FRONTESPIZIO

RELAZIONE

PROGETTO DI LEGGE
                        Articolo 1
                        Articolo 2
                        Articolo 3
                        Articolo 4
                        Articolo 5
                        Articolo 6

XIX LEGISLATURA

CAMERA DEI DEPUTATI

N. 879

PROPOSTA DI LEGGE

d'iniziativa del deputato ZARATTI

Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulla scomparsa di Emanuela Orlandi

Presentata il 13 febbraio 2023

Onorevoli Colleghi! – La scomparsa di Emanuela Orlandi, la cittadina vaticana sparita a Roma il 22 giugno 1983, quando aveva appena 15 anni, è uno dei casi più discussi nella storia del nostro Paese. La ragazza, stando ai racconti di quel giorno, stava rientrando dalla lezione di musica e non fece mai più ritorno a casa. Quando è scomparsa, Emanuela aveva appena finito il secondo anno di liceo scientifico e studiava flauto e canto corale nella scuola di musica Tommaso Ludovico da Victoria in piazza Sant'Apollinare.
Quel pomeriggio aveva iniziato a seguire la lezione di canto corale, lasciando l'aula prima del termine. Non appena uscita, aveva telefonato a casa e parlato con la sorella Federica; al telefono le aveva raccontato che mentre stava andando al corso di flauto, un uomo l'aveva fermata per proporle un lavoro di volantinaggio alla sfilata di moda delle sorelle Fontana che si sarebbe tenuta alla sala Borromini, in piazza della Chiesa Nuova. L'uomo sarebbe rimasto ad aspettarla fino al termine delle lezioni per ricevere una sua risposta sulla partecipazione all'evento, atteso per il sabato successivo.
Oggi Emanuela Orlandi avrebbe compiuto 55 anni e in questi anni le diverse piste esaminate, con i loro misteri e interrogativi, non hanno portato al suo ritrovamento. Eppure suo fratello non si è mai rassegnato all'idea di averla persa, affermando in ogni occasione: «Finché non avrò un corpo, ho il dovere di cercarla viva».
Sono molte le piste seguite nel corso di questi quattro decenni: si è indagato sui rapporti della famiglia Orlandi con il Vaticano; si è ipotizzato un coinvolgimento della banda della Magliana (la scomparsa è avvenuta proprio durante il decennio di massima attività) o collegamenti con l'attentato a papa Giovanni Paolo II, avvenuto il 13 maggio 1981 per mano di Mehmet Ali Agca, circa un anno prima della scomparsa di Emanuela Orlandi. Non è stata nemmeno esclusa la pista della pedofilia.
Inaspettatamente all'inizio del 2023, dopo anni di silenzio e di indagini archiviate, la magistratura dello Stato della Città del Vaticano ha deciso di aprire un nuovo fascicolo sulla scomparsa della quindicenne, come deciso dal promotore della giustizia vaticana Alessandro Diddi insieme alla Gendarmeria.
Emanuela Orlandi e la sua famiglia, la madre Maria Pezzano e i quattro fratelli Pietro, Natalina, Federica e Maria Cristina, vivevano nello Stato della Città del Vaticano. Emanuela era la penultima di cinque figli e suo padre, Ercole, lavorava come commesso della Prefettura della casa pontificia. Nonostante abitasse nel centro di Roma, a causa del lavoro del padre e del luogo in cui essa viveva, la famiglia non sembrava trovarsi in condizioni abbienti: per questa ragione gli inquirenti hanno deciso da subito di scartare l'ipotesi di un sequestro di persona a scopo di estorsione. La prima pista seguita riguardava l'ipotesi di rapimento da parte di una persona conosciuta il giorno della scomparsa o nei giorni precedenti.
Sono molti gli sconosciuti che hanno provato ad intessere rapporti con la famiglia in quegli anni: non si è mai saputo se si sia trattato di persone realmente coinvolte nella scomparsa o di squilibrati in cerca di notorietà. La prima telefonata sarebbe arrivata alla Sala Stampa della Santa Sede la sera stessa della scomparsa di Emanuela, alle ore 21, dopo due ore dall'ultimo avvistamento della ragazza. La famiglia della quindicenne aveva chiesto fin da subito che fossero fatti degli accertamenti circa la telefonata di quella sera sia per accertarne la reale esistenza sia per conoscerne il contenuto. Secondo questa telefonata, l'interlocutore dei rapitori di Emanuela sarebbe stato la Santa Sede e non la famiglia della ragazza.
