COMITATO SISTEMA DELLE GARANZIE

SEDUTA DI MERCOLEDÌ 19 MARZO 1997

Presidenza del Presidente Giuliano URBANI


La seduta comincia alle 15,45.


Il Comitato prosegue la discussione sul tema della unicità ovvero della pluralità della giurisdizione.


Il deputato Gianclaudio BRESSA (gruppo popolari e democratici-l'Ulivo) rileva con rammarico che su un settimanale sono stati pubblicati articoli sui lavori svolti dal Comitato con annotazioni che potrebbero definirsi folcloristiche.


Giuliano URBANI, Presidente, fa presente che era da attendersi una forte attenzione da parte della stampa data la rilevanza dei temi esaminati dal Comitato.


Marco BOATO (gruppo misto-verdi-l'Ulivo), relatore, ritiene opportuno iniziare a definire delle proposte normative. Suggerisce però di procedere nei lavori nella consapevolezza che gli argomenti sono strettamente collegati tra di loro, per cui le proposte non possono essere considerate definitive. Il lavoro da lui svolto, quindi, non ha in alcun modo il carattere della definitività, in quanto sarà necessario procedere per approssimazioni successive: quelle che si appresta ad illustrare sono pertanto da considerare mere ipotesi di testo.
Ricorda quindi che l'opportunità di iniziare i lavori del Comitato dall'esame delle problematiche relative alla pluralità ovvero unicità della giurisdizione è stata prospettata dal senatore Pellegrino nel corso della seduta del 5 marzo. Il senatore Pellegrino ha evidenziato che la preliminare soluzione di tali problematiche avrebbe grandemente facilitato quella di altri temi all'esame del Comitato, con particolare riguardo alla struttura del CSM.
Su tale impostazione si sono dichiarati concordi, nella medesima seduta, i deputati Folena e Parenti ed i senatori Marchetti e Senese.
Nella seduta del 12 marzo, dopo che il relatore aveva illustrato i lavori svolti in materia dall'Assemblea Costituente e dalle precedenti Commissioni per le riforme istituzionali, si è espresso in favore della unicità della giurisdizione il senatore Senese (che peraltro ha ipotizzato tre soluzioni possibili, individuandole nella giurisdizione unica - nei confronti della quale ha espresso la sua personale preferenza - in un ordine giudiziario separato per la giurisdizione amministrativa con garanzie, statuto e terzietà analoghi a quelle della magistratura ordinaria e, infine, in ordini separati con identità di statuto e con un unico organo di autogoverno, eventualmente diviso in sezioni) e, in senso contrario, il senatore Maceratini, secondo il quale l'unicità della giurisdizione attribuirebbe un potere eccessivo alla magistratura a scapito degli altri poteri dello Stato. Il senatore Maceratini ha inoltre posto in evidenza che la distinzione tra diritti soggettivi ed interessi legittimi è prevista non solo dall'articolo 113 della Costituzione ma anche dall'articolo 24 della stessa che, facendo parte della prima parte della Costituzione, non può essere modificato con il procedimento previsto dalla legge istitutiva della Commissione bicamerale. Al riguardo il relatore ha avuto già modo di precisare, nella stessa seduta del 12 marzo, che la previsione di cui all'articolo 24 non sembra ostativa per una riforma verso l'unitarietà della giurisdizione delle norme recate dal titolo IV della seconda parte della Costituzione, in quanto l'articolo 24 afferma un principio di carattere generale ma non precisa né individua gli organi giudiziari cui ricorrere per la tutela delle varie posizioni soggettive, ciò che invece fanno le norme sulle quali il Comitato è chiamato ad assumere le proprie determinazioni.
Nella seduta del 13 marzo il deputato Bressa ha ritenuto che l'equivoco di fondo del sistema sia quello di aver posto come criterio discretivo del riparto della giurisdizione quello della distinzione tra diritto soggettivo ed interesse legittimo, che la eliminazione dell'interesse legittimo non sia possibile in quanto previsto dall'articolo 24 della Costituzione e che la ripartizione delle competenze debba essere effettuato in base a materie precisamente individuate. Ha inoltre auspicato la soppressione della funzione giurisdizionale della Corte dei conti. Il senatore Loiero ha ritenuto necessario superare la distinzione tra interesse legittimo e diritto soggettivo e salvaguardare la specializzazione in alcune materie che richiedono una particolare specializzazione; si è inoltre espresso in favore di un criterio di individuazione del riparto della competenza sulla base di materie individuate dalla legge.
