COMITATO SISTEMA DELLE GARANZIE

SEDUTA DI GIOVEDÌ 17 APRILE 1997

(Seduta notturna)

Presidenza del Presidente Giuliano URBANI.


La seduta comincia alle 21,15.


Il Comitato prosegue il dibattito sui temi riguardanti la disciplina costituzionale della magistratura.


Il deputato Gianclaudio BRESSA (gruppo popolari e democratici-l'Ulivo) condivide nella sostanza l'ipotesi di testo del relatore. Manifesta però un dissenso sulle ipotesi concernenti l'articolo 100. Ricorda, infatti, di avere già dichiarato di essere favorevole a disciplinare il Consiglio di Stato nel titolo IV della Costituzione. A suo giudizio, il Consiglio di Stato è organo di consulenza dello Stato persona e va correlato non al Governo, ma all'interesse pubblico; pertanto va disciplinato nell'articolo 103.
Condivide la prima ipotesi di modifica sulla Corte dei conti formulata dal relatore, prevedendo anche che la legge assicura l'indipendenza di tali organi e dei loro componenti di fronte al Governo.
È favorevole all'ipotesi di modifica relativa all'articolo 101, preferendo la formula «i giudici e gli organi del pubblico ministero sono soggetti soltanto alla legge». Riterrebbe, inoltre, opportuno inserire un comma che preveda che la legge assicuri l'unitarietà d'indirizzo degli uffici del pubblico ministero. È favorevole poi all'ultimo comma dell'ipotesi di modifica all'articolo 101 che prevede che la legge assicuri in ogni fase del procedimento giurisdizionale, la parità della parti, l'oralità, il contraddittorio e la ragionevole durata.
Condivide la seconda ipotesi di testo relativa all'articolo 102; suggerisce anche di aggiungere che «la Corte di cassazione e il Consiglio di Stato sono organi di giurisdizione superiore», come peraltro previsto in diversi ordinamenti europei. Tale ipotesi consente un riconoscimento costituzionale della garanzia di uniforme applicazione della legge ed altresì di escludere per il Consiglio di Stato la funzione di merito.
È favorevole alla prima ipotesi di testo dell'articolo 103; è opportuno però fare riferimento al Consiglio di Stato e agli altri organi di giustizia amministrativa, in modo da consentire al legislatore ordinario di istituire anche i giudici di appello. Si deve inoltre prevedere che tali organi hanno giurisdizione nei confronti dei pubblici poteri, e non della pubblica amministrazione. In tal modo si consente un controllo del pubblico potere anche in caso del loro esercizio da parte di soggetti privati.
Propone poi di aggiungere il seguente comma: «la legge demanda al Consiglio di Stato il compito di esprimere avvisi preventivi su atti normativi e generali. A tal fine, è assicurata la separazione tra funzioni di garanzia preventiva e funzione giurisdizionale».
È favorevole poi alle proposte riguardanti i tribunali militari.
Quanto all'articolo 104, ritiene preferibile mantenere la vigente formulazione del terzo comma. Riterrebbe opportuno che gli altri commi fossero esaminati successivamente, dopo aver deciso se prevedere in Costituzione la sezione disciplinare, prevedendo per la stessa una composizione paritaria tra laici e togati. Tale sezione costituirebbe un elemento di garanzia per i cittadini sulla correttezza dell'azione dei magistrati, e forse consentirebbe anche di trovare un nuovo punto di equilibrio circa la composizione del CSM. Al riguardo, ribadendo di essere favorevole ad una composizione paritaria, fa presente che si potrebbe accedere, se si costituzionalizzasse la sezione disciplinare, ad una ripartizione che prevedesse tre quinti di componenti togati e due quinti di laici. Si dichiara quindi favorevole a mantenere ferma la previsione secondo cui i laici sono eletti direttamente dal Parlamento ed a prevedere che il ministro di grazia e giustizia partecipi senza diritto di voto alle sedute delle sezioni riunite.
È favorevole alle ipotesi relative agli articoli 104-bis e 105.
Condivide le ipotesi relative all'articolo 106, preferendo però limitarsi a prevedere che il passaggio da una funzione a un'altra sia stabilito dalla legge che determina il tempo minimo di permanenza in ciascuna funzione. Propone poi di prevedere che i professori universitari possano essere chiamati all'ufficio di consigliere di cassazione e anche di consiglieri di Stato, su designazione dei rispettivi Consigli superiori.
Circa le ipotesi sull'articolo 107, è favorevole a prevedere che i giudici ordinari e amministrativi e i magistrati del pubblico ministero sono inamovibili. Inoltre, ritiene opportuno che per assicurare la funzionalità della giustizia il CSM possa assegnare i giudici e i magistrati del pubblico ministero ad altre sedi, non - come previsto dal relatore - con decisione adottata in contraddittorio dell'interessato, ma a maggioranza qualificata e sentito l'interessato.
Inoltre, è favorevole alla prima ipotesi di testo dell'articolo 108, all'ipotesi di testo degli articoli 109 e 110 e alla seconda ipotesi di testo dell'articolo 111. Quanto all'articolo 112, preferisce che il ministro di grazia e giustizia riferisca al Parlamento sull'esercizio dell'azione penale e sull'uso dei mezzi di indagine, sentito il procuratore generale presso al Corte di cassazione. Infine, si dichiara favorevole alla soppressione dell'articolo 113.


