TESTI ALLEGATI ALL'ORDINE DEL GIORNO
della seduta n. 704 di Mercoledì 5 agosto 2026

 
.

INTERROGAZIONI A RISPOSTA IMMEDIATA

   BONELLI, BORRELLI, DORI, FRATOIANNI, GHIRRA, GRIMALDI, MARI, PICCOLOTTI, ZANELLA e ZARATTI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   l'articolo 1, lettera b), numero 3), del decreto-legge 11 marzo 2026, n. 32, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 maggio 2026, n. 71, dispone la sottoposizione al Consiglio superiore dei lavori pubblici, con richiesta di parere sui profili tecnici di particolare complessità e rilevanza, della relazione del progettista di cui all'articolo 3, comma 2, del decreto-legge n. 35 del 2023, tenuto conto del parere espresso dal medesimo Consiglio sul progetto di massima dell'opera nell'adunanza del 10 ottobre 1997;

   con decreto ministeriale n. 154 del 17 luglio 2026 è stata definita la nuova composizione del Consiglio per la durata di un triennio, secondo l'organizzazione, le competenze, le regole di funzionamento, nonché le ulteriori attribuzioni di cui all'allegato I.11 del decreto legislativo 31 marzo 2023, n. 36;

   ai sensi dell'articolo 2, comma 3, lettera f), del citato allegato I.11 tra i componenti effettivi del Consiglio vengono nominati, tra gli altri, su proposta del presidente, trenta esperti scelti fra docenti universitari ordinari e associati, di chiara e acclarata competenza nelle materie di cui ai commi 1, 2 e 3 dell'articolo 1, nonché in materie economiche;

   tra i trenta componenti effettivi, di cui alla lettera f), figura il professor ingegner Mauro Dolce, già ordinario di tecnica delle costruzioni all'Università «Federico II» di Napoli e attuale membro del comitato scientifico della società Stretto di Messina, che in data 29 gennaio 2024 ha espresso parere sulla relazione del progettista di cui all'articolo 3, comma 2, del decreto-legge n. 35 del 2023;

   tra gli stessi componenti figura anche il professor ingegner Giuseppe Roberto Tomasicchio, ordinario di costruzioni idrauliche e marittime e idrologia dell'Università del Salento, membro del comitato «Ponte Subito» nato nel 2009 a Messina e Reggio Calabria per sostenere la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina –:

   se il Ministro interrogato risulti a conoscenza della circostanza che tra i trenta esperti nominati come membri effettivi del Consiglio per i prossimi tre anni figurano il professor ingegner Mauro Dolce e il professor ingegner Giuseppe Roberto Tomasicchio e se non ritenga che gli stessi siano in una situazione palese di sostanziale conflitto d'interesse per l'esame da parte del Consiglio stesso della relazione del progettista di cui all'articolo 3, comma 2, del decreto-legge n. 35 del 2023 prevista nelle prossime settimane.
(3-02834)

(4 agosto 2026)

   PAVANELLI, APPENDINO, CAPPELLETTI e FERRARA. — Al Ministro del turismo. — Per sapere – premesso che:

   secondo il Rapporto sul sistema alberghiero e turistico ricettivo in Italia di Federalberghi, elaborato sulla base dei dati Inps, nel 2024 il comparto alberghiero ha registrato una media di 240.205 dipendenti, un valore particolarmente significativo che conferma la rilevanza del settore nell'economia nazionale e il ruolo strategico nello sviluppo del sistema produttivo del Paese;

   tale espansione, tuttavia, ha messo in luce un mercato del lavoro caratterizzato da una persistente difficoltà di reperimento di personale e da un disallineamento tra domanda e offerta che permane su livelli elevati, limitando la capacità organizzativa delle imprese ricettive di fronte ai mutamenti demografici e alle rapide trasformazioni del settore;

