COMITATO FORMA DI STATO

SEDUTA DI MERCOLEDÌ 30 APRILE 1997

Allegato n. 37

Proposta organica relativa alle materie di competenza del Comitato forma di Stato.


Art. 1.


1. La Repubblica italiana è formata dallo Stato, dalle Regioni e dalle Comunità locali. Sono garantite le autonomie funzionali.
2. La distribuzione delle funzioni e dei compiti che non possono essere più utilmente svolti dall'autonomia dei privati è articolata tra lo Stato, le Regioni e le Comunità locali secondo il principio della sussidiarietà e della differenziazione. È assicurata la titolarità delle funzioni e dei compiti agli enti più vicini agli interessi dei cittadini, secondo il criterio della omogeneità e adeguatezza delle strutture organizzative alle funzioni e ai compiti attribuiti.
3. Le relazioni tra lo Stato, le Regioni e le Comunità locali sono improntate al principio di leale cooperazione. Ciascun ente è tenuto a trasmettere agli altri le informazioni in suo possesso e a prestare reciprocamente l'opera dei propri uffici. La legge bicamerale disciplina l'esercizio delle funzioni sostitutive, prevedendo forme di concertazione con gli enti interessati.


Art. 2.


1. Salvo diversa disposizione contenuta nei Trattati dell'Unione europea spetta allo Stato la potestà legislativa nelle seguenti materie:


1.1. politica estera; ratifica di trattati ed accordi internazionali; dogane; protezione dei confini; commercio con l'estero;


1.2. rapporti con la Chiesa cattolica e con le altre confessioni religiose;


1.3. cittadinanza; asilo politico e rifugiati; condizione giuridica dello straniero; immigrazione ed emigrazione;


1.4. stato civile; anagrafe; registro delle imprese;


1.5. organi costituzionali statali e loro organi ausiliari;


1.6. difesa; forze armate; armi e munizioni; esplosivi e materiale strategico;


1.7. ordine e sicurezza pubblica, esclusa la polizia locale;


1.8. ordinamento civile e penale e sanzioni penali; ordinamento della giustizia civile, penale, penitenziaria, amministrativa e contabile; ordinamento giudiziario;


1.9. statistica nazionale; pesi e misure; determinazione del tempo; normative tecniche, requisiti e parametri necessariamente uniformi in tutto il territorio nazionale;


1.10. bilancio e contabilità dello Stato; tributi statali; coordinamento della finanza pubblica; demanio statale e patrimonio;


1.11. moneta e sistema valutario;


1.12. produzione trasporto e distribuzione dell'energia di interesse nazionale;


1.13. trasporti e comunicazioni di interesse nazionale; disciplina generale della circolazione; poste; stampa; radio; televisione;


1.14. logistica;


1.15. protezione civile di interesse nazionale ed interventi in caso di grandi calamità, integrativi degli interventi regionali;


1.16. tutela dell'ecosistema, senza pregiudizio del potere delle Regioni di stabilire norme integrative di protezione; beni culturali e naturali di interesse nazionale;


1.17. ordinamento generale dell'istruzione; standards di quantità e di qualità relativi alle finalità, ai principi e ai livelli minimi dell'istruzione scolastica e ai relativi ordini, gradi e titoli di studio; ordinamento universitario; disciplina degli esami di Stato;


1.18. ricerca scientifica e tecnologica; tutela della proprietà letteraria, artistica ed intellettuale;


1.19. standards di quantità e di qualità dei servizi sanitari di prevenzione, riabilitazione e cura; malattie pericolose ed infettive dell'uomo e degli animali; fecondazione artificiale umana; codice genetico; trapianti di organi e di tessuti; produzione e commercio di farmaci, narcotici e veleni;


1.20. alimentazione e controllo delle sostanze alimentari;


1.21. ordinamento delle professioni;


1.22. ordinamenti sportivi di rilievo nazionale;


1.23. istituti previdenziali obbligatori; assicurazioni; ordinamento generale della tutela e della sicurezza del lavoro;


