COMITATO SISTEMA DELLE GARANZIE

SEDUTA DI MERCOLEÌ 16 APRILE 1997

(Seduta antimeridiana)

Presidenza del Presidente Giuliano URBANI.


La seduta comincia alle 10.


Il Comitato prosegue il dibattito sui temi concernenti la disciplina costituzionale della magistratura.


Il senatore Giovanni RUSSO (gruppo sinistra democratica-l'Ulivo) osserva che sulla questione relativa all'unicità della giurisdizione dal dibattito svoltosi fino ad ora sembra emerso un orientamento favorevole alla previsione di una funzione giurisdizionale unitaria ed esercitata da magistrati ordinari ed amministrativi con uguali garanzie e alla previsione di due organi di autogoverno, uno per la magistratura ordinaria ed uno per quella amministrativa. Ricorda che nella seduta di ieri il senatore Pellegrino ha proposto di assegnare esplicitamente alla magistratura amministrativa anche la giurisdizione in materia di contabilità pubblica, proposta a suo avviso condivisibile. Per parte sua è favorevole sia all'ipotesi di inserire una norma in proposito nel testo costituzionale sia a quella di far rinvio alla legge ordinaria. Il punto da cui dissente rispetto all'intervento del senatore Pellegrino riguarda invece la proposta di istituire all'interno di un unico Consiglio superiore della magistratura una apposita sezione per il pubblico ministero. L'ipotesi di prevedere un organo di autogoverno unico era quella da cui era partito; tuttavia i rilievi espressi nelle audizioni svoltesi ieri sulla sproporzione numerica esistente tra magistratura amministrativa e quella ordinaria, lo inducono a concludere che un solo organo di autogoverno diviso in due sezioni, una per la magistratura amministrativa e l'altra per la magistratura ordinaria è difficilmente praticabile. Pertanto si rivela preferibile la soluzione di prevedere due organi di autogoverno, uno per i magistrati ordinari l'altro per quelli amministrativi. Aggiunge che l'istituzione di una apposita sezione per il pubblico ministero sarebbe un errore: tale sezione sarebbe competente per i trasferimenti e le promozioni dei magistrati del pubblico ministero e questo determinerebbe una ricaduta corporativa del Consiglio superiore della magistratura; dissente, quindi, dalla ipotesi di testo elaborata dal relatore con riferimento all'articolo 104 della Costituzione. Sempre sull'unità della giurisdizione, nel dibattito svoltosi ieri, è stata sollevata la questione relativa alla pertinenza dell'azione in materia di responsabilità contabile che il senatore Pellegrino ha proposto di attribuire al pubblico ministero. Si dichiara contrario a tale soluzione: benché, infatti, al pubblico ministero attualmente siano attribuite anche competenze in materia civile, ritiene improprio prevedere che a tale organo preposto all'esercizio dell'azione penale sia attribuita anche l'iniziativa per la responsabilità contabile, così come si dichiara contrario ad attribuire al pubblico ministero l'iniziativa nei giudizi di annullamento degli atti amministrativi. Ricorda che ieri il presidente della Corte dei conti, nel corso dell'audizione, ha sottolineato il collegamento stretto esistente tra le competenze di controllo della Corte dei conti e l'esercizio dell'azione di responsabilità contabile, per cui qualunque sia la scelta che verrà adottata in ordine alla giurisdizione contabile potrebbe essere mantenuta alla Corte dei conti l'azione in materia di responsabilità contabile; si avrebbe così una Corte dei conti che esercita funzioni di controllo e che ha anche un potere di azione dinanzi al giudice amministrativo o al giudice ordinario, a seconda della soluzione che sarà ritenuta preferibile.
Passando ai singoli articoli della Costituzione in discussione, osserva che il testo dell'articolo 100 dovrebbe prevedere al primo comma che «il Consiglio di Stato svolge, mediante distinte sezioni, funzioni giurisdizionali e di consulenza giuridico amministrativa del Governo e che la legge assicura la separazione tra la sezione giurisdizionale e quella consultiva». Tale proposta ovviamente sarebbe valida se non si decide di costituire una Corte di giustizia amministrativa - come proposto dal relatore - come organo giurisdizionale amministrativo di secondo grado, ipotesi per la quale si dichiara comunque disponibile. Al secondo comma dell'articolo 100 dovrebbe a suo avviso prevedersi che «la Corte dei conti esercita, nei modi stabiliti dalla legge, il controllo sull'efficienza e sull'economicità dell'azione amministrativa e sulla gestione del bilancio dello