COMITATO PARLAMENTO E FONTI NORMATIVE

SEDUTA DI MARTEDÌ 11 MARZO 1997

Presidenza del Presidente Ersilia SALVATO


La seduta comincia alle 10,45.


La senatrice Marida DENTAMARO (gruppo federazione cristiano democratica-CDU), relatore, premessa la centralità del rapporto Parlamento-Governo sotto molteplici profili, si sofferma sulle esigenze di stabilità, governabilità ed efficienza, di rappresentatività, di democraticità e pluralismo, tutte largamente condivise dalle parti politiche nel corso della discussione generale e che una rinnovata istituzione parlamentare deve garantire al più alto grado. Una riflessione sul bicameralismo involge, per ragioni innanzitutto storiche, il ruolo del Senato quale Camera alta nel sistema vigente. La discussione deve comunque tenersi il più possibile lontana da luoghi comuni o posizioni strumentali nella consapevolezza che occorre rivedere il ruolo e la struttura di entrambe le Assemblee. Nell'ambito di un Parlamento bicamerale la prima Camera dovrà essere eletta a suffragio universale e diretto e detenere la titolarità, parziale od esclusiva, del rapporto fiduciario con il Governo. Non manca nemmeno un'ipotesi di monocameralismo, sottoscritta da rifondazione comunista, giustificata con un'esigenza di semplificazione. Le rimanenti iniziative mirano invece al mantenimento di una struttura a bicameralismo differenziato, in sensibile scostamento rispetto al sistema vigente, dove la seconda Camera è ancora eletta a suffragio universale e diretto ovvero è formata con un meccanismo elettorale di secondo grado. Variabili nelle varie proposte sono inoltre anche le denominazioni dell'uno o dell'altro ramo del Parlamento.
Un primo gruppo di iniziative considera la seconda Camera come eletta a suffragio universale, titolare di una competenza materiale differenziata, anche in campo legislativo limitatamente a leggi rinforzate, organiche o bicamerali, con funzioni ordinamentali in tema di autonomie territoriali, rivolte a garantire esigenze di uniformità e di carattere unitario, standard minimi di prestazioni sociali ed in qualche caso con proiezioni ulteriori in direzione delle funzioni svolte dall'UE. In questa prospettiva, alla prima Camera si conferisce la titolarità, talora esclusiva, del rapporto fiduciario con il Governo, radicando allora prevalentemente nella seconda Camera i poteri di controllo. Secondo questa impostazione si dovrebbe certamente contribuire ad una razionalizzazione dell'attività parlamentare, evitando le duplicazioni ed imprimendo un carattere più incisivo ai controlli. Il mantenimento poi di un'area di leggi bicamerali nonché la previsione di un potere di riesame legislativo a richiesta assicurano la possibilità di un ripensamento sulle scelte compiute. I ruoli di Camera di riflessione possono anche non essere invariabili, ma reversibili tra i due rami del Parlamento; si tratta comunque di delimitare con attenzione l'area delle leggi bicamerali onde evitare che rimangano compromesse le indicate esigenze di semplificazione. Alcune iniziative escludono peraltro da questo novero le leggi di bilancio e finanziaria.
Un secondo gruppo di iniziative prevede che la seconda Camera sia formata mediante elezione indiretta, come emanazione degli esecutivi ovvero dei Consigli regionali, secondo il modello germanico; in qualche caso è prevista inoltre una rappresentanza di altri enti locali. I poteri attribuiti sono per lo più di veto sospensivo, superabile dalla prima Camera a maggioranza rafforzata. Tale problematica è stata oggetto di dibattito anche nelle sedute della Commissione nel corso delle audizioni intervenute nella precedente settimana. A questo proposito giova osservare che dalla opzione in favore di un ordinamento federale non consegue necessariamente che la seconda Camera debba essere formata mediante elezione indiretta. Da alcuni si insiste tutttavia perché la rappresentanza di ciascuna regione si esprima in modo unitario a tutela degli interessi territoriali di riferimento; altri pongono in evidenza la difficoltà di introdurre un procedimento di codecisione Stato-Regioni nell'ambito di un ordinamento e di un processo decisionale già appesantiti sotto molteplici profili. Occorre considerare i meccanismi compensativi escogitati nello stesso sistema germanico, nel quale l'attività del Bundesrat si svolge in larga misura nelle Commissioni, nelle quali finisce per rivestire un peso preponderante la burocrazia dei Laender. Un processo di codecisione racchiude poi più di un pericolo per la tutela delle aree più deboli del paese ed è da valutare attentamente l'opportunità di escludere dal circuito fiduciario un'Assemblea che interviene in momenti delicati della funzione legislativa.
Conclusivamente le convergenze tra le iniziative presentate sembrano significative nella prospettiva di un bicameralismo differenziato sulla base di una distinzione di competenze materiali e di funzioni, con il tendenziale conferimento di un compito di raccordo ordinamentale ad una sola Camera e della titolarità del rapporto fiduciario all'altra, mentre le decisioni in tema di bilancio sono prevalentemente condivise da entrambe.


Si apre quindi il dibattito.


Il deputato Paolo ARMAROLI (gruppo alleanza nazionale), ricordato che le posizioni evidenziate dalle varie parti politiche trovano riscontro in un dibattito ormai risalente nel tempo, sostiene che allo stato il bicameralismo non possiede valide alternative, tenuto conto dell'esigenza di mantere una sufficiente serie di garanzie nell'ordinamento costituzionale, del quale il Parlamento va ritenuto come uno dei più efficaci baluardi. Si tratta allora soltanto di valutare quale bicameralismo costruire, sembrando affievolita l'ipotesi di dar vita ad una Camera delle regioni. A questo proposito, in vista di possibili riforme elettorali, è utile riferirsi all'esempio fornito dalla Camera dei comuni inglese, eletta col sistema maggioritario ed in collegi uninominali, che tenderebbe ad escludere una forte contrazione della rappresentanza eletta.


Ersilia SALVATO, Presidente, assicura che nell'opinione unanimemente condivisa va comunque salvaguardato il ruolo del Parlamento, indipendentemente dalle distinzioni che attengono alla struttura di esso.


Il senatore Maurizio PIERONI (gruppo verdi-l'Ulivo) reputa opportuno superare senz'altro ed in via preliminare l'ipotesi monocamerale, propria di un solo gruppo politico, in favore di un bicameralismo differenziato. Occorre approfondire, in questa prospettiva, il ruolo della prima Camera con le implicazioni relative allo statuto dell'opposizione ed al sistema elettorale, il quale - per l'elezione della seconda Camera - dovrà riferirsi ad un ambito territoriale coincidente con ciascuna regione.


Ersilia SALVATO, Presidente, fa osservare al senatore Pieroni che la proposta monocamerale della sua parte politica muove dal presupposto dell'instaurazione di un assetto federale. È peraltro consapevole che le rimanenti iniziative sono diversamente orientate e condivide l'opportunità di approfondire le problematiche che attengono alla prima Camera.
Avverte infine che il Comitato tornerà a riunirsi mercoledì 12 marzo, alle ore 9,30.


La seduta termina alle 12.