Il senatore Ortensio ZECCHINO (gruppo partito popolare italiano), aggiungendo alcune osservazioni a quelle espresse nell'intervento svolto nella seduta di ieri, osserva, per quanto riguarda la giurisdizione in materia di contabilità pubblica, che essa dovrebbe essere attribuita, in una prospettiva che sopprima le funzioni giurisdizionali in materia della Corte dei conti, alla magistratura amministrativa presso la quale dovrebbe prevedersi un apposito ufficio del pubblico ministero.
Precisa quindi che la soppressione da lui ipotizzata del primo comma dell'articolo 104 deve essere messa in relazione con le modifiche da lui proposte all'articolo 101, alla luce della preferenze per riferimenti testuali ai magistrati, e non alla magistratura. In merito all'articolo 106, ribadisce di essere favorevole ad uno sbarramento territoriale e temporale molto rigoroso per quanto riguarda il passaggio dalle funzioni giudicanti a quelle requirenti e viceversa. L'ipotesi di testo presentata dal relatore prevede per due volte la parola «concorso», al primo comma per le nomine dei magistrati e al secondo per il passaggio di funzioni, di modo che tale parola rischia di assumere lo stesso significato in entrambi i commi. In ordine all'articolo 107, per quanto riguarda il primo comma si dichiara favorevole all'ipotesi di prevedere che i giudici ordinari e amministrativi e i magistrati del pubblico ministero sono inamovibili. Si dichiara inoltre fermamente d'accordo sull'ipotesi, prospettata dal relatore, secondo la quale per assicurare la funzionalità della giustizia il CSM può assegnare i giudici ed i magistrati del pubblico ministero ad altre sedi con decisione adottata in contraddittorio con l'interessato; sembra però preferibile la formulazione prospettata dal deputato Bressa, che propone di adottare l'espressione «sentito l'interessato». Sottolinea altresì che al quinto comma dell'articolo 107 dell'ipotesi di testo prospettata dal relatore la parola: «ufficio» per la sua ambivalenza dovrebbe essere soppressa, in modo da prevedere che i magistrati requirenti godono delle garanzie stabilite dalle norme sull'ordinamento giudiziario. Quanto al sesto comma dell'ipotesi di testo prospettata dal relatore ritiene che sarebbe opportuno inserirla all'articolo 111 nel testo - che condivide - proposto dal senatore Russo nell'intervento svolto ieri. In ordine all'ultimo comma dell'ipotesi di testo proposta dal relatore si chiede se sia opportuno inserire l'esigenza di evitare i distacchi dei magistrati presso altre amministrazioni nel testo costituzionale ovvero nell'ordine del giorno di indirizzo di cui si è ipotizzata la presentazione. Sul punto occorrerebbe una riflessione, potendovi essere delle ipotesi in cui il distacco potrebbe essere utile: si pensi ad esempio alla possibile utilità per una Commissione parlamentare di inchiesta di avvalersi della collaborazione di un magistrato. In ordine alla partecipazione alle competizioni elettorali, sottolinea che il problema si pone soprattutto per i magistrati del pubblico ministero: infatti questi potrebbero nell'esercizio delle loro funzioni acquisire una forza elettorale tale che le dimissioni potrebbero non essere una limitazione sufficiente. A suo avviso occorre prevedere un lasso di tempo ampio tra le dimissioni e la candidatura. Tale previsione costituirebbe un importante contrappeso a quel potere enorme che è l'esercizio dell'azione penale, potere per sua natura insuscettibile di essere compresso.
Condivide l'ipotesi di testo presentata dal relatore per l'articolo 108. Quanto all'articolo 109 solleva il problema del coordinamento tra le procure nei confronti della polizia giudiziaria.


