COMITATO PARLAMENTO E FONTI NORMATIVE

SEDUTA DI GIOVEDÌ 20 MARZO 1997

Presidenza della Presidente Ersilia SALVATO


La seduta comincia alle 11,40.


La relatrice Ida DENTAMARO (gruppo federazione cristiano democratica-CDU), illustra un nuovo testo della proposta di articolato relativo alla struttura del Parlamento e alle funzioni delle due Camere, la quale, in recepimento degli orientamenti emersi nel corso del dibattito, tra l'altro, esclude la categoria delle leggi di competenza esclusiva della seconda Camera, riduce il numero delle leggi bicamerali e disciplina più analiticamente uno statuto dell'opposizione (allegato n. 2).


Il senatore Cesare SALVI (gruppo sinistra democratica-l'Ulivo) giustifica innanzitutto l'assenza di rappresentanti del proprio gruppo nella seduta precedente, dovuta ai concomitanti lavori dell'Assemblea del Senato. Sostiene poi che entrambe le Camere si debbano formare mediante suffragio universale e diretto, a garanzia dell'autorevolezza e della democraticità delle rappresentanza così eletta. Nell'ordinamento rinnovato saranno attribuite funzioni legislative più estese alle regioni, da un lato, all'esecutivo, dall'altro; ne risulterà snellita l'attività parlamentare nel suo complesso, che potrà beneficiare anche di una riduzione del numero degli eletti e del superamento del bicameralismo perfetto. La prospettiva verso cui si muove è dunque quella di un bicameralismo articolato in una prima Camera in cui si dispiega l'alternanza tra maggioranza ed opposizione, nella quale il Governo trae la fiducia e riceve certezze circa l'attuazione del proprio programma. Alla seconda Camera si riconducono compiti egualmente tipici dell'istituzione parlamentare, come funzioni di controllo, di garanzia delle istituzioni locali, di nomina, di partecipazione alla revisione costituzionale. Quest'ultimo profilo appare particolarmente delicato, tenuto conto che un sistema elettorale a base maggioritaria può portare nella prima Camera maggioranze schiaccianti, per cui è essenziale il ruolo di equilibrio svolto dall'altro ramo del Parlamento. Per quanto attiene al rapporto con le istituzioni locali, si fronteggiano sostanzialmente due modelli, in qualche modo commisti nella proposta presentata dal gruppo del partito popolare, la quale però non presenta, complessivamente, i pregi della semplicità e della chiarezza. Se il criterio di distribuzione delle competenze deve improntarsi al principio di sussidiarietà, il modello non può essere quello del Bundesrat germanico, nel quale la rappresentanza regionale si esprimerebbe poi in modo unitario, ponendo in dubbio l'utilità stessa di tenere in vita una seconda Camera. A suo avviso alcune regioni commettono un errore nel perseguire il federalismo in sede parlamentare e non va comunque esclusa, attraverso un opportuno coordinamento con i lavori del Comitato forma di Stato ed un approfondimento della nozione di federalismo fiscale, una partecipazione delle regioni alle decisioni relative alla ripartizione delle risorse. In merito allo statuto dell'opposizione, argomento all'attenzione anche del Comitato forma di Governo, nota come occorra tener presente che l'assetto politico stabilitosi nel corso degli ultimi anni non è bipartitico, ma piuttosto di bipolarismo imperfetto.


Il senatore Agazio LOIERO (gruppo federazione cristiano democratica-CCD) ritiene che alcune questioni, ancora da dirimere, si presentino come strettamente intrecciate ad aspetti rimessi all'analisi del Comitato forma di Stato. Afferma inoltre che il potere di inchiesta dovrebbe spettare esclusivamente alla seconda Camera così come l'esercizio delle competenze nei confronti dell'Unione europea.


Il senatore Ettore Antonio ROTELLI (gruppo forza Italia), nel condividere l'intervento del senatore Salvi, illustra una propria proposta (allegato n. 3). Osserva come non sia ancora scontato che nel nuovo ordinamento i rapporti Parlamento-Governo siano imperniati sulla fiducia; positiva è comunque una differenziazione in cui la prima Camera svolge un'attività legislativa ordinaria, mentre le funzioni ispettive e di nomina spettano alla seconda, nella comune elettività diretta da parte del corpo elettorale. Alla luce della propria impostazione argomenta il carattere di organo di garanzia della seconda Camera, rilevando come non sia necessario comprendere la determinazione dei livelli minimi delle prestazioni sociali tra le leggi da approvare con procedimento bicamerale. Auspica infine che le elezioni ai consigli regionali si tengano in data diversa rispetto a quelle per la formazione della prima Camera, a maggior tutela dell'autonomia regionale.


