimi decenni determina effetti particolarmente rilevanti negli ecosistemi montani, che risultano maggiormente vulnerabili all'incremento delle temperature, alla riduzione della durata del manto nevoso, all'arretramento dei ghiacciai, tra i più sensibili indicatori del cambiamento climatico, alla degradazione del permafrost, alla maggiore frequenza di precipitazioni estreme e ai periodi prolungati di siccità, con conseguenze dirette sulla sicurezza dei cittadini, sulla stabilità dei versanti, sui rischi idrogeologici e sulla disponibilità della risorsa idrica;
5) il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici, approvato con decreto del Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica del 21 dicembre 2023, individua il territorio italiano quale area particolarmente vulnerabile agli effetti dei cambiamenti climatici e riconosce nelle regioni alpine uno degli ambiti prioritari per l'attuazione delle politiche di adattamento, evidenziando come l'aumento delle temperature medie, il ritiro della criosfera e l'incremento degli eventi meteorologici estremi richiedano un rafforzamento delle azioni di prevenzione, monitoraggio e pianificazione territoriale;
6) il Piano nazionale integrato energia e clima riconosce che la resilienza climatica delle infrastrutture, la sicurezza della risorsa idrica e la capacità di adattamento dei territori costituiscono condizioni indispensabili per garantire la sicurezza energetica nazionale, la competitività del sistema produttivo e la continuità dei servizi essenziali;
7) i rapporti scientifici elaborati da Ispra, dal Sistema nazionale per la protezione dell'ambiente, dal servizio Copernicus sui cambiamenti climatici, dall'Agenzia europea dell'ambiente e dal Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico evidenziano come le regioni alpine costituiscano uno degli ambiti territoriali europei maggiormente interessati dall'incremento delle temperature medie e dalla regressione della criosfera;
8) la riduzione dell'estensione e della massa dei ghiacciai italiani e la progressiva degradazione del permafrost comportano un aumento del rischio di crolli rocciosi e di superfici glacializzate (seracchi), destabilizzazione di ghiacciai temperati, frane, colate detritiche, formazione di laghi glaciali (endoglaciali e supraglaciali), problemi con la gestione delle aree deglacializzate, modificazioni del regime idrologico e instabilità delle infrastrutture localizzate nelle aree di alta quota;
9) nell'ambito della Convenzione delle Alpi, cui l'Italia aderisce, è in corso di completamento l'undicesimo Report sullo stato delle Alpi, dedicato ai ghiacciai, al permafrost e al ciclo dell'acqua, i cui lavori sono stati coordinati dalla Regione autonoma Valle d'Aosta, attraverso l'Assessorato opere pubbliche, territorio e ambiente, e dalla Fondazione Montagna sicura di Courmayeur, ed è prevista la sua adozione al termine del biennio di presidenza italiana della Convenzione, nel gennaio 2027;
10) il Dipartimento nazionale della protezione civile ha adottato alla fine del 2025 il Report «Rischio connesso ai fenomeni di dissesto in ambienti glaciali», che raccoglie le conoscenze, i monitoraggi necessari e le azioni di comunicazione e formazione per la gestione del rischio glaciale e periglaciale in Italia, elaborato in collaborazione con le regioni alpine, le agenzie regionali per la protezione dell'ambiente, gli enti di ricerca tra cui la Fondazione Montagna sicura, i servizi di soccorso, le Guide alpine e il Club alpino italiano, e che, pur indirizzando verso azioni concrete, è tuttora privo di adozione con decreto, di linee guida e di un piano attuativo;
11) la strategia macroregionale dell'Unione europea per la regione alpina (Eusalp) individua nella resilienza climatica, nella gestione sostenibile delle risorse naturali, nella sicurezza dei territori montani, nell'innovazione e nella competitività delle economie alpine alcuni dei principali obiettivi di interesse comune tra gli Stati membri;
12) gli eventi meteorologici estremi verificatisi negli ultimi anni hanno evidenziato la necessità di rafforzare la capacità preventiva delle istituzioni, superando una gestione prevalentemente emergenziale attraverso politiche strutturali di manutenzione del territorio, pianificazione, monitoraggio conoscitivo e continuo ove necessario e adattamento climatico;