Il deputato Tiziana PARENTI (gruppo forza Italia) non condivide l'ipotesi di testo prospettata dal relatore all'articolo 109 laddove prevedere che anche i giudici nei casi previsti dalla legge possano disporre direttamente dalla polizia giudiziaria. Solo il pubblico ministero, infatti, dispone della polizia giudiziaria; il giudice, invece, impartisce ad essa - quando occorra - ordini che la polizia giudiziaria stessa è comunque tenuta ad eseguire, per cui non vi è bisogno di alcuna disposizione costituzionale al riguardo.


Il senatore Antonio LISI (gruppo alleanza nazionale) osserva che nel nostro sistema è l'ufficio del pubblico ministero che dispone della polizia giudiziaria; il giudice ordina e la polizia giudiziaria deve eseguire. Non vi è quindi bisogno di modificare l'attuale testo dell'articolo 109.


Il senatore Giovanni RUSSO (gruppo sinistra democratica-l'Ulivo) si dichiara favorevole all'attuale testo della Costituzione; non vi è la necessità di modificarlo.


Il deputato Marco BOATO (gruppo misto-verdi) osserva che l'idea di modificare l'articolo 109 è sorta inizialmente per sostituire l'espressione «autorità giudiziaria», utilizzata dalla Costituzione solo in quella sede.


Il senatore Ortensio ZECCHINO (gruppo partito popolare italiano) dichiara di condividere all'articolo 110 l'ipotesi di testo prospettata dal relatore, compiacendosi per il fatto che, nelle audizioni di martedì scorso, anche il procuratore generale presso la Cassazione si è espresso favorevolmente in ordine all'attribuzione al ministro del compito di curare la formazione delle professioni giudiziaria e forensi. Condivide altresì la proposta di attribuire al ministro di grazia e giustizia l'esclusiva titolarità dell'azione disciplinare.
In ordine all'articolo 111 ribadisce di condividere il testo proposto ieri dal senatore Russo, pur rilevando che l'ultimo comma di tale testo è superfluo essendo la norma ivi prevista già contenuta dal comma 3 dell'articolo 24.
In ordine al primo comma dell'articolo 112 si chiede se il riferimento alle modalità stabilite dalla legge sia sufficiente a dare copertura costituzionale alle deroghe al principio dell'obbligatorietà dell'azione penale già previste dall'ordinamento, come l'istituto del patteggiamento.


Il deputato Pietro FOLENA (gruppo sinistra democratica-l'Ulivo) circa la ipotesi di testo dell'articolo 100 ritiene preferibile cassare il riferimento al Consiglio di Stato che potrebbe essere disciplinato all'articolo 103, pur se convinto che lo stesso Consiglio di Stato dovrebbe avere due sezioni: una giurisdizionale e una consultiva.
Condivide l'ipotesi di prevedere che la giustizia è amministrata in nome del popolo - come attualmente previsto. Sul secondo comma dell'articolo 101 ritiene che la formulazione secondo cui i magistrati o - come forse potrebbe dirsi - tutti i magistrati sono soggetti soltanto alla legge costituisce solo formalmente una novità rispetto al testo della Costituzione, essendo già lungamente consolidata nella Costituzione materiale. La prima ipotesi di testo del relatore costituisce in effetti un felice punto di equilibrio. Circa l'ultimo comma dell'ipotesi di modifica all'articolo 101, ritiene preferibile la formulazione proposta dal senatore Russo all'articolo 111.
Non ha osservazioni da muovere alla ipotesi di testo relativa all'articolo 102.
Circa le ipotesi relative all'articolo 103, ritiene preferibile la prima, ma propone di di sostituire il primo comma con il seguente: «La giurisdizione amministrativa è esercitata dai TAR e dai magistrati del Consiglio di Stato (o Corte di giustizia amministrativa), sulla base di materie omogenee tassativamente indicate dalla legge. Il Consiglio di Stato è anche organo di consulenza giuridico-amministrativa. Si compone di una sezione giurisdizionale e di una sezione consultiva composta da magistrati che non possono appartenere alla due sezioni.


