COMITATO FORMA DI STATO


SEDUTA DI VENERDÌ 21 MARZO 1997

Presidenza del Presidente Leopoldo ELIA


La seduta comincia alle 15,20.


Leopoldo ELIA, Presidente, ricorda che nella seduta di ieri sono stati presentati due testi dal relatore.
Si apre quindi la discussione sulle proposte, presentate dal relatore D'Onofrio, riguardanti rispettivamente i mutamenti territoriali (allegato n. 14) e gli statuti regionali (allegato n. 15).


Il senatore Francesco SERVELLO (gruppo alleanza nazionale), circa il testo sulle modifiche territoriali, esprime innanzitutto la preoccupazione che le procedure previste possano alimentare contrapposizioni di natura etnica. Quanto al secondo periodo, onde evitare squilibri eccessivi con l'istituzione di nuove macro-regioni, invita ad introdurre limiti dimensionali massimi, nel senso ad esempio di stabilire che comunque una nuova regione non possa superare l'estensione di un quinto del territorio della Repubblica.
Quanto al testo sugli statuti, propone di introdurre, al punto 1, un esplicito riferimento al principio dell'unità e dell'indivisibilità della Repubblica; nonché di unificare i punti 3.2 e 3.3 onde evitare confusioni nell'ambito delle relazioni internazionali e dei rapporti con l'Unione europea.
Esprime poi perplessità per la formulazione del punto 3.4, che potrebbe comportare una compressione dell'autonomia degli enti locali. Infine, suggerisce al punto 3.5, ai fini di una maggiore chiarezza normativa, di sostituire l'espressione: «l'organizzazione costituzionale», con l'altra: «l'organizzazione istituzionale della regione».


La senatrice Adriana PASQUALI (gruppo alleanza nazionale) dichiara di concordare sull'innalzamento del limite minimo demografico a due milioni di abitanti per l'istituzione di nuove regioni (rispetto al limite di un milione di cui all'attuale articolo 132 Cost.). Condivide altresì la salvaguardia delle particolari forme e condizioni delle autonomie speciali.


Il senatore Mario RIGO (gruppo misto), dopo aver dichiarato di concordare sul principio del «rovesciamento», richiama l'attenzione sulla questione della legislazione concorrente, che forse verrà affrontata in un secondo tempo, nonché sulla materia della giurisdizione amministrativa, che non appare esplicitata nell'elencazione elaborata dal relatore.
Dopo aver ribadito la necessità di individuare formule istituzionali che consentano di coniugare il principio del federalismo competitivo con le esigenze della solidarietà, dichiara di condividere l'impostazione del relatore quanto ai mutamenti territoriali dei soggetti istituzionali, concordano altresì con la proposta del senatore Servello circa il limite dimensionale superiore per le nuove regioni.


Il senatore Adriano OSSICINI (gruppo rinnovamento italiano) si dichiara in linea di massima d'accordo con le impostazioni e le proposte del relatore circa l'individuazione delle materie affidate alla competenza legislativa dello Stato, i mutamenti territoriali e gli statuti regionali. Quanto alla metodologia seguita, ne sottolinea l'organicità e l'efficacia, anche se manifesta la preoccupazione che altri Comitati stiano affrontando e decidendo questioni istituzionali che hanno altresì una rilevanza decisiva in molti aspetti affidati alla competenza del Comitato sulla forma di Stato.


Il deputato Gianclaudio BRESSA (gruppo popolari e democratici-l'Ulivo), sotto un profilo metodologico, non ritiene che la proposta del relatore sugli statuti regionali possa rappresentare - a differenza degli altri precedenti documenti da lui elaborati - il testo base di discussione, a causa delle divaricate posizioni sul punto. Infatti, a suo avviso in primo luogo tutti gli statuti regionali dovrebbero caratterizzarsi per la pari specialità, a parte le regioni la cui particolare autonomia è garantita da accordi internazionali. Inoltre, non condivide in generale il meccanismo elaborato per l'approvazione degli statuti (con legge costituzionale su mera proposta dell'Assemblea legislativa regionale). Parimenti dichiara di non concordare sull'ipotesi di affidare agli statuti regionali poteri ordinamentali relativi alle autonomie locali, che devono invece trovare una definizione direttamente in Costituzione; cosė come appare poco congruo attribuire allo statuto della regione Lazio, e non alla Costituzione, la definizione delle posizione costituzionale della città di Roma, quale capitale della Repubblica.


Leopoldo ELIA, Presidente, esprime l'avviso, ad una prima lettura della proposta del relatore, che forse vi è un'eccessiva tendenza devolutiva ad altri soggetti istituzionali di decisioni che invece andrebbero assunte già nella proposta normativa in via di elaborazione presso il Comitato.


Il senatore Massimo VILLONE (gruppo sinistra democratica-l'Ulivo) - premettendo di condividere i contenuti generali della proposta del relatore - manifesta però perplessità sulla persistente validità della distinzione tra statuti speciali ed ordinari. Inoltre, quanto all'iter approvativo degli statuti regionali, ribadisce la sua posizione favorevole ad una procedura decisionale che si esaurisca interamente nell'ambito delle regioni, proprio per esaltarne le differenziazioni e la competitività anche istituzionale.
Dopo aver espresso perplessità sull'affidamento allo statuto del Lazio della definizione della posizione costituzionale della capitale, si sofferma poi sull'esigenza di salvaguardare l'autonomia degli enti locali, che a suo avviso può essere meglio attuata mediante dirette previsioni costituzionali, anche perché il modello del relatore fondato sulla concertazione e sulla legge costituzionale approvativa, a suo avviso, non fornisce adeguate garanzie nella sfera dell'esperienza concreta. Invita pertanto ad una maggiore riflessione sulla proposta del relatore di affidare direttamente agli statuti regionali l'assetto ordinamentale degli enti locali.