Quella, però, è stata solo la prima telefonata nel caso di Emanuela Orlandi. Le chiamate si sono moltiplicate nel corso degli anni, nella maggior parte dei casi ad opera di mitomani e di persone che provavano a depistare le indagini, i quali, con le loro telefonate a casa Orlandi, hanno anche raggiunto le centrali di polizia e le redazioni dei giornali.
Il presunto collegamento con l'attentato a papa Giovanni Paolo II.
La scomparsa di Emanuela Orlandi è avvenuta a poco più di un anno di distanza dall'attentato a papa Giovanni Paolo II, verificatosi il 13 maggio del 1981. La vicinanza temporale ha spesso fatto pensare a un collegamento fra i due eventi. Quando la ragazza è scomparsa, Giovanni Paolo II era Papa da appena quattro anni. L'ipotesi presa in considerazione, a cui persino lo stesso Papa sembrava credere, era quella dello scambio fra Emanuela Orlandi e l'attentatore Mehmet Ali Agca, un esponente del movimento nazionalista turco dei Lupi Grigi.
Nelle telefonate arrivate in Vaticano sopra richiamate il mittente avrebbe proposto tale scambio: per anni questa persona è stata conosciuta come «l'americano» per il suo accento anglofono. Non sappiamo cosa ci sia di vero in questa versione dei fatti: ad ogni modo Emanuela resta scomparsa e Ali Agca, dopo anni di carcere, oggi è libero.
Proprio Ali Agca, in tempi recenti, ha inviato alla stampa internazionale una lettera in cui sostiene che la ragazza si trovi in buone condizioni: «È viva e sta bene da 36 anni, non fu mai sequestrata nel senso classico del termine, ma fu vittima di un intrigo internazionale per motivi religiosi e politici – raccontano le cronache del 2019 – il Governo vaticano non è responsabile», mentre «è la CIA che dovrebbe rivelare i suoi documenti segreti».
Sempre nel dicembre 2022 Ali Agca ha inviato una lettera al fratello di Emanuela in cui dice: «I rapimenti di Emanuela e di Gregori furono decisi dal Governo vaticano ed eseguiti da uomini del Servizio segreto vaticano vicinissimi al Papa. La trattativa pubblica era ovviamente una sceneggiata ben orchestrata da pochi alti prelati operanti all'interno dei servizi vaticani».
Altra pista prenderebbe in considerazione l'ipotesi di uno scambio di persona: al posto di Emanuela Orlandi, avrebbe dovuta essere rapita Raffaella Gugel, una ragazza che le assomigliava molto e che abitava nello stesso palazzo. Anche il padre di Raffaella lavorava in Vaticano: si tratta di Angelo Gugel, assistente personale di papa Giovanni Paolo II e, ancora prima, stretto collaboratore di Monsignor Marcinkus, allora presidente dell'Istituto per le opere di religione (IOR), la banca vaticana. Il rapimento, secondo alcuni, avrebbe dovuto intimare al Vaticano il silenzio su questioni molto delicate, come quelle di natura finanziaria, che hanno visto il coinvolgimento di banche, mafia e partiti politici, come ha dichiarato anni dopo il figlio del banchiere Roberto Calvi.
L'ipotesi di un coinvolgimento del Vaticano: il caso Calvi.
Secondo alcuni, sarebbe collegato alla scomparsa della ragazza anche il caso di Roberto Calvi, giornalista e banchiere del Banco Ambrosiano trovato morto impiccato il 18 giugno 1982, a due anni quasi esatti dalla scomparsa di Emanuela Orlandi, sotto il ponte dei Frati Neri, sul fiume Tamigi, a Londra.
La scomparsa di Emanuela Orlandi, che rappresenta uno dei più grandi casi irrisolti della storia italiana, si incrocia così con i grandi scandali delle cronache del secolo scorso, come la crisi del Banco Ambrosiano, la scoperta della loggia massonica P2, lo scandalo dello IOR e la banda della Magliana.