   in un sistema segnato da un'elevata incidenza del lavoro stagionale e part-time, nonché da livelli retributivi medi che, unitamente ad altri fattori strutturali, incidono sull'attrattività delle professioni turistiche, la difficoltà nel reperimento di manodopera compromette il mantenimento degli standard qualitativi dei servizi, con effetti sulla competitività del sistema turistico italiano, esposto a una crescente concorrenza internazionale, e determina un rallentamento della crescita economica, soprattutto nei territori a forte vocazione montana o marittima, dove il turismo rappresenta un importante presidio economico e occupazionale e un elemento essenziale per la valorizzazione dei territori;

   quanto sopra evidenzia l'esigenza di rafforzare l'integrazione tra le politiche del turismo e le politiche attive del lavoro, di sviluppare strumenti di analisi dei fabbisogni professionali e di monitoraggio delle competenze richieste dal comparto, nonché di potenziare i percorsi di formazione, qualificazione e riqualificazione delle professioni turistiche, al fine di ridurre il disallineamento tra domanda e offerta di lavoro, colmare il deficit di competenze e favorire il ricambio generazionale lungo l'intera filiera –:

   quali iniziative, per quanto di competenza, intenda adottare, anche in coordinamento con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali e con il Ministro dell'economia e delle finanze, per rafforzare le politiche finalizzate a ridurre il disallineamento tra domanda e offerta di lavoro, migliorare l'attrattività delle professioni del settore turistico anche attraverso la promozione di condizioni economiche e retributive maggiormente attrattive, potenziare i percorsi di formazione, qualificazione e riqualificazione professionale, nonché monitorare i fabbisogni occupazionali delle imprese del comparto turistico, al fine di rendere più efficace la programmazione degli interventi e sostenere la competitività delle medesime a livello internazionale.
(3-02835)

(4 agosto 2026)

   PIZZIMENTI, MOLINARI, ANDREUZZA, ANGELUCCI, BAGNAI, BARABOTTI, BENVENUTO, BILLI, BISA, BORDONALI, BRUZZONE, CANDIANI, CAPARVI, CARLONI, CARRÀ, CATTOI, CAVANDOLI, CECCHETTI, CENTEMERO, CENTENARO, COIN, COMAROLI, CRIPPA, DARA, DE BERTOLDI, DI MATTINA, DI RUBBA, FORMENTINI, FRASSINI, GIACCONE, GIAGONI, GIGLIO VIGNA, GUSMEROLI, IEZZI, LATINI, LAZZARINI, LOIZZO, MACCANTI, MAFFIOLI, MARCHETTI, MATONE, MIELE, MONTEMAGNI, MORRONE, NISINI, OTTAVIANI, PANIZZUT, SUDANO, TOCCALINI, ZINZI e ZOFFILI. — Al Ministro per la pubblica amministrazione. — Per sapere – premesso che:

   sempre più spesso dalle cronache locali si viene a conoscenza di gravi danni causati dalla caduta di infissi in edifici pubblici o di uso pubblico – specialmente nelle scuole –, con notevoli rischi per la pubblica incolumità;

   il 22 maggio 2026 un ragazzo di dodici anni è rimasto ferito dopo essere stato travolto da una finestra che ha ceduto all'interno di una scuola secondaria di primo grado a Milano;

   i sempre più frequenti eventi atmosferici di straordinaria intensità, infatti, provocano carichi accidentali dovuti agli accumuli di materiali, mettendo in pericolo persone e cose in modo esponenziale;

   per ovviare a tali rischi sarebbe opportuno che le pubbliche amministrazioni adottassero accorgimenti tecnici, come sistemi aggiuntivi anticaduta, nei dispositivi di apertura degli infissi;

   l'impiego di tali dispositivi potrebbe essere previsto dal concorrente già al momento della presentazione dell'offerta in sede di gara;

   stante il costo modesto relativo all'installazione dei seguenti accorgimenti tecnici, si ridurrebbe altresì il rischio di incorrere in responsabilità civili e penali –:

   se e quali iniziative di carattere normativo, per quanto di competenza, il Ministro interrogato intenda adottare per prevedere da parte delle pubbliche amministrazioni l'adozione di sistemi aggiuntivi anticaduta in tutti i casi di installazione di nuovi serramenti o di sostituzione di quelli esistenti, al fine di assicurare la sicurezza degli edifici pubblici o di uso pubblico e l'incolumità delle persone che li frequentano.
(3-02836)