Stato. Partecipa, nei casi e nelle forme stabiliti dalla legge, al controllo sulla gestione finanziaria degli enti a cui lo Stato contribuisce in via ordinaria. Riferisce direttamente alle Camere sul risultato del controllo eseguito». In tale comma si potrebbe anche prevedere una norma che attribuisce alla Corte dei conti il potere di azione in materia di responsabilità contabile, qualora tale ipotesi dovesse trovare il consenso della maggioranza. Quanto all'articolo 102 ritiene che al primo comma sia condivisibile l'ipotesi di testo prospettata dal relatore di prevedere che «la funzione giurisdizionale è unitaria ed è esercitata da magistrati ordinari e amministrativi istituiti e regolati dalle norme dei rispettivi ordinamenti giudiziari». Al secondo comma la sua proposta è quella di prevedere il criterio per cui la giurisdizione amministrativa non possa andare oltre la tutela del cittadino nei confronti della pubblica amministrazione, salva restando alla giurisdizione ordinaria la tutela dei diritti civili e politici, essendo il giudice amministrativo meno idoneo di quello ordinario a garantire tale tutela. Pertanto il secondo comma dell'articolo 102 dovrebbe essere formulato in modo da prevedere che, «salva la competenza esclusiva della magistratura ordinaria per la tutela dei diritti civili e politici, la legge determina le materie in cui, per la tutela giurisdizionale di situazioni soggettive nei confronti della pubblica amministrazione, la competenza è attribuita alla magistratura amministrativa». Al comma 3 dovrebbe prevedersi che «la legge determina quali organi di giurisdizione possano annullare gli atti della pubblica amministrazione nei casi e con gli effetti previsti dalla legge stessa»; al comma 4 che «non possono essere istituiti giudici speciali, salvo che per determinate e limitate materie, esclusa in ogni caso la materia penale, e per il solo giudizio di primo grado, con espressa previsione della facoltà di impugnazione davanti a giudici ordinari». Al comma 5 propone di prevedere che «presso gli organi giudiziari ordinari possano essere istituite sezioni specializzate per determinate materie, anche con la partecipazione di giudici amministrativi o di cittadini idonei estranei alla magistratura». Al comma 6 occorrerebbe prevedere che «non possono essere istituiti giudici straordinari» e all'ultimo comma che «la legge regola i casi e le forme della partecipazione diretta del popolo all'amministrazione della giustizia».
All'articolo 103 si potrebbe prevedere che «la giurisdizione amministrativa è esercitata dai magistrati dei tribunali amministrativi regionali e dalla sezione giurisdizionale del Consiglio di Stato»; al secondo comma dovrebbe prevedersi che «i tribunali militari possono essere istituiti soltanto in tempo di guerra ed hanno la giurisdizione stabilita dalla legge».
All'articolo 104 propone di prevedere al primo comma che «la magistratura ordinaria e la magistratura amministrativa costituiscono, ciascuna, un ordine autonomo ed indipendente da ogni altro potere». Al secondo comma si potrebbe prevedere che «il Consiglio superiore della magistratura ordinaria è presieduto dal Presidente della Repubblica. Ne fanno parte di diritto il primo presidente e il procuratore generale della Corte di cassazione. Gli altri componenti sono eletti per due terzi da tutti i magistrati ordinari tra gli appartenenti alle varie categorie, e per un terzo dal Parlamento in seduta comune tra professori ed ordinari di università in materie giuridiche ed avvocati dopo quindici anni di esercizio». Al terzo comma potrebbe essere prevista una analoga disposizione per il Consiglio superiore della magistratura amministrativa. Al quarto comma dovrebbe prevedersi che ciascun consiglio elegge un vicepresidente tra i componenti designati dal Parlamento; al quinto comma che i membri elettivi di ciascun consiglio durino in carica quattro anni e non sono immediatamente rieleggibili; all'ultimo comma che essi non possano, finché sono in carica, essere iscritti negli albi professionali, né far parte del Parlamento o di un consiglio regionale.
