COMITATO PARLAMENTO E FONTI NORMATIVE

SEDUTA DI GIOVEDÌ 3 APRILE 1997

Presidenza della Presidente Ersilia SALVATO


La seduta comincia alle 9,45.


Ersilia SALVATO, Presidente, preannuncia per la successiva settimana una riunione congiunta con il Comitato forma di Stato; le sedute ulteriori saranno dedicate alle discussione generali sulla esposizione svolta dalla senatrice Dentamaro ed orientativamente il 15 aprile l'onorevole D'Amico potrà svolgere la propria relazione sulle implicazioni costituzionali dell'appartenenza dell'Italia all'Unione europea.


Il senatore Giuseppe VEGAS (gruppo forza Italia) nota che gli argomenti da ultimo affrontati dal Comitato risultano forse meno approfonditi nelle iniziative legislative presentate ed in parte risentono di elementi derivanti da precedenti lavori parlamentari. Se la tendenza è rivolta ad incrementare i poteri del Governo, occorre però che il ruolo del Parlamento non risulti del tutto sovrastato anche per effetto dell'ipotizzato ricorso ad organi esterni come la Corte dei conti e la Corte costituzionale. Ritiene poi preferibile, anzichè una riserva di regolamento, definire un sistema di riserve di legge e regolare i conflitti tra Governo e Parlamento sulla base dell'efficienza dei due organi nell'emanare disposizioni normative nelle materie non coperte da riserva. In questa prospettiva verrebbe a ridursi lo spazio della legislazione delegata, per quanto si tratti di uno strumento ancora utile. Quanto alla decretazione d'urgenza, appare opportuno non circoscriverne il contenuto a materie determinate, una volta acquisita la non reiterabilità di tali provvedimenti. Si esprime quindi a favore della loro inemendabilità, estesa anche alla clausola di copertura finanziaria, dovendosi responsabilizzare il Governo sotto questo profilo non potendosi tale aspetto isolare rispetto alla disciplina sostanziale contenuta nel provvedimento. Raccomanda inoltre di svolgere un ripensamento sulla iniziativa legislativa regionale, del CNEL e popolare; quest'ultima in particolare potrebbe essere utilmente riconvertita in una sorta di petizione rinforzata, considerata la sua scarsa incidenza nell'attività parlamentare. Riservandosi da ultimo di intervenire in modo specifico sulla riforma dell'articolo 81 della Costituzione, accenna alla possibilità di prevedere quorum deliberativi rinforzati per materie come la libertà personale o i diritti indisponibili della persona.


Il deputato Antonio SODA (gruppo sinistra democratica-l'Ulivo) rileva che, anche dalle audizioni svolte nella Commissione, è stata generalmente posta in evidenza l'esigenza di una seconda Camera strettamente collegata al mondo delle autonomie locali, elemento che sembra confliggere con una elezione diretta di questo organo. Un legame organico tra gli enti territoriali e l'apparato costituzionale dello Stato contribuisce inoltre a superare le spinte centrifughe e rende partecipi gli enti stessi alla gestione delle risorse. Invita pertanto ad una riflessione ulteriore sul tema e suggerisce di mantenere l'iniziativa legislativa popolare, istituto che si viene a connettere al referendum propositivo. Invoca altresì una estesa potestà regolamentare del Governo, generalizzata a tutti i campi non riservati alla legge. Nelle democrazie dell'alternanza il potere normativo del Governo è esercitato in modo ampio, in quanto al Parlamento sono affidati prevalentemente compiti di controllo.


Il senatore Antonio Enrico MORANDO (gruppo sinistra democratica-l'Ulivo), premesse alcune osservazioni sull'attuale stato della produzione legislativa, che sconta negativamente la mancanza di una riserva di regolamento governativo, sostiene che il previsto spostamento di competenze a favore delle regioni dovrebbe ridurre il numero delle leggi a vantaggio della loro migliore qualità. La riserva regolamentare dovrebbe comunque essere tutelata da opportune statuizioni costituzionali e dovrebbe esercitarsi in particolare nelle materie dell'organizzazione amministrativa. Riguardo ai poteri del Governo di incidere sull'ordine del giorno delle Camere, reputa che molti aspetti potrebbero essere riferiti a semplici previsioni dei Regolamenti parlamentari. Non è naturalmente questo il caso dell'eventuale voto bloccato che nell'ordinamento francese presenta caratteristiche pesantemente condizionanti nei confronti dell'organo parlamentare, mentre nelle proposte presentate l'istituto presenta un carattere più elastico, in quanto il Governo è facoltizzato a recepire possibili emendamenti parlamentari. Il ruolo del Governo dinanzi alle Camere, in una forma imperniata sul Primo Ministro, meno abbisogna di una disciplina specifica, dal momento che l'Esecutivo svolge il compito di comitato direttivo della maggioranza e detiene una sua specifica forza politica. Una normativa sembra invece più giustificata nell'ipotesi che si prescelga una forma semi-presidenziale. Per il referendum abrogativo, fatta salva l'esigenza di incrementare il numero delle sottoscrizioni, ritiene che molte delle distorsioni osservate dipendono dall'attuazione legislativa, per cui è la legge che innanzitutto dovrebbe essere modificata. Per gli altri tipi di referendum, propositivo, consultivo o deliberativo, sembra opportuno un loro collegamento all'iniziativa legislativa popolare, istituto questo rimasto sostanzialmente improduttivo di effetti. Qualora però all'inerzia parlamentare possa conseguire una consultazione popolare, si disporrebbe di un deterrente efficace ed in tal caso anche per l'iniziativa popolare occorrerebbe prevedere un elevato numero di sottoscrizioni. Riservandosi poi di intervenire in modo specifico sulla riforma dell'articolo 81 della Costituzione, sottolinea l'incidenza di una innovazione legislativa in materia di contabilità pubblica che perfezioni i meccanismi di verifica sulla correttezza della copertura delle spese. Considerato poi che le condizioni della finanza statale e le responsabilità derivanti dall'appartenenza all'Unione europea non consentono il trasferimento dei maggiori tributi alle regioni, secondo l'orientamento prevalente nello stesso Comitato forma di Stato, ne deriva l'opportunità che l'area delle politiche di bilancio sia affidata alla codecisione dello Stato e delle regioni. A questo proposito la proposta avanzata dalla relatrice non appare convincente ed egli ribadisce la propria preferenza per l'introduzione di una Camera federale eletta a suffragio universale contestualmente ai consigli regionali. Altre soluzioni non risultano adeguate e lasciano aperto il pericolo di dare vita a processi decisionali scoordinati e non lineari.


La seduta termina alle 11.