Il deputato Natale D'AMICO (gruppo rinnovamento italiano) considera che la nuova proposta della relatrice segni alcuni progressi, pur rimanendo essa caratterizzata da contraddizioni di fondo. In particolare, non si sfugge alla critica per cui se la seconda Camera è eletta a suffragio universale e diretto, essa tende a diventare un doppione della prima. Egli ha pertanto elaborato, insieme al deputato Mattarella, una proposta alternativa ispirata al modello della Camera delle regioni, di rappresentanza degli esecutivi regionali e delle altre istituzioni locali, che passa quindi ad illustrare (allegato n. 4). Riguardo alla proposta della relatrice, ribadisce il proprio dissenso rispetto al potere di proposta affidato alla seconda Camera (lettera c), n. 3).


Il senatore Luigi GRILLO (gruppo forza Italia) illustra un testo di principi relativi alla configurazione del Parlamento (allegato n. 5). Dichiara poi il proprio interesse nei riguardi di una ipotesi, che prevede la decadenza dei rappresentanti regionali nella seconda Camera, in caso di anticipato scioglimento di un consiglio regionale.


Il senatore Massimo VILLONE (gruppo sinistra democratica-l'Ulivo), nel valutare positivamente l'orientamento assunto dalla relatrice, non considera convincenti le motivazioni addotte a sostegno del modello alternativo. Riguardo alla categoria delle leggi bicamerali, si tratta di precisare se in tutti i casi previsti sia da prevedere una mera facoltà di riesame da parte della seconda Camera ovvero se in questa ipotesi sorga l'obbligo di sottoporre la questione alla votazione con maggioranza qualificata da parte della prima Camera; in caso contrario, l'elenco rimane ancora troppo diffuso. Appare utile prevedere anche un procedimento di conciliazione onde prevenire troppo prolungate navette. L'ordinamento federale deve essere improntato a linee di semplificazione, di chiara distinzione di competenze e di certezza per quanto attiene alla disponibilità di risorse per ciascun livello istituzionale. A parziale correzione di questo schema, è tuttavia ipotizzabile un intervento delle autonomie locali nella procedura di formazione del bilancio. Rispetto alla proposta presentata dal senatore Rotelli, manifesta il proprio interesse in relazione al previsto procedimento di soluzione dei conflitti Stato-regioni, mentre non reputa invece convincente il bicameralismo paritario sostenuto dal senatore Grillo. Nella proposta della relatrice, esprime infine perplessità per la previsione di un ricorso preventivo alla Corte costituzionale da parte delle minoranze.


Il senatore Antonio Enrico MORANDO (gruppo sinistra democratica-l'Ulivo) si dice contrario all'eventualità che il Governo intrattenga un rapporto fiduciario con entrambe le Camere, secondo quanto previsto nella proposta del senatore Grillo. Apprezza la riformulazione del testo della relatrice, con particolare riferimento alle politiche fiscali che ritiene direttamente attinenti all'indirizzo di Governo, impregiudicata rimanendo l'esigenza di coinvolgere i soggetti federati nelle connesse decisioni. Occorre altresì riflettere sui soggetti legittimati ad accedere alla Corte costituzionale, tra i quali dovranno essere senz'altro compresi i componenti della futura federazione. Soffermandosi poi sulle esperienze intervenute in Germania ed in Spagna rispetto alle Camere di rappresentanza delle autonomie, ritiene che un'elezione diretta renda tale organo pienamente idoneo a svolgere funzioni di garanzia, ma disancorato rispetto alle istituzioni locali. Qualora inoltre si affermi una netta distinzione di competenze tra lo Stato e le autonomie, con una conseguente riduzione degli spazi di codecisione, sostiene che in una società complessa ed a sviluppo duale la scelta di allocazione delle risorse in funzione di riequilibrio territoriale richieda una sede di confronto tra lo Stato e le regioni. In questa prospettiva, se non dovesse ritenersi sufficiente a tale compito la Conferenza Stato-regioni, occorrerà porsi il problema di una presenza diretta ed efficace delle regioni stesse nella seconda Camera, facendo attenzione ad evitare che siano quelle più forti tra esse a prevalere. Nella propria concezione la seconda Camera verrebbe a detenere poteri penetranti, sulla falsariga di quanto previsto per il Bundesrat, nell'ambito delle procedure di bilancio. L'elezione diretta dei componenti della seconda Camera avverrebbe contestualmente a quella dei consigli regionali, stabilendo però un vincolo politico di conformazione che limiterebbe sì la discrezionalità di ciascuna regione nella determinazione del sistema elettorale, ma l'autonomia stessa soffrirebbe una lesione ancora più grave qualora la seconda Camera venisse eletta con un meccanismo totalmente distinto. In questo quadro si potrebbe stabilire anche che ogni regione venga a detenere una rappresentanza paritaria, in funzione di riequilibrio e di garanzia delle regioni più deboli.


Il senatore Massimo VILLONE (gruppo sinistra democratica-l'Ulivo) obietta che potrebbe allora apparire più semplice prevedere meccanismi di consultazione o di intervento che si concludano tutti nell'ambito della prima Camera, competente alle decisioni di spesa. Ersilia SALVATO, Presidente, rileva a sua volta che la partecipazione della seconda Camera alle procedure di bilancio riproporrebbe l'esigenza di accordare il potere fiduciario a quest'ultima.


La seduta termina alle 13,35.