(4 agosto 2026)

   PANDOLFO, VIGGIANO, GHIO, FORNARO, PELUFFO, DE MICHELI, DI SANZO, GNASSI, GRIBAUDO, STEFANAZZI, LACARRA, CASU e FERRARI. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:

   la vicenda Ilva rappresenta, a parere degli interroganti, il simbolo del fallimento della politica industriale del Governo Meloni: in quasi quattro anni di gestione, l'Esecutivo non è riuscito né a garantire la tutela della salute dei cittadini di Taranto, né a salvaguardare i livelli occupazionali dell'intero gruppo siderurgico, comprendente gli stabilimenti di Taranto, Genova-Cornigliano, Novi Ligure, Racconigi e Marghera, limitandosi a rincorrere l'emergenza senza un piano industriale credibile, né un percorso serio verso la decarbonizzazione;

   a confermarlo è intervenuta la corte d'appello di Milano che, riformando parzialmente il decreto impugnato, ha disposto la sospensione dell'attività produttiva dell'area a caldo dello stabilimento di Taranto, assegnando un termine di novanta giorni per il completamento delle operazioni di fermo, in ragione della presenza di amianto non rimosso e di emissioni di polveri sottili superiori ai limiti di legge, con un provvedimento che certifica l'inadeguatezza dell'autorizzazione integrata ambientale del 2025, incapace di subordinare in modo effettivo la prosecuzione dell'attività produttiva alla realizzazione degli interventi di risanamento ambientale e di decarbonizzazione;

   la crisi non riguarda soltanto Taranto, ma investe l'intera filiera siderurgica nazionale e migliaia di lavoratrici e lavoratori, diretti e dell'indotto, il cui futuro resta oggi privo di qualsiasi certezza;

   il Ministro interrogato ha convocato nei prossimi giorni tavoli di confronto con organizzazioni sindacali, enti territoriali, imprese e potenziali investitori per individuare le misure da adottare sul futuro del gruppo –:

   quali siano le intenzioni del Governo in merito alle modalità di esecuzione del decreto della corte d'appello di Milano, anche mediante il riesame d'ufficio dell'autorizzazione integrata ambientale del 2025, e alla procedura di cessione degli stabilimenti ex Ilva, eventualmente valutando il ricorso a strumenti di controllo pubblico e alla nazionalizzazione degli impianti e valutando anche iniziative per attrarre investitori industriali credibili, al fine di assicurare un piano industriale che garantisca la tutela della salute, la salvaguardia dell'occupazione e la continuità produttiva.
(3-02837)

(4 agosto 2026)

   BIGNAMI, IAIA, MAIORANO, ANTONIOZZI, GARDINI, MAULLU, MONTARULI, RUSPANDINI, CARAMANNA, COMBA, GIOVINE, MAERNA, PIETRELLA, SCHIANO DI VISCONTI e ZUCCONI. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:

   i commissari di Acciaierie d'Italia in amministrazione straordinaria hanno da tempo avviato la procedura per la cessione dei complessi aziendali, nell'ambito della quale il confronto con il gruppo indiano Jindal era giunto a una fase avanzata e si era prossimi alla sottoscrizione di un accordo preliminare;

   il 27 luglio 2026 la corte d'appello di Milano, accogliendo il reclamo proposto da alcuni cittadini di Taranto e Statte e riformando in senso ampiamente restrittivo il provvedimento di primo grado, ha disposto la sospensione dell'attività produttiva dell'area a caldo dello stabilimento di Taranto entro novanta giorni, subordinandone l'eventuale ripresa alla completa rimozione dell'amianto e all'adozione di ulteriori misure sulle emissioni;

