COMITATO SISTEMA DELLE GARANZIE

SEDUTA DI GIOVEDÌ 3 APRILE 1997

Presidenza del Presidente Giuliano URBANI


La seduta comincia alle 17.


Il Comitato prosegue la discussione sui temi relativi all'ordinamento giudiziario.


Il deputato Marco BOATO (gruppo misto-verdi-l'Ulivo), relatore, desidera anzitutto ringraziare tutti i componenti del Comitato per gli importanti contributi offerti nel corso della discussione ed osserva che non si tratta di un mero ringraziamento formale; gran parte del suo lavoro, infatti, è stato facilitato ed orientato dalla discussione che si è svolta in questa sede e molte problematiche, numerose precisazioni e chiarimenti, che ha cercato di recepire nel testo delle ipotesi di lavoro che sottoporrà alla attenzione del Comitato, sono frutto di quanto emerso durante il dibattito.
Vuole inoltre sottolineare che, anche su tematiche particolarmente complesse quali quelle all'esame, sulle quali è inoltre vivissima l'attenzione dell'opinione pubblica, il dibattito si è svolto in un clima di grande serenità e consapevolezza dell'importanza dei lavori. Ha particolarmente apprezzato lo sforzo compiuto da tutti per comprendere le ragioni degli altri, anche quando non condivise, e si augura che questo atteggiamento possa essere mantenuto anche in altre sedi per conseguire i risultati che il Paese ha diritto di attendersi.
A suo giudizio, sembra sia stato unanimemente condiviso il principio secondo il quale la Costituzione è patrimonio di tutti e non può essere «tirata» da una parte o dall'altra a seconda di esigenze contingenti. La Costituzione è il patto fondamentale della società e deve non solo essere accettato ma anche condiviso da tutti.
L'occasione è grande, forse irripetibile, che peraltro capita in un momento storico particolarmente delicato, per dare un forte impulso alla evoluzione della società, peraltro, come gli sembra, assecondandone i movimenti già in atto.
Come accennava, le ipotesi di lavoro che ha elaborato si sforzano di recepire le indicazioni emerse durante i lavori; si tratta di ipotesi senz'altro perfettibili, relative al testo degli articoli da 100 a 113 della Costituzione.
Deve far qui presente la necessità che, quale che siano le scelte che si vorranno adottare, il testo approvato rappresenti un complesso di disposizioni sistematicamente coerenti tra loro e con le restanti norme della parte seconda della Costituzione, oltre che ovviamente con i princìpi fondamentali della prima parte, che non è sottoposta all'esame della Commissione. Ritiene tale requisito di sistematicità molto importante e, non solo per questo ma anche per evidenti ragioni di carattere sostanziale, sarà indispensabile coordinare i lavori del Comitato con quelli degli altri Comitati.
A suo avviso, il testo della Costituzione dovrebbe essere molto lineare e preciso. Bisogna evitare formulazioni troppo complesse per lasciare al legislatore ordinario la possibilità di adeguare le scelte che vorrà assumere sulla spinta delle esigenze, delle linee evolutive e degli sviluppi che potrà avere e senz'altro avrà la società italiana nel corso dei prossimi decenni, fermi restando i principi costituzionali, che devono essere visti come le linee-guida non solo dell'ordinamento giuridico, ma anche dei rapporti politici tra i cittadini, le istituzioni e, più in generale, di tutti quegli aspetti che fanno parte del vivere associato.
Venendo all'illustrazione delle ipotesi di lavoro, deve immediatamente far presente che la necessità di curare con la dovuta attenzione il coordinamento cui accennava poc'anzi emerge già dal primo degli articoli all'esame, ossia dall'articolo 100.
In materia gli sembra che l'opinione del Comitato sia stata assolutamente prevalente nel prevedere l'attribuzione al Consiglio di Stato o di funzioni consultive o di funzioni giurisdizionali. È evidente che, in ogni caso, le scelte finali su tale questione si devono coordinare con quella che sarà assunta in merito alla unicità sostanziale ovvero funzionale della giurisdizione.
Ha pertanto predisposto due differenti articolati, che ha già illustrato in una precedente seduta del Comitato, diretti il primo a trasformare gli istituti previsti dai commi 2 e 3 dell'articolo 100 in organi di consulenza e verifica, in un quadro di giurisdizione unitaria sostanziale, ed il secondo a prevedere l'istituzione di nuovi ed analoghi organi aventi tale funzione.
Al riguardo, deve osservare che è stato anche proposto di costituzionalizzare la diversità di funzioni tra le sezioni consultive e quelle giurisdizionali del Consiglio di Stato. Tale scelta non gli sembra tuttavia praticabile, sia perché irrigidirebbe in maniera del tutto impropria il testo costituzionale (e la stessa ragione gli sembra valida anche per evitare successivamente ogni riferimento specifico in Costituzione alla sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura) sia perché, in ultima analisi, operando in tal modo, non sarebbe comunque risolta la duplicità di funzioni attribuita ad un unico istituto.
Come ha già avuto modo di far presente al Comitato, in una prospettiva di giurisdizione unitaria sostanziale, le funzioni giurisdizionali oggi svolte dai giudici amministrativi sarebbero affidate a sezioni specializzate della giurisdizione ordinaria (che a quel punto non sarebbe più tale). Ha tuttavia, recependo le indicazioni di una parte del Comitato, predisposto anche un'ipotesi alternativa basata sulla competenza funzionale. In tale articolato, nel quale gli è sembrato comunque opportuno ribadire l'unitarietà della funzione giurisdizionale - concetto che peraltro, secondo la migliore dottrina e la stessa giurisprudenza della Corte costituzionale, è già affermato dal vigente testo della Costituzione - ha previsto che tale funzione sia svolta da magistrati ordinari ed amministrativi e che il riparto delle relative competenze non sia più effettuato sulla base delle posizioni soggettive da tutelare ma per materie (anche qui recependo quanto emerso nel corso dei lavori).