13) il consumo di suolo e l'impermeabilizzazione delle aree urbanizzate di pianura sottraggono ai territori la capacità di trattenere le acque meteoriche, aumentando il rischio che le precipitazioni sempre più intense si traducano in allagamenti ed esondazioni che sollecitano le infrastrutture, penalizzano la logistica e aggravano le condizioni di pericolo per la popolazione;
14) negli stessi contesti urbani la densità edilizia, il traffico, la scarsità di alberature e la ridotta permeabilità delle superfici concorrono ad amplificare lo stress termico e gli effetti delle ondate di calore, che aggravano le patologie pregresse e accrescono il ricorso ai servizi di emergenza, con impatto più severo su anziani, malati cronici, lavoratori esposti all'aperto, minori e persone prive di adeguate reti familiari o sociali;
15) a contenerne le conseguenze, sulla salute come sull'esposizione agli eventi meteorologici estremi, concorrono le infrastrutture verdi e blu, l'aumento della copertura arborea, la depavimentazione selettiva, il drenaggio sostenibile, l'ombreggiamento degli spazi pubblici e la disponibilità di luoghi freschi accessibili, da promuovere nell'ambito della pianificazione comunale e della rigenerazione urbana;
16) il Sistema operativo nazionale di previsione e prevenzione degli effetti del caldo sulla salute costituisce un presidio essenziale, la cui copertura va ampliata a favore delle città medie, delle aree metropolitane diffuse, delle località turistiche e dei territori interni caratterizzati da popolazione anziana e servizi rarefatti;
17) le aree montane e rurali possono concorrere a un più equilibrato assetto insediativo del Paese e alleggerire la pressione demografica e ambientale sui grandi centri di pianura soltanto se adeguatamente servite, con una sanità di prossimità che declini i modelli della medicina territoriale sulle esigenze dell'alta quota e delle terre alte, dall'assistenza domiciliare alla telemedicina, dalla continuità assistenziale alla gestione delle urgenze in contesti isolati e difficilmente raggiungibili, e con un corredo di servizi essenziali, dall'istruzione alla mobilità, dalla connettività digitale ai presìdi commerciali, concepiti per garantire eguaglianza di accesso a prescindere dalla dispersione degli abitati e dalle asperità del territorio;
18) la presenza stabile delle comunità montane, delle imprese agricole e forestali, dei consorzi di gestione del territorio, delle autonomie locali e delle attività economiche tradizionali costituisce il primo presidio contro l'abbandono del territorio, il dissesto idrogeologico e la perdita di servizi ecosistemici;
19) la prevenzione del rischio naturale rappresenta una politica pubblica ad elevato rendimento economico e sociale, in quanto gli investimenti destinati alla manutenzione del territorio, al monitoraggio scientifico, alla gestione forestale e alla sicurezza delle infrastrutture consentono di ridurre significativamente i costi derivanti dagli eventi calamitosi e dalle successive opere di ricostruzione soprattutto con riferimento ai danni consequenziali nelle aree urbanizzate;
20) la recente normativa nazionale in materia di valorizzazione delle aree montane rafforza il principio secondo cui la montagna costituisce una risorsa strategica per lo sviluppo equilibrato del Paese e richiede politiche permanenti di sostegno alle comunità locali, alla competitività delle imprese, alla qualità dei servizi pubblici e alla sicurezza del territorio;
21) la crescente esposizione delle aree alpine ai rischi derivanti dall'evoluzione del clima impone l'adozione di una strategia nazionale organica che integri politiche ambientali, protezione civile, pianificazione territoriale, gestione della risorsa idrica, sicurezza delle infrastrutture, ricerca scientifica e sviluppo economico;
22) l'aumento delle temperature costituisce un fenomeno unitario, i cui effetti sulla salute, sulle città, sugli ecosistemi e sulla risorsa idrica, dagli accumuli glaciali ai bacini di pianura, richiedono politiche coordinate e non frammentate,
impegna il Governo:
1) ad ampliare la platea dei territori coperti dal Sistema operativo nazionale di previsione e prevenzione degli effetti del caldo sulla salute, valutandone l'estensione progressiva secondo criteri che considerino, accanto alla dimensione dei centri urbani, anche l'età media della popolazione e l'isolamento delle aree interne, montane e turistiche, in raccordo con le Regioni, le Province autonome, i Comuni e le reti della medicina territoriale;