   tali interventi, per estensione, costi e per la complessità tecnica connessa all'interferenza con gli impianti in esercizio, non risultano in alcun modo realizzabili entro il termine assegnato di 90 giorni senza che ciò comporti il definitivo spegnimento degli altiforni e dell'area a caldo, con il rischio che la fermata assuma carattere definitivo;

   il decreto è intervenuto prima della conclusione del negoziato con il gruppo Jindal, modificando radicalmente il quadro economico in base al quale era stata formulata l'offerta e compromettendo la possibilità di concludere il confronto nei tempi e alle condizioni sino ad allora definite dai commissari;

   la fermata degli altiforni determina l'interruzione della produzione delle bramme e, in assenza della possibilità di reperire tali semilavorati da altri siti all'estero e a condizioni economicamente sostenibili, rischia di comportare la fermata dei laminatoi a caldo e degli impianti di laminazione e finitura a freddo;

   le lavorazioni a valle costituiscono una delle componenti a maggiore valore aggiunto e redditività del gruppo e la perdita dell'integrazione con l'area a caldo comprometterebbe ulteriormente l'equilibrio economico dell'attività residua e le prospettive di cessione;

   la vicenda interessa circa 10.000 lavoratori diretti di Acciaierie d'Italia, dei quali quasi 8.000 impiegati nello stabilimento di Taranto, oltre ai dipendenti di Ilva in amministrazione straordinaria e alle migliaia di lavoratori delle imprese dell'appalto e dell'indotto –:

   quali iniziative di competenza il Governo intenda assumere nell'ambito della procedura di cessione attualmente in corso, in conseguenza dell'attesa fermata degli impianti, per salvaguardare la continuità produttiva e occupazionale dell'ex Ilva.
(3-02838)

(4 agosto 2026)

   RICHETTI, BONETTI, BENZONI, D'ALESSIO, GRIPPO, SOTTANELLI, PASTORELLA, ONORI, ROSATO e RUFFINO. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:

   con decreto del 27 luglio 2026, la corte d'appello di Milano ha stabilito la chiusura, entro novanta giorni, dell'area a caldo dell'ex Ilva di Taranto – la principale dello stabilimento – a causa della presenza di amianto e dell'emissione di polveri sottili superiore ai limiti di legge. Tale sospensione dovrà protrarsi fino a quando non verrà «rimosso integralmente l'amianto ancora presente negli impianti» e non saranno adottate «le misure necessarie per ricondurre l'emissione delle polveri sottili entro limiti di sicurezza»;

   già a febbraio 2026 la sentenza di primo grado aveva disposto una sospensione analoga da attuarsi entro il 24 agosto 2026, non ritenendo sufficiente l'autorizzazione integrata ambientale approvata dal Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica nel 2025, sulla quale si erano basate le interlocuzioni con i soggetti interessati all'acquisizione dello stabilimento;

   come recentemente dichiarato dallo stesso Ministro interrogato, «le condizioni poste» dal predetto decreto «sono considerate tecnicamente impossibili da realizzare in novanta giorni», generando il rischio di dover procedere alla chiusura definitiva degli impianti dell'intera area a caldo, con gravi conseguenze in termini produttivi e occupazionali;

   la chiusura degli altiforni rischia di rendere inevitabile la cessazione dell'attività dell'intero sito. Con un solo altoforno in funzione, infatti, la produzione di acciaio è stimata in circa due milioni di tonnellate annue, insufficienti a garantire l'equilibrio economico dell'impianto;

   oltre quattromila dipendenti risultano già interessati da misure di cassa integrazione e una sospensione della produzione aggraverebbe ulteriormente una situazione che coinvolge centinaia di imprese dell'indotto e un'intera filiera strategica per il sistema produttivo nazionale;