Giuliano URBANI, Presidente, osserva che la ipotesi di attribuire al Consiglio di Stato solo funzioni consultive, alla Corte dei conti solo funzioni di controllo e di accorpare le funzioni giurisdizionali attualmente svolte da essi in un altro unico organo è sicuramente molto innovativa dal punto di vista dell'esigenza di modernizzazione dell'ordinamento. Oggi, infatti, manca una cultura organizzativa nell'esercizio delle funzioni consultive, cui dovrebbe assolvere il Consiglio di Stato. Inoltre, con un apparato pubblico che si aziendalizza e si privatizza occorrono controlli di gestione, che dovrebbero essere svolti dalla Corte dei conti. La soluzione da lui prospettata si inquadra dunque, in una logica di specializzazione degli organi e di non confusione tra funzioni giurisdizionali e funzione di natura diversa.


Il deputato Pietro FOLENA (gruppo sinistra democratica-l'Ulivo) ritiene preferibile la prima ipotesi di testo dell'articolo 104, in particolare dove si prevede che la magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni potere.
Non ritiene opportuno inserire in Costituzione il riferimento alla formazione dell'ordine del giorno del CSM, non perché l'ipotesi prospettata sia da rifiutare, ma perché essa va raccordata in relazione alle soluzioni che si troveranno nel Comitato forma di governo; per questo propone di accantonarla. Inoltre, ritiene che non abbia dignità costituzionale una disposizione che fa riferimento alla formazione dell'ordine del giorno; e che tale norma potrebbe indebolire la figura del Presidente della Repubblica, attribuendogli una funzione amministrativa. La questione potrebbe quindi essere demandata all'ordine del giorno di indirizzo cui si è già fatto riferimento.
Non condivide l'ipotesi di considerare membro di diritto del CSM il ministro di grazia e giustizia, che poi sarebbe un membro minore, in quanto dotato di minori poteri. Altra cosa è ovviamente il diritto di intervento e di formulazione di proposte, che deve essere attribuito al Ministro.
Non è favorevole a distinguere il CSM in una sezione per i magistrati giudicanti ed una per i magistrati requirenti. Tale proposta, infatti, finisce all'opposto per enfatizzare una forte chiusura corporativa e per accentuare i difetti da correggere nel ruolo del pubblico ministero. Inoltre, la sezione per i giudicanti avrebbe da svolgere una mole di lavoro assai maggiore ed allora le competenze si sposterebbero necessariamente sulle sezioni unite, nelle quali il ruolo del pubblico ministero finirebbe per pesare troppo. Allora una soluzione potrebbe essere quella di indicare una composizione percentuale, riferita ai componenti togati del CSM, correlata alla consistenza numerica della magistratura giudicante e di quella requirente.
È inoltre favorevole a prevedere che il Parlamento scelga i componenti laici sulla base di rose indicate da professori universitari e avvocati, demandando alla legge ordinaria l'individuazione delle proporzioni tra queste due categorie.
Quanto alla composizione del CSM, si dichiara favorevole alla ipotesi di prevedere una presenza per i tre quinti di componenti togati e di due quinti di componenti laici. A tale soluzione non perviene peraltro in base a motivazioni casuali o arbitrarie. Essa poggia, infatti, sulla prospettazione di costituzionalizzare la sezione disciplinare, che potrebbe fors'anche essere configurata come un vero e proprio organo separato. La soluzione più realistica gli sembrerebbe comunque, allo stato, quella di prevedere una sezione disciplinare composta paritariamente da membri laici e membri togati (entrambi in numero di quattro). Con riferimento ai compiti amministrativi il CSM risulterebbe quindi composto con proporzioni simili a quelle attuali: due terzi di membri togati (quattordici più il primo presidente e il procuratore generale della Corte di cassazione) e un terzo di membri laici (otto). Complessivamente, quindi, i membri togati, esclusi i componenti di diritto, sarebbero diciotto (ossia i tre quinti) e quelli laici dodici (ossia i due quinti). La ipotesi di pervenire invece ad una composizione paritaria del CSM nel suo complesso non lo trova favorevole, in quanto deve trattarsi pur sempre di un organo di autogoverno. Né vale al riguardo rilevare che i due membri di diritto assicurerebbero comunque la prevalenza della componente togata, in quanto il primo presidente e il procuratore generale della Corte di cassazione sono nominati dallo stesso CSM.
Osserva quindi che la formulazione proposta al secondo comma dell'articolo 105 potrebbe limitare anche funzioni attualmente svolte dal CSM; pertanto, ritiene opportuna salvare la sostanza del divieto di adottare atti di indirizzzo politico, con una formulaziona che sarà proposta in prosieguo dal senatore Senese.
Non condivide la seconda ipotesi di modifica dell'articolo 106, laddove prevede che le nomine dei giudici e dei magistrati del pubblico ministero abbiano luogo «esclusivamente» per concorso.
Quanto al passaggio dalle funzioni giudicanti a quelli requirenti e viceversa, ritiene preferibile prevedere che esso sia consentito secondo le modalità stabilite dalla legge. Non è contrario in astratto alla ipotesi di concorso, ma rileva che è difficile pensarvi dopo dieci anni di esercizio di funzioni pubbliche così rilevanti ed altresì alla luce del fatto che è prevista una norma sul reclutamento cosiddetto laterale in magistratura. È favorevole invece a prevedere che in nessun caso le funzioni requirenti e quelle giudicanti possono essere svolte nella medesima regione.
Condividendo la prima ipotesi di testo relativo all'articolo 107, ritiene opportuno approfondire la disposizione che prevede che, nell'esercizio delle rispettive funzioni, i giudici e i magistrati del pubblico ministero si attengono ai valori di correttezza e riservatezza. Vi sono, infatti, altri valori da considerare: l'imparzialità e la diligenza.
Si dichiara d'accordo sul principio sotteso alla norma sull'incompatibilità, ma riterrebbe forse più opportuno prevedere in Costituzione una norma più leggera e più adeguata ad un testo costituzionale senza, per esempio, il riferimento ai collegi arbitrali. Ritiene che la disposizione sulla possibilità di partecipazione alle competizioni elettorali possa entrare in contrasto con l'articolo 51, se non addirittura con l'articolo 3. Allora è opportuno temperare e condizionare tale partecipazione, piuttosto che escluderla e dunque ad esempio vincolare l'elettorato passivo ad una norma che eviti ogni possibile commistione e che possa minare l'imparzialità.