Passando ad esaminare l'ipotesi di testo da ultimo proposta dal relatore, con riferimento all'articolo 101 dichiara, per quanto riguarda il comma 1, di preferire l'attuale testo della Costituzione (la giustizia amministrata in nome del popolo). Per quanto riguarda il comma 2 la soluzione preferibile, tra quelle proposte dal relatore, è a suo avviso quella di prevedere che «i magistrati sono soggetti soltanto alla legge, che stabilisce le misure idonee ad assicurare il coordinamento interno degli uffici del pubblico ministero». Rispetto a questa intende sollevare soltanto un rilievo formale: sarebbe preferibile, infatti, una formulazione che prevedesse un punto dopo le parole «soltanto alla legge», posto che il termine «legge» viene qui usato con riferimento alla legge in generale ed equivale ad affermare l'indipendenza della magistratura. Il comma potrebbe poi prevedere che «le norme sull'ordinamento giudiziario stabiliscono le misure idonee ad assicurare il coordinamento interno degli uffici del pubblico ministero». In alternativa potrebbe prevedersi che «i giudici e i magistrati del pubblico ministero sono soggetti soltanto alla legge»; in proposito ricorda che la giurisprudenza ha sempre interpretato il testo costituzionale vigente in modo da riferire l'indipendenza anche ai magistrati del pubblico ministero. In ogni caso è preferibile esplicitare tale principio nel testo costituzionale. Quanto ai commi 3 e 4, rispetto all'ipotesi formulata dal relatore di prevedere il principio della parità delle parti nel processo - principio che condivide - osserva che non si può dimenticare che nella fase delle indagini preliminari è difficile parlare della parità delle parti se si considera che il pubblico ministero dispone della polizia giudiziaria; anche nelle nuove prospettive di riforma relative alle indagini difensive, comunque il difensore non avrà gli stessi poteri del pubblico ministero. In sostanza si corre il rischio di affermare un principio nel testo costituzionale difficile poi da tradurre nella pratica. Piuttosto si domanda se non sarebbe opportuno introdurre nel testo costituzionale una apposita norma che garantisca il giusto processo. In proposito rileva che l'articolo 111 della Costituzione, il primo della sezione seconda del titolo IV dedicata alle norme sulla giurisdizione, si apre al primo comma con una norma sui provvedimenti giurisdizionali; a suo avviso sarebbe preferibile invece che tale sezione si aprisse con una norma (nuovo articolo 111) sul processo che potrebbe essere formulata nel senso di prevedere al primo comma che «la giurisdizione in materia civile, penale e amministrativa si attua mediante giusti processi regolati dalla legge». Al comma 2 dell'articolo 111 potrebbe prevedersi che «ogni processo deve svolgersi nel contraddittorio tra le parti, in condizione di parità, davanti a giudice imparziale». Questo è un principio già vigente perché ricavato dall'articolo 24 della Costituzione sul diritto di difesa e che, tuttavia, ritiene utile esplicitare nel testo costituzionale, considerando che alcune sentenze della Corte costituzionale non sarebbero state emanate se il principio del contraddittorio fosse stato reso esplicito nella Costituzione: ad esempio la sentenza sull'articolo 513 del codice di procedura penale. Al comma 3 dell'articolo 111 si potrebbe prevedere che «la persona accusata di un reato deve essere informata, nel più breve tempo possibile, della natura e dei motivi dell'accusa elevata a suo carico; deve poter disporre del tempo e delle condizioni necessarie per preparare la sua difesa; deve avere la facoltà di interrogare o far interrogare le persone da cui provengono le accuse a suo carico e di ottenere la convocazione e l'interrogatorio di persone a discarico nelle stesse condizioni di quelle di accusa; deve essere assistita gratuitamente da un interprete se non comprende o non parla la lingua impiegata in processo». Si tratta di enunciazioni tratte dalla Convenzione europea sui diritti dell'uomo. Al quarto comma propone di prevedere che «la legge assicura gli strumenti per rendere effettivo l'esercizio del diritto di difesa, anche da parte di chi non ha mezzi adeguati, in ogni fase del giudizio civile, penale e amministrativo, e per garantire che la decisione intervenga in un tempo ragionevole».
Passando all'articolo 104 in merito al quale ha già esposto la sua proposta di modifica, intende sollevare alcuni delicati problemi: a parte quello già esposto relativamente alla previsione di una sezione relativa alla magistratura requirente, si dichiara contrario a prevedere, come proposto dal relatore, che il Presidente della Repubblica abbia il potere di fissare l'ordine del giorno del Consiglio superiore della magistratura. Ritiene infatti che sottrarre a tale organo, che è e deve restare organo di autogoverno, il potere di scegliere gli argomenti su cui discutere significa cadere in una contraddizione palese.


