COMITATO FORMA DI STATO

SEDUTA ANTIMERIDIANA DI MARTEDÌ 25 MARZO 1997

Presidenza del Presidente Leopoldo ELIA


La seduta comincia alle 11,50.


In apertura di seduta, il senatore Francesco D'ONOFRIO (gruppo federazione cristiano democratica-CCD), relatore, ricorda i contenuti dei testi da lui presentati nella settimana precedente circa i mutamenti territoriali e gli statuti regionali (allegati rispettivamente n. 14 e n. 15).
Si svolge quindi una discussione sui predetti testi.


Interviene il deputato Michele SALVATI (gruppo sinistra democratica-l'Ulivo), il quale si sofferma in particolare sul punto 8 del testo del relatore sugli statuti regionali, chiedendo chiarimenti soprattutto per quanto concerne la ripartizione dei tributi erariali tra Stato e regione, affidata alla determinazione statutaria; soluzione a suo avviso a dir poco impossibile. Piuttosto ritiene opportuno ipotizzare un «punto al centro» costituzionalmente previsto, in cui Stato e regione assumono «co-decisioni» in materie come quella de qua, citando sul punto l'esperienza canadese. Ribadisce inoltre le proprie perplessità sulla proposta di costituzionalizzare la provincia, ricordando infine la contrarietà espressa dagli organi rappresentativi dei comuni circa l'affidamento agli statuti regionali di poteri ordinamentali relativi alle autonomie locali.


Il senatore Luciano GUERZONI (gruppo sinistra democratica-l'Ulivo) richiama l'attenzione sul punto 3 della proposta del relatore sugli statuti regionali: in particolare, vi è la forte innovazione della configurazione delle regioni come soggetti di politica internazionale. Inoltre, circa il punto 8, sottolinea l'esigenza di prevedere meccanismi (o una Camera delle regioni o forme di codecisione) per l'armonizzazione fiscale tra i soggetti con poteri impositivi. Quanto alla proposta del relatore sui mutamenti territoriali, si chiede se sia una soluzione ottimale stabilire il limite dimensionale minimo di almeno due milioni di abitanti per la costituzione di nuove regioni. Infine, sarebbe in generale opportuno prevedere forme di cooperazione tra comuni e tra regioni, che poi possono considerarsi quasi «prodromiche» ad eventuali fusioni di tali soggetti istituzionali.


La senatrice Adriana PASQUALI (gruppo alleanza nazionale) invita innanzitutto ad una maggiore riflessione sulla radicale novità della previsione di una politica estera svolta dalle regioni.
Precisa di essersi espressa a favore dell'ipotesi di approvare con legge costituzionale gli statuti regionali; nonché circa il mantenimento delle autonomie speciali, ma con riferimento alle fonti normative, senza invece che il riconoscimento delle specialità debba significare un ampliamento necessario di competenze a favore delle regioni a statuto speciale rispetto a quelle a statuto ordinario. Manifesta inoltre perplessità sul comma 4 dell'allegato n. 15, che potrebbe ingenerare equivoci circa l'autonomia costituzionale delle province di Trento e di Bolzano, quasi a configurarle come una sorta di ventunesima regione. Al riguardo, una soluzione da percorrere potrebbe essere quella contenuta nella proposta di legge costituzionale dei deputati Mattarella ed altri, nel senso di prevedere che «alla regione Trentino Alto Adige e alle province di Trento e di Bolzano, con norme costituzionali, sono assicurate particolari condizioni di autonomia connesse ad accordi internazionali».