L'ipotesi di un coinvolgimento della banda della Magliana.
Dopo la pista dell'attentatore è stata aperta quella della banda della Magliana. A rapire la ragazza sarebbe stato un vero e proprio commando di uomini, su ordine di Renatino De Pedis. Lo confermerebbero anche Marco e Salvatore Sarnataro, un amico di Emanuela e suo padre. Marco, morto nel 2007 all'età di 46 anni, avrebbe confessato il proprio ruolo nel rapimento dell'amica al padre, che si sarebbe presentato a piazzale Clodio, sede del tribunale di Roma, per riferire le parole del figlio: a ordinare il rapimento sarebbe stato Enrico De Pedis, detto Renatino, il boss della banda della Magliana.
La prima persona a sollevare la pista della banda della Magliana è stata Accadi, uno dei mitomani delle telefonate al programma televisivo di Rai Tre «Chi l'ha visto?». Il rapimento di Emanuela sarebbe stato la soluzione di un problema che riguardava un alto prelato vaticano, che, come ricompensa, avrebbe concesso a De Pedis un sepolcro nella basilica di Sant'Apollinare: anni dopo, proprio dentro la basilica sono stati ritrovati i resti del boss, ma nonostante le testimonianze della ex amante Sabina Minardi non è mai stato dimostrato il suo coinvolgimento diretto nella scomparsa di Emanuela Orlandi. Dopo anni di indagini del capo della procura della Repubblica di Roma, Giancarlo Capaldo, il successore, Giuseppe Pignatone, ha deciso di archiviare il caso.
Nel dicembre 2022 il quotidiano Il Riformista ha pubblicato due audio risalenti al 2009 in cui uno dei soci di De Pedis avrebbe lanciato pesanti accuse nei confronti del Vaticano senza mai fare esplicito riferimento né a Emanuela Orlandi né a Mirella Gregori. Si parla genericamente di «alcune ragazze» (...) «Non hanno fatto altro che chiamare De Pedis e gli hanno detto sta succedendo questo, ci puoi dare una mano?».
La trattativa segreta.
In tempo recenti, il magistrato Giancarlo Capaldo ha fatto riferimento a una vera e propria trattativa segreta relativa alla scomparsa di Emanuela Orlandi e alla sepoltura di Enrico De Pedis. In un programma televisivo ha parlato di nuovi elementi da comunicare nelle opportune sedi: quando era titolare dell'inchiesta relativa alla scomparsa di Emanuela Orlandi, ha continuato Capaldo, alcuni esponenti del Vaticano gli avrebbero chiesto di eliminare l'attenzione negativa che la stampa riservava allo Stato pontificio e, anzi, di aprire la tomba di De Pedis per eliminare qualsiasi collegamento.
L'ipotesi di una pista collegata alla pedofilia.
Le piste legate alla malavita romana e al Vaticano, però, non sono le uniche prese in analisi dagli inquirenti che hanno indagato sulla scomparsa di Emanuela Orlandi. In quegli anni in Italia si parla del fenomeno della «tratta delle bianche»: sono tantissime le giovani donne che, giorno dopo giorno, scompaiono nel nulla, senza lasciare alcuna traccia. I minorenni scomparsi nel nostro Paese sono stati almeno 2.000 e nella maggioranza dei casi le persone sparite sono ragazze. Nel periodo in cui è scomparsa Emanuela, in un anno e mezzo, soltanto a Roma e dintorni sono scomparsi, anche solo per poche ore, altri 321 giovani, di cui 144 ragazzi e 177 ragazze, che si aggiungono a Emanuela Orlandi e a Mirella Gregori, scomparsa il 7 maggio dello stesso anno.
Le indagini sulla scomparsa di Emanuela Orlandi sono iniziate proprio per tale ipotesi di reato: si pensava, inizialmente, che potesse essere opera di un maniaco isolato o di una vera e propria organizzazione che reclutava minorenni a scopo sessuale, utilizzando come escamotage, a titolo di esempio, l'offerta di un provino per diventare attrice. Anche Federica, la sorella di Emanuela, qualche giorno prima era stata avvicinata da un uomo in autobus che le aveva proposto di lavorare come comparsa in un film, che veniva girato a Civitavecchia.