2) a favorire, d'intesa con le regioni, le province autonome e gli enti locali, l'adozione e l'aggiornamento di piani locali per la gestione delle ondate di calore che affianchino all'allerta la presa in carico delle persone più esposte, in particolare anziani, malati cronici e persone sole, assicurando continuità assistenziale, interventi domiciliari e telemedicina, con attenzione alle scuole, alle strutture per anziani e ai lavoratori all'aperto;
3) a rafforzare, nell'ambito dell'attuazione del Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici, i sistemi di sorveglianza sanitaria e la qualità dei dati relativi agli effetti del caldo sulla salute, così da cogliere anche i casi in cui le alte temperature concorrono all'aggravarsi di patologie preesistenti, integrando le informazioni sanitarie, ambientali e demografiche nel rispetto della disciplina sulla protezione dei dati personali;
4) a sostenere gli enti locali, nell'ambito delle risorse disponibili a legislazione vigente e dei programmi nazionali ed europei, negli interventi di adattamento delle aree urbane, dall'incremento del verde e dell'ombreggiamento degli spazi pubblici alle infrastrutture verdi e blu, dal recupero della permeabilità dei suoli al drenaggio sostenibile, accompagnati dall'efficientamento energetico degli edifici pubblici a partire da scuole e presìdi sanitari, per attenuare insieme lo stress termico e il rischio idraulico nei tessuti più densamente edificati;
5) a proseguire, per quanto di competenza, nell'attuazione del modello di assistenza territoriale definito dal decreto ministeriale 23 maggio 2022, n. 77, adattandone gli standard organizzativi alle aree montane, interne e a bassa densità, dove le distanze, la dispersione degli abitati e l'invecchiamento della popolazione richiedono soluzioni specifiche, così da assicurare i livelli essenziali di assistenza, le cure domiciliari, la telemedicina e l'emergenza-urgenza anche negli insediamenti più isolati, valorizzando le competenze della medicina di montagna;
6) a valutare di adottare, nell'ambito dell'attuazione del Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici, una Strategia nazionale per la sicurezza climatica delle montagne italiane, con particolare riferimento all'impatto sulla salute nei territori alpini, nei territori acclivi e nelle aree glaciali, coordinando le competenze delle amministrazioni centrali, delle Regioni, delle Province autonome, degli enti locali e degli enti scientifici;
7) a predisporre, d'intesa con le regioni e le province autonome interessate, un Piano pluriennale per la resilienza delle Alpi italiane, anche con riguardo all'impatto dei cambiamenti climatici sulla salute, volto a individuare priorità, cronoprogrammi e criteri di intervento per la prevenzione del dissesto idrogeologico, la tutela della risorsa idrica, la sicurezza delle infrastrutture e la conservazione degli ecosistemi montani;
8) a dare attuazione operativa alle indicazioni del Report del Dipartimento nazionale della protezione civile «Rischio connesso ai fenomeni di dissesto in ambienti glaciali», relative alle conoscenze, ai monitoraggi e alle azioni di comunicazione e formazione per la gestione del rischio glaciale e periglaciale alla luce dei cambiamenti climatici, mediante l'adozione di un apposito decreto e di un piano nazionale di azioni;
9) a proseguire nel rafforzamento delle azioni di ricerca e di monitoraggio dei ghiacciai, del permafrost, dei versanti instabili, dei laghi glaciali e dei bacini montani, attraverso l'integrazione di osservazione satellitare, rilievi aerofotogrammetrici, sensoristica avanzata, tecnologie digitali e modelli previsionali, valorizzando, accanto a Ispra e al Consiglio nazionale delle ricerche, il contributo delle Arpa, delle strutture regionali competenti, delle università e delle fondazioni scientifiche operanti nei territori alpini, anche a tutela della salute delle popolazioni interessate;
10) a valutare di destinare, nell'ambito delle risorse disponibili a legislazione vigente e dei programmi nazionali ed europei, una quota prioritaria degli strumenti finanziari dedicati alle aree montane agli interventi di prevenzione del dissesto, adattamento climatico, consolidamento dei versanti, manutenzione idraulico-forestale, recupero dei terrazzamenti storici e sistemazione dei corsi d'acqua montani, nell'ottica anche di mitigare l'impatto dell'innalzamento delle temperature;