Il senatore Salvatore SENESE (gruppo sinistra democratica-l'Ulivo) ricorda una sentenza della Corte costituzionale del 1963 che, nel dichiarare l'illegittimità costituzionale della norma che subordinava l'attività del CSM all'impulso del ministro di grazia e giustizia, sottolineava in motivazione come l'autogoverno implichi la libertà del relativo organo di decidere sui propri lavori.


Il deputato Marco BOATO (gruppo misto-verdi), relatore, precisa che l'ipotesi di testo da lui presentata cerca di raccogliere gli orientamenti che emergono dal dibattito.


Il senatore Giovanni RUSSO (gruppo sinistra democratica-l'Ulivo) riprendendo il suo intervento si sofferma sulla composizione che dovrebbe avere il Consiglio superiore della magistratura; sul punto il relatore ha compiuto un notevole sforzo di mediazione tra le varie proposte presentate. Ritiene preliminare chiedersi l'obiettivo che si intende raggiungere: se lo scopo è quello di istituire un Consiglio superiore della magistratura come organo di autogoverno e quindi preposto a garantire l'autonomia e l'indipendenza dei magistrati, allora, i relativi componenti debbono essere in numero prevalente, espressione degli stessi magistrati. Ciò significa che dovrebbe essere esclusa l'ipotesi di una composizione paritaria che è una delle alternative proposte dal relatore. Il relatore propone, in alternativa, che la composizione dell'organo suddetto sia per tre quinti di componenti eletti da tutti i magistrati ordinari e per due quinti dal Parlamento: tuttavia non si vede per quale ragione sostituire l'attuale rapporto di due terzi e un terzo; non si comprende la ratio di tale proposta di modifica. Mancando per tale modifica un ragionevole motivo, essa darebbe spazio ad una interpretazione, che si augura falsa e fuorviante, per cui il potere politico avrebbe inteso sottrarre un piccolo spazio all'area della magistratura. In sostanza è preferibile la formulazione prevista dall'attuale testo dell'articolo 104 della Costituzione. Ricorda che nelle audizioni svoltesi ieri, il vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, nel suo intervento, ha fatto riferimento all'utilità di rivedere la legge elettorale e alla possibilità di una revisione della disciplina relativa alla sezione disciplinare; mentre la legge elettorale non rientra nelle competenze della Commissione (ma questa potrebbe eventualmente approvare una mozione di indirizzo), la riforma della sezione disciplinare invece potrebbe realizzarsi attraverso la previsione di un organo separato oppure di una sezione espressa nel suo seno dal Consiglio superiore della magistratura, con incompatibilità tra l'appartenenza alla sezione disciplinare e l'intervento al plenum del Consiglio superiore della magistratura. Sempre in ordine a quest'ultimo vi è poi un problema di funzioni: il relatore ha proposto di modificare l'articolo 105 aggiungendovi un comma in base al quale si vieta ai Consigli superiori della magistratura o al Consiglio superiore, nell'ipotesi di unicità, di adottare atti o deliberazioni di indirizzo politico. Si dichiara sul punto contrario a tale proposta: essendo il Consiglio superiore un organo di autogoverno a tutela della indipendenza della magistratura è suo compito intervenire e prendere una precisa posizione laddove possa essere messa in pericolo tale indipendenza. Posto ciò la proposta del relatore appare ambigua: se infatti con tale norma si intende negare al Consiglio superiore il suddetto potere, allora la norma sarebbe inaccettabile. Se la norma intende dire altro, non se ne capisce l'utilità, perché non risulta che il Consiglio superiore della magistratura abbia mai posto in essere «atti di indirizzo politico» in senso proprio. In ogni caso la norma si presterebbe ad essere interpretata nel senso di impedire al Consiglio superiore della magistratura interventi a tutela della indipendenza della magistratura, e pertanto è contrario al suo inserimento.


