COMITATO PARLAMENTO E FONTI NORMATIVE

SEDUTA DI MERCOLEDÌ 30 APRILE 1997

ALLEGATO N. 24


Osservazioni ed emendamenti sui temi relativi all'Unione Europea.


In questa riflessione in materia di Unione Europea seguirò, per chiarezza di esposizione, l'ordine dell'articolato proposto dall'onorevole D'Amico, sollevando, su alcuni temi affrontati, le questioni che appaiono più rilevanti.
Una prima valutazione generale dell'articolato porta a pensare all'ampiezza dei temi trattati, tanto da chiedersi se in sede di revisione costituzionale essa sia giustificata, e quasi che si volesse, a rischio di eccedere nella buona volontà, recuperare d'un colpo il forte ritardo con cui l'Italia si appresta a dare sistemazione giuridica alla materia.
Non è corretto affermare oggi che la partecipazione italiana all'UE sia priva di copertura costituzionale, in quanto la Corte Costituzionale l'ha ricondotta all'articolo 11 della nostra Costituzione (e gli stessi Costituenti, pur prevendola, non la menzionarono esplicitamente al fine di non impedire processi più generali e ampi): ne discende, dunque, che la revisione costituzionale, limitata come è alla parte II, non possa e non debba includere la partecipazione italiana all'UE.
Altro è introdurre finalità e limiti dell'adesione all'UE ai sensi dell'articolo 11: è necessario precisare che si intervenga con legge di revisione costituzionale ogniqualvolta siano coinvolte specifiche norme della Costituzione, e non soltanto nel caso di «modifiche alle funzioni degli organi», ma anche di deroghe e sostituzioni di norme costituzionali di altro tipo; inoltre, sull'esempio tedesco, va includere, accanto allo stato di diritto, il rafforzamento del rispetto dei diritti sociali e del principio di solidarietà, a fondamento dell'adesione all'UE. (Art. A)
Sul problema dell'efficacia delle fonti comunitarie è addirittura superfluo intervenire dato che trattasi di questione già risolta dalla sua previsione nei Trattati e, comunque, la formulazione dell'Articolo B pecca forse di eccesso, in quanto le direttive, ad esempio, non hanno una diretta applicazione. (Art. B)
Il problema del rispetto delle norme comunitarie da parte del diritto interno è materia che ha avuto una sua evoluzione, comune, del resto, a quanto riconosciuto fuori d'Italia, e che la formulazione dell'Articolo B sembra far arretrare, devolvendolo alla Corte costituzionale. (Art. C)
Altra questione da risolvere, appare quella del deficit democratico che investe le istituzioni europee e che si ripercuote, a livello nazionale, nel debole ruolo del Parlamento nel procedimento decisionale degli affari comunitari: al fine di aumentare il potere di controllo parlamentare, la Costituzione può sancirne la sua partecipazione diretta, come ben definito dall'Articolo D, a patto di specificare la valenza degli «atti di indirizzo» e in che modo vincolano il Governo. In Germania, ad esempio, il Governo, pur non essendo giuridicamente vincolato al parere parlamentare, se ne può discostare esclusivamente motivando le eventuali prese di posizione, assunte in sede di negoziato comunitario, contrarie o difformi rispetto alle indicazioni parlamentari, o per motivi imprescindibili di politica estera. (Art. D, E)
Mi fermerò più a lungo sul tema affrontato dall'Articolo H, che riguarda la politica economica e la Banca d'Italia. Non sono condivisibili né il primo né il secondo comma. Il primo, se pur di portata molto generale, non nasconde la sua pericolosità dovuta al fatto che: vincolerebbe governo e politica ad un principio monetario da essi disgiunto; la Corte costituzionale sarebbe investita del potere di farlo rispettare, trasformandosi in giudice delle questioni economico-finanziarie; è un tema, questo, che non può essere rigidamente paludato in veste costituzionale, soprattutto, è il punto più importante, quando è chiaramente riferito alla prima parte della Costituzione (non oggetto del mandato della Commissione).
La politica monetaria deve obbedire ai princìpi compresi nella prima parte della Costituzione e i vincoli europei non possono diventare vincoli costituzionali perché, come tutte le politiche economiche, soggetti per loro natura ad evoluzione.
Inoltre, svincolare le questioni economiche, monetarie e fiscali dalla volontà politica significa svuotarli delle loro prerogative più pregnanti: non esiste potere politico dominante che non possa controllare e regolare l'economia in funzione dei grandi diritti e dei grandi obiettivi sociali, sia pure tenendo conto di vincoli internazionali liberamente assunti.
Accettare il principio che la politica monetaria diventi legge suprema rispetto alla politica economica, condiziona rigidamente tutta la politica economica, apre una questione capitale che certo altera gli equilibri sociali e politici e di garanzia fondamentale delle libertà contenute nella prima parte della Costituzione.
Chi assegna all'articolo 81 della Costituzione il dettato delle norme in materia di gestione del bilancio dello Stato ne stravolge il contenuto: in quell'articolo non vi compaiono l'autonomia della Banca d'Italia, né i parametri d'inflazione, né la supremazia della funzione monetaria.
Queste modifiche riguardano la prima parte della Costituzione e precisamente gli articoli 41, 42, 43 e 47.


Art. A (Partecipazione italiana UE e conferimento poteri)


Sopprimere il primo comma.


Art. A


Al secondo comma, dopo le parole: «dei princìpi di libertà,» aggiungere le seguenti: «dei diritti sociali, di solidarietà,».


Art. A


Dopo le parole: «degli organi costituzionali» aggiungere le seguenti: «e l'assunzione di deroghe o sostituzioni di norme costituzionali».


Art. B (Primato del diritto comunitario)


Sopprimere l'intero articolo.


Art. C (Competenza Corte Costituzionale in materia comunitaria)


Sopprimere l'intero articolo.


Art. D (Partecipazione degli organi statali alla politica comunitaria)


Dopo il secondo capoverso (dopo le parole «al fine dell'espressione dei relativi atti di indirizzo») aggiungere: «Nelle trattative il Governo tiene conto delle prese di posizione della Camera dei Deputati e del Senato delle Regioni e delle Autonomie (ovvero...). I particolari sono disciplinati con legge organica.».


Art. F (Regioni e Unione Europea)


Sopprimere le parole «Nel caso in cui una Regione sia inadempiente» e sostituirle con le seguenti: «A seguito dell'accertamento di violazione per inadempienza in sede europea,».


Art. H (Politica economica e Banca d'Italia)


Sopprimere l'intero articolo.


Art. I (Cittadinanza europea)


Sopprimere l'intero articolo.


Art. L (Pubblica Amministrazione)


Sopprimere l'intero articolo.

Crucianelli.