1.24. princìpi dell'organizzazione e disciplina dei procedimenti amministrativi di competenza statale; disciplina del rapporto di lavoro con lo Stato e con gli enti pubblici statali e responsabilità dei dipendenti; rapporti tra le amministrazioni statali e i cittadini;


1.25. opere pubbliche di interesse nazionale;


1.26. spetta inoltre allo Stato il potere legislativo:


per assicurare la libera circolazione delle persone e dei beni fra le Regioni;


per garantire a chiunque ne abbia diritto l'esercizio della professione, dell'impiego e del lavoro in ogni parte del territorio nazionale;


2. Nelle materie di competenza regionale, lo Stato può intervenire, con legge bicamerale, all'esclusivo scopo di assicurare le condizioni di vita equivalenti sull'intero territorio nazionale, di sopperire, conformemente al principio di sussidiarietà, alla mancanza o all'inadeguatezza degli interventi regionali, o di garantire l'espansione economica del Paese nei settori strategici per l'interesse nazionale. In tali casi la Regione legifera fino a quando e nelle parti in cui lo Stato non abbia esercitato la propria competenza legislativa.
3. Con legge bicamerale, si provvede all'individuazione degli oggetti riservati allo Stato dal presente articolo, limitatamente alla parte di interesse nazionale.
4. Spetta alla Regione la competenza legislativa in ogni altra materia non espressamente attribuita alla potestà legislativa dello Stato dal presente articolo o da altre disposizioni della Costituzione.


Art. 3.


1. L'amministrazione nelle materie nelle quali spetta allo Stato il potere legislativo è esercitata dalle Regioni federate, dalle Comunità locali e da enti titolari di autonomia funzionale.
2. Sono comunque escluse dalla competenza delle Regioni federate e delle Comunità locali le funzioni riconducibili alle seguenti materie:


a)
affari esteri e commercio estero, nonché cooperazione internazionale e attività promozionale all'estero di rilievo nazionale;


b)
difesa, forze armate, armi e munizioni, esplosivi e materiale strategico;


c)
rapporti con la Chiesa cattolica e con le altre confessioni religiose;


d)
tutela dei beni culturali e naturali di interesse nazionale;


e)
vigilanza sullo stato civile e sull'anagrafe;


f)
cittadinanza, immigrazione, rifugiati e asilo politico, estradizione;


g)
consultazioni elettorali, elettorato attivo e passivo, propaganda elettorale, consultazioni referendarie escluse quelle regionali;


h)
moneta, sistema valutario e perequazione delle risorse finanziarie;


i)
dogane, protezione dei confini nazionali e profilassi internazionale;


l)
ordine pubblico e sicurezza pubblica;


m)
amministrazione della giustizia;


n)
trasporti e comunicazioni di interesse nazionale; disciplina generale della circolazione;


o)
previdenza sociale, eccedenze di personale temporanee e strutturali;


p)
ricerca scientifica;


q)
istruzione universitaria, ordinamenti scolastici, programmi scolastici, organizzazione generale dell'istruzione scolastica e stato giuridico del personale;


r)
vigilanza in materia di lavoro e cooperazione.


Art. 4.


1. Ciascuna Regione federata delibera il proprio statuto, con il quale definisce la forma di governo, l'organizzazione degli uffici e degli enti dipendenti, le regole fondamentali dell'azione di governo, nell'ambito dei princìpi della Costituzione.
2. Lo statuto regola l'esercizio del diritto di iniziativa e del referendum e le modalità di approvazione delle leggi e degli atti amministrativi della regione. Prevede in ogni caso l'iniziativa e la partecipazione delle comunità locali alla formazione delle leggi, degli atti amministrativi e degli atti di programmazione della regione.
3. Lo statuto è deliberato a maggioranza assoluta dalla assemblea regionale.
4. L'assemblea regionale è eletta con suffragio universale e diretto, come determinato dallo statuto che può stabilire anche i casi di scioglimento. Ad essa compete il potere legislativo della regione. La legge elettorale è deliberata da ciascuna Regione sulla base dei princìpi fissati con legge bicamerale.
5. Il Presidente della Regione, eletto secondo le modalità indicate dallo statuto, la rappresenta.