Il deputato Marco BOATO (gruppo misto-verdi), relatore, precisa che il comma aggiuntivo da lui proposto all'articolo 105 è contenuto in una delle proposte di legge presentate.


Il senatore Giovanni RUSSO (gruppo sinistra democratica-l'Ulivo), continuando il suo intervento, osserva che all'articolo 106 il relatore propone una ipotesi di testo che, pur rimanendo nell'ottica di un unico ordine giudiziario, pone sbarramenti tali tra magistrati del pubblico ministero e giudici, da delineare nella sostanza una separazione netta delle carriere, e questo a suo avviso non costituirebbe un progresso. Infatti, la pluralità di esperienze costituisce un arricchimento per i magistrati ed un vantaggio per i cittadini. Per parte sua non condivide l'affermazione (si riferisce all'intervento del deputato Buttiglione) secondo la quale esisterebbe un interesse dello Stato ad ottenere comunque la condanna dell'accusato, e il pubblico ministero rappresenterebbe tale interesse: in realtà non esiste un interesse dello Stato alla condanna comunque, ma un interesse dello Stato alla condanna del colpevole, per cui a suo avviso sarebbe da temere un pubblico ministero che si propone la condanna tout-court a prescindere dalla colpevolezza dell'imputato. Il pubblico ministero, al contrario, deve sempre agire nel rispetto della legge, la quale esige che egli chieda l'assoluzione dell'imputato quando si convinca della sua innocenza. Si tratta di un valore al quale molti magistrati del pubblico ministero continuano ad ispirarsi e comunque di un valore che deve essere incoraggiato. Ritiene improprio, in ogni caso, introdurre nel testo costituzionale una disciplina concreta che vincoli sul punto il legislatore ordinario: una determinata normativa può essere introdotta sotto l'onda di un clima particolare, se ciò è rimediabile quando si tratta di legge ordinaria, essendovi una possibilità di modificarla, qualora il contesto che l'ha ispirata si modifichi, assai più difficile è il rimedio se è introdotta nella Costituzione. Ammette che il passaggio dalla funzione giudicante alla funzione requirente sollevi dei problemi; è contrario ad esempio a consentire che un magistrato che ha svolto in un determinato ufficio funzioni requirenti possa assumere funzioni giudicanti nel medesimo ufficio, ma a suo avviso deve essere la legge a disciplinare la materia. Il testo costituzionale potrebbe fornire un criterio, ad esempio statuire il criterio della temporaneità delle funzioni. Si potrebbe prevedere all'articolo 107, dopo il comma 3, che «la legge assicura la temporaneità delle funzioni e regola il passaggio tra di esse». L'articolo 107 ha ad oggetto il problema dell'inamovibilità: una delle ipotesi di testo proposta dal relatore è quella di prevedere che per assicurare la funzionalità della giustizia il Consiglio superiore della magistratura possa assegnare giudici e magistrati del pubblico ministero ad altre sedi con decisione adottata in contraddittorio con l'interessato. Si tratta di una norma pericolosa in quanto consente di sottrarre un procedimento delicato ad un magistrato che se ne sta occupando ricorrendo alla facile giustificazione delle esigenze di funzionalità della giustizia; propone quindi di scartare questa soluzione.
Infine non condivide, in ordine all'articolo 112, l'ipotesi proposta dal relatore al comma 1: «l'ufficio del pubblico ministero ha l'obbligo di esercitare l'azione penale, secondo modalità stabilite dalla legge». L'espressione, infatti, «secondo modalità stabilite dalla legge» può essere riferita all'esercizio dell'azione penale e in tale senso è una norma inutile, ma può anche riferirsi ad una modulazione dell'obbligo di esercizio dell'azione penale, e in tal senso diventa una norma pericolosa. È quindi contrario a tale formulazione. Eventualmente potrebbe prevedersi, dopo l'affermazione che «il pubblico ministero ha l'obbligo di esercitare l'azione penale», «la legge stabilisce le misure idonee ad assicurare la effettività di tale esercizio». Ciò indicherebbe la necessità di affrontare, con legge ordinaria, la questione della effettività dell'obbligo di esercitare l'azione penale. Una ipotesi di soluzione di tale questione è stata affacciata nelle audizioni di ieri, con riferimento all'introduzione del principio della offensività sociale del fatto costituente reato: ritiene condivisibile tale proposta, da introdurre peraltro nel codice penale piuttosto che in Costituzione. Da ultimo precisa che la disciplina prevista dall'ipotesi di testo formulata dal relatore per gli ultimi due commi dell'articolo 107 dovrebbe essere lasciata al legislatore ordinario. Concludendo richiama l'attenzione del Comitato sulle preoccupazioni espresse ieri dal vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, preoccupazioni che condivide. Si devono evitare interventi che indeboliscano i principi della autonomia e della indipendenza della magistratura, o che ne diano anche soltanto la sensazione. Infatti, la esigenza di maggiore garanzia per i diritti dei cittadini, alla quale si intende dare risposta, non passa attraverso la compressione della autonomia e della indipendenza della magistratura, ma presuppone ed esige anzi il rigoroso rispetto di tali principi.