L'analisi del DNA sulle ossa trovate nella nunziatura apostolica.
Durante alcuni lavori di ristrutturazione alla nunziatura apostolica, sotto il pavimento della sede di via Po sono state ritrovate delle ossa. Trattandosi di un palazzo della Santa Sede il collegamento con i casi di Emanuela Orlandi e di Mirella Gregori, scomparsa un mese prima di Emanuela, è stato immediato. Secondo l'analisi effettuata sui reperti, però, quelle ossa avrebbero più di cento anni. Secondo gli esami con il metodo del carbonio-14 esse sarebbero appartenute a una persona morta sicuramente prima del 1963.
L'ispezione di due tombe al cimitero Teutonico di Roma.
Nel 2019 sembrava essere arrivata la svolta, con una possibile collaborazione da parte del Vaticano e l'apertura delle tombe di due principesse nei sotterranei del cimitero Teutonico adiacente allo Stato della Città del Vaticano. Le indicazioni sono arrivate in una lettera anonima accompagnata dalla foto di una tomba in cui si leggeva: «Cercate dove indica l'angelo», facendo riferimento alla scultura di un angelo che sovrasta i due loculi e indica verso il basso. L'analisi è stata affidata al professore Giovanni Arcudi dell'Università Tor Vergata di Roma che si è occupato di analizzare i reperti per prelevare i campioni del DNA e di prelevarli, insieme al perito indicato dalla famiglia Orlandi. Secondo il giudice unico dello Stato della Città del Vaticano, però, le ossa rinvenute risalirebbero a più di un secolo fa.
In questo modo, il Vaticano ha scelto di archiviare l'indagine lasciando, però, alla famiglia Orlandi la possibilità di procedere, privatamente, a eventuali ulteriori accertamenti su alcuni frammenti già repertati e custoditi, in contenitori sigillati, presso la Gendarmeria. Secondo quanto più volte ribadito dal fratello di Emanuela e dai legali della famiglia Orlandi, le analisi sulle ossa rinvenute sarebbero state svolte soltanto visivamente, con esami non sufficienti per datare i reperti: «Come si fa a dire che si tratta di ossa centenarie se queste non sono state esaminate? I test genetici e la datazione con il carbonio-14 non sono stati effettuati», ha dichiarato l'avvocata della famiglia.
I nuovi indizi rivelati dal fratello di Emanuela, Pietro Orlandi.
Come ogni anno, il 22 giugno 2022 Pietro Orlandi, che dall'inizio delle ricerche insieme al padre non ha mai trascurato il caso della sorella, ha rivelato che ci sarebbero nuovi elementi per una possibile svolta sul caso della scomparsa di Emanuela Orlandi: «Però ci serve la collaborazione di persone anche che lavorano in Vaticano, che sono a conoscenza di questo fatto, che si liberino la coscienza e che abbiamo il coraggio di non rimanere nell'anonimato. Abbiano bisogno di loro», ha dichiarato. Anche papa Francesco sarebbe a conoscenza della verità su Emanuela: a svelarlo sarebbero delle chat di alcune persone vicine al Pontefice sulla piattaforma di messaggistica istantanea WhatsApp.
Perché sono state riaperte le indagini: le ultime notizie sul caso.
La speranza è che l'apertura delle nuove indagini possa presto fare luce su quanto accaduto a Emanuela Orlandi e, forse, anche sul caso di Mirella Gregori, probabilmente strettamente collegato alla sua scomparsa. E proprio grazie alla determinazione della famiglia Orlandi il Vaticano ha deciso di riavviare le indagini: «Si tratta di un atto dovuto dopo le denunce e le istanze presentate in questi anni dalla famiglia» ha spiegato alla stampa il promotore di giustizia vaticana.
La recente disponibilità manifestata dal Vaticano si pone a fondamento della presente proposta di legge volta all'istituzione di una Commissione parlamentare bicamerale di inchiesta sulla scomparsa di Emanuela Orlandi.