Deve sin d'ora sottolineare che la scelta sul punto che ha appena illustrato non solo ha effetti per quanto riguarda i necessari coordinamenti sia formali che sostanziali con gli articoli all'esame, ma comporta anche una scelta sulla struttura e la composizione dell'organo di autogoverno di tutta la magistratura.
Su tale questione, ovviamente, si soffermerà in maniera più diffusa parlando del Consiglio superiore della magistratura.
Si augura peraltro che, anche nell'ipotesi di unitarietà funzionale della giurisdizione, il prescelto criterio di ripartizione basato su materie possa far superare quegli inconvenienti più volte lamentati anche nel corso del dibattito. Si riferisce, in particolare, alla possibilità di giudicati e pronunce differenti sul medesimo oggetto.
All'articolo 101, al comma 1, gli è sembrato opportuno riportare all'attenzione del Comitato anche una formulazione che, già lungamente dibattuta nel corso dell'Assemblea costituente, è stata nuovamente sottolineata nel corso dei lavori dal senatore Zecchino. Ritiene peraltro che, in caso di modifica del testo costituzionale vigente, la prima delle formulazioni alternative proposte consenta di mantenere il principio della emanazione della giustizia dal titolare della sovranità (principio che ha profonde radici storiche e che, tuttavia, ha anche dato luogo a non poche perplessità) accanto a quello in virtù del quale si chiarisce che, in ogni caso, la giustizia, anche se amministrata in nome del popolo, non può che procedere secondo i canoni stabiliti dalla legge, che in ultima analisi rappresenta l'espressione della volontà del popolo stesso.
Per quanto riguarda il comma 2 dello stesso articolo, ha proposto una pluralità di formulazioni per chiarire che tutti i magistrati (ossia tanto i giudici quanto i pubblici ministeri) sono soggetti solo alla legge.
Desidererebbe che tale impostazione non venisse considerata isolatamente dal contesto delle altre norme che sottopone all'esame del Comitato; crede, infatti, che nell'ambito di una corretta impostazione dell'equilibrio sia interno alla magistratura che tra questa ed i poteri dello Stato e, cosa forse principale, di fronte ai cittadini, una chiara distinzione di funzioni e competenze debba accompagnarsi ad un sistema di guarantigie altrettanto chiaro e preciso, in modo tale che il sistema complessivo non dia luogo ad equivoci e costituisca un presidio sia per l'indipendenza della magistratura nel suo complesso e di ogni singolo magistrato che per le libertà dei cittadini e l'equilibrio tra i poteri dello Stato.
Sempre all'articolo 101 - il quale gli sembra la sede più appropriata per affermare una serie di princìpi di carattere generale, che c'è da augurarsi saranno effettivamente riempiti di contenuto in breve tempo dal legislatore ordinario - ha recepito quanto proposto quasi unanimemente sia nei disegni e nelle proposte di legge all'esame sia nel corso del dibattito. Ha cercato, infatti, di predisporre diverse formulazioni, che si augura adeguate, per costituzionalizzare tanto il principio della parità delle parti nel processo quanto quello della ragionevole durata dei processi stessi, oltre che, eventualmente, i princìpi di oralità e del contraddittorio.
Per quanto riguarda l'articolo 102, ferme restando tutte le problematiche relative alla unitarietà sostanziale o funzionale della funzione giurisdizionale, sulle quali si è soffermato prima, gli è sembrato di dover anche recepire, nella seconda ipotesi, uno spunto emerso durante i lavori, relativo alla possibilità di istituire giudici speciali ad eccezione che in materia penale. Una previsione simile apre in effetti nuove prospettive ma anche nuovi problemi, ed è per questo motivo che compare solo in una delle due ipotesi. L'interesse, la novità e, come pure è stato detto, la modernità di una simile disposizione gli sembrano tuttavia ragioni tali da dover attirare l'attenzione del Comitato sulla stessa, anche perché, in effetti, gli organi in questione potrebbero consentire uno snellimento delle procedure e determinare un minor carico sulla giurisdizione ordinaria, con effetti deflattivi di grande importanza.
Sempre all'articolo 102, anche qui recependo spunti contenuti nelle proposte e disegni di legge all'esame ed emersi nel dibattito, ha previsto in entrambe le ipotesi, che la legge definisca in quali materie possono essere nominati giudici non professionali, anche al fine di giudizi di sola equità. Tale disposizione gli sembra particolarmente innovativa e, forse, rispondente al bisogno concreto di giustizia che emerge nella nostra società.
È necessario inoltre segnalare che le disposizioni recate dai primi due commi dell'articolo 103 devono essere coordinate con le decisioni che saranno adottate dal Comitato in merito al già più volte ricordato problema della unitarietà sostanziale o funzionale della giurisdizione, nonché alle problematiche già prima evidenziate con riferimento all'articolo 100. Tendenzialmente i commi in questione potrebbero essere soppressi senza alterare il complessivo disegno costituzionale. In tal caso residuerebbe all'articolo 103 solo la disposizione relativa ai tribunali militari (che potrebbero essere istituiti solo in tempo di guerra oppure, in altra ipotesi, anche in conformità ad obblighi internazionali ovvero in occasione dell'espletamento di tali obblighi) creando in tal modo una sorta di parallelismo con l'articolo 78, relativo alla dichiarazione dello stato di guerra.
