XIX LEGISLATURA
CAMERA DEI DEPUTATI
N. 798
PROPOSTA DI LEGGE
d'iniziativa dei deputati
VARCHI, ALMICI, AMBROSI, AMORESE, CARETTA, DI MAGGIO, FILINI, LA PORTA, LONGI, MAIORANO, MARCHETTO ALIPRANDI, MORGANTE, POZZOLO, FABRIZIO ROSSI, TREMAGLIA
Istituzione della Giornata della vita nascente
Presentata il 23 gennaio 2023
Onorevoli Colleghi! – Il drammatico tema del crescente andamento del fenomeno della denatalità nel nostro Paese, nonostante sia da decenni al centro di convegni e dibattiti ed emerga chiaramente dalle rilevazioni statistiche annuali sugli andamenti demografici nel nostro Paese che riportano un quadro allarmante, non ha trovato sino a questo momento un'adeguata collocazione nell'ambito delle strategie della politica nazionale volte a mettere in campo, con misure strutturali e mirate, le condizioni ideali per realizzare un deciso e durevole cambio di direzione. La battaglia per la presa di coscienza della gravità del fenomeno e per l'adozione di misure di sostegno della natalità realmente atte a rimuovere gli ostacoli di ordine socio-economico all'origine del fenomeno è stata portata avanti dal gruppo parlamentare Fratelli d'Italia sin dalla sua costituzione in tutte le sedi politiche e istituzionali in cui esso è presente, nella piena consapevolezza della fondamentale rilevanza della questione demografica per il futuro della nostra nazione. Finora, però, si deve registrare il perdurare di una scarsa attenzione da parte dei diversi Governi che si sono succeduti negli anni nel recepimento di tali istanze e nella presa di coscienza della gravità delle crescenti dimensioni del fenomeno, nonché delle sue ricadute a livello sociale, economico e territoriale. Una battaglia che si è tradotta in una serie di atti parlamentari tra i quali, in particolare, nella legislatura precedente, la proposta di legge atto Camera n. 2266, d'iniziativa dei deputati Meloni e altri, e il disegno di legge atto Senato n. 1837, d'iniziativa dei senatori Rauti e altri, ambedue recanti «Disposizioni per la promozione della natalità, il sostegno delle famiglie e del lavoro femminile e la sicurezza in ambito scolastico, nonché delega al Governo per la revisione del trattamento tributario del reddito familiare», entrambi mai esaminati presso le competenti Commissioni parlamentari. L'ultimo report dell'istituto nazionale di statistica (ISTAT), intitolato «Natalità e fecondità della popolazione residente – anno 2021», evidenzia, in apertura, la preoccupante continuità del trend negativo della natalità, che registra, nell'ultimo periodo considerato, un nuovo allarmante record, evidenziando come anche nel 2021 i nati sono scesi a 400.249, facendo registrare un calo dell'1.1 per cento rispetto all'anno precedente (-4.643). Secondo i dati provvisori di gennaio-settembre la denatalità prosegue anche nel 2022, con circa 6 mila nascite in meno rispetto allo stesso periodo del 2021. Dal 2008 le nascite sono diminuite di 176.410 unità (-30.6 per cento). Questa diminuzione è attribuibile per la quasi totalità alle nascite da coppie di genitori entrambi italiani (314.371 nel 2021, quasi 166 mila in meno rispetto al 2008).
Il report non si limita all'enunciazione dei dati ma propone un'attenta analisi anche delle cause di tali andamenti, da ricercare in quelli che sono definiti «effetti strutturali» indotti dalle significative modificazioni della popolazione femminile in età feconda (convenzionalmente fissata tra 15 e 49 anni), che rappresenta una fascia di popolazione che a sua volta registra un calo significativo: se da una parte le cosiddette «baby-boomers» (le donne nate tra la seconda metà degli anni sessanta e la prima metà degli anni settanta) stanno uscendo dall'età riproduttiva o si avviano a concluderla, da un'altra parte le generazioni più giovani scontano l'effetto del cosiddetto «baby-bust», un'espressione che indica la fase di forte calo di fecondità del ventennio 1976-1995 che, si legge nel rapporto, «ha portato al minimo storico di 1,19 figli per donna nel 1995». Tra le varie concause di questo andamento è citato anche il forte calo dei matrimoni, protrattosi fino al 2014 (anno in cui sono state celebrate appena 189.765 nozze rispetto ad esempio al 2008 in cui i matrimoni celebrati sono stati 246.613), che ha seguito poi un andamento altalenante.
Al Centro spetta il primato della denatalità complessiva (-34.3 per cento) e dei nati del primo ordine (-38,2 per cento), con l'Umbria che presenta la diminuzione più accentuata (-36,7 per cento nel complesso e -40,5 per cento per il primo ordine). Anche le regioni del Nord registrano diminuzioni significative, con il calo maggiore in Valle d'Aosta (-42,6 per cento nel complesso e -48.4 per cento per il primo ordine).