PROPOSTA DI LEGGE
DI INCHIESTA PARLAMENTARE

Art. 1.
(Istituzione, durata e compiti della
Commissione)

1. È istituita, ai sensi dell'articolo 82 della Costituzione, per la durata della XIX legislatura, una Commissione parlamentare di inchiesta sulla scomparsa di Emanuela Orlandi, di seguito denominata «Commissione».
2. La Commissione ha i seguenti compiti:

a) ricostruire e analizzare in maniera puntuale la dinamica della scomparsa di Emanuela Orlandi;

b) ricostruire ed esaminare il materiale e i dati acquisiti attraverso le indagini giudiziarie e le inchieste giornalistiche riguardanti la scomparsa di Emanuela Orlandi;

c) esaminare e verificare fatti, atti e condotte commissive e omissive che possano avere costituito ostacolo o ritardo o avere portato ad allontanarsi dalla ricostruzione veritiera dei fatti necessaria all'accertamento giurisdizionale delle responsabilità connesse all'evento, anche promuovendo azioni presso Stati esteri, finalizzate ad ottenere documenti o altri elementi di prova in loro possesso che siano utili alla ricostruzione della vicenda;

d) verificare, mediante l'analisi degli atti processuali e del materiale investigativo raccolto negli anni, quali criticità e circostanze possano avere ostacolato il sistema giudiziario nell'accertamento dei fatti e delle responsabilità;

e) individuare eventuali connivenze tra gli autori della scomparsa di Emanuela Orlandi e la criminalità organizzata nazionale e internazionale;

f) svolgere indagini e approfondimenti in merito a possibili nuovi elementi che possano integrare le risultanze delle indagini giudiziarie finora svolte su reati che possano essere collegati alla scomparsa di Emanuela Orlandi.

3. Entro sessanta giorni dalla conclusione dei propri lavori e ogni qualvolta lo ritenga necessario, la Commissione presenta una relazione alle Camere. Possono essere presentate relazioni di minoranza.

Art. 2.
(Composizione della Commissione)

1. La Commissione è composta da venti senatori e da venti deputati, scelti rispettivamente dal Presidente del Senato della Repubblica e dal Presidente della Camera dei deputati in proporzione al numero dei componenti dei gruppi parlamentari, comunque assicurando la presenza di un rappresentante per ciascun gruppo esistente in almeno un ramo del Parlamento. I componenti sono nominati anche tenendo conto della specificità dei compiti assegnati alla Commissione.
2. Il Presidente del Senato della Repubblica e il Presidente della Camera dei deputati convocano la Commissione, entro dieci giorni dalla nomina dei suoi componenti, per la costituzione dell'ufficio di presidenza.
3. L'ufficio di presidenza, composto dal presidente, da due vicepresidenti e da due segretari, è eletto dai componenti della Commissione a scrutinio segreto. Per l'elezione del presidente è necessaria la maggioranza assoluta dei componenti della Commissione. Se nessuno riporta tale maggioranza, si procede al ballottaggio tra i due candidati che hanno ottenuto il maggior numero di voti; è eletto il candidato che ottiene il maggior numero di voti. In caso di parità di voti è proclamato eletto o entra in ballottaggio il più anziano di età.
4. Per l'elezione, rispettivamente, dei due vicepresidenti e dei due segretari, ciascun componente della Commissione scrive sulla propria scheda un solo nome. Sono eletti coloro che hanno ottenuto il maggior numero di voti. In caso di parità di voti è proclamato eletto il più anziano di età.

Art. 3.
(Poteri e limiti della Commissione)