11) a continuare a sostenere la gestione forestale attiva quale misura strutturale di prevenzione dell'innalzamento delle temperature, del dissesto idrogeologico, riduzione del rischio di incendi boschivi, tutela della biodiversità, promuovendo forme di gestione sostenibile dei patrimoni forestali pubblici e privati;
12) a favorire interventi finalizzati alla sicurezza delle infrastrutture localizzate nei territori montani, con particolare riguardo alle opere di difesa idraulica, agli acquedotti, agli impianti idroelettrici, ai rifugi alpini, ai presìdi sanitari e ai servizi pubblici essenziali, tenendo conto dei più aggiornati scenari climatici e delle esigenze di resilienza;
13) a promuovere una strategia nazionale per la sicurezza della risorsa idrica nelle aree montane, orientata alla tutela delle sorgenti, alla conservazione della capacità di regolazione naturale dei bacini, alla riduzione delle perdite di rete, all'efficientamento degli invasi esistenti, alla realizzazione, ove compatibile con la normativa ambientale, di sistemi di accumulo multifunzionali e alla gestione integrata della risorsa tra usi civili, agricoli, energetici ed ecosistemici;
14) a continuare a valorizzare il ruolo del Dipartimento della protezione civile, del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, del Comando unità forestali, ambientali e agroalimentari dell'Arma dei carabinieri, delle strutture regionali di protezione civile e del volontariato organizzato, rafforzando il coordinamento operativo e le attività di prevenzione nei territori montani e rurali;
15) a favorire, nell'ambito della Strategia dell'Unione europea per la regione alpina (Eusalp) e della Convenzione delle Alpi, che dispone di un apposito gruppo di lavoro sui rischi naturali attraverso la piattaforma Planalp, il rafforzamento della cooperazione transfrontaliera con gli altri Stati alpini, promuovendo lo scambio di dati, buone pratiche, sistemi di allerta e programmi comuni di monitoraggio e adattamento climatico;
16) a predisporre, d'intesa con le amministrazioni territoriali competenti, linee guida nazionali per la valutazione del rischio derivante dal ritiro dei ghiacciai, dalla degradazione del permafrost e dalla formazione di nuovi laghi glaciali, così da uniformare le metodologie di analisi e pianificazione, anche a tutela dei centri abitati, delle infrastrutture di fondovalle e degli abitanti delle zone interessate;
17) a promuovere, in sinergia con gli enti territoriali e nell'ambito degli strumenti di pianificazione urbanistica vigenti, un ripensamento dell'organizzazione spaziale e infrastrutturale delle città e dei territori di pianura, così da accrescerne la resilienza agli effetti del caldo e del dissesto idraulico, in coerenza con gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell'Agenda 2030.
(1-00596) «Manes, Schullian, Gebhard, Steger».
(14 luglio 2026)
MOZIONI IN MATERIA DI SUPERAMENTO DEL DIRITTO DI VETO NELLE DECISIONI DELLE ISTITUZIONI DELL'UNIONE EUROPEA
La Camera,
premesso che:
1) il Trattato sull'Unione europea (Tue) e il Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (Tfue) stabiliscono che il Consiglio dell'Unione europea e il Consiglio europeo deliberino all'unanimità su un insieme rilevante di materie, che comprende: politica estera e di sicurezza comune (Pesc), politica di sicurezza e di difesa comune (Psdc), fiscalità, risorse proprie e quadro finanziario pluriennale; cittadinanza europea; armonizzazione delle legislazioni nazionali in materia di sicurezza e protezione sociale; allargamento e accordi di associazione; constatazione della violazione grave e persistente dei valori dell'Unione da parte di uno Stato membro; revisione dei Trattati;
2) la regola dell'unanimità in questi ambiti conferisce a ciascuno Stato membro un potere di veto assoluto, in forza del quale un solo Governo, indipendentemente dalla dimensione demografica o economica del Paese che rappresenta, può bloccare decisioni che riguardano oltre quattrocentocinquanta milioni di cittadini europei;
3) i Trattati e la prassi istituzionale europea prevedono – o hanno consentito – il ricorso a una serie di meccanismi volti a superare e/o attenuare il blocco derivante dal diritto di veto, tra i quali:
a) la cosiddetta «clausola passerella» (di cui all'articolo 48, paragrafo 7, primo comma del Trattato sull'Unione europea), la quale consente al Consiglio europeo di autorizzare all'unanimità il Consiglio a deliberare a maggioranza qualificata in settori normalmente soggetti alla regola dell'unanimità, compresa la politica estera e di sicurezza comune, ad eccezione delle decisioni con implicazioni militari;