Passando alle disposizioni dell'articolo 104, deve anzitutto far presente che ha proposto, nella prima ipotesi, tre diverse formulazioni del primo comma, una delle quali ripete un testo sul quale si dibatté lungamente alla Costituente e le altre sono contenute in proposte di legge all'esame. Gli sembra che tutte le formulazioni assicurino un miglior equilibrio costituzionale, non solo da un punto di vista formale, ma anche perché chiariscono la posizione nel sistema della magistratura in relazione alle funzioni da questa complessivamente svolte; gli sembra, inoltre, che considerare altro dai poteri dello Stato la magistratura, per un verso, corrisponda ad una più moderna visione degli equilibri costituzionali e dei complessi rapporti tra le forze e le istituzioni la cui dialettica compone la società moderna e, per altro verso, che ciò garantisca in maniera più incisiva il corretto svolgimento proprio delle funzioni della magistratura, attribuendole una posizione più consona alle stesse. Una ulteriore formulazione è prevista nell'ambito della seconda ipotesi.
Intende ora illustrare il testo proposto per quanto riguarda la struttura, le competenze e le funzioni del Consiglio superiore della magistratura.
Al riguardo, vuole in primo luogo sottolineare che, come ha già accennato, le relative disposizioni devono essere lette in relazione alle altre norme che si occupano della distinzione tra le funzioni dei magistrati, del passaggio tra le funzioni giudicanti e quelle requirenti, della unitarietà sostanziale o funzionale della giurisdizione, dei poteri del ministro della giustizia e, da ultimo ma non per ultimo, della posizione nel sistema del Presidente della Repubblica.
Riguardo a quest'ultimo, gli sembra anzitutto necessario ribadire che il suo ruolo dovrà essere calibrato in relazione alla forma di governo che sarà precisata nel corso dei lavori della Commissione bicamerale. Allo stato dei fatti, e continuando comunque a considerare il Presidente della Repubblica come un organo sostanzialmente di garanzia, e anche nella prospettiva di un eventuale rafforzamento di tale posizione istituzionale, ha ritenuto di dover mantenere la previsione secondo la quale egli presiede il CSM, affiancandola, conseguentemente, ad altra disposizione che attribuisce al Presidente della Repubblica stesso il potere di formare l'ordine del giorno del Consiglio. Tale disposizione si propone di ridisegnare il ruolo del Presidente della Repubblica, ovviando ad una situazione nella quale questi veniva investito di una funzione quasi meramente simbolica, assicurando pertanto la possibilità di un effettivo svolgimento delle funzioni attribuitegli.
Gli è sembrato opportuno anche ridisegnare il ruolo del ministro della giustizia, che viene chiamato a far parte come membro di diritto del CSM, senza diritto di voto, e al quale viene attribuita la facoltà di avanzare richieste e di formulare proposte. Le altre competenze del ministro sono precisate da una ipotesi relativa all'articolo 110, con la quale si è sforzato di trovare una adeguata formulazione per quanto riguarda le problematiche riferite non solo all'azione disciplinare, ma anche alla funzione ispettiva ed alla necessità di una formazione unitaria di giudici ed avvocati, più volte evidenziata nel corso dei lavori. Su quest'ultimo punto deve osservare che una formulazione come quella proposta gli sembra più snella ed efficace, e, forse, ugualmente pregnante, rispetto ad altre ipotesi che prevedevano l'introduzione di commi aggiuntivi.
La composizione e la struttura del CSM vengono ugualmente a rapportarsi al complesso di norme contenute nelle ipotesi di lavoro sottoposte all'esame che, non si stancherà di dirlo, devono essere lette unitariamente.
È previsto che il CSM sia articolato per sezioni, corrispondenti alla magistratura giudicante, a quella requirente (nonché ai giudici amministrativi, in una seconda ipotesi, nell'ambito della quale anche il vertice della magistratura amministrativa è chiamato a far parte come membro di diritto del CSM), con una assemblea plenaria (sezioni riunite) le cui competenze saranno precisate dalla legge. Anche in questo caso, gli sembra preferibile un rinvio alla legge ordinaria, piuttosto che la costituzionalizzazione delle competenze delle sezioni riunite, per le stesse ragioni di ordine generale che ha indicato all'inizio.
Per quanto riguarda la composizione delle sezioni, ha previsto una composizione paritaria tra membri elettivi togati e laici; anche in questo caso, peraltro, sarebbe comunque maggioritaria la componente togata, tenuto conto della presenza di diritto del primo presidente e del procuratore generale della corte di Cassazione, oltre a quella, prevista dalla seconda ipotesi, del vertice della magistratura amministrava. Alternativamente, ha ipotizzato, in subordine, anche una maggioranza più ampia dei membri togati, in un rapporto di tre a due nei confronti dei laici, ritenendo tuttavia preferibile la prima ipotesi.