La minore denatalità, che resta comunque di assoluto rilievo, si registra nelle Isole (-28,2 per cento per il totale dei nati e -29,8 per cento sul primo ordine) soprattutto per le nascite della Sicilia (-25,3 per cento sul totale e -27,0 per cento per i primi figli). In tutte le regioni la denatalità dei primi figli è maggiore di quella complessiva, ad eccezione di Molise, Puglia e Sardegna. La provincia autonoma di Bolzano è l'unica in cui la natalità complessiva si riduce dal 2008 (-5,3 per cento) ma i primi figli aumentano (+0,7 per cento).
Questi dati evidenziano, senza necessità di commento, l'esigenza di una rinnovata strategia destinata alla valorizzazione della genitorialità e della famiglia. Nonostante il clima scarsamente favorevole alla discussione trasparente e aperta su tematiche così delicate, i numeri riportati permettono di affrontare in modo oggettivo la scelta di accogliere un figlio come parte di un sistema di valori. Si condividono, dunque, le riflessioni di quanti ritengono che se la dignità e la responsabilità di generare richiedono generosità, esse necessitano anche di un adeguato sostegno da parte delle politiche pubbliche, oltre che di una cornice culturale che sappia accompagnare il desiderio di maternità e di paternità e non, come troppo spesso accade oggi, scoraggiarlo o ridurlo a una scelta esclusivamente individuale e privata. Le ricadute di questi atteggiamenti non sono solo quelle immediatamente verificabili sul piano della sostenibilità del welfare, come ad esempio, l'equilibrio tra contributi previdenziali versati e spesa pensionistica, ma anche quelle, meno facilmente misurabili, legate più in generale all'invecchiamento della popolazione.
Un Paese in cui si fanno pochi figli produce meno idee nuove e meno conoscenze all'avanguardia e ha meno propensione per il rischio e per l'impresa, è un Paese che tende a ripiegarsi su se stesso, a privilegiare la rendita e la sicurezza, a investire e a consumare meno. Meno giovani vuol dire meno energie fresche e non avere uno sguardo proiettato verso il futuro, ma vuol dire anche maggiore solitudine per gli anziani, sempre meno inseriti in un tessuto familiare che può garantire calore, cura e sostegno reciproco. Un quadro come quello descritto non può cambiare soltanto attraverso provvedimenti di tipo economico, pur necessari. Sono indispensabili anche segnali forti ed espliciti, da parte delle istituzioni, per valorizzare l'accoglienza di ogni nuova vita, per incoraggiare e per sostenere la scelta di diventare genitori. La presente proposta di legge mira a promuovere, attraverso l'istituzione della «Giornata della vita nascente», la consapevolezza del valore sociale – costituzionalmente riconosciuto – della maternità.
La celebrazione annuale della Giornata rappresenta l'occasione, come avviene per le altre Giornate che richiamano l'attenzione su aspetti importanti della nostra vita civile quotidiana, per promuovere manifestazioni pubbliche, cerimonie, incontri e momenti comuni di informazione e di riflessione, anche nelle scuole di ogni ordine e grado.
Cogliere l'occasione di dedicare almeno un giorno all'anno – insieme con quelli che lo precedono, come accade per altre ricorrenze – a questa tematica è un segno importante verso un'azione socio-educativa profonda, che aiuti le persone a costruire una società di uomini e di donne aperti alla vita, alla continuità e alla solidarietà tra generazioni. L'istituzione della Giornata della vita nascente non comporta nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, in quanto si prevede di utilizzare risorse già esistenti, valorizzando le esperienze già maturate nel volontariato e nel mondo del non profit.
La data proposta, il 25 marzo, ha un respiro internazionale, poiché già altri Stati nel mondo (Argentina, Cile, Costa Rica, Ecuador, El Salvador, Filippine, Guatemala, Honduras, Nicaragua, Portorico, Repubblica Domenicana, Paraguay e Perù) hanno istituito – per decisione dei rispettivi Governi o Parlamenti – una giornata nazionale dedicata alla vita nascente.
PROPOSTA DI LEGGE
Art. 1.
1. La Repubblica riconosce il 25 marzo quale «Giornata della vita nascente», al fine di promuovere la consapevolezza del valore sociale della maternità e della solidarietà tra le generazioni.
2. In occasione della Giornata di cui al comma 1, lo Stato, le regioni e gli enti locali organizzano o promuovono, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, manifestazioni pubbliche, cerimonie, incontri e momenti comuni di informazione e di riflessione, anche nelle scuole di ogni ordine e grado, al fine di diffondere informazioni sulla gestazione, sulla comunicazione e sull'interazione relazionale precoci tra madre e figlio, sulle cure da prestare al nascituro e alla donna in stato di gravidanza, sui diritti spettanti alla gestante, sui servizi sanitari e di assistenza esistenti nel territorio, nonché sulla legislazione in materia di tutela della madre e del padre lavoratori, anche allo scopo di evidenziare gli aspetti positivi dell'esperienza genitoriale.
3. Alla realizzazione delle iniziative di cui al comma 2 concorrono anche gli enti del Terzo settore impegnati nel sostegno alla maternità e alla famiglia.