COMITATO PARLAMENTO E FONTI NORMATIVE

SEDUTA DI MERCOLEDÌ 12 MARZO 1997

Presidenza del Presidente Ersilia SALVATO


La seduta comincia alle 9,45.


Ersilia SALVATO, Presidente, avverte che nel corso della seduta ed in quella successiva, prevista per giovedì 12 marzo, alle ore 9,30, proseguirà la discussione di carattere generale; nell'incontro di venerdì 13 marzo, alle ore 9,30, la relatrice Dentamaro sarà in condizione di presentare una prima ipotesi di testo unificato.


Prende atto il Comitato.


Interviene quindi il senatore Antonio Enrico MORANDO (gruppo sinistra democratica-l'Ulivo), il quale constata che le iniziative presentate muovono tutte verso il superamento del sistema vigente di bicameralismo perfetto, compreso il progetto di mocameralismo, verso il quale andrebbe senz'altro la sua preferenza qualora un bicameralismo rinnovato non apparisse dal suo punto di vista convincente. A questo proposito egli non reputa condivisibile una distinzione di competenze tra le Camere basata su di un elenco di materie e nemmeno il mantenimento di un rapporto fiduciario con entrambe le Assemblee. Una suddivisione basata su un criterio materiale porrebbe tra l'altro l'esigenza di prevedere organi di soluzione dei conflitti e si finirebbe per incidere comunque sul rapporto fiduciario, anche se esso fosse intrattenuto con un solo ramo del Parlamento. Secondo la maggior parte delle iniziative è invece nella prima Camera che dovrà intervenire prevalentemente il confronto tra la maggioranza e l'opposizione e spetterà a questo stesso organo la titolarità del rapporto fiduciario nei confronti del Governo. A questa stregua, è in questa Assemblea che dovrà essere predisposto il cosiddetto statuto delle opposizioni. Tale ipotesi si sposa con l'altra che mira a fare della seconda una Camera delle garanzie, non specificamente rivolte però all'esercizio dell'opposizione parlamentare, bensì innanzitutto nei riguardi delle autonomie territoriali, problematica che è presente in numerose iniziative e che egli giudica meritevole di un approfondimento.
Osserva poi che un organo parlamentare di rappresentanza delle autonomie non è presente in tutti gli ordinamenti a carattere federale, per quanto sia pienamente coerente con questo sistema, particolarmente entro uno schema di federalismo cooperativo. Nel processo di codecisione che ne scaturisce è inoltre possibile introdurre meccanismi correttivi atti a scongiurare il pericolo di una prevalenza delle aree più forti del paese. Un'elezione indiretta finirebbe per scontare una sostanziale debolezza della seconda Camera, per quanto questa soluzione sia seguita in Germania, giustificata sulla base delle funzioni prevalentemente amministrative svolte dai Laender. L'alternativa è l'elezione diretta della seconda Camera, ma vi è il pericolo di dar vita ad una rappresentanza che, come il Senato attuale, non detiene in realtà alcun rapporto con l'ente territoriale. Si potrebbe allora esplorare la possibilità di una elezione diretta, che intervenga però contestualmente a quelle per i consigli regionali e con un meccanismo tale da assicurare l'omogeneità del risultato politico, in modo che la rappresentanza parlamentare nella seconda Camera rifletta gli equilibri che si vanno formando nelle assemblee minori. Ne deriverebbe inoltre la necessità di un voto unitario, articolato sullo schema maggioranza-opposizione, da parte della rappresentanza regionale.


Il deputato Natale D'AMICO (gruppo rinnovamento italiano), ritiene che la seconda Camera deve mirare a rappresentare le autonomie, in coerenza con il rafforzamento del ruolo delle regioni e l'avvio di un ordinamento genuinamente federale. Occorre dunque prevedere per questi enti e per gli altri enti territoriali una proiezione in sede parlamentare. Egli è consapevole delle obiezioni espresse dal senatore Villone nei confronti dell'indicato modello di codecisione, ma giudica egualmente inevitabile un certo grado di compartecipazione tra le autorità centrali e quelle periferiche. Per assicurare comunque l'unitarietà nel voto da parte delle rappresentanze regionali, è preferibile che siano gli stessi componenti degli esecutivi regionali a formare la seconda Camera, onde sfuggire al rischio di dar vita a formazioni che riflettano gli equilibri esistenti tra i partiti. Non ritiene poi persuasiva la costituzione di una seconda Camera di riflessione, considerato che forme di ripensamento possono essere congegnate anche all'interno di un organo monocamerale. Analogamente, il conferimento ad essa di prevalenti poteri di controllo presenterebbe l'inconveniente di non accompagnare tale funzione a possibili sanzioni che incidano sul rapporto fiduciario; se poi il potere di fiducia fosse condiviso da entrambe le Camere, ciò potrebbe avere negative ripercussioni sulla stabilità del Governo. Conclusivamente, giudica quindi più convincente una seconda Camera di rappresentanza delle autonomie.


La senatrice Franca D'ALESSANDRO PRISCO (gruppo sinistra democratica-l'Ulivo), considerando l'ipotesi di una seconda Camera rivolta a mantenere un collegamento con le autonomie territoriali, afferma l'utilità di mettere a fuoco innanzitutto le funzioni che dovrebbero essere svolte da questo organo. Per quanto attiene al sistema di formazione della seconda Camera, la sua preferenza va al suffragio universale e diretto. Dichiara tuttavia il proprio interesse per la proposta avanzata dal senatore Morando, della quale il Comitato non mancherà di svolgere gli opportuni approfondimenti.


La seduta termina alle 10,55.