   tale situazione – unitamente all'assenza di una chiara strategia industriale per il rilancio dello stabilimento capace di coniugare il completamento degli interventi di ambientalizzazione con la continuità produttiva e la tutela dell'occupazione – rischia di compromettere ogni concreta prospettiva di cessione e rilancio del sito, precludendo una soluzione stabile e duratura della crisi;

   la chiusura della più grande acciaieria d'Europa determinerebbe la perdita di un asset strategico per il Paese e rischierebbe di accrescere la dipendenza dell'Italia dalle importazioni di Paesi caratterizzati da standard ambientali meno rigorosi –:

   se ritenga di poter ancora assicurare la conclusione della procedura di cessione dello stabilimento ex Ilva e quali iniziative urgenti di competenza intenda adottare al fine di scongiurare il definitivo arresto della produzione, garantire il completamento del processo di ambientalizzazione e porre fine a una situazione di incertezza che da troppo tempo grava sui lavoratori di un asset strategico per il sistema industriale nazionale.
(3-02839)

(4 agosto 2026)

   LUPI, CAVO, BRAMBILLA, CARFAGNA, ALESSANDRO COLUCCI, ROMANO, SEMENZATO e TIRELLI. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:

   Acciaierie d'Italia s.p.a. è un'azienda partecipata dallo Stato attraverso Invitalia, che attualmente gestisce gli impianti siderurgici «ex Ilva»;

   il 17 giugno 2026, in occasione della seduta di interrogazioni a risposta immediata in Assemblea presso la Camera dei deputati, il gruppo di Noi Moderati-Maie-Centro Popolare aveva esortato il Governo a intraprendere una strada che comprendesse la ricerca di investitori italiani per il rilancio di Acciaierie d'Italia;

   il 27 luglio 2026 la corte d'appello di Milano si è pronunciata in merito al ricorso presentato da associazioni di cittadini, stabilendo di accogliere «la richiesta di inibitoria e, per l'effetto, in parziale riforma del decreto impugnato, ordina a Ilva spa, Acciaierie d'Italia spa e Acciaierie d'Italia holding spa, tutte in amministrazione straordinaria, la sospensione dell'attività produttiva dell'area a caldo dello stabilimento Ilva di Taranto, assegnando a queste ultime il termine di giorni novanta, decorrente dall'ultima comunicazione del provvedimento, per il completamento delle operazioni di sospensione sotto la sorveglianza dell'autorità di controllo»;

   al fine di elaborare proposte concrete per le attività e i lavoratori degli stabilimenti, il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri, Alfredo Mantovano, ha annunciato la costituzione di tavoli tecnici a partire dal 4 agosto 2026;

   il 3 agosto 2026 il Ministro interrogato ha dichiarato: «Dobbiamo accelerare la realizzazione di nuovi insediamenti produttivi per dare una risposta anche sul piano occupazionale. Abbiamo inoltre convocato le imprese siderurgiche italiane, insieme a Confindustria, Federacciai e Federmeccanica, per rivolgere un nuovo appello alla costituzione di una cordata italiana»;

   il 2 agosto 2026 si è tenuto lo sciopero unitario dei sindacati di Taranto, mentre il giorno successivo, come riportato dagli organi di stampa e in particolare dal quotidiano Il Secolo XIX, è stata anticipata la possibilità di una restituzione di una parte delle aree di Cornigliano alla città di Genova –:

   quali aggiornamenti possa fornire in merito alla gara per gli stabilimenti ex Ilva e alla prospettiva complessiva o dei singoli stabilimenti, anche specificando le iniziative di competenza da assumere per assicurare e promuovere le attività economiche degli impianti industriali e i rispettivi livelli occupazionali, anche coinvolgendo capitali e investitori italiani.
(3-02840)

(4 agosto 2026)