Il senatore Fausto MARCHETTI (gruppo rifondazione comunista-progressisti) osserva che gli aspetti relativi alla pubblica amministrazione sono all'esame del Comitato forma di Stato che attualmente sta discutendo uno schema di articolato in cui è inserita una norma sulle autorità amministrative indipendenti che sono oggetto di interesse anche da parte del Comitato sistema delle garanzie. Sarebbe quindi opportuno un coordinamento tra i due Comitati.


Il senatore Giovanni PELLEGRINO (gruppo sinistra democratica-l'Ulivo) condivide l'osservazione del senatore Marchetti.


Dopo interventi di Giuliano URBANI, Presidente, del senatore Ortensio ZECCHINO (gruppo partito popolare italiano), del senatore Giulio MACERATINI (gruppo alleanza nazionale) e del deputato Tiziana PARENTI (gruppo forza Italia) sull'ordine dei lavori, Giuliano URBANI, Presidente, premette che intende soltanto formulare una precisazione, ritenendo che, in qualità di presidente, sia suo compito comportarsi come l'arbitro nelle partite che svolge il suo compito senza fare emergere la sua presenza: c'è ma non si vede. Ciò detto osserva che non è sufficiente a proposito del Consiglio superiore della magistratura affermare che si tratta dell'organo di autogoverno della magistratura: tale organo infatti deve essere considerato anche come un organo di garanzia nei confronti dei cittadini, nel senso che l'indipendenza della magistratura è un valore strumentale per assicurare l'imparzialità dei giudici nei confronti dei cittadini. In sostanza, il Consiglio superiore della magistratura è, quindi, organo di garanzia dell'amministrazione della giustizia nei confronti del cittadino, oltre che di garanzia dell'indipendenza della magistratura; e nessuno dei due aspetti deve avere la prevalenza sull'altro. Il senatore Russo, nel suo precedente intervento, ha ricordato l'intervento svolto ieri dal vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, Grosso, che ha richiamato l'attenzione sul rischio che la riforma crei un clima particolare e deleterio nella magistratura, e cioè dia la sensazione di operare nel senso di una riduzione dell'autonomia e dell'indipendenza della magistratura stessa. In merito ritiene che sia compito del Comitato evitare di creare pregiudizi e paure infondate, ma che il Comitato abbia anche il diritto-dovere di ricordare che il servizio espletato dai magistrati è improntato all'indipendenza e alla responsabilità, aspetti che devono essere tra loro equilibrati.
Ricorda quindi che tra pochi minuti inizierà la seduta comune del Parlamento per l'elezione di un giudice della Corte costituzionale, per cui appare opportuno sospendere i lavori del Comitato, rinviando il seguito dell'esame alla seduta prevista per oggi alle 16,30.


Il deputato Tiziana PARENTI (gruppo forza Italia) osserva che nella seduta di ieri in effetti si è svolto soltanto l'intervento del senatore Pellegrino ed oggi soltanto quello del senatore Russo. Se si continua in tal modo i lavori del Comitato rischiano di impantanarsi. Rileva altresì che il compito del Comitato è quello di compiere delle scelte, non di dare sensazioni, per cui è necessario evitare di dare spazio ad attacchi esterni e di esporsi ad un linciaggio collettivo.


Giuliano URBANI, Presidente, essendo imminente l'inizio della seduta dell'Assemblea rinvia il seguito dell'esame alla seduta prevista per oggi alle 16,30.


La seduta termina alle 12.