b) le cooperazioni rafforzate (di cui agli articoli 20 del Trattato sull'Unione europea e 326-334 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea), le quali consentono a un gruppo di almeno nove Stati membri di realizzare una maggiore integrazione in settori di competenza non esclusiva dell'Unione europea, senza che ciò rappresenti un vincolo per gli altri Paesi membri; sono state attivate in materia di divorzio, brevetto unitario europeo, imposta sulle transazioni finanziarie (formalmente avviata, ma non conclusa), regime patrimoniale delle coppie internazionali e procura europea. Per autorizzare una cooperazione rafforzata in materia di politica estera e di sicurezza comune, il Consiglio dell'Unione europea delibera all'unanimità, mentre nelle altre materie delibera a maggioranza qualificata;
c) la cooperazione strutturata permanente (Pesco – Permanent Structured Cooperation) nel campo della difesa (di cui agli articoli 42, paragrafo 6, e 46 del Trattato sull'Unione europea, nonché al Protocollo n. 10 allegato ai Trattati), con autorizzazione deliberata dal Consiglio dell'Unione europea a maggioranza qualificata. Essa è stata istituita nel 2017 per lo sviluppo delle capacità e dell'interoperabilità delle forze militari degli Stati membri e per la cooperazione europea in materia di difesa; oggi coinvolge 26 Stati membri su 27 (rimane esclusa Malta), ma le decisioni al suo interno sono comunque assunte all'unanimità;
d) l'astensione costruttiva (di cui all'articolo 31, paragrafo 1, del Trattato sull'Unione europea), la quale permette a uno Stato membro di astenersi in sede di Consiglio su una decisione in ambito Pesc senza impedirne l'adozione, a condizione che l'astensione non superi un terzo dei voti ponderati. Tale strumento, usato raramente, ha consentito in alcuni casi di adottare misure nonostante il dissenso di uno o più Paesi;
e) i meccanismi intergovernativi esterni al Trattato sull'Unione europea e al Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, quali quelli che hanno portato al Meccanismo europeo di stabilità, istituito nel 2012 tramite un trattato internazionale separato tra gli Stati dell'Eurozona, o all'Accordo di Schengen, che elimina i controlli alle frontiere interne tra i Paesi aderenti, creando uno spazio di libera circolazione per persone e merci, sottoscritto nel 1985 e integrato nei Trattati dell'Unione europea con il Trattato di Amsterdam del 1997;
4) il principio dell'unanimità, nell'attuale contesto geopolitico, ha prodotto, e continua a produrre, conseguenze gravi per la capacità dell'Unione europea di reggere la competizione economica e le sfide strategiche sul piano internazionale; l'esigenza di un salto di qualità politico-istituzionale dell'Unione è stata drammaticamente richiamata dall'ex Presidente dei Consiglio Mario Draghi nel suo discorso durante il conferimento della laurea honoris causa all'università di Lovanio;
5) in tale occasione, Draghi ha dichiarato con chiarezza che l'ordine globale su cui si sono fondate la pace e la prosperità europea è «defunto» e che, perché non defunga anche l'Unione europea, occorre superare il diritto di veto legato al principio dell'unanimità. Le parole di Draghi sono inequivocabili: «Tra tutti coloro che oggi si collocano tra Stati Uniti e Cina, solo gli europei hanno l'opzione di diventare una vera potenza autonoma. Dobbiamo quindi decidere se restare semplicemente un grande mercato, soggetto alle priorità altrui, oppure compiere i passi necessari per diventare una potenza. Ma sia chiaro: mettere insieme piccoli Paesi non produce automaticamente un blocco potente. Questa è la logica della confederazione: la logica con cui l'Europa opera ancora in difesa, politica estera e finanza pubblica. Questo modello non genera potere. Un gruppo di Stati che coordina resta un gruppo di Stati: ciascuno con un veto, ciascuno con un proprio calcolo, ciascuno vulnerabile a essere isolato. Il potere richiede che l'Europa passi dalla confederazione alla federazione. Dove l'Europa si è federata – commercio, concorrenza, mercato unico, politica monetaria – siamo rispettati come potenza e negoziamo come un unico soggetto. Dove non lo abbiamo fatto – difesa, politica industriale, affari esteri – siamo trattati come una somma disordinata di Stati di medie dimensioni. E dove commercio e sicurezza si intersecano, i nostri punti di forza non riescono a compensare le nostre debolezze»;