Il senatore Pera si è dichiarato favorevole alla unicità della giurisdizione, che comporterebbe una vera riforma, indispensabile ormai per ragioni di libertà e civiltà giuridica, nonché per ragioni di efficienza; a suo giudizio, la conservazione di una pluralità di giurisdizioni, anche razionalizzata sulla base di un criterio di riparto per materia, non potrebbe, nella migliore delle ipotesi, che razionalizzare il sistema anziché riformarlo. Il senatore Marchetti ha in particolare sottolineato la necessità di prevedere un corretto bilanciamento di poteri, dopo aver ritenuto che l'articolo 24 non pone particolari problemi per una riforma della giurisdizione in senso unitario.
Il senatore Pellegrino ha ritenuto la pluralità delle giurisdizioni fonte di inefficienza, sovrapposizioni e ritardi e che si dovrebbe procedere verso una unità funzionale della giurisdizione che preveda una ripartizione per materie, in quanto forse i tempi non sono ancora maturi per una unificazione totale della stessa. Il deputato Parenti si è dichiarata favorevole all'unitarietà della giurisdizione in particolare, ad un giudice unico distinto in sezioni specializzate.
Il senatore Russo si è dichiarato favorevole all'unità della giurisdizione, per conseguire la quale si potrebbe demandare al legislatore ordinario la scelta se articolare il giudice unico in più sezioni o se creare organi specializzati nella giurisdizione ordinaria.
Ciò premesso, passa alla illustrazione delle ipotesi di testo da lui elaborate, che prevedono, seguendo le indicazioni che gli sono parse prevalenti nel corso dei lavori del Comitato, due distinte ipotesi di giurisdizione unitaria.
Ha, pertanto, previsto l'abrogazione delle giurisdizioni amministrativa e contabile, attribuendo le relative competenze alla magistratura «ordinaria» (che in tale prospettiva si configura ovviamente come magistratura unica) ed ha conseguentemente elaborato i necessari coordinamenti, sia formali che sostanziali, da apportare al testo della Costituzione.
Fa quindi presente che la nuova formulazione dell'articolo 100 prevista dalla prima ipotesi fa salva la competenza consultiva del Consiglio di Stato. Deve rammentare al riguardo che nel corso della discussione è unanimemente emersa la necessità di separare in ogni caso le funzioni consultive da quelle giurisdizionali ai fini della piena realizzazione del principio della terzietà del giudice.
La formulazione in esame attribuisce alla Corte dei conti una funzione di controllo, da esercitare sulla scorta di valutazioni di carattere sostanziale anziché di mero riscontro contabile. La Corte conti continuerebbe ad essere organo ausiliario delle Camere.
Per entrambi gli organi in questione ha comunque ritenuto necessario mantenere una previsione in virtù della quale è assicurata l'indipendenza degli stessi e dei loro componenti di fronte al Governo.
La formulazione di cui alla seconda ipotesi priva di rilievo costituzionale il Consiglio di Stato e la Corte dei conti, affidando alla legge (ordinaria) il compito di istituire organi di consulenza giuridico-amministrativa del Governo e di controllo dell'efficienza e dell'economicità dell'azione amministrativa. Tale ipotesi, ben più radicale, gli sembra suscettibile di consentire maggiore chiarezza e coerenza interna ad un sistema basato sull'unità della giurisdizione.
In ordine alle problematiche connesse all'articolo 100, deve sottoporre all'attenzione del Comitato due questioni. La prima consiste nel fatto che le competenze di controllo della Corte dei conti dovrebbero essere estese anche agli altri enti territoriali ai quali, sulla scorta di quanto probabilmente verrà deciso dagli altri Comitati, verranno attribuite forme di autonomie maggiori di quelle attuali.
La seconda questione è sempre relativa ad un problema di coordinamento; ai fini della ricostruzione coerente di un sistema di giurisdizione unica, infatti, occorre tener presente che l'articolo 125, secondo comma, della Costituzione prevede l'istituzione in ogni regione di organi di giustizia amministrativa di primo grado (TAR).
Entrambi i problemi evidenziati dovrebbero quindi essere risolti in sede di coordinamento (anche preventivo) degli articolati all'esame dei vari Comitati.
All'articolo 101 ha introdotto il principio per cui i magistrati (e non solo i giudici) sono soggetti soltanto alla legge. Tale principio ha evidenti effetti anche in ordine alle problematiche che il Comitato dovrà affrontare nel prosieguo dei suoi lavori, con particolare riguardo alle guarentigie e allo status del pubblico ministero. Tale disposizione dovrebbe probabilmente essere coordinata con quella dell'articolo 107, quarto comma, in base alla quale il pubblico ministero gode delle garanzie stabilite nei suoi riguardi dalle norme sull'ordinamento giudiziario.