All'articolo 105, cercando di individuare un rimedio a talune delle disfuzioni del CSM lamentate quasi unanimemente nel corso del dibattito, ha previsto, con un comma aggiuntivo, che il CSM non possa adottare atti e deliberazioni di indirizzo politico. Nello stesso senso si deve leggere la modificazione proposta (ipotizzata peraltro già dalle precedenti Commissioni per le riforme costituzionali) al primo comma dell'articolo 108, in virtù della quale le norme sull'ordinamento giudiziario sono stabilite esclusivamente con legge. Desidera su questi aspetti ribadire nuovamente che, a suo giudizio, disposizioni quali quelle che ha appena illustrate sono destinate a garantire non solo il corretto svolgimento dei propri compiti istituzionali da parte del CSM, ma anche a rafforzarne il ruolo e a renderne più incisiva l'azione nell'ambito della sua configurazione costituzionale.
Circa la possibilità di passare dallo svolgimento delle funzioni giudicanti a quelle requirenti e viceversa, gli sembra di poter affermare che nel corso della precedente seduta si sia formato un certo consenso sulla possibilità di non escludere totalmente tale possibilità, condizionandola peraltro ad una serie di requisiti. In materia propone quindi, all'articolo 106, che il passaggio in questione sia consentito solo a seguito di concorso, che non si possano svolgere entrambe le funzioni nella stessa regione e che sia necessario averne svolta consecutivamente una per un certo periodo di tempo prima di poter accedere a tale concorso. Al medesimo articolo, inoltre, ha proposto che la legge sull'ordinamento giudiziario possa ammettere la nomina di avvocati e professori universitari in materie giuridiche a tutti i livelli della giurisdizione, recependo l'istanza di favorire una osmosi tra professioni sostanzialmente omogenee quanto a formazione culturale.
All'articolo 107 gli è sembrato necessario dover cogliere una grave preoccupazione emersa non solo durante i lavori, ma lamentata dallo stesso CSM e che desta non poco allarme nell'opinione pubblica, ossia quella della grave carenza di personale magistratuale, principalmente in realtà territoriali dove la presenza della criminalità organizzata è purtroppo devastante; tale stato di cose, in connessione alla scarsa propensione alla mobilità da parte dei magistrati, determina talvolta una situazione di vera e propria denegata giustizia.
Svolgere la professione di magistrato non è la stessa cosa che fare altri, pur rispettabilissimi, mestieri; richiede un senso di responsabilità e una coscienza del proprio ruolo dei quali molti magistrati hanno dato esempi luminosi, ed è tuttavia necessario che il principio della inamovibilità, le cui ragioni nei confronti dell'esecutivo permangono intatte e che sono del tutto impregiudicate nell'ipotesi di articolato proposto, non si risolva a scapito della funzione stessa, a presidio della quale il principio è posto.
Ha quindi previsto che il CSM possa assegnare i giudici e i magistrati ad altra sede per esigenze di funzionalità della giustizia e in contraddittorio con gli interessati.
Ha anche previsto, nella seconda ipotesi, che la legge disciplini i periodi di permanenza nell'ufficio e nella sede dei giudici e dei magistrati del pubblico ministero.
Recependo una richiesta emersa nel dibattito, ha inoltre ipotizzato sia il richiamo in Costituzione del dovere per tutti i magistrati di attenersi ai valori di correttezza e riservatezza nello svolgimento delle loro funzioni, sia una rigorosa affermazione del principio di incompatibilità, rispetto al quale si è riscontrata una amplissima convergenza.
Affronta ora un'altra questione che è stata a lungo dibattuta dentro e fuori questo Comitato: all'esterno con qualche eccesso di deformazione polemica, mentre all'interno del Comitato con toni assai più pacati e con maggior consapevolezza del reale significato della questione. Si riferisce alla obbligatorietà dell'azione penale.
La nuova formulazione proposta dell'articolo 112 conferma in primo luogo l'obbligo di esercitare l'azione penale affidandolo all'ufficio del pubblico ministero, che deve adempierlo secondo le modalità previste dalla legge. Tale specificazione gli sembra essere tutt'altro che meramente terminologica; crede, invece, che abbia rilevanti effetti per quanto riguarda la gestione degli affari penali facenti capo alle procure, ferma restando comunque la possibilità di un puntuale intervento legislativo in materia.
In secondo luogo, nell'ipotesi proposta al Comitato, è previsto che il ministro della giustizia (in una delle due formulazioni, dopo aver sentito il procuratore generale presso la corte di cassazione) riferisca annualmente al Parlamento sull'esercizio dell'azione penale e sull'uso dei mezzi di indagine.
Tale disposizione gli sembra coordinare il complesso intarsio di responsabilità, funzioni e competenze che si intersecano in una materia così delicata: si lascia del tutto intatta l'autonomia e l'indipendenza della magistratura, si individua nel ministro della giustizia il centro di riferimento e di responsabilità della politica criminale dell'esecutivo e si consente al Parlamento di intervenire in materia in modo organico nell'ambito delle sue competenze istituzionali.
Da ultimo riafferma che i testi sottoposti all'attenzione del Comitato sono, allo stato, soltanto ipotesi di lavoro, nient'affatto segrete, ma senza alcun carattere di ufficialità. Per dirla in sintesi, sono pubbliche, ma non pubblicate: pubbliche, in quanto destinate all'esame del Comitato e di chi è interessato a conoscere e a riflettere anche criticamente sui lavori; non pubblicate, in questa fase, per evitare qualunque prematuro irrigidimento nella formulazione dei testi. A tale proposito, è utile ricordare che, anche quando nel testo proposto compare una doppia ipotesi, non sempre si tratta di testi totalmente alternativi ma di formulazioni che possono eventualmente integrarsi, ferma restando, tuttavia, l'esigenza di sistematicità e di coerenza dell'articolato che risulterà infine dai lavori.