6) il meccanismo del veto ha consentito ripetutamente a singoli Stati membri di bloccare o ritardare decisioni di politica estera e di sicurezza di interesse collettivo. Dopo l'invasione russa dell'ucraina del febbraio 2022, l'Ungheria ha in più occasioni bloccato o ritardato dichiarazioni comuni, pacchetti di aiuti all'Ucraina e rinnovi di sanzioni contro la Russia. Ancora, nel 2020 Cipro ha bloccato per circa un mese le sanzioni contro la Bielorussia, collegandole alla richiesta di misure europee più dure contro la Turchia nel Mediterraneo orientale. Inoltre, la Grecia, per la controversia sul nome dell'allora Repubblica di Macedonia, ha ostacolato per anni il percorso euro-atlantico del Paese e, in particolare, l'avvio dei negoziati di adesione all'Unione europea (2005) e l'ingresso nella Nato;
7) la stessa logica del veto induce effetti di paralisi preventiva: la consapevolezza che qualsiasi decisione possa essere bloccata da un solo Stato membro porta alla ricerca di compromessi al ribasso, all'adozione di testi ambigui o privi di conseguenze operative e alla rinuncia preventiva rispetto a iniziative che non raccolgano il consenso unanime ancora prima di essere formalmente proposte;
8) l'Unione europea è strutturalmente incapace, nelle attuali condizioni, di esercitare una deterrenza credibile o di proiettare un potere militare autonomo, poiché qualsiasi decisione in materia è soggetta al veto di ciascuno Stato membro. Ciò la rende dipendente dalla Nato e, in ultima analisi, dalla disponibilità degli Stati Uniti a garantire la sicurezza del continente, disponibilità che le dichiarazioni e le politiche dell'Amministrazione Trump nel 2025 hanno reso esplicitamente condizionale e revocabile;
9) l'attuale dimensione del bilancio dell'Unione è inadeguata rispetto alla crescente domanda di investimenti per la produzione di beni pubblici europei e la regola dell'unanimità prevista per le decisioni sulle risorse proprie dell'Unione e per l'adozione del quadro finanziario pluriennale pregiudica l'aumento della capacità fiscale comune e il finanziamento stabile di politiche europee di investimento. Ne deriva una sproporzione crescente tra le competenze, le responsabilità e le aspettative attribuite all'Unione europea e i mezzi finanziari effettivamente disponibili a livello europeo, con il rischio che obiettivi comuni – quali la difesa europea, l'autonomia strategica, la sicurezza energetica, la transizione tecnologica, la resilienza industriale e le grandi infrastrutture transnazionali – restino affidati prevalentemente a capacità di spesa nazionali diseguali e non coordinate;
10) l'esperienza del «NextGenerationEU» ha dimostrato che, dinanzi a shock sistemici, l'Unione è in grado di mobilitare strumenti finanziari comuni di scala significativa, ma ha anche evidenziato il carattere eccezionale, temporaneo e politicamente fragile di soluzioni costruite in assenza di una stabile capacità fiscale europea;
11) la crescente eterogeneità degli interessi nazionali all'interno di un'Unione allargata a ventisette membri rende strutturalmente improbabile il raggiungimento dell'unanimità sulle grandi questioni strategiche, a differenza di quanto avveniva con sei, nove o dodici membri. Il meccanismo è dunque sempre più inadeguato rispetto alla realtà politica e geopolitica attuale;
12) per l'Italia, il diritto di veto non costituisce una garanzia equivalente alla perdita di influenza che deriva dall'incapacità europea di agire: un'Unione paralizzata non protegge gli interessi italiani,
impegna il Governo:
1) a promuovere, per quanto di competenza, il superamento del principio dell'unanimità nelle decisioni delle istituzioni dell'Unione europea come condizione necessaria per la sopravvivenza politica dell'Unione stessa, e a sostenere, in sede europea, una proposta organica di revisione dei Trattati volta a estendere la regola della maggioranza qualificata nelle deliberazioni del Consiglio dell'Unione europea e del Consiglio europeo;
2) a promuovere, per quanto di competenza, in parallelo e in attesa del superamento formale dell'unanimità nei Trattati, il pieno utilizzo di tutti gli strumenti istituzionali attualmente disponibili per consentire all'Unione, o a un nucleo di Stati membri disposti ad avanzare, di agire in modo coerente ed efficace, tra cui: l'approfondimento e l'estensione della cooperazione strutturata permanente (Pesco) in materia di difesa, con il passaggio da una logica di coordinamento a una logica di comando integrato; il ricorso sistematico alle cooperazioni rafforzate ai sensi degli articoli 20 del Trattato sull'Unione europea e 326-334 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea nei settori in cui l'unanimità non sia raggiungibile; l'introduzione di strumenti finanziari comuni che non richiedano l'unanimità per la loro attivazione;