Ha inoltre introdotto, coerentemente a quanto previsto in numerose proposte e disegni di legge, il principio secondo il quale la legge assicura la parità nelle parti del processo. Nella formulazione proposta la parità è assicurata a ciascuna parte (non solo ad accusa e difesa) e in ogni tipo di processo (non solo nel processo penale).
L'articolo 102 (prima ipotesi) si apre con l'affermazione del principio dell'unitarietà della giurisdizione (formulazione che comunque gli sembra più precisa di quella indicata nella seconda ipotesi, secondo la quale la giurisdizione è unica).
Conseguentemente dal testo del medesimo articolo 102 viene espunto ogni riferimento ad una magistratura ordinaria in quanto la magistratura è unica.
La formulazione del primo comma dell'articolo 102 che propone nella prima ipotesi prevede la necessità di istituire sezioni specializzate degli organi giudiziari; a tali sezioni sarebbero quindi attribuite anche le controversie relative a questioni di diritto amministrativo. Quella di cui alla seconda ipotesi ripete il testo della Costituzione vigente e, pertanto, la possibilità di istituire sezioni specializzate è solo eventuale; al riguardo deve comunque rammentare che tali sezioni già esistono e che l'istituzione di ulteriori sezioni per l'esame delle controversie amministrative appare comunque indispensabile.
Molte proposte prevedono, poi, che a talune delle predette sezioni specializzate debbano essere attribuite le controversie in cui una delle parti sia la pubblica amministrazione. Su tale questione deve tuttavia osservare che la pubblica amministrazione è parte in causa non solo nelle controversie di diritto amministrativo, ma anche in quelle civili e penali; la previsione di un criterio di determinazione della competenza basato su parametri soggettivi gli sembra quindi in prima approssimazione suscettibile di incardinare presso le istituende sezioni specializzate un numero di cause forse eccessivamente elevato e, comunque, di natura non omogenea.
All'articolo 103 ha previsto la soppressione del primo e del secondo comma, per effetto dei quali venivano esercitate le funzioni giurisdizionali del Consiglio di Stato e della Corte dei conti; tale soppressione è ovviamente indispensabile in un sistema basato sull'unicità della giurisdizione.
Per quanto riguarda i tribunali militari la formulazione della prima ipotesi si limita ad abolire la relativa giurisdizione in tempo di pace. La seconda ipotesi, anche sulla scorta di quanto previsto dal disegno di legge Cossiga A.S. n. 1934, estende tale giurisdizione anche alle missioni svolte dalle forze armate in conformità ad obblighi internazionali senza che sia stato dichiarato lo stato di guerra.
Per quanto riguarda l'articolo 106, occorre, in primo luogo, precisare che l'affermazione di cui al primo comma (che nella seconda ipotesi viene rafforzata dall'avverbio «esclusivamente») trova nei successivi commi secondo e terzo delle immediate eccezioni. Il mantenimento ovvero la soppressione di tali disposizioni non può essere rimesso che a valutazioni di natura politica.
La nuova formulazione proposta dell'articolo 108 costituisce ugualmente un necessario coordinamento con l'affermato principio della giurisdizione unica. Per quanto riguarda il riferimento al pubblico ministero contenuto nel secondo comma del testo vigente dell'articolo 108 deve segnalare che le garanzie di indipendenza ivi previste in favore di tale organo sono relative al pubblico ministero presso le giurisdizioni speciali, mentre quelle del pubblico ministero in sede penale sono previste all'articolo 107 della Costituzione.
All'articolo 111 ha previsto la soppressione del terzo comma, come conseguenza della soppressione delle funzioni giurisdizionali del Consiglio di Stato e della Corte dei conti, mentre al secondo comma ha apportato solo delle modifiche formali di coordinamento.
All'articolo 113, al primo comma, è stato espunto il riferimento alla dicotomia diritti-interessi legittimi, sempre in un'ottica di unitarietà della giurisdizione, che ha evidenziato anche l'opportunità di una revisione del terzo comma dell'articolo in esame fecendo riferimento ad organi giudiziari anziché di giurisdizione.
Deve infine far presente che per la realizzazione di un sistema di giurisdizione unica è necessario un intervento legislativo di ampio respiro. Si impone quindi una disposizione transitoria che preveda un termine per la realizzazione di tale intervento (la natura perentoria di tale termine è giustificata da ragioni di opportunità e anche sulla base della giurisprudenza della Corte costituzionale, che ha sempre negato il carattere perentorio del termine di cui alla VI disposizione transitoria della Costituzione).