Il senatore Fausto MARCHETTI (gruppo rifondazione comunista-progressisti), ringraziando il relatore per la ampia esposizione, riterrebbe più opportuno pubblicare le ipotesi di articolato al fine di rendere più chiaro il confronto.


Giuliano URBANI, Presidente, ringraziando il relatore, osserva che il lavoro finora svolto consente di fare importanti progressi verso l'obiettivo di pervenire entro la fine di aprile alla redazione di un testo che raccolga il più ampio consenso e presenti il minimo possibile di ipotesi alternative.
Informa poi dell'esito dei lavori dell'Ufficio di Presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, che ha deciso di procedere in Commissione a voti di indirizzo per dirimere le questioni che i Comitati non riusciranno a risolvere.
Dopo aver proposto di rinviare alla seduta già convocata per domani l'inizio del dibattito sulle proposte del relatore, rileva, circa la modalità di organizzazione dei lavori che si potrebbe procedere con un esame articolo per articolo, formulando ove necessario proposte emendative.
Sulla proposta del senatore Marchetti, fa presente che, fermo restando che la questione posta merita un'attenta riflessione, il metodo è stato deciso all'inizio dei lavori su preciso invito del relatore e che comunque l'ampia illustrazione svolta da questi è un succedaneo più che sufficiente della pubblicazione dei testi.