3) a sostenere e a promuovere attivamente, nelle sedi europee competenti, l'avvio di un sistema federale per la produzione e il finanziamento di beni pubblici europei, intesi come quei beni che nessuno Stato membro può garantire autonomamente e che richiedono un'azione comune a livello dell'Unione, tra cui: la deterrenza militare e la difesa del territorio europeo; la protezione delle infrastrutture critiche, fisiche e digitali; la cybersicurezza e la resilienza dei sistemi informatici essenziali; l'autonomia energetica, attraverso la diversificazione delle fonti e dei canali di approvvigionamento e il potenziamento della capacità produttiva europea; l'autonomia tecnologica e industriale nei settori strategici dei semiconduttori, dell'intelligenza artificiale e delle telecomunicazioni; la stabilità monetaria e finanziaria dell'area euro; la tutela e il rafforzamento del mercato unico come spazio economico integrato;
4) a promuovere, in raccordo con il Parlamento europeo e con i Parlamenti nazionali degli altri Stati membri, una campagna di informazione e di dibattito sul tema della riforma delle istituzioni europee e del superamento del diritto di veto, contribuendo a creare il consenso politico e democratico necessario a sostenere le modifiche dei Trattati nei rispettivi processi di ratifica parlamentare.
(1-00582) «Richetti, Bonetti, Benzoni, D'Alessio, Grippo, Sottanelli, Onori, Pastorella, Rosato, Ruffino».
(10 giugno 2026)
La Camera,
premesso che:
1) il contesto internazionale, segnato dalla guerra di aggressione della Russia contro l'Ucraina e le minacce di guerra ibrida esercitate sui paesi dell'Europa dell'Est, dalle crescenti tensioni geopolitiche, dal graduale disimpegno americano sulla difesa e sicurezza europea e dalle sfide che investono la sicurezza, la competitività e l'economia europea, richiede un'Unione europea più forte, più coesa e maggiormente capace di agire;
2) il ricorso all'unanimità in settori cruciali, in particolare nell'ambito della politica estera e di sicurezza comune, ha frequentemente rallentato o impedito risposte tempestive ed efficaci alle crisi internazionali, indebolendo la credibilità e la capacità di azione dell'Unione;
3) l'Unione europea non può continuare a essere governata da meccanismi decisionali che attribuiscono a ciascuno Stato membro il potere di bloccare decisioni essenziali per il perseguimento dell'interesse comune;
4) la prospettiva dell'allargamento dell'Unione europea a nuovi stati membri rende impensabile il mantenimento del diritto di veto che paralizzerebbe del tutto ogni meccanismo decisionale;
5) un forte appello ad abolire il voto all'unanimità e a moltiplicare le cooperazioni rafforzate è stato lanciato recentemente dal Ministro degli esteri tedesco, Johann Wadephul, che ha affermato «quando si tratta di questioni di sicurezza, il principio dell'unanimità può metterci in un pericolo esistenziale. Si tratta di vita o morte, come possiamo vedere ogni giorno in Ucraina». Anche altri attori istituzionali ed autorevoli esponenti politici europei – tra cui la stessa Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, che nel suo ultimo discorso sullo Stato dell'Unione, il 15 settembre 2025, ha dichiarato «credo che in alcuni settori, ad esempio nella politica estera, sia necessario passare alla maggioranza qualificata. È ora di liberarci dalle catene dell'unanimità» – hanno da tempo indicato il superamento del diritto di veto come una riforma necessaria per rafforzare la capacità di azione dell'Unione,
impegna il Governo:
1) a favorire l'attivazione e l'utilizzo di tutte le clausole passerella già previste dai Trattati, al fine di consentire quanto prima il passaggio dall'unanimità alla maggioranza qualificata nelle materie della politica estera e della sicurezza;
2) a promuovere, nell'ambito del dibattito sul futuro dell'Unione europea, una riforma dei Trattati che preveda il superamento del diritto di veto e l'estensione del voto a maggioranza qualificata.
(1-00585)«Della Vedova, Magi, Schullian, Madia».
(16 giugno 2026)