Art. 5.


1. Le Regioni federate sono: Piemonte; Valle d'Aosta; Lombardia; Trentino-Alto Adige; Veneto; Friuli-Venezia Giulia; Liguria; Emilia-Romagna; Toscana; Umbria; Marche; Lazio; Abruzzi; Molise; Campania; Puglia; Basilicata; Calabria; Sicilia; Sardegna.


Norma transitoria.


Resta ferma la disciplina delle Regioni a statuto speciale sino all'armonizzazione delle stesse ai principi della presente legge di revisione costituzionale.


Art. 6.


1. Si può con legge di revisione costituzionale, su richiesta delle Assemblee regionali interessate, disporre la fusione di Regioni esistenti, sempre che la richiesta sia approvata con referendum dalla maggioranza degli elettori di ciascuna delle Regioni interessate.
2. Previo referendum tra le popolazioni interessate e con legge bicamerale, sentite le Assemblee regionali, si può consentire che Province e Comuni, che ne facciano richiesta siano staccati da una Regione ed aggregati ad un'altra.


Art. 7.


1. Le Regioni federate, nelle materie di propria competenza, possono stipulare intese fra di loro e istituire organismi comuni.
2. Le Regioni federate, nelle materie di propria competenza, possono concludere accordi con altri Stati o con enti territoriali all'interno di un altro Stato, previo l'assenso del Governo, secondo norme di procedura adottate con legge bicamerale. Con tale legge si prevedono anche forme di assenso tacito da parte del Governo e casi di recesso obbligatorio da richiedere alla Regione con atto motivato.
3. La Regione partecipa, nelle forme e con l'osservanza delle procedure previste dalla legge bicamerale, alla formazione degli atti dell'Unione europea aventi attinenza con le proprie attribuzioni.


Art. 8.


1. Le Comunità locali sono organizzate in Comuni, Province e Città metropolitane.
2. Sono attribuite ai Comuni le funzioni regolamentari ed amministrative che riguardano la popolazione ed il territorio comunale nei settori dell'assetto e dell'utilizzazione del territorio, dello sviluppo economico, della gestione dei servizi.
3. I Comuni di dimensioni inferiori in termini di popolazione, alla soglia stabilita dalla legge bicamerale, esercitano le funzioni loro attribuite in forma associata, salvo quelle indicate dalla legge stessa. Tali forme associative tra Comuni hanno la stessa autonomia garantita ai Comuni.
4. Le funzioni di area vasta, quali determinate da legge bicamerale, al di fuori delle aree metropolitane, sono attribuite alle Province. La legge bicamerale può individuare le aree metropolitane come zone di alta aggregazione demografica anche in relazione alle caratteristiche del territorio circostante. Nell'area metropolitana la Comunità locale è organizzata nella Città metropolitana cui competono le funzioni determinate dalla stessa legge.
5. I princìpi in materia di organizzazione e di esercizio delle funzioni delle Comunità locali sono stabiliti con legge bicamerale. Nell'ambito di tali princìpi si esercita l'autonomia statutaria e regolamentare degli enti.
6. La rappresentanza istituzionale dei Comuni, delle Province e delle Città metropolitane è affidata dalla legge bicamerale ad un organo eletto a suffragio universale e diretto. Poteri di normazione, programmazione, indirizzo e controllo spettano ad una assemblea eletta a suffragio universale e diretto.


Art. 9.


1. L'autonomia finanziaria è elemento costitutivo dell'autonomia regionale. Fatti salvi i trasferimenti perequativi destinati alle Regioni a minor reddito reale pro capite, la Regione finanzia le proprie spese con entrate proprie o comunque riferibili al gettito fiscale del proprio territorio.
2. Le Comunità locali dispongono di autonomia fiscale compatibile con le proprie basi imponibili e i compiti da essi svolti. I trasferimenti ordinari ai Comuni sono disciplinati con legge bicamerale nel rispetto dei principi di sussidiarietà, congruità, trasparenza e solidarietà. La legge bicamerale detta norme per il coordinamento tra la finanza dello Stato e quella delle Regioni e stabilisce gli indirizzi essenziali della finanza locale.