Il senatore Fausto MARCHETTI (gruppo rifondazione comunista-progressisti) insiste sulla sua proposta ed osserva che altri Comitati hanno già proceduto alla pubblicazione dei testi.


Il deputato Pietro FOLENA (gruppo sinistra democratica-l'Ulivo) ritiene opportuno rispettare il metodo di lavoro suggerito dal relatore. Inoltre, la relazione testé svolta da conto integralmente delle ipotesi di articolato proposte.
È favorevole a rinviare l'inizio del dibattito alla seduta già convocata per domani e a procedere con un esame articolo per articolo.


Il senatore Ortensio ZECCHINO (gruppo partito popolare italiano), ritenendo necessario avere maggiore tempo a disposizione per approfondire i temi in discussione, invita a chiarire meglio il metodo di organizzazione dei lavori che il Comitato adotterà nei prossimi giorni. In particolare, domanda se già nella seduta di domani saranno assunte decisioni vincolanti.


Giuliano URBANI, Presidente, osservando che le modalità dei lavori sono imposte dai tempi brevi a disposizione, ricorda che alla discussione sui temi relativi alla magistratura dovranno essere dedicate tre sedute, per cui entro mercoledì 9 aprile dovrà essere concluso il dibattito sull'argomento, al fine di presentare per la fine di aprile un testo non privo di questioni aperte che spera - lo ribadisce - siano meno numerose possibile. Il dibattito non dovrà tuttavia considerarsi completamente chiuso in quanto nelll'ultima settimana avrà comunque luogo la valutazione complessiva delle proposte che il Comitato presenterà alla Commissione.