1. La Commissione procede alle indagini e agli esami con gli stessi poteri e con le stesse limitazioni dell'autorità giudiziaria. La Commissione non può adottare provvedimenti attinenti alla libertà e alla segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione nonché alla libertà personale, fatto salvo l'accompagnamento coattivo di cui all'articolo 133 del codice di procedura penale.
2. Ferme restando le competenze dell'autorità giudiziaria, per le testimonianze rese davanti alla Commissione si applicano le disposizioni degli articoli da 366 a 384-bis del codice penale.
3. La Commissione può richiedere, nelle materie attinenti alle finalità di cui all'articolo 1, copie di atti e di documenti riguardanti procedimenti e inchieste in corso presso l'autorità giudiziaria o altri organi inquirenti, nonché copie di atti e di documenti relativi a indagini e inchieste parlamentari.
4. Sulle richieste di cui al comma 3 l'autorità giudiziaria provvede ai sensi dell'articolo 117 del codice di procedura penale.
5. La Commissione mantiene il segreto fino a quando gli atti e i documenti trasmessi in copia ai sensi del comma 3 sono coperti da segreto nei termini indicati dai soggetti che li hanno trasmessi.
6. La Commissione può chiedere agli organi e agli uffici della pubblica amministrazione copie di atti e di documenti da essi custoditi, prodotti o comunque acquisiti nelle materie attinenti alle finalità di cui all'articolo 1.
7. Fermo restando quanto previsto dal comma 5, la Commissione stabilisce quali atti e documenti non devono essere divulgati, anche in relazione a esigenze attinenti ad altre istruttorie o inchieste in corso. Devono in ogni caso essere coperti dal segreto gli atti, le testimonianze e i documenti attinenti a procedimenti giudiziari nella fase delle indagini preliminari fino al termine delle stesse.
8. Per il segreto d'ufficio, professionale e bancario si applicano le norme vigenti in materia. È sempre opponibile il segreto tra difensore e parte processuale nell'ambito del mandato. Per il segreto di Stato si applica quanto previsto dalla legge 3 agosto 2007, n. 124.
9. Gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria non sono tenuti a comunicare alla Commissione le fonti delle loro informazioni.
10. La Commissione può organizzare i propri lavori tramite uno o più comitati, disciplinati dal regolamento di cui all'articolo 5, comma 1.

Art. 4.
(Obbligo del segreto)

1. I componenti della Commissione, il personale addetto alla stessa e ogni altra persona che collabora con la Commissione o compie o concorre a compiere atti di inchiesta oppure ne viene a conoscenza per ragioni d'ufficio o di servizio sono obbligati al segreto per tutto quanto riguarda gli atti e i documenti di cui ai commi 5 e 7 dell'articolo 3.
2. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, la violazione dell'obbligo di cui al comma 1 è punita ai sensi dell'articolo 326 del codice penale.
3. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, le stesse pene si applicano a chiunque diffonda in tutto o in parte, anche per riassunto o informazione, atti o documenti del procedimento di inchiesta dei quali sia stata vietata la divulgazione.

Art. 5.
(Organizzazione interna)

1. L'attività e il funzionamento della Commissione e dei comitati istituiti ai sensi dell'articolo 3, comma 10, sono disciplinati da un regolamento interno approvato dalla Commissione stessa prima dell'inizio dell'attività di inchiesta. Ciascun componente può proporre la modifica delle disposizioni regolamentari.
2. Le sedute della Commissione sono pubbliche. Tutte le volte che lo ritenga opportuno la Commissione può riunirsi in seduta segreta.
3. La Commissione può avvalersi dell'opera di agenti e ufficiali di polizia giudiziaria e di tutte le collaborazioni che ritenga necessarie, di soggetti interni ed esterni alla pubblica amministrazione, autorizzati, ove occorra e con il loro consenso, dagli organi a ciò deputati e dai Ministeri competenti. Con il regolamento interno di cui al comma 1 è stabilito il numero massimo di collaborazioni di cui può avvalersi la Commissione.
4. Per lo svolgimento delle sue funzioni la Commissione fruisce di personale, locali e strumenti operativi messi a disposizione dai Presidenti delle Camere, d'intesa tra loro.
5. Le spese per il funzionamento della Commissione sono stabilite nel limite annuo massimo di 100.000 euro e sono poste per metà a carico del bilancio interno del Senato della Repubblica e per metà a carico del bilancio interno della Camera dei deputati. I Presidenti del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati, con determinazione adottata d'intesa tra loro, possono autorizzare un incremento delle spese di cui al primo periodo, comunque in misura non superiore al 30 per cento, a seguito di richiesta formulata dal presidente della Commissione per motivate esigenze connesse allo svolgimento dell'inchiesta.
6. La Commissione cura l'informatizzazione dei documenti acquisiti e prodotti nel corso della propria attività.

Art. 6.
(Entrata in vigore)

1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

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