Il deputato Marco BOATO (gruppo misto-verdi-l'Ulivo), relatore, in riferimento a quanto testé dichiarato dal deputato Folena, osserva che non ci può essere l'ipotizzato contrasto con l'articolo 51, trattandosi di due norme costituzionali.


Il senatore Ortensio ZECCHINO (gruppo partito popolare italiano) ritiene che il rischio non riguarda il valore della imparzialità, poiché la questione concerne soprattutto - come già rilevato - il pubblico ministero.


Il deputato Pietro FOLENA (gruppo sinistra democratica-l'Ulivo) condivide l'ipotesi di testo relativa all'articolo 109.
Dichiara, poi, di essere favorevole alla ipotesi di testo sull'articolo 110, ma riterrebbe più opportuno non prevedere che il ministro di grazia e giustizia assicuri la formazione delle professioni giudiziarie e forensi. È, poi d'accordo, a prevedere che sia il ministro di grazia e giustizia a promuovere l'azione disciplinare, anche se la sua idea iniziale era in senso contrario. Ritiene, però, che deve esservi una pluralità di titolari (ad esempio di potrebbe prevedere una autorità eletta dal Parlamento).
È inoltre favorevole a prevedere all'articolo 112 che l'ufficio del pubblico ministero ha l'obbligo di esercitare l'azione penale. Quanto al riferimento alle «modalità stabilite dalla legge» si chiede se non debba intendersi come riferimento anche al «se» e al «quanto», e non solo al «come ». Si potrebbe, pertanto, adottare una formulazione - che sarà proposta dal senatore Senese - che consenta al giudice, su richiesta del pubblico ministero o dell'imputato, di archiviare se ravvisi la mancanza di offensività della fattispecie.
Condivide infine il secondo comma dell'ipotesi di testo del relatore che prevede che il ministro della giustizia riferisca annualmente al Parlamento sull'esercizio dell'azione penale. Al riguardo potrebbe essere preferibile non prevedere che il ministro di grazia e giustizia senta prima il procuratore generale presso la Corte di cassazione.


Il deputato Marco BOATO (gruppo misto-verdi), relatore, intervenendo sull'ordine dei lavori, osserva che, dato il numero degli iscritti a parlare, appare impossibile concludere il dibattito sui temi in discussione questa sera. Propone quindi che si svolgano ora uno o due interventi, rinviando a martedì prossimo gli altri. La discussione quindi potrebbe concludersi martedì mattina, dopo di che introdurrà il tema della Corte costituzionale, tenendo presente l'impegno di predisporre un testo da sottoporre alla Commisisone entro il 30 aprile prossimo.