Il senatore Fausto MARCHETTI (gruppo rifondazione comunista-progressisti) tiene a ribadire che la questione sicuramente rilevante concernente una ipotizzata concentrazione di poteri in capo ad una giurisdizione unica e la conseguente previsione di meccanismi intesi al bilanciamento dei poteri medesimi va vista in un'ottica complessiva.


Il senatore Giovanni PELLEGRINO (gruppo sinistra democratica-l'Ulivo), ringraziando in primo luogo il relatore per l'ottimo lavoro svolto, tiene a precisare che l'unità funzionale della giurisdizione è cosa assai diversa dalla unicità della giurisdizione: per realizzare quest'ultima occorrerebbe prevedere una disposizione transitoria con un termine almeno di quindici anni e non di cinque come proposto dal relatore.
Se si propende per l'unicità della giurisdizione, è opportuno prevedere all'articolo 113 della Costituzione che la legge determina «in quali casi» il giudice può annullare gli atti della pubblica amministrazione. Va ricordato in proposito che tale potere non è formalmente previsto dagli ordinamenti che contemplano il giudice unico; la separazione dei poteri imporrebbe, in effetti, che il giudice non possa annullare gli atti della pubblica amministrazione. Pertanto, il risultato sarebbe o una diminuzione delle garanzie di cui dispongono oggi i cittadini ovvero la creazione - che desta a suo giudizio qualche preoccupazione - di un organo giudiziario che abbia il potere di annullare tutti gli atti della pubblica amministrazione. Invita, pertanto, a riflettere maggiormente sulle ipotesi avanzate dal relatore, avanzando dubbi sul fatto che i tempi siano maturi per una riforma così incisiva.


Il senatore Giulio MACERATINI (gruppo alleanza nazionale), associandosi ai ringraziamenti rivolti al relatore, ritiene però che le ipotesi formulate siano troppo radicali. Inoltre, il relatore non ha colto che coloro che hanno manifestato una preferenza per una giurisdizione unitaria hanno subordinato tale ipotesi alla previsione di ulteriori interventi.
A suo giudizio, l'ipotesi di una disposizione transitoria che stabilisca che nel termine di cinque anni si proceda alla revisione degli organi di giurisdizione attualmente esistenti è assolutamente incongrua. Una riforma tanto incisiva, infatti, ha necessità di lunghi tempi per la sua attuazione e la Commissione ha troppo poco tempo per ponderarne adeguatamente gli effetti.
L'esperienza inoltre ha dimostrato il cattivo funzionamento della autorità giudiziaria ordinaria, per cui sembra incongruo caricarla di ulteriori compiti. Manifesta pertanto la sua contrarietà, rilevando che bisogna ricercare un consenso sufficiente e che bisogna affrontare anche la delicata questione del bilanciamento dei poteri e della distinzione di funzioni tra magistratura requirente e magistratura giudicante.
Ritiene quindi opportuno, in conclusione, accantonare la questione in esame, per decidere in proposito dopo aver discusso gli altri temi cui ha accennato.


Il deputato Tiziana PARENTI (gruppo forza Italia) ritiene che le preoccupazioni espresse dal senatore Pellegrino non siano insormontabili; si è infatti già avviato un processo di semplificazione della pubblica amministrazione che prevede anche un minor controllo formale sugli atti amministrativi.
Ritiene condivisibili le ipotesi di testo del relatore che si basano sulla giurisdizione unitaria, e considera inevitabile affrontare in un momento successivo la questione della previsione di meccanismi intesi al bilanciamento dei poteri, da risolvere attraverso la disciplina degli organi di autogoverno.
È favorevole al superamento della distinzione tra interesse legittimo e diritto soggettivo, istituendo sezioni specializzate degli organi giudiziari alle quali sarebbero attribuite anche le controversie relative alle questioni di diritto amministrativo.


Il deputato Enrico BOSELLI (gruppo misto-socialisti italiani) considera le ipotesi di testo illustrate dal relatore come un punto di partenza; è necessario però affrontare insieme anche le altre questioni.
Considera assai scarsi i risultati dell'azione svolta dai magistrati amministrativi; pertanto, è favorevole a procedere nel senso della unicità della giurisdizione, prevedendo però dei contrappesi.