Art. 10.


1. Alle Regioni competono, secondo le modalità stabilite con legge bicamerale: tributi propri; proventi derivanti dalla vendita di beni e servizi; quote di partecipazione al gettito prodotto nelle singole Regioni da tributi erariali; sovrimposte e addizionali su tributi erariali; trasferimenti perequativi, nel caso ricorrano le condizioni previste dall'articolo 11.
2. Alle Comunità locali competono, secondo le modalità stabilite con legge bicamerale: tributi propri; proventi derivanti dalla vendita di beni e servizi; altri gettiti collegati a tributi nazionali o regionali; trasferimenti delle Regioni e dello Stato.
3. Per provvedere a scopi determinati e distinti dal normale esercizio delle funzioni ad essi spettanti, lo Stato può con legge bicamerale destinare trasferimenti straordinari a determinate Regioni e Comunità locali.
4. Le Regioni e le Comunità locali hanno beni propri.


Art. 11.


1. Con legge è istituito un Fondo perequativo dal quale sono erogati i trasferimenti annui per le Regioni a minor reddito reale pro capite.
2. L'ammontare del fondo è definito in misura non superiore a quanto necessario per compensare la diversa capacità delle singole Regioni di produrre gettito fiscale rispetto alla media nazionale per abitante, nonché per compensare i diversi costi che devono essere sostenuti, in diversi contesti demografici e territoriali, al fine di fornire servizi essenziali ad un livello di adeguatezza medio e in condizioni di massima efficienza ed economicità.
3. Il Governo propone al Parlamento per un periodo almeno triennale le modalità di formazione e di distribuzione del Fondo. Tali modalità vengono stabilite con legge bicamerale e gli stanziamenti conseguenti sono deliberati ogni anno nella legge finanziaria dello Stato.
4. A differenza dei trasferimenti straordinari di cui all'articolo 10, i trasferimenti dal Fondo perequativo non hanno vincoli di destinazione.


Art. 12.


1. L'assunzione di prestiti e di impegni di spesa in annualità può essere disposta dalle Comunità locali e dalle Regioni solo nelle forme e nei limiti stabiliti dalla legge bicamerale.
2. È esclusa ogni forma di garanzia dello Stato sui prestiti accesi dai Comuni e dalle Regioni.


La pubblica amministrazione.

Art. 13.


1. L'organizzazione delle amministrazioni statali e degli enti strumentali dello Stato è disciplinata con regolamenti del Governo, sulla base dei princìpi posti dalla legge, in modo che sia assicurato il buon andamento e l'imparzialità dell'amministrazione.
2. I Ministri sono responsabili delle amministrazioni loro affidate e degli atti da queste prodotte, salve le responsabilità dei dirigenti preposti ai singoli uffici.
3. Le funzioni amministrative di attribuzione statale sono esercitate secondo procedimenti disciplinati con regolamenti del Governo, sulla base di princìpi posti dalla legge, in modo che sia assicurata la tempestività, la trasparenza e l'efficacia delle decisioni amministrative.
4. Autorità amministrative indipendenti possono essere costituite con legge bicamerale.


Art. 14.


1. L'amministrazione è apparato servente gli interessi dei cittadini. I funzionari pubblici operano nell'interesse del pubblico, sono responsabili degli uffici cui sono preposti e rendono conto dei risultati della loro attività.
2. I compiti dei funzionari pubblici sono definiti in modo che si possano far valere le loro responsabilità nei confronti dei privati e della pubblica amministrazione, conseguenti alla violazione dei loro doveri professionali.
3. I funzionari pubblici sono assunti mediante concorsi pubblici aperti a tutti, salvoi casi previsti dalla legge. La legge determina le carriere e le qualifiche per l'accesso alle quali il concorso può essere riservato a chi abbia determinati titoli di servizio.
4. I funzionari pubblici, se sono membri delle Camere e delle Assemblee regionali, non possono conseguire promozioni.

Bressa, Elia.