Il deputato Tiziana PARENTI (gruppo forza Italia), considerando che il lavoro dal relatore è articolato, riterrebbe opportuno avere più tempo a disposizione; pertanto propone di rinviare il dibattito alla seduta già convocata per martedì 8 aprile, il che consentirà ai gruppi di svolgere al loro interno un confronto più approfondito.
Non condivide la proposta del senatore Marchetti di pubblicare i testi e sarebbe favorevole a procedere discutendo, più che articolo per articolo, per gruppi di articoli.


Il senatore Giovanni PELLEGRINO (gruppo sinistra democratica-l'Ulivo) osserva che il lavoro svolto dal relatore non prevede l'ipotesi di mantenere il pluralismo delle giurisdizioni, che non è incompatibile con l'esigenza di separare funzioni giurisdizionali e funzioni consultive del Consiglio di Stato e della Corte dei conti.
Ritiene poi necessario decidere di lavorare all'interno di una ipotesi il che comporta che il Comitato faccia una scelta iniziale. Da tale scelta deriverebbe inevitabilmente la soluzione di molti fra i problemi in discussione.


Il senatore Giulio MACERATINI (gruppo alleanza nazionale) osserva che il metodo di procedere articolo per articolo è solo apparentemente più flessibile. A suo giudizio, è preferibile lavorare su argomenti, risolvendo le questioni controverse con voti di indirizzo. Inoltre, tale metodo consente una valutazione più facile delle questioni nel loro complesso e può dunque favorire le necessarie mediazioni.
È infine favorevole a garantire la massima pubblicità dei lavori del Comitato.


Il senatore Giovanni RUSSO (gruppo sinistra democratica-l'Ulivo) sottolinea che una discussione articolo per articolo obbliga ad una maggiore concretezza, anche se è necessario tenere conto delle connessioni. Dunque, si può procedere articolo per articolo, ma raggruppando quelli strettamente collegati.
Non è poi favorevole a rinviare il dibattito a martedì prossimo perché un confronto seppure provvisorio è sempre utile.


Il senatore Agazio LOIERO (gruppo federazione cristiano democratica-CCD) non ritiene opportuno procedere con un esame articolo per articolo, poiché le questioni sono troppo intrecciate.
Ritiene poi utile iniziare il dibattito nella seduta di domani.
Infine, si domanda se non sia possibile formulare ulteriori ipotesi, rispetto a quelle formulate dal relatore.


Il senatore Antonio LISI (gruppo alleanza nazionale) ritiene più opportunorinviare l'inizio del dibattito alla seduta già convocata per martedì 8 aprile.


Il deputato Marco BOATO (gruppo misto-verdi-l'Ulivo), relatore, osserva che l'eventualità della formulazione di ulteriori ipotesi dipenderà dal grado di consenso che le stesse sono in grado di aggregare.
Sulla richiesta del senatore Marchetti, ritiene più opportuno continuare per ora con il metodo finora impiegato, che possiede la flessibilità necessaria in questa fase.
Infine, sarebbe favorevole a che la discussione sui temi relativi alla magistratura prosegua anche nella seduta di giovedì 10 aprile.


Il deputato Pietro FOLENA (gruppo sinistra democratica-l'Ulivo) condivide la proposta del deputato Parenti, poiché ritiene opportuna una breve pausa di riflessione.


Giuliano URBANI, Presidente, proponendo di prevedere eventualmente anche una seduta notturna per giovedì 10 aprile, ritiene necessario lavorare in modo da far emergere le possibilità di convergenza, proponendo anche, a tal fine, formulazioni alternative quando quelle proposte dal relatore si ritengono non condivisibili.
Alla luce poi degli orientamenti emersi, rinvia l'inizio del dibattito sulle proposte del relatore alla seduta già convocata martedì 8 aprile alle 9.30.


La seduta termina alle 19.