Il senatore Adriano OSSICINI (gruppo misto) è d'accordo con le ipotesi di testo illustrate dal relatore.


Il senatore Giovanni RUSSO (gruppo sinistra democratica-l'Ulivo) chiede al relatore di chiarire la ratio delle ipotesi di testo illustrate. In particolare, affermato il principio della unicità della giurisdizione, ritiene che sussistano differenze tra le sezioni specializzate e gli organi specializzati. Nell'ambito di questi ultimi, sarebbe più facile risolvere la questione posta dal senatore Pellegrino.
Chiede, poi, al senatore Maceratini se, nel caso in cui si mantenesse il principio della pluralità della giurisdizione, fosse o meno favorevole a disciplinare nella Costituzione la separazione netta delle funzioni giurisdizionali da quelle consultive relativamente al Consiglio di Stato; l'estensione ai magistrati amministrativi delle guarentigie già previste per i magistrati ordinari; nonché l'obbligo di assunzione dei magistrati amministrativi solo per concorso. Si tratterebbe, infatti, di innovazioni già altamente significative.
Comprende, infine, l'esigenza di affrontare complessivamente le questioni, ma non ritiene che sussista un collegamento della questione in esame con quelle concernenti la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri e la disciplina dell'organo di autogoverno; né ritiene che si correrebbe il rischio di attribuire poteri troppo rilevanti all'autorità giudiziaria.


Il senatore Giovanni PELLEGRINO (gruppo sinistra democratica-l'Ulivo) ribadisce che nei paesi a diritto comune non si pone il problema dell'annullamento degli atti amministrativi, mentre nel nostro ordinamento la pubblica amministrazione agisce come autorità mediante provvedimenti, per cui il suddetto problema viceversa esiste e va risolto come precedentemente detto.


Il senatore Salvatore SENESE (gruppo sinistra democratica-l'Ulivo) osserva che se vi fosse un collegamento tra le questioni di cui ha detto il senatore Maceratini, allora dovrebbe procedersi accantonando il tema in esame oppure ricercando un accordo su una ipotesi minimale quale quella prospettata dal senatore Russo, che va nel senso della razionalizzazione dell'attuale sistema.
Dichiara di essere favorevole alle ipotesi di testo illustrate dal relatore, radicalmente innovative e capaci di portare a un livello più alto il sistema delle garanzie. L'idea di un potere giudiziario troppo forte non corrisponde alla realtà, perché si tratta di un potere diffuso.
Le osservazioni dei senatori Pellegrino e Maceratini enfatizzano troppo questioni che, a suo giudizio, non esistono. Non c'è infatti bisogno di un lungo periodo di adeguamento. Circa la questione del potere di annullamento degli atti della pubblica amministrazione, osserva che già la Costituzione non pone una riserva a favore della giurisdizione amministrativa e che già la legge ha attribuito in più casi il potere di annullamento al giudice ordinario.
Quanto infine alla individuazione dell'ambito di competenza delle sezioni o degli organi specializzati, ritiene che il criterio discretivo possa essere fornito dal fatto se si ponga nella controversia una questione di annullamento di un atto amministrativo.


Il senatore Giulio MACERATINI (gruppo alleanza nazionale) è favorevole alla separazione delle funzioni consultive del Consiglio di Stato da quelle giurisdizionali; è d'accordo inoltre sull'esigenza di prevedere idonee guarentigie per la giurisdizione amministrativa e sull'accesso a quest'ultime solo per concorso.
Sulla questione della concentrazione di potere legata alla giurisdizione unica, osserva che darebbe luogo in certi casi a una vera e propria giurisdizione domestica, in quanto attualmente gli atti del Consiglio superiore della magistratura sono almeno impugnabili dinanzi al TAR.


Il senatore Marcello PERA (gruppo forza Italia) osserva che la connessione tra la questione in esame e quella concernente i contrappesi è già nella Costituzione, oltre che nella tradizione del nostro paese. E allora è opportuno valutare insieme anche la questione dell'organo di autogoverno, come aveva inizialmente proposto. Infatti, dalle ipotesi di testo prospettate che prevedono la giurisdizione unica deriva un corpo dei giudici più potenti che è inevitabilmente portatore di un potere politico.


Il senatore Fausto MARCHETTI (gruppo rifondazione comunista-progressisti) non ritiene opportuno anticipare soluzioni, che dovranno essere assunte alla luce delle esigenze reali del paese e nella consapevolezza della complessiva opera di riforma che la Commissione ha intenzione di realizzare.