   ZIELLO, DAVIDE BERGAMINI, BOF, FURGIUELE, PIERRO, POZZOLO, RAVETTO e SASSO. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:

   l'attuale dinamica dei prezzi al dettaglio dei carburanti sulla rete stradale e autostradale nazionale evidenzia un'inaccettabile distorsione di mercato. I rilevamenti ufficiali del Ministero delle imprese e del made in Italy – Osservaprezzi carburanti documentano come la media della benzina in modalità self-service abbia superato quota 1,96 euro per litro, registrando sulle tratte autostradali picchi superiori a 2,08 euro per litro. Contestualmente, le analisi elaborate dalle principali associazioni dei consumatori attestano un aumento del costo del gasolio fino al +26 per cento rispetto allo stesso periodo del 2025, con una stangata complessiva stimata in oltre 1,9 miliardi di euro a carico delle famiglie;

   tale impennata dei listini giunge nel momento di massima vulnerabilità economica dell'anno, in coincidenza con il grande esodo estivo di agosto monitorato dai dati di traffico di Anas. La mobilità per le vacanze, diritto fondamentale e volano primario dell'economia turistica interna, viene così gravemente penalizzata, con un palese pregiudizio per la sovranità economica e il potere d'acquisto dei cittadini;

   si riscontra la palese asimmetria di mercato per cui, a fronte di marcate flessioni e contrazioni del prezzo internazionale del greggio al barile, i listini alla pompa continuano a salire vertiginosamente, a dimostrazione di come gli strumenti di mero monitoraggio o la passata compensazione a valle dell'imposta abbiano fallito nel bloccare la speculazione e nel tutelare la sovranità del potere d'acquisto degli italiani;

   l'impianto dei poteri di vigilanza e sanzione in materia di trasparenza della filiera dei carburanti e tutela dei consumatori fa capo alle competenze istituzionali del Ministero delle imprese e del made in Italy, tenuto a garantire la corretta formazione dei prezzi e il contrasto a fenomeni distorsivi dell'economia nazionale –:

   se, alla luce del manifesto fallimento delle sole misure passive di monitoraggio e di fronte all'ingiustificato divario tra il calo del prezzo del petrolio e l'aumento dei prezzi al consumo nel periodo estivo, intenda adottare, per quanto di competenza, urgenti iniziative normative per rafforzare i poteri sanzionatori ed operativi, disponendo l'introduzione di tetti massimi di margine per le compagnie e l'attivazione automatica di blocchi dei prezzi alla pompa contro le speculazioni di filiera, al fine di tutelare il tessuto economico e le famiglie italiane da condotte lesive del mercato e della sovranità nazionale.
(3-02841)

(4 agosto 2026)

   CAROPPO, D'ATTIS, BATTILOCCHIO, CASTIGLIONE e DE PALMA. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:

   l'Unione europea sta riscoprendo una vera politica industriale: il Net-zero industry Act – Nzia è un regolamento volto ad accelerare la transizione verso l'energia pulita, nato non solo per distribuire risorse, ma soprattutto per individuare territori nei quali concentrare la produzione delle tecnologie strategiche della transizione energetica;

   la proposta di regolamento sull'accelerazione industriale (Industrial accelerator Act – Iaa) istituisce un quadro di misure per l'accelerazione della capacità industriale e della decarbonizzazione in settori strategici e mira a garantire che entro il 2035 il settore manifatturiero – attualmente pari al 14,3 per cento del prodotto interno lordo – rappresenti il 20 per cento del prodotto interno lordo dell'Unione;

   l'Industrial accelerator Act stabilisce, inoltre, l'elenco di detti settori per le zone di accelerazione della produzione industriale, distinti in particolare tra le industrie ad alta intensità energetica e le tecnologie a zero emissioni nette, al fine di ridurre le dipendenze strategiche dell'Unione europea attraverso il rafforzamento delle filiere industriali europee;