Il senatore Ettore Antonio ROTELLI (gruppo forza Italia) - ricordate le perplessità già espresse circa l'emendamento degli onorevoli Bressa ed Elia, il cui eventuale accoglimento finirebbe per svilire l'autonomia che pur si vorrebbe attribuire alle regioni - si sofferma sul testo del relatore concernente le modifiche territoriali, facendo innanzitutto notare come di recente in tutte le esperienze costituzionali, soprattutto dei paesi del nord Europa, si sia avuto un radicale riordino territoriale dei comuni, invece del tutto assente in Italia, ribadendo al riguardo i contenuti della sua proposta. In ogni caso, preferibilmente occorre evitare il ricorso a soluzioni coattive, come quelle ipotizzate dalla Fondazione Agnelli o dallo stesso senatore Miglio. In generale, sarebbe opportuno stabilire un limite demografico minimo per tutte le regioni, altrimenti risultando iniqua la previsione di cui al comma 2 dell'allegato n. 14, che - fatte salve le regioni ora esistenti - impedisce l'istituzione di altre comunità territoriali con le medesime dimensioni.
Passando ad esaminare il testo del relatore sugli statuti regionali, fa presente innanzitutto che le regioni a statuto ordinario necessitano di una legge costituzionale ai fini di una pari dignità legislativa rispetto alle regioni a statuto speciale, che come noto hanno ora fondamento costituzionale. In ogni caso, le regioni dovrebbero essere lasciate libere di scegliere eventualmente di non esercitare alcune competenze loro attribuite.
Circa il punto 1, ritiene che in linea di principio debba essere specificato in Costituzione il carattere anche deliberativo del referendum da disciplinare negli statuti regionali, dichiarando inoltre di non condividere il riferimento alla legislazione elettorale delle autonomie locali e alle ineleggibilità ed incompatibilità. Circa il punto 2, manifesta una forte perplessità per il fatto che l'ANCI abbia di recente diffuso una proposta concernente i rapporti con l'Unione europea, in riferimento all'attuale articolo 114 della Costituzione, in cui i comuni già nello stesso ordine espositivo sono collocati all'ultimo posto, con una evidente mortificazione del loro ruolo.
Quanto al punto 4, viene esaltato un forte «centralismo regionale» e viene del tutto conculcata l'autonomia degli enti locali, affidandone la definizione dell'ordinamento agli statuti regionali, con una formulazione addirittura peggiorativa rispetto all'attuale articolo 128 della Costituzione, finora un vero e proprio «baluardo» delle autonomie locali. Reputa poi del tutto fuorviante il riferimento ad «altre eventuali articolazioni territoriali della regione», che lascia addirittura aperta la possibilità di mantenere formule di decentramento amministrativo dello Stato e della stessa regione. Anche il punto 5 non appare condivisibile, affidando l'organizzazione costituzionale delle regioni alla definizione degli statuti regionali stessi, senza alcun principio preventivamente fissato in Costituzione. Formula inoltre una serie di rilievi circa i punti 7 e 8, in particolare sottolineando l'esigenza di una pari dignità costituzionale, anche da un punto di vista finanziario, tra comuni, province, regioni e Stato; nonchè circa i punti 9 e 10, soprattutto non ritenendo condivisibile non prevedere in Costituzione alcun principio generale circa lo scioglimento delle Assemblee legislative regionali.
Inoltre, si sofferma sul comma 4, dichiarando di non condividere l'intenzione di mantenere la distinzione tra regioni a statuto speciale ed a statuto ordinario. Infine, dichiara la propria contrarietà ad affidare allo statuto della regione Lazio, anziché alla stessa Costituzione, la definizione della posizione costituzionale della città di Roma, quale capitale della Repubblica.


Il senatore Francesco D'ONOFRIO (gruppo federazione cristiano democratica-CCD) - circa alcune osservazioni del senatore Rotelli - ricorda che nessuna delle proposte presentate affida esplicitamente e direttamente la definizione della propria normativa elettorale ai comuni. Semmai precisa di aver optato per una ipotesi fondata sulla co-gestione tra regioni (statuto) e Stato (legge costituzionale) nella materia de qua, attualmente totalmente affidata alla potestà legislativa dello Stato con una soluzione rigidamente centralista che va superata. Vi è quindi una scelta di fondo: se si vuole o meno delineare una «comunità territoriale regionale» cui affidare funzioni legislative sulle autonomie locali (superando pertanto il monopolio dello Stato centrale), alle quali attribuire poi competenze amministrative generalizzate, nell'intento di equilibrare esigenze istituzionali differenti nell'ambito del processo di riorganizzazione federale della Repubblica.
Quanto ai mutamenti territoriali, occorre valutare pregiudizialmente se si intenda esprimere, già nel testo della proposta costituzionale, un indirizzo favorevole all'accorpamento dei comuni minori.


Il senatore Tarcisio ANDREOLLI (gruppo partito popolare italiano) innanzitutto ritiene preferibile individuare strumenti opportuni, non certo coattivi, per superare l'attuale frammentizzazione eccessiva dei comuni, proprio al fine di potenziarne ruolo e funzioni, soprattutto nell'ambito del processo di revisione della forma di Stato in chiave federalistica. A suo avviso non va demonizzata l'attribuzione alle regioni della potestà legislativa sull'ordinamento degli enti locali; soluzione che invece sembra preferibile rispetto al mantenimento della competenza statale. Parimenti, in materia di normativa elettorale degli enti locali, dichiara di condividere l'impostazione del relatore. Per quanto concerne le autonomie speciali, ritiene che sia in gran parte superata la stessa distinzione tra regioni a statuto speciale ed a statuto ordinario. Tuttavia, richiama gli accordi internazionali alla base delle particolari autonomie delle province di Trento e di Bolzano della regione Trentino-Alto Adige, per cui a suo giudizio in questo particolare caso andrebbero in Costituzione specificate tali autonomie speciali.


Intervengono quindi i senatori Luciano GUERZONI (gruppo sinistra democratica-l'Ulivo), il quale richiama l'attenzione sulle disomogeneità legate a differenti sistemi elettorali regionali, che potrebbero riverberarsi sulle modalità di elezione del Presidente della Repubblica, ed Ettore Antonio ROTELLI (gruppo forza Italia), che ricorda i contenuti dell'articolo 55 della sua proposta (disegno di legge S. n. 2030).


Leopoldo ELIA, Presidente, dopo aver ricordato i rilievi emersi, richiama l'esigenza di una riflessione su di una triplice opzione: vi sono oggetti di stretta competenza degli statuti regionali; altre materie che invece, ai fini di una disciplina uniforme, vanno collocate nell'insieme delle norme costituzionali; infine, va considerata in alcuni ambiti una soluzione intermedia, fondata su principi definiti in via generale (direttamente in Costituzione o in leggi statali rafforzate), con ulteriori specificazioni regionali, che sarebbero garantite però in tal modo dalle presupposte previsioni di ordine generale. Infine, rinvia il seguito della discussione ad altra seduta.


La seduta termina alle 13,20.