Il deputato Pietro FOLENA (gruppo sinistra democratica-l'Ulivo) osserva che si era detto che la questione della unicità ovvero della pluralità della giurisdizione fosse preliminare rispetto alle altre. Se invece tale questione deve essere vista in connessione con quelle concernenti l'organo di autogoverno e il ruolo del pubblico ministero, tanto valeva, allora, assumere decisioni diverse, iniziando in particolare dalle questioni riguardanti il pubblico ministero.
Ritiene opportuno non assumere oggi decisioni definitive, ma non nel senso di procedere all'accantonamento della questione in esame, sebbene in quello di svolgere un lavoro ulteriore preistruttorio su più proposte. Al riguardo, riterrebbe opportuno aggiungere alle due ipotesi illustrate dal relatore una diversa soluzione, quale quella cui faceva riferimento il senatore Russo, che ritiene tutt'altro che una mera razionalizzazione dell'esistente. Si tratterebbe, infatti, di delineare un processo di tendenziale unitarietà con una ripartizione per materie.


Il senatore Agazio LOIERO (gruppo federazione cristiano democratica-CCD) ricorda che aveva proposto di occuparsi dopo, magari alla fine, della questione della unicità della giurisdizione; infatti, il problema del bilanciamento e dell'articolazione dei poteri è reale.
Esprime quindi un giudizio favorevole sulle ipotesi formulate dal senatore Russo e ribadisce che sarebbe più opportuno affrontare altri temi su cui non si registrano grandi differenze.


Il senatore Ortensio ZECCHINO (gruppo partito popolare italiano) osserva, in primo luogo, che numerose sono le perplessità sulle ipotesi di testo illustrate dal relatore.
Sottolinea che il potere giudiziario non è solo un potere diffuso, sia perché sono state create istanze centralizzate, quale quella deputata alla lotta contro la mafia, sia per i comportamenti costituzionali del Consiglio superiore della magistratura, che tiene a svolgere un ruolo di «orientamento» dell'intera magistratura. Ritiene pertanto che la previsione della unicità della giurisdizione potrebbe aggravare la situazione; preferirebbe, quindi, un approccio più problematico alle questioni per evitare qualsiasi radicalizzazione.


Il deputato Marco BOATO (gruppo misto-verdi-l'Ulivo), relatore, ribadisce che le ipotesi di testo formulate non sono definitive. Ha semplicemente raccolto una indicazione che gli sembra condivisa da una larga maggioranza dei componenti del Comitato.
Non è favorevole all'accantonamento della questione in esame; piuttosto, è preferibile procedere per approssimazioni successive, considerando le ipotesi come un primo punto di partenza, nella consapevolezza, peraltro, che non è possibile concludere l'esame della materia se non sono definite altre questioni connesse.
Sulla questione del potere di annullamento degli atti amministrativi, riterrebbe possibile sopprimere il terzo comma dell'articolo 113 e prevedere all'articolo 102 che la legge determina quali sezioni specializzate possono annullare gli atti della pubblica amministrazione, nei casi e con gli effetti previsti dalla legge stessa.


Giuliano URBANI, Presidente, osserva che dal dibattito svoltosi sono emerse tre distinte questioni: l'esigenza di valutare bene il peso delle innovazioni e delle implicazioni ad esse collegate; l'opportunità di considerare le innovazioni alla luce di altre, se non dell'intero quadro; ed infine l'esistenza di preferenze alternative, trasversali rispetto agli schieramenti politici.
Ritiene quindi opportuno tentare di fondere le due ipotesi di testo illustrate dal relatore - che rispondono ad un'unica filosofia - ed aggiungerne un'altra che potrebbe definirsi come quella dell'unitarietà tendenziale con la previsione di idonei contrappesi ovvero della pluralità razionalizzata.
La scelta si farà in una fase successiva, alla luce del dibattito complessivo e di una più ponderata valutazione del peso dell'innovazione; bisogna quindi procedere per approssimazioni successive, ma semplificanti.
È vero che l'ideale sarebbe portare in Commissione un solo testo, ma non bisogna procedere in maniera frettolosa; le garanzie, inoltre, fanno «sistema», quindi è vero che le questioni vanno considerate nel complesso.


Il deputato Marco BOATO (gruppo misto-verdi-l'Ulivo), relatore, ritiene opportuno affrontare anche altre questioni.


Giuliano URBANI, Presidente, rinvia infine il seguito della discussione alla seduta già convocata per domani 20 marzo, alle ore 15.30.


La seduta termina alle 18,30.