   Brindisi, Augusta, Taranto e Civitavecchia sono accomunate dall'essere al centro della strategia nazionale di transizione energetica e reindustrializzazione sostenibile. Il filo conduttore che le lega è la riconversione industriale di aree storicamente dipendenti dalle fonti fossili (carbone e petrolchimico) o dalla grande siderurgia e condividono le seguenti leve di politica industriale: poli dell'eolico offshore, riconversione delle centrali a carbone, idrogeno verde ed economia circolare, zona economica speciale unica o zona economica esclusiva;

   a Brindisi e Civitavecchia, in particolare, è in corso il processo di transizione industriale avviato ai sensi dell'articolo 24-bis del decreto-legge n. 50 del 2022, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 91 del 2022, cui ha fatto seguito la nomina di due commissari straordinari per lo sviluppo delle aree, nonché per l'approvazione dei progetti pubblici e privati e per la realizzazione delle opere pubbliche e la definizione di un accordo di programma da sottoscrivere tra Governo nazionale, enti locali e regionali e parti sociali;

   per le aree indicate appare necessario collocare il lavoro già svolto dentro la nuova politica industriale europea, trasformando una fase di transizione in un progetto di sviluppo strutturato –:

   se non ritenga opportuno proporre la candidatura di Brindisi, Augusta, Taranto e Civitavecchia a Net-zero acceleration valley e, successivamente, a Industrial manufacturing acceleration area per consolidare i risultati del lavoro già avviato attraverso gli strumenti attivati dai provvedimenti approvati dal Parlamento e dal Governo.
(3-02842)

(4 agosto 2026)

   MADIA, BOSCHI, GADDA, DEL BARBA, FARAONE, BONIFAZI e GIACHETTI. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:

   l'uso non regolamentato dei social network da parte dei minori di età è associato a rischi documentati per lo sviluppo psico-fisico e per la salute mentale dei bambini e degli adolescenti: secondo l'indagine dell'Istituto superiore di sanità «Dipendenze comportamentali nella generazione Z 2.0», diffusa nel luglio 2026, circa 280.000 ragazzi tra gli undici e i tredici anni presentano almeno un comportamento a rischio tra uso problematico dei social media, gaming e gioco d'azzardo;

   numerosi ordinamenti hanno introdotto un'età digitale minima: l'Australia, dal 10 dicembre 2025, per gli under 16; la Francia il 21 luglio 2026 ha approvato in via definitiva il divieto per i minori di quindici anni, mentre la Spagna ha annunciato analoga iniziativa per gli under 16;

   il Parlamento europeo, con la risoluzione del novembre 2025, ha invitato a fissare in sedici anni l'età digitale minima armonizzata per l'accesso a social media e piattaforme video; tema ormai identitario per l'Unione, tanto che la Presidente della Commissione europea, annunciando prossimi interventi, ha ribadito che a educare i figli devono essere i genitori, non gli algoritmi;

   l'Italia è stata tra i primi Paesi europei a muoversi: il lavoro parlamentare sull'età minima digitale è stato avviato a inizio XIX legislatura nella Commissione parlamentare per l'infanzia e l'adolescenza e, all'esito di un ciclo di audizioni di esperti, ha condotto al deposito, il 13 maggio 2024, dei testi «gemelli» a prima firma dell'onorevole Madia alla Camera dei deputati e della senatrice Mennuni al Senato della Repubblica, che fissano a quindici anni l'età minima di attivazione degli account, con obbligo di verifica in capo ai fornitori;

   quel testo, superato il vaglio europeo il 12 settembre 2025, è all'esame della 8° Commissione del Senato della Repubblica dal 30 settembre 2025 e l'iter risulta fermo senza che siano state rese note le ragioni del ritardo;

   da notizie di stampa risulta che il Governo avrebbe mostrato perplessità rispetto alle suddette proposte di legge di iniziativa parlamentare –:

   se il Governo intenda assumere iniziative normative per l'introduzione di un'età minima di accesso ai social network, precisandone i tempi.
(3-02843)

(4 agosto 2026)

Per tornare alla pagina di provenienza azionare il tasto BACK del browser