Il senatore Antonio LISI (gruppo alleanza nazionale) sottolinea che la prossima settimana è quella che precede le elezioni amministrative fissate per il 27 aprile, per cui la Camera ha sospeso i suoi lavori; nonostante ciò si è deciso comunque che i Comitati si sarebbero riuniti nella prossima settimana, costringendo i parlamentari a rinunciare alla campagna elettorale. Ma proprio chi ha la responsabilità della Commissione avrebbe dovuto decidere di sospendere i lavori in previsione delle elezioni amministrative.


Il senatore Marcello PERA (gruppo forza Italia) condivide le osservazioni espresse dal senatore Lisi. Si dichiara quindi disponibile a svolgere subito il suo intervento, fermo restando che parteciperà anche alle sedute fissate nella prossima settimana per ascoltare gli interventi dei colleghi. In ordine alla ipotesi di testo prospettata dal relatore con riferimento all'articolo 100, sottolinea che il Comitato ha dimostrato di avere un orientamento ondivago sulla giurisdizione amministrativa: infatti da una iniziale ipotesi di soppressione della stessa è passato poi a quella del mantenimento di tale giurisdizione nel nostro sistema, senza che di tale passaggio emergessero le motivazioni. L'unico che ha fornito delle motivazioni è stato il Primo Presidente della Corte di cassazione che, nel corso della sua audizione ha affermato che la scelta di conservare la giurisdizione amministrativa si fonderebbe su tre motivazioni. La prima sarebbe quella di evitare la dispersione di esperienza e dottrina: tale motivazione non risulta convincente, perché quando si procede ad una riforma è evidente che si disperde qualcosa, ma ciò avviene per creare qualcosa di meglio. La seconda ragione sarebbe quella per cui occorrerebbe molto tempo per realizzare la riforma e si tratta evidentemente di una motivazione debole dato che le Costituzioni sono destinate ad avere una lunga durata. La terza sarebbe quella per cui il modello di giurisdizione unica è in regresso in molti paesi, ma quella che fa riferimento ad ordinamenti stranieri molto spesso è un'argomentazione «sdrucciolevole», perché bisognerebbe spiegare i principi cui si informano gli altri sistemi e avventurarsi in difficili confronti. Ma nessuno ha motivato la scelta in questione mettendosi dalla parte del cittadino, dimostrando cioè che si tratta di una scelta conveniente per il cittadino. A suo avviso la reale motivazione per cui si intende conservare la giurisdizione amministrativa è una ragione di inerzia, la stessa che si impose al costituente 50 anni or sono. Per parte sua avrebbe preferito l'ipotesi della soppressione ritenendola effettivamente innovativa. Comunque sull'articolo 100 si dichiara favorevole all'ipotesi di testo, proposta dal relatore, in base alla quale si demanda alla legge il compito di istituire organi di consulenza giuridico amministrativa del Governo ed organi di controllo dell'efficienza e dell'economicità dell'azione amministrativa, prevedendo la partecipazione di tali organi al controllo sulla gestione finanziaria degli enti a cui lo Stato contribuisce in via ordinaria.
Con riferimento all'articolo 101 ritiene preferibile l'attuale testo della Costituzione; tuttavia per il secondo comma si dichiara disponibile alla ipotesi di testo prospettata dal relatore volta a prevedere che la magistratura requirente e la magistratura giudicante sono soggette soltanto alla legge. Quanto all'ultimo comma, a suo avviso, dovrebbe essere formulato nel modo seguente: «La legge assicura il giusto processo garantendo durante le indagini preliminari ed in ogni fase del procedimento giudiziario la parità delle parti, l'oralità, il contraddittorio e la ragionevole durata».


Il deputato Marco BOATO (gruppo misto-verdi), relatore, rileva che non può esservi piena realizzazione del principio del contradditorio nella fase delle indagini preliminari.


Il senatore Marcello PERA (gruppo forza Italia) sottolinea che l'ipotesi formulata questa mattina dal presidente dell'Unione delle camere penali italiane appare limitativa perché riferita soltanto al processo penale. Rileva quindi che è a suo avviso necessario fare comunque riferimento al procedimento giudiziario e non al procedimento giurisdizionale; e che, soprattutto, l'esigenza da salvaguardare assolutamente è quella che i principi in questione siano assicurati sin dall'inizio, e quindi anche nella fase delle indagini preliminari.


Il deputato Marco BOATO (gruppo misto-verdi), relatore, data l'ora tarda propone - ed il Comitato consente - di rinviare il seguito del dibattito alla seduta prevista per martedì 22 aprile prossimo, alle ore 10.


La seduta termina alle 23,50.