Il senatore Fausto MARCHETTI (gruppo rifondazione comunista-progressisti) ritiene che in linea di massima possa ritenersi condivisibile l'elencazione del relatore quanto alla potestà legislativa dello Stato, che però a suo avviso dovrebbe ricomprendere anche la materia elettorale. Quanto agli statuti, la stessa autonomia delle regioni esige che non debba intervenire l'approvazione con legge costituzionale dello Stato, anche in considerazione del principio del «rovesciamento» introdotto nell'individuazione delle competenze statali.
Dopo essersi soffermato sull'esigenza di affidare alla legislazione statale la disciplina delle ineleggibilità e delle incompatibilità riguardanti i consiglieri degli enti sub-statali, anche per garantire una certa uniformità nell'esercizio delle professioni e degli incarichi a livello sovraregionale, esprime l'avviso che i principi dell'autonomia finanziaria dei comuni e delle province debbano essere fissati in Costituzione.


Leopoldo ELIA, Presidente, segnala come la proposta del relatore, ipotizzando una pluralità di statuti dal diverso contenuto, abbia il merito di permettere una differenziazione di funzioni tra le regioni, similmente a quanto, seppure per altra via, avviene nell'ordinamento spagnolo, ove ciascuna regione, valutate le proprie possibilità, dimensiona le proprie competenze. Se questo obiettivo di differenziazione degli ordinamenti regionali appare condivisibile, rileva però criticamente come possa trovare ostacolo nella previsione di una approvazione degli statuti con legge costituzionale, il cui ruolo uniformatore potrebbe, a suo avviso, prevalere sulle proposte di ogni singola regione. Manifesta quindi perplessità sulla possibilità di fissare secondo criteri differenziati, negli statuti, l'autonomia finanziaria di ogni singola regione, ritenendo invece preferibile un ordinamento finanziario comune ,lasciando alle regioni la scelta di avvalersi o meno di strumenti definiti a livello nazionale.
Richiamando il dibattito svoltosi sul tema nella Comissione per le riforme istituzionali della XI legislatura, ritiene necessario definire con chiarezza ciò che deve essere lasciato all'autonomia statutaria delle singole regioni; in proposito crede che lo statuto non debba riguardare la definizione delle materie di competenza delle regioni e concernere piuttosto, essenzialmente, la forma di governo e l'organizzazione interna regionale. Ritiene peraltro che, anche in questi ultimi ambiti, alcuni istituti difficilmente possano essere lasciati all'autonoma scelta delle singole regioni e siano piuttosto meritevoli di una disciplina uniforme: si pensi in particolare al tema dello scioglimento delle assemblee regionali.


A questo proposito interviene brevemente il senatore Massimo VILLONE (gruppo sinistra democratica-l'Ulivo), il quale precisa come, a suo avviso, il problema stia nel decidere se si vuole lasciare, o meno, alle singole regioni il potere di scioglimento delle assemblee rappresentative.


Il senatore Francesco SERVELLO (gruppo alleanza nazionale) ritiene opportuno - nell'ambito di una revisione dell'ordinamento in chiave federalistica - che sia introdotta una previsione costituzionale sulla definizione della città di Roma quale capitale della Repubblica. Inoltre, in riferimento all'intervento del senatore Villone, manifesta forti perplessità sulla ipotesi di affidare la legislazione elettorale all'autonomia delle singole regioni, con il rischio di una artificiale cristallizzazione di molte situazioni di potere esistenti a livello locale. Si riserva sul punto di presentare proposte emendative.


Il senatore Massimo VILLONE (gruppo sinistra democratica-l'Ulivo) precisa che la riforma di stampo federalistico deve nella sua ottica basarsi su di una «ripartizione istituzionale» forte (tra lo Stato, le regioni e le autonomie locali): se ha espresso la preoccupazione che la posizione dello Stato non deve essere ridisegnata con un carattere troppo debole, fa tuttavia notare che già in alcuni statuti speciali vigenti la disciplina elettorale degli enti locali viene affidata alle regioni.


Il senatore Francesco D'ONOFRIO (gruppo federazione cristiano democratica-CCD), relatore, innanzitutto fa notare che probabilmente il Comitato sulla forma di governo tenderà a rafforzare i poteri dello Stato centrale, mentre il Comitato sulla forma di Stato quelli dei soggetti sub-statali. In secondo luogo, il punto 2 della sua proposta - che affida agli statuti la disciplina dei poteri della regione attuativi ed integrativi della potestà legisltiva dello Stato - già presuppone una certa differenziazione tra le regioni. Quanto alle procedure di approvazione degli statuti regionali, il ricorso alla legislazione costituzionale dello Stato può favorire la tendenza ad una certa uniformità, anche se comunque la stessa previsione della derivazione dalle proposte delle singole regioni abilita di per sé alle differenziazioni statutarie.
Infine, circa la volontà di introdurre un federalismo fondato soprattutto sulle autonomie locali minori, fa presente che le ipotesi di regolamentazione in linea generale sono tre: affidare la disciplina dell'ordinamento degli enti locali alle regioni, o al contrario allo Stato centrale, oppure mediante un processo di concertazione tra soggetti istituzionali (soluzione da lui proposta).


Leopoldo ELIA, Presidente, rinvia il seguito del dibattito ad una prossima seduta.


La seduta termina alle 17,15.